Dichiarazione di fedeltà del Giudice supplente straordinario designato dal CdS al Tribunale penale cantonale

Dichiarazione di fedeltà del Giudice supplente straordinario designato dal CdS al Tribunale penale cantonale

Comunicato stampa

Si è tenuta oggi a Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dell’avv. Curzio Guscetti, designato dal Consiglio di Stato quale Giudice supplente straordinario del Tribunale penale cantonale.

Nella seduta del 9 luglio 2025, il Consiglio di Stato ha designato l’avv. Curzio Guscetti quale Giudice supplente straordinario del Tribunale penale cantonale, ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Attivo quale Cancelliere al Tribunale penale cantonale, l’avv. Curzio Guscetti ha già svolto nel 2018 la funzione di magistrato supplente presso l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi, il Giudice supplente straordinario entrerà in funzione a contare dal 15 luglio 2025, con il Tribunale penale cantonale che conterà quindi sull’effettivo di cinque Giudici tra ordinari e supplenti, come previsto dalla legge.

La designazione del Governo segue le due designazioni decise all’inizio del 2025 a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il Tribunale penale cantonale. In particolare, la decisione del Consiglio di Stato si è resa necessaria ai fini dell’operatività del Tribunale penale cantonale, con riferimento al processo di selezione di competenza del Gran Consiglio del terzo Giudice ordinario del Tribunale di appello, il cui concorso è stato pubblicato il 22 gennaio 2025, alla luce delle indefinite tempistiche circa la nomina da parte del Parlamento. Una designazione formalizzata in tempi celeri grazie al proficuo dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni con la Divisione della giustizia e il Tribunale di appello con il Tribunale penale cantonale.

Nella cerimonia tenutasi oggi a Bellinzona in presenza in particolare dei rappresentanti della Magistratura e del Dipartimento delle istituzioni, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha quindi voluto sottolineare come la designazione decisa dal Governo s’inserisce nel segno di una rafforzata fiducia verso la Giustizia del Canton Ticino, quale ulteriore dimostrazione della solidità e della resilienza delle nostre Istituzioni e della Giustizia, che al proprio interno può contare su competenze valide e qualificate, che denotano un profondo senso di responsabilità verso la cittadinanza e il nostro ordinamento giudiziario.

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa cantonale di tiro

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa cantonale di tiro

– Fa stato il discorso orale –  

Signore e Signori,
Cari tiratori, care tiratrici,
Autorità civili e militari,
Care cittadine e cari cittadini,

è con piacere e onore che porgo, a nome del Consiglio di Stato ticinese, il più caloroso saluto a tutti voi, riuniti qui a Faido, per questa straordinaria edizione della Festa cantonale di tiro.

Il tiro non è solo sport. È una tradizione che affonda le sue radici nell’identità della nostra Confederazione. È disciplina, senso del dovere, responsabilità individuale e collettiva. È anche un legame profondo con la nostra storia: quella di un popolo libero, che ha sempre difeso la propria autonomia con fermezza, coraggio e spirito di sacrificio.

Celebrando il tiro, celebriamo la Svizzera delle milizie, la Svizzera che ha scelto di essere forte nella sua neutralità armata, pronta a difendere sé stessa non con l’aggressione, ma con la preparazione, la vigilanza e la determinazione.

E quale luogo più significativo di Faido per rinnovare questo spirito? Con parole indimenticabili, il Consigliere federale Giuseppe Motta, grande leventinese e padre della patria, ci ricordava parlando alla commemorazione della Battaglia dei Sassi Grossi a Giornico: “Bisogna mettere in luce la parte essenziale che la Leventina ebbe in quel memorabile svolgimento. Essa protendesi giù dal valico del San Gottardo quale prima difesa del monte fatidico che ben fu chiamato la «Montagna sacra degli Svizzeri». È naturale perciò che la Leventina sia stata come la prima radice del Ticino svizzero.”

Ebbene, oggi siamo qui, su questa “prima radice”, per onorare un’eredità che non è solo memoria, ma anche impegno per il futuro. Perché un popolo che sa da dove viene è un popolo che saprà sempre dove andare.

Ringrazio di cuore gli organizzatori della Festa cantonale di tiro 2025 per lo straordinario lavoro svolto. Questo evento non è solo un successo logistico e sportivo, è un gesto di amore per il Cantone, per la Confederazione e per i valori che ci uniscono: la libertà, la responsabilità, l’unità nella diversità.

A voi, cari tiratori e care tiratrici, auguro gare intense, leali, onorevoli. Il vostro esempio ci ricorda che il futuro si costruisce con fermezza, rispetto e dedizione.

Viva il tiro ticinese, viva la Leventina, viva il nostro amato Ticino e viva la Svizzera! Grazie.

La verità non è razzista

La verità non è razzista

Norman Gobbi commenta la decisione della Commissione giuridica del Consiglio Nazionale di cassare l’obbligo di comunicare la nazionalità nei reati

La recente decisione della Commissione giuridica del Consiglio nazionale svizzero di respingere l’iniziativa parlamentare che proponeva di obbligare le forze dell’ordine a comunicare pubblicamente età, sesso e nazionalità di autori, sospettati e vittime di reati rappresenta un caso emblematico di manipolazione paternalistica dell’informazione.
La motivazione del rifiuto si basa sulla volontà di evitare che la divulgazione di dati demografici possa alimentare stereotipi e pregiudizi nella popolazione. ”In superficie, questa argomentazione appare nobile e progressista, tuttavia nasconde un pregiudizio ben più profondo e preoccupante: l’idea che i cittadini non siano intellettualmente capaci di processare informazioni complete senza cadere automaticamente in derive discriminatorie”, esordisce Norman Gobbi, che sottolinea come “questa logica implica che le autorità debbano fungere da filtro protettivo, decidendo quali informazioni i cittadini possano o non possano gestire responsabilmente. È una forma di paternalismo istituzionale che considera la popolazione incapace di discernimento critico”.

Quando le istituzioni decidono di omettere sistematicamente determinati dati, non eliminano i pregiudizi: li spostano semplicemente dal piano della realtà verificabile a quello della speculazione incontrollata. “L’assenza di informazioni ufficiali crea un vuoto che viene inevitabilmente riempito da supposizioni, voci e narrazioni non verificate, spesso più distorte della realtà stessa. La mancanza di trasparenza genera inoltre sospetto verso le istituzioni. Quando i cittadini percepiscono che vengono loro nascoste informazioni, tendono a immaginare scenari peggiori di quelli reali, alimentando teorie cospirative e sfiducia sistemica”, continua il Consigliere di Stato .

Una democrazia matura si fonda sul presupposto che i cittadini siano in grado di valutare informazioni complete e formarsi opinioni autonome. Per il Consigliere di Stato, “il compito delle istituzioni deve essere quello di fornire dati accurati e contesto interpretativo, non di pre-selezionare quali verità i cittadini possano sopportare. La lotta ai pregiudizi non si vince nascondendo la realtà, ma educando al pensiero critico e fornendo strumenti per interpretare correttamente i dati”.

Per Gobbi, la decisione della Commissione rivela una concezione elitaria della gestione dell’informazione pubblica: “esperti e politici decidono cosa il popolo può sapere, assumendo di possedere una saggezza superiore nel valutare le conseguenze sociali della trasparenza. Questo approccio non solo infantilizza i cittadini, ma sottrae loro uno strumento fondamentale di controllo democratico: la possibilità di valutare autonomamente l’operato delle forze dell’ordine e l’andamento della criminalità nel proprio territorio”.

Paradossalmente, la decisione che si proponeva di combattere i pregiudizi si basa sul pregiudizio più grave di tutti: quello secondo cui i cittadini non meritano fiducia nel gestire informazioni complete sulla realtà che li circonda. Una democrazia che protegge i propri cittadini dalla verità non può dirsi vera Democrazia”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 luglio 2025 de Il Mattino della domenica

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Comunicato stampa

Nella seduta dello scorso 2 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione del preposto Comitato guida in merito alla pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese. Gli scenari identificati sul territorio della Città di Lugano a seguito della grida pubblica saranno approfonditi e valutati nel dettaglio, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale. Il Rapporto finale è atteso nell’autunno 2025.

Il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione allestito dal preposto Comitato guida – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, concernente la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese, prontamente attivato dopo l’esito della votazione del 9 giugno 2024 sul nuovo Palazzo di giustizia di Lugano.

Le valutazioni, svolte dal Comitato guida d’intesa con la Sezione della logistica, si sono basate sugli indirizzi strategici approvati dal Governo nell’autunno 2024 per il comparto della Giustizia del Luganese, con in particolare la definizione di 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nonché sulle risultanze della pubblica raccolta di offerte di spazi in locazione o di acquisto di spazi o terreni indetta il 29 novembre 2024.  

Il Governo ha approvato gli scenari identificati dal Comitato guida sul territorio della Città di Lugano, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale, demandando gli approfondimenti e le valutazioni di dettaglio degli stessi. Il Consiglio di Stato ha quindi autorizzato la Sezione della logistica a informare i partecipanti alla grida pubblica, sia in relazione alle proposte d’offerta che non saranno tenute in considerazione, sia con riferimento alle proposte oggetto delle ulteriori valutazioni.  

Viste le valutazioni promosse nei prossimi mesi e il coinvolgimento dei partecipanti alla grida pubblica, non verranno rilasciate altre informazioni, rimandando alla comunicazione ufficiale del Governo a fronte del Rapporto finale atteso entro il 31 ottobre 2025.  

Seduta extra muros del Consiglio di Stato a Bedretto

Seduta extra muros del Consiglio di Stato a Bedretto

Comunicato stampa

Il Comune di Bedretto ha ospitato oggi la riunione settimanale del Consiglio di Stato, l’ultima prima della pausa estiva e la seconda di una serie di sedute extra muros che verranno organizzate sul territorio ticinese durante i prossimi mesi.

Dopo la prima seduta extra muros, organizzata nel mese di maggio a Chiasso, il Governo si è riunito oggi nel Comune di Bedretto, rendendo così visita alla regione dell’Alto Ticino.
La giornata è iniziata con una visita guidata di carattere scientifico. Accompagnato dal responsabile Domenico Giardini, Professore del Politecnico federale di Zurigo, il Consiglio di Stato ha potuto visitare il BedrettoLab, un laboratorio sotterraneo di ricerca unico nel suo genere, che consente di studiare la struttura interna del nostro pianeta. Realizzato all’interno di una galleria lunga 5,2 chilometri – che collega il Ticino con il tunnel ferroviario di base del Furka –, il BedrettoLab si sviluppa fino a un chilometro e mezzo di profondità, offrendo condizioni ideali per condurre ricerche sperimentali sul comportamento del sottosuolo profondo. Al termine della visita, il Governo ha poi incontrato le autorità comunali di Bedretto e, nel pomeriggio, ha tenuto la propria seduta settimanale ordinaria, l’ultima prima della pausa estiva.  
Il Consiglio di Stato ha discusso della proposta di cambio nella conduzione del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento del territorio, concludendo che non vi sono le condizioni per procedere in questa direzione. Nell’ambito della discussione, il Consiglio di Stato si è chinato su aspetti specifici, decidendo all’unanimità quanto segue.  
Per quanto attiene al settore della Magistratura, il Consiglio di Stato ha deciso di affidarne temporaneamente la conduzione politica al Consigliere di Stato Claudio Zali.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha chiesto di cedere temporaneamente la responsabilità politica della Polizia cantonale, tenuto conto delle sinergie operative con il settore della Magistratura e del prospettato processo che coinvolge due agenti della Polizia cantonale. Al fine di riequilibrare i carichi di lavoro, Norman Gobbi assume temporaneamente la conduzione politica della Divisione delle costruzioni.
Queste decisioni, che avranno effetto dal 1°settembre 2025 di principio fino al termine della legislatura, non comportano una modifica della struttura organizzativa dei dipartimenti.
Al Presidente del Governo è affidato il progetto di semplificazione delle procedure nei rapporti con le cittadine e i cittadini, le aziende e i Comuni.

“Il Ticino cresce, ma il frontalierato resta il tallone d’Achille”

“Il Ticino cresce, ma il frontalierato resta il tallone d’Achille”

Norman Gobbi commenta i recenti dati della SECO sull’occupazione

I dati SECO sul primo trimestre 2025 confermano che l’economia ticinese è in crescita: l’occupazione aumenta del 3,1% rispetto all’anno precedente e la disoccupazione si ferma al 6,6%, uno dei dati migliori degli ultimi anni. Ma, come sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, “dietro a questa vitalità economica si nasconde un paradosso tutto ticinese: la nostra crescita convive con una costante pressione salariale dovuta al frontalierato.

Gobbi evidenzia come il calo dell’1,4% dei frontalieri rispetto allo scorso anno – dopo decenni di aumento costante – rappresenti un primo segnale positivo, “frutto anche del nuovo regime fiscale che ha ridotto l’attrattiva del lavoro oltreconfine.” Tuttavia, con oltre 78’000 frontalieri ancora presenti, questi continuano a costituire circa un terzo della forza lavoro cantonale: una realtà senza eguali in Svizzera.

Il nostro mercato del lavoro non è come quello di Zurigo o Berna. Il Ticino è un Cantone di frontiera e subisce una concorrenza diretta da parte del mercato italiano, dove i salari sono sensibilmente più bassi. Questo squilibrio crea un bacino di manodopera disponibile ad accettare condizioni che, pur essendo migliori di quelle italiane, sono inferiori agli standard svizzeri. È qui che nasce il dumping salariale”, avverte Gobbi.

L’analisi dei salari medi del 2022 parla chiaro: mentre gli svizzeri percepiscono in media 6’462 franchi al mese, gli stranieri si fermano a 5’000 franchi. La differenza non è solo numerica, ma strutturale: i frontalieri sono spesso impiegati in settori meno remunerativi, con contratti più deboli e formazione inferiore. “Ma il problema – precisa Gobbi – è che questo meccanismo tira verso il basso anche i salari dei residenti, alimentando malcontento e sfiducia.

Il rischio di dumping è riconosciuto anche dalla SECO e tocca il cuore del modello economico cantonale. “Da un lato, le imprese beneficiano di manodopera a basso costo e flessibile. Dall’altro, la pressione sui salari è reale e colpisce soprattutto i lavoratori locali. Questa dinamica va regolata, perché mina la coesione sociale e svaluta il lavoro residente.

Con i negoziati in corso tra Svizzera e Unione Europea per l’adeguamento dell’accordo sulla libera circolazione, Gobbi chiede attenzione alle specificità ticinesi. “Il Ticino non può essere trattato come un Cantone qualsiasi. Siamo il laboratorio di frontiera della Svizzera. Le misure per tutelare i salari elvetici devono partire da qui.

La sfida, secondo Gobbi, è chiara: “Trasformare la nostra posizione geografica – oggi fonte di vulnerabilità – in un punto di forza. Il frontalierato non può più essere visto solo come una risorsa. Deve essere gestito con regole chiare, trasparenza fiscale e controlli rigorosi. Solo così potremo garantire che la crescita economica si traduca in un benessere diffuso e non in una corsa al ribasso.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 6 luglio 2025 de Il Mattino della domenica

La catastrofe in Lavizzara e Bavona: tra ricostruzione, resilienza e prevenzione

La catastrofe in Lavizzara e Bavona: tra ricostruzione, resilienza e prevenzione

Norman Gobbi commenta gli insegnamenti tratti dalle alluvioni dello scorso anno

Un anno fa, nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, violenti temporali hanno colpito l’Alta Vallemaggia, provocando otto morti e una devastazione senza precedenti nelle valli Bavona e Lavizzara. La Val Lavizzara, in particolare, ha subito danni enormi che hanno stravolto completamente il paesaggio e le comunità locali. Come ha dichiarato il sindaco di Lavizzara, Gabriele Dazio: “Siamo stati toccati in modo spaventoso dalla furia delle acque. In poche ore questo evento ha cancellato buona parte del nostro territorio”.
Le conseguenze immediate sono state drammatiche: sette morti confermati e un disperso che non è stato possibile rintracciare, mentre l’Alta Vallemaggia è rimasta isolata dopo che l’alluvione ha spazzato via il ponte Visletto. La frazione di Fontana, in particolare, è stata devastata dalle colate di fango e detriti, diventando simbolo della catastrofe che ha colpito la regione.
“Dodici mesi dopo, la ricostruzione procede con determinazione ma non senza difficoltà”, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Le autorità hanno formato un gruppo dedicato subentrato nella terza fase della ricostruzione, mentre nelle fasi iniziali, oltre all’esercito sono stati impiegati 538 militi di Protezione civile con 3.414 giorni di servizio per gestire l’emergenza e i primi interventi”.
La comunità locale ha dimostrato una resilienza straordinaria. Come sottolineato da Giacomo Garzoli, Presidente ERS-LVM: “La capacità di reagire alle avversità è nel carattere dei valmaggesi”. Tuttavia, le sfide finanziarie rimangono enormi.  Nel frattempo, la Val Bavona sta vedendo progressi concreti. La sindaca di Cevio, Wanda Dadò, ha annunciato che “tutto procede al meglio”. Un segnale positivo arriva anche dal riconoscimento internazionale: la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio ha attribuito il premio “Paesaggio dell’anno” alla Fondazione Valle Bavona e al Comune di Cevio.
“L’esperienza della catastrofe ha evidenziato la necessità di rafforzare i sistemi di prevenzione e gestione del rischio idrogeologico”, prosegue Gobbi. “Per fronteggiare efficacemente future catastrofi naturali, è necessario adottare un approccio integrato che combini prevenzione, preparazione e capacità di risposta. In primo luogo, occorre investire in sistemi di monitoraggio meteorologico avanzati e reti di allerta precoce più capillari, che possano fornire avvisi tempestivi alle comunità a rischio. La manutenzione costante del territorio risulta fondamentale: la pulizia dei corsi d’acqua, la gestione dei versanti instabili e il controllo della vegetazione possono ridurre significativamente i rischi di esondazioni e frane”.
“L’esperienza ha inoltre dimostrato l’importanza di avere persone sul posto che conoscano il territorio, che possano aiutare gli enti di intervento in caso di necessità”, prosegue Gobbi, sottolineando come “questo richiede il rafforzamento del presidio territoriale e della formazione delle comunità locali nella gestione delle emergenze. Sul fronte infrastrutturale, è necessario rivedere la pianificazione territoriale considerando i nuovi scenari climatici. Gli eventi estremi stanno diventando più frequenti e intensi, richiedendo una progettazione delle opere di difesa che tenga conto di questi cambiamenti. Le casse di espansione, i canali di diversione e le opere di rallentamento delle acque devono essere dimensionate per fronteggiare precipitazioni sempre più intense. La sfida principale sarà quella di bilanciare la necessità di ricostruire rapidamente con l’obiettivo di aumentare la resilienza del territorio. Questo significa non solo riparare i danni, ma ripensare l’assetto territoriale in chiave preventiva, investendo in infrastrutture verdi, migliorando la gestione delle acque e creando zone tampone lungo i corsi d’acqua”.
“L’esperienza della Lavizzara e della Bavona deve diventare un caso di studio per altre regioni alpine, dimostrando che è possibile ricostruire meglio di prima, coniugando la tradizione montana con le moderne tecnologie di prevenzione del rischio. Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, comunità locali e esperti sarà possibile trasformare questa tragedia in un’opportunità per costruire un futuro più sicuro e sostenibile per l’Alta Vallemaggia e per l’intero Ticino”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 giugno 2025 del Mattino della domenica

****

In Vallemaggia è tempo di progettare il futuro
Alla RSI le testimonianze di chi non dimentica quella notte. Oltre la commozione c’è la voglia di guardare avanti magari sulle note di una canzone scritta apposta per loro dai Make Plain

Domenica si sono commemorati a Piano di Peccia i primi 365 giorni passati dalle alluvioni che hanno colpito la Vallemaggia. Un periodo di tempo che segna una sorta di soglia psicologica, che separa quanto fatto finora da quanto ancora resta da fare.
Si chiude forse anche psicologicamente un capitolo dopo un anno, come ha riferito al Quotidiano della RSI il sindaco di Lavizzara, Gabrile Dazio, per aprirne aprirne un altro ossia quello della ricostruzione vera e propria fa portare avanti – dice – nel modo più celere possibile perchè le persone si aspettano risposte chiare.
Il tempo trascorso, come indicato da Luca Imperiali del gruppo Make Plain che quella sera tremenda era sul campo sportivo a suonare al torneo di calcio della Valle di Peccia, è stato utile a “metabolizzare e lavorare, per mettere nero su bianco delle parole, dei versi di una canzone che vuole chiaramente ricordare quanto successo”. Un brano dedicato “a tutte le persone che purtroppo un anno fa hanno subito delle conseguenze a causa del maltempo”.
“Mi ricordo che ha piovuto tantissimo – ha riferito una giovane – veramente tantissimo e questo creava un po’ di preoccupazione. Poi quando è saltata la luce e si è iniziato ad avere qualche notizia, ci siamo resi conto che stava succedendo qualcosa, qualcosa di grosso e poi abbiamo cercato di gestire la situazione come meglio si poteva”. La stessa giovane, nel giorno della commemorazione, sottolinea i sensi contrastanti di un giorno di festa come quello di domenica con quanto torna alla mente, con quanto è accaduto un anno fa. Qualcuno ammette di non essere più tornato in valle, altri quando il cielo promette più di una semplice pioggia non possono non provare un “forte senso di preoccupazione”.
È tempo di nuovi tornei di calcio, di feste sotto il capannone, di una ricostruzione che parte dall’anima, non solo da mattoni e asfalto.

****

Vallemaggia, il giorno che tutto cambiò

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2940033

 

Della Santa: “Aggregazioni? Il Cantone le promuove indirettamente da sempre”

Della Santa: “Aggregazioni? Il Cantone le promuove indirettamente da sempre”

Con il capo della Sezione degli enti locali approfondiamo il tema delle aggregazioni, dopo lo “stop” del Governo ai progetti di fusione tra Morcote e Vico Morcote,e tra Locarno e Lavertezzo. “Si incoraggiano i progetti che partono dal basso, quindi sulla base di una volontà locale”.

Chiusi due progetti di aggregazione comunale, quello tra Morcote e Vico Morcote, e tra Locarno e Lavertezzo. A deciderlo, è notizia di ieri, il Consiglio di Stato, che per la prima volta ha applicato la legge cantonale sulle aggregazioni. Tale legge permette di bloccare una procedura prima ancora del voto popolare. L’intervento da parte del Cantone in tal senso rappresenta una novità. “La possibilità di sciogliere questi finanziamenti, diciamo così, è conseguenza di una serie di progetti che si sono trascinati sull’arco di più anni, troppi, e che comunque in votazione popolare, forse anche per una certa stanchezza, furono bocciati”, spiega a Ticinonews il capo della Sezione degli enti locali, Mazio Della Santa.

Questo è il caso più di Morcote e Vico Morcote, in cui la procedura era ferma da anni. Come mai non è stata chiusa prima?
“Perché non avevamo la base legale, che è entrata in vigore alcune settimane or sono, e ci ha dato quindi la facoltà di intervenire”.

Nel caso di Lavertezzo e Locarno il progetto era stato invece avviato formalmente da poco. Come mai questa chiusura in così poco tempo?
“Come Dipartimento e come Governo, vengono promosse le aggregazioni dal basso, quindi sulla base di una volontà locale. In questo caso, tale volontà si è modificata nel tempo e sono stati valutati scenari diversi. Le stesse autorità politiche dei due Comuni hanno quindi ritenuto opportuno interrompere quanto avevano avviato per dare il via ad altri due progetti aggregativi, che a loro sembrano essere più interessanti. Nello specifico, nel caso di Lavertezzo vi è questa idea concreta con Gordola, che verosimilmente sfocerà in un’istanza aggregativa. Nel caso di Locarno, invece, si darà origine a un pre-studio, il quale permetterà di identificare il potenziale di sviluppo del Locarnese, sulla base del quale i Comuni poi si determineranno”.

Si può dire quindi che il territorio ora si sta ridefinendo quasi spontaneamente, con nuove alleanze “dal basso”?
“Sì, esattamente. Inizialmente ci sono magari dei Comuni che provano, intavolando una sede di discussioni. In seguito ci si convince dell’opportunità e si dà il via allo studio aggregativo, per rendersi poi conto che ci sono altre soluzioni preferibili a quella scelta. Da un certo punto di vista, ben venga quindi che la base legale permetta ora di interrompere i finanziamenti e di scioglierli, per poterne originare di nuovi”.
 

Il Cantone continuerà a promuovere attivamente le aggregazioni o adotterà un approccio più attendista?
“Il Cantone promuove da sempre indirettamente le aggregazioni, sia mettendo a disposizione le risorse finanziarie, ma anche e soprattutto stimolando le riflessioni a livello comunale. Questi incontri che svolgiamo, anche con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, permettono di mettere il tema sul tavolo. E ciò di cui ci accorgiamo è che a volte, mesi dopo, può nascere una scintilla e da lì, magari, si arriva a un progetto aggregativo”.


Una delle ultime dichiarazioni del consigliere di stato Claudio Zali diceva che ci sono troppi Comuni, quindi questo appoggio da parte del Cantone forse non è così indiretto…
“Faceva riferimento nella fattispecie al Locarnese, un territorio con cui – con l’attuale direttore del Dipartimento delle istituzioni – da un anno e oltre stiamo avviando tutta una riflessione. Riflessione che è poi sfociata in due pre-studi, i quali dovrebbero permettere a chi governa i diversi Comuni di valutare il potenziale di sviluppo che la regione potrebbe avere proprio grazie a un Comune unico e quindi a un’aggregazione”.
 
Le cave di Arzo non devono rinunciare agli eventi estivi

Le cave di Arzo non devono rinunciare agli eventi estivi

Il ricorso al Consiglio di Stato presentato da due privati cittadini non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal Municipio per gli appuntamenti del mese di luglio – Spegnimento della musica anticipato di un’ora
Fermi tutti. Le cave di Arzo non devono rinunciare agli eventi estivi previsti nel mese di luglio. Con decisione odierna è infatti stato stabilito che il ricorso al Consiglio di Stato – presentato da due privati cittadini – non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal Municipio di Mendrisio.
Facciamo un passo indietro. Una settimana fa, Nathan Bätscher, responsabile eventi Cave di Arzo e La Soleggiata, ha fatto sapere che il progetto si è trovato coinvolto indirettamente in una controversia: «Una famiglia residente a Tremona ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, contestando lo svolgimento di attività ed eventi all’interno delle cave e mettendo in discussione il rilascio dei relativi permessi da parte della Città di Mendrisio. È stato pertanto richiesto l’effetto sospensivo immediato per tutte le attività in programma nel sito». Nel frattempo, è stato trovato un piano B: il trasferimento de La Soleggiata nella zona di San Martino a Mendrisio, con un villaggetto temporaneo.
Secondo quanto prevede la normale procedura, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è stato chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal Comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio. La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: «In attesa che il Consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica», si legge in una nota del Cantone.
Il Municipio di Mendrisio aveva concesso già lo scorso 21 maggio all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio. Contro questa decisione, «due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato. Contrariamente a quanto è stato riferito su alcuni mezzi di informazione, finora il Governo non si è affatto espresso riguardo a questa vicenda».
Nelle motivazioni della decisione di accogliere parzialmente la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo, viene sottolineato che la decisione tiene conto della «legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del Comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata».
In prospettiva futura, il presidente del Consiglio di Stato intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il Municipio e i ricorrenti.
Come detto, gli organizzatori de La Soleggiata avevano già pensato a un piano B. Ora, con la decisione del Consiglio di Stato, dovranno decidere se tornare al progetto iniziale alle cave di Arzo.
 
 
(Immagine: La Soleggiata)
 
****
 

Cave di Arzo in festa, niente effetto sospensivo

Il ricorso al Consiglio di Stato, presentato da due cittadini, non avrà conseguenze sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal municipio di Mendrisio – Ma la musica si spegnerà un’ora prima

Gli eventi estivi previsti durante il mese di luglio 2025 alle cave di Arzo potranno svolgersi regolarmente. Il Consiglio di Stato ha infatti deciso che il ricorso presentato da due privati cittadini non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal municipio di Mendrisio.
Ma andiamo con ordine. Lo scorso 21 maggio, il municipio ha concesso all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio. Contro questa decisione, due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso.
Secondo quanto prevede la normale procedura, il presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi è stato però chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio.
La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: in attesa che il consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica.
Nelle motivazioni della decisione, viene sottolineato che la decisione tiene conto della legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata.
In prospettiva futura, il Governo intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il municipio e i ricorrenti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Cave-di-Arzo-in-festa-niente-effetto-sospensivo–2934234.html