La gestione sostenibile dell’acqua sugli alpeggi – Convegno della Comunità di lavoro delle Regioni alpine (ARGE ALP)

La gestione sostenibile dell’acqua sugli alpeggi – Convegno della Comunità di lavoro delle Regioni alpine (ARGE ALP)

Comunicato stampa

Nel 2024 il Cantone Ticino ha detenuto la presidenza della Comunità di lavoro delle Regioni alpine (ARGE ALP). Filo conduttore delle attività organizzate durante tutto l’arco dell’anno è stata la gestione sostenibile dell’acqua, tema che oggi è stato al centro di un convegno scientifico organizzato alla Gottardo Arena di Ambrì, con la partecipazione di esperti dalla Svizzera e dall’estero.

La gestione dell’acqua è uno dei temi che accomunano tutte le regioni dell’arco alpino, e porta con sé una serie di questioni della massima attualità – dalla scarsità d’acqua sugli alpeggi all’abbassamento della falda freatica, senza dimenticare l’accresciuto pericolo di alluvioni e i prolungati periodi di siccità, che mettono in difficoltà l’agricoltura di montagna, obbligando sempre più spesso i contadini a concludere in anticipo la stagione estiva sugli alpeggi d’alta quota.  
Lo scopo del convegno organizzato oggi alla Gottardo Arena di Ambrì (Quinto) dalla Comunità di lavoro delle regioni alpine (ARGE ALP) era di condividere le evidenze scientifiche fin qui raccolte nelle diverse Regioni, stimolando il trasferimento di conoscenza e la sensibilizzazione del pubblico. Al termine delle discussioni, sono state formulate anche alcune richieste concrete all’attenzione dei Capi di Governo che si riuniranno domani, sempre in Leventina.  
I relatori invitati, giunti dalla Svizzera e dall’estero, hanno presentato una serie di soluzioni innovative già adottate su territori dell’arco alpino, sviluppate ad esempio per contrastare gli effetti dei periodi di grande siccità, e orientate a un uso sostenibile delle risorse idriche. Sono state in particolare illustrati dettagli tecnici e infrastrutturali di alcuni progetti che permettono di trattenere l’acqua in alta quota, sfruttando i periodi di pioggia particolarmente intensa.
È stato inoltre discusso il ruolo centrale dei fiumi e dei torrenti alpini, che – con i loro 7’300’000 chilometri di lunghezza – rappresentano vere e proprie arterie del paesaggio, che alimentano la metà della popolazione delle regioni alpine, e devono pertanto essere gestiti ponendo l’accento in modo sistematico sia sulla quantità sia sulla qualità delle loro acque.  
Il messaggio di fondo emerso dal convegno è che l’attività alpestre rimane un pilastro della vita non solo nell’arco alpino, ma anche per tutte le economie nazionali interessate. L’auspicio è che gli scambi di conoscenza promossi dalla Comunità ARGE ALP permettano di sensibilizzare la politica, affinché venga riconosciuta l’importanza di proteggere le zone di estivazione del bestiame, in relazione alla disponibilità di acqua. Si tratta di un tema della massima urgenza, tenendo conto degli effetti dei cambiamenti climatici, che richiede una collaborazione transfrontaliera accresciuta, sia nell’ambito della condivisione di «buone pratiche», sia per quanto riguarda i necessari investimenti infrastrutturali. 
Con questo convegno tecnico, il Cantone Ticino ha espresso la volontà di mettere in primo piano la cultura alpestre – approfittando al massimo della presidenza di turno della comunità ARGE ALP –, allo scopo di sensibilizzare anche la popolazione sul tema della gestione sostenibile dell’acqua. Questo approccio segue con coerenza le politiche adottate dal Cantone negli ultimi anni, in particolare con la costituzione del Gruppo di monitoraggio sulla siccità in ambito agricolo, avvenuto a seguito della grave siccità verificatasi durante l’estate del 2022.

