La gestione delle minacce passa da Lugano

La gestione delle minacce passa da Lugano

Circa 150 esperti di sicurezza si sono riuniti al campus USI/SUPSI, dove si è tenuta la conferenza dell’Association of European Threat Assessment
Norman Gobbi: «Fondamentale lo scambio di esperienze»

In questi giorni, dall’8 al 10 aprile, a Lugano presso l’Università della Svizzera italiana (USI) si sta svolgendo la 16.esima conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (AETAP). Un evento che riunisce i principali esperti ed esperte di tutti i settori legati alla valutazione e alle gestione delle minacce: dalle forze dell’ordine, agli psicologi, passando per i professori universitari e i professionisti dell’aiuto alle vittime in campo sanitario. Tante le tematiche e gli argomenti trattati nei vari workshop e nelle relazioni degli esperti provenienti da tutta Europa e, in qualche caso, anche dagli Stati Uniti: dalla violenza domestica e lo stalking fino a fenomeni come il terrorismo.
Un evento che, ovviamente, ha visto la presenza anche di esperti ticinesi e della Polizia cantonale. Proprio questa mattina, non a caso, la conferenza è stata ufficialmente lanciata dai discorsi del presidente dell’associazione AETAP Raoul Jaccar, di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. «Come in tutti gli ambiti – ha spiegato Gobbi al Corriere del Ticino a margine della conferenza –, anche per quanto riguarda la gestione delle minacce lo scambio di esperienze tra i vari attori è fondamentale». Lo scopo di questo importante evento, dunque, «è anche quello di approfittare dei contatti con altre realtà cantonali e di altri Paesi a noi vicini per cercare di migliorarci continuamente nell’ambito della gestione delle minacce». Il vantaggio risiede quindi nel confronto tra tutti i professionisti del settore: «Ognuno porta a casa degli insegnamenti e contribuisce a diffondere i propri, poiché solo parlandosi e tramite il dialogo si può rafforzare la rete protezione preventiva».
Una «rete di protezione» che, per essere efficace, dev’essere la più estesa il possibile. Ancora Gobbi: «In Svizzera abbiamo riscontrato che non ci sono cellule violente, bensì individui singoli che operano in questo senso. È quindi importantissimo avere una rete di contatti, ma anche di persone che fungono da antenne presenti in tutti i settori della società: dal mondo sociale a quello della scuola, fino a chi opera all’interno delle istituzioni, poiché sovente si tratta di casi collegati a persone dipendenti dagli aiuti sociali».
Per il consigliere di Stato, dunque, è «essenziale per noi avere questa rete di contatti, che in Ticino è stata sviluppata tramite il ‘Gruppo persone minacciose’, il quale fa da ricettore di tutte le segnalazioni su comportamenti violenti nei confronti delle autorità». Ma come siamo messi, in Ticino, con le gestione delle minacce? A rispondere è il comandante Matteo Cocchi: «In Ticino già nel 2017 abbiamo iniziato con l’attività di polizia nell’ambito della gestione delle minacce. Poi nel 2019 c’è stata un’evoluzione e oggi con il ‘Gruppo prevenzione e negoziazione’ abbiamo un’attività che è un unicum a livello Svizzero. All’interno della nostra organizzazione inseriamo agenti, psicologi, e coloro che lavorano ambito della deescalation. E questo perché è chiaro che da un lato occorre lavorare sulla prevenzione, dall’altro occorre coordinarsi anche al di fuori della Polizia (ad esempio con le associazioni sportive oppure con il mondo della scuola), ma occorre anche essere pronti ad agire in caso di bisogno, in maniera efficace con strumenti adeguati». 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 aprile 2025 del Corriere del Ticino

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Circa 150 esperti della sicurezza a Lugano
Terrorismo, radicalizzazione, violenza domestica e stalking possono essere contrastati grazie allo scambio di esperienze tra Paesi

Circa 150 esperti della sicurezza, provenienti da tutta Europa e dagli USA, si sono riuniti a Lugano per quattro giorni alla Conferenza dell’associazione europea dei professionisti della gestione delle minacce. Terrorismo, radicalizzazione, violenza domestica e stalking sono stati i temi cardine dell’incontro. Problemi possono essere contrastati grazie allo scambio di esperienze e informazioni tra i diversi Paesi. Andrea Cucchiaro, responsabile dei reparti speciali ticinesi, ha parlato dell’importanza della mediazione in caso di pericoli imminenti ai microfoni di SEIDISERA.

