Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Per il 2025 è tutto chiaro: il budget dell’esercito e i relativi crediti d’impegno per il prossimo anno saranno aumentati di 530 milioni di franchi. Secondo il Parlamento federale, la spesa per l’esercito sarà poi gradualmente aumentata all’1% del PIL entro il 2032 – un successo parziale. L’Alleanza sicurezza Svizzera ha chiesto di concentrarsi maggiormente sulla difesa del Paese e di aumentarla fino al 2030. Inoltre, non è chiaro cosa accadrà dopo il 2025. Il PS, i Verdi e il GSsE probabilmente attaccheranno tutti i bilanci futuri proponendo risparmi nel settore della Difesa. Spetta al centrodestra prendere sul serio gli eventi mondiali e rispondere con un esercito moderno e completamente equipaggiato.

Punto di svolta, dove sono le reazioni?
Questo primo passo di crescita non è sufficiente perché l’Esercito svizzero possa effettivamente adempiere al suo mandato costituzionale di difendere la Svizzera da un attacco militare. E certamente non senza partnership militari vincolanti. La prevista ricostruzione della difesa aerea proteggerà solo una parte delle infrastrutture critiche dalle armi a lungo raggio. Allo stesso tempo, la Russia avanza sempre di più in Ucraina. La fame di Putin crescerà. Entro la fine degli anni ’20, secondo alti rappresentanti dell’esercito svizzero, Putin sarà pronto a spostare la sua campagna più in Europa. Gli atti di sabotaggio contro le infrastrutture critiche nel Mar Baltico e altrove sono diventati sempre più frequenti.
 
L’esercito riceve più fondi per il momento, ma il finanziamento non è garantito a lungo termine.
Il piano finanziario dell’esercito per il periodo 2025-2028 sarà aumentato di 4 miliardi di franchi, raggiungendo i 29.8 miliardi. Questo creerà la base per investimenti urgenti e necessari. Tuttavia, le decisioni finali saranno prese solo nell’ambito delle discussioni annuali sul bilancio. Le decisioni odierne dimostrano la volontà di rispondere all’aumento della situazione della sicurezza. Ma le sfide rimangono: Il graduale aumento della spesa per la difesa all’1% del PIL continuerà a richiedere dure battaglie di distribuzione, ogni anno di nuovo.

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera

«Sì agli indirizzi strategici»

«Sì agli indirizzi strategici»

Il futuro della giustizia ticinese

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2446693

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Il Governo ha preso posizione sulle proposte del Parlamento relative alla riforma del terzo potere dello Stato
Norman Gobbi (DI): «Abbiamo dato seguito a tutte le richieste, ma il dialogo resta un elemento fondamentale»

Per il Governo si può fare, ma il dialogo resta fondamentale. Potremmo riassumere così la presa di posizione del Consiglio di Stato sulla risoluzione approvata in ottobre dal Gran Consiglio in materia di Giustizia. Un documento, quello del Parlamento, che conteneva una lunga serie di proposte per riformare un settore, la Giustizia ticinese, da anni sotto i riflettori. E così, mercoledì, il Governo dopo aver esaminato le proposte, ha trasmesso al Parlamento la sua visione, confermando, di fatto, gli indirizzi strategici: «Nella nostra presa di posizione diamo sostanzialmente seguito a tutte le richieste del Parlamento», commenta al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il quale sottolinea come il documento sia frutto di un lavoro improntato al dialogo tra i tre poteri dello Stato. Secondo il direttore del DI, «gli attori hanno capito che una riforma totale della Giustizia è difficile, e che pertanto occorre procedere passo per passo, identificando i settori primari su cui investire per garantire il buon funzionamento della Giustizia».

L’autonomia finanziaria
Di particolare interesse nel documento del Governo – accanto alla trasformazione digitale della Giustizia e alla pianificazione logistica – sono gli indirizzi riguardanti l’autonomia amministrativa e finanziaria della Magistratura, così come le varie riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale. Già attuata in diversi cantoni, l’autonomia finanziaria figurava in cima alle priorità della risoluzione votata dal Parlamento in ottobre. Dalla Commissione giustizia e diritti era infatti emersa la necessità, per il terzo potere dello Stato, di disporre di un proprio budget (approvato dal Parlamento) con la possibilità di gestire in modo autonomo i crediti concessi. Al riguardo, il Governo, nella sua presa di posizione, ricorda che il Dipartimento delle istituzioni non ha «preclusioni di sorta ad affrontare il tema di una maggiore autonomia finanziaria e amministrativa della Magistratura». Ciononostante, il Consiglio di Stato fa notare che l’attuale sistema funziona e consente inoltre di ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche, garantendo al contempo la parità di trattamento tra tutti gli impiegati dello Stato. Sia detto per inciso che la nomina dei funzionari attivi in Magistratura già oggi è di competenza del Tribunale d’Appello, del Ministero pubblico e delle altre Magistrature permanenti per i propri dipendenti. Al direttore del DI spetta invece «la supervisione della preparazione e l’osservanza del preventivo dei centri di responsabilità budgetaria del Dipartimento». Con la riforma, quindi, quest’ultimo compito passerebbe dal Dipartimento alla Giustizia stessa. Sulle tempistiche il Consiglio di Stato non si sbilancia, limitandosi ad indicare un «orizzonte a medio termine». Anche perché tale passaggio di autonomia «deve essere accompagnato – e quindi preceduto – da un riordino dell’ordinamento giudiziario cantonale attraverso le riforme settoriali». Insomma, l’autonomia finanziaria della Magistratura è sì possibile, ma deve essere preceduta da una riorganizzazione; e ciò tenuto conto che «le autorità giudiziarie cantonali oggi sono frammentate in 16 Magistrature permanenti », ossia il Tribunale di appello, il Ministero pubblico, l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, la Magistratura dei minorenni, le dieci Preture, la Pretura penale e il Tribunale di espropriazione. «Affinché questa autonomia sia raggiunta, sarà quindi fondamentale rafforzare il coordinamento organizzativo», commenta ancora il consigliere di Stato. Il quale fa altresì notare che per una tale riforma sono necessarie anche le strutture adeguate: «Le autorità giudiziarie dispongono già di autonomia amministrativa, ad esempio per le nomine dei funzionari, ma quella finanziaria richiede strumenti di supporto specifici». Al riguardo, il direttore del DI ricorda che alcuni enti, come il Ministero pubblico e il Tribunale d’Appello, hanno già introdotto un segretario generale per il coordinamento, mentre altre autorità, come le Preture, ne sono privi. «Dato l’alto numero di Autorità giudiziarie sussiste il rischio di una frammentazione, mentre invece è fondamentale avere una visione d’insieme che attualmente è ancora assicurata dal Dipartimento», spiega Gobbi.

