Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Comunicato stampa

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur (la riapertura 2019 è prevista per sabato 30 marzo), oggi sono stati presentati alla stampa i contenuti di una particolare collaborazione tra il parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri.

La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri la lavorazione è stata confermata, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D.

Nel corso della conferenza stampa, il Direttore del DI, Norman Gobbi, fra le altre cose, ha sottolineato l’importanza del lavoro all’interno delle quattro mura di una prigione, evidenziandone la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

Dal canto suo, il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini, ha illustrato i contorni dell’organizzazione del lavoro in carcere e l’evoluzione del fatturato ad esso riconducibile: lo stesso è passato dai 464’000 franchi del 2014 agli 820’000 del 2018.

Positivo anche il giudizio espresso dal Direttore del Parco, Joël Vuigner: “Siamo soddisfatti sia per il livello qualitativo della collaborazione (i risultati sono davvero molto buoni), che per aver dato una possibilità di lavoro e di apprendimento a queste persone. È un genere di collaborazione che potremo senz’altro riproporre”.

Il DI incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti

Il DI incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti

Comunicato stampa

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia avv. Frida Andreotti, ha incontrato oggi nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti dei 38 Circoli del Ticino. L’appuntamento è stato organizzato in occasione del rinnovo delle cariche per il periodo 2019-2029.

Nel suo saluto iniziale il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza della figura del Giudice di pace e il ruolo essenziale che esso riveste nell’ambito della giustizia ticinese. Ha poi ringraziato per la loro attività i giudici che terminano nel mese di maggio il loro impegno e ha rivolto gli auguri di buon lavoro ai nuovi Giudici di pace e Giudici di pace supplenti che iniziano il loro mandato per volontà popolare in questo 2019.

La direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, ha ripercorso genesi e sviluppo della riorganizzazione della giustizia di pace nell’ambito della riforma G2018. Una riforma interrotta nel corso del 2018 per permettere gli ulteriori approfondimenti richiesti dal Consiglio della Magistratura. Ricordando il risultato della perizia effettuata dai professori Pascal Mahon e François Bohnet dell’Università di Neuchâtel sulla costituzionalità della funzione di Giudice di pace laico (quindi non giurista di formazione), la direttrice della Divisione della giustizia ha messo sotto la lente il tema della formazione, che risulta essere decisivo per il futuro delle giudicature di pace e il loro buon funzionamento. In questo senso ha presentato i due consulenti e formatori, gli avvocati Emanuela Colombo Epiney e Giorgio Bassetti, nonché i temi della formazione di base che sono in fase di organizzazione da parte della Divisione stessa e i corsi legati alla formazione continua.

Durante l’incontro sono pure intervenuti il presidente del Consiglio della Magistratura, giudice Werner Walser, il rappresentate dell’Associazione ticinese giudici di pace, Guglielmo Bernasconi, e Veio Zanolini, che ha parlato de “La mia esperienza di 38 anni di attività quale giudice di pace”.

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Minusio

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Minusio

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è proseguita lunedì a Minusio.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineandone senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico, ciò che va bene e ciò che va meno bene. Per noi è essenziale stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazioni. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può e deve assumere nel prossimo futuro”.

Il capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa, ha dal canto suo messo sul tavolo alcune tematiche puntuali, che sono poi state discusse assieme al Municipio presente al completo e condotto dal sindaco, Felice Dafond: si è quindi parlato di aggregazione, di progettualità, di qualità di vita, di visioni. Il sindaco ha sottolineato come Minusio sia cresciuto e stia crescendo con equilibrio e come si cerchi di portare avanti una “politica concreta”. Aggregazione sì o aggregazione no? È stato un bene – ha detto Dafond – che il Cantone abbia specificato che qualunque progetto debba partire dal basso, ma per Minusio non è un tema di stretta attualità: “Una grande Locarno? Una grande città-polo? Per noi significherebbe un po’ abdicare, allontanarsi dal cittadino, cadere nell’anonimato, perdere il contatto con la popolazione. Siamo convinti che il cittadino debba mantenere il primo contatto con l’autorità”. Insomma, al momento non si avverte la necessità di compiere particolari passi in questa direzione, anche se si è consapevoli che esiste altro spazio per migliorare i servizi – già comunque buoni – che vengono erogati a più livelli. Le collaborazioni con i Comuni limitrofi, inoltre, funzionano bene e passano spesso attraverso le valutazioni e le proposte che emergono dal Convivio dei sindaci, un gremio che sempre Dafond ha definito “costruttivo, proattivo e collaborativo” e dal quale sono usciti diversi progetti anche di elevata portata.

