Gobbi: “La Svizzera è un Paese con una profonda cultura politica”

Gobbi: “La Svizzera è un Paese con una profonda cultura politica”

Norman Gobbi “risponde” a Steve Bannon, che ai microfoni della RSI ha definito i politici svizzeri corrotti

Intervistato dal nostro corrispondente Massimiliano Herber a margine della conferenza dei conservatori americani di Washington, l’esponente del movimento MAGA Steve Bannon – che non riveste un ruolo ufficiale nell’amministrazione Trump – ha sferrato un attacco alla Svizzera, definendo i suoi leader “corrotti”. I colleghi di SEIDISERA hanno voluto sentire la reazione di rappresentanti della destra svizzera, raccogliendo l’opinione del direttore del Dipartimento ticinese delle istituzioni Norman Gobbi.

“Non mi sento attaccato da qualcuno che non conosce la realtà elvetica”, ha affermato, “Steve Bannon ha fatto delle affermazioni figlie di un’immagine hollywoodiana della Svizzera, in cui viene sempre vista come la cassaforte dei fondi segreti, quando ormai il segreto bancario, purtroppo, da un lato è ormai defunto”. Secondo Gobbi “l’atteggiamento avuto da Steve Bannon durante tutto il suo intervento è sicuramente lesivo per una destra che in Europa ha un altro tipo di cultura, non vive solo di slogan, ma ha anche delle soluzioni a fronte di problemi reali”. In particolare, si riferisce ai risultati elettorali raccolti in Austria dalla FPÖ e in Francia dal Rassemblement National e alle politiche migratorie dei due partiti.

Lo stretto alleato di Donald Trump (Bannon fu manager della campagna presidenziale nel 2016) è oggi una figura di riferimento per molti rappresentanti dei movimenti di destra. A questo proposito Norman Gobbi si dice preoccupato del fatto che ”la cultura politica in America non sia molto profonda, non affronti i problemi per quello che sono, non conosca molto quello che sono le realtà degli altri paesi.” La Svizzera, invece, secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni “è un paese di centro destra ampiamente consolidato, che ha comunque una profonda cultura politica”. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-%E2%80%9CLa-Svizzera-%C3%A8-un-Paese-con-una-profonda-cultura-politica%E2%80%9D–2616910.html

Il dinamico mondo dell’esecuzione delle pene

Il dinamico mondo dell’esecuzione delle pene

Norman Gobbi sottolinea la complessità della presa a carico dei detenuti

Nell’immaginario comune il carcere è luogo in cui le giornate si susseguono l’una uguale all’altra, scandite dal rumore delle chiavi e connotate da una sorveglianza statica e passiva. Nulla di più falso! 
Secondo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, infatti “a fronte delle nuove sfide poste da sovraoccupazione e fragilizzazione crescente della popolazione carceraria, solo il dinamismo e la progettualità delle persone attive nell’ambito dell’esecuzione della pena riesce a garantire che il processo di risocializzazione si svolga in modo efficiente e nel pieno rispetto della dignità della persona.
Per quanto attiene all’occupazione, il Ticino, continua Gobbi, “come Cantone di frontiera e di transito, è direttamente e sempre più interessato da reati legati al traffico, anche internazionale, di stupefacenti e da reati contro il patrimonio. Soprattutto nel primo caso, le inchieste condotte dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale si dipanano in filoni e sotto-filoni, con un conseguente numero importante di persone tratte in arresto anche simultaneamente che comporta, ad intervalli regolari, un’alta occupazione del carcere giudiziario”.
Ma più che dalla quantità, la vera sfida posta al personale che opera nell’ambito dell’esecuzione della pena è data dalla crescente complessità della presa a carico delle persone detenute.
Secondo il Direttore, “negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo aumento dell’incarcerazione di persone socialmente vulnerabili (persone con dipendenze, persone senza dimora o con problematiche socio-economiche e persone con disturbi psichiatrici pregressi), fenomeno indipendente dal genere o dall’età, che ha causato un incremento di detenzioni anche femminili, di minori e di persone anziane. Questo comporta per collaboratori non solo un incremento della quantità delle persone da seguire tout court, ma anche una crescente complessità gestionale e relazionale.”
Per poter far fronte a queste dinamiche, si sono rese necessarie risposte progettuali e operative, che hanno presupposto iniziativa e dinamismo: accanto a misure a lungo termine, quali lo studio di un nuovo carcere che tenesse conto delle nuove peculiarità della popolazione carceraria, sono stati creati spazi per le persone più vulnerabili o problematiche, si sta edificando una sezione femminile, è stata intensificata la collaborazione tra agenti di custodia, personale medico, operatori sociali e polizia.
E in questo contesto, conclude Gobbi, “una volta di più, la differenza l’hanno fatta, la fanno e la faranno le persone, pronte a mettersi in discussione, a tenersi aggiornate, a reiventare il proprio ruolo pur di agire nel rigore insito nella professione e nell’Umanità imprescindibile richiesta dalla presa a carico delle persone detenute.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica

Al confine sedici migranti: gruppo di lavoro internazionale

Al confine sedici migranti: gruppo di lavoro internazionale

Incontro a Varese tra autorità ticinesi e lombarde sulla trasformazione della ex caserma di Fornasette in un centro di accoglienza

Sedici. Fra tante parole, è forse un numero l’informazione più di spicco dell’incontro di stamattina fra autorità ticinesi e lombarde sulla sistemazione di alcuni migranti – sedici, appunto: questa la capacità massima della struttura – nella ex caserma dei Carabinieri al valico di Fornasette. La prospettiva, che sta creando qualche preoccupazione fra le comunità di Tresa e anche di Luino, è stata al centro di un summit a Varese a cui hanno partecipato, fra gli altri, il prefetto del capoluogo lombardo Salvatore Pasquariello, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il sindaco di Tresa Piero Marchesi e il suo omologo di Luino Enrico Bianchi.
Il principale risultato del tavolo internazionale è la creazione di un gruppo di lavoro, anch’esso internazionale, che accompagni la realizzazione del progetto. Ammesso che venga realizzato, o almeno che venga realizzato lì. Lo stesso prefetto, alla fine della riunione, ha spiegato che il collocamento dei migranti al confine «dipende da tante cose».
Due su tutte: la disponibilità di eventuali alternative e l’evoluzione degli sbarchi. «Noi, in ogni caso, lo stabile alla frontiera lo stiamo ristrutturando, e la prima opzione per il suo utilizzo rimane l’accoglienza dei migranti. Se il progetto andrà avanti, abbiamo già l’impegno di vari attori a fare in modo che queste persone possano essere integrate al meglio e occupate nel loro tempo libero». Pasquariello ha poi definito «legittime» le preoccupazioni espresse a livello locale al di qua e al di là del confine. «A maggior ragione, è importante lavorare insieme».
Gobbi, dal canto suo, ha apprezzato l’incontro «perché ha permesso di avere trasparenza» e ha fatto notare come l’apertura del centro, in ogni caso, «non sarebbe immediata».
La chiarezza al tavolo delle autorità l’ha riconosciuta anche Marchesi, secondo il quale un tema, tuttavia, rimane aperto e preoccupa: «Con la sospensione degli accordi di Dublino da parte dell’Italia, potremmo avere difficoltà a rimpatriare chi eventualmente attraversasse il confine». Il sindaco di Tresa ritiene che sia «giusto incontrarsi, quando vi è preoccupazione tra i cittadini» e che il gruppo di lavoro «tratterà tutti gli aspetti di questa situazione». Per Bianchi, quella di oggi è stata una giornata «molto chiarificatrice». Il sindaco di Luino ha denunciato la volontà di alcuni di «spaventare la cittadinanza», sottolineando che i migranti attesi a Fornasette sono «persone già monitorate e selezionate». «Noi siamo pronti a fare la nostra parte: un amministratore deve occuparsi anche di questioni problematiche, affrontandole con autorità».
 