Nomine e altro
Per quanto riguarda le ulteriori richieste contenute nella risoluzione parlamentare, in merito all’introduzione di un codice etico, il Governo segnala che l’amministrazione cantonale dispone già di una direttiva che disciplina il comportamento dei dipendenti. Tuttavia, l’Esecutivo ha inoltrato la richiesta al Consiglio della Magistratura e alle altre Autorità giudiziarie, dalle quali si attende una risposta nei prossimi mesi.
Meno dettagliata risulta invece la risposta riguardante il delicato tema del Ministero pubblico, da anni confrontato con un carico di lavoro in continuo aumento. La Commissione chiedeva la reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, così come la creazione di una direzione interna dotata di poteri amministrativi e finanziari. Al riguardo, l’Esecutivo rimanda al gruppo di lavoro che verrà avviato dal Consiglio della Magistratura nel 2025. «Difficile stimare le tempistiche di licenziamento del messaggio», rileva il Governo.
Medesime le conclusioni per quanto riguarda le proposte riguardanti la Magistratura dei minorenni, anch’essa oberata di lavoro, la cui riorganizzazione sarà inserita nelle discussioni del gruppo di lavoro del Ministero pubblico. La Commissione, in questo caso, chiedeva la creazione di una nuova colonna: un nuovo magistrato, un sostituto, un segretario. Per il potenziamento della Pretura penale (il credito è già stato approvato), l’Esecutivo ha fatto invece sapere che il messaggio sarà licenziato nel primo trimestre del 2025, contestualmente al progetto pilota «Justitia 4.0». Sulle Preture di Valle, il Governo ha invece confermato il loro mantenimento: «Occorre tuttavia riflettere sul ruolo e la funzionalità dei distretti, immaginando il loro inserimento in giurisdizioni riviste», osserva al riguardo Gobbi. Per le Giudicature di pace, invece, il messaggio è previsto entro la fine dell’anno prossimo. Ricordiamo che la Commissione chiedeva una maggiore professionalizzazione dei giudici di pace; la riduzione del numero dei circoli e la modifica del sistema di remunerazione. Anche in questo caso, il Governo esorta la Commissione a prendere parte al gruppo di lavoro. Sulla nomina dei magistrati, il Consiglio di Stato si è limitato a ricordare una precedente presa di posizione in cui menzionava che la competenza deve restare del Parlamento ma che sarebbe tuttavia auspicabile una maggiore apertura, con l’invito ad allargare le nomine a tutti i partiti, «anche a quelli più piccoli, garantendo così un’equa rappresentanza politica». Per quanto concerne, invece, le proposte sul Consiglio della Magistratura – la commissione chiedeva tra altre cose di professionalizzare la carica di presidente, ma soprattutto di modificare un articolo della LOG in modo che l’organo di vigilanza potesse intervenire in modo autonomo per verificare l’efficienza e l’efficacia dei magistrati – il Consiglio di Stato ha comunicato che «si rimette a una successiva presa di posizione da parte del CdM che per le note ragioni non ha potuto al momento determinarsi sul tema». In conclusione, il Governo sottolinea la convinzione che solo con la condivisione tra i tre poteri dello Stato e con i tempi necessari, queste importanti e complesse riforme in atto possono trovare concretizzazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 del Corriere del Ticino

Giustizia ticinese: il Consiglio di Stato conferma gli indirizzi strategici e le riforme già in atto

Giustizia ticinese: il Consiglio di Stato conferma gli indirizzi strategici e le riforme già in atto

Il Governo ha preso posizione sulla Risoluzione del Gran Consiglio del 14 ottobre 2024 relativa alle riforme della Giustizia ticinese. Nel documento trasmesso al Parlamento, il Consiglio di Stato ha confermato la visione per la Giustizia cantonale, che si traduce in 4 indirizzi strategici accompagnati dalle riforme già in atto in vari settori della Giustizia. L’obiettivo è di perseguire una Giustizia moderna ed efficiente, nella quale cittadine e cittadini ripongano fiducia. Un obiettivo che il Governo è convinto debba essere promosso in condivisione tra i tre poteri dello Stato.

Sono 4 gli indirizzi strategici già identificati da tempo dal Consiglio di Stato per la Giustizia ticinese, che concretizzano la visione del Governo nell’ottica di perseguire una Giustizia moderna ed efficiente, migliorando la qualità del servizio a beneficio di tutta la comunità:  

  • Trasformazione digitale della Giustizia, che vedrà un primo passo fondamentale nell’ammodernamento dell’applicativo informatico in uso in Magistratura, e che consentirà al Ticino con la Pretura di Biasca di fungere da sesto Cantone pilota del progetto nazionale di digitalizzazione della Giustizia denominato “Justitia 4.0”.
  • Pianificazione logistica della Giustizia, richiamando in particolare le recenti decisioni del Governo sul comparto della Giustizia del Luganese, che comprende anche il futuro complesso carcerario cantonale.
  • Riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale, già in corso e avviate da tempo d’intesa con le preposte Autorità giudiziarie.
  • Autonomia amministrativa e finanziaria della Magistratura, a seguito del riordino dell’ordinamento giudiziario cantonale che ne rafforzi il coordinamento.  

I 4 indirizzi strategici del Governo sono accompagnati dalle riforme settoriali già in atto riportate con i relativi intendimenti nel documento trasmesso al Parlamento: Riforma delle Autorità di protezione, Riforma della Giustizia di pace, Riforma dell’Autorità del perseguimento penale cantonale (Ministero pubblico e Magistratura dei minorenni), Riforma dell’Autorità penale di prima istanza cantonale (Pretura penale e Tribunale penale cantonale), istituzione del coordinamento presso le Preture, Riforma della Legge sugli onorari dei magistrati e Riforma del settore della medicina legale.  

