La sicurezza ti dona: equipaggiati dal primo giorno

La sicurezza ti dona: equipaggiati dal primo giorno

Comunicato stampa

Prende il via oggi la nuova edizione della campagna di prevenzione
“La sicurezza ti dona”, promossa dal progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Polizia cantonale. L’iniziativa mira a sensibilizzare i conducenti di motoveicoli sull’importanza di un equipaggiamento adeguato per garantire una maggiore sicurezza, soprattutto tra i più giovani.    

L’abbassamento dell’età minima per il conseguimento della licenza di condurre, introdotta a partire dal 2021, ha portato a un aumento delle immatricolazioni tra i giovani: a partire dai 15 anni per i motoveicoli di categoria motoleggera (<50ccm, max 45 km/h) e dai 16 anni per la categoria moto A1 (<125ccm). Purtroppo, questa tendenza ha visto crescere anche il numero di incidenti che coinvolgono i giovani motociclisti.
Le statistiche mostrano che i motociclisti rimangono la categoria più esposta agli incidenti stradali gravi. Nella fascia 15-17 anni, nel 2024 si sono registrati 46 incidenti, rispetto ai 45 del 2023, 49 del 2022, 28 del 2021 e 16 del 2020.  

L’equipaggiamento: un fattore chiave per la sicurezza
Indossare un equipaggiamento adeguato può fare la differenza. Se da un lato i motociclisti più esperti o alla guida di motoveicoli di categoria superiore tendono a proteggersi con abbigliamento tecnico, dall’altro si nota come ancora molti conducenti di motoveicoli e scooter si limitino al solo casco obbligatorio, trascurando l’importanza di giacche, guanti, pantaloni resistenti all’abrasione e calzature adeguate. Anche con l’arrivo delle giornate più calde, vi è un utilizzo minore dell’equipaggiamento adeguato e quindi per chi accetta questo rischio, le conseguenze fisiche in caso di incidente potrebbero essere maggiori. La campagna “La sicurezza ti dona” vuole ribadire l’importanza di un equipaggiamento completo, dimostrando che protezione, stile e una discreta comodità possono andare di pari passo, perché la sicurezza non riguarda solo i motociclisti di alta cilindrata, ma tutti coloro che viaggiano su due ruote, inclusi gli utenti di scooter.  

Dove trovare informazioni e materiale informativo
La campagna sarà promossa attraverso i canali social della Polizia cantonale, sul sito Strade sicure e mediante la distribuzione di volantini nei posti di Polizia cantonale e durante le manifestazioni in programma. Maggiori informazioni disponibili sulla pagina della campagna

Giornata di prevenzione: appuntamento il 14 giugno
Dopo il successo dell’edizione 2024, quest’anno la giornata di prevenzione si sposta dalla Leventina al centro TCS di Rivera e su un percorso stradale appositamente studiato. Un’occasione per affinare le tecniche di guida e migliorare la consapevolezza dei rischi su strada. Per iscriversi tutte le informazioni sono disponibili sul sito di Strade sicure www.stradesicure.ch.  

Alcuni consigli utili:
Per una maggiore sicurezza in moto o scooter, Strade sicure raccomanda:  

  • Indossare anche per brevi percorsi abbigliamento omologato e ad alta visibilità: casco sempre allacciato, giacca e guanti con protezione delle nocche, pantaloni lunghi resistenti all’abrasione, calzature adatte, protezione per la schiena;
  • Controllare periodicamente il proprio mezzo: in particolare prima della stagione o di un lungo viaggio programmato, fare eseguire un controllo da personale specializzato. Verificare quindi periodicamente la parte meccanica, come l’efficienza dei freni e lo stato degli pneumatici compresa la corretta pressione.
  • Applicare i concetti di guida preventiva e di prudenza: una guida preventiva permette di ridurre in modo significativo gli incidenti.
  • Prestare molta attenzione anche nel traffico urbano: anche se la velocità è minore rispetto ad autostrade e strade fuori località, bruschi cambi di direzione, sorpassi non consentiti e in generale il mancato rispetto delle regole aumentano il rischio d’incidenti. Il maggior numero degli incidenti motociclistici gravi avviene all’interno delle località e spesso sono dovuti a una collisione con un altro veicolo nelle intersezioni.
    Anche laddove non è previsto un obbligo, (e-bike lente e monopattini elettrici) l’utilizzo del casco e di un abbigliamento adatto e ad alta visibilità può fare la differenza.  

Strade sicure incoraggia ancora i motociclisti, scooteristi e chi utilizza le e-bike a migliorare le proprie capacità di guida partecipando a corsi pratici di aggiornamento, sostenuti per moto e scooter dal Dipartimento delle istituzioni.     

Criminalità digitale in Ticino: nel 2024 in aumento i reati e le cibertruffe

Criminalità digitale in Ticino: nel 2024 in aumento i reati e le cibertruffe

Comunicato stampa

Per il 2024 la Sezione analisi tracce informatiche (SATI) della Polizia cantonale ha rilevato un leggero aumento dei reati legati alla criminalità digitale (+7% rispetto all’anno precedente). In particolare si è osservato un generale aumento delle cibertruffe (+34%). Rimangono d’attualità le truffe denominate Business Email Compromise (BEC) e gli attacchi ransomware. Due inchieste hanno inoltre riguardato il furto di moneta virtuale.

