Cantone e Comuni insieme per affrontare le sfide climatiche

Cantone e Comuni insieme per affrontare le sfide climatiche

Comunicato stampa

Come possono Cantone e Comuni affrontare insieme le sfide poste dai mutamenti climatici? È questa la domanda al centro della settima edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, in programma giovedì 23 aprile 2026, dalle 13.30 alle 18.30, presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. L’evento riunirà rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico per discutere strumenti, esperienze e prospettive legate all’adattamento ai mutamenti climatici.

Giunto alla sua settima edizione, il Simposio – promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera – si conferma quale momento privilegiato di incontro e dialogo tra Cantone e Comuni. In un contesto in cui il Cantone sta rafforzando la comunicazione e la collaborazione con gli enti locali, l’obiettivo è sviluppare modalità di lavoro sempre più efficaci, concrete e orientate ai risultati, capaci di rispondere alle trasformazioni in atto sul territorio.
L’edizione 2026 sarà dedicata al tema dell’adattamento ai mutamenti climatici, una tematica che riguarda sempre più da vicino il Ticino e le sue comunità. L’evento è organizzato congiuntamente dalla Sezione degli enti locali (SEL) e dall’Ufficio del clima e della decarbonizzazione (UCD), in collaborazione con MeteoSvizzera, che presenterà in questa occasione i nuovi scenari climatici nazionali «Clima CH2025».
Nel corso del pomeriggio si alterneranno momenti di approfondimento e spazi di confronto. Particolare rilievo sarà dato ai laboratori tematici, concepiti come momenti di lavoro partecipativi e orientati alla pratica, che permetteranno alle partecipanti e ai partecipanti di entrare in contatto diretto con esperte ed esperti dei diversi ambiti e di individuare interlocutrici e interlocutori di riferimento. In questo senso, il Simposio intende favorire non solo la condivisione di contenuti, ma anche la costruzione di relazioni, nella consapevolezza che la collaborazione passa anche attraverso la conoscenza.
In parallelo ai laboratori rivolti ai Comuni, è prevista una sessione dedicata di laboratori riservata agli ospiti di MeteoSvizzera, organizzata su un percorso specifico. Ad aprire i lavori sarà il Consigliere di Stato Claudio Zali, mentre nella seconda parte del pomeriggio interverrà il Consigliere di Stato Norman Gobbi. La giornata si concluderà con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future della collaborazione tra Cantone e Comuni.  
L’invito è rivolto a politiche e politici comunali e cantonali, quadri e funzionarie e funzionari delle amministrazioni pubbliche, tecniche e tecnici comunali, nonché a partner esterni attivi nei settori energetico, climatico e della governance territoriale.

La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 16 aprile 2026 tramite il modulo disponibile sul sito www.ti.ch/eventisel, dove è possibile consultare anche il programma dettagliato dell’evento.

Iniziative sulle casse malati, dopo Pasqua il messaggio al Parlamento

Iniziative sulle casse malati, dopo Pasqua il messaggio al Parlamento

Nell’incontro tra governo e Commissione della gestione non si è entrati nei dettagli

La Commissione della gestione del Gran Consiglio ticinese ha incontrato martedì il governo per discutere delle due iniziative cantonali legate alle casse malati e approvate dalla popolazione ticinese lo scorso settembre. Non si è entrati nei dettagli ma è stato comunicato che dopo Pasqua il governo presenterà il messaggio al Parlamento.
Non ci sono ancora novità sui contenuti e sulle modalità precise che porteranno ad applicare gradualmente l’iniziativa della Lega dei Ticinesi per la deduzione dei premi di cassa malati dalle imposte e l’iniziativa del Partito Socialista per limitare al 10% del reddito i premi di cassa malati. Quello di oggi, tra governo e Commissione della gestione, è sembrato un incontro preparatorio, in vista del messaggio governativo che verrà presentato dopo Pasqua.

Le linee guida del Governo
“Il Consiglio di Stato ha presentato quelle che saranno le linee guida – dice il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ai microfoni della trasmissione radiofonica SEIDISERA della RSI -.
In questa implementazione da un lato ci sarà una risposta all’iniziativa fiscale leghista, quindi un aumento di quelle che saranno le deducibilità, rispettivamente quella che sarà una maggiore erogazione di sussidi. Questa è proprio una risposta diretta. Sappiamo che l’implementazione piena deve tener conto di un sistema molto più grande e questo richiederà comunque più tempo. L’obiettivo è però quello di dar seguito, come detto, alla volontà popolare, perché è anche un nostro dovere”.

Il nodo della sostenibilità finanziaria
Il nodo delle due iniziative è legato soprattutto alla loro sostenibilità finanziaria. Come e dove si troveranno dunque i soldi per finanziarle? “Si troveranno nel messaggio. Quindi il messaggio conterrà da una parte l’aumento delle entrate, rispettivamente anche una riduzione delle uscite, proprio perché l’equilibrio è necessario in questa fase transitoria ma lo sarà anche, a maggior ragione, sull’implementazione piena delle iniziative” afferma ancora Gobbi.