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Centro asilanti a Fornasette, Svizzera e Italia al lavoro per rassicurare i cittadini

Il sindaco di Tresa esprime preoccupazioni riguardo alla creazione di un centro di accoglienza per richiedenti asilo a Fornasette, a causa del rischio di attraversamenti illegali verso la Svizzera e della sospensione dell’accordo di Dublino. Il Prefetto propone un tavolo di lavoro per monitorare il progetto.
Il tema della creazione di un centro di accoglienza per richiedenti l’asilo a Fornasette, nell’ex caserma dei Carabinieri su territorio italiano, è stato al centro di un incontro tenutosi questa mattina presso la Prefettura di Varese che ha visto – fra i numerosi partecipanti – anche il consigliere di Stato Norman Gobbi e il sindaco di Tresa Piero Marchesi. Un momento di discussione in cui Marchesi ha avuto l’opportunità di esporre le preoccupazioni dei cittadini di Tresa, in particolare della frazione di Fornasette, riguardo l’apertura di questo centro, situato a poche centinaia di metri dal confine svizzero. La principale preoccupazione è che gli ospiti del centro potrebbero facilmente attraversare il confine in modo illecito, anche solo per motivi di svago, a maggior ragione in considerazione del fatto che il valico non è più presidiato sistematicamente, come previsto dall’Accordo di Schengen. 

I migranti al centro saranno 16
Durante le discussioni – come riporta il Corriere del Ticino – è anche saltato fuori il numero massimo di migranti che la struttura può accogliere: sedici. Il Sindaco ha inoltre sottolineato un ulteriore rischio derivante dalla sospensione unilaterale dell’accordo di Dublino da parte del Governo italiano, avvenuta nel dicembre 2022, che potrebbe comportare il fatto che le autorità svizzere non possano respingere gli ingressi illegali. Inoltre, “l’esperienza di situazioni simili ha mostrato che la vicinanza di un centro di accoglienza come quello proposto a un piccolo nucleo come quello di Fornasette, in Svizzera, potrebbe compromettere, in qualche modo, la sicurezza dei cittadini residenti”, si legge nel comunicato diramato dal Municipio di Tresa. Dal canto suo, il Prefetto ha suggerito di istituire un tavolo di lavoro che si riunirà nei prossimi mesi per monitorare da vicino l’evoluzione del progetto. A questo tavolo parteciperanno, oltre a un rappresentante dell’autorità cantonale, anche un delegato del Comune di Tresa.

Soddisfazione del PLR per il tavolo di lavoro
La Sezione PLR Tresa “prende atto con soddisfazione della risposta delle autorità svizzere ed italiane emerse dall’incontro avvenuto in prefettura a Varese in data odierna, in merito alle preoccupazioni relative alla prevista destinazione dell’ex caserma dei Carabinieri di Fornasette (I) come luogo di accoglienza per migranti, prestando attenzione in modo particolare alle forti preoccupazioni espresse dagli esercenti e popolazione locale sia sul versante Svizzero sia su quello Italiano. Sin dall’emergere di questa possibilità, il PLR Tresa ha ritenuto doveroso farsi per primo portavoce delle legittime apprensioni della popolazione, evidenziando i rischi connessi a una simile destinazione d’uso per la struttura proprio a ridosso del confine. La posizione isolata della ex caserma, l’assenza di un presidio doganale fisso, la saltuaria presenza delle forze dell’ordine, il forte rischio di un aumento di reati connessi alla presenza di migranti, e la vulnerabilità già riscontrata in passato nelle zone di confine rendono infatti a nostro parere questa scelta particolarmente inopportuna. Accogliamo quindi con favore la decisione delle autorità competenti di creare tavoli di lavoro congiunti, che dimostrano perlomeno attenzione nei confronti delle istanze e della popolazione locale. Ringraziamo le autorità istituzionali e le forze politiche sia Svizzere sia Italiane che in queste settimane hanno recepito un tema particolarmente sentito nel tentativo di cercare soluzioni pragmatiche. Ringraziamo altresì la popolazione sia Svizzera sia Italiana che in diversi modi hanno espresso tutte le loro preoccupazioni sul tema in questione. Ribadiamo il nostro impegno a vigilare affinché il territorio del comune di Tresa rimanga un luogo sicuro per cittadini e commercianti, continuando a monitorare, sensibilizzare ed a interloquire con tutte le istituzioni per garantire soluzioni efficaci alle problematiche di sicurezza e di gestione del confine”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/centro-asilanti-a-fornasette-svizzera-e-italia-al-lavoro-per-rassicurare-i-cittadini-408137

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Richiedenti asilo a Fornasette, il prefettura a Varese un tavolo di lavoro permanente

È il bilancio della riunione che si è tenuta venerdì mattina nell’ufficio del Governo a Varese. Presenti sindaci e istituzioni coinvolte. Il punto sulla struttura, “priva di allacciamenti fognari”

 
C’è un tavolo di lavoro condiviso sulla questione legata alla sistemazione nell’ex caserma dei carabinieri di Fornasette – Luino – da destinare ai migranti che, se arriveranno, saranno al massimo 16 unità, e non 30 come ipotizzato in un primo momento.
Perché molti dei ragionamenti sorti durante la riunione di confronto voluta dal prefetto di Varese Salvatore Pasqauriello sono gravitati appunto intorno a questo «se», cioè al fatto che l’arrivo dei richiedenti protezione internazionale è legata ad un fattore prevalentemente non ancora definito. In pratica i lavori di ristrutturazione della ex caserma verranno fatti, anche a beneficio dei finanziamenti ad essa destinati. Ma non è ancora chiaro se qui vi troveranno ricovero gli asilanti; in una prima ipotesi si è parlato di una collocazione di nuclei famigliari allargati divisi su due appartamenti, uno al piano inferiore e uno a quello superiore.
La prossima data in cui il tavolo si riunirà sarà da prevedersi per marzo, sarà un tavolo permanente, aperto ai vicini di casa della Confederazione. Nel frattempo rimane aperta la dialettica politica, intesa come decisione della destinazione del bene pubblico, fra le parti in causa, che alla fine sono tre.
Ci sono le minoranze consiliari del comune di Luino che si oppongono all’idea della seconda vita della caserma legata all’ospitalità dei migranti, e che anzi rilanciano proponendo un centro operativo del Cacciatori (carabinieri “eliportati“, reparti speciali) contro lo spaccio nei boschi: hanno proposto sul tema una mozione in ordine del giorno nel prossimo consiglio comunale previsto a Luino per il 24 febbraio; rappresentante delle opposizioni è stato nominato il consigliere comunale luinese Furio Artoni che ha rappresentato al prefetto alcune carenze tecniche della struttura («assenza di fognature»).
Poi c’è la maggioranza consiliare che sul punto non vede invece alcuna preclusione (anche alla luce del fatto che, come spiegato a Varesenews dal sindaco Enrico Bianchi, la decisione è stata presentata come necessità imposta da una decisione del Viminale). I presenti alla riunione hanno riferito di aver assistito ad una lamentale da parte del primo cittadino circa il clima che si è creato in città intorno a questo tema.E, non convitato di pietra bensì in carne ed ossa, anche il Canton Ticino, invitato dal prefetto di Varese e presente con un suo alto rappresentante, il consigliere di Stato (Governo) Norman Gobbi, pure esponente politico della Lega dei Ticinesi che insieme al sindaco di Tresa Piero Marchesi  ha specificato le riserve sulla destinazione della struttura che è in prossimità del confine di Stato. Alla riunione, oltre alle forze dell’ordine erano presenti anche delegati della Provincia e delle istituzioni della partita.
 
 
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Sedici migranti a Fornasette, summit italo-ticinese a Varese

È stato formalmente chiarito il numero dei profughi che potrebbero, ma la soluzione è contrastata sulle due sponde del confine, venire ospitati nell’ex caserma dei carabinieri

L’ipotesi che l’Italia crei un centro d’accoglienza straordinario di migranti, acronimo CAS, a due passi dal confine, a Fornasette, è stato il tema al centro del summit che venerdì mattina alla Villa Recalcati di Varese, sede della provincia, ha riunito attorno a un tavolo rappresentanti delle istituzioni italo-ticinesi. Il paventato arrivo dei profughi nell’ex caserma dei carabinieri.

Dal consigliere di Stato Norman Gobbi, al sindaco di Tresa Piero Marchesi, per parte svizzera, al sindaco di Luino Enrico Bianchi, al prefetto varesino Salvatore Pasquariello, al questore, ai comandanti di Polizia e delle Guardie di finanza, agli assessori. Attorno al tavolo una trentina di persone. Praticamente il doppio dei migranti – sedici – che dovrebbero, ma il condizionale è d’obbligo, venir alloggiati a Fornasette.
Altra novità di giornata è stata l’istituzione di un “tavolo di lavoro” transfrontaliero, con riunione in agenda per fine marzo. Il summit odierno è nato anche dalla preoccupazione sorta in Ticino con vari atti parlamentari. Il PLR a Tresa e l’UDC a Bellinzona hanno intercettato questi timori sorti a cavallo del confine. A preoccupare sono le poche centinaia di metri di distanza dal valico e l’assenza di controlli doganali. La struttura dismessa da una dozzina d’anni dovrebbe essere pronta per fine marzo e la sua apertura viene da una disposizione del governo Meloni. Un’ipotesi che verrà comunque fortemente contestata la prossima settimana in consiglio comunale a Luino e verrà discussa anche a Roma, come ha assicurato il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Pellicini e anche a Berna ha detto, dal canto, suo il consigliere nazionale Piero Marchesi.
Preoccupazioni che sono confluite anche in una presa di posizione dello stesso Municipio di Tresa, firmato dal sindaco Marchesi, dove si ribadisce: “La principale preoccupazione è che gli ospiti del centro potrebbero facilmente attraversare il confine in modo illecito, anche solo per motivi di svago”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sedici-migranti-a-Fornasette-summit-italo-ticinese-a-Varese–2613875.html

 

Arresti per droga in Ticino, la Polizia: “Abbiamo iniziato l’anno con il botto”

Arresti per droga in Ticino, la Polizia: “Abbiamo iniziato l’anno con il botto”

Numeri in leggero aumento in questa prima parte del 2025 per quanto riguarda le persone arrestate per infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti. Paolo Lopa, Responsabile della Sezione antidroga della Polizia cantonale: “Abbiamo effettuato diversi arresti, ma non dobbiamo vederlo come un fenomeno in crescita”.
“È vero, abbiamo iniziato l’anno con il botto”. Il commissario capo Paolo Lopa, Responsabile della Sezione antidroga della Polizia cantonale, commenta l’inizio dell’anno vissuto dalla sua Sezione. Rispetto allo stesso periodo del 2024, infatti, in questo 2025 è stato registrato un aumento degli arresti per infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti comunicati dalla Polizia cantonale e dal Ministero pubblico. Nel dettaglio, ne sono stati comunicati nove, rispetto ai sei dello scorso anno: tre il 9 gennaio, uno il 16, due il 30, un altro il 31 e due il 6 febbraio. A questi se ne aggiungono un’altra decina, fino ad arrivare a un totale di una ventina di persone. Individui, questi ultimi, per i quali non sono arrivate note stampa e per cui le misure restrittive “sono durate alcuni giorni poiché, non rappresentavano un rischio per le indagini, come un pericolo di fuga o l’inquinamento delle prove”.  Manette, continua Lopa, “riconducibili a più cause, come i fermi effettuati dalle autorità doganali, scattati a seguito della conclusione di alcune inchieste o casuali, dove l’arresto è arrivato perché l’individuo è stato colpo in possesso della sostanza stupefacente”. In ogni caso, “non bisogna vederlo come un fenomeno in crescita”.

Il ruolo delle inchieste
Dietro parte di questi arresti ci sono dunque anche le inchieste di Polizia. Indagini “che possono partire a seguito di una segnalazione effettuata da un qualsiasi cittadino, così come dopo alcune verifiche di Polizia e possono durare da poche settimane a qualche mese, a dipendenza di quanto l’inquirente vuole scavare e delle opportunità che ha di farlo”. Ma Lopa sottolinea come “ci sono inchieste che si diramano e l’arresto di una persona porta ad aprire un altro filone che, a sua volta, porta al fermo di altre persone”. Importante, in questo caso, “è il fatto che non bisogna avere l’utopia di debellare il fenomeno, perché è impossibile. La Polizia deve cercare di contrastarlo tramite azioni di disturbo e mostrando agli spacciatori che quando si fa qualcosa di illegale, se si viene beccati ci sono delle conseguenze”. Ma è impossibile sapere quanta sostanza gira e viene consumata, proprio perché “essendo qualcosa di non consentito dalla Legge, tutto avviene lontano dai riflettori”.

Il podio delle sostanze
Per quanto riguarda le sostanze consumate e sequestrate nulla cambia rispetto al solito: sul podio ci sono sempre marijuana, cocaina ed eroina. Mentre per quanto riguarda lo spaccio, questo “è prevalentemente gestito da cittadini provenienti dall’Albania, almeno per quanto riguarda le ultime due sostanze”. Poi, aggiunge Lopa, “ogni tanto si inserisce qualcun altro, ma il grosso è in mano a queste persone”. Ed è anche per questo che è fondamentale “specialmente per un Cantone come il Ticino, confinante con l’Italia, lo scambio di informazioni che la Polizia cantonale ha con l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, e con le autorità italiane. Una collaborazione che permette di contrastare il traffico transfrontaliero”.

 

Il crack
Nell’ultimo periodo si è parlato di una possibile nuova tendenza a livello di consumi: il crack. Una sostanza “che si pensava potesse diventare un fenomeno, ma non lo è ancora diventato”. Anche per quanto riguarda lo spaccio, “è un qualcosa che avviene a livello casalingo, dove una persone che vende cocaina, la trasforma in crack e la distribuisce ad un cerchio limitato di persone”. Una tendenza “constata anche in altri cantoni della Svizzera”. 

I giovani e l’abuso di sostanze
In Italia la recente cronaca ha messo alla luce diversi casi di giovanissimi morti per overdose. Una realtà anche in Ticino? “Fortunatamente”, conclude Lopa, “non abbiamo molti decessi dovuti a overdose di sostanze stupefacenti, una tendenza in atto da parecchi anni”. E la speranza è “che anche in futuro questo fenomeno non si verifichi alle nostri latitudini”.
 
Lotta ai reati finanziari – Nodo risorse (umane)

Lotta ai reati finanziari – Nodo risorse (umane)

Genini: condividiamo gli intenti del governo, ora la discussione in commissione sul personale aggiuntivo. Senza dimenticare i proventi delle confische

«Come relatori condividiamo senz’altro l’obiettivo del piano prospettato dal Consiglio di Stato e cioè quello di rendere maggiormente incisiva la lotta contro la criminalità economica in Ticino. Ultimeremo però il nostro rapporto – prosegue Simona Genini – dopo che avremo chiarito in commissione la questione, in particolare, delle risorse umane aggiuntive auspicate dal governo. Sarà una discussione prettamente politica, che spero possa avvenire in una delle riunioni di marzo della ‘Giustizia e diritti’, dato che, volenti o nolenti, dovremo considerare, in questo come in altri casi di potenziamento, l’attuale precario stato delle finanze cantonali. Si tratta fra l’altro di capire se i profili necessari siano già presenti o meno in seno alla polizia, alla magistratura e più in generale all’interno dell’Amministrazione. Vedremo». La deputata del Plr e Marco Noi dei Verdi sono stati incaricati dalla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ di allestire il preavviso, all’indirizzo del plenum del Gran Consiglio, sul messaggio varato lo scorso settembre con cui l’Esecutivo, aderendo all’invito formulato nel 2021 dal Partito socialista con una mozione, propone una serie di provvedimenti volti a intensificare l’azione di contrasto alla malafinanza. Il tema è tornato ieri mattina sotto i riflettori della commissione con l’audizione, informa la stessa, del capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, del responsabile della Polgiudiziaria Thomas Ferrari e di Christel Nicora, alla testa del servizio giuridico della Cantonale.

