Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Comunicato stampa

Mercoledì 11 marzo il Consiglio di Stato ha accolto in Ticino una delegazione del Gruppo indipendente di esperte ed esperti sull’azione contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa (GREVIO). L’incontro si è svolto nell’ambito della visita in Svizzera volta al monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

La Svizzera figura tra i Paesi che hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Per verificarne l’attuazione, l’organo indipendente incaricato dal Consiglio d’Europa – il GREVIO – effettua periodicamente dei monitoraggi nei diversi Stati aderenti. Nel Canton Ticino l’implementazione della Convenzione viene garantita per il tramite del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica con un coordinamento dei lavori affidato alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Completano l’attività in tal senso una serie di strategie cantonali parallele tra cui il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità e il Programma cantonale di protezione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani.
Nell’ambito della recente visita in Svizzera, lo scorso 11 marzo una delegazione del GREVIO – ricevuta dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dalla direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Marina Carobbio Guscetti e dal direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa – ha incontrato oltre alle rappresentanti e ai rappresentanti delle associazioni della Società civile, diversi professionisti istituzionali confrontati al tema della violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e di genere. Presenti in particolare, accanto alla Divisione della giustizia – che ha organizzato e coordinato la giornata –, rappresentanti del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, la Polizia cantonale rappresentanti del potere giudiziario civile e penale e delle Autorità di protezione, l’Istituto di medicina legale, l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e la Delegata per le pari opportunità. Oltre che sul tema della protezione rivolta nell’ambito di una procedura penale o civile alle persone toccate da queste forme di violenza, il GREVIO ha posto l’accento sull’attività di prevenzione e di promozione delle pari opportunità proposta nelle scuole, sull’attività di sensibilizzazione della popolazione unitamente a quella di formazione delle professioniste e dei professionisti confrontati a questi delicati temi.

Le iniziative a livello cantonale
La violenza domestica e la violenza di genere sono un grave problema che coinvolge l’insieme della società. Con il raggiungimento degli obiettivi presentati dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale d’azione sulla violenza domestica (2021 e 2022) prosegue l’attività volta a prevenire la violenza, sostenere coloro che ne sono colpiti e perseguire le persone che commettono violenza. Nell’attesa della presentazione della nuova strategia nazionale – prevista per la fine del 2026 –molteplici nuove misure sono già state individuate dal Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica della Divisione della giustizia, in collaborazione con la rete di professioniste e professionisti attivi sul territorio. Collaborazioni che negli anni si rafforzano ed estendono vieppiù dai servizi essenziali, ai Comuni ticinesi e anche a enti, associazioni e servizi locali, al fine di garantire una diffusione capillare delle informazioni e soprattutto facilitare l’accesso agli aiuti a chi lo necessita.
Da un primo bilancio della visita, il GREVIO si è rallegrato di aver appreso, in diverse occasioni e pure per il nostro Cantone, che l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul in Svizzera ha segnato una svolta importante nel contrasto a queste forme di violenza, constatando i notevoli progressi realizzati in tempi brevi, dal 2022 ad oggi, data della precedente visita di controllo. Sulla base delle informazioni raccolte durante la missione, il GREVIO elaborerà una valutazione aggiornata. Il rapporto finale è atteso per l’autunno 2026 e conterrà nuove raccomandazioni rivolte alla Svizzera per rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione e di contrasto alla violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e domestica.

Un ticinese a capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito

Un ticinese a capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione della nomina da parte del Consiglio federale del colonnello SMG Stefano Trojani a capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito, con contemporanea promozione al grado di brigadiere.

Il colonnello SMG Stefano Trojani ricopre attualmente la funzione di sostituto capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito. Assumerà la nuova funzione il 1° giugno 2026.
In precedenza, il cinquantanovenne ticinese ha collaborato con l’Amministrazione cantonale, in particolare nel 2021, quale capoprogetto per le vaccinazioni di massa e il tracciamento dei contatti nell’ambito della pandemia di COVID-19. Esperto nella gestione di situazioni di crisi, in tale contesto ha fornito un contributo determinante in seno alla Sezione del militare e della protezione della popolazione. Al termine dell’esperienza in Ticino è rientrato nell’esercito, assumendo la funzione di capoprogetto per la sicurezza delle piazze d’armi e proseguendo il proprio percorso professionale fino alla nomina odierna da parte del Consiglio federale.
Al colonnello SMG Stefano Trojani vanno le congratulazioni del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, che esprime particolare soddisfazione per la nomina di un ulteriore rappresentante ticinese ai vertici dell’esercito svizzero, contribuendo così a rafforzare la presenza della Svizzera italiana nei ranghi degli alti ufficiali.

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Predisposti da inizio anno, i centri sono destinati a fornire assistenza alla popolazioni in situazioni straordinarie – L’elenco e il luogo dei rifugi sul portale della Confederazione

Da inizio anno sono stati predisposti sul territorio ticinese i punti di raccolta d’urgenza (PRU), destinati a fornire assistenza e informazioni ufficiali in caso di catastrofi o interruzioni dei servizi. Queste zone sicure sono nate dalla collaborazione tra autorità cantonali, Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).
La rete ticinese conta ora 160 postazioni distribuite nei Comuni, solitamente in prossimità di strutture pubbliche. Questi centri vengono attivati quando i normali canali di comunicazione risultano compromessi, come durante blackout prolungati o eventi naturali estremi. La loro posizione è consultabile sul sito cantonale e sul geoportale della Confederazione.
“Le PRU servono principalmente per garantire la comunicazione d’urgenza con gli enti primo intervento: pompieri, ambulanze o polizia”, ha spiegato Ryan Pedevilla, capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Attraverso i punti di raccolta si avrà “una rete sicura che permetterà di comunicare anche qualora la rete pubblica non fosse garantita”. Qui il riferimento è ai dispositivi radio Polycom, in grado di garantire il collegamento con le autorità anche in assenza di telefonia o internet. La gestione operativa fa capo ai Comuni.
Con questa misura, il Ticino si allinea agli standard di protezione della popolazione già adottati dagli altri Cantoni svizzeri. L’apertura dei PRU sarà annunciata, in caso di necessità, tramite i media, la piattaforma Alertswiss e i canali comunali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Emergenze-predisposti-160-punti-di-raccolta-in-Ticino–3597408.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3597954

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Nuovi punti dove andare in caso di emergenza

Cantone e Comuni presentano i 160 PRU (Punti raccolta d’urgenza) che saranno attivati dalle autorità in caso di necessità per fornire informazioni – Norman Gobbi: «Un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».
Si chiamano Pru – Punti di raccolta d’urgenza – e hanno il compito di fornire un primo appoggio sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni speciali. Dal 1° gennaio di quest’anno in Ticino ne sono presenti 160, distribuiti in maniera capillare su tutto il territorio in modo che la popolazione possa raggiungerli nel più breve tempo possibile dal proprio domicilio. «Durante le situazioni straordinarie i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o non funzionare. Ecco perché è importante avere un punto fisico, in prossimità di strutture pubbliche conosciute, dove la popolazione può recarsi per ricevere tutte le informazioni necessarie per gestire la situazione o altri tipi di assistenza», afferma il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «Il principio alla base di questa iniziativa è semplice, non andiamo a inventare nulla di nuovo. Anzi potremmo parlare di riproporre un sistema ‘di una volta’ con gli accorgimenti tecnici necessari per rispondere alle situazioni attuali: un posto dove andare per sapere come comportarsi in situazioni critiche». Continua Gobbi: «Si tratta di un ulteriore tassello a favore della sicurezza. Ora però è importante che la popolazione si informi su dove si trova il punto più vicino a casa sua». Posizione geografica dei Pru che è consultabile sulla pagina www.ti.ch/pru. «Il 100% dei Comuni ha almeno un punto. Siamo completamente pronti e, in caso di bisogno, operativi».
I Pru non saranno in esercizio tutto l’anno, ma verranno attivati solo in caso di crisi o situazione d’emergenza su base comunale, regionale o cantonale a dipendenza del problema. Già, ma in quali casi potrebbero essere attivati? Durante la conferenza stampa di presentazione di questo nuovo servizio sono stati forniti alcuni esempi concreti: i blackout, che tolgono la corrente e mettono in difficoltà alcuni tipi di comunicazione (come quella attraverso la televisione); le siccità o i casi di catastrofe, come la tragica alluvione in Vallemaggia del giugno 2024. «Proprio quel caso – afferma Gobbi – ci ha dimostrato la necessità di avere una rete d’intervento capillare e in grado di raggiungere rapidamente la popolazione. Il crollo del ponte di Visletto ha tagliato il canale delle comunicazioni e di approvvigionamento. La popolazione, in questi casi, ha bisogno di sapere che c’è un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».

Informazioni, ma non solo
«Ogni Punto avrà almeno un responsabile comunale che si occuperà di fornire le informazioni ufficiali, gestire le chiamate di emergenza e dare aiuto», spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla. L’apertura di un Pru sarà comunicata tramite l’applicazione Alertswiss, i canali ufficiali delle autorità e i media. Ogni punto sarà dotato di cartello di segnalazione, radio Polycom per garantire comunicazioni affidabili tra gli operatori attivi e gilet bianchi per riconoscere le persone a cui rivolgersi. Le postazioni potranno inoltre essere dotate di allacciamento elettrico, registri di controllo abitanti cartaceo e spazi operativi per la centralizzazione di beni di prima necessità. «A gestire i Pru saranno principalmente i responsabili comunali e non la Protezione civile», sottolinea Pedevilla. Un’altra funzione di questi punti può essere quella di “catalizzatore”. Dichiara il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione: «I volontari che si attivano in caso di necessità possono essere convocati e partire dai Pru. In questo modo è garantito un coordinamento efficace». Altri possibili impieghi di questi nuovi punti sono la distribuzione di materiale di prima necessità, come acqua o mascherine igieniche». Insomma, I Pru saranno adattati a dipendenza della situazione e delle necessità che si presentano. Uno strumento in più che va ad aggiungersi alla catena di pronto intervento.

Lo slancio arriva da Argovia
A dare il là all’implementazione dei Punti di raccolta d’urgenza, che sono presenti in tutta la Svizzera con oltre 2’900 sedi, è stato il Canton Argovia. Confrontate con la necessità di disporre di una rete efficace di intervento e informazione, vista la presenza di diverse centrali nucleari, le autorità argoviesi si erano attivate con la Confederazione. L’Ufficio federale della protezione della popolazione ha però deciso di estendere il concetto a tutto il territorio nazionale. «La confederazione fornisce le basi legali e le linee guida, il Cantone garantisce il materiale necessario e l’attuazione, i Comuni attivano e gestiscono i Punti. Un esempio concreto di come funziona il federalismo in Svizzera», riprende Gobbi.

L’esempio di Monteceneri
Cento Comuni, centosessanta Pru. Questo perché, complici anche le fusioni, un Punto solo non basta per un intero comune. Monteceneri, dove si è tenuta la presentazione ai media del nuovo servizio, ne è un esempio. «Abbiamo cinque quartieri indipendenti tra loro. Per garantire a tutti i cittadini di raggiungere facilmente un Pru era quindi necessario averne più di uno. Ne abbiamo quindi creati quattro», dichiara il segretario comunale di Monteceneri Curzio Sasselli. Trovate le ubicazioni si è poi passati al personale. «Attualmente abbiamo otto responsabili comunali, figure trovate all’interno del Comune che hanno seguito la formazione specifica. Un lavoro nel complesso non facile, ma un servizio importante per la popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 de La Regione

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Ecco i punti di raccolta d’urgenza Gobbi: «Almeno uno in ogni Comune»

Sono in funzione da gennaio e possono aiutare la popolazione in caso di catastrofe.
Dal primo gennaio 2026 il Ticino dispone di una rete capillare di 160 punti di raccolta d’urgenza ( PRU): è quanto è stato sottolineato dal Dipartimento delle istituzioni durante una conferenza stampa al Centro diurno di Rivera. I siti, distribuiti su tutto il territorio cantonale e attivabili in caso di catastrofi naturali, black-out prolungati come altre emergenze diffuse, permetteranno ai cittadini di ricevere informazioni, assistenza oppure indicazioni operative direttamente da personale formato.

Notizie aggiornate e supporto
«Il cento per cento dei comuni ticinesi dispone di centri PRU», ha sottolineato il direttore DI, Norman Gobbi. «Questi luoghi sono un tassello fondamentale per la sicurezza del nostro Cantone». Infatti, in situazioni straordinarie, dalle frane alle interruzioni delle comunicazioni, la popolazione potrà recarsi nei centri per avere notizie aggiornate e supporto. La rete ticinese aderisce a un progetto nazionale promosso dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. In questo modo, il Cantone si allinea agli standard già adottati nel resto della Svizzera. In totale, nella Confederazione sono oltre 2.900 i punti previsti. «Non inventiamo nulla di completamente nuovo – ha osservato Gobbi – ma riprendiamo e adattiamo alle esigenze attuali un sistema di sicurezza già esistente ». I siti rappresentano un ulteriore tassello a favore della sicurezza. «Per ora il sistema di allerta prevede sirene d’allarme, AlertSwiss, Radio FM e il dispositivo d’emergenza ICARO. In futuro vorremmo l’introduzione del Cell Broadcast, un sistema con il quale si viene avvisati via telefono con una notifica push», conclude Gobbi. Lo scopo dei centri PRU è quello di diramare informazioni ufficiali, dare e ricevere aiuto. Oltre a questo, l’eventuale apertura dei siti è indicata tramite l’applicazione per smartphone AlertSwiss, canali ufficiali e attraverso i media. Ogni centro di raccolta è dotato dell’apposito cartello di segnalazione e di una radio Polycom: «Quest’ultima garantisce il collegamento con le autorità anche quando i mezzi convenzionali non funzionano», ha ricordato da parte sua Ryan Pedevilla, Capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Per l’aspetto operativo, la responsabilità diretta spetterà ai Comuni, che attiveranno i centri solo quando necessario. «L’apertura avviene in caso di crisi – ha precisato Pedevilla – quando la situazione richiede un contatto diretto con la popolazione». E la Protezione Civile? «Ha compiti differenti, ad esempio in una situazione in cui le antenne per la telefonia mobile hanno bisogno di essere riparate con urgenza, gli sforzi dei militi sarebbero interamente dedicati ad esse», spiega Pedevilla.

Monteceneri fiore all’occhiello
Presente all’incontro con la stampa anche il segretario comunale di Monteceneri, Curzio Sasselli. Il Comune, nato da diverse aggregazioni, è un esempio di come i centri PRU possano essere diffusi sul territorio. Monteceneri, infatti, dispone di ben 4 siti e di 8 responsabili comunali formati. «Abbiamo scelto luoghi facilmente raggiungibili, anche a piedi», ha spiegato Sasselli. E non sempre sarà necessario aprirli tutti: «Se il problema riguarda solo una zona, si attiverà il punto più vicino». Come detto, il Comune dispone di 4 centri, «ma non vi è un minimo o massimo di centri, la decisione spetta ai vari Municipi», aggiunge ancora Pedevilla.
Oltre all’infrastruttura, è stata curata la preparazione del personale e l’informazione alla cittadinanza. «Lo scopo finale è offrire un posto dove trovare informazioni affidabili e un contatto diretto con l’autorità», ha concluso Sasselli.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 del Corriere del Ticino

 

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Il comandante della Polizia cantonale, in veste di presidente della CCPCS, commenta la situazione in Svizzera fra sicurezza e criminalità: «In dieci anni è cambiato molto, la gente è più sotto pressione e i social…»

Eventi tragici ed eccezionali, come l’incendio avvenuto a Crans-Montana (VS) o il più recente rogo di un’autopostale a Kerzers (FR), mostrano quanto situazioni improvvise possano mettere sotto pressione non solo il sistema di sicurezza e soccorso, ma anche l’intera società.
A commentare questi casi, in intervista con i quotidiani del gruppo CH Media, è il comandante della polizia ticinese Matteo Cocchi, nella sua veste di presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS).
In casi come questo – con elevati numeri di vittime, ma anche un forte impatto emotivo sulla popolazione – la chiave di volta è la cooperazione intercantonale, a tutti i livelli.
Una sinergia, questa, che diventa sempre più importante anche considerando un contesto – quello svizzero – che con gli anni è mutato, senza addolcirsi: «La gente è più nervosa», spiega Cocchi. Secondo lui, «ci sono più situazioni delicate rispetto a dieci anni fa».
Pur non trattandosi di un aumento uniforme di tutta la criminalità, si registra una crescita della disponibilità alla violenza e dei reati violenti.
Secondo lui, infatti, «le persone si arrabbiano più velocemente e reagiscono in modo più aggressivo».
Questo fenomeno è legato a diversi fattori sociali, tra cui l’aumento della pressione lavorativa e delle tensioni nella vita quotidiana. A ciò si aggiunge, secondo il comandante, un progressivo «indebolimento del rispetto reciproco tra le persone».
Un ruolo importante è svolto anche dai social media. Come spiega Cocchi, «con i social media è diventato molto facile insultare o minacciare qualcuno».
In passato chi voleva offendere o minacciare qualcuno doveva esporsi direttamente, nella pubblica piazza. Oggi, invece, molte persone si sentono più forti dietro uno schermo (e a una tastiera) e agiscono senza percepire immediatamente le conseguenze delle proprie parole. Questo, conferma sempre il ticinese, si traduce in un aumento statistico delle minacce.
Parlando di criminalità la percezione generale può divergere dalla realtà. Per certi versi la Svizzera è più sicura: «I furti negli ultimi anni sono diminuiti».
Tuttavia, altri fenomeni stanno aumentando, in particolare la violenza domestica, la propensione alla violenza e i reati violenti. Cocchi evidenzia che «questa è una tendenza che si è sviluppata soprattutto dopo la pandemia di Covid» e che riguarda l’intera Confederazione, «bisogna fare di più, soprattutto con la prevenzione».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1911451/cocchi-la-gente-e-sempre-piu-nervosa

La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La cerimonia, tenutasi lo scorso lunedì 16 marzo presso la SUPSI, ha segnato un traguardo storico per il nostro cantone.
Gobbi: «Il vostro compito sarà aiutare a far ritrovare la sicurezza a chi l’ha persa»

Sono 25 le diplomate e i diplomati che questo lunedì 16 marzo hanno ottenuto il diploma alla fine del corso di CAS Infermieristica forense della SUPSI.
Il loro lavoro, sostanzialmente è quello di identificare la violenza subita già nell’ambito delle cure, e procedere a fare da trait d’union fra il sistema sanitario e le autorità, facilitando il successivo lavoro d’indagine.
Si tratta della prima classe a completare il percorso in Ticino, segnando un punto, per più di un verso, storico per il cantone. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi, presente alla cerimonia, non si tratta tanto «di un traguardo raggiunto, ma bensì un punto di partenza».
«La sfida che ci attende è creare insieme le condizioni affinché la formazione che concludete oggi si traduca in un valore aggiunto concreto per il territorio, capace di rafforzare la presa a carico e la protezione delle vittime. Una sfida che richiede di mantenere solido il ponte fra le diverse discipline e le istituzioni coinvolte», ha continuato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, «la sicurezza è un bene intangibile di cui ci si accorge solo quando manca. Voi sarete a contatto con donne, uomini e bambini che hanno subito delle violenze e che, a causa di questi episodi, hanno perso il senso di sicurezza. A voi spetterà il delicato compito di contribuire a ricostruirlo».
«Essere qui significa qualcosa che va oltre un certificato», ha chiosato la responsabile dell’Area sanità della Formazione continua SUPSI, Giovanna Colatrella, durante la cerimonia di consegna, «Significa assumersi un impegno verso le persone che incontrerete nel vostro cammino professionale. Un impegno verso la verità, verso la dignità e verso il territorio che ha bisogno di figure competenti, consapevoli e coraggiose».
Il lavoro delle diplomate e dei diplomati avrà un’importanza capitale in caso di indagini: «Solo attraverso una gestione impeccabile delle prove, e quindi di una documentazione delle lesioni accurata e ammissibile in tribunale, possiamo garantire alle vittime una base solida per ottenere giustizia», ha aggiunto la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez, «con la conclusione del primo in CAS in Infermieristica forense siamo già sulla buona strada per disporre anche in Canton Ticino di una documentazione corretta e utilizzabile in sede giudiziaria, anche nei casi in cui non venga presentata immediatamente una denuncia penale».
«Cura e giustizia condividono tre elementi: la sfida dello sguardo, vedere il non- visibile dove guardiamo; l’etica dell’osservazione: che cosa ce ne facciamo di quello che guardiamo e la necessità di non riconoscerci come onnipotenti, ma pensare sempre che ci sono sguardi che possono completare il nostro; infine, la coltura (e la cura) delle conoscenze e di noi stessi che le esercitiamo, per comprendere in modo profondo la realtà che incontriamo», aggiunge invece Lorenzo Pezzoli, professore SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense, «una giustizia senza cura è una giustizia debole. E una cura senza giustizia non è una cura. È questa forse la sfida-ponte fra queste due discipline che la vostra professione e la vostra specializzazione oggi vi chiama ad assumere».
Un accenno alla genesi del corso, lo dà invece Cinzia Campello, docente-ricercatrice senior SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense: «Siamo partiti da una ricerca svolta insieme ai Pronto Soccorso dell’EOC, chiedendoci quali fossero le difficoltà che medici e infermieri incontrano quando hanno di fronte una possibile vittima di violenze. Da questa ricerca e grazie all’incontro con la Dottoressa Martinez, abbiamo costruito questa formazione. Continueremo a lavorare con i nostri partner perché crediamo nell’importanza della formazione e della ricerca in questo ambito e a supporto delle vittime di violenza».
 
 
(Fonte: Supsi)
Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2026 sul territorio ticinese sono stati predisposti 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) destinati alla cittadinanza. La loro funzione principale è di offrire un primo punto di riferimento sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni straordinarie. Questi luoghi, distribuiti in maniera capillare, sono il frutto di una stretta collaborazione tra le autorità cantonali, i Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).

Durante le situazioni straordinarie, i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o funzionare solo parzialmente. Per garantire un collegamento costante e diretto tra le autorità e la popolazione, il Cantone Ticino, in collaborazione con i Comuni ticinesi e l’UFPP, hanno organizzato 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) che saranno attivati in caso di eventi eccezionali come catastrofi naturali, interruzioni prolungate della corrente elettrica, o in generale in presenza di situazioni che comportano un pericolo diffuso. In questi luoghi, la cittadinanza potrà ottenere informazioni ufficiali aggiornate.
I punti di raccolta d’urgenza sono distribuiti all’interno dei confini comunali e si trovano in prossimità di strutture pubbliche. La posizione geografica di tutti i PRU è consultabile tramite la pagina www.ti.ch/pru oppure sul geoportale ufficiale della Confederazione.
In caso di situazione straordinaria, l’apertura dei punti di raccolta d’urgenza viene comunicata tempestivamente tramite i media tradizionali (come radio e televisione) dalla piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch) e dai canali di comunicazione ufficiali del proprio Comune. La prontezza operativa e la gestione dei PRU sono riprese dai Comuni, che hanno designato un responsabile per la protezione della popolazione.
Tra il 16 e il 18 marzo 2026, presso il Centro d’istruzione della protezione civile di Rivera, ai responsabili comunali verrà consegnata una radio POLYCOM. Questo dispositivo, che fa parte della dotazione base di ogni PRU, garantisce la comunicazione d’urgenza anche quando i mezzi di comunicazione convenzionali non funzionano. A margine della consegna è previsto un momento di istruzione curato dai responsabili della Sezione del militare e della protezione della popolazione e dai servizi tecnici della Polizia cantonale. 
Con l’introduzione di questa rete, il Ticino si allinea agli altri Cantoni svizzeri, completando così l’implementazione a livello nazionale di una misura fondamentale di protezione della popolazione. Sebbene l’apertura dei PRU sia subordinata a situazioni straordinarie, i centri rimarranno presenti fisicamente sul territorio e costituiranno un tassello strategico della gestione delle emergenze e delle crisi a livello comunale, cantonale e federale.  

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ti.ch/pru.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

L’esperto: «La formazione è fondamentale»
Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, dopo le nevicate registrate tra sabato e domenica: «Il fattore umano rappresenta la prima causa degli incidenti in montagna»
Il colpo di coda dell’inverno ha portato la neve, anche tanta, sulle montagne ticinesi e non solo. Un paesaggio incantato che nasconde diverse insidie, soprattutto per quanto riguarda le valanghe. L’allerta diramata dalle autorità è stata di livello 4 (pericolo forte) nella giornata di ieri, mentre oggi è di livello 3+ (pericolo marcato). «Non bisogna sottovalutare questi dati», spiega a Ticinonews Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, «anche perché il 50% degli incidenti avviene proprio con un pericolo valanghe di livello 3».

Tutto parte dalla formazione
Chi vuole avventurarsi in montagna al di fuori dei comprensori sciistici deve quindi prendere determinate precauzioni, che vanno dalle conoscenze tecniche all’abbigliamento adeguato. «La base di partenza è la formazione, perché solo in questo modo si può imparare a leggere un bollettino valanghe, che contiene tutta una serie di informazioni fondamentali per la pianificazione di una gita». L’errore principale commesso dagli appassionati «è infatti quello della sopravvalutazione delle proprie conoscenze». In altre parole: «si sentono troppo sicuri». Proprio il fattore umano «rappresenta la prima causa degli incidenti da valanga o in montagna». Poi, come scritto, c’è l’equipaggiamento. «Pala, sonda e artva (apparecchio di ricerca in valanga) acceso sono la base, ma anche un telefono carico con già installata l’applicazione della Rega per un eventuale soccorso». Apparecchi fondamentali, «che però bisogna saper utilizzare».

«Il rischio zero non esiste»
In ogni caso, ricorda Bognuda, «il rischio zero non esiste in nessuna situazione, ma è possibile ridurlo». Come? «Formazione, valutazione corretta e autocritica» ad esempio.

https://www.ticinonews.ch/ticino/neve-in-abbondanza-in-montagna-ma-attenzione-alle-valanghe-lesperto-la-formazione-e-fondamentale-429165

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

Allo Splash and Spa di Rivera è andata in scena la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione».
Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

Una dimostrazione pratica del salvataggio in acqua. È quanto andato in scena oggi allo Splash and Spa di Rivera. A fornire l’occasione per proporre questo evento è la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione». Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

È passato il messaggio
«La prevenzione è tutto, non solo in piscina ma in generale nell’acqua. Ed è per questo che crediamo fermamente in questo progetto», spiega Alessandro Pellegrini, vicedirettore dello Splash and Spa. «Apprezziamo particolarmente che in questa giornata la prevenzione sia stata trattata dal punto di vista pratico. Il Ticino ha risposto presente: abbiamo ospitato tantissime famiglie e tanti bambini. E credo che il messaggio sia passato».
Un approccio pratico dimostrato anche dalla Croce Verde di Lugano che ha offerto la possibilità di sperimentare la rianimazione cardiopolmonare. «Abbiamo avuto parecchie persone interessate a questa formazione», rivela il caposettore sicurezza Massimiliano Palma. «È bello anche che molti bambini si sono dimostrati sensibili a questo tipo di problema»

Il ruolo dei bagnini
Per Palma importanti sono anche la competenza, l’efficacia e l’efficienza che devono dimostrare di avere i bagnini nel caso in cui si dovesse presentare un problema. «Solitamente la Croce Verde di Lugano arriva in seconda battuta: ecco all’ora che è importante che i bagnini siano tempestivi e inizino subito una rianimazione precoce fino all’arrivo del soccorso avanzato».

https://www.ticinonews.ch/ticino/la-prevenzione-in-acqua-vista-dal-punto-di-vista-pratico-429012

(Immagine: Ticinonews.ch)

Locarnese, il laboratorio apre la strada al futuro

Locarnese, il laboratorio apre la strada al futuro

I sette comuni prediligono lo scenario di un Comune unico. La palla passa ai Municipi.

«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese». È con queste parole che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha commentato i risultati delle due giornate di laboratorio dedicate al futuro istituzionale del Locarnese, che si sono svolte al Palexpo di Locarno venerdì 6 e sabato 7 marzo.
All’iniziativa hanno partecipato oltre 170 persone – municipali, consiglieri comunali, rappresentanti della società civile e del mondo economico – provenienti dalle sette realtà che hanno dato la loro disponibilità: Locarno, Losone, Minusio, Orselina, Tenero-Contra, Brione sopra Minusio e Mergoscia. Divisi in gruppi tematici e accompagnati dalla Sezione degli enti locali, i partecipanti hanno lavorato su diversi aspetti legati allo sviluppo del territorio nei prossimi anni.
Il risultato non rappresenta una decisione politica immediata, ma offre un importante elemento di riflessione. «Apprezzo l’apertura al dialogo dei sette comuni convolti – sottolinea Gobbi –. Non era affatto scontata la partecipazione a questo laboratorio e il risultato rappresenta un primo passo incoraggiante, che mette a disposizione dei Municipi un quadro di riferimento concreto su cui basare le prossime riflessioni».

Un processo che nasce dal dialogo e dal confronto
Il laboratorio non aveva l’obiettivo di avviare direttamente una procedura aggregativa. Il suo scopo era quello di raccogliere elementi oggettivi di valutazione – legati in particolare alla qualità di vita, alla pianificazione del territorio e alle prospettive di sviluppo del comprensorio – per alimentare una discussione informata all’interno dei Comuni.
Un punto emerge tuttavia con chiarezza: il Locarnese è chiamato a interrogarsi sul proprio posizionamento nel Cantone. «I territori che negli ultimi anni hanno scelto la strada delle aggregazioni – osserva Gobbi – hanno dimostrato di poter sviluppare con maggiore forza la propria capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di affrontare sfide di portata regionale».

Il ruolo del Cantone: accompagnare senza imporre
Il passo successivo spetta ora agli Esecutivi comunali, che dovranno valutare se e come proseguire la riflessione. Il Cantone continuerà a seguire il processo, nel rispetto dell’autonomia dei Comuni. «Il Dipartimento delle istituzioni non impone soluzioni dall’alto», ricorda Gobbi. «Il nostro compito è accompagnare i territori, stimolare il dibattito e mettere a disposizione strumenti di analisi che permettano alle comunità locali di individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili».

Il Basso Mendrisiotto: uno studio in fase avanzata
Sul fronte delle aggregazioni c’è un cantiere aperto anche nel Basso Mendrisiotto dove la Commissione di studio sta portando avanti il progetto di aggregazione tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo. Dopo aver raccolto le osservazioni emerse nella fase di consultazione, la Commissione ha confermato l’intenzione di mantenere l’impostazione iniziale dello studio e di consegnare il rapporto finale nel corso del 2026. Il documento verrà quindi trasmesso al Consiglio di Stato.
Se la tabella di marcia verrà rispettata, la popolazione potrebbe essere chiamata alle urne nell’estate del 2027. «Si tratta di una riflessione importante per tutta la regione – osserva Gobbi – perché un territorio che riesce a presentarsi con maggiore coesione ha inevitabilmente più forza nello sviluppo economico e nella pianificazione».

Nel Malcantone una votazione consultiva
Nel Malcantone invece c’è un processo aggregativo già maturo e destinato alla prova delle urne.  Il 29 novembre, infatti, i cittadini di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate saranno chiamati a esprimersi in una votazione consultiva sul progetto di aggregazione a quattro.
La procedura è stata avviata nel 2021 su iniziativa dei Municipi coinvolti. Se approvata, l’aggregazione darebbe vita a un nuovo Comune con circa 4.100 abitanti, che manterrebbe il nome di “Bioggio” e verrebbe guidato nella prima legislatura da un Municipio di sette membri. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%.  Per sostenere la nascita della nuova entità, il Consiglio di Stato prevede inoltre contributi cantonali destinati sia alla riorganizzazione amministrativa sia agli investimenti di sviluppo.

Aggregazioni: da necessità a opportunità
«Fin dall’inizio del mio mandato alla guida del Dipartimento delle istituzioni ho sostenuto i processi aggregativi – afferma Gobbi – sia quando rispondono a situazioni di necessità sia quando rappresentano un’opportunità di sviluppo». Le prime aggregazioni realizzate in Ticino hanno consentito a molti piccoli Comuni di recuperare una capacità di funzionamento adeguata, sia dal punto di vista finanziario sia da quello amministrativo e democratico.
Con il passare degli anni il fenomeno si è evoluto: oggi sempre più progetti nascono con l’obiettivo di rafforzare il benessere residenziale e la competitività dei territori.  «Le aggregazioni di opportunità sono processi spesso più complessi da realizzare, ma che possono permettere ai territori di recuperare peso politico, capacità progettuale e prospettive di sviluppo. In un Cantone piccolo come il nostro – conclude Gobbi – unire le forze significa avere più capacità di decidere, di progettare e di contare».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 marzo 2026 de Il Mattino della domenica

Dire addio ai piccoli comuni: in Svizzera fanno sul serio

Dire addio ai piccoli comuni: in Svizzera fanno sul serio

Il Ticino è passato dai 247 municipi del 1980 ai 100 di oggi e il numero è destinato a calare ancora.
Una tendenza che riguarda tutte le zone del Cantone, e che è incoraggiata dal governo di Bellinzona.

Ogni tanto bisognerebbe buttare l’occhio oltre la “ramina” (così è chiamata in Ticino la rete di confine) e magari interrogarsi sul motivo per cui l’efficiente – almeno sulla carta – macchina
amministrativa ticinese subisca in maniera così rilevante il fascino delle aggregazioni tra Comuni.
Già perché se lo scorso settembre quota 100 Municipi sembrava essere un risultato più che onorevole – con tanto di celebrazione pubblica da parte del Governo cantonale e del suo presidente Norman Gobbi – ora altre aggregazioni stanno prendendo corpo, a cominciare da quella che nell’estate del 2027 dovrebbe portare al voto i cittadini di cinque Municipi del Mendrisiotto.

Sul confine
Municipi che ruotano attorno a Chiasso e che hanno tante affinità con il nostro territorio, dalla Val d’Intelvi – con tanto di gemellaggio già in essere tra i due avamposti di frontiera di Scudellate (Breggia) ed Erbonne (Centro Valle Intelvi) – al Basso Lario, dove in maniera scherzosa lo scorso anno in occasione di “Nebiopoli” (il locale e storico Carnevale) il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni aveva lanciato una clamorosa annessione di Cernobbio e Maslianico.
E pensare che solo quarantacinque anni fa – nel 1980 – il Ticino contava 247 Comuni. Ora siamo a quota 100, ma il dato a stretto giro verrà ritoccato al ribasso.

Un progetto avanza anche nel Locarnese
A conferma di questa affermazione c’è anche il fatto che il Distretto del Locarnese, sin qui algido nonostante il clima nei confronti delle aggregazioni, si è messo in moto in maniera totalmente autonoma, organizzando la scorsa settimana un momento di confronto al “Palexpo” aperto a 170 persone tra autorità comunali, società civile e mondo economico. L’aggregazione dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) interessare sette Municipi, vale a dire Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra, mentre altri cinque si sono sfilati.
Se il Ticino va di corsa, i Grigioni hanno nel contempo ingranato la quinta (o sesta) marcia, tanto che il Governo cantonale ha già dichiarato di voler raggiungere il numero massimo di 50 Municipi, contro gli attuali 100. Anche in questo caso, vale la pena ricordare che nel 2001 i Comuni grigionesi erano ben 212. Questo dà l’esatta dimensione di quanto le aggregazioni tra Municipi abbiano rappresentato una priorità nell’agenda politica cantonale e dei singoli Municipi. Sia il Ticino che i Grigioni hanno dunque dimostrato che “più grande e più organizzato” è lo slogan con cui i singoli Comuni dovranno raffrontarsi negli anni a venire. D’altronde il Ticino ha dimostrato che nulla è impossibile, se si desidera raggiungere a tutti i costi quel determinato obiettivo.
Lo dimostra quanto accaduto nel 2017 a Bellinzona, città che da poco più di 18 mila abitanti è rapidamente passata ad averne 42 mila. Merito di una maxi aggregazione con altri dodici Comuni, finalizzata ad avere “un Comune con solide risorse finanziarie e tecniche”.

La grande Chiasso
La strada sembra ormai tracciata. E’ chiaro che il cammino anche per le aggregazioni in divenire è tutt’altro che semplice. Certo è che il Governo di Bellinzona guarda con attenzione e con spirito decisamente collaborativo a questo tipo di iniziative. Di sicuro anche il nostro territorio è uno spettatore interessato di parte di queste dinamiche. Qualora dovesse andare in porto l’aggregazione di Chiasso, i Comuni comaschi di confine si troverebbero a dialogare con un realtà forte di 20mila abitanti, capace di trattare – anche in chiave Interreg – progetti e iniziative con Bellinzona con un potere contrattuale decisamente più elevato rispetto all’attuale.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 marzo 2026 de La Provincia/Frontiera: il lavoro senza confini