Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto oggi al tradizionale cambio di Presidenza. Durante il terzo anno della Legislatura 2023-2027 la carica spetterà al Consigliere di Stato Norman Gobbi, che succede a Christian Vitta. Per l’occasione è stata presentata una nuova modalità di comunicazione istituzionale: a partire da oggi, è infatti attivo un canale ufficiale delle autorità cantonali sui servizi di messaggistica WhatsApp e Threema.

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Per il terzo anno della Legislatura 2023-2027 la carica spetterà al Consigliere di Stato Norman Gobbi, che succede a Christian Vitta e assume così per la terza volta la carica di Presidente del Governo. La carica di vicepresidente è invece stata assunta da Claudio Zali. La fotografia ufficiale per l’anno 2025-2026 è stata scattata sul Monte Ceneri – sulla «Piazza Ticino», un luogo simbolico del nostro territorio, alla congiunzione fra Sopra- e Sottoceneri –, come segnale della volontà del Governo di promuovere una politica all’insegna dell’unità di intenti.  

Durante un incontro informale con i media, il Presidente del Governo Norman Gobbi ha presentato il programma di attività istituzionali che contraddistinguerà il suo anno alla guida del Governo. È in particolare prevista una serie di sedute extra muros e di eventi pubblici sul territorio, che puntano a rinsaldare il legame fra la popolazione ticinese e le sue istituzioni. «L’obiettivo sarà di condividere una visione positiva del Ticino», ha affermato Norman Gobbi: «Il nostro è un territorio che rimane dinamico, innovativo e connesso al mondo – e che, inoltre, non perde le proprie radici e la propria unicità nel contesto confederale».  

In concomitanza con il cambio della Presidenza del Governo, è stata inoltre presentata una nuova modalità di comunicazione istituzionale. A partire da oggi, è attivo un canale ufficiale delle autorità cantonali sui servizi di messaggistica WhatsApp e Threema, denominato «Repubblica e Cantone Ticino». Il servizio sarà sfruttato per diffondere informazioni di interesse pubblico legate alle attività dello Stato, seguendo l’esempio di numerosi altri Cantoni e Città della Svizzera.  

Ricordiamo, infine, che i festeggiamenti pubblici in onore del Presidente 2025-2026 del Consiglio di Stato avranno luogo stasera, a partire dalle 18.30, alla Gottardo Arena di Ambrì.

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

«Restano un tema attuale ma ci vuole più attenzione a preservare la prossimità»

Il Ticino era, ancora negli anni ‘90, il cantone con il maggior numero assoluto di piccolissimiComuni, ben 44 realtà comunali con meno di 100abitanti l’una. Il primo timido passo verso una concentrazione delle forze avvenne nel 1995, conla fusione tra Crana, Comologno e Russo, cheridusse il numero di Comuni da 247 a 245. Ma è solo nel nuovo secolo che i processi aggregativi hanno acquisito potenza, travolgendo confini che un tempo sembravano intoccabili, fino al punto da arrivare a un Ticino a 100 Comuni,domenica scorsa, con le elezioni che hanno sancito la nascita dei nuovi Comuni aggregati di Giornico, Lema e Quinto. Un bel traguardo. Ma ora che si fa? Qualche aggregazione potrebbe ancora vedere la luce, nel Basso Mendrisiotto, forse nel Locarnese, seppur incompleta, si spera anche in Rovana. Allo stesso tempo emerge però anchemalcontento in alcuni quartieri aggregati, daCarona a Sessa, a dimostrare che l’aggregazione è come una pianta che deve essere curata in continuazione. «Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono affrontarecon maggior consapevolezza consiste nel dialogo con la cittadinanza», avverte Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

«Occorre rimettere al centro il cittadino e non le istituzioni», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, chiaramente soddisfatto dei progetti andati in porto ma consapevole della necessità di considerare sempre e comunque i bisogni della cittadinanza. «Il dialogo è a prima vista dispendioso, ma è l’unica via possibile», sostiene.