La visione del Governo per la Giustizia ticinese non può comunque prescindere da una scelta ponderata di chi è chiamato a operare in qualità di Magistrato presso le Autorità giudiziarie, che sia popolare od ordinario, come pure delle collaboratrici e collaboratori giuridici e amministrativi di supporto. Da qui l’importanza sostanziale del processo di selezione dei Magistrati di competenza del Parlamento quale Autorità di nomina sancita dalla Costituzione cantonale.  

Il Consiglio di Stato, evidenziando la soddisfazione per l’attenzione posta anche dal Parlamento sul funzionamento del Terzo potere dello Stato, ritiene che solo con la condivisione tra i tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) queste importanti e complesse riforme potranno trovare concretizzazione. Una condivisione che esige le necessarie tempistiche, ma con il risultato che troverà maggior solidità e consenso a beneficio della fiducia che le cittadine e i cittadini devono riporre nella Giustizia.

Trentanove nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentanove nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

È un bilancio improntato al forte impegno a favore della popolazione quello che si può tracciare in queste settimane conclusive dell’anno per le 6 Regioni della Protezione civile. In modo particolare va ricordato il grande lavoro e l’importante collaborazione e sostegno della popolazione e del territorio della Vallemaggia duramente colpita dagli eventi meteorologici e idrogeologici della scorsa estate. Il Dipartimento delle istituzioni saluta con piacere la promozione di 39 nuovi ufficiali della Protezione civile, tra i quali si annoverano anche nuovi Comandanti di compagnia e sostituti.

Lo scorso 13 dicembre 2024 si è tenuta presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera una breve quanto significativa cerimonia.  Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, col SMG Ryan Pedevilla, si è rivolto ai nuovi ufficiali, ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e per l’ottimo livello di formazione raggiunto.
Ha in seguito consegnato i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3Valli
I tenente Chiaravallotti Jonathan
I tenente Minotti Nicolas
I tenente Tognali Benat
tenente Meyer Ivo
tenente Togni Pogliorini Alex  

Regione PCi Bellinzonese
capitano Eglin Andrea
capitano Ramazzina Egon
capitano Vanza Nicolò
tenente Baumann Sandro  

Regione PCi Locarno e Vallemaggia         
capitano Pera Mattia
tenente Carmine Alessio
tenente Ivancic Marko
tenente Pedrazzini Benjamin
tenente Rizzi Luca
tenente Zavodsky Christof Lukas              

Regione PCi Lugano Campagna
capitano Landoni Enrico
capitano Senn Philippe
tenente Cantoni Matteo
tenente Hess Gabriele
tenente Hofbauer Matthias
tenente Lepori Emanuel
tenente Lusa Roberto
tenente Pagano Andrea
tenente Ponti Dennis    

Regione PCi Lugano Città
capitano Canonica Gabriel
I tenente Canepa Nevio
I tenente Fretti Manuel
I tenente Lamburghini Andrea
I tenente Masucci Claudio
tenente Ferrari Tommaso  

Regione PCi Mendrisiotto                                             
capitano Cereghetti Andrea
capitano Mapelli Michele
tenente De Sousa Da Silva Moises
tenente Donini Roberto
tenente Lardelli Pietro
tenente Tocco Simone  

Sezione del militare e della protezione della popolazione                     
capitano Ineichen Michel
capitano Summerer Nicola
tenente Martignoni Bruno      

 

Da Locarno un abbraccio e un applauso all’atleta Claire Ghiringhelli

Da Locarno un abbraccio e un applauso all’atleta Claire Ghiringhelli

È stata ricevuta a Palazzo Marcacci l’unica ticinese che ha partecipato ai Giochi paralimpici estivi di Parigi – «Il mio messaggio ai giovani? La vita a volte è dura, ma è bellissima e ricordate: il primo ostacolo siamo sempre noi stessi»

È un sabato carico di emozioni, a Palazzo Marcacci. Una mattinata di abbracci e di applausi. L’atleta Claire Ghiringhelli, unica ticinese ad aver partecipato ai Giochi paralimpici di quest’estate a Parigi – dai quali ha portato a casa un ottavo posto assoluto nella sua categoria, ottenendo un diploma olimpico -, è ricevuta dal Municipio di Locarno. L’iniziativa è della locale società canottieri, alla quale la donna è tesserata già da quando aveva iniziato a praticare la disciplina sei anni fa. 
All’epoca era ancora in ospedale, iniziando a fare i conti con una paralisi dalla vita in giù dopo l’operazione per rimuovere un tumore toracico al midollo spinale. Ingegnera esperta in materiali aeronautici e madre di tre figli, non ha mollato: «La stabilità della mia vita è possibile grazie a “quattro gambe”, come quelle di un tavolo. Il lavoro, la famiglia, lo sport e l’attenzione a me, alla mia salute. Ai giovani dico che la vita a volte è dura, ma è bellissima. E ricordate: il primo ostacolo siamo sempre noi stessi», afferma sorridente la 46.enne al Corriere del Ticino al termine della cerimonia.

«Un vanto per il Comune»
Una storia di sacrifici, determinazione e forza di volontà, quella di Claire. Raccontata, tra l’altro, nelle immagini del documentario ancora in lavorazione di Edoardo Nerboni («Tenere, tenere, tenere fino alla fine»), del quale un estratto è proiettato in anteprima. «Non esistono sogni troppo piccoli o progetti insignificanti. Dobbiamo darci tutte le possibilità per raggiungere i nostri obiettivi, inclusi quelli che possono sembrare banali. Dobbiamo sempre cercare di essere felici, evitando di lasciar perdere ciò che ci sta a cuore», riprende la nostra interlocutrice, per poi congedarsi dando spazio ai numerosi sostenitori in sala, tra i quali a sorpresa pure il consigliere di Stato Norman Gobbi («Una specialità poco adatta a me, al contrario di mio nonno», rivela nell’intervento) oltre al vicepresidente della federazione Swiss Rowing, Martin Singenberger. «Ho iniziato a remare tre anni fa e ho conosciuto Claire l’anno scorso», spiega Tea, 17.enne di Minusio e socia – come molti presenti – della realtà fondata nel 1929. «È stata con noi in varie occasioni, dandoci consigli alle gare. Avere qualcuno con più esperienza che ti aiuta a dare il meglio di te è fantastico. Ed è un vanto che il nostro Comune l’abbia invitata qui, oggi».

«Non è molto diffusa, ma…»
Insieme a lei c’è Siria, 20 anni, «ai remi» dalla seconda media. «Non è un’attività molto diffuso, ma quando ci entri ti senti parte di una grande famiglia che si sostiene a vicenda e ci sono pure molte ragazze. Ho conosciuto Claire grazie alla Canottieri e ci ha seguito molto. È sempre molto bello parlarle e siamo felici del riconoscimento consegnato oggi dalle istituzioni. Spero continui così, riuscendo a fare bene nelle regate paralimpiche del 2028 a Los Angeles», esclama entusiasta. È poi il sindaco della città, Nicola Pini, a motivare il premio assegnato alla campionessa cresciuta sulle sponde del Verbano.

«Facciamo il tifo per lei»
«È un’ispirazione grazie alla sua tenacia, forza, resilienza e capacità di lottare e andare avanti. Trovo meraviglioso vedere come da Locarno si possa arrivare sul tetto del mondo e le auguro di raggiungere ulteriori e fantastici traguardi negli anni a venire. Noi saremo qui e faremo il tifo per lei», dice il 40.enne, sottolineando come sia stato un onore aver conosciuto di persona la protagonista della mattinata.
Gli fa eco il vicesindaco, Claudio Franscella, che ricorda l’attività commerciale aperta dai nonni in Città Vecchia. «Certo, il padre è francese, ma la madre è locarnese e la nostra eroina è molto legata a queste zone, dove si allena di frequente. Ho sentito alcune interviste rilasciate dopo i suoi risultati ed è bello sentirla parlare del lago di Locarno, il Lago Maggiore, come un’oasi di serenità. Si capisce che per lei è sempre positivo poter ritornare nei luoghi d’origine».
«Siamo molto fieri di lei», conclude il vicepresidente dell’associazione che ha riportato in Ticino la festeggiata, il 63.enne Pierluigi Gennarini.

In 150 sopra le onde
«La nostra struttura è divisa in due “anime”, amatoriale e competitiva. In quest’ultima abbiamo una presenza femminile preponderante, mentre nell’altra siamo a un “cinquanta-cinquanta” tra ragazze e ragazzi». In tutto, sotto la bandiera del leone rampante incorniciato da un motivo che ricorda le onde, sono in 150 a vogare. L’esperto fa poi il punto sul numero di allenamenti: «Da tre fino a sette, anche nove volte alla settimana. Ma per diventare fuoriclasse il numero sale a sette o nove, se non addirittura 14».

Da www.cdt.ch

“La nostra sicurezza: aumentata grazie ad agenti meglio formati”

“La nostra sicurezza: aumentata grazie ad agenti meglio formati”

Gobbi sottolinea l’importanza della formazione e della Scuola di Polizia

La formazione, a tutti i livelli, riveste un ruolo cruciale per permettere a ognuno di noi di affrontare con competenza il nostro lavoro. I percorsi formativi in Ticino sono sempre meglio profilati. All’interno del vasto settore della formazione, quella rivolta ai futuri agenti di polizia ha raggiunto un livello di eccellenza. “La volontà di migliorare costantemente gli standard di formazione dei nostri agenti è un obiettivo politico che ho indicato già all’inizio del mio mandato in Consiglio di Stato”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “In particolare con il comandante Matteo Cocchi abbiamo sviluppato questo settore, nella convinzione che solo agenti ben formati sono in grado di affrontare le sfide sempre più complesse della nostra società. Si tratta di investire sia sulle formazioni specialistiche, sia su quella di base. In questo senso abbiamo creato una cultura della competenza professionale, dando seguito a quanto scritto nella Legge sulla polizia. Il Comando di Polizia ha creato l’apposita Sezione, oggi diretta dal capitano Christophe Cerinotti, che coordinata il lavoro attraverso il Centro regionale di formazione di Polizia (CFP), diretto da Andrea Pronzini”.

E i risultati si vedono. “È proprio così! Ogni giorno constatiamo da un lato una migliore qualità nell’interventistica, nelle modalità di approccio con i cittadini anche in situazioni spesso conflittuali; dall’altro lato quotidianamente leggiamo notizie su successi ottenuti dalla Polizia nei differenti ambiti di competenza, nella lotta contro i criminali. Il tutto permette di garantire la sicurezza delle cittadine e dei cittadini del nostro Cantone e delle nostre aziende. Proprio nel corso di questa settimana ho partecipato alla Cerimonia di consegna dell’arma alle e agli aspiranti gendarmi che stanno frequentando la Scuola di Polizia 2024. È un momento molto importante nell’iter formativo degli aspiranti. In quella circostanza ho voluto anche sottolineare come gli sforzi nel campo della formazione siano essenziali per avere un Corpo di Polizia all’altezza delle sfide che dobbiamo quotidianamente affrontare. Si tratta di un impegno che ci siamo assunti come Consiglio di Stato, come Dipartimento delle istituzioni e come Comando della Polizia cantonale, perché la sicurezza rappresenta un fattore di competitività per il nostro Cantone, oltre a essere un bene essenziale per ogni cittadina e cittadino. Oggi il Centro regionale formazione di polizia (CFP), in quanto centro per la Svizzera italiana, rivolge i suoi servizi anche ad altri Corpi di Polizia. Per esempio, sui 38 aspiranti agenti di Polizia dell’attuale scuola, 21 sono incorporati nella Polizia cantonale, 9 nei Corpi comunali, 7 nel Corpo della Polizia del Canton Grigioni e un aspirante fa parte della Polizia Militare”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica

Gobbi: ‘Bastava unire i puntini’

Gobbi: ‘Bastava unire i puntini’

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, la destituzione dei giudici Quadri e Verda Chiocchetti da parte del Cdm pone un problema interno di gestione da parte del Tribunale penale cantonale?

