Legislatura 2023-2027: seduta costitutiva del Consiglio di Stato

Legislatura 2023-2027: seduta costitutiva del Consiglio di Stato

Comunicato stampa
Al termine della cerimonia d’insediamento, il Consiglio di Stato ha tenuto la propria seduta costitutiva per la Legislatura 2023-2027, durante la quale sono stati designati il Presidente e il Vicepresidente per l’anno 2023/2024 e sono stati attribuiti i Dipartimenti.

Nel primo anno di Legislatura, sarà Raffaele De Rosa a rivestire la carica di Presidente del Governo, mentre Christian Vitta è stato nominato quale Vicepresidente. I Dipartimenti per la Legislatura 2023-2027 sono distribuiti come segue:  

Dipartimento delle istituzioni
Direttore – Norman Gobbi
Supplente – Claudio Zali  

Dipartimento della sanità e della socialità
Direttore – Raffaele De Rosa
Supplente – Marina Carobbio Guscetti  

Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Direttrice – Marina Carobbio Guscetti
Supplente – Christian Vitta  

Dipartimento del territorio
Direttore – Claudio Zali
Supplente – Raffaele De Rosa  

Dipartimento delle finanze e dell’economia
Direttore – Christian Vitta
Supplente – Norman Gobbi  

Controllo cantonale delle finanze
Direttore – Norman Gobbi    

Non importa quale due ruote, l’importante è la sicurezza

Non importa quale due ruote, l’importante è la sicurezza

Comunicato stampa

Le strade svizzere figurano tra le più sicure al mondo. Tuttavia, il continuo calo del numero di infortuni gravi riscontrato per anni conosce ora un rallentamento. In questa specifica casistica, la categoria nella quale si registrano più feriti gravi è quella dei motoveicoli. Per questo motivo Strade sicure anche quest’anno ricorda alcuni importanti consigli di prevenzione.
Con la bella stagione e il periodo pasquale aumenta il numero di persone che, con la propria due ruote, si reca al lavoro o la utilizza nel tempo libero. Con esso però cresce pure il rischio di incorrere in un incidente con conseguenze anche fisiche, pertanto è fondamentale che al primo posto venga sempre messa la sicurezza. In Ticino nel 2022 si sono registrati 465 incidenti che hanno coinvolto almeno un motoveicolo (430 nel 2021; 343 nel 2020), di cui 268 (243, 273) con conseguenze sulla persona. Per iniziare al meglio e in tutta sicurezza la nuova stagione, il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure consiglia di:

Indossare sempre abbigliamento tecnico omologato ad alta visibilità: casco sempre allacciato, visiera pulita, giacca e pantaloni con protezioni, guanti, calzature adatte, protezione per la schiena;

Controllare periodicamente il proprio mezzo: in particolare la parte meccanica e la parte della sicurezza, come l’efficienza dei freni e lo stato degli pneumatici;

Applicare i concetti di guida difensiva e di prudenza: in due casi su tre, una guida cosiddetta difensiva permetterebbe di ridurre in modo significativo gli incidenti motociclistici.

Prestare particolare attenzione anche nel traffico urbano: bruschi cambi di direzione, sorpassi non consentiti e il mancato rispetto delle regole aumentano il rischio d’incidenti. Il 54% degli incidenti motociclistici gravi è dovuto a una collisione con un altro veicolo che spesso si verifica alle intersezioni e alle uscite all’interno di una località.
Questi consigli, all’apparenza rivolti unicamente a conducenti di moto o scooter, sono validi per tutte le tipologie di veicoli a due ruote. Infatti, anche laddove non è previsto un obbligo, l’utilizzo del casco e di un abbigliamento adatto può fare la differenza in caso di incidente.
Strade sicure invita inoltre i/le conducenti di motoveicoli e scooter a valutare la possibilità di rimettersi in discussione seguendo dei puntuali aggiornamenti. Allo scopo di consolidare capacità e tecniche di guida vi è infatti la possibilità di partecipare a corsi post-formazione appositamente pensati per gli utenti delle due ruote motorizzate.
Anche per chi si sposta in bicicletta vi sono corsi di perfezionamento, in particolare per la pratica del Mountain biking, in forte crescita negli ultimi anni e dove purtroppo si registra un aumento di incidenti gravi.

Per ulteriori informazioni: https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/dueruote/mettete-in-moto-la-vostra-sicurezza/

Non c’è (quasi) stata partita

Non c’è (quasi) stata partita

Fin da metà pomeriggio è apparso chiaro che i due seggi della lista Lega-Udc sarebbero rimasti nelle mani di Norman Gobbi e Claudio Zali, rappresentanti del movimento di via Monte Boglia, in festa. A Piero Marchesi uno strategico terzo posto, davanti a Boris Bignasca.
Nemmeno il momentaneo testa a testa tra Claudio Zali e Piero Marchesi interno alla lista Lega-Udc per il secondo seggio in governo ha adombrato l’atmosfera in via Monte Boglia. «Dai che Claudio ce la fa bene», dice qualcuno dei convenuti, la cui esultanza è cresciuta man mano che le posizioni si consolidavano. Nel momento più critico è rimasta decisamente fiduciosa Sabrina Aldi, vicegapogruppo della Lega in Gran Consiglio e portavoce del movimento: «Attendiamo serenamente i risultati dei prossimi comuni, anche perché Claudio Zali ha fatto un ottimo lavoro e credo proprio che verrà riconfermato». Così sarà in serata, quando a conti fatti avrà ottenuto 57’224 voti, il mai masso in discussione Norman Gobbi 64’027, mentre il democentrista Piero Marchesi ne racimolerà 46’654, arrivando terzo nonostante le ambizioni di entrate in Consiglio di Stato, ma comunque riuscendo a lasciarsi alle spalle il leghista Boris Bignasca, il cui obiettivo era di fare da sbarramento.
Una campagna elettorale, quella della lista LegaUdc, contraddistinta da alterni sgambetti interni tra i due schieramenti, e che ha raggiunto lo scopo di riconfermare l’area come la più votata, anche se nonostante la tendenza al rialzo durante tutto il giorno, alla fine chiuderà in leggera perdita rispetto a quattro anni fa: -0,43%. Era solo una strategia? «La lista era competitiva ed è stata concepita e voluta così – valuta Aldi –. Nel senso che da una parte avevamo come uscenti due personalità forti che si ripresentavano, e il nostro capogruppo, e dall’altra pure l’Udc ha messo in campo nomi forti, con Marchesi che ha esplicitamente dichiarato di voler entrare in governo. La competizione c’è stata, era vera e sincera, e ha dato pepe alla campagna». Aldi però non nasconde la propria preoccupazione per gli odierni risultati del Gran Consiglio.
Tra i primi ad arrivare in casa leghista c’è il sindaco di Lugano Michele Foletti, che lascia il parlamento dopo 28 anni. Ma è tutt’altro che dispiaciuto: «Sono assolutamente sollevato. Non avevo più tempo di fare il parlamentare come ho fatto prima di diventare sindaco e quindi non mi sentivo nemmeno più a mio agio a frequentare un Palazzo senza poter essere parte attiva nel determinarne le scelte. Mi concentrerò sulla mia città per il prossimo anno e le prossime elezioni comunali». Anche perché il clima in parlamento secondo Foletti «è peggiorato tantissimo, ormai sono tutti lì a scattarsi selfie e fare post per mettersi in mostra, e in pochi lavorano». Per quanto riguarda la trasformazione della Lega, invece, «ora mi assomiglia di più – afferma Foletti –. Ora c’è un altro equilibrio che bisogna cercare di raggiungere», commenta il sindaco di Lugano riferendosi alla possibilità di perdere qualche rappresentante nell’emiciclo. Sul tema interpelliamo anche il consigliere nazionale e direttore del ‘Mattino della domenica’ Lorenzo Quadri, per cui «è possibile che ci possa essere un travaso da un partito all’altro, ma l’obiettivo non è di travasare i voti bensì di fare crescere l’area». Come spiega questa erosione a favore dei democentristi? «Chiaramente chi è all’opposizione si può profilare meglio. Noi in Consiglio di Stato abbiamo dovuto assumere delle responsabilità di governo. Quello che dico sempre è che alla Lega in questi ultimi anni è mancato un po’ lo spirito di opposizione e di piazza. Di recente abbiamo lanciato l’iniziativa per la deducibilità integrale dei premi di cassa malati, spero che nel prossimo quadriennio si possa tornare a mobilitare di più la piazza».
Dopo poco arriva anche il deputato Daniele Caverzasio, che quattro anni fa era in lista per il Consiglio di Stato ed è arrivato terzo. Come mai quest’anno non si è ripresentato? «Sono state fatte altre scelte, su qualcun altro di molto valido». Boris Bignasca però è arrivato quarto e non terzo, Caverzasio avrebbe fatto meglio? «È difficile dirlo» risponde ridendo con timidezza, e fa delle valutazioni simili a quelle di Antonella Bignasca, secondo cui il quarto posto ottenuto dal cugino non è una sconfitta: «No, perché mentre Marchesi ha apertamente dichiarato di voler essere eletto, Boris ha fatto capire che non era interessato alla carica ma a fare da supporto. L’ho sempre detto anche per quanto riguardava suo papà, il Nano: nelle votazioni per il Consiglio di Stato andava male perché tutti sapevano che non voleva stare a Bellinzona, mentre a Lugano faceva ottime elezioni».

