Pedaggio al San Gottardo, Gobbi: «È una riflessione da fare»

Pedaggio al San Gottardo, Gobbi: «È una riflessione da fare»

Un’attribuzione della gestione territoriale, quella che interessa la galleria del San Gottardo, che il Consiglio di Stato ticinese intende mettere in discussione in vista del raddoppio. Lo ha confermato oggi, ai microfoni di RadioTicino, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Tra il 2008 e il 2009, la gestione del San Gottardo fu affidata all’unità territoriale della Svizzera centrale nell’ambito del riordino delle competenze tra i Cantoni e la Confederazione. «Ora stiamo costruendo il secondo tunnel», ricorda Gobbi, e «dal punto di vista mio e del Governo si tratta di mettere in discussione» l’attribuzione «proprio perché di tunnel non ce ne sarà solo uno, ma ce ne saranno due. E quindi è giusto ritornare, diciamo, “in possesso” della gestione del Gottardo, almeno per quanto riguarda una canna. E l’altra canna la gestiranno magari gli urani. Ma in una maniera più equa e paritaria. Perché ogni tanto i nostri amici del nord la mentalità da landfogti non l’hanno ancora persa».

Di code, panne e chiusure del tunnel
E in tema di San Gottardo, non si poteva – alla luce delle recenti settimane – evitare la questione dei disagi, tra code, veicoli in avaria e chiusure del tunnel. Il problema sta anche nel rosso dei semafori di dosaggio? «Il problema sono anche le rampe. La rampa a nord è molto più ripida» e quindi, prosegue Gobbi, «da nord è molto più facile restare bloccati per una panne di un veicolo». Proprio questa «credo sia una delle preoccupazioni che abbiamo, perché è un asse vitale per il canton Ticino» ma «anche di transito internazionale».
La settimana prossima aprirà il passo del San Gottardo e questo andrà a risolvere alcuni di questi problemi, in particolare in vista dei prossimi due “ponti” per i giorni dell’Ascensione e di Pentecoste. «Però è una preoccupazione che c’è, perché poi quando c’è la coda, lo sappiamo, il traffico si riversa sulla strada cantonale, creando problemi». A tal proposito, Gobbi ha ricordato pure come «a nord hanno preso la decisione di chiudere tutte le entrate» autostradali. E queste «credo siano situazioni che dovremo discutere. E lo faremo sia con l’Ufficio federale delle strade che con i colleghi urani».

Pedaggio al San Gottardo: si o no?
E sulla proposta di un pedaggio per attraversare il San Gottardo? È “fantascienza” l’ipotesi di un accordo a tre teste con Uri e Grigioni? «Secondo me è necessario farlo», afferma Gobbi, pensando a soluzioni che sono già in vigore anche nei Paesi nostri vicini, come l’Austria. «Se questi cittadini pensano di poter attraversare le Alpi in maniera gratuita perché sono la via più sicura e veloce per raggiungere le loro destinazioni balneari… credo sia un’opportunità». E per questo motivo «credo sia una riflessione da fare».
 
Da Radio Ticino
(Immagine: TCS)
Il Direttore del DI incontra la Magistratura

Il Direttore del DI incontra la Magistratura

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti e dall’aggiunta alla direttrice, Monica Bucci, ha incontrato i magistrati ieri nel tardo pomeriggio al Campus USI/SUPSI di Viganello. È il primo incontro plenario di questo livello, che si aggiunge agli appuntamenti con i Presidenti delle Magistrature permanenti, organizzati dal 2017 al 2020, in seguito interrotti per i problemi legati alla pandemia e ora in via di riattivazione. Erano presenti oltre 60 magistrati a tempo pieno su un totale di 83 persone.

Condividere i temi di interesse comune in ambito di personale, di informatica/digitalizzazione, di logistica, senza dimenticare gli aspetti finanziari: questi gli obiettivi dell’incontro, che hanno permesso al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi di evidenziare l’importanza del lavoro compiuto dalla Magistratura.