Consigliere Gobbi, il Ticino a 100 Comuni può essere considerato un suo successo?
«Il successo della politica aggregativa promossa dal Canton Ticino è la risultante del lavoro svolto da più consiglieri di Stato, funzionari dell’amministrazione cantonale, politici e amministratori locali che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Convinto fusionista della prima ora, da quando sono alla testa del Dipartimento delle istituzioni mi impegno a favore delle aggregazioni, sia per i Comuni che sono in uno stato di necessità che per quelli per i quali le aggregazioni costituiscono un’opportunità di sviluppo del proprio benessere residenziale. Una convinzione, la mia, che mi ha sempre portato a rispettare le autonomie locali e, conseguentemente, a sostenere le iniziative promosse dai comuni medesimi».

Quali sono i vantaggi di questa riduzione?
«Storicamente le prime aggregazioni hanno permesso ai Comuni più piccoli e deboli di recuperare la necessaria capacità di funzionamento, sia sul piano finanziario che su quello amministrativo o democratico. Molti di essi faticavano a trovare persone disposte ad assumere una carica pubblica. Col passare del tempo queste aggregazioni, che possiamo definire di necessità, hanno lasciato il posto ad aggregazioni di opportunità, la cui caratteristica principale è quella di permettere al nuovo Comune di di contribuire con più determinazione al benessere delle persone e delle aziende presenti sul proprio territorio»

E quali sono gli svantaggi?
«I trent’anni trascorsi e gli svariati progetti portati a termine con successo hanno evidenziato che le aggregazioni hanno contribuito ad allontanare il cittadino dalle istituzioni. In questo senso i Comuni aggregati devono impegnarsi maggiormente a favore di una politica capace di rafforzare la coesione sociale e promuovere un’identità locale».

Finora sono state fatte le aggregazioni «facili» e quelle «inevitabili». Ora restano le «difficili».
«Dire che finora sono state fatte solo aggregazioni facili o inevitabili non è corretto. Basti pensare a Lugano o Bellinzona per rendersi conto delle difficoltà incontrate per dare vita a questi nuovi Comuni. Certo è che quando l’aggregazione è di necessità la popolazione è più propensa a sostenerla, mentre quando si affrontano aggregazioni di opportunità occorre avere gli argomenti giusti per convincerli a votare favorevolmente. Fatta questa precisazione, per quanto ci siano ancora alcuni Comuni in una situazione di necessità, il futuro è fatto principalmente di aggregazioni di opportunità, e quindi più difficili da realizzare».

Pensa che l’onda aggregativa si stia esaurendo o si sia già esaurita?
«No, malgrado le difficoltà appena menzionate rimango convinto che le aggregazioni saranno un tema anche nei prossimi anni. Penso in modo particolare al Locarnese e al Basso Mendrisiotto, che a mio giudizio avrebbero vantaggio ad unire le proprie forze, anche solo per recuperare quel peso specifico che nel corso degli anni hanno progressivamente perso a vantaggio delle altre regioni del Cantone, che si sono trasformate sul piano istituzionale proprio grazie alle aggregazioni».

Di recente sono emersi casi di insoddisfazione nei quartieri aggregati (p.es. Sessa e Carona). Non crede che se questi quartieri fossero ancora autonomi potrebbreo difendere meglio le loro esigenze?
«Per rispondere a questa domanda occorre sottolineare che a seguito delle aggregazioni i cittadini e le aziende di molti quartieri traggono vantaggio dalla possibilità di usufruire di servizi pubblici qualitativamente migliori rispetto a prima. Tuttavia, come sottolineavo in precedenza, le aggregazioni hanno portato all’allontanamento del cittadino dalle istituzioni. Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono accettare di affrontare con maggiore consapevolezza e determinazione consiste nel dialogo con la cittadinanza. Un dialogo che deve essere ricercato non tanto o solo per promuovere le proprie soluzioni, ma per riconoscere le differenze che possono sussistere da un quartiere all’altro e cercare insieme il modo per soddisfare i loro bisogni particolari. Si tratta di preservare quella prossimità al cittadino che nel nostro sistema federale costituisce la caratteristica principale del Comune. Un impegno a prima vista dispendioso, ma che costituisce l’unica via per ridurre il rischio di ricorsi o referendum che politicamente possono avverarsi assai più costosi».

