“Sicurezza, non ci si può fermare”

“Sicurezza, non ci si può fermare”

Da laRegione | Norman Gobbi: da otto a cinque regioni di polcomunale anche per poter garantire sempre e comunque la copertura delle 24 ore

Polizia, cantiere sempre aperto? «Per affrontare in maniera efficace ed efficiente i cambiamenti della società e le conseguenti sfide, lo Stato deve necessariamente rivedere di volta in volta anche il proprio apparato di sicurezza. Ed è quanto come governo, in collaborazione con i Comuni, ci proponiamo di fare per migliorare ulteriormente il servizio alla popolazione, mettendo quindi in piedi una struttura di polizia ticinese ancor più performante. Al cittadino che ha bisogno non importa se arriva prima la pattuglia della Cantonale o quella della comunale. Ciò che conta è che riceva una risposta competente e tempestiva. Da questo punto di vista si può e si deve ottimizzare l’attuale organizzazione, anche per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul terreno». Il capo del Dipartimento istituzioni (DI) Norman Gobbi spiega così, alla ‘Regione’, l’obiettivo della missione affidata dal Consiglio di Stato al gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ che ha appena costituito (cfr. l’edizione di ieri). Coordinato dal segretario generale del Di Luca Filippini e formato da ufficiali della Polcantonale (comandante Matteo Cocchi incluso), da rappresentanti dei Comuni e dei corpi di polizia locale e dal presidente dell’Associazione delle polcom Dimitri Bossalini, il gruppo allestirà e consegnerà entro fine dicembre 2017 alla direzione del Dipartimento un rapporto “sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione” fra la Cantonale e le comunali, riferisce il governo in una nota.

Le recenti riforme che hanno interessato le forze dell’ordine non sono sufficienti?

Ripeto, si deve fare di più. Sia chiaro, le riforme erano necessarie. Alludo in particolare alla ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria della Polizia cantonale e – con l’entrata in vigore della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e corpi locali, la LcPol – alla regionalizzazione delle polizie comunali. Ricordo inoltre che con l’attivazione del supporto informatico di aiuto alla condotta e della Cecal, la Centrale cantonale di allarme, si intende ridurre i tempi di intervento nell’ambito delle misure d’urgenza: sul luogo dell’evento si porterà la pattuglia più vicina e potrà essere una della Cantonale o una della comunale oppure una delle Guardie di confine. Nel frattempo è però indispensabile agire su altri fronti della cooperazione soprattutto fra Polizia cantonale e polizie comunali, ragionando pure sulla gestione delle risorse umane nei corpi locali.

Quali sono i problemi?

Pensiamo per esempio ai costi a carico dei Comuni. La Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e polizie comunali ha introdotto il sacrosanto principio per cui tutti gli enti locali sono tenuti a partecipare alle spese legate alla sicurezza. In che modo? Dotandosi di un corpo di polizia ‘strutturato’, composto di un minimo di sei agenti (comandante compreso) oppure stipulando una convenzione per le prestazioni di polizia con un Comune della stessa regione (per esempio il Comune polo) che ha un corpo strutturato. Tuttavia ci sono ora piccole polizie comunali confrontate con grandi costi. C’è poi un altro problema.

Cioè?

Riguarda sempre i piccoli corpi locali. In alcuni sono emerse delle difficoltà nella gestione delle risorse umane: il comportamento di un singolo agente può così arrivare a compromettere l’operatività del corpo di polizia comunale. E dunque la collaborazione con la Polcantonale.

È per questo che in ottobre, in occasione della seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, cui partecipano anche i Comuni polo, lei ha auspicato ‘ulteriori accorpamenti fra regioni’ di polizia comunale, attualmente otto?

Sì, e l’obiettivo, condiviso dalla Conferenza, è di avere cinque regioni con altrettanti Comuni polo. Ciò per creare delle sinergie, non solo per cercare di risolvere i problemi ai quali ho accennato, ma anche per poter mettere le polizie comunali nelle condizioni di garantire il servizio 24 ore su 24, come stabilito dal Regolamento della LcPol. Cosa che adesso in alcune regioni si fatica molto a garantire. Eventuali accorpamenti regionali e altri dossier, come quello delle competenze e delle deleghe da assegnare alle comunali nell’ambito della sicurezza di prossimità, saranno valutati dal neoistituito gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’.

Un gruppo di lavoro che potrebbe rilanciare il tema della polizia unica, che ha diviso fra gli altri il Gran Consiglio?

A me piace la Realpolitik e ho capito che il discorso polizia unica non passerà mai, alla luce di certi arroccamenti. Che però si giustificano dove si assicura un efficace ed efficiente servizio ai cittadini. Oggi non è sempre e ovunque così. Bisogna allora rendersi conto che l’odierna suddivisione del Ticino in otto regioni di polizia comunale è un passo intermedio verso un miglior dispositivo di sicurezza, fondato anche sulla collaborazione fra Polizia cantonale e corpi comunali. Proprio per questo preferisco parlare di Polizia ticinese.