Bilancio d’attività 2022 positivo per la Magistratura
Sono quasi 580 le persone attive in Magistratura, suddivisi in 83 magistrati a tempo pieno, 16 giudici supplenti del Tribunale d’Appello, 150 assessori-giurati, 76 giudici di pace e giudici di pace supplenti, oltre 250 funzionari giuristi e amministrativi, più gli apprendisti, stagiaires e gli alunni giudiziari. Il bilancio d’attività redatto dal Consiglio della Magistratura per il 2022 sottolinea come nel suo complesso la Magistratura cantonale inquirente e giudicante riesca a far fronte con successo ai suoi compiti in tempi ragionevoli e con buona qualità. Vi sono delle criticità, ha osservato Norman Gobbi, sulle quali il Dipartimento, d’intesa con le Magistrature interessate e il Consiglio della Magistratura, sta apportando dei correttivi per meglio rispondere ai bisogni della collettività.

Gli obiettivi finanziari del Governo
Dopo aver presentato l’evoluzione decennale dei costi e dei ricavi del Potere giudiziario, segnalando i potenziamenti intervenuti negli anni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato gli obiettivi finanziari posti dal Governo, al fine di contenere il disavanzo nel 2023 e nel 2024, per giungere poi a un pareggio dei conti dell’amministrazione cantonale nel 2025, come voluto in votazione popolare dalle cittadine e dai cittadini ticinesi. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha quindi annunciato la necessità di istituire un gruppo di lavoro, coordinato dalla Divisione della giustizia, focalizzato sulle tematiche finanziarie relative alla Magistratura, affinché anche il Potere giudiziario contribuisca nella sua specificità alle misure di contenimento del disavanzo.

La rivoluzione digitale
Ma l’appuntamento di ieri a Viganello ha pure permesso alla direttrice della Divisione della giustizia avv. Frida Andreotti e all’aggiunta alla direttrice, Monica Bucci di presentare in maniera dettagliata il progetto nazionale Justitia 4.0, volto alla digitalizzazione e alla trasformazione digitale della giustizia in ambito penale, civile e amministrativo, con oltre 3’000 addetti ai lavori coinvolti in Ticino. Una rivoluzione che cambierà in modo sostanziale il lavoro della Giustizia in Svizzera.

Infine sono stati evidenziati i principali progetti logistici a favore della Magistratura cantonale. Si va dalla ristrutturazione del Pretorio di Bellinzona, che diventerà sede della Pretura penale e della Corte di appello federale, alla ristrutturazione del Pretorio di Locarno, che accoglierà le Preture di Locarno e la Polizia cantonale, per giungere all’acquisto dello stabile EFG a Lugano, il cui messaggio è al vaglio della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, e ristrutturazione del Palazzo di Giustizia di Lugano, con relativo mantenimento dello stabile delle Preture in via Bossi, sempre a Lugano. All’interno di questo ambito vi è poi tutto il tema legato alla sicurezza da assicurare all’esercizio delle varie funzioni in ambito giudiziario, con i progetti in via di esecuzione.

L’incontro ha permesso di consolidare il dialogo tra il Potere esecutivo e quello giudiziario e constatare la necessità di questi momenti di scambio reciproco, nell’ottica di affrontare al meglio le tante sfide future – digitalizzazione in primis – che attendono la Giustizia del Canton Ticino. Si coglie infine l’occasione per segnalare che nella mattinata di sabato 13 maggio il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrerà i giudici di pace e i giudici di pace supplenti, intervenendo alla loro assemblea annuale in programma a Cureglia.

Effettivi dell’esercito e della PCi: “Una sfida per la nostra sicurezza”

Effettivi dell’esercito e della PCi: “Una sfida per la nostra sicurezza”

Gobbi: “Il numero dei militi deve essere adeguato per assolvere i compiti”

“La presenza dell’esercito a sud delle Alpi rappresenta per il Ticino l’opportunità di avere sul proprio territorio una grande azienda. Anche per questo motivo come autorità politica cantonale è importante mantenere rapporti stretti e privilegiati con i vertici dell’esercito”. Questa affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi è avvalorata dai dati che dimostrano come in Ticino il nostro esercito dà occupazione diretta a circa 800 persone, con stipendi medio alti e crea un indotto economico significativo per parecchie altre nostre aziende. “Anche se – tiene subito a precisare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – il valore principale di questa presenza è sempre legato alla sicurezza. La conferma della consigliera federale Viola Amherd alla testa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) è stata per il Ticino molto positiva. I rapporti sono buoni e la Amherd ha dimostrato nei quattro anni in cui ha diretto il DDPS di saper gestire le questioni legate all’armamento con avvedutezza e lungimiranza. Un solo esempio: la votazione sugli aerei da combattimento”, sottolinea Norman Gobbi.