In generale, le commissioni di quartiere stanno giocando un ruolo o sono un esercizio alibi?
«Ogni Comune aggregato ha interpretato le commissioni di quartiere a modo proprio. Esse sono spesso viste più come un fattore di disturbo che come un’opportunità. Le commissioni di quartiere devono diventare proprio quello strumento attraverso il quale gli organi politici del Comune, nel rispetto delle proprie competenze, entrano in contatto con la cittadinanza, le loro difficoltà, i loro bisogni e le loro aspettative. Inoltre, esse possono essere lo strumento ideale per promuovere la coesione sociale e il sentimento di appartenenza al Comune, che sono alla base dell’impegno civico».

Potrebbe citare degli esempi di quartieri che stanno meglio rispetto a quando erano Comuni?
«Per quanto ognuno di noi tenda a dimenticare velocemente i vantaggi che ha potuto acquisire in quanto cittadino di un Comune aggregato, è lecito affermare che quasi tutti i neo quartieri hanno visto migliorare la propria situazione. Lo dico nella consapevolezza che ve ne sono alcuni per i quali la mancanza di attenzione da parte della classe politica, propensa a perseguire obiettivi generali o fiscali, può aver comportato ladisattesa delle loro aspettative».

Secondo lei la presenza a Lugano di enclavi (o quasi enclavi) come Paradiso o Massagno rafforza o indebolisce la Città e, più in esteso, il Luganese?
«Dal punto di vista funzionale, la presenza di un’enclave, come Paradiso o Massagno per Lugano o Mezzovico-Vira per Monteceneri, costituisce un’opportunità mancata nella misura in cui non facilita e talvolta non permette di risolvere i problemi o la realizzazione delle opportunità offerte dal comprensorio. Queste difficoltà, tuttavia, per quanto in maniera più impegnativa rispetto alle realtà nelle quali vi è un solo Comune, possono essere superate se vi è una fiducia reciproca e la volontà di cooperare piuttosto che di competere».

È ipotizzabile, come già successo nel lontano passato, che un Comune aggregato si disaggreghi?
Sì, legalmente è possibile, ma la vera questione è sapere se questo è opportuno. Fatte alcune eccezioni, dove le aggregazioni si sono forse spinte oltre un limite funzionale, generalmente i problemi riscontrati possono essere risolti. Perché ciò avvenga, tuttavia, occorre quel cambiamento di cultura politica cui facevo riferimento in precedenza. Occorre rimettere il cittadino e non le istituzioni al centro. Occorre recuperare quella sensibilità democratica che porta la classe politica a dialogare con la cittadinanza, anche solo per spiegare perché alcune delle loro aspettative non possono essere soddisfatte. Fatta questa premessa, rimango convinto che le aggregazioni portano con sé più vantaggi che svantaggi».

Secondo lei, intorno a quale cifra si assesterà il numero di Comuni in Ticino?
«Spiacente, ma questa mattina mi si è rotto l’oracolo, per cui non sono in grado di rispondere in maniera assoluta a questa domanda. Posso solo sperare che qualsiasi sia il numero definitivo dei Comuni ticinesi, questi siano sempre in grado di assicurare il giusto equilibrio tra vicinanza alla cittadinanza, efficienza amministrativa e sostenibilità economica».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 aprile 2025 de La Domenica

Norman Gobbi nuovo Presidente del Governo: festa a Quinto

Norman Gobbi nuovo Presidente del Governo: festa a Quinto

Mercoledì 16 aprile 2025, il Consigliere di Stato Norman Gobbi assumerà la presidenza del Governo per l’anno 2025/2026.
Lo stesso giorno, dalle ore 18.30, si terranno i festeggiamenti ufficiali alla Gottardo Arena di Ambrì, un momento speciale per celebrare la nuova carica.
Al termine dell’evento, sarà offerto un rinfresco.
Vi invitiamo a partecipare. Non mancate!