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Dal Giornale del Popolo | Le proposte al Governo saranno elaborate entro fine 2017

Ieri il Governo ha istituito il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese», che ha ricevuto l’incarico di presentare al Dipartimento delle istituzioni – entro il 31 dicembre 2017 – un rapporto sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. La creazione del Gruppo di lavoro segue la discussione avvenuta durante la recente Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza che, nell’ottobre scorso, ha visto i capi dicastero dei Comuni Polo e gli operatori del settore condividere la volontà di migliorare ulteriormente l’attuale organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali.

Il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese» sarà composto da: Luca Filippini, segretario generale, Dipartimento delle istituzioni (presidente); Luca Bieri, ufficiale, Polizia cantonale (segretario); Monica Rivola, capostaff, Segreteria generale del Dipartimento delle istituzioni; Alain Scherrer, sindaco, Città di Locarno; Sergio Bernasconi, sindaco, Comune di Novazzano; Matteo Cocchi, comandante, Polizia cantonale; Decio Cavallini, capo gendarmeria, Polizia cantonale; Roberto Torrente, comandante, Polizia Città di Lugano; Dimitri Bossalini, presidente dell’Associazione Polizie comunali ticinesi. I membri potranno inoltre avvalersi della consulenza specialistica di Antonio Perugini (sostituto procuratore generale), Hans Baltensperger (già comandante della Polizia cantonale del Canton Turgovia), Jvan Weber (già comandante della Polizia Città di Lugano) e Paulo Gonçalves (direttore del programma master in Humanitarian Logistics and Management all’USI).

«Misure fiscali e sociali per non restare indietro»

«Misure fiscali e sociali per non restare indietro»

Dal Giornale del Popolo | Riforma III delle imprese – Ecco la strategia del Governo

Aliquota abbassata al 6%, moltiplicatori differenziati per i Comuni e maggior sostegno per famiglie con figli.

Sono quattro gli assi di intervento all’interno di un pacchetto di misure «equilibrato» pensate dal Consiglio di Stato per rispondere alla sfida della Riforma III dell’imposizione delle imprese. In votazione il prossimo 12 febbraio, la Riforma nasce dalle pressioni dell’OCSE e mira ad abrogare i regimi fiscali a statuto privilegiato. Solo nel nostro Cantone sono 1.355 le società di questo tipo – pari al 4,5% del totale – e generano un gettito di 165,6 milioni di franchi, ossia il 20% del gettito totale delle persone giuridiche. Queste stesse società, come ha sottolineato il direttore del DFE Christian Vitta si caratterizzano per un’elevata mobilità.

Facile quindi che, di fronte a condizioni economiche mutate, possano decidere di lasciare il Ticino per lidi fiscalmente più favorevoli. Così fosse, secondo le prime stime calcolate dal DFE, sul periodo 2019-2028 è ipotizzabile una riduzione media del gettito cantonale tra i 25 e i 35 milioni di franchi. Ma molto, come ha ribadito Vitta, dipenderà dal comportamento dei contribuenti. Per questo risulta fondamentale mettere in campo una strategia in grado di mantenere il Ticino attrattivo, soprattutto di fronte alle strategie «aggressive», come le ha definite il consigliere di Stato, ideate dagli altri Cantoni. Ecco allora la ricetta messa a punto per mantenere il Cantone competitivo. In primis ci sono delle misure a carattere federale, come il cosiddetto patent box, ossia un’esenzione massima del 90% degli utili relativi a diritti di brevetto, imputabili alle spese di ricerca. Il Governo intende inoltre defiscalizzare coloro che investono nelle start-up innovative.

Le imprese
A livello cantonale (secondo asse) si mira a ridurre l’aliquota sull’utile delle imprese dall’attuale 9% al 6%. Così facendo, l’onere fiscale complessivo diminuirà per le aziende dal 19,8% al 16,2%. Ma c’è di più perché le aziende potranno beneficiare di altre misure puntuali che permetteranno di attenuare ulteriormente l’onere fiscale, fissandolo al 14% (per i Comuni con moltiplicatore inferiore al 100% si scende al 13%). Una soglia che, ha ribadito Vitta, permetterebbe al Ticino di concorrere con i Cantoni di Ginevra e Vaud, dove la soglia è al 13-14%. Da menzionare pure l’introduzione del computo parziale dell’imposta sull’utile nell’imposta sul capitale: in pratica, le società che realizzeranno utili potranno beneficiare di un’esenzione totale o parziale dell’imposta sul capitale. Per contro, in modo che qualche franco rientri nelle casse cantonali, si andrà piuttosto a colpire le persone fisiche tramite una riduzione della percentuale di sgravio applicata all’imposizione parziale dei dividendi da partecipazioni qualificate presso gli azionisti.

