Un’estate “di fuoco” per la Stampa: “Il solito calo di detenuti non c’è stato”

Un’estate “di fuoco” per la Stampa: “Il solito calo di detenuti non c’è stato”

Il principio d’incendio che ha interessato ieri il carcere della Stampa avviene in un periodo già complicato, fra detenuti sempre più problematici, persone sotto pressione e sovraffollamento.
Il direttore Stefano Laffranchini: “Il calo che normalmente osserviamo in estate quest’anno non c’è stato”.
 
Polizia, pompieri e soccorritori sono accorsi numerosi ieri sera alla Stampa di Cadro a causa di un principio d’incendio divampato dalla cella di un detenuto. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati all’ospedale per dei controlli, mentre altri due agenti sono stati visitati sul posto. Più gravi i danni materiali alla cella da cui sono partite le fiamme, tali da renderla inagibile. “In 11 anni di direzione del carcere, sarà successo 4-5 volte”, commenta il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini a Ticinonews. “La cosa è particolarmente problematica in un carcere: non è come in un hotel dove sono segnalate le vie di fuga. Le persone detenute dipendono in tutto e per tutto dagli agenti di custodia anche per essere tratte in salvo. Anche gli estintori in carcere sono sottochiave per evitare che si possano trasformare in armi”.
 
Le priorità in caso di incendio
Gli agenti di custodia, equipaggiati e formati anche per casi di questo tipo, sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza l’area interessata e i detenuti, accompagnati nel punto di raccolta stabilito, ossia la palestra del carcere. “Il problema principale in caso di incendio non è tanto la propagazione delle fiamme essendoci molto cemento, ma è soprattutto il fumo”, spiega ancora Laffranchini. “Il primo compito del personale è quello di trarre in salvo i detenuti. Una volta fatto questo, ci si concentra sull’evitare che l’incendio si propaghi. Infine, si inizia l’opera di spegnimento”.
 
Incendio doloso?
Toccherà ora all’inchiesta di Polizia stabilire le cause dell’accaduto. Il sospetto però è che possa trattarsi di un incendio intenzionale. Ipotesi di reato che, se venisse confermata, comporterebbe un deciso inasprimento della pena da scontare per il detenuto.
 
Le sfide del carcere
Il fatto di cronaca si inserisce in un periodo già intenso per le strutture carcerarie ticinesi, fra detenuti sempre più problematici da gestire e sovraffollamento. “Né la qualità delle persone detenute, né il periodo di sovraffollamento facilitano interventi di questo tipo”, prosegue Laffranchini. “Il sovraffollamento può essere un problema laddove alcune celle dovessero risultare inagibili a seguito di un incendio o altri eventi perché non avremmo spazi alternativi dove poter collocare i detenuti. Nel corso degli anni abbiamo vissuto una sorta di calo nei periodi estivi, quest’anno purtroppo non è avvenuto. L’allarme è dunque costante”.
 
Personale sotto pressione
Un allarme – 266 persone in detenzione per 267 posti disponibili – che ha conseguenze dirette sul personale. “Il personale è composto da persone straordinarie, ma lavora sotto pressione. Confido in loro e nel fatto che riusciremo a superare questo periodo difficile. Hanno appena concluso la scuola 7 agenti, abbiamo un nuovo concorso e contiamo di assumerne ancora. Questo ci permetterà di respirare”.
 
Nessuna conseguenza per il mini arrocco
Interventi strutturali, ma anche infrastrutturali. In attesa dell’edificazione di un nuovo carcere – lo studio di fattibilità è in corso – a corto termine vi è l’ipotesi concreta di un ampliamento tramite 5 prefabbricati securizzati. Serve però il sostegno politico. In questo senso, per Laffranchini, il fatto che dal mese prossimo Claudio Zali assumerà la conduzione politica di Polizia e Magistratura, mentre Norman Gobbi manterrà quella delle strutture carcerarie, non porrà problemi, nemmeno a livello comunicativo. “I contatti che intratteniamo con la polizia e la magistratura sono a livello operativo e non a livello politico-strategico. Da questo punto di vista non cambierà nulla”, conclude.
 
 
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Principio di incendio al carcere La Stampa

Principio di incendio al carcere La Stampa

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, le Strutture Carcerarie e la Polizia cantonale comunicano che oggi poco prima delle 19.30 vi è stato un principio di incendio presso il carcere La Stampa a Cadro.
Per cause che l’inchiesta di polizia dovrà stabilire, le fiamme sono divampate nella cella di un detenuto.
Gli agenti di custodia sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza i detenuti e l’area interessata. Sul posto sono quindi giunti agenti della Polizia cantonale e, in supporto, della Polizia Città di Lugano, i pompieri di Lugano che hanno provveduto a estinguere le fiamme e ad evacuare il fumo, nonché i soccorritori del 144. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati a titolo precauzionale in ambulanza all’ospedale per dei controlli. Due altri agenti di custodia sono stati visitati direttamente sul posto per aver inalato del fumo. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Il Movimento Giovani Leghisti nomina il nuovo Segretario: Giacomo Riccardi

Il Movimento Giovani Leghisti nomina il nuovo Segretario: Giacomo Riccardi

Il Movimento Giovani Leghisti ha nominato Giacomo Riccardi nuovo Segretario del Movimento. La scelta è ricaduta su Riccardi in quanto persona motivata, concreta e con una visione orientata al futuro.
 
