Bellinzona diventa centro di competenze per la medicina legale

Bellinzona diventa centro di competenze per la medicina legale

Da settembre la sala autopsie sarà trasferita da Locarno all’ospedale San Giovanni – L’Istituto di medicina legale del Canton Ticino registra un incremento delle attività, in particolare degli accertamenti dell’età dei giovani migranti

Da settembre, la sala autopsie sarà trasferita da Locarno all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Un cambiamento che centralizzerà le attività dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, ormai diventato un punto di riferimento intercantonale.
“Avremo nuovi spazi adibiti alla medicina legale e una sala per accogliere i familiari,” afferma Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia. “Donerà dignità a un momento delicato come il riconoscimento delle salme.”
Tra i settori in maggiore sviluppo c’è quello legato alla stima forense dell’età dei giovani migranti, con un numero di casi quasi raddoppiato in un anno. “Facciamo un esame clinico, radiografie della mano e dei denti, e a volte anche una TAC della clavicola,” spiega Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto. “Poi inviamo la perizia medico-legale alla SEM, che decide come procedere.”
Le autopsie, circa un centinaio l’anno, verranno effettuate tutte a Bellinzona, insieme alle TAC post mortem. Cresce anche il riconoscimento dell’istituto, che ha chiesto l’accreditamento FMH per formare studenti e medici. “Finora non era possibile farlo in Ticino, né in lingua italiana,” aggiunge Martinez ai microfoni del Quotidiano.
Nel prossimo futuro è prevista anche l’apertura, su richiesta della Confederazione, di un centro per vittime di violenza, con l’obiettivo di documentare meglio lesioni e abusi. “Siamo già avanti su questo fronte grazie all’istituto,” conclude Andreotti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Bellinzona-diventa-centro-di-competenze-per-la-medicina-legale–2844044.html

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Centodue autopsie e nuova sala settoria
Il primo bilancio di attività (2024) dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. Gobbi: ‘Un servizio di alta qualità’. E un centro di formazione

Una nuova sala settoria, all’ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove da settembre eseguirà le autopsie che ora effettua all’Istituto cantonale di patologia, e il riconoscimento, che ha chiesto in questi giorni alla Federazione dei medici svizzeri, quale centro di formazione per il conseguimento del titolo di specialista in medicina legale Fmh. Questo e altro nel futuro dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. Sede a Bellinzona, dipendente sul piano amministrativo dal Dipartimento istituzioni, ma del tutto autonomo nella propria attività, è operativo dal gennaio dello scorso anno. Lo dirige la dottoressa Rosa Maria Martinez (in organico altri tre medici legali e una segretaria), già alla guida dell’Ufficio delle scienze forensi entrato in funzione nell’ottobre del 2022, passo preliminare verso la realizzazione dell’Istituto di medicina legale. Istituto che ieri ha presentato ai media il rendiconto del lavoro svolto nel 2024, principalmente dietro mandato della magistratura, ovvero del Ministero pubblico. Tra le sue prestazioni figurano sopralluoghi per l’esame di cadaveri, autopsie e identificazioni. Non solo decessi sospetti, non solo medicina legale “post-mortem”. Sì, perché gli specialisti dell’istituto si occupano anche di “persone viventi” e quindi di casi per esempio di violenza sessuale, fisica e domestica. È questa la medicina legale “clinica”.

‘Accertare o escludere l’intervento di terzi’
«Il nostro compito è di accertare o escludere l’intervento di terzi», ha ricordato Martinez, illustrando i dati riguardanti l’attività 2024 dell’istituto. Numeri riportati anche in una nota del Dipartimento istituzioni: “Per la parte post-mortem l’Istituto di medicina legale ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, queste ultime di norma assicurate dalla figura del cosiddetto medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione cantonale ticinese servizi ambulanza”. Passando ai casi di medicina legale clinica, si parla di “101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti”. A queste prestazioni, prosegue la nota, “si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione”, la Sem.

L’Istituto, ha sottolineato il titolare del Dipartimento Norman Gobbi, «non è un lusso, ma una necessità, come ha già avuto modo di evidenziare il procuratore generale Andrea Pagani». La struttura, ha continuato il presidente del Consiglio di Stato, «è stata fortemente voluta dal Cantone e dal suo governo». L’apertura in Ticino di un istituto di medicina legale ha infatti «colmato nel nostro territorio una lacuna per quel che concerne il sostegno specialistico all’attività di perseguimento penale». Insomma, non si deve più, tra l’altro, far capo a centri e figure professionali presenti fuori cantone. L’istituto ticinese «assicura un servizio di alta qualità, allineandosi agli standard svizzeri previsti nel settore: un obiettivo che è stato raggiunto velocemente e con risultati positivi». La struttura «garantisce le sue prestazioni ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni». L’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, ha ancora sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni, «è un punto di riferimento per enti pubblici e parapubblici, ma anche per privati legati al mondo accademico». Ed è diventato un punto di riferimento «anche per le autorità federali, penso in particolare alla Segreteria di Stato della migrazione, al Sisi, cioè il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza per quel che concerne gli incidenti aeronautici, e alla giustizia militare».

‘Nuovo tassello della collaborazione con l’Eoc’
Dal presente al futuro. «Dal prossimo settembre – ha fatto sapere la responsabile, in seno al Dipartimento, della Divisione giustizia Frida Andreotti – l’istituto disporrà di una nuova sala settoria. Sarà all’Ospedale regionale di Bellinzona. Si tratta di un ulteriore importante tassello della collaborazione fra l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino e l’Ente ospedaliero cantonale». Di più. L’istituto ha chiesto il riconoscimento come «centro formativo Fmh» per l’ottenimento del titolo di specialista in medicina legale. Se così sarà, l’istituto, ha spiegato Martinez alla ‘Regione’, avrà la possibilità «di formare studenti di medicina e medici assistenti che vogliono conseguire la specializzazione in medicina legale».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 maggio 2025 de La Regione

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Medicina legale, bilancio positivo
Oltre 100 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense e una parte rilevante di attività clinica