Lo scorso anno la SATI ha portato avanti 50 inchieste (38 nel 2023), effettuato 52 (130) perquisizioni per altri servizi, eseguito 1’121 (1’151) analisi informatico forensi, elaborato 53 (26) analisi criminali operative e collaborato durante 29 (31) ricerche d’emergenza. Inoltre ha fornito un importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco.
Per quanto riguarda la criminalità digitale, la maggior parte dei reati rientra nel settore della “cibercriminalità economica”. In questo senso, l’incremento dei reati informatici registrato nel 2024 s’inserisce in una tendenza rilevata anche sul piano federale. Da sottolineare, nell’ambito dell’aumento delle cibertruffe, l’incidenza del reato di abuso di sistemi di pagamento online/carte di credito o abuso d’identità di terzi (+25%), riconducibile alla crescita del numero d’infrazioni ai sensi dell’art. 179dicies (usurpazione d’identità) in vigore dal 1. settembre 2023.
Il fenomeno delle truffe di tipo Business email compromise (BEC) rimane uno dei principali ambiti d’inchiesta: lo scorso anno sono state aperte 11 indagini (10 nel 2023) per un danno economico di circa 1 milione di franchi. In un’occasione, il tempestivo allarme da parte della società coinvolta ha permesso di recuperare l’intero maltolto: circa 18.6 milioni di franchi versati su un conto estero. Le inchieste concernenti gli attacchi ransomware sono state invece 6 (11 nel 2023).
Le criptovalute sono sempre più al centro degli affari criminali: due inchieste hanno riguardato il furto di moneta virtuale per un totale di 4.7 milioni di franchi. Di questi, 2.7 milioni sono stati bloccati e recuperati. In questi casi l’attività verte principalmente sul tracciamento dei flussi di denaro e sulle richieste d’informazioni agli Exchange (piattaforme di acquisto e vendita di criptovalute).
In molti casi gli autori operano dall’estero utilizzando sistemi che ne tutelano l’anonimato. In 19 occasioni si è collaborato con le autorità di altre nazioni, in base alla Convenzione sulla cibercriminalità, per la conservazione di dati presenti su server di società ticinesi.

“Ha reso il Cantone più democratico e libero”

“Ha reso il Cantone più democratico e libero”

L’entrata del Movimento di via Monte Boglia nell’esecutivo cantonale “ha dimostrato che i ticinesi avevano bisogno di qualcosa di diverso dai partiti tradizionali”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che precisa come “ancora oggi serve un movimento identitario”.
Era il 2 aprile del 1995 quando la Lega fece il suo ingresso in Governo. Marco Borradori, allora trentaseienne, conquistò un seggio a spese dell’allora PPD, così si chiamava il partito oggi conosciuto come Il Centro. Avvocato, volto buono della Lega, internamente la spuntò su Flavio Maspoli e in Consiglio di Stato ci restò fino al 2013. Nel 2011 fu affiancato da Norman Gobbi, questa volta a danno dei liberali.

La rivoluzione leghista
Fondata il 17 gennaio 1991 sotto la presidenza a vita di Giuliano Bignasca, il movimento di via Monte Boglia fu una rivoluzione per la politica cantonale. Soltanto tre mesi dopo, infatti, conquistò ben 12 seggi in Gran Consiglio. In autunno approdò persino a Berna con Flavio Maspoli e Marco Borradori eletti in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati. È l’ascesa di quello che viene definito uno stato d’animo. La capacità d’intercettare un elettorato che dai partiti storici si sente poco considerato e a tratti derubato. No alle poltrone, basta tasse, più soldi in tasca, libertà agli automobilisti, controlli ai confini. Un linguaggio schietto e anche urlato dalle colonne del Mattino della domenica, ai tempi con un certo orgoglio. Per alcuni, l’inizio del turpiloquio. Coraggio o arroganza nei confronti dell’istituzionalità? Sicuramente una rottura con il perbenismo e la concordanza di allora. Come scordare quel torrido sabato di luglio in cui la Lega, come forma di protesta a un decreto antinquinamento del Consiglio federale, bloccò l’autostrada.  Una storia fatta di cartelloni celebrativi, risotti, slogan e assemblee che si trasformano in feste ma anche di dolorosi addii con la morte del Nano nel 2013 che più di tutte segnò la cesura tra un prima e un dopo della Lega.

La nuova vita della Lega
Cominciò così l’era dei colonnelli, della ricerca di una bussola. Ma anche del record di deputati in Parlamento, prima del calo. Negli ultimi anni il movimento ha vissuto una consecutiva perdita di seggi, contrariamente all’Udc, alleati d’area ma anche avversari, qualche volta. Il prezzo da pagare per sedere in Governo, per taluni. O la mancanza di volti carismatici e il progressivo allontanamento da quella Lega degli albori tanto sprezzante verso la partitocrazia, gli stranieri e quanto battagliera nel difendere il tanto inflazionato ceto medio, gli anziani. Sicuramente un nuovo capitolo si è da poco aperto, con Daniele Piccaluga nuovo coordinatore, a cui ora tocca trainare il movimento. A lui, giovane del popolo, com’è stato definito, l’onere e l’onore del prossimo appuntamento elettorale dopo la bizzarra parentesi alla Shrödinger di Norman Gobbi: consigliere di Stato e coordinatore ad interim.

