Il Consiglio di Stato alle Isole di Brissago

Il Consiglio di Stato alle Isole di Brissago

La riunione settimanale del Consiglio di Stato si è svolta oggi sulle Isole di Brissago. Su proposta del Presidente Claudio Zali, il Governo ha voluto così cogliere l’occasione per omaggiare un luogo di assoluto valore naturalistico e turistico, che merita un adeguato rilancio.

L’iniziativa del Presidente del Governo Claudio Zali – che ha inoltre trasferito sulle Isole di Brissago, per tutta la settimana, la Direzione del Dipartimento del territorio – è stata ideata allo scopo di sensibilizzare il mondo politico, le associazioni di categoria e la popolazione ticinese sull’unicità di un luogo che rappresenta un fiore all’occhiello del Ticino a livello internazionale.

Il Governo ha accolto con piacere la proposta, nell’intento di dare visibilità tanto al Parco Botanico – che ospita oltre duemila specie di piante, provenienti dalle principali zone del Pianeta a clima mediterraneo e subtropicale umido – quanto agli edifici pregevoli e carichi di storia che arricchiscono il patrimonio delle Isole.

 

Andrea Pagani e Claudio Luraschi dichiarano fedeltà

Andrea Pagani e Claudio Luraschi dichiarano fedeltà

Da www.cdt.ch

Si è tenuta questa mattina la cerimonia di giuramento del futuro procuratore generale e del neoprocuratore pubblico

«Sono certa che grazie alle loro competenze ed esperienze professionali, oltre che di vita, sapranno onorare pienamente le alte cariche istituzionali alle quali sono stati eletti». Con queste parole la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli ha preceduto le dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione e alle leggi del futuro procuratore generale Andrea Pagani e del neoprocuratore pubblico Claudio Luraschi, che assumeranno le rispettive cariche dal 1. luglio. Nella sala del Parlamento, oltre al presidente del Governo Claudio Zali, al direttore delle Istituzioni Norman Gobbi e ad alcuni deputati, questa mattina erano presenti familiari e colleghi degli eletti. Tra loro anche il procuratore generale uscente John Noseda, in procinto di passare al beneficio della pensione e a cui è stato riservato un sentito applauso.

Verzasca: questo è un ‘sì’ senza appello

Verzasca: questo è un ‘sì’ senza appello

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 10 giugno 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10568060

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 giugno 2018 de La Regione

Con l’84,77% di voti favorevoli la popolazione della Valle Verzasca (oltre a quella di tutti i suoi singoli Comuni) ha espresso il suo definitivo assenso all’aggregazione di valle. Lo ha fatto nel modo più netto dopo il repentino “stop” al progetto del 2013, decretato dal Tribunale federale malgrado il “sì” di tutti i Comuni e della frazione di Gerra Piano, e l’unico “no” di Lavertezzo Piano (Lavertezzo che aveva poi ricorso a Losanna contro la disgregazione coatta del suo territorio, costringendo il Cantone a cambiare la legge). In questa tornata invece di sorprese non ce ne saranno: l’aggregazione – unica soluzione alla deriva di una valle periferica, debole e debilitata dallo spopolamento e dalla scarisità di risorse – è stata plebiscitata alle urne dappertutto: a Brione Verzasca dall’89% dei votanti, a Frasco ea Sonogno dal 92%, a Vogorno dal 78%, a Cugnasco-Gerra dall’85%, a Lavertezzo dall’81% e a Corippo, Comune più piccolo non solo della Verzasca e del Ticino, ma dell’intera Svizzera, da un clamoroso 100% dei votanti (7 su 7). Per quanto riguarda gli uffici elettorali delle frazioni al Piano dei due Comuni “sdoppiati”, è curioso segnalare che a Cugnasco-Gerra la percentuale di voto favorevole alla disgregazione è stata dell’85%, superando quella della frazione di valle (79%). Quanto a Lavertezzo Piano, la popolazione ha accettato di separarsi dai concittadini di valle in misura dell’80% (e ancora più netto – con l’89% – è stato il “sì” degli abitanti della frazione vallerana). Stando a quanto comunicato dal Dipartimento delle Istituzioni, l’entrata in funzione del nuovo Comune avverrà con le “comunali” del 2020, dopo che l’aggregazione sarà stata votata e approvata anche dal Gran Consiglio. Il Comune di Verzasca conterà meno di 900 abitanti, avrà un Municipio di 5 elementi e un Consiglio comunale di 20. La sede amministrativa e l’Ufficio tecnico saranno a Vogorno (che è il centro più popoloso della valle) ma sportelli per la cittadinanza saranno aperti in tutte le future singole frazioni.