Bilancio molto positivo per l’istituto di medicina legale del Canton Ticino. «L’obiettivo di Governo e Dipartimento delle istituzioni di strutturare e rafforzare la medicina legale è stato pienamente raggiunto», è stato spiegato ieri in una conferenza stampa a Bellinzona per sottolineare il primo anno di attività dell’istituto. Oggi, il Ticino può contare su un servizio d’eccellenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in favore della Giustizia, in particolare del Ministero pubblico, ha spiegato il direttore del DI Norman Gobbi. La direttrice dell’istituto di medicina legale, Rosa Maria Martinez, illustrando gli ambiti e i compiti della medicina legale, ha indicato come la stessa verta su due ambiti principali: la medicina legale clinica, svolta su persone viventi nel campo di violenze interpersonali, e la medicina legale postmortem. Rispetto ai dati di attività del 2024, per la parte postmortem il centro ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medicolegali, di norma assicurate dalla figura del medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza. Per la parte di medicina legale clinica, si segnalano poi 101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti. Prestazioni a cui si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione. «I numeri di attività sono importanti e rispecchiano il ruolo centrale garantito dall’Istituto di medicina legale a beneficio della Giustizia, grazie alla proficua collaborazione con i tanti partner ». Un rafforzamento che prosegue, come confermato dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ad iniziare dall’inaugurazione della nuova sala settoria prevista nel 2025, realizzata, grazie alla collaborazione con l’EOC, presso l’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli. Un ulteriore importante tassello è rappresentato dal riconoscimento in corso dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo ai sensi dell’FMH.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 maggio 2025 del Corriere del Ticino

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In Ticino un’autopsia ogni tre giorni
Per il Governo l’obiettivo del nuovo Istituto di medicina legale «è pienamente raggiunto». Nella prima annata d’attività 102 autopsie e 101 visite cliniche.
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obbi: «Non un vezzo ma una necessità».In funzione dal 1° gennaio 2024, l’Istituto di medicina legale (IML) del Canton Ticino può vantare un bilancio di attività «molto positivo».

A confermarlo è il Governo, che oggi in conferenza stampa a Bellinzona ha voluto ribadire l’importanza della sua fondazione: «In tempi rapidi e grazie alla proficua collaborazione con gli enti e i partner presenti sul territorio, il primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale garantisce un servizio d’eccellenza in favore della Giustizia».
Oggi a Bellinzona, in conferenza stampa è stato evidenziato il bilancio di attività dell’Istituto di medicina legale, organo autonomo e indipendente dello Stato, entrato in funzione il 1° gennaio 2024 e attribuito per la parte amministrativa al Dipartimento delle istituzioni (DI), Divisione della giustizia.
«Non si tratta di un vezzo, come lo ha definito qualcuno», ha chiosato in apertura il Presidente del Consiglio di Stato e Capodipartimento Norman Gobbi, «ma una vera e propria necessità».
A dimostrarlo un’annata in cui il neonato Istituto è stato particolarmente sollecitato, per numerosi crimini violenti ma anche a viso di emergenze epocali come l’alluvione in Valle Maggia.
L’obiettivo del Governo e del DI, ha sottolineato lo stesso Gobbi «è stato pienamente raggiunto» in quanto «il Canton Ticino dispone infatti del primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale, che assicura un servizio d’eccellenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in favore della Giustizia, in particolare del Ministero pubblico».

La Direttrice dell’Istituto di medicina legale Dr. med. Rosa Maria Martinez, illustrando gli ambiti e i compiti della medicina legale, ha indicato come la stessa verta su due ambiti principali: la medicina legale clinica, svolta su persone viventi nel campo di violenze interpersonali, e la medicina legale post-mortem.
«Lo scopo primario della medicina legale», spiega la Dr. Martinez, «è quello di escludere, o accertare, l’intervento di terzi. Questo sia in caso che la persona sia vivente, oppure deceduta. In questo caso è anche chiamata a dirimere i dubbi legati a una morte insolita».
Rispetto ai dati di attività del 2024, per la parte post-mortem l’Istituto di medicina legale ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, «queste ultime di norma assicurate dalla figura del cosiddetto Medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza».
Per la parte di medicina legale clinica, si segnalano 101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti.
Prestazioni a cui si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione (SEM)
Segnalata anche le iniziative di formazione continua destinate agli infermieri del mondo ospedaliero, così come il percorso di formazione – in collaborazione con SUPSI – per un percorso che porta all’ottenimento del Certificate of Advanced Studies (CAS) in Infermieristica forense.

Un rafforzamento che prosegue, come confermato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, a iniziare dall’inaugurazione della nuova sala settoria prevista per settembre 2025, realizzata, «grazie all’ottimale collaborazione in essere da anni con l’Ente ospedaliero cantonale», presso l’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli.
Un ulteriore «importante tassello» è rappresentato dal riconoscimento in corso dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo ai sensi dell’FMH, che permetterà in futuro di garantire anche in Ticino la formazione specialistica in medicina legale.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1839205/legale-medicina-istituto-attivita-stato-necessita-vezzo

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Medicina legale, il Ticino fa scuola. Bilancio positivo per il nuovo Istituto cantonale

A pochi mesi dalla sua attivazione, l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino registra risultati concreti e un servizio operativo 365 giorni l’anno. Oltre cento autopsie, numerosi casi di violenza e una funzione chiave per la giustizia: “Obiettivo pienamente raggiunto”, afferma il Consiglio di Stato.
A nemmeno sei mesi dalla sua entrata in funzione, il primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale ha già dato prova di efficienza, qualità e rilevanza per il sistema giudiziario. È quanto è emerso oggi a Bellinzona nel corso della conferenza stampa di bilancio, durante la quale le autorità cantonali hanno sottolineato il successo dell’operazione avviata il 1° gennaio 2024. Voluto dal Governo e attribuito amministrativamente al Dipartimento delle istituzioni, l’Istituto opera in piena autonomia e garantisce un servizio medico-legale attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, a stretto supporto del Ministero pubblico. “L’obiettivo di strutturare e rafforzare in modo stabile la medicina legale in Ticino è stato pienamente raggiunto”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
 