La situazione è apparsa grave da subito, quando questi due giudici hanno sporto la denuncia nei confronti dei due colleghi che ha portato alla decisione di oggi. Dopo la nomina di un procuratore straordinario, che in maniera autonoma e indipendente ha valutato come non luogo a procedere la fattispecie, perché non erano dati fatti ed elementi per dar seguito alla denuncia penale, purtroppo la storia non poteva che concludersi così. Quando succedono queste cose con cinque persone elette dal Gran Consiglio, cinque giudici del Tribunale penale cantonale molto visibili mediaticamente, espongono non solo loro ma tutta la magistratura a un giudizio critico se non negativo da parte della collettività che, però, ha bisogno di questo servizio. Deve essere richiamato il ruolo istituzionale che ognuno di noi, magistrati esecutivi, parlamentari o giudiziari, deve tenere, soprattutto nel ruolo istituzionale che ha. Il fatto di avere due giudici che per il Consiglio della magistratura non sono più idonei a coprire il ruolo per cui sono stati scelti e nominati, è la prima volta che si presenta. C’è stato il caso Verda, ci son state altre situazioni, ma qui si è superato il limite perché il problema tra magistrati è finito con una denuncia, un luogo a non procedere e questa destituzione su due giudici su cinque. Questo significa azzoppare la prima camera del Tribunale penale cantonale, e il nostro ruolo come Dipartimento istituzioni e Consiglio di Stato sarà discutere con Tribunale d’appello e Consiglio della magistratura su come garantire le supplenze al Tpc.

Al di là del funzionamento del Tpc, qui un grande problema è stato il rapporto tra persone. Cosa si può fare perché certi fatti non succedano ancora?
Per quanto ci è dato sapere sia la Commissione amministrativa del Tribunale d’appello, e penso anche il Consiglio della magistratura, hanno cercato di mediare tra persone. Purtroppo questi tentativi non sono riusciti, per fratture interne, e quando uno mette la propria persona davanti alle istituzioni che è chiamato a servire secondo me sbaglia. Si può imputare al Consiglio di Stato di essere troppo consociativo, ma se questo permette di far funzionare l’organo al di là delle differenze penso che il compromesso sia l’obiettivo. Il saper fermarsi, abbassare la spalla una volta a testa, permette di andare avanti insieme.

Teme anche lei che questa vicenda contribuisca al deficit di fiducia e credibilità della giustizia?
Questo è un problema del Tribunale penale cantonale, e sono alcuni giudici su un centinaio di magistrati tra Ministero pubblico, Tribunale d’appello e Preture. Non è la giustizia, è in particolar modo il Tpc che, come detto, è più visibile perché tratta la cronaca nera che finisce sui media. E il fatto che sia un’autorità penale che impatta ed è molto visibile dovrebbe richiamare all’attenzione sul ruolo che ha al di là delle competenze personali. Il Tpc ha funzionato in questi mesi di difficoltà, ha svolto il suo lavoro, ma l’incapacità di trovare un punto d’incontro e una zona demilitarizzata in cui parlarsi e gestire i problemi interpersonali ha creato il problema che ora sfocia in questa decisione. Ancora: dovrebbe richiamare tutti noi a essere capaci di avere quel rispetto interpersonale ma anche interistituzionale.

Lei più volte, nell’iter di questa faccenda, ha detto di temere che fosse solo l’inizio, che sarebbe finita male… sapeva qualcosa o era fiuto? Ora può dircelo?
In 25 anni di politica istituzionale una certa esperienza la si accumula. Ero in Gran Consiglio nel 2000 quando il presidente del governo Giuseppe Buffi ha annunciato il grave fatto relativo al giudice Verda, da presidente del Gran Consiglio ho visto sanzioni su giudici civili e penali, per questioni su loro atteggiamenti o comportamenti sanzionati dal Consiglio della magistratura. 13 anni di governo portano ad avere visione, e 20 anni da arbitro fanno capire bene le situazioni. In questi mesi ho unito i puntini e la conclusione mi è sempre sembrata evidente.

Se la destituzione venisse confermata al termine della procedura, il Gran Consiglio dovrà procedere alla nomina di due giudici. Le ultime volte con i procuratori pubblici non è andata benissimo…
Sarà un richiamo a tutti. Al parlamento che dovrà scegliere, ai candidati, ai nominati che dovranno avere un ruolo istituzionale al di là di simpatie o antipatie. Si può avere la miglior Legge sull’organizzazione giudiziaria, la miglior procedura di nomina, ma se due persone non sono in grado di andar d’accordo e trovare una modalità di convivenza professionale diventa tutto davvero molto difficile, compreso il far funzionare l’organo che si è chiamati a servire.

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 13 dicembre 2024 de La Regione

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«Un richiamo a mettere le istituzioni prima di ogni cosa»

La destituzione immediata di due giudici del Tribunale penale cantonale pone interrogativi sulla gestione e sul buon funzionamento dell’istituzione?
«La situazione è chiaramente grave, visto che due giudici su cinque sono stati dichiarati non idonei alla loro funzione. È un fatto senza precedenti. Dopo la nomina del procuratore straordinario da parte del Consiglio di Stato a supporto della Magistratura e la decisione di non luogo a procedere, non si poteva però che arrivare a questa conclusione, come ha deciso il Consiglio della Magistratura ».

Guardando al futuro, come si può evitare che accadano episodi simili? Non ci sono, secondo lei, correttivi da apporre?
«Sia la Commissione amministrativa del Tribunale d’appello che il Consiglio della Magistratura hanno tentato di mediare tra le parti: purtroppo questi sforzi non hanno avuto successo. Quando si antepone il proprio interesse personale al servizio delle istituzioni, a mio avviso, si commette sempre un errore. Si può criticare il Consiglio di Stato per un approccio eccessivamente consociativo, ma se questo consente il buon funzionamento di un’istituzione, è ciò che deve essere fatto».

Ritiene che questa situazione abbia danneggiato l’immagine della giustizia? Crede che il caos (anche mediatico) vissuto dal tribunale possa generare un deficit di fiducia nelle istituzioni?
«Questo è un problema specifico del Tribunale penale cantonale e riguarda solo alcuni giudici su un centinaio di magistrati nominati, tra Ministero pubblico, Tribunale d’appello e Preture. Tuttavia, è anche vero che il Tribunale penale cantonale è molto visibile, poiché si occupa di cronaca nera e pertanto è sotto i riflettori dei media. Fortunatamente, fino ad oggi il Tribunale penale cantonale ha continuato a funzionare. L’incapacità di trovare un punto di incontro o un compromesso è stata però fatale e ha portato a alla decisione del CdM».

