Biasca trionfa ad un Rabadan da record

Biasca trionfa ad un Rabadan da record

Vittoria per i Maninchiaghi e per gli Schpakanos. Il corteo si è svolto in un pomeriggio di festa, allegria e tanta satira.

Una giornata baciata dal sole ha incoronato il gruppo Schapakanos di Biasca e il carro de I Maninchiaghi, ancora di Biasca. Ben 40mila persone (un’affluenza da record!) hanno assistito alla tradizionale sfilata, cui hanno preso parte 3’000 comparse.
Oltre ai già citati gruppo e carro di Biasca, premiati i Crêpe de la crêpe di Bellinzona col premio simpatia 2025.
Il corteo è stato, come ogni anno, il cuore pulsante del Carnevale Bellinzonese, e la meteo straordinaria ha contribuito a creare l’atmosfera ideale per una festa in maschera a cielo aperto.
L’intera edizione del carnevale bellinzonese ha per ora superato ogni aspettativa, con 140mila partecipanti totali nelle giornate di festa, che continueranno domani con eventi dedicati ai bambini e alle famiglie e con l’atteso Rabathlon in serata, a partire dalle 21.00, con iscrizioni ancora aperte.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1819625/rabadan-bellinzona

Un vuoto ai vertici senza precedenti

Un vuoto ai vertici senza precedenti

Thomas Süssli e Christian Dussey hanno annunciato il loro addio – Con la partenza di Viola Amherd, si è creato uno sconvolgimento istituzionale nel panorama della sicurezza

Un’ondata di dimissioni eccellenti ha scosso il settore della sicurezza in Svizzera: Thomas Süssli, comandante dell’Esercito, e Christian Dussey, capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno annunciato il loro addio. Questo sconvolgimento istituzionale segue l’uscita della Consigliera federale Viola Amherd dal vertice del DDPS, lasciando un vuoto di leadership senza precedenti nel panorama della sicurezza nazionale.

Sebbene le partenze di Amherd, Süssli e Dussey possano anche considerarsi programmate, avvengono in un momento particolarmente delicato. Nonostante la percezione di stabilità, la Svizzera è infatti esposta a minacce su più fronti, tra cui attacchi informatici, operazioni di intelligence straniere sul nostro territorio e campagne di disinformazione volte a destabilizzare il Paese.

La situazione è stata ulteriormente complicata da una gestione della comunicazione a dir poco inefficace da parte del DDPS, caratterizzata da scarsa trasparenza e mancanza di professionalità nella diffusione delle informazioni, che ha comportato un incremento dell’incertezza in un settore che richiede estrema chiarezza e trasparenza.

L’attuale fase di instabilità impone pragmatismo e vigilanza costante. Gli equilibri geopolitici in gioco sono significativi, come dimostrano le negoziazioni sulla crisi ucraina e le richieste di compensazione avanzate dall’amministrazione Trump, e offuscano l’illusione di un sistema internazionale pacifico e armonioso.

Particolarmente critica è la situazione dei servizi d’intelligence. L’uscita di Dussey rappresenta un ulteriore indebolimento di un apparato già reso fragile da continue riorganizzazioni e dall’assenza di una strategia chiara. I servizi segreti sono un elemento essenziale per la sicurezza del Paese e per contrastare le attività di spionaggio, particolarmente intense sul territorio svizzero.

Il nuovo responsabile del DDPS dovrà insomma affrontare sfide cruciali: ricostruire la capacità difensiva, sviluppare un concetto di protezione integrata, modernizzare le forze armate, gestire le conseguenze dello scandalo Ruag, riformare il SIC, creare condizioni favorevoli per l’industria della difesa, rafforzare il principio di milizia e il servizio militare obbligatorio, oltre a migliorare il coordinamento tra politica estera e sicurezza nazionale.

Ora più che mai, la politica di sicurezza e il rafforzamento delle capacità difensive devono diventare una priorità assoluta, con un impegno condiviso e concertato, considerato lo scarso tempo a disposizione, da parte dell’intero Consiglio federale.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 2 marzo 2025 de La Domenica

Sicurezza svizzera in crisi: dimissioni shock e allarme per la difesa nazionale

Sicurezza svizzera in crisi: dimissioni shock e allarme per la difesa nazionale

Norman Gobbi esprime preoccupazione per le tre partenze simultanee

Un’ondata di dimissioni eccellenti scuote il sistema di sicurezza elvetico: Thomas Süssli, comandante dell’Esercito, e Christian Dussey, responsabile del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno annunciato il loro ritiro dalle rispettive cariche. Questo terremoto istituzionale segue l’abbandono della Consigliera federale Viola Amherd alla guida del DDPS, creando un vuoto di leadership senza precedenti nel settore della sicurezza nazionale.
Questo stato di cose non ha mancato e non manca di preoccupare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni: “Questa triplice partenza”, sostiene Gobbi, “è giunta in modo inaspettato e inopportuno. Le dimissioni, pur se probabilmente programmate,  si innestano in un contesto generale che presenta criticità significative. Nonostante la percezione di sicurezza rimanga relativamente alta, la Confederazione è infatti bersaglio di una guerra multidimensionale che include violazioni informatiche, intense operazioni di intelligence straniera sul territorio nazionale e strategie di disinformazione finalizzate alla destabilizzazione. L’abbandono simultaneo di tre figure chiave nel comparto sicurezza rappresenta un segnale estremamente inquietante.”
Ad aggravare la situazione si aggiunge una gestione della comunicazione a dir poco discutibile da parte del DDPS. “Il Dipartimento”, continua Gobbi,  “ha mostrato una notevole carenza di trasparenza e professionalità nella gestione dell’informazione pubblica, alimentando incertezze e speculazioni in un settore dove chiarezza e stabilità rappresentano valori imprescindibili”.
Con le nuove nomine sarà necessario un profondo cambio di paradigma. “L’attuale fase di instabilità richiede un approccio pragmatico e una vigilanza costante”, insiste Gobbi. “Gli interessi geopolitici in gioco sono enormi, come dimostrato dalle trattative sulla crisi ucraina e dalle richieste di compensazione avanzate dall’amministrazione Trump. Dobbiamo abbandonare l’illusione di vivere in un sistema internazionale armonioso.”
Particolarmente critica appare la condizione dei servizi d’intelligence. “Ciò che mi preoccupa maggiormente,” prosegue Gobbi, “è la partenza di Dussey, che indebolisce ulteriormente il nostro apparato informativo, già fragile a causa delle ripetute ristrutturazioni e dell’assenza di un orientamento strategico definito. I servizi segreti rappresentano il nostro sistema di allerta precoce per la protezione nazionale e per contrastare le operazioni di spionaggio, che sul territorio elvetico sono particolarmente intense.”
La nomina del nuovo vertice del DDPS assume ora importanza cruciale. Il designato dovrà affrontare immediatamente sfide decisive: il ripristino della capacità difensiva, lo sviluppo di un concetto di protezione integrata, l’aggiornamento tecnologico delle forze armate, la gestione delle conseguenze dello scandalo Ruag, la riorganizzazione del SIC, la definizione di condizioni favorevoli per l’industria della difesa, il rafforzamento del principio di milizia e del servizio militare obbligatorio, la cooperazione internazionale in materia di sicurezza e il coordinamento tra politica estera e politica di difesa.
“La politica di sicurezza e il ripristino delle capacità difensive devono ora avere priorità assoluta. L’intero Consiglio federale ha una responsabilità collettiva in questo ambito. E il tempo a disposizione è limitato”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Successo della presentazione di Re:Spiri

Successo della presentazione di Re:Spiri

Comunicato stampa

Il Canton Ticino è il quinto Cantone in Svizzera a dotarsi di una cartografia della diversità religiosa e spirituale, che riflette la ricchezza culturale e religiosa presente sul suo territorio. La conoscenza e la comprensione di questa diversità sono fondamentali per promuovere la coesione sociale e il dialogo in un contesto plurale. In tal senso, il progetto Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino rappresenta un’iniziativa innovativa che permette di esplorare in profondità le dinamiche sociali della diversità religiosa e spirituale locale.

Il Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino saluta con soddisfazione il grande successo della serata pubblica dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino, confluiti in una carta cartacea e interattiva, e pubblicati all’interno di un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di teologia di Lugano. La conferenza pubblica ha visto la partecipazione di circa 200 persone e ha accolto un intenso dibattito sui temi della diversità religiosa e della coesione sociale.  

Un progetto innovativo per la comprensione della diversità religiosa
La ricerca Re:Spiri ha permesso di delineare una fotografia attuale della realtà religiosa cantonale, mettendo in evidenza la ricchezza e la complessità delle comunità presenti in Ticino. I risultati della ricerca, riferiti a maggio 2024, evidenziano la presenza di 503 comunità religiose appartenenti a 10 tradizioni diverse, con una maggioranza di comunità cristiane, affiancate da comunità bahá’í, buddiste, ebraica, induiste, musulmane, da nuovi movimenti religiosi, nuove spiritualità, comunità esoteriche e spiritiche. Le tradizioni religiose e spirituali sono inoltre caratterizzate da un’importante diversità interna. La densità religiosa ticinese è notevole, con 1,42 comunità religiose ogni 1’000 abitanti, superando la media nazionale. La ricerca ha analizzato la distribuzione dei luoghi di culto e l’accesso allo spazio delle comunità religiose, raccogliendo dati sugli edifici utilizzati, le modalità d’uso e lo statuto di occupazione. Risulta che 356 comunità si riuniscono in edifici religiosi, ovvero edifici concepiti e costruiti appositamente per accogliere le pratiche religiose e spirituali, 41 in locali commerciali, 13 in appartamenti, in locali industriali e 12 in altri spazi, principalmente sale pubbliche in affitto. La ricerca è inoltre arricchita dalle fotografie di Elizabeth La Rosa, che ha curato l’inserto fotografico dell’Annuario. Per una visione di insieme di tutti i risultati si rinvia la lettura della documentazione allegata.

Una serata di approfondimento e confronto
Durante la presentazione pubblica aperta alla cittadinanza, che ha riunito un pubblico molto variegato, le e i partecipanti hanno avuto modo di approfondire il contesto della ricerca, conoscerne i risultati principali e discuterli da più punti di vista, grazie agli interventi di autorevoli esperte ed esperti del settore. Il programma della serata ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, tra cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. La presentazione della ricerca è stata curata da Tatiana Roveri, coautrice dello studio realizzato da un’équipe di ricerca del Centro intercantonale di informazione sulle credenze (CIC), composta inoltre da Federica Moretti, Mischa Piraud e Manéli Farahmand. La professoressa Irene Becci dell’Università di Losanna ha offerto una prospettiva internazionale sul riconoscimento della diversità religiosa. Una tavola rotonda moderata da Michela Trisconi, con la partecipazione di Francesca Luisoni, collaboratrice scientifica del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino, e di Alberto Palese, esperto di Storia delle religioni, è aggiunto alla Capa Sezione Insegnamento Medio del Canton Ticino, ha infine permesso di discutere il rapporto tra religione e territorio, evidenziando le sfide e le opportunità per le politiche pubbliche di riconoscimento della diversità religiosa.

Un contributo alla riflessione sulla società ticinese
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi (suo intervento), direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato che grazie a Re:Spiri “le istituzioni, conoscendo la distribuzione e i bisogni specifici delle comunità religiose, possono dialogare meglio con loro, favorendo la partecipazione attiva alla vita pubblica e rafforzando il senso di appartenenza alla società. Inoltre, una mappatura aggiornata e accessibile consente di monitorare l’evoluzione della diversità religiosa”. La cartografia digitale interattiva rappresenta un utile strumento di consultazione, accessibile a istituzioni, ricercatrici e ricercatori e tutta la cittadinanza interessata ad approfondire il tema. I dati raccolti evidenziano inoltre le sfide che le comunità religiose si trovano ad affrontare, tra cui la ricerca di spazi adeguati per il culto, il ricambio generazionale e la sostenibilità finanziaria. La ricerca ha messo in luce anche la crescente importanza delle tecnologie digitali nella vita religiosa, accelerata dalla pandemia da Covid-19.  

La Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti (suo intervento), direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha dal canto suo affermato che “la cartografia è un buon esempio di strumento nato e sviluppato grazie a una collaborazione interistituzionale che sarà prezioso anche per l’attività svolta nelle scuole. In particolare, penso al corso obbligatorio e aconfessionale di Storia delle religioni, che in Ticino è realtà in quarta media da ormai cinque anni, e che ha tra le proprie finalità quella di permettere a tutte le allieve e gli allievi delle scuole ticinesi di meglio comprendere sia la loro storia e quella del nostro territorio, che i vissuti, le pratiche e le esperienze di persone che vengono da culture o percorsi diversi”.    

Verso il futuro: nuove prospettive di analisi
L’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera Italiana della Facoltà di Teologia di Lugano, con i risultati della ricerca è ordinabile presso il Servizio per l’integrazione degli stranieri ai recapiti in calce.  
Inoltre da oggi è disponibile una carta interattiva della diversità religiosa, realizzato dal CIC e consultabile a questo link, che mostra la distribuzione dei luoghi di culto in Ticino, permettendo di filtrare le informazioni per tradizione e corrente religiosa, periodo di fondazione delle comunità e lingue del culto. Si tratta di uno strumento aggiornato in modo costante, dove è possibile registrare nuove comunità e i cambiamenti di indirizzo.  
A partire dall’autunno 2025, alla carta interattiva ticinese si aggiungeranno le cartografie dei Cantoni di Ginevra e Vaud, consentendo confronti e analisi sulle trasformazioni del paesaggio religioso.  
Il Dipartimento delle istituzioni rinnova il proprio impegno nel promuovere la conoscenza della diversità religiosa e il dialogo interreligioso, consapevole dell’importante ruolo che le comunità religiose e spirituali rivestono nel tessuto sociale e culturale del nostro Cantone.  