Gobbi: ‘Premiante la lista unitaria’
Da Nante arriva per una toccata e fuga a fine pomeriggio Norman Gobbi, accolto da cori da stadio, abbracci, congratulazioni e brindisi. Alla sua quarta elezione per il Consiglio di Stato, questo tipo di domenica è diventata un’abitudine? «L’abitudine non c’è mai, c’è sempre un po’ di attesa e tensione prima del voto. Per quanto riguarda i risultati, sono sicuramente soddisfatto perché l’elettorato ha premiato la scelta di aver fatto una lista unitaria». E anche il ‘prodotto Norman’ ha di nuovo convinto? «Secondo i sondaggi la mia rielezione era piuttosto sicura, ma ha fatto bene la competizione interna, con una sfida tra Claudio e Piero Marchesi che dal punto di vista elettorale ha premiato». La sfida c’era anche tra Boris Bignasca e Marchesi, ma non è andata così bene, è un problema? «Ognuno alla fine corre sulle sue gambe, Boris aveva l’obiettivo di arrivare terzo, ma non era evidente. Questo però non credo sia l’aspetto essenziale. Vedremo anche cosa succederà con i risultati in Gran Consiglio dove comunque la squadra si è mossa bene, molto più di quattro anni fa». Quanto alla prospettata maggior frammentazione, secondo Gobbi «per il buon lavoro del parlamento potrebbe diventare un problema». Mentre in merito al suo lavoro a capo del Dipartimento istituzioni, la priorità nella prossima legislatura «sarà di consolidare lo snellimento delle procedure a favore delle aziende e dell’utenza e confermare l’approccio vicino ai cittadini».

Zali: ‘Marchesi non si è troppo avvicinato
«Era chiaro che ci tenevo e ci tengo a rimanere in Consiglio di Stato, la campagna è stata lunga e non potremo mai dire se la mia vita sarebbe stata migliore se fossi uscito dal governo…», risponde ironico ma serafico il confermato direttore del Dt Claudio Zali quando ‘laRegione’ lo raggiunge a risultati definitivi. Risultati che, appunto, confermano i due seggi leghisti in governo, che sono stati ‘in ballo’solo fino a metà pomeriggio: «Il Ticino è fatto di molte realtà differenti tra loro, con richieste diverse anche al mio Dipartimento – annota Zali –. Domande che portano a risposte diverse e che non sempre soddisfano tutti. I primi Comuni scrutinati, per un caso, sono stati di zone periferiche e hanno portato un certo risultato. Se si fosse cominciato da un grande centro la dinamica sarebbe stata diversa». Tant’è, e Zali è sereno nel concedere al ‘rivale’ di lista Marchesi di «aver fatto un’eccellente votazione». Anche se, sibillino, riconosce che «non si è comunque avvicinato più di quel tanto…».

Bignasca: ‘Ho perso questa battaglia’
Dal canto suo Boris Bignasca un po’ atterrito ci dice che «Norman e Claudio hanno fatto entrambi una splendida votazione e siamo molto soddisfatti, quindi questo obiettivo prioritario è stato raggiunto. Dall’altra parte la mia votazione personale è stata – diciamo – buona, ma sicuramente non ho raggiunto l’obiettivo di arrivare terzo, che era quello che mi era stato dato in assemblea dalla Lega». Le dispiace? «Ho preso questa battaglia. Ho fatto di tutto per cercare di raggiungere il risultato che mi era stato richiesto e quindi sì, sono dispiaciuto di non avercela fatta. Ma vedo che la nostra base, i nostri simpatizzanti, sono contenti comunque – afferma mentre i festeggiamenti sono al loro apice –. E se sono contenti loro, lo sono pure io». Il suo ruolo di capogruppo non è messo in discussione? – gli domandiamo –: «Se sarò eletto in Gran Consiglio, insieme agli altri colleghi di gruppo faremo le dovute valutazioni. Al momento non mi sembra ci sia una messa in discussione, ma spetterà al gruppo decidere quello che vuole». Qualche settimana fa aveva dichiarato che se non fosse arrivato terzo avrebbe iniziato a fare opposizione, era solo una minaccia da campagna elettorale o cambierà atteggiamento in Gran Consiglio? «Assieme al gruppo valuteremo caso per caso, se ad esempio dire ogni tanto qualche no su temi come burocrazia, pressione migratoria, conti pubblici, tasse…». Anche sulla tassa di collegamento? «Quella è oggetto di un’iniziativa popolare, quindi andrà a votare il popolo». Quanto all’alleanza con l’Udc, per Bignasca non è messa in discussione: «L’accordo è siglato e per le Federali sarà ancora in vigore. Forse lì sarà più facile, perché i temi che ci accomunano sono più a livello nazionale che cantonale. Inoltre in quel caso ci sono le congiunzioni e quindi ognuno può fare la sua corsa».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 aprile 2023 de La Regione

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L’attesa di Zali e l’urlo di gioia di via Monte Boglia
La lista unica Lega e UDC conferma i due seggi in Consiglio di Stato e la maggioranza relativa – Gobbi: «La litania del Governo del Mulino bianco non ha attecchito fra gli elettori» – Il direttore del DT pensa già alle priorità del quadriennio : «Equilibrio finanziario»

Un pomeriggio di fuoco. Da una parte Claudio Zali, arrivato già attorno alle 15.30 allo storico quartier generale di via Monte Boglia per assistere allo spoglio in diretta dei risultati. Dall’altra Piero Marchesi, giunto al raduno di Agno poco prima di sera. Lega e UDC unite sulla lista per il Consiglio di Stato, sì, ma mai assieme per davvero. Lo si è capito fin dalle prime battute della campagna elettorale che i due partiti di destra avrebbero fatto corsa a sé stante. Perché la partita, di fatto, si giocava e si è giocata su due persone soltanto. Zali e Marchesi, appunto. Norman Gobbi – ancora una volta vera e propria macchina elettorale (64.027 voti, il più votato dei cinque candidati in lista) – ha semplicemente giocato un’altra partita.