Sempre più persone in questi ultimi due/tre anni hanno compreso meglio l’importanza dell’esercito. “Le crisi che abbiamo vissuto internamente – penso al coronavirus, all’Ucraina, alla siccità e alla, per ora, scongiurata crisi energetica – hanno visto l’esercito e la protezione civile in prima fila a sostegno della popolazione. La guerra in Ucraina ha evidenziato inoltre che anche alle nostre porte può configurarsi uno scenario di conflitto. Di più: può scoppiare un conflitto vero e proprio! Conviviamo con situazioni di “multicrisi”, ossia crisi o emergenze che si sovrappongono ed è per questo che sul fronte della sicurezza e della protezione della popolazione occorre essere attrezzati. La sfida che ci attende in questi anni è quella di poter dotare l’esercito su piano nazionale e la protezione civile su scala cantonale di un numero sufficiente di militi in grado di adempiere al meglio i compiti loro assegnati”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ritengo che sul fronte dei rapporti Ticino/Esercito siamo riusciti a costruire dei ponti importanti. In questo solco si spiega, solo per fare un esempio, la fattiva collaborazione nell’ambito delle esercitazioni Odescalchi, che permettono di far collaborare enti di primo intervento, di sicurezza civile e militare, fianco a fianco e in unione con i corrispettivi partner italiani. L’arrivo alla testa della divisione territoriale 3 del prossimo divisionario ticinese Maurizio Dattrino è da salutare con particolare piacere, così come l’ottima collaborazione con l’uscente comandante Lucas Caduff. Ritengo che ci siano tutti i presupposti per un lavoro ancora più approfondito a favore della sicurezza e del benessere delle cittadine e dei cittadini ticinesi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 maggio 2023 de Il Mattino

Nuovo Comune di Lema: la votazione consultiva si svolgerà il 26 novembre 2023

Nuovo Comune di Lema: la votazione consultiva si svolgerà il 26 novembre 2023

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il rapporto allestito dalla Commissione di studio per l’aggregazione dei comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio in un unico Comune denominato “Lema”. Lo studio è stato preavvisato favorevolmente da tutti i legislativi ed esecutivi coinvolti. La votazione consultiva è fissata per domenica 26 novembre 2023.

Lo scorso 11 aprile 2023 la Commissione di studio per l’aggregazione dei comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio ha trasmesso al Consiglio di Stato la propria proposta di Comune unico, denominato “Lema”, richiamando il noto monte di riferimento geografico per l’intero comprensorio. Il progetto è stato preavvisato favorevolmente dai cinque legislativi (le assemblee comunali di Astano e Miglieglia nonché i consigli comunali di Bedigliora, Curio e Novaggio), così come dai rispettivi esecutivi (la gerenza di Astano e i quattro municipi).  
I cinque comuni appartengono allo scenario “Malcantone Ovest” del Piano cantonale delle aggregazioni, che prevede la possibilità di aggregazioni a tappe successive all’interno del medesimo comparto, ragione per cui il progetto si inserisce con coerenza nella politica aggregativa cantonale e rappresenta, dopo la costituzione di Tresa, un ulteriore passo verso l’ipotesi di attuazione del precitato scenario.  
Lema, che conta una popolazione di circa 2’600 abitanti, verrà guidato nella prima legislatura da un Municipio di 7 membri e da un Consiglio comunale di 21 membri; in seguito farà stato il regolamento del nuovo Comune. Attraverso una serie di iniziative, il nuovo Comune si propone di rafforzare la qualità di vita residenziale, nell’asse della sostenibilità ambientale.  
Per favorire la nascita di Lema, il Consiglio di Stato ha confermato le misure di sostegno per un importo complessivo di 7,2 milioni di franchi così ripartiti:

  • 3,8 milioni a titolo di risanamento e consolidamento del bilancio iniziale
  • 1,0 milioni per il finanziamento di investimenti che favoriscano lo sviluppo del nuovo Comune
  • 0,4 milioni per le spese di riorganizzazione del nuovo Comune
  • 2,0 milioni quale aiuto agli investimenti ai sensi dell’art. 14 LPI per la realizzazione della casa comunale del nuovo Comune a Novaggio.   

Come auspicato dalla Commissione di studio, la votazione consultiva è stata fissata per domenica 26 novembre 2023. A seconda dell’esito del voto, le elezioni comunali di aprile 2024 potranno essere prorogate dal Consiglio di Stato nei comuni nei quali il voto sarà positivo, lasciando quindi in carica gli attuali organi.