I Comuni
La Riforma III toccherà pure i Comuni, che hanno già manifestato qualche preoccupazione. Per questo, ha evidenziato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è bene che vengano coinvolti nel progetto tramite apposite misure. Ed ecco quindi una grande novità: i Comuni avranno la possibilità di applicare un moltiplicatore differenziato per le persone fisiche e quelle giuridiche (senza tuttavia superare il 10% di differenza tra i due), alla stregua di quanto già avviene nel Canton Soletta, in modo da compensare i potenziali effetti negativi della Riforma su quei territori che ospitano diverse e importanti realtà industriali. Allo stesso modo è in atto, all’interno del progetto di Ticino2020, una riflessione volta a ridurre gli anni di computo per il calcolo del gettito medio di riferimento, in modo da meglio regolare il flusso tra Comuni riceventi e paganti.

La socialità
Ma la Riforma vuole essere anche attenta alla socialità, come ha spiegato il presidente del Governo e direttore del DSS Paolo Beltraminelli. Il sostegno, indirizzato soprattutto al ceto medio, ha spiegato Beltraminelli, sarà basato su quattro pilastri: aiuto alle famiglie dopo la nascita del primo figlio, estensione degli aiuti per strutture di accoglienza (asili nido, famiglie diurne), sostegno ai familiari che curano un congiunto e incentivazione delle misure di inserimento o reinserimento professionale. A favore della politica familiare e sociale saranno destinati 20 milioni, che potrebbero successivamente ammontare a 27. Come? Si preleverà un contributo supplementare (dello 0,15%) dalla massa salariale a spese dei datori di lavoro e che verrà riversato per il sostegno alle famiglie. Ecco quindi la necessità di continuare «il positivo clima di dialogo instaurato con le imprese» nell’ottica di un nuovo partenariato. Se da un lato infatti le aziende saranno sgravate, dall’altro verranno chiamate a contribuire alla socialità che, ha evidenziato Beltraminelli, «non può essere unicamente finanziata dal Cantone».

Insomma, quello presentato dal Governo, che dovrebbe sfociare in un messaggio nel giugno del 2017, vuole porsi quale «soluzione equilibrata» per garantire «parità di trattamento fiscale per le imprese, competitività e capacità innovativa per il Ticino, mantenimento e creazione dei posti di lavoro» ma pure un «riorientamento della politica famigliare e sociale». Presto per capire se vi sarà l’unanimità dei consensi all’interno dell’Esecutivo. Per ora, ha ribadito Beltraminelli, è emersa «l’apertura di tutti» per entrare nel dettaglio. Molto, però, dipenderà dall’esito della votazione. «Se non passa la Riforma in votazione», ha spiegato Vitta, «si andrà incontro a una fase di forte incertezza politica e, privi di un’adeguata programmazione, il Ticino corre il rischio di restare l’ultima ruota del carro». Col nuovo anno poi, ha spiegato Vitta, l’intenzione è di chinarsi sulla modifica della Legge tributaria.

Le reazioni politiche
Non si sono fatte attendere le prime reazioni politiche. Il PLR in una nota esprime il plauso al Governo per le misure elaborate, sottolineando come la riduzione dell’onere fiscale e gli incentivi mirati alle start-up innovative «costituiscono in questo senso delle misure chiave per aumentare l’attrattività del Cantone quale sede di imprese», definendo pure «un tassello importante» le misure di sostegno alla formazione e le iniziative per la politica familiare. Da parte sua, invece, il PS ritiene che le proposte del consigliere di Stato Vitta «dimentica i ticinesi in difficoltà», esprimendo inoltre il proprio disaccordo col fatto che il direttore del DFE abbia «approfittato» della carica pubblica «per fare campagna in assenza di contraddittorio».

L’orgoglio per la sicurezza dei ticinesi

L’orgoglio per la sicurezza dei ticinesi

Editoriale dicembre 2016, rivista della Polizia del Cantone Ticino |

Sul fronte della sicurezza l’estate ticinese è stata rovente. Il 2016 si è caratterizzato alle nostre latitudini per l’emergenza migranti, dopo la chiusura delle rotte alternative lungo l’Europa per raggiungere i paesi a nord della Svizzera. Siamo stati lungimiranti. Per far fronte a una situazione nuova dovuta alla congiuntura internazionale, abbiamo sviluppato un dispositivo ad hoc composto da Guardie di confine, Polizia cantonale e Polizie comunali. Questa task force per la gestione dei flussi ha funzionato egregiamente, soprattutto grazie alle competenze di ognuno di voi che si è adoperato a favore di quest’attività straordinaria. Il filtro realizzato sul Mendrisiotto non ha giovato unicamente alla popolazione ticinese, ma ha avuto un impatto rilevante anche sulla sicurezza delle altre regioni del nostro Paese.

