Penalizzati perché autonomi

Da LaRegione del 18 maggio 2016, un articolo di Chiara Scapozza

Il governo taglia il contributo di sostegno ai Comuni periferici che non si sono ancora aggregati

“La manovra sarà neutra per i Comuni”. Il Consiglio di Stato lo aveva garantito già prima di presentare il messaggio sul risanamento delle finanze cantonali e lo ha confermato illustrando i dettagli dell’operazione. Andando però a spulciare tra le misure (ne parliamo anche nella pagina seguente), casca l’occhio sulla “riduzione del contributo di localizzazione geografica in base allo stato di avanzamento delle aggregazioni”. Un risparmio di poco più di tre milioni di franchi per il Cantone, che si traduce in una minore entrata per una quarantina di Comuni e che ha fatto rizzare i capelli in testa ad alcuni amministratori locali. Ai municipi è di recente stata recapitata, da parte della Sezione degli enti locali, una circolare con la quale si ricapitola “l’impatto sui Comuni della manovra di risanamento finanziario cantonale”. Si spiegano i benefici (derivanti in gran parte dalla rivalutazione delle stime immobiliari) e le compensazioni (eliminazione tra l’altro del riversamento ai Comuni della tassa sugli utili immobiliari). Tirata la riga, l’operazione risulta globalmente neutra. Poi seguono le “altre misure”, di cui fa parte la citata riduzione del contributo di localizzazione geografica. Contributo introdotto a sostegno dei Comuni periferici che hanno costi legati alla gestione del territorio più elevati della media (superfici molto estese) e potenziato nel 2010 a seguito della cosiddetta ‘Iniziativa di Frasco’, che voleva riversare buona parte del provento dei canoni d’acqua alle zone periferiche quale indennizzo per lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia elettrica. Fu allora il Consiglio di Stato a proporre, quale “compromesso”, il potenziamento del contributo di localizzazione geografica “dagli attuali 5,6 milioni di franchi, ad un importo corrispondente al 30% dell’introito lordo dei canoni d’acqua”, come si legge nel messaggio governativo di allora. Compromesso che venne accettato dal parlamento e dagli iniziativisti, che ritirarono così le loro pretese.

Importo all’80% o al 50%

“A differenza dell’iniziativa – specificava l’Esecutivo – questo montante non sarà ripartito tra tutti i Comuni ma solamente tra quelli periferici che già beneficiano del contributo di localizzazione geografica”. Si calcolava allora di raggiungere i 12 milioni di franchi all’anno. L’importo stimato per il 2016 ammonta a 16,5 milioni di franchi, mentre a mente della Sezione degli enti locali si potrebbe mantenere fermo a poco più di 13. Come? Suddividendo in tre categorie i Comuni beneficiari “a dipendenza della loro situazione in ambito aggregativo, in riferimento al Piano cantonale delle aggregazioni” (Pca). I Comuni già aggregati conformemente al Piano “percepiscono l’intero contributo”. Si tratta di Capriasca, Centovalli, Gambarogno, Onsernone, Acquarossa, Blenio, Serravalle, Faido. Quelli che “hanno già perlomeno portato a termine con successo un’aggregazione, rispettivamente quelli che hanno già votato a favore di un progetto poi abbandonato, hanno diritto all’80% del contributo”: Breggia, Castel S. Pietro, Alto Malcantone, Aranno, Bioggio, Cademario, Lugano, Miglieglia, Monteceneri, Brione Verzasca, Corippo, Frasco, CugnascoGerra, Mergoscia, Sonogno, Vogorno, Avegno Gordevio, Cevio, Lavizzara, Maggia, Pianezzo, S. Antonio. “Tutti gli altri ricevono il 50% dell’importo calcolato”. Sono Arogno, Rovio, Lavertezzo, Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Linescio, Isone, Airolo, Bedretto, Bodio, Dalpe, Giornico, Personico, Pollegio, Prato Leventina, Quinto. A loro il compito di far quadrare comunque i conti.

LE REAZIONI
Gobbi: ‘Strumento di stimolo. Va letto positivamente’. Badasci: ‘Possibilista’

Ritoccare il contributo di localizzazione geografica significa ritrattare il compromesso sull’iniziativa sui canoni d’acqua (‘Iniziativa di Frasco’). Come giustifica questa scelta il Consiglio di Stato? «Uno dei problemi evidenziati dal provvedimento è che ha bloccato determinati processi aggregativi: queste maggiori risorse hanno condizionato la volontà, o la necessità, di unire le forze per meglio gestire il territorio – risponde Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni –. Quindi la riduzione del contributo non rappresenta uno strumento di politica di risparmio, bensì di stimolo a quella aggregativa. Va letta in maniera positiva». Certo è che all’epoca dell’Iniziativa di Frasco la controproposta del governo fece breccia e si trovò un accordo politico… «Anche questa è una scelta politica, perché non si vanno a toccare indistintamente tutti i Comuni – replica Gobbi –. Chi ha già fatto i passi dovuti verso un progetto aggregativo non ne risentirà». Si tratta comunque di slegare il contributo dal concetto di sfruttamento dell’acqua e di legarlo al Piano cantonale delle aggregazioni. «Parzialmente sì. Perché il contributo non dev’essere visto come un pretesto per mantenere delle autonomie locali. Non dimentichiamo che parliamo di Comuni piccoli, che beneficiano ampiamente degli aiuti senza erogare servizi alla cittadinanza (scuole, infrastrutture ecc)». Ci sarebbe poi il discorso dei moltiplicatori d’imposta bassi… Gobbi si limita ad auspicare che il tutto serva da incentivo. «A livello aggregativo, affinché non trascorrano altri quattro anni senza che accada nulla. E a livello di discussione: mi auguro che il Gran Consiglio capisca la necessità d’intervenire. L’autonomia comunale è sì garantita, ma non assoluta e non in disprezzo della necessità di un riordino territoriale. Voluta, peraltro, dallo stesso parlamento». L’analisi del Legislativo è agli inizi. Fabio Badasci , deputato leghista e capofila nella “lotta” sui canoni d’acqua in qualità di sindaco di Frasco, non si sbilancia. «A primo acchito non posso dirmi soddisfatto, ma resto possibilista – spiega –. Bisognerà svolgere gli approfondimenti del caso». Chissà che non si trovi un (altro) modo per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta…