Una nuova veste per il sito internet della Polizia cantonale

Una nuova veste per il sito internet della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Da oggi, 3 maggio 2023, il sito internet della Polizia cantonale si presenta totalmente rinnovato. La nuova veste grafica e la struttura ripensata in funzione delle necessità dell’utenza sono il risultato di un progetto portato avanti in collaborazione con la Segreteria generale del Dipartimento delle istituzioni e s’inseriscono nella linea indicata dall’Amministrazione cantonale.
È online il nuovo sito www.polizia.ti.ch, rinnovato dal punto di vista grafico e dei contenuti, con un’attenzione particolare alle necessità dell’utenza. Tra gli obiettivi della ristrutturazione vi è infatti il miglioramento dell’accesso alle informazioni e ai contatti. Questo intento si traduce anche sul piano grafico, con un aspetto generale più strutturato, coerente e intuitivo. 
Il nuovo sito internet della Polizia cantonale presenta alcune novità anche a livello strutturale. In particolare sono state create: una sezione professione, in cui si trovano tutte le informazioni legate al mestiere di agente di polizia, al percorso formativo e alla Scuola; e una sezione che unisce tutti i servizi online offerti all’utenza, in precedenza ripartiti in due settori. Sempre in una logica che punta all’accessibilità delle informazioni, anche l’indicazione dei contatti è stata ottimizzata.
Sul piano dei contenuti le pagine sono state interamente aggiornate. Il nuovo sito presenta ancora una descrizione di tutti i settori di attività, con una parte dedicata alla descrizione e alla prevenzione di fenomeni criminali, ma anche collegamenti diretti alle diverse pagine dei progetti di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni (Strade sicure, Acque sicure, Montagne sicure, Cyber sicuro) e a pagine interne dedicate a temi specifici (ad esempio la violenza domestica).

Solidarietà con chi lavora nei centri per richiedenti l’asilo

Solidarietà con chi lavora nei centri per richiedenti l’asilo

Norman Gobbi interviene sulle polemiche attizzate da R-esistiamo

Comunicati stampa su comunicati stampa; mini manifestazioni, perché sono presenti pochissime persone e sempre le stesse; alcuni giornali che riempiono le pagine e la RSI che fa servizi su servizi. L’accusa che viene mossa attraverso il collettivo R-esistiamo è sempre la stessa: l’autorità è crudele contro i richiedenti l’asilo, e la polizia, così come gli agenti di sicurezza, abusano del loro potere all’interno dei centri federali per richiedenti l’asilo. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “All’opinione pubblica viene fatta vedere e percepire spesso una realtà distorta. Ormai i cittadini non riescono nemmeno più a capire che quando vi sono risse all’interno di questi centri sono gli asilanti stessi a darsi botte per i più disparati motivi. Molte volte anche perché in preda all’alcol o a sostanze stupefacenti. Le autorità devono intervenire per mantenere l’ordine, affinché non vengano colpiti gli altri ospiti dei centri d’accoglienza, spesso famiglie con bambini. O gli stessi agenti di sicurezza e gli assistenti. Perché occorre subito precisare che i richiedenti l’asilo non sono tutti uguali. C’è chi nel rispetto delle leggi e delle regole segue l’iter per l’ottenimento dell’asilo e durante questo percorso si comporta in modo corretto. Ma c’è chi ha tutt’altro comportamento. Non per nulla spesso delinquono quando sono in giro per le nostre città e per i nostri comuni. Le cronache per fortuna ne danno conto. Così come hanno rivelato dei numerosi falsi allarme incendio lanciati dagli stessi asilanti ospiti a Pasture. Pompieri che corrono inutilmente e fatture di decine e decine di migliaia di franchi da pagare dalla Confederazione. Non mi piace fare di ogni erba un fascio. Mi piace però affermare che la Svizzera è uno Stato di diritto, che si è data leggi e regole ben precise anche nel campo della politica d’asilo (avallate sempre dal popolo) e che svolge i suoi compiti in modo corretto e umano. In questo senso tutti coloro che lavorano e operano in questo settore o a stretto contatto – come possono essere gli agenti delle Polizie cantonale e comunali – e si attengono ai compiti loro assegnati hanno il sostegno del Dipartimento delle istituzioni”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I numeri dei richiedenti l’asilo attestano un aumento nell’ultimo anno. “Per fortuna a livello di afflusso la situazione nelle scorse settimane si è un po’… normalizzata. Però è vero che se i centri sono più affollati basta una scintilla per far scoppiare una lite. Così come la presenza di diversissime etnie rappresenta un ulteriore aggravio di lavoro e una sfida ancora più impegnativa per la sicurezza. Lo ribadisco: coloro che lavorano nei centri di Balerna Pasture e di Chiasso sotto il coordinamento della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) hanno tutto il sostegno del DI, perché portano avanti i compiti loro assegnati dalle nostre leggi”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 aprile 2023 de Il Mattino della domenica 