“Ha reso il Ticino più democratico e libero”
Per Norman Gobbi, consigliere di Stato leghista, la prima manifestazione leghista è stata nel 1992 a Bellinzona, quando “Giuliano Bignasca, insieme a Flavio Maspoli e un gabibbo ticinese hanno attraversato la Città con un calesse”, ricorda a Ticinonews, spiegando che “la Lega era l’unico movimento politico ticinese a contrastare l’adesione della Svizzera allo spazio economico europeo”, per questo “a 15 anni ho abbracciato la causa”. Per Gobbi il Movimento di via Monte Boglia “ha permesso di rendere il Ticino più democratico e libero, perché fino a quel momento tutti erano inquadrati nelle famiglie dei partiti tradizionali e difficilmente c’era qualcosa di diverso”. Ed è qui che è entrata in gioco la Lega, perché “i ticinesi volevano qualcosa di diverso ed è per questo che hanno abbracciato la causa”.

L’entrata in Governo e le conseguenze
 “Entrare in Governo”, continua Gobbi, significa assumersi delle responsabilità non sempre compatibili con un certo modo di fare”. La Lega “è stata sì picconatrice all’inizio, ma poi ha anche preso la pala per costruire qualcosa di nuovo grazie all’impegno di Marco Borradori che è rimasto in in Consiglio di Stato per 18 anni”. Questo, aggiunge, “dimostra che quando si entra nell’esecutivo cantonale serve responsabilità, ma anche un’anima propositiva e battagliera. Caratteristiche che aveva il Movimento in passato e cerca di avere anche oggi grazie alla spinta che vuole dare il nuovo coordinatore Daniele Piccaluga”.

Tra Lega e Udc
La Lega dei ticinesi è alleata con l’Udc, ma ogni tanto i due sono anche rivali. “I rapporti di forza sono ancora chiari: ci sono due consiglieri di Stato leghisti e un gruppo maggioritario in Gran Consiglio”. Questo, conclude Gobbi, “è un aspetto essenziale: il Movimento di via Monte Boglia è la massa popolare, i democentristi sono una struttura di una sezione cantonale di un partito nazionale. Il Ticino ha bisogno di qualcosa di identitario come la Lega, anche per poter dire cose che i partiti nazionali non possono dire”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/trentanni-di-lega-in-governo-gobbi-ha-reso-il-cantone-piu-democratico-e-libero-410041

30 anni di Lega in Governo

30 anni di Lega in Governo

Il 2 aprile 1995 il movimento fondato quattro anni prima da Giuliano Bignasca fa il colpaccio: Marco Borradori entra in Consiglio di Stato – Nel 2011 lo storico raddoppio e la maggioranza relativa

È la primavera del 1995 e in Ticino, nell’agenda politica, c’è un appuntamento importante: il 2 aprile sono infatti in programma le elezioni cantonali. In quel periodo il Ticino sta attraversando un periodo di crisi: economica, del lavoro, ma anche politica, con i partiti storici che non se la passano molto bene. In campagna elettorale i partiti di Governo devono pure fare i conti con un movimento nato quattro anni prima, nel 1991, in via Monte Boglia a Lugano. Il fondatore è Giuliano Bignasca e il movimento è la Lega dei Ticinesi.

Dopo i primi clamorosi risultati ottenuti quattro anni prima, in quella primavera la Lega dei Ticinesi ha un solo obbiettivo: entrare nella “stanza dei bottoni” eleggendo almeno un consigliere di Stato. E il risultato di quelle elezioni è clamoroso: con un balzo di oltre 7 punti percentuali rispetto a 4 anni prima, la Lega entra in Governo. Lo fa, per dirla con le parole del presidente a vita, con “la faccia del fidanzato che ogni mamma vorrebbe per sua figlia”, ovvero Marco Borradori, avvocato, incensurato, dai modi gentili. A farne le spese è l’allora PPD, oggi Centro, che vede svanire il secondo seggio in Consiglio di Stato.

Il resto è storia politica cantonale, con le crisi dei consensi che arrivano puntuali, ma nonostante le previsioni nefaste degli osservatori, alle elezioni del 2011 la Lega piazza il clamoroso raddoppio con Norman Gobbi, questa volta a danno dei liberali. Insomma, da quel 2 aprile 1995 il Ticino è cambiato e con lui la politica che lo governa, con la Lega dei Ticinesi che da 30 anni è in Consiglio di Stato, da quasi 15 con la maggioranza relativa.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2718302

 

Aperte le iscrizioni per il sesto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni  

Aperte le iscrizioni per il sesto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni  

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che giovedì 8 maggio 2025, a partire dalle 14.00, l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona ospiterà la sesta edizione del Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni. L’evento, creato per rafforzare i rapporti fra le istituzioni ticinesi, permetterà di approfondire le azioni concrete che possono essere attuate, a livello locale, per migliorare la qualità di vita della popolazione. L’invito è rivolto a municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali, rappresentanti dei partiti politici, funzionari dell’Amministrazione cantonale e di quelle locali.