Un EOC forte per assicurare un futuro agli ospedali di valle

Un EOC forte per assicurare un futuro agli ospedali di valle

Da La Regione del 18 maggio 2016, una mia opinione sul tema in votazione il prossimo 5 giugno 2016

Sono passati più di 20 anni da quando ho varcato per l’ultima volta la porta del pronto soccorso dell’ospedale di Faido. Mi ero tagliato un dito affilando la falce e occorreva qualche punto di sutura. Fu l’ultima esperienza diretta con il nosocomio leventinese e in generale con altri ospedali, ma è indubbio che da allora il settore si è evoluto e in maniera molto veloce.
L’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), nato ad inizio Anni Ottanta, stava ancora risanando la voragine di debiti (ben 250 milioni di franchi!) ereditati dai 10 ospedali distrettuali che prima dell’Ente funzionavano in base a un numero eccessivo di letti, giornate di cura, doppioni e prestazioni non sempre all’insegna della qualità. Purtroppo, allora il miglior medico dei ticinesi era il famoso treno per Zurigo.

L’EOC è riuscito in pochi anni a guadagnare credibilità medica e politica, raggiungendo una stabilità finanziaria, anche grazie a regole di gestione volte a favorire cure appropriate, efficaci ma anche finanziariamente sostenibili che i promotori del referendum e dell’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali” rigettano perché secondo loro – e cito -“sono rette da una logica mercantile”.

Grazie a queste regole l’EOC è diventata un’azienda moderna e di qualità, che ha continuato a investire nelle zone periferiche; una scelta fondata su ragioni di politica regionale e resa possibile grazie a finanze divenute nel frattempo sane. Alcuni esempi tra i tanti: è stato rifatto l’ospedale di Faido, sono state costruite la Lavanderia e la sterilizzazione centrale a Biasca.
Oggi attorno al settore socio-sanitario ruotano oltre 1300 impieghi nelle sole Tre Valli, opportunità lavorative qualificate commisurate ai fabbisogni di cura. Ha dunque fatto bene il Parlamento ad allineare strutture e risorse in funzione dei nuovi bisogni. Bisogni di assistenza e cura derivati dall’andamento demografico (leggi invecchiamento della popolazione), dal progredire delle scienze mediche e dall’emergere di nuove specialità. Sfide che costringono, come nel caso della pianificazione ospedaliera, anche i piccoli ospedali a trasformarsi per rimanere al passo con le esigenze della popolazione e competitivi rispetto ai nosocomi d’Oltralpe: non specialistici – perché la massa critica è insufficiente – ma rivolti a percorsi di accoglienza più contenuta, rimanendo però un’unità di riferimento per la comunità.

Nello specifico, la nuova pianificazione ospedaliera approvata dal Gran Consiglio, manterrà sostanzialmente le attività negli ospedali di valle, soprattutto nell’intensità della presa a carico. Le due strutture di Acquarossa e Faido continueranno ad essere garantiti il fabbisogno di ricoveri a bassa intensità della popolazione della regione. Per Faido si apre invece l’opportunità di diventare terzo polo cantonale nella riabilitazione, assieme alla Clinica Hildebrand di Brissago e alla Clinica di Novaggio; ciò grazie anche alla riforma della legge sull’EOC, in votazione il 5 giugno, che chiarisce le regole in base alle quali l’Ente dovrà attenersi per stringere collaborazioni con il privato. Anche per i servizi di pronto soccorso si prevede di garantire come oggi un presidio sanitario in grado di prestare le prime cure per patologie non gravi, rispettivamente di stabilizzare i pazienti prima di trasferirli nei centri ospedalieri. Come del resto 20 anni fa quando mi sono recato per l’ultima volta.

Ben più importante a mio modo di vedere è invece il numero di posti di lavoro, ad oggi sono un’ottantina ad Acquarossa e una novantina a Faido (unità a tempo pieno), che potrebbero svilupparsi ulteriormente nelle Tre Valli, grazie appunto alla pianificazione ospedaliera che – ammettiamolo – favorisce lo sviluppo delle zone periferiche. L’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”, per quanto animata da intenti protettivi, è invece dannosa perché propone un ritorno al passato, fatto di letti in sovrannumero, doppioni e inefficienze. In caso di sua adozione, per Faido sfumerà probabilmente l’opportunità di diventare terzo polo cantonale nella riabilitazione. Mentre si fermerebbero i lavori per la realizzazione di un nuovo ospedale ad Acquarossa, previsto entro i prossimi 5-6 anni, quale futuro punto di riferimento per il Polo socio-sanitario bleniese con prospettive di conferma anche dei relativi posti di lavoro.

Il prossimo 5 giugno vi invito a sostenere con un Sì convinto la riforma della Legge cantonale sull’EOC, parallelamente a respingere l’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”. Avere un Ente ospedaliero cantonale competitivo, finanziariamente forte e progettuale è condizione imprescindibile per assicurare la presenza di impieghi qualificati nelle regioni periferiche, di servizi sanitari di qualità e di investimenti che garantiscano un futuro alle strutture ospedaliere di Faido ed Acquarossa.