Promotori insoddisfatti
Il governo proporrà dunque un’entrata in vigore graduale e parallela delle due iniziative, a patto che queste siano coperte finanziariamente. L’incontro non sembra però aver soddisfatto gli iniziativisti. Pochi passi avanti, secondo il capogruppo del Partito Socialista, Ivo Durisch. “Niente di veramente nuovo. Abbiamo chiesto se è vera la voce che gira nei corridoi che vogliono vincolare il finanziamento delle due iniziative alla loro messa in vigore. Dal nostro punto di vista non va bene. I cittadini hanno votato, si aspettano che entri in vigore e il governo deve farlo”.
Un’insoddisfazione condivisa anche dalla Lega dei Ticinesi. “Assolutamente non siamo soddisfatti – dice il capogruppo Boris Bignasca -. Sono passati sei mesi dalla votazione popolare del 28 settembre. Il governo non ha ancora presentato un messaggio, non ha ancora detto quando metterà in vigore le iniziative integralmente. A oggi il popolo dovrà ancora aspettare per vedere implementata quella che è una richiesta approvata dal 60% della popolazione. La richiesta è molto semplice: poter dedurre il premio di cassa malati integralmente”.
L’appuntamento è dunque per metà aprile, quando si capirà quale equilibrio finanziario vuole trovare il governo per applicare le due iniziative.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Iniziative-sulle-casse-malati-dopo-Pasqua-il-messaggio-al-Parlamento–3620232.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 marzo 2026 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3620517

Sostegno agli argomenti per la revisione della LMB

Sostegno agli argomenti per la revisione della LMB

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera (23.03.2026). 

La popolazione è favorevole al rafforzamento dell’industria svizzera degli armamenti.
I risultati dell’attuale «Barometro delle opportunità» danno quindi un segnale positivo in vista della votazione popolare sulla revisione della Legge sul materiale bellico (LMB).
I risultati rappresentativi del 6° Barometro delle opportunità di StrategieDialog21 evidenziano un cambiamento di opinione nella popolazione svizzera verso un maggiore realismo in materia di politica di sicurezza. Sullo sfondo di crescenti tensioni geopolitiche, una maggioranza si esprime chiaramente a favore di maggiori margini di manovra a livello nazionale.
Una chiara maggioranza pari al 58% degli intervistati ritiene che gli ostacoli politici debbano essere ridotti al fine di rafforzare l’industria svizzera degli armamenti.
Inoltre, l’80% è favorevole agli investimenti nelle tecnologie di difesa e sicurezza con utilizzo sia militare che civile. Ciò dimostra un’ampia consapevolezza del fatto che le tecnologie rilevanti per la sicurezza forniscono anche importanti impulsi all’innovazione e all’economia.

Un segnale chiaro per la revisione della LMB
«Questi risultati rappresentano anche un segnale chiaro per l’imminente revisione della Legge sul materiale bellico», sottolinea il Consigliere nazionale Reto Nause, presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. Il progetto mira a correggere le attuali restrizioni ed a migliorare le condizioni quadro per l’industria svizzera degli armamenti.
Un rifiuto della revisione della LMB consoliderebbe gli ostacoli tutt’ora in vigore e indebolirebbe la Svizzera in un contesto sempre più incerto. I risultati del Barometro delle opportunità mostrano invece che una maggioranza della popolazione prende atto della realtà in materia di politica di sicurezza e sostiene i relativi adeguamenti.

Comunicato stampa

Gobbi: «Io ho solo un piano A: lavorare per il Ticino e per i ticinesi»

Gobbi: «Io ho solo un piano A: lavorare per il Ticino e per i ticinesi»

In questi giorni il dibattito politico si è concentrato sulle prospettive elettorali dell’area di destra e sugli equilibri interni alla Lega dei Ticinesi. 
Alcune recenti interviste del consigliere di Stato Claudio Zali hanno riaperto la discussione sul futuro assetto dei dipartimenti cantonali e sulle strategie in vista delle prossime scadenze elettorali, alimentando interrogativi anche sul rapporto con l’UDC.
In questo contesto abbiamo chiesto al consigliere di Stato Norman Gobbi come interpreta queste prese di posizione e quali scenari si profilano.
 
Oggi Claudio Zali ha parlato di un piano B: Ha detto che, se uno di voi due non ce la facesse, andrebbe a Berna al Consiglio degli Stati. Cosa ne pensa?
«Io ho unicamente un piano A, nel senso che mi sto dedicando e voglio continuare a dedicarmi al Ticino e soprattutto ai ticinesi, in un periodo storico non facile in cui di prevedibile non c’è nulla».
 
