Per un Ticino più sicuro e accogliente

Questa settimana si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, un appuntamento atteso e apprezzato dagli oltre 700 collaboratori. In apertura ha preso la parola il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha proposto una retrospettiva del 2018, iniziando però con quella che secondo lui è la missione del Polizia: “Garantire la protezione di persone e beni su tutto il territorio cantonale attraverso la specializzazione delle funzioni e i nuovi strumenti di lavoro”. Si è poi soffermato sul miglioramento della situazione generale della sicurezza: riduzione dei reati, migliore collaborazione interna e esterna, raccolto successi piccoli (vicini al cittadino) e grandi (internazionali) e soprattutto rafforzato il ruolo della Polizia cantonale sul piano locale e intercantonale. L’apertura della Centrale unica d’allarme (CECAL), che ha permesso di integrare le forze dell’ordine e i pompieri, consente ora una risposta più rapida all’operatività quotidiana. Sempre fondamentale resta poi la capacità di reagire prontamente a fenomeni nuovi o in crescita, quali la violenza domestica, quella negli stadi e la gestione delle persone minacciose e pericolose. In ottica futura – sempre secondo il Consigliere di Stato – “si tratterà invece di coordinare al meglio l’attività di polizia sul territorio in modo da far percepire la vicinanza al cittadino, di rafforzare la lotta contro i fenomeni nella dimensione cybercriminalità e migliorare il coordinamento tra Ministero Pubblico e Polizia cantonale nella lotta ai reati economico-finanziari”. Questo attraverso la specializzazione delle competenze e investendo risorse adeguate. Si dovrà inoltre sostenere una politica di sensibilizzazione verso fenomeni criminali emergenti. Concludendo, il Direttore delle istituzioni si è detto soddisfatto dell’operato della Polizia cantonale, che rispetto al 2011 – anno della sua entrata in Governo – è totalmente cambiata.

 

Un 2018 nel segno del successo per la Polizia cantonale

Un 2018 nel segno del successo per la Polizia cantonale

Nelle giornate di ieri e oggi, presso il Centro cantonale della protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. In apertura, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato che “la nostra azione è rilevante per il sistema Ticino”; da un lato per mantenere alto il livello di sicurezza del territorio mentre dall’altro per garantire l’attrattività economica e turistica del cantone. Complimentandosi con i presenti per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti dalla Polizia cantonale nel 2018, nell’ambito di un maggiore presidio del territorio con diminuzione del numero di reati commessi e dell’efficienza dimostrata a livello svizzero ed estero, ha evidenziato che “la sicurezza pubblica del Ticino è sensibilmente migliorata negli ultimi anni”. Non bisogna comunque abbassare la guardia secondo il direttore del D ipartimento delle istituzioni, continuando a garantire al Corpo investimenti e risorse adeguate. In ottica futura, il Consigliere di Stato ha tracciato la rotta verso una sempre maggiore specializzazione della Polizia cantonale da ottenere attraverso un’ancora migliore coordinazione con gli altri partner della sicurezza, in modo da anche garantire maggiore vicinanza alla popolazione, maggiori sforzi nel contrasto della cybercriminalità, maggiore coordinazione tra Polizia cantonale e Ministero pubblico nel contrasto della criminalità economica e di quella organizzata, in quest’ultimo settore in collaborazione con la Confederazione. Gobbi ha infine posto l’accento sul rafforzamento delle iniziative di prevenzione nonché sull’importanza di dotarsi di nuovi strumenti per migliorare l’operatività, che deve essere resa ancora più celere.