Nel 2016 abbiamo raggiunto anche un altro importante obiettivo nell’ambito della sicurezza, che non ha avuto la stessa risonanza mediatica, ma che ritengo importante sottolineare: nei primi otto mesi di quest’anno infatti si è registrato un calo del 30% dei furti con scasso commessi sul nostro territorio. Un risultato già di suo soddisfacente, ma ancor più se pensiamo che in zone come il Locarnese e il mendrisiotto, l’incidenza di questo tipo di furti si sia addirittura dimezzata! Inoltre, a marzo di quest’anno, abbiamo raggiunto un record positivo a livello di reati commessi nel Canton Ticino, toccando il minimo degli ultimi dieci anni.

Questi risultati sono sicuramente frutto della nostra maggiore e migliore presenza sul territorio. In quest’ottica, come ben sapete, è stata pensata la riorganizzazione della Gendarmeria, con la volontà di riportare fisicamente i nostri agenti sul terreno, al contatto con la popolazione, rafforzando così il senso di sicurezza dei ticinesi.

La Polizia oggi è confrontata però con nuove minacce che mettono in discussione questo senso di sicurezza. Minacce gravi, globali, che agli occhi di molti crescono impercettibilmente salvo poi manifestarsi con tutta la loro violenza. Scenari che per anni sono sembrati lontani, e che ora si sono presentati con ferocia – e vigliaccheria – vicino a noi. Lo jihadismo non è tabù nemmeno nel nostro Paese: secondo il rapporto 2016 del Servizio delle attività informative della Confederazione, sono all’incirca 400 le persone che in Svizzera simpatizzano per l’ISIS, con il serio rischio di radicalizzazione che ne consegue. Anche se attualmente non risultiamo essere obiettivo primario dei terroristi, sarebbe irresponsabile chiudere gli occhi «perché tanto qui non succederà mai». Proprio per questo motivo la professione di agente di polizia si è evoluta negli anni, integrando nuove competenze e adottando nuovi strumenti, adatti a far fronte alle situazioni con le quali potremmo essere potenzialmente confrontati.

Guardando verso il futuro prossimo, nel 2017 è molto probabile che, con l’arrivo della bella stagione, ci troveremo ad affrontare la stessa emergenza sul fronte migrazione. Sono certo però che l’affronteremo nel migliore dei modi, come abbiamo fatto quest’anno, grazie soprattutto alla vostra professionalità. In un mondo che si evolve, con una complessità e una velocità crescenti, è indispensabile prepararsi e anticipare ogni potenziale scenario. Una missione al limite del possibile, che richiede professionalità, perseveranza e spirito di servizio.

Sono convinto che la strada che stiamo percorrendo sia quella giusta, come lo dimostrano i risultati raggiunti e il sentimento di accresciuta sicurezza percepito dai ticinesi. L’aspetto della sicurezza è strettamente legato a quello del benessere della popolazione, ed è per questo che mi sta veramente a cuore, come sono certo stia a cuore anche a voi. Sapere che le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri conoscenti possano sentirsi protetti dal vostro lavoro, è motivo d’orgoglio. E non smetterò mai di ricordarlo. Perché tutto questo non sarebbe possibile senza di voi. Grazie quindi, ancora una volta, a tutti voi per il vostro impegno e il vostro contributo a favore della collettività.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

L’Isis rivendica la strage a Berlino

L’Isis rivendica la strage a Berlino

Da laRegione | Gobbi: vitale per noi la collaborazione con le autorità italiane

«L’analisi del rischio ci dice che il Ticino e il resto della Svizzera non sono al momento fra gli obiettivi primari del terrorismo, in particolare di matrice jihadista. Il che però non ci autorizza ad abbassare la guardia. Da questo punto di vista la stretta collaborazione fra Polizia cantonale, polcomunali e Polizia federale è fondamentale. Ma soprattutto è per noi vitale la cooperazione con le autorità italiane che nell’ambito dell’intelligence sono, secondo me, molto più preparate, più performanti di quelle dei Paesi a nord del nostro». Una cooperazione con l’Italia che – aggiunge il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni da cui dipende anche la politica di sicurezza nel nostro cantone – «funziona per fortuna molto bene».

Del resto la posizione geografica del Ticino implica necessariamente buoni e intensi rapporti con l’Italia per un’efficace attività preventiva e, se del caso, repressiva. Sul fronte interno ci sono invece ancora margini di miglioramento? «Avessimo più risorse da impiegare nell’azione di contrasto al terrorismo – risorse finanziate comunque da Berna perché ciò che in questo specifico settore fanno le nostre forze dell’ordine è nell’interesse della sicurezza non solo cantonale, ma anche nazionale –, staremmo un po’ meglio», dice Gobbi alla ‘Regione’. Controlli e accertamenti «richiedono infatti tempo e personale, mentre le risorse per esempio in Polizia giudiziaria sono limitate. Nonostante l’aumento degli effettivi in generale, il lavoro per la Cantonale è nel complesso aumentato. Oltretutto, quello che fino a pochi anni fa per noi non era un tema, cioè il terrorismo di matrice jihadista, oggi lo è».