Nelle scorse settimane lei aveva accennato alla possibilità di ulteriori sviluppi nella vicenda, sottolineando che non era ancora conclusa e che, di questo passo, il Parlamento si sarebbe trovato con il compito di nominare nuovi magistrati. Si trattava di un’intuizione politica o disponeva di informazioni aggiuntive?
«Venticinque anni di politica cantonale sicuramente aiutano a comprendere meglio le situazioni. Ero in Gran Consiglio nel 2001 quando il consigliere di Stato Giuseppe Buffi dovette annunciare il grave episodio che coinvolgeva il giudice Franco Verda. Come presidente del Gran Consiglio, ho assistito a sanzioni (meno gravi) verso magistrati decise dal Consiglio della Magistratura per comportamenti inadeguati. Anche in questo caso, unendo i puntini, la conclusione era evidente e l’allontanamento dei giudici sembrava inevitabile».

Non teme che la nomina dei sostituti possa dar luogo a nuove frizioni politiche, come è accaduto nel recente passato?
«Non credo. Questa vicenda è un richiamo per tutti a mettere le istituzioni al di sopra di ogni protagonismo. Spero che questo valga tanto per la politica quanto per i magistrati. Del resto, puoi avere la procedura di nomina migliore e la migliore legge, ma se due persone non riescono a lavorare insieme, tutto diventa inutile e il funzionamento delle istituzioni ne risente». 

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 13 dicembre 2024 del Corriere del Ticino

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Giudici destituiti, le reazioni politiche
Fiorenzo Dadò: “Di fronte a una decisione di questo genere si resta scioccati” – Per Norman Gobbi il fatto che due giudici penali abbiano sporto denuncia contro tre colleghi significa che si è superato un limite, per cui la decisione del Consiglio della magistratura non poteva che essere questa

Il terremoto all’interno della giustizia ticinese (con il Consiglio della magistratura – organo di sorveglianza dei magistrati ticinesi – che ha destituito con effetto immediato i due giudici del Tribunale penale cantonale Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti) ha suscitato le reazioni della politica. Tanto che la Commissione Giustizia e Diritti del Gran Consiglio ha subito organizzato una riunione straordinaria (riunione a cui ha partecipato anche il capo del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi). 

“Di fronte a una decisione di questo genere si resta scioccati”, ha dichiarato alla RSI il presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò, commentando la scelta unanime del Consiglio della magistratura di destituire con effetto immediato i giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti per aver “gravemente violato i loro doveri di magistrato”. Sul caso specifico, Dadò ha preferito non entrare nel merito, anche per rispetto delle persone coinvolte.

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, dal canto suo ha dichiarato che “una situazione di questo tipo non si è mai vista. Soprattutto relativa a una incapacità di dialogo e di rapporto tra persone, tra magistrati eletti dal Parlamento, che non sono stati in grado di risolvere tra di loro i problemi interpersonali. Perché di questo stiamo parlando. Quando due giudici penali, della prima Camera del Tribunale penale cantonale, sporgono denuncia penale nei confronti dei loro tre colleghi, significa che si è superato un limite, e purtroppo devo prendere atto che la decisione del Consiglio della magistratura, autorità di vigilanza e di sorveglianza primaria sul buon funzionamento della Giustizia, non poteva essere che questa”.

Una decisione che, però, potrebbe non essere l’ultima, dato il ricorso annunciato dall’avvocato di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti.
Inoltre, resta ancora aperto il procedimento disciplinare nei confronti di Ermani.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giudici-destituiti-le-reazioni-politiche–2427651.html

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Il direttore del DI si esprime sulla destituzione dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti decisa oggi dal Consiglio della Magistratura. Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti: “Evidentemente si resta scioccati. C’è da chiedersi a che punto siamo arrivati”.

“Sono venticinque anni che faccio politica cantonale e ho visto un po’ di tutto. Ma questa situazione in cui due giudici penali hanno sporto denuncia nei confronti dei propri colleghi per la mancanza di dialogo e di capacità di relazione, ha portato alla situazione odierna: il Consiglio della magistratura, come organo di vigilanza indipendente sul funzionamento della giustizia ticinese, ha valutato la loro non conformità al ruolo che ricoprono”. Così Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, commenta a Ticinonews la decisione del Consiglio della Magistratura di destituire Siro Quadri Francesca Verda Chiocchetti. Un esito che il consigliere di Stato aveva già ipotizzato, ventilando la possibilità che il Gran Consiglio avrebbe dovuto nominare altri giudici, così come sollevato anche negli scorsi giorni dalla deputata Sabrina Gendotti (Il Centro). Sapeva dunque già qualcosa? “L’esperienza politica ti fa capire quando qualcosa sta andando male. Inoltre, vent’anni di arbitro di hockey ti fanno capire quando i giocatori entrano in campo per andare a dare la legnata che non devono dare, ossia compiere un fallo. Una situazione che purtroppo è stata confermata dal CdM”.

Giusto o no?
Sulla correttezza di tale decisione, il consigliere di Stato non esprime valutazioni. “I due magistrati possono ancora appellarsi alla Commissione di ricorso della Magistratura. Una volta conclusa questa pratica, dipenderà dall’esito: o verranno riconfermati, o dovranno essere sostituti dal Parlamento. Al contempo dobbiamo però permettere al Tribunale penale cantonale (TPC) di funzionare. Il nostro compito come Esecutivo sarà quello di trovare dei sostituti, d’intesa con il Tribunale d’appello, in modo da garantire al Tpc il buon funzionamento con l’anno nuovo”. Anche la Commissione giustizia e diritti, aggiunge Gobbi, deve essere informata secondo la Legge sull’organizzazione giudiziaria.

“L’immagine della giustizia ne risente”
Di certo l’immagine della Magistratura non ne esce bene, dice Gobbi, sottolineando l’importanza di garantire il buon funzionamento della giustizia. “Dobbiamo capire che il Tribunale penale cantonale è un organo giudiziario molto visibile, ma non è tutta la giustizia: i magistrati sono oltre 100 nel Canton Ticino, tra procuratori pubblici, pretori distrettuali, giudici civili, penali, amministrativi. Alcune persone non sono dunque l’intera giustizia. Sicuramente questa situazione non fa del bene all’immagine della giustizia, ma deve fare capire che i magistrati, in qualsiasi ruolo, sono persone con i loro pregi e i loro difetti”.

Il procedimento su Ermani
Sul procedimento disciplinare ancora in corso nei confronti Mauro Ermani, presidente del Tribunale penale cantonale, Gobbi invece non si pronuncia. “Dobbiamo attendere il termine di questa procedura”.

