Sovraffollamento strutture carcerarie

Sovraffollamento strutture carcerarie

«Non voglio fare il leghista»

Anche Norman Gobbi ha riconosciuto la questione «dell’ampia occupazione» delle carceri. «Qualcuno ha chiesto quali misure strutturali si possono attuare: non vorrei fare il leghista, ma una risposta è molto semplice. Non lo dico, ma vi faccio un esempio. In Italia, la popolazione italiana all’interno delle strutture carcerarie è del 60%-70%. In Ticino il rapporto è inversamente proporzionale ». Un problema, ha spiegato il responsabile del Dipartimento delle istituzioni, comune «in tutta la Svizzera». La causa è la posizione «di transito » del Ticino, ma anche il traffico di stupefacenti, «un problema endemico di tutta l’Europa». Inoltre, per Gobbi, serve una certa coerenza da parte del Parlamento. «Ripensando alla discussione sul consuntivo, da un lato ci si chiede di fare di meno. Ma dall’altro, leggendo i rapporti settoriali, ci viene chiesto di fare di più anche per l’ultimo caso sociale. Quando si devono fare delle scelte, bisogna alzare o abbassare la ‘‘livella’’ dove ce lo si può permettere». Per quanto riguarda il personale, infine, Gobbi ha evidenziato il numero di candidature giunte per il concorso per l’assunzione di agenti di custodia. «Ne sono arrivate ben 180», ha spiegato. Un numero «inaspettato» e che fa dunque ben sperare nell’ottica di migliorare le condizioni di lavoro nel settore.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 13 giugno 2025 del Corriere del Ticino

 
Legge sul materiale bellico – è iniziato il salvataggio dell’industria svizzera della difesa

Legge sul materiale bellico – è iniziato il salvataggio dell’industria svizzera della difesa

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

L’Alleanza sicurezza Svizzera accoglie con favore la modifica approvata dal Consiglio degli Stati per evitare l’imminente scomparsa dell’industria svizzera degli armamenti. Ora è la volta del Consiglio nazionale. È probabile che segua il referendum del GSsE così come la campagna dell’Alleanza sicurezza Svizzera.
 
Importante decisione del Consiglio degli Stati
In seguito all’inasprimento delle norme sulle esportazioni nell’ottobre 2021, i Paesi partner europei hanno perso fiducia nella Svizzera come fornitore: è prevalso il principio “no Cina, no Svizzera”. L’orario ridotto e i licenziamenti nelle aziende svizzere sono una realtà. I Paesi limitrofi considerano la Svizzera un partner inaffidabile e hanno capito che non saranno più riforniti dalla Svizzera in caso di alleanza e non potranno più scambiare materiale e armamenti di provenienza svizzera tra loro. Questa situazione deve essere corretta.
 
Mantenere la capacità in Svizzera
Nessun effetto deterrente, nessun esercito in grado di difendere, nessuna integrazione di nuove tecnologie e una posizione negoziale debole per la Svizzera saranno il risultato se il Consiglio nazionale non seguirà le posizioni del Consiglio degli Stati il prossimo autunno. Reto Nause, presidente dell’Alleanza sicurezza Svizzera, ha dichiarato quanto segue: “Il divieto di riesportazione di armi verso i Paesi dell’Allegato 2 OMB deve essere abolito ed i permessi di esportazione per i Paesi dell’Allegato 2 devono essere concessi. Questo è l’unico modo per mantenere le competenze in Svizzera e fermare il continuo esodo di aziende”.
 
L’Alleanza sicurezza Svizzera è pronta per la campagna di votazione
L’Alleanza sicurezza Svizzera è pronta per la campagna in vista della votazione. In autunno, il GSsE lancerà un referendum contro la modifica alla Legge sul materiale bellico per attaccare l’industria svizzera degli armamenti come uno dei pilastri centrali della sicurezza nazionale. Una base industriale efficiente è essenziale per mantenere e sviluppare ulteriormente i sistemi di difesa esistenti e futuri e per adattarli alle nuove minacce. L’Alleanza sicurezza Svizzera è certa che anche la popolazione abbia riconosciuto l’importanza della sicurezza e che si esprimerà a favore di una Svizzera capace di difendersi anche grazie ad una propria industria della difesa.
 