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Dal Mattino della domenica l La misura ha permesso di vietare l’entrata in Ticino a 33 potenziali criminali

33. È questo il numero di criminali a cui nell’ultimo anno è stato negato il permesso di soggiorno per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. Tra queste persone figurano persone condannate per reati quali appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Leggendo quest’ultimo termine mi sono chiesto a cosa si riferisse. Sono andato a verificare. Questa persona a cui abbiamo negato il permesso di entrata in passato aveva strangolato un anziano di 90 anni e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Non propriamente reati lievi, quindi, che permettono di comprendere l’importanza della misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per frontalieri G.
Una misura pienamente sostenuta dai cittadini in particolare attraverso le 12’192 raccolte mediante la petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del nostro Cantone e di tutta la popolazione.

Più sicurezza sul nostro territorio! È questo il risultato che abbiamo ottenuto grazie all’introduzione di questa misura straordinaria. Un provvedimento che ha fatto discutere, soprattutto oltre confine, ma che si è rivelato molto efficace. Un’efficacia riconosciuta da tutto il Governo, che ha deciso di mantenere questa misura in vigore, incaricando il Dipartimento delle istituzioni da me diretto di approfondire possibili misure alternative che consentano di ottenere analoghi risultati. Una misura, tengo a sottolineare, di sicurezza e di ordine pubblico, non economica, come qualcuno ha voluto far credere. Inoltre, non si tratta assolutamente di un atto discriminatorio, come dimostrano i dati statistici riferiti al primo anno della sua applicazione. Su un totale di 17’468 domande esaminate dall’Autorità cantonale, 17’276 hanno portato infatti al rilascio o al rinnovo del permesso. Insomma, come ho sempre ripetuto: chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere! Proprio per questo motivo la misura ha trovato pure la comprensione da parte dei cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente sul nostro territorio.

Il mantenimento della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale è da salutare positivamente, poiché permetterà di continuare a salvaguardare la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. I fatti ci dicono che la conoscenza approfondita di una persona che vuole entrare nel nostro Paese è di vitale importanza per tutelarci anche di fronte a fenomeni gravi e preoccupanti come ad esempio il crimine organizzato oppure le attività terroristiche; fenomeni che oggi purtroppo possono toccare da vicino anche la Svizzera. Il concetto è molto semplice: chi farebbe entrare a vivere nella propria casa una persona senza conoscere meglio il suo vissuto? Credo proprio nessuno. E questo non per una chiusura tout court, come indicano i soliti fautori del “buonismo” a tutti costi, che a livello pratico non consente però di trovare delle soluzioni concrete ai problemi ai quali siamo confrontati. Fin dal mio primo giorno in Consiglio di Stato ho messo la sicurezza al centro del mio operato; un obiettivo che continuerò a perseguire anche in futuro. Perché la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale del nostro Paese. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire ogni giorno, anche attraverso decisioni come quella da me presa nell’aprile 2015. Una decisione efficace, un atto dovuto nei confronti di tutti i cittadini!

Norman Gobbi

L’USI al servizio della Polizia cantonale in un workshop

L’USI al servizio della Polizia cantonale in un workshop

Giovedì 12 e venerdì 13 maggio l’USI ha ospitato gli Ufficiali della Polizia cantonale, che hanno frequentato un breve corso e un workshop ideati appositamente per loro dal prof. Paulo Gonçalves, direttore all’USI del Master of Advanced Studies in Humanitarian Logistics and Management (MASHLM). Il workshop aveva come obiettivo quello di trasferire al contesto ticinese alcune tecniche e metodologie di lavoro finora adottate nel campo dell’aiuto umanitario internazionale con lo scopo di applicarle concretamente in un altro settore, ossia nel miglioramento dei processi di collaborazione fra le diverse forze di polizia in Ticino.

L’iniziativa nasce dalla volontà del Comandante Matteo Cocchi di «trovare nuove metodologie di leadership per la Polizia cantonale, approfittando della qualità e dell’offerta che l’USI può vantare a tutto beneficio degli enti presenti sul territorio cantonale». Il corso, che per buona parte si è svolto nella forma di un workshop interattivo, si è basato su un approccio, ideato dal Prof. Gonçalves nell’ambito del suo programma di Master, grazie al quale le competenze e le esperienze dei partecipanti possono fungere da motore per lo sviluppo di soluzioni di pianificazione strategica. La particolarità di questo workshop interattivo è stato il suo carattere competitivo e cooperativo: i gruppi di partecipanti hanno formulato soluzioni che sono state messe a confronto e selezionate. Per il Prof. Gonçalves, «l’obiettivo di questa sorta di ‘torneo’ è di ottenere l’1% di idee ‘eccezionali’, per poi attuarle concretamente. Si arrivano ad esempio a stimolare fino a 300-400 idee per poi ricavarne tre o quattro che possono in seguito essere davvero applicate per migliorare la gestione delle situazioni di intervento. Più in generale, sviluppare processi e soluzioni significa imparare anche a stabilire delle priorità di azione». Gradita la visita durante i lavori del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha salutato positivamente questa iniziativa di collaborazione tra l’USI e il Comando della Polizia cantonale.

Campagna informativa «Acque sicure»

Campagna informativa «Acque sicure»

In vista dell’estate 2016 ha preso avvio la campagna informativa «Acque sicure», con la quale il Dipartimento delle istituzioni intende tutelare la sicurezza dei residenti e dei turisti che frequentano fiumi e laghi del nostro Cantone.