 
 
 

‘Da noi visione e responsabilità’

‘Da noi visione e responsabilità’

Per Gobbi, il Preventivo così come concepito dal governo, si basa su tre principi. Primo: «La sostenibilità finanziaria, visto che rispettare il freno al disavanzo non è facoltativo». Secondo, l’efficienza amministrativa: «Ogni franco speso – osserva – deve generare il massimo impatto. Nessun sacrificio sarà comunque imposto alla qualità dei servizi essenziali». Terzo, la responsabilità sociale: «La sostenibilità finanziaria – dice – non può essere disgiunta dall’equità sociale. Nei settori come la sanità e il sostegno alle famiglie, dove la spesa continua a crescere, è nostra responsabilità proteggere le fasce più fragili mantenendo però il rigore e la trasparenza necessaria». Non vanno però ignorate le sfide future: «Le misure di risparmio previste dalla Confederazione – ricorda il consigliere di Stato – avranno inevitabili ricadute sui Cantoni. Il risanamento delle nostre finanze non è un fine, ma un mezzo indispensabile per costruire un Ticino più forte, competitivo e soprattutto capace di affrontare il futuro con fiducia». Gobbi che, rispondendo alle domande poste sul Dipartimento delle istituzioni, infine dichiara: «Condivido le preoccupazioni sul funzionamento della giustizia, non solo quella penale. Evidentemente c’è bisogno di farla funzionare. Dal punto di vista della flessibilità devo dire che c’è una grande disponibilità nel trovare soluzioni immediate quando ci sono dei problemi. Come constatato ancora quest’anno, soprattutto con le varie supplenze che devono essere implementate a causa di partenze o malattie».

Estratto dall’articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 dicembre 2024 de La Regione

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2418882

A Prato Sornico rinasce la pista di ghiaccio, simbolo di rinascita

A Prato Sornico rinasce la pista di ghiaccio, simbolo di rinascita

Tanta emozione, oggi, a Prato Sornico in vista dell’inaugurazione della pista di ghiaccio provvisoria, che è sorta dove il maltempo – 160 giorni fa – si è portato via il centro sportivo simbolo della regione. Un raggio di luce, confermano le autorità, ma i lavori sono solo all’inizio.

“Questa giornata a mio modo di vedere è determinante. È un nuovo punto di partenza verso il nostro prossimo futuro”, ci racconta il sindaco di Lavizzara Gabriele Dazio. “Abbiamo voluto proprio mettere questa pista per dare un forte segnale alle nostre comunità alla nostra valle, ma soprattutto ai nostri giovani, per far capir loro che il nostro intento è quello di andare avanti e andare lontano”, continua il sindaco. “Posso dire che ogni volta che vengo qui rivivo ancora tutto. Io sono nato e cresciuto in questa pista e i miei figli anche, quindi sono evidentemente dei momenti molto toccanti per noi. Però adesso non dobbiamo scoraggiarci ma ri-alzare la testa – perché un po’ l’abbiamo già alzata”, afferma Dazio, “e guardare dritti verso il futuro.”

Tanta emozione in questo segnale di ripartenza
Le parole di Gabriele Dazio mostrano quanta emozione c’è stata oggi a Prato Sornico, in Alta Vallemaggia, in occasione dell’inaugurazione della pista di ghiaccio provvisoria realizzata sul sedime del Centro Sportivo di Sornico, la struttura simbolo della regione andata distrutta nella tremenda alluvione di giugno. E quello odierno è un segnale di ripartenza a cui hanno voluto partecipare molte persone, infatti: “è un bellissimo segnale anche perché c’è molta gente della nostra comunità ma anche dell’intera Vallemaggia”, racconta il sindaco, “a dimostrazione del fatto di quanto questa pista era, ed è ancora, molto nel cuore di tutti.” Come detto questo impianto è provvisorio. L’obbiettivo è quello di costruirne una nuova, in una zona protetta, nei prossimi tre anni. Quella inaugurata oggi è però fondamentale per ragazze e ragazzi che praticano hockey, pattinaggio o pattinaggio artistico, ma anche per tutta la valle.

Un raggio di luce per la Vallemaggia
“È un punto di partenza ricominciare con la pista. Un po’ più piccolina però è un segnale forte”, spiega il presidente della Società Pattinaggio Lavizzara Stefano Zoppi. “Adesso vediamo che ci sono dei bambini che pattinano, il futuro sono loro e si ricorderanno che hanno iniziato a pattinare qua. Anche per l’attaccamento al territorio è qualcosa di molto importante.” Non è sfuggito alle emozioni nemmeno il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Pensare che dopo 160 giorni da quella tragica notte che ha cambiato tutto”, racconta il Consigliere, “poter vedere questo raggio di luce con questa piccola pista che però permette alla gioventù della Lavizzara ma non solo di poter svolgere un’attività ma anche di dar vita a un villaggio e a una valle è sicuramente una cosa speciale ed emozionante.”
 
Gli aiuti attuali comunque non bastano
Ma guardando avanti c’è ancora tantissimo da fare. Lo fa capire bene la recente lettera mandata dai Comuni di Cevio e Lavizzara alla Confederazione, nella quale si chiarisce che gli attuali aiuti non bastano. In questo caso la pista provvisoria, dal costo di circa 200mila franchi, è stata finanziata da enti pubblici e fondazioni, ma non è nulla in confronto a ciò che ancora bisogna fare. Come dice Dazio “i lavori sono appena iniziati. Fino ad ora abbiamo fatto le messe in sicurezza”, continua il sindaco. “Questi lavori siamo riusciti a farli entro i tempi stabiliti. I lavori però concreti a protezione del nostro territorio devono ancora iniziare, pensando ad argini oppure ad altri generi di protezione e questi per poterli fare ci vorranno chiaramente degli anni.”
 
Il Governo cantonale si dice presente accanto alla Vallemaggia
“Il governo tutto è presente”, afferma Gobbi. “Lo è con questa iniziativa che è stata sostenuta anche dall’Ufficio dei fondi sport del Decs. Ci sono le varie premonizioni da fare dove lì crediamo sia davvero essenziale un intervento della Confederazione proprio per mettere in sicurezza le alte valli della Vallemaggia, quindi la Lavizzara e la Val Bavona in maniera particolare”, continua il Consigliere di Stato. “C’è il Cantone presente pensando anche al progetto del ponte di collegamento tra la bassa e l’alta valle con delle procedure straordinarie messe in atto dal dipartimento del territorio, rispettivamente tutto quello che dovrà ancora seguire nell’ambito della ricostruzione e della messa in sicurezza per dare un futuro all’Alta Vallemaggia”, conclude Gobbi.