Sappiamo che è difficile che la Lega faccia un raddoppio. L’uscita fatta ieri da Claudio Zali, che ha detto «meno radar», può essere letta come una gomitata nei suoi confronti?
«Di gomitate ne girano tante. Io dico sempre che la politica è un po’ come l’hockey su ghiaccio: quando si vogliono dare i colpi bisogna essere anche capaci di prenderli, altrimenti si finisce sul podio di chi è capace di picchiare ma non di ricevere. Credo che in definitiva l’obiettivo sia quello di ognuno di posizionarsi, ma penso soprattutto che ci sia un’area politica che deve essere rappresentata in Consiglio di Stato, visto che il Canton Ticino, quando si tratta di Europa e immigrazione, vota sempre a destra».

C’è anche la questione dell’arrocchino. Zali ha anche detto «Se venissi rieletto vorrei tornare al territorio». Dopo tutta la fatica fatta per convincere il Consiglio di Stato si fa dietrofront così?
«Bisogna chiederlo a lui. L’intenzione credo sia comunque quella di dare un cambiamento in generale, anche per avere nuovi stimoli, così come abbiamo avuto in questi mesi da luglio a oggi, ma in particolar modo da settembre, quando il cambio parziale di competenze è stato attuato».

Lei tornerebbe indietro?
«Io sto bene al DI, come starei bene anche al DT. Credo che ognuno possa dare di più. Nel DI, le cose funzionano operativamente all’interno. Penso che si possa migliorare in generale l’amministrazione dello Stato, tant’è che il progetto di semplificazione e miglioramento dei rapporti con i partner esterni è un obiettivo strategico su cui dovremo lavorare davvero: prima come dipartimento per fornire gli strumenti, ma poi come tutto il Consiglio di Stato. L’amministrazione cantonale oggi è un po’ lenta e il mondo sta andando molto più veloce».

Molti ritengono che questa ricandidatura di Zali sia la pietra tombale dell’alleanza con l’UDC. Lei pensa che ci sia ancora una speranza per correre insieme?
«Questo dipende da chi deve decidere. Non è Claudio Zali, non è Norman Gobbi, ma sono le varie assemblee e i vari gremi, sia della Lega sia dell’UDC, che devono decidere. Si tratta comunque di scelte strategiche. Come detto, c’è un’area politica importante in Canton Ticino, ma anche rilevante nell’interesse del sistema svizzero, visto che da Lugano — che è l’unica città importante della Svizzera governata a destra — al governo del Canton Ticino, fino alla rappresentanza alle Camere federali, c’è un interesse di area che è significativo. Le sfide dei prossimi anni, soprattutto sui rapporti con l’Unione Europea ma anche sulla migrazione e sull’impatto che l’immigrazione ha sul nostro territorio, richiederanno davvero di lavorare assieme nell’interesse dei ticinesi».

Come sono i rapporti tra lei e Claudio Zali dopo le dichiarazioni di oggi?
«Lo sapevo, non è arrivato un fulmine a ciel sereno. Ero informato, quindi sicuramente non sono saltato giù dal letto stamattina leggendo la notizia».

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-io-ho-solo-un-piano-a-lavorare-per-il-ticino-e-per-i-ticinesi-429843

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Gobbi: “Ho in testa solo un piano A: servire il Ticino e i ticinesi”
Il Direttore del DI commenta al Radiogiornale l’intervista nella quale Claudio Zali conferma la sua ricandidatura e parla di alleanze e piani B: “L’obiettivo sarà comunque quello di riconfermare due seggi”

Torniamo all’intervista concessa a laRegione dal consigliere di Stato leghista Claudio Zali in cui annuncia la volontà di ricandidarsi alle Cantonali del 2027, chiedendo al movimento di lasciar perdere l’alleanza con l’UDC. Un’intervista che ha subito generato reazioni. Il Radiogiornale ha raccolto a Palazzo delle Orsoline quella dell’altro consigliere leghista, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Oggi il suo collega Claudio Zali ha ufficializzato la sua ricandidatura e ha, da una parte, quasi lasciato intendere che si dà quasi per scontata la possibilità che la Lega non faccia due seggi in Consiglio di Stato. Ha parlato di Piano B dove, B per Berna, il seggio al Consiglio degli Stati: se uno di voi due non venisse rieletto potrebbe ambire a quello come premio di consolazione. Le chiedo se è d’accordo con questa lettura e cosa ha pensato questa mattina quando ha letto l’articolo?
“Questa sua lettura – premette Gobbi al Radiogiornale – dimostra come siamo differenti. Io in questo momento ho in testa solo il piano A, che è quello di servire il Ticino e soprattutto i ticinesi, in un periodo storico non facile. Quindi questo è il mio piano principale. Tendenzialmente i piani B li considero solo dopo”.