Il Comandante Matteo Cocchi ha in seguito ripercorso, a parole e immagini, quanto svolto durante lo scorso anno, e informato agenti, inquirenti e amministrativi sugli obiettivi che s’intendono raggiungere nel 2019. Secondo il Comandante i futuri cambiamenti organizzativi dei partner della sicurezza, in particolare quelli che interessando le polizie comunali, impongono alla Polizia cantonale di riorientare le proprie attività e di meglio allocare le risorse umane a disposizione. “Specializzazione in ogni settore della Polizia cantonale, sarà la parola d’ordine per i prossimi anni” ha dichiarato il Comandante. In particolare, ha evidenziato, “favorendo un ancor più accentuato presidio del territorio ed una ancor maggiore attenzione alle sfide della moderna criminalità. Questo attraverso nuove strategie che dovranno essere specialistiche, di nicchia e prioritarie nel contesto generale: a livello informatico, economico/finanziario, di sorveglianza dei flussi m igratori, in ottica di lotta al terrorismo e alle infiltrazioni mafiose in collaborazione con la Confederazione”. Il Comandante ha poi posto l’accento sulla formazione evidenziando le importanti novità future del settore. Gli aspiranti di polizia, con la Scuola di polizia 2020, seguiranno infatti un nuovo percorso formativo di due anni “secondo un rinnovato concetto nazionale e che, grazie alla nostra lungimiranza, abbiamo praticamente già sviluppato “in casa” e che, con qualche ritocco, potrà essere adeguato facilmente al nuovo modello” ha rilevato. Nel corso del primo anno saranno, come ora, gettate le basi per lo sviluppo di competenze operative di base, valutate con specifici esami il cui superamento permetterà l’accesso ad un secondo anno interamente dedicato ad attività sul terreno, supportate sul piano dell’apprendimento da mentori e referenti di pratica. Anche gli esami federali saranno proposti con una nuova formula, non più alla fine del pri mo anno di scuola, bensì al termine del secondo. Pure per gli assistenti di polizia, l’iter di formazione sarà adattato alle nuove direttive nazionali dell’istituto svizzero di polizia, permettendo loro di ottenere una certificazione federale. Evidenziando la forte diminuzione dei reati contro il patrimonio negli ultimi anni, Cocchi ha infine sottolineato che il Corpo potrà ora concentrarsi verso settori che richiedono maggiore attenzione. Ad esempio in ambito di violenza domestica e reati che vedono quali protagonisti i minorenni.

La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al tenente colonnello Flavio Varini a capo della Polizia giudiziaria e al tenente colonnello Decio Cavallini a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2018 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. In questa circostanza, particolare accento è stato posto sugli adattamenti informatici e organizzativi. Il personale è inoltre stato informato sui numerosi progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali sarà confrontato nell’immediato futuro. Da sottolineare che per i tenenti colonnelli Cavallini e Varini si è trattato dell’ultimo rapporto poiché quasi giunti al termine del loro percorso professionale. Ad entrambi, dopo i ringraziamenti personali del Comandant e, è stato tributato un caloroso applauso e sono stati elogiati per l’ottimo lavoro e per i grandi sforzi profusi negli anni a garanzia della sicurezza del Canton Ticino e della sua popolazione nonché per lo sviluppo del Corpo.

Pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia

Pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia.
L’Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia avrà il compito di coadiuvare la Direttrice nella conduzione, nella gestione e nel coordinamento dell’attività interna ed esterna della Divisione della giustizia. Il/la nuovo/a funzionario/a dirigente della Divisione si occuperà segnatamente di organizzare e coordinare l’attività del servizio giuridico della Divisione, dirigendo e/o coordinando progetti di competenza della medesima. Nell’esercizio della propria funzione, sarà chiamato altresì a partecipare a Conferenze, Gruppi di lavoro e Commissioni cantonali e federali in rappresentanza della Divisione della giustizia, del Dipartimento delle istituzione e del Consiglio di Stato.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa in diritto conseguita in un’università svizzera e in possesso di un brevetto di avvocato, che disponga di predisposizione e/o esperienza di conduzione, gestione di progetti e di risorse. Capacità di ascolto e di mediazione, spirito di iniziativa, affidabilità e flessibilità, come pure ottime capacità redazionali, sono altri aspetti che si rivelano essenziali vista l’importanza della posizione a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 15 febbraio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Sicurezza: il casellario blocca 251 permessi

Sicurezza: il casellario blocca 251 permessi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 1 febbraio 2019 del Corriere del Ticino

Il bilancio a 4 anni dall’introduzione del provvedimento che interessa gli stranieri con gravi precedenti penali
Gobbi: «Se cambiano i parametri dell’accordo fiscale, anche il Governo dovrà poter rivedere la sua decisione»

Tra l’aprile del 2015 e il dicembre dello scorso anno, in 251 occasioni le autorità cantonali hanno vietato l’entrata o la presenza sul proprio territorio a persone ritenute potenzialmente pericolose per la sicurezza interna o sprovviste dei requisiti necessari. Il filtro dell’estratto del casellario giudiziale, introdotto quasi quattro anni fa dal Dipartimento delle istituzioni, ha in tal senso consentito il mancato rilascio o la revoca di permessi di dimora B e per frontalieri G a stranieri con gravi condanne cresciute in giudicato. Qualche esempio? «Rapine in serie, omicidio, partecipazione a organizzazioni criminali, occultamento di cadavere» ricorda, da noi interpellato, il consigliere di Stato Norman Gobbi. «I nostri servizi – tiene comunque a precisare il direttore delle Istituzioni – non ponderano solo aspetti legati all’ordine pubblico. Vi sono altri due elementi. Da un lato è valutata la dipendenza del richiedente dall’aiuto sociale, che è un segnale di mancata partecipazione alla crescita economica e al benessere del nostro Paese. Dall’altro vengono considerati i debiti privati, anche qui per un discorso di diseconomia che non si vuole importare dall’estero». In media le decisioni di non rilascio o di revoca sono state 5,6 al mese, su un totale di 95.020 domande esaminate dall’Ufficio della migrazione e di 94.441 permessi elaborati. « La presenza di iscrizioni sui certificati penali presentati ha comportato maggiori approfondimenti per 579 domande (che rappresentano lo 0,6% del totale)» sottolinea in merito il Dipartimento. Per poi aggiungere: «Grazie alla misura, sono quindi emersi 579 casi che presentavano indicatori di rischio, la metà dei quali sono sfociati in una decisione negativa o nella revoca del permesso». Non solo. «Va rilevato positivamente – evidenziano le Istituzioni – che il numero dei casi per i quali si rende necessaria un’ulteriore analisi sta calando con costanza anno dopo anno: erano 216 nel 2016, 137 nel 2017 e sono stati 92 nel 2018. Segno evidente dell’effetto deterrente intrinseco a una misura che di fatto scoraggia chi sa di non avere un passato irreprensibile oppure di non disporre delle condizioni necessarie all’ottenimento del permesso».

Introdotto quale provvedimento straordinario dopo un grave fatto di cronaca che ha visto coinvolte alcune persone alle quali era stato rilasciato un permesso di dimora B sulla base di un’autocertificazione, in seguito rivelatasi falsa, l’obbligo del casellario è legato a doppio filo al nuovo accordo fiscale sui frontalieri. Dopo un primo sostegno nel maggio del 2016, il 7 giugno dell’anno seguente il Consiglio di Stato a maggioranza aveva infatti deciso di fare un parziale dietrofront per favorire l’intesa tra Svizzera e Italia. E ciò poiché la misura era ritenuta dalle parti «una pietra d’inciampo» sulla strada che avrebbe dovuto portare alla sottoscrizione dell’accordo. Da qui la decisione di abolire l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale – e di tornare al sistema dell’autocertificazione – una volta che le firme dei due Paesi sarebbero state definitive. Con l’accordo finito nel congelatore, nulla è dunque cambiato nel frattempo. «È vero che l’intesa fiscale non sarà sottoscritta domani e nemmeno lo sarà nella forma in cui è stata parafata» rileva in merito Gobbi. «Ne consegue – conclude – che la misura rimane in vigore e sarà a sua volta rivalutata nel momento in cui l’accordo sarà rivisto. Perché se cambiano i parametri di riferimento deve poter cambiare anche la decisione del Governo».

Bilancio 2015-2018 del casellario giudiziale

Bilancio 2015-2018 del casellario giudiziale

Comunicato stampa

Delle 95’020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione (periodo aprile 2015-dicembre 2018), 579 hanno comportato maggiori approfondimenti; in 251 occasioni, considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. L’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, si è dunque rivelato uno strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente: il numero dei casi per i quali si rende necessario un ulteriore approfondimento cala infatti anno dopo anno.

Fino al 2002 tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno dovevano presentare l’estratto del casellario giudiziale. L’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) ha comportato il decadimento di tale obbligo. Nel corso dell’estate del 2008, il Ticino fu scosso da un grave fatto di sangue commesso da un cittadino italiano pregiudicato con gravi precedenti penali in Italia. Fu quindi introdotto nel nostro Cantone un sistema di autocertificazione circa i precedenti penali delle persone straniere richiedenti un permesso. A livello pratico questa misura si è tuttavia rivelata inefficace per contrastare l’insediamento o la presenza sul nostro territorio di persone straniere con gravi precedenti penali. Nell’aprile del 2015 infatti, dopo un altro grave fatto di cronaca che ha viste coinvolte alcune persone alle quali era stato rilasciato un permesso di dimora B sulla base di un’autocertificazione, in seguito rivelatasi falsa, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di introdurre come misura straordinaria per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. A novembre del 2015 il Governo cantonale ha sospeso la richiesta dei carichi pendenti, in particolare per dare un segnale positivo nell’ambito delle trattative fiscali in corso tra Svizzera e Italia.

A quasi 4 anni dall’adozione di questa misura, non si può che prendere atto dei risultati positivi ottenuti che si riverberano in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Gli stessi risultati avevano portato il Governo, nel maggio del 2016, a confermare la misura introdotta dal Dipartimento delle istituzioni.
Dall’introduzione della misura, fino a fine dicembre 2018, le domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione sono state 95’020 e i permessi elaborati 94’441. La presenza di iscrizioni sui certificati penali presentati ha comportato maggiori approfondimenti per 579 domande (che rappresentano lo 0,6% del totale). I provvedimenti in seguito adottati sono stati di vario tipo e in 251 casi,considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. Per gli altri 328 casi emersi grazie alla misura straordinaria, 219 domande sono state evase positivamente in quanto non è stato riscontrato un pericolo per l’ordine pubblico ai sensi dell’ALC e della relativa giurisprudenza, 66 richiedenti hanno rinunciato spontaneamente, in 34 occasioni è stato pronunciato un ammonimento (che non ha quindi comportato revoche) mentre 9 pratiche sono ancora in corso di accertamenti.
Grazie alla misura, sono quindi emersi 579 casi che presentavano indicatori di rischio, la metà dei quali sono sfociati in una decisione negativa o nella revoca del permesso. Va rilevato positivamente che il numero dei casi per i quali si rende necessaria un’ulteriore analisi sta calando con costanza anno dopo anno: erano 216 nel 2016, 137 nel 2017 e sono stati 92 nel 2018: segno evidente, questo, dell’effetto deterrente intrinseco a una misura che di fatto scoraggia chi sa di non avere un passato irreprensibile oppure di non disporre delle condizioni necessarie all’ottenimento del permesso.

E’ morto Silvano Bergonzoli

E’ morto Silvano Bergonzoli

Da www.ticinonews.ch

L’ex deputato e municipale della Lega era da tempo malato. Gobbi: “Se il Cantone Ticino ha definito chiaramente i colori della sua bandiera, lo dobbiamo ad una sua mozione”

E’ morto a 82 anni Silvano Bergonzoli. L’ex deputato e municipale leghista è scomparso dopo una lunga malattia. Un leghista della prima ora dal carattere combattivo, come dimostrato anche durante i suoi ultimi anni di attività politica, quando era già in difficili condizioni fisiche.

A ricordarlo il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Se il Cantone Ticino ha definito chiaramente i colori della sua bandiera, lo dobbiamo proprio ad una sua mozione che chiarì il nostro rossoblù. A te caro Silvano, lottatore instancabile, che sei stato per molto tempo la nostra bandiera nel Locarnese, vada la nostra gratitudine per quanto hai fatto. Alla moglie, ai figli e ai famigliari esprimo la nostra vicinanza. Riposa in pace, Mago Silvan!”.

La redazione di Ticinonews coglie l’occasione per porgere le più sentite condoglianze alla famiglia Bergonzoli.

Quella volontà di lottare contro tutte le tirannie

Quella volontà di lottare contro tutte le tirannie

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 26 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Ricorre domani la Giornata della memoria, che riporta le nostre menti e le nostre coscienze al 27 gennaio del 1945, quando venne liberato il campo di concentramento di Auschwitz. Questa Giornata è un’accorata dedica alla sofferenza dei popoli oppressi, ma è anche un momento di profondo significato che deve risvegliare in noi la volontà di lottare contro tutte le tirannie, le dittature, le ingiustizie e le paure che condizionano e negano la libertà di ogni essere umano. Non dobbiamo mai smettere di condannare le violenze del passato e di lottare contro quelle attuali, fisiche o verbali; dobbiamo impegnarci quotidianamente a favore della nostra società e della dignità di ogni individuo, pur sempre nello stato di diritto.

Il dolore e la riflessione dovrebbero essere di tutti e tutti dovremmo impegnarci a fondo affinché questa terribile tragedia non accada mai più, e invece c’è qualcuno che non la pensa così. Per quanto incomprensibile, paradossale e inumano possa apparire, ancora oggi c’è infatti chi minimizza o nega quanto è accaduto nei terribili anni della Seconda guerra mondiale, quando l’uomo si rese protagonista di comportamenti criminali e abominevoli. Sto parlando dei cosiddetti negazionisti: questi signori, in base a tesi tanto fantasiose quanto offensive, minimizzano, banalizzano, addirittura negano fatti assodati e con i quali siamo chiamati a fare i conti, senza se e senza ma.

Ai soldati e agli ufficiali che entrarono per primi nei campi di concentramento e si ritrovarono di fronte a scene surreali, mai viste prima e destinate a segnarli per la vita, il generale americano, nonché 34° presidente degli Stati Uniti, Dwight Eisenhower, ordinò di registrare tutte le prove, filmare ogni cosa, raccogliere tutte le testimonianze possibili, circostanziare ogni fatto, fissare in un modo o nell’altro ciò che stavano vedendo perché – e riprendo le sue esatte parole – «lungo la strada della storia qualcuno si alzerà e dirà che queste cose non sono mai accadute». Ebbe, ahimè, ragione… Quel qualcuno si è davvero fatto avanti, sdoganando tesi assurde che hanno alimentato l’immenso dolore provocato dai deliri della presunta onnipotenza nazista.

Negare o banalizzare equivale a iniettare il veleno del dubbio, significa causare un danno enorme, vuol dire nascondere ciò che la Storia ci ha lasciato in eredità. Non dobbiamo sottovalutare il danno potenziale ed effettivo che simili prese di posizione possono arrecare specie nelle nuove generazioni, tenendo poi ben presente che maggiore è la distanza che ci separa dal periodo 1939-1945, più efficace diventa il veleno.

Ma l’uomo – perlomeno l’ampia parte di umanità non ottenebrata da false e opportunistiche credenze – ha eretto robusti argini, confinando l’indecenza di simili posizioni in spazi chiusi e angusti: il negazionismo, inteso come negazione del genocidio del popolo ebraico e di alcuni altri eventi come il genocidio degli armeni, è infatti punito in Svizzera, Francia, Austria, Belgio, Germania, Svezia, Portogallo, Polonia, Spagna, Romania e anche in Canada e Australia. In Svizzera dal 1994 è in vigore una legge che per questo specifico reato prevede una pena detentiva fino a 5 anni.

Il tempo passa e il ricordo rischia di affievolirsi: ecco che una Giornata come questa assume un valore essenziale perché lo rafforza, lo perpetua, lo ravviva e lo attualizza. Dimenticarsi di ricordare, fare finta di nulla o – peggio! – negare sono un’offesa nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle i dolori più atroci, delle loro famiglie e verso chi crede ancora nella nobiltà dell’animo e dell’anima umani.

Educhiamo quindi i nostri giovani alla consapevolezza, spieghiamogli ciò che è successo, non nascondiamogli nulla, mettiamoli a confronto con il passato: in questo modo si svilupperà, forte e indistruttibile, la certezza che tragedie simili non accadano più. Abbiamo tutti una grande responsabilità: impegniamoci con serietà a favore della nostra società e della dignità di ogni singolo individuo che la compone. Lunga vita alla memoria, allora. Memoria che in ogni sua forma – dalla storia al racconto, dall’arte visiva alla musica – è importante poiché, appunto, ci permette di non cadere ancora nell’errore. La memoria non è fine a se stessa. Essa ci fa un regalo enorme: permette di comprendere fino in fondo la realtà che ci circonda, analizzandola in relazione ai fatti che storicamente conosciamo.

Kommission tritt auf Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes ein

Kommission tritt auf Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes ein

Mediemitteilung

Für die Sicherheitspolitische Kommission des Nationalrats (SiK-N) ist die Stärkung des Bevölkerungs- und Zivilschutzes zentral. Sie ist deswegen einstimmig auf die vom Bundesrat vorgeschlagene Totalrevision (18.085) eingetreten. Da sie indes grössere Differenzen zwischen den Kantonen und dem Bundesrat zur genauen Ausgestaltung der Vorlage feststellte, möchte sie eine Subkommission einsetzen, die offene Fragen klärt.

Die SiK-N anerkennt Anpassungsbedarf im Bevölkerungs- und Zivilschutz, um den aktuellen und künftigen Schutzbedürfnissen der Schweizer Bevölkerung und der veränderten Risikosituation Rechnung zu tragen. Das Eintreten war entsprechend unbestritten.

Vor der Diskussion hörte die SiK-N eine Delegation der Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF) an, die der Kommission umfangreiche Änderungsanträge unterbreitete. Die Kommission stellte in diesem Zusammenhang fest, dass zwischen Bundesrat und Kantonen insbesondere im Bereich der Rechtsetzungsdelegation, der Transparenz der Kostenfolgen sowie strategischer Grundlagen grössere Differenzen bestehen. Vor diesem Hintergrund entschied sie mit 11 zu 9 Stimmen bei 3 Enthaltungen, dem Büro des Nationalrats die Einsetzung einer Subkommission zu beantragen. Letztere soll sich aus 7 Mitgliedern (2 SVP, 1 SP, 1 FDP, 1 CVP, 1 Grüne, 1 GLP) zusammensetzen. Sie erhält den Auftrag, die Anliegen der Kantone zu prüfen und der Kommission bis Ende April die notwendigen Änderungen vorzuschlagen.

Aus Sicht der SiK-N kann durch das Einsetzen einer Subkommission das Ziel, eine konsensfähige Vorlage zu verabschieden, am schnellsten und erfolgversprechendsten vorangetrieben werden. Andere Anträge, welche die Vorlage an den Bundesrat zurückweisen bzw. Bestimmungen zu Telekommunikationssystemen separat verabschieden wollten, lehnte sie mit 15 zu 8 Stimmen bzw. mit 13 zu 8 Stimmen bei 2 Enthaltungen ab.

Nationales sicheres Datenverbundsystem

Die Kommission entschied ohne Gegenstimme, ihren Entscheid über den Verpflichtungskredit für das nationale und sichere Datenverbundsystem (18.088) zu vertagen. Mit der Vorlage werden 150 Millionen Franken für die Entwicklung und Beschaffung des Systems beantragt. Die Regelung der Zuständigkeiten und der Finanzierung des Systems zwischen Bund, Kantonen und Dritten sind jedoch in der Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes enthalten. Aufgrund dieser engen Verknüpfung entschied die Kommission, die Arbeiten der Subkommission abzuwarten und die Behandlung des Geschäfts zu sistieren.

Die Kommission hat am 21./22. Januar 2019 unter dem Vorsitz von Nationalrat Werner Salzmann (SVP, BE) und erstmals in Anwesenheit von Bundesrätin Viola Amherd, Chefin des VBS, in Bern getagt.

Tutto pronto per la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”

Tutto pronto per la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”

Giampiero Storelli: “Ecco la ricetta proposta dallo chef Luigi Veronelli”

Il presidente del “Cazzoeula Club Ticino” spiega i motivi per cui ha fondato l’associazione nel 1994: “Volevo valorizzare le pietanze ticinesi. Ma è stato un po’ anche per ritorsione verso mia figlia…”
Prenderà il via giovedì 24 gennaio e durerà fino al 3 febbraio la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”, organizzata da Ticino a Tavola su idea del “Cazzoeula Club Ticino”, presieduto da Giampiero Storelli.
In scia allo straordinario successo riscosso nelle precedenti edizioni, anche quest’anno “sono molti – dichiara Storelli a Liberatv – i ristoranti che hanno deciso di aderire a questa speciale rassegna”.
“La Cazzoeula – continua – è un piatto invernale che continua a riscuotere grande successo, nonostante il passare degli anni.
I segreti per una Cazzoeula perfetta? Esistono innumerevoli ricette e varianti, ma di sicuro non possono mancare piedini, costine, cotenne, testa, la verza e i salamini”.
Ma come si prepara un piatto tanto semplice quanto complesso? Ecco la ricetta fornita dall’Associazione di Storelli al sito di Ticino a Tavola, tratta dal libro “La pacciada – Mangiabere in pianura padana” scritto da Gianni Brera e dallo chef Luigi Veronelli.
“Spacco il piedino di maiale nella lunghezza, lo lavo e lo metto in una casseruola con la cotenne bene raschiate, passate alla fiamma e nettate; li copro abbondantemente d’acqua e passo in cottura a calore moderato. Sgocciolo prima le cotenne, dopo circa di cottura, poi il piedino dopo altri 30-40 minuti; taglio le cotenne a pezzi rettangolari, il piedino a tronchetti; tengo a parte 3 decilitri del liquido di cottura. Taglio a pezzi le costine; bucherello i salamini; sfoglio e lavo le verze. Metto in un tegame il trito e la noce di burro; lo faccio imbiondire a calore moderato; aggiungere le costine, le cotenne e i tronchetti di piedino. Condisco con sale e pepe: bagno con 3 decilitri del liquido di cottura tenuto da parte e faccio prendere l’ebollizione; continuo la cottura per un’ora mescolando sovente; aggiungo salamini e verze e cuocere tutto insieme. Servo caldissimo”.
Nell’anno appena iniziato, il ‘Cazzoeula Club Ticino’ spegnerà le 25 candeline. Un traguardo importante per Storelli e compagni, anche se il presidente è intenzionato a gettare la spugna. “Ho 81 anni, non ho più tutte le energie di un tempo. L’associazione è nata con lo scopo di valorizzare le pietanze ticinesi, anche se la Cazzoeula, qui in Ticino, è stata importata dalla Brianza. Non a caso, durante la rassegna, i ristoranti del Mendrisiotto sono presi d’assalto”.
“Il secondo motivo per cui ho fondato questo club di amici è un po’ per ritorsione verso mia figlia. Mi spiego, abitavamo nel Bellinzonese e lei continuava a dire che a Lugano c’era il McDonald’s e ristoranti vari, mentre Bellinzona era una città di miseria. Poi sono spuntate le prime pizzerie e i primi kebabbari. A quel punto mi sono detto: “ma perché non valorizzare e dare importanza ai nostri piatti e le loro tradizioni…””.