Il Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, giunto alla sesta edizione, rappresenta un’occasione preziosa di incontro e dialogo tra i due livelli delle istituzioni ticinesi. L’obiettivo è di rafforzare la cooperazione fra rappresentanti eletti e funzionari, cantonali e comunali, per garantire un’attuazione ancora più efficace del sistema federale svizzero.  
Per l’edizione di quest’anno, l’evento si concentrerà sullo sviluppo di azioni concrete e innovative che possano essere attuate per migliorare la qualità di vita e il benessere residenziale nelle comunità locali. I partecipanti saranno chiamati a presentare e discutere buone pratiche di collaborazione, stimolando la ricerca di soluzioni innovative ai problemi della vita quotidiana.  
Il programma della giornata si divide in due parti: i partecipanti approfondiranno dapprima tre iniziative – su un totale di 14 presentate – da attuare nella dimensione comunale, sia sfruttando l’autonomia decisionale dell’ente locale sia nell’esecuzione di compiti delegati dal Cantone o dalla Confederazione.  
Tutte le iniziative che saranno discusse sono state selezionate per la loro capacità di stimolare collaborazioni innovative e sviluppare azioni che accrescano il benessere delle realtà comunali.
I progetti spaziano da soluzioni per ridurre lo stress termico causato dalle ondate di calore a politiche d’integrazione sociale per la coesione delle comunità, fino a uno sguardo sui servizi extrascolastici, a riflessioni sulle strutture sportive per l’impatto positivo sulla salute, all’economia regionale.  
La giornata proseguirà con una tavola rotonda, alla quale parteciperanno esponenti della politica comunale e cantonale, uno specialista di relazioni personali e il Consigliere di Stato Norman Gobbi. L’intento è di dibattere sul modo migliore per mettere in rete i due livelli di governo, alla ricerca di modalità di collaborazione che tengano conto dei nuovi bisogni dei cittadini.  
L’appuntamento è per giovedì 8 maggio 2025, a partire dalle 14.00, nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona. La tavola rotonda – dalle 17.00 alle 18.15 – potrà essere seguita anche in diretta streaming.  
La partecipazione al Simposio è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 28 aprile 2025 tramite il formulario pubblicato sul sito web www.ti.ch/eventisel – indirizzo al quale è possibile consultare anche il programma dettagliato del pomeriggio.   

 

Il 2024 della Sezione antidroga (SAD)

Il 2024 della Sezione antidroga (SAD)

Comunicato stampa

Nel 2024 la situazione relativa al consumo e allo spaccio di sostanze stupefacenti in Ticino è rimasta in gran parte invariata ed è allineata a quella a livello federale. Tra le principali droghe consumate, la cannabis si conferma al primo posto, seguita dalla cocaina e dall’eroina. La Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale rileva una sostanziale stabilità nella diffusione delle droghe tradizionali, con il consolidamento di tendenze già emerse nel 2023. Tra queste, si segnala un incremento del consumo di crack. Sebbene il fenomeno resti circoscritto, con quantitativi contenuti e casi isolati, la ketamina rappresenta invece un elemento di novità sul piano delle inchieste.   

I sequestri di sostanze non evidenziano variazioni particolari nei fenomeni illeciti legati al traffico di stupefacenti. Eventuali divergenze rispetto all’anno precedente dipendono dalle specifiche dinamiche di ciascuna attività investigativa. Nel complesso, nel 2024 sono stati sequestrati 12 kg di marijuana (150.5 nel 2023), 68 kg di hashish (34.9), 37.9 kg di cocaina (28.2), 2 kg di eroina (9.9), 818 gr di MDMA, 202 gr di anfetamina (173), 262 gr di ecstasy (150), 176 gr di LSD (42), 278 gr di ketamina (13), 6 gr di metanfetamina (39) nonché 1’029 piante di canapa (472). Si tratta in gran parte di singoli fermi e sequestri di sostanze, avvenuti in entrata o uscita dal territorio cantonale, con destinazione il Nord Europa o l’Italia. Gli arresti sono stati 78 (96), mentre le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono stabili a 1’085 (1’086 nel 2023). Fra queste si contano 141 (129) minorenni. Si sono inoltre contati 11 (9) decessi dovuti a overdose. Le attività investigative e i fermi dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) hanno portato inoltre a importanti sequestri di denaro per un ammontare di circa 242’000 franchi e 748’000 euro.
Lo spaccio di eroina e cocaina è gestito prevalentemente da organizzazioni albanesi che fanno capo a loro connazionali, spesso ospitati da tossicodipendenti locali in cambio di droga. Questi ultimi forniscono non solo un appoggio logistico, ma fungono anche da intermediari, spacciando a loro volta. Recentemente hanno ampliato la loro presenza nelle zone periferiche, alloggiando anche in strutture ricettive turistiche come Bed and Breakfast (B&B), campeggi o piccole pensioni. La cocaina può arrivare sia da sud sia da nord, a seconda delle rotte prese e dei porti d’ingresso in Europa. La globalizzazione ha notevolmente influenzato i traffici internazionali di droga, offrendo maggiore flessibilità logistica ai trafficanti e moltiplicando i canali disponibili in risposta ai cambiamenti nei controlli sulle rotte o alle operazioni di contrasto delle forze dell’ordine. Accanto a numerosi arresti e sequestri, le organizzazioni mostrano una notevole capacità di adattamento, inviando continuamente giovani spacciatori, noti come “cavallini”, per sostituire quelli arrestati e mantenere attivo il mercato.
Tra le diverse attività investigative, si segnala quella relativa a un traffico di hashish, canapa e derivati che ha interessato prevalentemente il Mendrisiotto. A seguito dell’arresto di un 26enne svizzero nel mese di luglio, è emersa un’attività di spaccio che ha portato all’interrogatorio di un’ottantina di acquirenti, principalmente giovani adulti. Le analisi sullo stupefacente sequestrato hanno rivelato un contenuto di THC (il principio attivo responsabile dell’effetto stupefacente nella canapa e nei suoi derivati) vicino al 30%. Rispetto al 10-15% usuale, questa percentuale elevata mette in evidenza i rischi per la salute, sia per i consumatori occasionali sia per quelli regolari, e in particolare tra i giovani.
Il 2024 ha registrato un incremento del consumo di crack, sostanza comparsa in alcune aree del Cantone seguendo una tendenza già presente a livello nazionale. Le indagini condotte hanno portato a sequestri di piccole quantità, spesso inferiori al grammo e destinate al consumo locale, evidenziando al momento la mancanza di traffici significativi di crack già pronto all’uso.
Nonostante si tratti di un fenomeno circoscritto, caratterizzato da quantitativi contenuti e casi isolati, la comparsa della ketamina rappresenta invece un elemento di novità. Parallelamente ad alcuni sequestri, in due circostanze si è giunti all’ospedalizzazione di alcuni giovani consumatori.
Oltre a mantenere alta la vigilanza su tutti i fenomeni descritti, collaborando con istituzioni educative e organizzazioni locali per sensibilizzare la comunità e adottare misure preventive e repressive mirate, la Polizia cantonale sottolinea l’estrema pericolosità del consumo di determinate sostanze, come il crack, che crea facilmente dipendenza a causa degli effetti istantanei ma effimeri, e la ketamina, sostanza analgesica il cui uso prolungato in contesti non medici può causare problemi di memoria, dipendenza e, nei casi più gravi, danni permanenti alla salute.

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Comunicato stampa

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato nei giorni scorsi Pascal Lüthi, Direttore dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), per un importante momento di confronto e coordinamento sul tema della sicurezza dei confini. All’incontro erano presenti anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il capo Dogana Sud Silvio Tognetti.  

L’incontro ha permesso di fare il punto sull’efficace collaborazione tra le autorità cantonali ticinesi e l’UDSC, in particolare nel contrasto alla criminalità transfrontaliera e alla migrazione irregolare. Entrambe le parti hanno sottolineato come il lavoro sinergico, rafforzato negli ultimi anni, rappresenti un elemento fondamentale per garantire la sicurezza del territorio cantonale e nazionale.  
Gobbi e Lüthi hanno espresso reciproca soddisfazione per i risultati raggiunti grazie alla cooperazione operativa tra la Polizia cantonale e la Dogana Sud. Le attività congiunte, le pattuglie miste e lo scambio costante di informazioni stanno dando concreti frutti, rendendo più efficaci i controlli e più tempestivi gli interventi. Anche nel corso dei prossimi mesi verranno implementate attività congiunte preventive e di contrasto nei vari campi d’azione dei due Corpi.  
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’impegno comune a proseguire su questa via, rafforzando ulteriormente gli strumenti di cooperazione e coordinamento per rispondere in modo sempre più efficace alle sfide legate alla sicurezza dei confini.  

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

1995-2025: 30 anni della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato

Il 2 aprile 1995 è una data spartiacque nella politica ticinese: quel giorno, Marco Borradori venne eletto in Consiglio di Stato, segnando l’ingresso della Lega dei Ticinesi nell’esecutivo cantonale.
A trent’anni di distanza, quell’evento rappresenta non solo una vittoria elettorale, ma l’inizio di una trasformazione profonda del panorama politico del Canton Ticino.
“Borradori,” ricorda Norman Gobbi, “è stato una figura carismatica e pragmatica, il volto istituzionale di un movimento nato come protesta e rapidamente divenuto forza di governo.
La sua elezione consacrò un partito che, fondato nel 1991 da Giuliano Bignasca, aveva saputo conquistare consensi con temi come l’autonomia ticinese, la lotta alla burocrazia e l’opposizione al centralismo di Berna”.
Nei suoi diciotto anni di mandato nel Consiglio di Stato (1995-2013), Borradori guidò il Dipartimento del territorio, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture cantonali e consolidando la credibilità della Lega come forza di governo. “ La sua capacità di mediazione e il suo approccio pragmatico gli valsero stima anche al di fuori dell’elettorato leghista, portandolo a essere rieletto con largo consenso”, prosegue Gobbi.