Marzio Della Santa ha quindi evidenziato l’importanza del fatto che il Municipio di Minusio, così come del resto dovrebbe essere buona regola per ogni Comune, abbia messo in cima alle sue priorità il benessere del cittadino, ovvero la citata “qualità di vita residenziale”: “Assumersi questo genere di responsabilità, lavorare in un’ottica costruttiva, porre il cittadino al centro di un disegno generale solido, dimostra chiarezza di intenti e capacità di gestione del proprio ruolo istituzionale”, ha concluso il capo della SEL.

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 del Corriere del Ticino

È la conferma di un trend che stiamo constatando proprio in questi ultimissimi anni: il Ticino è più sicuro rispetto a solo un decennio fa. Il risultato è dimostrato dai dati statistici sul bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2018 presentati ieri. Con l’aumento della sicurezza oggettiva, i ticinesi oggi avvertono un grado di sicurezza soggettiva maggiore. Era uno degli obiettivi che mi ero prefissato otto anni fa, quando assunsi la direzione del Dipartimento delle istituzioni, consapevole che il compito sarebbe stato molto impegnativo, soprattutto se consideriamo la situazione geografica del Ticino (una zona di frontiera) con alle sue porte una metropoli come Milano. Tutti elementi che fanno accrescere i rischi di potenziali forme di atti delittuosi e criminali. In questo contesto – e sono sempre le statistiche a parlare – il Ticino ha un numero di reati ogni mille abitanti inferiore alla media nazionale: abbiamo meno incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera; ci sono meno furti, meno rapine, meno truffe. Soltanto per i reati legati alla legge federale sugli stupefacenti risultiamo leggermente al di sopra della media intercantonale. Sappiamo bene però che non possiamo sederci sugli allori. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Ecco dunque la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientra tutta una serie di misure, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno. Nel futuro prossimo il sistema sicurezza in Ticino verrà rafforzato anche con nuove campagne di sensibilizzazione legate alla circolazione stradale (non solo per gli automobilisti, ma per tutti gli utilizzatori della nostra rete viaria), ai pericoli che possono nascondersi quando vengono effettuate escursioni più o meno impegnative in montagna, o quando accediamo ai nostri laghi e ai nostri fiumi. L’azione di prevenzione e contrasto contro la radicalizzazione continuerà ad essere tra gli obiettivi prioritari, così come verrà messa sotto i riflettori la sicurezza negli stadi sportivi. Per fare tutto ciò la polizia del futuro ha bisogno di due elementi decisivi: da una parte una sempre più dinamica collaborazione tra i corpi della cantonale e quelli comunali, organizzati sempre meglio su scala regionale. Dall’altra parte però, come in ogni ambito, ancora più decisivo sarà il fattore umano. Donne e uomini convenientemente preparati per assolvere incarichi che diventano sempre più specialistici e impegnativi. E qui abbiamo fatto importanti passi avanti, e continueremo a farne, grazie al livello raggiunto dalla nostra scuola di polizia. Ma anche donne e uomini giusti al posto giusto, attraverso un impianto di carriera, di formazione continua e di promozioni che premiano chi più merita, andando a potenziare quei settori su cui si intende puntare per lottare contro il crimine. Proprio recentemente la cantonale ha dovuto sostituire un valido ufficiale (il capo area della Polizia giudiziaria) che andrà in pensione. In questo settore si intende investire nella lotta al crimine finanziario, per garantire la legalità del nostro tessuto economico-finanziario minacciato da infiltrazioni mafiose e favorire la crescita del nostro benessere. Ebbene, la scelta è caduta su un candidato esterno al corpo di polizia – nonostante le ottime candidature di collaboratori attivi nel corpo – con accertate capacità organizzative, a cui abbina una solida esperienza professionale nel settore finanziario privato. Sono certo che questi due elementi combinati permetteranno al settore investigativo di fare un ulteriore salto di qualità. È una strada obbligatoria, su cui non si possono fare sconti se si ha a cuore la sicurezza dei ticinesi.