Dal record all’uniforme, l’Esercito chiama Noè

Dal record all’uniforme, l’Esercito chiama Noè

Ponti, dopo l’exploit a Shanghai, inizierà la scuola reclute a Macolin Ci saranno anche le ticinesi Lena Bickel e Caterina Cereghetti: si tratta di una prima assoluta Lunedì a Palazzo federale saranno accolti gli sportivi che più si sono distinti negli scorsi mesi

«Una figata pazzesca». Così Noè Ponti, da Shanghai, celebrava il record del mondo stabilito domenica nei 50 metri delfino. Un’impresa storica, ma per il nuotatore gambarognese è già tempo di tornare con i piedi per terra. Anzi: negli stivali. Lunedì inizierà infatti la scuola reclute per sportivi di punta a Macolin. Al Centro sportivo nazionale, nel Canton Berna, saranno presenti 70 atleti di alto livello e il Ticino è molto ben rappresentato.

Da Parigi al grigioverde
Oltre a Noè, ci saranno anche le ginnaste Lena Bickel – la 19.enne di Morbio ha gareggiato ai Giochi Olimpici di Parigi – e la 23.enne bellinzonese Caterina Cereghetti. Si tratta di «una prima assoluta nella ginnastica artistica: per la prima volta delle donne (oltre a Bickel e Cereghetti c’è anche l’argoviese Anny Wu, ndr) entrano a far parte del programma della promozione sport di punta dell’esercito », indica il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), che ieri ha pubblicato la lista completa. Il Ticino sarà rappresentato anche da Olivia Negrinotti e Leonardo Salerno (canottaggio) e dai nuotatori Paul e Julien Niederberger.
Tra i 70 atleti selezionati, cinque hanno gareggiato alle Olimpiadi estive: oltre a Bickel e Ponti, anche il ginnasta argoviese Matteo Giubellini (decimo nel concorso generale) e la sprinter vallesana Emma Van Camp, pure presente a Parigi per la staffetta 4×100, così come Binta Ndiaye (Judo).
Per quanto riguarda il calcio, nell’elenco figurano Ilan Sauter del Bellinzona e Tim Spycher (Stade Nyonnais), entrambi membri delle selezioni giovanili rossocrociate. In totale ci saranno 46 uomini e 24 donne, per un totale di 19 sport diversi.

Focus sulle prestazioni
La scuola reclute, in ogni caso, sarà orientata a favore del singolo atleta: il programma di sport di punta dura in totale 18 settimane. Le prime tre sono dedicate all’addestramento militare di base. Seguono due settimane in cui gli atleti «si occupano intensamente della pianificazione della carriera e di temi quali la sponsorizzazione, il media training, i social media e il mental training », spiega il DDPS, aggiungendo che le restanti 13 settimane sono dedicate all’allenamento per migliorare le prestazioni atletiche in modo mirato.
Questa struttura permette agli atleti di concentrarsi completamente sulla loro carriera e di gettare «importanti basi per il loro futuro sportivo». I risultati si vedono anche nei grandi eventi sportivi: a titolo di esempio, ai Giochi olimpici di Parigi, cinque delle otto medaglie conquistate (più del 60%) da atleti rossocrociati sono state vinte da «soldati sport». Alle olimpiadi di Tokyo e Pechino, la percentuale era di circa il 50%.
La delegazione rossocrociata a Parigi era composta da 128 atleti. Di questi, 67 erano soldati sport – donne e uomini – che beneficiano del sostegno della promozione dello sport di punta dell’esercito per l’allenamento e le competizioni. I soldati sport, ricorda il DDPS, possono svolgere ogni anno fino a 130 giorni di servizio militare compensati con il soldo e l’indennità per perdita di guadagno.

Il ricevimento
C’è però un altro appuntamento, previsto sempre per lunedì 28 ottobre, che coinvolge gli sportivi di punta elvetici: a Palazzo federale ci sarà infatti un ricevimento «in onore delle vincitrici e dei vincitori svizzeri di medaglie e diplomi ai campionati mondiali ed europei (élite, da giugno 2023) e ai Giochi olimpici e paralimpici». Saranno presenti circa 200 atleti, che saranno accolti dalla presidente della Confederazione Viola Amherd, dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider e dal presidente del Consiglio nazionale Eric Nussbaumer. 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 24 ottobre 2024 del Corriere del Ticino

Il Governo incontra gli ex Consiglieri di Stato e Cancellieri dello Stato

Il Governo incontra gli ex Consiglieri di Stato e Cancellieri dello Stato

Comunicato stampa

Si è svolto stamattina a Bellinzona il tradizionale incontro conviviale del Governo con gli ex Consiglieri di Stato e Cancellieri del Canton Ticino. La giornata è iniziata a Palazzo delle Orsoline, ed è proseguita con una visita alle strutture dell’Archivio di Stato.

In mattinata, il Governo ha ricevuto a Palazzo delle Orsoline gli ex Consiglieri di Stato e Cancellieri dello Stato. Dopo un caffè di benvenuto nella sala del protocollo, il gruppo si è poi spostato verso la sede dell’Archivio di Stato. La direttrice della Divisione della cultura e degli studi universitari Raffaella Castagnola Rossini ha salutato i partecipanti all’incontro, mentre la visita guidata all’Archivio di Stato è stata coordinata dal direttore Michele Merzaghi. Il programma ufficiale della giornata si è concluso con il trasferimento a Castelgrande, dove è stato organizzato un momento conviviale.

Dopo le polemiche sul rally l’ATA lascia «Strade sicure»

Dopo le polemiche sul rally l’ATA lascia «Strade sicure»

Dopo le critiche alla gestione della manifestazione automobilistica, l’associazione si dimette dalla Commissione Bruno Storni: «Incoerenza da parte autorità cantonali» 
Norman Gobbi: «Rispetto le motivazioni ma non le condivido»

L’Associazione traffico e ambiente (ATA), con una lettera indirizzata al Consiglio di Stato, lascia la Commissione «Strade sicure» con effetto immediato. E lo fa sbattendo la porta. Il presidente Bruno Storni non ci gira troppo attorno: la causa è da ricercarsi in «tutte le criticità emerse prima, durante e dopo» il Rally del Ticino a fine settembre. Una manifestazione che – come sempre – non aveva mancato di sollevare un polverone di polemiche.

Botta e risposta
Ma andiamo con ordine, mettendo brevemente in fila gli eventi che hanno portato allo strappo. Lo scorso agosto, il Comune di Alto Malcantone aveva fatto sapere di non autorizzare il passaggio delle auto sul proprio territorio. Tuttavia, la Sezione della circolazione (competente per quanto riguarda questo tipo di manifestazioni) aveva «ribaltato» tale decisione, dando il via libera alla gara. Una situazione che aveva spinto la stessa ATA a parlare di «supponenza» da parte delle autorità cantonali. Lo stesso Esecutivo malcantonese aveva però ammesso che non tutto era filato liscio a livello di comunicazione. In sostanza, il Municipio non aveva seguito la procedura amministrativa corretta. Detto ciò, l’ATA ha comunque tirato dritto ed è passata dalle critiche alle dimissioni da Strade sicure. «La decisione, presa non alla leggera, vuole evidenziare il comportamento incoerente delle autorità, del DI in primis, che danno il permesso di usare le strade cantonali come fossero quelle di un circuito automobilistico privato, trascurando tutte le norme di sicurezza, mentre al tempo stesso sostengono di voler aumentare la sicurezza di tutti gli utenti della strada, grazie alle campagne promosse dalla Commissione Strade sicure», si legge nel comunicato. L’ATA, al di là del caso in questione, parla quindi di «incoerenza tra le campagne promosse e le decisioni prese dagli uffici cantonali che compongono la Commissione stessa. Si pensi alla difficoltà in Ticino di limitare la velocità a 30 km/h sulle strade cantonali che attraversano le località. Da sempre, l’ufficio della segnaletica stradale del DT (che anche fa parte della Commissione) ha frenato le legittime richieste dei Comuni e impedito la riduzione di velocità, malgrado il comprovato effetto sulla sicurezza degli utenti della strada». La goccia che ha fatto traboccare il vaso, ricorda ancora Storni, è però da ricondurre a quanto successo al Rally del Ticino. Al netto dell’autorizzazione concessa dalla Sezione della circolazione, «il fatto che durante la manifestazione la Polizia cantonale (responsabile del Progetto “Strade sicure”) non abbia più nessun potere decisionale sulle strade percorse dal rally, la cui gestione è demandata totalmente agli organizzatori, ai quali anche la Polizia cantonale deve sottostare, ha confermato le perplessità della nostra associazione». Non solo: «La constatazione che durante la gara siano state soppresse linee del trasporto pubblico, anche nelle tratte non interessate dalla manifestazione, ha confermato i molti problemi e una certa leggerezza nella gestione del Rally del Ticino». Di qui, le dimissioni dalla Commissione. L’ATA chiude con un’ulteriore osservazione ricordando che «lo stile di guida aggressivo proposto in gara, in totale contrasto con ciò che insegnano le campagne di “Strade sicure”, viene emulato da molti automobilisti durante il resto dell’anno, ciò che provoca disturbo e mette in pericolo gli altri utenti della strada».
Sollecitato dal CdT, il direttore del DI Norman Gobbi precisa che «sarà il Consiglio di Stato a rispondere all’Associazione traffico e ambiente (ATA) a seguito della lettera ricevuta alla fine della scorsa settimana». «Da parte mia – prosegue il consigliere di Stato – posso solo esprime rammarico per la decisione dell’Associazione, anche perché la collaborazione è stata in questi anni positiva su diversi progetti di promozione della sicurezza stradale, scopo prioritario di “Strade sicure”. Una sensibilizzazione di valore – come evidenziato dalla stessa ATA – quella di “Strade sicure”, che al suo interno si avvale delle esperienze di diversi partner pubblici e privati, quale la polizia cantonale, le polizie comunali, alcuni servizi del DECS e del DT, la SUVA, Pro-Velo, il TCS, l’ACS, l’Associazione Svizzera Maestri conducenti, Mobilità pedonale Svizzera, UPI e Nez Rouge. Spiace che un singolo evento, sul quale l’attività della commissione “Strade sicure” non ha peraltro alcuna competenza, abbia spinto ATA a questa decisione, anche se rispetto le motivazioni addotte, pur senza condividerle».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 ottobre 2024 del Corriere del Ticino

Bund bremst Autonummern-Fans aus

Bund bremst Autonummern-Fans aus

Aus «RÖSTI 007» wird doch nichts – personalisierte Kontrollschilder sind zu teuer und aufwendig
Der Bund erteilt den personalisierten Wunschschildern eine Abfuhr und legt das ganze Projekt zur Neugestaltung von Kontrollschildern auf Eis. Der Kanton Tessin tobt.

Damit dürfte der Bund die Hoffnungen vieler Kontrollschildliebhaber zerschmettern: Auf Schweizer Strassen werden künftig doch keine Autos mit Wunschschildern kurven.
Im August hat das Bundesamt für Strassen (Astra) im Blick angekündigt, die Möglichkeit von personalisierten Kennzeichen zu prüfen – sogenannter «vanity plates» (übersetzt «Eitelkeitsschilder») mit einer frei wählbaren Kombination aus Buchstaben und Zahlen. Die Wunschschilder wurden neben weiteren Optionen im Rahmen des Projekts zur Neugestaltung von Kontrollschildern in Betracht gezogen.
Viele dürften also hoffnungsvoll auf die Ergebnisse des Projekts gewartet haben. Aber aus den «vanity plates» wird nichts. Und der Bund macht Nägel mit Köpfen: Gleich das gesamte Projekt zur Neugestaltung der Kontrollschilder wird auf Eis gelegt, wie das Astra auf Anfrage von Blick bestätigt.