I derby all’interno di una lista spesso portano forza, attenzione mediatica e voti. Le chiedo: sarà il caso? Ieri Claudio Zali ha annunciato che la polizia effettuerà meno controlli radar. Questo può essere visto come un distacco da come Norman Gobbi gestiva la polizia?
“Ognuno – prosegue Norman Gobbi – gioca le sue carte. Ma poi a parlare saranno i fatti. Io credo che l’obiettivo sarà comunque quello di riconfermare due seggi. E questo, indipendentemente dalle alleanze. Credo che il Ticino è comunque un cantone di destra. E penso che questa dimensione debba essere presente – anzi, ben presente – in Consiglio di Stato”.

Ecco, dunque lei non chiude la porta all’UDC? O capisco male?
“Deciderà l’assemblea. La competenza – conclude Gobbi – non né di Claudio Zali, né di Norman Gobbi. Sta all’assemblea della Lega dei ticinesi decidere sulle alleanze e sulle candidature”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-%E2%80%9CHo-in-testa-solo-un-piano-A-servire-il-Ticino-e-i-ticinesi%E2%80%9D–3619566.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 marzo 2026 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3620523

PRU: una rete capillare per le emergenze in Ticino

PRU: una rete capillare per le emergenze in Ticino

Predisposti 160 Punti di raccolta d’urgenza per la popolazione in caso di situazione straordinaria

Dal 1° gennaio 2026 il Ticino dispone di una rete capillare di Punti di raccolta d’urgenza (PRU), attivabili in caso di eventi straordinari per fornire informazioni e prima assistenza alla popolazione. Si chiamano PRU – Punti di raccolta d’urgenza – e rappresentano un nuovo tassello nel sistema di protezione della popolazione ticinese.  «Durante le situazioni eccezionali i normali canali di comunicazione possono risultare compromessi o funzionare solo parzialmente», spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Per questo è importante avere un luogo fisico, vicino a strutture pubbliche conosciute, dove le persone possano recarsi per ricevere informazioni affidabili e una prima assistenza».

Attivi solo in caso di situazione straordinaria
I PRU in Ticino sono 160 e non sono operativi tutto l’anno. Vengono attivati solo in caso di emergenza, su decisione delle autorità Comunali o Cantonali. La loro apertura viene comunicata tramite la piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch), i canali ufficiali delle autorità e attraverso i media. Potrebbero entrare in funzione in caso di blackout prolungati, catastrofi naturali o altre situazioni che interrompono le normali vie di comunicazione.  «Il principio alla base di questa iniziativa è semplice», continua Gobbi. «Non inventiamo nulla di nuovo. In un certo senso riprendiamo un sistema “di una volta”, aggiornandolo con gli strumenti tecnici necessari per affrontare le situazioni di oggi: un PRU è un’antenna sul territorio, un posto sicuro dove la popolazione può sapere cosa fare quando si verifica una crisi».

Il caso della Vallemaggia
Proprio alcuni eventi recenti hanno dimostrato quanto sia importante poter contare su punti di riferimento distribuiti sul territorio. «L’alluvione che ha colpito la Vallemaggia nel giugno del 2024 – ricorda Gobbi – ha evidenziato la necessità di disporre di una rete capillare capace di raggiungere rapidamente la popolazione. Il crollo del ponte di Visletto ha interrotto il collegamento stradale e gli approvvigionamenti. In questi momenti le persone devono sapere che esiste un luogo sicuro dove ricevere informazioni e un primo aiuto».  

Informazioni, coordinamento e prima assistenza
In caso di situazione straordinaria, i PRU costituiscono il punto informativo ufficiale dove poter ottenere notizie aggiornate sull’emergenza in corso. A partire dal 1° luglio 2026 si potranno inoltre effettuare chiamate d’emergenza anche nel caso di interruzioni delle telecomunicazioni attraverso telefoni cellulari, la rete telefonica e internet. Altri possibili impieghi di questi nuovi punti sono la distribuzione di materiale di prima necessità, come acqua o mascherine igieniche. Il loro utilizzo sarà funzionale alla tipologia di crisi che si presenta.

Dalle centrali nucleari del Canton Argovia al federalismo
Il concetto dei Punti di raccolta d’urgenza nasce nel Canton Argovia, dove la presenza di diverse centrali nucleari ha portato le autorità a sviluppare una rete capillare di luoghi fisici in grado di informare rapidamente la popolazione in caso di necessità. L’esperienza argoviese si è dimostrata efficace ed è stata successivamente ripresa dall’Ufficio federale della protezione della popolazione, che ha deciso di estendere il modello a tutta la Svizzera, portando alla creazione di oltre 2’900 punti di raccolta d’urgenza sul territorio nazionale. «La Confederazione definisce il quadro legale e le linee guida», sottolinea Gobbi. «Il Cantone mette a disposizione il materiale e coordina l’attuazione, mentre i Comuni attivano e gestiscono i punti sul territorio. È un esempio concreto di come funziona il federalismo svizzero».

Il ruolo operativo dei Comuni
La prontezza operativa e la gestione dei PRU, come detto, sono garantite dai Comuni. «Ogni punto di raccolta dispone di almeno un responsabile comunale incaricato di fornire le informazioni ufficiali, gestire le chiamate di emergenza e coordinare le prime attività di supporto alle persone», spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla. Il luogo è identificato da una segnaletica dedicata ed è dotato di strumenti operativi, tra cui le radio POLYCOM, che assicurano le comunicazioni anche in caso di interruzione delle reti tradizionali.

Il caso di Monteceneri
La distribuzione dei PRU tiene conto delle caratteristiche del territorio. Alcuni Comuni, soprattutto quelli di grandi dimensioni, dispongono di diversi punti di raccolta. È il caso di Monteceneri, dove negli scorsi giorni si è svolta la Conferenza stampa di presentazione. «Il nostro Comune è composto da cinque quartieri distinti», ha spiegato il segretario comunale Curzio Sasselli. «Per garantire a tutti i cittadini di raggiungere rapidamente un punto di riferimento abbiamo quindi creato quattro PRU». Una rete che rafforza il sistema di gestione delle emergenze e che, come sottolinea Gobbi, rappresenta «un ulteriore tassello a favore della sicurezza della popolazione». Ora, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni, «è importante che ogni cittadino si informi su dove si trova il punto di raccolta d’urgenza più vicino al proprio domicilio. La responsabilità individuale rimane un principio cardine del nostro sistema di sicurezza». La posizione geografica di tutti i Punti di raccolta d’urgenza è consultabile online sul sito www.ti.ch/pru o sul geoportale della Confederazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 22 marzo 2026 de Il Mattino della domenica

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

La Svizzera supera di gran lunga la media europea – I trasferimenti nei Paesi d’origine sono complessi e i costi elevati con circa 380 franchi al giorno in Ticino

La Svizzera è uno dei Paesi nel continente europeo con più stranieri in carcere. In questa classifica si posiziona dietro a solo tre Paesi molto piccoli. Con il 72% di stranieri, supera di molto nazioni come la Germania, l’Italia e la Francia e la media europea del 25%.
Il trasferimento nel Paese d’origine per espiare la pena, dunque, ritorna un tema d’attualità. “Scontare la pena nel Paese d’origine è sempre la miglior soluzione per reinserire il detenuto nel suo Stato di provenienza. Quindi, a prescindere dal sovraffollamento delle carceri i trasferimenti tramite l’Ufficio federale di giustizia si fanno perché è un atto tra Stati”, spiega ai microfoni del Quotidiano Frida Andreotti, direttrice delle Divisione della giustizia Ticino.
Non solo un problema di sovraffollamento ma anche di costo per la collettività. In Ticino, il costo per detenuto è di 380 franchi al giorno. In un anno sono quasi 140’000 franchi. In casi particolari, come i minorenni, l’importo è ancora più alto.

I trasferimenti dal Ticino
Il Ticino è uno dei cantoni che trasferisce più detenuti con il loro consenso. “Nel corso degli anni abbiamo visto erodere il numero di persone che hanno beneficiato dei trasferimenti nel loro Stato d’origine, passando da 16 persone nel 2017 a 5 quest’anno”, continua Frida Andreotti.
“Ci sono stati casi in cui dei detenuti italiani hanno chiesto di espiare la propria pena nel Paese d’origine” racconta Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle istituzioni. “In passato, il Ticino si era fatto promotore di una richiesta quando c’era il problema con i criminali provenienti dalla Romania. La risposta ricevuta dall’Ufficio federale di giustizia, ma anche dal Dipartimento federale degli affari esteri, è stata negativa perché, in questo momento, non è possibile attuare questo tipo di misure”.
Il Partito liberale radicale queste misure le vorrebbe. Con una mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese di fare pressione a Berna per negoziare accordi con gli Stati da cui provengono gli stranieri che hanno commesso reati in Svizzera, in particolare i Paesi del Nord Africa. Con le nazioni europee, una convenzione sul trasferimento esiste già, ma ha dei limiti. “Bisogna capire se il Paese d’origine del detenuto è disposto a prendere a carico il detenuto e capire il consenso del detenuto: alcuni decidono di scontare la pena qua per motivi di strutture, accoglienza e di presa a carico”, spiega Patrick Rusconi, granconsigliere.

Le tempistiche sono rallentate
Le tempistiche si sono allungate. “Soprattutto da parte dell’Italia, che era uno Stato dove venivano trasferiti diversi detenuti” spiega Andreotti. “Inoltre, dobbiamo calcolare che la pena del condannato sia sufficientemente lunga per permettere alle procedure di fare il loro corso: se ci sono stati in cui la lingua non è l’italiano, bisogna procedere a delle traduzioni e ci vuole del tempo. Le procedure richiedono tempo e si possono fare anche quando il detenuto non è d’accordo. Esiste un protocollo e proprio quest’anno abbiamo avviato le prime procedure senza il volere del condannato. Siamo nella fase iniziale, l’esito lo darà l’Ufficio federale di giustizia”.
Quali sono le condizioni per cui si può provare a fare una riammissione? Andreotti racconta che “gli Stati devono aver aderito a questo protocollo addizionale e il condannato deve avere una misura di espulsione o allontanamento dalla Svizzera”.

I rimpatri
I detenuti sono un costo e ogni Cantone paga per le sue carceri. Con il rimpatrio degli stranieri le cose cambiano. “Lo Stato medesimo che si assume l’esecuzione della pena, e decide di farlo, si assume i relativi costi”, aggiunge Andreotti.
Su circa 7’000 detenuti, nel 2004, solo una cinquantina sono stati rimpatriati. Gli accordi esistono, con quasi tutti i Paesi europei, ma spesso i trasferimenti sono solo su richiesta del detenuto e le carceri sono piene anche all’estero. “Con i Paesi extraeuropei è più difficoltoso. Il problema più grande del Ticino sono i detenuti del Maghreb: lì non ci sono degli accordi tra Paesi. Dobbiamo incarcerarli qui fino a espiazione della pena”, aggiunge Rusconi.
Intanto, per contrastare il sovraffollamento delle carceri, una soluzione d’urgenza è quella di mettere a disposizione dei prefabbricati con celle nel terreno della Stampa.

Il prezzo della discriminazione

Il prezzo della discriminazione

Quanto costa alla Svizzera la discriminazione? “Fino a 35 miliardi”

Parte da questo dato la Settimana contro il razzismo 2026, dedicata quest’anno alla gestione della diversità nel mondo del lavoro – In media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero

“Vorrei iniziare con una domanda apparentemente semplice: quanto costa la discriminazione? La discriminazione nel mondo del lavoro è una perdita di potenziale. Significa persone che non possono sviluppare pienamente le proprie competenze. Persone costrette a lavorare al di sotto delle loro qualifiche, persone ostacolate in modi diversi al momento dell’assunzione, nelle carriere. Vittime anche di disparità salariali non spiegabili”, così Michela Trisconi, delegata cantonale all’integrazione degli stranieri.
In Svizzera la discriminazione può costare fino a 35 miliardi di franchi, secondo la stima della delegata cantonale all’integrazione. E il mondo del lavoro è il contesto in cui avviene, nella maggior parte dei casi, il 52%.
“Io rappresento un settore che esporta oltre l’80%, quindi un settore aperto a livello internazionale, dove questi temi piano piano sono già entrati nei discorsi aziendali. Avremo sempre meno manodopera a disposizione, quindi è necessario veramente potenziare questi discorsi e anche altri”, dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Stefano Modenini, direttore dell’Associazione Industrie Ticinesi.
Invecchiamento demografico e calo delle nascite rendono l’integrazione non più solo una scelta ma una necessità per il mercato del lavoro. Un caso virtuoso è l’Ikea, che nel proprio organico di 3’500 dipendenti, conta 103 nazionalità diverse e 310 rifugiati. “Il nostro obiettivo economico è quello di soddisfare la maggior parte delle persone, quindi c’è una forte diversità anche nel nostro gruppo di clienti. E avere una diversità interna significa specchiarci nella società che poi serviamo. E questo ha un beneficio indubbiamente economico”, dice Stefano Santinelli, Employee Experience Manager Ikea. L’integrazione, insomma, è una scelta strategica aziendale. “Viviamo sicuramente i valori nel momento in cui assumiamo le persone dall’esterno. Dopodiché abbiamo un codice di condotta dove tutte le persone della nostra organizzazione vengono formate annualmente. Sulla discriminazione, ad esempio, abbiamo zero tolleranza”.
A dimostrare quanta strada resti da fare un dato su tutti: in media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero.
“Lavoriamo alacremente per cercare di sensibilizzare da un lato i lavoratori o possibili vittime di razzismo rispetto ai loro diritti e come comportarsi in altre situazioni e come agire. E dall’altra parte cerchiamo di lavorare anche con le associazioni datoriali per cercare di elaborare anche dei documenti che possano portare a una maggior sensibilizzazione nelle aziende rispetto al tema del razzismo e delle discriminazioni razziali”, spiega Igor Cima, segretario sezione Sopraceneri UNIA.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3612888

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3617706

 

‘Un uomo che ha cambiato la politica italiana, Bossi voleva bene al Ticino’

‘Un uomo che ha cambiato la politica italiana, Bossi voleva bene al Ticino’

Norman Gobbi e Lorenzo Quadri ricordano il fondatore della Lega Nord.
“Con lui un rapporto diretto e franco, a volte ruvido”
 
«La prima volta che incontrai Umberto Bossi fu nel 1996 quando organizzammo una trasferta con la Lega dei Ticinesi. Andammo a vederlo raccogliere l’acqua del Po per proclamare l’indipendenza della Padania». Parte da un ricordo personale il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi nel ricordare Umberto Bossi, storico fondatore della Lega Nord scomparso ieri all’età di 84 anni. «Rimasi impressionato dal suo carisma e dalla capacità di coinvolgere le persone. Negli anni il rapporto si è rafforzato, anche grazie a Giuliano Bignasca. Tra Bossi e il Nano c’era una sintonia naturale: un modo di fare diretto, a tratti ruvido, ma sempre autentico. Ricordo diversi momenti conviviali: si stava a tavola, si parlava, si discuteva senza filtri». Un rapporto fatto anche di scambi personali: «Una sera – racconta Gobbi – l’abbiamo portato in un grotto del Locarnese insieme a Giancarlo Giorgetti e Roberto Maroni. Più che un incontro istituzionale, sembrava una riunione tra amici, dove la politica si intrecciava naturalmente con la relazione personale. Bossi è stato una figura dirompente. Ha rotto schemi consolidati e ha cambiato profondamente il modo di fare politica in Italia. Prima di lui, nessuno avrebbe avuto il coraggio di esprimersi con quella chiarezza e quella forza. Il suo è stato un percorso straordinario, con luci e ombre, ma sempre segnato da una forte coerenza. Non ha mai nascosto né i suoi valori né i suoi limiti». C’è poi la politica, e i rapporti non sempre facili tra Svizzera e Italia. «Bossi voleva bene al Ticino, aveva un legame stretto fatto di riconoscenza personale, ma anche di una vicinanza politica e culturale. Con lui i rapporti transfrontalieri si affrontavano senza troppi filtri: si andava subito al punto, con franchezza. Lo raccontano bene certi episodi. Una volta, in piena seduta parlamentare durante le discussioni sui ristorni, mi chiamò e, senza preamboli, mi passò Giulio Tremonti per parlare di fiscovelox. Era il suo modo: diretto, immediato».

«La Lega italiana di oggi non è certo quella di Bossi. Di federalismo non si parla più, e devolution è tornata a essere una parola straniera – rileva il municipale di Lugano e consigliere nazionale Lorenzo Quadri –. La Lega di adesso si è intruppata in un governo che è centralista e che è sovranista solo a parole perché nei fatti è succube dell’Unione europea. Sembra che il principale progetto della Lega italiana sia il ponte sullo Stretto di Messina, che forse con la Padania non c’entra granché. Per non dire poi dell’attuale leader, Matteo Salvini, tra quelli che non hanno perso occasione per infamare la Svizzera dopo il tragico rogo di Crans-Montana a scopo di autopromozione sui social, cosa che Bossi mai avrebbe fatto». Tra il fondatore della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca e Umberto Bossi, aggiunge Quadri, «c’era uno stretto rapporto: su certe cose vi era unità di vedute, su altre no. Del resto, come dico sempre, “ognuno fa il leghista in casa propria”. Il Nano e Bossi, continua l’esponente dei leghisti ticinesi, “condividevano comunque una visione sovranista, di autonomia dei popoli».

L’11 marzo del 2004 il leader della Lega Nord e ministro per le Riforme venne colpito da un ictus. Bossi rimase ricoverato all’ospedale di Varese sino al 3 maggio, quando improvvisamente lo lasciò. Da allora la sua nuova destinazione fu un mistero. Fino al 19 giugno. Perché quel giorno ‘laRegione’ pubblicò la notizia che Bossi era degente da alcune settimane alla Hildebrand di Brissago. L’allora sessantatreenne politico italiano aveva deciso di affidarsi alle cure della clinica e centro di riabilitazione locarnese, dove era stato ricoverato nel massimo riserbo. Lo stesso giorno in cui il nostro giornale riferì dell’approdo ticinese di Bossi, il numero due della Lega Nord Roberto Maroni, deceduto nel novembre 2022, tentò di smentire lo scoop. “Però, buon per Bossi se fosse ricoverato sul Lago Maggiore, è uno splendido lago che conosco e apprezzo molto. Mi spiace per il giornale svizzero, ma non è così”, aveva dichiarato all’Ansa. ‘laRegione’ riferì invece il vero. Tant’è che il 23 giugno la Hildebrand con una nota stampa confermò la degenza nella struttura di Brissago di Umberto Bossi. Il quale “è sulla via di un progressivo recupero”, scrisse fra l’altro la clinica.

A Brissago andò a trovarlo fra gli altri Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del governo italiano (più volte primo ministro, l’imprenditore e artefice di Forza Italia è morto nel 2023). Era il pomeriggio del 7 settembre (2004). Un martedì. Quella di Berlusconi fu una visita lampo. L’incontro durò circa mezz’ora, dalle 17, in una saletta al quarto piano dell’istituto di cura, indicò ‘laRegione’ nell’edizione del giorno dopo. Nulla però trapelò circa i contenuti di quell’incontro. Ci fu un’altra visita di Berlusconi a Bossi, ancora convalescente a Brissago. Era il 16 novembre. Un vero e proprio summit quella volta. Tre ore. Presenti, riportarono le agenzie di stampa: Bossi, Berlusconi, Roberto Calderoli, Aldo Brancher, Giancarlo Giorgetti. “Con Bossi oggi abbiamo parlato della composizione di governo, e lui ha convenuto con me sulla visione che ho io”, dichiarò Berlusconi al termine della riunione.

Da www.laregione

(Immagine: Ti-Press)

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Umberto Bossi, il ricordo di Norman Gobbi all’interno dell’edizione di venerdì 20 marzo 2026 del Telegiornale RSI

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3611241

 

«La cucina italiana non è un elenco di ricette, ma uno stile di vita»

«La cucina italiana non è un elenco di ricette, ma uno stile di vita»

A La Romantica di Melide conviviale straordinaria della delegazione della Svizzera italiana dell’Accademia della Cucina per celebrare il riconoscimento UNESCO: sala piena, le parole di Petroni sul valore culturale e gli interventi di Gobbi e del console Vanni d’Archirafi sul ruolo della tavola nelle relazioni tra Italia e Svizzera

A La Romantica di Melide, la delegazione della Svizzera italiana dell’Accademia Italiana della Cucina ha riunito accademici, istituzioni e ospiti per una conviviale ecumenica straordinaria dedicata al riconoscimento UNESCO della cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità. Più che una semplice celebrazione, un momento di riflessione condivisa sul significato di questo storico traguardo. Una sala gremita – 67 presenti – e un’atmosfera partecipe hanno fatto da cornice a una serata riuscita anche sul piano gastronomico, grazie all’ottimo lavoro dello chef Egidio Iadonisi e della sua brigata.
A dare il tono all’incontro è stato il delegato Emilio Casati, che ha insistito su un punto chiave: «Il riconoscimento non premia ricette celebri. Premia uno stile di vita». Una frase che riassume l’impianto culturale dell’intera candidatura e che Casati ha sviluppato sottolineando come la cucina italiana sia prima di tutto «condivisione, rispetto degli ingredienti, trasmissione dei saperi». Non un sistema statico, ma «una tradizione viva, dinamica, radicata», capace di evolvere mantenendo coerenza.
Nel suo intervento, Casati ha anche richiamato il legame naturale tra Italia e Ticino, parlando di una «cucina di confine, sobria e concreta», fatta di prodotti e gesti condivisi: «Polenta, formaggi d’alpe, salumi, risotti, vini locali: qui la tavola resta un luogo sociale, di incontro e di trasmissione». Un passaggio che ha trovato riscontro nella composizione stessa della sala, dove istituzioni, accademici e rappresentanti del territorio si sono ritrovati attorno allo stesso tavolo.
Il riconoscimento UNESCO, ha ricordato, «riguarda la nostra identità», ma comporta anche una responsabilità: «Tutela della qualità, difesa delle denominazioni, educazione al gusto». Un impegno che l’Accademia, forte di oltre settant’anni di attività, è chiamata oggi a rinnovare.
Al centro della serata anche le parole del presidente dell’Accademia Paolo Petroni, riprese nel corso dell’incontro e nel videomessaggio preparato per l’occasione. Petroni ha voluto riportare l’attenzione sul senso più autentico del riconoscimento: «Il vero significato è eminentemente culturale». Non un risultato da leggere in chiave economica, ma il riconoscimento di un patrimonio fatto di tradizioni, territori e gesti quotidiani. «Un mosaico di infinite tradizioni locali», che trova proprio nella sua varietà la sua forza.
Da qui anche l’invito alle delegazioni a farsi interpreti di questo risultato, celebrandolo insieme alle istituzioni e al mondo diplomatico, come avvenuto nel 5 stelle di Melide.
Non a caso, accanto agli interventi accademici, hanno preso la parola anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Console generale d’Italia Uberto Vanni d’Archirafi. Entrambi hanno sottolineato – seppur con accenti diversi – come la cucina possa rappresentare uno strumento concreto di dialogo tra Paesi, in un momento in cui le relazioni tra Italia e Svizzera attraversano fasi diplomatiche complesse. La tavola, in questo senso, diventa spazio neutro e fertile, capace di facilitare incontri e costruire ponti.
Un concetto che attraversa l’intera filosofia dell’Accademia e che, nella pratica della serata, ha trovato una conferma tangibile: convivialità, qualità e contenuto culturale si sono intrecciati senza forzature.
A chiudere, il ringraziamento allo chef Egidio Iadonisi, protagonista silenzioso ma decisivo della riuscita dell’evento. I piatti proposti hanno accompagnato con coerenza il racconto della serata, dimostrando come teoria e pratica possano procedere insieme.
 
Da www.cdt.ch