Il Consiglio di Stato mette i paletti per la futura casa della Giustizia

Il Consiglio di Stato mette i paletti per la futura casa della Giustizia

Dopo il no popolare all’acquisto dello stabile EFG, l’Esecutivo ha dato luce verde alla pianificazione logistica per il comparto del Luganese
Il gruppo di lavoro ha suddiviso autorità e servizi in quattro «blocchi» distinti
Tra i punti fermi, la separazione tra l’autorità giudicante e quella inquirente

Quattro blocchi distinti per il comparto della Giustizia del Luganese e la realizzazione di un nuovo penitenziario cantonale sul piano della Stampa a Cadro. La pianificazione logistica della Giustizia compie un decisivo passo avanti. Dopo la bocciatura in votazione popolare dell’acquisto dello stabile EFG, il Consiglio di Stato ha infatti dato luce verde agli indirizzi strategici per la riorganizzazione del terzo potere. Secondo informazioni da noi raccolte, il Governo ha accolto le conclusioni elaborate dal gruppo di lavoro creato per trovare una soluzione logistica dopo il no popolare all’acquisto dell’ex Banca del Gottardo.

I quattro blocchi
Contrariamente al progetto della cosiddetta «Cittadella della Giustizia», che prevedeva la concentrazione in un unico spazio di diverse autorità, uffici e servizi, il gruppo di lavoro – coordinato dalla Divisione della giustizia e composto da rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia così come dal Consiglio della Magistratura – ha identificato per il comparto della Giustizia del Luganese quattro «blocchi» distinti. Nel primo troverà spazio la «filiera penale», ossia: Ministero pubblico (Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria). Nel secondo blocco, quello del «Tribunale d’appello (seconda istanza giudiziaria) », ci saranno la Sezione di diritto civile, la Sezione di diritto pubblico, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) e una sede dell’Ordine degli avvocati. Nel terzo blocco – «Preture e Preture di protezione (prima istanza giudiziaria) » – troveranno posto la Pretura di Lugano e la futura Pretura di protezione di Lugano. Da ultimo, il quarto blocco – «Servizi amministrativi»ospiterà l’Ufficio di esecuzione, l’Ufficio dei fallimenti e l’Ufficio del registro fondiario. Per quanto riguarda il Tribunale penale cantonale (TPC), il Consiglio della Magistratura e l’Ufficio dell’incasso delle pene alternative, il gruppo di lavoro ha indicato che «potenzialmente» troveranno casa in un luogo separato dai quattro blocchi. In particolare, il TPC seguirà una pianificazione a sé stante, «contestualmente al più ampio tema di riforma dell’Autorità penale di prima istanza, che sarà oggetto di un’apposita decisione d’indirizzo del Consiglio di Stato». Tale riforma è in fase di valutazione contestualmente alla richiesta di potenziamento dei magistrati della Pretura penale e all’estensione delle sue competenze giudicanti, oggi attribuite per legge al TPC.

I prossimi passi
Identificati e approvati gli indirizzi strategici, ora occorrerà anche ragionare sul futuro dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Pretorio e dello stabile Bossi che devono essere, come noto, completamente rinnovati a causa della situazione strutturale. In particolare, nel corso del 2025, il gruppo di lavoro dovrà coordinare l’allestimento di uno «studio di fattibilità » sugli scenari logistici, identificando le sedi provvisorie per le autorità e i servizi che oggi si trovano al loro interno. E parallelamente dovrà identificare l’ubicazione definitiva degli stessi, nonché quantificare costi e tempi di realizzazione. Sarà inoltre fondamentale – ha ribadito il gruppo di lavoro – che i nuovi spazi tengano conto degli standard logistici dell’Amministrazione cantonale e delle necessità legate al progetto nazionale di digitalizzazione della Giustizia («Justitia 4.0»). In questa fase, il gruppo di lavoro coinvolgerà le autorità e gli uffici interessati, in modo da identificare al meglio le necessità di ciascuno.

I principi guida
Se la destinazione finale dei quattro blocchi deve ancora essere individuata, il gruppo di lavoro, nell’allestire il piano logistico del comparto della Giustizia del Luganese, ha tuttavia tenuto conto di alcuni principi guida. In generale, le autorità giudiziarie di prima e di seconda istanza saranno separate, così come le autorità giudiziarie penali e quelle del perseguimento penale. Ma soprattutto le autorità inquirenti – ossia Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia cantonale e Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi – dovranno non solo essere ubicate nel medesimo edificio ma anche «nelle vicinanze delle strutture carcerarie ». Nel documento tale decisione viene motivata dallo «stretto legame, in termini di efficienza operativa, del settore esecuzione pene e misure con l’attività delle autorità giudiziarie e di polizia che hanno sede a Lugano».

Infine, per quanto riguarda il Tribunale d’appello, da un lato è prevista un’ubicazione logistica unica, comprendente anche la CARP che attualmente si trova a Locarno; dall’altro, in ogni caso, tenuto conto dell’ipotesi di riforma delle autorità penali di prima istanza, il Tribunale penale cantonale e la Corte di appello e di revisione penale dovranno trovare posto in «blocchi separati».


Da sapere

Un carcere ormai a fine ciclo

Inaugurato nel 1968
Il carcere della Stampa fu inaugurato l’8 agosto 1968. Il penitenziario fu suddiviso in quattro padiglioni indipendenti: la prima sezione (carcere giudiziario) di 48 posti; la seconda (primari) di 30; la terza (recidivi) di 51; la quarta (carcere femminile) di 18. Il credito votato dal Gran Consiglio fu di 7 milioni. L’opera fu sussidiata dalla Confederazione con oltre 3 milioni. Quasi subito emersero problemi di spazio a causa dell’aumento della popolazione carceraria.

Le tre sezioni attuali
Attualmente le strutture carcerarie cantonali comprendono: il carcere penale della Stampa (140 celle), il carcere giudiziario della Farera (88 posti) e la sezione aperta dello Stampino (31 camere).

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Penitenziario cantonale, la nuova struttura sorgerà alla Stampa
Dopo aver vagliato diverse opzioni, il Consiglio di Stato ha optato per il sedime a Cadro
Il costo stimato si aggira attorno ai 130 milioni di franchi

Il secondo grande capitolo riguardante la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese riguarda però anche il nuovo penitenziario cantonale. Non solo perché la «filiera penale», ossia il blocco 1, dovrà sorgere «nelle vicinanze» delle strutture carcerarie (come indicato dal gruppo di lavoro), ma anche perché il Governo – svolti gli approfondimenti del caso – ha ritenuto che il nuovo penitenziario cantonale debba sorgere sul sedime di proprietà dello Stato, sul piano della Stampa. La necessità di costruire un nuovo carcere, in realtà, è nota da tempo, visto che quello attuale – inaugurato nel 1968 – «è giunto a conclusione del proprio ciclo di vita strutturale ». Le valutazioni per identificare la nuova ubicazione sono partite nel 2018. Ora, come detto, il Governo ha concluso che «il mantenimento dell’ubicazione del carcere penale presso l’attuale sedime di proprietà dello Stato costituisce la variante ottimale», essendo quest’ultima «sostenibile e concretizzabile» per una serie di fattori, tra cui i vincoli pianificatori, l’accettazione politica, l’idoneità territoriale, l’ubicazione favorevole per il personale e per gli addetti ai lavori e, non da ultimo, la vicinanza del carcere penale con quello giudiziario e con quello aperto. A questo punto, il Dipartimento delle istituzioni, d’intesa con la Sezione della logistica, è stato autorizzato a riattivare il progetto di edificazione del nuovo complesso carcerario cantonale sul piano della Stampa. Secondo una stima approssimativa – considerando le attuali esigenze di posti cella – il costo per un nuovo penitenziario potrebbe aggirarsiattorno a 130 milioni di franchi. La Confederazione, secondo nostre informazioni, è stata informata della decisione del Consiglio di Stato; e ciò con l’intento di ottenere il sussidio alla costruzione da parte dell’Ufficio federale di giustizia, nella misura del 35% della spesa, come previsto dalla legge federale.

Articoli pubblicati nell’edizione di mercoledì 27 novembre 2024

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Giustizia, il Governo chiede anche ai privati. “Dobbiamo capire quali immobili sono disponibili”
Il direttore del DI Norman Gobbi spiega come verrà organizzata la Giustizia nel Luganese e perché verrà pubblicato un annuncio per cercare nuovi spazi sul Foglio Ufficiale.

Oggi il Consiglio di Stato ha comunicato il nuovo assetto della giustizia del Luganese dopo la bocciatura alle urne della “cittadella della giustizia”. Per il futuro il Governo punta su quattro blocchi distinti: Filiera penale, Tribunale d’appello, Preture e preture di protezione, Servizi amministrativi. Per ampliare il ventaglio delle potenziali superfici a disposizione il Governo chiede aiuto anche ai privati e per questo sul foglio ufficiale del 29 novembre verrà indetta una grida pubblica, ovvero un invito ad annunciare terreni o stabili che sarebbero a disposizione per accogliere la giustizia ticinese. “Non potendo concentrare il tutto all’interno dello stabile Efg, dobbiamo affrontare la discussione in maniera aperta”, ha spiegato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, a Ticinonews. “È per questo che oltre alla potenziale ristrutturazione dell’attuale Palazzo di giustizia, dove bisognerà definire chi resterà e chi andrà dove, chiediamo al territorio cantonale, in particolare al comparto del Luganese, la disponibilità di annunciare immobili e terreni atti a verificare la possibilità di avere una giustizia diffusa e non concentrata in un unico luogo”. Una modalità, quella di pubblicare un annuncio sul Foglio ufficiale, “che non rappresenta una novità, ma può fare scalpore in questo caso, visto che riguarda la giustizia ticinese”.

“Bisognerà trovare delle sedi di transizioni”
La divisione in quattro blocchi è anche frutto di un lavoro che ha dovuto quali parti della giustizia stanno bene insieme e quali no. “È importante verificare l’aspetto dei flussi di lavoro al fine di ottimizzare i processi”, ha continuato Gobbi. “Oggigiorno il fatto di saper ottimizzare le risorse finanziarie a favore dell’efficienza è un problema globale, non solo comunale o cantonale. Per questo l’analisi dei flussi di lavoro è stata essenziale. Un peso importante lo avrà anche la digitalizzazione della giustizia”. Nel processo di riorganizzazione rientra anche la ristrutturazione di Palazzo di giustizia. “Bisognerà trovare delle sedi di transizione, così da poter sistemare e ristrutturare completamente l’edificio”.

Il carcere resta nel Luganese
Nella nota odierna l’esecutivo cantonale ha confermato la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa a Lugano. “Mantenere il carcere in quella zona sembra essere l’unica soluzione possibile”, ha aggiunto il direttore del DI.

https://www.ticinonews.ch/ticino/giustizia-il-governo-chiede-anche-ai-privati-dobbiamo-capire-quali-immobili-sono-disponibili-404290

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La Giustizia del Luganese si fa in quattro
A seguito della bocciatura popolare dell’acquisto dello stabile EFG, il Governo ha suddiviso il comparto giudiziario in blocchi – Gobbi: “Non costerà di meno, ma questo è il mandato popolare”

Dal Palazzo di Giustizia in via Pretorio allo stabile EFG in via Franscini. Questo era il trasloco previsto a Lugano per la Giustizia del Luganese, ma i cittadini lo scorso 9 giugno hanno affossato l’acquisto della ex banca del Gottardo. Un colpo di spugna che ha obbligato il Governo a ridisegnare una nuova “geografia” che è stata comunicata ufficialmente mercoledì.
Il nuovo mosaico presenta quattro accorpamenti di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione. Il passo successivo sarà quello di verificare, tramite una grida, le potenziali superfici a disposizione (si parla di locazione o acquisti di spazi/terreni). Sulla base di un’analisi svolta da un comitato presieduto dalla direttrice della Divisione Giustizia Frida Andreotti, il Consiglio di Stato ha quindi determinato i seguenti “blocchi”:

Blocco 1 “Filiera penale”: Ministero pubblico (sede Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria).

Blocco 2 “Tribunale di appello”: Tribunale di appello (Sezioni di diritto civile e di diritto pubblico), Tribunale di appello (rientro della Corte di appello e di revisione penale attualmente con sede transitoria a Locarno), Sede Ordine degli avvocati (per statuto presso il Tribunale di appello).

Blocco 3 “Preture e Preture di protezione”: Pretura civile e futura Pretura di protezione di Lugano.

Blocco 4 “Servizi amministrativi”: Ufficio di esecuzione, Ufficio dei fallimenti e Ufficio del registro fondiario (sedi di Lugano).

A questi si aggiungono Autorità e Uffici, come il Consiglio della magistratura, il Tribunale penale cantonale e l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative, tutti potenzialmente collocabili in maniera separata e indipendente.

Fino alla votazione, ha detto ai microfoni della RSI il consigliere di Stato Norman Gobbi, “un piano B non c’era. Ma la Giustizia ha bisogno di una casa. In questo caso non sarà una sola, ma diverse case”. Quanto ai costi dell’operazione si andrà molto lontani da quelli preventivati per lo stabile EFG? “Credo di no – ha risposto Gobbi – . Da un lato c’è il rincaro, dall’altro avere separate le varie autorità comunque crea costi che si replicano. Penso solo al controllo degli accessi. Non costerà quindi di meno, ma risponde a quello che è il mandato del popolo ticinese che non voleva quell’immobile”.
In parallelo il Governo ha disposto le verifiche sugli spazi di cui i blocchi avranno necessità, in modo da stabilirne la futura ubicazione. “Anche a livello di sedi transitorie”, sottolinea la nota. Per ampliare il ventaglio di scelta verrà pubblicata una grida pubblica il prossimo 29 novembre sul Foglio Ufficiale. L’obiettivo, sottolinea l’Esecutivo, “è quello di procedere in tempi rapidi alla ridefinizione della pianificazione”, per poi sottoporre al Parlamento le decisioni del caso.
Nello stesso comunicato il Consiglio di Stato annuncia di avere deciso anche gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, visto lo stretto legame tra le Autorità giudiziarie e il settore dell’esecuzione pene, nonché la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale carcere penale.
A tal proposito è stata confermata la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa. La realizzazione dell’opera seguirà un iter progettuale a sé stante, di cui il primo atto formale è stato l’annuncio del progetto all’Ufficio federale di giustizia ai fini della richiesta dei sussidi previsti dalla legge.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-Giustizia-del-Luganese-si-fa-in-quattro–2393545.html

 
Violenza domestica: in Ticino 1’037 interventi in ambito familiare

Violenza domestica: in Ticino 1’037 interventi in ambito familiare

Dalla cronaca alle azioni finora intraprese a livello cantonale. Nel 2023, in Svizzera, sono stati registrati 19’918 reati di violenza domestica, di cui 25 omicidi, la metà di tutti quelli recensiti a livello nazionale, 147 casi di lesioni gravi e 368 reati per violenza carnale. Reati questi ultimi in aumento del 22% rispetto al 2022. Nel 70,1% dei casi la vittima è donna, nel 29,9% uomo. In Ticino invece ci sono stati 1’037 interventi in ambito di disagio familiare. Sono dati che non possono lasciare indifferenti e che testimoniano la perenne attualità del tema della violenza domestica. Ieri a Bellinzona è stato presentato il bilancio d’attività del Cantone sul fronte della lotta a questo fenomeno. Nel 2021 il Ticino si è infatti dotato del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, un documento programmatico, con una ottantina di misure concrete, voluto dal Consiglio di Stato e inserito nei suoi obiettivi di legislatura, sia per il 2019/2023, sia per il quadriennio in corso.