La costante diminuzione di incidenti e morti nei corsi d’acqua ticinesi – legata anche alle campagne promosse negli ultimi 15 anni dalla Commissione cantonale «Fiumi ticinesi sicuri» – si è confermata anche nel 2015. Per quel che concerne i corsi d’acqua le statistiche hanno registrato un unico decesso contro una media di 5/6 negli anni peggiori; un calo particolarmente importante, alla luce dell’aumento dei bagnanti. Per contro, è rimasto elevato il numero degli infortuni: se da un lato desta attenzione l’aumento dei praticanti di sport estremi (canyoning, immersioni, canoa, tuffi grandi altezze, ecc.), anche nei laghi va mantenuta sotto controllo la condivisione delle acque tra le più svariate utenze, anche queste in crescita. I quattro annegamenti verificatisi nel 2015 nei laghi Ceresio e Verbano, con un andamento in controtendenza, indicano la necessità di mantenere alta la vigilanza. In generale, preoccupa infatti la noncuranza verso le regole basilari della sicurezza.
Da inizio 2016, nell’ambito del rinnovo delle Commissioni consultive del Consiglio di Stato per il quadriennio 2016-2019, il Governo – con l’intento di estendere la prevenzione anche alla balneazione nei laghi – ha costituito la nuova commissione “Acque sicure”, in sostituzione della Commissione cantonale “Fiumi ticinesi sicuri” che per più di un decennio si è dedicata con impegno e serierà alla sicurezza dei bagnanti su tutto il territorio cantonale.
È quindi partita in questi giorni la campagna di sensibilizzazione «Acque sicure», con affissioni in quattro lingue lungo le strade di tutto il Cantone. L’azione di prevenzione, che beneficia del patrocinio di Swisslos e si protrarrà sino all’inizio di ottobre, è organizzata dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Società di salvataggio svizzera, Ticino Turismo, l’associazione mantello delle aziende elettriche della Svizzera italiana (ESI), la SUVA e il Dipartimento della sanità e socialità. Il programma di prevenzione «Acque sicure» prevede – accanto ai manifesti – l’invio entro il mese di giugno di un opuscolo informativo a tutti gli attori turistici (alberghi, campeggi, enti turistici locali, cancellerie comunali, ecc.) e una campagna di informazione nei luoghi di ristoro durante tutta l’estate.
Per i mesi di luglio e agosto 2016 è stato poi confermato il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca, a Ponte Brolla e a Lavertezzo. Una misura coordinata già da alcuni anni dall’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli, che si è rilevata molto efficace. Grazie alla collaborazione con le Officine idroelettriche, gli amanti del canyoning potranno sempre annunciare a infolines telefoniche la propria presenza nei torrenti per poter svolgere la propria attività in tutta sicurezza. A questo proposito si rammenta che il sito www.hydrodaten.admin.ch fornisce aggiornamenti in tempo reale sulla portata d’acqua di quasi tutti i fiumi in Svizzera.
Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia lacuale colgono l’occasione per invitare tutti i bagnanti alla prudenza: più che dalle leggi, la sicurezza dipende soprattutto dal buon senso e dalla responsabilità di ogni persona.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet www.ti.ch/acque-sicure.

Permessi, il casellario resta

Permessi, il casellario resta

Da LaRegione del 12 maggio 2016

Casellario giudiziale, il provvedimento straordinario voluto dal Dipartimento delle istituzioni, con 33 permessi negati su 17.468 domande, è stato giudicato efficace anche dal Governo all’unanimità – Una variante «eurocompatibile» sarà elaborata entro un anno.

Sulla fiducia. Il Consiglio di Stato ha deciso di giocarsela così. Provando a distendere i rapporti tra Roma e Berna promettendo, entro l’entrata in vigore dell’accordo fiscale, una misura di sicurezza e di ordine pubblico per chi richiede un permesso di soggiorno compatibile con il diritto internazionale. Ma nel frattempo nessun dietrofront: la richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale per tutti i cittadini Ue/Stati Terzi che chiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (il ‘B’) o per frontalieri (‘G’) resta in vigore. E questo nonostante da parte italiana sia stato più volte manifestato sconcerto per la misura voluta dal Dipartimento delle istituzioni, con la Svizzera federale a domandare al Ticino di revocare il provvedimento per permettere ai due Stati di concludere, con la firma prevista a luglio, le trattative fiscali in corso. La strategia è stata decisa all’unanimità dal governo cantonale ieri, che ha preso atto del bilancio a un anno dall’introduzione della “misura straordinaria” e ne ha condivisi gli obiettivi in termini di efficacia. «Prima di tutto constatiamo come non vi sia stata discriminazione – ha rilevato il presidente Paolo Beltraminelli incontrando la stampa –. Nel 99% dei casi il permesso è stato rilasciato». Mentre «a livello di sicurezza, 192 domande hanno richiesto valutazioni più approfondite, che hanno condotto in 33 casi a negare il permesso a persone potenzialmente pericolose». Detto dei risultati, l’Esecutivo ha quindi deciso di «incaricare il Dipartimento delle istituzioni di presentare entro un anno delle varianti compatibili con il diritto internazionale». Nel frattempo, come detto, la richiesta sistematica dell’estratto del casellario «resta in vigore». Dovrà essere sostituita da una misura analoga (ma legalmente più solida) da attuare «al più tardi con l’entrata in vigore degli accordi fiscali con l’Italia, verosimilmente non prima del 1° gennaio 2018».

