Matteo Cocchi, un nuovo slancio per le Polizie cantonali

Matteo Cocchi, un nuovo slancio per le Polizie cantonali

Recentemente eletto presidente della conferenza dei comandanti delle Polizie cantonali svizzere, ha condiviso le sfide che la Polizia dovrà affrontare nei prossimi anni.

Matteo Cocchi, recentemente eletto presidente della conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, ha condiviso le sue visioni e le sfide che il corpo di polizia si troverà ad affrontare nei prossimi anni. In un’intervista ai microfoni di ticinonews, Cocchi ha sottolineato l’importanza di coordinare le forze di polizia a livello nazionale per garantire una risposta efficace alle esigenze di sicurezza del paese. “Il mio compito sarà quello di coordinare tutti i comandanti e di portare tutti i miei colleghi a decisioni comuni nel bene del paese,” ha affermato, evidenziando il valore della collaborazione inter-cantonale.

Sicurezza in Svizzera: una percezione distorta
Parlando della situazione della sicurezza in Svizzera, Cocchi ha notato che, nonostante il paese goda di un buon livello di sicurezza, emergono nuove sfide. “È chiaro che ci sono delle nuove tendenze, ci sono delle situazioni che ritornano,” ha dichiarato, citando l’aumento di furti e rapine. Cocchi ha anche richiamato l’attenzione sulla percezione della sicurezza, sostenendo che “la sicurezza a volte è molto soggettiva” e che la comunicazione mediatica gioca un ruolo cruciale nel formare l’opinione pubblica riguardo a questi temi.

Innovazione e collaborazione nella lotta alla criminalità
Un tema centrale dell’intervista è stato il bisogno di un sistema integrato tra le Polizie cantonali. Cocchi ha risposto a una dichiarazione del suo predecessore, che criticava l’assenza di dialogo tra le varie polizie, riconoscendo che “oggi come oggi la possibilità di condividere informazioni tra cantoni è limitata.” Ha quindi enfatizzato l’importanza di modernizzare le leggi e le procedure per consentire uno scambio efficace di informazioni, fondamentale per affrontare fenomeni come la criminalità organizzata e la cybercriminalità. “La collaborazione negli anni è diventata migliore e si percepisce molto di più,” ha detto, indicando un passo positivo verso una maggiore integrazione.

Impegni locali e nazionali: un equilibrio da mantenere
Infine, Cocchi ha affrontato la questione della gestione degli impegni locali mentre si sposta verso un ruolo più nazionale. Ha rassicurato che “la struttura del corpo nel Canton Ticino sicuramente mi permetterà di continuare nella mia attività di comandante”, evidenziando la sua intenzione di mantenere un forte legame con le questioni locali, pur partecipando a iniziative nazionali. La sua esperienza e il suo approccio innovativo promettono di portare nuove idee a Berna, affermando con fierezza che “il Canton Ticino e il corpo della polizia cantonale potranno portare delle idee, delle innovazioni” che saranno cruciali per il futuro della sicurezza in Svizzera.

https://www.ticinonews.ch/ticino/matteo-cocchi-un-nuovo-slancio-per-le-polizie-cantonali-402881

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi alla Presidenza della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Cocchi succede a Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, e diventa il secondo ticinese a ricoprire questo prestigioso incarico.

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi quale Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Ricordiamo che questa conferenza promuove la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. La nomina è avvenuta durante l’assemblea annuale del 25 ottobre svoltasi a Emmetten in Canton Nidvaldo. Cocchi subentra per i prossimi tre anni al Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, Mark Burkhard.  

Si tratta del secondo ticinese a ricoprire questa carica di rilievo a livello nazionale: prima di lui il Comandante Giorgio Lepri, che ha presieduto la CCPCS dal 1966 al 1969. Dal 1947 a oggi, Lepri è stato il solo rappresentante ticinese a capo dell’importante Conferenza.  