Richiedenti asilo criminali: verso una detenzione semplificata in vista dell’espulsione

Richiedenti asilo criminali: verso una detenzione semplificata in vista dell’espulsione

Norman Gobbi indica i passi da intraprendere per un’espulsione fattiva di richiedenti l’asilo criminali

La questione della gestione dei richiedenti asilo coinvolti in attività criminali è diventata una priorità nell’agenda politica svizzera, come conferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, ha indicato chiaramente come le attuali basi giuridiche presentino significative lacune, impedendo in molti casi la detenzione di richiedenti asilo criminali e persone senza diritto di permanenza in Svizzera in vista della loro espulsione”.

Le autorità cantonali e comunali stanno conseguentemente esercitando una crescente pressione sul Consigliere federale Beat Jans per risolvere questa problematica, evidenziando come l’impossibilità di trattenere efficacemente questi soggetti crei serie difficoltà per la gestione della sicurezza pubblica a livello locale. “La situazione attuale non solo compromette la fiducia dei cittadini nel sistema d’asilo, ma pone anche le autorità cantonali e comunali in una posizione particolarmente complessa e difficile”, continua Gobbi.

Per affrontare questa sfida, la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia ha avanzato la proposta di incaricare immediatamente il gruppo di lavoro Sicurezza, operante nell’ambito del progetto «Strategia globale sull’asilo», di procedere a un esame giuridico approfondito e di elaborare diverse possibili soluzioni. “L’obiettivo è quello di creare celermente nuove basi giuridiche che permettano una semplificazione delle procedure di detenzione per questi casi specifici”, precisa Gobbi.

Le autorità auspicano che i primi risultati di questo lavoro possano essere presentati prima della pausa estiva, sottolineando l’urgenza della questione. Per Gobbi “questa iniziativa rappresenterebbe un passo importante verso una gestione più efficiente e sicura del fenomeno migratorio in Svizzera, cercando di bilanciare le esigenze di sicurezza pubblica collettiva con il rispetto dei diritti fondamentali”.

I Cantoni e i Comuni, che si trovano in prima linea nella gestione quotidiana di queste problematiche, attendono con particolare interesse gli sviluppi di questa proposta, considerandola essenziale per disporre finalmente degli strumenti giuridici adeguati a gestire situazioni che attualmente risultano di difficile soluzione, causa un sistema troppo buonista a livello federale.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 aprile 2025 de Il Mattino della domenica

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Il Dipartimento delle istituzioni vuole ridiscutere le convenzioni con i club sportivi
Norman Gobbi: «Le spese sono ingenti e il modello attuale non tiene conto di chi genera più costi»
L’FC Lugano: «Prendiamo atto» – Preoccupato l’HCL – Più conciliante l’HCAP

I costi legati agli interventi di sicurezza fuori dagli stadi sono diventati particolarmente onerosi. Le convenzioni attualmente in vigore con le società sportive risalgono al 2015 e necessitano pertanto di una revisione con l’obiettivo di garantire una distribuzione più equa degli oneri e di ridurre complessivamente la spesa a carico della collettività. La decisione del Dipartimento delle istituzioni ( DI) è stata comunicata ieri nel corso della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, l’organo che riunisce sotto la direzione del capo del DI i responsabili dei competenti dicasteri dei Comuni polo ticinesi, ossia Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca. «Le spese generate dagli interventi della Polizia cantonale e delle polizie comunali per le manifestazioni sportive hanno raggiunto costi ingenti », ha dichiarato Norman Gobbi al CdT. Le attuali convenzioni con le società sportive di hockey e calcio di LNA e LNB verranno pertanto annullate e ridiscusse con i club interessati.

Le proposte sul tavolo
Attualmente le società sportive pagano la cifra forfettaria di 1 franco per spettatore. Il criterio tuttavia potrebbe essere rivisto. « I club di calcio, pur avendo meno pubblico rispetto all’hockey, generano costi molto più elevati. Questo crea un problema di equità, che dovremo affrontare nelle nuove convenzioni», ha commentato Gobbi. Le squadre di calcio pagheranno quindi di più? «Potrebbe essere una delle opzioni, oppure si potrebbe prevedere una riduzione per le squadre di hockey». Il calcio, da solo, genera infatti costi per 1,1 milioni di franchi su un totale di 1,9 milioni. «È una differenza significativa di cui dovremo tenere conto durante il rinnovo degli accordi». Altre soluzioni andranno comunque considerate, aggiunge Gobbi. Si tornerà a discutere di biglietti nominali, già ventilati in passato dal ministro leghista? «Sappiamo che le società sportive, sul tema, non ci sentono». Questa volta ci sarà margine per un cambio di approccio da parte dei club? «Gli incontri serviranno per definire un nuovo punto d’incontro, per concordare soluzioni. L’idea è anche di ottimizzare l’organizzazione dei dispositivi di sicurezza, riducendo l’impatto finanziario soprattutto per il Cantone e per la città di Lugano, oggi maggiormente esposti sul tema».

Le reazioni
«Siamo stati informati qualche tempo fa, ma non abbiamo avuto voce in capitolo». JJ Aeschlimann, Chief Operating Officer dell’HC Lugano, è preoccupato. Per il club bianconero, i costi per la sicurezza rappresentano già un’uscita importante. « Specialmente per le cosiddette ‘ partite a grande impiego’», aggiunge. Insomma, il Lugano fa la sua parte in materia di sicurezza e la prospettiva di una diversa ripartizione non lascia tranquilla la dirigenza. «Anche perché il budget per la prossima stagione è stato stabilito praticamente un anno fa », nota ancora Aeschlimann. Una cosa, però, è certa: se i costi per l’HCL dovessero aumentare, «andremmo incontro a grandi difficoltà» economiche. Che potrebbero riflettersi anche sul costo degli abbonamenti. Il dirigente si augura dunque di trovare presto una soluzione con le autorità cantonali, in modo da pianificare da subito il futuro.
Per quanto riguarda il calcio, considerato il poco preavviso, il commento del FC Lugano è stato laconico e tranciante: «Prendiamo atto della decisione». Un ‘no comment’ che lascia intravedere le tensioni che la nuova convenzione e la possibile redistribuzione dei costi potrebbero facilmente innescare.
Più conciliante la posizione del presidente dell’HCAP, Filippo Lombardi: «In effetti, il sistema forfettario di 1 franco per spettatore per partita penalizza l’hockey rispetto al calcio, e probabilmente l’Ambrì rispetto ad altre società, nella misura in cui gli interventi delle forze dell’ordine nell’ambito dell’hockey sono decisamente più rari». Il passaggio da un sistema forfettario a uno basato sull’effettivo impiego delle forze di polizia potrebbe quindi risultare più vantaggioso per le squadre di hockey. Quanto alle possibili alternative, Lombardi è chiaro: «Come società, puntiamo sul convincimento dei tifosi che un comportamento corretto è vantaggioso per tutti. Inoltre, investiamo in modo significativo nella sicurezza privata, con costi superiori a quelli sostenuti per la polizia all’esterno della pista». Sui biglietti nominativi, per contro, il presidente taglia corto: «Le società sportive si sono sempre espresse in senso contrario. È una posizione consolidata e tuttora ampiamente sostenuta all’interno della Lega svizzera di hockey».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta questo pomeriggio a Bellinzona la 28ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del Capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei Comuni polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca).

Il Segretario generale ha fornito un aggiornamento sul progetto “Polizia Ticinese”: a seguito delle presentazioni effettuate in autunno ai Comuni e alle Polizie comunali, il Gruppo di lavoro ha approfondito le questioni legate alle possibili forme di governance, alle condizioni minime per l’esistenza di un corpo di polizia e alla fase transitoria. Entro fine maggio sarà redatta la versione aggiornata del rapporto, che verrà presentata al Direttore del Dipartimento delle istituzioni e all’Associazione dei Comuni Ticinese (ACT). Successivamente prenderà il via una consultazione ai Comuni della durata di un paio di mesi.

Il Direttore del Dipartimento ha annunciato che le spese generate dagli interventi della Polizia cantonale e delle polizie comunali per le manifestazioni sportive hanno assunto costi molto importanti. Le attuali convenzioni con le società sportive di hockey e calcio di LNA e LNB verranno annullate e si procederà a incontrare i vari club sportivi interessati per discutere e stilare le nuove convenzioni.

In chiusura, il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha aggiornato i presenti sulle Scuole di polizia attualmente in corso e ha dato una panoramica sul futuro.

Incontro tra Céline Huber e Norman Gobbi: focus sicurezza e San Gottardo

Incontro tra Céline Huber e Norman Gobbi: focus sicurezza e San Gottardo

Comunicato stampa

Oggi, nella cornice alpina di Andermatt, si è svolto un incontro istituzionale tra la Consigliera di Stato del Canton Uri, Céline Huber, e il Consigliere di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi. Al centro del colloquio dei due responsabili cantonali, temi di fondamentale importanza per la sicurezza e la cooperazione tra i due Cantoni, uniti geograficamente e strategicamente dall’asse del San Gottardo.

Durante la riunione, i due Consiglieri di Stato hanno affrontato congiuntamente le sfide legate alla sicurezza intercantonale, evidenziando la necessità di rafforzare il coordinamento tra le forze dell’ordine e i servizi di pronto intervento nelle aree di confine.
Particolare attenzione è stata data alla gestione del traffico lungo l’asse del San Gottardo, un nodo cruciale per la mobilità nazionale e internazionale, con l’obiettivo di garantire sicurezza, fluidità e una risposta tempestiva in caso di emergenze.
Un ulteriore punto di discussione ha riguardato le sfide comuni dei Cantoni alpini in ambito di sicurezza interna, in un contesto in cui la topografia e le condizioni climatiche pongono esigenze specifiche in materia di prevenzione, intervento e resilienza delle infrastrutture.
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’importanza della collaborazione intercantonale per affrontare in modo coordinato e proattivo le sfide comuni.
I due Consiglieri si sono detti determinati a proseguire il dialogo e a promuovere progetti concreti per rafforzare la sicurezza e la qualità della vita nelle regioni alpine.

Il 2024 della Gendarmeria stradale

Il 2024 della Gendarmeria stradale

Comunicato stampa

Nel 2024 in Ticino sono stati registrati 3’901 incidenti stradali, un dato che segna una leggera diminuzione rispetto ai 3’965 del 2023. Di questi, 3’320 sono stati incidenti con soli danni materiali (3’289 nel 2023), mentre 581 casi hanno registrato vittime. In particolare, si segnalano 538 (485) perone ferite lievemente e 163 (184) persone ferite in modo grave. Gli incidenti mortali sono sensibilmente aumentati: da 7 con 8 decessi nel 2023, a 18 con 19 vittime lo scorso anno, tra cui tre pedoni, due motociclisti e un ciclista. In quattro casi, la causa del sinistro e della morte è stata un malore. Il crescente coinvolgimento delle persone anziane negli incidenti mortali è una tendenza che si osserva dalla fine degli anni Novanta. Per quanto riguarda la situazione viaria, in Ticino il traffico rimane intenso per buona parte dell’anno. La gestione dei flussi di traffico e degli utenti, sia a livello amministrativo sia della sicurezza, comporta pertanto un notevole impegno organizzativo e di risorse. L’analisi delle tratte a rischio della rete viaria cantonale, in termini di vittime d’incidenti stradali come da norma federale (VSS), mostra una costante riduzione di tale numero, da 44 nel 2014 alle attuali 14. Sul piano dei controlli della velocità, nel 2024 il radar fisso di Balerna ha registrato 7.4 milioni di veicoli in transito, con lo 0.55% in infrazione, mentre i radar semistazionari hanno rilevato 10.6 milioni di veicoli, con lo 0.82% in infrazione. Sommati ai 599 controlli mirati (779 nel 2023), le revoche sono state 2’346 (2’836 nel 2023). I casi pirata sono scesi a 16 (26), di cui 8 in abitato e 8 in autostrada. Si contano inoltre quattro danneggiamenti ad apparecchi radar: ad Airolo, Canobbio, Fornasette e Moleno. In un caso è stato possibile risalire all’autore.
In relazione alle verifiche per alcolemia, sono stati controllati 4’010 conducenti, il 22% a seguito d’incidenti. Le infrazioni derivate da casi positivi e di non idoneità alla guida sono state 506, di cui 370 gravi. Nel Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP) sono stati testati 6’349 conducenti, di questi 53 sono stati colti in infrazione (6 gravi). Sull’asse nord-sud sono transitati 389’224 veicoli pesanti, cifra che indica un aumento del 3.8% rispetto al 2023. Nell’ambito del traffico pesante, i lavori di prossima esecuzione sull’asse del Brennero potrebbero comportare lo spostamento di parte del traffico merci sulla rete viaria svizzera. Solo una minima parte dei mezzi pesanti in transito non rispetta l’obbligo di uscita per il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP). Nell’ambito dei controlli al CCVP, durante il primo triage sono stati selezionati 11’883 veicoli per effettuare accertamenti. All’8.6% di questi è stata intimata una limitazione o il divieto di continuare il viaggio. Per 2’384 veicoli è stato successivamente effettuato un controllo tecnico approfondito, da cui sono emerse irregolarità in quasi quattro casi su cinque. Sebbene i controlli principali vengano svolti al CCVP, sono stati programmati anche 43 controlli professionali su assi stradali cantonali.

80° anniversario dalla nascita di Giuliano Bignasca

80° anniversario dalla nascita di Giuliano Bignasca

Il fondatore della Lega dei Ticinesi, combattente per la libertà e il Ticino

In occasione dell’80° anniversario dalla nascita di Giuliano Bignasca, fondatore e anima della Lega dei Ticinesi, il Movimento desidera ricordare con gratitudine e orgoglio l’uomo che ha rivoluzionato la politica cantonale con coraggio, passione e una visione chiara: mettere il Ticino e i ticinesi al centro.
Giuliano Bignasca non è stato un politico come gli altri. È stato un combattente vero, un uomo libero che ha sfidato il potere costituito, rotto gli schemi e dato voce a chi per troppo tempo era rimasto inascoltato.
Con la fondazione della Lega nel 1991, ha scosso un sistema bloccato e autoreferenziale, portando le istanze del popolo direttamente nelle stanze del potere.
Il “Nano” ha sempre lottato per un Ticino sovrano, forte e rispettato. Ha denunciato senza paura l’invasione dei frontalieri, la pressione fiscale asfissiante, la sudditanza a Berna e la politica delle poltrone. Ha portato la battaglia sul terreno della concretezza, vicino alla gente, senza compromessi e senza peli sulla lingua.
A 80 anni dalla sua nascita, la sua eredità politica e umana resta viva più che mai.
La Lega dei Ticinesi prosegue il suo cammino nel solco tracciato da Giuliano, con lo stesso spirito combattivo e la stessa determinazione a difendere i valori di libertà, autonomia e giustizia sociale.
Grazie, Giuliano. Il tuo esempio ci guida ancora. Il tuo Ticino è il nostro. E noi non molliamo.

Lega dei Ticinesi

Consuntivo 2024

Consuntivo 2024

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio riguardante il Consuntivo 2024 che chiude con un disavanzo d’esercizio di -71.8 milioni di franchi; l’autofinanziamento si attesta a 166.4 milioni di franchi. Il debito pubblico si situa a circa 2.6 miliardi di franchi. Gli investimenti netti ammontano a 302.3 milioni di franchi. Il capitale proprio è negativo ed è pari a -215.9 milioni di franchi. Il consuntivo 2024 chiude con un disavanzo d’esercizio di -71.8 milioni di franchi ed evidenzia uno scostamento di 59 milioni di franchi rispetto al preventivo, che indicava un disavanzo d’esercizio di 130.8 milioni.

Lo scostamento, non sufficiente a riportare in positivo il risultato come invece avvenuto in altri Cantoni, è dovuto soprattutto ai ricavi correnti che, rispetto al preventivo, hanno visto un incremento di 72.6 milioni dei ricavi da trasferimento e una crescita di 49.9 milioni dei ricavi fiscali. La crescita dei ricavi da trasferimento, e di riflesso delle spese di trasferimento, è influenzata dalla gestione dei profughi ucraini, che solo dal 2025 è stata considerata a preventivo. L’incremento dei ricavi fiscali è invece da ascrivere principalmente alle sopravvenienze sul fronte delle persone fisiche (+32.8 milioni), alle imposte delle persone giuridiche (+30.5 milioni nel loro complesso), all’imposta alla fonte (+11.8 milioni), alle imposte delle persone fisiche (+5.2 milioni) e alle imposte di circolazione e navigazione (+4.2 milioni).
Sul fronte delle spese correnti (senza i contributi da riversare e gli addebiti interni), si riscontra un aumento complessivo di 69.3 milioni di franchi a seguito principalmente dell’incremento delle spese di trasferimento (+46.2 milioni) e della spesa per il personale (+14 milioni). Come già indicato per i ricavi da trasferimento, sulla crescita delle spese di trasferimento incide la gestione dei rifugiati ucraini, non considerata a preventivo ma compensata quasi integralmente da contributi della Confederazione. L’incremento della spesa per il personale riguarda principalmente il personale docente (+13.6 milioni). L’aumento concerne le scuole medie (+6.6 milioni) a seguito di una crescita del numero di sezioni e delle allieve e degli allievi che necessitano di un accompagnamento individualizzato (casi difficili e sostegno pedagogico), il settore della pedagogia speciale (+4.7 milioni) e la formazione professionale (+3.5), mentre cala di 2 milioni di franchi la spesa nell’ambito delle scuole medie superiori quale conseguenza di una diminuzione delle sezioni rispetto a quanto previsto. La spesa per il personale amministrativo registra invece una riduzione di 1.3 milioni di franchi rispetto al preventivo 2024.
La situazione finanziaria del Cantone rimane difficile e fragile e contraddistinta anche da un capitale proprio negativo che deve essere assorbito. È pertanto indispensabile prevedere nel futuro ulteriori misure di rientro finanziario in quanto il disequilibrio attuale non è sostenibile.
Le discussioni attorno al preventivo 2025 e quelle che sono proseguite nei primi mesi di quest’anno hanno mostrato che, pur nella consapevolezza di dover agire per ritrovare finanze in equilibrio capaci di liberare spazi di manovra per rispondere ai bisogni di cittadini e aziende, il raggiungimento di un consenso è oltremodo difficile.
Sarà quindi importante ritrovare un convincimento comune per procedere con un necessario riequilibrio dei conti, condizione indispensabile per ritrovare dei margini di manovra finanziari. Se per il 2024 i vincoli costituzionali del freno ai disavanzi sono rispettati, ogni anno gli stessi diventano sempre più restrittivi a seguito delle perdite riportate e renderanno nei prossimi anni molto più impegnativi gli sforzi per rispettare questi vincoli.