Basterà questa garanzia a distendere i rapporti bilaterali e condurre in porto (infine) le trattative? «Il gesto lo abbiamo fatto – risponde ancora il presidente del Consiglio di Stato –. Noi crediamo di aver fatto i passi attesi a favore di un accordo che riteniamo importante, così come riteniamo importante muoverci a difesa del nostro territorio». Quanto riferito ieri pubblicamente sarà scritto nero su bianco in una missiva indirizzata al consigliere federale Ueli Maurer, a capo del dossier fiscale. «Il contenuto della lettera dovrebbe rasserenare Berna – prosegue Beltraminelli –. È chiaro che bisogna dare fiducia al Ticino e all’impegno che ci siamo presi nel trovare una variante compatibile, ma altrettanto efficiente. Noi riteniamo, in questo modo, di intraprendere quegli sforzi necessari per non essere d’intralcio alla conclusione delle trattative». Bisognerà capire se basterà questo impegno, messo nero su bianco all’indirizzo di Maurer, a scongelare non soltanto il ministro delle Finanze, ma soprattutto la controparte italiana.

BOTTA… – Gobbi: ‘L’Italia sa essere formale solo quando vuole’

«Trentatré persone potenzialmente pericolose non sono giunte sul nostro territorio. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale si è rivelata una misura equa ed efficace». Così Norman Gobbi , capo del Dipartimento delle istituzioni, presenta alla stampa il bilancio a un anno dall’introduzione del provvedimento. «Un provvedimento di sicurezza e di ordine pubblico, non economico, come qualcuno ha voluto sostenere». E che gode di un sostegno piuttosto compatto, come ha ricordato ancora il consigliere di Stato: in primis del Gran Consiglio, che tramite risoluzioni votate dal plenum ha tentato (con poca fortuna) di difenderlo a Berna (settimana scorsa l’incontro con la Commissione degli Stati, vedi ‘laRegione’ di mercoledì); poi anche da 12’192 cittadini, che hanno sottoscritto la petizione lanciata dalla Lega; e non da ultimo «dai cittadini stranieri richiedenti, che non hanno mai reclamato per la pretesa. Vale il vecchio adagio: ‘Chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere’». Ieri, come detto, si è aggiunto l’appoggio del collegio governativo, che ha chiesto al Dipartimento di studiare una misura che porti agli stessi risultati, ma che sia compatibile con gli accordi bilaterali. «L’anno di tempo concesso dall’Esecutivo ce lo prenderemo tutto – afferma ancora Gobbi –. Mi permetto di osservare comunque che c’è un Paese vicino a noi (l’Italia, ndr) che sa essere molto formale quando vuole, e meno quando gli fa comodo. Ad esempio sostenendo che la nuova imposizione fiscale per i frontalieri dopo la firma andrà a regime solo nel giro di 5-10 anni…».

… E RISPOSTA – ‘Numeri alla mano la misura è inutile’
Le prime reazioni che giungono da oltre confine sono critiche. La “distensione” auspicata sembra lontana… «Per noi è inaccettabile che rimangano norme discriminatorie – commenta perentorio Mauro Guerra , deputato alla Camera per il Pd –. Bisognerà che la misura sia sottoposta a verifica all’interno della Confederazione: è evidente che ci sono posizioni diverse e il Ticino da tempo va per la sua strada. Una linea che alla fine però dovrà fare i conti con la convergenza tra Italia e Svizzera». «La rigidità non aiuta nessuno – aggiunge Antonello Formenti , consigliere regionale lombardo (Lega) –. Il dato emerso riguardo ai permessi negati non è così significativo per prendere una posizione netta». Ancor più deluso Alessandro Fermi , sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, che aveva partecipato all’incontro tra Roberto Maroni e Norman Gobbi, quando il primo aveva definito la misura “vessatoria”. «Gobbi aveva promesso di verificarne l’utilità. La decisione presa oggi (ieri, ndr) è offensiva: numeri alla mano la misura risulta inutile. La parola che aveva dato era un’altra».

Sicurezza – Sul casellario il Governo non molla

Sicurezza – Sul casellario il Governo non molla

Dal Corriere del Ticino del 12 maggio 2016

Sostegno unanime al mantenimento della misura – Norman Gobbi: «Provvedimento equo ed efficace» Il Dipartimento delle istituzioni dovrà però presentare delle varianti compatibili con la libera circolazione