In servizio come Comandante della Polizia cantonale dal 1º ottobre 2011, Matteo Cocchi è Vicepresidente della CCPCS dal 2014 e, in seno al comitato, è responsabile per l’ambito polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha, inoltre, rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS, che riunisce i reparti speciali di polizia degli Stati membri dell’Unione Europea e dei Paesi associati, oltre che dirigere in qualità di Direttore i corsi dedicati agli agenti dei gruppi speciali sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia (ISP).  

A mente del Governo questa nomina rappresenta un riconoscimento significativo per il lavoro svolto dal Comandante e dalla Polizia cantonale ticinese, che negli anni hanno guadagnato un ruolo centrale nei diversi gremi di polizia a livello nazionale. La presidenza della CCPCS offrirà a Matteo Cocchi l’opportunità di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra i Corpi di polizia svizzeri e di consolidare i risultati raggiunti negli ultimi anni dal Ticino nel settore della sicurezza pubblica.

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

Norman Gobbi: «Riflessioni in corso per adeguare la legge»
Il consigliere di Stato assicura che le autorità stanno già valutando come intervenire

«Non lasciamo nulla al caso». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato in merito alla crescita dell’esercizio della prostituzione in appartamenti non autorizzati, assicura che «la Polizia cantonale e tutte le autorità preposte monitorano costantemente la situazione, sanzionando puntualmente le irregolarità». Tuttavia, il Consigliere di Stato ammette pure che «con la velocità alla quale la nostra società muta, è importante che anche le autorità possano avere la necessaria flessibilità nel mettere in discussione e adeguare puntali aspetti critici che possono emergere in una legge». Insomma, dopo quanto emerso, il capo del DI si dice pronto a ridiscutere la legge sulla prostituzione: «Sono già state avviate delle riflessioni, coinvolgendo i vari partner». E questo perché «sono stati identificati alcuni margini puntuali di adeguamento, che andranno analizzati attentamente e si potranno tradurre in proposte concrete ». In particolare, precisa Gobbi, «il tema degli appartamenti è stato agendato dal gruppo di lavoro, anche se le implicazioni in tutte le dimensioni andranno considerate». In generale, comunque, secondo il Consigliere di Stato rimane «centrale il lavoro di prossimità che le Polizie comunali devono garantire attraverso il controllo abitanti con le preposte autorità amministrative ». Così facendo, «si presidia il territorio e si controllano le attività illegali». Nell’ottica della collaborazione accresciuta tra Cantone e Comuni, inoltre, «alcune Polizie comunali delle città (ma non tutte) hanno richiesto la delega per i compiti TESEU di spettanza comunale e collaborano attivamente con la sezione specialistica della Polizia giudiziaria cantonale». Detto ciò, dalla sua introduzione nel 2019, secondo Gobbi, «questa legge ha portato un miglioramento concreto nel contesto della prostituzione in Ticino ». D’altro canto, «è sempre necessario tenere presente che chi intende trasgredire trova spesso degli espedienti. In questi casi sta anche alle autorità avere la necessaria capacità di adeguare i mezzi di contrasto alle nuove situazioni con cui si trovano confrontate».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 4 novembre 2024 del Corriere del Ticino

 
Cantone vs Comuni: è guerra?

Cantone vs Comuni: è guerra?

Norman Gobbi Direttore Dipartimento delle Istituzioni (LEGA)

 L’acqua è poca, ossia scarseggia, e la papera non galleggia”.

Con questa espressione descrivo le difficoltà che le istituzioni affrontano a tutti i livelli, non solo per le limitate risorse finanziarie. La presa di posizione di ACT, seppur insolita, evidenzia problematiche note, soprattutto agli amministratori comunali. Tuttavia, le difficoltà non riguardano solo i comuni, ma anche il Cantone e la Confederazione. I comuni, pur se in situazioni migliori, si vedono riversare compiti senza le relative risorse né potere decisionale, in un processo “predatorio” che scarica oneri su Cantoni e Comuni, ma non la responsabilità di scegliere. Prendiamo l’esempio della sanità, dove le incomprensioni sono continue. Parlo con cognizione di causa come direttore del Dipartimento delle istituzioni, che ha la responsabilità esecutiva del progetto Ticino 2020, mentre la responsabilità politica è condivisa con il Governo. Da anni discutiamo scenari di ripartizione dei compiti senza arrivare a conclusioni definitive. La tensione tra istituzioni è palpabile, e la responsabilità di questa situazione ricade su tutti: ciascuno ha mancato di intervenire con determinazione quando possibile, cercando soluzioni utili al cittadino e non agli interessi di parte. Sono pronto a impegnarmi nella ricerca di soluzioni concrete, ma serve un impegno collettivo. Comuni, Governo e Parlamento devono rimanere uniti e determinati oltre le dichiarazioni di rito. Solo così potremo risolvere le complessità del federalismo e favorire il bene del Cantone.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 3 novembre 2024 de Il Mattino della domenica

“L’isola che non c’è… più”

“L’isola che non c’è… più”

Osservazioni sul rapporto del Servizio attività informative della Confederazione

“Quello che stiamo vivendo è un periodo di transizione, pericoloso e instabile, verso una ridefinizione dei rapporti di potere globali. E la sua durata è indeterminata. Il contesto della politica di sicurezza della Svizzera si deteriora di anno in anno e, visto l’ambiente fortemente polarizzato con multicrisi simultanee e conflitti armati in Europa e nella sua periferia, la Svizzera è nettamente meno sicura rispetto anche solo a pochi anni fa”. È un passaggio centrale delle conclusioni a cui è giunto il Servizio delle attività informative della Confederazione che ha di recente presentato il suo nuovo rapporto sulla situazione che si vive in Svizzera. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Questo rapporto ci fa capire come la situazione sia delicata e che per questo occorre investire per assicurare la sicurezza in Svizzera. L’investimento nella sicurezza è stato per troppo tempo sottovalutato, quasi delegittimato. Le spese per avere un esercito credibile nelle sue capacità di difesa sono state negli ultimi vent’anni di gran lunga limitate. Lo stesso discorso può valere per l’impegno e l’impiego di mezzi finanziari in Ticino per avere un Corpo di Polizia che sia davvero garante della nostra sicurezza. Quante volte ho sentito il ritornello che abbiamo troppi agenti… Eppure il lavoro svolto dagli specialisti della Polizia cantonale anche sul fronte della prevenzione contro possibili attacchi terroristici è determinante”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quali sono oggi le maggiori minacce che la Svizzera deve affrontare? “La minaccia più grave per la Svizzera a livello di spionaggio – evidenzia il rapporto del SIC – è costituita dai servizi di intelligence russi. La minaccia da parte dei servizi di intelligence cinesi è pure elevata. La guerra contro l’Ucraina e l’inasprimento dello scontro egemonico a livello globale hanno comportato un aumento della minaccia ibrida anche per la Svizzera, con l’aggravante di ciò che succede in Medioriente”, afferma Norman Gobbi, che aggiunge: “Anche la minaccia terroristica in Svizzera rimane elevata e nel 2024 si è accentuata ulteriormente. Continua a provenire principalmente da singoli individui ispirati al jihadismo. Dall’inizio del 2024 il SIC registra un’intensificazione delle attività a livello internazionale di attori di matrice jihadista. Questo lo vediamo anche dall’aumento di interventi della polizia in Europa dovuti a casi sospetti di terrorismo. Rimane alto il livello di minaccia derivante dagli estremismi violenti di destra e di sinistra, mentre assistiamo a un aumento dei casi di radicalizzazione dei minori. Tale radicalizzazione avviene online in tempi brevi e può anche portare all’esecuzione di un attacco terroristico, evidenzia il SIC. Gli strumenti per monitorare ed eventualmente affrontare queste minacce nel caso dovessero concretizzarsi non possono mancare. Ne va della sicurezza di tutti noi!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 novembre 2024

Rapine ai distributori, Gobbi: “il miglior deterrente è riuscire ad arrestare i criminali”

Rapine ai distributori, Gobbi: “il miglior deterrente è riuscire ad arrestare i criminali”

Il direttore del Dipartimento istituzioni analizza il fenomeno alla luce degli ultimi fatti di cronaca. “Le cifre rimangono costanti e ciò significa che non vi è una recrudescenza. Anche il tasso di chiarimento degli autori è elevato”.

La rapina avvenuta ieri sera in un distributore di Novazzano ha riportato all’attenzione un fenomeno già noto alle nostre latitudini. “Atti di questo genere sono una costante, soprattutto nei mesi invernali, quando la notte arriva prima e finisce dopo, e in particolare in prossimità del confine”, afferma ai microfoni di Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. “Si tratta di questioni conosciute, ma per quello che sono gli effettivi a diposizione dell’Ufficio federale delle dogane, non è purtroppo immaginabile presidiare tutti i valichi di confine in maniera costante sulle 24 ore”.
Il monitoraggio viene eseguito in maniera digitale, con un controllo di videosorveglianze “ma ciò non costituisce un deterrente rispetto alle situazioni che si ripresentano”. Tuttavia “le cifre relative al fenomeno rimangono costanti e questo è positivo, perché significa che non vi è una recrudescenza delle rapine ai distributori”. Dall’altra parte “anche il tasso di chiarimento degli autori è elevato, grazie in particolare alla collaborazione con i colleghi italiani da parte della polizia cantonale”.

Le strategie adottate
Parlando delle strategie implementate per arginare la problematica “un accorgimento adottato nei distributori e negli esercizi di cambio valuta è stato la riduzione del fondo cassa, pensato, diciamo così, per disincentivare una possibile rapina”, prosegue Gobbi. Il deterrente principale, invece, “è proprio quello di identificare e arrestare gli autori. È uno degli ambiti su cui si è lavorato molto”.

Una problematica sotto controllo
Il fenomeno delle rapine in Ticino, è bene specificare, è sotto controllo: siamo lontani dalle cifre allarmanti di una decina di anni fa. “Tale aspetto è positivo e anche l’uso della violenza nell’ambito dei furti è calato. Ricordo che 30-40 anni fa, le rapine avvenivano a mano armata, talvolta con l’uccisione dei collaboratori dei distributori che si opponevano. Questo, fortunatamente, negli ultimi anni è cambiato”. D’altro canto “la questione resta legata in particolare a persone che hanno necessità di raccogliere denaro per i loro bisogni, tra cui il consumo di droga. Si tratta quindi di un effetto di altre cause, che ha poi ha un impatto sul nostro territorio”.

Il tema delle “baby rapine”
All’interno del computo delle rapine rientrano anche le cosiddette “baby rapine”, commesse da giovanissimi. “È una tematica tornata d’attualità negli ultimi anni”, precisa Gobbi. “Parliamo di giovani che rapinano coetanei per bullismo, ma anche per procacciarsi beni di consumo, tra cui oggetti alla moda. Alle nostre latitudini desta preoccupazione, ma non è così estrema come vediamo nelle grandi città lombardi e piemontesi”. Sicuramente “deve essere contenuta, non solo con le attività inquirenti, ma anche con una riflessione sul Codice penale che viene applicato ai minori”. Questi ultimi “vengono infatti utilizzati anche da organizzazioni criminali o terroristiche, poiché è noto che il diritto minorile è più blando rispetto a quello degli adulti”. Si rende dunque necessaria una discussione “per capire quale diritto si debba applicare a fronte di un reato molto più grave, perché non vogliamo che i minori diventino il braccio armato di chi vuole aggirare un sistema penale più duro, quello degli adulti”, conclude il direttore del DI.

https://www.ticinonews.ch/ticino/rapine-ai-distributori-gobbi-il-miglior-deterrente-e-riuscire-ad-arrestare-i-criminali-402798

Ticino e Uri: accordo raggiunto sugli impianti idroelettrici del Lucendro

Ticino e Uri: accordo raggiunto sugli impianti idroelettrici del Lucendro

Comunicato stampa

I Governi cantonali di Ticino e Uri hanno raggiunto un accordo sullo sfruttamento delle acque dei fiumi Reuss e Ticino nella regione del Gottardo, nonché sulla riversione e il futuro esercizio degli impianti della Lucendro SA. L’intesa conclude un periodo di lunghe e complesse trattative e segna un passo decisivo nella gestione condivisa delle acque intercantonali del Gottardo, in linea con le politiche energetiche dei due cantoni e con gli obiettivi della Strategia energetica 2050 della Confederazione.

L’accordo è stato finalizzato durante un incontro fra le parti, svoltosi oggi ad Airolo in presenza del Capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), il Consigliere federale Albert Rösti. Per il Consiglio di Stato del Cantone Ticino erano presenti il Presidente Christian Vitta e il Vicepresidente Norman Gobbi, accompagnati dal Direttore dell’Azienda Elettrica Ticinese (AET) Roberto Pronini. Per il Governo del Canton Uri hanno preso parte all’incontro il Landamano Christian Arnold e il Direttore del Dipartimento delle costruzioni Hermann Epp.  
Giunto a poche settimane dalla scadenza delle concessioni attualmente in vigore, l’accordo è il risultato di negoziati iniziati nel 2013, con la decisione dei due cantoni di non rinnovare la concessione per l’utilizzo delle acque dell’impianto ad Alpiq Hydro Ticino SA. La mediazione tra le parti condotta dal DATEC a partire dal 2022 ha permesso di evitare un contenzioso legale, che avrebbe inevitabilmente allungato i tempi per giungere ad una soluzione giudiziaria.  
L’intesa raggiunta – salutata positivamente anche dal Capo del DATEC Albert Rösti – prevede che i due cantoni concedano lo sfruttamento per i prossimi 60 anni delle acque intercantonali della Reuss e del Ticino nella regione del Gottardo a una società partecipata in parti uguali (50% – 50%) con sede ad Airolo, che assicurerà la continuazione dell’esercizio degli attuali impianti della Lucendro SA. L’accordo permetterà di pianificare il rinnovo degli impianti, ottimizzando e aumentando la produzione idroelettrica invernale in linea con gli obiettivi della Strategia energetica 2050 della Confederazione.  
L’accordo offre vantaggi a entrambi i cantoni. Uri beneficerà di una quota maggioritaria sulla produzione della società, fissata in base alla proporzione in cui contribuisce alla creazione della forza idrica degli impianti, con ricadute positive in termini economici. Il Cantone Ticino si è assicurato la gestione operativa della produzione e la manutenzione degli impianti tramite AET, che partecipa all’accordo in qualità di gestore degli impianti della Leventina a valle di Airolo. AET potrà così valersi degli impianti del Lucendro per ottimizzare la produzione idroelettrica dell’intera catena della Leventina, salvaguardando anche la sicurezza lungo il fiume Ticino. L’accordo giova infine al Comune di Airolo, che in particolare mantiene la sede della società e il personale operativo sul suo territorio.  
I dettagli tecnici e legali dell’accordo saranno ora perfezionati dai due cantoni, prima di essere sottoposti ai rispettivi parlamenti. A partire dal 1° gennaio 2025 e fino all’entrata in vigore delle nuove concessioni, la gestione provvisoria dell’impianto sarà garantita dall’attuale Lucendro SA sulla base di una decisione provvisionale rilasciata dal DATEC.  
Sport e tempo libero in acqua: “Ticinesi sempre più sicuri”

Sport e tempo libero in acqua: “Ticinesi sempre più sicuri”

Norman Gobbi traccia un bilancio del lavoro nel 2024 di “Acque sicure”

Il tema dell’acqua è stato centrale per il Consigliere di Stato Norman Gobbi questa settimana. Da una parte si è svolto l’incontro di due giorni in Leventina di Arge Alp, la comunità che raduna tutte le Regioni dell’arco Alpino, al termine dell’anno di presidenza del Ticino, assicurato per conto del Governo dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Durante questo anno il Ticino ha messo l’accento sull’importanza dell’acqua quale elemento vitale per l’economia delle regioni alpine. Dall’altro lato lo stesso Dipartimento delle istituzioni assieme alla Commissione cantonale “Acque sicure” ha presentato il bilancio della stagione balneare 2024. È proprio su questo secondo tema che abbiamo voluto ascoltare Norman Gobbi. “Un primo dato significativo: per il terzo anno consecutivo gli annegamenti nel nostro Cantone sono in calo. Siamo passati da 9 morti nel 2021, a 6 decessi nel 2022, a 4 nel 2023 e a 2 annegamenti quest’anno. Sottolineo che non vi sono ticinesi tra le vittime. Questo ci fa dire due cose: che la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” deve continuare a insistere con i suoi messaggi verso gli ospiti che arrivano in Ticino e verso gli stranieri che si trovano sul nostro territorio. La seconda: la prevenzione che viene svolta è efficace nel nostro Cantone. Anche perché nel resto della Svizzera – e sono i dati del 2023 a confermarlo in assenza di quelli aggiornati del 2024 a livello nazionale – il numero di annegamenti negli ultimi anni è andato crescendo”.

“I risultati raggiunti con “Acque sicure” – afferma Norman Gobbi – ci spronano a voler sempre fare meglio. Per questo risulta determinante la collaborazione che abbiamo favorito tra i diversi partner. La messa in rete degli sforzi che già fanno altri enti e associazioni – e qui penso solo per fare un paio di esempi alla Società Svizzera di Salvataggio, ma pure all’UPI e a diversi Comuni che si affacciano sui laghi o che hanno accessi turistici e sportivi sui principali fiumi – è garanzia di successo. Non vengono disperse le forze, e quindi soprattutto i soldi, remando nella medesima direzione, con una regia il più possibile coordinata e assicurata dalla commissione cantonale “Acque sicure”. Personalmente, come ho sempre detto, ogni vittima per annegamento è una vittima di troppo. L’impegno che le collaboratrici e i collaboratori della commissione, così come di tutte le persone coinvolte in questa importante campagna a favore della sicurezza sui laghi e sui fiumi, va per sottolineato, anche perché si tratta di volontari nel vero senso del termine. A loro un gande grazie! Siamo però consapevoli che ogni anno è una sfida nuova da affrontare per richiamare alla prudenza e dare maggiore sicurezza alle e ai ticinesi, ai residenti e a tutti i turisti e sportivi che approfittano del nostro stupendo territorio per lo svago e per la pratica dei loro sport preferiti”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 ottobre 2024 de Il Mattino della domenica

 

Questa guerriglia non fa bene al Paese

Questa guerriglia non fa bene al Paese

Leggo su laRegione di venerdì l’editoriale di Andrea Manna, il quale mi definisce “dimezzato”. Sul momento confesso di aver provato un certo compiacimento: in effetti, seppur rilevato in ritardo, con non poca fatica ho perso molti chili…
Il problema evidenziato da Manna è però serio e va ben oltre il mio aspetto fisico. Un collega ha denunciato in Gran Consiglio una preoccupante strategia di delegittimazione del Consiglio di Stato: come dargli torto? Leggiamo sui media che il presidente del Centro e quello del Plr, di concerto con altri esponenti dei partiti di governo, attaccano con colpi bassi e senza sconti l’esecutivo e i suoi membri. È inaccettabile e pericoloso, la gente è sconcertata.
Se i partiti di governo vogliono togliere la fiducia ai consiglieri di Stato hanno una sola strada da percorrere, una solamente: raccolgano le firme per revocare l’esecutivo come prevede la Costituzione all’articolo 44.
Questa guerriglia quotidiana non fa bene al Paese. Nel mio piccolo (ognuno la interpreti come vuole) mi permetto di proporre, sperando di avere più successo di quanto di simile è stato proposto a livello federale, un po’ di camomilla accompagnata da una decisa e forte pressione sul tasto “reset”, mettendo fine alle polemiche che un giorno sì e l’altro pure infestano la politica e non solo. Si torni a dialogare con rispetto e intenti costruttivi, mettendo da parte risentimenti, eccessi di protagonismo e di vanità. Il Paese ne ha bisogno.

Pubblicato nell’edizione di sabato 26 ottobre 2024 de La Regione

Il DI e “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo della stagione balneare 2024

Il DI e “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo della stagione balneare 2024

Comunicato stampa 

Per il terzo anno consecutivo il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo al termine della stagione balneare. Nel 2024 si sono registrati 2 annegamenti, a fronte delle 4 persone morte l’anno scorso, delle 6 decedute nel 2022 e dei 9 annegamenti del 2021. Un’altra nota positiva del 2024 è stata l’assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio, nonostante vi fossero tutte le condizioni per la loro proliferazione nel mese di agosto.  

Durante la stagione estiva 2024 si è assistito in Ticino a 2 annegamenti nelle acque libere. Un bagnante è morto nel lago Ceresio; si è trattato di un 83enne confederato che a causa della spossatezza non è riuscito a raggiungere la sua imbarcazione con cui era andato in mezzo al lago. L’altra vittima è un kayakista straniero di 28 anni: malgrado la sua ottima esperienza ha trovato la morte nel fiume Melezza. A questi due annegamenti si aggiunge un incidente della navigazione tra due natanti sul Verbano, incidente che ha provocato la morte di una persona nei giorni successivi in ospedale. Sul fronte degli avvenimenti gravi, ma che si sono fortunatamente risolti in modo positivo, si segnala quello che ha visto coinvolto un bimbo di tre anni a Rivera.

“Nel 2024 ha preso avvio un nuovo quadriennio di competenza della Commissione “Acque sicure” (2024-2027) – sottolinea la presidente Anna Nizzola – e siamo soddisfatti delle attività messe in campo per sensibilizzare residenti e ospiti sull’importanza di adottare comportamenti prudenti e responsabili in ogni circostanza. La chiarezza dei messaggi e l’ottima collaborazione con numerosi partner, in primis le sezioni ticinesi della Società svizzera di salvataggio (SSS), l’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) e diversi Comuni, hanno contribuito a contenere al massimo gli incidenti. Anche se purtroppo non sono mancati avvenimenti gravi nei vari campi delle attività sportive sull’acqua. Questi fatti devono stimolarci e continuare la nostra azione di prevenzione a 360 gradi”.

La stagione 2024 è stata più breve rispetto alle annate precedenti a causa delle cattive condizioni meteorologiche che si sono protratte sino a metà luglio. “Un anno contraddistinto anche dall’alluvione in Alta Vallemaggia che, oltre ai drammi e ai danni provocati, ha bloccato per alcune settimane le attività lungo il fiume e nel Verbano”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi. “La Commissione “Acque sicure” è chiamata per il quadriennio attuale a trovare nuovi strumenti e misure nell’ottica di migliorare la sensibilizzazione ai residenti e ai turisti, principali vittime degli annegamenti e degli infortuni gravi. Sottolineo come il Ticino si pone in controtendenza rispetto al resto della Svizzera: sul nostro territorio negli ultimi tre anni assistiamo a una costante diminuzione degli annegamenti, contrariamente a quanto avviene oltre San Gottardo”.  L’impegno sarà rivolto anche alla ricerca di strategie nuove destinate ai maggiori gruppi a rischio, come i giovani tra i 15 e il 29 anni, i migranti, i canyonisti e i turisti che frequentano i torrenti Verzasca e Maggia. Tra le tante misure messe in campo, la Commissione ne sottolinea due: la prima riguarda la promozione nei lidi, con l’UPI, dei sistemi d’aiuto al galleggiamento (boe) per i bagnanti nei laghi. La seconda conferma il lavoro svolta con i pattugliatori, che assicurano maggior sicurezza sui fiumi Maggia e Verzasca e alla Foce del Cassarate a Lugano, grazie alla collaborazione con la Città e durante alcune giornate con la collaborazione… dei cani da salvataggio. Prosegue poi il sostegno al progetto “acqua amica mia” della SSS nelle scuole dell’infanzia: nel 2024 sono state 73 le classi visitate per un totale di 1’375 bambini sensibilizzati.