La Polizia cantonale, spiega il comandante Matteo Cocchi, «attua nella lotta al terrorismo una serie di misure sulla base delle indicazioni della Conferenza svizzera dei comandanti e in collaborazione con la Polizia federale, che a dipendenza di come evolve la situazione sul piano nazionale e internazionale vengono aggiornate». In seguito per esempio all’attentato di Nizza «abbiamo adottato nuove misure in occasione del Festival del film di Locarno». Misure dissuasive, benché «allo stato attuale non esista una minaccia concreta di attacchi in Svizzera». Ciò detto, aggiunge il comandante della Cantonale, «siamo presenti sul territorio con dispositivi interforze, da noi coordinati, e i controlli – compreso quello, svolto in collaborazione con le Guardie di confine, dei flussi migratori – sono stati ulteriormente rafforzati già dopo gli attacchi a Parigi». I terroristi che hanno insanguinato l’Europa «sono stati in grado di compiere stragi anche senza bombe, ma, ripeto, siamo sul territorio per ridurre al massimo il tempo di reazione in un’eventuale grave situazione».

“Ticino a rischio? Sono sorpreso”

“Ticino a rischio? Sono sorpreso”

Da RSI.ch | L’esperto di Ginevra e la reazione di Norman Gobbi – La gente preferisce non pensarci

Il Ticino, con Basilea, Ginevra, Berna e Zurigo, fa parte dei cantoni maggiormente a rischio di attentati terroristici. A dirlo è Frédéric Esposito, direttore dell’osservatorio sulla sicurezza dell’Università di Ginevra. La spiegazione? Nel caso ticinese è la presenza della frontiera con un forte flusso di migranti, fra i quali gruppi criminali e terroristici possono infiltrare i loro membri.

L’affermazione sorprende il capo del Dipartimento delle istituzioni cantonale, Norman Gobbi, perché “non trova riscontro nelle analisi del Servizio delle attività informative della Confederazione e delle polizie cantonali”. È vero che si pone il problema di chi arriva con i migranti, ma proprio per questo “alla frontiera sud abbiamo fatto dell’identificazione di chi entra sul nostro territorio un cavallo di battaglia”. Ticino dunque non più a rischio di altri cantoni, anche perché di solito i bersagli dei terroristi non sono zone periferiche ma le grandi città. Fra dieci giorni arriva il Capodanno, con piazze affollate. Aumenteranno le misure? Controlli sì, però “senza militarizzare questi eventi”, risponde Gobbi.

In proposito si è espresso anche il vicesindaco di Lugano Michele Bertini, secondo il quale gli eventi di Berlino “imporranno delle riflessioni nei prossimi giorni su un eventuale adeguamento del sistema di sicurezza”.

Ma i ticinesi hanno paura? Proprio stamani un camion delle consegne in manovra “si è tirato dietro una bancarella” del mercatino di Lugano. Un caso, ma che “per una frazione di secondo” ha suscitato qualche timore, racconta una testimone. La maggioranza comunque preferisce non pensarci, “perché altrimenti non si esce più di casa”.

Allarmi e attentati di quest’anno non hanno nemmeno impedito alla gente di continuare a visitare i mercatini all’estero, anche se talvolta “è un po’ titubante” come racconta la responsabile della Principe Viaggi. I clienti finora “hanno reagito nel mondo giusto” per Matteo Bottinelli della Marchetti di Airolo, ma dopo Berlino non mancano le preoccupazioni per il futuro, sottolinea il proprietario della Rossi Viaggi. Il periodo è di quelli con un forte impatto sul fatturato annuale. La stagione comunque è agli sgoccioli e “la gente dimentica presto e ricomincia a vivere”, relativizza la cotitolare della Mantegazzi.

L’edizione del Quotidiano di martedì 20 dicembre 2016:
http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/il-quotidiano/Il-Quotidiano-8417455.html

“La guardia era e resta alta”

“La guardia era e resta alta”

Da Ticinonews.ch | Il ministro Norman Gobbi parla della minaccia terroristica in Svizzera dopo la strage di Berlino

La minaccia del terrorismo è alta. Un grido d’allerta che abbiamo imparato a conoscere e ricompare a scadenze regolari. Una minaccia che dal 13 novembre 2015 non ci ha mai dato tregua e che oggi ci ricordano i capi di stato dei paesi europei.