“Molto interesse da parte dei professionisti”
“Questo bilancio estremamente positivo che stupisce anche noi, proprio per l’interesse che l’Istituto ha generato verso i professionisti presenti sul territorio e verso la cittadinanza”, ci ha spiegato Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia. Ma quanto sono importanti le collaborazioni sul territorio? “C’è una collaborazione importantissima proprio per l’operatività. Da quando viene rinvenuta una salma c’è un’ottima collaborazione con le pompe funebri. Alla fine è una collaborazione per la giustizia, per dare e ridare le persone ai propri cari nell’ottica di capire cosa è successo. Questo per quanto riguarda sia le persone decedute sua quelle viventi, nell’ottica appunto di cercare di capire cosa è capitato. I fatti che riguardano, insomma, la giustizia”. Una novità è la creazione di una nuova sala settori. Attualmente le autopsie vengono fatte a tutte Locarno. Cosa verrà creato? E a partire da quando? “Da ormai 30 anni le autopsie vengono effettuate all’Istituto patologico di Locarno. Nel 2019 si è poi pensato di creare un Istituto di medicina legale e si è pertanto condotta una riflessione su un uso maggiormente efficiente ed efficace delle risorse, anche sul lungo termine. Da qui l’ubicazione a Bellinzona e tutta una serie di servizi si medicina legale, la nuova sala settoria in collaborazione con l’Ospedale Regionale di Bellinzona e con la Polizia scientifica (prevista nel corso di quest’anno). Quindi un unico centro di competenza nella Città, scelta per via della presenza di spazi amministrativi e, come detto, dell’Ospedale”. Ma concretamente dove verrà ubicata? “Si troverà in un piano inferiore, anche discreto, dell’Ospedale. Ci sarà la nuova sala settoria, adibita però a tutti gli spazi che rispondono alle esigenze di medicina legale. Non da ultimo ci sarà una sala adeguata anche per accogliere i familiari per riconoscere ecco le persone decedute”. Ma si parla anche di una nuova formazione per i medici futura, un modo per attirare anche questi professionisti della tutta la Svizzera. “Siamo fieri che, proprio oggi, abbiamo mandato la richiesta di riconoscimento dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo del FMH. Questo ci permetterà di formare dei medici che fanno studi in Svizzera, anche provenienti dal Ticino. È quindi un’ottima opportunità di crescita in un settore molto particolare, che raccoglie anche il pieno interesse della popolazione. Inoltre, è un settore del quale ne beneficia la giustizia”, ha concluso Andreotti.
 
Due ambiti, una missione
La direttrice dell’Istituto, la dottoressa Rosa Maria Martinez, ha ricordato che l’attività si suddivide in due settori principali: la medicina legale clinica (su persone viventi, spesso in casi di violenza interpersonale) e quella post-mortem (autopsie, valutazioni e ispezioni). I numeri raccolti nel primo semestre confermano l’ampiezza e la centralità del lavoro svolto. In ambito post-mortem, l’Istituto ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni radiologiche, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, queste ultime in collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza. Sul fronte clinico, si contano 101 visite, con 71 casi di violenza fisica e 12 di violenza sessuale su adulti, oltre a 18 casi su minorenni. Non mancano infine attività specifiche come le 159 visite per la stima dell’età di richiedenti l’asilo, su incarico della Segreteria di Stato della migrazione.
 
Un valore aggiunto per tutto il Cantone
Il Presidente del Consiglio di Stato ha infine evidenziato il valore strategico dell’Istituto, che rappresenta un esempio concreto di valorizzazione delle competenze e delle eccellenze presenti nel Cantone. Un servizio che non solo rafforza il sistema giudiziario, ma contribuisce alla qualità complessiva della risposta istituzionale in ambiti delicati e complessi come quelli legati alla medicina forense.
 
Istituto di medicina legale del Canton Ticino: bilancio di attività molto positivo

Istituto di medicina legale del Canton Ticino: bilancio di attività molto positivo

Comunicato stampa

In funzione dal 1° gennaio 2024, l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino può vantare un bilancio di attività molto positivo. In tempi rapidi e grazie alla proficua collaborazione con gli enti e i partner presenti sul territorio, il primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale garantisce un servizio d’eccellenza in favore della Giustizia. L’obiettivo di Governo e Dipartimento delle istituzioni di strutturare e rafforzare la medicina legale del Canton Ticino è stato pienamente raggiunto.

Oggi a Bellinzona, in conferenza stampa è stato evidenziato il bilancio di attività molto positivo dell’Istituto di medicina legale, organo autonomo e indipendente dello Stato, entrato in funzione il 1° gennaio 2024 e attribuito per la parte amministrativa al Dipartimento delle istituzioni/Divisione della giustizia.
L’obiettivo del Governo e del Dipartimento delle istituzioni, come sottolineato dal Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato pienamente raggiunto. Il Canton Ticino dispone infatti del primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale, che assicura un servizio d’eccellenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in favore della Giustizia, in particolare del Ministero pubblico.

La Direttrice dell’Istituto di medicina legale Dr. med. Rosa Maria Martinez, illustrando gli ambiti e i compiti della medicina legale, ha indicato come la stessa verta su due ambiti principali: la medicina legale clinica, svolta su persone viventi nel campo di violenze interpersonali, e la medicina legale post-mortem.
Rispetto ai dati di attività del 2024, per la parte post-mortem l’Istituto di medicina legale ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, queste ultime di norma assicurate dalla figura del cosiddetto Medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza.
Per la parte di medicina legale clinica, si segnalano 101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti.
Prestazioni a cui si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione.

I numeri di attività sono importanti e rispecchiano il ruolo centrale garantito dall’Istituto di medicina legale – anche a livello delle molte formazioni tenute – a beneficio della Giustizia, grazie alla proficua collaborazione con i tanti partner pubblici, para-pubblici e privati che operano quotidianamente nel settore.
Un rafforzamento che prosegue, come confermato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ad iniziare dall’inaugurazione della nuova sala settoria prevista nel 2025, realizzata, grazie all’ottimale collaborazione in essere da anni con l’Ente ospedaliero cantonale, presso l’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli. Un ulteriore importante tassello è rappresentato dal riconoscimento in corso dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo ai sensi dell’FMH, che permetterà in futuro di garantire anche in Ticino la formazione specialistica in medicina legale.

Un bilancio quindi molto positivo, come evidenziato dal Presidente del Governo, nell’ottica di valorizzare le realtà qualificate e di alta eccellenza presenti nel nostro Cantone, che dispone di molte competenze e potenzialità, che hanno contribuito a creare un importante valore aggiunto, anche nell’ambito della medicina legale.  