Tempi lunghi ma sicurezza garantita

Tempi lunghi ma sicurezza garantita

Collaudi in Ticino e nei Cantoni

La Svizzera sta affrontando una crisi silenziosa ma significativa nel sistema dei collaudi tecnici dei veicoli. “In Ticino, al momento, un veicolo viene convocato per il collaudo tra i dodici e i quattordici mesi dopo il termine previsto per legge, una situazione che riflette un problema nazionale più ampio che ha spinto l’Ufficio federale delle strade (USTRA) a manifestare preoccupazione per i ritardi accumulati dai Cantoni“, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Il sistema svizzero prevede una periodicità specifica per i collaudi: le automobili e i motoveicoli vengono collaudati secondo la periodicità 5-3-2 (cinque anni la prima volta, successivamente dopo tre anni e in seguito ogni due anni). Questo schema, già modificato in passato dall’USTRA – che aveva proposto di passare dagli attuali 4-3-2-2 anni, ai 6-3-2-2 – dovrebbe garantire la sicurezza stradale e il rispetto degli standard ambientali.
Tuttavia, la realtà sul territorio racconta una storia diversa. “Qualche Cantone ha accumulato a tutt’oggi parecchio ritardo nell’eseguire i collaudi periodici, creando una situazione paradossale dove le proposte di allungamento degli intervalli risultano più restrittive della prassi attuale“, prosegue Gobbi.
I ritardi non sono casuali, ma derivano da fattori strutturali precisi. Gobbi sottolinea che “i ritardi sono principalmente il risultato dell’incremento dell’età media delle vetture in circolazione e, in parte, dell’aumento del parco veicoli“.
Il dato è confermato dalle statistiche nazionali: Il parco totale di auto in Svizzera è cresciuta dello 0,9% negli ultimi due anni, mentre parallelamente si registra un fenomeno ancora più significativo nell’elettromobilità, dove il numero di veicoli elettrici (auto elettriche pure e ibridi plug-in che possono essere collegati alla rete elettrica) è aumentato del 36% nello stesso periodo.
Di fronte a questa crescita costante, i Cantoni hanno dovuto implementare strategie di ottimizzazione per gestire il carico di lavoro crescente senza incrementare proporzionalmente le risorse. La Sezione della circolazione ha già intrapreso misure significative per migliorare l’efficienza nell’ambito dei collaudi veicoli, come l’introduzione delle conferme di riparazione e l’installazione di nuovi lift“, prosegue il Consigliere di Stato.
Queste ottimizzazioni, seppur efficaci, non riescono a colmare completamente il divario tra domanda e capacità operativa. Il sistema si trova così in una situazione di equilibrio precario, dove ogni incremento del parco veicoli o variazione nell’età media delle vetture può causare ritardi significativi.
Per Gobbi, “nonostante i ritardi sollevino preoccupazione, è importante contestualizzare l’impatto sulla sicurezza. Gli incidenti stradali dovuti a difetti tecnici dei veicoli sono rari, un dato che l’USTRA stesso ha utilizzato per giustificare l’allungamento degli intervalli di collaudo, sostenendo che l’adattamento del periodo d’intervallo dei collaudi non ha alcun effetto negativo sulla sicurezza stradale“.
Tuttavia, questo non diminuisce l’importanza del problema dal punto di vista amministrativo e della fiducia dei cittadini nel sistema. “La situazione è costantemente monitorata e che numerose iniziative sono state recentemente introdotte, mentre altre sono attualmente allo studio per ottimizzare ulteriormente le tempistiche“, assicura Gobbi.
Il 2025 porta nuove sfide al sistema, con l’introduzione di normative più severe in materia di rumore e l’evoluzione tecnologica del parco veicoli che richiede competenze sempre più specifiche. La crescita dell’elettromobilità, con veicoli che necessitano di controlli tecnici differenziati, aggiunge ulteriore complessità al quadro.
La tensione tra USTRA e Cantoni riflette una sfida più ampia del federalismo svizzero: come garantire standard uniformi quando le responsabilità operative sono delegate ai livelli locali? I Cantoni si trovano a dover gestire una crescita costante della domanda con risorse che, pur ottimizzate, restano sostanzialmente stabili. “La soluzione non può limitarsi a semplici aggiustamenti normativi, ma richiede un ripensamento sistemico che tenga conto dell’evoluzione del parco veicoli svizzero e delle nuove tecnologie automotive. Solo attraverso un dialogo costruttivo tra livello federale e cantonale si potrà trovare un equilibrio sostenibile tra efficienza operativa, sicurezza stradale e soddisfazione dei cittadini” conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 giugno 2025 de Il Mattino della domenica