Il 2018 della Sezione reati contro il patrimonio.

Il 2018 della Sezione reati contro il patrimonio.

Comunicato stampa

I reati patrimoniali nel 2018 sono diminuiti del 5% passando dai 8’479 del 2017 ai 8’037 dello scorso anno. In leggera crescita i furti (esclusi quelli di veicoli) che hanno raggiunto quota 3’685 (+2%) e in particolare quelli con scasso (1’159, +4%), una novità, considerata la positiva tendenza in atto dal 2013. Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni, passati dai 598 del 2017,
minimo storico, ai 678 del 2018, va sottolineato come l’attività di due bande nel periodo aprile/maggio/giugno abbia causato un significativo aumento dei casi.
Grazie agli accertamenti e ai dispositivi messi in atto a seguito delle inchieste, il tutto è stato interrotto e arginato evitando un aumento ancora più importante.
Il 33% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati.

L’attività della Sezione Reati contro il patrimonio (RCP) della Polizia cantonale si è concentrata nel contrastare autori di furti con scasso. In questo specifico settore, vi è alla base l’analisi dei fenomeni secondo un approccio “predittivo” delle zone e dei momenti a rischio. Negli ultimi sei anni in Ticino si è assistito a un netto calo del fenomeno.

I furti nelle abitazioni rappresentano il fulcro dell’attività di contrasto vista l’assoluta importanza che riveste il domicilio privato e la sua inviolabilità. Tra le numerose inchieste si segnala quella relativa a una banda composta prevalentemente da cittadini albanesi attivi nella prima parte del 2018. Malviventi che, grazie a un complice residente in Ticino, hanno trovato un alloggio sicuro quale base operativa. Complessivamente sono stati chiariti 41 furti con scasso per un ammontare di circa 300’000 franchi. Sei invece le persone arrestate o colpite da mandato di cattura. Pur registrando una flessione, il fenomeno delle bande di scassinatori nomadi è sempre presente. In quest’ambito hanno pure agito, forzando o sottraendo casseforti dove presenti, spostandosi con motociclette di grossa cilindrata con applicate targhe false. Ai 21 autori identificati sono ascrivibili non meno di 75 furti per un ammontare di 450’000 franchi. È stata pure sgominata una banda di scassinatori rumeni, attiva in più paesi, specializzata in colpi ai danni di gioiellerie annesse a centri commerciali. La banda, formata di regola da 4/5 elementi, agiva in modo rapido e coordinato. In poco meno di tre minuti forzavano l’entrata principale e, armati di mazze, sfondavano le vetrine d’esposizione asportando i valori. Contro i sette malviventi identificati sono stati spiccati mandati di cattura internazionali. La refurtiva e i danni per le 4 gioiellerie colpite ammontano a oltre 400’000 franchi. Nei primi mesi dell’anno è stata portata a termine un’importante operazione congiunta tra Polizia cantonale, Carabinieri, Guardie di confine e Polizia comunale di Chiasso, con l’arresto in flagranza di 12 cittadini italiani per un tentato furto a danno di una società di portavalori di Chiasso. Per i 18 componenti della banda sono stati spiccati mandati di cattura internazionali alfine dell’estradizione. Diciassette di loro sono già stati estradati e 15 già giudicati. A fine novembre, una prima in Ticino, sono stati effettuati 2 furti con scasso mediante esplosivo ad altrettanti bancomat, a Coldrerio e ad Arzo. Un modus operandi conosciuto da diversi anni in Romandia e soprattutto in Italia dove gli autori di origine moldava impiegano gas acetilene, incolore ed estremamente infiammabile, procurando pure danni molto rilevanti alle strutture. Le sponde del Ceresio e del Verbano sono state interessate da una lunga serie di furti di motori fuoribordo, con un picco a fine estate, cessati solo con l’arresto di uno degli autori e l’identificazione di altri due componenti della banda, tutti cittadini ucraini. Si ritiene che gli oltre 80 motori sottratti siano stati rivenduti in Est Europa. Infine, una serie di furti e vandalismi di madonnine e altri simboli sacri ha toccato il Mendrisiotto. I tre giovani autori sono stati denunciati al Ministero pubblico.

Al capitolo furti di veicolo (776, di cui 601 biciclette), nel 2018 vi è stata una forte diminuzione pari al 25% rispetto al 2017. A queste cifre vanno tuttavia aggiunte le denunce di veicoli immatricolati in Ticino ma sottratti all’estero. I furti di autovetture, in particolare, sono stati 19 in Ticino, 83 in Italia e 10 in altri paesi europei. Le biciclette elettriche e di alta gamma, dato il loro prezzo elevato, sono divenute una refurtiva ambita. Sono stati identificati e denunciati per furto una decina di cittadini stranieri sia provenienti dall’estero sia residenti nel Locarnese, per un bottino complessivo di 460’000 franchi. L’ottantina di biciclette sottratte, una volta smontate, sono state spedite via posta e rivendute in Spagna.

In ambito di opere d’arte, le inchieste sono spesso legate a rogatorie internazionali. In parte riguardano beni culturali autentici, non di rado trafugati, in parte il mondo del falso. In un caso, nell’operazione di compra-vendita di un dipinto di ingente valore, autenticato in Ticino da parte di professionisti del settore, all’acquirente è stato consegnato un falso.

Le truffe di prossimità permangono un fenomeno importante e i fermi in questo settore sono facilitati dalla celere segnalazione della popolazione, favorita a sua volta da un’efficace sensibilizzazione tramite i media. Quelle compiute a danno di anziani hanno fatto registrare ancora alcune vittime. Le strategie attuate dalle organizzazioni che delinquono in questo settore si modificano negli anni quale risposta all’azione di contrasto delle autorità. L’utilizzo di taxi, italiani o svizzeri, per la consegna del denaro alfine di evitare l’invio di un complice è stata ostacolata grazie a controlli e a un’informazione mirata ai tassisti. Agli anziani si proponeva di recarsi in Italia e più precisamente nella zona di Como per procedere con la consegna dei soldi. Solo in 3 occasioni le vittime hanno consegnato del denaro, per un ammontare di 118’000 franchi a fronte di 210 tentativi accertati (chiamate telefoniche). In 8 occasioni è stata sventata la truffa poco prima della consegna di valori, per un totale di quasi 500’000 franchi, e con l’arresto di due autori.

Il fenomeno del rip-deal, che può anche sfociare in furto o rapina, si è ripresentato con una certa frequenza alle nostre latitudini. Si segnalano i primi casi di frode effettuati utilizzando quale metodo di pagamento una cripto-valuta. Gli episodi denunciati, tra consumati e tentati, sono stati 16, per un bottino totale di 470’000 franchi. Quelli sventati in Ticino e nel resto della Svizzera hanno permesso di recuperare oltre 500’000 franchi. Sono stati effettuati 8 arresti.

Sul fronte della clonazione di carte di credito (skimming) si registra un’attenuazione del fenomeno. Non sono comunque mancati i fermi, in particolare l’arresto sulla fascia di confine di un cittadino rumeno nella cui vettura è stata trovata l’attrezzatura necessaria per compiere il reato, oltre a un documento contenente i dati di numerose vittime residenti all’estero.

‘Sicuri, come in un cantone rurale’

‘Sicuri, come in un cantone rurale’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 de La Regione

In Ticino anche nel 2018 diminuiti i reati ai sensi del Codice penale.
Legge stranieri: infrazioni giù
Polcantonale, il bilancio 2018. Lieve aumento dei furti con scasso: ‘Ma il trend rimane al ribasso’.

Rispetto a otto, nove anni fa «il Ticino è senz’altro più sicuro e quindi, speriamo, più accogliente». Pur essendo un cantone «fortemente urbanizzato e di confine, attraversato da un importante e trafficato asse di collegamento nord-sud», pur essendo a pochi chilometri «da una delle maggiori aree metropolitane d’Europa (Milano, ndr)», il tasso di reati in Ticino «è oggi paragonabile a quello dei cantoni rurali della Svizzera centrale». Parliamo insomma di numeri piuttosto bassi. Questo però «non è frutto del caso: è il risultato di una serie di misure organizzative e operative attuate in questi anni dal Comando della Polizia cantonale e di strategie politiche decise dal Dipartimento con l’avallo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio». Un Ticino sicuro. Anzi, sempre più sicuro, per dirla con il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Anche lo scorso anno sono diminuiti – meno 4 per cento – i reati ai sensi del Codice penale constatati dalla Polcantonale: si conferma così una tendenza in atto dal 2013. In calo rispetto al 2017 anche le violazioni della Legge federale sugli stupefacenti: meno 9 per cento, con la maggior parte delle infrazioni per possesso e consumo di canapa. E in calo pure le violazioni (entrate illegali, attività lavorative senza autorizzazione…) della legge, anch’essa federale, sugli stranieri: la riduzione è addirittura del 17 per cento. Sono alcuni dei dati salienti del bilancio 2018 della Polizia cantonale, illustrati e commentati ieri dal comandante Matteo Cocchi, dal collaboratore scientifico Paolo Bernasconi e dal consigliere di Stato Gobbi, incontrando i media alla Cecal, la Centrale comune d’allarme di recente inaugurazione, realizzata per migliorare coordinamento e tempestività degli interventi d’urgenza. Con riferimento ai reati contemplati dal Codice penale, quelli contro la vita e l’integrità della persona sono scesi in Ticino del 4 per cento. Del 5 i reati contro il patrimonio. Sul fronte delle rapine, sono «praticamente scomparse» quelle commesse a danno dei chioschi annessi ai distributori di benzina, con un numero di colpi nel 2018 «fra i più bassi degli ultimi dieci, quindici anni», ha osservato Bernasconi, responsabile della statistica criminale. Se in generale vi è stata un’ulteriore diminuzione degli illeciti rilevati dalle forze dell’ordine, qualche tipologia di reato ha presentato il segno più. L’anno scorso i furti con scasso sono lievitati del 4 per cento: 1’159, mentre nel 2017 sono stati 1’112. Il dato comunque non incide su un trend che da sei anni vede calare globalmente e in maniera significativa anche questo genere di furti, ha commentato il collaboratore scientifico della Polizia cantonale. Sono aumentate, rispetto al 2017, anche le truffe, in linea con la situazione a livello nazionale (vedi articolo a lato). Per quanto riguarda le vittime, il grosso dei raggiri ha preso di mira gli anziani: «Molte però sono state le truffe tentate». E sono state sventate grazie anche alle campagne di sensibilizzazione e quindi di prevenzione promosse dalla Cantonale, che hanno portato diverse persone a segnalare prontamente alla polizia i tentativi di raggiro dei quali sono state bersaglio. A proposito delle modalità, un buon numero di truffe è stato commesso ricorrendo «all’informatica». Per quel che attiene al controllo della manodopera estera, sono stati denunciati, ha indicato il comandante Cocchi, quarantadue datori di lavoro: il 16 per cento in più per rapporto al 2017. Nei prossimi giorni, con i bilanci dettagliati che verranno forniti dalla Polcantonale, si sapranno i motivi degli esposti: lavoro nero, mancanza dei necessari permessi, usura… Da evidenziare poi la riduzione, pari al 7,7 per cento, del numero di arresti: 857 quelli eseguiti nel2018. E del numero di incidenti della circolazione (3’752 quelli constatati l’anno passato dalla Cantonale): meno 3 per cento. I numeri lo attestano: il grado di sicurezza, oggettiva, cresce in Ticino. «Ma ovviamente non ci si ferma», ha puntualizzato Gobbi. Si investirà maggiormente sulla specializzazione degli agenti e si continuerà a puntare sulla collaborazione con le forze dell’ordine di altri cantoni e di altri Paesi, ha aggiunto Cocchi. Così come con le polizie comunali: una cooperazione con i corpi locali, dediti in particolare alla sicurezza di prossimità, che il progetto ‘Polizia ticinese’ si prefigge, ha ricordato Gobbi, di migliorare ulteriormente, «specificando i ruoli».