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2023

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2023

Comunicato stampa

Ieri, sabato 17 maggio, al Palazzo dei Congressi di Lugano si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2023). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Capo Sezione formazione capitano Christophe Cerinotti, hanno preso la parola il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i Comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Nel suo intervento il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato gli ospiti presenti, ha sottolineato “come la sicurezza sia il frutto di un impegno costante, sostenuto con professionalità e determinazione da ogni singolo agente di polizia. Per affrontare le nuove minacce e le crescenti sfide sociali, è indispensabile una solida preparazione in grado di supportare strategie sempre più efficaci nella prevenzione e nel contrasto della criminalità, senza mai abbassare gli elevati standard operativi. I risultati positivi conseguiti dalla Polizia cantonale, e confermati dalle statistiche degli ultimi anni, testimoniano la versatilità e l’elevata competenza degli uomini e delle donne in uniforme, tra cui, a breve, entrerete a pieno titolo anche voi. Da parte mia, i migliori auguri per una carriera ricca di soddisfazioni al servizio della nostra comunità“.

Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione, evidenziando pure che “essere un agente di polizia non è soltanto indossare una divisa. Significa incarnare l’ideale di essere al servizio della società e del prossimo. Siamo chiamati nel corso della nostra missione a essere presenti quando tutti si allontanano, a fare da scudo quando altri sono in pericolo e a saper ascoltare, a comprendere e ad intervenire 365 giorni all’anno 24 ore su 24. Non bisogna inoltre dimenticare che il potere che vi è conferito dall’autorità va sempre esercitato con equilibrio, ponderatezza e umanità. Infatti, oggi non ricevete solo un incarico, ma la fiducia della collettività“.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 38 neodiplomati e neodiplomate (19 della Polizia cantonale, 1 della Polizia cantonale Grigioni, 2 della Polizia comunale di Ascona, 2 della Polizia città di Bellinzona, 1 della Polizia comunale Ceresio Sud, 1 della Polizia comunale di Chiasso, 2 della Polizia città di Locarno, 5 della Polizia città di Lugano, 4 della Polizia città di Mendrisio e 1 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

Federalismo con i muscoli: il Ticino riparte dai suoi Comuni

Federalismo con i muscoli: il Ticino riparte dai suoi Comuni

Norman Gobbi annuncia lo sviluppo di una piattaforma digitale “operativa”

Giovedì 8 maggio 2025, a Bellinzona, quasi 200 persone si sono riunite per discutere di autonomia, territorio e futuro. Il Presidente del Governo Norman Gobbi è stato perentorio: «Basta critiche a vuoto, è ora di osare».

Un concetto che è emerso con forza durante la sesta edizione del Simposio Cantone-Comuni, tenutosi all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio, è che il tempo delle chiacchiere è finito. Alla presenza di quasi 200 tra sindaci, municipali, consiglieri comunali, funzionari comunali e cantonali e gran consiglieri, il capo del Dipartimento delle istituzioni ha ribadito con fermezza che il futuro del Ticino si costruisce con Comuni forti, responsabili e ascoltati.
«I Comuni sono lo Stato sul territorio, il volto concreto delle istituzioni nella vita quotidiana delle persone» ha dichiarato Gobbi nel suo intervento d’apertura. Un discorso che ha toccato con franchezza anche i punti dolenti: rapporti logorati, diffidenza reciproca e un contesto economico-sociale sempre più complicato.
Ma il Simposio 2025 non è stato solo analisi. È stato un passo avanti. Concreto, politico e istituzionale.
Al centro dell’evento, non i soliti slogan, ma proposte vere. A partire da una riforma costituzionale per rafforzare l’autonomia dei Comuni, non solo a parole ma con un riconoscimento giuridico forte e operativo. E poi il lancio di una «Dichiarazione ticinese sul federalismo», un patto concreto per rimettere in piedi una collaborazione che sia finalmente all’altezza delle sfide.
«Basta giochi di palazzo – ha dichiarato Norman Gobbi –. È ora di andare oltre al dipartimentalismo e avanzare con coraggio e responsabilità, rimettendo al centro i nostri Comuni e le persone che li vivono». E ha aggiunto: «Il federalismo non può diventare un mantra vuoto. Deve avere muscoli, ossa e cervello. E serve gente che abbia il coraggio di osare, non solo di criticare».
Accanto alla politica, anche il lato pratico: un gruppo di lavoro Cantone-Comuni è già all’opera per rivedere i flussi informativi e realizzare una piattaforma digitale moderna, utile per chi amministra e risolve problemi ogni giorno. E presto cambierà anche la piattaforma di dialogo politico, per incontri più regolari, franchi e utili davvero.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ribadito che il federalismo svizzero non è nostalgia, ma una leva di innovazione per servire meglio i cittadini. E ha annunciato anche un evento simbolico, ma concreto: il prossimo 10 settembre, in occasione del centenario della Conferenza di Locarno, il Governo incontrerà i 100 sindaci del Ticino. Un gesto forte per dire che la collaborazione tra Cantone e Comuni non è un’opzione, ma è una necessità.
Per Norman Gobbi i Comuni sono il cuore pulsante del Ticino. Senza enti locali forti, vicini alla gente, autonomi nelle scelte, il Cantone si spegne. E ha aggiunto che solo «con coraggio, concretezza e una visione chiara, possiamo rilanciare il nostro modello. Perché il federalismo non è folklore: è azione. E questa battaglia, la vinciamo insieme».
E a guidare questa battaglia, ancora una volta, c’è la Lega dei Ticinesi. Da sempre vicina alle comunità locali, al fianco dei municipi, la Lega ha fatto della difesa della prossimità e dell’autonomia una priorità politica. In un’epoca in cui la Confederazione scarica nuovi oneri senza fornire i mezzi, e dove il cittadino si sente sempre più smarrito tra burocrazia e sfiducia, la risposta passa dal territorio. Dal ricostruire fiducia. Dal rilanciare il federalismo come metodo d’azione, non come alibi per galleggiare.
Il Simposio ha mostrato che la rotta è tracciata, che il clima è cambiato e che la volontà c’è. Ora serve tradurre tutto questo in scelte coraggiose. Servono idee chiare, progetti attuabili, amministratori preparati. Servono strumenti per agire e la volontà politica per decidere. Perché solo così possiamo costruire un Ticino più forte, più autonomo, più vicino ai suoi cittadini. Un Ticino che parla la lingua della Lega: quella della concretezza, della responsabilità e del coraggio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 maggio 2025 de Il Mattino della domenica