Faccio fatica a trovare le parole giuste…

Faccio fatica a trovare le parole giuste…

Gianmaria Pusterla non è stato solo un collaboratore, ma una presenza leale, intelligente e generosa al mio fianco. Lo incontrai nel gennaio 2019, quando il Giornale del Popolo aveva ormai chiuso. Lui ne era vicedirettore, e da lì iniziò un percorso insieme che è durato sei anni, intensi e sinceri.
La sua è stata una scelta fuori dagli schemi — proprio come piacciono a me — e si è rivelata una delle più felici. Con Gianmaria ho trovato molto più di un collega: un confidente, un fratello maggiore, una persona con cui confrontarmi senza filtri. E lo facevamo sempre in dialetto, come due vecchi amici di paese: diretti, schietti, veri. Era il nostro modo naturale di capirci al volo.
La sua scomparsa, così improvvisa e dolorosa, mi lascia senza parole. Lascia un vuoto enorme in chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo e volergli bene. Se ne va un uomo di grande valore, un giornalista acuto, un profondo conoscitore del nostro Cantone, del suo Mendrisiotto, e dello sport che amava con passione: il calcio. E naturalmente, il suo amatissimo Liverpool.
Caro Gianma, grazie di cuore per ogni parola, ogni consiglio, ogni risata.

You’ll never walk alone.

Regio Insubrica: Riunione del comitato direttivo

Regio Insubrica: Riunione del comitato direttivo

Comunicato stampa della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Si sono tenute questa mattina presso la Sala Mandamentale del Comune di Santa Maria Maggiore (VB) le riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, alle quali hanno partecipato il Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino e Presidente della Regio Insubrica, Norman Gobbi, il rappresentante di Regione Lombardia, Fabrizio Turba, e il Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte, Alberto Preioni, nonché i Presidenti delle Province di Varese e Verbano Cusio Ossola.
Con l’organizzazione degli incontri in forma itinerante sul territorio, voluta dall’Ufficio Presidenziale per l’anno in corso in cui si festeggia il trentennale dalla firma della Dichiarazione d’Intesa con cui è stata costituita la Regio Insubrica, si sottolinea il legame con i territori e il coinvolgimento delle autorità locali; in questa direzione, il programma della giornata, oltre agli incontri istituzionali, è stato completato con la visita al Museo regionale dell’emigrazione vigezzina nel mondo”, conosciuto come “Museo dello Spazzacamino”.
Durante i lavori si è provveduto ad un aggiornamento su diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento, quali il Dialogo sulla cooperazione transfrontaliera CH-ITA, tenutosi recentemente a Poschiavo, nel Canton Grigioni, le questioni relative alla fiscalità dei lavoratori frontalieri e il Programma di Cooperazione Italia-Svizzera Interreg 2021-2027, per il quale la seconda finestra temporale dell’avviso per la presentazione dei progetti ordinari relativi al nuovo ciclo di programmazione è stata aperta il 10 marzo scorso e chiuderà il prossimo 10 giugno.
Per quanto concerne l’andamento congiunturale ed economico dell’area insubrica, è stato ricordato l’incontro dell’Ufficio Presidenziale con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti avvenuto a Roma nel mese di febbraio scorso, quando è stata consegnata la lettera indirizzata allo stesso Ministro Giorgetti e al Capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, per portare alla loro attenzione la preoccupazione circa l’attuale situazione economica e del mercato del lavoro nell’area insubrica.
Per quanto attiene alla mobilità, si attende l’entrata in vigore dell’Accordo bilaterale sul cabotaggio per il trasporto pubblico transfrontaliero su gomma, firmato tra i Governi di Italia e Svizzera nel mese di ottobre 2024, volto a sostenere una maggiore cooperazione tra Piemonte, Lombardia e Cantone Ticino nella direzione di una mobilità pubblica più sostenibile e integrata.
Sono state prese in esame le attività dei tavoli tematici e dei gruppi di lavoro, quali “Migrazioni transfrontaliere di fauna selvatica”, “Peste Suina Africana”, “Analisi e armonizzazione dati” e “Giornate Insubriche del Verde Pulito”, che ha da poco promosso l’organizzazione delle giornate premio dedicate alle scuole elementari/primarie e medie/secondarie di primo grado, tenutesi rispettivamente a Como e Tremezzina.
L’Ufficio Presidenziale ha altresì dato preavviso favorevole al Conto Consuntivo 2024 e al Preventivo 2025 e valutato le domande di patrocinio e contributo dei progetti di terzi portati all’attenzione della Regio Insubrica, patrocinando e finanziando quindici progetti in ambito culturale, artistico, sportivo e turistico.
L’Assemblea generale 2025 si terrà il 25 settembre a Varese, presso Ville Ponti, dove si celebrerà il trentennale della Comunità di lavoro e avrà luogo, nell’ambito della ricorrente annuale rotazione, il passaggio di Presidenza per l’anno 2025-2026 dal Cantone Ticino a Regione Lombardia.

