Un tuffo nella prevenzione: giornata dedicata alla sicurezza in acqua

Un tuffo nella prevenzione: giornata dedicata alla sicurezza in acqua

Sabato 14 marzo 2026, dalle ore 12.00 alle ore 18.00, Splash e Spa Tamaro ospiterà la seconda edizione di “Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione”, un’iniziativa dedicata alla promozione della sicurezza in acqua e alla sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione degli incidenti acquatici.
L’evento nasce dalla collaborazione tra Splash e Spa Tamaro, Croce Verde Lugano, Polizia cantonale, la campagna di prevenzione Acque Sicure e la Società di Salvataggio Paradiso, con l’obiettivo di diffondere una cultura della sicurezza acquatica attraverso attività pratiche e momenti informativi rivolti a bambini, famiglie e adulti.
Nel corso della giornata, il pubblico potrà assistere a simulazioni di salvataggio, partecipare a laboratori didattici e attività educative pensate per diverse fasce d’età, oltre a confrontarsi direttamente con professionisti del settore, a disposizione per fornire consigli utili e approfondimenti sulla prevenzione e sulla gestione delle situazioni di emergenza in acqua.
In occasione dell’evento sarà inoltre proposta una tariffa agevolata per l’ingresso Splash di 4 ore, acquistabile esclusivamente online in prevendita entro il 13 marzo.
Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione” rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione su un tema di grande rilevanza per la comunità, grazie al coinvolgimento di istituzioni ed esperti del settore.

https://www.splashespa.ch/it/altro/news-e-promozioni/marzo/un-tuffo-nella-prevenzione/

Aggregazioni nel Locarnese: il 6 e 7 marzo un laboratorio partecipativo 

Aggregazioni nel Locarnese: il 6 e 7 marzo un laboratorio partecipativo 

Comunicato stampa

Prosegue nel Locarnese il lavoro di approfondimento avviato da sette Comuni della regione – Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia – sul proprio futuro istituzionale. Nelle giornate di venerdì 6 e sabato 7 marzo 2026, presso il Palazzetto FEVI di Locarno, si terrà un laboratorio partecipativo che permetterà ai Municipi di disporre di una valutazione condivisa per comprendere quale assetto istituzionale – Comuni separati o Comune aggregato – risulti più adatto a sostenere lo sviluppo futuro del territorio. Sulla base di tali risultati, ciascun Comune potrà successivamente decidere in piena autonomia se avviare o meno un progetto aggregativo formale. I lavori saranno coordinati dalla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni.

L’iniziativa scaturisce dal dialogo avviato nel corso del 2024 tra il Dipartimento delle istituzioni e i Municipi della regione. A seguito di questi incontri è emersa la disponibilità di alcuni Comuni ad approfondire possibili forme di collaborazione istituzionale. Su questa base è stata avviata una fase di pre-studio finalizzata a raccogliere informazioni e valutazioni condivise a supporto delle future decisioni politiche.  
Il laboratorio riunirà circa 170 persone, tra rappresentanti delle autorità comunali, della società civile e del mondo economico. Nel corso delle due giornate saranno esaminati i principali fattori che incidono sulla qualità di vita e sulla competitività del territorio, individuati i temi prioritari per i prossimi anni e discusse possibili misure di intervento a livello comunale.  
La prima giornata sarà dedicata all’analisi della situazione attuale e all’identificazione delle principali sfide e prospettive di sviluppo. La seconda giornata sarà invece incentrata sull’identificazione delle possibili misure e sulla valutazione di due possibili assetti istituzionali – Comuni separati oppure Comuni aggregati – con l’obiettivo di individuare quale modello risulti più idoneo a sostenere le priorità emerse durante i lavori.  
Al termine del laboratorio, i Municipi disporranno di una valutazione condivisa che consentirà di comprendere quale assetto istituzionale – Comuni separati o Comune aggregato – risulti più adatto a sostenere lo sviluppo futuro del territorio. Spetterà quindi a ciascun Comune decidere autonomamente se avviare o meno un progetto aggregativo formale.
Il Dipartimento delle istituzioni esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità e l’impegno dimostrati dai Municipi e dalle amministrazioni comunali del Locarnese che hanno voluto questo esercizio di confronto democratico. Nel rispetto dell’autonomia comunale e senza imporre scelte dall’alto, il Cantone ribadisce che intende continuare a stimolare il dibattito su questo tema, favorendo una riflessione costruttiva, capace di orientare la futura gestione delle politiche locali verso soluzioni sempre più adeguate e sostenibili.  

Il nuovo ponte di Visletto sarà agibile entro fine anno

Il nuovo ponte di Visletto sarà agibile entro fine anno

Visita al cantiere con le autorità, Gobbi: “Tempi e costi rispettati”

A meno di due anni dall’alluvione che ha duramente colpito la Vallemaggia, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e gli ingegneri della Divisione delle costruzioni hanno incontrato il Municipio di Cevio per fare il punto sullo stato dei lavori nel cantiere per la costruzione del nuovo ponte di Visletto. Un momento di aggiornamento istituzionale, ma anche un segnale di continuità e vicinanza alla Valle, che è ormai entrata pienamente nella fase di ricostruzione. Il manufatto militare sta svolgendo il suo compito e, da luglio 2024, permette la viabilità verso l’Alta Vallemaggia, ma comporta una serie di importanti limitazioni, oltre a essere un collegamento provvisorio.

