“La visione è quella di un Mendrisiotto unico. Quando sarà? Questo lo decideranno i momò”

“La visione è quella di un Mendrisiotto unico. Quando sarà? Questo lo decideranno i momò”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio de La Regione

Vuoi mettere dirsi le cose… in faccia, guardandosi negli occhi? Altro che freddi e formali scambi epistolari. ‘On tour’ nei Comuni ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni è riuscito ad accorciare le distanze con le municipalità locali: dalle periferie alle zone urbane. La decima tappa della prima fase del giro di visite ‘porta a porta’ di Norman Gobbi – partito peraltro da Stabio e dal Mendrisiotto a inizio giugno –, ieri, è stata la Città di Mendrisio. Ancora una volta a dare il la alla chiacchierata sono stati due temi forti del Di: le aggregazioni e i rapporti Cantone-Comuni (in due parole, la riforma Ticino 2020). Del resto, l’esigenza di dialogare è comune a entrambe le istituzioni (cantonale e comunale); e non lo si nasconde. «Dobbiamo pur capire cosa sarà il Comune 2.0», esplicita il sindaco Samuele Cavadini, che con i colleghi ha accolto «favorevolmente» (parola di Gobbi), il direttore del Dipartimento, e con lui il neocapo della Sezione enti locali Marzio Della Santa. L’esperienza, insomma, è servita a tutti. Ma andiamo ai punti. Sul processo aggregativo il Mendrisiotto ha le idee chiare. «In questo ‘tour’ abbiamo sentito anche Chiasso e Stabio. Certo – ammette Gobbi –, c’è chi dichiara di voler avviare la discussione (come Chiasso), chi, come Mendrisio, sta consolidando il processo aggregativo (ormai è la terza Città del cantone per numero di abitanti e supera quasi Locarno), e chi, come Stabio, sente di bastare a se stesso. Nel nostro Piano (delle aggregazioni, ndr) c’è la visione di un distretto unico. Come raggiungerlo? Dovranno deciderlo gli stessi momò, sia a livello di Comuni che di popolazione; procedendo per tappe di avvicinamento». La necessità progettuale di immaginare un Mendrisiotto unito, quindi, resta evidente per Gobbi. I tempi, quelli, se li darà la regione. Un altro ‘Leitmotiv’ nei dibattiti consiliari (e non solo) – a Mendrisio, almeno, è così – sono gli oneri dovuti al Cantone; che pesano, e non poco, sui bilanci e sulla politica locale e riducono gli spazi di autonomia finanziaria. E non lo si manda a dire. Sul tavolo il progetto Ticino 2020, oggi questo confronto aperto con le municipalità saprà smussare le spigolosità nel rapporto fra enti locali e governo centrale? «Una delle prime opere ‘virtuose’ attuate da Ticino 2020 – ci ricorda il capodipartimento – consiste nel fatto di non più riversare oneri da parte del Cantone sui Comuni. E questo perché, grazie a un ‘gentlemen agreement’ fra le parti, negli ultimi anni queste circostanze non si sono ripresentate. Penso alla presentazione dei preventivi: in agosto rappresentava un momento di conflitto, proprio sulla scia delle nostre richieste di contributi a favore del risanamento delle finanze cantonali. Adesso – ribadisce Gobbi – quello che vogliamo è evitare che vi siano fatture per conti e menu non scelti dai Comuni. L’obiettivo è quello di ridare la competenza, sia strategica che operativa, laddove necessario e opportuno, ai Comuni, ma in maniera differenziata. Ci siamo resi conto, infatti, che non tutti gli enti locali intendono l’autonomia allo stesso modo. C’è chi vorrebbe avere indicazioni più chiare dal Cantone e chi rivendica di essere grande a sufficienza per autodeterminarsi. E qui sta la vera sfida: dare una autonomia differenziata in base alle capacità amministrative del singolo Comune di rispondere ai propri cittadini». Marzio Della Santa è fiducioso: aggregazioni e Ticino 2020? Sono missioni possibili, ci assicura. Ciò che conta, annota, è il buon senso, anzi il «senso pratico», degli attori in campo. Dal territorio sono salite preoccupazioni o richieste particolari? «La criticità maggiormente segnalata nei confronti del Cantone è, forse, quella di una presenza a volte troppo vincolante, troppo stretta – ci dice il capo degli Enti locali –. Si percepisce quindi la volontà di poter assumere pienamente una responsabilità progettuale anche su tematiche, assunte dal Consiglio di Stato ma di valenza prettamente comunale. Ho trovato molta curiosità e voglia di fare, e in quasi tutte le realtà visitate; e questo è un segnale positivo, oltre che significativo».