La Germania sapeva che l’occhio del nemico un giorno si sarebbe rivolto verso di lei. Non è ancora chiaro se per mano di un lupo solitario o di un gruppo organizzato, ma quel giorno è arrivato. Il grido d’allerta non risparmia nessuno, nemmeno la Svizzera seppur non sia considerata dalle autorità federali un obiettivo prioritario di possibili attacchi. E anche sul nostro territorio la minaccia del terrorismo resta alta.

“Dobbiamo da un lato conviverci, dall’altro non dobbiamo limitare le nostre libertà” commenta il ministro Norman Gobbi ai microfoni di TeleTicino, il quale ha espresso a nome del Governo ticinese parole di cordoglio per le vittime di Berlino. “Lo scopo di questi attacchi è quello di renderci insicuri nella nostra quotidianità. Ma dobbiamo resistere nonostante questa pressione”.

Il capo del Dipartimento delle istituzioni ha poi parlato della situazione specifica in Ticino. “Le misure di sicurezza sono state rafforzate dopo la strage di Nizza” ha ricordato Gobbi, precisando che gli agenti sono stati dotati dei giubbotti anti-proiettili e di armi a canna lunga. È stato inoltre data maggiore attenzione alle analisi e all’intelligence, quindi rafforzata anche al collaborazione tra le autorità federali e quelle cantonali per prevenire questo tipo di attacchi.

Dal canto suo il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi, ospite in studio durante il TG di TeleTicino, ha dichiarato che le misure di sicurezza verranno rafforzate in vista dei festeggiamenti di Capodanno.

Riguarda l’intervista integrale nel servizio andato in onda su TeleTicino: http://www.ticinonews.ch/video/ticino/337588/la-guardia-era-e-resta-alta

L’unione fa la forza: Comuni forti per un Ticino forte

L’unione fa la forza: Comuni forti per un Ticino forte

Dal Mattino della domenica | Costruiamo insieme il Ticino di domani per essere più competitivi anche fuori dai confini cantonali

Tra una settimana esatta saremo tutti riuniti insieme ai nostri cari per fe­steggiare il Natale. Un appuntamento che ci rammenta che manca poco al termine del 2016. Per un politico è tempo di bilanci e di uno sguardo at­tento a quello che sarà il futuro. Tante le sfide e i progetti che hanno toccato il nostro Ticino nell’anno che sta per finire. Ripercorrendo i momenti sa­lienti non posso che soffermarmi sul mese di giugno, quando è stato inau­gurato il tunnel di base del San Got­tardo entrato in funzione qualche settimana fa. Un appuntamento con la storia e aggiungo io con il nostro fu­turo. Un collegamento che ha ridefi­nito la mobilità interna e ha portato il nostro Cantone a trovarsi molto più vicino al resto della Svizzera; un aspetto che rappresenta un’opportu­nità per rilanciare la competitività dell’economia ticinese a livello na­zionale e internazionale.

Oggi più che mai, con l’apertura del tunnel di base che ci avvicina al cuore della Svizzera, dobbiamo essere forti e compatti nel rivendicare oltre Got­tardo le nostre esigenze: non sono piagnistei come alcuni un po’ facil­mente li dipingono, dimenticandosi che siamo incastonati in una regione di una Penisola in grandi difficoltà economiche e occupazionali, e con oltre 60’000 frontalieri che varcano il confine ogni giorno.

Uno dei pilastri per rafforzarci, è quello di consolidare lo scheletro del nostro Cantone, costituito dai Co­muni. La geografia comunale è tor­nata d’attualità, dopo un periodo di relativa calma e assestamento. Il prossimo mese di aprile ci saranno le elezioni sia del nuovo Comune di Ri­viera e, qualche chilometro più a Sud, del nuovo Comune di Bellinzona: una sfida nuova e impegnativa, perché si tratta di avviare un’inedita realtà co­stituita da 13 ingranaggi, ovvero gli ex-Comuni. La Lega dei ticinesi potrà giocare la sua partita e rivestire un ruolo importante, proprio perché stiamo mostrando che anche a li­vello locale stiamo crescendo e svol­gendo egregiamente i nostri compiti. Anche nella valle del nostro Presi­dente del Gran Consiglio – Fabio Ba­dasci – il progetto per un Comune unico della Valle Verzasca è stato riat­tivato con convinzione. In Vallemag­gia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e nelle Centovalli le esperienze sono state positive, a conferma di come sia l’oc­casione per i cittadini verzaschesi di dotarsi di un Comune solido e pro­mettente grazie alle proprie peculia­rità.