‘Intrapresi sforzi rilevanti’
«Gli sforzi intrapresi dalle istituzioni e dalla società civile nell’ultimo anno – sostiene il consigliere di Stato Norman Gobbi – sono rilevanti e indirizzati sia a chi è direttamente confrontato con episodi di violenza domestica, e che chiede aiuto e supporto alle istituzioni, sia alla società tutta». E afferma con convinzione: «Le istituzioni ci sono. Sostengono, aiutano e proteggono le vittime, e puniscono gli artefici della violenza. La popolazione deve riporre fiducia nello Stato». Per il direttore del Dipartimento istituzioni, «il Piano d’azione cantonale ha dato slancio a un’azione coordinata e congiunta: solo unendo le forze delle istituzioni e della società civile possiamo essere ancora più efficaci nel contrasto della violenza domestica». Non solo. «Le istituzioni – ribadisce Gobbi – sono consapevoli che per contrastare il fenomeno della violenza occorra da un lato continuare a parlarne, favorendo un cambiamento culturale orientato alla parità, e dall’altro rafforzare anche le azioni di prevenzione. Parallelamente bisogna sostenere chi è vittima di violenza domestica nell’affrontare questa problematica sotto i diversi aspetti. I bisogni delle vittime sono infatti molteplici e differenziati». Sono quattro gli assi definiti dal Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Dell’ottantina di misure proposte nel 2021, 71 sono state nel frattempo attivate, il tutto senza finanziamenti specifici per questo scopo. «Il bilancio intermedio per il Ticino – dice Gobbi – è positivo, proprio perché siamo riusciti a raggiungere buona parte degli obiettivi che ci siamo fissati. Abbiamo dato una buona prova di capacità, rispettivamente di collaborazione interdipartimentale, interistituzionale e tra Stato e società civile». Sull’asse del perseguimento, di specifica competenza del Di, troviamo per esempio il primo anno di attività del Centro di competenza violenze presso la Polizia cantonale e la presentazione della revisione totale della legge sulla polizia, tra le cui novità figurano la base legale per il processo di gestione delle minacce e la proroga dagli attuali 10 a 30 giorni dell’allontanamento dal domicilio dell’autore di violenza, nonché la creazione del primo Istituto di medicina legale del Canton Ticino. Dal canto suo, il consigliere di Stato Raffaele De Rosa insiste sull’importanza delle politiche coordinate e della collaborazione tra istituzioni, servizi ed enti. «Le sinergie – spiega il direttore del Dipartimento sanità e socialità – permettono di intervenire in maniera più efficace e incisiva, valorizzando le risorse e le competenze di ciascuno. Combattere la violenza domestica significa dare anche ai nostri figli le premesse per essere cittadini di domani, rispettosi, responsabili e consapevoli, non piegati a logiche di sopraffazione e persecuzione». Per De Rosa, combattere la violenza domestica «deve essere un imperativo per la politica e per tutta la nostra società. Non è più una cosa privata, una questione da risolvere in famiglia, ma uno sfregio a tutta la nostra collettività. In Svizzera e anche in Ticino è proprio tra le pareti di casa che si consuma gran parte delle violenze commesse principalmente ai danni di donne e bambini». Un fenomeno che può però «coinvolgere tutti e colpire donne, uomini, giovani, bambini, anziani e persone con disabilità». Oltremodo importanti per De Rosa gli assi strategici della prevenzione e della protezione, nonché quello delle politiche coordinate. Tra le azioni concrete, menzionate dal ‘ministro’ della Sanità e della socialità, l’introduzione a livello federale del numero unico centrale nazionale, che si prevede sarà attivo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Sul piano cantonale, il Dss ha tra l’altro sviluppato un protocollo di presa a carico delle vittime nei Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero cantonale. Fondamentali nella lotta alla violenza domestica, anche i medici di famiglia, le farmacie e le strutture protette. Come per esempio il ‘Progetto oltre’, che offre un alloggio transitorio a madri e figli già accolti nelle case protette che necessitano di accompagnamento e condizioni adeguate per ricostruire un progetto di vita autonomo.

Tema sempre attuale
Un «tema cruciale e attuale» anche per la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio. «Lo scorso ottobre – ricorda la consigliera di Stato – è stata avviata dal governo nazionale la consultazione sulla revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime». Iniziativa basata anche su una mozione presentata da Carobbio durante il suo mandato come consigliera agli Stati. «L’obiettivo della modifica – spiega la direttrice del Decs – è di ridurre al minimo le barriere all’accesso alle cure primarie per le vittime di violenza. In questo contesto, è necessario che sia garantita la presenza di centri di crisi per vittime di violenza sessuale, domestica e di genere in ogni cantone o tramite centri regionali condivisi». Ieri mattina ha poi preso il via il Cas in infermieristica forense della Supsi che si aggiunge al recente incontro con i responsabili della facoltà di medicina dell’Usi e l’Istituto di medicina legale per valutare l’introduzione di moduli per il master di medicina, finalizzati alla formazione per la presa a carico delle vittime di violenza domestica e sessuale già negli studi di medicina. Per Carobbio, tuttavia, non si deve agire solo in ambito specialistico: «La scuola – osserva – rappresenta un terreno importante per prevenire la violenza domestica e sessualizzata, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione, favorendo una società più paritaria». Tra le iniziative relative al mondo della scuola il progetto ‘Batticuore. Amicizia, amore e sessualità senza violenza’, avviato in via sperimentale nell’anno scolastico 2023/2024 e in corso anche quest’anno, ma anche le direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico, emanate nel giugno 2023, o la formazione degli ispettori e delle ispettrici di tirocinio nell’ottica di creare un contesto più sicuro e inclusivo per le giovani generazioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 novembre 2024 de La Regione

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«Uno sfregio collettivo»
Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti sottolineano la necessità di «un cambiamento culturale» di fronte a quella che è «una piaga sociale» – Ma il bilancio del Piano d’azione è «positivo»

«Non è più un fatto privato, bensì uno sfregio alla collettività ». Raffaele De Rosa ha definito così la violenza domestica. «Una piaga sociale», ha insistito il consigliere di Stato. A dare forza al suo messaggio, anche i numeri. In Svizzera, nel solo 2023, sono stati registrati 19.918 reati di violenza domestica – tra vie di fatto, minacce, ingiurie, lesioni semplici – sui 523.000 complessivi. E qui troviamo 25 omicidi (ovvero il 47,2% di tutti gli omicidi consumati), 147 lesioni gravi e 368 reati per violenza carnale. Un dato, quello legato alla violenza carnale, salito del 20% rispetto al 2022. Nel 70,1% dei casi la vittima era una donna. Nel 29,9% un uomo. Sono gli stessi numeri offerti alla stampa, un giorno prima, questo lunedì, da Elisabeth Baume-Schneider. Il Cantone, però, ne ha aggiunti altri. Ha aggiunto, sul solo territorio ticinese, 1.037 interventi in ambito di disagio familiare. E poi un altro dato, quello legato alle 38 donne vittime di violenza domestica e ai 35 bambini che sono stati ospitati dalle due case protette nel territorio.

Spazzare le ambiguità
Il Cantone è tornato a parlarne nel quadro di una misura di sensibilizzazione che deve, per forza di cose, essere continuamente rintuzzata. Lo ha fatto a seguito della conferenza stampa di Baume-Schneider, ma anche per presentare il bilancio dell’ultimo anno d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica. Tre dipartimenti, tre consiglieri di Stato, un solo intento, mai così attuale. A un certo punto dell’incontro con i media, lo stesso Norman Gobbi, a capo del Dipartimento delle istituzioni, ha azzardato un collegamento tra i fatti di Morbio Inferiore e il proprio messaggio. Un collegamento figlio anche di una necessità, sempre più urgente, ben ricordata da Marina Carobbio Guscetti, la quale ha parlato del bisogno di un «cambiamento culturale». Un cambiamento che non si può trovare con qualche esotica formula magica, bensì attraverso un complesso percorso di misure e di ferree volontà, tracciate, ormai tre anni or sono, all’interno del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Parliamo di un documento programmatico, aggiornato ancora nel 2022, composto da un’ottantina di misure concrete. Misure che danno sostanza al tema, al problema, e che spazzano il campo dalle ambiguità. È stato De Rosa a parlare di «ambiguità». E la questione della limpidezza del messaggio è più centrale di quanto non si pensi. Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità ha parlato, più precisamente, della necessità di «messaggi chiari e coerenti, senza ambiguità». Anche da qui passa la strada verso una completa (e collettiva, oltre le separazioni politiche e dipartimentali, oltre ogni luogo comune) presa di coscienza della problematica.