 

Camorino, ecco il nuovo Centro cantonale polivalente

Camorino, ecco il nuovo Centro cantonale polivalente

Da ottobre ospiterà principalmente migranti – Nuova impostazione in termini di accoglienza e 175 letti, in camere e appartamenti anche per famiglie

Il nuovo Centro cantonale polivalente di Camorino ospiterà dall’ottobre prossimo principalmente persone migranti attribuite al Ticino. Il Centro – ancora in costruzione – è costato al Cantone 13 milioni e mezzo di franchi. Disporrà di 175 letti, in camere e appartamenti, destinati per lo più alle famiglie e proporrà un nuovo modo di fare accoglienza

“Verranno svolti corsi di formazione”, ha dichiarato alle telecamere del Quotidiano Federico Chiesa, capo Ufficio del Centro cantonale polivalente di Camorino. “L’idea, sempre di più, è di occupare queste persone in favore sia del Centro (manutenzione e pulizia saranno di loro responsabilità)”, “sia anche di attività al di fuori, sul territorio”. Chiesa ha specificato che il Centro non sarà chiuso: “l’idea è che le persone escano, anche a favore del territorio”, nell’ottica di “conoscere e di integrarsi meglio”.

Vi sarà comunque un ambito di sicurezza, ma molto limitato, “non ci saranno divise”, ma le persone saranno formate nel sanitario, nella pulizia e negli aspetti legati alla violenza, precisa il capo Ufficio del Centro. Federico Chiesa ha spiegato che saranno diversi i profili che potranno accedere alla struttura: persone che hanno uno status di rifugiato, persone la cui situazione nel loro Paese è troppo grave e per cui un rinvio non è possibile per la loro sicurezza e persone che sono in procedura ampliata.

La permanenza degli ospiti è variabile, di solito attorno ai nove/dodici mesi. L’edificio si trova in una zona distante dall’abitato di Camorino, ma la popolazione è stata coinvolta nel progetto fin dall’inizio. La serata pubblica di mercoledì è infatti dedicata ai cittadini per spiegare loro “il nostro concetto e soprattutto poterle rassicurare su quella che sarà la gestione e la tipologia di ospiti che alloggerà nel nostro centro”, ha detto Federico Chiesa.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Camorino-ecco-il-nuovo-Centro-cantonale-polivalente–2880681.html

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Centro per migranti Si punta sul dialogo
Alcune domande. Qualche dubbio. E la volontà di dialogare e collaborare fra le parti. Si può riassumere così all’osso – quanto emerso ieri sera in occasione della serata informativa organizzata alle Elementari di Camorino per presentare il futuro Centro cantonale polivalente da 13,5 milioni che aprirà ad inizio ottobre in zona «Ala Munda», proprio nel quartiere a sud di Bellinzona.
La struttura ospiterà principalmente migranti attribuiti al Cantone Ticino da parte della Segreteria di Stato della migrazione, oltre a rientrare nel dispositivo cantonale di protezione della popolazione. Durante la permanenza nell’impianto, che sarà gestito da uno specifico ufficio cantonale (una primizia a Sud delle Alpi), gli ospiti parteciperanno ad attività occupazionali, formative e integrative, in attesa che venga loro attribuito un appartamento.

Dalla gestione alla sicurezza
La strategia comunicativa scelta dal Cantone e dalla Città, incentrata sulla massima trasparenza, si è finora rivelata pagante. Le autorità cantonali e comunali presenti all’incontro (vale a dire il presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ed il sindaco Mario Branda) hanno illustrato i contenuti ed il modello di gestione del centro (che accoglierà 175 persone su tre piani, comprendendo spazi comuni ed amministrativi) nonché gli aspetti legati alla sicurezza e alla scolarizzazione dei bambini presenti nella struttura, assicurando che non si ripeterà quanto visto nei bunker (sempre a Camorino) in cui erano alloggiati fino a metà 2022 i richiedenti l’asilo.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 giugno 2025 del Corriere del Ticino

