Confine: i valichi secondari non si chiudono più

Confine: i valichi secondari non si chiudono più

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 de Il Quotidiano

Chiusura valichi bocciata
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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 16 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale boccia il progetto: «Debole impatto sulla criminalità» – Si propone di posare delle barriere Norman Gobbi: «Berna ha ascoltato l’Italia invece che il Ticino» – Roberta Pantani: «L’alternativa è un contentino»

Sulla chiusura notturna dei valichi secondari in Ticino è calato definitivamente il sipario. In una lettera al Consiglio di Stato, Berna ha comunicato che non intende estendere il progetto pilota rilevando come la misura – che ha interessato per sei mesi i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga – non ha prodotto un impatto tangibile sulla criminalità transfrontaliera. Ma ad influire sulla decisione del Consiglio federale è stato anche un altro fattore: le criticità espresse da oltre frontiera. Come si legge nella missiva inviata a Bellinzona «da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori». Dissapori che, evidenzia la lettera firmata dal presidente della Confederazione Alain Berset, «a loro volta potrebbero ripercuotersi negativamente sulla collaborazione in materia di migrazione (riammissione di migranti illegali)». Nato sullo slancio di una mozione presentata nel 2014 dalla consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, il provvedimento è stato archiviato da Berna che, quale contropartita, propone delle «misure alternative». Ovvero la posa di barriere nei valichi secondari che verranno però «chiuse solo in caso di necessità». Un accorgimento questo che andrà ad affiancare le misure già in essere quali il rafforzamento della collaborazione in ambito di polizia con l’Italia, l’aumento degli effettivi delle guardie di confine e l’installazione di telecamere di videosorveglianza.

Amarezza e poca considerazione
Ma come è stata presa la decisione in Ticino? Da noi contattato, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non ha mancato di esprimere amarezza di fronte alla scelta di Berna. «Possiamo dire che il Consiglio federale ha ascoltato di più l’Italia che non la popolazione ticinese e i Comuni della fascia di confine che, di recente, avevano scritto a Berna sostenendo la mozione Pantani. Insomma, il Consiglio federale ha preferito non aprire un fronte con l’Italia su un tema che, visto il cambio di Governo nella vicina Penisola, forse poteva essere ridiscusso». Dello stesso avviso Pantani che non usa mezzi termini nel definire le misure alternative «dei contentini». Ma non solo. «Ritengo – ci spiega – che i cittadini residenti nelle zone di confine e in particolare nelle vicinanze dei valichi secondari abbiano il diritto di sentirsi sicuri. Per questo, a suo tempo, erano state fatte delle raccolte firme e la mia mozione voleva essere un aiuto in questo senso. È chiaro che ora bisognerà valutare i passi da fare. Prendo atto della decisione del Consiglio federale, ma non escludo di tornare ad insistere sulla questione delle chiusure notturne». A farle eco è stato anche il collega al Nazionale Marco Romano (PPD) che su Facebook ha parlato di «decisione inaccettabile e irrispettosa della volontà del Parlamento. La sicurezza non è fatta solo da statistiche, ma anche da elementi e aspetti soggettivi. I valichi secondari vanno chiusi di notte, senza concessioni e senza remore». Ma la decisione, rileva Gobbi, è di competenza federale e di conseguenza alle autorità cantonali non resta che rassicurare la popolazione, «ricordando che l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le nostre forze dell’ordine che continueranno a seguire con attenzione l’evolversi della situazione. Viste le problematiche della porta Sud della Svizzera, la necessità di presidiare le zone di confine – visto che non si vuole chiudere i valichi secondari – rimane prioritaria».

Di coraggio e lunghe attese
Infine, malumori sono stati espressi anche dai sindaci dei Comuni toccati dal progetto. In particolare, il primo cittadino di Novazzano Sergio Bernasconi si dice deluso non da ultimo a causa della lunga attesa per la decisione di Berna. «Mesi e mesi per partorire una decisione che scontenta tutti e con aspetti ancora da chiarire, come quello relativo all’uso futuro di barriere “solo in caso di necessità’’ – rileva – con tutto il tempo trascorso, si sarebbe potuto anche trovare un accordo con l’Italia invece di giungere a questa conclusione». Dispiaciuta ma non sorpresa è Sonia Colombo-Regazzoni, capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso. «Personalmente – afferma – ero consapevole che la misura sarebbe stata di difficile attuazione». Lo sbarramento notturno dei valichi secondari, aggiunge, avrebbe probabilmente avuto uno scarso impatto dal profilo oggettivo, ossia in termine di riduzione del numero di reati, ma avrebbe certamente rafforzato la percezione soggettiva di sicurezza degli abitanti nelle zone a confine con l’Italia. L’auspicio della municipale chiassese è dunque che venga mantenuto un occhio di riguardo per le realtà di frontiera, magari accrescendo il numero di guardie di confine. Misura, questa, ritenuta «più fattibile e anche più efficace per il mantenimento della sicurezza». Dal Mendrisiotto al Luganese, a non nascondere un certo «dispiacere» è anche il sindaco di Monteggio Piero Marchesi, interessato dal provvedimento per il valico di Ponte Cremenaga: «Se misurare dei mutamenti in termini oggettivi risultava difficile, visto anche la corta durata della fase pilota, sul piano della sicurezza percepita gli abitanti avevano notato un netto miglioramento». In merito alla decisione di Berna ad ogni modo Marchesi non si dice sorpreso: «Non mi stupisce, quando ci vuole coraggio il Consiglio federale è spesso assente. Le contromisure? Non le ritengo efficaci».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 16 giugno 2018 de La Regione

‘Queste misure sono cerotti’

Il Consiglio federale decide di non introdurre la chiusura notturna dei valichi secondari. Saranno posate delle barriere da utilizzare in caso di necessità. La delusione di Roberta Pantani. ‘Non mollo: valuterò ulteriori interventi’.

I valichi secondari saranno muniti di barriere che verranno chiuse solo in caso di necessità, per esempio quando la polizia organizza una ricerca. Niente chiusure notturne, quindi, come postulato dalla consigliera nazionale leghista, e vicesindaco di Chiasso, Roberta Pantani in una mozione presentata nel 2014. La decisione è stata presa ieri dal Consiglio federale a seguito dei sei mesi di prova che, dal 3 marzo al 30 settembre dell’anno scorso, hanno interessato i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Durante questo periodo, spiega il Dipartimento federale delle finanze in un comunicato, “è risultato che una chiusura a livello cantonale dei valichi di confine non avrebbe una notevole incidenza sul tasso di criminalità. Da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini potrebbe ripercuotersi negativamente sulla buona collaborazione nell’ambito della sicurezza dei confini e della migrazione”. Roberta Pantani non nasconde la sua delusione. «Le misure comunicate dal Consiglio federale sono dei cerotti rispetto alla richiesta della mia mozione che chiedeva di chiudere tutti i valichi secondari durante la notte. Se ne erano individuati alcuni e si sarebbe solo dovuto continuare con la misura – commenta la consigliera nazionale –. La posa di barriere da usare alla bisogna mi sembra una soluzione di ‘menavia’». Il rammarico deriva anche dal fatto che «dall’altra parte del confine oggi la politica è quella del prima chiudere e poi discutere. Il Consiglio federale non ha avuto questo coraggio». Roberta Pantani non ha intenzione di arrendersi. «Sono delusa – conclude – ma non mollo: valuterò ulteriori interventi». Il Consiglio federale sottolinea di essere “consapevole dell’importanza del confine meridionale per la sicurezza”. Negli anni passati “sono state adottate varie misure per garantire la sicurezza del Canton Ticino”. E inoltre “il rivisto accordo in materia di polizia con l’Italia permette ora una migliore collaborazione transfrontaliera. L’effettivo delle Guardie di confine in Ticino è stato aumentato e la centrale cantonale di allarme a Bellinzona consente una più stretta collaborazione per garantire la sicurezza del confine”.

La sicurezza rimane prioritaria
Il Dipartimento delle istituzioni aveva sostenuto la richiesta contenuta nella mozione di Roberta Pantani. Prendendo atto della decisione e in attesa delle analisi svolte dai servizi federali per comprendere le ragioni che hanno portato il Consiglio federale a rinunciare alla chiusura notturna dei valichi secondari, in una nota il Dipartimento “intende rassicurare la popolazione ticinese, e in particolare i residenti nella fascia di confine. L’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le forze dell’ordine del nostro Cantone, che continueranno a seguire con la massina attenzione l’evolversi della situazione sul terreno”. Le autorità ticinesi “intendono vigilare sull’attuazione delle misure complementari annunciate dalla Confederazione e sulla loro efficacia per l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera”. Si rileva inoltre come, in generale, il numero di furti commessi sul territorio cantonale stia ulteriormente diminuendo anche in questi primi mesi del 2018, a seguito delle varie misure adottate dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale in collaborazione con il Corpo federale delle Guardie di confine e le Polizie comunali ticinesi.

Alleanza patriziale: l’archivio cartaceo farà presto posto alla digitalizzazione

Alleanza patriziale: l’archivio cartaceo farà presto posto alla digitalizzazione

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 giugno 2018 del Corriere del Ticino

L’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno sabato, in occasione dell’assemblea annuale tenutasi a Cademario. All’incontro erano presenti 98 patriziati e circa 200 delegati, per un totale di oltre 230 persone. «Una partecipazione più viva che mai» ha sottolineato con particolare soddisfazione il presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti, che dando il via ai lavori assembleari ha evidenziato il proficuo lavoro svolto dal Consiglio direttivo entrato in carica lo scorso anno.

L’ALPA si occupa di promuovere la collaborazione tra Patriziati e Comuni: un compito questo divenuto ancora più importante anche a seguito delle recenti aggregazioni.

Piatto forte dell’assemblea è stata la revisione parziale della Legge organica patriziale (LOP), la cui modifica principale riguarda l’introduzione del Registro elettronico cantonale per la gestione dei dati di tutti i Patriziati. Come ha spiegato Zanetti, «le osservazioni dei singoli Patriziati, inoltrate nei mesi scorsi, sono state integrate nel limite del possibile nel testo di revisione della LOP. Un segnale importante da parte del Governo che ha voluto ascoltare anche la nostra voce».

Aspetto questo ricordato anche nell’intervento della presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli che ha sottolineato «la buona collaborazione con i servizi e gli uffici cantonali», nonché la validità del progetto per la conservazione della memoria tramite il recupero e la valorizzazione degli archivi del Patriziati. Il testo completo revisionato sarà in consultazione presso i Patriziati nel corso dell’estate.

L’ultimo intervento della giornata è stato del consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha messo in risalto come l’ALPA «non si limiti a gestire il proprio patrimonio fondiario e immobiliare, ma sia chiamata a valorizzare i beni in risposta ai bisogni di una società contemporanea sempre più attenta ai temi ambientali e alla qualità di vita».

Ristorni, occasione persa da un Governo poco coraggioso

Ristorni, occasione persa da un Governo poco coraggioso

Comunicato della Lega dei Ticinesi

Sebbene il parlamento avesse legittimato il Consiglio di Stato a trattare con l’Italia, il Governo ha per l’ennesima volta dimostrato una mancanza di coraggio palese. La proposta di Claudio Zali e sostenuta da Norman Gobbi di bloccare e vincolare parte dei ristorni per opere infrastrutturali di valenza transfrontaliera è stata bocciata dal triciclo PLR-PPD-PS. I CdS Vitta, Beltraminelli e Bertoli hanno affossato la proposta di blocco, frantumando la possibilità di avere una merce di scambio nelle trattative con Roma.