 

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 marzo 2019 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11580997

Indebitato e in assistenza, via il permesso

Indebitato e in assistenza, via il permesso

Da www.ticinonews.ch

Il Tribunale federale ha confermato la revoca dell’autorizzazione di soggiorno di un cittadino italiano

Negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) aveva annullato la revoca dei permessi di soggiorni di una famiglia francese che versava in una situazione finanziaria disastrosa in quanto tutelata dall’accordo della libera circolazione delle persone (ALC).

In quel caso il padre aveva accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi e attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione ma per i supremi giudici losannesi non era abbastanza per giustificare la revoca dei permessi di domicilio e dimora di cui beneficia la famiglia. Citando l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, il TH aveva rammentato che il diritto di rimanere in Svizzera accordato ai cittadini dell’Unione europea può essere limitato soltanto per motivi di ordine, sicurezza e sanità pubblici che vanno interpretati in modo restrittivo.

Altrettanto fortunato, però, non è stato un cittadino italiano domiciliato in Ticino e a carico dell’assistenza pubblica per più di 170’000 franchi. Il 1° dicembre 2004 l’uomo era stato posto a beneficio di un permesso di dimora per svolgere un’attività lucrativa indipendente (gerente di un’edicola) e 5 anni dopo aveva ottenuto un permesso di domicilio. Il 12 dicembre 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni lo aveva formalmente ammonito siccome dal maggio 2012 dipendeva dall’aiuto sociale e dall’aprile 2012 l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI) anticipava gli alimenti ai figli, avuti dalla sua ex moglie.

Constatato che era ancora a carico dell’assistenza pubblica, il 12 giugno 2015 la Sezione della popolazione gli aveva revocato il permesso di domicilio di cui disponeva assegnandogli un termine per partire. Tale decisione era stata confermata su ricorso sia dal Consiglio di Stato (4 maggio 2016) che dal Tribunale amministrativo ticinesi (5 marzo 2018). L’uomo si era quindi rivolto al Tribunale federale domandando l’annullamento della revoca del suo permesso di domicilio, lamentando un contrasto con l’ALC.

Il TF ha però ritenuto che il richiamo all’ALC da parte del ricorrente non è lecito in quanto egli ha perso lo statuto di lavoratore autonomo senza più riacquistarlo e, non avendo maturato il diritto alla pensione e non essendo stato colpito da inabilità permanente al lavoro, non può invocare il diritto di rimanere in Svizzera sancito dall’ALC stesso. I giudici hanno infatti concluso che l’uomo non ha mai iniziato un’attività lavorativa pur avendo sottoscritto, nel novembre 2016, un nuovo contratto di locazione per un’edicola.

La sua dipendenza dall’assistenza è stata infine ritenuta “considerevole” mentre la sua permanenza in Svizzera è stata “caratterizzata da anni di inattività così come da una lunga dipendenza dall’aiuto sociale e dall’accumulo di debiti rispettivamente di 61 attestati di carenza beni, quindi da un’integrazione che è tutt’altro che esemplare e riuscita”.