Visita di cortesia del Console generale d’Italia a Lugano

Visita di cortesia del Console generale d’Italia a Lugano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Norman Gobbi, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Uberto Vanni D’Archirafi, nuovo Console generale d’Italia a Lugano.
La visita di cortesia, la prima dopo l’entrata in carica del nuovo Console generale d’Italia, ha consentito un primo confronto fra Uberto Vanni D’Archirafi e il Consiglio di Stato ticinese. La riunione si è concentrata sullo stato attuale delle relazioni politiche ed economiche fra la Confederazione e l’Italia, per poi passare a una discussione di alcuni temi d’attualità di particolare interesse per il Canton Ticino.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la seconda del 2025 e la 74. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

Il Dipartimento delle istituzioni ha anzitutto presentato lo stato dei lavori nell’ambito del progetto Polizia ticinese. Sono state in particolare fornite alcune indicazioni sulla futura ripartizione dei compiti tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali e sull’assetto organizzativo prospettato. I risultati delle analisi finora condotte sono raccolti in un rapporto che sarà presentato all’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT) e alla Conferenza consultiva sulla sicurezza.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in seguito informato la Piattaforma sul tema dei nuovi Sportelli regionali di consulenza sociale, dopo l’approvazione da parte del Gran Consiglio dell’iniziativa generica che ne proponeva la creazione. Sono state presentate le riflessioni fin qui svolte, che verranno ora approfondite da parte di un gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni. L’intenzione è di presentare un rapporto al Consiglio di Stato entro la metà del prossimo anno.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha infine ricordato la presa di posizione contraria del Consiglio di Stato, in vista della votazione federale del 28 settembre 2025 sull’introduzione della nuova imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie.

Cinquantesimo anniversario della Rivista ticinese di diritto

Cinquantesimo anniversario della Rivista ticinese di diritto

Comunicato stampa

In occasione dell’Apertura dell’Anno giudiziario il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha celebrato il cinquantesimo anno di esistenza della Rivista ticinese di diritto, un traguardo raggiunto colmando nei primi anni la carente conoscenza della giurisprudenza nel campo del nascente diritto amministrativo e, in seguito, integrando anche il diritto tributario, nonché, infine, gli ambiti civile e penale.
Edita dalla Cancelleria dello Stato, la Rivista è gestita dai Servizi giuridici del Consiglio di Stato ed è curata da Marco Borghi, Professore emerito dell’Università di Friborgo e dell’Università della Svizzera italiana, nonché, per la parte tributaria da Andrea Pedroli, Presidente della Camera tributaria del Tribunale di appello.
È stato presentato il volume I-2025, dedicato simbolicamente alla ricorrenza, ricordando storicamente come, ancora negli anni ‘70 del secolo scorso, il nascente diritto amministrativo era un ambito normativo poco ricettivo ai grandi principi istituzionali (ad esempio, quelli di separazione dei poteri; di legalità; il diritto di accesso per ogni cittadino a un’autorità giudiziaria) ritenuti un’espressione attinente più al campo della filosofia del diritto che non all’ambito giuridico. Nella Costituzione nemmeno erano menzionati i diritti costituzionali più importanti.
In tale quadro normativo, il Cantone Ticino, con la creazione della Rivista, aveva tra l’altro anticipato l’adozione dell’attuale principio di trasparenza dell’attività statale almeno rispondendo all’esigenza di garantire la conoscenza delle sentenze di principio adottate dall’autorità giusdicente (allora ancora in buona parte l’Esecutivo e il neo costituito Tribunale amministrativo, ma, quest’ultimo, solo parzialmente), garantendo nel contempo il principio di uguaglianza tra i cittadini.
In seguito, ripercorrendo l’evoluzione suddetta, pervenendo quindi al consolidamento della Rivista di quest’ultimo ventennio, con anche l’implementazione di una pubblicazione online integrata con la Raccolta delle leggi del Cantone, ne sono state ricordate le caratteristiche più importanti, non solo di carattere bibliografico e giuridico (ad esempio, l’importanza, nel contesto della lingua settoriale giuridica in Svizzera, della pubblicazione in italiano di dottrina e giurisprudenza), nonché inoltre la finalità di una pubblicazione concernente esclusivamente i principi giurisprudenziali derivanti da controversie giudiziarie ticinesi secondo il principio di originalità della disposizione normativa applicata.
La Rivista è dotata per ciascun numero di indici specifici, in particolare di un dettagliato indice analitico per ogni necessità di ricerca e di un riassunto della giurisprudenza che ne agevola una lettura rapida per ambiti disciplinari.
Particolare importanza a quest’ultimo proposito è attribuita dagli addetti ai lavori al recente volume speciale che contiene tutti gli indici (principalmente: delle sentenze per articolo di legge; dei contributi dottrinali; di quello analitico) dal 1976 al 2022, continuamente aggiornato online.  