Le aggregazioni costruiscono un Ti­cino progettuale e forte, meno frazio­nato e legato alle solite beghe di quartiere. Si tratta di requisiti fonda­mentali per inserirci con forza e toni­cità nella concorrenza intercantonale che non fa sconti a nessuno.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni sono convinto che Municipali e Consiglieri comunali – soprattutto i nostri! – sanno e sa­pranno promuovere i progetti di svi­luppo senza sottovalutare l’attenzione alle esigenze più pun­tuali e quotidiane dei Ticinesi, da Chiasso ad Airolo. L’esperienza mi – e ci – insegna che le opportunità superano abbondantemente i rischi che si celano dietro le aggregazioni. Certo, ci vuole rodaggio, fatica e ca­pacità di adattamento sia nelle Valli sia nei centri urbani.

Per ridare forza e futuro al nostro Cantone dobbiamo continuare con il cantiere del Ticino di domani, così come tracciato nel Piano cantonale delle aggregazioni. Un Ticino con più ossa e meno ossicini, equilibrato e agile, saprà rafforzare le sue realtà ur­bane e periferiche, guadagnando il peso che gli spetta e che spesso oltre Gottardo viene sottovalutato. Il no­stro peso sullo scacchiere svizzero ce lo riprenderemo, e partiremo dalle ra­dici del federalismo: Comuni capaci e vicini ai cittadini e ai loro bisogni.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Gobbi: “Un anno straordinario”

Gobbi: “Un anno straordinario”

Dal Mattino della domenica | L’intervista

Norman Gobbi, che anno è stato per lei il 2016?

Professionalmente un anno straordinario: dalla vittoria sul risanamento stradale del San Gottardo, all’inaugurazione del tunnel ferroviario di base del San Gottardo, che ha proiettato il Ticino in una nuova dimensione.

Come festeggerà il Natale?

Sarà l’occasione per trascorrere un po’ di tempo a casa con mia moglie Elena, i miei bimbi Gaia e William e i nostri cari.

Cucinerà lei il menù natalizio?

Non ho ancora pensato al menù di Natale, ci penserò il giorno della vigilia quando andrò a fare la spesa. Come spesso succede, mi prenderò il tempo per stare dietro ai for­nelli. La cucina è il luogo in cui mi rilasso ed esprimo la mia creatività.

Ieri i Babbi Natale sono passati in Gran Consiglio, passeranno anche a casa Gobbi? Spero non siano gli stessi che sono passati in Gran Consiglio (ndr i deputati Heinrik Bang e Ivano Lurati), altrimenti rischio di ricevere (almeno da uno di loro) del car­bone.

Cosa regalerebbe a Claudio Zali?

Indeciso tra un’auto elettrica telecomandata e un sorriso (ndr: ride)

Un augurio ai ticinesi?

Un sereno Natale e un 2017 ricco di sor­prese e soddisfazioni. Con il sostegno di tutti i Ticinesi, continueremo a lottare per il no­stro Cantone e la sua splendida gente, sulla strada segnata nel rispetto delle nostre li­bertà e dei nostri diritti.

Discorso per il battesimo del treno “Göschenen/Airolo”

Discorso per il battesimo del treno “Göschenen/Airolo”

Franco Pedrini, Sindaco di Airolo,
Roberto Tulipani, Responsabile Regione Sud FFS e CEO TILO,
Care autorità e cari abitanti delle Tre Valli,
Egregi signori,
Gentili signore,

L’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo lo scorso giugno si è rivelata un evento d’interesse internazionale, che ha attirato nel nostro Cantone oltre 100mila persone durante il fine settimana dedicato alla festa popolare. Un successo prevedibile, poiché la nuova galleria ha un’importanza che supera i confini elvetici: accorcia infatti in maniera rilevante le distanze tra nord e sud, nella linea che da Genova arriva fino a Rotterdam. Il Ticino e i suoi attori economici stanno vivendo un’occasione unica: un treno che sta partendo e che non dobbiamo assolutamente perdere.

Una settimana fa abbiamo potuto assistere, in occasione dell’annuale modifica dell’orario FFS, alla messa in funzione della nuova tratta. Una festa che ha portato molti ticinesi nelle stazioni centrali del nostro Cantone, dimostrazione di una grande soddisfazione e ottimismo per questo cambiamento.

Negli anni che hanno preceduto l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo si è a lungo dibattuto sugli aspetti positivi e negativi che questa rivoluzione dei trasporti avrebbe portato con sé. Soprattutto, si è discusso a fondo sulle opportunità e sulle incertezze che avrebbero segnato il futuro della popolazione ticinese. L’incertezza più rilevante, per chi – come il sottoscritto – vive la situazione in prima persona, è il destino delle nostre valli, come la Leventina, che da via obbligata per il transito della tratta nord-sud, corre il rischio di venir isolata. È un rischio, ma è anche l’occasione per sviluppare una politica regionale mirata.