Falsi allarmi, tra dispiacere e mancanza di rispetto

Falsi allarmi, tra dispiacere e mancanza di rispetto

La Segreteria di Stato della migrazione si dice dispiaciuta per il comportamento dei richiedenti l’asilo
Norman Gobbi: «Gli interventi “a vuoto” potrebbero andare a discapito di altre contemporanee emergenze»

I riflettori sono tornati ad accendersi attorno al Centro federale d’asilo di Pasture, situato tra Novazzano e Balerna. Nell’edizione di ieri abbiamo riportato quanto siano stati sollecitati i militi del Centro Cantonale Soccorso Pompieri Mendrisiotto in questo 2023. Da gennaio, infatti, per quasi un’ottantina di volte i pompieri si sono dovuti recare al Centro per quelli che, in realtà, si sono rivelati essere dei falsi allarme incendio. Allarmi attivati – ha spiegato il presidente della delegazione del Consorzio Samuel Maffi – dagli ospiti: «per inavvertenza, per ignoranza, rispettivamente per dispetto, hanno schiacciato questo tasto il quale innesca una procedura di emergenza ». Il problema è noto anche alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) la quale, da noi interpellata, ieri ci ha risposto dicendosi dispiaciuta per l’accaduto: «Ci dispiace molto che negli ultimi mesi alcuni richiedenti l’asilo abbiano fatto scattare l’allarme antincendio senza motivo. Il risultato sono stati numerosi interventi inutili dei pompieri, che hanno comportato costi altrettanto inutili. Siamo in costante contatto con i pompieri e stiamo cercando di adottare diverse misure per evitare che in futuro si verifichino questi falsi allarmi».

Tre misure da adottare
Si punta innazitutto sulla prevenzione attraverso la sensibilizzazione: «Nei colloqui individuali o di gruppo, che si tengono comunque regolarmente, i richiedenti asilo sono stati e sono ulteriormente sensibilizzati su questo tema». Un’altra misura verte sulla collaborazione con la polizia. «In tutti i casi in cui è possibile identificare i colpevoli, viene sporta denuncia» ci viene spiegato da Berna. Infine, si è al lavoro anche per una modifica del sistema di allarme. Sono in atto verifiche per comprendere se l’inoltro automatico della chiamata «possa essere ritardato di qualche minuto, in modo che gli addetti alla sicurezza possano verificare in prima battuta se si tratti di un falso allarme o meno».

«Ci sono regole da rispettare»
Sull’asse Mendrisiotto-Berna si è dunque al lavoro per cercare di risolvere quello che a tutti gli effetti è un problema. Problema che sino ad ora non era giunto sul tavolo del Consiglio di Stato.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, in tal senso, conferma che «il tema non è di competenza cantonale, ma del Consorzio Centro Soccorso Cantonale Pompieri Mendrisiotto che se ne sta occupando; per questo sinora non è mai giunto sul tavolo del Governo. Ciò nonostante, il consigliere di Stato esprime comunque un parere deciso: «Se gli allarmi scattano a Pasture perché i richiedenti l’asilo di proposito vogliono fare un “dispetto”; siamo di fronte all’ennesima conferma dell’assoluta mancanza di rispetto di alcuni di loro nei confronti delle regole anche minime che devono essere tenute quando si è ospiti di uno Stato. Oltre a provocare ingenti costi, gli interventi “a vuoto” potrebbero andare a discapito di altre contemporanee emergenze e mettere quindi in pericolo persone e cose».

Oltre ai falsi allarme, la cronaca riporta pure interventi da parte della Polizia. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato mercoledì sera. A tal proposito, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni evidenzia come «le richieste di intervento alla Polizia cantonale sono sempre state purtroppo numerose. In periodi in cui vi è una maggiore affluenza di richiedenti l’asilo anche i momenti di tensione all’interno dei Centri aumentano. Risse tra gli stessi richiedenti l’asilo, con la messa in pericolo sia delle famiglie presenti con i loro bambini, sia degli agenti della sicurezza privata e del personale addetto all’assistenza».

Episodi «intollerabili»
Per Gobbi si tratta di una «situazione nota, ma che non può essere tollerata. Per questo abbiamo chiesto – il Ticino e altri Cantoni sede di Centri federali – di disporre di basi legali che possano limitare e contenere questi intollerabili comportamenti». Il discorso, a questo punto, si estende anche all’esterno delle strutture e agli episodi che possono verificarsi, in questo caso, nella cittadina. Episodi che comportano un aumento della mole di lavoro per le pattuglie. «Episodi di vandalismo o furti e furti d’uso sono ricorrenti all’esterno del Centro – rileva il nostro interlocutore –. Per le Polizie, sia cantonale sia comunali ciò fa parte del lavoro quotidiano e del contributo necessario legato alla presenza dei centri di registrazione e di accoglienza per richiedenti l’asilo. Il Ticino – evidenzia – è la porta d’entrata a sud della Confederazione e quindi ci dobbiamo confrontare anche con questi aspetti negativi. La collaborazione con la SEM è buona. In questi ultimi giorni ci troviamo confrontati con pesanti critiche. Quasi una beffa, se pensiamo a quanto occorre fare in termini di sicurezza per accompagnare alcuni richiedenti l’asilo che non rispettano le nostre regole. Regole che vorremmo – come detto poc’anzi – più incisive sui richiedenti incapaci di rispettare le istituzioni e il popolo che li ospita». Chiediamo a Norman Gobbi, infine, se anche in considerazione delle diversità culturali, gli agenti devono adottare degli accorgimenti nelle procedure da seguire. «La formazione che viene impartita durante la Scuola di Polizia e la formazione continua – risponde – danno gli strumenti affinché gli agenti siano in grado di confrontarsi con queste nuove realtà».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 aprile 2023 del Corriere del Ticino

“La sicurezza al confine deve rimanere una priorità”

“La sicurezza al confine deve rimanere una priorità”

Le riflessioni di Norman Gobbi sulla nuova legge (e riorganizzazione) delle dogane

Settimana scorsa con il Consigliere di Stato Norman Gobbi avevamo affrontato il tema del mancato rispetto da parte dell’Italia dell’Accordo di Dublino, decretato unilateralmente nei confronti di tutti gli Stati firmatari, Svizzera inclusa. Ciò comporta la mancata riammissione verso l’Italia dei richiedenti l’asilo giunti in Svizzera e che avevano presentato la loro domanda in prima istanza alle autorità di Roma. “La già forte pressione ai nostri confini – pur essendo ancora sotto controllo – con questa decisione a lungo andare non può certo migliorare”, afferma Norman Gobbi, che introduce un nuovo elemento. “Tra gli aspetti che occorre tenere presente per garantire la nostra sicurezza interna vi è la collaborazione tra le diverse “agenzie” che sono attive in prossimità del confine. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini – la nuova denominazione sotto cui vi sono anche le ex guardie di confine – assume un ruolo decisivo, essendo di sua competenza la sicurezza lungo la linea che divide la Svizzera da un altro Stato. Il cambiamento avvenuto negli ultimi due anni nell’organizzazione dell’ex amministrazione doganale e delle ex guardie di confine confluite nel citato Ufficio è stato un passo non da tutti accolto con grande favore e che ha palesato diverse criticità. I Cantoni, Ticino in testa, hanno criticato la recente proposta di revisione della legge. La nostra preoccupazione principale è quella di poter chiarire al meglio ruolo e funzione dei collaboratori chiamati a gestire la sicurezza, sia rispetto al resto del personale dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, ossia i doganieri che si occupano principalmente di applicare i dazi, sia – e soprattutto dal nostro punto di vista – nei confronti delle Polizie cantonali. Il pericolo di avere al confine poca chiarezza su ruoli e compiti in un momento in cui la pressione migratoria è elevata può creare situazioni difficili da gestire. Infatti, una delle proposte criticate prevedeva un’assunzione non giustificata di compiti di sicurezza interna da parte dell’Ufficio federale. È quello che non si vuole. In aggiunta siamo rimasti perplessi dal fatto che la revisione della legge sulle dogane sia giunta quando la riforma organizzativa era stata in pratica già implementata”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Ora sembra che sul piano politico qualcosa si sia sbloccato. “In effetti è di 2 settimane fa la decisione (con risicata maggioranza) della commissione della gestione del Consiglio Nazionale di portare avanti la revisione della legge sulle dogane, dopo un anno in cui erano emerse tutte le criticità poc’anzi ricordate. Ripeto: operativamente abbiamo bisogno di chiarezza e di certezze. Il passo compiuto con la riforma organizzativa è stato anche a giudizio dei Cantoni quantomeno affrettato e con una mancanza di chiarezza sugli obiettivi. Si è voluto rivoluzionare tutta la precedente struttura, cancellandola con un colpo di spugna e chiudendo drasticamente con il passato. Il contraccolpo è stato avvertito soprattutto dalle ex guardie di confine, che – unitamente ai doganieri – hanno perso i punti di riferimento tradizionali. Spero che i passi compiuti riescano a migliorare non solo le entrate finanziarie della Confederazione, ma pure la sicurezza ai nostri confini, anche se qualche dubbio mi sorge ascoltando ex dirigenti del Corpo delle Guardie di confine”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

“Intollerabile. Ci saranno conseguenze”

“Intollerabile. Ci saranno conseguenze”

Norman Gobbi indignato per l’episodio di Paradiso: due minorenni hanno sottratto due pistole cariche alla polizia, durante un’esercitazione, e hanno sparato contro un muro

“È una situazione molto grave, intollerabile per me, proprio perché, per negligenze, si è messa in pericolo la vita di chi stava lavorando, ma anche dei giovani che sono entrati nello stabile… quello che è successo non può essere privo di conseguenze”. Così ai microfoni della RSI Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni e responsabile politico della polizia cantonale, che utilizza parole pesanti nei confronti degli agenti della polizia cantonale che mercoledì pomeriggio, durante un’esercitazione all’hotel Eden di Paradiso (in disuso), si sono fatti rubare da due minorenni due pistole d’ordinanza cariche. I due giovani, fra i 13 e i 15 anni, dopo aver esploso entrambi un colpo contro un muro, hanno gettato le armi nel lago. Sono stati subito fermati e ora sono indagati.

In addestramento all’Eden c’erano le forze speciali, gli agenti scelti dalla cantonale. È preoccupato?
“Il fatto che fossero presenti gli specialisti non svincola da quello che è successo. Potevano essere anche altri agenti, ma quello che è successo è intollerabile e per me non può essere privo di conseguenze. Per questo già ieri ho subito preso contatto sia con il comandante sia con il vice comandante e il responsabile delle forze speciali, per far capire che, per il direttore del dipartimento così come per tutta la popolazione, questa situazione incrina la reputazione della polizia cantonale”, dice Norman Gobbi.

Quindi la fiducia sua e quella dei cittadini è stata messa alla prova, secondo lei?
“Sicuramente. Spero che, però, non sia messa in discussione la fiducia per le prestazioni che la polizia cantonale offre sul territorio ticinese. La reputazione sicuramente ne risente, proprio perché se sono gli istruttori (e chi è più specializzato nell’ambito della sicurezza) a trovarsi in una situazione di questo tipo, in cui sono state messe in pericolo delle vite, significa che qualcosa non ha funzionato ed è per questo che sono state avviate sia le verifiche interne sia una procedura penale (quest’ultima nei confronti dei minorenni n.d.r)”.

È un duro colpo per l’immagine della polizia. Cosa ha detto agli agenti coinvolti?
“Direttamente a loro non ha detto niente, ma sia il comandante che il vice comandante hanno sentito le parole “pesanti” che di solito usa il direttore… che non tollera queste situazioni, perché creano situazioni di disagio e incrinano l’immagine della polizia cantonale. Con un singolo fatto si vanificano tutti gli sforzi fatti quotidianamente a tutela della protezione delle persone e dei beni di questo territorio”.

Ha già in mente correttivi? Ad esempio, ha ancora senso fare esercitazioni in centro città?
“I correttivi dovranno essere le conseguenze di verifiche interne che sono in corso, per capire quali misure ulteriori debbano essere prese per tutelare la sicurezza durante le esercitazioni… dobbiamo pensare l’impensabile, immaginare l’inimmaginabile, proprio per migliorare ulteriormente la sicurezza… dobbiamo considerare questi elementi come imponderabili, ma comunque considerarli”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Intollerabile.-Ci-saranno-conseguenze-16189798.html

Da www.rsi.ch/news