 

Le parole d’ordine sono ‘forza’ e ‘ingaggio’

Le parole d’ordine sono ‘forza’ e ‘ingaggio’

Sono «forza» e «ingaggio» le parole d’ordine usate dal presidente dell’Alleanza patriziale ticinese Tiziano Zanetti nell’assemblea di sabato a Olivone – Approvata una risoluzione sulle predazioni.

Sono «forza» e «ingaggio» le parole d’ordine usate dal presidente dell’Alleanza patriziale ticinese Tiziano Zanetti nel tornare, davanti all’assemblea dell’Alpa riunitasi sabato a Olivone, con la memoria agli ultimi dodici mesi. «Forza, perché sempre più gli Enti patriziali stanno rafforzando in modo determinante la loro presenza nella gestione territoriale», afferma infatti all’inizio del suo intervento Zanetti. Ma «forza» è uno dei sostantivi scelti perché se è necessaria «per assumere quel ruolo determinante di supporto agli altri Enti pubblici», porta però immediatamente alla seconda parola d’ordine: «Ingaggio, quello mostrato da tutti voi nella disponibilità nel mettersi in gioco per i prossimi quattro anni nella gestione dei rispettivi Enti». Guardando al futuro, Zanetti rimarca che «nella gestione di pascoli, boschi e alpeggi sarà necessaria una visione precisa, come anche promosso, richiesto e votato dal Gran Consiglio, di una strategia di gestione riguardante i grandi predatori, e in particolare del lupo».
Nel corso dei lavori assembleari, l’Alpa ha approvato anche una risoluzione che chiede di garantire gli investimenti effettuati, la sicurezza e la biodiversità sugli alpeggi. Nel testo, infatti, si legge come “l’attuale Ordinanza federale sulla caccia non tiene conto del declassamento della protezione del lupo nella Convenzione di Berna e non include misure efficaci per la tutela degli alpeggi e dei pascoli non ragionevolmente proteggibili; l’Ordinanza – viene ancora messo nero su bianco dall’Alpa – non fa distinzione tra greggi non protetti e non proteggibili. La presenza del lupo in Ticino con 5 branchi censiti, 6 coppie stanziali e almeno una decina di esemplari erranti non è assolutamente compatibile con un territorio antropizzato e dedito all’allevamento a pascolo libero”. Dalle ultime verifiche interne effettuate, “una cinquantina dei 145 alpeggi caricati a ovi-caprini sono stati abbandonati negli ultimi 12 anni. Ciò ha portato a conseguenze gravissime non solo per gli allevatori ma anche per i Patriziati, proprietari di gran parte delle strutture alpestri”.
Ciò detto, nella sua Risoluzione l’Alpa scrive: “Le Autorità e i Servizi cantonali competenti sono chiamati ad agire con estrema urgenza affinché tutti gli alpeggi, in particolare quelli non proteggibili, possano venire tutelati in maniera significativa. In particolare, si chiede la concessione immediata di procedure di abbattimento di esemplari problematici di lupi e la messa in opera di tiri o di battute di dissuasione, anche in considerazione dell’imminente stagione alpestre. Determinante, inoltre, l’eradicazione di branchi che predano prevalentemente sui nostri alpeggi”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 giugno 2025 de La Regione

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L’urgenza per gli alpeggi: «Situazione fuori controllo»
L’assemblea ha approvato a Olivone una risoluzione che chiede l’abbattimento dei lupi più problematici e l’eradicazione dei branchi che predano sul territorio: «Bisogna intervenire».