Il triplete e l’eredità di Bignasca
L’anno 2013 fu un altro momento chiave per la Lega, anche se segnato da un evento doloroso. Giuliano Bignasca, figura dirompente e leader carismatico del nostro movimento, scomparve ad inizio marzo di quell’anno. La sua morte rappresentò uno shock, ma il suo lascito politico si concretizzò in un trionfo elettorale storico: la Lega conquistò per la prima volta tre seggi su sette in Municipio a Lugano ma soprattutto Marco Borradori venne eletto sindaco della principale città ticinese. Fu il cosiddetto “triplete”, oltre a confermare la propria presenza nel Consiglio di Stato. Quella vittoria postuma fu il sigillo della strategia politica di Bignasca, dimostrando che il movimento da lui fondato aveva radici profonde nel tessuto ticinese.

Dal Cantone al Municipio di Lugano
Il passaggio di Borradori alla carica di sindaco di Lugano nel 2013 non segnò un arretramento della Lega, ma l’inizio di una nuova fase.
“Il movimento riuscì a mantenere e rafforzare la propria rappresentanza nell’esecutivo cantonale, a conferma che la rivoluzione iniziata nel 1995 aveva modificato in modo irreversibile la politica ticinese,” sottolinea Gobbi.
La scomparsa prematura di Borradori nell’agosto 2021, mentre era ancora in carica come sindaco, ha commosso l’intero Cantone, oltrepassando le divisioni politiche. “La sua figura rimane emblematica di un modo di fare politica che ha saputo coniugare le istanze della cittadinanza con la responsabilità di governo,” aggiunge Gobbi. “A 30 anni da quella storica elezione, la Lega dei Ticinesi resta una forza significativa, sebbene abbia affrontato trasformazioni e sfide, compresa la perdita di due leader come Bignasca e Borradori”.

Lo spirito dei fondatori
La presenza trentennale della Lega in Consiglio di Stato ha contribuito a ridisegnare l’identità politica del Ticino, affrontando temi cruciali come i rapporti con l’Italia, la questione dei frontalieri, l’immigrazione e la difesa dell’identità locale in un contesto globalizzato.
“Questi restano argomenti centrali nel dibattito pubblico e continuano a definire l’agenda politica cantonale,” insiste Gobbi. “Guardando a questi tre decenni, è evidente che l’elezione di Borradori non fu solo l’affermazione di un movimento, ma il segnale di un cambiamento più profondo nella cultura politica ticinese”, conclude Gobbi. “Da forza di protesta a elemento stabile di governo, la Lega ha dovuto affrontare le sfide di un mondo sempre più interconnesso, cercando di mantenere vivo lo spirito originario di autonomia e identità locale che aveva animato i suoi fondatori”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

“Un Movimento di rottura”

“Un Movimento di rottura”

30 anni di Lega in Governo

Ne parliamo con alcuni protagonisti di quel 1995: Pantani, Foletti e Castelli

Quando la Lega vide la luce, ad inizio dell’ormai lontano 1991, i soliti “esperti” (politici e giornalisti) dissero che sarebbe durata qualche mese: il medesimo pronostico, clamorosamente toppato, che venne formulato l’anno precedente, in occasione della nascita del Mattino.
Invece, già alle prime elezioni cantonali cui si presentò, quelle dell’aprile 1991, la Lega ottenne un risultato di tutto rispetto, mancando l’ingresso in Consiglio di Stato solo per qualche punto percentuale. La crescita proseguì impetuosa ai successivi appuntamenti con le urne: le federali del 1991, in cui la Lega portò Flavio Maspoli e Marco Borradori in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati, e le comunali del 1992, che permisero al Movimento di staccare seggi in numerosi municipi, città incluse (due posti nell’Esecutivo di Lugano, con Marco Borradori e Giorgio Salvadé, tanto per dirne una).
Arrivarono poi le elezioni cantonali del 1995. Furono caratterizzate dall’accesa competizione tra Borradori e Maspoli, con Flavio che organizzò pure un tour elettorale in torpedone. A spuntarla, come pronosticato dal Nano, fu tuttavia un giovane Marco Borradori, soprannominato “il volto pulito della Lega” che divenne così il primo – e popolarissimo – Consigliere di Stato del Movimento. Per la Lega, la sua elezione fu un vero terno a lotto.
In questi 30 anni di governo, la Lega, come un fiume in piena, ha scolpito il territorio politico del Ticino, arricchendolo di successi, insegnamenti e ammettiamolo… anche di qualche inciampo. Ne parliamo con chi ha vissuto quell’anno, il 1995, come la prima campagna politica o l’inizio della propria carriera politica dietro i banchi del Palazzo delle Orsoline: Roberta Pantani, Michele Foletti e Christian Castelli.

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Roberta Pantani
“Borradori, una grande sorpresa”

Sono passati 30 anni dall’ingresso della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato. Qual è la prima sensazione che prova ripensando a quel periodo?
Sembra incredibile, ma mi sembra ieri. Il tempo è volato e mi sconvolge pensare che sono già passati tre decenni. La Lega, sin dal suo ingresso in politica, ha rappresentato una forza dirompente, capace di sconvolgere non solo il panorama politico cantonale, ma anche la mentalità dei cittadini ticinesi. Già con l’uscita del Mattino della Domenica, nei primi anni ’90, si era capito che qualcosa stava cambiando. Poi, con l’elezione di Marco Borradori in Consiglio di Stato, il cambiamento è diventato realtà.

Nel 1995 molti si aspettavano l’elezione di Flavio Maspoli, ma alla fine fu Marco Borradori a conquistare il seggio. Che ricordi ha di quella campagna elettorale?
Fu una grande sorpresa. Marco Borradori vinse giocando da outsider, mentre tutti davano per scontato l’ingresso di Maspoli in governo. Maspoli non la prese benissimo, ma quello fu l’inizio della carriera politica sfavillante di Borradori. Personalmente, quella campagna l’ho vissuta da lontano, anche perché in famiglia c’era mio padre che per la prima volta si presentava per il Gran Consiglio – e fu brillantemente eletto – e poi perché ero incinta del mio secondo figlio.

Con l’ingresso della Lega in Consiglio di Stato cambiarono anche gli equilibri di potere. Come visse quel momento?
Ci fu un vero e proprio scossone nel sistema politico ticinese. Un cambiamento che si rifletté anche nelle nomine nei consigli di amministrazione degli enti statali e parastatali. Ricordo bene che alla fine del ’96 ricevetti una telefonata: “Vai in BancaStato.” E io, semplicemente, obbedii. Era un periodo in cui si vedevano cambiare molte cose, e la Lega si trovò improvvisamente a dover gestire il potere, con tutte le responsabilità che ne derivavano.

In questi anni la Lega ha fatto tante promesse. C’è qualcosa che secondo lei non è stato mantenuto?
Sarò scontata, ma sui radar non abbiamo fatto una gran figura. All’inizio combattevamo contro le imposizioni dall’alto con la Carovana della Libertà, denunciavamo le restrizioni e difendevamo i cittadini. Poi, alla fine, ogni ticinese si è ritrovato a pagare multe per eccesso di velocità. È una cosa che ancora oggi mi disturba. Ci tengo a precisare che io non ho mai preso un radar e non mi è mai stata ritirata la patente, ma il punto non è questo: il problema è che abbiamo dato un messaggio e poi non siamo riusciti a mantenerlo fino in fondo.

La politica è cambiata molto rispetto a 30 anni fa. Come vede le nuove generazioni di leghisti?
Oggi vedo meno grinta, meno determinazione. Quando noi abbiamo iniziato, dovevamo farci conoscere e far sentire la nostra voce in modo concreto, perché non c’erano i social dove bastava postare una foto per farsi notare. Bisognava metterci la faccia, e questo ha significato anche ricevere tanti colpi, non solo metaforici. Io, Foletti, e tanti altri abbiamo preso “calci nei denti” – per non dire altrove – e siamo andati avanti lo stesso. Oggi ho la sensazione che se un giovane entra in politica e dopo due settimane prende una critica, lascia perdere.

Guardando indietro, ha qualche rimpianto?
Nessuno. Ho sempre creduto in quello che ho fatto, e i fatti mi hanno dato ragione. Se tornassi indietro, rifarei tutto esattamente allo stesso modo. La Lega mi ha insegnato tanto, mi ha forgiato e mi ha fatto diventare la persona che sono oggi.

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Michele Foletti
“Abbiamo cambiato la politica ticinese”

Michele Foletti, lei nel 1995 era alla sua prima candidatura. Che ricordi ha di quella campagna?
Per me era la prima volta in lista per il Gran Consiglio. I reduci della storica lista del ’91 c’erano ancora, come Max Robbiani e ovviamente Antonella Bignasca. Ricordo anche il clima acceso di quegli anni: Flavio Maspoli aveva aperto L’Altra Notizia e iniziato ad attaccare duramente Marco Borradori, accusandolo di essere un leghista annacquato.

E lei come visse questa tensione interna?
Mi ritrovai nel mezzo. Un giorno mi intervistarono a TeleTicino – o forse si chiamava ancora Telecampione – e io difesi pubblicamente Borradori. Maspoli, inutile dirlo, non la prese bene. Dopo la vittoria di Marco, Maspoli era capogruppo in Gran Consiglio e me la fece pagare: nonostante la mia buona elezione, mi confinò per quattro anni nella Commissione bonifiche fondiarie.

Guardando alla Lega di oggi, si riconosce ancora in quel movimento?
No, la Lega di allora e quella di oggi sono due cose completamente diverse. Ai tempi era un movimento di ribellione contro un sistema politico vecchio, clientelare. C’erano i “tavoli di sasso”, dove i presidenti di due o tre partiti decidevano le sorti del Cantone. Noi abbiamo rotto quel sistema.

Questo cambiamento è stato un successo o un limite?
Un successo, perché la Lega ha costretto tutti a cambiare modo di fare politica. Certo, oggi non avrebbe più senso riproporre quella stessa Lega barricadera. Sarebbe antistorico.

Alcuni, però, dicono che, entrati nelle stanze dei bottoni, abbiate perso lo spirito originario.
È normale. Quando hai responsabilità di governo, devi comportarti in modo diverso. Il problema è che oggi tutti i partiti preferiscono stare all’opposizione piuttosto che governare. Se si vuole davvero tornare a essere barricaderi, allora bisogna uscire dal governo e fare solo opposizione. Ma è davvero la soluzione migliore?

C’è una promessa della Lega che non è stata mantenuta?
Due, direi: le casse malati e i frontalieri. Non potevamo certo risolverli da soli. Ma si poteva spingere di più. Il problema delle casse malati, poi, non lo risolverà mai nessuno!

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Christian Castelli
“Sono ricordi indelebili”

Qual è il primo ricordo di quel periodo?
Così di primo acchito direi che la campagna elettorale del 1995 fu caratterizzata da un grande fermento politico. Con l’entrata di un nuovo movimento politico – guai a chiamarlo partito – in Ticino la domanda che si poneva non era tanto se, ma fino a che punto la Lega avrebbe cambiato gli equilibri in essere.

La passione per la politica, per certi versi, travalicava quanto il politico potesse effettivamente influenzare.
Anche grazie ad un approccio diretto, a tratti provocatorio, temi quali le questioni locali, il lavoro, l’economia e l’identità culturale la fecero da padroni in quella campagna elettorale di 30 anni fa.

Ha un aneddoto della campagna?
I ricordi sono quelli di comizi molto animati, di dibattiti politici accesi, candidati che cercavano visibilità in un mondo senza ‘social’. A quel tempo la differenza la faceva la stampa scritta e parlata. Se fare campagna con visibilità mediatica non assicurava il successo, farlo senza garantiva la sconfitta. In questo il fatto che fossi anche candidato al Consiglio di Stato, oltre che in Gran Consiglio, fu sicuramente di aiuto. Anche perché mezzi finanziari – all’epoca ero studente – non ne avevo per cartelloni o santini.
Dunque dovetti sfruttare l’unica apparizione in televisione per profilarmi. E, seppur a distanza di 30 anni, l’aneddoto che meglio ricordo è questo: accadde che mio padre un giorno mentre pranzavamo in famiglia mi raccontò che quella mattina, mentre si recava in bus in città, un suo conoscente lo salutò chiamandolo per cognome. Di lì a breve una persona che non lo conosceva gli chiese se fosse parente del ‘Castelli il giovane candidato che partecipò la sera prima al dibattito in TV’. Mio padre disse che era suo figlio e lui gli chiese di farmi i complimenti.
Se ho imparato qualcosa da quell’episodio, è che nella vita uno deve sempre cercare di dare il meglio di sé. Sembrerà vano, ma qualcuno che osserva e che apprezza c’è sempre. E a lungo andare questo aiuta a coltivare professionalità, disciplina e competenze.

Articolo e interviste pubblicate nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Il nostro è un Cantone sicuro!

Il nostro è un Cantone sicuro!

Nel corso dell’ultimo anno la Polizia cantonale ticinese ha affrontato sfide complesse, dimostrando prontezza e determinazione nel garantire la sicurezza della comunità. “In situazioni eccezionali, come la grave alluvione in Valle Maggia”, esordisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni,  “un coordinamento rapido ha permesso di contenere i danni e offrire immediato supporto alle popolazioni colpite, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo”.
“Nonostante il Ticino sia un Cantone di transito e di frontiera, con importanti implicazioni sulla sicurezza, le attività di contrasto ai reati, sia contro il patrimonio, sia violenti, hanno progressivamente ridotto gli episodi di furto, mentre furti con effrazione e rapine sono stati contenuti grazie a interventi tempestivi e a una solida rete di collaborazione a livello cantonale e internazionale”, prosegue Gobbi, aggiungendo inoltre che “le misure di prevenzione e il rapido intervento nei casi di tensioni domestiche abbiano inoltre limitato l’impatto della violenza familiare, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Anche sul fronte del traffico si è registrata una leggera riduzione degli incidenti, nonostante alcuni eventi gravi abbiano messo in luce la necessità di aggiornare le competenze dei conducenti, soprattutto in età avanzata, aspetto che, prosegue Gobbi, “ha comportato  la creazione di progetti dedicati alla formazione e all’aggiornamento con l’obiettivo di favorire una guida più sicura, adattandosi alle esigenze di una popolazione che invecchia e che richiede supporto per mantenere elevati standard di sicurezza”.
Infine, l’incremento dei reati digitali ha richiesto strategie innovative e una stretta collaborazione internazionale per contrastare truffe e abusi informatici. “Il bilancio dell’anno testimonia un percorso di crescita e consolidamento delle attività di prevenzione e intervento, evidenziando come il sistema di sicurezza ticinese, grazie al continuo aggiornamento degli strumenti operativi e alla formazione del personale, sia capace di proteggere efficacemente un territorio complesso e in continua evoluzione”, conclude il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica