https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2273003
Comunicato stampa
La Polizia cantonale comunica che negli scorsi giorni è stata messa in atto una serie di controlli nell’ambito dell’operazione denominata Contralpi, svolta in collaborazione con la Polizia del Canton Uri, la Polizia cantonale dei Grigioni e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC).
Per quanto riguarda il territorio cantonale, le verifiche hanno in particolare impegnato una trentina di agenti e si sono concentrate ad Airolo (autostrada A2, direzione sud, zona portale della galleria autostradale del San Gottardo). Gli approfondimenti sul suolo ticinese hanno riguardato in totale 137 persone, una quarantina di veicoli (tra auto e furgoni) e un autobus. Sono state riscontrate tre infrazioni alla Legge sulla circolazione stradale e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti.
Nell’ambito del medesimo dispositivo, in territorio urano, sono state controllate 31 persone e una ventina di veicoli. Sono stati riscontrati un’infrazione alla Legge sulla circolazione stradale e un caso di guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. I controlli congiunti presso l’area di sosta di Amsteg hanno inoltre permesso di rinvenire e sequestrare circa due chilogrammi di cannabis su di un’auto con targhe ticinesi (cfr. https://www.ur.ch/polizeimeldungen/119569).
Le verifiche in territorio grigionese si sono invece concentrate lungo l’asse stradale del San Bernardino. Le persone controllate sono state 110 e i veicoli 76. Si è proceduto con 13 contravvenzioni (multe disciplinari) e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti.
Il dispositivo – che ha l’obiettivo di incrementare la collaborazione interforze e di marcare la presenza sul territorio – verrà riproposto nei prossimi mesi.
Comunicato stampa
Nell’Aula Magna del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano si è svolto martedì 8 ottobre l’annuale incontro organizzato dal Dipartimento delle istituzioni con la Giustizia di pace. Un pomeriggio suddiviso in due parti: la prima, di carattere informativo e formativo, ha visto gli interventi della Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dell’Aggiunta alla Direttrice Monica Bucci e della giurista Ljence Milani. Il Pretore del Distretto di Lugano, Carlo Paris e l’avv. Enrico Pusterla, già Pretore e oggi consulente dei Giudici di pace, hanno poi svolto due momenti di formazione pratica. La seconda parte è stata invece caratterizzata dagli interventi istituzionali del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, del Presidente del Consiglio della magistratura, Damiano Stefani, e della Presidente dell’Associazione ticinese dei giudici di pace, Emma Crugnola.
La Direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, ha tracciato un rendiconto sull’attività svolta dalla Giustizia di pace nel 2023: i nuovi incarti sono stati 7’480 con un leggero aumento rispetto al 2022 (7’241); quelli evasi sull’arco dei 12 mesi assommano a 7’526, una cifra quindi superiore ai nuovi incarti.
Ricordando il ruolo di supporto della Divisione della giustizia a favore dei Giudici di pace, Frida Andreotti si è in particolare soffermata sulla formazione, pilastro indispensabile per mantenere e far crescere competenze, qualità e professionalità dei Giudici di pace e dei Giudici di pace supplenti.
A questo proposito Monica Bucci, Aggiunta alla Direttrice di Divisione, ha fatto un bilancio sul primo corso di formazione di base organizzato d’intesa con la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) per 21 Giudici di pace e 3 Giudici di pace supplenti.
Per il 2025, come anticipato da Frida Andreotti, si intende ampliare i corsi introduttivi destinati ai neo eletti e proseguire con i corsi di formazione continua, in particolare sulle modifiche del Codice di procedura civile (CPC) che entreranno in vigore il 1° gennaio 2025. Sulle ormai prossime modifiche del CPC l’avv. Ljence Milani, giurista presso la Divisione della giustizia, ha toccato alcuni articoli che presentano novità per la Giustizia di pace con le relative implicazioni.
L’intenso pomeriggio è proseguito con la parte istituzionale. In particolare il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha approfittato dell’occasione per affermare l’attaccamento del Dipartimento e di tutto il Governo alla storica figura del Giudice di pace ticinese, per la sua importanza nel contesto giudiziario e sociale del Canton Ticino. Un attaccamento soprattutto nei fatti, perché “mentre dalla sottocommissione parlamentare della giustizia e diritti veniva ipotizzata addirittura l’abolizione della figura storica del Giudice di pace, lo stesso giorno ho sottoposto al Consiglio di Stato la proposta di costituzione dell’apposito Gruppo di progetto nell’ambito della riforma della Giustizia di pace. Nel definire i principi che guideranno la riforma, il Consiglio di Stato ha sancito la volontà di continuare a far capo ai Giudice di pace “laici”, quindi non necessariamente di formazione giuridica, eletti dal Popolo. Certo, con i rafforzamenti del caso in particolare a livello della formazione dei giudici e dell’organizzazione delle Giudicature di pace. Fortunatamente – ha sottolineato Norman Gobbi – la Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio ha rivisto la prima uscita, anche a seguito dell’audizione con i rappresentanti dell’Associazione ticinese dei Giudici di pace”.
Il presidente del Consiglio della Magistratura, avv. Damiano Stefani, ha ribadito come i Giudici di pace e i supplenti garantiscono un lavoro encomiabile a favore della giustizia e per i cittadini, soffermandosi sui valori che devono guidare il lavoro del magistrato in favore della Giustizia e della collettività. Un impegno che deve essere sempre corroborato dalla formazione, come avviene in maniera continua in questi anni.
La Presidente dell’Associazione ticinese dei Giudici di pace, Emma Crugnola, ha quindi sottolineato l’importanza della Giustizia nell’attuale contesto storico contraddistinto da profondi e rapidi mutamenti, con la Giustizia di pace che nel nostro Cantone rappresenta un Istituto storico e radicato sul territorio, che assicura quotidianamente un servizio fondamentale a beneficio della popolazione.
Comunicato stampa
Si è svolta questo pomeriggio a Bellinzona la 27ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Diverse le tematiche affrontate, in particolare spicca la presentazione della capo Sezione della Popolazione, Silvia Gada, sul ruolo dei Comuni nell’ambito della lotta alle residenze fittizie di cittadini stranieri e alle società “bucalettere”.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, introducendo i lavori ha sottolineato l’importanza di combattere il fenomeno delle residenze fittizie e delle società “bucalettere”, anche nell’ambito della lotta alla criminalità economica. A questo proposito ha ricordato il recente messaggio approvato dal Governo cantonale, che mira proprio a incentivare un’azione coordinata, coinvolgendo anche gli ambiti amministrativi cantonali, ma pure quelli degli enti locali, che hanno una funzione importante di sentinelle sul territorio.
La capo Sezione Silvia Gada ha così fornito una serie di informazioni che precisano il lavoro svolto dai suoi uffici nell’accordare i permessi sia a persone sia a ditte estere e che richiedono la collaborazione delle autorità comunali. Una collaborazione giudicata positiva da parte dell’autorità cantonale e che ha bisogno di un costante aggiornamento, anche sulla base delle decisioni pronunciate dai Tribunali.
Il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi ha poi affrontato diverse e puntuali attività che interessano Cantone e Comuni, tra cui un aggiornamento sulla nuova uniforme e la presentazione del progetto MyAbi con l’intenzione di estenderlo alle Polizie comunali. Su quest’ultimo punto Cocchi ha sottolineato le opportunità anche per le Polizie comunali di potersi dotare di questo sistema per la gestione elettronica degli eventi e delle pratiche. I processi standard di polizia vengono ottimizzati e il sistema integrato permette di interfacciarsi con oltre 10 banche dati, rendendo più efficace il lavoro. Per finire il segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini ha fornito alcune informazioni generali e introduttive sul progetto MSK, ossia il nuovo sistema di comunicazione mobile di sicurezza a banda larga.
I lavori si sono poi conclusi con un aggiornamento sul progetto “Polizia Ticinese”. I municipali presenti hanno così avuto modo di riportare le discussioni che il progetto ha suscito all’interno dei rispettivi Esecutivi. Alle varie criticità sorte in alcune città sono state date puntuali risposte e assicurazioni in uno spirito di collaborazione e massima condivisione. “Uno spirito che abbiamo sempre favorito sin dall’inizio del progetto e che confermiamo soprattutto in questa fase, prima dell’avvio della consultazione con tutti gli enti interessati, Comuni in primis”, ha osservato il capo Dipartimento, Norman Gobbi.
Comunicato stampa
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che la Sezione della circolazione a partire dall’inizio della stagione motociclistica 2025 introdurrà una nuova modalità per lo svolgimento degli esami pratici. L’esperto esaminatore sarà a bordo della motocicletta, come passeggero, per garantire una valutazione più accurata delle capacità di guida dei candidati. Le categorie toccate sono la categoria A e la categoria A 35KW.
Con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’efficacia delle valutazioni durante gli esami pratici, in linea con l’impegno che si è assunta la Sezione della circolazione a favore di una sempre maggiore sicurezza e competenza alla guida, a partire dal mese di marzo 2025 (in coincidenza con l’inizio della stagione motociclistica) verrà sperimentata una nuova modalità per l’esecuzione degli esami pratici per motociclisti in possesso di moto delle categorie A e A 35KW. L’esperto esaminatore sarà a bordo del motoveicolo come passeggero.
La novità viene introdotta per contrastare la recente tendenza all’aumento degli incidenti motociclistici. L’adozione di questa nuova modalità rappresenta un ulteriore passo in avanti per assicurare una formazione pratica di alta qualità e una preparazione ottimale dei futuri motociclisti, aumentandone la consapevolezza sui pericoli reali della guida su strada. È fondamentale, che i motoveicoli utilizzati per gli esami siano immatricolati con due posti a sedere.
Tra difesa, economia e neutralità.
Evento di Alleanza Sicurezza Svizzera – ISCRIZIONE
Giovedì 17 ottobre 2024, ore 18.30
Bellinzona, Auditorium BancaStato – Via Henri Guisan 5
Partecipanti
Thierry Burkart, Consigliere agli Stati PLR – Presidente Alleanza Sicurezza Svizzera
Norman Gobbi, Consigliere di Stato Lega dei Ticinesi – Comitato Alleanza Sicurezza Svizzera
Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati Il Centro – CEN, Presidente USAM
Moderazione
Giovanni Galli, giornalista Corriere del Ticino
Programma – FLYER
18.30 arrivo ospiti
18.45 inizio dibattito
20.00 fine dibattito
20.05 aperitivo al Ristorante Prisma
(Immagine: alleanzasicurezza.ch)
Comunicato stampa
Si è svolta a Olivone la giornata dipartimentale per i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato i suoi alti funzionari e presentato il preventivo 2025 e il preconsuntivo al 30 giugno 2024 del Dipartimento. Nel corso del pomeriggio è intervenuto Elia Grata, direttore della Fondazione alpina per le Scienze della Vita (FASV), che ha illustrato i contenuti di questa istituzione, insediatasi proprio a Olivone. La giornata è poi terminata con la visita, introdotta dalla sindaco del Comune di Blenio Claudia Boschetti Straub, del nuovo Centro Polisport.
Quest’anno la Direzione del Dipartimento delle istituzioni ha organizzato il suo incontro plenario con i funzionari dirigenti presso la sala del Patriziato di Olivone-Campo-Largario, dove il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato la parte ufficiale incentrata sul preventivo 2025 e il preconsuntivo 2024 davanti a una cinquantina di presenti. Si è soffermato sul preventivo 2025 attualmente sui banchi del Parlamento, illustrando le misure di contenimento delle spese, toccando poi il risultato d’esercizio 2024 al 30 giugno. Ha pure esaminato alcuni dati statistici sul personale, sottolineando come nei prossimi anni si assisterà a numerose partenze per ragioni d’età e a un cambio generazionale. È stata anche l’occasione, con una visualizzazione grafica del Canton Ticino, di rimarcare come il Dipartimento delle istituzioni sia ben presente sull’intero territorio.
Successivamente è intervenuto il dr. Elia Grata, direttore della Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (di cui Norman Gobbi è il vice presidente) e responsabile dell’Istituto alpino di chimica e tossicologia, laboratorio di riferimento per le analisi tossicologiche del Canton Ticino. Nella sua presentazione, Grata ha messo in risalto l’ottima collaborazione creatasi negli anni con i diversi partner presenti sul territorio: il Ministero pubblico, la Polizia cantonale, la Divisione della giustizia, l’Istituto di medicina legale e ancora la medicina del traffico. Particolare attenzione è stata posta sulle nuove sostanze psicoattive e sulle sfide future per i laboratori di analisi nello studio di queste sostanze. Un intervento interessante e apprezzato.
La giornata dipartimentale è terminata con una visita guidata al cantiere del nuovo Centro Polisport, in parte già operativo, che verrà ufficialmente inaugurato nel corso di questo mese di ottobre. Nel suo saluto, la sindaco Claudia Boschetti Straub, dopo aver ricordato le caratteristiche del Comune e le visioni future, ha ripercorso l’iter e le tappe principali del progetto di rilancio del Centro Polisport, ora completato e arricchito, in particolare, con il nuovo snack bar, una grande piscina a forma di laghetto, nove bungalow e diversi spazi per i camper. È stata l’occasione per conoscere un’opera che in Valle è considerata un importante tassello a complemento dell’offerta turistica e della qualità di vita dei residenti. Comune, Cantone attraverso l’Ente regionale di sviluppo Bellinzonese e Valli, Confederazione e Organizzazione Turistica Regionale Alto Ticino hanno fortemente appoggiato la sua realizzazione.
Emergono sviluppi potenzialmente clamorosi per il Tribunale penale cantonale mentre la bufera non cessa – Quadranti (PLR): «Evidente danno alle Istituzioni» – Pronzini (MPS) sulla riforma della Giustizia: «Non si taglia il cordone ombelicale con la politica»
Dal possibile scenario delineato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ai potenziali sviluppi ventilati dal presidente del Centro e della Commissione giustizia e diritti Fiorenzo Dadò. Il caso che infiamma la Giustizia ticinese e ha pesantemente incrinato i rapporti tra due fazioni di giudici del Tribunale penale cantonale (TPC). Puntata spumeggiante ieri sera a La domenica del Corriere, da quando Gianni Righinetti ha lanciato il tema con Gobbi che, poco dopo l’avvio del botta e risposta a suon di denunce e segnalazioni tra i giudici, disse: «La vicenda non finirà bene». E alla trasmissione domenicale di Teleticino ha confermato. Una situazione problematica per il Dipartimento? «Non direi, perché come Dipartimento delle istituzioni siamo degli spettatori». Ma se dice che non andrà a finire bene non pare essere una dichiarazione da spettatore, ma da chi si sente coinvolto: «Di chi ha a cuore le Istituzioni e il fatto che il TPC, quello più visivo, abbia questo danno d’immagine, purtroppo è la chiara conseguenza di quanto è stato fatto. Fortunatamente il lavoro funziona (ndr. anche se i giudici lavorano da separati in casa, al lavoro in diversi piani dello stabile in cui operano), ma il rapporto umano tra loro è stato fortemente compromesso, per atteggiamenti personali e per denunce penali». Poi è arrivato l’affondo di Gobbi: «Sia una cosa che l’altra, secondo me, avranno delle conseguenze gravi con il Parlamento che, un momento o l’altro, potrebbe nominare da due a tre nuovi giudici per il TPC». Una frase forte detta da un consigliere di Stato, che ha indotto Righinetti a sottolineare l’affermazione: «Per Mauro Ermani, già fortemente criticato dalla politica cantonale, si porrà la questione dell’opportunità, anche per effetto dei comportamenti. Ma anche per altri due giudici che fanno denunce penali che scaturiscono in un non luogo a procedere, secondo me deve o può avere delle conseguenze». Gobbi non lo ha detto, ma si riferiva ai giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti. Chiudendo il cerchio rimangono Marco Villa e Amos Pagnamenta. Ma novità, o sviluppi, li ha fatti planare Dadò: «Un giudice che sdogana delle fotografie di bambini o dei filmati nei quali vengono coinvolte donne in maniera rozza non va bene». Ma Righinetti lo ha fermato: filmati? Non ne abbiamo mai sentito parlare, è qualcosa in più? «È possibile che vi siano anche filmati, sarebbe bene fare passare a fondo quelle chat. Ci si augura che chi sta facendo il lavoro, lo faccia appieno». Staremo a vedere se alla vicenda si aggiungerà o meno quanto detto da Dadò che aveva ricevuto una lettera anonima con delle precedenti fotografie avrà uno sviluppo in questo senso o meno.
Sul tema Daria Lepori (PS) si è detta «preoccupata per quanto ha portato alla situazione, con persone che fanno fatica tra loro e hanno usato strumenti quali denunce e segnalazioni. Tutto questo andrà tenuto in considerazione in futuro per evitare che si ripresentino situazioni del genere». Dal canto suo Matteo Pronzini (MPS) ha sottolineato che «Gobbi ha fatto delle dichiarazioni abbastanza gravi, mentre in Parlamento non rispondono alle stesse domande. Dimostra quanto si considera il Parlamento». Così Matteo Quadranti (PLR): «Il danno di non aver risolto internamente lo vediamo oggi. E il mobbing è qualcosa che in questo millennio non può essere tollerato. Il danno alle Istituzioni è evidente».
La palla è ancora al Parlamento
Ma veniamo alle proposte contenute nella riforma della giustizia: codice etico, autonomia finanziaria e amministrativa, introduzione della figura del sostituto procuratore pubblica, sistema di nomine rivisto e la cosiddetta «Lex Ermani». Proposte nate dall’immobilismo del Dipartimento? «Una lettura che non ci sta – ha replicato Gobbi -. Sono correttivi voluti dalla Commissione ma negli ultimi anni la vera riforma è stata portare avanti la giurisdizione del settore del diritto di protezione».
Non inazione, ma come ha sottolineato lo stesso Gobbi «esuberanza giovanile» (la sua all’entrata in Governo nel 2011). Ora, secondo il consigliere di Stato, il momento è arrivato anche perché c’è la volontà di portare dei correttivi alla Giustizia. «Metterla via come se fosse un errore di gioventù a 13 anni dall’entrata in Governo, è troppo semplice», ha replicato da parte sua Dadò. «La magistratura aveva bisogno di riforme anche quando Gobbi è entrato nell’Esecutivo, ma ciò non è stato fatto». Gobbi però non è rimasto in silenzio sostenendo che, all’epoca, la magistratura non era pronta a certi cambiamenti. Sulla questione anche Lepori si è detta critica: negli anni «sono stati aperti dei cantieri enormi che hanno impedito anche alla Commissione di agire». Più che immobilismo, quindi, gigantismo? «Riconosco che quando si cercano ampie riforme, come Ticino 2020 ad esempio, si rischia di scontrarsi con alcune situazioni» ha detto Quadranti. «La Divisione della Giustizia doveva e deve fare di più. Il pregio della proposta di risoluzione commissionale è aver trovato un compromesso interno fra i partiti». «Manca rompere il cordone ombelicale con i partiti. I magistrati non devono più essere eletti dai partiti» è stata l’opinione di Pronzini. Una questione, quella delle nomine politiche, che si trascina da decenni. «Un tema irrisolvibile» ha detto Gobbi. «Perché bisogna modificare la Costituzione e non credo che la politica sia pronta». Sulle nomine, Dadò ha ribadito che «il sistema perfetto non esiste». Da migliorare, quindi, c’è il criterio di selezione. Soddisfatta anche Lepori, convinta che «la scelta deve rimanere al Parlamento. Magari dovremmo però imparare a litigare un po’ meno». Anche Quadranti ha sposato l’esito del progetto della Commissione, «in ogni caso è un passo avanti. Trovo inoltre interessante il sistema dell’assessment, che vincola anche la politica». In generale, per il deputato PLR si deve sempre più puntare sul merito: «Dobbiamo scegliere i migliori per fare un servizio al Paese».
https://www.teleticino.ch/la-domenica-del-corriere/la-domenica-del-corriere-061024-6894
Da www.cdt.ch
Gobbi parla del potenziamento contro il cancro del crimine economico
La criminalità economica spesso e volentieri è lo specchio in cui si riflette il crimine organizzato e un’economica illegale “è un cancro che si insinua nel tessuto economico, togliendogli progressivamente la linfa e facendo proliferare cellule malate a scapito di quelle sane”. “Per questo motivo vogliamo che nel nostro Cantone la lotta alla criminalità economica disponga sempre più di strumenti sufficienti ed efficaci”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi. Il lavoro contro il crimine economico in Ticino è sempre serrato, grazie al lavoro della Polizia e della Magistratura. E anche grazie al coinvolgimento di altri settori dell’amministrazione cantonale, come l’Ufficio fallimenti. Già 5 anni fa abbiamo introdotto la figura del perito contabile in ambito fallimentare, che ha il compito di segnalare al Ministero pubblico i fallimenti con connotazioni penali. Abbiamo ottenuto ottimi risultati su questo fronte, aiutando la Magistratura a dare importanti spallate nei confronti della criminalità economica”.
Si potrebbe fare di più? “Certo – dice il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. E a questo proposito abbiamo sottoposto al Governo un messaggio che risponde a una mozione del socialista Raoul Ghisletta. Il messaggio è stato approvato dal Consiglio di Stato e ora verrà esaminato dal Gran Consiglio. Una premessa importante: abbiamo chiarito che per introdurre le novità per combattere ancora più efficacemente la criminalità economica occorrerà mettere a disposizione mezzi finanziari. Il Parlamento dovrà quindi valutare – nell’attuale contesto di risparmi per le finanze cantonali – se queste novità potranno trovare una positiva conferma”.
Ma di quali novità stiamo parlando? “Sono sei, in estrema sintesi, le misure che prevediamo. Qui ne cito 4, quelle più concrete: un rafforzamento dei Servizi specialistici presso Ministero pubblico e Polizia; controlli efficaci e sistematici da parte dell’Ufficio fallimenti, introducendo un secondo perito contabile; verifica dell’attendibilità delle iscrizioni al Registro di commercio da parte dell’Ufficio del registro di commercio; ottimizzazione dei compiti attribuiti agli enti locali nel contesto della lotta del fenomeno, per esempio, delle società bucalettere e delle residenze fittizie. Anche i Comuni quindi possono collaborare, come già in parte avviene oggi, per combattere la criminalità economica. Un’economia sana che produce benessere deve estirpare il cancro della criminalità economica. Per fare questo ci saranno costi supplementari, anche se vi sarebbero pure importanti benefici per le casse dello Stato. Qui penso all’aumento dei sequestri di danaro e di beni, proventi delle attività illecite dei malviventi. Sarà una bella discussione da fare con il Gran Consiglio, per capire come proseguire la lotta alla criminalità economica”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.