121mila franchi per #forzavallemaggia

121mila franchi per #forzavallemaggia

Domenica scorsa, l’associazione TICINO SOCIALE ha tenuto a Prato Sornico la commovente cerimonia di consegna simbolica dell’assegno raccolto grazie all’azione solidale #forzavallemaggia, lanciata dopo i terribili eventi di maltempo che, lo scorso anno, hanno duramente colpito l’alta Vallemaggia.
Il risultato è stato straordinario: 121mila franchi destinati a sostenere aziende agricole, attività commerciali, associazioni sportive e infrastrutture per i giovani, a testimonianza di un tessuto sociale unito e determinato a non lasciare indietro nessuno.
L’atmosfera, domenica 25 maggio, era densa di emozione e profonda vicinanza. Durante la cerimonia, organizzata con il prezioso sostegno del Mattino della domenica, i beneficiari degli aiuti hanno voluto esprimere la loro sincera e toccante gratitudine ai tanti donatori – cittadini, famiglie, imprese – che hanno contribuito, mostrando un cuore grande e una solidarietà autentica. Norman Gobbi, presidente di TICINO SOCIALE, ha definito i donatori “gente generosa e solidale, capace di tendere la mano ai propri concittadini travolti da una catastrofe di portata mai vista”.
I fondi sono stati destinati a realtà concrete e vitali per la valle: le aziende agricole Biadici e Mattei di Pian di Peccia, BravoNatura di Brontallo; le attività commerciali La Botega dala Lavizzara di Prato Sornico, Grotto Pozzasc di Peccia, Ristorante la Froda di Foroglio; le associazioni sportive Società Pattinaggio LavizzaraSci Club LavizzaraSport Club Pizzo CastelloTiratori della Lavizzara e Tiratori Vallemaggia di Cevio. Un contributo è stato inoltre versato al Comune di Lavizzara per progetti destinati ai bambini della regione, e alla Fondazione Val Bavona per importanti opere di recupero paesaggistico.
Il comitato di TICINO SOCIALE desidera rinnovare un sentito e commosso grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa raccolta fondi: avete dimostrato che i ticinesi e gli svizzeri non dimenticano le proprie montagne, i propri villaggi, la propria gente. La vostra generosità è la linfa che alimenta la speranza e ridà forza a chi ha visto crollare certezze e fatiche di una vita.

Grazie di cuore. #forzavallemaggia, davvero.

L’importanza dei Patriziati ticinesi, essenziali anche nel XXI secolo

L’importanza dei Patriziati ticinesi, essenziali anche nel XXI secolo

I Patriziati ticinesi rappresentano oggi una realtà vivace e dinamica che costituisce un vero e proprio “quarto livello” istituzionale del sistema federalista svizzero, affiancandosi a Confederazione, Cantone e Comuni. “Con 201 enti patriziali e oltre 90mila patrizi proprietari del 75% del territorio boschivo cantonale, questi storici istituti dimostrano quotidianamente la loro centralità nella gestione del territorio ticinese”, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
La loro rilevanza è emersa con particolare evidenza attraverso le aggregazioni comunali, dove i Patriziati hanno trovato nuova energia e vitalità. “L’esempio di Bellinzona – ma anche di Lugano – illustra perfettamente come questi enti fungano da collante territoriale e salvaguardino l’identità delle comunità locali confluite nell’agglomerato urbano, unendo piuttosto che dividendo”, prosegue Gobbi.
L’attività patriziale si estende ben oltre la tradizionale gestione forestale, abbracciando settori innovativi come il turismo, l’ambito sociale e culturale, oltre alla valorizzazione di cave, alpi, caseifici e infrastrutture sportive. Per Gobbi “questa diversificazione dimostra come i Patriziati non siano anacronistiche testimonianze del passato, ma organismi capaci di evolversi e adattarsi alle dinamiche della società contemporanea”.
Il dinamismo patriziale trova sostegno concreto nelle istituzioni cantonali attraverso servizi di consulenza e aiuti finanziari tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. La collaborazione tra Patriziato, Comune e Cantone genera un circolo virtuoso che beneficia l’intera collettività, rendendo disponibile un servizio essenziale per le comunità locali.
L’Alleanza patriziale ticinese, nata nel 1938, svolge un ruolo di mediazione fondamentale, promuovendo la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e creando condizioni favorevoli alla gestione sostenibile del territorio. Questa sinergia costruttiva rappresenta un modello di governance partecipativa che valorizza sia le tradizioni locali sia l’innovazione.
Per Gobbi, “l’importanza dei Patriziati trascende la mera gestione amministrativa per toccare aspetti identitari profondi. Come ricorda lo spirito viciniale del Patto di Torre del 1182, quando i vallerani di Blenio e Leventina si unirono per l’aiuto reciproco, questi enti incarnano principi di autodeterminazione e libertà che costituiscono il fondamento delle autonomie locali, anche alpine.
“I Patriziati moderni coniugano sapientemente tradizione e innovazione, mantenendo salde le radici storiche mentre guardano al futuro con entusiasmo progettuale”, prosegue Gobbi. “Non sono custodi di fredde ceneri, ma vivaci promotori di uno spirito comunitario che si rinnova costantemente, valorizzando il prodotto indigeno, promuovendo il territorio e preservando la cultura locale”.
La sfida contemporanea consiste nel consolidare ulteriormente l’efficienza amministrativa attraverso strumenti moderni come la contabilità a partita doppia e il nuovo piano contabile armonizzato, garantendo una gestione finanziaria equilibrata e lungimirante.
“In un’epoca di globalizzazione che spesso impone decisioni dall’alto, i Patriziati rappresentano un baluardo di democrazia partecipativa e prossimità territoriale. Essi dimostrano che l’attaccamento alle radici non costituisce un limite, ma una preziosa risorsa per affrontare le sfide future, proprio come un albero ha bisogno di radici profonde per crescere e resistere alle tempeste”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 giugno 2025 de Il Mattino della domenica