Non stiamo più parlando di una data lontana: questo futuro è il nostro presente. È quindi giunto il momento di innovare, proporre, pianificare, prendere delle decisioni che incideranno sugli anni a venire della nostra valle. È compito di noi leventinesi, ticinesi, politici e imprenditori locali, attuare tutte le misure possibili per prendere in mano il destino nella nostra regione, mettendoci la testa ma soprattutto il cuore, nel prendere decisioni riguardanti il nostro avvenire.

Come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, in questi anni mi sono adoperato per evitare l’isolamento delle valli. Mi sono dato da fare per continuare a mantenere i servizi di base dell’Amministrazione nelle regioni più periferiche del Cantone, e per delocalizzare alcuni servizi nelle valli. Sono convinto infatti che non siano solo i centri urbani a portare beneficio all’economia del Cantone: anche le zone più discoste devono essere percepite come risorse che possono contribuire attivamente al benessere di tutti i ticinesi.

Con il treno “Göschenen/Airolo”, l’azienda TILO estende e potenzia i suoi servizi verso
nord, ridefinendo la funzione di questa tratta, qualificandola e incorniciandola nel suo valore turistico. Una via panoramica che i visitatori percorreranno con la volontà di scoprire le bellezze della nostra regione, fatta di montagne e di paesi incantevoli, di sentieri nella natura e di artefatti storici, di spettacoli dell’ingegneria come le gallerie del Piottino e della Biaschina, di prelibatezze prodotte all’alpe, nei nostri vigneti, nelle nostre aziende gastronomiche. Sarà compito nostro farci trovare pronti, per non disattendere le aspettative di chi verrà a farci visita.

Con grande piacere ho preso atto però che TILO non ha pensato solo a chi nella nostra
regione arriva come turista, ma ha riservato una particolare attenzione anche per chi,
come noi, ha scelto di rimanere in valle a vivere, nonostante gli spostamenti richiesti dal lavoro e dallo studio. I collegamenti con il resto del Cantone sono stati infatti riorganizzati e potenziati, garantendo un miglior scambio con le altre regioni del Cantone e la Svizzera interna. Alcune stazioni che avevano visto la loro attività ridotta negli anni, come quella di Lavorgo e di Ambrì-Piotta, saranno finalmente ristabilite per tutti i treni di questa nuova tratta. La nuova offerta TILO garantisce quindi un importante aspetto regionale, che aggiunge del valore alla qualità di vita in Leventina.

Oggi festeggiamo un segnale positivo verso le valli, soprattutto poiché proviene da un
attore vitale per le regioni periferiche, come lo è un servizio di trasporti pubblici. È un messaggio che ci fa ben sperare, che ci dà la possibilità di essere partecipi del nostro futuro, mettendo a disposizione della nostra regione uno strumento essenziale per il proprio sviluppo. Dopo la notizia di qualche giorno fa, mi sento però di “dosare” questo entusiasmo e di pensare agli anni a venire: a fine 2017 scadrà infatti la concessione della linea. Le FFS proprio pochi giorni fa hanno messo in dubbio il sostegno del costo della manutenzione della linea, che potrebbe quindi riversarsi sulle finanze del Cantone e dei Comuni. Un impegno finanziario oneroso e attualmente non sostenibile, che metterebbe in serio pericolo questo prezioso servizio. Una preoccupazione che intendo condividere con i miei colleghi di Governo, e per la quale abbiamo la volontà di lottare. Per far sì che la situazione attuale, quella che oggi festeggiamo, rimanga tale: una linea di montagna valorizzata nell’ottica turistica e adeguata alle necessità della popolazione locale.

Con l’apertura nel 2020 del tunnel di base del Monte Ceneri, anche i centri urbani del
nostro Cantone saranno più vicini, e potremo quindi abbracciare il concetto della “Città-Ticino”, ovvero di un’entità policentrica che abbia un peso ancor più rilevante nelle relazioni con Berna e con i paesi confinanti. Questa è un’evoluzione che chiederà ai Comuni ticinesi e ai suoi abitanti uno sforzo comune per vincere una sfida non indifferente. Ticino2020, il progetto che vuole ridefinire i rapporti e i flussi tra Cantone e Comuni così come il Piano cantonale delle aggregazioni che il Consiglio di Stato sta attuando vanno in questa direzione: per la realizzazione del Ticino di domani, più forte a livello istituzionale ed economico, e certamente più coeso. Dobbiamo quindi tenere a mente che quello che stiamo costruendo per la Leventina in questi anni ci permetterà di arrivare al 2020 con delle basi solide, con le quali potremmo essere davvero parte attiva di questo cambiamento.

È con grande piacere quindi che il Canton Ticino accoglie questa novità da parte dell’azienda TILO. Oggi l’occasione è propizia per ricordarci che ognuno di noi può – e deve – fare la propria parte, pubblico e privato, ticinesi e leventinesi, contribuendo con proposte concrete alla realizzazione della Leventina di domani. Per il bene della collettività e per il futuro della nostra regione.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni