Aperte le iscrizioni per il sesto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni  

Aperte le iscrizioni per il sesto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni  

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che giovedì 8 maggio 2025, a partire dalle 14.00, l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona ospiterà la sesta edizione del Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni. L’evento, creato per rafforzare i rapporti fra le istituzioni ticinesi, permetterà di approfondire le azioni concrete che possono essere attuate, a livello locale, per migliorare la qualità di vita della popolazione. L’invito è rivolto a municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali, rappresentanti dei partiti politici, funzionari dell’Amministrazione cantonale e di quelle locali.

Il Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, giunto alla sesta edizione, rappresenta un’occasione preziosa di incontro e dialogo tra i due livelli delle istituzioni ticinesi. L’obiettivo è di rafforzare la cooperazione fra rappresentanti eletti e funzionari, cantonali e comunali, per garantire un’attuazione ancora più efficace del sistema federale svizzero.  
Per l’edizione di quest’anno, l’evento si concentrerà sullo sviluppo di azioni concrete e innovative che possano essere attuate per migliorare la qualità di vita e il benessere residenziale nelle comunità locali. I partecipanti saranno chiamati a presentare e discutere buone pratiche di collaborazione, stimolando la ricerca di soluzioni innovative ai problemi della vita quotidiana.  
Il programma della giornata si divide in due parti: i partecipanti approfondiranno dapprima tre iniziative – su un totale di 14 presentate – da attuare nella dimensione comunale, sia sfruttando l’autonomia decisionale dell’ente locale sia nell’esecuzione di compiti delegati dal Cantone o dalla Confederazione.  
Tutte le iniziative che saranno discusse sono state selezionate per la loro capacità di stimolare collaborazioni innovative e sviluppare azioni che accrescano il benessere delle realtà comunali.
I progetti spaziano da soluzioni per ridurre lo stress termico causato dalle ondate di calore a politiche d’integrazione sociale per la coesione delle comunità, fino a uno sguardo sui servizi extrascolastici, a riflessioni sulle strutture sportive per l’impatto positivo sulla salute, all’economia regionale.  
La giornata proseguirà con una tavola rotonda, alla quale parteciperanno esponenti della politica comunale e cantonale, uno specialista di relazioni personali e il Consigliere di Stato Norman Gobbi. L’intento è di dibattere sul modo migliore per mettere in rete i due livelli di governo, alla ricerca di modalità di collaborazione che tengano conto dei nuovi bisogni dei cittadini.  
L’appuntamento è per giovedì 8 maggio 2025, a partire dalle 14.00, nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona. La tavola rotonda – dalle 17.00 alle 18.15 – potrà essere seguita anche in diretta streaming.  
La partecipazione al Simposio è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 28 aprile 2025 tramite il formulario pubblicato sul sito web www.ti.ch/eventisel – indirizzo al quale è possibile consultare anche il programma dettagliato del pomeriggio.   

 

Il 2024 della Sezione antidroga (SAD)

Il 2024 della Sezione antidroga (SAD)

Comunicato stampa

Nel 2024 la situazione relativa al consumo e allo spaccio di sostanze stupefacenti in Ticino è rimasta in gran parte invariata ed è allineata a quella a livello federale. Tra le principali droghe consumate, la cannabis si conferma al primo posto, seguita dalla cocaina e dall’eroina. La Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale rileva una sostanziale stabilità nella diffusione delle droghe tradizionali, con il consolidamento di tendenze già emerse nel 2023. Tra queste, si segnala un incremento del consumo di crack. Sebbene il fenomeno resti circoscritto, con quantitativi contenuti e casi isolati, la ketamina rappresenta invece un elemento di novità sul piano delle inchieste.   

I sequestri di sostanze non evidenziano variazioni particolari nei fenomeni illeciti legati al traffico di stupefacenti. Eventuali divergenze rispetto all’anno precedente dipendono dalle specifiche dinamiche di ciascuna attività investigativa. Nel complesso, nel 2024 sono stati sequestrati 12 kg di marijuana (150.5 nel 2023), 68 kg di hashish (34.9), 37.9 kg di cocaina (28.2), 2 kg di eroina (9.9), 818 gr di MDMA, 202 gr di anfetamina (173), 262 gr di ecstasy (150), 176 gr di LSD (42), 278 gr di ketamina (13), 6 gr di metanfetamina (39) nonché 1’029 piante di canapa (472). Si tratta in gran parte di singoli fermi e sequestri di sostanze, avvenuti in entrata o uscita dal territorio cantonale, con destinazione il Nord Europa o l’Italia. Gli arresti sono stati 78 (96), mentre le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono stabili a 1’085 (1’086 nel 2023). Fra queste si contano 141 (129) minorenni. Si sono inoltre contati 11 (9) decessi dovuti a overdose. Le attività investigative e i fermi dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) hanno portato inoltre a importanti sequestri di denaro per un ammontare di circa 242’000 franchi e 748’000 euro.
Lo spaccio di eroina e cocaina è gestito prevalentemente da organizzazioni albanesi che fanno capo a loro connazionali, spesso ospitati da tossicodipendenti locali in cambio di droga. Questi ultimi forniscono non solo un appoggio logistico, ma fungono anche da intermediari, spacciando a loro volta. Recentemente hanno ampliato la loro presenza nelle zone periferiche, alloggiando anche in strutture ricettive turistiche come Bed and Breakfast (B&B), campeggi o piccole pensioni. La cocaina può arrivare sia da sud sia da nord, a seconda delle rotte prese e dei porti d’ingresso in Europa. La globalizzazione ha notevolmente influenzato i traffici internazionali di droga, offrendo maggiore flessibilità logistica ai trafficanti e moltiplicando i canali disponibili in risposta ai cambiamenti nei controlli sulle rotte o alle operazioni di contrasto delle forze dell’ordine. Accanto a numerosi arresti e sequestri, le organizzazioni mostrano una notevole capacità di adattamento, inviando continuamente giovani spacciatori, noti come “cavallini”, per sostituire quelli arrestati e mantenere attivo il mercato.
Tra le diverse attività investigative, si segnala quella relativa a un traffico di hashish, canapa e derivati che ha interessato prevalentemente il Mendrisiotto. A seguito dell’arresto di un 26enne svizzero nel mese di luglio, è emersa un’attività di spaccio che ha portato all’interrogatorio di un’ottantina di acquirenti, principalmente giovani adulti. Le analisi sullo stupefacente sequestrato hanno rivelato un contenuto di THC (il principio attivo responsabile dell’effetto stupefacente nella canapa e nei suoi derivati) vicino al 30%. Rispetto al 10-15% usuale, questa percentuale elevata mette in evidenza i rischi per la salute, sia per i consumatori occasionali sia per quelli regolari, e in particolare tra i giovani.
Il 2024 ha registrato un incremento del consumo di crack, sostanza comparsa in alcune aree del Cantone seguendo una tendenza già presente a livello nazionale. Le indagini condotte hanno portato a sequestri di piccole quantità, spesso inferiori al grammo e destinate al consumo locale, evidenziando al momento la mancanza di traffici significativi di crack già pronto all’uso.
Nonostante si tratti di un fenomeno circoscritto, caratterizzato da quantitativi contenuti e casi isolati, la comparsa della ketamina rappresenta invece un elemento di novità. Parallelamente ad alcuni sequestri, in due circostanze si è giunti all’ospedalizzazione di alcuni giovani consumatori.
Oltre a mantenere alta la vigilanza su tutti i fenomeni descritti, collaborando con istituzioni educative e organizzazioni locali per sensibilizzare la comunità e adottare misure preventive e repressive mirate, la Polizia cantonale sottolinea l’estrema pericolosità del consumo di determinate sostanze, come il crack, che crea facilmente dipendenza a causa degli effetti istantanei ma effimeri, e la ketamina, sostanza analgesica il cui uso prolungato in contesti non medici può causare problemi di memoria, dipendenza e, nei casi più gravi, danni permanenti alla salute.

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Comunicato stampa

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato nei giorni scorsi Pascal Lüthi, Direttore dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), per un importante momento di confronto e coordinamento sul tema della sicurezza dei confini. All’incontro erano presenti anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il capo Dogana Sud Silvio Tognetti.  

L’incontro ha permesso di fare il punto sull’efficace collaborazione tra le autorità cantonali ticinesi e l’UDSC, in particolare nel contrasto alla criminalità transfrontaliera e alla migrazione irregolare. Entrambe le parti hanno sottolineato come il lavoro sinergico, rafforzato negli ultimi anni, rappresenti un elemento fondamentale per garantire la sicurezza del territorio cantonale e nazionale.  
Gobbi e Lüthi hanno espresso reciproca soddisfazione per i risultati raggiunti grazie alla cooperazione operativa tra la Polizia cantonale e la Dogana Sud. Le attività congiunte, le pattuglie miste e lo scambio costante di informazioni stanno dando concreti frutti, rendendo più efficaci i controlli e più tempestivi gli interventi. Anche nel corso dei prossimi mesi verranno implementate attività congiunte preventive e di contrasto nei vari campi d’azione dei due Corpi.  
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’impegno comune a proseguire su questa via, rafforzando ulteriormente gli strumenti di cooperazione e coordinamento per rispondere in modo sempre più efficace alle sfide legate alla sicurezza dei confini.  

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

1995-2025: 30 anni della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato

Il 2 aprile 1995 è una data spartiacque nella politica ticinese: quel giorno, Marco Borradori venne eletto in Consiglio di Stato, segnando l’ingresso della Lega dei Ticinesi nell’esecutivo cantonale.
A trent’anni di distanza, quell’evento rappresenta non solo una vittoria elettorale, ma l’inizio di una trasformazione profonda del panorama politico del Canton Ticino.
“Borradori,” ricorda Norman Gobbi, “è stato una figura carismatica e pragmatica, il volto istituzionale di un movimento nato come protesta e rapidamente divenuto forza di governo.
La sua elezione consacrò un partito che, fondato nel 1991 da Giuliano Bignasca, aveva saputo conquistare consensi con temi come l’autonomia ticinese, la lotta alla burocrazia e l’opposizione al centralismo di Berna”.
Nei suoi diciotto anni di mandato nel Consiglio di Stato (1995-2013), Borradori guidò il Dipartimento del territorio, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture cantonali e consolidando la credibilità della Lega come forza di governo. “ La sua capacità di mediazione e il suo approccio pragmatico gli valsero stima anche al di fuori dell’elettorato leghista, portandolo a essere rieletto con largo consenso”, prosegue Gobbi.