Iter di sicurezza
“Gli agenti hanno tre competenze: negoziazione, gestione della minaccia e debriefing”, ha esordito Andrea Cucchiaro, spiegando che queste abilità vengono sviluppate grazie a formazioni in psicologia d’urgenza e tecniche di comunicazione, perché la parola è la più importante arma a disposizione degli operatori.
Gli agenti attivano gli iter di sicurezza sulla base delle segnalazioni da parte di persone, avvocati o di altri colleghi: “Noi elaboriamo così dei profili”, ha continuato Cucchiaro, specificando che gli agenti ascoltano “la potenziale vittima e poi adottano delle strategie”. “Bisogna stare attenti a non far sapere che è stata la potenziale vittima a denunciare il fatto”, ha detto ancora Cucchiaro ai microfoni della RSI, “per riuscire ad avvicinare il potenziale autore”. Questo è importante perché nel 95% dei casi i potenziali autori accettano spontaneamente di parlare con gli agenti.
In seguito “si tengono sotto controllo i fattori di protezione e si identificano quelli di rischio”, e “ogni settimana c’è un assesment della situazione” per valutare se la persona segnalata “si sta incamminando su una strada migliore o meno”. Gli agenti hanno “un contatto diretto con queste persone per anni” e spesso “si tranquillizzano”. È un sistema di “scoperchiamento della pentola che bolle”. Dopo un po’ “si rimette il coperchio e si tiene lì”, come nello stalking. In generale i casi sono stati centinaia e – nonostante questo metodo richieda molta fiducia – negli anni ha riscontrato buon successo.

Le situazioni più delicate
Lo stalking è uno dei reati più frequenti, ma si verificano segnalazioni anche nell’ambito dei “problemi di vicinato o di dispute tra fratelli per l’eredità”. Ci sono anche diverse “situazioni nel mondo della scuola, con allievi che minacciano di fare una strage”, come il caso della Commercio di Bellinzona del 2018. E quella volta la polizia “grazie ad una segnalazione” riuscì ad intervenire “prima che questo ragazzo agisse”.

Le difficoltà però sono molte. E gli inquirenti confidano nell’approvazione della nuova legge di polizia, che permetterà di raccogliere informazioni preliminari da più enti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Circa-150-esperti-della-sicurezza-a-Lugano–2740130.html

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Dallo stalking all’estremismo, come gestire le minacce? “Il dialogo resta la strategia migliore”
Dalla violenza domestica all’estremismo. La gestione delle minacce copre un’ampia gamma di fenomeni. Il tema è al centro di un convegno europeo che, fino a giovedì, impegnerà gli esperti del settore riuniti a Lugano.
Uno studente entra in aula con una pistola, in seguito rivelatasi fasulla, minacciando la propria professoressa. È successo lo scorso giugno alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. Questa è una di quelle situazioni che la Polizia cantonale (e non solo) vuole evitare che si concretizzi. Il tema della gestione della minaccia e della valutazione del rischio, in tutte le sue declinazioni, negli ultimi anni “ha assunto un ruolo centrale tra i professionisti della sicurezza”, ed è al centro della conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (Aetap), che da oggi fino a giovedì, riunisce i principali esperti di tutti i settori della valutazione e gestione delle minacce all’Università della Svizzera italiana, coinvolgendo i rappresentanti delle forze dell’ordine, della sicurezza privata, della Magistratura, dei servizi di aiuto alle vittime, della psicologia e psichiatria forense e clinica, nonché esperti accademici.

Fino a cinque segnalazioni a settimana
La Polizia cantonale, spiega a Ticinonews Andrea Cucchiaro capo del reparto interventi speciali, analizza fino a cinque segnalazioni di possibili minacce a settimana che “riguardano vari contesti, soprattutto a livello di relazioni, posto di lavoro o scuola. Mentre i casi di una possibile radicalizzazione sono pochi”. Le segnalazioni arrivano “da conoscenti dei possibili autori, ad esempio una persona che in una chat scrive di voler fare qualcosa di violento verso sé stesso o terzi”.

La priorità resta il dialogo
Come scritto, gli esperti della gestione delle minacce saranno riuniti fino a giovedì a Lugano e la strategia per rispondere a questo tipo di eventi resta una: il dialogo. “Bisogna approcciare le persone interessate e creare un contatto”, spiega Raoul Jaccard, presidente della Aetap. “La capacità di ascoltare e parlare con le persone è alla base di tutto”.

Evitare un’escalation
In Ticino anche la Polizia cantonale punta alla prevenzione. Lo fa con un gruppo dedicato all’analisi della minaccia. “Grazie alle informazioni che giungono dagli agenti al fronte, che possono far parte della Cantonale o dei corpi delle Comunali, si cerca di capire la potenzialità a livello di violenza di una determinata situazione”, aggiunge il comandate Matteo Cocchi. “In seguito”, precisa, “si analizza il tutto e con delle azioni preventive si cerca di evitare che le persone compiano determinati gesti”. Inoltre, conclude il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, “è importante condividere le informazioni e per farlo servono delle basi legali federali, intercantonali e cantonali”. Ma sotto questo aspetto “il Ticino si è già portato avanti, inserendo lo scambio di informazioni nell’ambito della gestione della minaccia nella nuova legge di polizia”.

 
Trasformazione digitale della Giustizia ticinese: altri passi in avanti

Trasformazione digitale della Giustizia ticinese: altri passi in avanti

Comunicato stampa

Nella seduta del 26 marzo 2025, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio di ratifica della Convenzione aggiornata tra i Cantoni e la Confederazione sull’armonizzazione dell’informatica della Giustizia penale. Un accordo siglato dal Ticino nel 2017, da cui negli ultimi anni è nato il progetto nazionale “Justitia 4.0”, volto alla digitalizzazione della Giustizia svizzera. Un altro passo in avanti compiuto per la trasformazione digitale della Giustizia ticinese, che prosegue il suo cammino come da pianificazione del Governo.

La trasformazione digitale è uno degli indirizzi strategici definiti dal Consiglio di Stato per la Giustizia ticinese, che negli ultimi mesi ha conosciuto un’importante accelerazione.
Nel dicembre 2024, la Camere federali hanno approvato la Legge federale concernente le piattaforme per la comunicazione elettronica nella giustizia (LCEG), che imporrà l’obbligo per le Autorità giudiziarie penali, civili e amministrative federali e gli avvocati di comunicare per via elettronica tramite la piattaforma sicura denominata justitia.swiss.
Proprio nel dicembre 2024, il Governo ha deciso l’acquisto del sistema informatico MyAbi/Juris che permetterà alle Autorità giudiziarie ticinesi di interfacciarsi con la piattaforma justitia.swiss. L’ammodernamento del software dall’attuale fornitore LogObject AG è un passo fondamentale verso la Giustizia digitale.
I lavori per l’introduzione dell’applicativo informatico MyAbi/Juris hanno già preso avvio dalla Pretura del Distretto di Riviera che funge da Autorità giudiziaria pilota.
Tutti passi fondamentali per la trasformazione digitale della Giustizia ticinese, a cui si aggiunge il tassello formale con il Messaggio n. 8560 del 26 marzo 2025 licenziato dal Consiglio di Stato, teso a confermare la partecipazione del Ticino alla Convenzione tra Cantoni e Confederazione sull’armonizzazione dell’informatica della Giustizia penale. Ciò nell’ottica di garantire, attraverso la creazione di una corporazione di diritto pubblico, dotata di una governance moderna, la necessaria flessibilità per rispondere ai nuovi compiti legati alla digitalizzazione delle Autorità della catena penale. Segno che il Ticino è in prima linea tra i Cantoni nella digitalizzazione della Giustizia, per rendere la stessa moderna e più efficiente, a beneficio infine degli addetti ai lavori e della cittadinanza tutta.

Ticino a quota 100 Comuni, ma per Gobbi “si può fare di più”

Ticino a quota 100 Comuni, ma per Gobbi “si può fare di più”

Con le aggregazioni di ieri il Ticino raggiunge la soglia simbolica dei 100 Comuni. Secondo il Consigliere di Stato Norman Gobbi c’è margine per nuove fusioni.

Nell’ottobre del 2001, con la nascita del Comune di Capriasca si concretizzava il primo progetto della politica aggregativa ticinese. Il nostro Cantone contava allora ben 245 comuni. Con le elezioni che si sono svolte ieri a Quinto, Giornico e Lema, il Ticino ha raggiunto quota 100 Comuni. Una cifra tonda che fa ben capire quanto in un quarto di secolo sia cambiato il paesaggio istituzionale del territorio sudalpino. “Il Ticino a 100 Comuni rimane una realtà diversificata”, sottolinea a Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Accanto a una città di quasi 70’000 abitanti come Lugano, ci sono ancora dei piccoli e piccolissimi Comuni”.

Il No parlamentare
Il Piano cantonale delle aggregazioni approvato nel 2018 prevedeva ancora un Ticino a 27 Comuni. Una visione troppo ambiziosa? “Oggi è lo stesso Gran Consiglio a non volere più questa mappa”, risponde Gobbi. “Faremo quindi come voluto dal Parlamento, ma in ogni caso, il Piano cantonale delle aggregazioni è ormai superato dal tempo”.

Dalla Val Rovana al Basso Mendrisiotto
Il direttore delle Istituzioni vede però ancora del margine per nuove fusioni. Quale esempio, Gobbi cita “regioni di montagna come la Rovana o la mia stessa Leventina, ma anche zone urbane quali il Basso Mendrisiotto e il Locarnese, unici due comparti che non hanno affrontato un processo aggregativo. Questo non è fine a sé stesso, ma permette un miglior coordinamento dei servizi e un aumento della qualità residenziale per persone e aziende”. Gobbi si concede una battuta: “Nel Locarnese mi hanno detto che se la gente va a vivere lì è perché si sta bene. È vero, ma si può sicuramente fare di più e meglio, tenendo pure conto del fatto che le risorse saranno di meno nei prossimi anni”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/ticino-a-quota-100-comuni-ma-per-gobbi-si-puo-fare-di-piu-410265

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Le aggregazioni da necessità a opportunità

Con le votazioni di Lema, Quinto e Giornico il Ticino è una realtà a 100 comuni – L’obbiettivo era però di arrivare a quota 27; ha ancora senso? Ne parliamo con Marzio Della Santa capo Sezione enti locali

Dopo le tre votazioni di domenica a Lema, Quinto e Giornico il Ticino è ormai una realtà a 100 comuni. Un processo iniziato nel 1995 – con la fusione di Comologno, Crana e Russo per formare Onsernone – e che in trent’anni ha fatto diminuire da 245 agli attuali 100 gli enti locali sul territorio.
“In trent’anni le aggregazioni sono cambiate sensibilmente – commenta alla RSI Marzio Della Santa, capo Sezione enti locali del Cantone – Le prime possiamo definirle di necessità. Si trattava essenzialmente di sopperire alle lacune principali dei comuni, mentre oggi possiamo parlare quasi esclusivamente di aggregazioni di opportunità”.
Concretamente, spiega Della Santa, significa che la popolazione è disposta a sostenere questi progetti aggregativi se attraverso di essi vede la possibilità di accrescere il proprio benessere residenziale.
Oggi, secondo quanto dichiarato da Della Santa al Quotidiano, la classe politica assume responsabilmente la ricerca di situazioni migliori e questo fa si che anche i comuni abbienti vadano verso un processo aggregativo nella speranza di veder migliorare la propria situazione. L’esempio classico in questo senso sono le aggregazioni di Lugano e Bellinzona.
L’obbiettivo a cui tendere era un Ticino a 27 comuni, oggi ha ancora senso? “La mappa del piano cantonale delle aggregazioni è orientativa – risponde Della Santa – Per noi un’aggregazione oggi ha senso dopo trent’anni di esperienza se permette di migliorare o di mantenere la capacità funzionale di un ente locale. Qui sorgono magari anche alcuni aspetti problematici come quello legato alle relazioni tra il cittadino e le istituzioni che i comuni devono imparare a gestire meglio di quanto fanno oggi. Non posso quindi dire se 27 è il futuro dei comuni ticinesi. Posso invece dire che è un sistema in continua evoluzione e quindi arriveremo a definire una cifra che è sostenibile per i cittadini e per le istituzioni ticinesi”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Le-aggregazioni-da-necessit%C3%A0-a-opportunit%C3%A0–2737757.html

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Comunicato stampa

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP) ha registrato una crescita, per il secondo anno consecutivo, del numero di persone minorenni imputate per reati al Codice penale (362, +23.7%) e un aumento delle inchieste per pornografia.

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP), composta dal Gruppo vittime speciali (GVS) e dal Gruppo minori (GMin), è stata attivata complessivamente in 793 occasioni (813 nel 2023). Di queste, 84 sono state consulenze per altri servizi della polizia, 378 gli eventi inerenti casi trattati dal GMin e 331 per fattispecie di competenza del GVS. Sono state aperte 486 (478) inchieste, mentre per altre 227 situazioni non sono emersi elementi di rilevanza penale e sono quindi state segnalate, quando necessario e per competenza, alle Autorità regionali di protezione (ARP), ai servizi sociali o ai partner in ambito sociale o educativo.

Le inchieste per il reato di pornografia sono state 84 (66 nel 2023). Di queste, 60 (47) riguardavano incarti derivanti dal monitoraggio effettuato a livello internazionale e nazionale di internet. Dal 1° luglio 2024 è entrata in vigore la revisione del diritto penale in materia sessuale, ma al momento non è ancora possibile valutare l’impatto di questa modifica sull’attività inquirente. Un’importante attività svolta dagli e dalle inquirenti della SRIP è relativa alle audizioni videoregistrate di vittime di reato (minorenni, persone anziane, persone con disabilità). Nell’ambito delle inchieste svolte durante l’anno, sono state effettuate 66 (70) audizioni/verbali videoregistrati.