Variegato e dinamico, ecco il Ticino religioso

Variegato e dinamico, ecco il Ticino religioso

Il progetto ‘Re:Spiri’ ha repertoriato la diversità spirituale del nostro cantone, creando una mappa interattiva online. Ne parliamo con una delle autrici

Con 503 comunità religiose, 453 luoghi di culto, 10 tradizioni religiose e spirituali suddivise in 40 differenti correnti, il territorio ticinese è caratterizzato da una grande diversità religiosa. Ad attestarlo esiste ora una carta interattiva consultabile online su www.geo-religions.ch, risultato di un progetto di ricerca nominato “Re:Spiri” presentato ieri a Bellinzona che ha individuato, mappato e documentato i luoghi di culto delle comunità religiose e spirituali presenti nel cantone. Acronimo di “religioni e spiritualità”, lo studio – che ha fotografato la situazione del 2024 – è stato realizzato dal Centro intercantonale di informazione sulle credenze (Cic) e sostenuto dal Servizio per l’integrazione degli stranieri (Sis) del Dipartimento delle istituzioni (Di) col principale obiettivo di «aumentare la conoscenza della diversità religiosa sul nostro territorio», spiega a ‘laRegione’ Tatiana Roveri, che ha fatto parte dell’équipe di ricerca presso il Cic, insieme a Federica Moretti, Manéli Farahmand e Mischa. «Crediamo che migliorare la consapevolezza permetta almeno in parte di prevenire le discriminazioni, evitare preconcetti e favorire il vivere insieme e la coesione sociale», considera Roveri, mettendo in luce anche intenti pedagogici e didattici del progetto «nella misura in cui la mappa interattiva potrà essere usata nelle scuole per approcciare il territorio anche dal punto di vista della diversità religiosa». La mappatura permette inoltre di aggiornare i dati contenuti nella pubblicazione del 2007 “Repertorio delle religioni.
Panorama religioso e spirituale del Cantone Ticino” a cura di Michela Trisconi, benché gli approcci impiegati siano un po’ diversi.

Focus sulla dimensione collettiva
Il progetto Re:Spiri – i cui risultati sono presentati in modo dettagliato in un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di Teologia di Lugano – si focalizza sulle comunità religiose, quindi su una dimensione collettiva. Con comunità religiosa si intende un’istituzione sociale rappresentata da individui, specialisti religiosi e non, che si incontrano fisicamente in un luogo a intervalli regolari per attività ed eventi dal carattere esplicitamente religioso. Gli incontri si tengono regolarmente nello stesso luogo, e sono caratterizzati da una coerenza nella natura delle attività e degli eventi di ogni riunione. Inoltre, queste attività includono una dimensione rituale. La comunità viene definita in modo diverso secondo la tradizione religiosa, assumendo la forma di parrocchia, congregazione, tariqa, confraternita, loggia, circolo o cerchio.

Diversificazione, una tendenza recente
Dalla ricerca emerge innanzitutto che la tradizione prevalente in Ticino «è il cristianesimo, a cui si rifanno 427 comunità religiose, ovvero circa l’85% del totale», illustra Roveri. Nel cristianesimo si contano 9 correnti diverse, una varietà interna che si trova anche in altre tradizioni e che è un elemento cresciuto nel tempo. «Osservando le date di fondazione delle comunità abbiamo potuto vedere che la diversificazione del paesaggio religioso ticinese è piuttosto recente», afferma la ricercatrice. Il paesaggio religioso ticinese è infatti stato per lungo tempo composto unicamente da comunità cattoliche romane. Poi, nel 1875, è stata fondata la Chiesa cattolica cristiana del Ticino come prima comunità cristiana al di fuori del cattolicesimo romano. Nel 1910 è nata la prima comunità non cristiana: la Società teosofica, appartenente alla tradizione dell’esoterismo. Risale invece al 1918 la Comunità israelita di Lugano (ebraismo). Evidenzia Roveri che «è soprattutto dagli anni 50-60 del secolo scorso che la diversità religiosa e spirituale aumenta, con la fondazione di comunità di nuove tradizioni religiose, ma anche attraverso una diversificazione interna alle stesse tradizioni, e questo in particolare a seguito dei movimenti migratori e per l’influenza della globalizzazione».