Il numero di telefono
Lunedì, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la stessa ministra Baume-Schneider ha organizzato il primo Dialogo nazionale su violenza di genere e discriminazione. Norman Gobbi era presente. E ricorda, sul tema, quanto sia giusto «continuare a parlarne». E poi: «Le istituzioni ci sono. La popolazione può riporre la sua fiducia nello Stato». Il perché, dal suo punto di vista, è facilmente riassumibile con i quattro assi definiti dallo stesso Piano d’azione cantonale. Che sono: prevenzione, protezione, perseguimento, politiche coordinate. Insomma, un insieme di misure per prevenire le violenze, per proteggere le vittime e le potenziali vittime, per perseguire i colpevoli e per coordinare le politiche che stanno a monte del problema. Nel complesso, come detto, ottanta misure, di cui 71 realizzate, 6 in fase di sviluppo e 3 ancora sospese. Tra quelle in via di sviluppo, quella forse più attesa, anche perché molto diretta, è legata al numero di telefono unico, nazionale, a tre cifre, per cercare aiuto o richiedere una consulenza. De Rosa ha definito un orizzonte per tale misura: fine 2025-inizio 2026. «E il Cantone sta lavorando per agganciarsi a questa rete nazionale, che sarà attiva sette giorni su sette, 24 ore su 24».

«Pene irrisorie»
Gobbi ha più volte ribadito come il bilancio della politica attiva in questo ambito sia «positivo », anche perché il Piano non vive di finanziamenti specifici. «Decisivo è stato il contributo del coordinamento istituzionale, garantito dalla Divisione della giustizia». Ma decisiva è stata anche, secondo De Rosa – ma lo hanno sottolineato tutti e tre -, «l’unità di intenti come strumento per consolidare ulteriormente la lotta alla violenza domestica». Il direttore del DSS ha parlato poi dell’importanza di «promuovere la consapevolezza nella popolazione, di sensibilizzarla ». L’importanza quindi dell’«educazione», anche se in realtà «educare significa anche coinvolgere la dimensione emotiva, l’empatia delle persone ». Perché «solo così poi è possibile accogliere i segnali, essere vicini alle vittime». Ecco, qui, nella marea di parole e misure presentate dal Consiglio di Stato, abbiamo trovato un altro punto centrale, reso ben visibile anche dai recenti casi di cronaca. De Rosa ha sottolineato il rischio, per la vittima, di sentirsi «sola», «sbagliata», e questo per colpa dello «stigma ancora ben presente nella nostra società». Uno stigma che porta la vittima a provare «vergogna », e non il carnefice, graziato da pene che lo stesso consigliere di Stato ha definito «irrisorie ». E allora risulta chiaro, nonostante i risultati positivi del Piano d’azione, come sia necessario continuare a lavorare in questa direzione.

Il trattato
Ambiti e obiettivi della Convenzione di Istanbul

In vigore dal 2018
La Convenzione di Istanbul è un trattato internazionale del Consiglio d’Europa che tutela le donne e le ragazze da varie forme di violenza. In Svizzera è entrata in vigore il 1. aprile 2018. L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo è l’organismo nazionale di coordinamento per l’applicazione di tale accordo. Con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul, nel 2022 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno definito misure concrete in questo ambito. Il Canton Ticino ha reagito con un suo piano d’azione.

Un concetto globale
Tra gli ambiti di intervento del trattato vi sono la prevenzione, la protezione e il perseguimento penale della violenza, oltre all’adozione di un approccio globale coordinato con i seguenti obiettivi: rendere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica oggetto di un lavoro di prevenzione e ridurle; fornire alle vittime di violenza una protezione e un sostegno adeguati; perseguire i reati violenti e far sì che chi li commette sia chiamato a rispondere dei propri atti; attuare la Convenzione in modo globale e coordinato a tutti i livelli federali e coinvolgere la società civile.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 novembre 2024 del Corriere del Ticino

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Violenza domestica, “un fenomeno trasversale”
Nel 2023 in Ticino sono stati registrati 1’037 interventi in ambito familiare – 38 donne e 35 bambini sono stati ospitati dalle case protette 

In Ticino, lo scorso anno sono stati registrati 1’037 interventi in ambito di disagio familiare. Il dato è emerso oggi, martedì, durante la conferenza stampa dedicata al bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. Nel dettaglio, si sono verificati 63 allontanamenti da domicilio ordinati dalla polizia, 202 allontanamenti dal domicilio volontario dell’autore e 110 autori/autrici che sono stati incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Inoltre, 38 donne vittime di violenza domestica e 35 bambini sono stati ospitati dalle due Case protette.

Alcune cifre
Durante l’appuntamento sono state presentate anche le cifre a livello nazionale: lo scorso anno, sono stati quasi 20’000 i reati di violenza domestica (vie di fatto, minacce, ingiurie, lesioni semplici, ecc.). Sono stati registrati 25 omicidi (quasi la metà di tutti gli omicidi registrata si sono verificati in ambito di violenza domestica), 147 lesioni gravi e 368 violenze carnali: dato, quest’ultimo, in forte aumento (+20%) rispetto al 202.
La statistica, inoltre, ha confermato quanto era facile aspettarsi: il 70% delle vittime erano donne.

Fenomeno trasversale
La violenza domestica, è stato ricordato, è “un fenomeno trasversale” che coinvolge tutta la società. Per questo motivo si è reso necessario un intervento accresciuto dello Stato. Il Piano d’azione si basa su quattro assi: la prevenzione, la protezione, il perseguimento e le politiche coordinate. In tutte queste aree sono state attuate delle misure e alcune sono ancora in fase di sviluppo.  Secondo il comunicato, finora 71 delle 80 misure sono state attivate.
I consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti hanno sottolineato l’importanza di un’azione comune e coordinata per affrontare la violenza domestica. L’intervento deve avvenire su più piani: federale, cantonale e comunale, coinvolgendo anche la società civile.
Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ha messo in evidenza il ruolo centrale del suo Dipartimento nel coordinamento delle attività contro la violenza domestica. Tra i risultati significativi ha menzionato l’introduzione del Centro di competenza violenze presso la Polizia cantonale, operativo da un anno, e l’avanzamento della revisione totale della legge sulla Polizia, che include innovazioni come la proroga dell’allontanamento dal domicilio per gli autori di violenza, da 10 a 30 giorni. 
Il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, ha messo in evidenza come la violenza domestica rappresenti una piaga sociale e un fallimento collettivo nella protezione delle relazioni umane. Ha ribadito l’importanza di rafforzare le politiche coordinate tra servizi, enti e associazioni, promuovendo sensibilizzazione e formazione, soprattutto per giovani e professionisti in ambiti sociale, sanitario e giuridico. Tra le azioni significative: il progetto “Liberati dal silenzio”, con video animati basati su testimonianze di vittime, e protocolli per la presa a carico delle vittime nei pronto soccorso; il “Progetto oltre”, che offre un alloggio transitorio a madri e figli (già accolti nelle case protette) e che necessitano di accompagnamento e condizioni adeguate per ricostruire un progetto di vita autonomo.A livello federale, l’introduzione di un numero unico nazionale per le emergenze sulla violenza domestica è prevista entro il 2025-2026.
Marina Carobbio Guscetti, Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha sottolineato l’avvio, lo scorso ottobre, della consultazione da parte del Consiglio federale sulla revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime. È stato poi evidenziato il ruolo cruciale della scuola come terreno di prevenzione e sensibilizzazione. La direttrice del DECS ha poi ricordato l’avvio del progetto educativo “Batticuore. Amicizia, amore e sessualità senza violenza” e l’importanza di formare il personale scolastico, sanitario e sociale per una migliore gestione delle situazioni di violenza. Inoltre, l’introduzione del CAS in infermieristica forense e l’integrazione di moduli specifici nei corsi di medicina rappresentano passi significativi per una presa in carico più efficace delle vittime.

Violenza domestica, presentato il bilancio dell’ultimo anno

Violenza domestica, presentato il bilancio dell’ultimo anno

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport hanno presentato nel corso di una conferenza stampa il bilancio d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica nel corso dell’ultimo anno. I Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti nei rispettivi ambiti di loro competenza hanno sottolineato quanto sia importante un’azione comune e coordinata a tutti i livelli: sul piano federale, sul piano cantonale, su quello comunale, assieme alla società civile.

È dal 2021, con un aggiornamento e un affinamento nel 2022, che il Canton Ticino si è dotato del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Un documento programmatico, con una ottantina di misure concrete, voluto dal Consiglio di Stato e inserito nei suoi obiettivi di legislatura, sia per il 2019/2023, sia per il quadriennio in corso.

Dal livello nazionale al livello cantonale
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, proprio ieri, lunedì, ha partecipato in rappresentanza dei Cantoni al primo Dialogo nazionale su violenza di genere e discriminazione organizzato dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, assieme alle Città. È stato presentato il rapporto intermedio sul piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul. Agganciandosi a questo incontro e sottolineando gli obiettivi posti a livello nazionale, Norman Gobbi ha ricordato i quattro assi definiti dal Piano d’azione cantonale. La Prevenzione, con 32 misure realizzate, sul totale di 36 (2 sono in fase di sviluppo e 2 sono state sospese); la Protezione, con 21 misure realizzate su 24 e 3 in fase di sviluppo; il Perseguimento, con 12 misure realizzate su 13 e l’asse delle Politiche coordinate, con 6 misure su 7 realizzate e 1 in fase di sviluppo.
Un bilancio positivo, quindi, quello che si può tracciare per il Piano d’azione cantonale: 71 misure attivate su 80 e il tutto senza finanziamenti specifici per questo scopo. Decisivo è stato il contributo del coordinamento istituzionale, garantito dalla Divisione della Giustizia. Anche sull’asse “Perseguimento”, di specifica competenza del DI, Gobbi ha dato un giudizio molto positivo, grazie al primo anno di attività dalla sua introduzione del Centro di competenza violenze presso la Polizia cantonale e alla presentazione della revisione totale della legge sulla Polizia (Messaggio al vaglio del Gran Consiglio) tra le cui novità figurano la base legale per il processo di gestione delle minacce e la proroga dagli attuali 10 a 30 giorni dell’allontanamento dal domicilio dell’autore di violenza. In conclusione il Direttore del DI ha sottolineato come la creazione del primo Istituto di medicina legale del Canton Ticino – una misura ulteriore rispetto alle 80 inserite nel Piano d’azione cantonale – sostenga la Magistratura nella determinazione della dinamica dei fatti e della raccolta delle prove, grazie alle visite sulle persone che hanno subito violenza e sviluppa dinamiche positive nell’ambito della lotta alla violenza domestica, come l’avvio del primo CAS in infermieristica forense, iniziatosi proprio stamattina.

Politiche coordinate e messa in rete
Il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, ha messo l’accento sull’unità d’intenti come strumento per consolidare ulteriormente la lotta alla violenza domestica, ricordando come la violenza domestica sia una piaga sociale e un fallimento collettivo nella capacità di garantire equità, protezione e dignità all’interno delle relazioni umane. Da qui l’importanza di rafforzare politiche coordinate tra i vari servizi e con gli enti e le associazioni attive sul territorio, come anche il lavoro in rete. Nell’asse strategico della Prevenzione occorre mettere in campo campagne informative nazionali e cantonali, oltre a sensibilizzare la popolazione e promuovere la formazione, con un focus su giovani, scuola e professionisti in ambito sociale, sanitario e giuridico. De Rosa ha ricordato che il DSS si occupa in particolare della prevenzione e della protezione e contribuisce all’asse delle politiche coordinate. Tra le azioni concrete, da sottolineare a livello federale l’introduzione del numero unico centrale nazionale, che, come ricordato ieri a Berna, si prevede sarà attivo a partire da fine del 2025/inizio 2026.
Da ricordare inoltre la realizzazione, sempre a livello nazionale, della Guida per l’esame e l’organizzazione delle relazioni personali dei minori in caso di violenza domestica (CSVD). Il Direttore del DSS ha menzionato anche “Liberati dal silenzio”, un progetto realizzato dal Servizio per l’aiuto alle vittime: sette video animati creati da artisti e artiste svizzeri sulla base di testimonianze di donne vittime di violenza domestica. Lo stesso è stato arricchito da una guida con proposte di attività specifiche sul tema della violenza che coinvolge le giovani coppie e da un indirizzario di servizi a cui è possibile rivolgersi per ricevere informazioni, consulenza, aiuto. A livello cantonale il DSS, tra le altre cose, ha sviluppato un protocollo di presa a carico delle vittime nei Pronto soccorso dell’EOC; partecipa assieme ad altri rappresentanti istituzionali e della società civile ad  azioni di sensibilizzazione i medici di famiglia; per il tramite dell’Ufficio del farmacista cantonale ha collaborato alla creazione di una formazione specifica destinata a farmacisti e aiuto farmacisti, oltre ad aver attivato un monitoraggio del tasso di occupazione di strutture protette. Non da ultimo il “Progetto oltre”, che offre un alloggio transitorio a madri e figli (già accolti nelle case protette) e che necessitano di accompagnamento e condizioni adeguate per ricostruire un progetto di vita autonomo.

Scuola, terreno importante per la prevenzione
La Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Marina Carobbio Guscetti, ha sottolineato con soddisfazione l’avvio, lo scorso ottobre, della consultazione da parte del Consiglio federale sulla revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime. Questa iniziativa si basa su una mozione da lei presentata durante il suo mandato come Consigliera agli Stati, oltre che su due mozioni promosse dalle consigliere nazionali Funiciello e De Quattro. L’obiettivo della modifica è di ridurre al minimo le barriere all’accesso alle cure primarie per le vittime di violenza. In questo contesto, è necessario che sia garantita la presenza di centri di crisi per vittime di violenza sessuale, domestica e di genere in ogni Cantone o tramite centri regionali condivisi. Uno dei punti cardine per rafforzare la protezione contro la violenza domestica è anche assicurare la formazione specifica per i professionisti e le professioniste che intervengono in prima linea: personale sanitario, forze dell’ordine, operatori sociali, personale scolastico, giuristi. Oltre a ricordare quanto si sta facendo a livello nazionale, la Direttrice del DECS ha evidenziato quanto si sta muovendo in Ticino. L’apertura ufficiale proprio questa mattina, citata dal Consigliere di Stato Gobbi, del CAS in infermieristica forense della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Ma anche il recentemente incontro con i responsabili della Facoltà di medicina dell’Università della Svizzera italiana (USI) e l’Istituto di medicina legale per valutare l’introduzione di moduli per il Master di medicina, finalizzati alla formazione per la presa a carico delle vittime di violenza domestica e sessuale già negli studi di medicina. Non si deve agire tuttavia solo in ambito specialistico, ha ricordato Carobbio Guscetti: la scuola rappresenta un terreno importante per prevenire la violenza domestica e sessualizzata, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione, favorendo una società più paritaria. Tra i progetti, Marina Carobbio Guscetti ha voluto ricordare “Batticuore. Amicizia, amore e sessualità senza violenza”, avviato in via sperimentale nell’anno scolastico 2023/2024 e in corso anche quest’anno. Altre iniziative, come le direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico, emanate nel giugno 2023, e la formazione degli ispettori e delle ispettrici di tirocinio, aiutano a creare un contesto più sicuro e inclusivo per le giovani generazioni.    

In conclusione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato il programma coordinato dalla Divisione della giustizia con tutti i partner pubblici e privati nell’ambito della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, (vedi allegato) e ha ricordato la serata pubblica del 5 dicembre a Mendrisio “Violenza domestica: combatterla è responsabilità di tutti!”.

 
Alcune cifre del 2023

In Svizzera:
19’918 reati di violenza domestica (vie di fatto, minacce, ingiurie e lesioni semplici, …) su 523’000 ca. complessivi: 25 omicidi (47,2% di tutti gli omicidi consumati registrati); 147 lesioni gravi e 368 reati per violenza carnale (in aumento del 20% rispetto al 2022); 70.1% vittima è donna, 29.9% è uomo.

In Ticino:
Su 1’037 interventi in ambito di disagio familiare: 63 allontanamenti da domicilio ordinati dalla Polizia; 202 allontanamenti dal domicilio volontario dell’autore; 110 autori/autrici incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa; 38 donne vittime di violenza domestica e 35 bambini sono stati ospitati dalle due Case protette.

“Le donne non sono al sicuro nel nostro Paese”

“Le donne non sono al sicuro nel nostro Paese”

La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider fa il punto sulla lotta alla violenza di genere. Focus su cause, protezione e formazione.