Sono state un centinaio le inchieste per reati violenti commessi da minorenni. Tra questi casi si annoverano tentati omicidi intenzionali, risse, aggressioni, lesioni, vie di fatto, liti, discussioni e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. La percentuale di minorenni imputati per reati al Codice penale sale, per il secondo anno consecutivo, dal
10.7% all’11.3%. Si tratta in particolare di furti, rapine e danneggiamenti. Una parte consistente è pure legata ai reati di lesioni gravi, di aggressione, di molestie sessuali e d’incendio intenzionale.

Particolarmente impegnativa per la Sezione è stata poi l’inchiesta riguardante le spedizioni punitive da parte di un gruppo composto prevalentemente da minorenni. Durati svariati mesi, gli accertamenti coordinati dalla Magistratura dei minorenni hanno portato a due riprese, in ottobre e novembre, a identificare e fermare una trentina di giovani coinvolti a titolo diverso nei fatti. Stando alle ricostruzioni, sfruttando le reti social e avvalendosi anche di profili fittizi, gli autori entravano in contatto con persone intenzionate ad avere degli incontri a connotazione sessuale, organizzando quindi un appuntamento che si tramutava in una spedizione punitiva. I fatti venivano quindi filmati e in parte condivisi con terzi.

L’attività del Gruppo visione giovani (GVG), che coinvolge la prevenzione primaria, secondaria e terziaria all’interno di istituti scolastici, dalla quinta elementare fino alle scuole professionali e superiori, è stato sollecitato complessivamente 341 volte (488 nel 2023), con richieste di aiuto da parte di genitori o direzioni di istituti scolastici. Gli agenti hanno svolto 413 interventi di prevenzione nelle scuole (439) e 116 colloqui di conciliazione con i minori ed eventualmente le famiglie (156). 

“Pensarlo vent’anni fa era utopico”

“Pensarlo vent’anni fa era utopico”

Con il voto per scegliere gli organi dei tre nuovi enti locali, il Cantone Ticino tocca la quota simbolica di 100 Comuni

Continua inesorabile, seppure più lento di un tempo, il processo aggregativo in Ticino, che oggi saluta un traguardo simbolico, quello di quota cento Comuni. Fino a ieri gli Enti locali erano ancora 106, ma nel frattempo sono stati eletti i primi organi di Lema – frutto dell’aggregazione in Malcantone tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio – e gli ormai ex Comuni di Giornico e Quinto hanno «accolto» rispettivamente Bodio e Prato Leventina. E quindi, cento: una cifra rimarcata nuovamente ieri dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «Quando il processo è iniziato oltre vent’anni fa con Alex e Luigi Pedrazzini, immaginare di passare da 250 a 100 Comuni in questo lasso di tempo era utopia, invece ora è realta ». Il processo, ha ricordato il Consigliere di Stato, ha toccato prima le periferie e poi i grossi centri. Sullo sfondo il «suo» Piano cantonale delle aggregazioni che immaginava un Ticino con 23 Comuni: «Allora il Gran Consiglio ci aveva chiesto una mappa, oggi abbiamo capito che se non c’è convincimento dal basso la cosa non funziona». Il DI non intende però fermarsi qui, convinto che l’unione faccia la forza: «Le aggregazioni hanno lo scopo di migliorare i servizi garantendo democraticità e qualità di vita». In questo senso l’occhio ora è soprattutto al Locarnese e al Basso Mendrisiotto: «Abbiamo fatto sedere gli attori a un tavolo perché si confrontino e pensino a uno sviluppo comune », conclude Gobbi. «Dipenderà tutto dalla loro volontà: dal nostro punto di vista c’è il rischio che separati possano restare un po’ indietro rispetto ai tre altri grandi centri».

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Tra crisi globali e sfide interne

Tra crisi globali e sfide interne

Norman Gobbi sulla situazione europea: “Serve più resilienza, anche a casa nostra”

Viviamo in un momento storico segnato da profondi cambiamenti. L’Europa, oggi, si trova ad affrontare crisi che vanno ben oltre i conflitti militari: si parla di sicurezza energetica, disinformazione, economia instabile e innovazioni tecnologiche che corrono più veloci delle regole. Secondo Norman Gobbi, Consigliere di Stato, tutto questo richiede una nuova forma di resilienza, non solo da parte di governi e istituzioni, ma anche da parte dei singoli cittadini.
“Non possiamo più vivere con l’idea che tutto funzionerà sempre come prima”, afferma Gobbi. “Siamo chiamati ad essere più pronti, più adattabili. E questo vale sia per il Paese nel suo insieme, sia per le nostre case”. Un concetto che richiama anche quanto affermava qualche anno fa l’ex capo dell’esercito svizzero, André Blattmann, il quale consigliava ai cittadini di tenere in casa scorte di cibo e beni di prima necessità almeno per una settimana, per far fronte a eventuali interruzioni o emergenze.
La preparazione individuale – come avere viveri, acqua e medicine a disposizione – è parte integrante di una società resiliente. “Non si tratta di allarmismo, ma di buon senso e responsabilità personale. Una comunità è forte se ogni suo membro lo è”, aggiunge Gobbi.
Sul piano internazionale, il clima è teso: le alleanze tra Paesi, anche se fondamentali, sono messe alla prova da interessi divergenti e cambiamenti rapidi. E sul fronte interno, fake news e propaganda alimentano divisioni e confusione. “Mai come oggi serve una comunicazione chiara, verificata, trasparente. Solo così possiamo evitare il caos e affrontare le crisi in modo unito”.
Anche l’economia è sotto pressione, tra inflazione e incertezza energetica. Gobbi insiste sulla necessità di diversificare le fonti, investire in energie rinnovabili e ridurre la dipendenza da pochi partner strategici: “Essere più autonomi, più preparati e più lungimiranti è l’unico modo per non farci trovare impreparati”.
Insomma, davanti a un mondo che cambia così in fretta, la parola chiave è resilienza. E non riguarda solo chi prende le decisioni dall’alto, ma ciascuno di noi. “Prepararsi oggi significa garantire sicurezza e stabilità domani. È un piccolo impegno personale che può fare una grande differenza per tutta la comunità”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 6 aprile 2025 de Il Mattino della domenica

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali di domenica sanciranno la nascita delle tre nuove realtà aggregate – Il Ticino avrà solo 100 Comuni

Cento Comuni. Il Canton Ticino farà cifra tonda questa domenica 6 aprile con le elezioni comunali differite delle ultime tre nuove realtà aggregate: Giornico, Lema e Quinto. Si eleggono i Municipi e i Consigli comunali. Per i prescelti sarà una legislatura breve, rimarranno in carica per soli 3 anni sino alle comunali ticinesi del 2028.
Beninteso siamo ancora molto lontani dallo scenario di 27 Comuni prefigurato dal Piano cantonale delle aggregazioni, ma ancora più distanti dai numeri dell’epoca rurale. Nel 1850 i Comuni ticinesi erano 259 e tali sono rimasti per un secolo e mezzo (a fine 1994 erano ancora 247). In epoca recente i primi a convolare a nozze furono, nel gennaio 1995, Comologno, Crana e Isorno da cui nacque Onsernone. Da lì è partita una cura dimagrante inarrestabile, che non ha rallentato fino a quasi un decennio fa. L’ultimo, consistente, sfalcio risale al 2017 quando da 135 si passò, con le aggregazioni di Bellinzona e di Riviera, a 115. A seguire, negli ultimi quattro anni, solo “spuntatine”: dapprima si è scesi a 108 e, infine, agli attuali 106 Comuni.

Evoluzione del numero Comuni in Ticino
Dall’elenco, domenica, spariranno Prato Leventina (diventerà quartiere di Quinto), Bodio (quartiere di Giornico) e i 5 Comuni che hanno deciso di unirsi nel nome di Lema, il monte che li sovrasta: Bedigliora, Curio, Miglieglia, Novaggio e Astano. Quest’ultima nascita sancirà anche la fine della gerenza di Astano, che è senza un Municipio vero e proprio dall’agosto 2020.

Caratteristiche e rapporti di forza
Il nuovo comune di Quinto conterà circa 1’360 abitanti (di cui circa 390 a Prato Leventina) e una superficie di ben 92 km quadrati ettari (Lugano, per fare un confronto, si estende ha 76). I posti di lavoro presenti sono circa 810 e il moltiplicatore è al 90%. Il Municipio eletto sarà di 5 membri e il Consiglio comunale di 21.
Tanti numeri, ma alla fine a contare saranno i rapporti di forza. Per Quinto sarà interessante scoprire se si confermeranno quelli esistenti. Il partito storico di maggioranza assoluta è il PLR che nel 2021 (quando si era votato solo per il Consiglio comunale) aveva ottenuto ancora il 55%. Situazione simile anche a Prato Leventina, ma con il PLR partito di maggioranza solo relativa (2 municipali su 5 e 7 consiglieri su 15). Sarà interessante vedere se il PLR, che presenta i due sindaci uscenti, riuscirà a confermare il primato e con che margine. A Quinto, nel paese dove il consigliere di Stato Norman Gobbi ha mosso i suoi primi passi politici, sarà curioso inoltre scoprire quanti eletti riuscirà ad ottenere la lista Lega-UDC con la somma dei voti a Quinto e di quelli del gruppo Insieme per Prato Leventina.
Il Comune aggregato di Giornico potrà contare su 1’853 abitanti (di cui circa 890 a Bodio) e un territorio di 28,5 km2 ettari. I posti di lavoro presenti sono quasi 500, mentre il moltiplicatore è sceso dal 100 al 95%. Anche qui è previsto un Municipio di 5 membri, mentre il Consiglio comunale ne avrà 25.
Qui, a livello di forze politiche, a dominare la scena è invece il Centro (nel 2021 aveva conquistato oltre il 40%). Una maggioranza presente anche Bodio, per cui i pronostici sono che l’ex PPD possa mantenere agevolmente il primato anche nella nuova realtà aggregata. Resta da vedere se il dominio sarà assoluto, sia in Municipio che in Consiglio comunale.
Lema sarà, delle tre, la realtà più popolosa, con 2’653 abitanti (così distribuiti nelle frazioni: Astano circa 300, Bedigliora 620, Curio 610, Miglieglia 310 e, infine, Novaggio circa 820) Per superficie complessiva, quasi 19 km2, sarà invece la più piccola. I posti di lavoro complessivi risultano 711 e il moltiplicatore comunale è del 95%. Qui è previsto un Municipio più corposo, 7 membri, con un Consiglio comunale di 21 membri.
Ma in Malcantone la strada dei pronostici si fa maledettamente in salita e i confronti sono complicati dal fatto che, ad esempio. ad Astano da tempo non si affrontano più elezioni e ci sono anche realtà che non avevano il Consiglio comunale. Domenica si determineranno i primi rapporti di forza tra le tre liste civiche che si presentano all’elezione (Crescendo, Intesa e Forum), quella UDC-Lega e quella presentata da HelvEthica per il Legislativo. A riscaldare gli animi, a fine gennaio, c’è stato l’annullamento da parte del Consiglio di Stato della spesa di quasi 3 milioni di franchi varata a dicembre dal Legislativo uscente di Bedigliora. Spesa annullata perché avrebbe zavorrato le finanze del futuro comune.

Progetti e prospettive
Quella del 6 aprile sarà però soprattutto una giornata di volti, più o meno nuovi, più o meno sorridenti a seconda di ciò che diranno le urne. Candidati che, nelle scorse settimane, il Quotidiano ha incontrato in tre distinti reportage che potete rivedere qui sotto.
In Bassa Leventina c’è voglia di arrestare il calo demografico, portare giovani e rilanciare la zona industriale. Anche se l’ex Monteforno, l’acciaieria più grande del Cantone, è ormai spenta da tre decenni, resta intatta la sfida di far convivere la produzione, con i suoi residui e le sue polveri, e la parte turistico residenziale. Giornico, grazie alle sue chiese romaniche ma non solo, è infatti uno dei borghi più belli della Svizzera. “L’obiettivo sarà la collaborazione – spiega uno dei candidati -. Vogliamo un team che lavora per il Comune, senza pregiudizi e colori di partito”. Uno degli obiettivi, come detto, è di attirare più famiglie possibili. Non mancano peraltro gli spazi abitativi vuoti. Nello stesso nucleo storico di Bodio ci sono delle case che attendono di essere ristrutturate. Lo svincolo autostradale ha infine rilanciato l’economia locale e rimesso in uso diversi capannoni dismessi. “C’è un certo fermento nella zona industriale”, gli fa eco un altro candidato.
Anche in Malcantone si punta su una capillare offerta scolastica per portare giovani famiglie a vivere nelle frazioni di Lema. Con un occhio alle finanze. Attualmente ci sono due scuole dell’infanzia, una scuola elementare e una scuola media, queste ultime a Novaggio, con trasporto per gli allievi garantito e un servizio mensa. Un’offerta migliorabile, afferma un candidato: “Vogliamo puntare su doposcuola e asili nido per rendere attrattivo il comune. Ben sapendo che sempre più spesso entrambi i genitori devono lavorare”. “Dovremo esplorare la possibilità di mettere in atto un doposcuola e un pre-scuola”, conferma il candidato di un’altra lista. “Vogliamo inoltre migliorare i trasporti scolastici”, aggiunge un terzo rappresentante di lista. Anche quello delle finanze è un argomento centrale per tutti gli sfidanti. “Aumentare le entrate – ammette un candidato – non sarà semplice, perché abbiamo un grosso problema a valle, il traffico. Mentre il nostro piano regolatore è abbastanza esaurito per le zone artigianali. Non resta che puntare sulla qualità di vita per aumentare l’attrattività”. Qualità di vita che varcato l’uscio di casa, in un territorio costituito per tre quarti da boschi, è garantita. Non resta che abbinare il verde a una digitalizzazione di pari livello.
Quinto è primo per ampiezza del proprio territorio e, probabilmente, anche per bellezze naturali (basti citare la valle di Piora con i suoi laghi alpini). Anche qui, ciò che sembra accomunare la strategia delle regione di montagna, occorre “puntare su politiche a favore delle famiglie. Incentivando, ad esempio, la rivitalizzazione dei nuclei e il rinnovo del parco immobiliare privato”, dice una candidata. E anche qui, si è sicuri di disporre già di un ottimo istituto scolastico, nonché di poter contare su associazioni sportive e culturali molto attive. “Sarebbe bello se la gente riuscisse a sistemare le proprie case o eventualmente anche venderle a persone che vogliono venire a vivere qui”, nota un’altra candidata. L’aspetto più difficile è però quello dei posti di lavoro. “C’è una zona industriale con ancora dei posti liberi dove si potrebbero insediare ditte di qualsiasi ramo”, continua la candidata. “Vogliamo puntare sull’attrattività del nostro territorio, offrendo servizi che vanno dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. Abbiamo una fermata del treno che ci collega con i grandi centri. Nel comune ci sono inoltre diversi negozi di e anche una clinica dentaria”. Insomma, qui, aspirano a crescere, anche perché ribadiscono “non siamo fuori dal mondo”.

I risultati di questa tornata elettorale domenica si potranno seguire in diretta sul nostro sito con il liveticker. Maggiori dettagli saranno disponibili tramite le grafiche e i dati sui singoli Comuni presenti nel sito speciale dedicato alle elezioni comunali ticinesi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giornico-Lema-e-Quinto-ai-nastri-di-partenza–2719456.html

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton Zugo

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton Zugo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha accolto ieri sera in Ticino il Governo del Canton Zugo, nell’ambito dei tradizionali incontri confederali. La visita di due giorni a sud delle Alpi offrirà l’occasione per un confronto su svariati temi di interesse comune e per una serie di visite a realtà culturali e imprenditoriali del Mendrisiotto.

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Christian Vitta, ha accolto ieri pomeriggio in Ticino il Governo del Canton Zugo al completo, guidato dal Landamano Andreas Hostettler. La visita di cortesia – che contraccambia quella svoltasi nel giugno 2024 a Zugo – ha anzitutto permesso ai due Governi di confrontarsi su diverse tematiche di interesse comune, prima di trascorrere una serata conviviale nel Mendrisiotto. 

Nella giornata di oggi, venerdì, il Consiglio di Stato ticinese accompagnerà poi i colleghi zughesi alla scoperta di alcune istituzioni culturali e realtà imprenditoriali. Il programma si concentrerà ancora nella regione del Mendrisiotto, con visite a due ditte del Mendrisiotto e al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto.

 

Conferenza AETAP

Conferenza AETAP

Comunicato stampa

Dall’8 al 10 aprile 2025 a Lugano presso l’Università della Svizzera italiana (USI) si terrà la conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (AETAP). L’evento, che riunisce i principali esperti ed esperte di tutti i settori della valutazione e gestione delle minacce, vedrà anche la partecipazione della Polizia cantonale.
Nel corso degli ultimi anni, il tema della gestione della minaccia e della valutazione del rischio, in tutte le sue declinazioni, ha assunto un ruolo centrale tra i professionisti e le professioniste della sicurezza. E proprio con l’obiettivo di rafforzare i legami tra i vari settori e facilitare lo scambio d’informazioni a livello trans-europeo, l’AETAP coinvolge rappresentanti delle forze dell’ordine, della sicurezza privata, della Magistratura, dei servizi di aiuto alle vittime, della psicologia e psichiatria forense e clinica, nonché esperti/e accademici/che. La conferenza di questi giorni, evento europeo di prim’ordine, riunirà i principali esperti e le principali esperte di tutti i settori coinvolti nella valutazione e nella gestione delle minacce. I/le partecipanti avranno l’opportunità di assistere a presentazioni approfondite su un’ampia gamma di argomenti e di partecipare a workshop pratici progettati per fornire opportunità di apprendimento sia per i neofiti sia per i professionisti esperti. Questo appuntamento rappresenta un’occasione per tutti coloro che si occupano di gestione della sicurezza, prevenzione delle minacce, nella valutazione del rischio e nella gestione delle minacce. L’8 aprile 2025 si terrà l’apertura ufficiale della conferenza, con gli interventi di Raoul Jaccard, Presidente dell’associazione AETAP, Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Matteo Cocchi, Comandante della Polizia cantonale.