«Le autorità e i servizi cantonali competenti sono chiamati ad agire con estrema urgenza affinché tutti gli alpeggi, in particolare quelli non proteggibili, possano venire tutelati in maniera significativa. In particolare, si chiede la concessione immediata di procedure di abbattimento di esemplari problematici di lupi e la messa in opera di tiri o di battute di dissuasione, anche in considerazione dell’imminente stagione alpestre. Determinante, inoltre, l’eradicazione di branchi che predano prevalentemente sui nostri alpeggi ». I delegati dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) hanno approvato sabato, nel corso dell’assemblea annuale di Olivone – presenti oltre 250 persone, in rappresentanza di 198 collettività -, tale risoluzione sulla protezione degli alpeggi. Il senso di tale risoluzione è ben riassunto dall’urgenza delle sue battute finali: «Bisogna intervenire al più presto per sanare una situazione che appare ormai fuori controllo».
La minaccia dei lupi, sì, ma anche tanto altro è emerso nel corso dell’assemblea. Nella sua relazione il presidente dell’ALPA, Tiziano Zanetti, ha sviluppato in effetti diversi temi, partendo da quanto promosso dall’associazione nel corso dell’anno passato, con particolare attenzione alle novità riguardanti il coinvolgimento dei giovani, che di fatto rappresentano il futuro dei patriziati. Zanetti ha parlato di un «grande lavoro di promozione verso i giovani». L’associazione ha proposto «quindici Centri d’interesse in tutto il Cantone dove oltre 4.000 giovani partecipanti ai Corsi organizzati dalla Fondazione Lingue e Sport seguiranno le attività di educazione ambientale con protagonisti e attori principali anche diversi rappresentanti dei Patriziati». Sempre sul lupo, Zanetti ha ricordato: «Fa parte del nostro mandato pubblico intervenire sugli stabili alpestri, mantenere pascoli, investire quindi milioni e milioni di franchi e anche indebitarsi per promuovere tutto questo, ma qui occorre poi un supporto preciso nel contenimento mirato di specie che stanno proliferando, in alcuni casi fuori controllo nel nostro Cantone. Confido, confidiamo, che tutti si rendano conto che occorre agire con grande determinazione al più presto in modo da non far diventare la situazione ancora più drammatica. Situazione che è già di per sé fragile, e questi ultimi aspetti non fanno altro che fragilizzarla ulteriormente».
Tra gli ospiti, anche il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, il quale ha voluto portare un messaggio di positività nonostante i problemi che attualmente affliggono alcune regioni, soprattutto in Vallese, senza dimenticare i recenti disastri avvenuti anche alle nostre latitudini. «È importante continuare a progettare e costruire il futuro con ottimismo e unità. Trasformazioni tecnologiche e sociali sono alle porte ed è importante continuare a lavorare insieme. In queste sfide anche gli enti patriziali giocheranno un ruolo importante» ha ricordato Gobbi, che poi ha pure presentato la nuova piattaforma GEREPA, per la gestione dei registri patriziali, che sarà a disposizione dei patriziati ticinesi entro fine anno. Tale piattaforma è considerata come uno strumento indispensabile per gestire in futuro i dati di tutti i patriziati ticinesi. Era presente anche il presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann, che dal canto suo ha ringraziato i presenti: «Voi siete i custodi della memoria e delle terre patriziali e anche protagonisti attivi nella valorizzazione del territorio, nella promozione della sostenibilità ambientale, e nella conservazione dell’identità culturale locale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 giugno 2025 del Corriere del Ticino

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L’Alleanza Patriziale ticinese in assemblea
Oltre 250 partecipanti e nuove sfide tecnologiche all’Assemblea ALPA a Olivone, con focus su innovazione e gestione territoriale.

Alla presenza di oltre 250 presenti con 190 patriziati, 210 delegati e tutti gli ospiti rappresentanti dei Patriziati ticinesi si è tenuta presso il rinnovato Poli di Olivone l’annuale Assemblea dell’Alleanza Patriziale ticinese (ALPA).
Tra gli ospiti e gli invitati, a dare per primo il suo saluto è stato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, «che ha voluto portare un messaggio di positività nonostante i problemi che attualmente affliggono alcune regioni, soprattutto in Vallese, senza dimenticare i recenti disastri avvenuti anche alle nostre latitudini. È importante continuare a progettare e costruire il futuro con ottimismo e unità».
Trasformazioni tecnologiche e sociali sono alle porte ed è importante continuare a lavorare insieme. In queste sfide anche gli enti patriziali giocheranno un ruolo importante, ha ricordato Gobbi, così come sarà fondamentale continuare a fare rete e investire su progetti di sviluppo. Il Consigliere di Stato ha poi ringraziato chi, durante l’anno di rinnovo e di elezioni patriziali, si è messo a disposizione per gli enti patriziali nei consigli di amministrazione.
Il Consigliere di Stato ha presentato infine la nuova piattaforma GEREPA per la Gestione dei Registri Patriziali che sarà a disposizione dei Patriziati ticinesi entro fine anno. «Uno strumento essenziale e atteso da anni, che consentirà a tutte le Amministrazioni di gestire in modo moderno, efficace ed efficiente tutti i dati dei Patrizi ticinesi». Denis Vanbianchi, ha portato il suo saluto in qualità di Presidente del Patriziato locale, presentando il patriziato di Olivone, Campo e Largario, le attività di gestione territoriale e le strutture dell’ente proprietario di 6’288 ettari di territorio.
La Sindaca di Blenio, Claudia Boschetti Straub, ha ringraziato i presenti ricordando l’importante investimento fatto nel rinnovare la struttura del centro POLI e mettendo in luce le caratteristiche territoriali della Valle di Blenio, con le sue aziende agricole e i suoi alpeggi, senza dimenticare una delle caratteristiche più distintive della valle: la sua estensione con i 222 km² di territorio. Ha messo poi in luce l’ottima collaborazione con i Patriziati del comprensorio, portando la voce anche degli altri sindaci della Valle presenti, a tutto vantaggio della gestione territoriale e dell’intera comunità.
Il presidente del Gran Consiglio ticinese, Fabio Schnellmann, ha portato il suo saluto a tutti i presenti, assicurando che il Parlamento rimane attento e presente ai problemi e alle richieste degli enti patriziali ticinesi.
Vi è stato poi anche l’apprezzato intervento del rappresentante della Federazione Svizzera dei Patriziati (SVBK www.svbk.ch), Sandro Forster, che ha sottolineato gli ottimi rapporti con l’ALPA e l’importanza di condividere i temi centrali per la gestione territoriale, presentando anche la prossima Assemblea Federale che si terrà a Delémont nel 2026.
Nella sua relazione il Presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti ha sviluppato diversi temi; tra questi tutto quanto promosso dall’ALPA nel corso dell’anno con particolare attenzione alle novità riguardanti l’informazione, il coinvolgimento dei giovani, le recenti elezioni patriziali cantonali, l’impegno degli Enti in ristrutturazioni, progetti innovativi ed eventi culturali, l’introduzione generalizzata (giunta quasi al termine) del nuovo modello contabile MCA2, la situazione drammatica che hanno vissuto gli Enti della Vallemaggia nel corso della passata estate, gli obiettivi strategici per il prossimo futuro, la gestione rinnovata della Rivista patriziale e la ricerca di nuovi abbonati (attualmente circa 3’000), la situazione attualizzata riguardante la gestione degli alpeggi in considerazione soprattutto degli enormi investimenti promossi dagli Enti patriziali negli ultimi anni e dalle minacce che incombono sul settore primario, dalla presenza del lupo, alla gestione dei capi di bestiame e alle direttive cantonali e federali.
Un ringraziamento particolare è stato espresso a Gianfranco Poli, da 40 anni segretario e contabile dell’Alleanza Patriziale Ticinese. Dopo la lettura della risoluzione “Garantiamo gli investimenti effettuati, la sicurezza e la biodiversità sui nostri alpeggi”, votata favorevolmente a maggioranza dalla sala, la parola è passata ai diversi rappresentanti ALPA nei vari organismi. 
 
 
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Abbattimenti e protezione degli alpeggi, priorità dei patriziati ticinesi
Quasi 200 patriziati ad Olivone per l’assemblea annuale dell’ALPA

La protezione degli alpeggi e degli animali al pascolo dalla minaccia dei lupi, ma anche il ricambio generazionale con cui deve confrontarsi l’istituzione: sono stati questi i temi principali discussi dall’ assemblea annuale dell’ ALPA (alleanza patriziale ticinese) che quest’anno si è tenuta ad Olivone. Organizzato dal patriziato locale, l’evento ha riunito oltre 250 persone in rappresentanza di quasi 200 collettività.
“Quando vediamo patriziati dinamici, i giovani arrivano”, ha detto il presidente Tiziano Zanetti, precisando però, intervistato dal Quotidiano, che non sempre questo avviene. E’ il caso allora di pensare a delle fusioni? “Noi non spingiamo, il Dipartimento non spinge, ma in caso di necessità potrebbe essere una soluzione”.
Anche Norman Gobbi ha preso parte all’evento, rimarcando l’importanza della collaborazione tra patriziati. “Sempre di più sono diventati enti pubblici che vogliono essere riconosciuti nell’ambito della gestione dei progetti e della collaborazione per la gestione del territorio”, constata il consigliere di Stato. Questo ruolo potrebbe essere importante perché “i pericoli naturali stanno aumentando e i lavori di premonizione devono essere fatti assieme”.
L’assemblea ha approvato una risoluzione sulla protezione degli alpeggi in cui si chiede maggiore flessibilità nell’abbattimento dei lupi più problematici e l’eradicazione dei gruppi che predano negli allevamenti ad alta quota.   

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(Foto: Alpa)