Scuola di polizia, giurano fedeltà 38 nuovi agenti

Scuola di polizia, giurano fedeltà 38 nuovi agenti

Conclusa la formazione biennale ora lo sguardo è rivolto al 2026, dove i tagli alla formazione preoccupano il futuro del corpo

Con una cerimonia solenne e carica di emozione, 30 uomini e 8 donne hanno giurato sabato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, entrando ufficialmente in servizio come agenti e gendarmi della polizia. Dopo due anni di formazione intensa, questi 38 nuovi professionisti sono pronti ad assumersi la responsabilità di rappresentare lo Stato agli occhi dei cittadini.
“Sono sicuramente un innesto su un sostrato di polizia in Ticino che funziona, garantisce quel bene invisibile che è la sicurezza, proprio perché ci si accorge che manca solo quando non è presente”, ha sottolineato Norman Gobbi direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Dalla Scuola di polizia del 2023, 19 gendarmi entreranno in servizio per la polizia cantonale ticinese. Tuttavia, il futuro della formazione appare incerto: a causa di misure di risparmio, il numero di aspiranti sarà drasticamente ridotto e nel 2026 ne verranno ammessi solo una decina. “Se quelli che vanno sono più di quelli che formiamo, a un certo punto saremo in forte deficit”, evidenzia Christophe Cerinotti, capo della Sezione formazione della polizia cantonale.
La questione della riduzione degli effettivi è al centro del dibattito, soprattutto in relazione ai servizi di sicurezza richiesti da eventi sportivi e grandi manifestazioni. Ma tra emozione e senso del dovere, le parole del neo gendarme Raffaele Crameri riassumono lo spirito della giornata: “Speriamo di essere all’altezza e di riuscire a fare bene, ed essere sempre un esempio per gli altri.”

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Scuola-di-polizia-giurano-fedelt%C3%A0-38-nuovi-agenti–2836340.html

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38 nuovi agenti hanno giurato fedeltà, tra instabilità e sfide future
Sono 38 gli agenti, di cui 8 donne, che hanno concluso oggi la loro formazione biennale, entrando a far parte del corpo di Polizia Cantonale. L’anno prossimo, però, i ranghi saranno dimezzati.

“Cercavo un percorso diverso dal mio precedente, in ufficio, qualcosa di più dinamico che mi permettesse di essere a disposizione della popolazione”. E ancora, “sono molto emozionato, è stato un periodo interessante, lungo e difficile, però i risultati si sono visti quindi sono contento di essere qui oggi”: le parole dei nuovi agenti Elisa Visani e Raffaele Crameri tradiscono l’emozione che suscita il giuramento di fedeltà alla costituzione ed alle leggi, avvenuta quest’oggi. L’importanza del momento è confermata dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, presente sul posto. Ticinonews si è recata sul posto per raccogliere sensazioni e prospettive. 

Una giornata di festa, con uno sguardo al prossimo futuro
“È una giornata di festa, perché donne e uomini del territorio si mettono a disposizione di un servizio essenziale quale è la sicurezza pubblica”, conferma Gobbi. L’obiettivo, spiega il direttore del DI, “è garantirla in maniera discreta, attraverso polizie cantonali, comunali e altri corpi per proteggere bene e persone del Ticino”. All’ordine del giorno vi però è anche la questione degli effettivi. Il governo, dopo aver deciso di non aprire la scuola di polizia nel 2026, ha fatto una parziale marcia indietro: vi prenderanno parte “una decina di agenti della Polizia Cantonale, ai quali si aggiungeranno probabilmente una quindicina di agenti delle comunali, della polizia dei trasporti, e della polizia militaire, oltre agli agenti dei Grigioni, che abbiamo la fortuna di poter formare”, spiega il caposezione formazione Christophe Cerinotti. Cerinotti è ottimista: “è comunque meglio di niente. Ci sarà un deficit a fronte dei 30 agenti che in media vanno in pensione ogni anno, ma è sempre meglio di niente”. La richiesta di non abolire la scuola di polizia nel 2026 era arrivata dal direttore del DI: “i compiti essenziali verranno comunque garantiti attraverso il riordino dei compiti previsti nel progetto Polizia Ticinese, che regola i rapporti tra cantonale e comunale. D’altra parte dovremo discutere con chi beneficia di questi servizi come club sportivi e grandi manifestazioni. Magari ai promotori sarà richiesta una partecipazione maggiore”. 

Risparmi su campagne di sensibilizzazione e benefit
Nel frattempo, la politica è al lavoro. La Lega, tra le varie misure di risparmio, ha proposto una riduzione delle campagne di prevenzione della Polizia Cantonale e la rinuncia alle auto di servizio da parte dei graduati non di picchetto. “Il Dipartimento attua misure e revisioni per essere sia più efficace, che più efficiente”, risponde Gobbi. Si cercherà di ottimizzare “quanto riguarda la sensibilizzazione e i benefit degli ufficiali che, ricordo, contribuiscono comunque al veicolo di servizio versando mensilmente una quota”. Per conoscere quali saranno le misure di risparmio bisognerà ancora attendere, tenendo presente l’instabilità e l’incertezza del periodo storico: “le sfide sono molteplici, osserviamo un’instabilità globale che si ripercuote da noi”, conclude Gobbi, “e se penso a quello che il Ticino ha da offrire, un Cantone bello, sicuro, questi elementi vanno mantenuti, perché stiamo attraendo contribuenti in fuga da territori più instabili”. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/38-nuovi-agenti-hanno-giurato-fedelta-tra-instabilita-e-sfide-future-412215

Successione del capo dell’esercito: il consigliere federale Martin Pfister designa una commissione incaricata della selezione

Successione del capo dell’esercito: il consigliere federale Martin Pfister designa una commissione incaricata della selezione

Comunicato stampa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS)

Per la ricerca della persona che succederà al capo dell’esercito, il consigliere federale Martin Pfister ha designato un’ampia commissione incaricata della selezione.
La commissione valuterà le candidature idonee e le sottoporrà al capo del DDPS. La nomina sarà effettuata dal Consiglio federale.