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10675004

Centro migranti, ‘aperto’

Centro migranti, ‘aperto’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de La Regione

La struttura di Rancate resterà temporanea fino al 2019 (forse 2020). “Ci dà libertà di manovra”.
Il capo del Di spiega le ragioni. Questione di ‘spinta migratoria’ ma pure di opportunità finanziaria.

Il ‘bagno’ di caldo, umidità e ozono di Norman Gobbi a Mendrisio, ieri, aveva una duplice finalità. Chiusa la prima parte del ‘tour’ che sta portando il capo del Dipartimento delle istituzioni in giro per i Comuni ticinesi, sul tavolo della discussione, lì nella sala del Municipio della Città, si è messo il Centro di Rancate. Struttura che non chiuderà i battenti come previsto alla fine dell’anno. In effetti, l’intenzione di prorogare l’apertura di quello che è diventato il punto d’appoggio (seppur temporaneo) per i migranti in… transito – quindi destinati a essere riconsegnati (in procedura semplificata) alle autorità italiane – era già nell’aria. Ieri, però, la decisione ha assunto i crismi dell’ufficialità, con il sigillo del Consiglio di Stato e l’accordo del Municipio locale. Il Centro, insomma, resterà operativo per tutto il 2019, con una opzione anche sul 2020. Sarà questa la risposta alla “costante presenza della spinta migratoria al confine sud”. Una scelta dettata dal quadro internazionale, dunque, ma anche da ragioni di opportunità finanziaria. Tant’è che, adottate “una serie di misure”, si sono dimezzati i costi fissi. Sta di fatto che i numeri, quelli delle presenze di migranti a Rancate, nel 2017 si sono rivelati in calo; anche le entrate illegali sono diminuite. Lo stesso Di nella sua nota di ieri ribadisce che l’anno scorso non si sono ripetuti i numeri del 2016. Però non si cambia strategia, tenendo aperto l’orizzonte (e forse anche il Centro) fino al 2020. «È per garantirci la libertà di manovra – spiega il direttore Norman Gobbi –. Abbiamo fatto un’analisi delle spese di attivazione delle strutture di Protezione civile (PCi) e delle spese logistiche. E alla fine gli spazi di PCi, peraltro inseriti in territori urbani, in prossimità di scuole, impianti sportivi e abitati, hanno lo stesso costo; con alcuni punti di frizione in più con la popolazione locale. Rancate, invece, ha dimostrato di non essere problematico, anche dal profilo dell’accoglienza da parte dei cittadini del posto». In effetti, la stessa Commissione nazionale per la tortura – “che ha visitato senza preavviso il Centro” – non ha rilevato “criticità insormontabili”. «Non solo – prosegue il capodipartimento – la struttura ha funzionato bene dal profilo della sicurezza, dimostrandosi altresì in grado di alloggiare pochi migranti (come in questo periodo), e allo stesso tempo tante persone, come negli ultimi anni. Quindi meglio avere una struttura flessibile e capace di assorbire anche numeri importanti, piuttosto che dover riattivare le Protezioni civili con costi maggiori per l’operatività del Cantone». Per il futuro si è prospettata l’intenzione di cercare delle alternative stabili, pur non spostandosi dal Mendrisiotto. «Le alternative arriveranno a tempo debito», annota Gobbi. Ci si sta ragionando? «Sì, assieme all’autorità federale: si tratta di un compito congiunto Cantone-Confederazione», ci concede ancora. Nella comunicazione da Palazzo si confermerà poi che “parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale d’asilo si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva». Per il momento si cominciano a mettere le basi per l’apertura prolungata: la settimana prossima sarà, infatti, pubblicato il bando per designare l’agenzia privata che si occuperà della sicurezza. Il mandato attuale scade a dicembre.


Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano

(parte finale del servizio)
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10675004

Aggregazioni, volontà di dialogo

Aggregazioni, volontà di dialogo

Da www.rsi.ch

Il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Condivisione e progetto dal basso sono le chiavi del successo”

“Siamo stati accolti bene e si denota la volontà di dialogo”. Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi al termine della prima fase di incontri con i comuni. Le visite erano anche l’occasione per far conoscere il nuovo responsabile degli enti locali e per presentare i progetti strategici del Cantone, fra questi il piano delle aggregazioni. Oggi l’incontro con Mendrisio che, sull’argomento, ha dato qualche consiglio.

Avere un dialogo diretto e schietto. Era tra i primi obiettivi degli incontri tra i comuni e il Dipartimento delle istituzioni. Per il suo direttore Norman Gobbi è essenziale, considerando “il ruolo imprescindibile del comune e dei suoi amministratori come collante tra cittadini, aziende di un territorio e autorità politiche comunali. Questa vicinanza tra autorità, cittadino e aziende è per noi vitale, visto che è uno di quei segni di qualità che ci contraddistingue rispetto ai paesi vicini e che ci ha resi forti in questo tempo”.

I comuni incontrati hanno le idee in chiaro e hanno esposto particolari necessità di cui ha potuto prender nota il nuovo capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa. “Ciò che mi ha colpito di più forse è la franchezza, anche un certo senso critico che i comuni hanno potuto esprimere nei confronti del cantone, per esempio denunciando troppa burocrazia, troppo interventismo da parte del Cantone nei confronti del comune. Ma anche un’apertura verso la ricerca di soluzioni diverse, pur sempre funzionali, che garantiscono al comune quell’autonomia che, nel corso degli anni, per tante ragioni, è andata perdendo”.

Il focus è comunque al futuro, il comune 2.0 che dovrà per forza essere ridefinito. “Dovremmo veramente ridare al comune un ruolo centrale – prosegue Della Santa – e questo non solo nei confronti del cittadino che abita all’interno del comune, dell’intero sistema federale svizzero. Oggi si assiste anche a un certo disimpegno del cittadino dalla cosa pubblica. C’è da interrogarsi se questo disimpegno non è, in parte, anche dettato dal fatto che quando magari entra a far parte di un legislativo, di un esecutivo comunale, spesso si trova a dover operare con una sorta di corsetto molto stretto, che non gli dà la possibilità di più ampio respiro, di progettualità, di realizzarla e quindi il cittadino, alla fine, si dedica ad altre attività”.

Un concetto che potrà giovare ai processi aggregativi e Mendrisio ne sa qualcosa. “Quella di Mendrisio è stata un’esperienza di aggregazione a tappe, portata avanti da un progetto strategico fatto partendo dal basso – spiega il sindaco Samuele Cavadini -. E’ stata un’esperienza preziosa perché ci ha permesso di capire cosa vuol dire affrontare un’aggregazione. Adesso stiamo cercando di capire come consolidare un’aggregazione. per immaginare poi eventuali future tappe”.

Condivisione e progetto dal basso, ha confermato Norman Gobbi, sono le chiavi del successo per i processi aggregativi. Dieci i comuni incontrati in questa prima fase di visite. La seconda sarà dopo l’estate.

Centro di Rancate: operatività prolungata

Centro di Rancate: operatività prolungata

Il Consiglio di Stato, in accordo con il Municipio di Mendrisio, ha avallato il prolungamento fino alla fine del 2019, con opzione per il 2020, dell’operatività del centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. La decisione è stata presa tenendo conto della costante presenza della spinta migratoria al confine sud del Cantone Ticino.

Durante il 2017 non si sono ripetuti i numeri di entrate illegali registrate nel corso del 2016, ciononostante è ipotizzabile che anche in futuro i migranti continueranno a percorrere le rotte attraverso l’Europa centrale e questo comporterà una costante sollecitazione alla frontiera sud. In base alle proiezioni degli arrivi si conferma l’intenzione generalizzata dei migranti a non chiedere più sistematicamente asilo, bensì quella di usufruire della Svizzera unicamente quale corridoio di transito.
Il capillare ma costante arrivo di migranti sul nostro territorio necessita dunque la presenza di una collocazione degna e rispettosa delle persone, le quali all’interno della struttura possono rifocillarsi, riposare e usufruire di servizi igienici. Grazie alla sua modularità il Centro di Rancate permette inoltre di separare i migranti ritenuti bisognosi di attenzioni particolari (donne sole e minorenni non accompagnati) e offre degli spazi per le famiglie con figli minorenni. La Commissione nazionale per la tortura (CNPT) ha visitato senza preavviso il Centro senza rilevare criticità insormontabili.
In tal senso, il Centro unico temporaneo di Rancate continua a rispondere alle necessità per quei migranti che non richiedono asilo alla Confederazione e le cui pratiche di riammissione semplificata non possono essere evase entro la chiusura notturna degli uffici della Polizia di frontiera italiana, con la quale la collaborazione continua a essere ottima.

Con questa disposizione s’intende quindi rispondere in modo adeguato e proporzionale al contesto attuale e agli scenari futuri, nell’ottica della continuità e secondo le positive esperienze riscontrate dall’apertura del Centro. Il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto adottato una serie di misure che permettono di ottimizzare ulteriormente i costi di gestione del Centro unico di Rancate e quelli legati alle attività svolte dalla Protezione civile (PCi). Sono in effetti state rivalutate le prestazioni relative all’agenzia di sicurezza e a tutti gli aspetti logistici in modo da renderle flessibili e adattabili al numero di migranti giornalmente alloggiati. Tali accorgimenti hanno permesso una riduzione del 50% dei costi fissi.
Parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale per l’asilo (CFA) si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva.

Il mandato attribuito all’attuale agenzia di sicurezza privata che si è aggiudicata il concorso del gennaio 2017 scade alla fine dell’anno. Un nuovo bando di concorso sarà pubblicato nel corso della prossima settimana. Infine, il Consiglio di Stato tiene a ringraziare l’Autorità comunale di Mendrisio e la popolazione residente anche nei comuni limitrofi per la collaborazione e la disponibilità dimostrata.

La campagna di prevenzione “Acque sicure” entra nel vivo

La campagna di prevenzione “Acque sicure” entra nel vivo

Sabato 14 luglio a Losone, a partire dalle 14.00, alcuni rappresentanti della Commissione consultiva cantonale «Acque sicure» animeranno uno stand informativo durante un evento sportivo previsto nell’area di svago del Meriggio. Entra così nel vivo la campagna di prevenzione promossa dal Dipartimento delle istituzioni, che punta come sempre ad attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.
La spiaggia del Meriggio – alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza – è una delle più frequentate del Locarnese e uno dei nuovi luoghi in cui da quest’anno, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto, è prevista la presenza dei pattugliatori, che forniranno informazioni ai bagnanti sui comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza. Per presentare questa nuova offerta, il Presidente della Commissione consultiva «Acque sicure» Boris Donda parteciperà – insieme ad alcuni agenti della sezione lacuale della Polizia cantonale – all’evento sportivo in programma nel pomeriggio di sabato 14 luglio nell’area di svago losonese.
Le regole più importanti per frequentare in sicurezza i nostri lidi saranno ricordare a tutti i presenti grazie alla presenza di uno stand informativo, che organizzerà giochi e la distribuzione di gadget della campagna di sensibilizzazione. A partire dalle 14.00, il Presidente Boris Donda sarà inoltre a disposizione degli organi d’informazione per rilasciare interviste.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ricordare le sei regole dei bagnanti, pubblicate anche sul sito internet www.acquesicure.ch

1.
Non perdere mai di vista i bambini
2.
Non accamparsi sulle rive o sugli isolotti di un fiume
3.
Prestare grande attenzione alle condizioni meteorologiche: le piogge fanno aumentare rapidamente il livello dell’acqua
4.
Valutare bene il luogo e le caratteristiche del fiume: gole strette e cascate sono pericolose. I vortici non si vedono ma imprigionano sul fondo
5.
Seguire le indicazioni e i suggerimenti delle persone competenti
6.
Attenersi alla segnaletica delle officine idroelettriche

Moto, ma i sinistri sono in calo

Moto, ma i sinistri sono in calo

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 luglio 2018 de La Regione

Dopo i casi dello scorso fine settimana, i dati e le attività di prevenzione.
Il progetto ‘Strade sicure’.

Lotterebbero ancora tra la vita e la morte i due motociclisti che lo scorso fine settimana, uno a Vogorno e l’altro a Corzoneso (frazione di Acquarossa), sono stati vittime di due seri incidenti stradali. Le loro condizioni sarebbero immutate rispetto a quanto comunicato inizialmente, indicava ieri pomeriggio la Polizia cantonale, da noi interpellata. Più fortunato, invece, un terzo motociclista che, sempre domenica, sul Lucomagno, nei pressi di Camperio, probabilmente a causa di una chiazza d’olio trovata sull’asfalto, è scivolato affrontando un tornante. Le sue condizioni sono stabili. Tre incidenti con coinvolti motocicli in un fine settimana sono tanti, ma si inseriscono in un trend? «Nei primi quattro mesi dell’anno non abbiamo riscontrato indicazioni di un aumento di incidenti con motoveicoli – risponde Renato Pizolli, capoprogetto di ‘Strade sicure’ –, anzi, il numero di sinistri che vedono coinvolti motoveicoli è inferiore del 15 per cento rispetto agli scorsi anni. Maggio e giugno, benché ancora incompleti perché non sono rientrati ancora tutti i rapporti, non indicano un cambio in questa tendenza». Il 15 per cento in meno rispetto agli scorsi anni, quindi. Ma i dati – fornitici dalla Polizia cantonale – che coprono il periodo 2013-2017 sono parecchio altalenanti. Se il totale degli incidenti che hanno coinvolto almeno un motoveicolo nel 2013 è stato di 503, l’anno seguente il calo è stato sensibile con 464 casi. E se nel 2015 il livello è tornato a quello di due anni prima, risalendo a 509, nel 2016 si è nuovamente scesi a 435. E l’anno scorso? Si è registrato il numero più alto di incidenti degli ultimi cinque anni: 538. Sempre nel 2017, i morti sono stati tre, mentre i feriti gravi 105 e quelli leggeri 183. Dati ballerini quindi, o quantomeno altalenanti. Le cause, però, principalmente sono sempre le stesse: avvicinamento eccessivo al veicolo che precede, manovre azzardate, assunzione di alcol, superamento di veicoli fermi in coda da parte del motoveicolo, scarsa esperienza di guida. E anche le dinamiche, ripetono lo stesso schema: negli ultimi cinque anni, la più frequente è sempre stata un incidente causato da uno sbandamento o per colpa propria del motociclista. Va da sé, quindi, che la prevenzione e la sensibilizzazione siano più che fondamentali. Pizolli, rispondendo alla ‘Regione’, ricorda come «‘Strade sicure’, progetto del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Polizia cantonale, sostiene attivamente in Ticino corsi autorizzati e certificati di perfezionamento della guida sulle due ruote con un contributo finanziario». Ma non solo. «Questo progetto promuove degli appuntamenti specificatamente dedicati ai motociclisti. Il 30 giugno, ad esempio, ad Airolo una quarantina di loro ha potuto affrontare i passi alpini con la Polizia cantonale». Questo evento, promosso da ‘Strade sicure’ e dal V Reparto della Gendarmeria stradale della Cantonale, «aveva come obiettivo effettuare prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti. Agenti esperti – annota Pizolli – hanno accompagnato gli amanti delle due ruote sui passi del San Gottardo e della Novena, fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate». Importante che sia avvenuto in giugno perché, come ricorda il capoprogetto di ‘Strade sicure’, «quella estiva è la stagione dove capita il maggior numero di incidenti, anche perché è maggiore il numero di motoveicoli in circolazione e aumenta il numero di chilometri effettuati».

Visite nei Comuni del Consigliere di Stato Norman Gobbi

Visite nei Comuni del Consigliere di Stato Norman Gobbi

Si concluderà martedì 10 luglio 2019 a Mendrisio la prima serie di incontri fra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i Municipi di alcuni dei Comuni del Cantone; un ciclo di visite organizzato dal Dipartimento delle istituzioni per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella degli enti locali, grandi e piccoli, del Ticino.

In generale, i Municipi dei Comuni coinvolti in questi primo ciclo di visite hanno espresso soddisfazione nei confronti della strategia del Governo in materia di aggregazioni, che intende privilegiare i progetti proposti dagli stessi enti locali. È stata d’altra parte attirata l’attenzione del Consigliere di Stato su una certa distanza tra i servizi cantonali e quelli dei Comuni; la Sezione degli enti locali ha preso nota delle osservazioni integrerà questa consapevolezza nel progetto Ticino2020.
Per presentare un primo bilancio di quanto è emerso da questo ciclo di appuntamenti, il Consigliere di Stato Norman Gobbi sarà a disposizione dei rappresentanti dei mezzi di informazione, per rilasciare alcune brevi dichiarazioni sul tema delle aggregazioni e dei rapporti tra Cantone ed enti locali.

L’appuntamento è per:
Martedì, 10 luglio 2018
alle ore 15.00
a Mendrisio
nell’atrio del Palazzo comunale

Saranno disponibili per interviste:
• Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni
• Marzio Della Santa, Capo della Sezione degli enti locali
• Samuele Cavadini, Sindaco della città di Mendrisio

Semplici accorgimenti per bloccare i ladri durante le vacanze

Semplici accorgimenti per bloccare i ladri durante le vacanze

Un’informazione chiara contro i furti
Il periodo estivo coincide per buona parte di noi con le tanto attese vacanze. Non si vede l’ora di poter staccare un attimo dal ritmo quotidiano per concedersi qualche giornata con i propri cari o praticando gli hobby preferiti. 
Non siamo però i soli ad attendere questo momento: assieme a noi ci sono i ladri che non vedono l’ora di approfittare della nostra assenza per violare gli spazi più intimi della nostra quotidianità alla ricerca di una interessante refurtiva. 
Il mio Dipartimento, in particolare la Polizia cantonale, prima dell’estate ricorda alla popolazione di mettere in pratica alcuni accorgimenti che possono aiutare a combattere il fenomeno dei furti nelle abitazioni. Prima di partire per le vacanze, consiglio vivamente di seguire le indicazioni fornite dalla Prevenzione svizzera della criminalità. Oltre all’accurata pianificazione del viaggio e del soggiorno, è indispensabile ridurre il rischio che la nostra abitazione possa suscitare l’attenzione dei ladri durante il periodo in cui resterà incustodita. Sarebbe piuttosto sgradevole doversi occupare delle pratiche di notifica di un furto al rientro dalle vacanze.
 
Trend in diminuzione per i furti nelle abitazioni
Grazie al buon lavoro della Polizia cantonale, i furti nelle abitazioni sono diminuiti in maniera importante negli ultimi anni (da 1’455 nel 2015 a 926 nel 2017). Dobbiamo comunque tenere alta la guardia per ribadire il trend positivo anche per il 2018. Sono molteplici le motivazioni che hanno permesso di conseguire questo risultato: da un lato la maggiore e migliore presenza sul territorio degli agenti favorita dalla riorganizzazione della Polizia, dall’altro una comunicazione più efficace e attiva sul tema con l’utilizzo dei canali classici e l’aggiunta dell’App e dei social media della Polizia cantonale. Pure i cittadini hanno dato il loro prezioso contributo con la segnalazione alla Centrale operativa di situazioni sospette, rendendo più efficace il lavoro di prevenzione e repressione degli agenti.

L’assenza da casa deve essere comunicata con attenzione
Per ridurre il rischio di furti, è opportuno insinuare nei ladri il dubbio che l’abitazione non sia abbandonata, delegando a conoscenti fidati il compito di “farla vivere” o automatizzando con dei timer alcune attività abituali. Tra queste – in estrema sintesi – evidenzio la necessità di vuotare la bucalettera, di aprire e chiudere le tapparelle o persiane e di accendere e spegnere le luci (ma anche televisori e radio) nei locali ad intervalli irregolari. Oltre a ciò, prima della partenza, è fondamentale assicurarsi che tutti gli accessi siano stati correttamente chiusi (pure i lucernari) e che l’impianto d’allarme, se presente, sia stato correttamente programmato. Ricordarsi anche di depositare in cassaforte o nelle cassette di sicurezza banconote e oggetti di valore economico o affettivo.
In parallelo, è opportuno riflettere su che cosa comunicare specialmente con i social media (ma anche sulla segreteria telefonica). Evitate di dare troppo risalto alla vostra lontananza con scritti ed immagini dei luoghi di villeggiatura. I ladri potrebbero trovare la conferma della vostra assenza proprio sfogliando i profili social. Non dimenticate infine di fare attenzione ai borseggiatori, particolarmente abili a sfruttare le vostre distrazioni in presenza di un folto numero di persone. Non perdete mai di vista borsette e portamoneti!

Per non cancellare i benefici delle vacanze appena rientrati a casa, mi auguro possiate fare tesoro di questi utili suggerimenti. Assieme all’attività di prevenzione svolta dalla Polizia cantonale e dalle polizie comunali sarà così più facile combattere i tentativi dei malintenzionati, agevolando l’operato delle forze dell’ordine. I dati statistici sono favorevoli ma basta un attimo per peggiorarli. Faccio quindi affidamento anche sul vostro apprezzato ruolo di sentinelle sul territorio.
Futuro rosa per il Naravazz

Futuro rosa per il Naravazz

Il Consigliere di Stato Gobbi a Torricella-Taverne per discutere dell’ipotesi di carcere femminile

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle istituzioni, lo aveva rimarcato recentemente, era inizio giugno, in parlamento: ovvero il sensibile aumento in Ticino della popolazione carceraria femminile negli ultimi due anni circa e, parallelamente, la mancanza di una sezione specifica a loro dedicata al penitenziario della Stampa. Dati che hanno portato a una serie di ipotesi così da risolvere la situazione della ventina di detenute, recluse nell’ambito delle indagini preliminari o già in esecuzione anticipata della pena.

Fra quelli, va detto, che sono ancora dei ‘disegni’ vi è anche il Luganese, e in particolare il comune di Torricella-Taverne, individuato dal Cantone quale sede del Naravazz, in passato carcere aperto, prima istituto per ragazzi poi come struttura di esecuzione di fine pena, e in seguito utilizzato per uffici cantonali e corsi di polizia.

«È stato solo un discorso a lungo termine, una discussione ad ampio raggio – risponde alla nostra richiesta di un commento sull’incontro di ieri pomeriggio fra Cantone e Comune il sindaco Tullio Crivelli –; per questo mi è impossibile ora rilasciare una dichiarazione. Prima di farla aspettiamo una lettera ufficiale del dipartimento, dopodiché prenderemo eventualmente posizione. È comunque un’idea che si svilupperà nel tempo e le tempistiche saranno abbastanza lunghe».

Già vent’anni fa il Comune si era mosso alla notizia dell’apertura di un carcere, poi fu ‘digerito’, arrivando i detenuti nell’ultimo periodo di sconto di pena. Oggi, le ventilate volontà del dipartimento di vedere nel Naravazz un’opzione per le detenute hanno probabilmente fatto riaffiorare fra le istituzioni e i cittadini la voce, della popolazione in generale, che esige in primo luogo sicurezza. Necessità però che sarebbe già stata assicurata da Gobbi che guarda alle donne finite in prigione i cui reati non vengono inclusi nella voce ‘gravi’, ma limitati alle truffe, ai furti e alla Legge federale sugli stupefacenti.