Wegen Zürich, Bern und Sparpaket
Für die Totalabsage gibt es zwei Gründe: die bevölkerungsreichen Kantone sowie das Sparpaket des Bundes.
Die Neugestaltung der Kontrollschilder wurde überhaupt erst geprüft, weil in Zürich und Bern bald die verfügbaren Autonummern ausgehen. Im Kanton Zürich voraussichtlich bereits 2027. Deshalb musste dort schneller eine Übergangslösung her. Man hat sich für siebenstellige Autonummern entschieden. Dem folgt das Astra nun: Es wird voraussichtlich noch dieses Jahr eine Weisung publizieren, die Kontrollschilder auf sieben Stellen zu erweitern, wie es auf Anfrage schreibt. Diese wird ab Ende 2025 für den Kanton Zürich gelten und auch für den Kanton Bern, sobald dort die sechsstelligen Zahlen ausgehen.
Ausserdem wäre die Neugestaltung von Kontrollschildern mit grossem finanziellem und zeitlichem Aufwand verbunden, so das Astra. «Unter dem Eindruck der beschlossenen Sparprogramme des Bundes» und der «eventuell noch kommenden Sparprogramme im Personalbereich» habe der Bund im September entschieden, das Projekt zur Neugestaltung auf Eis zu legen.

Tessin tobt
Nicht nur für Liebhaber spezieller Kontrollschilder ist das ein Schlag: Auch im Kanton Tessin toben die Verantwortlichen. Man sei «mit dem einseitigen Vorgehen des Astra nicht einverstanden», so der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi (47). Vor dem Abbruch des Projekts hätte es zumindest eine Diskussion mit den Kantonen geben müssen.
Die Autoschilder hätten in einer finanziell schwierigen Zeit neue Einnahmen bringen können, so der Gobbi. Autonummern spülen regelmässig hohe Beträge in die Kantonskassen. «ZH 24» ging kürzlich bei einer Onlineauktion für 299’000 Franken über den Tisch. Mit der Option der personalisierten Wunschschilder hatte man neue Einnahmequellen gewittert.

https://www.blick.ch/politik/aus-roesti-007-wird-doch-nichts-personalisierte-kontrollschilder-sind-zu-teuer-und-aufwendig-bund-bremst-autonummern-fans-aus-id20246784.html

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Targhe, il no di Berna fa arrabbiare in Ticino

La Confederazione si oppone alla personalizzazione con combinazioni di lettere e numeri L’USTRA: «La riprogettazione è molto lunga e costosa»
Gobbi: «Motivazioni poco fondate, cade un’opportunità per aumentare gli introiti»
Quadri: «Ennesima decisione sballata, il problema è la mancanza di volontà»

Niente «Spider» o «Gigio87». Le targhe delle automobili continueranno a essere composte solo da numeri, anche in quei cantoni che a seguito dell’aumento dei veicoli esauriranno presto tutte le combinazioni possibili a sei cifre. La personalizzazione delle targhe con sigle, nomi, lettere e numeri, già possibile in altri Paesi, non vedrà la luce in Svizzera. Berna (come preannunciato dal Blick) ha mostrato pollice verso all’idea di introdurre le cosiddette «vanity plates». Il tema era stato rilanciato anche dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri in una mozione non ancora esaminata dalle Camere, nella quale si chiedeva di poter creare combinazioni casuali di nomi e acronimi, delegando ai Cantoni il monitoraggio. L’introduzione di targhe personalizzabili, sostiene il deputato leghista, sarebbe anche un’occasione per i Cantoni di aumentare gli incassi, tramite aste o prezzi fissi. Ma Berna non la vede così. «La riprogettazione completa delle targhe è un compito molto lungo e costoso», osserva il portavoce dell’USTRA (Ufficio federale delle strade) Lorenzo Quolantoni. «Oltre alla progettazione, sarebbero necessari anche adeguamenti del sistema a livello federale e in tutti i Cantoni. Poiché la sfida può essere risolta nei Cantoni interessati (ZH e BE), in considerazione dei programmi di riduzione dei costi adottati dalla Confederazione e del possibile prossimo programma di risparmio nel settore del personale, nonché dell’uso ragionevole delle risorse umane e finanziarie, nel settembre 2024 la Confederazione ha deciso di non portare avanti il progetto in questo momento. L’USTRA ha informato i Cantoni appena presa la decisione ». I Cantoni non sono autonomi. Devono applicano il diritto della circolazione stradale. Attualmente non esiste una base giuridica che consenta loro di introdurre targhe facoltative. La questione è di competenza della Confederazione, spiega l’USTRA. Resta il problema dei Cantoni che presto avranno più di un milione di veicoli immatricolati. «Il problema della prossima penuria di targhe a sei cifre riguarda attualmente solo il Canton Zurigo; in un secondo tempo, questa problematica toccherà anche il Canton Berna. L’USTRA ha previsto una soluzione a questa situazione con l’estensione della numerazione delle targhe dalle sei alle sette cifre», aggiunge Quolantoni. La nuova direttiva (per le targhe a sette cifre) dovrebbe entrare in vigore ancora quest’anno e sarà applicata nel Canton Zurigo a partire dal terzo o quarto trimestre del 2025. Il Canton Berna seguirà, quando lo riterrà necessario. Tutti gli altri Cantoni non sono ancora interessati da questa misura.

La decisione negativa suscita delusione in Ticino. La rinuncia a studiare e introdurre targhe personalizzate è stata una decisione perlomeno affrettata, dice il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Inoltre le motivazioni addotte a mezzo stampa, non possono essere condivise e mi sembrano poco fondate. Anche perché di recente il Consiglio federale aveva aperto la porta a questa soluzione, rispondendo alla mozione Quadri che ne perora l’introduzione. Si poteva discuterne con i Cantoni, invece di decidere unilateralmente per il no. Il Ticino era favorevole a questa novità». Il Ticino non è fra i Cantoni in cui il numero di veicoli supererà presto il milione, ma «la targa personalizzata sarebbe stata acquistata volentieri dall’automobilista a un prezzo interessante anche per le casse del Cantone e la cui introduzione è realtà da anni in nazioni a noi limitrofe. Con i tempi che corrono viene a cadere una possibilità interessante per aumentare gli introiti». Non le manda a dire anche il mozionante Lorenzo Quadri. «Si tratta dell’ennesima decisione sballata di USTRA, oltretutto argomentata in modo poco credibile. Si citano questioni di costi, ma anche la creazione di combinazioni a 7 cifre ha un costo, non necessariamente inferiore. Con la differenza che le targhe personalizzate possono essere vendute a prezzi molto elevati, consentendo agli enti pubblici di incassare», afferma il consigliere nazionale. «È veramente poco credibile che una modalità che esiste da tempo in vari Paesi a soddisfazione di tutti, non possa venire introdotta anche in Svizzera. È chiaro che il vero ed unico problema è la mancanza di volontà di USTRA». Quadri rileva anche che la mozione per l’introduzione delle «vanity plates», presentata lo scorso aprile, deve ancora essere votata dal Parlamento. «Trovo fuori luogo che l’USTRA si permetta di muoversi per conto proprio senza attendere le decisioni politiche ».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 ottobre 2024 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi contro la SFL: “Non vuole risolvere il problema, è in cattiva fede”

Norman Gobbi contro la SFL: “Non vuole risolvere il problema, è in cattiva fede”

A margine delle dichiarazioni della Swiss Football League sulla contrarietà nell’introdurre dei biglietti nominali durante gli eventi sportivi, si è espressa anche la politica. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Da noi non sono solo ragazzi che praticano violenza, ma ci sono dei criminali tra di loro”.

Parole dure e taglienti quelle del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei confronti della Swiss Football League. La Federazione calcistica elvetica si era espressa mercoledì circa l’introduzione del biglietto nominale negli stadi sostenendone l’inefficacia e una misura del genere può risultare, per la SFL, “controproducente e provocatoria”. “Mostra la loro non voglia a partecipare per risolvere il problema di fondo e dimostra che sono in cattiva fede”, dichiara il direttore del Dipartimento delle Istituzioni che si schiera a favore di una possibile introduzione del biglietto nominale per ovviare agli episodi violenti all’interno delle strutture sportive. 
Dello stesso avviso anche Fabio Regazzi, membro della Commissione della politica di sicurezza a livello federale: “Non si vedono progressi. Sono state date delle opportunità ai club per trovare delle soluzioni, ma al momento non si vedono grandi risultati. La scelta dei biglietti nominali non è la panacea di tutti i mali, ma la sua attuazione potrebbe diventare sempre più reale”.

“Si stanno facendo belli con dati non confermati dalla prassi”
Una problematica che, secondo Norman Gobbi, non è in fase calante: “Penso si stiano facendo belli con dati e informazioni che non sono confermati della prassi: sono dati sì rassicuranti, ma solo all’interno degli stadi. Quello che succede fuori dalle strutture sportive ricade sulla comunità”. Il Consigliere di Stato ticinese sottolinea inoltre gli ingenti costi per la sicurezza durante le partite dell’FC Lugano: “Per poter accompagnare e gestire le partite del Lugano, i ticinesi mettono sul tavolo oltre un milione di franchi. Spero che vinca il buon senso e soprattutto la volontà di quei tifosi che non hanno nulla da nascondere. La SFL non vede, secondo me, quello che è un tema importante, ovvero quello dei costi, ma soprattutto vuole nascondersi dietro un paravento e non sostenere che la violenza a margine di una partita di calcio è ancora presente”, afferma Gobbi.

La convivenza tra le dirigenze e le curve
Altro tema sollevato dal direttore del Dipartimento delle Istituzione è quello della convivenza tra le società e i gruppi organizzati, soprattutto a margine di ciò che sta succedendo a Milano con le curve di Inter e Milan: “Il rapporto tra le società oltre Gottardo e le curve è problematico. Guardiamo in Italia cosa è successo con le curve di Inter e Milan. Anche da noi non ci sono solo dei ragazzi che praticano violenza, ci sono anche dei criminali tra di loro. Il biglietto nominale? In Italia esiste, in altri paesi anche e nessuno ha sollevato grossi problemi. Se la SFL vuole continuare con questa filosofia in cui fa finta di collaborare, alla fine anche i direttori e le direttrici di giustizia di polizia avranno una posizione ancora più ferma”, tuona Norman Gobbi. La convivenza tra club e gruppi organizzati è un tema su cui si è voluto soffermare anche Fabio Regazzi che conferma le preoccupazioni di Gobbi: “È un sospetto lecito. È innegabile che tra tifoseria organizzata e club ci sia un tacito accordo reciproco”.

Ultimatum della politica?
Un tema, quello della sicurezza nello sport, sempre più al centro di discussioni politiche. Per Fabio Regazzi il tempo stringe e si devono trovare delle soluzioni: “Se devo essere sincero la politica non ha ancora molta pazienza. Nell’ultima seduta di commissione si è percepito una crescente insofferenza. Ora siamo all’ultima chiamata. Non sono un fautore del biglietto nominale, ne farei anche a meno. Se non dovesse cambiare qualcosa però, saremmo costretti ad adottare misure più incisive”.

