Al via un progetto pilota a Tresa e Losone sulla qualità di vita sostenibile …

Al via un progetto pilota a Tresa e Losone sulla qualità di vita sostenibile …

Comunicato stampa

Ha preso formalmente avvio il progetto pilota del Dipartimento delle istituzioni che mira a stimolare la partecipazione attiva dei cittadini e delle aziende presenti sul territorio alla vita politica dei Comuni di Tresa e di Losone. Con il progetto si intende creare un “Bilancio della qualità di vita residenziale” e della sua sostenibilità che possa essere poi replicato in tutte le realtà comunali. L’iniziativa gode del riconoscimento e del parziale sostegno finanziario dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, attraverso il programma di incentivazione per lo sviluppo sostenibile.  

Da qualche anno la Sezione degli enti locali sta portando avanti una riflessione sul ruolo del Comune nel Ticino in questo inizio di XXI secolo.
Uno degli obiettivi della nuova legislatura sarà quello di concretizzare queste valutazioni nella revisione del quadro normativo che regola il funzionamento del Comune ticinese. In quest’ottica sono stati avviati una serie di progetti innovativi, tra cui si rammentano il Comune socialmente responsabile il Buon Governo locale.  
Inoltre, nell’ambito degli incontri istituzionali, degli eventi e della formazione promossi tra gli enti locali sono emerse una serie di esigenze e di nuovi bisogni ai quali si intende dare seguito, completando l’offerta di iniziative con un nuovo progetto pilota.
Si tratta del Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale, il cui obiettivo è quello di tracciare un bilancio della qualità della vita delle persone fisiche e giuridiche residenti in due realtà comunali – Tresa e Losone –  e della relativa sostenibilità. Per farlo la cittadinanza e le aziende del territorio verranno coinvolte attivamente e insieme alle autorità contribuiranno a individuare le aree di intervento per l’attuazione di politiche locali, volte allo sviluppo sostenibile della qualità di vita residenziale. Questo processo consentirà ai partecipanti di riconoscere l’importanza di essere parte integrante di una comunità, andando nel contempo a rafforzare la propria responsabilità individuale.
Gli elementi innovativi di questa proposta sono, da un lato, il collegamento quanto più naturale possibile del linguaggio politico con quello della sostenibilità e, dall’altro, l’innesco di un processo di cambiamento culturale che coinvolga un numero significativo di domiciliati.  
La Sezione degli enti locali insieme alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, alla ditta di consulenza Consultati SA e ai Municipi di Tresa e di Losone svilupperà il progetto pilota nel corso di un intero anno. Un’occasione di prestigio per il Canton Ticino che è sostenuto finanziariamente dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, attraverso il programma di incentivazione per lo sviluppo sostenibile.
Al termine del progetto verrà inoltre realizzato uno specifico manuale, che sarà messo a disposizione di tutti i Comuni, in modo da permettere loro di intraprendere lo stesso tipo di esperienza.     

(Immagine: www.tresa.ch)

Meno fatica, più attenzione: prudenza, rispetto e visibilità

Meno fatica, più attenzione: prudenza, rispetto e visibilità

Comunicato stampa

Sono tre le parole chiave della campagna “Meno fatica, più attenzione” proposta dal progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure, che pongono l’accento sulla sensibilizzazione del sempre crescente numero di utenti di biciclette e di monopattini elettrici.

L’utilizzo sempre più diffuso di biciclette e monopattini elettrici è una tendenza che coinvolge tutte le fasce di età. D’altra parte, anche le statistiche relative agli incidenti riscontrano questo andamento: in particolare per la categoria delle e-bike in Ticino lo scorso anno si sono contati 45 incidenti, di cui 16 con feriti gravi. A titolo di paragone, dai 5 incidenti registrati nel 2013 si era passati a 20 nel 2018.
Si tratta di veicoli comodi, dinamici ed ecologici. Tuttavia, come per tutte le novità, non è semplice essere aggiornati sulle disposizioni di legge e sulle regole comportamentali o trovare un equilibrio nella convivenza con l’utenza stradale. Ad esempio non tutti sanno che prima dei 14 anni non è consentito utilizzare un’e-bike o un monopattino elettrico su suolo pubblico.
Con la campagna “Meno fatica, più attenzione” il progetto di prevenzione Strade sicure quest’anno intende focalizzare l’attenzione su tre aspetti:

  • La prudenza: significa adottare uno stile di guida difensivo e indossare un casco di protezione anche se non obbligatorio;  
  • Il rispetto: inteso come rispetto delle regole, delle persone e dell’ambiente circostante;  
  • La visibilità: il consiglio è di vestire indumenti ad alta visibilità e di ricordarsi l’obbligo di luci accese anche di giorno per tutti i veicoli a due ruote elettrici.  

La campagna sensibilizzerà l’utenza attraverso diversi canali, in particolare sui social, e sarà presente a manifestazioni pubbliche inerenti la mobilità lenta. A questo proposito si ricorda che Strade sicure e Polizia cantonale saranno presenti domenica 23 aprile a slowUp Ticino con uno stand informativo dove sarà possibile mettere alla prova le proprie abilità cimentandosi in una gimcana e partecipando a un concorso a premi.
Parallelamente a queste attività, da parte della Polizia cantonale saranno effettuati controlli mirati atti a verificare il rispetto delle norme vigenti e a sensibilizzare l’utenza a questo specifico ambito, con un occhio di riguardo ai luoghi in prossimità degli istituti scolastici per accrescere la sicurezza in queste zone maggiormente sensibili.
Maggiori informazioni e tutto il materiale informativo su www.stradesicure.ch.  

“Situazione sotto controllo ma bisogna trovare una soluzione”

“Situazione sotto controllo ma bisogna trovare una soluzione”

Norman Gobbi sul blocco delle riammissioni di migranti deciso da Roma

Attualmente (i dati si riferiscono a giovedì scorso) sono circa 300 le persone in Svizzera che secondo l’accordo di Dublino dovrebbero essere ritrasferiti in Italia. “Si tratta di quelle persone che hanno presentato la loro domanda d’asilo in Italia e che successivamente sono entrate in Svizzera. Costoro, secondo appunto l’accordo di Dublino, devono proseguire il loro iter per ottenere l’eventuale asilo nel primo paese in cui hanno fatto richiesta. In Italia, dunque, e non in Svizzera. Da qui la necessità di ritornare in Italia. Se arrivano in Svizzera è perché in Italia hanno trovato difficoltà e dunque tentano di ottenere l’asilo da noi. Ma, come detto, gli accordi internazionali impongono il loro rientro”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Su questo argomento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni si esprime anche a pagina 6. “Qui vorrei sottolineare come la situazione non sia per il momento preoccupante. In Ticino abbiamo infatti solo 14 migranti che avrebbero dovuto essere riammessi dall’Italia. Il numero è destinato però ad aumentare, considerando che la data del 2 maggio fissata da Roma per mettere fine a questo blocco potrebbe essere prorogata. I tempi si allungherebbero e di conseguenza anche le persone che entrano in Svizzera potrebbero aumentare. In questo senso ho scritto alla Segretaria di Stato della migrazione, signora Christine Schraner Burgener, per capire che cosa intenda fare l’autorità federale competente, tenuto conto che purtroppo anche in questo caso i Cantoni non hanno ricevuto alcuna informazione preventiva, ma soprattutto proattiva. Solo in seguito al mio scritto ho potuto sapere che Berna si sta attivando assieme ad altri Stati membri dell’accordo di Schengen presso la commissione europea per chiedere in maniera congiunta all’Italia di ritornare a rispettare questi accordi e quindi di riaccogliere i migranti. Un passo giusto, che pone l’Italia di fronte alle proprie responsabilità e soprattutto al rispetto di accordi internazionali firmati da parte italiana. Allo stesso tempo però anche tutti gli altri Stati europei devono portare avanti quella politica coordinata di riassegnazione dei migranti, che consenta all’Italia di riuscire a sopportare l’arrivo sulle proprie coste dei profughi. Su quest’ultimo aspetto – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – l’azione della Svizzera potrebbe anche profilarsi maggiormente, cercando le migliori soluzioni tra gli Stati europei. Non far parte dell’Unione europea dovrebbe essere un vantaggio per fare da arbitri in una partita in cui tutti cercano di scaricare sugli altri l’assunzione di responsabilità. Vedremo, per concludere, quale sarà l’effetto delle pressioni presso la commissione europea”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 16 aprile 2023 de Il Mattino

Carcere femminile, uno sguardo oltre la cella

Carcere femminile, uno sguardo oltre la cella

In attesa del benestare del Gran Consiglio per la creazione della nuova sezione alla Stampa, un reportage sul mondo carcerario femminile, in Ticino e in Svizzera

Poco meno di due settimane fa il Consiglio di Stato licenziava il messaggio concernente la realizzazione di una nuova sezione femminile al penitenziario cantonale della Stampa. Ne manca una dal 2006. La nuova ala conterrà 11 celle, tra cui una pensata anche per le detenute con bambini fino ai 3 anni. Se fosse già attiva oggi sarebbe occupata al 90%.
Il progetto passerà ora alle valutazioni del Parlamento. Nell’ottica di una sua probabile approvazione, ci vorrebbero poi 20 mesi per la realizzazione. I piani alti delle strutture carcerari ticinesi si stanno già organizzando. “Abbiamo già reperito, in occasione dell’ultima scuola, delle candidate interessate” dichiara Stefano Laffranchini, direttore delle carceri ticinesi. In particolare – ma non esclusivamente – si cercano dei “candidati di sesso femminile”, a cui si ventila la possibilità di lavorare nel nuovo contesto.
La predilezione per guardie carcerarie femminili è dettata soprattutto da “un’affinità comportamentale e mentale”. Il nuovo contesto richiede infatti competenze specifiche, per cui le impiegate dei penitenziari cantonali si stanno già formando.
Naturalmente l’avvento della nuova sezione non cambierà solamente la giornata alle guardie carcerarie, ma anche e soprattutto quella delle detenute, che potranno godere di maggiore libertà. Oggi “arriviamo a far passare loro fuori dalla cella anche sei ore” – informa Laffranchini – “ma questo non sarà mai paragonabile alle attività che potranno svolgere” una volta accessibile la nuova sezione.
Inoltre, alle recluse sarà offerta la possibilità di lavorare e di svolgere una formazione in carcere; possibilità che, contrariamente agli uomini, sotto il regime più duro della Farera è preclusa.

La testimonianza di Mary, guardia carceraria
“Le donne sono un pochino più impegnative degli uomini a livello di carcerazione” racconta Mary ai microfoni della RSI, guardia carceraria dal 1998. “Sono un po’ più furbe”. Lo dice con cognizione di causa, avendo lavorato anche nella sezione maschile. “Gli uomini si capiscono subito, invece con le donne bisogna andare un po’ più a fondo, bisogna capirne la vita personale”.
La guardia saluta con ottimismo la realizzazione della nuova sezione. “In un carcere misto” infatti, spiega, “ci possono essere dei vantaggi e degli svantaggi: per le donne uno degli svantaggi è che vanno accompagnate ovunque si spostano”. Un ricordo esemplificativo: “era un sabato o una domenica, i detenuti maschi erano fuori per il tempo libero nel prato e io dovevo passare in mezzo a 120 uomini con una donna.”
Una delle molte situazioni per le quali Mary crede che “le donne soffrono un pochino di più in carcere”. “Un uomo che vien incarcerato ha sempre l’idea che fuori c’é la madre che si occupa dei figli; quando invece viene incarcerata una madre i problemi sono maggiori”. Spesso fuori dalla cella non c’è nessuno che si può occupare dei bambini e questi vengono allora internati con la mamma.
“Durante i nove anni che sono stata nella sezione femminile ho avuto tre bambini”, racconta. “Il bambino porta un po’ di allegria in carcere, ma le posso dire che, alla sera quando la cella viene chiusa e il piccolo vuole uscire, ti si stringe il cuore”.

Una voce dal canton Vaud
Qualcuno in Svizzera sta già gestendo una sezione interamente femminile. È il caso di David Lembrée, da due anni direttore del carcere La Tuilière, a Loney nel canton Vaud. “Le differenze tra un carcere femminile e uno maschile sono tali da richiedere addirittura una regolamentazione internazionale”.
Questa stabilisce tutta una serie di esigenze, definite dalle regole di Bangkok, che una struttura carcerarie deve soddisfare per accogliere delle donne, “che spesso sono accompagnate da figli”. In tal senso “posso confermare che il mondo carcerario femminile è molto diverso da quello maschile”.
“Contrariamente agli uomini”, spiega Lembrée, “i tre quarti delle donne in detenzione hanno dei figli fuori o nel carcere”. La detenzioni delle madri con figli poi, pone dei problemi particolari come l’allattamento, la necessità di spazi appositi per i bambini e la loro successiva integrazione sociale durante la crescita.
Il reinserimento sociale riguarda però anche le recluse. “Noi insistiamo soprattutto sul rapporto col nucleo famigliare e i figli, e questo prima ancora di un reinserimento professionale” dice il direttore. Senza una precedente integrazione famigliare, “questa persona avrà decisamente maggiori difficoltà a reintegrarsi a livello sociale”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Carcere-femminile-uno-sguardo-oltre-la-cella-16170757.html

Da www.rsi.ch/news

SATI: una realtà in continua evoluzione

SATI: una realtà in continua evoluzione

Comunicato stampa

Il concreto aumento dei cyber-rischi sia nell’ambito professionale sia nell’ambito privato è una diretta conseguenza della digitalizzazione della nostra società. Un fenomeno al quale le Autorità di polizia sono chiamate a rispondere adeguando i propri strumenti di contrasto. In questo senso, è previsto un rafforzamento della Sezione analisi tracce informatiche (SATI) della Polizia cantonale con l’integrazione di alcune figure professionali specialistiche.
Nel corso del 2022 la SATI ha sviluppato 31 inchieste (36 nel 2021), effettuato 101 (72) perquisizioni in supporto ad altri servizi, eseguito 1’026 (1’095) analisi informatico-forensi, elaborato 49 (45) analisi criminali operative, collaborato durante 25 (27) ricerche d’urgenza ed evaso 221 (250) richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito un importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti riscontrate sono le truffe denominate Business Email Compromise (BEC) – che hanno generato un danno
economico di circa 1’260’000 franchi – e gli attacchi ransomware. È stato inoltre osservato un aumento di reati in cui l’illecito profitto è stato incassato in cripto-valute.

In queste tipologie d’indagine, una delle difficoltà più grandi risiede nell’identificazione degli autori i quali, operando prevalentemente dall’estero, utilizzano espedienti che permettono loro di mantenere l’anonimato. Pertanto la collaborazione con le polizie estere risulta cruciale: in tredici occasioni la SATI ha infatti collaborato con le autorità estere in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest (che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini), per procedere alla conservazione di dati presenti su server di società ticinesi. Inoltre, un intervento scaturito da una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale da parte delle autorità italiane ha portato alla perquisizione di una società situata nel Sopraceneri e al sequestro di alcuni server, nonché di materiale per l’acquisizione e distribuzione non autorizzata di segnali IPTV, tra i quali Sky e Dazn.

Un aspetto fondamentale resta la formazione, di base e continua, in ambito della cybercriminalità, della criminalità digitale e di quella legata all’evoluzione tecnologica. A questo proposito, lo scorso anno 34 ispettori e ispettrici di Polizia giudiziaria hanno conseguito la certificazione rilasciata dall’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) nell’ambito della criminalità informatica. Inoltre, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’attività di contrasto a questi fenomeni, è in previsione l’inserimento di figure professionali specialistiche all’interno della SATI.

Quando l’anello debole della sicurezza informatica è il fattore umano, la prevenzione riveste un’estrema importanza. In particolare, vi sono alcuni accorgimenti che ogni utente può adottare per diminuire i rischi. Tra i tradizionali consigli vi è l’invito a diffidare delle e-mail ricevute senza sollecitazione e di cui non si conosce il mittente; a non dare seguito a richieste di pagamento; a usare prudenza se si ricevono e-mail che sollecitano un’azione da parte di chi le riceve e si minaccia altrimenti di conseguenze (perdita di denaro, querela penale, blocco del conto, disgrazia), a non aprire link e allegati in caso di e-mail sospette.
Un altro aspetto cruciale in questo ambito è la protezione degli accessi, fisici e virtuali: in quest’ultimo caso servirsi di password complesse, cambiandole regolarmente e utilizzando combinazioni diverse per i vari servizi online e, se possibile, attivare l’autenticazione a più fattori. Inoltre, un consiglio importante valido in tutti gli ambiti – ma in maniera specifica per le aziende – è mantenere costantemente aggiornati il sistema operativo e gli applicativi (ad esempio antivirus), effettuare delle copie di backup e investire coscienziosamente nella sicurezza della propria infrastruttura informatica e nella formazione dei propri collaboratori e
delle proprie collaboratrici.

È possibile informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cybersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Un 2022 intenso per i Commissariati di polizia

Un 2022 intenso per i Commissariati di polizia

Comunicato stampa

L’attività dei Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno ha conosciuto nel 2022 una sostanziale stabilità per quanto riguarda i casi di violenza più gravi. Gli eventi più efferati, come quelli di omicidio (uno ad Avegno) o come alcuni tentati omicidi avvenuti a Stabio, Agno e Pura hanno impegnato particolarmente gli investigatori e le investigatrici. Un centinaio le costatazioni di decessi, dovuti a infortuni, decessi poi rivelatisi naturali o ad atti propri. Le rapine, gli incendi di grandi dimensioni, come nel Gambarogno e nelle Centovalli, come pure quei reati finanziari che colpiscono principalmente le persone più vulnerabili (ad esempio “money mule” e “romance scam”) si presentano pure con una certa frequenza.

L’attività dei Commissariati si estende su molteplici campi d’investigazione che riguardano prevalentemente la media e grande criminalità. Le inchieste possono quindi comprendere omicidi, rapine, aggressioni, estorsioni, incendi, truffe, appropriazioni indebite e furti, infortuni, scomparse persone e morti sospette. Gli approfondimenti, che possono essere condotti in stretta collaborazione con altre sezioni della Polizia cantonale, concernono in prevalenza la realtà territoriale del distretto di competenza ma, sempre più spesso, possono implicare anche collaborazioni con altri Cantoni svizzeri e/o altre Nazioni.

Tra le inchieste più complesse nel 2022 vi è l’omicidio avvenuto ad Avegno a inizio aprile, quando un giovane ha ucciso la madre all’interno dell’abitazione. Vi è stato poi il tentato omicidio e il suicidio consumatisi a fine luglio da parte di un uomo, che dopo aver ucciso a Cantello (I) con un’arma da fuoco un altro uomo che riteneva rivale in amore, ha raggiunto Stabio e ha ferito gravemente la compagna, per poi togliersi la vita sparandosi. Nel corso dell’anno si contano altri due tentati omicidi in ambito familiare: a Pura a metà marzo una donna ha accoltellato l’ex marito mentre ad Agno, nel mese di agosto, un padre ha ferito il
figlio con un’arma da fuoco.

Per quanto riguarda le rapine si contano 23 episodi sulla pubblica via (26 nel 2021), 2 nelle stazioni di servizio e 7 in abitazioni private. La quasi totalità delle rapine avvenute sulla pubblica via è stata chiarita con l’identificazione e l’arresto degli autori, mentre in un caso la rapina si è rivelata falsa e legata ai problemi finanziari del denunciante. Fra gli eventi di maggior rilievo si segnala una rapina in abitazione nel Mendrisiotto, con vittima una coppia di anziani, commessa da quattro individui mascherati fuggiti poi con la refurtiva. Vi è inoltre stato un caso di tentativo di rapina e sequestro di persona, avvenuto nel Luganese a fine anno. In questa circostanza gli autori hanno aggredito il proprietario mentre lasciava l’abitazione e, dopo averlo percosso, sono fuggiti con il sopraggiungere della polizia.

Altro ambito ad aver impegnato in maniera importante i Commissariati è legato all’infortunistica, con un centinaio di casi nel 2022. Tra gli infortuni più gravi si conta l’incidente aviatorio con esito letale sopra Gordola nel mese di marzo, quando un elicottero ha colliso con i cavi dell’alta tensione facendolo precipitare e, qualche mese dopo in Valle di Blenio, una caduta accidentale durante una gita in montagna ha causato la morte di due adolescenti e un terzo è rimasto gravemente ferito.

Rilevante per l’attività svolta, l’inchiesta nel Gambarogno sull’incendio boschivo che tra fine gennaio e inizio febbraio ha attivato per diversi giorni gli enti di primo intervento e che ha portato anche ad alcune evacuazioni preventive nell’abitato di Indemini. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire l’origine colposa dell’incendio, causato da due uomini, poi identificati e interrogati, che durante un bivacco notturno non avevano spento completamente un fuoco. Nello stesso periodo anche nelle Centovalli un incendio di rilevanti proporzioni ha impegnato pompieri e inquirenti.

Per quanto riguarda i reati finanziari, la casistica è molto variegata. In particolare si sono registrate truffe che colpiscono le fasce più fragili della popolazione (ad esempio “money mule” e “romance scam”, per le quali è stata svolta una decina d’inchieste). Hanno fatto parte della casistica trattata dai Commissariati pure alcune inchieste relative a truffe per crediti Covid (in parte approfondite in collaborazione con la Sezione Reati economico-finanziari).

In leggero aumento gli incidenti sulle strade ticinesi

In leggero aumento gli incidenti sulle strade ticinesi

Comunicato stampa

Il 2022 ha segnato un leggero aumento degli incidenti della circolazione stradale in Ticino. La Polizia cantonale e le polizie comunali lo scorso anno sono infatti intervenute per la constatazione di 3’932 incidenti (+7% rispetto al 2021). Di questi 3’200 con soli danni (+7%), 539 con feriti leggeri (-12%) e 182 con feriti gravi (+7%). Si tratta di cifre leggermente superiori a quelle precedenti alla situazione legata alla pandemia COVID. È stata invece registrata una diminuzione di quelli mortali, 10 in totale con altrettante vittime (-7%).

L’intero territorio cantonale, sugli assi stradali che portano alla vicina Italia, in prossimità dei principali agglomerati urbani, sul Piano di Magadino nonché in determinati, ma sempre più lunghi periodi, in prossimità della galleria autostradale del San Gottardo, continua a essere interessato da serie problematiche legate alla viabilità. Situazioni che possono portare anche a una completa paralisi del traffico e che sono pure state acuite dalla sensibile ripresa del settore turistico. In particolare interessando principalmente alcune valli ticinesi nei periodi di maggior afflusso quali l’estate. Al telelavoro, possibilità di cui hanno continuato a beneficiare alcuni lavoratori, si è contrapposto l’aumento dei transiti transfrontalieri. In questi ambiti l’attività di polizia continua ad avere quale obiettivo il limitare le conseguenze sul traffico stradale degli incidenti e delle panne di veicoli.

Fra i fenomeni da costantemente monitorare si evidenzia quello relativo alla mobilità lenta, con un crescente numero di monopattini e mezzi elettrici offerti sul mercato e la loro a volte difficile convivenza con altri utenti della strada nonché le modifiche dei veicoli a motore all’origine di rumori molesti. Pure da segnalare le rischiose esibizioni di motoveicoli e autovetture, condotte in particolare da giovani, nelle vicinanze dei centri commerciali dopo gli orari di chiusura.

L’aumento del traffico si è tradotto anche in un incremento del numero dei controlli della velocità effettuati. Per quanto riguarda quelli legati all’attività della Polizia cantonale, gli apparecchi fissi hanno registrato 10.7 milioni di veicoli con lo 0.43% in infrazione. Sommati ai 685 controlli mirati, in totale le revoche della licenza di condurre sono salite a 2’696 rispetto alle 2’436 del 2021. I casi pirata sono stati 25 come nel 2021, di cui 5 registrati in abitato.

I controlli per guida in stato di inattitudine sono stati 7’655, in aumento del 3.1% rispetto al 2021. I casi positivi e non idonei alla guida rilevati sono stati 830 (670 nel 2021). In questa specifica attività 1’302 persone sono state controllate a seguito di un incidente mentre 1’628 in qualità di autisti professionisti.

Il 2 dicembre 2022 è stato inaugurato il Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti di Giornico (CCVP). Centro che migliora sensibilmente la sicurezza dei transiti dei veicoli pesanti nel tunnel del San Gottardo, garantendo alla Polizia cantonale una moderna struttura di controllo. La realizzazione del CCVP, con un investimento di 250 milioni di franchi, ha visto coinvolti più enti, ad iniziare dalla Confederazione, per il tramite l’Ufficio federale delle strade (USTRA), il Cantone con il Dipartimento delle Istituzioni e il Dipartimento del territorio nonché i comuni toccati dall’opera. Passando all’attività di verifica, nel corso dei controlli nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’496 conducenti di 490 aziende con l’emissione di 168 contravvenzioni. 

Un vescovo non ticinese? “Rimango molto perplesso”

Un vescovo non ticinese? “Rimango molto perplesso”

Norman Gobbi sulla petizione che chiede di cambiare la Convenzione con Roma

In questi giorni a Berna è stata presentata una petizione sottoscritta da circa 2’200 (uella!) persone per chiedere una modifica della convenzione Stato-Chiesa.
L’obiettivo è togliere la norma secondo cui il vescovo della Diocesi di Lugano deve essere scelto (dal Papa) tra i sacerdoti cittadini ticinesi. La Convenzione è del 1968, quando venne resa autonoma dalla Diocesi di Lugano, ed è sottoscritta tra la Svizzera e la Santa Sede. Per questo motivo la petizione è stata presentata al consigliere federale Ignazio Cassis e al Nunzio apostolico Martin Krebs, rappresentante di Roma in Svizzera e nel Liechtenstein. “D’accordo che la Chiesa è universale. D’accordo che i tempi cambiano. Ma non vedo assolutamente la necessità di tale modifica in questa forma”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
“So che non mi farò degli amici, ma – sempre a titolo personale – ritengo che togliere questa regola significhi abdicare ai tanti impegni che invece si è sempre assunta, anche come istituzione riconosciuta dalla costituzione, la Chiesa locale”.  Il “pastore” della nostra comunità ticinese dovrebbe essere sempre espressione dell’identità della nostra realtà territoriale”, prosegue Gobbi.
“Osservo inoltre tra parentesi che il numero dei sacerdoti potenzialmente interessati potrebbe essere maggiore se i diversi preti provenienti dall’estero e incardinati nella nostra Diocesi – perfettamente integrati nella realtà ticinese – decidessero di ottenere la cittadinanza svizzera. Comunque: trovo perlomeno particolare sia il momento scelto, sia la forma della petizione. Le dimissioni improvvise del vescovo Valerio Lazzeri hanno lasciato sicuramente un grande vuoto, colmato dalla scelta del Pontefice di inviare in Ticino in qualità di amministratore apostolico il vescovo mons. Alain De Raemy e lasciando a Papa Francesco il tempo per affrontare la questione della nomina del nuovo vescovo. Chiedere di modificare ora la Convenzione con la Santa Sede sembra significare un’assenza totale in questo momento di sacerdoti ticinesi all’altezza. Se questa è la realtà rimango abbastanza sorpreso e deluso. E come me molti ticinesi. Fermo restando che la libertà di espressione è sacrosanta e che quindi anche lanciare una petizione sia un diritto riconosciuto a tutti, faccio due riflessioni: qual è la legittimità di 2’200 firme? Rispetto tutti coloro che hanno sottoscritto la petizione, ma questa cifra, considerando la facilità anche tramite internet di raggiungere un elevato numero di sottoscrittori, non mi pare così indicativa. Inoltre, seconda riflessione, penso che una simile proposta dovesse essere richiesta tuttalpiù da un vescovo in carica, non da un gruppo di persone. Persone che sicuramente hanno nobili finalità, ma che hanno scelto un momento di “debolezza istituzionale” per inserire una novità di non poco conto”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 aprile 2023 de Il Mattino

Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare!

Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare!

Domenica le cittadine e i cittadini Ticinesi hanno dato un massiccio sostegno alle nostre candidature sulla lista del Consiglio di Stato. A voi va il nostro GRAZIE, coscienti che questa fiducia comporti per entrambi una forte responsabilità. Continuiamo il nostro impegno a favore del Ticino, negli ambiti di nostra competenza e sull’insieme dell’attività di Governo. Il lavoro, le realizzazioni e i cambiamenti che facciamo incidono sul benessere della nostra gente. Votandoci in modo convinto le Ticinesi e i Ticinesi ci hanno premiato, permettendo alla Lega dei Ticinesi di rimanere lo schieramento politico di maggioranza relativa all’interno del Governo. Accanto a questo successo abbiamo registrato purtroppo una diminuzione di consensi per il Gran Consiglio. Stiamo già valutando – assieme – cause e contromisure, perché ci attendono nuove sfide elettorali nei prossimi mesi a livello federale e a livello comunale, ma soprattutto perché abbiamo la responsabilità di trovare soluzioni concrete ai bisogni della popolazione, interpretando le preoccupazioni e le speranze di tutte e di tutti i Ticinesi. Lavoriamo per questo!

GRAZIE per il sostegno!

Forza Lega di Ticinesi!

Operazione Sunrise preparata a Lugano e Ascona: conferenza

Operazione Sunrise preparata a Lugano e Ascona: conferenza

ll colonnello Franco Valli interverrà al forte Mondascia di Biasca la sera del 2 maggio, con cena per gli iscritti

Conferenza dal titolo ‘Luci e ombre 1945 Operazione Sunrise’ martedì 2 maggio, ore 19, al forte Mondascia di Biasca. Relatore il colonnello Franco Valli, responsabile dell’Archivio truppe ticinesi. Operazione Sunrise è il nome in codice assegnato alle trattative segrete intraprese dal generale delle SS Karl Wolff, plenipotenziario militare del Terzo Reich in Italia, e dai servizi segreti Usa in Svizzera per negoziare la resa separata delle forze tedesche schierate nel Nord Italia. Gli incontri si svolsero nel massimo segreto a Lugano e Ascona, senza la conoscenza delle autorità ufficiali svizzere, e furono coordinati dal maggiore Max Waibel dei servizi segreti elvetici. Iscrizione entro tre giorni prima della conferenza allo 079 444 02 23 o grossiosvaldo@ticino.com. Contributo 30 franchi con cena conviviale compresa. Il contributo va a favore del forte Mondascia dove ha sede il Museo di storia militare che si gestisce unicamente con la propria attività. Posti limitati.

Info www.fortemondascia.ch.

Da www.laregione.ch

(Immagine: www.laregione.ch)