La volontà di cercare una soluzione è dettata, soprattutto, dalla mancanza di una sezione specifica per le donne, che le esclude da determinate misure previste diversamente al carcere della Stampa per gli uomini, come per esempio la possibilità, in esecuzione della pena, di lavorare nei laboratori presenti all’interno della struttura carceraria. L’alternativa? Scontare la loro reclusione alla Farera con i limiti insiti nella Farera stessa, ben più restrittivi (il diritto a una sola ora d’aria), ma non senza seguire una formazione nell’ottica della risocializzazione evitando così il pericolo di recidiva.

Naravazz, comunque, se da ‘suggerimento’ diventerà realtà, si presenta già fin d’ora come una soluzione transitoria, ciò in vista della prospettata costruzione del nuovo carcere penale. Il Cantone dovrà su questa strada predisporre entro fine anno un progetto concreto, calcolandone costi d’investimento e benefici. La struttura di Torricella-Taverne è chiusa, infatti, da tempo e dovrà essere perciò sanata e rimodernizzata nei suoi contenuti esterni ed interni.

Fallimento Darwin Airline SA: anche il Tribunale federale conferma l’operato dell’Ufficio dei fallimenti

Fallimento Darwin Airline SA: anche il Tribunale federale conferma l’operato dell’Ufficio dei fallimenti

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione della sentenza del Tribunale federale che ha respinto, nell’ambito della procedura di fallimento della compagnia aerea Darwin Airline SA, il ricorso presentato da SkyWork Airlines AG contro la vendita dei sei aerei Saab 2000. Il corretto operato dell’Ufficio dei fallimenti della Divisione giustizia era già confermato dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello. Prossimamente la flotta aerea di Darwin Airline SA verrà quindi realizzata.

Il Tribunale federale, con sentenza del 27 giugno 2018 notificata in data odierna, ha respinto il ricorso contro la realizzazione dei sei aerei inventariati contestualmente al fallimento di Darwin Airline SA, presentato dall’avv. Patrick Bianco per conto di SkyWork Airlineas AG. Quest’ultima, rammentiamo, si era opposta alla vendita dei sei aerei Saab 2000, esplicitando pure pubblicamente delle gravi accuse nei confronti dell’operato dell’Ufficio dei fallimenti della Divisione della giustizia dal profilo della completezza d’informazione durante la procedura di fallimento. Accuse la cui assoluta infondatezza era già stata confermata dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello.

Nello specifico, i giudici di Mon Repos hanno ritenuto inammissibile il ricorso presentato da SkyWork Airlines AG, per motivi procedurali. Difatti, contrariamente a quanto dettagliatamente fatto dinanzi alla Camera di esecuzione e fallimenti tramite il precedente patrocinatore, essa non ha formulato nel proprio gravame all’Alta Corte alcuna conclusione riformatoria, non spiegando parimenti come porre rimedio alla lamentata impossibilità di formulare un’offerta concreta per l’acquisto dei beni appartenenti alla massa fallimentare.

Il Dipartimento delle istituzioni saluta quindi positivamente la sentenza del Tribunale federale, che corrobora ulteriormente la conformità dell’attività dell’Ufficio dei fallimenti alla legislazione in materia. Un’attività che ha richiesto e sta richiedendo uno sforzo notevole al personale dell’Ufficio dei fallimenti di Lugano, a cui va il ringraziamento per l’operato svolto con serietà e competenza anche in questa occasione.

La decisione dell’Alta Corte di Losanna consentirà dunque la realizzazione in tempi celeri della flotta aerea di Darwin Airline SA. Un aspetto che andrà infine a beneficio dei creditori coinvolti nel fallimento, la cui tutela degli interessi costituisce il compito principale attribuito dalla legge all’Ufficio dei fallimenti.

Non verranno rilasciate ulteriori dichiarazioni in merito.