Le misure prospettate
Sei le mosse contro gli illeciti finanziari ipotizzate dal governo nel messaggio. La prima: rafforzamento dei servizi specialistici presso Ministero pubblico e Polizia cantonale. La seconda: controlli efficaci e sistematici da parte dell’Ufficio fallimenti: per incrementare tali controlli volti a identificare crac di rilevanza penale, segnalandoli così alla magistratura inquirente, l’Ufficio, scrive il Consiglio di Stato, “deve essere potenziato con un’ulteriore figura specializzata in campo economico-finanziario, incaricata di supervisionare anche attività potenzialmente sospette in collaborazione con l’Ufficio esecuzione”. Terza mossa: verifica da parte dell’Ufficio del registro di commercio dell’attendibilità delle iscrizioni: “Per un controllo sistematico e strutturato dell’attendibilità delle iscrizioni a Registro di commercio l’Ufficio deve essere completato con una figura di giurista-economista, il cui compito sarebbe quello di individuare e far cancellare tempestivamente le società vuote e inattive (mantelli giuridici): l’attività è già in essere presso l’Ufficio ma è necessario rafforzarla ulteriormente”. La quarta concerne i Comuni: ottimizzazione dei compiti attribuiti agli enti locali “nel contesto della lotta al fenomeno delle società bucalettere e delle residenze fittizie”. La quinta: sostegno e promozione da parte del Gran Consiglio “di tutti gli atti parlamentari federali intesi a favorire lo scambio di informazioni tra autorità amministrative (e penali) nel contesto della lotta agli abusi”. La sesta: adozione da parte del parlamento cantonale “di modifiche di basi legali cantonali intese a favorire lo scambio di informazioni tra autorità amministrative”.

La prima misura “consiste nel rafforzamento presso il Ministero pubblico e la Polizia cantonale di servizi dedicati alla ricerca, al sequestro, alla gestione e alla confisca di valori patrimoniali nel contesto dei procedimenti penali”, spiega il governo. Ovviamente, rileva, “la ricerca capillare, l’individuazione e la messa in sicurezza di patrimoni, a volte molto ingenti, provenienti da reati economici complessi con reti di attività anche extra cantonali e sovranazionali, necessitano di personale specializzato”. Precisa tuttavia il Consiglio di Stato: “Di principio, si ritiene che dopo un periodo di ‘rodaggio’, vale a dire di organizzazione interna e coordinamento, il rafforzamento di questi servizi genererà dei proventi supplementari dall’attività di recupero dei beni e quindi possa finanziarsi in parte o completamente (come avviene nel Canton Zurigo)”. A livello di Ministero pubblico, annota ancora l’Esecutivo, “il servizio specializzato nell’ambito economico-finanziario sarebbe gestito da un procuratore pubblico con conoscenze approfondite nel settore della criminalità economica e finanziaria: verrebbe affiancato da almeno un (o due) segretario giudiziario, anch’egli con esperienza giuridica nell’ambito di questi reati”. Il team comprenderebbe “una segretaria per la gestione amministrativa degli incarti e l’attività organizzativa annessa”. Questo “per garantire un efficace servizio di base”. Per ciò che concerne la Polizia cantonale, continua il governo, “il servizio dedicato alla suddetta attività di ricerca di patrimoni e di affiancamento nella relativa attività del servizio del Ministero pubblico, richiederebbe alcuni collaboratori con formazione economica finanziaria, specializzati nel recupero crediti”.
Un dispositivo, quello appena descritto, che comporterebbe dunque dei potenziamenti di personale puntuali, stando al messaggio governativo. «Con una politica che oggi pone l’accento sui risparmi, il discorso si complica – osserva il co-relatore commissionale Marco Noi –. Occorrerà capire se vi sia la possibilità di per così dire reindirizzare risorse umane già interne allo Stato, affidando loro nuovi compiti. Quanto al Ministero pubblico, non intravedo margini di manovra, dato il suo non indifferente carico di lavoro odierno. Riguardo all’Amministrazione, bisognerà comunque verificare se la formazione di questo o quel funzionario eventualmente disponibile sia adeguata allo svolgimento da subito delle mansioni contemplate dal prospettato dispositivo». Riprende Genini: «Il potenziamento potrebbe essere tuttavia finanziato con i proventi delle confische, il cui numero dovrebbe aumentare, come avvenuto nel Canton Zurigo, proprio con l’intensificazione della lotta alla criminalità economica». Non resta che attendere l’esito della discussione in seno alla commissione ‘Giustizia e diritti’.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 febbraio 2025 de La Regione

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«Criminalità economica, occorre fare di più»

Passi avanti in Commissione giustizia e diritti in merito alle misure avanzate dal Consiglio di Stato per essere più incisivi nella lotta ai reati finanziari potenziando diversi servizi – Resta aperta la questione delle risorse

Passi avanti (e una certa unità d’intenti) in Commissione giustizia e diritti in merito alla necessità di fare di più per il complesso tema della lotta alla criminalità economica in Ticino. Ieri i deputati hanno sentito in audizione il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale (presenti il consigliere di Stato Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo Polizia giudiziaria Thomas Ferrari e il capo settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Christel Nicora). Al centro dell’attenzione il messaggio del Governo sulla mozione «misure incisive puntuali per combattere la criminalità economica», presentata nel 2021 dall’allora deputato Raoul Ghisletta (PS).
Al netto dell’audizione, durante la quale è stato fatto il punto della situazione tra le parti, ora i deputati della Commissione sembrano intenzionati a tirare dritto verso il via libera alle proposte contenute nel messaggio governativo. Attualmente i deputati Simona Genini (PLR) e Marco Noi (Verdi) stanno infatti lavorando al rapporto commissionale, che dovrebbe essere ultimato nel giro di qualche mese. E, come ci conferma Genini, «l’intenzione è quella di confermare le proposte dell’Esecutivo poiché siamo tutti concordi sul principio che sul fronte della criminalità economica occorre fare di più».
In estrema sintesi, il Governo ha proposto: un rafforzamento presso il Ministero pubblico e la Polizia cantonale di servizi dedicati alla ricerca, al sequestro, alla gestione e alla confisca di valori patrimoniali nel contesto dei procedimenti penali; il potenziamento dell’Ufficio fallimenti per poter incrementare controlli efficaci e sistematici per l’identificazione e la segnalazione al Ministero pubblico di fallimenti con connotazioni penali; il potenziamento dell’Ufficio del registro di commercio per individuare e far cancellare tempestivamente le società vuote e inattive (le cosiddette società bucalettere). Tutto ciò ottimizzando al contempo lo scambio d’informazioni tra le varie autorità.
Su questo fronte, non a caso, Genini auspica «l’adozione di una piattaforma digitale che funzioni al meglio». Ora, come si diceva, la Commissione proseguirà i suoi approfondimenti, in particolare riguardo alla questione delle risorse, anche alla luce della delicata situazione finanziaria del Cantone. Come ci spiega il deputato Noi, «mentre la necessità di fare di più è riconosciuta in maniera trasversale, in Commissione ora si discuterà di come attivare le risorse necessarie per i potenziamenti: se tramite una riallocazione interna oppure con delle assunzioni tout-court ». In questo contesto, ricorda Noi, va pure tenuto conto che nel medio termine l’auspicio è che tramite il potenziamento dei servizi legati alle confische questi stessi servizi possano autofinanziarsi. Come dire: più confische, più soldi per finanziare le risorse supplementari necessarie.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

Polizia, una trentina di partenze ogni anno

Polizia, una trentina di partenze ogni anno

Il Governo, rispondendo a una interrogazione della deputata Tessa Prati (PS) fa il punto per quanto riguarda gli effettivi della Cantonale – Il comando ipotizza di concedere più tempi parziali per trattenere gli agenti – Riflessioni in corso anche sulla sorte della Scuola di Polizia del 2026

Dimissioni, ma anche pensionamenti. Sono una trentina ogni anno le partenze dalla Polizia cantonale. E a pesare, tra chi decide di lasciare il Corpo, non sono solo ragioni di ordine economico. A dirlo è il Consiglio di Stato, che nella sua risposta all’interrogazione inviata in dicembre dalla deputata Tessa Prati (PS) fa il punto della situazione, partendo proprio dagli effettivi. In particolare, spiega il Governo, «mediamente le uscite annuali dalle funzioni di polizia negli ultimi 5 anni, in unità a tempo pieno, sono 29,80. Mentre la media delle uscite annuali in funzioni amministrative è di 4,82». Nel 2023, ad esempio, in seno alla Cantonale ci sono stati 15 pensionamenti, 22 dimissioni, una disdetta e 4 trasferimenti in un altro servizio dell’Amministrazione cantonale. Lo scorso anno, invece, i pensionamenti sono stati 14 e altrettante le dimissioni, più una disdetta e due trasferimenti. Per quanto riguarda le sostituzioni dei partenti, l’Esecutivo spiega che «per gli effettivi di funzioni di polizia con attestato professionale federale di agente, la sostituzione è indipendente dalle partenze e avviene tramite la formazione di nuovi agenti presso la Scuola cantonale di polizia». Tuttavia, «al di fuori della normale assunzione tramite la formazione di nuovi agenti presso la Scuola di polizia, è possibile, in maniera puntuale, assumere agenti già formati tramite concorso». E negli ultimi due anni sono stati assunti otto agenti già formati.

Non solo ragioni economiche
Già, ma cosa spinge il personale a lasciare il corpo di Polizia? Secondo il Governo, intervengono più fattori. «È stato constatato – scrive infatti l’Esecutivo – che l’evoluzione di carriera e le condizioni remunerative più allettanti non sono gli unici motivi per i quali gli agenti lasciano la Polizia cantonale». Negli ultimi colloqui, infatti, «è emerso spesso il desiderio di maggiore tranquillità ed equilibrio tra lavoro e tempo libero (meno turni, più vacanze e congedi)». In questo contesto viene poi segnalato che gli agenti della Polizia cantonale lavorano 42 ore settimanali, mentre i colleghi delle Comunali, a parità salariale, 40 ore, « pari ad una differenza del 5% ». Per tentare di invertire la rotta, il comando della Polizia cantonale intende portare avanti «uno studio di fattibilità per permettere più tempi parziali a fronte di mutate esigenze da parte della società». Il Consiglio di Stato, tuttavia, sottolinea che «per poter disporre di più tempi parziali e garantire le medesime prestazioni, bisognerebbe poter disporre di più personale e quindi formarne in numero maggiore».

Salta o non salta?
Di qui, l’esigenza anche di riflettere sulla sorte della Scuola di polizia del prossimo anno. Nell’ambito delle misure di risparmio volute dal Governo con il Preventivo 2025, lo ricordiamo, era stato deciso per quest’anno di ridurre – da 20 a 15 – il numero di gendarmi da formare. Inoltre, era previsto di far saltare del tutto la formazione nel 2026. Non è però detta l’ultima parola. «Allo stato attuale – scrive infatti il Consiglio di Stato – sono ancora in corso discussioni relative al possibile annullamento della Scuola di polizia del 2026, ritenuto che la stessa avrà un impatto sul corpo e sul PPA ( piano posti autorizzati) della Polizia nel 2028 (entrata in servizio dei neo gendarmi)». Attualmente, viene però anche spiegato nella risposta all’interrogazione di Tessa Prati, la Polizia è in sovrannumero: «A dicembre 2024, il piano posti autorizzati (PPA) della Polizia cantonale ammontava a 813 unità (funzioni di polizia e amministrativi) con un numero di esuberi pari a 35 unità (solo funzioni di polizia)». Il principio del sovrannumero temporaneo di unità durante l’anno, chiarisce il Governo, «è permesso» e «regolato per gestire le fluttuazioni del personale in quanto l’alimentazione delle funzioni di polizia avviene attraverso una scuola della durata di due anni ». In generale, ammette infine l’Esecutivo, negli anni la Polizia ha conosciuto un incremento generale del personale. Ma questo è dovuto «a nuovi compiti e responsabilità attribuiti al Corpo». Dal 2011 al 2024, viene anche precisato, «le unità PPA finanziate interamente o parzialmente da terzi sono aumentate di 71,60 unità (da 20 a 91,60), tra cui le 52 unità PPA impiegate al Centro di controllo veicoli pesanti ».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 17 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

Il Ministero pubblico della Confederazione e le autorità penali minorili collaborano strettamente

Il Ministero pubblico della Confederazione e le autorità penali minorili collaborano strettamente

Il Ministero pubblico della Confederazione e le autorità penali minorili cantonali hanno concordato una collaborazione più stretta nei casi di minori sospettati di terrorismo. Le procure minorili forniranno referenti che manterranno un costante scambio di informazioni con il Ministero pubblico della Confederazione (MPC).
 
L’obiettivo è garantire che il MPC sia informato sui procedimenti per terrorismo contro minori, ha dichiarato il procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, durante la trasmissione Samstagsrundschau di Radio SRF. “Dobbiamo esserne a conoscenza, perché spesso dietro di loro ci sono anche autori adulti.” Inoltre, questa collaborazione permette al MPC di condividere più facilmente le proprie conoscenze.
 
La collaborazione rafforzata è stata avviata su iniziativa del MPC. Tuttavia, la responsabilità dei minori sospettati di terrorismo non ricade sul MPC, bensì sulle procure minorili cantonali. Secondo Blättler, i cantoni più grandi hanno già esperienza con presunti giovani terroristi.
 
Tuttavia, reati di questo tipo possono verificarsi ovunque, motivo per cui anche i cantoni più piccoli devono mettere a disposizione risorse adeguate, ha spiegato Blättler. In questo contesto, è possibile collaborare tra cantoni.
 
Blättler considera il miglioramento dello scambio di informazioni come un passo intermedio, come ha affermato alla radio. Il suo obiettivo è rafforzare il ruolo del MPC nei procedimenti per terrorismo contro minori. Tuttavia, i minori sospettati di terrorismo rientrano esclusivamente nella giurisdizione delle autorità penali minorili, mentre i sospettati adulti sono di competenza esclusiva della giurisdizione federale.
 
Numerosi adolescenti sotto sospetto
 
Nel marzo scorso, un quindicenne a Zurigo ha ferito gravemente con un’arma da taglio un ebreo ortodosso. Dal novembre scorso, il Cantone di Sciaffusa sta indagando su un quindicenne e un sedicenne sospettati di sostenere lo Stato Islamico e di preparare un attentato. Anche un diciottenne del Cantone di Turgovia è stato arrestato in relazione a questi eventi.
 
Nella Svizzera occidentale, a marzo, le autorità hanno arrestato tre minorenni sospettati di avere legami con ambienti estremisti. Secondo un’indagine, in Europa occidentale due terzi dei teenager arrestati per sospetti legami con il terrorismo tra ottobre 2023 e oggi hanno un’età compresa tra i 13 e i 19 anni.
 
Essere pronti per un futuro incerto

Essere pronti per un futuro incerto

Norman Gobbi incontra il Capo dell’Esercito Thomas Süssli

Questa settimana, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato a Bellinzona il Capo dell’Esercito svizzero, Comandante di Corpo Thomas Süssli. Un incontro istituzionale che ha coinvolto anche il Divisionario Maurizio Dattrino, responsabile della Divisione territoriale 3, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra autorità cantonali e le forze armate.

Si va verso una nuova collaborazione civile-militare. L’attuale scenario geopolitico impone una revisione del concetto di difesa integrata, potenziando la sinergia tra sicurezza civile e militare. “Oggi le minacce non sono solo convenzionali, ma comprendono attacchi informatici, sabotaggi e droni ostili su infrastrutture europee. Questi segnali impongono di rafforzare la nostra deterrenza e migliorare il coordinamento tra esercito e istituzioni civili” ha spiegato Gobbi. L’incontro ha permesso di discutere strategie per migliorare la reattività della Svizzera alle nuove sfide, bilanciando prevenzione e consapevolezza senza cedere ad allarmismi. Il 2027 è stato indicato come un anno cruciale per la stabilità geopolitica e la Svizzera deve prepararsi con una visione integrata della sicurezza.

Tra difesa territoriale e sicurezza locale. Un punto chiave dell’incontro è stato il ruolo strategico delle forze armate in Ticino. Gobbi ha ribadito l’importanza della presenza militare nelle emergenze, come dimostrato dagli interventi nelle alluvioni della Vallemaggia e del Grigioni italiano. “Senza il supporto dell’Esercito, il ritorno alla normalità sarebbe stato più lungo e costoso. Questo dimostra quanto sia essenziale una stretta collaborazione tra autorità civili e militari anche nella gestione delle crisi.” Il Consigliere di Stato ha poi sottolineato la necessità di mantenere le infrastrutture militari in Ticino, come Airolo, Monte Ceneri/Isone e la Base logistica sul Ceneri. “Questi stazionamenti non solo garantiscono sicurezza, ma offrono anche un contributo economico rilevante alle regioni coinvolte.”

Un esercito attento al plurilinguismo. Gobbi ha infine posto l’accento sulla necessità di garantire ai militi ticinesi pari opportunità di carriera rispetto ai colleghi d’Oltre Gottardo. “Il plurilinguismo deve essere valorizzato, soprattutto ora che le tecnologie facilitano la traduzione e l’integrazione dei militi italofoni.” L’incontro ha confermato la necessità di rafforzare la difesa integrata della Svizzera, rendendo la collaborazione civile-militare un pilastro della sicurezza nazionale. In un contesto internazionale sempre più instabile, la preparazione e la coesione interna saranno decisive.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 16 febbraio 2025 del Mattino della domenica

Incontro tra il Direttore del DI Norman Gobbi e il Capo dell’Esercito Thomas Süssli  

Incontro tra il Direttore del DI Norman Gobbi e il Capo dell’Esercito Thomas Süssli  

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha accolto a Bellinzona il Capo dell’Esercito svizzero, Comandante di Corpo Thomas Süssli. L’incontro ha permesso di approfondire tematiche strategiche legate alla sicurezza e di rafforzare la collaborazione tra le autorità cantonali e l’esercito svizzero.  

Durante la riunione, si è discusso dell’evoluzione delle minacce alla sicurezza della Svizzera e della necessità di potenziare le capacità difensive delle Forze armate. È stato evidenziato il bisogno di investimenti mirati per l’ammodernamento degli armamenti, in un contesto geopolitico sempre più complesso. L’Europa e la Svizzera si trovano infatti già coinvolte in una guerra ibrida, con attacchi informatici rivolti a enti pubblici e aziende svizzere, nonché episodi di sabotaggio e incendi provocati da droni su basi europee di esercitazioni militari. Per garantire la propria sovranità e sicurezza, la Svizzera deve rafforzare la propria capacità di dissuasione.  

Dal punto di vista ticinese, è stata ribadita l’importanza del plurilinguismo nell’esercito di milizia, con particolare attenzione alla valorizzazione della lingua italiana. In quest’ottica, il Capo dell’Esercito ha confermato che, grazie alle nuove tecnologie, sarà possibile ampliare la disponibilità di traduzioni dei regolamenti militari in italiano, agevolando così l’integrazione e la formazione dei militi italofoni.  

Al termine dell’incontro, Norman Gobbi e Thomas Süssli hanno espresso soddisfazione per l’eccellente collaborazione tra il Canton Ticino e l’Esercito svizzero, testimoniata anche dai recenti interventi in Vallemaggia. Entrambi hanno sottolineato l’importanza di un dialogo costante e di una pianificazione congiunta per garantire la sicurezza e il benessere della popolazione.

I tre poteri dello Stato in coro «Un’occasione per ripartire»

I tre poteri dello Stato in coro «Un’occasione per ripartire»

Alla cerimonia di giuramento dei tre giudici supplenti sono intervenuti Esecutivo, Legislativo e Giudiziario per segnare una svolta rispetto alle polemiche degli ultimi mesi – Damiano Stefani (CdM): «La Magistratura è forte e continuerà a esserlo»

Un momento simbolico, certo, ma molto rilevante dal punto di vista istituzionale considerato il complesso momento che sta attraversando la magistratura ticinese. Non capita spesso – a dire il vero mai – che i media vengano invitati alle cerimonie di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione da parte dei nuovi membri del terzo potere dello Stato. A questo giro, il Consiglio di Stato ha però voluto fare le cose in grande. E questo anche perché i giudici supplenti straordinari che hanno prestato giuramento ieri – Monica Sartori-Lombardi e Paolo Bordoli al Tribunale penale cantonale, Krizia Kono-Genini all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi – lo hanno fatto in un contesto eccezionale: la destituzione di due giudici ordinari del Tribunale penale cantonale avvenuta lo scorso dicembre. La cerimonia avvenuta a Palazzo delle Orsoline, dunque, negli auspici del Governo è stata voluta anche per segnare un momento di svolta rispetto alle polemiche che hanno segnato questi ultimi mesi e anni.

Dal Governo al Parlamento
«La cerimonia di oggi, come dimostra il numero di partecipanti e la presenza in aula dei rappresentanti dei tre poteri dello Stato e dei media voluta dal Governo, non costituisce un evento ordinario, bensì denota l’importanza di questo momento per le nostre istituzioni, per la Giustizia del Canton Ticino e infine per la collettività, che nella Giustizia deve riporre fiducia», ha affermato nel suo discorso il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. La parola «fiducia », effettivamente, è stata il Leitmotiv di tutti i discorsi ufficiali. Ancora Gobbi: «Il messaggio che il Consiglio di Stato tiene oggi a rimarcare è quello che le nostre istituzioni, la Giustizia ticinese, vanno e guardano avanti, nel segno della fiducia, potendo contare su valide competenze». Un messaggio, dunque, di «resilienza», a dimostrazione «che le istituzioni devono venire sempre prima delle persone che le rappresentano ». Gobbi, nel parlare delle nomine straordinarie, ha infine voluto evidenziare l’importanza dello «spirito costruttivo che ha contraddistinto il dialogo tra i tre poteri dello Stato» nella buona riuscita dell’operazione, auspicando che la collaborazione possa «fungere da base per le prossime discussioni in materia di Giustizia».
Dopo l’Esecutivo, è stato il turno del Legislativo, rappresentato dal presidente del Gran Consiglio, Michele Guerra. «È con profondo senso di responsabilità che ci troviamo qui oggi per un momento di alta rilevanza istituzionale: la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi, da parte di tre magistrati, chiamati temporaneamente a ricoprire ruoli chiave nel nostro sistema giudiziario », ha esordito Guerra. «Lo facciamo – ha aggiunto –, in una congiuntura unica negli ultimi vent’anni: un periodo di crisi che ha messo alla prova le nostre istituzioni e la fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia». Ecco perché, «mai come oggi necessitiamo di solide fondamenta per garantire una ripartenza credibile e autorevole alla nostra Giustizia». Anche per Guerra, dunque, in questo contesto emerge con forza «un valore imprescindibile »: «La fiducia dei cittadini nelle istituzioni», poiché «il magistrato non è soltanto un interprete e applicatore delle leggi, ma un custode della fiducia pubblica». E in questo senso, l’altra parola chiave, secondo Guerra, è «autorevolezza»: poiché in «un momento in cui il nostro Cantone si confronta con sfide delicate, l’autorevolezza è più che mai determinante per preservare la fiducia ». E quindi «l’impegno di chi assume un incarico giudiziario oggi non è solo un atto di servizio, ma un gesto di responsabilità verso la collettività: un contributo concreto, alla stabilità e alla credibilità dello Stato di diritto».

Etica, ma non di facciata
È quindi stato il turno del potere giudiziario, per l’occasione rappresentato dal presidente del Consiglio della Magistratura, Damiano Stefani. Anch’esso ha voluto lanciare un messaggio di resilienza. «Ho deciso di accettare l’invito poiché, in un momento in cui si parla molto di Magistratura, giustamente la Magistratura ha deciso di non esprimersi (ndr. sulle recenti polemiche) poiché le procedure sono ancora pendenti ». E quindi «ho trovato giusto dare un segnale che esistiamo ancora e riusciamo a essere compatti. Quello che è avvenuto è stato drammatico per tutti, soprattutto per chi lavora nelle istituzioni. È stato un momento veramente difficile per chi lavora nella Magistratura ». Ma, nonostante tutto ciò, «e anche se la tempesta non è ancora finita, la barca è riuscita a stare a galla». Stefani ha poi voluto parlare di etica e della richiesta, fatta dalla politica, di introdurre un codice etico per la Magistratura. E lo ha fatto per sottolineare che «tutti i magistrati sanno benissimo quali sono i principi di base da rispettare » e «quanto accaduto in un Tribunale composto da cinque giudici non deve rovinare l’immagine di tutta la Giustizia, che è composta da altri 116 giudici». Ad ogni modo, ha aggiunto, «riteniamo sia opportuno in questo momento creare questo codice etico». Ma, ha evidenziato, non deve essere un codice «alibi», di facciata. E, «anche se di fatto il codice etico è già applicato, lo faremo per dare un segnale». Non a caso, Stefani in chiusura ha voluto lanciare un messaggio importante: «Facciamo in modo di rimarginare il danno d’immagine per la Magistratura, subito non solo per propria colpa, ma per una situazione che è sfuggita di mano a tutti. Questa è un’occasione per ripartire: i presupposti ci sono; la Magistratura è forte e continuerà a esserlo».

Da straordinari a ordinari? Anche per il posto di Ermani
I neo-nominati giudici supplenti straordinari Monica Sartori-Lombardi e Paolo Bordoli, come hanno confermato ieri al termine della cerimonia, oltre a essersi messi a disposizione temporaneamente quali «supplenti straordinari» al TPC hanno pure concorso per il posto di giudice ordinario al Tribunale penale cantonale, ossia per il posto dell’ex giudice Mauro Ermani, dimessosi a gennaio. Le loro candidature (il concorso si è chiuso proprio un paio di giorni fa) sono quindi ora al vaglio della Commissione di esperti indipendenti, che effettuerà una prima «scrematura». La nomina spetterà poi ovviamente al Gran Consiglio.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

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Bordoli e Sartori-Lombardi candidati per il dopo Ermani
Tribunale penale: Bordoli e Sartori-Lombardi si sono candidati per il dopo Ermani. Gpc: dichiara fedeltà alle leggi anche Kono-Genini

I due giudici supplenti straordinari designati dal governo (ieri la cerimonia per la dichiarazione di fedeltà alle leggi) aspirano alla carica di magistrati ordinari del Tribunale penale cantonale.

Giudici straordinari, ma anche aspiranti giudici ordinari. Paolo Bordoli e Monica Sartori-Lombardi si sono candidati alla successione di Mauro Ermani al Tribunale penale cantonale (Tpc), dopo le sue dimissioni dalla magistratura. La conferma arriva dai diretti interessati, avvicinati dalla ‘Regione’ al termine della cerimonia, svoltasi ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, che li ha visti dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi in seguito alla loro designazione da parte del Consiglio di Stato quali rinforzi provvisori al Tpc: rimpiazzeranno i per ora destituiti Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti. Per quanto tempo? Impossibile fare previsioni, molto dipenderà dalla durata e soprattutto dall’esito delle procedure ricorsuali avviate da Quadri e Verda Chiocchetti contro la decisione con cui il Consiglio della magistratura li ha licenziati in tronco in relazione al cosiddetto caos Tpc. Fatto sta che la squadra dei togati del Tribunale penale è tornata quasi al completo, a beneficio della sua operatività. Bordoli, sinora giudice dei provvedimenti coercitivi, e Sartori-Lombardi, sinora avvocata e giudice a latere al Tpc nelle corti con tre magistrati, affiancheranno in veste di giudici supplenti straordinari il vicepresidente Marco Villa e Amos Pagnamenta.

Per legge il Tribunale penale cantonale si compone di cinque magistrati. Adesso ci sono due giudici ordinari (Villa e Pagnamenta) e altrettanti giudici supplenti straordinari. Il quinto togato sarà il o la subentrante di Ermani, alla testa del Tpc prima di lasciare il Palazzo di giustizia. Trattandosi di un giudice ordinario, la nomina spetterà al Gran Consiglio. Lui di area Ps, lei in quota Plr, Bordoli e SartoriLombardi si sono dunque annunciati anche per il dopo Ermani. Il concorso è scaduto lunedì. Al momento non è dato sapere se vi siano altre candidature. «Da vent’anni lavoro nella magistratura penale, dapprima come segretario giudiziario, poi come procuratore pubblico e successivamente quale giudice dei provvedimenti coercitivi: ho voluto cogliere anche questa nuova opportunità», afferma Bordoli. «Il penale è un settore del diritto che mi ha sempre appassionata, tant’è che da quasi cinque anni sono giudice a latere al Tribunale penale e in questa funzione ho sempre apprezzato competenze e impegno dei suoi magistrati», sostiene Sartori-Lombardi. Le loro candidature, come quelle di eventuali altri aspiranti giudici ordinari, verranno prossimamente vagliate dalla Commissione di esperti per il preavviso sull’idoneità a ricoprire la carica. Dopodiché la parola passerà alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, che formulerà all’indirizzo del plenum del Gran Consiglio la proposta di elezione. Per sapere chi prenderà il posto di Ermani bisognerà pertanto attendere qualche mese.

Clausole e possibili scenari
Bordoli e Sartori-Lombardi: uno dei due, insomma, potrebbe diventare giudice ordinario. Nel bando di concorso pubblicato il 22 gennaio sul ‘Foglio ufficiale’ era stata inserita dalla ‘Giustizia e diritti’ la clausola secondo la quale “l’aver eventualmente ricoperto la carica di giudice supplente straordinario presso il Tribunale penale cantonale non costituirà per il candidato titolo preferenziale o pregiudizievole”. Si vedrà. Tuttavia se uno dei due candidati oggi noti dovesse essere eletto e i ricorsi di Quadri e Verda Chiocchetti contro la loro destituzione decretata dal Consiglio della magistratura dovessero essere ancora pendenti, potrebbe rendersi nuovamente necessaria (il condizionale è d’obbligo) la designazione governativa di un giudice supplente straordinario per il Tpc. Musica del futuro. Intanto è stato formalizzato un passo a favore dell’operatività della magistratura. Anzi, due passi. Perché oltre a Sartori-Lombardi e Bordoli, ha dichiarato fedeltà a Costituzione e leggi Krizia Kono-Genini (avvocata e sinora segretaria giudiziaria in Procura), anche lei in veste di giudice supplente straordinaria. Sostituisce Bordoli all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ufficio del quale Kono-Genini, area Plr, è stata peraltro già giudice straordinaria: tra il gennaio e il settembre del 2022.