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Prato Sornico, inaugurata la pista di ghiaccio simbolo
La struttura, provvisoria, permetterà ai più piccoli di praticare hockey e pattinaggio – L’obiettivo: un nuovo centro sportivo entro tre anni.
A fine giugno la furia distruttiva dell’acqua aveva spazzato via numerose infrastrutture in Vallemaggia, come anche la pista di ghiaccio a Prato Sornico. Questo sabato, ne è stata inaugurata una provvisoria. Un avvenimento che simboleggia la ricostruzione di una regione profondamente ferita.
“È un segnale importante. Significa rilanciare quello che avevamo prima, anche se in forma ridotta”, dice ai microfoni della RSI Stefano Zoppi, presidente della Società pattinaggio Lavizzara. La pista, per le sue dimensioni, può accogliere unicamente i più piccoli. I più grandi continueranno a fare gli allenamenti di hockey e pattinaggio in altre piste.
Trasferte che attualmente costano oltre 200’000 franchi all’anno, spiega il sindaco di Lavizzara Gabriele Dazio. Una cifra che la Società pattinaggio Lavizzara potrà sostenere ancora per due o tre anni. Per questo motivo si vuole ricostruire un nuovo centro sportivo entro tre anni. “È prematuro dire se sorgerà su questo sedime o in un’altra zona, abbiamo conferito dei mandati esterni per una valutazione completa”.
Riuscire in quest’impresa in così poco tempo è una sfida, ma “dobbiamo essere coscienti che a questi giovani dobbiamo al più presto ridare una casa”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Prato-Sornico-inaugurata-la-pista-di-ghiaccio-simbolo–2413590.html

“Per i giovani ticinesi e per la nostra economia”

“Per i giovani ticinesi e per la nostra economia”

Norman Gobbi presenta la Fondazione Nizzola che presiede dal 2021

Una delle attività poco conosciute, ma importanti, portate avanti dal Consigliere di Stato Norman Gobbi figura la presidenza della Fondazione Nizzola. Ma che cos’è questa Fondazione e che cosa fa? Lo abbiamo chiesto direttamente al suo presidente. “La Fondazione Nizzola è stata costituita nel 2021, ma si può dire che la sua attività è quasi centenaria. Infatti – precisa Norman Gobbi – è il risultato della fusione della Fondazione ticinese di soccorso ing. Nizzola e della Fondazione Agostino Nizzola, che dal 1930, rispettivamente dal 1939, hanno elargito contributi per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti e borse di studio a meritevoli studenti del Canton Ticino. Oggi lo scopo della Fondazione è quello di sostenere con borse di studio i migliori studenti ticinesi dei Politecnici federali di Zurigo e Losanna, nonché studenti ticinesi al termine dei Master tecnici a livello di SUPSI. Vogliamo quindi stimolare l’eccellenza studentesca ticinese. Rimane ancora lo scopo di aiuto per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti”.

Di recente avete premiato tre giovani al termine del Master of Science in Engineering della SUPSI. “Il Consiglio di Fondazione sceglie tra studenti ticinesi direttamente segnalati dai loro professori. Sono giovani che a mente nostra sono i più meritevoli, perché soddisfano pienamente alcuni criteri che sono l’originalità scientifica della ricerca svolta; le ricadute socio-economiche del lavoro di tesi; l’attenzione prestata ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare; l’impatto su salute, benessere e sicurezza delle persone; il contributo fornito alla digitalizzazione della società e il contrasto ai cambiamenti climatici e mitigazione dei loro effetti. Sulla scorta di questi elementi quest’anno ha ricevuto il primo premio Samuele Chiesa di Bellinzona. L’ing. Chiesa ha progettato un innovativo dispositivo focalizzato sull’ottimizzazione dell’efficienza energetica, introducendo un metodo avanzato per il monitoraggio continuo dei pannelli fotovoltaici, consentendo interventi tempestivi in caso di calo delle prestazioni, migliorandone così l’efficienza complessiva”.

Rimandando al box in questa pagina per l’elenco e le caratteristiche dei tre premiati, Norman Gobbi sottolinea come “con questi premi la Fondazione vuole aumentare le opportunità di lavoro qui in Ticino, rafforzando il nostro tessuto imprenditoriale. Un incentivo che va dunque a favore della nostra economia e dei giovani ticinesi che con impegno, studio e lavoro riescono a elevare sempre di più il già alto livello imprenditoriale”.


Premio Fondazione Nizzola

Ecco i premiati:

  1. Primo premio di 3’000 franchi all’ingegnere Samuele Chiesa di Bellinzona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment. Nel suo eccellente lavoro di Master, l’ing. Chiesa ha progettato un innovativo dispositivo focalizzato sull’ottimizzazione dell’efficienza energetica, introducendo un metodo avanzato per il monitoraggio continuo dei pannelli fotovoltaici, consentendo interventi tempestivi in caso di calo delle prestazioni, migliorandone così l’efficienza complessiva.
  2. Secondo premio di 2’000 franchi all’ingegnera Tatiana D’Onofrio di Lugano, diplomata Master of Science in Engineering con profilo in Data Science. Il suo ottimo lavoro, realizzato in collaborazione con una nota ditta dell’alta moda, ha sviluppato un modello che consente all’azienda di prevedere la quantità ideale di tessuto necessaria per un certo capo di abbigliamento.
  3. Terzo premio di 1’000 franchi all’ingegnere Yosef Cassarà di Pregassona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment. L’obiettivo principale del suo interessante lavoro di diploma si è focalizzato sull’ottimizzazione della conversione dei reflui zootecnici in biogas, un prezioso vettore energetico. Questo processo, fortemente attuale, si colloca nel contesto dell’economia circolare, poiché consente di recuperare e valorizzare la sostanza organica degli scarti zootecnici trasformandola in metano.


Agostino Nizzola (1869-1961)
è stato un pioniere della messa in rete delle grandi opere elettriche e padre delle prime importanti centrali idroelettriche del Ticino e della Svizzera.
Ha sempre cercato di coinvolgere il suo Cantone in progetti industriali che potessero avere delle ricadute positive sulla comunità locale migliorandone anche il livello di benessere.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica