Aggregazioni Bodio-Giornico e Prato Leventina-Quinto in votazione consultiva il 26 novembre 2023

Aggregazioni Bodio-Giornico e Prato Leventina-Quinto in votazione consultiva il 26 novembre 2023

Comunicato stampa

La cittadinanza di Bodio e Giornico, così come quella di Prato Leventina e Quinto si esprimerà in votazione consultiva domenica 26 novembre 2023 sui progetti di aggregazione che coinvolgono i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato i due studi allestiti dalle commissioni incaricate di formulare le proposte di aggregazione dei rispettivi comuni.

Nelle scorse settimane le commissioni di studio per l’aggregazione di Prato Leventina e Quinto e quella di Bodio e Giornico hanno consegnato al Consiglio di Stato le proprie proposte per la costituzione di due nuovi comuni, frutto dell’aggregazione delle rispettive collettività. Entrambe sono state accettate dal Governo che ha stabilito la data per le votazioni consultive nei due comprensori per il prossimo 26 novembre 2023, data già fissata per la consultazione sul progetto che coinvolge cinque comuni malcantonesi nell’aggregazione del nuovo Comune di Lema. A seconda dell’esito del voto, le elezioni comunali generali di aprile 2024 potranno essere prorogate dal Consiglio di Stato laddove il voto sarà positivo.  

Aggregazione Bodio-Giornico
Il progetto è nato dopo l’abbandono dell’ipotesi aggregativa che lo scorso anno ha coinvolto l’intera Bassa Leventina, ampiamente accolta a Bodio e Giornico ma nettamente respinta a Personico e Pollegio. Alla luce del risultato, i municipi di Bodio e Giornico hanno chiesto l’avvio di una procedura di aggregazione bilaterale tra i loro comuni, formalizzata nell’autunno 2022. Lo studio prevede che il nuovo Comune, che conta circa 1’700 abitanti, prenda il nome di “Giornico”, capoluogo dell’omonimo circolo e sia guidato da un municipio di cinque membri e da un legislativo composto da 25 persone, che potranno essere elette in base a due circondari elettorali corrispondenti agli attuali comuni. La proposta è stata preavvisata favorevolmente da entrambi i legislativi (Bodio: 11 sì, 2 contrari, 0 astenuti; Giornico: 18 sì, 1 contrario, 0 astenuti) e dai due municipi. Il Governo si è impegnato a sostenere l’aggregazione con un contributo complessivo di 3 milioni di franchi, di cui uno per consolidare la struttura di bilancio del futuro Comune. Il moltiplicatore iniziale prospettato è del 95%.  

Aggregazione Prato Leventina-Quinto
La procedura ha preso origine su stimolo del Consiglio comunale di Prato Leventina ed è stata avviata nel giugno 2022 dando seguito all’istanza dei due municipi. La proposta di Comune aggregato, nel quale risiedono circa 1’350 abitanti, prefigura un municipio di cinque membri e un consiglio comunale di 21 persone, con possibilità di istituire due circondari. Entrambi i consigli comunali (Prato: 12 sì, 0 contrari, 1 astenuto, mentre quello di Quinto di stretta misura: 9 favorevoli, 8 contrari, 0 astenuti) e i due municipi hanno dato preavviso favorevole al progetto. La denominazione del nuovo Comune proposta dalla Commissione, dopo aver esaminato diverse ipotesi, è “Quinto”. Ritenuto che nell’ambito dell’esame dello studio da parte dei legislativi, quello di Prato Leventina ha chiesto di sottoporre al voto anche il nome “Quinto-Prato”, richiesta cui i due municipi hanno in seguito aderito, il Governo ha deciso di far esprimere in via consultiva la cittadinanza anche sul nome del futuro Comune, scegliendo tra queste due alternative. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione di franchi per iniziative particolarmente significative dal profilo del progresso in ambito socio-economico e territoriale. Il moltiplicatore iniziale previsto è del 90%.  

Festa grande per la fine dei lavori all’Alpe Porcaresc

Festa grande per la fine dei lavori all’Alpe Porcaresc

Sabato 1° luglio il Patriziato Generale d’Onsernone ha ufficialmente inaugurato il nuovo Alpe Porcaresc, concludendo con una festa popolare il lungo iter di lavori sul più importante alpeggio onsernonese.
Per l’occasione erano presenti il consigliere di Stato Norman Gobbi, dei rappresentanti di fondazioni, enti e istituzioni che hanno contribuito all’opera e circa 300 amici di Porcaresc.
«Questa non è una giornata da dedicare ai ricordi, ma una giornata da ricordare, perché rivolta al futuro», ha detto il presidente del Patriziato Luca Speziali.
Dopo la benedizione dell’alpe e la dedica all’ex presidente del PGO Tarcisio Terribilini, scomparso prematuramente e vero e proprio motore dell’avvio del progetto di ristrutturazione, sono stati illustrati i principali interventi effettuati.
I lavori si sono svolti nell’arco di cinque stagioni, dal 2017 al 2022. Il progetto si è concentrato sulla ristrutturazione delle strutture esistenti, rispettando il paesaggio e le caratteristiche storico-architettoniche del sito.
Il progetto iniziale è stato modificato durante l’esecuzione, sempre guardando al futuro e allo sviluppo dell’attività alpestre. L’esempio migliore è quello legato al nuovo caseificio, una necessità emersa negli ultimi anni del progetto. L’impianto, uno dei più moderni in Ticino, permetterà all’Alpe di perpetrare la lunga e qualitativa tradizione casearia per i prossimi decenni. 

Da www.tio.ch

(Immagine: Patriziato generale di Onsernone)

Ohibò, per la sicurezza investiamo il giusto

Ohibò, per la sicurezza investiamo il giusto

Raffronto intercantonale. Ma non si diceva che in Ticino si spende troppo?

In Ticino spendiamo troppo per la sicurezza e per la difesa? Una domanda alla quale spesso la Sinistra, ma anche forze di centro, hanno sempre dato per scontato una risposta affermativa: “sì spendiamo troppo!”. E invece la realtà delle cose è differente. Sentiamo il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Il Gran Consiglio aveva chiesto nell’ambito del decreto legislativo sul preventivo 2023 l’allestimento di un rapporto per confrontare quanto spende il Ticino rispetto agli altri Cantoni elvetici. Il rapporto, stando al Corriere del Ticino, è ora giunto nelle mani dei deputati della commissione gestione e finanze. Ebbene, tolta la spesa per la formazione che è inferiore alla media intercantonale – soltanto la voce che riguarda “Ordine e sicurezza, difesa” si allinea a quanto spendono gli altri Cantoni. Tutte le altre otto categorie di spesa presentano un’uscita media superiore. Non dovevamo certo attendere tale rapporto per dire che la spesa è adeguata, in particolare in rapporto al grado di sicurezza che siamo riusciti a raggiungere nel nostro Cantone”.
Alla faccia di chi invece – soprattutto in campagna elettorale – ha spesso criticato quanto il Dipartimento delle istituzioni spende per assicurare la sicurezza in Ticino. “Criticare è sempre lecito e spesso è giusto se si entra in una dialettica costruttiva. È sempre stato il mio modo di procedere e continuerò sempre in tale direzione. La critica diventa invece inopportuna quando viene mossa per partito preso. E questo è uno dei problemi del nostro mondo politico. Un peccato, perché si perdono forze e risorse inutilmente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.
“Secondo i calcoli riportati dal citato rapporto in mano ai deputati della Commissione gestione e finanze, il Cantone e i Comuni spendono 1’190 franchi all’anno per l’ordine, la sicurezza e la difesa. Ci si può chiedere si siano troppi o troppo pochi. Oggi possiamo dire che sono “giusti”, anche se intendiamo comunque guardare criticamente la spesa, in particolare rivedendo l’organizzazione sul territorio dei servizi di sicurezza (polizia e protezione civile). Una spesa comunque giusta, soprattutto se pensiamo che il Ticino è un Cantone di frontiera con i problemi che questo comporta in particolare per rapporto alla sicurezza e alla migrazione; siamo poi l’unico al sud delle Alpi e di lingua italiana, con un elevato numero di lavoratori transfrontalieri e con un’importante presenza di turisti. In fin dei conti, il Ticino è un Cantone di quasi 500mila abitanti tra residenti, frontalieri e turisti”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 luglio 2023 de Il Mattino

 

 

Gobbi contrario al pedaggio: ‘Sarebbe un brutto segnale’

Gobbi contrario al pedaggio: ‘Sarebbe un brutto segnale’

È quanto ha affermato alla giornata della costruzione
Il direttore del Dipartimento istituzioni durante la giornata della costruzione organizzata dalla Ssic: ‘Passerebbe il messaggio che il Ticino è un cantone diverso dagli altri’.

«Si parla tanto di intensificare le collaborazioni, anche economiche, tra Ticino e Svizzera interna. Ecco, un eventuale pedaggio al San Gottardo sarebbe un segnale negativo. Passerebbe l’idea di un Ticino che è una regione staccata dalla Svizzera». È quanto pensa Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), a proposito della proposta – avanzata nelle scorse settimane a livello federale e che secondo un sondaggio è condivisa da quasi il 70% dei cittadini – di introdurre un pagamento per attraversare le Alpi. «Sarebbe anche una difficoltà per la nostra economia cantonale», ha affermato il direttore del Di durante la giornata della costruzione, organizzata ieri al Lac di Lugano dalla Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic).

Lardi: ‘Non chiediamo sussidi, ma un sistema più snello’
Prima di guardare verso meridione, il mondo economico ticinese deve cercare di intensificare i suoi rapporti con il resto della Svizzera. È il messaggio che ha voluto lanciare Gian-Luca Lardi, presidente centrale della Ssic. «Il Ticino ha le sue caratteristiche, certo, come anche altre regioni della Svizzera», ha detto il presidente della Ssic alle centinaia di impresari e rappresentanti di associazioni presenti, molti dei quali arrivati dal Nord delle Alpi. «In futuro nel nostro Paese ci saranno 10 milioni di abitanti, che ci piaccia o no. Serve quindi avere più spazio e pensare a come sviluppare la mobilità. Il potenziale c’è, ma anche la politica fa la sua parte. Quello che chiediamo non sono sussidi, ma un sistema più snello per poter fare impresa». Tema al centro della giornata: la difficoltà di trovare manodopera qualificata. «È un problema serio, che ci mette in difficoltà come anche l’aumento dei costi delle materie prime – ha detto Lardi –. E in futuro il rischio è che questa penuria di profili qualificati continui ad aumentare».

Gobbi: ‘I problemi di liquidità aprono la strada alle infiltrazioni mafiose’
Difficoltà economiche che, come ha voluto sottolineare Gobbi, «possono aprire la strada a infiltrazioni mafiose nel settore. Quando manca liquidità la criminalità può trovare terreno fertile». L’invito del direttore del Di è quindi a essere vigili. «Oggi i criminali si presentano in giacca e cravatta, occorre quindi lavorare insieme per ridurre i rischi». Durante la giornata ha portato i suoi saluti, tramite un videomessaggio, anche il consigliere federale Guy
Parmelin, che ha voluto ricordare l’importanza del settore delle costruzioni. «È uno dei pilastri della nostra economia e della nostra prosperità». A proposito della carenza di lavoratori qualificati, Parmelin ha spiegato che «il problema non può essere risolto solo dallo Stato, è tutto il sistema che deve impegnarsi per risolvere la questione».

Lo studio: il divario tra domanda e offerta rischia di aumentare
Il tema della carenza di manodopera è stato anche oggetto di uno studio commissionato dalla Ssic al centro di competenze Demografik. Scopo della ricerca: elaborare una previsione della domanda e dell’offerta di personale qualificato fino al 2040 e valutare in che modo delle misure mirate potrebbero compensare questa carenza. “Se gli sviluppi attuali continueranno di questo passo e non verranno prese delle misure, si apriranno grandi divari tra il fabbisogno e l’offerta di personale”, afferma lo studio. Parlando in cifre: oggi il settore principale delle costruzioni ha bisogno di 31’800 lavoratori qualificati, nel 2040 ne serviranno 33’750. La carenza è ora del 6,6%, nel 2040 sarà invece del 16,6% (pari a 5’600 professionisti). Un elemento determinante – afferma lo studio – è quello del pensionamento, nei prossimi anni, dei cosiddetti ‘baby-boomer’. Tra le misure indicate per contrastare questa carenza: aumentare il numero di persone provenienti da altri percorsi professionali nella funzione di caposquadra, capomuratore e conduttore di lavori edili; ridurre il tasso di uscite dal settore tra i giovani lavoratori; aumentare gli apprendisti muratori. “Un altro approccio – afferma lo studio – è quello di ridurre la necessità di personale qualificato, aumentando la produttività”.