 

Valichi secondari: decisioni del Consiglio federale

Valichi secondari: decisioni del Consiglio federale

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della decisione odierna del Consiglio federale di non estendere il progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari del nostro Cantone, proponendo misure alternative. La sicurezza della popolazione ticinese rimane la massima priorità per le autorità ticinesi, che ora intendono vigilare sull’attuazione delle misure complementari annunciate dalla Confederazione e sulla loro efficacia per l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera.

Il Dipartimento delle istituzioni aveva sostenuto la richiesta inoltrata dalla Consigliera nazionale Roberta Pantani nel 2014 e alla quale il Consiglio federale aveva dato seguito avviando nel corso del 2017 un progetto pilota che prevedeva la chiusura di tre valichi secondari tra Mendrisiotto e Malcantone.

Il Consiglio federale ha stabilito che la fase sperimentale di chiusura dei valichi non ha prodotto un impatto tangibile sulla criminalità transfrontaliera e pertanto non verrà adottata. Oltre alle misure già in atto quali il rafforzamento della collaborazione in ambito di polizia con l’Italia, degli effettivi delle guardie di confine e l’installazione di telecamere di videosorveglianza ha deciso di procedere con la posa nei valichi secondari di barriere che verranno però chiuse solo in caso di necessità.
Prendendo atto della decisione delle autorità federali, il Dipartimento delle istituzioni intende rassicurare la popolazione ticinese, e in particolare i residenti della fascia di confine. L’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le forze dell’ordine del nostro Cantone, che continueranno a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione sul terreno.

Infine si rileva come – in generale – il numero di furti commessi sul territorio cantonale stia ulteriormente diminuendo anche in questi primi mesi del 2018, a seguito delle varie misure adottate dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale in collaborazione con il Corpo federale delle guardie di confine e delle Polizie comunali ticinesi. Per quanto riguarda le misure annunciate dalla Confederazione, il Dipartimento attende le analisi svolte dai servizi federali, per comprendere le ragioni che hanno portato il Consiglio  federale a rinunciare alla misura.

Ristorni, Gobbi e Zali in minoranza

Ristorni, Gobbi e Zali in minoranza

I due ministri sono stati gli unici contrari al pagamento.
Unanimità invece sulla collaborazione con Piemonte e Lombardia

Nessuna sorpresa: sui ristorni il Governo ticinese ha deciso a maggioranza per non bloccarli. La conferma, dopo le indiscrezioni circolate già nella giornata di ieri, è arrivata oggi dal direttore del DI Norman Gobbi. Lo ha fatto a margine dell’assemblea generale della Regio Insubrica, durante una giornata che, alla fine, si è confermata all’insegna della cooperazione transfrontaliera.
Se da un lato i due ministri leghisti sono stati gli unici a dirsi contrari al pagamento, dall’altro Gobbi e Zali hanno ritenuto importante proseguire il dialogo con le autorità di confine, magari sperando in una sensibilità maggiore del nuovo governo italiano.
Obiettivo per il quale, non va dimenticato, resta essenziale anche il ruolo della Confederazione:
“Si possono avere diversi punti di vista. Claudio Zali ha sottoscritto un volere di trattenere i ristorni per obbligare ad investire i soldi e rividere una politica passiva da parte degli enti nazionali italiani sulle infrastrutture” ha dichiarato ieri Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Come Consiglio di Stato, in maniera condivisa e senza fratture interne, abbiamo condiviso di operare con regione Piemonte e Lombardia un piano di azione per affrontare quelle opere e fare fronte comune nei confronti di Berna e Roma. Questo perchè se ci sono problemi per infrastrutture tra i due Stati le conseguenze le vediamo noi direttamente: dal Locarnese con le chiusure regolari dei collegamenti con il Piemonte, e le colonne infinite nel Sottoceneri che sono dovute ai frontalieri e alla mobilità individuale che non viene ottimizzata. L’obiettivo è di migliorare anche questi aspetti di vivibilità”.

Ticino in ‘pressing’ con Lombardia e Piemonte

Ticino in ‘pressing’ con Lombardia e Piemonte

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 de La Regione

Gobbi nominato presidente della Regio Insubrica: ‘Costellazione politica attuale da sfruttare’

«La costellazione politica è favorevole». Norman Gobbi lo ripete quasi fosse un mantra. Nel giorno in cui assume la presidenza della comunità di lavoro Regio Insubrica, e all’indomani dall’essersi trovato in minoranza in governo sul blocco parziale dei ristorni proposto dal collega leghista Claudio Zali, è tutto sorrisi e diplomazia. Liberati anche per quest’anno i soldi delle imposte dei frontalieri, il ‘pressing’ si potrà fare comunque, ritiene il consigliere di Stato. «Con le regioni Piemonte e Lombardia perseguiamo obiettivi comuni – commenta Gobbi a margine dell’assemblea della Regio –. È importante poter far pressione insieme su Berna e su Roma. La costellazione di chi siede nella stanza dei bottoni federale (leggi Ignazio Cassis agli Esteri) e a Roma (governo Conte, ndr) è favorevole per poter risolvere i problemi sulla linea di confine. Questo momento storico deve servire a questo». Il Gran Consiglio ha di recente dato incarico all’Esecutivo cantonale di avviare trattative con la controparte italiana. Con quale risultato? «L’intenzione è già stata condivisa con le due regioni italiane nel voler declinare in piani d’azione quegli interventi prioritari per far meglio convivere i nostri territori». Infrastrutture, soluzioni per la mobilità, messa in sicurezza delle reti stradali. «Nelle prossime settimane tecnici e politici si siederanno al tavolo per concludere un piano operativo condiviso». Una lista ordinata per priorità, che convince anche Massimo Sertori (Lega Nord), assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Svizzera. Quando il documento sarà pronto «potremo far intervenire anche il governo centrale, in questo momento molto più sensibile rispetto a prima – precisa –. Senza andare a toccare i ristorni o altro, magari attraverso Roma riusciamo a rimodellare un accordo bilaterale». E soprattutto ottenere più finanziamenti. «Da una parte c’è l’assonanza politica, e persone al governo che conoscono perfettamente i problemi transfrontalieri. Ma è in trattativa pure l’autonomia della Regione Lombardia – ricorda Sertori –: dovesse andare in porto, e oggi ci sono le condizioni politiche perché accada, significa ricevere competenze e soldi. Dal nostro punto di vista sono condizioni nuove non banali. Anzi, stravolgenti. Che possono aiutare in modo determinante la soluzione dei nostri problemi cronici». Un cambiamento di “costellazione” su cui è ben più prudente Aldo Reschigna del Pd, vicepresidente della Regione Piemonte. «Solo il tempo dirà» se effettivamente siamo di fronte ad una svolta. «Credo ci debba essere la consapevolezza che ciascuno dei nostri paesi non può vivere come un’enclave chiusa – aggiunge Reschigna –. E credo che la Regio Insubrica possa aiutare a contribuire a risvegliare una progettualità locale transfrontaliera».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Il dopo ristorni e la presidenza a Norman Gobbi

Mentre i milioni dei ristorni prenderanno il volo verso Roma, come è stato deciso mercoledì dal Consiglio di Stato riunitosi sulle isole di Brissago, la carica di presidente della Regio Insubrica passa in mani ticinesi. Durante l’assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica tenutasi a Mezzana, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto la carica, succedendo al vicepresidente della Regione Piemonte Aldo Reschigna. E alla luce di quanto scaturito dal tradizionale incontro settimanale del Governo, Gobbi ha dichiarato: «Sulla questione dei ristorni c’erano visioni differenti tra chi, come Claudio Zali e il sottoscritto intendevano bloccarli per obbligare le persone a sedersi al tavolo, e chi invece ha preferito una soluzione alternativa. Ma tutto il Governo è consapevole che con Regione Lombardia e Regione Piemonte esistono interessi comuni, evidenziati attraverso delle reciproche lettere che ora dovranno essere concretizzate in un piano operativo, in modo da risolvere quei piccoli problemi e fare fronte comune verso Roma e verso Berna. Questo proprio perché – prosegue ancora Gobbi – oggi la costellazione di entrambi i Governi è positiva. A Berna, quale interlocutore, abbiamo un consigliere federale ticinese in carica per gli affari esteri, Ignazio Cassis. Un momento storico quindi da utilizzare proprio per risolvere i problemi sulla linea di confine». Problemi questi che il consigliere di Stato ritiene debbano essere affrontati «dai territori di frontiera e non dagli Stati centrali, in modo da non delegarne la soluzione a Berna o Roma».

Quanto all’accordo sui frontalieri parafato nel dicembre del 2015, Reschigna osserva: «I tempi in cui è venuto a maturazione erano incompatibili con lo scenario politico proprio dell’avvicinamento alle elezioni. Aspetto questo che si è dimostrato un freno. Mentre per il tema delle compensazioni fiscali c’è molta preoccupazione da parte delle comunità locali. Per favorire l’approvazione a livello nazionale è necessario che lo Stato affronti il tema delle compensazioni nei confronti dei comuni italiani». In merito poi alla modalità di risoluzione dei problemi che coinvolgono i territori di confine, Reschigna spiega: «È uno dei compiti della Regio Insubrica costruire quelle convergenze necessarie a risolvere le questioni che coinvolgono gli interessi delle comunità locali». Per quanto riguarda invece la «costellazione dei governi a Berna e a Roma più favorevoli rispetto al passato» per dirla con le parole di Gobbi, Reschigna non esprime giudizi. Ma confermando la volontà di mantenere vivo il dialogo e promuovere la cooperazione, il vicepresidente della Regione Piemonte sottolinea: «Credo ci debba essere la consapevolezza che ciascuno dei nostri paesi non può vivere come un’unità chiusa, per cui le relazioni con i territori confinanti è vitale per poter costruire un futuro di sicurezza economica e sociale». L’obiettivo è «risvegliare e costruire una progettualità locale transfrontaliera, che significa anzitutto guardare al sistema delle istituzioni locali e delle università che possono essere anche di stimolo nel fornire dei riferimenti importanti» ha infine dichiarato.

Una Regio Insubrica quindi ancora vitale, come conferma Gobbi: «Una volta vi erano anche dinamiche di carattere culturale, che oggi si è preferito lasciare un po’ da parte per concentrarsi maggiormente sulla risoluzione dei problemi del territorio. La Regio rimane il luogo privilegiato per discutere e dialogare». In conclusione sono stati presentati il rinnovato sito internet (www.regioinsubrica.org) e il nuovo logo.

 

Servizio trasmesso nell’edizione di giovedì 14 giugno 2018 de Il Quotidiano

Italia e Svizzera, fronte comune
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La campagna «Rifletti» ospite al Tour de Suisse

La campagna «Rifletti» ospite al Tour de Suisse

Sabato 16 e domenica 17 giugno la campagna di sensibilizzazione «Rifletti» sarà presente, con la sua postazione informativa, nel villaggio del Tour de Suisse allestito a Bellinzona, nei pressi della sede di BancaStato.
La sicurezza sulle nostre strade sarà così promossa con informazioni utili, giochi a premi e la distribuzione di numerosi gadget.

La campagna «Rifletti» – promossa dal Dipartimento delle istituzioni, con la Commissione consultiva «Strade sicure» –  ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli utenti delle strade ticinesi sull’importanza di essere vigili nel traffico e di rendersi ben visibili. Il motto scelto per la campagna unisce, in un’unica parola, l’invito ad assumere un comportamento responsabile, riflessivo, e quello a indossare materiali in grado di riflettere la luce. Come sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, patrocinatore dell’iniziativa, «un comportamento responsabile di tutti gli utenti della strada riduce i rischi alla guida, di qualsiasi mezzo, e a piedi».
Con questa campagna, premiata e interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, il Dipartimento delle istituzioni intende arricchire ulteriormente le attività che mirano a ridurre il numero di incidenti sulle nostre strade.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Il Consigliere di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’assemblea generale tenutasi a Mezzana. La riunione ha permesso di presentare un documento su strategia e obiettivi della Comunità di lavoro, che si è inoltre dotata di un rinnovato sito internet e di un nuovo logo.

Si è svolta oggi a Mezzana l’Assemblea generale della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro – nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini – che riunisce il Canton Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del VCO, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese. La seduta ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Piemonte al Canton Ticino.

Il Presidente uscente Aldo Reschigna – Vicepresidente della Regione Piemonte – ha anzitutto ricordato l’importanza delle attività di dialogo e confronto transfrontaliero rese possibili dalla Regio Insubrica. La relazione si è concentrata sullo stato dell’esperienza avviata nel 1995, esprimendo in particolare l’auspicio che il coinvolgimento delle istituzioni e delle comunità locali venga posto sempre più al centro dell’attività della Regio, per favorirne il riconoscimento anche da parte della società civile. A questo proposito, è stata salutata con favore la continua crescita della qualità dei progetti presentati nell’ambito del programma di cooperazione Interreg.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, che ha assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro per l’anno entrante, ha in seguito presentato un documento che ne delinea strategia e obiettivi per il prossimo futuro. È stato evidenziato che, dopo la riorganizzazione avvenuta nel 2016, la Regio Insubrica è oggi pienamente in grado di svolgere il proprio ruolo di espressione del territorio – complementare a quello dei Governi – stimolando lo sviluppo di una progettualità condivisa e la risoluzione dei problemi transfrontalieri.

L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori – nuovo membro dell’Ufficio Presidenziale – ha poi proposto alcune riflessioni in merito all’opportunità di sfruttare la Comunità di lavoro quale canale preferenziale per contribuire a risolvere – adottando una logica di prossimità – i potenziali conflitti che possono emergere nell’ambito delle relazioni italo-svizzere, e quale organo di contatto con il nuovo Governo nazionale italiano. È stato inoltre suggerito di potenziare la comunicazione verso i territori, per contribuire ad aumentare l’autorevolezza della Regio Insubrica.

Le numerose attività svolte nel 2017 dalla Regio Insubrica sono state poi ripercorse dal Segretario della Comunità di lavoro, Francesco Quattrini. In generale, nel corso del 2017 la Comunità di lavoro ha rafforzato il proprio ruolo nell’ambito delle relazioni italo-svizzere; ciò è emerso ad esempio con la riunione del luglio dello scorso anno, nella quale i Presidenti della Regione Lombardia e del Consiglio di Stato ticinese hanno potuto chiarire alcune questioni cruciali legate alla mobilità ferroviaria transfrontaliera. Sono stati inoltre ricordati l’importante accordo fra Lombardia e Ticino per ottimizzare la gestione dei materiali inerti – con un’accresciuta collaborazione in materia di monitoraggio – e la cooperazione su temi ambientali e di sicurezza, ad esempio con il gruppo di lavoro Protezione civile per la gestione dei casi di dissesto idrogeologico. È stato infine menzionato anche il recente accordo istituzionale fra Ticino e Piemonte.

In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2018 e consuntivo 2017. In coda ai lavori sono inoltre stati presentati il rinnovato sito internet e il nuovo logo della Regio.

Aquarius, la polemica rimbalza in Ticino

Aquarius, la polemica rimbalza in Ticino

Da www.ticinonews.ch

Manuele Bertoli aveva attaccato Matteo Salvini, Gobbi lo difende: “E stata una decisione corretta”

“Uno spettacolo deprimente”: Manuele Bertoli non ha usato mezzi termini. In un duro post pubblicato ieri su Facebook il Consigliere di Stato socialista ha condannato fermamente la decisione del nuovo ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini di negare l’approdo alla nave di soccorso Aquarius con a bordo 630 migranti in fuga dalla Libia e che la Spagna, alla fine, ha deciso di accogliere (vedi articolo suggerito). “Sono proprio i Paesi governati dagli amici del neoministro degli italiano” scrive Bertoli “a girarsi dall’altra parte. C’è bruttura e c’è solidarietà. C’è chi va verso lo sfacelo civile e chi verso il rispetto di valori universali”.

Di avviso diametralmente opposto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, secondo cui la mossa di Salvini è stata un importante segnale politico nei confronti dell’UE: “E stata una decisione corretta, l’Italia è lasciata sola ad assolvere questo compito”, ha dichiarato ai microfoni di TeleTicino. Sulle dichiarazioni di Bertoli, Gobbi ha replicato così: “Potrei dire che anche chi c’era prima ha fatto politica sui migranti tenendo la porta aperta ai richiedenti economici e non solo a chi era in fuga dalla guerra. È un problema che vediamo anche da noi”.

Intanto continua il viaggio verso Valencia in Spagna della Aquarius, affiancata dalla nave Dattilo della guardia costiera italiana e dalla nave Orione della marina militare, su cui sono state trasbordate 400 persone soccorse in mare. Nel pomeriggio l’imbarcazione dell’Ong Sos Mediterranée, con a bordo personale di Medici senza frontiere, e le due navi militari italiane hanno superato la zona di Porto Empedocle, nell’Agrigentino e costeggiando la zona sud della Sicilia si dirigono insieme verso la Spagna.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la seconda seduta ordinaria del 2018 – la 47. dalla sua costituzione – alla presenza del Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal nuovo capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

Per quanto riguarda la ridefinizione dei rapporti fra Cantone e Comuni, sono state presentate due iniziative di carattere conoscitivo che prenderanno avvio a partire dall’autunno, a margine del progetto di riforma «Ticino 2020». Si tratterà di un sondaggio demoscopico rivolto alla popolazione ticinese – per comprenderne il punto di vista sulle aggregazioni e, più generale, sul ruolo istituzionale del Comune – e di una serie di interviste mirate a municipali e Presidenti di Consigli comunali e Assemblee.

Il Dipartimento del territorio ha in seguito fornito alcuni aggiornamenti in merito alla nuova Legge cantonale sulla gestione delle acque, destinata a riunire tutte le disposizioni che oggi regolano la materia, secondo il concetto di «integrazione» adottato dalle autorità federali. È stato anticipato che il messaggio al Gran Consiglio dovrebbe essere presentato entro la fine del 2018, e che non sono previste competenze aggiuntive per i Comuni. In merito al Piano cantonale di gestione dei rifiuti per il periodo 2018/2022, la versione definitiva del documento dovrebbe invece essere adottata dal Consiglio di Stato entro la fine dell’estate; è stato confermato che i Comuni saranno coinvolti nella discussione sull’ipotesi di una Legge cantonale sui rifiuti, fin dalla fase di definizione degli obiettivi e dei contenuti. Per quanto riguarda infine la nuova Legge cantonale sulla protezione antincendio, ai Comuni è stata proposta la costituzione di un Gruppo di lavoro paritetico, per svolgere gli ultimi approfondimenti ritenuti necessari; è stato concordato che nelle prossime settimane gli enti locali indicheranno i propri rappresentanti.

In conclusione, il Dipartimento delle istituzioni ha aggiornato i rappresentanti dei Comuni sulla riorganizzazione del settore dei registri; dopo l’approvazione del progetto da parte del Parlamento, la nuova struttura dovrebbe entrare in funzione al più tardi il 1. gennaio 2019. In merito alla protezione del minore e dell’adulto, è stato invece anticipato che il Consiglio di Stato costituirà un Gruppo di progetto, incaricato di approfondire la soluzione che prevede la «cantonalizzazione amministrativa» del settore.

In conclusione, i presenti hanno rivolto i loro auguri al nuovo coordinatore della Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, il nuovo capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La prossima riunione è prevista per mercoledì 12 settembre 2018.