Il Consiglio di Stato non cede alle pressioni dell’Italia e della Confederazione e conferma la misura straordinaria concernente l’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora B o per lavoratori frontalieri G. La mossa del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, introdotta il 1. aprile del 2015 e accompagnata da polemiche e discussioni, non verrà soppressa. La decisione, come comunicato ieri dal presidente dell’Esecutivo Paolo Beltraminelli, è stata presa all’unanimità. A convincere tutti sull’utilità e l’efficacia del giro di vite sui permessi è stato il rapporto consegnato da Gobbi ai colleghi, contenente i numeri dei delinquenti finiti nella rete. Cifre – vedi anche il grafico a lato – rivelate in esclusiva dal Corriere del Ticino lo scorso 4 maggio e riferite al periodo aprile 2015-aprile 2016.
Nel quadro delle 27.698 richieste, il dato saliente riguarda le 33 revoche/decisioni negative, di cui 29 relative a permessi G e 4 a permessi B. Un numero di casi – per altro scaturito in 19 ricorsi al Consiglio di Stato – pari all’1,1% dei 17.468 incarti che la Sezione della popolazione ha deciso di esaminare. «La misura – ha dichiarato Gobbi – si è rivelata equa ed efficace, e anche se possono sembrare poche sappiamo bene che se non ravvisata ogni singola fattispecie avrebbe potuto fare notizia. Si tratta in effetti di casi gravi e recidivi».
E il rapporto lo conferma in modo inequivocabile. Un esempio su tutti: il filtro del casellario ha permesso di impedire l’entrata sul nostro territorio di una persona condannata, tra gli altri, per omicidio continuato e distruzione di cadavere. «Reati che sarebbe stato impossibile contestare qualora non fosse stata in vigore la nostra misura» ha indicato Gobbi, ricordando altresì l’importanza dell’effetto dissuasivo potenziale: con l’introduzione del provvedimento le domande, soprattutto per il rilascio di un permesso B, hanno in effetti conosciuto una marcata diminuzione. Ma a Bellinzona ieri è stato altresì ricordato il sostegno ottenuto a livello politico, con in particolare una petizione firmata da 12.192 cittadini e due iniziative cantonali votate in Gran Consiglio e difese negli scorsi giorni da alcuni deputati a Berna.
Beltraminelli: «Gesto distensivo»
Se da un lato si è dunque optato per il mantenimento della misura, sempre all’unanimità il Governo ha dall’altro deciso di fissare alcuni paletti e determinate scadenze. «Abbiamo incaricato il Dipartimento delle istituzioni – ha annunciato Beltraminelli – di presentare entro un anno delle possibili varianti dello strumento attuale ritenute compatibili con il diritto internazionale e che consentano di ottenere gli stessi risultati in termini di sicurezza». Provvedimenti sostitutivi, questi, che subentreranno al più tardi con l’entrata in vigore degli accordi tra Svizzera e Italia, che Beltraminelli ha stimato per il gennaio del 2018. «Un gesto distensivo», così lo ha definito il presidente del Governo, al fine di sbloccare il dossier fiscale tra i due paesi, ma anche e soprattutto un passo «a favore della sicurezza del nostro territorio e in considerazione del contesto nazionale». E ciò, ha aggiunto, poiché «sarebbe riduttivo ricondurre tutto agli accordi fiscali».
Ad ogni modo già ieri è stata spedita una lettera a Palazzo federale per informare il ministro delle finanze Ueli Maurer della scelta fatta dal Consiglio di Stato. Berna, lo ricordiamo, che in più di un occasione aveva espresso i propri timori verso le richieste del casellario e dei carichi pendenti (quest’ultima non più in vigore dal 1. dicembre scorso, ndr), ritenute discriminatorie e non rispettose alla lettera delle normative legali, oltre che una pietra d’inciampo nelle trattative sull’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.
Gobbi, tuttavia, negli scorsi mesi non ha mai mancato di sostenere che «indietro non si torna». E ora, il direttore delle Istituzioni ha già pensato ad alcune possibili declinazioni dell’attuale provvedimento? «Il Dipartimento ha un anno e un anno verrà utilizzato» ha chiarito Gobbi, lanciando anche una stoccata al partner italiano: «Abbiamo questo vincolo e saremo formali, anche perché vicino a noi c’è un Paese molto formale che ad esempio prevede che la nuova imposizione fiscale dei frontalieri sarà a regime solo tra 5-10 anni».
Il nodo della contropartita
Resta da capire se, decidendo di mantenere in vita l’obbligo del casellario giudiziale, i cinque consiglieri di Stato abbiano rinunciato alla ventilata compensazione finanziaria sulla quale Berna era disposta ad entrare in materia. Una contropartita di 20 milioni di franchi che nessuno ha mai confermato né smentito. E ieri, su esplicita domanda, la coppia Beltraminelli-Gobbi ha fatto chiarezza: «La questione non viene a cadere, rimane sul tavolo delle discussioni con Berna, perché non concerneva in senso stretto il casellario giudiziale. Fa parte in effetti di un discorso più ampio che riguarda le conseguenze che avrebbe l’accordo fiscale parafato lo scorso dicembre. Come dire che l’aspettativa di una contropartita finanziaria non viene a cadere per effetto della decisione di tirare dritto. Almeno per ora.

le tappe
prima del 2002
L’estratto del casellario giudiziale è richiesto, con alcune eccezioni, a tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno, indipendentemente dalla loro nazionalità.
dopo il 2002
Con l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione (ALC) delle persone viene introdotto un sistema duale. Per i cittadini degli Stati terzi il sistema rimane invariato. Per i cittadini degli Stati UE/AELS si prevede la presentazione del casellario solo in singoli casi debitamente provati: motivi di ordine e sicurezza pubblica.
nel 2009
Viene introdotto il sistema dell’autocertificazione, con il quale la persona che richiede un permesso deve rispondere a due domande poste in un formulario: 1) «È già stato condannato?»; 2) «Ha un procedimento penale pendente?». Il cambio di procedura è dettato da un grave fatto di cronaca: nell’estate del 2008 Antonio Barbieri, cittadino italiano dimorante nel Locarnese e in possesso di un permesso B, spara a due ragazzi di origine turca, uno dei quali perde la vita. Si verrà poi a sapere che l’omicida era un pregiudicato con gravi precedenti penali.
marzo 2015
Novazzano è teatro di una rapina a mano armata e tra gli autori in seguito arrestati vi sono anche alcune persone in possesso di un permesso B.
aprile 2015
Norman Gobbi introduce la misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione per i cittadini UE/AELS del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G. La misura, nel quadro delle limitazioni contemplate dall’ALC, è giustificata da motivi di pubblica sicurezza.
novembre 2015
Il 26 novembre il Governo decide di sospendere la richiesta del certificato dei carichi pendenti. Una decisione presa nell’ambito delle trattative fiscali tra Svizzera e Italia e dopo le pressioni avanzate dal Consiglio federale – dall’allora ministra delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf – per cui la misura ticinese rappresentava «una pietra d’inciampo» verso la firma dell’accordo. L’ammorbidimento si fonda però anche su argomentazioni operative e giuridiche (la richiesta è discutibile per il principio costituzionale della presunzione d’innocenza).

Sul casellario il Governo tira dritto

Sul casellario il Governo tira dritto

Dal Giornale del Popolo del 12 maggio 2016

Un anno dalla sua introduzione, su un totale di 17.468 domande esaminate, 33 sono state rifiutate – Gobbi: «Il provvedimento permette una maggiore sicurezza»

Il Consiglio di Stato, alla fine, ha deciso di tirare dritto: il casellario giudiziale resta. Fino a quando? In linea teorica, la misura straordinaria resterà in vigore fino all’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia. Difficile tuttavia dire quanto ci vorrà perché i due Parlamenti ratifichino l’accordo. Nel frattempo il suo Dipartimento sarà incaricato di valutare varianti alternative alla misura, in grado di ottenere i medesimi risultati sul profilo della sicurezza, ma nel rispetto degli accordi sulla libera circolazione. Solo due mesi fa, il consigliere federale Ueli Maurer era giunto in Ticino accompagnato dal Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jacques de Watteville per incontrare l’Esecutivo ticinese e fare il punto sullo stato dei lavori, dopo che lo scorso dicembre il nuovo accordo tra Italia e Svizzera era stato parafato. Durante quell’incontro, lo ricordiamo, Maurer chiese un passo indietro al Ticino, sottolineando come il margine di manovra fosse ristretto a causa della ferma opposizione della controparte italiana in merito ad alcune misure particolarmente indigeste, tra cui il casellario giudiziale, da sempre ritenuto un trattamento discriminatorio dai politici del Belpaese. La richiesta del casellario era la normalità fino al 2002, prima dell’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione. Nel 2008 il Cantone ha deciso di introdurre un sistema di autocertificazione. Infine, nell’aprile del 2015, a seguito di un altro grave fatto di cronaca con protagoniste persone in possesso di un permesso B, venne deciso di reintrodurre l’obbligatorietà di presentare il casellario per il rilascio dei permessi B e F, insieme al certificato dei carichi pendenti (misura, questa, poi sospesa a partire dal 1° dicembre scorso). Ieri la conferma che invece indietro non si torna. Tramite una missiva indirizzata a Berna, il Governo ticinese all’unanimità ha deciso di proseguire con l’obbligo di presentazione dell’estratto casellario giudiziale, una misura volta alla «tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico sul nostro territorio – ha chiarito il consigliere di Stato Norman Gobbi – e non a carattere economico e discriminatorio, come più volte si è sentito dire». I numeri, in effetti, sembrano dare ragione al Governo. A un anno dall’adozione del provvedimento, infatti, su un totale di 17.468 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, 17.276 hanno portato a un rilascio o a un rinnovo del permesso di dimora (B) o per lavoratori frontalieri (G), mentre 192 contenevano elementi di natura penale e, dal conseguente approfondimento, 33 sono sfociate in decisioni negative. «Il fatto che su 192 domande contenenti elementi di natura penale, 33 di queste – pari al 17% delle domande con evidenze penali esaminate – abbiano condotto a emettere una revoca/decisione negativa, è significativo, a dimostrazione dell’efficacia della misura introdotta e di quanto essa permetta di perseguire gli obiettivi del DI in termini di sicurezza e di ordine pubblico», chiosa Gobbi. Da notare anche che alcuni di questi 33 casi (29 per il permesso B e 4 per il G) si riferiscono a reati gravi (come rapina, appropriazione indebita, detenzione illegale di armi, furto e omicidio). Ma Gobbi, e il Governo, tengono a porre l’accento anche su un altro elemento importante: l’effetto dissuasivo. Benché non si possa comprovare un nesso tra l’introduzione della misura del casellario e la riduzione delle domande di permessi, dati alla mano, una certa diminuzione si può notare. Se all’inizio del 2015 le richieste di rilascio del permesso B si attestavano al di sopra della media degli ultimi 4 anni, dopo l’introduzione della misura esse hanno conosciuto una marcata diminuzione, toccando a maggio un calo del 35% rispetto alla media del quadriennio 2011- 2014. Minore invece l’effetto dissuasivo per le richieste di permesso da parte dei lavoratori frontalieri, che hanno comunque conosciuto una diminuzione. Da Berna, per ora tutto tace. L’auspicio del Governo ticinese è che «il Consiglio federale possa capire e fare proprie queste nostre posizioni, cercando di farle capire al partner italiano. Il Ticino è esposto a fenomeni diversi ad altri Paesi e questo deve farci mettere in campo misure particolari per salvaguardare la sicurezza. Una richiesta che ci viene anche dagli oltre 12mila persone che hanno sottoscritto una petizione e dal Gran Consiglio». Possibile che l’Italia possa fare un passo indietro sull’accordo fiscale? Gobbi non crede e spiega: «L’accordo fiscale è anche nell’interesse dell’Italia, quindi confidiamo che l’approccio molto formale dell’Italia diventi più pragmatico». E sulle varianti che verranno studiate in un anno dal suo Dipartimento, Gobbi spiega: «Si tratta di studiare altri provvedimenti che possano consentirci di avere informazioni sui precedenti penali delle persone, per identificare coloro che potrebbero rappresentare una minaccia per la nostra sicurezza interna». Per quanto riguarda la tempistica Gobbi dice: «La parte italiana si prenderà 5-10 anni per far entrare progressivamente in vigore l’accordo fiscale, così anche noi ci prenderemo il tempo necessario prima di abbandonare l’obbligatorietà del casellario».

Quel filtro illegale ma efficace

Quel filtro illegale ma efficace

Dal Corriere del Ticino del 12 maggio 2016, Editoriale di Fabio Pontiggia

Libertà e sicurezza, libertà o sicurezza. L’eterno conflitto tra due capisaldi della nostra società si ripropone nell’Europa che, dopo averle aperte, socchiude qua e là le frontiere tra i suoi Paesi. In Europa ci siamo anche noi, sebbene fuori dall’Unione europea. Troppo spesso le due realtà vengono confuse, ciò che conferisce al termine e al concetto di Europa una connotazione negativa, sprezzante, che l’Europa invece non merita proprio. La questione del casellario giudiziale in Ticino è un granello di sabbia intrufolatosi negli ingranaggi della libera circolazione delle persone tra il nostro e i Paesi dell’UE. Vi si è intrufolato per ragioni di sicurezza (e un po’ anche quale ritorsione politico-economica contro Roma).

Obbligare i cittadini italiani, che chiedono di entrare in Ticino come frontalieri o dimoranti, a presentare sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale è un provvedimento incompatibile con quanto prevede l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. È dunque illegale. I dati, raccolti dal Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi, anticipati dal nostro giornale e ieri ufficialmente confermati e pubblicati dal Governo cantonale, ci dicono tuttavia che, in relazione all’obiettivo della sicurezza, quel filtro, per quanto illegale, è efficace. Ha infatti permesso di impedire l’entrata nel nostro cantone di pericolosi delinquenti, che senza quell’obbligo sarebbero oggi quotidianamente tra noi. Una libertà importante come quella di spostarsi da un Paese all’altro, senza venire preventivamente sospettati di essere dei delinquenti, viene così parzialmente limitata, oltre quanto prevedono le regole in vigore, in nome di una maggiore sicurezza per tutti. Il sacrificio in termini di libertà è minimo (chi ha la coscienza, oltre che la fedina penale, a posto non subisce di fatto limitazioni, ma solo un antipatico aggravio burocratico); il beneficio in termini di maggiore sicurezza è superiore (sia che la si intenda come sicurezza percepita, sia che la si misuri come sicurezza effettiva: 33 delinquenti in meno nel nostro territorio sono un dato di fatto).

Soppesando sacrificio e beneficio, il Consiglio di Stato ha dunque deciso ieri di mantenere quel filtro illegale ma efficace. È stata una decisione presa all’unanimità dai due ministri leghisti e da quelli liberale, popolare democratico e socialista. Con una condizione importante: che entro un anno il Dipartimento artefice del provvedimento elabori una soluzione possibilmente altrettanto efficace ma non più illegale, bensì compatibile con i vincoli dati dall’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone. Questa sarà un’impresa ardua, perché i paletti fissati dall’accordo sono molto stretti in tale ambito: non c’è infatti spazio per un’assunzione sistematica di informazioni di natura giudiziaria su chi entra in Svizzera: la verifica va fatta caso per caso, secondo il principio di proporzionalità, e i provvedimenti limitativi possono essere adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale del cittadino che arriva da noi. Questo almeno è quanto stabiliscono i Bilaterali. Che in Ticino sono stati sempre popolarmente bocciati, ma che sono vincolanti anche nel nostro cantone in quanto approvati più volte dal popolo in Svizzera.

La palla torna così nel campo dell’autorità federale. E in quello dell’Italia. Ci saranno mugugni, disapprovazioni, denunce politiche e forse ultimatum. Dovremo conviverci per un annetto.

Casellario giudiziale: la misura straordinaria resta in vigore – allo studio varianti definitive

Casellario giudiziale: la misura straordinaria resta in vigore – allo studio varianti definitive

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha deciso di mantenere in vigore la misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora “B” o per lavoratori frontalieri “G”. Una misura a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico – e non a carattere economico – introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nel mese di aprile del 2015 e sostenuta dal popolo ticinese attraverso una petizione (12’192 firme raccolte) e dal Gran Consiglio.

Prima dell’entrata in vigore nel 2002 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno dovevano presentare l’estratto del casellario giudiziale. Nel corso dell’estate del 2008, il Ticino fu scosso da un grave fatto di sangue nel quale l’autore era un cittadino italiano pregiudicato con gravi precedenti penali. Fu quindi introdotto nel nostro Cantone il sistema di autocertificazione, conosciuto anche in altri Cantoni. A livello pratico questa misura si è tuttavia rivelata inefficace per contrastare gli abusi e al contempo l’arrivo sul nostro territorio di persone con gravi precedenti penali. Nell’aprile del 2015 infatti, dopo un altro grave fatto di cronaca che ha viste coinvolte alcune persone a cui era stato rilasciato un permesso di dimora B, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di introdurre come misura straordinaria per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. A novembre del 2015 il Governo cantonale ha sospeso la richiesta dei carichi pendenti, in particolare per dare un segnale positivo nell’ambito delle trattative fiscali in corso tra Svizzera e Italia.

A un anno dall’adozione di questo provvedimento, il Consiglio di Stato ha preso atto dei risultati positivi ottenuti in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Nello specifico, su un totale di 17’468 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, 17’276 hanno portato al rilascio o al rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. 192 domande contenevano invece elementi rilevanti di natura penale e sono quindi state maggiormente approfondite. Di queste, 33 richieste sono sfociate in decisioni negative. Oltre a questo, occorre segnalare l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura a chi intende celare i suoi precedenti penali.

Il Governo ha quindi deciso di mantenere in vigore questa misura straordinaria. Nel frattempo il Dipartimento delle istituzioni è stato incaricato di valutare possibili varianti della misura attuale ritenute compatibili con il diritto internazionale e che consentano di ottenere analoghi risultati in termini di sicurezza e di ordine pubblico. Le misure sostitutive subentreranno al più tardi con l’entrata in vigore degli accordi tra Svizzera e Italia.