‘Valorizzata la politica aggregativa’
Nel frattempo il Dipartimento ha espresso la sua soddisfazione per l’esito del voto, salutandolo “molto positivamente”: sancisce la nascita del nuovo Comune dopo che una sentenza del Tribunale federale del 2015 aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale approvata nel 2013. Il risultato – “raggiunto anche grazie agli sforzi profusi dal Dipartimento delle istituzioni attraverso il dialogo con le comunità e i Municipi più reticenti in passato” – “valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone”. Prossimamente, dunque, “il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato e lo presenterà al Gran Consiglio, che dovrà esprimere la decisione in materia, per poter garantire l’entrata in funzione del nuovo Comune in occasione delle elezioni comunali previste nel 2020”.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 giugno 2018 del Corriere del Ticino

 

Aggregazioni Verzasca, riuscito il matrimonio a sette
Plebiscito per l’unione tra Brione, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo

È stato un fidanzamento lungo e travagliato, ma alla fine l’unione tra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo ha ottenuto il benestare necessario alla sua concretizzazione. Gli abitanti delle sette località hanno espresso ieri in votazione consultiva (con una partecipazione pari al 42,03%) la loro piena approvazione alla fusione – con 1202 (84,77%) sì, contro 216 (15,23%) no – e, quindi, all’istituzione del Comune unico di Verzasca. Ecco, dunque, che dopo avere ricevuto a fine gennaio la benedizione del Governo, il progetto di aggregazione (affinato dal profilo finanziario rispetto a quello proposto e approvato nel 2013 da tutti i Comuni interessati, tranne che da Lavertezzo) ha ottenuto il benestare della popolazione della valle. Preso atto con soddisfazione del risultato della votazione consultiva, il Dipartimento delle istituzioni (DI) fa sapere tramite una nota che «prossimamente il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato della votazione e lo presenterà al Gran Consiglio». Presumibilmente la concretizzazione del matrimonio tra le sette località della valle Verzasca dovrebbe avvenire con le prossime elezioni comunali, ovvero nella primavera del 2020.

Il progetto, lo ricordiamo, era già stato sottoposto a votazione nell’aprile del 2013, ottenendo circa il 70% dei favori, ma trovando anche l’opposizione di Lavertezzo (contrario alla separazione del proprio territorio), che la spuntò poi di fronte al Tribunale federale in virtù del fatto che nella Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni mancasse una base legale che permettesse lo smembramento coatto di parti di territorio da un paese. Legge in seguito modificata, permettendo così di riattivare il processo congelato in Verzasca. Il risultato scaturito dalla votazione di ieri «valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone», sottolinea il DI. «Siamo molto contenti per il risultato raggiunto, inizialmente eravamo un poco preoccupati dato che il dibattito che ha preceduto la votazione non è mai entrato veramente nel vivo», commenta il presidente della Commissione di studio per l’aggregazione Fabio Badasci, spiegando che «una volta ottenuta l’approvazione del Gran Consiglio si procederà con l’allestimento di quanto necessario all’istituzione del Comune». Il paese di Verzasca conterà 855 abitanti e avrà una superficie di 291 chilometri quadrati. Sarà amministrato da 5 membri di Municipio e 20 consiglieri comunali. La sede amministrativa sarà ubicata a Vogorno, mantenendo comunque attivi gli attuali sportelli. Sul fronte dei finanziamenti, lo ricordiamo, il Governo si impegna a presentare al Parlamento una cospicua richiesta di credito: 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario, comprensivo degli indennizzi a Lavertezzo e Cugnasco-Gerra per i territori in valle; 2,4 milioni quale contributo (massimo) per il centro scolastico di Brione; 2 milioni (massimo) a sostegno di investimenti di sviluppo socioeconomico e territoriale di valenza regionale. Tutto questo permetterà al nuovo Comune di partire con una situazione finanziaria «risanata e stabilizzata, che consentirà una gestione equilibrata e sostenibile». In particolare un moltiplicatore del 95%, una gestione corrente in attivo di circa 140.000 franchi; un autofinanziamento di circa 600.000 franchi; la costituzione di un capitale proprio iniziale di circa 1 milione; e un debito pubblico pro capite di circa 2.000 franchi. Cugnasco-Gerra, come accennato, riceverà mezzo milione per la perdita dei suoi territori di valle. Mentre Lavertezzo (che ieri ha approvato l’unione con 269 voti favorevoli contro 61 contrari) incasserà complessivamente 3,9 milioni, i quali consentiranno di ritoccare al ribasso il moltiplicatore: 1,3 come indennizzo per le aree vallerane e 2,6 milioni come contributo di risanamento.

Votazione consultiva in Verzasca – il Bilancio del Dipartimento

Votazione consultiva in Verzasca – il Bilancio del Dipartimento

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione del risultato della votazione consultiva odierna sull’aggregazione fra i Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori vallerani di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo.

Il Dipartimento delle istituzioni saluta molto positivamente il voto odierno che sancisce la nascita del nuovo Comune dopo che una sentenza del Tribunale federale del 2015 aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale approvata nel 2013. Tale risultato – raggiunto anche grazie agli sforzi profusi dal Dipartimento delle istituzioni attraverso il dialogo con le comunità e i municipi più reticenti in passato – valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone.

Il Comune di “Verzasca” – così sarà denominata la nuova realtà comunale – avrà una superficie di 291 chilometri quadrati, ricoprirà l’8% del territorio e conterà 855 abitanti. La sede amministrativa e l’ufficio tecnico saranno situati a Vogorno, e gli sportelli per la cittadinanza saranno aperti in tutti gli attuali Comuni. Il Municipio sarà composto da 5 membri e il Consiglio comunale da 20.

Prossimamente il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato odierno e lo presenterà al Gran Consiglio che dovrà esprimere la decisione in materia, per poter garantire l’entrata in funzione del nuovo Comune in occasione delle elezioni comunali previste nel 2020.

Norme a favore di ristorazione e turismo

Norme a favore di ristorazione e turismo

Vicini alle necessità di esercenti e turisti

Nelle ultime settimane alcune città ticinesi hanno ospitato dei “food truck festival” e, con la vicinanza della stagione estiva e dei mondiali di calcio, le piazze saranno presto animate dalla presenza delle tifoserie e da un’ampia offerta gastronomica proposta da “take away” e cucine itineranti. Per questo motivo torno volentieri a parlare della revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear).
Dopo aver ampiamente consultato gli addetti ai lavori, il Consiglio di Stato che ha preso atto con soddisfazione che le principali modifiche sono state condivise e ha approvato il messaggio, trasmettendolo al Gran Consiglio. Il messaggio governativo propone di concretizzare la seconda fase del progetto di revisione. Ricordo come il primo pacchetto di modifiche ha permesso di posticipare alle ore 02.00 la chiusura degli esercizi pubblici nel fine settimana e nei giorni prefestivi, accogliendo la richiesta degli esercenti convinti che l’estensione oraria avrebbe favorito un migliore servizio alla clientela e un ritorno economico aggiuntivo. Sono convinto che le proposte elencate in seguito aiuteranno a snellire l’attuale legislazione. Questo adeguamento consentirà di stare al passo con i tempi e di ovviare all’eccessiva rigidità delle norme vigenti.

La possibilità di scelta di “take away” e “food truck”
Il numero maggiore di spunti ha riguardato l’estensione dell’applicazione della legge a “take away” e “food truck”. Evidenzio che l’assoggettamento alla Lear è vincolante unicamente per quelle realtà che desiderano offrire il consumo dei cibi sul posto. Nel caso contrario, la situazione resterà invariata e i punti di ristoro potranno continuare a lavorare puntando sull’asporto come in precedenza. L’obiettivo di questa modifica è di rispondere ai cambiamenti nei stili di consumo e di vita in atto da tempo nella popolazione residente e nei turisti che frequentano il nostro Cantone.

Interventi più incisivi contro l’abuso di alcool
La sensibilizzazione contro il consumo eccessivo di bevande alcoliche prosegue. Le nuove norme consentiranno di intervenire in modo più mirato e incisivo nei confronti di coloro che non rispettano le regole. I miei servizi prestano particolare attenzione a questo tema, che coinvolge una parte di popolazione molto più ampia di quello che ipotizziamo. La misura vuole tutelare i nostri giovani, i quali però devono stare pure alle regole: se presentano documenti falsi in modo da procacciarsi bibite alcoliche, ad essere sanzionati saranno loro!

Possibilità di gestire più esercizi pubblici
Con l’introduzione del permesso di assumere la gestione di più esercizi pubblici, restando però invariate le responsabilità, si vuole rispondere alle richieste di alcune società che gestiscono più locali pubblici. E’ inoltre previsto un ammodernamento dei tipi di esercizi pubblici descritti dalla legge attraverso una semplificazione delle categorie; in questo modo si rende la legge più chiara e comprensibile.

Per un Cantone turistico e che della gastronomia fa uno dei suoi assi di promozione, le modifiche proposte dal mio Dipartimento rispondono ai bisogni di esercenti, clienti locali e turisti. Vogliamo che il Ticino abbia quella vivacità e quella dinamicità che sempre ci hanno fatto apprezzare, e che devono tornare ad essere un cavallo di battaglia della nostra offerta turistica e di ristorazione. L’accresciuta concorrenza impone reattività e flessibilità. Il Governo ha quindi risposto presente!

 

Fiduciari in assemblea

Fiduciari in assemblea

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10559156

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 8 giugno 2018 de La Regione

All’assemblea ordinaria della Ftaf, la presidente Cristina Maderni ha ribadito la necessità di cooperare con le autorità di vigilanza

Le professioni fiduciarie (commercialista, finanziario e immobiliare) continuano ad attrarre. A fine 2017 erano 1497 le persone iscritti allo speciale albo cantonale. «Il massimo mai rilevato», ha affermato Cristina Maderni all’assemblea ordinaria della Ftaf (Federazione ticinese delle associazioni dei fiduciarie) tenutasi ieri presso Villa Negroni di Vezia, sede, tra gli altri, dell’istituto di formazione delle professioni fiduciarie. All’assemblea hanno partecipato Norman Gobbi, consigliere di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni e Josef Renggli, ambasciatore della Divisione degli affari europei del Dipartimento federale degli esteri. Al centro dell’intervento di Cristina Maderni c’è stata la prevista riforma del quadro regolatorio del settore finanziario.
Le due leggi a riguardo – quella sui servizi finanziari (Lsf) e quella sugli istituti finanziari (LiFin) – sono state approvate recentemente dalle Camere federali. Le relative ordinanze attuative sono attese nel corso dei prossimi mesi, mentre l’entrata in vigore avverrà presumibilmente all’inizio del 2020. Le novità avranno un impatto importante per quanto riguarda tutti quei professionisti che operano nel settore finanziario allargato, in particolare per i cosiddetti gestori patrimoniali esterni, ma non solo. Con la Legge sui servizi finanziari verranno disciplinate le condizioni per la fornitura di servizi finanziari e l’offerta di strumenti finanziari (norme di comportamento per la vendita e obbligo di pubblicare un prospetto informativo). Inoltre, le norme in materia di vigilanza per gestori patrimoniali, gestori di patrimoni collettivi, direzione dei fondi d’investimento e società d’intermediazione mobiliare, prima regolamentate in diverse leggi, vengono ora accorpate nella LiFin.

Lotta all’abusivismo
Un tema che sta a cuore alla Ftaf è quello del contrasto dell’abusivismo professionale. Al consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ribadita la necessita di aumentare la cooperazione con l’autorità cantonale di vigilanza, «la cui attività è cresciuta a livello ispettivo e di interventi, allo scopo di fronteggiare fenomeni di abusivismo», ha affermato Cristina Maderni la quale auspica dal canto suo «una maggiore chiarezza nelle regole, un alleggerimento della burocrazia, un miglioramento delle condizioni quadro e interventi fiscali più incisivi, sia a beneficio delle aziende che delle persone fisiche, al fine di accrescere l’attrattività del nostro Cantone, ancora perdente nei confronti intercantonali». Inoltre la federazione ha in programma un rafforzamento ulteriore della sua attività di formazione e di comunicazione, e sta predisponendo, sul buon riscontro della passata edizione, il Forum apposito che avrà luogo il prossimo 4 ottobre.

La presenza dell’ambasciatore Renggli è stata l’occasione per analizzare lo stato delle relazioni fra la Svizzera e l’Unione europea, con particolare riguardo a temi che interessano da vicino i fiduciari, a iniziare dall’accesso ai mercati, la prevedibilità del quadro giuridico per le imprese e in generale i rapporti giurisdizionali fra l’Ue e la Svizzera. Proprio l’adozione delle due leggi (Lsf e LiFin), infatti, dovrebbe facilitare la tanto auspicata armonizzazione alle norme europee delle disposizioni svizzere. Solo il futuro potrà dirci se questa legislazione sarà ritenuta equivalente dall’Ue e se l’accesso ai mercati sarà facilitato.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 8 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Fiduciari «Stop alla burocratizzazione»

Nell’assemblea a Lugano sottolineate le crescenti esigenze in materia di compliance Il settore risente dei mancati accordi con l’UE, soprattutto a livello di accesso ai mercati

Rapporti fra Svizzera e Unione europea ed evoluzione delle normative cantonali al centro dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione ticinese delle associazioni di fiduciari (FTAF), svoltasi ieri al Centro di studi bancari di Vezia.

«Non c’è al momento sostegno per un accordo sui servizi finanziari», ha affermato l’ambasciatore Josef Renggli, della Direzione affari europei del Dipartimento degli affari esteri a Berna, riferendosi al tema scottante dell’accesso ai mercati. Ha richiamato la mancanza di accordo manifestata dai diversi attori, grandi banche, istituti privati, assicurazioni e gestori indipendenti e, seppur la via bilaterale è teoricamente aperta con l’Italia, ben difficilmente può essere percorsa proprio per l’intreccio fra aspetti bilaterali e comunitari, tanto più in attesa della conclusione di Brexit. Renggli ha stigmatizzato il rifiuto di Bruxelles al riconoscimento dell’equivalenza della nostra Borsa, concesso invece a piazze come Hong Kong o Sydney, e si è soffermato sulla necessità di accordi quadro sugli aspetti giuridici e procedurali, sul tema controverso della ripresa nel nostro ordinamento del diritto comunitario, dei giudici stranieri e su quello altrettanto aperto degli aiuti statali, inviso a Bruxelles anche per il timore che il Regno Unito, dopo l’uscita dall’Unione, possa attivarsi nel dumping fiscale e diventare troppo concorrenziale. Fra le «linee rosse», cioè i punti chiave da preservare nei negoziati, l’ambasciatore ha ricordato la questione degli aiuti sociali, che Bruxelles vorrebbe trasferire dal Paese di residenza dell’interessato a quello in cui lavora. La via bilaterale rimane preferenziale, ha affermato l’ospite, ma pesa su tutto la necessità di trovare un accordo istituzionale senza il quale molti dossier sono destinati a rimanere bloccati.

Lo stato delle relazioni svizzero-comunitarie influenza anche le decisioni cantonali, ha affermato Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, che ha sottolineato la «resilienza» dei fiduciari anche alla luce delle difficoltà che la categoria ha incontrato in questi anni. Riferendosi anch’egli alle relazioni bilaterali ha dichiarato come «non solo l’Italia non faciliti l’applicazione della road-map, ma offra ai residenti non domiciliati un regime fiscale privilegiato simile a quello che veniva imputato alla Svizzera, sollevando qualche dubbio sul suo operare». Sul fronte della sicurezza Gobbi ha ricordato i 14 arresti compiuti per reati finanziari compiuti però da operatori privi di autorizzazione. Da qui, ha affermato, il crescente impegno anche da parte dell’Autorità di vigilanza della categoria, che ha analizzato, nel 2017, 238 incarti che hanno condotto a 18 decreti d’accusa. Con le nuove leggi sugli intermediari in dirittura finale a Berna, i fiduciari finanziari avranno una nuova regolamentazione sotto l’egida della Finma e gli investitori godranno di una maggiore protezione, ma «non si avrà l’abrogazione della legge cantonale, solo una sua revisione, concordata anche con la FTAF», ha detto Gobbi, che ha poi ricordato le nuove procedure per l’esame dei permessi di lavoro e di residenza e la standardizzazione delle procedura in materia di acquisti immobiliari da parte di stranieri, per evitare prezzi dopati e fenomeni di riciclaggio anche in questo ambito. A tale scopo giunge anche il progetto Merlini per le verifiche preventive delle società iscritte al Registro di commercio.

Queste riforme normative incontrano il favore delle diverse associazioni rappresentate dalla FTAF, ha affermato la presidente Cristina Maderni nella sua relazione, ricordando gli sforzi volti ad adeguarsi ai nuovi adempimenti in momenti segnati anche da difficoltà per la piazza finanziaria e per lo scenario congiunturale in generale. «Eppure la categoria ha saputo reagire, ottenendo risultati tangibili, testimoniati fra l’altro dal numero delle persone iscritte all’Albo e dalle nuove autorizzazioni, salite a 1.497 unità al 31 dicembre 2017, il massimo mai rilevato e con una crescita di 280 unità nel corso degli ultimi dieci anni». Il trend positivo interessa tutti e tre i settori rappresentati dalla FTAF: commercialisti, immobiliaristi e fiduciari finanziari.

Le richieste che la Maderni ha formulato ai politici concernono una «inversione di tendenza nel processo di burocratizzazione crescente», una maggior chiarezza delle regole e più incisive misure fiscali, dopo la riforma cantonale «frutto di compromessi e quindi timida», così da posizionare il Ticino su posizioni più concorrenziali sia per le aziende che per le persone fisiche, incluse quelle facoltose.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

07 giugno 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili Signore ed egregi Signori,

è con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e in particolare del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, che raggruppa, quale “Federazione mantello”, le sei associazioni di Categoria presenti nel nostro Cantone.
Colgo l’occasione di salutare i rappresentanti delle stesse presenti oggi in sala.

“I fiduciari sono una componente rilevante della realtà economica ticinese e vogliono essere protagonisti del suo futuro”.
Così si esprimeva la Presidente Cristina Maderni nel corso del Forum annuale dello scorso ottobre organizzato a Vezia; un concetto pienamente condivisibile che permea anche l’Assemblea odierna incentrata sul titolo “Nuovi ruoli per nuovi scenari”.

Come ho avuto modo di evidenziare nei miei interventi tenuti dinnanzi a voi negli anni passati, parlando di piazza finanziaria ticinese si pensa spesso al ruolo giocato nella medesima dal settore bancario, senza tuttavia chinarsi sull’importanza delle attività dei fiduciari, che nel tempo hanno saputo adeguarsi – in maniera maggiormente dinamica rispetto ad altri settori – ai mutamenti che hanno toccato la nostra economia e di riflesso la nostra società.

Una dinamicità che, unita a una sviluppata capacità di adattamento insita nella vostra funzione, ha permesso a voi tutti di rendere la vostra attività ancora più flessibile nei differenti rami dell’economia.

Un aspetto che costituisce certamente un valore aggiunto nella necessità – che vale per tutti, dall’economia privata a quella pubblica – di ricalibrare il proprio ruolo in base ai nuovi scenari, come l’avvio dello scambio automatico di informazioni, che contraddistinguono il nostro mondo in continua evoluzione.

Questa capacità, che definirei di resilienza, dei fiduciari, di voi tutti, non può essere tuttavia fine a sé stessa e prescindere dalla presenza generale in una determinata economia di condizioni quadro adatte allo sviluppo economico del tessuto sociale.
In questo senso, penso alla recente decisione del Popolo di approvare la prima tappa della riforma fiscale e sociale, nata dall’esigenza in particolare di migliorare l’attrattività fiscale del Ticino nel contesto intercantonale e di mitigare il rischio di fuga dei buoni contribuenti, un rischio segnalato anche dalla Federazione.

Una riforma che coniuga in maniera complementare obiettivi di natura fiscale e sociale e che costituisce un primo passo verso il rinnovamento del nostro quadro normativo tributario, tenendo conto dei cambiamenti in atto in ambito fiscale internazionale e federale nonché del posizionamento del nostro Cantone a livello intercantonale.

Oltre alla fiscalità competitiva, uno dei fattori di attrattiva di un Paese, con riferimento anche agli ambiti di competenza del Dipartimento delle istituzioni che dirigo, è quello della sicurezza.

Nel 2017 sono stati 14 gli arresti effettuati dalla Polizia cantonale per reati economico finanziari. Tra le 267 inchieste di polizia (preciso, di Polizia e non Ministero pubblico) ancora aperte in questo ambito, i reati maggiormente denunciati si confermano la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro.
Molte di queste indagini riguardano intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un organo di autodisciplina.

Questi dati confermano la necessità di disporre di una vigilanza efficace, a tutela dei clienti e della nostra piazza finanziaria.
E i dati relativi all’attività svolta in modo autonomo nel 2017 dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario dimostrano una vigilanza viva e presente sul nostro territorio, che comprende oltre 1’800 professionisti autorizzati ad esercitare giusta la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario.

Per fornire qualche cifra: la sezione ispettiva dell’Autorità di vigilanza ha trattato lo scorso anno 238 incarti.
Essa ha suddiviso il proprio operato fra indagini finalizzate all’accertamento del possesso dell’autorizzazione all’esercizio della professione e il perseguimento penale per l’esercizio abusivo della professione di fiduciario. Queste indagini sono sfociate quindi in 18 decreti d’accusa. Numeri che testimoniano, a mio parere, la necessità di sorvegliare il settore in cui operate.

Un settore quello del mondo finanziario, come detto in precedenza, in continua evoluzione, anche per complessità delle regole del gioco, e che comporta per voi tutti delle sfide impegnative da affrontare, con la flessibilità che vi contraddistingue.
E tra le nuove regole del gioco, come noto, il Legislatore federale intende introdurre, con la votazione finale prevista alle Camere federali il 15 giugno prossimo, la Legge sui servizi finanziari e la Legge sugli istituti finanziari.
Mentre la Legge sui servizi finanziari intende disciplinare l’offerta di strumenti finanziari nonché le condizioni inerenti la prestazione di servizi finanziari, la Legge sugli istituti finanziari disciplinerà l’ambito della vigilanza differenziata sui fornitori di servizi finanziari che, in qualsiasi forma, esercitano la gestione patrimoniale.

Due leggi che mirano a creare pari opportunità di concorrenza per gli intermediari finanziari e intendono proteggere maggiormente i clienti privati di banche e di gestori patrimoniali dagli investimenti a rischio, come detto, anche attraverso la sorveglianza.
Due leggi che introdurranno quindi dei “nuovi attori e dei nuovi scenari”, per riprendere il titolo dell’Assemblea generale ordinaria odierna.
Nuovi scenari ai quali il Consiglio di Stato, nel contesto della consultazione sui progetti avvenuti nell’ottobre 2014, aveva risposto con un’analisi critica su vari punti, pur dicendosi favorevole sia al principio di una regolamentazione federale unitaria comprendente tutti gli attori del settore finanziario estesa in particolare anche ai gestori patrimoniali e alle società di gestione patrimoniale, sottoposti solo in Ticino a disciplinamento tramite la Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciari, sia allo scopo di base delle due leggi, ossia la protezione del consumatore che usufruisce di servizi finanziari.
Alla luce della possibile entrata in vigore di queste due nuove leggi a metà 2019/inizio 2020, cosa si prospetta per la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari?

Di certo una revisione parziale, derivante dai necessari adeguamenti imposti dalla legislazione federale.
A mente del Dipartimento, tenuto conto dell’importanza economica del settore e delle esperienze positive fatte con la legge in vigore – che rammento ha avuto in Svizzera un ruolo pionieristico – la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari va mantenuta. Seppur, come detto, con i correttivi imposti a livello legislativo, connessi al regime autorizzativo dei fiduciari finanziari in particolare. Nel corso dei prossimi mesi, verrà quindi elaborato un progetto di revisione che vi vedrà coinvolti.

E in quest’ottica di collaborazione costruttiva, tanto apprezzata dalla istituzioni, a beneficio di un importante settore dell’economia cantonale, concludo questo mio intervento, augurandovi un buon prosieguo nei lavori assembleari e ringraziandovi dell’attenzione.

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

L’Alta Leventina farà da cornice, il 30 giugno 2018 ad una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti, organizzate dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito del progetto “Strade Sicure” e dal V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. Partendo da Airolo, agenti esperti in motocicletta accompagneranno gli amanti delle due ruote sui passi del San Gottardo e della Novena, fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate. Al mattino il Direttore del Dipartimento delle istituzioni porterà il suo saluto ai partecipanti.

Il Dipartimento delle istituzioni intende sensibilizzare i conducenti sul fatto che avere superato l’esame pratico di guida non rende automaticamente conducenti esperti; seguire periodicamente nuovi corsi di perfezionamento è una scelta responsabile e cruciale per ogni amante delle due ruote che tenga alla propria sicurezza e a quella degli altri utenti della strada.

Proprio in quest’ottica si inserisce l’appuntamento organizzato il 30 giugno in Alta Leventina che prevede anche la presenza di un apposito stand informativo ad Airolo con informazioni utili sul progetto Strade sicure e sulla campagna nazionale Rifletti, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni. Il ritrovo è previsto alle 9.15 sul piazzale del Forte Albinengo da dove i partecipanti saranno accompagnati da motociclisti esperti della polizia alla scoperta dei passi alpini del San Gottardo e della Novena, per ottimizzare le nozioni di base di guida in questi particolari contesti e ricevere pratici consigli. L’iscrizione è possibile sul sito internet di Strade sicure fino a sabato 23 giugno 2018 e fra tutti gli iscritti sarà sorteggiato un premio.

Infine, va ricordato che nel 2017 in Svizzera sono aumentati gli incidenti mortali che hanno coinvolto motociclisti, per un totale di 51 decessi (+8) e ben 1’047 feriti gravi. Anche le cifre che riguardano il Ticino non si sono distanziate da questa preoccupante tendenza, con 3 morti (+1) e 105 feriti gravi. I momenti più critici sono tradizionalmente associati all’inizio e alla fine della bella stagione: in primavera a causa dell’imperizia alla guida dopo la lunga e forzata pausa invernale, in autunno a causa della stanchezza e delle condizioni stradali con il calo della temperatura e della scivolosità della carreggiata.

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

In risposta a un’istanza d’intervento presentata da due membri del Municipio di Collina d’Oro, il Consiglio di Stato ha deciso di sanzionare la Sindaco e il Vice sindaco. Il provvedimento è legato principalmente alla decisione di non informare tempestivamente i colleghi sull’apertura di un procedimento penale nei confronti di un dipendente comunale.

Nella seduta del 29 maggio 2017, il Municipio di Collina d’Oro aveva deciso di assumere il Vice Comandante della Polizia comunale, poi entrato in servizio nel settembre dello stesso anno. L’esistenza di un procedimento penale a carico dell’uomo aveva poi indotto il Municipio, l’8 gennaio scorso, a sospenderlo dalla sua funzione, trasferendolo all’interno dell’Amministrazione comunale quindi nella seduta del 20 marzo scorso a interrompere il rapporto di lavoro.

L’istanza con la quale due dei sette membri del Municipio si sono rivolti al Consiglio di Stato – nel mese di gennaio di quest’anno – riguardava primariamente il fatto che Sindaco e vice Sindaco erano a conoscenza del procedimento penale, già prima dell’entrata in funzione del funzionario, ma avevano taciuto l’informazione ai colleghi.

Analizzando i fatti, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’informazione di cui erano venuti a conoscenza Sindaco e il Vicesindaco – l’apertura del procedimento penale a carico di un dipendente – doveva essere condivisa con il Municipio; ciò, per permettere al collegio di esercitare pienamente e con cognizione di causa i propri compiti di gestione del personale. Alla luce di queste considerazioni, il Governo ha deciso di sanzionare la Sindaco con una multa di 100 franchi – tenuto conto delle competenze del Sindaco nella direzione del collegio e nella gestione della corrispondenza – e il vice Sindaco con un ammonimento; contro entrambi i provvedimenti è ora data la facoltà di ricorso al Tribunale cantonale amministrativo.

Giochi in denaro: più sicurezza con la nuova legge

Giochi in denaro: più sicurezza con la nuova legge

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 del Corriere del Ticino

«Un socialista e un leghista discutono su una votazione federale, condividono lo stesso pensiero e si mettono d’accordo per rivolgere un appello alla popolazione». Non è l’inizio di una barzelletta, ma ciò che è successo in Consiglio di Stato, quando abbiamo analizzato la nuova Legge federale sui giochi in denaro, sulla quale la popolazione svizzera si esprimerà il prossimo 10 giugno. Pur nelle nostre (immutate) divergenze ideologiche, siamo infatti giunti entrambi alla conclusione che un sì sia la scelta giusta, anche per la popolazione ticinese.

Al di là delle controversie di fondo sul gioco d’azzardo, un tema che rimane problematico, è evidente che lo Stato ha interesse a regolamentare questo ambito, a vantaggio dei cittadini. Lo sappiamo bene perché ci occupiamo entrambi nei rispettivi Dipartimenti del fondo Swisslos (DECS) e delle lotterie e i giochi d’azzardo (DI). Il primo obiettivo è avere regole chiare, che permettano di minimizzare pericoli sempre in agguato come la dipendenza, le truffe e il riciclaggio di denaro. La proposta di legge elaborata da Governo e Parlamento mantiene tutte le misure per tenere sotto controllo questi rischi e conferma il meccanismo di concessioni e autorizzazioni statali, con obblighi chiari e controlli regolari. In più, la nuova legge adegua le norme svizzere all’era digitale, e potenzia la protezione dei giocatori problematici.

Si tratta di una linea politica che, oltre a proteggere i nostri cittadini, produce risultati finanziari positivi e tangibili. Il gioco d’azzardo, regolamentato e gestito nell’interesse pubblico, assicura infatti ogni anno entrate enormi a favore di assicurazioni sociali, cultura, sport e attività sociali.

Nel 2016 i versamenti totali da parte di case da gioco, scommesse sportive e lotterie hanno toccato quasi il miliardo di franchi (!) in Svizzera: 276 milioni a favore di AVS e AI e 630 milioni a favore di organizzazioni di pubblica utilità. Per quanto riguarda solo il Ticino, lo Stato riceve ogni anno oltre 20 milioni, che confluiscono nei fondi Swisslos e Sport-toto; con questo denaro sussidiamo ogni anno circa 750 attività e progetti sul nostro territorio.

Elemento non trascurabile è che l’attuale sistema di ripartizione degli incassi premia il nostro Cantone, vista la quota di spesa superiore alla media, anche per la presenza di numerosi giocatori stranieri.

Per queste ragioni, insieme agli altri colleghi di Governo, siamo convinti che la nuova legge sia uno strumento al passo coi tempi e fedele agli obiettivi di Confederazione e Cantoni: fare in modo che anche in futuro i giochi in denaro producano ritorni finanziari massicci a favore della collettività, mantenendo un sistema di controlli adeguato contro il proliferare di attività illecite.

Purtroppo, al momento attuale sembrerebbe che quella del 10 giugno sia una votazione federale molto meno sentita di altre, perlomeno a sud delle Alpi. Il tema, per le ragioni che abbiamo illustrato, ha tuttavia una rilevanza non secondaria per il nostro Cantone. Invitiamo quindi le cittadine e i cittadini ticinesi a votare sì il prossimo 10 giugno.