Visibilità delle chiese cattoliche romane
Si riscontra un’ampia varietà pure sotto il profilo delle lingue di culto: 36 quelle censite, con un quinto delle comunità che risulta multilingue (significa che oltre a utilizzare l’italiano, ciò che fa la quasi totalità dei gruppi censiti, ne impiegano almeno un’altra). Per quel che riguarda la frequenza dei rituali, circa l’80% delle comunità li svolge almeno una volta a settimana. Quanto ai 453 luoghi di culto individuati in Ticino, non tutti sono edifici religiosi costruiti a tale fine, benché questa tipologia costituisca la maggioranza e che essi siano utilizzati da 356 comunità; le comunità si ritrovano anche in locali commerciali (41), appartamenti (13), locali industriali (5) o di altro tipo (12). Si osserva inoltre che il 6% dei luoghi di culto è condiviso tra più comunità, soprattutto all’interno del cristianesimo. Tendenzialmente la diversità religiosa si concentra nelle zone urbane, indica Roveri, «quindi Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno. Questo perché le città sono più centrali e facilmente raggiungibili. Ci sono luoghi di culto distribuiti anche nei fondovalle, ma si tratta soprattutto di chiese cattoliche romane». A tal proposito, a livello di spazio pubblico «il Ticino presenta una grande visibilità della presenza dei luoghi di culto riconducibili al cristianesimo e in particolare al cattolicesimo romano, luoghi di culto di comunità più recenti non sono per contro sempre direttamente identificabili in quanto tali», osserva la ricercatrice.

Sempre più ‘senza religione’
Nello studio si fa accenno anche all’appartenenza individuale alle diverse tradizioni religiose, che viene rilevata dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati sono relativi al 2023 e mostrano per il Ticino una maggioranza di persone che si dichiara cattolica romana (56,4%), seguita da una percentuale rilevante di persone che si dice senza appartenenza religiosa (30,5%). Seguono coloro che appartengono ad altre comunità cristiane (5,5%), le persone di confessione protestante (3,2%), musulmani (2,2%), membri di altre chiese e comunità religiose (0,7%) ed ebrei (0,1%). Analizzando il cambiamento di queste appartenenze dal 1970 a oggi si notano in particolare due tendenze: un calo costante dell’appartenenza alla confessione cattolica romana e un aumento importante di persone che si dichiarano senza appartenenza religiosa. Queste ultime, praticamente assenti nel 1970, sono aumentate fino a rappresentare il 7,5% della popolazione nel 2000, e sono più che triplicate nei due decenni successivi. «Incrociando i dati si nota una disaffezione al concetto di “appartenenza” a una tradizione religiosa – constata Roveri –. Tuttavia questo non vuol dire che tutte le persone che si dicono senza appartenenza religiosa non abbiano una certa forma di spiritualità. Dal nostro rilevamento vediamo infatti la presenza piuttosto importante di nuove spiritualità, una formulazione che ingloba il fenomeno in crescita per cui le persone si ritengono spirituali ma non religiose». Dallo studio si delinea insomma l’immagine di «un paesaggio religioso e spirituale ticinese molto complesso e dinamico», tira le somme Roveri, specificando che l’idea è che la carta interattiva «possa essere costantemente aggiornata, integrando ulteriori approfondimenti, al fine di comprendere meglio le dinamiche sociali della diversità religiosa».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 febbraio 2025 de La Regione

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Viaggio nel panorama religioso in Ticino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:2588070

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Truffe in rete, Trivilini: “Non è più una questione di vero o falso, bensì di vero o verosimile”

Truffe in rete, Trivilini: “Non è più una questione di vero o falso, bensì di vero o verosimile”

Con il responsabile del servizio di informatica forense della SUPSI analizziamo l’ormai noto fenomeno del phishing e le strategie che si possono utilizzare per prevenirlo. “Occorre trattare i dati come prove: in qualsiasi momento devo poter dimostrare cosa ho fatto e cosa no”.

E-mail apparentemente ufficiali, provenienti dall’Ufficio Tecnico Comunale di Coldrerio, che contengono l’invito a scansionare un codice QR. È l’ultimo caso, in ordine di tempo, di truffa informatica (o phishing) verificatosi in Ticino. Una truffa, come spesso accade, perpetuata da criminali che sempre più spesso fingono di essere un’autorità di cui il cittadino si fida. Al giorno d’oggi sembra essere ormai divenuto un rischio anche credere a quelle istituzioni a cui siamo abituati a dare ascolto. “Non è più una questione di vero o falso, bensì di vero o verosimile”, afferma a Ticinonews Alessandro Trivilini, responsabile del servizio di informatica forense presso la SUPSI. “Vi è ormai una capacità da parte dei criminali informatici di riprodurre contenuti autorevoli partendo da nominativi e numeri di telefono che si trovano gratuitamente sui siti istituzionali” Tali dati “vengono gettati in pasto alle procedure informatiche dell’AI, le quali sono in grado di elaborare la comunicazione per arrivare ai cittadini e far credere loro che la domanda, richiesta o informazione in questione sia autentica”. In seguito, attraverso ad esempio il codice QR, “si indirizzano gli utenti a consultare determinate pagine. Infine, si può arrivare dove risiedono le informazioni personali in modo da poterle violare”.