Sasso San Gottardo – Inizio stagione estiva

Sasso San Gottardo – Inizio stagione estiva

Festeggiate con noi l’inizio della stagione estiva 2025

31 maggio 2025 – ore 10.30

ATTENZIONE: Chiunque porti una bandiera ticinese al evento, riceverà l’ingresso gratuito al Museo!

Discorso di Alessandro Beffa, Vice Sindaco di Airolo
Discorso di Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato
Intrattenimento musicale: Coro Società Corale Amici della Montagna SCAM Leventina
Invitiamo tutti gli ospiti ad unirsi a noi per un risotto! 

Non è necessaria la registrazione.

https://it.sasso-sangottardo.ch/

 

Situazione umanitaria in Palestina: appello al Consiglio federale

Situazione umanitaria in Palestina: appello al Consiglio federale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha inviato oggi una lettera al Consiglio federale in relazione alla situazione umanitaria in Palestina. La richiesta è che la Svizzera assuma una posizione di condanna nei confronti delle violazioni del diritto internazionale umanitario, commesse dalle forze armate dello Stato di Israele nell’ambito dell’occupazione della Striscia di Gaza.

Il Ticino, come il resto del mondo, sta assistendo al progressivo deterioramento della situazione umanitaria in Palestina, divenuta da tempo insostenibile. Il Governo ticinese ritiene che gli sforzi attuati dalla Svizzera a protezione della popolazione di Gaza siano insufficienti e che sia giunta l’ora che la Svizzera assuma una chiara e coraggiosa posizione di condanna nei confronti dell’occupazione israeliana e delle violazioni del diritto internazionale umanitario, onorando così la tradizione umanitaria elvetica, come esplicitato anche dall’articolo 54 della Costituzione federale, e soprattutto dalla sua responsabilità di Paese depositario delle Convenzioni di Ginevra.  

Nel dettaglio, la lettera del Consiglio di Stato ticinese chiede che il Consiglio federale, senza ulteriori indugi:

  • si adoperi per favorire una pace duratura in Medio Oriente basata sul dialogo;
  • faccia in modo che siano garantiti tutti gli sforzi diplomatici affinché venga ristabilito urgentemente il rispetto del diritto umanitario internazionale;
  • condanni in modo chiaro e inequivocabile le gravissime e reiterate violazioni del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario commesse nella Striscia di Gaza dal Governo dello Stato di Israele, ribadendo la necessità di una liberazione immediata di tutti gli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas;
  • operi perché siano garantiti l’immediata distribuzione e l’accesso agli aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza attraverso il CICR e le organizzazioni internazionali riconosciute e i canali consueti in ottemperanza alle Convenzioni vigenti, ed evitando qualsivoglia politicizzazione dell’aiuto umanitario.

 

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Gaza, dal Ticino appello al Consiglio federale

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2864741

Paesaggio dell’anno 2025, premiata la Val Bavona

Paesaggio dell’anno 2025, premiata la Val Bavona

Il riconoscimento alla valle ticinese per la conservazione del paesaggio e la risposta alla catastrofe del 2024 – Rösti: “Ciò che è avvenuto qui è fuori dal comune”

A quasi un anno dalla tempesta che ha sconvolto l’alta Valle Maggia, causando la morte di sette persone e la scomparsa di un’altra nella notte tra il 29 e il 30 giugno, la Val Bavona è stata nominata Paesaggio dell’anno 2025. Il riconoscimento è stato conferito sabato dalla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio al Comune di Cevio e alla Fondazione Valle Bavona, durante un evento ufficiale tenutosi a Cavergno.
Alla presenza del consigliere federale e ministro dell’Ambiente Albert Rösti, è stato sottolineato il ruolo fondamentale dell’impegno locale nella salvaguardia del paesaggio. “Senza l’impegno delle popolazioni locali, oggi non avremmo celebrato questo premio”, ha dichiarato. Ai microfoni del Quotidiano, Rösti ha anche espresso il suo stupore per l’entità della distruzione causata dalla tempesta: “È davvero impressionante la quantità di materiale che è scesa a valle. Sono io stesso un montanaro, sono originario dell’Oberland bernese e conosco i movimenti che può fare la montagna. Ciò che è avvenuto qui l’anno scorso è davvero fuori dal comune”.
Nel suo discorso elogiativo, la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio ha riconosciuto in particolare “l’impegno decennale della fondazione e della popolazione locale per la conservazione del paesaggio”. Questo lavoro costante ha rafforzato il legame tra gli abitanti e la loro valle, contribuendo alla nascita di una comunità resiliente e profondamente radicata nel territorio.
Roland David, responsabile del Dipartimento forestale del Canton Ticino, ha spiegato che non è più possibile affidarsi alle statistiche per prevedere la probabilità di eventi estremi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici. È necessario tenerne conto durante la ricostruzione e prepararsi alla possibilità di nuove catastrofi naturali.
Anche Franziska Schmid, esperta di rischi naturali, ha ribadito l’importanza della solidarietà e della consapevolezza collettiva: “Dobbiamo renderci conto di quanto siamo vulnerabili come società e partire da lì per trovare soluzioni e diventare più resilienti in futuro”. Ha inoltre ricordato che il paesaggio della Val Bavona, purtroppo, non tornerà mai più com’era prima.

Ribadito il no al fondo per le catastrofi
Sul fronte del sostegno finanziario, Rösti ha indicato che la Confederazione è pronta a fare la sua parte: “In Ticino vediamo che i comuni hanno costi supplementari per circa 20 milioni di franchi, e se il Cantone coprirà la metà di questi costi, allora la Confederazione è pronta a partecipare con l’altra metà. Questa è la volontà del Consiglio federale, ora in merito deve decidere il Parlamento”.
Quanto alla possibilità di creare un fondo nazionale per le catastrofi, Rösti ha precisato che il Consiglio federale non intende rivedere l’intero sistema di gestione delle emergenze: “Oggi il sistema prevede che intervengano prima i comuni, poi in caso di necessità il Cantone e infine la Confederazione. Questo funziona molto bene e non mi aspetto ogni anno un avvenimento come quello verificatosi qui l’anno scorso”.
Il premio, dotato di 10’000 franchi, ha l’obiettivo di sostenere progetti che valorizzano e proteggono il paesaggio, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica sul suo valore. In questo senso, la Val Bavona rappresenta oggi un esempio virtuoso di come la cura del territorio possa diventare un motore di rinascita, anche dopo una tragedia.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Paesaggio-dell%E2%80%99anno-2025-premiata-la-Val-Bavona–2852954.html

(Immagine: www.sl-fp.ch)

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‘Mai visto nulla di simile’, Albert Rösti in Val Bavona
Il consigliere federale Albert Rösti era presente sabato alla consegna, a Comune e Fondazione Bavona, del premio ‘Paesaggio dell’anno 2025’

«Sono estremamente impressionato da cosa è successo in Valle Bavona. Sono anch’io originario di un Comune di montagna, Kandersteg, nell’Oberland bernese e so cosa vuol dire dover convivere con le difficoltà della natura essendo nato in una famiglia di alpigiani, ma quanto ho visto qui ha davvero dell’incredibile». Sono parole del consigliere federale Albert Rösti, giunto sabato in Vallemaggia per presenziare, di persona, alla consegna, al Comune di Cevio e alla Fondazione Valle Bavona, del prestigioso premio ‘Paesaggio dell’anno 2025’ assegnato dalla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio (Fstp). Un riconoscimento che sensibilizza e avvicina i cittadini e le istituzioni ai valori della salvaguardia del territorio. Un territorio particolare come quello della Valle Bavona, devastato dalla terribile alluvione di fine giugno 2024 e che ora sta vivendo, a quasi un anno di distanza da quei tragici eventi, la delicata fase della monumentale ricostruzione. Un valore essenziale per lo sviluppo consapevole della vallata che si vuole trasmettere soprattutto alle nuove generazioni e che ha portato, in dote, l’ambito riconoscimento.

Più aiuti, ’la decisione spetta al Parlamento’
Il capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha rivolto parole di ringraziamento alla popolazione indigena e alle istituzioni per quanto fatto in questi mesi. Più volte interpellato sulla questione degli aiuti economici promessi da Berna, ha ricordato come la decisione debba passare dal Parlamento, assicurando tuttavia che Berna e Ticino si divideranno a metà l’importo da donare ai Comuni di Cevio e Lavizzara. «Eventi del genere – ha proseguito Rösti – saranno sempre più frequenti in futuro. Con i pericoli della natura saremo sempre chiamati a convivere. Il nostro sistema di risposta alle catastrofi, che prevede dapprima l’intervento dei Comuni, in seguito dei Cantoni e, infine, della Confederazione è un modello che funziona. La popolazione svizzera non ama le decisioni calate dall’alto e anche in caso di necessità l’attuale procedura di aiuto rappresenta un’ottima risposta. La sicurezza della popolazione svizzera sarà sempre una priorità del Consiglio federale anche in futuro». A coloro che, come soluzione al problema, suggeriscono l’abbandono di quelle zone discoste del territorio nazionale ritenute troppo a rischio, la risposta del consigliere federale è stata lapidaria: «La Svizzera per 2/3 è costituita da montagne e valli, se dessimo ascolto alla richiesta dovremmo costringere la popolazione ad andarsene altrove. Dobbiamo invece aiutare queste zone alpine attraverso un incremento delle misure di prevenzione, monitorando il territorio e dotandolo delle necessarie protezioni grazie anche alle nuove tecnologie».

‘La coesione elemento fondamentale della nostra sopravvivenza’
La consegna del premio è stata preceduta da tutta una serie di interventi. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, presentatosi come rappresentante del Governo e come «uomo di valle e semplice cittadino» ha da parte sua ricordato l’impegno dell’autorità cantonale sin dalle prime ore della disgrazia, rassicurando i presenti del fatto che «noi ci saremo sempre!». Gobbi ha pure evidenziato il lavoro di raccolta fondi portato avanti dalla Commissione indipendente per il coordinamento delle donazioni con la Catena della solidarietà (altri 400mila franchi sono in arrivo), lodando la generosità e il pragmatismo della popolazione ticinese nei più svariati ambiti (durante la pandemia e la guerra in Ucraina, ad esempio). Infine ha definito «la coesione come elemento fondamentale per la sopravvivenza della Svizzera; dobbiamo stringerci gli uni agli altri, superare le paure e trovare il coraggio di ricostruire». Il microfono è in seguito passato a Kurt Fluri, presidente della Fstp, il quale ha portato esempi storici e virtuosi di lotte a difesa e valorizzazione dell’ambiente (come il caso della cascata di Foroglio, minacciata da un progetto di sfruttamento delle acque). Gianni Roberto Rossi, presidente del Cda di Migros Ticino (il riconoscimento è donato dalla Federazione delle cooperative Migros, ndr), ha spiegato come la cooperativa regionale si sia messa subito a disposizione nelle ore successive alla catastrofe per cercare di aiutare la popolazione e il territorio ferito, complimentandosi col prezioso lavoro svolto sin dalla sua istituzione, nel 1983, della Fondazione Bavona, impegnata a difesa del comprensorio, della sua cultura e delle sue peculiarità naturalistiche. «Migros Ticino è orgogliosa della scelta di assegnare alla Fondazione questo premio – ha concluso – È la dimostrazione della stima dimostrata per questo stupendo territorio». Tra i relatori, anche l’ex direttore della Fstp, Raimund Rodewald, che in entrata ha reso omaggio alle donne («non me ne vogliano gli uomini, ma sono loro la forza della valle»); in questa giornata di festa Rodewald ha voluto ribadire tutto l’apprezzamento per l’operato della Fondazione Bavona, definendolo «un modello da seguire per tutta la Svizzera». Prima di congedarsi ha esortato i valmaggesi a «non mollare mai, noi vi sosterremo!».

‘Immaginare un futuro con radici salde’
Da ultimi, ma non per ultimi, i ‘padroni di casa’. Dapprima Wanda Dadò, sindaca di Cevio, la quale ha formulato i ringraziamenti di rito alle istituzioni, mettendo in rilievo come «la tragedia abbia fatto emergere una tale forza della collettività che non credevamo di avere. La Bavona è un bene prezioso per tutta la Svizzera. Il premio odierno ci dà la forza per immaginare un futuro con radici salde». Infine Lorenzo Dalessi, presidente della Fondazione Bavona, ha parlato della nascita di questo ente inserito nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale («un paesaggio fragile che i cambiamenti climatici mettono alla prova»).

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 26 maggio 2025 de La Regione

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«Capisco le sfide della Bavona, colpita da un disastro tragico»
Il consigliere federale Albert Rösti in visita sabato a Cavergno per la consegna del premio Paesaggio dell’anno 2025 «Provengo da una famiglia di agricoltori e conosco certe situazioni, ma quanto successo la scorsa estate va oltre l’immaginabile»

«Sono cresciuto in una famiglia di agricoltori nell’Oberland bernese, dove le frane erano all’ordine del giorno. Ma quel che è successo un anno fa non è stato all’ordine del giorno. Un disastro tragico, oltre il prevedibile. Una quantità di materiale impressionante riversatasi sul territorio. Comprendo bene le preoccupazioni e le sfide della regione. Oggi, con questo bel tempo, tutto sembra meraviglioso e non si riesce a immaginare cosa sia capitato». Così ha esordito il 57.enne consigliere federale Albert Rösti di fronte al centinaio di persone, sabato a Cavergno in occasione della consegna del premio Paesaggio dell’anno 2025 – attribuito dall’ente che ne promuove la difesa a livello nazionale -, costituito da 10.000 franchi e assegnato al Comune di Cevio e alla fondazione Valle Bavona.

L’importanza della solidarietà
Il direttore del Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni ha accennato all’importanza della solidarietà, un valore che dovrebbe riflettersi tra i rappresentanti del Parlamento a Berna, sia per quanto riguarda l’intenzione di partecipare con aiuti supplementari alle regioni colpite dai nubifragi (tra le quali anche Mesolcina e Vallese) proposta dall’Esecutivo, sia per l’iniziativa del consigliere agli Stati Fabio Regazzi, con cui si chiede l’istituzione di un fondo in caso di catastrofi. Un’idea alla quale, a suo tempo, lo stesso Rösti aveva detto di opporsi, giudicando ottimale il sistema in uso, che prevede il principio di sussidiarietà tra Comuni e Cantoni, lasciando la Confederazione solo come ultima istanza.

«Siamo al vostro fianco»
Tra i presenti alla manifestazione, numerose personalità politiche – oltre al già citato deputato centrista – con, in prima fila, i consiglieri di Stato Claudio Zali, Christian Vitta e Norman Gobbi. È stato proprio quest’ultimo ad aver preso parola, in veste di presidente del Governo ticinese: «Non siamo qui solo come politici eletti, ma come persone. Come noi stessi», ha detto. «E voglio quindi approfittare di ogni occasione per dirlo con voce forte e chiara: noi ci saremo sempre, per voi. Il Cantone c’è. È con la Vallemaggia e continuerà a camminare al suo fianco. Questa volontà l’abbiamo espressa senza indugio in tutti questi mesi. È ciò che è giusto fare senza tentennamenti e senza giri di parole», ha aggiunto il 48.enne.
Soddisfazione da parte di Wanda Dadò, sindaca di Cevio: «Questo riconoscimento ci dà fiducia per continuare il lavoro svolto in questi decenni e per ricucire Fontana, Bosco e Mondada », ha dichiarato la 63.enne, riferendosi al punto più devastato dell’area.

Un processo che parte dal basso
«Vogliamo coinvolgere la nostra gente nel processo partecipativo, insieme ai contadini e a chi vive in questo comparto e lo mantiene. Ci chiediamo come immaginiamo questi luoghi fra dieci o anche fra cinquant’anni, per ripensare insieme l’area e preservarne la memoria», ha aggiunto al Corriere del Ticino, sottolineando il sollievo provato dopo aver appreso dei possibili ulteriori contributi. «Ci permetteranno di affrontare la ricostruzione senza pesare sull’economia fragile della nostra realtà. Il ripristino costerà 80 milioni, con danni ancora non del tutto quantificati».

Orizzonte di sei-otto anni
Le ha fatto eco Lorenzo Dalessi, presidente della fondazione Valle Bavona: «Abbiamo chiesto ai proprietari terrieri, alla popolazione, ai Patriziati e agli agricoltori di immaginare come si presenterà, un domani, il nostro panorama. Spero che questo resti vivo. Nel corso dell’estate, da Bellinzona arriverà la mappa delle zone di pericolo. A quel punto, potremo iniziare la progettazione vera e propria. Stimiamo che ci vogliano sei-otto anni, ma intendiamo procedere nel minor tempo possibile e considerando futuri eventi meteorologici », ha concluso il 32.enne.
Un aperitivo arricchito da musica dal vivo ha poi segnato la chiusura di una giornata avviata con un’escursione in uno dei luoghi simbolo del nubifragio che, nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, era costato la vita a otto persone (ufficialmente, sette). L’appuntamento è proseguito, dopo pranzo, con numerose presentazioni e dibattiti per riflettere sull’importanza di un’onorificenza attribuita a un esempio di cura del territorio che diventa giocoforza una rinascita, come ha ricordato la copresidente della Fondazione per la tutela del paesaggio, Rahel Marti.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 26 maggio 2025 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.bavona.ch)

“Il Ticino che guarda avanti: partecipazione, fiducia e orgoglio condiviso”

“Il Ticino che guarda avanti: partecipazione, fiducia e orgoglio condiviso”

Norman Gobbi condivide un messaggio di appartenenza, partecipazione e fiducia
 
In Svizzera, la nostra democrazia diretta rappresenta uno dei valori più preziosi: un sistema politico che riduce al minimo la distanza tra eletti ed elettori, e che invita ciascuno a essere protagonista della vita pubblica. “Da noi non servono titoli, né privilegi: bastano la volontà di impegnarsi e la convinzione che ognuno può contribuire al bene comune”, esordisce il Consigliere di Stato”.
A partire dai diciott’anni, ogni cittadino ha la possibilità di firmare un’iniziativa, di lanciare un referendum, di farsi sentire. “
È un’opportunità concreta per essere influenti “nella vita reale” – come direbbero i più giovani”, continua Gobbi. “Questa è la forza della nostra democrazia: non ci permette di restare semplici spettatori, ci chiede di essere attori, presenti e consapevoli”.
Questa vocazione alla partecipazione si traduce anche in uno spirito comunitario che va oltre le istituzioni. È un senso del collettivo che si alimenta giorno dopo giorno, in tutte le occasioni della vita sociale. È da qui che nasce la fiducia nel futuro: dalla certezza che ogni voce conta, che ogni gesto ha valore, che ogni persona può fare la differenza.

Secondo il Presidente del Governo, “
nel corso del tempo, chi si impegna nella politica impara che non sono i ruoli a fare la differenza, ma le persone. La loro visione, la capacità di ascoltare, la volontà di costruire insieme qualcosa di più grande. È questa l’essenza di un servizio pubblico autentico: mettersi al servizio del popolo, con umiltà e responsabilità, ricordando sempre che il vero sovrano, in una democrazia, è la cittadinanza”.
Questo richiamo alla concretezza e all’impegno è ancora più importante oggi, in un tempo in cui sembra diffondersi un sentimento di sfiducia. “
Da più parti si percepisce una narrazione negativa che tende a descrivere il nostro territorio in termini di declino, stanchezza e impotenza”, prosegue Gobbi. “È una rappresentazione che non solo è imprecisa, ma che spesso si allontana dalla realtà fino a diventare una vera e propria “anti-verità”.
Certo, le difficoltà esistono. Ma non definiscono l’essenza del nostro Cantone. Per Gobbi “
il Ticino è un territorio sano, dinamico, vivibile. È un luogo dove le persone lavorano con serietà, dove si progettano iniziative di valore, dove si investe nel futuro. Molti lo riconoscono da fuori, tanto che decidono di trasferirsi qui, attratti dalla qualità della vita e dalle opportunità che offre. Eppure, troppo spesso, siamo proprio noi a non accorgercene, quasi contagiati da un autolesionismo diffuso”.
Contrastare questa visione richiede uno sforzo collettivo. Per Gobbi, infatti, “
non si tratta di nascondere i problemi, ma di affrontarli con fiducia e lucidità. Di recuperare la fierezza di ciò che siamo, di ciò che facciamo, di ciò che possiamo ancora costruire insieme. Per questo, il compito oggi è raccontare un Ticino che guarda avanti. Un Ticino che non si lascia intimidire dalla negatività, ma che risponde con energia, con progettualità, con ottimismo”.
Un Ticino che riconosce sì i suoi limiti”, prosegue il Consigliere di Stato, “ma che non ne sia ossessionato. Un Cantone che continua a investire, a innovare, a formare. Un territorio in cui lo Stato lavora silenziosamente al servizio della popolazione, spesso anche dove il suo operato non si vede. Un luogo che resiste alle crisi perché le sue persone sono solide, laboriose e resilienti. Un Ticino che non subisce il cambiamento, ma lo cavalca”.
Questo è il Ticino che esiste già, ed è il Ticino che merita di essere raccontato. “
Per farlo”, prosegue Gobbi, “serve il contributo di tutti. Serve il coraggio di parlare bene del proprio territorio, non per vanità, ma per giustizia. Perché raccontare il positivo è un atto di responsabilità, tanto quanto denunciare ciò che non funziona”.
Ciascuno può fare la propria parte. A casa, al lavoro, nei momenti di confronto pubblico. “
Tutti possiamo contribuire a costruire una narrazione più vera, più equilibrata, più utile per chi verrà dopo di noi. Perché il futuro si costruisce oggi, con le scelte di oggi”, insiste Gobbi, che conclude: “l’augurio, dunque, è che ogni persona possa trovare il proprio posto in questa terra, e che possa dare il meglio di sé, come individuo e come parte di una società viva. Il Ticino ha bisogno di ciascuno di noi. E insieme, possiamo davvero fare la differenza”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 maggio 2025 de Il Mattino della domenica

Lugano proposta come luogo per la conferenza ministeriale dell’OSCE

Lugano proposta come luogo per la conferenza ministeriale dell’OSCE

Comunicato stampa DFAE

Il consigliere federale Ignazio Cassis è stato accolto oggi dal Consiglio di Stato ticinese in corpore, che ha scelto come luogo del regolare dialogo politico l’azienda agraria cantonale di Mezzana, che quest’anno celebra il suo 110º anniversario. Al centro delle discussioni vi erano temi di interesse comune, come la promozione dell’italianità e le relazioni transfrontaliere, ma anche di carattere più internazionale, come i rapporti con l’UE o le sfide geopolitiche attuali. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha inoltre informato il Governo cantonale dell’intenzione di tenere a Lugano la conferenza ministeriale dell’OSCE.

Nel 2026 la Svizzera presiederà per la terza volta l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Nella sua seduta del 21 maggio 2025 il Consiglio federale ha adottato le priorità per la presidenza svizzera e ha approvato il budget supplementare legato all’organizzazione e alla sicurezza della conferenza ministeriale dell’OSCE. Il Paese di presidenza ha infatti il compito di organizzare una volta l’anno un incontro a livello ministeriale dei 57 Stati membri. Il consigliere federale ha confermato oggi alle autorità cantonali l’intenzione del DFAE di tenere questo evento a Lugano a inizio dicembre 2026. Sia le autorità cantonali che quelle della città di Lugano sono state consultate a questo proposito. «Il Canton Ticino sarà nuovamente teatro di un importante evento internazionale, dopo la Ukraine Recovery Conference (URC) del 2022. Ciò permetterà beneficiare dell’esperienza acquisita con la preparazione della URC, di valorizzare la Svizzera italiana e di sottolineare la capacità svizzera di far convivere in maniera pacifica lingue e culture diverse. Un esempio significativo, in particolare nella situazione geopolitica attuale», ha affermato Ignazio Cassis.
L’incontro con il Consiglio di Stato è stato anche l’occasione per fare il punto sull’attualità internazionale, in particolare per quanto concerne le relazioni con l’Unione europea e i colloqui in corso con gli Stati Uniti in merito ai dazi doganali.Promozione dell’italianità e relazioni transfrontaliere all’ordine del giorno
Durante lo scambio fra il capo del DFAE e il Consiglio di Stato del Canton Ticino sono poi state affrontate tematiche di interesse comune, come la promozione dell’italianità, del plurilinguismo e della coesione nazionale. Si è discusso in particolare dell’aiuto supplementare che la Confederazione intende attribuire alle regioni colpite dal maltempo in Ticino, Grigioni e Vallese. Si è poi fatto il punto sulla presenza di italofoni in gremi parastatali e commissioni extraparlamentari, nonché sul progetto Piccolo Erasmus che permette scambi di alcuni mesi tra collaboratori e collaboratrici dell’amministrazione federale e quella cantonale, e viceversa.
Il capo del DFAE ha poi illustrato la decisione di riprendere la gestione di Palazzo Trevisan a Venezia, e di sviluppare così una piattaforma che oltre alla cultura integrerà nuove attività nei settori dell’innovazione, della ricerca e della sostenibilità. È stata salutata la volontà del Canton Ticino di prendere parte a questo progetto, che permetterà di promuovere anche protagonisti della Svizzera italiana, e di rafforzare ulteriormente la fitta rete di relazioni fra Svizzera e Italia.
L’incontro ha anche permesso di approfondire tematiche che riguardano proprio i rapporti con l’Italia. È stata evidenziata la dinamica positiva degli ultimi anni, in cui sono stati raggiunti numerosi accordi, come ad esempio l’intesa riguardante i servizi di trasporto regolari transfrontalieri con autobus, siglata lo scorso ottobre con Roma. È poi stato tematizzato il Dialogo transfrontaliero italo-svizzero, che dal 2006 riunisce in una piattaforma di discussione attori regionali e statali e il cui incontro annuale si è tenuto proprio oggi a Poschiavo, e il previsto 30° anniversario della Regio Insubrica, un’area di cooperazione transfrontaliera tra Lombardia, Piemonte e Ticino.****

A Lugano la conferenza ministeriale dell’OSCE nel 2026
Lo ha annunciato Ignazio Cassis a Mezzana, dove ha incontrato il Governo ticinese per discutere di temi locali e internazionali – Nel 2027 anche un vertice CPE in Svizzera

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha annunciato l’intenzione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) di organizzare a Lugano, nel dicembre 2026, la conferenza ministeriale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), in occasione della presidenza svizzera del 2026. La proposta è stata accolta positivamente dalle autorità cantonali e cittadine, che hanno sottolineato che si potrà così valorizzare l’esperienza maturata con la Ukraine Recovery Conference del 2022.
L’annuncio di Cassis è giunto in occasione dell’incontro di venerdì con il Consiglio di Stato ticinese presso l’azienda agraria cantonale di Mezzana, in occasione del suo 110º anniversario. Durante l’incontro si è discusso di temi locali e internazionali, tra cui la promozione dell’italianità e del pluringuismo, le relazioni transfrontaliere, i rapporti con l’UE e le attuali sfide geopolitiche.
Si è anche parlato di sostegno alle regioni colpite dal maltempo e del contributo straordinario deciso da Berna per Ticino, Grigioni e Vallese, del Rilancio di Palazzo Trevisan a Venezia con il coinvolgimento ticinese e più in generale delle relazioni con l’Italia (accordi, trasporti e Regio Insubrica).

Nel 2027 vertice CPE in Svizzera
Sempre oggi, e sempre in tema di vertici internazionali, è emerso che la Svizzera organizzerà tra due anni un vertice della Comunità politica europea (CPE), che riunisce i capi di Stato e di governo del continente. L’annuncio è stato dato dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, attraverso un messaggio pubblicato su X.
La disponibilità di Berna a organizzare uno degli incontri della CPE era già emersa nel più recente rapporto di politica estera della Confederazione. Ora è arrivata l’ufficializzazione da parte di Costa, che ha confermato quanto la presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, aveva lasciato intendere al termine del vertice della scorsa settimana a Tirana, in Albania.
I prossimi vertici della CPE si svolgeranno a Copenaghen nell’ottobre 2025 e, secondo quanto dichiarato da Costa, nel 2026 toccherà all’Armenia e all’Irlanda. Nel 2027 sarà poi la volta della Svizzera in primavera, seguita dalla Grecia nel secondo semestre.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/A-Lugano-la-conferenza-ministeriale-dell%E2%80%99OSCE-nel-2026–2851373.html

Le preoccupazioni sull’asse Ticino-Berna

Le preoccupazioni sull’asse Ticino-Berna

Situazione finanziaria, mobilità da Nord a Sud e trasporto delle merci tra i temi affrontati nella riunione tra i parlamentari ticinesi a Berna e il Consiglio di Stato

Le preoccupazioni finanziarie per i Cantoni, la mobilità stradale da Nord a Sud e il trasporto delle merci. Sono diversi i temi di cui si è parlato oggi nella tradizionale riunione tra i parlamentari ticinesi a Berna e il Consiglio di Stato, in vista della prossima sessione delle Camere.

Tema dominante dell’incontro ancora i timori per il piano di riequilibrio del bilancio della Confederazione, che prevede di risparmiare 2,7 miliardi di franchi nel 2027 e 3,6 l’anno dopo. Il Ticino ha bocciato tutto quanto; a Berna i deputati faranno prevalere invece la posizione cantonale cantonale o dei partiti? “Quello che posso dire è che anche gli interessi del nostro cantone, comunque, in tutte le riflessioni che facciamo come deputati all’Assemblea Nazionale, giocano comunque un ruolo importante – dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Greta Gysin, presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali -. In questo caso, per quanto riguarda il pacchetto di tagli, ci sono sensibilità diverse all’interno della Deputazione, abbiamo però recepito e sentito quella che è la legittima preoccupazione del Consiglio di Stato“.

Da parte sua il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, ha spiegato che in Gran Consiglio i rappresentanti dei Comuni difendono i Comuni, perché sono deputati che hanno spesso anche il ruolo di municipale, di sindaco. “A livello federale, invece, vedo che i rappresentanti dei Cantoni fanno molto più spesso gli interessi della Confederazione. Quindi vedo davvero il rischio che l’Assemblea Federale non ascolti la voce dei Cantoni”, sostiene Gobbi.

E un coro di perplessità lo suscita la riorganizzazione decisa da FFS Cargo con la soppressione delle tratte non più redditizie e la soppressione di circa 40 posti di lavoro a tempo pieno in Ticino, benché sia stato detto che non vi saranno licenziamenti. “Senza un intervento politico non riusciremo a raggiungere gli obbiettivi che il popolo ha approvato una trentina di anni fa con l’Iniziativa delle Alpi e quindi ci saranno da prendere delle misure. Posso dire che la preoccupazione è condivisa“, dice Greta Gysin.

Norman Gobbi spiega che meno offerta nell’ambito Cargo “significa più camion sulle nostre strade quindi più impatto ambientale e sociale sulla popolazione ticinese, e lo riscontriamo già. Gli assi sono fragili, soprattutto il Nord-Sud del San Gottardo e soprattutto sono già abbastanza carichi”.

Da dicembre le FFS potenzieranno i collegamenti Nord-Sud con un convoglio ogni ora.. “È di stamani la notizia che a partire dal 2026 ci saranno più fermate intercity ed eurocity a Chiasso: 3 per direzione e questo sicuramente permette di collegare meglio il Mendrisiotto al resto della Svizzera. Ed è una vittoria e un gioco di squadra della Deputazione ticinese che oggi possiamo festeggiare”, dice Gysin.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Le-preoccupazioni-sull%E2%80%99asse-Ticino-Berna–2847158.html

 
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Dai risparmi alla mobilità, Governo e Deputazione preoccupati
La maggioranza della Deputazione ticinese si schiera a favore del referendum obbligatorio sul tema degli accordi bilaterali. Il Governo, invece, si esprimerà in estate. Gobbi: “Giusto rispettare sia il popolo, sia i Cantoni”.

Durante il consueto incontro tra il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese alle Camere, che precede la sessione di Berna, si è parlato di accordi bilaterali. Il pacchetto negoziato con Bruxelles sarà presto messo in consultazione e in questo contesto il Consiglio di Stato si esprimerà anche su una questione politica, emersa di recente, ovvero se seguire le indicazioni del Consiglio federale e sottoporre il pacchetto a referendum facoltativo oppure se schierarsi per il referendum obbligatorio, che prevede la maggioranza del popolo e dei Cantoni. “Il Consiglio di Stato prenderà una posizione sul pacchetto di bilateriali III durante l’estate”, spiega Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato. “Ci toccherà leggere oltre 600 pagine di accordi internazionali durante la pausa estiva. Prenderemo anche delle posizioni sul referendum che il Consiglio Federale vuole facoltativoC’è una maggioranza, però, che lo vuole obbligatorio. Questa soluzione, personalmente, è da privilegiare”. Stando alla presidente della Deputazione ticinese Greta Gysin anche la maggior parte dei parlamentari ticinesi a Berna prediligono questa opzione. “Avremo modo di discuterne, ma la parola finale spetta all’Assemblea federale che decide quale tipo di referendum sottoporre questo pacchetto di bilaterali III. Una maggioranza della Deputazione è dell’opinione che debba essere un referendum obbligatorio. Una minoranza, invece, segue il Consiglio Federale nella sua valutazione giuridica sul fatto che basta il referendum facoltativo”. Da nostre informazioni, a propendere per il referendum obbligatorio sono i deputati della destra e del Centro. Di certo il tema accenderà il dibattito in quel di Berna. 

Risparmi della Confederazione e mobilità
Il consueto incontro tra la Deputazione e il Governo serve a mettere sul tavolo le preoccupazioni dei ticinesi. E in questo momento i timori sono legati ai tagli proposti dalla Confederazione, su cui il Governo ha già espresso la sua contrarietà. All’interno della Deputazione ci sono invece varie sensibilità, ha sottolineato Gysin. I timori sono però condivisi su un’altra questione molto calda, ovvero la mobilità, soprattutto dopo la notizia di ieri: i risparmi di FFS Cargo avranno delle conseguenze importanti in termini di occupazione e di traffico nel nostro Cantone vista l’annunciata chiusura di due terminal (Cadenazzo e Lugano). “Il trasporto delle merci avrà delle ripercussioni, con il trasferimento delle merci su rotaia che subisce una battuta d’arresto”, afferma la consigliera nazionale dei Verdi. “Questo avrà anche delle ripercussioni sul traffico già congestionato in Ticino: significa più camion sulla strada e più inquinamento. C’è una preoccupazione condivisa, per quanto riguarda l’intervento politico dovremo chinarci nei prossimi mesi. Bisognerà fare delle valutazioni e se l’intervento politico nell’ambito del trasferimento merci su ferrovia, è veramente quello di cui abbiamo bisogno per riuscire a raggiungere gli obiettivi che la popolazione svizzera, una trentina d’anni fa, ha approvato con l’accoglimento dell’Iniziativa delle Alpi”. Per Gobbi la decisione di FFS Cargo “non è un segnale positivo per una regione periferica”, ancor di più se questo impatto “non è solo sul mondo del lavoro, ma anche sul traffico”.

Nuovo Aggiunto alla Direttrice della Divisione della giustizia

Nuovo Aggiunto alla Direttrice della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta odierna, ha nominato Cristoforo Piattini quale nuovo Aggiunto alla Direttrice della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni.

Cristoforo Piattini, nato nel 1988 e residente ad Agno, è sposato e padre di tre figli. Dopo aver conseguito il bachelor in scienze economiche all’Università della Svizzera italiana, ha ottenuto il master in public management and policy con specializzazione in géstion et évaluation des politiques publiques all’Institut de hautes études en administration publique (IDHEAP) dell’Università di Losanna.

Da oltre 10 anni è attivo presso l’Amministrazione cantonale, dapprima come collaboratore della direzione del Dipartimento delle istituzioni, in seguito come collaboratore personale del Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e dal 2017 come collaboratore scientifico presso l’Ufficio della direzione della Divisione della giustizia dove, oltre a fungere da referente per l’ambito finanziario, ha seguito direttamente importanti progetti come la riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione, la costituzione del primo Istituto di medicina legale del Canton Ticino nonché “Justitia 4.0”, progetto nazionale volto alla trasformazione digitale della giustizia.

Il Governo formula i migliori auguri a Cristoforo Piattini per il nuovo incarico professionale e coglie l’occasione per ringraziare Monica Bucci per il lavoro svolto negli anni presso l’Amministrazione cantonale.