Nella commissione siederanno le seguenti persone:

  • Daniel Büchel, segretario generale del DDPS (presidenza)
  • Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni, membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP)
  • Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo, copresidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP)
  • Consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud
  • Divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS
  • Comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra, ex consulente di politica militare del capo del DDPS
  • Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS

La nomina di un successore si svolge in conformità alle istruzioni del 28 novembre 2014 sulla nomina dei quadri di grado più elevato da parte del Consiglio federale e alle istruzioni del DDPS del 21 febbraio 2020 per la preparazione di nomine di alti ufficiali superiori all’attenzione del Consiglio federale.
Come per la successione del direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), anche il posto del capo dell’esercito non verrà messo a pubblico concorso.
La cerchia di persone che può essere presa in considerazione per la nomina si limita agli alti ufficiali superiori, ossia ai comandanti di corpo, ai divisionari e ai brigadieri

(Immagine: www.vbs.admin.ch)

Saluto in occasione dell’Assemblea ordinaria dell’associazione TicinoModa

Saluto in occasione dell’Assemblea ordinaria dell’associazione TicinoModa

Lugano, 13 maggio 2025

– Fa stato il discorso orale – 

Gentili signore e signori,
è un piacere per me essere qui con voi stasera, a portarvi oggi il saluto di tutto il Consiglio di Stato. Grazie per questo invito, che mi lusinga e mi offre un’occasione per condividere alcuni pensieri che riguardano il vostro settore, ma soprattutto il nostro Cantone nel suo insieme.
La premessa obbligata è che, con le mie origini di valle, non sono forse la scelta più scontata come ambasciatore della moda in politica. Sono però un grande appassionato della storia di questo Cantone, e da questo punto di vista non posso che considerarmi un amico di TicinoModa.
Con oltre sessant’anni di storia, la vostra associazione porta con sé un bagaglio di memoria che ci racconta in modo fedele l’evoluzione del nostro Cantone lungo tutto il secondo dopoguerra – nelle sue molte luci e nelle ombre che qua e là vi sono state.
La vostra storia ci racconta l’arco di sviluppo che ha portato questo nostro piccolo triangolo di territorio prealpino a diventare una delle regioni più ricche d’Europa – e a guadagnarsi l’attenzione di personalità celebri e gruppi economici internazionali, che hanno deciso di chiamare il Ticino «casa».
La vostra è una storia di successo, e sa il cielo quanto abbiamo bisogno di storie di successo – in questa fase storica complicata, per il mondo ma anche per il piccolo microcosmo ticinese.
Da qualche settimana sono per la terza volta stato eletto Presidente del Consiglio di Stato. È un onore che negli ultimi cinquant’anni hanno avuto pochi politici del nostro Cantone, molti dei quali sono dei veri e propri monumenti della nostra storia recente, come Giuseppe Buffi e Marco Borradori – e fra i quali c’è anche la vostra presidente Marina Masoni.
Pur essendo tuttora anagraficamente il più giovane Consigliere di Stato in carica – il che forse dice qualcosa più sull’evoluzione della nostra democrazia che non su di me – posso quindi dire, a ragion veduta, di essere ormai un uomo di governo di lungo corso.
È per questo motivo che durante i prossimi dodici mesi ho pensato di dedicare la mia presidenza ad alcune riflessioni di fondo sulla direzione che sta prendendo il Ticino – osando anche spingermi su un piano che sta al di sotto del dibattito politico, e sul quale la politica si avventura troppo poco spesso.
Vi dico tutto questo perché siete la prima assemblea alla quale mi rivolgo in questa mia terza Presidenza – ma anche perché sarete, forse, uno dei consessi destinati a mostrarsi più ricettivi verso il messaggio che voglio portare in giro per il Ticino, nei prossimi dodici mesi.
La mia impressione è che ci stiamo muovendo, da qualche tempo, su un piano pericolosamente inclinato. Potrei usare un termine di quel gergo militare che mi è naturalmente affine, e quel termine è «disfattismo» – ma per non esagerare mi limito a parlare di «negatività diffusa».
C’è tanta negatività attorno a noi, di questi tempi. Troppa negatività. Sono sicuro che ve ne siete accorti. Alcune recenti notizie legate al vostro settore, in particolare, sono state come benzina gettata sul fuocherello di chi ama parlare male, dall’interno, di come le cose vanno in Ticino e al Ticino.
Queste persone alimentano una visione a tinte apocalittiche del nostro Cantone che definire sbagliata sarebbe riduttivo. Non è solo falsa: è letteralmente il contrario della verità – è una «anti-verità». Certo, il Ticino ha molte difficoltà – come ogni altro territorio del nostro Paese – ma è ben lungi dall’avere imboccato la strada di un declino inarrestabile che alcuni dipingono, giorno dopo giorno dopo giorno, dai loro piccoli e grandi pulpiti, cartacei o digitali, ai loro piccoli o grandi uditóri di riferimento.
Perché lo fanno? La Premier Giorgia Meloni ha introdotto, anche nel gergo politico della lingua italiana, un concetto molto suggestivo: la cosiddetta «oicofobia» – quell’odio verso se stesso che l’Occidente coltiva da tempo, ma che ultimamente in alcuni Paesi assomiglia a un liquido pestilenziale che è sul punto di traboccare da tutti i contenitori.
In Svizzera e in Ticino non siamo ancora arrivati a questo punto, per nostra fortuna, e per quanto ci riguarda è più corretto parlare di autolesionismo. Questo autolesionismo è il bersaglio che ho scelto per questa presidenza, e il mio obiettivo è di contrastarlo con la forza dei fatti, del contatto personale e dell’entusiasmo che ho da sempre messo nel mio fare politica – e che perfino i miei non-follower mi hanno sempre riconosciuto.
Per contrastare questa negatività diffusa, questo autolesionismo, il Ticino di cui voglio parlare in questi prossimi dodici mesi è un Ticino che cerca di essere vincente.

  • Un Ticino che è cosciente dei suoi problemi senza esserne ossessionato – e ha deciso di affrontarli con ottimismo e fiducia.
  • Un Ticino che continua a progettare e costruire il suo futuro.
  • Un Ticino in cui lo Stato, mentre molti ne parlano male, fa tantissimo per la popolazione… anche là dove non si vede.
  • Un Ticino che resiste a ogni crisi, globale o locale, perché la sua gente lavora sodo nella vita di tutti i giorni.
  • Un Ticino che continua a investire su progetti strategici e per la qualità di vita sul territorio.
  • Un Ticino che piace molto e che attira persone e personalità vincenti, da ogni parte del mondo.
  • Un Ticino che intende cavalcare i processi di trasformazione, tecnologica e sociale, anziché subirli.

Questo è il Ticino che voglio raccontare alle persone in questo mio anno presidenziale. Un Ticino che esiste e che merita di stare in vetrina, anziché nascosto nelle botteghe di chi crea prosperità, ma oggi sembra quasi intimidito all’idea di pubblicizzare i suoi successi.
Stasera so di essere fra persone che hanno deciso di essere protagoniste nella vita, quella personale e quella della comunità – spero di poter contare su di voi per diffondere questo messaggio di ottimismo, dal tavolo di casa vostra alla vostra azienda, fino ai momenti di incontro collettivi ai quali partecipate. Ognuno di noi è chiamato a fare la differenza, in positivo, per non lasciare che la negatività prevalga.
Concludo questo mio saluto augurando all’associazione TicinoModa – e a tutte e tutti voi – di continuare a svolgere il suo prezioso lavoro a favore del vostro settore, delle persone che vi lavorano e, di riflesso, di tutta la collettività ticinese. Solo un’economia dinamica e aperta al futuro – capace di accettare il rischio di muoversi in avanti – potrà permetterci di consegnare un Ticino prospero alle generazioni che verranno dopo la nostra.

Grazie per il vostro impegno e buon lavoro.

Norman Gobbi
Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Fass 90 del militare a casa? “Meno armi ci sono in giro, meglio è”

Fass 90 del militare a casa? “Meno armi ci sono in giro, meglio è”

Intervista a tutto campo a Stefano Laffranchini, nuovo presidente della Società ticinese degli ufficiali. Sulla possibilità di tenere a domicilio il fucile d’ordinanza dopo il servizio militare: “Le effrazioni in casa sono in aumento, le armi rischiano di essere rubate”.
L’ufficiale dell’esercito? Qualcuno “di competente e che sa di cosa parla”. Parola di Stefano Laffranchini, da pochi giorni presidente della Società ticinese degli ufficiali e, nella vita professionale, direttore delle carceri cantonali. Secondo Laffranchini, gli ufficiali delle forze armate svizzere potrebbero fare sentire maggiormente la loro voce informata sui temi di politica militare e di sicurezza, fornendo un contributo alla formazione dell’opinione pubblica. Laffranchini è stato ospite a Ticinonews per un’intervista su diversi temi riguardanti l’esercito.
 
Quanto conta dal suo punto di vista il contesto internazionale in cui ci troviamo, in questa “Terza Guerra mondiale a pezzi”, come aveva detto papa Francesco e come ha ribadito domenica scorsa papa Leone XIV?
“Stiamo vivendo lo stesso fenomeno di quanto avvenuto in epoca Covid, dove chiunque pensava di potersi esprimere con competenza. Tutti ritengono di potere dire qualcosa di intelligente sull’esercito e sulla politica di sicurezza del nostro paese, basandosi spesso tuttavia solo su dogmi e pregiudizi e non su cifre, dati e numeri, come invece sono abituati a fare gli ufficiali”.
 
Lei ha dichiarato che la Società degli ufficiali deve essere attiva nel dibattito pubblico. In che modo concretamente?
“Parlando dei temi che ci riguardano. Una volta si diceva che la Svizzera non aveva un esercito, ma che la Svizzera fosse un esercito. Purtroppo al giorno d’oggi non è più così. Sono sempre meno le persone che vengono confrontate con il servizio militare e ancora di meno quelle che conoscono l’esercito dal profilo gestionale e organizzativo. Gli ufficiali si innestano in questo tipo di dibattito portando la loro competenza: sanno di cosa parlano e possono dare un contributo alla formazione dell’opinione pubblica, sia su temi di politica di sicurezza in senso stretto, sia su temi riguardanti le politiche di sicurezza integrata, penso per esempio ai modelli in discussione del servizio civile e della protezione civile”.
 
L’attuale sistema di milizia funziona o andrebbe ripensato?
“Il sistema di milizia ha sempre funzionato ed è il motore che fa sì che non si crei un fossato tra cittadini e istituzioni. Io non ritengo che i giovani d’oggi siano meno propensi di un tempo a dare una mano alla collettività, penso anzi che i giovani di oggi siano più maturi su alcune questioni: le persone in cui mi imbatto non hanno perso lo stimolo a mettersi al servizio della collettività”.
 
È però un dato di fatto che molti giovani optano per il servizio civile. È un problema?
“È un problema. Il servizio civile sta diventando qualcosa che non corrisponde più a ciò per cui era stato pensato dal legislatore. Quando mi imbatto in giovani che hanno optato per questa scelta e chiedo loro di spiegare quale sia il problema di coscienza con l’esercito, spesso rispondono di non vivere alcun conflitto di coscienza, ma di avere preferito il servizio civile solo perché più comodo. Quando iniziai la scuola reclute ero studente di biologia e anch’io avrei potuto fare, per esempio, il mio servizio civile presso le Bolle di Magadino. Beh, avrebbe sicuramente fatto curriculum e mi sarebbe tornato comodo. Il servizio civile sta diventando qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui si era pensato”.
 
A Berna si discute di allentare le regole per tenere a casa il fucile Fass 90 del servizio militare. Cosa ne pensa?
“Io posso capire che il fucile a casa rappresenti lo spirito di servizio alla comunità. Ricordo che da giovane nelle case c’era il moschetto del nonno, il Fass 57 del papà e il Fass 90 del figlio. È tradizione. Se però vesto i panni di direttore di un carcere, penso che meno armi ci sono in circolazione, meglio è. Non perché non mi fidi del cittadino-soldato, ma le effrazioni sono in aumento e le stesse armi possono essere rubate”.
 
Ciclo di incontri nei Comuni: al centro, dialogo istituzionale e solidarietà intercomunale

Ciclo di incontri nei Comuni: al centro, dialogo istituzionale e solidarietà intercomunale

Comunicato stampa

Questa mattina riparte il dialogo sul territorio tra Cantone e Comuni: il Consigliere di Stato Norman Gobbi visiterà dodici Municipi per affrontare, in modo diretto e costruttivo, i temi della solidarietà intercomunale e del «contributo di centro». Il nuovo ciclo di incontri risponde alle critiche e alle preoccupazioni emerse da diversi Esecutivi e offre l’opportunità di riflettere sugli attuali rapporti istituzionali, segnati da difficoltà e da una crescente necessità di ricostruire un dialogo stabile e produttivo.

Il Dipartimento delle istituzioni annuncia l’avvio di un nuovo ciclo di incontri sul territorio tra il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e i Comuni ticinesi. Da oggi, il Direttore del Dipartimento incontrerà, infatti, i rappresentanti di: Capriasca, Morbio Inferiore, Locarno, Ascona, Paradiso, Lugano, Coldrerio, Mendrisio, Chiasso, Riviera, Bellinzona e Arbedo-Castione.
Questi incontri proseguono il percorso iniziato nel 2018 e si inseriscono nel più ampio sforzo del Dipartimento delle istituzioni per rilanciare un dialogo istituzionale strutturato, franco e orientato alla ricerca di soluzioni condivise.
Al centro del confronto, oltre ai rapporti tra Cantone e Comuni, ci saranno due temi oggi particolarmente rilevanti: la solidarietà intercomunale – intesa sia come perequazione finanziaria sia come possibile introduzione di un «contributo di centro» per i Comuni urbani che offrono servizi a valenza sovracomunale – e la sostenibilità dell’azione pubblica in un contesto di crescente pressione economica e sociale.
«Questo ciclo di incontri vuole essere un’occasione concreta per ascoltare direttamente i Municipi e raccogliere indicazioni su come migliorare la collaborazione tra i livelli istituzionali», afferma il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Solo con un confronto regolare e diretto si può rafforzare la fiducia reciproca e affrontare insieme le sfide che toccano da vicino i cittadini».
Queste visite seguono a pochi giorni di distanza il Simposio Cantone-Comuni, che si è tenuto giovedì 8 maggio a Bellinzona e ha offerto uno spazio di confronto collettivo sui temi del federalismo, dell’innovazione e del benessere nelle comunità locali.
In questo stesso spirito, l’anno in corso sarà segnato anche da un momento simbolico: l’incontro tra il Consiglio di Stato e i 100 sindaci del Ticino, previsto per settembre in occasione del centenario della Conferenza di Locarno, come segno tangibile della volontà del Governo di ricucire e rafforzare il dialogo istituzionale.
«I Comuni sono un pilastro della nostra democrazia di prossimità», sottolinea Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali. «In un momento in cui la complessità sociale e la pressione sulle finanze pubbliche si fanno sentire, solo una collaborazione efficace e regolare potrà garantire un futuro sostenibile per l’intero sistema cantonale».
Questa nuova tappa del dialogo Cantone-Comuni si propone non solo di raccogliere le preoccupazioni degli enti locali, ma anche di costruire – passo dopo passo – un percorso di federalismo moderno, in grado di coniugare autonomia e solidarietà.

 

Passo del Gottardo: l’apertura annuale un costo per molti e un beneficio per pochi

Passo del Gottardo: l’apertura annuale un costo per molti e un beneficio per pochi

Norman Gobbi auspica un uso più sostenibile della galleria di base

Il dibattito sull’apertura annuale del Passo del Gottardo riemerge puntualmente quando le code al tunnel autostradale raggiungono lunghezze chilometriche. Tuttavia, questa soluzione apparentemente semplice nasconde costi esorbitanti e problematiche complesse che ricadrebbero ingiustamente sui contribuenti svizzeri, che non sono certo i principali generatori di traffico durante i periodi “caldi”.

“Mantenere aperto il passo durante i mesi invernali, da novembre a maggio”, esordisce Norman Gobbi, “richiederebbe interventi strutturali e di manutenzione continua con costi difficilmente giustificabili. Le nevicate abbondanti, le temperature rigide e il rischio valanghe renderebbero necessario un sistema di protezione e manutenzione straordinario, con personale dedicato 24 ore su 24 e mezzi speciali sempre operativi. È fondamentale comprendere che le code al Gottardo sono generate principalmente da un traffico stagionale e turistico, concentrato in momenti specifici dell’anno. Si tratta quindi di un disagio temporaneo che coinvolge principalmente viaggiatori occasionali, mentre i costi di un’apertura annuale ricadrebbero su tutti i contribuenti svizzeri”. Per Gobbi, la sproporzione tra beneficiari e finanziatori è evidente: “chi utilizza il passo per una o due settimane all’anno godrebbe di un’infrastruttura finanziata da chi la utilizza occasionalmente. Inoltre, i veicoli in transito stranieri contribuiscono solo parzialmente al sistema fiscale svizzero attraverso la vignetta autostradale, insufficiente a coprire i costi reali di un’apertura invernale”. Per Gobbi, oltre ai costi economici, l’apertura annuale del passo avrebbe un impatto ambientale considerevole: “gli interventi continui di sgombero neve richiederebbero l’utilizzo di mezzi pesanti inquinanti, con un aumento significativo delle emissioni di CO2. La fragilità dell’ecosistema alpino, già messo a dura prova dai cambiamenti climatici, subirebbe ulteriori pressioni. Le aree montane attraversate dal passo rappresentano un habitat delicato, che durante l’inverno trae beneficio dalla pausa nel traffico veicolare. L’apertura annuale comprometterebbe questo equilibrio, con conseguenze imprevedibili sulla biodiversità locale”.

“La Svizzera ha già investito miliardi in soluzioni alternative più sostenibili”, insiste Gobbi: “la galleria di base ferroviaria del Gottardo, inaugurata nel 2016, rappresenta un’opera ingegneristica straordinaria pensata proprio per spostare il traffico dalla gomma al ferro, riducendo l’impatto ambientale e alleggerendo la pressione sull’autostrada. Incentivare l’uso del trasporto ferroviario, migliorare la gestione dei flussi di traffico attraverso sistemi intelligenti e promuovere una migliore distribuzione dei periodi di viaggio rappresentano soluzioni più eque ed efficaci rispetto all’apertura forzata del passo durante l’inverno, che potrebbero inoltre non solo acuire, come sarebbe il caso di una apertura invernale, ma limitare il problema del traffico parassitario che si riversa sulla strada Cantonale in occasione di attese ai portali del tunnel”.

Gobbi conclude ribadendo un concetto fondamentale; “L’apertura annuale del Passo del Gottardo rappresenterebbe un esempio di ingiustizia fiscale, dove i costi sono socializzati mentre i benefici rimangono privati. Anche i contribuenti di regioni lontane dal Gottardo, che utilizzano poco quel collegamento, si troverebbero a finanziare un’infrastruttura per una minoranza di utenti, molti dei quali non residenti in Svizzera”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 maggio 2025 de Il Mattino della domenica