“Effettuare sempre delle verifiche”
Per prevenire il phishing, le aziende hanno adottato dei protocolli “zero trust”: non ci si fida di niente e di nessuno a prescindere. Anche gli utenti devono iniziare a pensare così? “Dobbiamo ragionare come un investigatore digitale forense, che tratta i dati come prove: in qualsiasi momento devo poter dimostrare cosa ho fatto e cosa no”, spiega Trivilini. “Entrare in quest’ottica è utile, perché con il buon senso possiamo mettere tutto in discussione: mi arriva ad esempio un messaggio con un QR Code che mi chiede di accedere a un sito e il sito in questione sembra autorevole? Provo comunque a fare una telefonata o a mandare un messaggio whatsapp per effettuare una verifica'”. A quel punto, se le chiamate per chiedere conferme cominciano ad aumentare, “l’istituzione, nel caso sopracitato il Comune, deve reagire velocemente e pubblicare sulla propria autentica pagina web un messaggio per informare le persone”.

Come comportarsi in caso di truffa
Adottare gli strumenti per proteggersi e cercare di prevenire queste truffe è dunque fondamentale. Può tuttavia capitare di cadere nell’inganno. Anche in quel caso “non è tardi per agire. Nel momento in cui la persona prende consapevolezza che qualcosa potrebbe essere andato storto, deve anzitutto chiamare l’istituzione e chiedere informazioni”. L’autorità, da parte sua, “dovrebbe essere pronta a reagire a questo tipo di richieste e disporre di piccoli protocolli di risposta agli incidenti. Ciò significa anche rassicurare l’utente vittima della truffa: ‘non si preoccupi, abbiamo capito che c’è stato un inganno. I nostri tecnici hanno in mano la situazione, la terremo informata, stia tranquilla,…'”, conclude Trivilini.

https://www.ticinonews.ch/ticino/truffe-in-rete-trivilini-non-e-piu-una-questione-di-vero-o-falso-bensi-di-vero-o-verosimile-408330

Terremoto al DDPS, Gobbi: «È stato un fulmine a ciel sereno»

Terremoto al DDPS, Gobbi: «È stato un fulmine a ciel sereno»

Il consigliere di Stato, a capo delle Istituzioni, si è detto preoccupato in particolare per i servizi segreti: «Sono troppo fragili»

Il capo dell’esercito Thomas Süssli e il direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) Christian Dussey hanno rassegnato le dimissioni. Sulla questione si è espresso anche Norman Gobbi ai microfoni di Radio Ticino.
La notizia per il Consigliere di Stato del Cantone Ticino è giunta come «un vero fulmine a ciel sereno». Dimissioni inaspettate, dunque, «un po’ come quelle presentate dalla capo Dipartimento – ha detto Gobbi -. La situazione generale non è delle più sicure. Malgrado la sicurezza percepita è ancora elevata, la Svizzera è comunque oggetto di attacchi in ambito di una guerra ibrida: dagli attacchi informatici, allo spionaggio che è molto attivo sul nostro territorio a elementi puntano a destabilizzare con disinformazione. Quindi queste tre partenze del capo Dipartimento della difesa, del capo dell’esercito e del Servizio delle attività informative della Confederazione è un segnale che non mi lascia tranquillo».

I segnali disseminati in questi giorni sono eclatanti: dallo scandalo Ruag, ai droni che volano sopra le caserme, infine le dimissioni in massa al DDPS. Un quadro non promettente. «Bisogna cambiare mentalità – ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni -. Per il periodo instabile che stiamo vivendo, si deve lavorare mantenendo i piedi per terra, la testa alta e il casco in testa. Visti i colpi che girano, mi permetto di dire. Gli interessi che ci sono li abbiamo colti nel corso delle discussioni sulla pace in Ucraina. Gli Stati Uniti, nella figura del presidente Donald Trump, hanno mandato una chiara richiesta di rimborso di indennizzo per i danni di guerra causati, a fronte degli investimenti. Non dobbiamo pensare di vivere in un mondo utopico in cui tutti andiamo d’accordo».

Gobbi è preoccupato in particolare per la fragilità in cui versano i servizi segreti: «L’importante è dare stabilità. Fortunatamente le grandi organizzazioni sì, hanno bisogno di un capo, ma funzionano di per sé già da sole, grazie a una struttura organica consolidata. Faccio l’esempio anche da noi. Con la Polizia cantonale, il comandante Cochi ha assunto un ruolo intercantonale molto importante che lo porta spesso Oltregottardo. Grazie a una struttura interna molto solida, questa assenza non ha ripercussioni sull’organizzazione interna. Dunque, dal mio punto di vista, la partenza di Süssli non avrà impatto sull’Esercito svizzero e non cambierà visione strategica. Il ritorno della missione difesa come compito principale non verrà toccato, mancherà semmai l’uomo immagine. Süssli aveva la capacità di catturare molto bene l’attenzione. Quel che più mi preoccupa è la partenza di Dussey che evidentemente rende ancor più fragili i nostri servizi segreti, sono già di per sé deboli perché è l’ennesima riforma che stanno vivendo senza un capo, senza un chiaro indirizzo. Questo mi preoccupa proprio perché i servizi segreti sono le nostre orecchie, i nostri occhi per tutelare il paese, ma anche per fare il controspionaggio. Come dicevo prima, lo spionaggio di stati terzi in Svizzera è comunque molto attivo».

È possibile che il futuro capo dell’esercito arrivi dal Ticino? «Dipenderà dai profili richiesti e dalle valutazioni che faranno il futuro Capo dipartimento e il Consiglio federale. Ho partecipato alcuni anni fa a una commissione per la scelta del capo dell’esercito di quasi dieci anni fa. Bisogna essere in grado di reggere il colpo e in questo momento magari non tutti sono disposti a esporsi politicamente parlando. È una posizione molto esposta, alla pari di un consigliere federale. Non è un lavoro per tutti».

Da www.tio.ch
 
Via la Consigliere federale, via il Capo dell’Esercito, via il capo dei servizi segreti – Qual è lo stato della nostra sicurezza?

Via la Consigliere federale, via il Capo dell’Esercito, via il capo dei servizi segreti – Qual è lo stato della nostra sicurezza?

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il Dipartimento della Difesa non ha lasciato nulla di intentato. Dopo la Consigliera federale Viola Amherd, se ne vanno anche il capo dell’esercito Thomas Süssli e il capo dei servizi segreti Christian Dussey. Anche il responsabile del progetto F-35 e il capo delle Forze aeree si trasferiscono nel settore privato. L’Alleanza per la sicurezza svizzera ha preso atto con rammarico delle dimissioni. L’Esercito perde un capo che ha fatto molto per le nostre forze armate e ha spinto per l’espansione necessaria e urgente. Tuttavia, l’obiettivo non è ancora raggiunto.

La situazione della sicurezza non ci permette di distrarci in discussioni interne. L’esercito deve dedicare tutte le sue energie alla ricostruzione della capacità di difesa. Anche se in Ucraina si dovesse raggiungere una pace imposta, i segnali indicano una tempesta. Ogni giorno si moltiplicano le notizie di atti terroristici, come il sabotaggio di cavi sottomarini in Europa e a Taiwan, o i tentativi di esercitare influenza. La gente sembra essersi abituata a migliaia di attacchi informatici. La Russia si sta preparando alla prossima guerra. La Svizzera deve riprendere immediatamente il controllo della situazione.

Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le notizie di irregolarità e scandali. Il Consiglio federale ha la responsabilità collegiale di creare ed equipaggiare un esercito all’altezza delle sfide geopolitiche e di politica di sicurezza. Allo stato attuale delle cose, non è così. Ora è ancora più importante chi sarà nominato a capo del DDPS: egli dovrà prendere decisioni rivoluzionarie nel dipartimento della difesa fin dal primo giorno. Non solo per quanto riguarda i progetti di ammodernamento del materiale bellico dal valore di miliardi, che hanno incontrato difficoltà e sono costantemente sotto attacco da parte della sinistra. Oltre a tutto il resto, ora ci sono anche cambiamenti di personale.
L’elenco delle questioni in sospeso è purtroppo lungo:

– Ripristino della capacità di difesa.
– Un concetto di difesa integrata che coordini i singoli settori e che permetta di ottenere il massimo impatto.
– Raggiungere un livello tecnologico ambizioso per le forze armate.
– Attuazione delle conclusioni dello scandalo di corruzione della RUAG.
– Riorganizzazione e correzioni nel SIC, i nostri servizi segreti.
– Condizioni quadro per l’industria della difesa in termini di approvvigionamento e di esportazioni che sostengano la sua sopravvivenza economica in Svizzera e quindi la sua capacità di difesa.
– Applicazione del principio di milizia e del servizio militare obbligatorio per garantire un numero sufficiente di effettivi per l’esercito e la protezione civile.
– Cooperazione con i nostri vicini in materia di difesa.
– Coordinare la politica estera con la politica di sicurezza.

Soprattutto la politica di sicurezza e il ripristino delle capacità di difesa devono ora avere la priorità assoluta. L’intero Consiglio federale ha una responsabilità.
Il tempo stringe.

La Direzione del futuro Centro cantonale polivalente incontra l’Associazione di quartiere di Camorino

La Direzione del futuro Centro cantonale polivalente incontra l’Associazione di quartiere di Camorino

Comunicato stampa

Lunedì 24 febbraio 2025, la Direzione del futuro Centro cantonale polivalente (CCP), insieme a rappresentanti del Municipio di Bellinzona e del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), ha incontrato il Comitato dell’Associazione di quartiere di Camorino.

Nell’autunno 2025, è prevista l’inaugurazione del nuovo Centro cantonale polivalente nella zona Ala Munda, nel quartiere di Camorino. Il Centro ospiterà principalmente migranti attribuiti al Canton Ticino da parte della Segreteria di stato della migrazione (SEM), oltre a rientrare nel dispositivo cantonale di protezione della popolazione. Durante la permanenza nel Centro, gli ospiti parteciperanno ad attività occupazionali, formative e integrative, in attesa che venga loro attribuito un appartamento sul territorio.
La Direzione del CCP, in collaborazione con i servizi competenti del DECS e il Municipio di Bellinzona, ha elaborato una strategia comunicativa volta a garantire un’informazione puntuale e trasparente a tutte le istituzioni e alla popolazione.
Per questo motivo lunedì 24 febbraio, la Direzione del CCP ha avuto la possibilità di presentare il progetto e, insieme ai rappresentanti della Sezione delle scuole comunali del DECS e ai rappresentanti del Municipio, rispondere alle puntuali domande poste dal Comitato dell’Associazione di quartiere di Camorino. In particolare, sono stati affrontati diversi temi: la tempistica di progetto, il modello di gestione, gli aspetti legati alla sicurezza, la scolarizzazione dei bambini presenti in struttura e la messa in sicurezza del percorso Centro – scuola.
L’interesse dimostrato e le discussioni costruttive suggeriscono che questa nuova realtà potrà integrarsi in modo ottimale nel tessuto del Bellinzonese e, in particolare, in quello di Camorino.
Dal punto di vista comunicativo, seguendo la strategia sopracitata, i presenti hanno concordato l’organizzazione di una serata pubblica, aperta alla popolazione locale, che si terrà all’inizio di giugno, prima della conclusione dell’anno scolastico.

Asilanti, ripartizione da migliorare

Asilanti, ripartizione da migliorare

La Camera dei Cantoni chiede di rivedere la prassi, tenendo maggiormente conto di tutti i criteri – Gobbi: «Bene, ma si considerino anche gli elementi più sostanziali»

La ripartizione dei richiedenti asilo fra i Cantoni è adeguata, ma l’attuale prassi va modificata per tenere maggiormente conto di tutti i criteri, come quello della popolazione residente. È quanto sostiene la Commissione della gestione degli Stati sulla base di un rapporto del Controllo parlamentare dell’amministrazione (CPA). Le persone che inoltrano una domanda d’asilo vengono inizialmente collocate in un centro federale d’asilo (CFA). Al più tardi dopo 140 giorni, la Segreteria di Stato della migrazione le attribuisce a un Cantone. In linea di massima la ripartizione avviene in proporzione alla popolazione. La quota del Ticino è del 4,03%. La SEM applica regole di ripartizione ritenute coerenti e sufficientemente concrete. Tuttavia l’attribuzione avviene soltanto parzialmente in modo proporzionale alla popolazione. La ripartizione si basa infatti su un algoritmo che però non tiene conto di tutti i criteri applicabili. Pertanto occorre apportare regolarmente modifiche manuali. Poiché quest’operazione non viene eseguita allo stesso modo in tutti i CFA, possono esserci disparità di trattamento tra i richiedenti l’asilo nel momento della loro attribuzione ai Cantoni. Per quanto riguarda i criteri di ripartizione, si raccomanda al Consiglio federale di esaminare se e in che modo l’algoritmo possa tener conto di tutti i criteri. Stando al rapporto del CPA, la ripartizione è complessa a causa di numerosi fattori: popolazione, diverse categorie di procedure (p. es. Dublino), numero di persone da ripartire, minorenni non accompagnati. Il solo sistema elettronico non consente una ripartizione adeguata perché tiene conto di numerosi fattori di ripartizione, ma non di tutti.

«I Cantoni con la presenza di centri federali hanno un vantaggio ma questo è indipendente dalla capienza dei CFA. È un problema. In Ticino c’è una presenza accresciuta di richiedenti », dice il capo del DI Norman Gobbi. «L’altro problema è la non considerazione della situazione dei Cantoni di frontiera, che sono maggiormente coinvolti anche nella gestione dei flussi. Quindi, ben vengano queste indicazioni sull’algoritmo, ma bisognerebbe tenere conto anche degli elementi più sostanziali». 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 25 febbraio 2025 del Corriere del Ticino