Pronti all’impiego, 24 ore su 24

Pronti all’impiego, 24 ore su 24

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 de La Regione

Gruppi speciali di polizia di sei Paesi impegnati in questi giorni in Ticino nello ‘Swiss Swat Contest’ Oltre dieci scenari operativi. Una gara fra tiro, percorsi a ostacoli e corsa in salita.

«Le forze speciali della polizia – sostiene Norman Gobbi – sono come l’esercito: pronte all’impiego, nella speranza che il loro impiego non si renda necessario», perché significherebbe che la situazione si è aggravata, tanto da rappresentare una seria minaccia per la sicurezza di una comunità. Forze comunque pronte 24 ore su 24 a entrare in azione, dice il capo del Dipartimento istituzioni assistendo, ieri sul Ceneri, a una delle esercitazioni dello ‘Swiss Swat Contest’, gara internazionale che vede impegnate da alcuni giorni in Ticino undici squadre composte di agenti dei gruppi speciali di sei Paesi, come i Nocs della Polizia di Stato italiana. Alla manifestazione prendono parte – oltre all’Italia – la Germania, l’Austria, il Lussemburgo, la Slovacchia e ovviamente la Svizzera, con sei team (uno è delle Guardie di confine). Dopo quattordici anni, lo ‘Swiss Swat Contest’ è così tornato in Ticino. L’evento è organizzato e diretto dalla Polizia cantonale. Il cui portavoce Renato Pizolli ricorda: «Chi ospita non partecipa». Ogni squadra, spiega il capitano Athos Solcà, è formata da «cinque elementi, più un coach»: i team sono alloggiati a Bellinzona, al Centro Gioventù e Sport. Quattordici i «cantieri», ubicati «sulla sommità del Monte Ceneri, nel Luganese e nel Mendrisiotto». Quattordici scenari/contesti nei quali le forze speciali potrebbero operare nella realtà. «A Lugano per esempio – riprende Solcà, responsabile del comitato organizzatore – i concorrenti vengono ammanettati all’interno di un edificio: devono riuscire a liberarsi e a lasciare lo stabile, di cui non conoscono la pianta, affrontando avversari e cercando di schivare trappole di vario tipo». In altri ‘cantieri’ si maneggiano armi e si spara dopo impegnativi percorsi a ostacoli. A Tesserete una corsa in salita: «Quattro chilometri e mezzo, 880 metri di dislivello…». Lo ‘Swiss Swat Contest’ si concluderà con la premiazione «della miglior squadra e del miglior tiratore», indica ancora Solcà. «Eventi come questo permettono anzitutto di stabilire preziosi contatti personali, cosa molto importante nella nostra professione», sottolinea il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, che è anche direttore dei corsi dell’Istituto svizzero di polizia destinati ai gruppi di intervento. Gruppi come quello (Gi) della Cantonale. Per potervi accedere, rammenta Pizolli, occorre aver lavorato per almeno tre anni in Gendarmeria: «Poi un anno di selezione fra duri test fisici, teorici e psicologici. Dopodiché, se si supera la selezione, un anno di prova nei Gi…». Non è certo una passeggiata.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 di Venti minuti

«Le situazioni di forte stress sono il loro pane quotidiano»

In questi giorni settanta agenti speciali si trovano in Ticino per sfidarsi nello Swiss Swat Contest. Hanno trenta minuti per entrare in territorio nemico, individuare il capo di un’organizzazione terroristica e sottrarre delle informazioni sensibili per sgominare tutta la rete. Uno scenario da film o da serie tv che in questo caso è però una delle prove che devono superare i settanta agenti speciali attualmente in Ticino per lo Swiss Swat Contest. Si tratta della manifestazione azionale più importante per i gruppi speciali dei Corpi di polizia svizzeri e che vede anche la partecipazione di agenti provenienti da altri paesi europei. «Per loro le situazioni di forte stress sono il pane quotidiano» ci dice Matteo Cocchi, comandante della polizia cantonale ticinese. «I nostri gruppi di intervento speciale «Le situazioni di forte stress sono il loro pane quotidiano» sono impiegati in situazioni difficili e soprattutto pericolose ». Tra queste si conta, per esempio, l’intervento che alla fine di febbraio aveva portato al fermo di una dozzina di membri della cosiddetta banda del buco. Malviventi che erano pronti a mettere a segno un colpo ai danni di una ditta di trasporti di Chiasso. Non sempre si tratta comunque di casi eclatanti. «Gli uomini dei gruppi d’intervento sono sempre attivi, e sono di supporto alla polizia giudiziaria e alla gendarmeria». Ma come si diventa agenti speciali? «Ci vogliono allenamento e la capacità di riuscire a superare situazioni di stress» spiega ancora Cocchi. «Chi desidera entrare nel reparto di intervento speciale deve innanzi tutto aver conseguito tre anni di attività in polizia ». Ora la competizione in corso in Ticino è anche un momento di condivisione. «È un’occasione in cui gli uomini e le donne dei nostri gruppi speciali possono accrescere le loro competenze» sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni.

Carcere femminile allo studio

Carcere femminile allo studio

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

Norman Gobbi segnala l’aumento di detenute registrato e i piani del suo dipartimento in quest’ambito

È sempre in fase di definizione la realizzazione di una sezione femminile all’interno delle strutture carcerarie ticinesi. Intanto però si studia la possibilità di riaprire per le detenute la struttura di Torricella-Taverne. Una decisione dovrebbe giungere entro il 2018. L’invito, formulato lo scorso anno dalla Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione, è stato dunque raccolto dal Dipartimento delle istituzioni (DI).

Il suo direttore, il consigliere di Stato Norman Gobbi, qualche giorno fa in Parlamento aveva segnalato il consistente aumento della popolazione carceraria femminile negli ultimi diciotto mesi. Gobbi ha spiegato che si tratta di una ventina di detenute, recluse sia nell’ambito delle indagini preventive, sia già in esecuzione pena. I reati commessi, spiega, vanno “dalle truffe ai furti agli stupefacenti”.

Non essendoci ora una sezione specifica, le carcerate non beneficiano delle misure previste per gli uomini al penitenziario della Stampa. Tra queste figura la possibilità di lavorare nei laboratori, in merito alla quale Norman Gobbi evidenzia che attualmente “non c’è la possibilità di poterle inserire insieme al resto della popolazione carceraria in esecuzione pena. Perciò scontano la loro reclusione alla Farera con i limiti della Farera ben più restrittivi”, che prevedono solo un’ora d’aria. Tuttavia, conclude il direttore del DI, chi sconta la pena alla Farera (donne comprese) ha modo di “seguire per esempio una formazione nell’ottica della risocializzazione e per evitare la recidiva”.

Incassano multe, lettera a Berna

Incassano multe, lettera a Berna

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione 

Il Dipartimento istituzioni vuole vederci chiaro sulle società private che incassano multe per conto, dicono, degli Stati dove è stato violato il codice stradale. Lettera e domande a Berna.

Società che incassano multe per conto, sostengono le stesse, degli Stati dove è stato violato il codice stradale: il Dipartimento istituzioni vuole vederci chiaro. La Sezione cantonale della circolazione ha così scritto di recente a Berna, ponendo all’Ufficio federale di giustizia (Settore assistenza internazionale) una serie di domande. Perché – annotano nella lettera Cristiano Canova e Michele Isolini, rispettivamente responsabile e capo dell’Ufficio giuridico della Sezione – “a scadenze più o meno regolari siamo confrontati con il problema, che non sembra avere una soluzione chiara e definitiva”. Il problema? Una ditta privata, svizzera o estera, trasmette al conducente residente in Svizzera “un avviso di contravvenzione commessa all’estero, chiedendone il pagamento”. All’importo della multa, rileva ancora la Sezione della circolazione, “si aggiungono spese (a volte esorbitanti) e interessi”. Anche la comunicazione “è sovente lacunosa”. Ovvero: “non è chiara l’autorità” per cui la ditta agisce, “non viene garantita un’adeguata risposta” a eventuali richieste di precisazioni, lo scritto “presenta errori ortografici e una grafica poco professionale”. Fatto sta che “sono numerosi i conducenti” che, alla luce di queste situazioni, “si rivolgono” al Cantone. Come ha fatto anche il Fat, il Fronte automobilisti Ticino. Nella missiva indirizzata all’Ufficio federale di giustizia, la Sezione della circolazione chiede fra l’altro se, per essere valida, l’intimazione di una multa debba essere fatta dalla competente autorità o possa essere delegata a una società privata. Se l’intimazione è stata correttamente effettuata dall’autorità, in caso di mancato pagamento “la procedura d’incasso può essere assunta da una società privata?”. E ancora: “Vi è una differenza” se la società d’incasso è svizzera o estera? La società “può richiedere tasse e spese supplementari? Entro quali limiti? E interessi?”. L’articolo 271 del Codice penale svizzero, quello sugli atti compiuti nel nostro Paese senza autorizzazione per conto di uno Stato estero, “è applicabile alla presente fattispecie? A che condizioni?”. Altri quesiti: “È ipotizzabile un invito al Ministero pubblico della Confederazione a voler prestare particolare attenzione a questi casi?”. Ed “è possibile avere un elenco degli Stati con cui è stato concluso un accordo per regolamentare simili procedure?”. Si attendono risposte da Berna. «Il nostro obiettivo è capire che legittimazione hanno queste società, se agiscono effettivamente per questo o quel Paese – afferma il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – . Vogliamo evitare, a tutela dei nostri cittadini, che si commettano abusi e truffe». Soddisfatto della lettera il presidente del Fat. «È necessario e urgente – dice Andrea Censi – che si faccia chiarezza»

Giustizia Cartellino rosso per 651 criminali

Giustizia Cartellino rosso per 651 criminali

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Poco più della metà (54%) dei delinquenti stranieri condannati ha subito un provvedimento di espulsione Il Ticino è fra i Cantoni più severi – Norman Gobbi: «È stato recepito in modo corretto il mandato popolare»

Poco più della metà (54%) dei delinquenti stranieri condannati ha subito un provvedimento di espulsione Il Ticino è fra i Cantoni più severi – Norman Gobbi: «È stato recepito in modo corretto il mandato popolare»

Primi bilanci per l’attuazione delle nuove disposizioni del Codice penale sull’espulsione dei delinquenti stranieri, entrate in vigore il 1. ottobre 2016. Per reati quali omicidio, lesioni personali gravi, appropriazione indebita qualificata, rapina, truffa, atti sessuali con fanciulli, matrimonio forzato ecc., a prescindere dall’entità della pena è prevista l’espulsione dai cinque ai quindici anni dal territorio svizzero. Secondo l’Ufficio federale di statistica, in base alle attuali disposizioni, un’espulsione obbligatoria sarebbe possibile in ben 1.210 condanne. Il provvedimento tuttavia è stato deciso nel 54% dei casi. Significa che gli stranieri condannati effettivamente espulsi dal Paese sono stati 651. La giustizia ticinese si è mostrata più severa rispetto alla media nazionale. La quota delle espulsioni infatti è stata del 72%. Su 72 condanne riferite all’articolo 66 del Codice penale, 52 si sono tradotte in un’espulsione.

Un risultato di cui il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non esita a definirsi soddisfatto. «Il Ticino applica la legge in maniera corretta. Prendiamo ad esempio il Vallese, un Cantone paragonabile al nostro poiché conta una popolazione straniera residente simile ed è anch’esso confrontato con una realtà di confine. Stando alle statistiche, il Vallese si posiziona al di sotto della media svizzera, quindi il 72% raggiunto dal Ticino non può che essere un buon risultato: significa che la nostra giustizia penale ha recepito correttamente il mandato popolare che è stato espresso con la votazione del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri». Per poi aggiungere: «Magari qualcuno si immaginava di poter raggiungere il 100% delle espulsioni, ma occorre ricordare che la legge prevede delle eccezioni. Eccezioni che il giudice penale è chiamato a ritenere, se giustificate».

Bisogna in effetti ricordare che il giudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Il giudice inoltre deve tenere conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera.

In ogni caso, aggiunge Gobbi, «dire che in Ticino si eseguono le espulsioni in maniera sistematica sarebbe sbagliato: non da ultimo dal momento che le vie di ricorso permettono sempre di porre in evidenza gli elementi sensibili del singolo caso. Poi, chiaramente, sta al giudice valutare una nuova decisione sulla base degli elementi apportati dal ricorrente». Per il consigliere di Stato comunque non ci sono dubbi: «I prossimi anni saranno decisivi per poter applicare la modifica della legge. Quel che è certo è che il Ticino, su questa materia, è più sensibile e ricettivo rispetto ad altri Cantoni. Siamo, magari, più diligenti».

La percentuale delle espulsioni effettive (54%) varia a seconda del permesso di dimora, nonché del tipo e della durata della condanna, ricorda l’UST. Sono stati colpiti da espulsione il 10% dei titolari di permessi B o C condannati e il 71% delle persone con altri statuti. La quota di espulsioni pronunciate era dell’80% per le condanne ad una pena detentiva. Considerando unicamente le condanne a pene detentive di più di sei mesi, questa quota arriva quasi al 90%. Nel caso di pene detentive di meno di sei mesi, tale quota scende al 17%. La quota di espulsioni più bassa (3%) è quella che riguarda le condanne ad una pena pecuniaria.

 

Articolo pubblicato su www.cdt.ch

Ticino tra i “campioni” dell’espulsione

Il nostro cantone percentualmente è risultato tra i primi cantoni a espellere i criminali stranieri – Norman Gobbi su Instagram: “avanti così”

Tra i risultati pubblicati stamane dall’Ufficio federale di Statistica (UFS) riguardo alle condanne penali in Svizzera durante il 2017 ce n’è uno in particolare che ha fatto sorridere il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.
Questa mattina l’UFS ha infatti pubblicato anche i dati riguardanti le espulsioni di criminali stranieri in caso di pena detentiva. Sui 1’210 casi in totale che riguardavano condanne per infrazione all’articolo 66a del Codice Penale, mediamente in Svizzera lo scorso anno sono state eseguite espulsioni nel 54% dei casi. Nella comparazione intercantonale di questa particolare statistica il Ticino si posiziona al terzo rango con 52 espulsioni su 72 casi (72%). Davanti a noi si trova solo il canton Jura (75%) e il canton Grigioni con cinque decisioni su cinque in favore dell’espulsione (100%).
Norman Gobbi tramite Instagram non ha nascosto la sua soddisfazione per questo risultato: “Il Ticino e la sua Giustizia penale seguono le indicazioni del Popolo sulle espulsioni penali dei criminali stranieri, risultando i più “duri” nell’applicare la norma tra i Cantoni medio-grandi. Avanti così!”.

L’articolo 66a CP
L’art. 66a CP comprende l’elenco dei reati per i quali una persona di nazionalità straniera può essere condannata a un’espulsione per una durata da cinque a quindici anni. Questo articolo prevede anche la possibilità, a determinate condizioni, di rinunciare alla pronuncia di un’espulsione.

 

 

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Le nostre valli sono state fra le prime a prendere in mano il proprio destino istituzionale, avviando un processo aggregativo capace di consolidare la propria funzionalità politica e amministrativa. Il prossimo 10 giugno sarà (nuovamente) il turno delle cittadine e dei cittadini di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra, Frasco, Lavertezzo, Sonogno e Vogorno, chiamati a esprimersi sull’aggregazione della Valle Verzasca in un Comune unico, con la separazione dei territori in valle da quelli sul piano.

Nell’aprile del 2013 il progetto era già stato accolto dalla popolazione, con l’eccezione del Comune di Lavertezzo – e meglio, della frazione sul piano – il cui Municipio decise di ricorrere contro il decreto di aggregazione del Gran Consiglio. Il Tribunale federale, nell’agosto del 2015, annullò la decisione perché non sussisteva una sufficiente base legale per decidere la separazione coatta di parti di territorio da un Comune. Nel frattempo la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni è stata opportunamente modificata e il progetto aggregativo è stato riattivato per ridare slancio al consolidamento istituzionale della Valle Verzasca, che oggi raccoglie la convinta adesione di tutti gli enti locali.

La Verzasca che potrà nascere con le elezioni comunali del 2020 è frutto di una visione chiara e condivisa sulla vocazione di un territorio il cui paesaggio è un patrimonio conosciuto ben oltre i confini cantonali e nazionali. L’identità e il senso di appartenenza alla comunità rappresentano un ulteriore collante per superare una frammentazione istituzionale che ostacola uno sviluppo ottimale della valle, oltre a un sano e corretto ricambio delle cariche. Da sempre il mio Dipartimento è atten-to a mantenere un equilibrio territoriale: le zone periferiche – come le nostre valli – devono avere la forza di evolvere rispondendo alle esigenze della società e di diventare un partner affidabile per il Cantone. E le aggregazioni sono una spinta vitale in questa direzione.

Grazie a questo progetto non mancheranno le opportunità di sviluppo, i settori strategici d’intervento e ovviamente gli aiuti cantonali a sostegno. Oltre agli 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario complessivo, sono previsti 2,4 milioni di franchi quale contributo per una nuova palestra presso il centro scolastico di Brione Verzasca e ulteriori 2 milioni di franchi a sostegno di investimenti di sviluppo a valenza regionale. Al nuovo Comune di Cugnasco-Gerra verrà corrisposta un’indennità per il ritiro dei beni amministrativi del territorio in valle (di circa 500’000 franchi, compresi nel risanamento finanziario complessivo). Per il nuovo Comune di Lavertezzo è previsto un aiuto eccezionale di 2,6 milioni di franchi quale contributo di risanamento e circa 1,3 milioni di franchi quale indennità, sempre per il ritiro dei beni amministrativi del territorio valligiano (anch’esso compreso nel credito di 11 milioni). A differenza di cinque anni fa, oggi in valle si vogliono creare opportunità, e sono proprio i Comuni a volerlo. Come previsto anche dal Piano cantonale delle aggregazioni, si vuole prediligere un approccio che vede le proposte di aggregazione giungere dal basso, promosse dagli enti locali. In questo senso il Cantone non vuole forzare la mano: è questa la ricetta vincente delle aggregazioni di successo.

Ancora una volta tutte le cittadine e i cittadini della Verzasca hanno la possibilità di prendere in mano le sorti del loro destino, esprimendo un sì convinto a favore dell’aggregazione. L’occasione è propizia per dare vita a un Comune unico, che sappia amministrare e promuovere uno dei territori più vasti del Ticino. La nuova realtà locale potrà così dare il suo contributo nel gettare le basi solide per costruire insieme il futuro, non solo di una valle, ma di un intero cantone.

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione

«È stata l’occasione, per entrambi, di mettere sul tavolo i temi che ci stanno a cuore». Era un sindaco di Stabio «soddisfatto» quello che, ieri pomeriggio, lasciava l’incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, al suo fianco il neo capo degli Enti locali Marzio Della Santa. Per Simone Castelletti il solo fatto che l’autorità cantonale visiti un Comune, tanto più di frontiera, è «positivo». Anche perché, ci fa notare, «i problemi ci sono e si toccano con mano». In realtà Stabio è la prima tappa di un ‘tour’ che porterà il consigliere di Stato in giro per il Ticino e che nel Mendrisiotto dall’autunno lo vedrà ‘sbarcare’ anche a Chiasso e a Mendrisio. Per cominciare il sindaco di Stabio e i suoi colleghi di Municipio hanno approfittato per allargare il discorso dal Piano cantonale delle aggregazioni – su cui l’ente locale si è sempre dichiarato scettico – e la riforma Ticino 2020 a una tematica ‘calda’ come la prospettata revisione delle Polizie strutturate. «La discussione – ci conferma Castelletti – è stata aperta e costruttiva. I punti sollevati sono stati recepiti dal direttore. Per noi del resto è importante mantenere la prossimità sul territorio». Affaire à suivre.

In montagna in sicurezza

In montagna in sicurezza

L’escursionismo, complici magnifici paesaggi e una rete di sentieri ad hoc, è da anni tra le attività più amate dalla popolazione nonché da gran parte di chi trascorre le vacanze nel nostro paese. Purtroppo la sua pratica, unitamente alla ricerca di funghi, richiede particolare attenzione poiché basta veramente poco per mettere un piede in fallo e cadere, infortunandosi anche in maniera grave ed in alcuni casi perdendo la vita. Per questo motivo la Polizia cantonale promuove una nuova campagna di prevenzione con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli della montagna, fornendo utili consigli per evitare gli infortuni. È stato quindi realizzato un apposito flyer, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, che sarà distribuito a livello cantonale nelle prossime settimane.

In base a recenti studi si stima che in Svizzera sono oltre 2.5 milioni le persone che praticano l’escursionismo. Si tratta quindi dell’attività sportiva maggiormente praticata nel nostro paese. Circa l’80% della popolazione utilizza i sentieri per fare escursioni, correre e passeggiare. In media si fanno 20 escursioni all’anno della durata media di tre ore, a tutto vantaggio della forma fisica e della salute. L’altra faccia della medaglia è purtroppo negativa poiché in base ai dati dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI), ogni anno in Svizzera si infortunano in media oltre 20’000 escursionisti (gli infortuni più comuni sono rappresentati da cadute accompagnate da lesioni alle articolazioni, ginocchia, polsi e dita) e una quarantina di loro perdono la vita. Negli ultimi 5 anni solo in Ticino, dove è forte pure la presenza di cercatori di funghi, si contano 37 infortuni in montagna di cui 17 con esito letale (8 nel solo 2017).

Viste le cifre citate, ogni anno, soprattutto nel periodo estivo, la Polizia cantonale è chiamata in collaborazione con i partner ad intervenire regolarmente nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparse di escursionisti e di raccoglitori di funghi. Si evidenzia che nel 2015 è stato creato in seno alla Polizia cantonale il Gruppo Ricerche e Costatazioni che coordina le ricerche di persone o cose su terreno impervio e di difficile accesso e le costatazioni di incidenti di montagna. Con costatazione di incidenti di montagna ci si riferisce agli interventi riguardanti gli avvenimenti che si verificano in maniera involontaria e imprevista su terreno impervio e di difficile accesso, segnatamente in caso di valanghe, cadute durante escursioni e in fase d’arrampicata, calate, collisioni e cadute sulle piste da sci, infortuni sul lavoro e altri incidenti in ambiente extra-urbano come pure collisioni con impianti di risalita e gatti delle nevi. In quest’ambito e con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni, grazie alla nuova campagna di prevenzione s’intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna, affinché questo tipo di uscite rimanga un momento di svago e di divertimento da svolgere in piena sicurezza. Per questo motivo è stato realizzato un nuovo flyer, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, da distribuire a livello cantonale e che ribadisce i seguenti semplici consigli di sicurezza per escursionisti e cercatori di funghi:

In montagna in forma e sicuri
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta: gialla per i sentieri escursionistici, bianco-rosso-bianco per i sentieri di montagna e bianco-blu-bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Attrezzatura adatta
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso e un cellulare (numero di emergenza 112 o 117).

A passo sicuro
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento. Concedetevi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fate attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene
fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi
quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Verzasca: un SI deciso per l’aggregazione

Verzasca: un SI deciso per l’aggregazione

Domenica prossima 10 giugno i cittadini dei comuni di Brione Verzasca, Corippo Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori di Valle di Cugnasco–Gerra e Lavertezzo saranno chiamati alle urne per decidere se accettare il progetto aggregativo di un unico comune denominato “Verzasca”. Nel caso di esito positivo – che auspico vivamente -, la nuova realtà locale diverrà operativa con le Elezioni comunali della primavera 2020.
Mi auguro che la popolazione aderisca al progetto che è stato presentato negli scorsi mesi con una campagna informativa e con la serata pubblica di Lavertezzo Piano, alla quale ho avuto il piacere di intervenire.
Sulla scia delle positive esperienze maturate con le aggregazioni nelle Valli, è ora giunto il momento per la popolazione di dotarsi di un nuovo comune, solido nell’organizzazione e nella distribuzione di servizi.
La Valle Verzasca ha vissuto negli ultimi decenni un regresso come accaduto in altre zone periferiche, caratterizzato principalmente dal calo demografico e dalla diminuzione delle opportunità lavorative, che hanno in parte affossato le prospettive sociali ed economiche nel corso degli anni. È ora giunto il momento di invertire questa tendenza, prima che sia troppo tardi.

Sostegno unanime al progetto d’aggregazione
Gli esecutivi dei comuni sono tutti certi che soltanto con l’aggregazione sarà immaginabile un rilancio della Valle. In sintesi, l’unione delle forze consentirà di garantire un futuro alla Valle Verzasca con un comune moderno di quasi 900 abitanti e mettere a disposizione di quest’ultimo le risorse necessarie ad affrontare le complesse sfide dei prossimi anni, rendendolo di fatto più forte rispetto agli attuali comuni.
Sarà così possibile proporre alla popolazione un ampio elenco di servizi e il comune godrà di un potere contrattuale superiore verso le istituzioni. La nuova realtà comunale dovrà coinvolgere da subito gli attori presenti sul territorio, sia pubblici che privati.  La sfida sarà infatti quella di sfruttare le risorse disponibili per ala realizzazione delle iniziative utili a consolidare l’attitudine del comprensorio, che fa affidamento sulla qualità della vita per i residenti, la creazione di nuovi posti di lavoro, promuovendo progetti idonei a creare positive ricadute a favore dell’economia della regione.

Basi finanziarie solide e piano di sviluppo regionale
Solamente con un unico esecutivo forte e autorevole si riuscirà ad organizzare e attuare il piano di sviluppo per il futuro della Valle (Masterplan), elaborato dall’Associazione dei Comuni della Verzasca presieduta dal granconsigliere leghista nonché sindaco del comune di Frasco Fabio Badasci.
Per la nascita del comune “Verzasca”, il Governo presenterà un messaggio al Gran Consiglio che prevede lo stanziamento complessivo di 18 milioni di franchi, di cui circa 1.3 milioni come  indennizzo a favore del futuro comune di Lavertezzo rispettivamente 0.5 milioni di quello di Cugnasco-Gerra. Per Lavertezzo è inoltre previsto un contributo supplementare di 2.6 milioni di franchi quale risanamento della frazione del Piano. L’erogazione di tutti questi aiuti permetterà al nuovo comune di Verzasca di partire su basi finanziarie stabili, a Cugnasco-Gerra di mantenere una situazione finanziaria positiva in linea con quella attuale e a Lavertezzo di migliorare la propria.

Per questi motivi vi trasmetto il mio caloroso appello per un compatto e convinto si al progetto aggregativo. Sono sicuro che i Verzaschesi sapranno cogliere questa irrinunciabile opportunità. Le aggregazioni comunali non cancellano i valori e le realtà locali, ma servono a rendere più forti i comuni nel loro ruolo di enti vicino al cittadino.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso saranno al centro di una serie di incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Il primo di dieci appuntamenti è previsto lunedì 4 giugno con le Autorità comunali di Stabio.

Da alcuni anni le Autorità cantonali hanno avviato progetti e riforme volte a ridefinire i compiti e i flussi tra Cantone e Comuni. Grazie a cantieri come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020 si intende ridare vitalità al Comune, in modo che possa diventare un partner affidabile e solido per l’Amministrazione cantonale. Infatti il rapporto tra Cantone e Comuni è determinante non solo per l’erogazione di servizi pubblici ma anche per rafforzare il sistema federale.

In quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto promosso una prima serie di dieci incontri tra Cantone e Comuni alfine di entrare in contatto con gli enti locali, conoscere le loro caratteristiche e aggiornarsi reciprocamente sui principali temi di interesse comune.

Alle visite, che inizieranno lunedì 4 giugno 2018, prenderanno parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e le Autorità comunali. Il primo dei dieci incontri, che riprenderanno nel corso dell’autunno, è previsto a Stabio, e seguiranno gli appuntamenti con Ascona, Lavizzara, Chiasso, Paradiso, Morcote, Lugano, Blenio, Locarno e Mendrisio.

Incontro tra il Consiglio di Stato, AlpTransit e Armasuisse

Incontro tra il Consiglio di Stato, AlpTransit e Armasuisse

Il Presidente Claudio Zali, accompagnato dai Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, ha incontrato negli scorsi giorni Dieter Schwank, Presidente della Direzione di AlpTransit San Gottardo SA e Mario Blank, rappresentante di armasuisse Immobili, per discutere del futuro del comparto di Pollegio di proprietà della società lucernese.

A margine della posa dell’ultima frazione di binari all’interno della Galleria di base del Monte Ceneri, i rappresentanti di AlpTransit San Gottardo hanno incontrato il Presidente del Consiglio di Stato, il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni e il rappresentante per il Ticino di armasuisse Immobili, l’Ufficio federale che si occupa dei beni immobili dell’esercito. L’obiettivo dell’incontro era discutere del futuro del sedime di Pollegio, dove, fino all’apertura della Galleria di base del San Gottardo, si trovava il cantiere della costruzione della galleria ferroviaria più lunga del mondo.

Il Canton Ticino offre i buoni uffici per favorire il trapasso dei terreni di proprietà di AlpTransit all’esercito, condizione vincolante affinché il demanio cantonale possa entrare in possesso del terreno dei Saleggi, attualmente di proprietà della Confederazione.

I tre Consiglieri di Stato hanno evidenziato come il terreno alle porte di Bellinzona sia indispensabile per due progetti cantonali più volte riportati dai media: quello della costruzione del nuovo Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli e quello della sistemazione idraulica e rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino.

Illustrati i differenti interessi specifici, al termine dell’incontro i rappresentanti delle tre istituzioni hanno deciso di procedere con la redazione di una Convenzione che permetta di fissare i differenti impegni (incluso Infocentro). Ulteriori informazioni verranno comunicate solo dopo la firma del documento, che verrà preventivamente illustrato nelle prossime settimane ai rappresentanti degli enti locali interessati.