Il triplete e l’eredità di Bignasca
L’anno 2013 fu un altro momento chiave per la Lega, anche se segnato da un evento doloroso. Giuliano Bignasca, figura dirompente e leader carismatico del nostro movimento, scomparve ad inizio marzo di quell’anno. La sua morte rappresentò uno shock, ma il suo lascito politico si concretizzò in un trionfo elettorale storico: la Lega conquistò per la prima volta tre seggi su sette in Municipio a Lugano ma soprattutto Marco Borradori venne eletto sindaco della principale città ticinese. Fu il cosiddetto “triplete”, oltre a confermare la propria presenza nel Consiglio di Stato. Quella vittoria postuma fu il sigillo della strategia politica di Bignasca, dimostrando che il movimento da lui fondato aveva radici profonde nel tessuto ticinese.

Dal Cantone al Municipio di Lugano
Il passaggio di Borradori alla carica di sindaco di Lugano nel 2013 non segnò un arretramento della Lega, ma l’inizio di una nuova fase.
“Il movimento riuscì a mantenere e rafforzare la propria rappresentanza nell’esecutivo cantonale, a conferma che la rivoluzione iniziata nel 1995 aveva modificato in modo irreversibile la politica ticinese,” sottolinea Gobbi.
La scomparsa prematura di Borradori nell’agosto 2021, mentre era ancora in carica come sindaco, ha commosso l’intero Cantone, oltrepassando le divisioni politiche. “La sua figura rimane emblematica di un modo di fare politica che ha saputo coniugare le istanze della cittadinanza con la responsabilità di governo,” aggiunge Gobbi. “A 30 anni da quella storica elezione, la Lega dei Ticinesi resta una forza significativa, sebbene abbia affrontato trasformazioni e sfide, compresa la perdita di due leader come Bignasca e Borradori”.

Lo spirito dei fondatori
La presenza trentennale della Lega in Consiglio di Stato ha contribuito a ridisegnare l’identità politica del Ticino, affrontando temi cruciali come i rapporti con l’Italia, la questione dei frontalieri, l’immigrazione e la difesa dell’identità locale in un contesto globalizzato.
“Questi restano argomenti centrali nel dibattito pubblico e continuano a definire l’agenda politica cantonale,” insiste Gobbi. “Guardando a questi tre decenni, è evidente che l’elezione di Borradori non fu solo l’affermazione di un movimento, ma il segnale di un cambiamento più profondo nella cultura politica ticinese”, conclude Gobbi. “Da forza di protesta a elemento stabile di governo, la Lega ha dovuto affrontare le sfide di un mondo sempre più interconnesso, cercando di mantenere vivo lo spirito originario di autonomia e identità locale che aveva animato i suoi fondatori”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

“Un Movimento di rottura”

“Un Movimento di rottura”

30 anni di Lega in Governo

Ne parliamo con alcuni protagonisti di quel 1995: Pantani, Foletti e Castelli

Quando la Lega vide la luce, ad inizio dell’ormai lontano 1991, i soliti “esperti” (politici e giornalisti) dissero che sarebbe durata qualche mese: il medesimo pronostico, clamorosamente toppato, che venne formulato l’anno precedente, in occasione della nascita del Mattino.
Invece, già alle prime elezioni cantonali cui si presentò, quelle dell’aprile 1991, la Lega ottenne un risultato di tutto rispetto, mancando l’ingresso in Consiglio di Stato solo per qualche punto percentuale. La crescita proseguì impetuosa ai successivi appuntamenti con le urne: le federali del 1991, in cui la Lega portò Flavio Maspoli e Marco Borradori in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati, e le comunali del 1992, che permisero al Movimento di staccare seggi in numerosi municipi, città incluse (due posti nell’Esecutivo di Lugano, con Marco Borradori e Giorgio Salvadé, tanto per dirne una).
Arrivarono poi le elezioni cantonali del 1995. Furono caratterizzate dall’accesa competizione tra Borradori e Maspoli, con Flavio che organizzò pure un tour elettorale in torpedone. A spuntarla, come pronosticato dal Nano, fu tuttavia un giovane Marco Borradori, soprannominato “il volto pulito della Lega” che divenne così il primo – e popolarissimo – Consigliere di Stato del Movimento. Per la Lega, la sua elezione fu un vero terno a lotto.
In questi 30 anni di governo, la Lega, come un fiume in piena, ha scolpito il territorio politico del Ticino, arricchendolo di successi, insegnamenti e ammettiamolo… anche di qualche inciampo. Ne parliamo con chi ha vissuto quell’anno, il 1995, come la prima campagna politica o l’inizio della propria carriera politica dietro i banchi del Palazzo delle Orsoline: Roberta Pantani, Michele Foletti e Christian Castelli.

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Roberta Pantani
“Borradori, una grande sorpresa”

Sono passati 30 anni dall’ingresso della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato. Qual è la prima sensazione che prova ripensando a quel periodo?
Sembra incredibile, ma mi sembra ieri. Il tempo è volato e mi sconvolge pensare che sono già passati tre decenni. La Lega, sin dal suo ingresso in politica, ha rappresentato una forza dirompente, capace di sconvolgere non solo il panorama politico cantonale, ma anche la mentalità dei cittadini ticinesi. Già con l’uscita del Mattino della Domenica, nei primi anni ’90, si era capito che qualcosa stava cambiando. Poi, con l’elezione di Marco Borradori in Consiglio di Stato, il cambiamento è diventato realtà.

Nel 1995 molti si aspettavano l’elezione di Flavio Maspoli, ma alla fine fu Marco Borradori a conquistare il seggio. Che ricordi ha di quella campagna elettorale?
Fu una grande sorpresa. Marco Borradori vinse giocando da outsider, mentre tutti davano per scontato l’ingresso di Maspoli in governo. Maspoli non la prese benissimo, ma quello fu l’inizio della carriera politica sfavillante di Borradori. Personalmente, quella campagna l’ho vissuta da lontano, anche perché in famiglia c’era mio padre che per la prima volta si presentava per il Gran Consiglio – e fu brillantemente eletto – e poi perché ero incinta del mio secondo figlio.

Con l’ingresso della Lega in Consiglio di Stato cambiarono anche gli equilibri di potere. Come visse quel momento?
Ci fu un vero e proprio scossone nel sistema politico ticinese. Un cambiamento che si rifletté anche nelle nomine nei consigli di amministrazione degli enti statali e parastatali. Ricordo bene che alla fine del ’96 ricevetti una telefonata: “Vai in BancaStato.” E io, semplicemente, obbedii. Era un periodo in cui si vedevano cambiare molte cose, e la Lega si trovò improvvisamente a dover gestire il potere, con tutte le responsabilità che ne derivavano.

In questi anni la Lega ha fatto tante promesse. C’è qualcosa che secondo lei non è stato mantenuto?
Sarò scontata, ma sui radar non abbiamo fatto una gran figura. All’inizio combattevamo contro le imposizioni dall’alto con la Carovana della Libertà, denunciavamo le restrizioni e difendevamo i cittadini. Poi, alla fine, ogni ticinese si è ritrovato a pagare multe per eccesso di velocità. È una cosa che ancora oggi mi disturba. Ci tengo a precisare che io non ho mai preso un radar e non mi è mai stata ritirata la patente, ma il punto non è questo: il problema è che abbiamo dato un messaggio e poi non siamo riusciti a mantenerlo fino in fondo.

La politica è cambiata molto rispetto a 30 anni fa. Come vede le nuove generazioni di leghisti?
Oggi vedo meno grinta, meno determinazione. Quando noi abbiamo iniziato, dovevamo farci conoscere e far sentire la nostra voce in modo concreto, perché non c’erano i social dove bastava postare una foto per farsi notare. Bisognava metterci la faccia, e questo ha significato anche ricevere tanti colpi, non solo metaforici. Io, Foletti, e tanti altri abbiamo preso “calci nei denti” – per non dire altrove – e siamo andati avanti lo stesso. Oggi ho la sensazione che se un giovane entra in politica e dopo due settimane prende una critica, lascia perdere.

Guardando indietro, ha qualche rimpianto?
Nessuno. Ho sempre creduto in quello che ho fatto, e i fatti mi hanno dato ragione. Se tornassi indietro, rifarei tutto esattamente allo stesso modo. La Lega mi ha insegnato tanto, mi ha forgiato e mi ha fatto diventare la persona che sono oggi.

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Michele Foletti
“Abbiamo cambiato la politica ticinese”

Michele Foletti, lei nel 1995 era alla sua prima candidatura. Che ricordi ha di quella campagna?
Per me era la prima volta in lista per il Gran Consiglio. I reduci della storica lista del ’91 c’erano ancora, come Max Robbiani e ovviamente Antonella Bignasca. Ricordo anche il clima acceso di quegli anni: Flavio Maspoli aveva aperto L’Altra Notizia e iniziato ad attaccare duramente Marco Borradori, accusandolo di essere un leghista annacquato.

E lei come visse questa tensione interna?
Mi ritrovai nel mezzo. Un giorno mi intervistarono a TeleTicino – o forse si chiamava ancora Telecampione – e io difesi pubblicamente Borradori. Maspoli, inutile dirlo, non la prese bene. Dopo la vittoria di Marco, Maspoli era capogruppo in Gran Consiglio e me la fece pagare: nonostante la mia buona elezione, mi confinò per quattro anni nella Commissione bonifiche fondiarie.

Guardando alla Lega di oggi, si riconosce ancora in quel movimento?
No, la Lega di allora e quella di oggi sono due cose completamente diverse. Ai tempi era un movimento di ribellione contro un sistema politico vecchio, clientelare. C’erano i “tavoli di sasso”, dove i presidenti di due o tre partiti decidevano le sorti del Cantone. Noi abbiamo rotto quel sistema.

Questo cambiamento è stato un successo o un limite?
Un successo, perché la Lega ha costretto tutti a cambiare modo di fare politica. Certo, oggi non avrebbe più senso riproporre quella stessa Lega barricadera. Sarebbe antistorico.

Alcuni, però, dicono che, entrati nelle stanze dei bottoni, abbiate perso lo spirito originario.
È normale. Quando hai responsabilità di governo, devi comportarti in modo diverso. Il problema è che oggi tutti i partiti preferiscono stare all’opposizione piuttosto che governare. Se si vuole davvero tornare a essere barricaderi, allora bisogna uscire dal governo e fare solo opposizione. Ma è davvero la soluzione migliore?

C’è una promessa della Lega che non è stata mantenuta?
Due, direi: le casse malati e i frontalieri. Non potevamo certo risolverli da soli. Ma si poteva spingere di più. Il problema delle casse malati, poi, non lo risolverà mai nessuno!

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Christian Castelli
“Sono ricordi indelebili”

Qual è il primo ricordo di quel periodo?
Così di primo acchito direi che la campagna elettorale del 1995 fu caratterizzata da un grande fermento politico. Con l’entrata di un nuovo movimento politico – guai a chiamarlo partito – in Ticino la domanda che si poneva non era tanto se, ma fino a che punto la Lega avrebbe cambiato gli equilibri in essere.

La passione per la politica, per certi versi, travalicava quanto il politico potesse effettivamente influenzare.
Anche grazie ad un approccio diretto, a tratti provocatorio, temi quali le questioni locali, il lavoro, l’economia e l’identità culturale la fecero da padroni in quella campagna elettorale di 30 anni fa.

Ha un aneddoto della campagna?
I ricordi sono quelli di comizi molto animati, di dibattiti politici accesi, candidati che cercavano visibilità in un mondo senza ‘social’. A quel tempo la differenza la faceva la stampa scritta e parlata. Se fare campagna con visibilità mediatica non assicurava il successo, farlo senza garantiva la sconfitta. In questo il fatto che fossi anche candidato al Consiglio di Stato, oltre che in Gran Consiglio, fu sicuramente di aiuto. Anche perché mezzi finanziari – all’epoca ero studente – non ne avevo per cartelloni o santini.
Dunque dovetti sfruttare l’unica apparizione in televisione per profilarmi. E, seppur a distanza di 30 anni, l’aneddoto che meglio ricordo è questo: accadde che mio padre un giorno mentre pranzavamo in famiglia mi raccontò che quella mattina, mentre si recava in bus in città, un suo conoscente lo salutò chiamandolo per cognome. Di lì a breve una persona che non lo conosceva gli chiese se fosse parente del ‘Castelli il giovane candidato che partecipò la sera prima al dibattito in TV’. Mio padre disse che era suo figlio e lui gli chiese di farmi i complimenti.
Se ho imparato qualcosa da quell’episodio, è che nella vita uno deve sempre cercare di dare il meglio di sé. Sembrerà vano, ma qualcuno che osserva e che apprezza c’è sempre. E a lungo andare questo aiuta a coltivare professionalità, disciplina e competenze.

Articolo e interviste pubblicate nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Il nostro è un Cantone sicuro!

Il nostro è un Cantone sicuro!

Nel corso dell’ultimo anno la Polizia cantonale ticinese ha affrontato sfide complesse, dimostrando prontezza e determinazione nel garantire la sicurezza della comunità. “In situazioni eccezionali, come la grave alluvione in Valle Maggia”, esordisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni,  “un coordinamento rapido ha permesso di contenere i danni e offrire immediato supporto alle popolazioni colpite, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo”.
“Nonostante il Ticino sia un Cantone di transito e di frontiera, con importanti implicazioni sulla sicurezza, le attività di contrasto ai reati, sia contro il patrimonio, sia violenti, hanno progressivamente ridotto gli episodi di furto, mentre furti con effrazione e rapine sono stati contenuti grazie a interventi tempestivi e a una solida rete di collaborazione a livello cantonale e internazionale”, prosegue Gobbi, aggiungendo inoltre che “le misure di prevenzione e il rapido intervento nei casi di tensioni domestiche abbiano inoltre limitato l’impatto della violenza familiare, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Anche sul fronte del traffico si è registrata una leggera riduzione degli incidenti, nonostante alcuni eventi gravi abbiano messo in luce la necessità di aggiornare le competenze dei conducenti, soprattutto in età avanzata, aspetto che, prosegue Gobbi, “ha comportato  la creazione di progetti dedicati alla formazione e all’aggiornamento con l’obiettivo di favorire una guida più sicura, adattandosi alle esigenze di una popolazione che invecchia e che richiede supporto per mantenere elevati standard di sicurezza”.
Infine, l’incremento dei reati digitali ha richiesto strategie innovative e una stretta collaborazione internazionale per contrastare truffe e abusi informatici. “Il bilancio dell’anno testimonia un percorso di crescita e consolidamento delle attività di prevenzione e intervento, evidenziando come il sistema di sicurezza ticinese, grazie al continuo aggiornamento degli strumenti operativi e alla formazione del personale, sia capace di proteggere efficacemente un territorio complesso e in continua evoluzione”, conclude il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

Lo storico Fabrizio Viscontini analizza i matrimoni tra Comuni in Leventina in vista dell’appuntamento alle urne di domenica 6 aprile a Quinto e Giornico – «Vado oltre: non sarebbe male, in futuro, se ci fosse unicamente un ente locale»

« L’identità storica della Leventina è sempre stata contraddistinta da una forte unità. Quella stessa unità oggi la ritroviamo nelle aggregazioni che portano un nuovo vigore a tutta la valle». Fabrizio Viscontini non ha dubbi. Lo storico, che vive a Faido e che conosce molto bene la realtà locale, ha percorso con noi storia, identità e prospettive di questa regione. Il tutto nell’ottica, naturalmente, delle prossime elezioni del 6 aprile in alta e bassa Leventina che sanciranno la nascita ufficiale dei nuovi Comuni aggregati di Giornico (dall’unione con Bodio) e Quinto (dall’unione con Prato Leventina). Aggregazioni che, secondo il nostro interlocutore, sono l’unico modo per evitare che questa valle diventi una regione periferica, «anche perché non lo è mai stata». «I matrimoni tra Comuni sono una strategia vincente per tutta la Leventina e lo dico avendo vissuto l’esperienza da faidese ». Di più. «Rappresentano un processo centrale e un passo necessario grazie al quale possiamo tornare a pensare il futuro della valle con una nuova forza, fondamentale per la creazione e la realizzazione di progetti importanti».

Far sentire la propria voce
Ma facciamo un passo indietro. « Negli ultimi anni, dal 2006 al 2016, ci sono state aggregazioni in diversi Comuni », spiega Viscontini, «che però hanno toccato soprattutto la media valle, senza interessare né l’alta né la bassa Leventina. Ora, finalmente, ci troviamo davanti a due unioni anche in queste zone con Quinto e Giornico». È importante, dunque, osservare da vicino il fenomeno per capirne il senso e l’importanza. «Prima di queste spinte aggregative in Leventina si contavano ben 21 Comuni», ricorda il nostro interlocutore. « Le unioni che ci sono state hanno permesso la creazione di un ente locale più grande, che può portare avanti strategie economiche più incisive, aumentare la propria disponibilità finanziaria e contare su una maggiore forza demografica ». Senza dimenticare l’impatto politico. «Un Comune più grande, infatti, può fare sentire meglio la propria voce e le proprie esigenze davanti al Cantone».

Spirito e identità
Lo spirito dell’aggregazione, secondo Viscontini, si riallaccia al forte senso di unione che caratterizza la storia dell’intera valle fin dai tempi antichi. «I 21 Comuni di Leventina che esistevano prima delle aggregazioni sono stati creati in tempi relativamente recenti: con la Legge patriziale del 1857 che ha separato il Comune patriziale da quello politico. Questi enti, come li conosciamo oggi, hanno dunque 150 anni di storia ». Ma come era l’amministrazione della valle prima della nascita degli enti locali? «Bisogna tornare indietro attorno all’anno 1000 », spiega il nostro interlocutore, «quando esistevano 10 grandi Comuni rurali (vicinanze). Ed esisteva soprattutto una forte unità identitaria». Questo nonostante il controllo del territorio da parte di poteri esterni. «Anche se la Leventina dal 948 al 1480 dipese politicamente dai canonici della chiesa di San Ambrogio di Milano – ed era presente un governatore ( Podestà) proveniente dall’esterno – è sempre esistito un Consiglio di valle, tribunale di seconda istanza e organo amministrativo superiore a livello regionale, e un Parlamento che si riuniva nel mese di maggio a Faido». Un’identità a livello amministrativo, giudiziario e politico, mantenuta anche più avanti, come baliaggio del Cantone sovrano di Uri (14801798): «Almeno fino alla cosiddetta “ Rivolta di Leventina” del 1755 – in realtà si trattò di una protesta – c’era sì il landfogto inviato da Oltralpe, ma comunque esistevano sempre il Consiglio di valle, il Parlamento e i notabili leventinesi partecipavano al governo balivale».

La crisi industriale
Arrivando invece a tempi più recenti, quelli dello sviluppo industriale, la Leventina ha conosciuto un periodo di forte crescita economica, anche in virtù della sua posizione geografica strategica: una via di collegamento tra il Sud e il Nord delle Alpi. «Si è passati dalle mulattiere alla strada carrabile. Poi è arrivata la ferrovia, la Gotthardbahn e, infine, l’autostrada», spiega Viscontini. Ma non solo viabilità: «La valle ha prosperato nel periodo del boom economico grazie alla presenza delle fabbriche, una su tutte la Monteforno, e dei servizi. E c’erano anche diversi posti di lavoro creati grazie alla linea ferroviaria». Un boom destinato però a spegnersi nel corso degli anni ’90. «In quel momento per la regione inizia un periodo di crisi economica: chiudono alcune fabbriche e viene meno anche la presenza del personale ferroviario. La valle inizia quindi a trovarsi in difficoltà». Arriva poi AlpTransit, una grande opera, certo. «Ma, per la prima volta nella storia, una importante via di comunicazione non attraversa la Leventina, ci passa sotto».

