Reati contro il patrimonio in aumento in Ticino

Reati contro il patrimonio in aumento in Ticino

Comunicato stampa

Gli sfavorevoli cambiamenti socio-economici indotti dai conflitti fra Stati, le sfide climatiche, le conseguenze legate ai flussi di migranti, le problematiche relative alle fragilità della rete impattano sulle attività di polizia e sulla tipologia di crimini commessi in Ticino. Ad aumentare nel 2023 sono infatti stati in particolare i reati contro il patrimonio, a testimonianza di come il nostro Cantone, e la Svizzera in generale, sia di nuovo nel mirino dei ladri, vista la sua situazione di sostanziale benessere. In particolare per i furti con scasso i dati sono simili alla situazione pre pandemia. In questo contesto, con risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità del Corpo saranno quindi aspetti rilevanti nei prossimi anni per contrastare la criminalità. Il bilancio dell’attività dello scorso anno della Polizia cantonale è stato presentato oggi a Bellinzona, nel corso di una conferenza stampa, dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dal Comandante Matteo Cocchi. Il 2023 ha registrato in cifre assolute una diminuzione delle chiamate in entrata giunte alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della Polizia cantonale. Sono state infatti 230’343 rispetto alle 266’318 del 2021. Le chiamate per richieste d’intervento dei pompieri, che dal 1. aprile 2020 giungono direttamente alla Centrale comune d’allarme (CECAL), hanno invece raggiunto quota 11’577 (12’470 nel 2022). Gli interventi per disagi in famiglia sono rimasti stabili in rapporto agli ultimi anni. Il 2023 si è chiuso con 1’037 interventi per disagio famigliare (+ 6%), di cui 175 per reati d’ufficio fra coniugi o partner (art. 55a CP, -14%). A protezione delle vittime sono stati ordinati 60 allontanamenti (-24%). Si registra una sostanziale stabilità nel numero di incidenti: 3’965 rispetto ai 3’931 del 2022. Di questi 3’289 con soli danni (+2%), 485 con feriti leggeri (-1%) e 184 con feriti gravi (+1%). Per quanto riguarda i fenomeni criminali, il ritardo accumulato nel 2022 nella registrazione dei rapporti trasmessi alle autorità giudiziarie, dovuto al passaggio al nuovo sistema gestionale di polizia, è stato colmato. Questa situazione ha ancora avuto alcune ripercussioni sulla Statistica criminale di polizia. Infatti, i dati ne hanno ancora risentito e le indicazioni per il Ticino, in particolare per i furti, non riflettono le cifre reali riscontrate. In base agli avvenimenti segnalati e registrati è comunque possibile fornire delle indicazioni precise legate all’attività operativa. A livello di furti lo scorso anno ha fatto registrare un sensibile aumento di quelli con scasso passati dai 781 del 2022 ai 1’190 (colpite in particolare abitazioni, esercizi pubblici e negozi) del 2023. Cifra quest’ultima molto vicina ai 1’255 che si contavano nel 2019 in periodo prepandemico, ma ancora di molto inferiore alla media degli ultimi 12 anni. Un incremento ancora maggiore è stato invece censito per i furti perpetrati nei veicoli e per i taccheggi. Minore infine l’incremento dei furti senza scasso. Al capitolo rapine, le 34 infrazioni registrate, fanno stato di una sostanziale stabilità (39 nel 2022). Quasi la metà dei casi vedono coinvolti minorenni, sia come imputati sia come vittime. In quasi il 75% degli episodi, con un buon tasso di risoluzione, si è potuto risalire ai responsabili, effettuando arresti o emanando ordini di arresto nazionali e/o internazionali. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

In relazione ai reati digitali si registra un aumento degli stessi, passati dai 381 del 2022 ai 408 del 2023 (+7%). In particolare gli incrementi maggiori si registrano per l’acquisizione illecita di dati (34 nel 2022, 44 nel 2023) e l’accesso indebito a un sistema per l’elaborazione dei dati (da 6 a 11). In controtendenza le truffe passate dalle 122 del 2022 alle 113 del 2023. La quota maggiore appartiene dunque alla categoria della cibercriminalità economica legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso
d’identità di terzi per scopi fraudolenti.

Nel corso della conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi si è in particolare soffermato sull’aumento dei furti, con riferimento agli autori. Infatti, così come si riscontra in altri Cantoni e in altri Paesi, sempre di più si tratta di richiedenti l’asilo provenienti dagli Stati del Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia). Un fenomeno che la Polizia cantonale è riuscita a tenere sotto controllo. Il Consigliere di Stato ha però pure inserito l’incremento dei furti in un arco temporale più ampio, sottolineando come rispetto alla media degli ultimi 12 anni il dato è ancora decisamente inferiore. Ha commentato poi positivamente la sostanziale stabilità dei dati che riguardano altre attività della Polizia cantonale: violenza
domestica, incidenti, rapine.

Da parte sua il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato che “i mutamenti nei modi e nell’estensione di molte fattispecie criminali, impattano anche sull’organizzazione e l’attività di polizia. In un contesto di risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità dei processi del Corpo saranno aspetti rilevanti nei prossimi anni”. Nasce anche da queste considerazioni la centralità del contrasto da un lato dei reati contro il patrimonio, che vanno ad intaccare il sentimento di sicurezza della popolazione, mentre dall’altro dei reati economico finanziari e delle misure patrimoniali intese a recuperare le ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse dello Stato. In quest’ambito l’integrazione di funzioni specialistiche a supporto delle attività d’inchiesta è uno degli adattamenti allo sviluppo di modalità operatorie sempre più tecniche e di portata sopranazionale delle casistiche criminali, anche di quelle di prossimità. Il progresso tecnologico con la messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti saranno aspetti molto importanti per poter garantire in futuro il miglior contrasto possibile ai fenomeni criminali emergenti. In quest’ambito sono già state poste le basi per una maggiore collaborazione a livello svizzero grazie a progetti intercantonali, in particolare a livello informatico. Particolare rilievo assumerà nei prossimi anni la definizione delle basi legali e la creazione di una piattaforma, che dovrà permettere lo scambio automatico di importanti informazioni di polizia a livello svizzero. Progetto affidato alla Confederazione e ai Cantoni “con l’obiettivo di incrementare la lotta alla criminalità che, sempre più spesso, coinvolge ampie parti del territorio, non conosce limitazioni legali, dispone di ingenti somme di denaro ed è tecnologicamente all’avanguardia” ha rilevato il Comandante. La polarizzazione e la frammentazione sociale, derivante dall’attuale situazione economica, vanno di pari passo con il rischio di derive violente, come quella domestica e giovanile, e con l’incremento della criminalità. Anche in questo settore la Polizia cantonale si è attivata con la creazione del Centro
Competenza Violenza (CCV) per meglio coordinare, internamente ed esternamente, le differenti attività che vanno dalla prevenzione fino alla repressione. 

Richiedenti l’asilo compiono sempre più reati

Richiedenti l’asilo compiono sempre più reati

Norman Gobbi: “Sono più che raddoppiati in Ticino nel 2023”

In un recente articolo apparso sulla Bild il ministro dell’interno bavarese Joachim Hermann ha indicato nell’immigrazione la causa principale dell’aumento della criminalità. Nel 2023 il numero dei reati registrati in Baviera è salito a 4.361 ogni 100.000 abitanti. Herrmann parla chiaro: si tratta di un aumento del 2,4% rispetto al 2022 e di una “tendenza nazionale di cui sono particolarmente responsabili gli stranieri e gli immigrati”. Nulla di nuovo sotto il sole, abbiamo chiesto al Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Il fatto che una simile presa di posizione giunge da un politico cristiano democratico dimostra ancora di più la gravità del problema nel vicino Land tedesco della Baviera. La situazione in Ticino, che registra una elevata presenza di richiedenti l’asilo (RA) non è certo più incoraggiante, anzi. Le statistiche in mio possesso dimostrano che tra il 2022 e il 2023 i reati penali commessi da RA nel nostro Cantone sono passati da 89 a ben 206. Sono quindi molto più che raddoppiati, tenuto poi conto che prima della pandemia, nel 2019, i reati compiuti da RA erano stati “solo” 40. Anche i reati contro la legge federale sugli stupefacenti sono più che raddoppiati, passando da 11 nel 2022 a 25 nel 2023. Un numero ancora contenuto, ma che dimostra come in questo specifico campo i richiedenti l’asilo sono diventati più pericolosi”.

Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi vi è un altro elemento che occorre tenere bene in considerazione: “Ci preoccupa questo significativo aumento della criminalità legato ai richiedenti l’asilo. Ma il fenomeno che stiamo registrando ci indica che se negli anni passati le problematiche di sicurezza e di ordine pubblico interessavano principalmente il Mendrisiotto e in modo particolare la cittadina di Chiasso, ora risulta presente su tutto il territorio del Canton Ticino”.

“Nel 2023 la Polizia cantonale ha infatti registrato diversi reati commessi da RA a Locarno e nelle sue Valli, a Bellinzona, Biasca, Lugano e, “ovviamente”, a Mendrisio e Chiasso. I furti di biciclette (in particolare e-bike ma non solo), i furti nei grandi magazzini (prodotti alimentari, bevande alcoliche, abiti) e nelle auto (telefonini, occhiali, materiale elettronico vario) sono tra i principali reati. A cui si aggiungono rapine ai danni di cittadini, che si vedono derubati di collanine o apparecchi telefonici. Senza dimenticare l’evento di violenza sessuale registrato su un treno nel Mendrisiotto. La Polizia cantonale attraverso un lavoro di prevenzione e repressione messo in campo in collaborazione con le Polizie comunali, con la SEM, con il Ministero pubblico, con la Magistratura dei minorenni e con la Sezione della popolazione è riuscita a farsi carico di tutti questi casi in modo adeguato. È chiaro che ciò richiede sempre più forze, tempo e lavoro ai nostri agenti. È anche per questo motivo che come responsabile in Ticino della sicurezza ho parlato più volte di questo tema nell’ultimo anno al di là delle Alpi per dimostrare al resto dei Cantoni e soprattutto alla Confederazione che il Ticino per la sua posizione geografica e quale porta d’entra in Svizzera da Sud deve avere una considerazione maggiore da parte di Berna e questo anche sotto forma di maggiori sostegni finanziari a favore della nostra Polizia. Domani, lunedì, sia a livello nazionale, sia a livello cantonale, saranno pubblicati tutti i dati statistici riguardanti la criminalità. Sarà l’occasione per il sottoscritto di ribadire anche questo concetto legato all’aumento dei reati commessi dai richiedenti l’asilo”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 24 marzo 2024 de Il Mattino della Domenica

Tragedia sulle Alpi vallesane

Tragedia sulle Alpi vallesane

Tragedia sulle Alpi vallesane di François Ruchti È sabato 9 marzo, alle 16 e 03 la Centrale d’allarme del 144 riceve una chiamata d’emergenza. Al telefono c’è Emilie, una giovane donna. Fa parte di un gruppo dei sei sci-escursionisti partiti da Zermatt e diretti ad Arolla. Il gruppo è bloccato nella tempesta, nei pressi della Tête Blanche, sulle montagne vallesane. Le condizioni meteorologiche peggiorano molto rapidamente , neve e vento imperversano. Si teme il peggio. Dalla prima chiamata degli sciatori in pericolo, al drammatico ritrovamento di un’intera famiglia intrappolata sotto la neve (tre fratelli, un cugino, uno zio e un’amica), fino ai disperati tentativi dei soccorritori. Il racconto della tragedia della Tête Blanche che ha gettato nello sconforto gli abitanti della Val d’Hérens e scosso un intero paese, rilanciando il dibattito sulla sicurezza in montagna.  Ospite in studio: Massimo Bognuda, rappresentante guide alpine Montagne sicure TI.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2089789

Servizio all’interno della puntata di giovedì 21 marzo 2024 di Falò 

Sicurezza: dobbiamo prepararci al peggio

Sicurezza: dobbiamo prepararci al peggio

Ma non in termini di finanze cantonali o dibattiti parlamentari.

La sicurezza del nostro continente e del nostro Paese è sotto minaccia come mai negli ultimi anni, sfuggendo spesso all’attenzione mediatica. Siamo costantemente informati su guerre e conflitti, come quelli in Ucraina e Medio Oriente, che rappresentano però solo la superficie di un problema ben più ampio. L’epoca attuale è caratterizzata da un eccesso di informazioni, spesso di dubbia qualità, che richiede un approccio critico e attento per distinguere le notizie di reale importanza.
Il Nord Africa è una regione di continua instabilità, con situazioni in Libia, Tunisia e Algeria che prefigurano potenziali flussi migratori verso l’Europa. Queste situazioni non rappresentano solo una sfida immediata, ma richiamano l’attenzione su problemi più profondi che necessitano di risposte globali.
Le minacce terroristiche dallo Yemen incidono sulle rotte commerciali nel Golfo di Aden e il Mar Rosso, evidenziando l’interconnessione delle nostre società. I conflitti hanno radici complesse e spesso trascurate, che vanno oltre le immediate implicazioni economiche e toccano questioni culturali e storiche profonde.
Nel Medio Oriente, la persistenza di conflitti aperti contribuisce a destabilizzare ulteriormente la regione, con implicazioni dirette per l’Europa. Oltre al conflitto a Gaza – le tensioni e i combattimenti tra Israele e Libano, la Siria ancora oggetto di attacchi, i conflitti turco-curdi, la presenza ancora di cellule terroristiche di Daesh sono solo gli indicatori di una diffusa e profonda instabilità. Per effetto il rischio è di nuovi e diffusi flussi migratori verso il continente europeo.
I Balcani rimangono una zona di tensione, con quasi 100 soldati della KFOR attaccati lo scorso anno, segnale di una instabilità che rischia di avere effetti anche sulla nostra percezione di sicurezza. È previsto un aumento degli effettivi della KFOR nel 2024, dimostrando la serietà della situazione e l’impegno internazionale verso la stabilizzazione della regione.
Il conflitto in Ucraina e la reazione dell’Europa e della NATO sono ulteriori indicatori della vicinanza e dell’impatto delle crisi regionali sulla sicurezza continentale.
Questa analisi, pur non volendo essere esaustiva, evidenzia come l’instabilità globale influisca direttamente anche sulla nostra realtà in Svizzera e nel Ticino. La situazione attuale mostra poche prospettive di miglioramento, con una sicurezza che per decenni abbiamo dato per scontata ora fortemente in discussione.
L’obiettivo è quello di prepararsi per il peggio, mantenendo forze armate e di sicurezza pronte a proteggere la popolazione e il territorio. E in questo senso ribadisco quanto scritto su questo giornale nel febbraio 2022 allo scoppio della guerra in Ucraina: «Per questo una Svizzera neutrale e armata è essenziale per assicurare l’autonomia del nostro Paese, visti i tempi che corrono!». Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere politiche che favoriscano la stabilità, la pace e la cooperazione internazionale. L’impegno richiesto è di visione e determinazione, riconoscendo che, in un mondo interconnesso, la sicurezza di ciascuno dipende dalla sicurezza di tutti.

Opinione all’interno dell’edizione di mercoledì 20 marzo 2024 del Corriere del Ticino

“Miglioriamo la sicurezza puntando sulla prossimità”

“Miglioriamo la sicurezza puntando sulla prossimità”

Un primo commento di Norman Gobbi sul rapporto “Polizia Ticinese”

Il Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese ha terminato nelle scorse settimane il rapporto che rivede e definisce competenze e compiti tra la Polizia cantonale e i Corpi delle polizie comunali. “Un documento che vuole migliorare il lavoro delle e degli agenti di polizia su tutto il territorio cantonale. Lo abbiamo presentato proprio questo venerdì alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, il tavolo politico che mi vede impegnato assieme ai responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca)”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quali sono gli obiettivi principali del progetto? “Sono essenzialmente due: migliorare l’assetto della sicurezza interna nel Cantone, rendendolo più efficiente ed efficace, nonché armonizzare i costi e aumentare la professionalità nella gestione dei Corpi di polizia. Il gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini, ha compiuto un’analisi di dettaglio delle collaborazioni tra la Polizia cantonale e le polizie comunali e ha considerato i principi della Riforma Ticino 2020, che nelle intenzioni vuole ripristinare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale” sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

A suo giudizio quali sono i punti forti del progetto redatto dal Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese”? “Ne elenco alcuni: da un lato la conferma e la rivalutazione del ruolo delle polizie comunali, attraverso l’assunzione di competenze di primo piano e direttamente percepibili dai cittadini. Il secondo punto è il chiaro focus sulla strategia della prossimità, da ricoprire in primis dalle polizie comunali. Una prossimità che permetterà di rispondere sempre meglio ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, assicurando loro la vicinanza degli agenti. E poi un punto forte che riguarda la politica: questo rapporto potrà rappresentare una solida base per affrontare con maggiori conoscenze anche la discussione all’interno del Parlamento sull’eventuale costituzione di una Polizia unica in Ticino, di cui tanto si parla. In ultima analisi “Polizia Ticinese” rappresenta la volontà di migliorare il lavoro delle e degli agenti di polizia, siano essi attivi per la cantonale o per i Corpi delle comunali, a favore di tutto il Ticino e per un reale rafforzamento delle nostre istituzioni!”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 marzo 2024 de Il Mattino della Domenica

 

 

 

 

 

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta ieri nel tardo pomeriggio a Bellinzona la 26ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Piatto forte della riunione è risultata la presentazione del Rapporto finale del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese”. Un documento che sarà pure presentato a tutti i comuni e che, nella sua versione consolidata, verrà in seguito sottoposto al Consiglio di Stato.

Dopo aver discusso su alcuni punti di carattere essenzialmente tecnico, trattati dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e dal comandante della Polizia comunale di Lugano e rappresentante dei comandanti delle Polizie Polo, Roberto Torrente, il Direttore del Dipartimento Norman Gobbi, assieme al capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, ha presentato il rapporto “Polizia Ticinese”. Gli obiettivi generali del progetto, ricorda Norman Gobbi, sono quelli di migliorare l’assetto della sicurezza interna nel Cantone, rendendolo più efficiente ed efficace, nonché di armonizzare i costi e aumentare la professionalità nella gestione dei Corpi di polizia. Il gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini, ha compiuto un’analisi di dettaglio delle collaborazioni tra la polizia cantonale e le polizie comunali e ha considerato i principi della Riforma Ticino 2020, che nelle intenzioni vuole perfezionare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale.

La soluzione scaturita dal Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” propone una nuova ripartizione dei compiti tra i livelli istituzionali cantonale e comunale, per massimizzare l’efficienza, riducendo potenziali sovrapposizioni e una nuova organizzazione tra i vari livelli, per assicurare una governance più efficace. “Due sono i punti forti di questa soluzione – afferma Gobbi: da un lato la conferma e la rivalutazione del ruolo delle polizie comunali, attraverso l’assunzione di competenze di primo piano e direttamente percepibili dai cittadini. Il secondo punto è il chiaro focus sulla strategia della prossimità, da ricoprire in primo piano dalle polizie comunali”.

Il documento sarà presentato prossimamente a tutti i comuni, attraverso due “sessioni”: una destinata ai comuni con Corpi di Polizia, l’altra a favore di quei comuni che ne sono privi. Il rapporto nella sua versione consolidata dopo questi incontri verrà consegnato al Consiglio di Stato. Il lavoro effettuato in stretta collaborazione con i rappresentanti dell’Associazione dei Comuni ticinese (ACT) ha il merito di rappresentare una valida soluzione che valorizza sia i compiti delle Polizie comunali sia quelli della Polizia cantonale. Il rapporto rappresenta una solida base per affrontare con maggiori conoscenze anche la discussione all’interno del Parlamento sull’eventuale costituzione di una Polizia unica in Ticino.      

Elezioni comunali 2024: «Io faccio la mia parte»

Elezioni comunali 2024: «Io faccio la mia parte»

Comunicato stampa

La Cancelleria dello Stato comunica che settimana prossima inizierà la distribuzione del materiale di voto nei Comuni che il 14 aprile 2024 rinnoveranno i propri Municipi e i Consigli comunali tramite un’elezione combattuta. Anche in occasione di questo appuntamento con le urne, il Cantone riproporrà la campagna di sensibilizzazione «Io faccio la mia parte»; con questo strumento, le autorità intendono sensibilizzare la popolazione sull’importanza di contribuire alla vita democratica del nostro Paese, esercitando il proprio diritto di voto.

In Svizzera votare è un diritto, ma è anche un dovere civico: le persone elette hanno infatti il compito di rappresentare l’insieme della popolazione, scrivendo e facendo applicare le leggi che fanno funzionare il Paese. In vista delle elezioni comunali del 14 aprile, la Cancelleria dello Stato esprime perciò un caloroso invito alla popolazione a informarsi sulle liste, sui programmi e sulle candidate e sui candidati e a esprimere il proprio voto.  

La distribuzione del materiale di voto da parte dei Comuni avverrà nel corso della prossima settimana: al più tardi sabato 23 marzo 2024, tutte le persone con diritto di voto residenti nei Comuni con un’elezione combattuta riceveranno la busta di trasmissione. Le persone che non dovessero avere ricevuto il materiale di voto entro quella data sono perciò invitate a contattare la Cancelleria del proprio Comune.  

Come di consueto, la busta contiene il materiale di voto ufficiale: carta di legittimazione di voto, schede ufficiali per l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, buste di voto per riporre le schede votate, istruzioni di voto e lista dei candidati. È bene ricordare che le schede ricevute a casa dagli aventi diritto di voto sono ufficiali (non si tratta di facsimile), e dovranno essere riutilizzate da chi sceglie di votare per corrispondenza.  

Affinché il voto per corrispondenza sia valido, la Cancelleria dello Stato ricorda che è necessario compilare la carta di legittimazione di voto (con la propria firma e la data di nascita completa) e inserire correttamente le schede votate nelle buste interne, infilando il tutto nella busta di trasmissione – poiché la legge ammette solo l’utilizzo di buste ufficiali. Le schede di voto andranno compilate di proprio pugno, utilizzando una penna nera o blu (è vietato l’uso di matite, pennarelli e penne rosse) e utilizzando solo il materiale ufficiale: in caso di danneggiamenti o errori, è necessario rivolgersi alla Cancelleria comunale del proprio Comune. Eventuali violazioni saranno punite secondo le disposizioni del Codice penale svizzero. L’elettore che preferirà invece recarsi al seggio elettorale dovrà portare con sé le schede ufficiali ricevute al domicilio e la carta di legittimazione di voto, per dimostrare di non avere già votato per corrispondenza.  

Ulteriori informazioni sono pubblicate sulla pagina web raggiungibile all’indirizzo www.ti.ch/elezioni, dove è possibile consultare anche le istruzioni di voto in Lingua facile.

Flyer

Extramuro 2024

Extramuro 2024

Comunicato stampa
Corso di formazione per i 16 aspiranti Comandanti di compagnia della Protezione civile del Canton Ticino sul territorio della Provincia di Como.  

Fra la Svizzera e l’Italia sono vigenti diversi trattati di cooperazione. Uno di questi è la Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo, del 2 maggio 1995. Si arriva poi ai più recenti Protocolli d’intesa (2016-2022) siglati tra il Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino e le vicine e confinanti Prefetture di Como, Varese e Verbano Cusio-Ossola.

Ognuno di questi documenti prevede la possibilità di poter effettuare esercitazioni e momenti di scambio informativo e formativo da una parte e dall’altra del confine politico. Lo scopo è quello di rafforzare la conoscenza e la collaborazione nell’ambito delle procedure operative per l’assistenza reciproca in zona transfrontaliera in caso di emergenze di protezione civile nei territori delle tre Provincie firmatarie citate in precedenza e sul suolo del Canton Ticino.

A questo proposito, nell’ambito del programma ordinario di formazione per futuri Comandanti di compagnia della Protezione civile ticinese, è stato organizzato dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Direzione Generale Sicurezza e Protezione Civile di Regione Lombardia, un corso pilota denominato Extramuro 2024.

I 16 futuri Comandanti di compagnia, provenienti dalle sei Regioni di Protezione civile del Canton Ticino, accompagnati dai rispettivi istruttori, hanno preso parte a una settimana di formazione presso il Campo scuola del Centro per le emergenze di Erba, nella Provincia di Como.

Tra lunedì 11 marzo e oggi, venerdì 15 marzo, gli ufficiali ticinesi si sono potuti formare nella pianificazione e nella gestione di molteplici missioni di supporto e appoggio a favore della popolazione e delle autorità italiane nel contesto di svariati scenari simulati, legati a eventi dannosi di carattere idrogeologico sui territori dei comuni di Erba, Eupilio, Merone e Pusiano con l’omonimo lago.

Grazie all’ottima collaborazione di tutti gli enti di soccorso e salvataggio, quali ad esempio il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Como unitamente all’Area di Protezione civile, Difesa Civile e coordinamento del soccorso pubblico, nonché delle autorità comunali di protezione civile, gli ufficiali ticinesi hanno potuto realmente confrontarsi con coloro che, in un’ipotetica realtà dei fatti, sarebbero i diretti interlocutori operativi.  

Alpe Caviano: “Una perla e un esempio da seguire”

Alpe Caviano: “Una perla e un esempio da seguire”

Norman Gobbi sottolinea il lavoro del Patriziato di Castel San Pietro

“La ristrutturazione dell’Alpe Caviano sopra Castel San Pietro a opera del locale Patriziato, con la trasformazione della vecchia cascina in luogo di accoglienza per i turisti, mi conferma come il Ticino sia un luogo magnifico e come i Patriziati possano essere enti che in modo dinamico partecipano alla costruzione di un Cantone migliore”. È questa una delle affermazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi, durante l’inaugurazione dell’infrastruttura da oggi inserita nel progetto “Albergo diffuso del Monte Generoso”. “Un progetto promosso dall’Organizzazione turistica del Mendrisiotto e Basso Ceresio che ha puntato a un’offerta di alloggio per i turisti nella regione del Monte Generoso, sulla spinta della nascita del “Fiore” disegnato dall’architetto Mario Botta in Vetta. La Regione del Generoso, dalle pendici della Sighignola fino alla Valle di Muggio, propone squarci di paesaggi idilliaci, con panorami mozzafiato sul Mendrisiotto, sul lago di Lugano, sulla Pianura Padana e sulle Alpi. Dare la possibilità ai turisti di godere di questi luoghi è una sfida, che si inserisce nella promozione di un turismo di qualità, un turismo “lento” che sa apprezzare la natura, i prodotti del territorio e le possibilità di escursione. Il turista apprezza l’identità ticinese, la semplicità e la genuinità della regione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

L’Albergo diffuso del Monte Generoso mette in rete quattro strutture appartenenti a quattro proprietari diversi: l’Osteria con alloggio La Manciana di Oscar Piffaretti, l’attiguo Ostello di Scudellate, gestito dalla Fondazione per la salvaguardia dell’alta Valle di Muggio, la Casa dei Gelsi a Muggio della famiglia Zanini e, appunto, l’Alpe del Caviano di proprietà del Patriziato. “Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione degli enti locali che cura i rapporti anche con i Patriziati, ha sostenuto il progetto di ristrutturazione del Caviano con un investimento di 200mila franchi, erogati dal Fondo per la gestione del territorio. Si tratta di uno dei sostegni più consistenti per un Fondo che eroga all’anno tra i 300 mila e i 450 mila franchi in totale. Questo fondo interviene quando il progetto promosso dal Patriziato viene sostenuto finanziariamente anche dal Comune. Una sinergia di intenti che definisce bene la volontà di creare qualcosa in stretta collaborazione tra enti locali. La ristrutturazione avvenuta grazie al Patriziato di Castel San Pietro è con ogni evidenza un modello da prendere d’esempio. Martedì ho quindi partecipato con molto piacere alla cerimonia d’inaugurazione della nuova struttura ricettiva, messa a disposizione dei turisti, ma anche dei ticinesi e di piccoli gruppi che vogliono passare un week end o alcune giornate immersi nella natura. Ho ringraziato per l’impegno profuso dal Patriziato in quattro anni di lavoro il presidente Dario Frigerio, l’architetto Giorgio Bernasconi, tutto l’ufficio patriziale, i patrizi e gli amici del Patriziato. Ho potuto inoltre vedere la qualità di quanto è stato fatto. Al piano terra è stata realizzata una camera adatta a soddisfare le esigenze dei disabili ed è stato ricavato un ristorante, servito da una spaziosa e moderna cucina. All’estero un’ampia terrazza panoramica. Al primo piano dell’edificio sono state realizzate 5 camere doppie, mentre il grande locale-mansarda al secondo piano accoglie 10 letti singoli. Faccio quindi i migliori auguri, anche al gerente Riccardo Foti, affinché l’iniziativa possa avere il successo che si merita”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2024 de Il Mattino della domenica