Comune dopo comune
Il duello a distanza fra il consigliere di Stato uscente e il presidente dell’UDC ticinese è stato quindi vero, senza esclusione di colpi. E ha prodotto un avvincente testa a testa fra i due anche nelle prime ore dello spoglio. Dopo Bedretto, uno dei primissimi comuni scrutinati, Marchesi era addirittura avanti. Penna alla mano, Raide Bassi, candidata UDC al Gran Consiglio, ha stretto i pugni in segno di giubilo, annotando su alcuni fogli i voti personali conquistati dall’uno e dall’altro. Dall’altra parte, alla sede della Lega, Zali ha continuato a fissare lo schermo del telefonino. Il nervosismo – anche se coperto dalle grida di giubilo all’arrivo dei voti di lista, che premiavano almeno inizialmente la destra – era palpabile. Vero.

La forbice si allarga
La battaglia a distanza è proseguita ancora, comune dopo comune. Ma con una tendenza sempre più chiara: il margine di voti fra Zali e Marchesi si stava allargando in favore del leghista. Un processo lento, certo, ma inesorabile. Tanto che già alla seconda proiezione elettorale, i simpatizzanti del movimento, rivolgendosi a Zali, gli hanno urlato: «Adesso non balli più, stai tranquillo». Il consigliere di Stato uscente ha potuto tirare un sospiro di sollievo solo dopo il risultato di Bellinzona, dove Zali ha preso oltre 1.600 voti in più rispetto a Marchesi. «La partita rimane aperta », ha tuttavia rilanciato il capogruppo UDC in Gran Consiglio Sergio Morisoli. «Ce la giochiamo nello sprint finale del Sottoceneri. Nel Sopraceneri Piero ha fatto molto bene, in un territorio notoriamente radicale e di sinistra. Vediamo. Noi puntiamo molto alla vittoria, ma anche al minor distacco, in quanto vorrebbe dire che siamo lì davanti». Ma, con il passare dei minuti e dei comuni scrutinati, la tendenza si è trasformata in una certezza: il secondo seggio di destra in Governo è stato vinto da Zali (57.224 voti). Importante il distacco finale da Marchesi (46.654): oltre 10.500 voti.

«Niente panico»
Con la (doppia) vittoria oramai in tasca, in via Monte Boglia è esplosa la festa. Birra, gin tonic, bollicine, bianco fermo, rosso. Zali, nel frattempo raggiunto dalla sua famiglia, è rimasto impassibile. Prima di sciogliersi in coincidenza dell’arrivo di Norman Gobbi, il quale inizialmente ha scelto di vivere la giornata elettorale a casa sua, «con una fondue per la famiglia e gli amici». «Sono sempre giornate molto intense, molto particolari », ha detto Zali in serata. «L’abbraccio del popolo leghista in via Monte Boglia, il clima da corrida, è veramente particolare. Il Ticino è una realtà con molte componenti. Fosse uscito per primo il dato di una grande città, probabilmente avrei vissuto diversamente i momenti iniziali. La narrazione ha invece voluto che si partisse con i risultati delle regioni periferiche, delle valli, zone in cui i cacciatori e gli agricoltori hanno voci importanti. E dove il malcontento per alcune questioni legate al mio dipartimento (vedi il lupo, n.d.r.) si è fatto sentire. Lì i miei avversari avevano buon gioco. Ma va bene così: alla fine era inutile andare nel panico, anche se un pizzico di preoccupazione c’era. Inizialmente le operazioni di spoglio sono andate a rilento, tanto che dopo un po’ di tempo c’erano soltanto 4.000 voti». Al di là dei personalismi e del duello Zali-Marchesi, la lista unica Lega-UDC ha tenuto. «Le liste forti fanno sì che ogni candidato voglia dare il suo contributo », prosegue Zali. «Chi ha potenziale, riesce a portare tanto alla lista. Nessuno ci sta ad arrivare ultimo, dunque questo tipo di alleanza moltiplica gli impegni in favore, appunto, della lista». Risolta la questione Governo, è già ora di guardare alla prossima legislatura. E a un futuro economicamente fragile per le casse del Cantone. «Dobbiamo ritrovare l’equilibrio finanziario», ha non a caso spiegato il consigliere di Stato. «Sarà il fil-rouge iniziale, che però rischia di condizionare tutto il quadriennio. Un Governo in affanno finanziariamente è un Governo che ha poco margine di manovra per i propri progetti. La salute delle finanze determinerà tutto il resto ».

«Strategia vincente»
L’altro personaggio del giorno è stato, come visto, Gobbi, trascinatore leghista non solo con i voti, ma anche per la voglia di festeggiare assieme alla base. «La concorrenza interna alla lista ha permesso di attrarre attenzione e di mobilitare l’elettorato », ha spiegato. «Sono contento, perché la scelta strategica di unire le forze è stata premiata dall’elettorato ticinese». Una strategia che, a sinistra, ha prodotto l’esatto contrario. «La differenza fra noi e loro è stata quella di non integrare le differenze », ha sottolineato Gobbi. «Noi avevamo una differenza all’interno della lista fra Zali e Marchesi, che ha creato concorrenza ma ha permesso di consolidare l’alleanza Lega-UDC. A sinistra, invece, hanno escluso le minoranze o le voci critiche. E questo ha penalizzato tutta l’area rossoverde». Gobbi è quindi un eletto molto soddisfatto: «Probabilmente ho cotto più chicchi di riso rispetto ai voti che ho raccolto», ha detto con autoironia. «Ma in un cantone come il nostro, stare fra la gente è essenziale. E a me piace molto stare fra la gente». Quanto alla futura legislatura, Gobbi ha spiegato che «il sostegno alla popolazione da un punto di vista del rilancio economico sarà fondamentale, così come una riforma interna al Cantone per contenere i costi. Se sarà sempre un Governo da Mulino bianco? Questa litania non ha attecchito nell’elettorato, a dimostrazione che la gente vuole soluzioni pragmatiche al di là dello scontro ideologico che magari può nascere in Parlamento ».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 aprile 2023 del Corriere del Ticino

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Il Consiglio di Stato a Matrioska: “Altro che Governo del Mulino Bianco. Gli elettori hanno premiato la squadra”