Da www.laregione.ch

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Ha avuto luogo sul passo del Lucomagno, durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il cambio della guida della divisione territoriale 3. Il divisionario Lucas Caduff ha infatti rimesso il comando che, dal 1° luglio, passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. Caduff ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani di Dattrino.
Caduff, che ha ricoperto questo incarico negli ultimi sette anni, ha commentato: «Ogni bella esperienza giunge al termine». Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
La divisione territoriale 3 è una grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino. Non è un caso che la cerimonia del trapasso del comando si sia tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. La Valle di Blenio e la Surselva storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. Inoltre il luogo, in qualità di confine fra la Svizzera romancia e il Canton Ticino, ben rappresenta il passaggio fra il sursilvano Caduff e il ticinese Dattrino.
«Lascio al mio successore una divisione in buona salute» aggiunge Caduff. «So che non ci si aspetta che dica altro, ma le prove di questa mia convinzione le ha mostrate lo scorso anno l’esercitazione internazionale ‘ODESCALCHI’, durante la quale le truppe subordinate alla divisione territoriale 3 hanno dimostrato la loro competenza e preparazione».
Dattrino conosce bene l’unità che andrà a comandare: in passato ne è stato infatti il capo operazioni e il capo dell’impiego sussidiario di sicurezza a favore del Canton Grigioni durante il WEF di Davos. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch».

Da www.tio.ch

(Immagine: Terzaghi /div ter 3)

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16360705

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 29 giugno 2023 de Il Quotidiano

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Maurizio Dattrino nuovo comandante della divisione territoriale 3

Dal primo luglio sostituirà il divisionario Lucas Caduff alla testa delle forze militari congiunte dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Sul passo del Lucomagno durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il divisionario Lucas Caduff ha rimesso il comando della divisione territoriale 3. Dal 1. luglio il testimone passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. «Ogni bella esperienza giunge al termine». Sono queste le parole utilizzate dal divisionario Caduff per sintetizzare gli ultimi sette anni della sua attività professionale quale ufficiale di carriera dell’Esercito svizzero. Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
Nel corso di una tradizionale cerimonia, oggi pomeriggio il divisionario ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani del brigadiere Maurizio Dattrino, che dal 1. luglio sarà alla testa della grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Non è un caso se la cerimonia del trapasso del comando della divisione territoriale 3 si è tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. Seppur non di importanza strategica come l’asse del San Gottardo, la Valle di Blenio e la Surselva, storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. L’occhio allenato di chi transita sulla strada del passo può ancora oggi individuare le desuete postazioni protette a ridosso dell’ospizio. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch» ha sottolineato il futuro divisionario Dattrino che da quando entrerà in servizio sarà il più alto graduato ticinese. Alla cerimonia sul Passo del Lucomagno ha anche presenziato il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 giugno 2023 del Corriere del Ticino
Polizia cantonale: nominata la prima donna ufficiale

Polizia cantonale: nominata la prima donna ufficiale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta di ieri Bernadette Rüegsegger quale prima donna al grado di ufficiale della Polizia cantonale. Bernadette Rüegsegger dirigerà con il grado di capitano i Servizi Generali. Servizi che assicurano il supporto specialistico, tecnico, logistico, amministrativo e legale alle attività del Corpo di Polizia cantonale; i vari servizi gestiscono le risorse umane e finanziarie, di controllo strategico e di qualità nonché sostengono i reparti operativi, l’agevolazione delle procedure e l’ottimizzazione dell’impiego di mezzi e risorse. La signora Rüegsegger assumerà la funzione ricoperta da Elia Arrigoni, nel frattempo nominato e operativo a capo della Sezione della circolazione.

Bernadette Rüegsegger, classe 1979 madre di un figlio e una figlia, dopo aver conseguito la licenza in diritto nel 2007 all’Università di Zurigo ha completato la sua formazione ottenendo una specializzazione in scienze forensi (nel 2011 il Certificato e nel 2013 il Master in Advanced Studies in Forensics) alla Hochschule di Lucerna. Una volta conclusi gli studi, dopo aver svolto due anni di pratica giudiziaria e una prima esperienza professionale, nel 2009, è entrata alle dipendenze del Ministero pubblico di Zurigo (Zürich-Limmat) in veste di segretaria giudiziaria e assistente procuratrice. Nel 2011 è invece passata, già quale Procuratrice pubblica, al Ministero pubblico di Winterthur dove è rimasta fino al 2014 per poi divenire Procuratrice pubblica al Ministero pubblico del Canton Zurigo. Dal 2018 è stata nominata Capo settore Servizio giuridico della Polizia cantonale con il ruolo di funzionario dirigente, mentre nel 2019 ha conseguito il brevetto di avvocato. Bernadette Rüegsegger, oltre a essere perfettamente bilingue in italiano e tedesco, dispone di un Certificate of Proficiency in inglese.

Il Consiglio di Stato formula a Bernadette Rüegsegger i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

Un ufficio mobile della Polizia

Un ufficio mobile della Polizia

Il IV° Reparto Gendarmeria Locarnese organizza 7 giornate sul territorio per un contatto diretto con la popolazione e i turisti. Grazie all’Ufficio mobile potranno essere effettuate pratiche d’ufficio, quali denunce di furto, smarrimento o altro. Non si tratta solo di uno sportello di Polizia mobile, ma di un vero punto d’informazione dove si prenderà contatto con i cittadini, raccogliendo segnalazioni o ricevendo suggerimenti tramite un sondaggio. Ecco il calendario: 27.6 a Maggia dalle 9.30 alle 12 e a Bignasco dalle 13 alle 16.30. Martedì 11.7 a Intragna dalle 9.30 alle 12 e a Spruga dalle 13 alle 16.30. Giovedì 27 .7 a Brissago dalle 9.30 alle 10.30, Ascona dalle 11 alle 12, Losone dalle 13 alle 14.30 e a Tegna dalle 15 alle 16.30. Venerdì 18.8 a Giumaglio dalle 9.30 alle 12 e a Gordevio dalle 13 alle 16.30. Sabato 26.8 a Mergoscia dalle 9.30 alle 12, Sonogno dalle 13 alle 14.30 e a Brione Verzasca dalle 15 alle 16.30. Martedì 5.9 a Verscio dalle 9.30 alle 12, Losone dalle 13 alle 14.30 e Ascona dalle 15 alle 16.30. Sabato 23.9 a Orselina dalle 9.30 alle 12 e a Tenero dalle 13 alle 16.30.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 27 giugno 2023 del Corriere del Ticino

“Distratti mai!”: il cellulare alla guida è sinonimo di pericolo

“Distratti mai!”: il cellulare alla guida è sinonimo di pericolo

Comunicato stampa

La Polizia cantonale torna a sensibilizzare sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare alla guida. Dall’inizio di luglio verranno infatti effettuate su tutta la rete
stradale cantonale delle azioni di prevenzione ma anche di repressione con controlli mirati nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usano il telefono.
Come già evidenziato più volte negli ultimi anni con l’azione “Distratti mai!”, svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, l’uso degli apparecchi elettronici durante la guida continua ad essere una pratica frequente. Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e di tutti gli altri utenti della strada. Appare quindi importante e opportuno rammentare che l’uso del telefonino, ad esempio per scattare un selfie mentre si è al voltante, per la lettura di un messaggio o per dare una rapida occhiata su un social, allunga in maniera notevole i tempi di reazione. Si calcola infatti che guardare lo smartphone per 4 secondi mentre si viaggia a una velocità di 100 chilometri orari equivale a percorrere circa 150 metri “al buio”, a 50 chilometri orari la lunghezza corrispondente è invece di 70 metri.

In base alle ultime statistiche, nel 2022 sulle strade ticinesi si sono contati 3’931 incidenti della circolazione stradale (3’656 nel 2021). Spesso all’origine di questi eventi vi è anche un utilizzo scorretto del telefonino. Dati alla mano, la percentuale di incidenti che vedeva quale concausa (causa principale o secondaria) la distrazione al volante è stata infatti del 21.1%. A livello di infrazioni infine, nel 2022 oltre 3’500 contravvenzioni erano dovute all’uso del telefono cellulare alla guida.

Da qui l’importanza di costantemente responsabilizzare le categorie di utenti della strada nell’intento di prevenire e di ridurre il numero di incidenti. A partire da luglio verranno dunque effettuate dalla Polizia cantonale delle azioni di sensibilizzazione sui comportamenti da assumere quando si circola, ma anche dei controlli mirati nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usano il telefonino.

‘Giustizia e diritti’, si ripartirà con la riforma della legge polizia

‘Giustizia e diritti’, si ripartirà con la riforma della legge polizia

Il 4 settembre in agenda l’audizione di Norman Gobbi

Arrivederci a settembre. A lunedì 4, quando la ‘Giustizia e diritti’, informa una nota della stessa commissione parlamentare, tornerà a riunirsi. E si ripartirà con, fra l’altro, l’audizione del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi sul progetto di riforma della Legge sulla polizia elaborato dal Consiglio di Stato e oggetto del corposo messaggio che il governo ha varato in marzo. «È un importante e delicato dossier: prima però di designare al nostro interno i relatori ed entrare così nel merito della revisione totale della legge riteniamo opportuno sentire il consigliere di Stato: sarà anche l’occasione per porgli eventuali domande», afferma la socialista Daria Lepori, che con la nuova legislatura ha assunto la presidenza della ‘Giustizia e diritti’, da noi contattata al termine della seduta commissionale di ieri, l’ultima prima della pausa estiva. Uscito dal Dipartimento istituzioni e posto in consultazione nel luglio 2022 presso autorità giudiziarie, uffici amministrativi e associazioni, il disegno di legge, si spiega nel messaggio governativo, prevede, fra le “principali” novità, “una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, nonché l’aggiunta di norme fondamentali a garanzia del principio di legalità, le quali formalizzano la prassi oggi in vigore, come pure un’esplicitazione delle misure coercitive di polizia”. Non solo. Un’altra novità consiste nell’“istituzione della gestione cantonale delle minacce, il cui obiettivo è di riconoscere i segnali premonitori, di valutare la probabilità che insorga il comportamento minaccioso e, se del caso, di intervenire preventivamente”: un modus operandi, ricorda l’Esecutivo, che “è già in vigore in molti Cantoni”. E la sua “importanza” e la sua “necessità” sono state sottolineate “anche dal Consiglio federale, per esempio in ambito di violenza domestica”. Dice Norman Gobbi alla ‘Regione’: «Dopo più di trent’anni, la legge cantonale sulla polizia ha bisogno di essere rivista completamente per adeguarla alle nuove esigenze anche operative; non si può più andare avanti con piccole, parziali revisioni. Inoltre, come ho già sostenuto, questo progetto di revisione totale viene proposto dal Consiglio di Stato a prescindere da quella che sarà la futura organizzazione di polizia in Ticino».
Nella riunione del 4 settembre della ‘Giustizia e diritti’ non si parlerà solo della riforma della normativa sulla polizia. In agenda, indica Lepori, «c’è anche l’iniziativa parlamentare per la modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, affinché il Consiglio della magistratura trasmetta il proprio rapporto annuale sul funzionamento dell’apparato giudiziario cantonale al Gran Consiglio e non, come ora, al Consiglio di Stato». Si tratta di uno dei correttivi suggeriti dalla commissione parlamentare, attraverso il rapporto allestito nel gennaio di quest’anno dall’allora deputato del Centro Luca Pagani, per migliorare la procedura di elezione dei magistrati – segnatamente di coloro che alla scadenza del periodo di nomina decennale si (ri)candidano alla medesima funzione – dopo le lacune, i pasticci e le polemiche che hanno caratterizzato nel 2020 il rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico.

‘Fissate delle scadenze per accelerare i lavori’
Questi e altri i temi che attendono la ‘Giustizia e diritti’ dopo la pausa estiva. «Un dossier che mi sta molto a cuore è quello delle autorità di protezione e quindi il completamento della riforma dopo il sì popolare all’adozione del modello giudiziario», evidenzia Lepori. Aggiunge la vicecapogruppo del Ps: «Uno dei miei primi obiettivi quando sono diventata presidente della ‘Giustizia e diritti’ è stato quello di fissare, discutendone in commissione, delle scadenze temporali per la firma dei rapporti, così da accelerare l’evasione di atti parlamentari e messaggi governativi pendenti sia nel plenum commissionale sia nelle sottocommissioni”. Quattro al momento le sottocommissioni della ‘Giustizia e diritti’. Sono coordinate da altrettante donne: Cristina Maderni del Plr (sottocommissione Ministero pubblico), Sara Demir del Centro (naturalizzazioni), Sabrina Gendotti del Centro (autorità di protezione) e Daria Lepori (violenza domestica).