Gobbi: dialogo costruttivo fra i tre poteri
La cerimonia al Palazzo delle Orsoline è anche il risultato «del dialogo costruttivo fra i tre poteri dello Stato e dello sforzo congiunto, in ossequio alle rispettive competenze, nel far fronte a una situazione straordinaria che richiedeva misure straordinarie», sottolinea il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, ringraziando inoltre Bordoli, Sartori-Lombardi e Kono-Genini per la disponibilità data a svolgere la funzione di magistrati supplenti straordinari. «In un contesto – osserva a sua volta il presidente del Gran Consiglio, il leghista Michele Guerra – in cui l’eccezionalità diventa temporaneamente la norma, è essenziale riflettere sul ruolo e la missione della giustizia nella società. Accanto alla legalità esiste un altro valore imprescindibile e che oggi emerge con forza: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il magistrato non è solo un interprete e un applicatore delle leggi, è anche un custode della fiducia pubblica». Interviene pure il presidente del Consiglio della magistratura, il giudice d’Appello Damiano Stefani.
Accenna al ‘caos Tpc’: «Quello che è avvenuto è stato drammatico per tutti, specie per chi opera nella giustizia. La barca è riuscita a stare a galla grazie alla collaborazione dei tre poteri dello Stato. Le acque si sono un po’ calmate, la tempesta però non è finita». Sono pendenti infatti i ricorsi dei due giudici per il momento destituiti. Poi si esprime sui tre neo giudici supplenti straordinari: «Hanno avuto coraggio». Infine si sofferma sul codice etico in magistratura, la cui introduzione è auspicata dal parlamento: «Lo allestiremo, con il coinvolgimento di tutti i magistrati. Anche se i principi etici sono già ancorati a varie leggi vigenti».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 febbraio 2025 de La Regione

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I due giudici supplenti dichiarano fedeltà

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2588778

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I Giudici straordinari hanno giurato. “Una boccata d’ossigeno”
Una boccata d’ossigeno dopo un periodo drammatico. Così le autorità hanno descritto la nomina di due giudici straordinari al Tribunale penale. In attesa di una decisione sulla destituzione di Quadri e Verda-Chiocchetti, oggi Monica Sartori Lombardi e Paolo Bordoli hanno dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi. Entrambi hanno anche concorso per il posto di giudice ordinario.
Oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei Giudici supplenti straordinari designati dal Consiglio di Stato al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Un momento importante per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino, il cui buon funzionamento è stato al centro della proficua collaborazione intervenuta tra i Tre Poteri dello Stato dinnanzi a tale situazione straordinaria. A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi avvenuta oggi a Bellinzona, l’avv. Monica Sartori-Lombardi e l’avv. Paolo Bordoli assumeranno la funzione di Giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avv. Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di Giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dell’avv. Paolo Bordoli. A prendere parola c’è stato dapprima il consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi, che ha subito voluto sottolineare come  “la cerimonia di oggi non costituisce un evento ordinario. Si è infatti resa necessaria a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il TPC”. Un periodo, quello citato da Gobbi, definito “drammatico per tutti” dal presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, il quale ha sottolineato che ad aver sofferto maggiormente è però stata la stessa Magistratura.

Gobbi: “L’importante è andare avanti per il bene della giustizia”
E dopo questo periodo drammatico evocato da Stefani, che ha visto, nell’ordine, la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti e le dimissioni di Mauro Ermani dal Tribunale penale cantonale, la prima a dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi è stata Monica Sartori-Lombardi. Avvocata, d’area PLR, è stata nominata giudice supplente al TPC insieme a Paolo Bordoli, d’area socialista e già procuratore pubblico, sostituito a sua volta quale giudice dei provvedimenti coercitivi da Krizia Kono-Genini. Una cerimonia introdotta dalle autorità che segna un nuovo capitolo, ha sottolineato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, che dell’ultimo anno ha commentato dicendo che si è trattato di una questione “limitata a poche persone interne al TPC, che ha tuttavia avuto un impatto molto più ampio sull’opinione pubblica. Ma oggi l’importante è poter dire che stiamo andando avanti per il bene della giustizia ticinese”.
Guerra: “Nomine temporanee per un’esigenza immediata”
A prendere poi parola dopo il giuramento ci ha pensato il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra. “Sono nomine temporanee che rispondono a un’esigenza immediata, senza in alcun modo modificare le prerogative del Parlamento. Spetta infatti a quest’ultimo la facoltà di eleggere i magistrati”. Temporanee, sì ha ricordato Guerra, parlando di “atto di responsabilità”. E che, dopo non poche discussioni politiche, non ha precluso ai due nuovi giudici del TPC di concorrere anche per il posto lasciato vacante da Ermani, il cui concorso scadeva l’altro ieri.Kono-Genini:“Mi ha spinto il rispetto che ho per le istituzioni e la giustizia”
Ma cosa ha spinto Kono-Genini a farsi avanti per ricoprire un ruolo decisamente poco ambito? “Mi hanno spinto il rispetto per le istituzioni e per la giustizia, così come la passione che nutro per il ruolo di giudice”. C’è quindi una possibilità di vederla correre per la nomina di giudice ordinario? “Certo. Perché è stata una scelta meditata e ponderata, ma ora che sono in viaggio vorrei arrivare fino in fondo”. Ma questo sarà affare del Gran Consiglio nei prossimi mesi. Nel frattempo, conta che il TPC tornerà a disporre di quattro giudici operativi su cinque. “Queste nomine sono una boccata d’ossigeno per il Tribunale”, conferma Stefani. “Questo perché l’assenza di tre giudici su cinque non è da poco. Ora i due supplenti permetteranno di riprendere una velocità di marcia adeguata alla struttura e preparare la successione nel caso dovessero venir confermate le decisioni attuali, rispettivamente il rientro dei due giudici nel caso le decisioni della Magistratura venissero ribaltate”. Decisioni, le due destituzioni proclamate in seguito alla denuncia del collega Ermani, su cui chiaramente Stefani non si esprime. Lo fa invece sulla possibilità di adottare un codice etico, discussa anche a livello politico. “In questo momento storico potrebbe essere una buona soluzione codificarli, ma secondo noi è un’idea che deve arrivare dal basso. Quindi deve essere condivisa da tutti i magistrati, che saranno poi chiamati ad applicarla. Indipendentemente da quello che deciderà il Gran Consiglio noi lo faremo, ma dobbiamo aspettare che si calmino le acque”, ha concluso Stefani.

https://www.ticinonews.ch/ticino/i-giudici-straordinari-hanno-giurato-una-boccata-dossigeno-407710

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“Se avessimo iniziato a farci la guerra sarebbe finita peggio”
Alla cerimonia per i giudici supplenti straordinari, il presidente del CdM Damiano Stefani ha detto che “la barca è stata a galla grazie all’unità tra magistratura, esecutivo e legislativo”

Mercoledì si è tenuta a Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei giudici supplenti straordinari, designati dal Consiglio di Stato. La folta presenza nella sala del Gran Consiglio dei rappresentanti del potere giudiziario è sembrata tesa a lanciare ai cittadini il messaggio di una magistratura forte.
L’avvocata Monica Sartori-Lombardi e l’avvocato Paolo Bordoli hanno così assunto la funzione di giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avvocata Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dello stesso Bordoli.
Le designazioni si sono rese necessarie per riempire i vuoti al Tribunale penale cantonale (TPC), dopo la destituzione di due giudici decisa dal Consiglio della magistratura (CdM) e la successiva decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura, che ha respinto le relative domande di effetto sospensivo chiesto dai destituiti. Tutto è però ancora sotto ricorso.
Con i due nuovi giudici supplenti, il TPC conta di ripartire nel segno dell’efficienza e della fiducia, ha detto in aula il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi: “Nel segno della fiducia potendo contare su valide e comprovate competenze che in questo caso provengono dalla Giustizia stessa. Le Istituzioni vengono e devono venire sempre prima delle persone che le rappresentano”. Da parte sua, il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra ha ricordato come “mai come oggi necessitiamo di solide fondamenta per garantire una ripartenza credibile e autorevole”.
Dal pulpito del Legislativo oggi ha parlato anche la magistratura, che a differenza della politica, spesso percorre la via del silenzio. “Quello che è avvenuto – ha detto il presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani – è stato drammatico per tutti. La tempesta non è ancora finita, le acque si sono leggermente calmate e la barca è riuscita a stare a galla grazie all’unità tra la magistratura, l’esecutivo e il legislativo. Se avessimo cominciato a farci la guerra tra di noi sarebbe finita ancora peggio”.
Quanto ai due nuovi giudici supplenti straordinari, Bordoli non ha rilasciato dichiarazioni ma conferma, come la collega Sartori Lombardi, il suo interesse a tramutare la supplenza in un incarico definitivo. Insomma, entrambi hanno partecipato al concorso per la sostituzione del presidente dimissionario del TPC Mauro Ermani. Ma per questo i tempi non sono ancora maturi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CSe-avessimo-iniziato-a-farci-la-guerra-sarebbe-finita-peggio%E2%80%9D–2588334.html