La legislatura che inizierà nei prossimi giorni sarà molto impegnativa per il nuovo Consiglio di Stato, che dovrà affrontare temi importanti, con il grande punto interrogativo sulla delicata situazione delle finanze cantonali. Raffaele De Rosa sarà il primo presidente di un Governo riconfermato per quattro quindi, con l’unica, scontata variabile di Marina Carobbio, eletta sulla lista rosso-verde al posto di Manuele Bertoli. I cinque ministri hanno fatto le prime riflessioni a caldo sul voto di ieri nell’ultima parte di Matrioska, su TeleTicino. Felice per l’elezione Marina Carobbio, ma delusa per il risultato della sua lista: “Ci aspettavamo qualcosa di più, ma il nostro è un progetto politico sul medio lungo termine – ha detto – Carobbio –. Faremo le debite riflessioni sul fatto che non abbiamo raggiunto l’obiettivo, al di là della riconferma del seggio in Governo, anche alla luce dei risultati odierni per il Gran Consiglio”. La frammentazione del voto non tocca solo la sinistra, ha aggiunto, ma è un fenomeno più generale. E sull’ottimo risultato di Avanti con Ticino & Lavoro, che ha ottenuto il 3,2% dei consensi: “Non è una forza politica di sinistra ma di centro. Vedremo comunque quali saranno le loro proposte concrete”.
Quasi commosso Claudio Zali, l’unico ministro insidiato all’interno della propria lista: “Per me era una sfida importante e ringrazio di cuore chi mi ha sostenuto”. Zali ha sottolineato l’ottima votazione del suo avversario Piero Marchesi: “Nel pomeriggio ci siamo scambiati una telefonata. Ora si deve guardare avanti, le frizioni nella nostra lista sono avvenute a distanza, in una campagna elettorale che ha dato luogo a qualche fraintendimento, ma se dall’altra parte non si litiga e va a finire così…”, ha detto riferendosi al deludente risultato di socialisti e verdi.
Christian Vitta, con oltre 68’000 voti personali, è stato il ministro più votato, nonostante il PLR abbia perso terreno. E sul deludente risultato del PLR a Lugano, il ministro ha sottolineato che “la sezione è uscita da anni assai complicati” e che i conti bisognerà farli alla luce dei risultati del Gran Consiglio. “Già un anno fa in Governo avevo pronosticato che Christian sarebbe stato il più votato”, ha detto Norman Gobbi. Nel commentare il suo ottimo risultato personale, Vitta ha spiegato che sull’esito ha certamente influito il suo anno di presidenza durante la pandemia: “Ma in generale elettrici ed elettori hanno apprezzato l’elemento di coesione del Consiglio di Stato in quel momento difficile, e il nostro aver saputo lavorare uniti ha pagato. Ora ci aspetta un quadriennio impegnativo, e sarà importante lavorare con determinazione e con unità di intenti. Spero che questo amalgama permetterà al Ticino di superare i problemi che deve affrontare”.
Gli ha fatto eco De Rosa: “Al di là dei risultati personali, è stato premiato un lavoro di squadra e un impegno quotidiano in favore delle cittadine e dei cittadini”. Cambierà qualcosa nella ripartizione dei dipartimenti, visto che De Rosa ha, per anzianità, avrebbe diritto di optare per il DECS lasciato libero da Manuele Bertoli? “Sono stato onorato e fiero di dirigere il Dipartimento sanità e socialità – ha risposto il ministro del Centro – ma è importante ricordare che lavoriamo all’interno di un collegio governativo, indipendentemente dal dipartimento che dirigiamo. Quella sulla ripartizione sarà una discussione che faremo serenamente all’interno del Governo nei prossimi giorni”.
Altro tema da affrontare, le eventuali elezioni suppletive per eleggere il o la subentrante di Marina Carobbio al Consiglio degli Stati. Il Consiglio di Stato sembra intenzionato e evitarle: “Sarebbe un elemento critico portare i ticinesi a votare quattro volte in pochi mesi, da qui alle federali di ottobre”, ha detto Gobbi.
Sul “Governo del Mulino Bianco”, uno degli slogan che l’UDC ha utilizzato per cercare di scalzare il seggio di Zali con lo slogan “Cambiamo ora”, il ministro leghista ha detto: “Se all’interno di un Governo volano botte da orbi ma fuori non si sente nulla, se abbiamo dato verso l’esterno l’impressione di essere compatti è un buon segno. Sia chiaro che non siamo cinque cloni che non discutono sui temi. Il Governo del Mulino bianco? Una bella trovata elettorale, ma niente di più”.
L’accusa al passato Consiglio di Stato è stata quella di aver gestito il temi con un eccesso di dipartimentalismo, senza pestarsi i piedi d’un l’altro.
“In una grande organizzazione con 5’000 dipendenti il dipartimentalismo è inevitabile – ha spiegato Vitta -. In ogni caso, le discussioni all’interno del collegio, ci sono ma quando si decide una linea il Governo è coeso. Sembra quasi che la capacità di lavorare insieme sia un fattore negativo, ma vi lascio immaginare cosa sarebbe successo se avessimo litigato durante la pandemia. Il fatto di riuscire a fare una sintesi delle diverse posizioni e di portarla avanti in modo coeso non è affatto negativo”.
Coesione sarà dunque la parola d’ordine della prossima legislatura? “Nessuno da solo riesce a ottenere risultati -ha detto Raffaele De Rosa -. Per farlo ci vuole un gioco di squadra, e anche voi come media dovreste avere maggiore responsabilità spiegando e veicolando maggiormente i punti positivi dei passi avanti che vengono fatti. Il mio impegno, insieme ai colleghi, dai prossimi sarà ripartire da dove ci siamo lasciati e trovare convergenze per il bene del Ticino, ma per farlo bisognerà che ognuno sia disposto a smussare le proprie posizioni. L’importante è riuscire ad andare avanti e non fare passi indietro, come alcuni vorrebbero magari solo per propaganda elettorale”.
Oggi si capirà se ci sarà un rilevante travaso di voti dalla Lega verso l’UDC a livello parlamentare. Ma secondo Gobbi i candidati leghisti al Gran Consiglio si sono mossi molto per tamponare questa tendenza. “Ho visto una squadra motivata. In ogni caso, i rapporti tra i nostri due partiti rimarranno ancora di due a uno dal profilo numerico, e non credo che cambierà molto nei rapporti di forza. L’importante, invece, dal punto di vista strategico è che l’area della destra sta lavorando bene insieme, con alcune differenze di posizione che però sono un arricchimento”.

Da www.liberatv.ch

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Casa anziani Alto Vedeggio: esercitazione di salvataggio/evacuazione

Casa anziani Alto Vedeggio: esercitazione di salvataggio/evacuazione

Comunicato stampa

Allo scopo di testare la prontezza d’intervento a seguito di un avvenimento interno alla struttura di Mezzovico, la Direzione della casa anziani Alto Vedeggio ha svolto venerdì scorso 31 marzo, dalle 13.00 alle 19.30, un esercizio di salvataggio in scala 1:1. L’operazione ha coinvolto i partner della protezione della popolazione e conseguentemente le strutture di condotta e il personale preposto al salvataggio. Questi ultimi hanno dovuto operare in uno scenario che prevedeva la necessità di evacuare la casa anziani a seguito di un problema tecnico.

L’esercizio, diretto da un quadro della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, ha visto l’impiego di una quarantina di soccorritori provenienti dagli Enti partner della protezione della popolazione. In particolare hanno collaborato: la Polizia cantonale, i corpi pompieri di Lugano e Monteceneri, i servizi d’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile di Lugano Campagna, la Direzione della casa anziani Alto Vedeggio con il proprio personale.  
Grazie allo scenario predisposto si è potuto testare l’attivazione della catena d’allarme e allenare il coordinamento, così come la condotta di un dispositivo d’urgenza al fronte, denominato SMEPI (Stato maggiore degli enti di primo intervento). La direzione d’esercizio ha messo l’accento sulle modalità (tecnico/tattiche) di intervento e sulle capacità di condotta, quali elementi fondamentali per riuscire ad affrontare questo genere di situazioni.  
L’esercitazione, organizzata nell’ambito delle attività della Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), ha avuto un riscontro molto positivo e ha permesso d’identificare alcuni spunti di miglioramento che verranno ora elaborati e conseguentemente implementati.

Mamma Patrizia racconta Gobbi: «Deciso, ma anche giocherellone»

Mamma Patrizia racconta Gobbi: «Deciso, ma anche giocherellone»

Intervista a una signora giovanile e simpatica: «Ancora adesso mi chiedono se sono la sorella del Consigliere di Stato».

Cosa significa essere la mamma di un Consigliere di Stato? Patrizia Gobbi, 67enne leventinese e madre del leghista Norman, racconta il suo rapporto col figlio, classe 1977. A partire da un aneddoto curioso, legato all’aspetto molto giovanile della stessa signora Patrizia. «Oggi come ieri mi chiedono se sono la sorella di Norman». 

Che effetto le fa vedere suo figlio che da anni ha una carica così importante?
«Certamente è un motivo di orgoglio. Mi dà la consapevolezza di avere cresciuto due figli, lui e suo fratello Egon, con sani principi e dedizione verso gli altri».

Se lo ricorda Norman da piccolo?
«Era un bambino vispo, sempre in movimento. A quei tempi non c’erano né telefonini, né iPad. Faceva tante attività all’aperto». 

Dava già qualche segnale di volere intraprendere una strada di prestigio?
«A partire dalle scuole medie si intuiva il suo desiderio di volere arrivare da qualche parte. Ma tra il volere e l’arrivare tante volte il percorso non è così facile. Lui ha trovato persone che l’hanno aiutato e sostenuto in questo suo crescere nell’ambito della politica. Voleva diventare ambasciatore, pensate un po’. Mi vedevo già in qualche grande Capitale in vacanza. Ma si è fermato al Palazzo delle Orsoline in favore del suo Cantone». 

Ci racconti il Norman Gobbi senza la “maschera” istituzionale, a volte un po’ dura.
«Non è una persona dura, secondo me. È un uomo deciso nelle sue prese di posizione, anche se scomode. Probabilmente la carriera militare gli ha insegnato a essere non rigido ma appunto deciso, assumendosi poi la colpa se magari qualcosa non funziona come deve. Il Norman casalingo è invece un giocherellone».

Anche lei ha fatto e fa politica. Norman le chiede consigli? 
«Politica forse è un parolone, se mi paragono a lui. Per anni sono stata consigliera comunale e da metà 2020 sono municipale e vice sindaco del comune di Quinto per il gruppo Lega, Udc e Indipendenti. Sono io a chiedere consigli a lui». 

Che famiglia è la vostra? 
«Una normale famiglia del giorno d’oggi, allargata. Norman ha un fratello, Egon nato dall’unione mia e di Mirko, e una sorella e un fratello nati dal secondo matrimonio di suo papà».

Un pregio e un difetto di Norman Gobbi? 
«Sa sempre quello che vuole e sa come raggiungerlo. È un lavoratore infaticabile. Di Norman apprezzo anche le ottime capacità culinarie. Non sa fare solo risotti. Ma anche tanta carne gustosa. Non ha imparato sicuramente da me, bensì dal nonno paterno Dante. Il difetto? Una mamma può dire che suo figlio di difetti non ne ha?» 

Che tipo di mamma è la signora Patrizia?
«Non sono una mamma e suocera assillante. I momenti che Norman trascorre con la famiglia, visti i molteplici impegni, sono pochi. Per questo motivo preferisco che passi il tempo libero con i suoi due figli Gaia e William e la moglie Elena. Mi reco a Nante qualche volta a pranzare e a fare da nonna-sitter quando Norman ed Elena sono assenti per impegni». 

Da www.tio.ch

(Immagine: www.tio.ch)

Insema par ol nos Tesin!

Insema par ol nos Tesin!

Care amiche e cari amici,
ogni giorno negli ultimi quattro anni ho dato il massimo di me stesso per il bene del nostro Ticino. E negli ultimi mesi – da Chiasso ad Airolo – ho toccato con mano l’affetto che avete nei miei confronti.
“Ol risot dal Norman” è stato un pretesto per incontrarvi, per dirvi il mio grazie e per sentirmi vicino alla mia gente, a tutte e a tutti i Ticinesi.
Voi siete e sarete nel mio cuore per realizzare un Cantone forte!
GRAZIE

Norman

 

 

 

 

Malcantone Ovest: Una nomina, vari mal di pancia

Malcantone Ovest: Una nomina, vari mal di pancia

C’è un po’ di delusione per come si è arrivati alla scelta del nuovo comandante E Gobbi parla di «limiti del sistema attuale»
Delusione, principalmente, ma anche qualche arrabbiatura. In Malcantone il caso politico è servito. Certo, non siamo ancora alle «pistolettate » – termine che ha caratterizzato qualche raro sprazzo di vivacità nella campagna di avvicinamento alle cantonali – ma è indubbio che tra i Comuni convenzionati con la Polizia Malcantone Ovest qualche malumore c’è. A non essere andata giù, come noto, è stata la decisione di Caslano – da noi anticipata la scorsa settimana – di nominare il nuovo comandante del Corpo ignorando i sette preavvisi (su nove) dei Comuni convenzionati di Astano, Bedigliora, Magliaso, Miglieglia, Novaggio, Tresa e Pura, favorevoli alla nomina dell’attuale vicecomandante. Curio si è astenuta e Caslano, Comune sede, ha difeso la candidatura di Marco Regazzoni.

Un caso diventato politico
Tutto lecito, è bene ribadirlo, in quanto in base della Convenzione il Comune sede può decidere in autonomia tenendo conto del preavviso, non vincolante, degli altri Comuni riuniti nella Commissione di controllo. Ad essere contestata, anche questo è bene ribadirlo, non è la figura professionale di Regazzoni, quanto il modus operandi di Caslano. Ad aver deluso i Comuni è stato proprio il modo con cui si è arrivati a questa decisione. Tant’è che – ne avevamo riferito ieri – a Tresa e Caslano sono state presentate interpellanze in cui si chiede se i rapporti istituzionali si siano incrinati e se è possibile che qualche Comune scontento possa decidere di fare un passo indietro, disdicendo la convenzione. L’entità di questo «strappo» assumerà una forma più chiara quando i rispettivi Esecutivi risponderanno ai due atti politici. Nel frattempo, stando a quanto abbiamo appurato, il mal di pancia politico è diffuso, anche se qualche Comune getta acqua sul fuoco.

Il Cantone osserva
In tutta questa vicenda, il Cantone osserva come spettatore interessato. Ma che si è già fatto un’idea: «Ritenuto che al momento attuale si tratta di una questione che è di stretta competenza comunale, dall’osservatorio cantonale possiamo solo osservare che questo caso – così come altri – palesa i limiti dell’attuale organizzazione intercomunale dei servizi di polizia di prossimità», ha affermato al Corriere del Ticino il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

I termini della disdetta
E non è escluso che qualcuno possa decidere di «chiedere la separazione» e convogliare a nuove nozze. Con chi? Beh, la cartina geografica parla chiaro: molto probabilmente con la Malcantone Est, che ha sede ad Agno. La disdetta unilaterale delle Convenzione è possibile con un anno di anticipo per l’anno che segue (in parole povere, se la decisione fosse presa oggi, un Comune sarebbe libero dal 1. gennaio 2025) e a quel punto sarebbe necessario siglare un accordo con – verosimilmente – i vicini della Malcantone Est. Stando a voci che non abbiamo potuto verificare ufficialmente, ci sarebbe stato almeno un contatto, un pour parler diciamo, per sondare il terreno. Ma come detto, di ufficiale non c’è nulla, anche se il tema approderà sicuramente sul tavolo di qualche amministrazione locale.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 31 marzo 2024 del Corriere del Ticino

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra la città di Lugano e i suoi Patriziati  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra la città di Lugano e i suoi Patriziati  

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha incontrato il Municipio di Lugano e in seguito i Patriziati della Città e il Presidente dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) Tiziano Zanetti. Un momento di dialogo e ascolto privilegiato, durante il quale sono stati approfonditi il rapporto e la collaborazione tra il Cantone, il Comune e i Patriziati.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, dal responsabile del settore dei Patriziati Fausto Fornera e dall’ispettore comunale ha incontrato il Municipio di Lugano e 14 dei 15 Patriziati della Città.

Nel corso della prima parte della riunione, insieme all’Esecutivo comunale, l’accento è stato in particolare messo sull’importanza per un Comune aggregato di coinvolgere nei processi decisionali i cittadini residenti nei quartieri. Una popolazione attiva e partecipe a livello locale consente alle Autorità comunali di portare avanti progetti e raggiungere gli obiettivi di legislatura. Grazie anche alla presenza del Responsabile dell’Ufficio quartieri Gabriele Botti la discussione si è articolata approfonditamente e costruttivamente sul valore di avere una rete di quartieri formati da cittadini che consentono di tenere viva la vita comunitaria della città.  

Nel corso della seconda parte del pomeriggio si è invece tenuto un incontro plenario al quale hanno preso parte, oltre al Municipio cittadino anche il Presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti e i Patriziati di Lugano, Bogno, Brè, Cadro, Castagnola, Certara, Cimadera, Colla, Davesco-Soragno, Insone-Corticiasca, Piandera, Scareglia, Sonvico e Villa Luganese. Uno dei temi trattati e condiviso da tutti i presenti è la crescente difficoltà a rendere attrattiva l’attività patriziale per i giovani. In quest’ottica l’ALPA, grazie alla collaborazione con Lingue e sport organizza nel corso dell’estate dei momenti di incontro legati al ruolo dei Patriziati e rivolti ai giovani. Il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha dal canto suo proposto ai presenti di approfondire il tema promuovendo un’indagine che aiuti a sondare il motivo che rende i Patriziati poco visibili e attrattivi per le nuove generazioni. Un aspetto peraltro contenuto anche nello Studio strategico sui patriziati promosso negli scorsi anni dalla Sezione degli enti locali.

Il Direttore del DI Norman Gobbi ha salutato in modo estremamente positivo gli spunti e le riflessioni emerse durante gli incontri e ha espresso “un sentito ringraziamento ai municipali e a tutte le persone presenti che investono molto del loro tempo libero nel ricoprire una carica pubblica a livello localeIn un momento difficile per la nostra democrazia fa bene allo spirito confrontarsi con l’esempio di coloro che si impegnano a favore del Comune e dei Patriziati. Una vera e propria vocazione che se valorizzata nel modo giusto potrà di sicuro essere trasmessa anche alle nuove generazioni”.

  

Una sezione femminile a La Stampa

Una sezione femminile a La Stampa

Investimento di 3 milioni per creare 11 posti per le detenute – Il progetto comprende anche interventi a favore dei reclusi anziani e disabili

Una nuova sezione femminile verrà realizzata al penitenziario cantonale la Stampa. Il Consiglio di Stato, mercoledì, durante l’ultima seduta della legislatura, ha licenziato il messaggio all’attenzione del Parlamento. Il progetto è stato presentato dal Dipartimento delle istituzioni per rispondere alle esigenze sviluppatesi nell’ambito dell’esecuzione della pena. Soluzioni sono previste anche per i detenuti anziani e quelli con disabilità fisica e motoria.
L’ala femminile conterà 11 posti, tra cui una cella madre-bambino (per figli fino a 3 anni), per soddisfare adeguatamente le necessità delle recluse.
La realizzazione del progetto costerà circa 3 milioni di franchi. Stando alle prime stime, dal momento dell’approvazione del credito da parte del Gran Consiglio, la costruzione richiederà 20 mesi di cantiere. I lavori comprenderanno anche interventi edilizi globali.
La nuova sezione permetterà al Ticino di risparmiare i costi sostenuti per le carcerazioni oltralpe e di accogliere detenute di altri cantoni.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-sezione-femminile-a-La-Stampa-16134109.html

Da www.rsi.ch/news

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Verso la sezione femminile e la ‘Sicurezza dinamica’
Undici celle per donne, compresa una madre-bambino

Via libera alla realizzazione e alla messa in funzione della nuova Sezione femminile al Penitenziario cantonale La Stampa: il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio accogliendo il progetto del Dipartimento delle istituzioni. Un progetto che contempla pure l’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e a quelli con disabilità fisica o motoria e che mira a rispondere all’evoluzione della società anche nell’ambito dell’esecuzione della pena. Sono previsti 11 posti cella dedicati alle detenute donne, compresa una cella madre-bambino. L’impostazione è stata delineata dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, con le Strutture carcerarie cantonali, l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e il Servizio medico carcerario. Si prevedono la realizzazione delle opere di ristrutturazione e di sicurezza al carcere. Nel messaggio governativo, sono inoltre contemplati gli interventi edilizi. La nuova Sezione femminile soddisfa in maniera adeguata le esigenze delle donne in regime di detenzione chiuso e delle detenute con figli fino a tre anni. Dopo il necessario via libera del Gran Consiglio e la concretizzazione di questi propositi, saranno limitati allo stretto indispensabile i collocamenti delle detenute ticinesi nelle carceri di altri cantoni.
La creazione di una Sezione femminile in una struttura di esecuzione pena maschile, scrive il Consiglio di Stato, “trova quale presupposto imprescindibile l’approccio che concretizza il concetto di “Sicurezza dinamica”, in uso a livello internazionale nel settore che attribuisce un ruolo fondamentale alle relazioni tra gli operatori penitenziari in generale (agenti di custodia, operatori sociali, servizio medico carcerario, terapeuti, insegnanti ecc.) e le persone detenute”. Lo scopo è quello di rafforzare la prevenzione e la sicurezza nell’esecuzione di sanzioni penali.

L’investimento è di tre milioni di franchi
L’investimento complessivo per lo Stato è quantificato in circa 3 milioni di franchi, compresi gli interventi edilizi globali e le risorse necessarie per il funzionamento della nuova Sezione femminile, con tempistiche di realizzazione stimate di 20 mesi dal momento dell’approvazione del credito da parte del Gran Consiglio. Da tale investimento, in termini finanziari, deriverà per il Cantone un indotto positivo pari a circa 1,5 milioni di franchi, considerando sia la diminuzione dei costi attualmente sostenuti per l’esecuzione della pena delle detenute in altre carceri svizzere, sia il potenziale aumento dei ricavi derivanti dal collocamento in Ticino di detenute provenienti da altri cantoni.
Un messaggio, quello del governo, che si spinge addirittura oltre quanto richiesto dalla Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione, che aveva espresso, in più occasioni, la volontà di rispondere alle esigenze delle donne detenute e delle necessità attuali e future. La direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti chiarisce che «si è fatto in modo di adeguare la futura struttura carceraria, con misure di carattere logistico e gli spazi per i detenuti anziani e quelli disabili». Le motivazioni del corposo messaggio del governo evocano proprio “la tendenza futura che si traduce con una presenza media maggiore di detenuti donne e anziani come pure detenuti con disabilità fisiche o motorie”. Un’evoluzione e una sfida, queste, che sono legate “alla trasformazione della nostra società che vede anche le donne commettere più reati come pure, contestualmente all’invecchiamento della popolazione, aumentare la criminalità delle persone sopra i 60 anni”.
Nel messaggio viene altresì evidenziato che “il mantenimento dello status quo implichi, dal profilo finanziario, il consolidamento delle spese a carico dello Stato derivanti dai collocamenti delle detenute in strutture fuori Cantone, quantificato attualmente in un importo di 800’000 franchi annuali (sulla base del consuntivo 2022). Un dato che, con un orizzonte su 10 anni, si traduce in una spesa globale di 8 milioni di franchi a carico dello Stato per la gestione, con l’impostazione attuale, della popolazione carceraria femminile”.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 30 marzo 2023 de La Regione

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Sezione femminile C’è il via libera dell’Esecutivo
Licenziato il messaggio che prevede la creazione di 11 celle riservate alle donne – ll costo è di 3 milioni

Il progetto per la creazione di una sezione femminile alla Stampa ha incassato ieri il via libera del Consiglio di Stato. La nuova sezione femminile, come avevamo anticipato (si veda l’edizione del 13 marzo, a pagina 2) sarà composta da 11 posti cella riservati alle detenute, compresa una cella madre- bambino, «con l’obiettivo di accogliere in maniera adeguata le esigenze delle donne in regime detentivo chiuso, oltre che di madri con figli fino ai 3 anni, nonché di limitare allo stretto indispensabile i collocamenti fuori cantone ». Ricordiamo infatti che il Ticino attualmente non dispone di un carcere femminile ( la struttura era stata chiusa nel 2008) e le donne incarcerate sono costrette a scontare la pena al carcere giudiziario della Farera o in due strutture fuori cantone. Dal profilo logistico, i costi di realizzazione si aggirano attorno a un milione e 250 mila franchi. Ma la creazione di una sezione femminile comporterà soprattutto il reclutamento di personale. Stando al Dipartimento delle istituzioni, serviranno 7 agenti di custodia in più. Inoltre, occorreranno almeno cinque persone per l’ambito socio-educativo e amministrativo. Il tutto, per un costo stimato di quasi 1,8 milioni. Complessivamente, quindi, per creare la nuova sezione serviranno circa 3 milioni di franchi. Per quanto riguarda le tempistiche di realizzazione, invece, secondo il Governo occorreranno circa 20 mesi dal momento dell’approvazione del credito da parte del Gran Consiglio. «L’investimento – sottolinea l’Esecutivo -, in termini finanziari, consentirà di generare un indotto positivo per il Cantone pari a circa 1,5 milioni di franchi, considerando sia la diminuzione dei costi attualmente sostenuti per l’esecuzione della pena delle detenute in altri carceri svizzeri, sia il potenziale aumento dei ricavi derivanti dal collocamento in Ticino di detenute provenienti da altri cantoni».
Oltre alla creazione di una sezione per le detenute, il messaggio governativo prevede anche una serie di ammodernamenti pensati per i detenuti anziani e con disabilità motoria.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 30 marzo 2023 di CdT.

Polizia: nuova legge, la parola ora al Gran Consiglio

Polizia: nuova legge, la parola ora al Gran Consiglio

Il governo vara il messaggio dopo l’esito della consultazione. ‘Progetto ampiamente recepito’. Aumentano intanto le truffe telefoniche: sottratti 800mila franchi.

Posto in consultazione dal Consiglio di Stato nel luglio dello scorso anno – diversi gli enti interpellati tra uffici amministrativi, autorità giudiziarie e associazioni –, il progetto di revisione totale della Legge sulla polizia uscito dal Dipartimento istituzioni “è stato ampiamente recepito e sono giunte poche osservazioni puntuali che, dove pertinenti, sono state riprese”. Così scrive il governo in quello che da ieri è un messaggio a tutti gli effetti. Ben centoquaranta pagine. Nella seduta che precede di pochi giorni la fine della legislatura l’Esecutivo ha quindi varato la proposta di riforma all’attenzione del Gran Consiglio che scaturirà a breve dalle urne. Una riforma confezionata “da un gruppo di lavoro costituitosi all’interno della Polizia cantonale, il quale ha potuto contare sul supporto di diversi specialisti”. E che, tradottasi in “85” articoli di legge, vuole garantire una normativa cantonale “completa, aggiornata alle esigenze di oggi, a supporto di un’efficace attività di polizia”.

Le novità salienti
Le novità salienti del disegno di legge licenziato dal governo – che, come informa una nota dello stesso, ha pure dato luce verde al relativo Regolamento – sono “una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, nonché l’aggiunta di norme fondamentali a garanzia del principio di legalità, le quali formalizzano la prassi oggi in vigore, come pure un’esplicitazione delle misure coercitive di polizia”. Con la revisione legislativa si è inoltre colta l’occasione per dettagliare le norme concernenti la custodia di polizia o quelle sulle indagini, anche ‘mascherate’, preventive, volte a impedire la commissione d’illeciti: queste e altre le misure prospettate a suo tempo dal Consiglio di Stato, sottoscritte nel 2018 dalla maggioranza del Gran Consiglio e successivamente contestate da due giuristi davanti al Tribunale federale. Che nel 2021 ha respinto il ricorso, precisando comunque alcuni aspetti. “Le considerazioni espresse nella sentenza sono state riprese nel messaggio”, fa sapere il governo. Il disegno di legge si occupa pure di lotta alla violenza domestica. All’articolo 34 si afferma che “L’ufficiale della Polizia cantonale può decidere l’allontanamento di una persona dall’abitazione comune e dalle sue immediate vicinanze fino a 30 giorni, come pure vietarle l’accesso a determinati locali e luoghi, se essa rappresenta un serio pericolo per l’integrità fisica, psichica o sessuale di altre persone facenti parte della stessa comunione domestica”.

Minaccia monitorata
Altra novità di peso è “l’istituzione della gestione cantonale delle minacce”. L’obiettivo, spiega il Consiglio di Stato, è “di riconoscere i segnali premonitori, di valutare la probabilità che insorga il comportamento minaccioso e, se del caso, di intervenire preventivamente”. Un modo di procedere già “in vigore in molti Cantoni” e la cui “importanza e necessità” sono state evidenziate “anche dal Consiglio federale”. Il progetto di legge ne parla all’articolo 26, che al primo capoverso recita: “La gestione cantonale delle minacce ha lo scopo di riconoscere precocemente e di prevenire la commissione di reati da parte di persone che mostrano un comportamento o intenzioni che lasciano presupporre una predisposizione a commettere violenza contro terzi”. L’articolo 26 mira a prevenire la commissione di reati e la prevenzione è uno dei compiti della polizia. Si intende dunque conferire una chiara base legale all’apposita unità della Cantonale, formata da agenti e psicologi, che analizza “le minacce (comprendenti anche lo stalking) e rendere inoffensive situazioni potenzialmente pericolose, ripristinando l’ordine pubblico”, come aveva indicato il governo rispondendo a un’interrogazione (Titolo: “Violenza anche fuori dalle mura di casa. Cosa si fa in Ticino?”) dell’allora deputata dei Verdi Cristina Gardenghi. Il ‘Gruppo di prevenzione e negoziazione’, Gpn, è nato nel 2019, riprendendo e ampliando le attività del ‘Gruppo gestione persone minacciose e pericolose’ istituito due anni prima e che ha contribuito a sventare nel maggio del 2018 la strage alla Scuola cantonale di commercio a Bellinzona architettata da un allievo. Dice Norman Gobbi, interpellato dalla ‘ Regione’: «Si tratta di un tema sempre più ricorrente anche nelle discussioni tra polizie cantonali, ma pure, su un piano strategico-politico, tra consiglieri di Stato dei vari Cantoni e il Dipartimento federale di giustizia e polizia, proprio perché la gestione delle minacce è un elemento essenziale dell’ambito della prevenzione della violenza in generale». L’obiettivo, sottolinea il capo del Dipartimento istituzioni, «è di disinnescare potenziali atti violenti». Intanto, è di ventidue il numero di truffe telefoniche commesse lo scorso anno. Un dato decisamente in aumento rispetto al 2021, quando sotto questa voce non si era registrato nessun ‘colpo’ messo a segno. È l’elemento che spicca nel bilancio della Sezione reati contro il patrimonio della Polizia cantonale. Un anno, il 2022, definito “impegnativo”. Vittime del raggiro, si legge nel comunicato, sono soprattutto persone anziane. E la cifra totale sottratta è di quelle importanti: circa 800mila franchi. A questi numeri vanno aggiunti tra i 300 e i 400 tentativi conosciuti. Collaudato il ‘modus operandi’: i truffatori, per suscitare reazioni emotive immediate nelle vittime e incassare in breve ingenti somme di denaro, telefonano alle vittime e comunicano notizie drammatiche, come un incidente o una malattia a carico di un familiare; per massimizzare il risultato spesso, oltre ai contanti, vengono chiesti gioielli e orologi di valore. Un escamotage per portare a segno la truffa rapidamente evitando lo spostamento della vittima verso la banca per il prelievo di contanti. L’attività investigativa ha permesso di arrestare 8 persone.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 30 marzo 2023 de La Regione

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Verso la nuova legge sulla Polizia ticinese

Il dossier ora andrà in Parlamento
Il Consiglio di Stato nella sua seduta di ieri mattina ha approvato il Messaggio governativo sulla revisione totale della Legge sulla polizia (LPol) e il relativo regolamento. «La nuova proposta di revisione della Legge – si legge nel comunicato stampa del Governo – intende garantire una normativa moderna e snella a supporto dell’attività di polizia, assicurando la tutela delle cittadine e dei cittadini e offrendo una maggiore flessibilità alla rapida evoluzione del contesto sociale, tecnologico e tecnico».
Più nel dettaglio, «le principali novità della revisione riguardano in particolare una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, nonché l’aggiunta di norme fondamentali a garanzia del principio di legalità, come pure un’esplicitazione delle misure coercitive di polizia». Un altro tema importante «è quello dell’istituzione della gestione cantonale delle minacce», con l’obiettivo «di riconoscere i segnali premonitori, di valutare la probabilità che insorga il comportamento minaccioso e, se del caso, di intervenire preventivamente». La nuova legge, infine, «consolida pure altre importanti novità recenti che rispondono alle esigenze di polizia: sviluppi tecnici, nuovi bisogni legati ai profili di chi opera in polizia, nuove modalità operative e strumenti di attività».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 30 marzo 2023 del Corriere del Ticino

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Nuova legge polizia, si punta sulla prevenzione
Presentato il messaggio del Governo per riformare il testo del 1990 – Comportamenti minacciosi e segnali premonitori, Gobbi: “Disinnescare la potenzialità di violenza”

Prevenire situazioni e comportamenti minacciosi sfruttando i segnali premonitori. Non è la trama di un film di fantascienza, come Minority Report, ma una delle novità della riforma totale della legge ticinese sulla polizia. Il Governo oggi (mercoledì) ha approvato il messaggio che arriverà in Gran Consiglio.

In 30 anni sono cambiate le tecniche operative, gli strumenti, sono cambiati i profili richiesti. La società è cambiata. Ed è evidente che il regolamento sulla polizia, datato 1990, non poteva restare al palo. La riforma approvata mercoledì dal Governo è il frutto di una consultazione che ha interessato la giustizia nel suo insieme, raccogliendo quindi anche le indicazioni dei tribunali, della procura, dei molti attori coinvolti nell’ampia sfera dell’ordine e della sicurezza. Tra le novità, va certamente segnalato il fatto che il nuovo testo sarà comodamente adattabile a qualsiasi nuova forma avrà in futuro la polizia ticinese.

“Potrebbe essere una polizia unica, se questo sarà la volontà del Parlamento – spiega alla RSI il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi – oppure una riorganizzazione della polizia e delle polizie comunali. Oggi la polizia cantonale ha un ruolo preponderante nell’ambito della sicurezza pubblica, mentre le polizie comunali dovranno rafforzare il loro ruolo di prossimità se vogliono adempiere davvero a questa loro missione primaria. Questo sarà uno dei temi che affronteremo con il rapporto del Gruppo di lavoro polizie ticinesi, che dovrà chiarire ruoli, compiti e competenze fra i due livelli, rispettivamente il futuro assetto organizzativo, in quanto oggi abbiamo molte polizie comunali e talvolta l’efficienza e l’efficacia dell’intervento viene meno.

“https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Nuova-legge-polizia-si-punta-sulla-prevenzione-16134769.html

Da www.rsi.ch/news