Chiudere il cerchio
Il rischio – ribadisce Viscontini – è quindi quello che attualmente la regione, sugli strascichi di questa crisi, rischi sempre più di diventare una periferia. A pesare non è solo la chiusura degli stabilimenti industriali: «A questo si aggiungono anche le perdite demografiche della valle, una tendenza che ha iniziato ad essere importante soprattutto negli anni ’90 ». Ed ecco, quindi, la necessità di attuare le aggregazioni. «Trovandosi in una situazione di crisi i Comuni sono spinti a collaborare tra loro. E questa collaborazione significa aggregazione », spiega il nostro interlocutore, auspicando anche che si continui in questa direzione e che – come riportato anche nel messaggio del Governo – si arrivi a formare tre Comuni. «Bassa, media e alta Leventina, come in Valle di Blenio ». Ma non solo. « Dal mio punto di vista personale ritengo che alla fine debba nascere un unico Comune di Leventina », andando così a chiudere il cerchio e «ritrovando questa identità culturale e storica che in passato è esistita per secoli».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 marzo 2025 del Corriere del Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che mercoledì 26 e giovedì 27 marzo ha avuto l’onore di ospitare, per la quarta volta dal 2011 in Ticino, la riunione della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia (CLDJP), della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Asilo e Migrazione (CLDAM) e della Conferenza Latina dei Direttori degli Affari Militari e della Protezione Civile (CLAMPP).  

Le Conferenze latine riuniscono i Consiglieri di Stato dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino. Alla CLDJP hanno partecipato anche i Comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili dei settori dell’esecuzione delle pene e delle misure.  

L’incontro, svoltosi nella regione del Malcantone, ha rappresentato un’importante occasione di confronto su tematiche di grande attualità, tra cui l’aumento generalizzato delle giornate di carcerazione negli istituti cantonali e la revisione del Concordato sull’esecuzione delle pene detentive e delle misure per adulti e giovani adulti nei cantoni latini. Il Canton Ticino aderisce parzialmente a questo Concordato, la cui modifica sarà sottoposta prossimamente al Parlamento cantonale.  

In ambito di polizia, si è discusso del rafforzamento della cooperazione intercantonale tra le forze dell’ordine dei cantoni romandi e quella ticinese, in particolare nella lotta alla criminalità. Un tema reso ancora più attuale dai dati pubblicati nei giorni scorsi dalla statistica criminale svizzera, che evidenziano un aumento dell’8% dei reati.  

Durante la riunione della CLDJP è stato salutato il presidente Frédéric Favre, Consigliere di Stato vallesano, che lascia la politica per assumere il ruolo di CEO dell’Associazione Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2038. È stato inoltre congedato il Consigliere di Stato del Canton Neuchâtel Alain Ribaux, co-presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia, che terminerà il proprio mandato a maggio. Infine, la CLDJP ha salutato il Segretario generale Blaise Péquignot, prossimo al pensionamento, dando il benvenuto al suo successore Christian Clerici. 

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Comunicato stampa

Nel 2024 i Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno sono stati coinvolti in numerosi interventi legati alla media e grande criminalità. In particolare sul territorio cantonale sono stati registrati tre omicidi (1 nel 2023), due a Chiasso e uno a Morbio Inferiore. Le inchieste avviate per tentato omicidio sono state 27, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (23). In diminuzione per contro i reati di lesioni personali gravi, passati da 40 a 25, e di lesioni semplici, da 483 a 397. Le inchieste riguardanti le rapine indicano una sostanziale stabilità, con 36 (34) casi.

Tra i fatti più gravi del 2024 e che hanno coinvolto gli/le inquirenti dei Commissariati emergono tre omicidi, tutti avvenuti nel Mendrisiotto. In due casi le vittime sono state donne, uccise da uomini, mentre nell’altro caso un uomo è stato ucciso da un altro uomo. A inizio marzo a Chiasso, un 27enne cittadino somalo residente nella cittadina di confine si è recato presso l’abitazione di un conoscente, un 50enne cittadino svizzero, presumibilmente alla ricerca di sostanze stupefacenti. Durante l’incontro è scoppiata una lite durante la quale il giovane ha colpito il 50enne con più fendenti di arma da taglio, causandone il decesso sul posto. Sempre a Chiasso, nel mese di settembre, un intervento di polizia per un allarme AED (Automated external defibrillator) ha portato all’apertura di un procedimento penale per assassinio. La vittima, una 40enne cittadina srilankese, è stata rinvenuta senza vita all’interno del proprio appartamento. A seguito degli accertamenti d’inchiesta e degli interrogatori sono stati arrestati il marito della donna, un 44enne srilankese, e il fratello di lui, un 49enne srilankese, fermato in Italia in provincia di Bergamo e successivamente estradato. A fine novembre a Morbio Inferiore una 65enne cittadina italiana residente in Italia, ospite presso la casa della sorella per motivi di salute, è stata uccisa dal cognato, un 68enne cittadino italiano, che ha confessato il crimine.
Con un’incidenza più marcata nel Mendrisiotto e nel Luganese, sono state 27 (23) le inchieste avviate per tentato omicidio a seguito di aggressioni con arma da taglio o colpi sferrati con violenza.
Lo scorso anno le rapine registrate sono state 36 (34 nel 2023). In diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni scaturite per motivi diversi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese seguita dal Mendrisiotto, mentre il Sopraceneri è coinvolto solo in un caso su cinque. Nell’89% dei casi gli autori sono stati identificati, tutti o in parte, e si è proceduto al loro arresto o all’emanazione di ordini di arresto a livello nazionale o internazionale. Le persone implicate sono state complessivamente 133, di cui 108 identificate. Le rapine alle stazioni di servizio sono state cinque, di cui una tentata. Anche se in massima parte questi reati avvengono in luoghi pubblici (sulla pubblica via, in stazioni o esercizi pubblici), sono state prese di mira alcune abitazioni private. In un caso una conoscente dell’anziana vittima l’ha aggredita al suo domicilio dopo essersi vista rifiutare del denaro. In altri due casi alla base dei fatti vi sono dei debiti legati all’acquisto e alla vendita di sostanze stupefacenti.
La rapina ad aver avuto particolare risonanza sui media ticinesi, svizzeri e anche esteri, è quella avvenuta a inizio luglio in pieno giorno in una gioielleria nel centro di Lugano. Il tempestivo intervento di due agenti della Polizia Città di Lugano ha permesso il fermo degli autori e il recupero della refurtiva. La banda ha agito con modalità lampo conosciute oramai in tutta Europa. Complessivamente, gli accertamenti effettuati dagli e dalle inquirenti della Polizia cantonale hanno visto finire in detenzione preventiva sette persone. Oltre ai quattro autori materiali, è stato infatti possibile stabilire il coinvolgimento di tre altre persone. Protrattosi per diversi mesi, questo lavoro di indagine è stato scandito da una fitta collaborazione con le autorità estere. A seguito dei mandati di cattura internazionale firmati dalla Magistratura ticinese si è così arrivati all’arresto dei sospetti complici, poi estradati dall’Italia e dall’Ungheria. Buona parte dei membri della banda ha precedenti specifici o è oggetto di procedimenti penali in altri Paesi europei per reati analoghi.
Particolarmente impegnativa è stata inoltre l’inchiesta, sviluppata su più fronti, legata ai disordini avvenuti a margine dell’incontro di hockey Ambrì-Piotta – Lugano dell’11.10.2024. Gli accertamenti hanno riguardato il lancio di un oggetto pirotecnico presso la Gottardo Arena di Ambrì, per cui due persone sono finite in manette. Vi è stato poi il successivo episodio di violenza, avvenuto alcune ore dopo la partita, in territorio di Rivera. In questo caso le indagini hanno permesso di individuare e arrestare, in tre momenti distinti, 19 persone coinvolte a titolo diverso nei fatti.
Infine, lo scorso anno sono stati registrati un totale di 380 infortuni (un dato in linea con gli scorsi anni), per i quali l’intervento della Polizia giudiziaria è stato necessario in una ventina di casi. Le principali casistiche si riscontrano nei settori edilizio/industriale, domestico e montano. Si evidenzia che la maggior parte di questi infortuni è da ricondurre al mancato rispetto delle norme di sicurezza, all’uso di un equipaggiamento non conforme o alla disattenzione.

Nuove disposizioni notarili in Ticino: maggiore flessibilità con le assemblee societarie a distanza

Nuove disposizioni notarili in Ticino: maggiore flessibilità con le assemblee societarie a distanza

Comunicato stampa

Il Canton Ticino ha adeguato le disposizioni notarili per permettere ai notai ticinesi di rogare mediante atto pubblico i verbali di assemblee societarie tenute in più sedi simultaneamente, anche all’estero, e in modalità virtuale. Questa apertura offre maggiore flessibilità alle imprese e amplia la gamma dei servizi notarili.

Dal 1° gennaio 2023 sono entrate in vigore alcune importanti modifiche legislative nel diritto societario svizzero. È stata in particolare introdotta una maggiore flessibilità per la tenuta delle assemblee societarie. Ora è possibile svolgere le riunioni in più sedi contemporaneamente, anche all’estero, oppure interamente in formato elettronico tramite assemblee virtuali. Grazie agli strumenti di comunicazione digitale, i partecipanti possono intervenire e votare in tempo reale, senza limitazioni geografiche.

Le decisioni societarie che comportano una modifica degli atti costitutivi della società richiedono l’atto pubblico. La tradizionale tecnica notarile si fonda sul principio dell’unità dell’atto, che richiede la contemporanea presenza del notaio e delle parti in un unico luogo e tempo. Le nuove possibilità di tenuta assembleare incidono fortemente sull’elemento del luogo, che diventa multiplo o virtuale. Il principio dell’unità dell’atto deve quindi essere allentato per permettere al notaio una rogazione a distanza.

Il Canton Ticino ha di conseguenza adeguato il proprio quadro normativo notarile. Il Consiglio di Stato, su iniziativa del Dipartimento delle istituzioni, ha istituito lo scorso anno un Gruppo di lavoro in collaborazione con l’Ordine dei Notai del Canton Ticino, che ha portato alla redazione di tre nuovi articoli del Regolamento sul notariato (artt. 41b-41d RN), entrati ufficialmente in vigore nel febbraio 2025. Grazie alle nuove disposizioni, oggi il notaio ticinese ha la possibilità di protocollare a distanza con atto pubblico i verbali di assemblee societarie tenute con le nuove modalità. La condizione imprescindibile è che il notaio si trovi fisicamente a operare sul territorio ticinese.

Questa innovazione rappresenta un’importante opportunità per le imprese, offrendo maggiore flessibilità organizzativa, e per i notai ticinesi, ampliando la gamma dei servizi che possono offrire ai loro clienti in un contesto sempre più digitalizzato e globale.