Nella lotta alla violenza di genere, la Confederazione è sulla buona strada, ma ci sono ambiti dove è necessario intervenire di più: cause, protezione e formazione continua degli specialisti. È quanto emerge dal rapporto intermedio sul piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul 2022-2026, presentato oggi dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.
“Le donne non sono al sicuro nel nostro Paese”, ha affermato la ministra davanti ai media. “È un problema sociale grave, triste e rivoltante, e l’indifferenza è inaccettabile”, ha aggiunto, esprimendosi nel quadro del primo Dialogo nazionale su violenza, genere e discriminazione. A Zurigo la polizia interviene 20 volte al giorno per casi di violenza domestica e ogni mese in Svizzera almeno una donna viene uccisa in questo contesto, ha proseguito la consigliera federale, auspicando un “cambiamento di paradigma”. Il consigliere di Stato Norman Gobbi (Lega), membro di comitato della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, ha spiegato che negli ultimi due anni sono stati fatti molti progressi. I reati di violenza contro le donne e le ragazze sono ormai un aspetto importante nella formazione della polizia e dei pubblici ministeri, poiché le vittime devono poter contare sul loro lavoro.

Tre ambiti d’azione
Entro il 2026 devono essere compiuti progressi sostanziali in tre ambiti messi a fuoco da Confederazione, Cantoni e Comuni. Per quanto riguarda le cause, spesso riconducibili a stereotipi di genere, alla fine del 2025 sarà lanciata una campagna nazionale di prevenzione. Parallelamente verrà introdotto in tutta la Svizzera un numero telefonico di consulenza per le vittime, gratuito e disponibile 24 ore al giorno. Si intende poi promuovere maggiormente il comportamento non violento nelle scuole e nello sport. Sarà inoltre necessario migliorare la formazione e la consapevolezza delle persone coinvolte nei settori della sanità, dell’istruzione e della giustizia. A tal fine, l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (Ufu) sta elaborando standard minimi per la formazione iniziale e continua in 15 settori professionali. Infine, sarà posta al centro dell’attenzione anche la protezione contro la violenza sessualizzata. Le misure previste includono campagne di sensibilizzazione mirate, lo sviluppo di standard per i programmi rivolti agli autori di violenza e una migliore accessibilità alle offerte di assistenza medica e medico-legale. Quest’ultima misura è anche oggetto della revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati, attualmente in consultazione. Quest’ultimo aspetto è anche al centro di una revisione della legge sull’aiuto alle vittime, annunciata recentemente dal suo collega di governo Beat Jans. La collaborazione con i Cantoni, le Città e i Comuni è essenziale in questa lotta, ha sottolineato Baume-Schneider. Le vittime devono avere fiducia nelle autorità giudiziarie e nella polizia.

Molte vittime reticenti
Presente anch’essa in conferenza stampa, la consigliera di Stato zurighese Jacqueline Fehr, che fa parte della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia, ha da parte sua auspicato un cambiamento nelle modalità di presentazione delle denunce. Oggi sono troppo poche le vittime che si fanno avanti e quindi molti casi di violenza non vengono scoperti. Le donne socialiste non hanno tardato a reagire chiedendo maggiori risorse. La sensibilizzazione al sostegno per le vittime è una buona notizia, ma “porterà inevitabilmente a un aumento della domanda”, hanno scritto in un comunicato, ricordando che rifugi e centri di consulenza per le vittime sono già al limite. È necessario un solido finanziamento per questi servizi, hanno ribadito.

Da www.laregione.ch

Tre cifre da comporre contro la violenza di genere

Tre cifre da comporre contro la violenza di genere

Nella lotta alla violenza di genere, la Confederazione è sulla buona strada, ma ci sono ambiti dove è necessario intervenire. È quanto emerge dal rapporto intermedio sul piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul 2022-2026 (PAN CI), presentato oggi dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, in occasione del primo Dialogo nazionale su violenza, genere e discriminazione, tenutosi a Berna.
La consigliera di Stato Jacqueline Fehr e il consigliere di Stato Norman Gobbi, membri del comitato direttivo della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), la consigliera di Stato e vicepresidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) Marianne Lienhard e la vicepresidente dell’UCS Corine Mauch, sindaca di Zurigo, hanno presentato, insieme alla consigliera federale, i progressi compiuti nella prevenzione e nella lotta alla violenza di genere, sessualizzata e domestica in Svizzera.
Il rapporto intermedio mostra che l’attuazione del PAN CI è sulla buona strada. Confederazione, Cantoni e Comuni hanno analizzato le necessità di intervento che sussistono ancora in tre aree prioritarie (informazione e sensibilizzazione della popolazione, formazione di base e continua di specialisti e volontari, prevenzione e lotta contro la violenza sessualizzata) e definito in quali ambiti vi è una necessità di intervento particolare. In questi ambiti dovranno essere compiuti progressi sostanziali entro il 2026.

1. Focalizzazione sulle cause della violenza
Nei prossimi anni il PAN IC si focalizzerà sulla lotta alle cause della violenza, spesso riconducibili a stereotipi di genere, e sulla promozione di forme di comportamento e strutture improntate alla non violenza. Alla fine del 2025, sarà svolta per la prima volta una campagna nazionale di prevenzione, nell’ambito della quale verrà divulgato un nuovo numero di telefono a tre cifre unico per tutta la Svizzera che offrirà consulenza 24 ore su 24 a persone vittime di violenza. Inoltre, si intende promuovere maggiormente il comportamento non violento nelle scuole e nello sport.

2. Necessità di una campagna di formazione continua
Un’altra priorità del PAN IC sarà rafforzare la formazione continua degli specialisti e dei volontari in materia di violenza di genere, sessualizzata e domestica. In particolare, si tratterà di formare e sensibilizzare maggiormente gli specialisti nei settori della sanità, della pedagogia e delle autorità giudiziarie. L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo sta sviluppando a tal fine standard minimi per la formazione di base e continua in 15 settori professionali.

3. Protezione dalla violenza sessualizzata
La violenza sessualizzata è una delle forme più gravi di violenza di genere. La protezione da questo tipo di violenza costituisce la terza priorità del PAN IC nei restanti anni fino al 2026. Le misure previste includono campagne di sensibilizzazione mirate, lo sviluppo di standard per i programmi rivolti agli autori di violenza e una migliore accessibilità alle offerte di assistenza medica e medico-legale. Quest’ultima misura è anche oggetto della revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati, attualmente in consultazione.

La roadmap “Violenza domestica”
La roadmap “Violenza domestica”, avviata nel 2021, è un’iniziativa realizzata con il sostegno della Confederazione e dei Cantoni e coordinata dal Dipartimento federale di giustizia e polizia ed è incentrata specificamente sulla lotta alla violenza domestica e sessualizzata. La roadmap copre settori chiave quali la gestione delle minacce, la sorveglianza elettronica dei casi di violenza domestica e l’assistenza alle vittime, oltre a varie misure, tra cui l’istituzione di un numero di telefono centrale per le vittime di violenza. Si concluderà nel 2026.

In coordinamento con i lavori conclusivi della roadmap, nel 2026 verrà stilato anche un bilancio finale dell’attuazione del piano nazionale.

La Fondazione Nizzola incentiva una società e un’economia più sostenibile

La Fondazione Nizzola incentiva una società e un’economia più sostenibile

Comunicato stampa

Sabato 23 novembre sono stati conferiti dalla Fondazione Nizzola per mano del Consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Fondazione, i tre premi annuali nell’ambito della cerimonia di consegna dei Diplomi Master del Dipartimento tecnologie innovative (DTI) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Nizzola, costituita all’inizio del 2021 con lo scopo di stimolare l’eccellenza studentesca ticinese nel campo dei Master tecnici a livello della SUPSI e delle Scuole Politecniche Federali di Zurigo (ETHZ) e di Losanna (EPFL), ha assegnato tre premi ad altrettanti diplomati del Master of Science in Engineering del DTI. Un incentivo per i futuri quadri industriali ticinesi, individuando nuove opportunità che i lavori di diploma possono dare in un prossimo futuro al tessuto imprenditoriale del nostro Cantone.
I tre lavori di diploma premiati sono stati scelti dal Consiglio di Fondazione e selezionati tra i più meritevoli  segnalati dai Professori. I criteri per l’attribuzione dei premi sono stati:   

  • originalità scientifica della ricerca svolta;
  • ricadute socio-economiche del lavoro di tesi;
  • attenzione prestata ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare;
  • impatto su salute, benessere e sicurezza delle persone;
  • contributo fornito alla digitalizzazione della società;
  • contrasto ai cambiamenti climatici e mitigazione dei loro effetti.  

Tra questi criteri è stato dato particolare rilievo ai lavori che spiccano per l’innovazione e l’originalità scientifica e per il loro contributo in termini di sviluppo sostenibile e a livello di economia circolare.

1. Primo premio di 3’000.- franchi va all’ingegnere Samuele Chiesa di Bellinzona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment Nel suo eccellente lavoro di Master, l’ing. Chiesa ha progettato un innovativo dispositivo focalizzato sull’ottimizzazione dell’efficienza energetica, introducendo un metodo avanzato per il monitoraggio continuo dei pannelli fotovoltaici, consentendo interventi tempestivi in caso di calo delle prestazioni, migliorandone così l’efficienza complessiva. Questa soluzione consente di incrementare la produttività degli impianti e promuovere l’utilizzo di energie “pulite”. Il suo lavoro rappresenta un contributo significativo al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi della Strategia energetica 2050 e della politica climatica della Confederazione, oltre a essere un modello ispiratore per altri studenti ticinesi.  

2. Secondo premio di 2’000.- franchi va all’ingegnera Tatiana D’Onofrio di Lugano, diplomata Master of Science in Engineering con profilo in Data Science Il suo ottimo lavoro, realizzato in collaborazione con una nota ditta dell’alta moda, ha sviluppato un modello che consente all’azienda di moda di prevedere la quantità ideale di tessuto necessaria per un certo capo di abbigliamento. Il lavoro della sua tesi, basato su modelli di machine learningallo stato dell’arte, ha raggiunto risultati predittivi che l’azienda partner cercava da tempo, rispondendo così a un’esigenza cruciale nel processo di approvvigionamento delle materie prime.  

3. Terzo premio di 1’000.- franchi va all’ingegnere Yosef Cassarà di Pregassona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment L’obiettivo principale del suo interessante lavoro di diploma si è focalizzato sull’ottimizzazione della conversione dei reflui zootecnici in biogas, un prezioso vettore energetico. Questo processo, fortemente attuale, si colloca nel contesto dell’economia circolare, poiché consente di recuperare e valorizzare la sostanza organica degli scarti zootecnici trasformandola in metano. Il metano prodotto, una volta immesso nella rete esistente, contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici riducendo il consumo di combustibili fossili. Questo approccio rappresenta una soluzione sostenibile e innovativa per affrontare le sfide energetiche e ambientali del nostro tempo.

Ricordiamo che la Fondazione Nizzola elargisce anche borse di studio ai migliori studenti ticinesi dei Politecnici federali di Zurigo e di Losanna. La prossima borsa di studio verrà consegnata nel mese di gennaio a Zurigo con la presenza del rettore del Politecnico e del Consiglio di Fondazione.

La Fondazione Nizzola è nata dalla fusione della Fondazione ticinese di soccorso ing. Nizzola e dalla Fondazione Agostino Nizzola, che dal 1930, rispettivamente dal 1939, hanno elargito contributi per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti e borse di studio a meritevoli studenti del Canton Ticino.

www.fondazione-nizzola.ch 

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

Norman Gobbi annuncia la prossima pubblicazione di uno speciale opuscolo

Nei passati giorni la stampa ha sottolineato l’iniziativa della Svezia, che sta distribuendo 5 milioni di brochure a tutti i fuochi dal titolo: Om krisen eller kriget kommer (In caso di crisi o di guerra). Un opuscolo che riporta consigli pratici su quali scorte tenere in casa, liste e istruzioni per affrontare diverse situazioni di crisi. Sono presenti anche varie raccomandazioni in caso di guerra.

In Svizzera che cosa si sta facendo? Lo abbiamo chiesto al Consigliere di Stato, Norman Gobbi, che è pure membro del Comitato della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP). “Il tema di realizzare una brochure di questo genere è stato tematizzato proprio la scorsa settimana durante i lavori della CG MPP. Nel 2025 la nostra Conferenza prevede di realizzare una pubblicazione di questa natura in collaborazione con la Confederazione. Lo scopo è quello di aiutare la popolazione a meglio prepararsi in caso di crisi e in caso di una guerra. Siamo convinti che occorra aumentare la resilienza della nostra società e promuovere una presa di coscienza della popolazione su eventuali crisi e un’eventuale guerra. Certo, mai vorremmo che scoppiasse un conflitto armato che coinvolga la Svizzera, ma la situazione geo-politica internazionale sempre più instabile consiglia di prendere provvedimenti. In questo caso si tratta di misure legate alla comunicazione, che rimane un asse di prevenzione molto importante. Il Comitato della Conferenza intercantonale ha inoltre deciso di raccomandare all’Ufficio federale della protezione della popolazione di realizzare una nuova rubrica chiamata “Guerra” da inserire nell’app “Alertswiss” entro il test delle sirene previsto nel febbraio del 2025”, fa sapere il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quanto fatto dalla Svezia non è una novità. Anche la Norvegia ha distribuito un opuscolo simile alle famiglie, mentre un volantino digitale è scaricabile in pdf in Finlandia e in Danimarca. Ritengo che l’informazione a tutti i livelli sia essenziale e quindi su questo fronte anche in Svizzera dobbiamo essere attivi e propositivi. Le situazioni di crisi sono diverse. Pensiamo solo alle catastrofi naturali legate anche alla meteorologia, oppure ai possibili attacchi informatici che possono mettere in crisi il nostro sistema. Inoltre le condizioni di sicurezza in Europa ci obbligano a informare e ad aggiornare le nostre concittadine e i nostri concittadini. Gh’è scià la guèra? Non necessariamente e non si vuole nemmeno fare dell’allarmismo inutile, ma scartare questa ipotesi sarebbe una mancanza grave sul fronte della sicurezza interna”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Matrioska: crisi istituzionale

Matrioska: crisi istituzionale

Questo il titolo dell’ultima puntata di Matrioska. Gli ospiti di Marco Bazzi: Karin Valenzano Rossi, municipale Plr di Lugano e Presidente della Conferenza regionale consultiva sulla sicurezza della Regione III del Luganese; Giorgio Galusero, già ufficiale della Polizia cantonale; Sergio Morisoli, capogruppo Udc; Raoul Ghisletta, segretario Vpod e municipale Ps di Lugano; Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

https://www.teleticino.ch/matrioska/matrioska-191124-7147

 

Sono l’assistente virtuale, come posso aiutarla?

Sono l’assistente virtuale, come posso aiutarla?

Da alcuni mesi chi chiama la Sezione della circolazione si sente rispondere da un voicebot, cioè da un sistema di Intelligenza artificiale, che capisce pure il dialetto ticinese

Se si compone il numero della Sezione della circolazione per chiedere un’informazione ci si sente rispondere: «Sono l’assistente virtuale. Come posso aiutarla?». Da settembre è infatti in corso un progetto pilota che introduce l’Intelligenza artificiale (IA) in un contact center dell’Amministrazione cantonale. Il voicebot – come viene definito in gergo il sistema – è in grado di capire la voce parlata e di rispondere in modo pertinente. Al termine della conversazione, se chiamato da un cellulare, invia per SMS il link che porta direttamente alla pagina del sito internet relativa alle risposte ricercate. Quando invece non riesce a soddisfare la richiesta, collega l’utente con un operatore. È attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e capisce pure il dialetto ticinese. Implementato in stretta collaborazione con il Centro Sistemi Informativi del Cantone e un’azienda svizzera specializzata, il voicebot della Sezione della circolazione sta facendo continui progressi, poiché il sistema si alimenta e si affina man mano che viene utilizzato. Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, è fiducioso sugli obiettivi del progetto: aumentare la qualità e la rapidità del servizio ai cittadini senza intervenire sul numero di collaboratori.

All’inizio qualche critica e presa in giro non sono mancate. «Eravamo consapevoli che far accettare un simile cambiamento sarebbe stata una sfida», afferma Elia Arrigoni, precisando che «questo sistema è già in uso, oltre che in ditte operanti in Ticino, in altre Sezioni della circolazione in Svizzera come ad esempio in quella del Canton Argovia». Per la strategia di digitalizzazione del Cantone Ticino questo progetto è un tassello importante. La scelta di effettuare la sperimentazione nella Sezione della circolazione corrisponde al preciso intento di sfruttare la massa di chiamate che questa unità amministrativa riceve. La grande quantità di dati è infatti un principio chiave del funzionamento dell’IA. Il capo Sezione chiarisce anche la questione relativa alle aspettative: «In genere queste ultime sono molto elevate, ma è necessario capire che non è possibile ricevere risposte su tutto. Il ruolo degli operatori è ancora essenziale; grazie al voicebot possono ora concentrarsi maggiormente sulle questioni più complesse formulate dagli utenti, accorciando i tempi di attesa».

Alcuni dati contribuiscono a spiegare la portata del servizio fornito dalla Sezione della circolazione. L’anno scorso sono stati registrati oltre 96’000 utenti e circa 445’000 pratiche. Telefonate e mail sono state rispettivamente oltre 245’000 e 18’000. Sempre secondo i dati del 2023, il numero di veicoli (326’063) ha quasi raggiunto quello degli abitanti (355’841). Calcolando i giorni lavorativi nei quali è operativo il contact center si arriva a oltre 940 telefonate quotidiane. «Questo significa – spiega il capo Sezione– che non è sempre possibile per i collaboratori rispondere in modo immediato alla chiamata in entrata». Quali i primi risultati ottenuti con il voicebot? Risponde sempre Elia Arrigoni: «Se paragoniamo il mese di settembre a quello di giugno, siccome luglio e agosto sono condizionati dalle vacanze estive, osserviamo una diminuzione del 26% delle chiamate a quello che noi definiamo il primo livello. Fino a fine agosto questo settore accoglieva tutte le telefonate, trasmettendo le richieste più complesse al secondo livello. Sgravando l’attività del primo livello grazie all’introduzione del voicebot, è già stato possibile assegnare un collaboratore di questo stadio a quello superiore ottimizzando quindi le risorse e riducendo nel contempo i tempi di attesa degli utenti che necessitano di risposte più elaborate. Va inoltre precisato che per alcune pratiche la comunicazione scritta su carta o tramite il sito è comunque sempre necessaria, sia che l’istruzione venga trasmessa tramite un collaboratore o tramite il voicebot. Seguire le indicazioni fornite da quest’ultimo tramite SMS è pertanto molto utile». Per valutare l’operato del voicebot e il suo sviluppo è prevista una riunione settimanale fra tutti i partner interessati. Elia Arrigoni stima che entro la fine dell’anno il sistema sarà stabilizzato. «In questi primi mesi – aggiunge – abbiamo registrato un aumento del numero di mail che monitoriamo. Pensiamo infatti che sia in parte dovuto all’introduzione del voicebot. Per quanto attiene alle recensioni, la maggior parte degli utenti è soddisfatta dei nostri servizi, ma resta silenziosa, contrariamente agli scontenti che manifestano pubblicamente il loro disappunto».

Il sistema è orientato alla quantità, ciò significa che è e sarà allenato a rispondere alle domande più frequenti e non a quelle più difficili. Già il primo mese il sistema ha contato quasi 29’000 chiamate in entrata, di cui circa 16’000, quindi oltre la metà, evase. «Le restanti – precisa il capo della Sezione della circolazione – sono state trasferite a operatori del contact center. Da segnalare che le chiamate senza la formulazione di una richiesta sono state circa 6500 e quelle ricevute fuori orario poco più di 1500». Per quanto riguarda i settori della Sezione più sollecitati dai cittadini, si possono citare la modifica della licenza di circolazione, l’immatricolazione dei veicoli, l’iter degli allievi conducenti, la conversione della licenza di condurre estera, la licenza di condurre internazionale, le modifiche concernenti il collaudo dei veicoli e informazioni su questo tipo di controllo, ai quali si aggiungono lo spostamento degli esami pratici di guida e gli aspetti contabili legati all’imposta di circolazione.

Elia Arrigoni ricorda infine il ruolo pilota del progetto voicebot, volto a fornire pure gli elementi utili per valutare un’eventuale introduzione dell’assistenza vocale presso altri contact center dell’Amministrazione cantonale. «I dati dei primi mesi di utilizzo – spiega – dimostrano che l’impiego del voicebot va letto come occasione di miglioramento del servizio all’utenza. Siamo ancora in una fase iniziale di applicazione di questi sistemi, per cui chi desidera raccogliere la sfida, come ha fatto la Sezione della circolazione, sa che agisce da pioniere con tutte le possibili critiche provenienti dall’esterno e il costante impegno interno per migliorare lo strumento, aspetto questo svolto dalla Sezione unitamente alle aziende che collaborano dal punto di vista tecnico e dell’IA e al Centro Sistemi Informativi». Il progetto vede quindi coinvolti due Dipartimenti: il Dipartimento delle istituzioni dal quale dipende la Sezione della circolazione e il Dipartimento delle finanze e dell’economica al quale fa capo il Centro Sistemi Informativi.

Indipendentemente da come è percepita dalla popolazione, vale a dire quale opportunità di progresso oppure con scetticismo o avversione, l’Intelligenza artificiale sta in ogni caso entrando nella vita quotidiana dei cittadini come dimostra questa iniziativa. La prima ticinese di un assistente vocale virtuale per i servizi amministrativi cantonali ha superato lo scoglio iniziale e rimarrà un’iniziativa pilota fino a quando sarà oggetto di una valutazione complessiva.

Da www.azione.ch

San Martino, “festa dei mille incontri”

San Martino, “festa dei mille incontri”

Mendrisio: si rinnova la tradizione. Alcune considerazioni di Norman Gobbi

Secondo gli scritti dello storico Mario Medici di Mendrisio la Fiera di San Martino quest’anno ha compiuto 340 anni. Risalgono infatti al 1684 i primi documenti che attestano l’organizzazione di una sagra sui prati attorno alla chiesetta romanica dedicata appunto al santo. “San Martino a Mendrisio è un’occasione unica di incontro, di festa, di allegria e di amicizia”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi che anche quest’anno non ha voluto mancare al tradizionale appuntamento. “Il bel tempo – che ha confermato il detto dell’estatella di San Martino – ha favorito un’affluenza eccezionale durante le 4 giornate. Lunedì 11 novembre, giorno in cui si festeggia il santo, ho potuto passare alcune ore al mattino tra i vari grottini, tendine e capannoni, senza dimenticare una visita all’interno della chiesetta. Grazie all’impegno di professionisti del settore primario e a tanti collaboratori San Martino mantiene la sua caratteristica rurale. E per questo motivo salvaguardia e rinnova le nostre tradizioni e diventa porta bandiera dei prodotti tipici del nostro territorio, quali salumi, formaggi, senza parlare dei nostri vini. 

“Ma San Martino – prosegue il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – dà la possibilità di fare mille incontri e di rivedere amici e conoscenti. Alcuni li si incontra quasi solo quel giorno, con altri invece la frequentazione è ricorrente durante tutto l’anno. Per il sottoscritto, poi, la visita alla Fiera è pure l’occasione per tastare un po’ il polso della nostra popolazione. Molti concittadini, seppur in un ambito di festa, mi presentano i loro problemi, ma anche i loro successi nel campo professionale o famigliare. Si intrecciano quindi tante storie, che creano il vissuto della nostra società. A San Martino puoi vedere persone di una certa età, così come tanti giovani e tante famiglie. Poi c’è, come detto, tutto il còté dei piccoli produttori che presentano e vendono quanto da loro realizzato. Sono poi molte le associazioni che usufruiscono della fiera di San Martino per raccogliere i fondi indispensabili per portare avanti le proprie attività a favore dei giovani, ma non solo. Ogni anno ritrovo lo spirito genuino della nostra comunità: gente che lavora, che si impegna in ogni ambito professionale e che dedica almeno qualche ora per godersi momenti di allegria. Una festa – al pari di San Provino ad Agno – che vive anche grazie all’impegno delle autorità locali e delle amministrazioni locali. Un plauso e un ringraziamento dunque da parte mia anche al Municipio di Mendrisio, alle collaboratrici e ai collaboratori dell’amministrazione comunale, senza dimenticare il lavoro degli agenti di polizia. E come sempre: arrivederci all’anno prossimo!”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 novembre 2024 de Il Mattino della domenica