Le posizioni di Lombardi e Aeschlimann
Sulla diatriba di sono espressi anche il presidente dell’Ambrì-Piotta Filippo Lombardi e il direttore operativo del Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. Il patron biancoblù ribadisce che le società di hockey si allineano con la visione della SFL: “Da parte nostra non si vede la necessità di introdurre delle norme più restrittive”. Della stessa opinione anche il dirigente bianconero: “È una misura che non porta a quanto desiderato”.

https://www.ticinonews.ch/sport/norman-gobbi-contro-la-sfl-non-vuole-risolvere-il-problema-e-in-cattiva-fede-402073

“Più sicuri grazie alla digitalizzazione Più sicuri grazie alla formazione”

“Più sicuri grazie alla digitalizzazione Più sicuri grazie alla formazione”

Polizia cantonale: Gobbi commenta due avvenimenti della settimana scorsa

Settimana importante per la Polizia cantonale quella che si sta per concludere. Infatti 1) è stata annunciata la conclusione dell’implementazione del nuovo gestionale di Polizia GEPOL, ossia un supporto informatico (myABI) che agevola e rende più efficiente e efficace il lavoro dell’agente di Polizia e 2) sono stati consegnati i certificati ai nuovi ispettori della Polizia Giudiziaria. Il Corpo cantonale può così disporre di una ventina di nuovi ispettori. Non si tratta di un potenziamento della Polizia, ma di una promozione dopo un percorso di formazione. “Due eventi che toccano due aspetti essenziali: il nuovo GEPOL è uno strumento tecnico performante a disposizione di tutti gli agenti per il loro lavoro: la digitalizzazione – e i vantaggi ad essa collegati –  al servizio della Polizia cantonale. Dall’altra parte la valorizzazione delle competenze dell’agente, attraverso una  formazione specifica in ambito di Polizia Giudiziaria. È la volontà di avere collaboratori ben formati, consapevoli che la forza del Corpo è data dalla qualità della forza lavoro, a ogni livello”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Lasciamo un po’ in disparte lo strumento tecnico costituito dal gestionale informativo GEPOL per concentrarci sulle risorse umane. Che cosa ha detto ai neo-ispettori della Polizia Giudiziaria durante la cerimonia che si è svolta mercoledì a Bellinzona? “Ho sottolineato in primo luogo il buon livello raggiunto dalla nostra Polizia nella formazione. Un fattore che viene riconosciuto a livello nazionale. Così come vengono riconosciuti i successi a favore della sicurezza delle cittadine e dei cittadini ticinesi e dei loro beni. Ho ricordato poi l’importanza del loro contributo alla realizzazione di una società sicura. Grazie alle loro indagini, che si svolgono sempre o quasi dietro i riflettori, si garantisce per esempio alla nostra economia di essere sana, estirpando il malaffare. Colpendo i farabutti che approfittano spesso della debolezza delle persone. Una delle principali attività di contrasto della Polizia Giudiziaria – non l’unica – è infatti quella contro la criminalità economica. E qui mi sono collegato a quanto potrebbe presto realizzarsi con l’approvazione di un messaggio del Governo che propone un potenziamento alla lotta contro la criminalità economica. Non sarà coinvolta solo la Polizia, ma pure altre unità dell’amministrazione cantonale interessate e anche i Comuni. Tra le novità vi sarà un potenziamento di quanto già oggi si riesce a fare sul fronte dei sequestri di beni. Perché un criminale economico è maggiormente colpito se gli vengono sequestrati gli averi realizzati illecitamente. È un deterrente ancora più forte della carcerazione. Se possiamo avere più mezzi a disposizione per ordinare sequestri faremo un notevole passo in avanti. Senza contare anche gli introiti – calcolati in milioni di franchi – che si potrebbero assicurare alle casse dello Stato”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 20 ottobre 2024 de Il Mattino della domenica

 

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri a Bellinzona presso la Sala del Consiglio Comunale ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale. Attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 16 nuovi inquirenti e da 6 ispettori in formazione, sostenendo in questo modo la continuità operativa della Polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Procuratore generale Andrea Pagani, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, e il Capo area Polizia giudiziaria Thomas Ferrari.