La nomina completa il vertice del Movimento Giovani Leghisti, composto dal Coordinatore Alessio Allio e dal vice coordinatore “Dido” Gaberell, con l’obiettivo di formare una squadra dinamica e motivata, unendo esperienze e percorsi differenti.
 
Riccardi è attivo in diversi incarichi politici e associativi a favore della collettività. Nel 2024 ha partecipato come volontario alle operazioni di sgombero in seguito alle alluvioni che hanno colpito la Mesolcina e la Valle Maggia. Oltre all’impegno politico, Riccardi ama mettersi concretamente al lavoro per realizzare progetti e interventi a favore della comunità. Attualmente è Consigliere comunale e Caposezione della Lega a Cadempino.
 
Il Movimento Giovani Leghisti invita tutti i giovani interessati a partecipare attivamente alla vita politica ad aderire al Movimento, contribuendo con idee e proposte per il futuro del Cantone.
Con Giacomo Riccardi come Segretario, il Movimento intende proseguire il lavoro di rappresentanza per aiutare le nuove generazioni a inserirsi nel mondo della politica, in vista delle prossime elezioni comunali, far sentire la propria voce nelle istituzioni e favorire l’ingresso di giovani motivati all’interno delle stesse.
Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, partecipa all’inaugurazione della 78ª edizione del Locarno Film Festival

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, partecipa all’inaugurazione della 78ª edizione del Locarno Film Festival

In concomitanza con l’evento, nella località svizzera è possibile visitare anche la mostra «La vita è un viaggio interminabile» su Jack Kerouac, prodotta dalla Casa de Cultura Les Bernardes.

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, ha partecipato all’inaugurazione della 78ª edizione del Festival del Cinema di Locarno, invitato dall’organizzazione del festival e dal governo del Cantone Ticino (Svizzera). Fino al prossimo 16 agosto, la cittadina diventerà l’epicentro globale del cinema indipendente, con oltre duecento film provenienti da tutto il mondo.

La visita a Locarno per il secondo anno consecutivo è stata motivata dall’inaugurazione — in concomitanza con il festival — della mostra «La vita è un viaggio interminabile» su Jack Kerouac, prodotta dalla Casa de Cultura Les Bernardes di Salt. Questa esposizione, divisa in due parti, sarà visibile durante il mese di agosto presso la galleria Il Rivellino e presso la banca EFG, con sede in Piazza Grande, il cuore pulsante del festival.

La mostra ospita una serie di fotografie dal set del film Los pasos dobles, del regista catalano Isaki Lacuesta. Le immagini, del fotografo Òscar Fernández, hanno come protagonista l’artista Miquel Barceló. Parallelamente, saranno esposti anche alcuni dipinti di Jack Kerouac, seguendo il concetto di viaggio ideato da Les Bernardes.

Nel programma ufficiale del festival sarà proiettato anche Kerouac’s Road: The Beat of a Nation, che esplora come l’eredità e l’impatto di On the Road, l’iconico romanzo di Jack Kerouac, si riflettano nell’America di oggi.

La mostra è stata inaugurata dopo che il presidente Miquel Noguer è stato ricevuto presso il Municipio di Locarno dal vicesindaco Claudio Franscella e dall’assessora alla Cultura Nancy Lunghi. Con loro ha potuto scambiare opinioni sull’impatto del festival sulla città e sull’importanza della cultura come motore sociale ed economico.

Successivamente, si è incontrato con il presidente del Cantone Ticino, Norman Gobbi, per esplorare possibili collaborazioni culturali tra le due regioni. Miquel Noguer gli ha donato una riproduzione del busto di Demetra, dea ellenistica dell’agricoltura, come omaggio istituzionale. Tra i presenti all’incontro vi era anche l’ex presidente del Parlamento del Cantone Ticino e attuale deputato, Michele Guerra.

Durante la sua visita a Locarno, il presidente della Diputació di Girona ha avuto anche incontri con il vicepresidente senior della banca privata EFG, Adriano Rampazzi, e con il sindaco di Locarno, Nicola Pini, poco prima dell’inaugurazione del festival del cinema.

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El president, Miquel Noguer, assisteix a la inauguració de la 78a edició del Festival de Cinema de Locarno

Coincidint amb l’esdeveniment, a la localitat suïssa s’hi pot veure també l’exposició «La vida és un viatge interminable» sobre Jack Kerouac, produïda per la Casa de Cultura Les Bernardes

El president de la Diputació de Girona, Miquel Noguer, ha assistit a la inauguració de la 78a edició del Festival de Cinema de Locarno, convidat per l’organització del certamen i pel govern del cantó Ticino (Suïssa). Fins al proper 16 d’agost, la localitat es convertirà en l’epicentre global del cinema independent, amb més de dues-centes pel·lícules de tot el món. 

La visita a Locarno per segon any consecutiu ha estat motivada per la inauguració -coincidint amb el festival de cinema- de la mostra «La vida és un viatge interminable» sobre Jack Kerouac, produïda per la Casa de Cultura Les Bernardes de Salt. Aquesta exposició, dividida en dues parts, es podrà veure durant aquest mes d’agost a la galeria Il Rivellino i al banc EFG, amb seu a la Piazza Grande, centre neuràlgic del certamen. 

La mostra acull un seguit de fotografies del rodatge de la pel·lícula Los pasos dobles, del gironí Isaki Lacuesta. Les imatges, del fotògraf Òscar Fernández, tenen com a protagonista l’artista Miquel Barceló. Paral·lelament, també s’exposaran algunes pintures de Jack Kerouac seguint el concepte de viatge ideat a Les Bernardes. 

En la programació oficial del festival, s’hi podrà veure també Kerouac’s Road: The Beat of a Nation, que explora com el llegat i l’impacte d’On the Road, la icònica novel·la de Jack Kerouac, es reflecteix en l’Amèrica actual. 

L’exposició s’ha inaugurat després que el president, Miquel Noguer, hagi estat rebut a l’Ajuntament de Locarno pel vicealcalde, Claudio Franscella, i la regidora de Cultura, Nancy Lunghi. Amb ells, ha pogut intercanviar impressions sobre l’impacte del festival a la ciutat i la importància de la cultura com a motor social i econòmic.

Posteriorment, s’ha reunit amb el president del cantó Ticino, Norman Gobbi, per tal d’explorar possibles vies de col·laboració cultural entre les dues regions. Miquel Noguer li ha fet entrega d’una reproducció del bust de Demèter, deessa hel·lenística de l’agricultura, com a obsequi institucional. Entre els assistents a la trobada, hi havia l’expresident del Parlament del cantó Ticino i actual diputat, Michele Guerra.

Durant la seva visita a Locarno, el president de la Diputació de Girona també ha mantingut trobades amb el vicepresident sènior de la banca privada d’EFG, Adriano Rampazzi, i amb l’alcalde de Locarno, Nicola Pini, just abans de la inauguració del festival de cinema. 

https://www.ddgi.cat/web/noticia/15013/el-president-miquel-noguer-assisteix-a-la-inauguracio-de-la-78a-edicio-del-festival-de-cinema-de-locarno;jsessionid=74DEFCDE51537074BE96286FC9312F8B

«Das ist ein Traum von mir»

«Das ist ein Traum von mir»

Matteo Cocchi, Tessiner Polizeikommandant und oberster Polizist der Schweiz, über die Frauen-EM, die Super League und Tendenzen in Italiens Fussball.

Sie sind oberster Polizist der Schweiz. Wie haben Sie die Frauen-EM erlebt? 
Matteo Cocchi: Sehr positiv. Es war ein Fest ganz im Sinne des Sports, das international ausgestrahlt hat. Die Menschen gingen mit einer anderen mentalen Vorbereitung an die Spiele, als wir es manchmal in der Super League erleben: Sie wollten eine positive, friedliche und fröhliche Atmo-sphäre erleben. Es wäre wünschenswert und schön, könnten wir so etwas auch bei allen internationalen Männer-Nationalmannschaften oder sogar bei Spielen der Super League sehen. Das ist ein Traum von mir. Vielleicht wird er ja eines Tages wahr.

Im Vorfeld hat das Bundesamt für Informatik vor Cyberangriffen gewarnt. Gab es solche?
Nein, es gab sie nicht. Wir hatten zwar aufgrund unserer Erfahrungen mit Grossanlässen eine Liste mit möglichen Bedrohungen aufgestellt. Darin waren auch Cyberangriffe enthalten. Doch die Euro verlief tatsächlich sehr ruhig. Könnte man sich wünschen, wie ein Grossanlass verlaufen sollte, wäre die Frauen-EM das Musterbeispiel. 

Vor der Männer-Euro 2008 war die Situation anders. Die Nervosität war hoch, Bundesrat Samuel Schmid führte im Vorfeld Terrorübungen durch.
Ich war zwar 2008 noch nicht Polizeikommandant, sondern Berufsoffizier in der Armee. Klar ist aber: Seit der Euro 2008 gab es eine deutliche Entwicklung. Wir haben in dieser Zeit sehr viel gelernt, auch wegen der Terroranschläge von 2015 in Europa. Wir haben Polizeitaktiken neu konzipiert, die Dispositive weiterentwickelt. Die Partner im Sicherheitsverbund Schweiz arbeiten heute viel enger zusammen als damals.

Sorgten Grossanlässe wie Euro 2008, WEF , Wiederaufbau-Konferenz in Lugano und Bürgenstock-Konferenz für eine Art Routine?
Wir und alle beteiligten Sicherheitspartner bereiteten die Frauen-EM im Hintergrund so vor, wie wir heute jeden Grossanlass vorbereiten: ohne allzu grosse Öffentlichkeitsarbeit. Selbstverständlich gibt es eine sehr enge Zusammenarbeit der verschiedenen Polizeikorps innerhalb der Konferenz der Kantonalen Polizeikommandantinnen und -kommandanten der Schweiz KKPKS. Sagen wir es so: Die Maschine ist gut geölt. 

Gibt es polizeitaktisch einen wesentlichen Unterschied zwischen der Euro 2008 und der Euro 2025? 
Der Einsatz im Jahr 2008 verlief damals im Sinne der Vereinbarung über die interkantonalen Polizeieinsätze, auch weil ein wesentlich grösseres Polizeiaufgebot nötig war. 2025 waren die Kantone und Städte selbst für die Sicherheit verantwortlich, sie bewältigten die Einsätze selbstständig und unterstützten sich, wo nötig, innerhalb der Polizeikonkordate. Der Führungsstab Polizei erbrachte an der Euro 2025 stärkere Leistungen in der Koordination und in der Beurteilung der Lage als bei anderen Veranstaltungen.

Wer gehört dem Führungsstab Polizei an?
Geführt wird er von Andreas Moschin, dem Leiter der Flughafenpolizei Zürich und stellvertretenden Kommandanten der Kantonspolizei Zürich. Ihm stehen sämtliche Kanäle des Sicherheitsverbunds Schweiz offen, um ein Lagebild zu erstellen. Dazu gehören auch der Nachrichtendienst des Bundes und das Bundesamt für Polizei. Jeder Kanton ist mit einer Person im Stab vertreten. Wichtig ist, dass sich bei einem Grossanlass alle Partner des Sicherheitsverbundes Schweiz austauschen können.

Welche Leistungen erbrachte der Führungsstab? 
Er erstellte etwa ein Konzept für die Drohnenabwehr in den acht verschiedenen Stadien, wo die Spiele ausgetragen wurden. Heute müssen sich die Einsatzkräfte bei jeder Grossveranstaltung auf Drohnenangriffe vorbereiten. Wir haben dies im Vorfeld zentral koordiniert, damit bei jedem Spiel die Abwehr gewährleistet war mit den Mitteln, die zur Verfügung stehen.

Als Besucher fiel auf, dass die Städte unterschiedlich gewichteten. Bern sicherte die Fanzone beim Bundeshaus doppelt und sperrte für die Fanmärsche alle Seitenstrassen. In Basel waren die Seitenstrassen offen. Genf wiederum hatte eine hohe Polizeipräsenz. 
Genau wie in der Super League war eben jeder Kanton selbst für die Sicherheit von Spielen, Fanzonen und Fanmärschen verantwortlich. Bis auf wenige Empfehlungen machten weder der Führungsstab noch die Polizei kommandantenkonferenz Vorgaben auf Detailebene. Ich kann mir gut vorstellen, dass Schutzmassnahmen auch mit dem Standort verbunden waren. In der Innenstadt von Bern müssen andere Infrastrukturen geschützt werden als auf der Fanmarschroute in Basel.

Sie denken an Bundeshaus, Nationalbank und Berner Altstadt als Unesco-Weltkulturerbe?
Zum Beispiel. Grundsätzlich wenden wir im Ordnungsdienst die 3-D-Strategie an: Dialog, Deeskalation, Durchgreifen. Das ist die Basis. Die Frauen-EM konnten wir fast ausschliesslich über Dialog begleiten. 

Was kann der Männerfussball von der Frauen-EM lernen? 
So direkt lässt sich das nicht sagen. Der Unterschied liegt nicht in erster Linie beim Fussball selbst, sondern bei den Begleiterscheinungen um den Fussball herum. Besonders deutlich zeigt sich das jetzt in Italien. Da haben inzwischen mit der AC Milan und Inter Mailand Vereine selbst Massnahmen gegen gewalttätige Fans ergriffen.

Die AC Milan und Inter haben nach Ermittlungen gegen Ultra-Gruppierungen entschieden, «unerwünschte Fans», die gegen den Ethik-code der Vereine verstossen, nicht mehr ins San Siro zu lassen.
Genau. Wir müssen die Entwicklungen auch im Ausland beobachten. Sportveranstaltungen sind letztlich dafür da, allen Menschen Freude zu bereiten. Auch Familien sollen ohne Probleme an Fussballspiele gehen können. Deshalb wäre es schön und gut für alle, wenn Sportveranstaltungen generell so ablaufen würden wie die Spiele der Frauen-EM.

Wie beurteilen Sie die Situation heute in den Stadien der Super League? 
Wir müssen die Lage ständig neu beurteilen, weil wir Risiko-spiele haben. Mit dem Kaskadenmodell haben wir 2024 Massnahmen getroffen, die wir in dieser Saison weiterführen. 

Das Kaskadenmodell ist sehr umstritten, auch juristisch. 
Wir werden damit weiterfahren. Nach einer Saison lässt sich kein definitives Urteil fällen. Wir haben eine Linie und eine Modell-entwicklung und sind der Ansicht, dass sich die Situation damit verbessern lässt. Entscheidend bleibt allerdings der Dialog zwischen Bewilligungs-behörden, Polizei und Vereinen. Wir müssen ihn unbedingt weiterführen. Lösungen sind nur im Dialog möglich. Das sage ich in den Gremien immer wieder. Deshalb ist ein verstärkter Dialog auch die erste Massnahme im Kaskadenmodell, wenn etwas nicht gut läuft.

Führt die Polizei auch einen Dialog mit den Fans? 
Der Dialog mit den Fans ist ebenfalls Bestandteil unserer Arbeit. Er ist wichtig.

Die Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren will personalisierte Tickets. Wie sehen Sie das? 
Personalisierte Tickets sind ein mögliches Mittel, welches unter anderem dazu beitragen kann, die Einzeltäterverfolgung und die Sicherheit im Stadion generell zu verbessern. Dafür brauchen wir aber wohl gesetzliche Grundlagen. In anderen Ländern funktionieren personalisierte Tickets, das könnte auch bei uns so sein.

Meist findet Gewalt im Zusammenhang mit Fussball heute ausserhalb der Stadien statt. 
Diese Gewalt hat auch mit dem Spiel zu tun. Klar ist: Im Stadion selbst muss der Verein für Ruhe und Ordnung sorgen, ausserhalb des Stadions die Polizei. Es braucht die Zusammenarbeit aller.

In Zürich versuchen Fans des FC Zürich, GC-Fans mit Gewalt aus der Stadt zu vertreiben. Für wie gravierend halten Sie die Situation?
Diese Frage müssen Sie den zuständigen Polizeikorps stellen. Ich kann die Situation in Zürichnicht beurteilen. Entscheidend ist, dass man in solchen Situationen etwas unternimmt. Das ist in Zürich der Fall.

Sie selbst haben als Kommandant der Kantonspolizei Tessin gezeigt, wie man reagieren kann. Als Ende 2024 Ultras des Fussballklubs Lugano normale Fans des Eishockeyklubs Ambri-Piotta gewalttätig angriffen, reagierten Sie und verhafteten siebzehn Personen. Muss man schnell handeln, um eine Situation wie in Zürich zu verhindern?
Sie haben ein sehr gutes Adjektiv gewählt: schnell. Wenn etwas geschieht, muss man sofort ermitteln, um Fehlbare möglichst schnell anhalten zu können. Nicht nur im Stadion, auch ausserhalb. 

Können Sie sagen, was mit den siebzehn festgenommenen Personen geschehen ist?
Wir ermitteln noch. Aber ich hoffe, dass diese Ermittlungen ein Zeichen sind gegenüber anderen möglichen Gewalttätern.

Wie schätzen Sie sich als Polizeikommandant selbst ein? Sind Sie ein Hardliner? Ich bin sicher kein Hardliner. Aber ich mache als Polizeikommandant meinen Job. Wir sind verantwortlich für Ruhe und Ordnung. Greifen präventive Massnahmen und Dialog nicht und es passiert etwas, muss die Polizei handeln. Für das Urteil ist dann die Justiz zuständig. 

Sie sind seit Ende 2024 oberster Polizist der Schweiz. Hat sich Ihr Leben verändert? 
Nein. Ich sass schon zuvor für die Schweiz jahrelang im Atlas-Verbund der europäischen Antiterror-Spezialeinheiten. Und ich war Direktor der Interventionskurse am Schweizerischen Polizei-Institut. Jetzt habe ich eine neue Herausforderung, die mir sehr gut gefällt. Ich bin ein Mann des Dialogs und glaube, dass ich damit einiges erreichen kann.

Intervista al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi pubblicata su oggi Aargauer Zeitung, Luzerner Zeitung und St. Galler Tagblatt.

Pagina giornale

Licenziamenti alla Navigazione: prende la parola il Governo

Licenziamenti alla Navigazione: prende la parola il Governo

L’Esecutivo ticinese è azionista di minoranza della Società
Norman Gobbi: “Siamo stati informati a fatti già avvenuti. Questo atteggiamento non è quello che ci aspettiamo”

Battelli nel caos, ora parla Gobbi. Il Consiglio di Stato del Canton Ticino, azionista di minoranza della Società di Navigazione del Lago di Lugano (SNL), è stato sollecitato da SEIDISERA giovedì riguardo ai licenziamenti ai danni di quattro dipendenti, annunciati mercoledì dalla società stessa. L’Esecutivo non sembra essere soddisfatto della situazione, in quanto la Navigazione aveva dato delle rassicurazioni al Governo dopo che, nei mesi scorsi, erano emersi problemi di varia natura.
Il Consiglio di Stato aveva quindi richiesto un incontro, avvenuto l’8 luglio scorso a Palazzo delle Orsoline, a cui erano presenti tre direttori di dipartimento su cinque (Istituzioni, Territorio e Finanze ed economia). In quel frangente il Governo aveva espresso il proprio disagio. Adesso lo conferma il presidente e capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
In questa faccenda esiste una dimensione “molto più pubblica”, ha dichiarato Norman Gobbi, e, ha continuato, lo hanno dimostrato i media “con l’attenzione posta al rapporto che la Società di Navigazione ha, come datore di lavoro, nei confronti dei propri collaboratori e con le associazioni sindacali”. Questo è stato un elemento “che ha portato poi il Consiglio di Stato a chiedere l’incontro urgente per poter chiarire questi elementi”, ha continuato, ma “come detto, anche per ripristinare un rapporto di fiducia che è comunque stato messo in discussione da parte del Consiglio di Stato”.
La SNL ha cercato di rassicurare il Governo e, secondo Gobbi, la direzione della società si è detta pronta a ripristinare un rapporto di fiducia basato anche sulla trasparenza. E qui veniamo ai licenziamenti di mercoledì, per cui i consiglieri sono “stati informati a fatti già avvenuti”, ha rimarcato Gobbi, quindi “a mio modo di vedere, questo atteggiamento non è ancora quello che il Consiglio di Stato si aspetta”.
Il Governo ha inoltre rivolto delle richieste puntuali alla SNL, la quale copre anche il trasporto sul lago Verbano, ma non sono state fatte delle verifiche su eventuali problemi sulla validità dei contratti di lavoro, perché, come riferito dal capo del Dipartimento delle istituzioni, il ruolo dell’Esecutivo, in questo caso, è quello di osservatore. Si potrà intervenire solo in qualità di mediatore, se le parti lo chiederanno. La richiesta però, al momento attuale, non c’è.
“Siamo presenti storicamente nell’azionariato di SNL”, ha spiegato Gobbi, ma “in maniera molto limitata”, però “abbiamo diritto a un rappresentante”, tuttavia “questo evidentemente non ci lega alle scelte che sono dell’azienda, e non degli azionisti”.
Se è ancora opportuno che il Cantone continui a essere azionista, anche se di minoranza, sarà “una discussione che faremo una volta ricevute le risposte, se mai arriveranno, ritenuto che il Cantone non ha lesinato sugli aiuti e sugli investimenti a SNL”. Dall’altra parte però “ci vuole un partner credibile”, il quale “non metta sempre in discussione quanto viene discusso e soprattutto non crei queste notizie negative che danneggiano l’immagine del settore”, ha concluso Gobbi.
La Società Navigazione del Lago di Lugano resta così sotto osservazione anche del Governo ticinese.              

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Licenziamenti-alla-Navigazione-prende-la-parola-il-Governo–3013671.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3013659

 

L’esercito sotto attacco

L’esercito sotto attacco

Tra problemi reali e strumentalizzazioni politiche

Il recente caso del presunto saluto nazista durante una cerimonia militare ha riacceso il dibattito sull’esercito svizzero, spingendo ancora una volta l’istituzione militare sotto i riflettori della critica. Tuttavia, dietro il legittimo interesse per episodi che meritano certamente attenzione e approfondimento, si nasconde spesso una strategia politica più ampia che va oltre la semplice preoccupazione per il buon funzionamento delle forze armate.
È innegabile che l’esercito svizzero stia attraversando un periodo di sfide significative”, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi, “i costi legati all’acquisizione degli F-35, le problematiche inerenti al progetto “droni” e altre difficoltà legate alla gestione di progetti complessi rappresentano questioni concrete che richiedono riflessioni serie e correzioni di rotta. L’istituzione militare non si sottrae a questo confronto critico e sta affrontando questi nodi con la serietà che meritano, consapevole che l’efficienza e la credibilità delle forze armate dipendono dalla capacità di evolversi e migliorarsi costantemente”.
Tuttavia, come giustamente evidenzia la Società Ticinese degli Ufficiali nel suo recente articolo, “l’esercito è lo specchio della società“, i militari non vivono in un sistema isolato. Gobbi condivide e sottolinea il concetto di “militi che provengono dalla società civile portando con sé valori, convinzioni e, purtroppo, anche i pregiudizi del tessuto sociale. In una società sempre più polarizzata, dove le posizioni estreme trovano crescente spazio nei dibattiti pubblici, non dovrebbe sorprendere che queste tendenze possano manifestarsi anche nelle formazioni militari”.
Il punto cruciale è distinguere tra critica costruttiva e strumentalizzazione politica. “Additare sistematicamente ogni problema o episodio controverso come prova dell’inadeguatezza strutturale dell’esercito rivela spesso un’agenda politica precisa”, sottolinea Gobbi. “Per parte della sinistra, l’obiettivo strategico rimane quello di delegittimare progressivamente l’istituzione militare fino alla sua abolizione. Ogni difficoltà diventa così un’arma dialettica per alimentare questo disegno politico”.
Per quanto attiene al presunto caso di estremismo, continua Gobbi citando il menzionato articolo, “l’esercito svizzero ha implementato strumenti concreti per affrontare le problematiche: controlli rigorosi durante il reclutamento, formazione dei quadri per gestire situazioni problematiche, politiche di tolleranza zero verso comportamenti illeciti e il Servizio specializzato per l’estremismo. Nonostante questi sforzi, è importante riconoscere che nessun sistema di controllo può essere perfetto al cento per cento, specialmente quando si tratta di prevedere l’evoluzione del pensiero umano nel tempo”.
La realtà è che i problemi ideologici e comportamentali che occasionalmente emergono nell’esercito sono il riflesso di dinamiche sociali più ampie. Come sottolinea la Società Ticinese degli Ufficiali, si tratta di “un problema globale, che trova la sua origine nella cultura, nell’educazione e nelle derive di una società disorientata e polarizzata“. La soluzione non può quindi limitarsi alla sola riforma dell’istituzione militare, ma richiede un impegno collettivo per rafforzare l’educazione civica e promuovere valori democratici.
In questo contesto, l’approccio più produttivo consiste nel riconoscere i problemi reali senza cadere nella trappola della demonizzazione sistematica. L’esercito svizzero, come ogni istituzione, deve continuare a migliorarsi e adattarsi alle sfide contemporanee. Tuttavia, trasformare ogni difficoltà in un atto d’accusa contro l’esistenza stessa delle forze armate serve solo a indebolire una componente fondamentale della sicurezza nazionale, alimentando divisioni che la Svizzera non può permettersi in un mondo sempre più instabile”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 luglio 2025 del Mattino della domenica

 

Lega – Festa 1° agosto

Lega – Festa 1° agosto

Quest’estate sarà la Sezione di Monteceneri ad accogliere la Festa per il Natale della Patria della Lega dei Ticinesi, un evento sempre gradito e ben frequentato.
L’appuntamento è previsto sul piazzale antistate la palestra della caserma del Monte Ceneri o all’interno della struttura in caso di brutto tempo.
L’inizio è fissato per le ore 11.00 e dalle ore 12.15 sarà servito il pranzo offerto: antipasto con salametto, risotto con pasta di luganighetta e crostata.
Sempre sul mezzogiorno sono previsti alcuni interventi politici: prenderanno la parola il coordinatore cantonale Daniele Piccaluga, i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali e il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri. La parte ufficiale terminerà con l’Inno nazionale per poi proseguire con l’intrattenimento musicale.
Per motivi organizzativi, si richiede di confermare la propria partecipazione contattando Rosanna al numero 079 247 49 88, dalle 14.00 alle 18.00, oppure scrivendo a info@lega-dei-ticinesi.ch.
Da Lugano sarà organizzato un viaggio in autobus con partenza alle ore 10.45 dallo Stadio Cornaredo (lato fiume). La prenotazione è obbligatoria chiamando sempre il numero 079 247 49 88 (Rosanna).

Pretore supplente straordinario: aperto il concorso pubblico

Pretore supplente straordinario: aperto il concorso pubblico

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica che in data odierna è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso pubblico per la designazione del Pretore supplente straordinario presso la Pretura di Riviera, attivo al 50% e attribuito alla Pretura penale. Una designazione legata al progetto di trasformazione digitale della Giustizia ticinese, che figura tra gli indirizzi strategici definiti dal Governo in favore della Giustizia.

In data odierna è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso pubblico per la designazione da parte del Consiglio di Stato di un Pretore supplente straordinario presso la Pretura di Riviera, nella misura del 50% e attribuito alla Pretura penale. La designazione del Governo di un magistrato supplente straordinario ai sensi dell’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, con l’accordo della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, s’inserisce nella trasformazione digitale della Giustizia ticinese, che verte anzitutto sull’ammodernamento dell’applicativo informatico in uso denominato MyABI/Juris. Un progetto fondamentale, dato che solo grazie all’applicativo informatico ammodernato le Autorità giudiziarie ticinesi potranno interagire direttamente con la piattaforma justitia.swiss, sviluppata nel progetto nazionale “Justitia 4.0” ai fini dello scambio elettronico di atti giudiziari tra rappresentanti legali e Autorità, che sarà imposto dalla legge federale.

Il potenziamento straordinario della Pretura penale deriva in particolare dalla necessità di sgravare il Pretore del Distretto di Riviera nella misura del 50%, con l’interessata che, oltre alle Preture, seguirà i lavori d’introduzione del software aggiornato anche presso la Pretura penale e le Giudicature di pace. Vista la durata dell’incarico sino al 31 maggio 2030, le tempistiche definite dello stesso nonché per ampliare il ventaglio degli interessati, il Governo ha indetto un concorso pubblico, aperto sino al 13 agosto 2025.

La trasformazione digitale della Giustizia ticinese procede dunque in modo spedito, richiamando il Messaggio n. 8600 licenziato dal Consiglio di Stato il 9 luglio 2025, che contempla, oltre ai potenziamenti straordinari legati al progetto di trasformazione digitale che in una prima fase tocca le Preture e il Ministero pubblico, anche il potenziamento ordinario della Pretura penale e la rispettiva modifiche delle competenze sanzionatorie. Tutte decisioni che seguono gli indirizzi strategici definiti dal Governo in favore della Giustizia ticinese, con la trasformazione digitale che modificherà in modo importante il lavoro delle Autorità giudiziarie, con l’obiettivo di migliorarne ulteriormente il funzionamento a beneficio della cittadinanza e della collettività.  

Massimo Bognuda e la sua passione verticale

Massimo Bognuda e la sua passione verticale

L’alpinista racconta il suo amore per la montagna e l’arrampicata, che oggi significa anche confrontarsi con le conseguenze del cambiamento climatico

Nel 1986, Massimo Bognuda ha aperto la sua prima via sul Poncione di Piotta. Nato nel 1969 con gli scarponi ai piedi, come si suol dire, da quella volta nella valle di Lodrino, l’alpinista ticinese non ha più smesso la sua passione per la verticalità. Oggi è responsabile dell’istruzione tecnica dei giovani al Cas e all’Utoe Bellinzona e Valli, nonché esperto GS nella formazione dei monitori.
Classe 1969, Massimo Bognuda, benché da allora siano passate svariate decine di anni, se la ricorda bene la sua prima volta: il 1° agosto 1986 a tracciare una via sul Poncione di Piotta, nella valle di Lodrino.
«Ero al seguito di Piero Menucelli, allora capocolonna, e Geo Weit, due esperti alpinisti del Club Alpino Svizzero sezione Bellinzona e Valli – premette Bognuda, responsabile dell’istruzione tecnica dei giovani in seno a Cas e Utoe Bellinzona ed esperto GS (Gioventù e Sport) nella formazione dei monitori –. Io, invece, avevo 17 anni. Ricordo che abbiamo aperto una via sul versante nord-est del Poncione di Piotta, che a tutt’oggi resta meno gettonato rispetto alle vie più classiche, anche perché la valle di Lodrino è più discosta rispetto ad altre falesie (tipo quelle del San Gottardo o della Val Bedretto). Quella prima volta è stata davvero speciale per me: ho potuto vedere come si tracciava una nuova via».
A chi si inerpica per passione e sport per le rocce del nostro cantone, il suo nome sarà già capitato di sentirlo. Perché dopo quella sua ‘prima volta’ in compagnia di alpinisti più esperti, Massimo Bognuda di vie ne ha tracciate diverse altre, in prima persona. «Restando nella zona di Lodrino, ho ad esempio aperto diverse vie in zona Lagua, ma pure una sopra Santa Maria, in Val Calanca, e risanato altre falesie, come in Valle di Gorduno e a Galbisio, che spesso fanno da campo di pratica per i corsi giovanili che proponiamo come Cas Bellinzona». Ce ne sono ancora tanti di giovani che si lasciano ammaliare dal fascino dell’arrampicata sportiva? «È un’attività che piace sempre parecchio ai giovani. Basti pensare che ai corsi che proponiamo per i giovani a Bellinzona siamo sulla sessantina di partecipanti, suddivisi in diversi gruppi e su diverse serate. Qualcuno poi, dopo le prime volte, decide di smettere, ma c’è sempre un buon numero di giovani arrampicatori che continua per questa via verticale».

Nato con gli scarponi ai piedi
Massimo è una di quelle persone praticamente nate con… gli scarponi ai piedi. Fin da bambino infatti le escursioni in quota hanno fatto parte del menu del suo tempo libero. Lunghe camminate in montagna, che ben presto si sono fatte sempre più verticali, fino a divenire arrampicate vere e proprie. «Mi sono avvicinato all’arrampicata con i corsi del Cas a Bellinzona. Quella sensazione che provavo rilancio dopo rilancio mi piaceva, adoravo quella scarica di adrenalina e la sensazione di libertà, provate a stretto contatto con la natura».
Le alture sopra Lodrino, di dove è originario, e dei suoi dintorni le conosce come le proprie tasche, avendole percorse passo a passo praticamente tutte. Ma non solo quelle e, soprattutto, non limitandosi a esplorarle in… orizzontale, ma salendoci anche in verticale. «Bene o male le arrampicate nelle zone più classiche del Ticino le ho frequentate tutte. Va pur detto che l’arrampicata sportiva, quella che nella natura viene praticata su pareti appositamente tracciate, è piuttosto settoriale: le falesie più note sono, tanto per citarne alcune, quelle di Ponte Brolla, Osogna, Lodrino, Cresciano come pure quelle dei Denti della Vecchia, tutte documentate anche in una guida specifica a cura del Club Alpino Svizzero e in costante aggiornamento». Pareti, quelle elencate da Massimo Bognuda, che attirano anche folte schiere di arrampicatori da oltre San Gottardo, come pure da altri Paesi. Come mai? «Soprattutto per il clima che caratterizza il nostro cantone. Nelle belle giornate, qui, si può arrampicare su una falesia esposta al sole praticamente tutto l’anno, tolti quei giorni in cui è particolarmente freddo o la roccia è bagnata».
C’è una parete a cui Massimo Bognuda si sente per qualche motivo più affezionato? «Non in modo particolare: a me basta stare all’aria aperta ed è sempre una magia. Poi, va da sé, molti hanno la loro palestra naturale preferita, vuoi per le caratteristiche della roccia e del panorama circostante, vuoi per le abilità tecniche che si devono avere per ‘domarla’: insomma, per le pareti, come per tutte le altre cose, la preferenza è un aspetto prettamente soggettivo».

La paura come termometro
Mai avuto paura in parete? «Un pizzico di paura lo si prova sempre. Ma è quel genere di timore misurato che ti porta ad acuire i sensi e ad aver sempre rispetto per l’ostacolo che hai davanti. La paura è un termometro interno che va sempre tenuto sotto controllo: quando raggiunge la soglia di guardia, allora è il momento di tornare sui propri passi e semmai riprovarci un’altra volta. La montagna non scappa, per cui è superfluo ostinarsi prendendo inutili rischi».

Le conseguenze del cambiamento climatico
Come è cambiata, se è cambiata, la montagna in questi anni? «Rispetto alle mie prime arrampicate col gruppo giovanile del Cas, la montagna è indubbiamente cambiata, e anche parecchio. Soprattutto per effetto dei mutamenti climatici in atto un po’ dappertutto e del conseguente ritiro dei ghiacciai. Fenomeni che hanno cambiato non poco il paesaggio alpino e il suo profilo orografico, aspetti di cui chi si inerpica per sentieri alpini o affronta una falesia con corda e moschettoni, deve tener conto. Alcuni itinerari sono giocoforza diventati più insidiosi, soprattutto in prossimità dei ghiacciai: il loro avvicinamento è diventato più problematico proprio a causa del rilascio di questo materiale instabile. Si potrebbe pensare che il ritiro dei ghiacciai e delle nevi in quota abbia permesso di allargare il ventaglio delle vie praticabili, ma questa è una considerazione purtroppo solo superficiale: questi fenomeni di per sé hanno comportato e comportano più problemi che altro, almeno a corto e medio termine. Affinché le aree lasciate libere da ghiacci e neve possano presentare una buona stabilità per poterci camminare sopra ci vuole una buona decina d’anni. Un po’ diverso, invece, è il discorso delle arrampicate in quota, diciamo dai 2’500/4’000 metri in su: a causa del ritiro di permafrost e ghiacciai alcune pareti rocciose possono essere più soggette a frane rispetto a qualche decina d’anni fa».

Massimo Bognuda è membro della Commissione Montagne sicure a supporto del progetto di sensibilizzazione promosso dal Dipartimento delle istituzioni

Intervista pubblicata su Ticino7, allegato a la Regione