 

Donne, ciascuno faccia la propria parte

Donne, ciascuno faccia la propria parte

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 23 marzo 2019 de La Regione

Avrei auspicato da parte di tutti indistintamente durante la campagna elettorale una maggiore tematizzazione sull’argomento della partecipazione attiva della donna alla vita politica, fruttando al meglio e in modo più convincente il volano costituito dalla ricorrenza dei 50 anni dall’introduzione del suffragio femminile in Ticino. È vero che se ne sta parlando – e bene fanno le Associazioni di categoria che cercano di attirare l’attenzione – ma confidavo potesse esserci un maggior coinvolgimento e adesione su questo importante tema. Non si tratta di essere a favore delle quote rosa, ma di perseguire la convinzione che la nostra società necessita della valorizzazione della donna e delle sue capacità di apportare valore aggiunto. L’ambito politico diventa un plus inte- ressante, come lo è per l’uomo. Ma un più incisivo passo avanti è quello di creare maggiori opportunità nel mondo del lavoro inserendo le donne in funzioni che aprano loro la possibilità di carriera. Oggi, uomini e donne accedono alla formazione nelle stesse modalità e con la stessa parità e le nostre Scuole ci forniscono giovani ben preparate, da cui il mondo del lavoro può attingere e avvalersi a piene mani. Nella costellazione attuale è evidente che la valorizzazione del ruolo della donna deve essere da un lato assunto dalle donne stesse, ma dall’altro anche da coloro – uomini – che rivestono compiti importanti nelle aziende, quasi come una sponsorizzazione. E noi politici? Possiamo e dobbiamo fare la nostra parte. Non per decisione preconcetta, come se ci si adeguasse ciecamente o per una questione di quote, ma per la convinzione che una donna crea un valore aggiunto, una sorta di evoluzione all’interno di un gruppo, anche in ruoli di leader. Personalmente lo costato quotidianamente nel mio Dipartimento. Ed esperienze interessanti sono emerse nel corso di un simposio che ho organizzato proprio sulla “Leadership al femminile”, tenutosi il 13 marzo scorso a Lugano. Ascoltare la comandante della Polizia cantonale di Ginevra, signora Monica Bonfanti, ha permesso una reale osservazione delle competenze distintive. Ma è solo un esempio e ciò che si è sentito quella sera ha messo in luce l’importanza e l’efficacia del lavoro svolto dalle donne a livello dirigenziale, sia all’interno delle istituzioni che nell’economia privata. Sono fiducioso che tutto quanto presentato a Lugano possa aver contribuito a rafforzare la consapevolezza personale sul proprio potenziale alle quasi 200 persone (in gran parte donne) che hanno partecipato. Proprio mercoledì 20 marzo il Governo ha accolto le proposte del mio Dipartimento sulle nomine del nuovo Caposezione della Sezione della Popolazione e del suo aggiunto. Saranno entrambe donne che con le loro competenze, sono convinto, porteranno un grosso contributo nella conduzione di una Sezione di 140 collaboratori, che gestisce e amministra una notevole mole di lavoro in un settore, come quello dello stato civile e dei permessi per gli stranieri, decisamente sensibile. Così il Dipartimento delle istituzioni potrà vantare di non essersi fermato a un’unica donna alla guida di una Divisione (quella della Giustizia), ma di averne scelte due, una alla testa della Sezione e una quale sua vice. In futuro non so che cosa potrà avvenire nel mio Dipartimento. Di sicuro, se sarò riconfermato, posso già sin d’ora dare visibilità che la mia politica sul tema non cambierà: il mercato del lavoro, compresa la stessa amministrazione cantonale, annovera profili di donne lavoratrici interessanti e voglio rafforzare la mia convinzione che il successo organizzativo e quindi quello di una squadra vincente rimarrà quella che un capo avveduto non deve lasciarsi sfuggire la persona giusta per il posto giusto.