Un segnale concreto di ritorno alla normalità
La ricostruzione del nuovo ponte è stata fin da subito una priorità per il Consiglio di Stato e il Dipartimento del territorio. I lavori sono iniziati a luglio 2025 e procedono spediti. “L’alluvione del giugno 2024 è una ferita ancora aperta per tutti – ha commentato il Consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi –. Il Governo è stato presente fin dall’inizio nella gestione della crisi, dimostrando la propria vicinanza alla Vallemaggia sia nella fase emergenziale sia in quella di ricostruzione. Arrivati a questo punto era importante confermare che il cantiere sta procedendo come previsto e discutere insieme i prossimi interventi. Questo dialogo ci permette di guardare al futuro con fiducia e di dare un segnale di ottimismo alle autorità e alla popolazione.”

Ponte: pronto a novembre 2026
Il nuovo ponte di Visletto verrà consegnato alla popolazione nei tempi previsti, a novembre 2026. Durante l’incontro, che si è svolto nella Casa Comunale di Cevio, i tecnici della Divisione delle costruzioni hanno illustrato la tabella di marcia. Allo stato attuale, tutte le principali opere di fondazione sono terminate. Da gennaio sono in corso i lavori di posa della carpenteria metallica e, a partire da maggio, seguirà l’esecuzione della sovrastruttura del ponte, vale a dire la parte portante destinata ad accogliere la pavimentazione stradale, le finiture e tutte le componenti funzionali. L’opera garantirà anche il funzionamento ottimale delle infrastrutture essenziali, come le condotte per l’evacuazione delle acque luride, la rete di approvvigionamento di acqua potabile, la fornitura di energia elettrica e i sistemi di comunicazione. L’investimento complessivo ammonta a 8.9 milioni di franchi – di cui 8.45 milioni per il manufatto e i raccordi stradali e 450 mila franchi.

Aiuti dalla Confederazione, le tempistiche bernesi…
Intanto scadrà a breve la consultazione del Consiglio federale con la proposta di stanziare un aiuto straordinario di 17 milioni, da suddividere tra le zone più duramente colpite dal maltempo nell’estate del 2024. Da Berna, per la ricostruzione dell’Alta Vallemaggia, dovrebbero arrivare circa 10 milioni di franchi aggiuntivi. Il Consiglio di Stato ha già risposto alla consultazione che scadrà il 12 marzo. “Metteremo nero su bianco le nostre ragioni – commenta Gobbi – e il Ticino chiederà di poter ottenere qualcosa in più. Quello che mi lascia una certa amarezza sono le tempistiche. Questa decisione sarebbe potuta arrivare molto prima, senza farci aspettare oltre due anni.” Fortunatamente la ricostruzione non segue le tempistiche bernesi e il ponte di Visletto sta prendendo forma e garantirà, entro la fine del 2026, la piena ricucitura dell’Alta Vallemaggia con il resto del Cantone.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 marzo 2026 de Il Mattino della domenica

Alta tensione tra Italia e Svizzera. Tre domande a Norman Gobbi

Alta tensione tra Italia e Svizzera. Tre domande a Norman Gobbi

Norman Gobbi, lei fu tra Consiglieri di Stato che bloccarono parzialmente i ristorni nel 2011. Quanto siamo effettivamente vicino a un blocco bis quest’anno? Su questo fronte lei ha denunciato l’insensibilità della Confederazione rispetto al Ticino. Eppure abbiamo un Consigliere Federale ticinese. Come si spiega questo atteggiamento? 
“Non sempre per far sentire la voce del Ticino a Berna basta parlare e lanciare i campanelli d’allarme. A volte bisogna picchiare i pugni sul tavolo. Non significa essere ribelli ma richiamare l’attenzione verso la specificità di un Cantone di frontiera come il nostro, che vive quotidianamente dinamiche diverse rispetto al resto del Paese. È vero che abbiamo un Consigliere federale a Berna ma nel Governo si ragiona in ottica nazionale e spesso si prediligono i buoni rapporti istituzionali tra Stati, talvolta a discapito degli interessi dei Cantoni. Nel caso specifico, la “tassa sulla salute” è di fatto un’imposta introdotta dal Governo italiano a carico dei lavoratori frontalieri. Come tale, a nostro modo di vedere, costituisce una violazione da parte di Roma dell’accordo sulla fiscalità. Nel rispetto dei livelli istituzionali, dev’essere il Coniglio federale a sollevare la questione con le autorità italiane. È una delle richieste che rivolgeremo alla Consigliera federale Karin Keller-Sutter che ha accettato – finalmente – la nostra proposta di incontro. Apprezziamo l’apertura al dialogo, ma se questo non produrrà risultati concreti, il Cantone deve valutare tutte le opzioni percorribili. Dubito però che si procederà con il blocco-bis dei ristorni, l’ipotesi più plausibile potrebbe essere una decurtazione”.

Le tensioni tra Italia e Svizzera sono già alle stelle per via di Crans-Montana. Nelle vostre considerazioni state tenendo conto anche di questo aspetto?
“Il dossier dei ristorni e le questioni fiscali sono un tema economico e istituzionale tra Stati. Crans-Montana è un dramma umano e una vicenda giudiziaria. Mescolare i due piani sarebbe un errore. Il Ticino valuta il tema dei ristorni per ciò che è: un problema di equilibrio fiscale e di rispetto degli accordi. Le relazioni tra Svizzera e Italia sono solide, ma devono basarsi sul rispetto reciproco e non possono essere condizionate da una sovrapposizione impropria di dossier”.

A proposito di Crans-Montana. L’ambasciatore italiano a Berna, resta ancora a Roma per volontà del Governo italiano. Lei che idea si è fatto di questa strategia aggressiva da parte dell’Esecutivo guidato da Meloni? E come pensa che dovrebbero reagire le istituzioni politiche e giudiziarie svizzere rispetto alle pretese italiane?
“Il richiamo di un ambasciatore è un gesto gravissimo. Nella prassi diplomatica è uno strumento che viene utilizzato in contesti di conflitto o di rottura profonda delle relazioni tra Stati. Il Governo italiano ha deciso di alzare il livello dello scontro con decisioni ricattatorie, ha scelto la strada della pressione e dell’ingerenza politica, e questo non si può accettare. Il contesto nel quale si inserisce questa scelta, tuttavia, non può essere ignorato: le tensioni bilaterali si sviluppano parallelamente a un acceso dibattito interno in Italia sulla riforma della giustizia. È legittimo interrogarsi sulla coincidenza temporale di questi fattori. Le istituzioni svizzere devono ribadire il principio fondamentale che sta alla base del nostro sistema democratico: la separazione dei poteri. Si tratta di un pilastro irrinunciabile dello Stato di diritto, che non può essere messo in discussione da pressioni politiche esterne. La Svizzera – che, lo ricordiamo, piange il maggior numero di vittime – è la prima a voler fare piena luce sui fatti e a ricercare verità e giustizia. È dunque doveroso garantire la massima collaborazione nell’ambito degli strumenti previsti dal diritto internazionale, ma con altrettanta fermezza nel tutelare la propria sovranità giuridica e l’autonomia delle proprie istituzioni”.

https://www.liberatv.ch/news/politica-e-potere/1907851/alta-tensione-tra-italia-e-svizzera-tre-domande-a-norman-gobbi

 

Strutture carcerarie: “In atto ogni sforzo per una collocazione adeguata”

Strutture carcerarie: “In atto ogni sforzo per una collocazione adeguata”

Le è stato fornito un quadro aggiornato della situazione di sovraffollamento nelle carceri ticinesi e le sono state illustrate le misure straordinarie adottate per far fronte alla carenza di spazi e per sostenere adeguatamente il personale in una fase caratterizzata da “un’elevata pressione operativa”. La commissione parlamentare di sorveglianza ha incontrato ieri mattina in audizione il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti e il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini per fare il punto sulla sovraoccupazione delle prigioni.

La commissione, presieduta dalla deputata dei Verdi Giulia Petralli, “ha potuto constatare come, in un contesto particolarmente complesso, le autorità competenti stiano mettendo in atto ogni sforzo volto a garantire una collocazione adeguata alle persone detenute”. Nella nota l’organo parlamentare esprime inoltre “il pieno riconoscimento e apprezzamento per l’impegno, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati dal personale delle Strutture carcerarie cantonali”. Riunitosi giovedì sera in assemblea (vedi ‘laRegione’ di ieri), il sindacato Vpod ha approvato una risoluzione all’attenzione del Consiglio di Stato, della Direzione delle strutture carcerarie e della stessa commissione parlamentare, formulando nella stessa alcune rivendicazioni. Per il sindacato “vanno rilanciati investimenti coraggiosi del Cantone nelle infrastrutture e nella dotazione di personale”, investimenti che garantiscano nelle carceri “spazi ed effettivi all’altezza dei crescenti bisogni”. Ciò per assicurare condizioni di lavoro adeguate per il personale alle dipendenze delle strutture detentive e condizioni dignitose per chi sta scontando una pena privativa della libertà o si trova in carcerazione preventiva. La Vpod chiede anche “l’esclusione di nuovi programmi di privatizzazione dei servizi penitenziari”. E questo perché ”l’esecuzione della pena costituisce un compito essenziale dello Stato”. Che deve quindi “rimanere in mano pubblica”.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 28 febbraio 2026 de La Regione

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Sovraffollamento delle strutture carcerarie: «In atto ogni sforzo per una collocazione adeguata»

La Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione ha incontrato Gobbi, Andreotti e Laffranchini: «Pieno riconoscimento e apprezzamento per l’impegno, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati dal personale»
«Siamo al 100% al carcere penale (La Stampa, ndr.) e sovraffollati al carcere giudiziario (La Farera, ndr.)». A esporre la situazione, due settimane fa, era stato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini. Oggi la Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione ha incontrato il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e Laffranchini.
Nel corso dell’incontro, la Commissione è stata aggiornata in merito alla delicata situazione di sovraffollamento che interessa le Strutture carcerarie ticinesi, fenomeno che si riscontra peraltro anche a livello nazionale. Sono state illustrate le misure straordinarie adottate per far fronte alla carenza di spazi disponibili e per sostenere adeguatamente il personale in una fase caratterizzata da un’elevata pressione operativa.
«La Commissione ha potuto constatare come, in un contesto particolarmente complesso, le autorità competenti stiano mettendo in atto ogni sforzo volto a garantire una collocazione adeguata alle persone detenute».
La Commissione desidera infine «esprimere il proprio pieno riconoscimento e apprezzamento per l’impegno, la professionalità e il senso di responsabilità dimostrati dal personale delle Strutture carcerarie cantonali». 
 
 
Messaggio sulla Riforma della Giustizia di pace

Messaggio sulla Riforma della Giustizia di pace

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il Messaggio sulla Riforma della Giustizia di pace. L’obiettivo del Governo è di salvaguardare e rafforzare la storica figura del Giudice di pace ticinese, uno degli Istituti più antichi del Cantone Ticino presente sin dagli albori del nuovo Cantone con l’Atto di Mediazione del 1803. Un rafforzamento che prevede in particolare la chiarificazione dello statuto del Giudice di pace e la ridefinizione dei comprensori e del numero di giudici presenti sul territorio, continuando ad assicurare la formazione e il sostegno ai magistrati popolari. Una figura dell’ordinamento giudiziario cantonale che contribuisce al buon funzionamento della Giustizia ticinese, trattando oltre 7’000 cause all’anno a sgravio della Magistratura ordinaria.

La riforma della Giustizia di pace figura tra gli indirizzi strategici fissati dal Governo in favore della Giustizia ticinese, inserendosi nelle riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale, volte a garantire il buon funzionamento della Giustizia a beneficio della cittadinanza. L’adeguamento dello storico Istituto del Giudice di pace si rende necessario alla luce dell’evoluzione del quadro normativo e delle trasformazioni intervenute nella società ticinese. L’attuale assetto, pur avendo garantito per decenni un servizio importante e capillare, evidenzia oggi limiti strutturali e funzionali che richiedono un intervento legislativo mirato in concomitanza con la scadenza del periodo di elezione decennale al 31 maggio 2029, volto a mantenerne la piena operatività nel contesto contemporaneo.

La riforma proposta dal Governo mira a conseguire un modello di giustizia di prossimità moderno, efficiente, maggiormente professionale e in equilibrio complessivo con il sistema giudiziario cantonale, in grado di rispondere alle esigenze attuali e future della popolazione, assicurando nel contempo la continuità di un servizio pubblico radicato nella tradizione istituzionale del Cantone. Tradizione che proprio per la sua importanza viene mantenuta, confermando la natura laica della figura eletta con votazione popolare. Tra i punti cardine della riforma vi sono la chiarificazione dello statuto del Giudice di pace, basata sul modello del Giudice di pace attivo a tempo parziale a titolo accessorio, fissando nella legge il rispettivo salario, alla stregua dei magistrati dell’ordinamento giudiziario e superando l’attuale sistema retributivo che prevede l’incasso da parte del Giudice di pace delle tasse e spese di giustizia. La riforma persegue dunque un maggior equilibrio lavorativo per i Giudici di pace, al fine di garantire al singolo giudice un numero adeguato di incarti. Un obiettivo che poggia sulla ridefinizione del numero di Giudicature di pace, dalle attuali 38 presenti in ogni Circolo del Cantone alle future 11 Giudicature di pace, in cui opereranno 25 Giudici di pace che tratteranno in media circa 300 incarti ciascuno all’anno. I Giudici di pace che saranno tenuti a seguire una formazione di base giuridica e organizzativa e continua organizzata dallo Stato, che continuerà ad assicurare un adeguato sostegno giuridico e organizzativo per l’esercizio della loro funzione.

Con la riforma il Consiglio di Stato intende mantenere una presenza complessivamente proporzionata delle Giudicature di pace sul territorio cantonale, volta a conferire ai Giudici di pace un numero di incarti adeguato ed equilibrato. Una prossimità intesa, superando il concetto strettamente legato alla vicinanza fisica, nella capacità di meglio rispondere ai bisogni della cittadinanza, rendendo l’Istituto del Giudice di pace più moderno, efficiente e maggiormente professionale, come avvenuto per altre riforme in ambito di Giustizia, evidenziando la riforma delle Autorità di protezione di recente approvata dal Gran Consiglio. Una riforma tesa quindi a salvaguardare la storica figura del Giudice di pace ticinese, rafforzandola anche in vista delle sfide che attendono la Giustizia tutta, come la digitalizzazione dell’attività, permettendo di continuare a garantire l’importante contribuito al buon funzionamento della Giustizia fornito dai Giudici di pace, trattando oltre 7’000 cause all’anno a sgravio della Magistratura ordinaria.

Vallemaggia: il punto sulla ricostruzione

Vallemaggia: il punto sulla ricostruzione

Incontro, oggi, fra le autorità cantonali e il Comune di Cevio – Rispettata la tabella di marcia per il nuovo ponte di Visletto

Nel pomeriggio di oggi, giovedì, sono stati presentati aggiornamenti sulla ricostruzione in Vallemaggia, a quasi due anni dalla tragica alluvione che ha cambiato per sempre anche il territorio della regione. Autorità e tecnici cantonali hanno così fatto il punto della situazione in un incontro col Municipio di Cevio.
L’attenzione si è così focalizzata sul ponte di Visletto, simbolo per tutti della ricostruzione. La tabella di marcia, è stato detto, è rispettata: i 4 piloni provvisori sono stati tutti posati e poggiano su altrettanti pilastri che entrano nel suolo per una ventina di metri. Le opere di carpenteria metallica saranno terminate invece per la fine di marzo.
Ci si chiede, quindi, se l’apertura del ponte non possa in qualche modo essere anticipata. “La tempistica rimane quella: quindi la messa in esercizio per novembre”, risponde al Quotidiano Norman Gobbi. Ma il consigliere di Stato aggiunge che “guardando all’avanzamento dei lavori e discutendo con i tecnici della Divisione delle costruzioni”, si può “magari immaginare che la ditta” risulti “talmente brava, e potrebbe quindi ricevere un bonus”. Un bonus di cui beneficerebbe evidentemente anche l’alta Vallemaggia, che potrebbe così essere “collegata prima in maniera definitiva al resto del cantone”.
Sui lavori in atto per il ponte si è quindi espresso nel dettaglio Diego Rodoni. Come si dovrà procedere? Si tratterà di “sistemare tutta l’area occupata attualmente dal cantiere”, nonché di “demolire l’attuale strada provvisoria” e “smontare il ponte militare” provvisorio, spiega il direttore della Divisione delle costruzioni. Quindi, inizieranno tutti i lavori di sistemazione dell’alveo del fiume Maggia: occorrerà così “rifare le nuove scogliere e la nuova zona golenale” e procedere ad una sistemazione paesaggistica “per ripristinare nella maniera più naturale possibile tutta l’area che è stata” colpita dalle devastazioni del 2024.
Il progetto prevede un ponte a forma di S, lungo 150 metri, la cui realizzazione è veramente molto attesa da tutta la popolazione. Ma il ponte, ovviamente, rappresenta solo una delle tappe della ricostruzione: per il Comune di Cevio ce ne sono altre molto importanti, ad esempio per quanto attiene alla ricucitura della Bavona. Ma proprio la settimana prossima, anticipa Wanda Dadò, 3 team di progettazione presenteranno i loro masterplan per la ricucitura. “Vedremo fra le tre idee, quella che ci convince di più, quella che rispecchierà di più la visione che abbiamo già comunque dato a questo territorio”, rileva la sindaca di Cevio. Quindi, si passerà alla progettazione, che riguarderà tutto l’anno in corso.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Vallemaggia-il-punto-sulla-ricostruzione–3552478.html

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Tagikistan

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Tagikistan

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Sharaf Sheralizoda, Ambasciatore della Repubblica del Tagikistan accreditato a Berna. La visita di cortesia ha consentito di discutere vari temi di interesse comune e di presentare le particolarità del nostro Cantone.

La visita di cortesia dell’Ambasciatore Sharaf Sheralizoda ha permesso di discutere vari temi di attualità, offrendo l’occasione per un confronto sulle relazioni diplomatiche e commerciali che legano la Confederazione e il Tagikistan.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha inoltre colto l’opportunità per condividere con l’Ambasciatore alcune informazioni sulle caratteristiche che contraddistinguono il Ticino e sull’attuale situazione socio-economica, politica e culturale del nostro Cantone.

“Pronti a congelare i ristorni. Si fa prima ad avere un appuntamento con Giorgetti che con Keller-Sutter”

“Pronti a congelare i ristorni. Si fa prima ad avere un appuntamento con Giorgetti che con Keller-Sutter”

Gobbi tuona contro Berna: “Se vogliono mantenere buoni rapporti con l’Italia, compensino loro il mancato pagamento”

“Avanti tutta amici miei!”. Il Ticino è pronto, nel caso, a congelare almeno parzialmente i ristorni dei frontalieri. «E se Berna è così intenzionata a mantenere buoni rapporti con l’Italia, ci pensi lei a compensare il mancato pagamento», afferma serafico il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi davanti alla stampa, a margine del consueto incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali che precede la sessione primaverile. Perché va bene tutto – tassa sulla salute, Zone economiche speciali, ammortamenti minori sui macchinari rispetto ai Paesi Ue – ma ora basta: «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, cioè che l’inerzia bernese venga pagata dai ticinesi – spara ancora Gobbi –. Non significa essere un Cantone ribelle né cerchiamo di rompere la collegialità confederale, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Svizzera e Italia a Berna e Roma dicono che è tutto ok, ma quando si passa al Ticino le prospettive cambiano non poco». Senza dimenticare che «quando si parla di rapporti Berna-Parigi o Berna-Berlino, si agitano tutti di più sotto la Cupola e in tutta l’Amministrazione federale, e siamo un po’ stanchi: siamo un cantone in forte difficoltà sociale, sono dati evidenziati da ogni statistica ma sui quali dobbiamo continuamente richiamare l’attenzione». E, quando gli si chiede se sia più facile parlare con Berna o Roma, la risposta è secca e con un sorriso non guascone, ma molto tirato: «Diciamo che è più facile avere un appuntamento con il ministro dell’Economia italiano Giorgetti che con Karin Keller-Sutter, che si è attivata solo quando abbiamo cominciato ad alzare un po’ la voce». Conferma questa, per Gobbi, che «per richiamare l’attenzione a volte serve andare sopra le righe istituzionali elvetiche». Meno formalità, più muscoli belli tesi.

‘Diamo seguito alla mozione, dall’Italia misure unilaterali’
Perché «le criticità di misure unilaterali prese dall’Italia emergono sempre più, e hanno un impatto forte sulla nostra realtà economica. Sono tanti elementi che vanno a irrigidire i rapporti tra la nostra realtà e quella italiana. Per Berna è importante avere buoni rapporti», concede Gobbi. Ma c’è un limite a tutto. E difatti, il governo cantonale è pronto «a dare seguito alla mozione che ci chiede di intervenire con Berna sulla questione ristorni». Questo perché «se c’è un cambio di approccio fiscale da parte italiana, è un cambio che richiede la revisione di quanto oggi in vigore. Il Ticino – ricorda Gobbi – versa oltre 100 milioni di franchi l’anno di ristorni, cifre importanti perché è importante il numero di frontalieri attivi qui, ma ci sono delle soluzioni ipotizzabili». Che vanno dal più irrealizzabile blocco totale dei ristorni, alla via «più percorribile», quella di un congelamento parziale «per sbloccare la discussione come è già stato fatto in passato per l’Accordo fiscale, anche alla luce del comportamento delle autorità italiane che cercano di sfuggire nel dare una chiara lettura a quanto adottato».

Perequazione, qualcosa si muove
Su un altro dossier pesante, quello della perequazione intercantonale, a velocità pachidermica qualcosa invece si muove. Abbastanza? Si vedrà, intanto «si è conclusa la consultazione promossa per la modifica dell’Ordinanza che accoglie quanto chiedevamo da tempo: adeguare la ponderazione delle entrate fiscali dei frontalieri, una disparità che colpisce il Ticino perché sono persone che guadagnano qui ma non spendono qui e non contribuiscono al benessere del nostro cantone». Una maggioranza di Cantoni favorevoli a questo cambio sembra delinearsi, anche se «c’è una fetta di contrari». Il conto è fatto: «Per il Ticino sarebbero 9 milioni di franchi». Una goccia nell’oceano di un Piano finanziario che fa tremare i polsi, ma sempre meglio una goccia di un pugno di arida sabbia. Perché vada tutto nel migliore dei modi, l’impegno c’è: «Noi abbiamo programmato un incontro con Keller-Sutter, mentre la Deputazione incontrerà Ignazio Cassis».

Da www.laregione.ch

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I ristorni? «Per essere ascoltati occorre andare sopra le righe»

A margine del tradizionale incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali, il presidente del Governo Norman Gobbi è tornato sull’ipotesi, sempre più probabile, di una decurtazione dei ristorni: «Quando si parla di Parigi o Berlino tutti si agitano di più, il Consiglio di Stato è stanco di questa situazione»

A volte per farsi ascoltare da Berna occorre essere un po’ sopra le righe. Potremmo riassumere così il senso delle dichiarazioni del presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, formulate oggi in occasione del tradizionale incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali in vista dell’imminente sessione parlamentare. Già, perché durante l’incontro si è sì parlato di «classici» temi federali, come la perequazione intercantonale (presto potrebbero esserci novità favorevoli al Ticino in merito al computo dei redditi frontalieri), oppure i sempre crescenti costi della salute (con un paio di iniziative cantonale che saranno trattate dal Parlamento durante la sessione). Ma si è parlato anche, visto il momento storico, dei rapporti con la vicina Italia. Con, sullo sfondo, l’ipotesi evocata da più parti di una decurtazione dei ristorni da parte ticinese quale «contro-mossa» a diverse misure protezionistiche proposte dalle autorità italiane. E con il presidente del Governo a non lesinare critiche, in particolare nei confronti della Berna federale, rea di non ascoltare abbastanza i campanelli d’allarme lanciati da Sud delle Alpi.

Rapporti tesi con l’Italia
«Abbiamo evidenziato al Consiglio federale, nelle scorse settimane, criticità che ci sono dal punto di vista di alcune misure unilaterali che l’Italia ha adottato, in particolar modo la tassa sulla salute». Ma non solo: anche l’ipotesi di istituire «zone economiche speciali». Oppure, come evidenziato più tardi dal presidente della Deputazione, Bruno Storni, gli incentivi per acquistare macchinari prodotti nell’UE (che tagliano fuori il mercato elvetico) e che rischiano di «produrre un danno diretto per l’economia ticinese». Insomma, ha proseguito Gobbi, sono «tanti piccoli elementi che vanno a irrigidire i rapporti tra la Svizzera e la Repubblica italiana». Non a caso, ha affermato il presidente dell’Esecutivo cantonale a proposito dell’ipotesi di bloccare i ristorni, «noi vogliamo dare seguito a quanto recentemente introdotto a livello del Parlamento ticinese», ossia la mozione (firmata da esponenti di spicco di PLR, UDC, Centro e Lega) che chiede di attivarsi per sospendere (totalmente o parzialmente) i ristorni. Come dire: il Governo è pronto ad andare in quella direzione. E in questo senso Gobbi ha precisato che la via «più plausibile» è quella di una decurtazione dell’importo, non quella di un blocco totale. «Il Governo – ha spiegato – ritiene sia necessaria da parte della Confederazione un’azione diplomatica e politica nei confronti dell’Italia al fine di affrontare le criticità, perché altrimenti, ancora una volta, le conseguenze le pagherà il Ticino». Un tema, questo, che sicuramente sarà affrontato durante il prossimo incontro tra il Consiglio di Stato e la consigliera federale Karin Keller-Sutter, in programma proprio durante la sessione. E che, come chiarito da Storni, sarà tematizzato anche durante il già previsto incontro tra la Deputazione e il consigliere federale ticinese Ignazio Cassis, agendato martedì prossimo.
Sollecitato dai media, poi, Gobbi è tornato sulla questione dei ristorni. E, come detto, non ha lesinato critiche a Berna. «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, con l’inerzia bernese pagata dai ticinesi. Lo abbiamo fatto in passato. Lo abbiamo sopportato. Ma se la Confederazione vorrà mantenere buoni rapporti con l’Italia, semmai pagherà lei…». Ciò, ha voluto precisare, «non significa essere un cantone ribelle, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Italia e Svizzera, per Berna e Roma va tutto bene, mentre in Ticino la prospettiva cambia». Inoltre, «quando si parla di Parigi o Berlino si agitano tutti di più». E il Governo, di questa situazione, «è un po’ stanco. Le statistiche federali mostrano un cantone in difficoltà sociale. Questo deve essere compreso anche a livello federale. E ogni tanto bisogna richiamare l’attenzione facendo cose un po’ più sopra le righe dal punto di vista istituzionale». Per dirla con una battuta, ha chiosato rispondendo alle domande, «è più facile avere un appuntamento con Giorgetti (ndr. ministro dell’economia italiano) che con Keller-Sutter». Non a caso, ha aggiunto, «l’incontro (ndr. con la consigliera federale) è arrivato solo quando abbiamo iniziato ad alzare un po’ la voce. E ciò conferma quanto detto prima: ogni tanto occorre andare oltre le righe istituzionali elvetiche».

Da www.cdt.ch

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Fra rapporti con l’Italia e costi dei farmaci
Sono i temi che hanno dominato l’incontro di oggi, a Bellinzona, fra il Consiglio di Stato e la deputazione ticinese alle Camere federali

Vari temi sono stati affrontati a Bellinzona oggi, mercoledì, nell’incontro fra la deputazione ticinese alle Camere e il Consiglio di Stato, in vista della prossima sessione di lavori parlamentari a Berna. Ma il dossier che ha attirato maggiormente l’attenzione è dato dai rapporti con l’Italia. L’Esecutivo ticinese ha infatti definito problematica la nuova tassa sulla salute approvata dal Governo di Giorgia Meloni: la considera come una doppia imposizione sui frontalieri, e ciò violerebbe gli attuali accordi fra Svizzera e Italia.

“Si tratta di una questione giuridica”, spiega Norman Gobbi ai microfoni di SEIDISERA, sottolineando che “l’introduzione nella legge italiana di bilancio” di questa tassa “ha cambiato completamente le regole del gioco”. Fino a ieri “abbiamo parlato con la Regione Lombardia”, che è stata la prima a farsi promotrice, “anche per capire determinati meccanismi”. Ora però tali meccanismi sono stati fissati in una legge di bilancio. “Per noi” è quindi “importante segnalare il fatto che questa, a nostro modo di vedere, è una doppia imposizione: cambiando quindi anche il principio, “bisogna mettere tutto in discussione”, rileva il presidente del Consiglio di Stato.

E l’Esecutivo, per far comprendere la posizione ticinese anche al Consiglio federale, è pronto a intervenire sul versante dei ristorni. Lamenta intanto una certa difficoltà nell’ottenere un incontro con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF). “Berna”, afferma Gobbi, “fa più fatica ad ascoltare il Canton Ticino perché” nell’ottica di Palazzo federale “i rapporti con Roma vanno sempre bene”, ma “mi sembra di dire che negli ultimi mesi proprio, proprio così non è”. Se invece fosse stata “Berlino o Parigi” ad assumere una misura di questo genere, “la reazione sarebbe stata molto più forte”.

Quando però una situazione del genere “impatta principalmente sul Canton Ticino, beh, le cose vengono prese un po’ più a conoscenza, senza troppo agitarsi”, argomenta il consigliere di Stato. “Quello che noi chiediamo è rispetto, proprio perché, se nei rapporti economici e finanziari fra Svizzera e Italia è principalmente” il Ticino a portarne le conseguenze, “noi meritiamo rispetto quanto le altre zone e regioni” della Confederazione. Ma all’interno dell’Esecutivo cantonale si è già discusso su come intervenire puntualmente? “Prima di tutto vogliamo sentire la posizione di Keller-Sutter, del suo dipartimento su quest’analisi della situazione, visto che è cambiata completamente rispetto a prima”. Tant’è che “nel giro di pochi giorni ci è stato concesso un appuntamento: cosa che invece, nei mesi scorsi, ci è sempre stata negata”, risponde Gobbi.

Al centro dell’incontro odierno, anche le due iniziative canzonali che puntano alla riduzione dei costi della salute legati ai farmaci e che saranno trattate nella sessione delle Camere che inizierà lunedì. Il Consiglio federale ha già espresso la sua contrarietà, ma la deputazione ticinese cercherà di difenderle. “Cercheremo di fare pressione”, anticipa il consigliere nazionale Bruno Storni, osservando però che la situazione politica non va “nel senso che vogliamo noi di far pressione sui prezzi dei medicamenti”. E questo alla luce della pressione esercitata dagli USA, i quali, invece, vorrebbero che le industrie farmaceutiche aumentassero i prezzi in Europa “per compensare la diminuzione negli Stati Uniti”.

Il dossier è insomma complesso. Ma “sulla questione costi e salute siamo compatti”, afferma il presidente della deputazione ticinese. Una compattezza che occorrerà mantenere anche in vista della nuova ordinanza sulla perequazione finanziaria che potrebbe entrare in vigore già nel 2027, portando al Ticino 9 milioni di franchi in più. Al momento c’è una maggioranza di Cantoni favorevoli, ma non è stata nascosta oggi una certa preoccupazione per possibili cambiamenti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Fra-rapporti-con-l%E2%80%99Italia-e-costi-dei-farmaci–3549280.html

Il Quotidiano: Blocco ristorni, la deputazione ticinese in pressing
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3549550

 

 

Donne nell’esercito svizzero, 40 anni di storia

Donne nell’esercito svizzero, 40 anni di storia

Livia Trojani è primo tenente, Sybille Freudweiler-Haab colonnello: due esperienze di una presenza ancora minoritaria, ma in crescita.

Oggi Livia Trojani è primo tenente dell’esercito svizzero. Il suo grado e la sua funzione sono uguali a quelli di altri ufficiali; le armi che ha in dotazione sono le stesse dei suoi commilitoni. “È logico”, si potrebbe pensare. E invece non è così: è il risultato di un lungo percorso.
La presenza femminile per l’esercito affonda le radici nel secolo scorso, tra associazioni e strutture parallele. L’ultima di queste, il servizio complementare femminile (SCF), è rimasto attivo fino al 1986. Da lì, il cambiamento è stato progressivo: prima la trasformazione in servizio militare femminile, poi (nel 1995) la nascita del servizio donne dell’esercito.
Con la riforma Esercito XXI, nessuna funzione è preclusa alle donne: stessa durata di servizio, stesso armamento, stesse missioni all’estero. Un solo elemento distingue ancora il percorso femminile: l’arruolamento, che rimane volontario.

Quando il reclutamento non è un dovere
Nei primi due corsi di ripetizione del 2026, su 15’432 militari tra reclute e quadri, 377 erano donne: il 2,4%. Una percentuale in linea con l’anno precedente, quando si attestava al 2,6%. Una presenza ancora minoritaria, ma in lenta e stabile crescita.
Tra le donne, troviamo anche il primo tenente Livia Trojani, ospite a Prima Ora. La scelta non era scontata: “Fino ai vent’anni non ci avevo nemmeno pensato. Poi un’amica è andata a fare la soldata. È la prima volta che mi sono detta: «perché non io?»”. A convincerla, anche il contesto — la voglia di qualcosa di diverso, durante la pandemia — e una domanda più profonda sul ruolo delle donne nella difesa del Paese: “Volevo farmi una mia opinione, anche di me stessa, e mi son detta: «Mi butto e vediamo»”. 
Una strada intrapresa anni prima anche da Sybille Freudweiler-Haab, colonnello. “Sono cresciuta in una famiglia dove fare il servizio militare era completamente normale: mia mamma aveva fatto servizio militare, mio padre, mio fratello…”, spiega. “Ero giovane, era interessante provare qualcosa di nuovo e quindi ho detto «sì», e ho partecipato con grande piacere”.
Non solo hanno deciso di entrare nelle forze armate, ma anche di avanzare. “Mi sono trovata bene nel sistema. Avevo un ruolo, avevo sempre più responsabilità e questo mi faceva sentire bene”, racconta Trojani. “Poi ho incontrato tantissima gente con lingue e origini diverse. Ho visitato la Svizzera”, scoprendo posti piccoli e nascosti, “che adesso conosco benissimo”.

La discriminazione
Il cammino, però, non è privo di ostacoli. La discriminazione esiste, anche se spesso si manifesta in forme sottili. “Non sono cose frontali”, ammette Trojani. “Sono piuttosto commenti, battute che possono sembrare piccole, ma quando le senti ogni giorno hanno comunque un effetto”. A cui si aggiunge la necessità di dimostrare il proprio valore: “Gli uomini ci vedono arrivare da donna, da tenente, si dicono: «vediamo cosa vale». Hanno sentito cose e magari hanno dei pregiudizi”.
Una dinamica confermata da Freudweiler-Haab, che ha vissuto la propria carriera prima dell’era MeToo: “La discriminazione c’è nell’esercito come nella società. L’esercito ne è sempre uno specchio”.
Sul valore aggiunto portato dalle donne, entrambe sono caute ma concordi: uomini e donne pensano in modo complementare. “Hanno un modo diverso di pensare, di reagire, di valutare una situazione: se lavorano insieme il risultato è sempre molto buono”, osserva Freudweiler-Haab. “Spesso non si risponde alla stessa cosa allo stesso modo”, aggiunge Trojani. “Penso che sia un buon indicatore che non si pensa allo stesso modo”.

La giornata informativa
Un nodo rimane aperto: la giornata informativa. Oggi le donne che vogliono informarsi sul servizio militare devono farlo quasi “di nascosto”, osserva Freudweiler-Haab: “Una donna oggi, per partecipare alla giornata informativa, deve chiedere congedo al suo datore di lavoro o alla scuola”.
Una situazione che entrambe vorrebbero cambiare. Per Trojani la risposta è semplice: “Abbiamo tutte il diritto di avere informazioni. Una giornata informativa obbligatoria avrebbe senso già solo per questo”. E non si tratta solo dell’esercito: “C’è anche la protezione civile, che ha la sua utilità nella società”. L’idea non è necessariamente rendere obbligatorio il servizio, ma abbattere la soglia d’accesso all’informazione.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Donne-nell%E2%80%99esercito-svizzero-40-anni-di-storia–3545842.html

(nella foto Livia Trojani)