Svelato il programma di Castellinaria

Svelato il programma di Castellinaria

Il Festival del cinema giovane di Bellinzona che, per la prima volta, si svolgerà al Mercato coperto di Giubiasco proporrà una quarantina di opere

Si avvicina la 35esima edizione di Castellinaria, un anniversario che il Festival del cinema giovane festeggerà nella sua nuova casa, il Mercato coperto di Giubiasco. Saranno una quarantina, tra lunghi e cortometraggi, le opere proposte è stato annunciato oggi, lunedì, durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi alla Biblioteca cantonale di Bellinzona. Oltre ai film, ci sarà spazio anche per altre iniziative collaterali, come quella che vedrà occupati alcuni giovani detenuti del carcere La Stampa nei panni di giurati che esamineranno alcuni cortometraggi.
Castellinaria, ha sottolineato ai nostri microfoni la presidente Flavia Marone, non è però solo un festival per ragazzi: “Anche per gli adulti ci saranno momenti per leggere determinati eventi e situazioni con occhi diversi”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svelato-il-programma-di-Castellinaria-15769675.html

Da www.rsi.ch/news

Protezione civile, nel 2025 mancheranno 2’000 militi

Protezione civile, nel 2025 mancheranno 2’000 militi

C’è preoccupazione in Ticino: il rischio è di non poter più garantire tutti i servizi di pubblica utilità e gli interventi d’urgenza – Il punto

In Ticino, nel 2025, mancheranno 2’000 militi della protezione civile (il 40%), mentre oggi il cantone può contare su 4’500 militi. Nell’ultimo decennio il numero delle nuove incorporazioni è diminuito da 350 a circa 200 all’anno. Un problema che si farà più pressante tra 3 anni.
C’è preoccupazione, anche se il calo prosegue da anni. Il rischio è di non poter più garantire tutti i servizi di pubblica utilità e gli interventi d’urgenza. Per questo si guarda con interesse alle discussioni a livello federale sul raggruppamento di protezione e servizio civile.
Intanto il Ticino ha già cercato di tamponare il “buco”, posticipando la nuova legge che diminuisce da 20 a 12 gli anni di servizio.
E’ da una decina d’anni che la protezione civile è sempre più magra. La colpa è del calo demografico, ma anche di un esercito che recluta il 10% di soldati in più. I compiti, invece, non sono cambiati: dai lavori di ripristino dopo una frana ai corsi di ripetizione, fino alla gestione dei centri anti-Covid o dei flussi migratori. La protezione civile è impegnata anche a Vacallo, dove al pari di Stabio, vengono accolti, solo la notte, quei migranti che non chiedono asilo e sono quindi in procedura sistematica di riammissione in Italia.
Non ci sono molte strade per far fronte al calo degli effettivi, una è quella di aumentare i giorni di servizio. “È una lama a doppio taglio – spiega Ryan Pedevilla, sostituto e aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione – perché comporta la riduzione del tempo d’impiego dei militi che dopo 245 giorni non sarebbero più impiegabili”. L’alternativa sarebbe quella di rinunciare ad alcune prestazioni, delegandole ad altri.
A Berna si sta invece discutendo della terza via: il raggruppamento sotto un’unica unità organizzativa della PCI e del servizio civile. “Solo quando i militi sono preparati si riesce ad essere efficaci”, sottolinea Pedevilla. Detto altrimenti, i civilisti – che hanno detto di no per scelta al servizio militare – andrebbero però istruiti ed equipaggiati.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Protezione-civile-nel-2025-mancheranno-2000-militi-15762973.html

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Protezione civile a corto di militi

La mancanza di uomini preoccupa anche il Ticino – Le nuove leve sono 200 all’anno, troppo poche per garantire le prestazioni Ryan Pedevilla: «Per non ridurre le attività si potrebbe attingere dal bacino del servizio civile» – Ma la scelta dovrebbe spettare ai Cantoni

«Di qui a due anni potremmo rimanere senza il 40% degli effettivi. Il che significherebbe dover ridurre il catalogo delle prestazioni della Protezione civile. La campagna vaccinale? La presa a carico dei profughi ucraini? I flussi migratori? Certamente non potremmo più portare avanti, parallelamente, attività così complesse e durature ». Lo dice chiaramente, il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla: la mancanza di militi è una realtà che preoccupa, anche in Ticino. «E occorre trovare una soluzione in tempi rapidi se non vogliamo tagliare i servizi offerti».

La modifica della legge
La questione è stata sollevata anche lunedì scorso dalla Commissione per la sicurezza del Consiglio nazionale che ha approvato una mozione (di cui è promotore e relatore il consigliere nazionale Rocco Cattaneo, PLR) che chiede di unire la Protezione civile e il servizio civile in un’unica unità organizzativa, sostenendo che «sia necessario un intervento immediato», visti i problemi di effettivi nella PCi. Ma come si è arrivati a questo punto? «Innanzitutto – spiega Pedevilla la revisione della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC) ha modificato un elemento centrale. Prima, infatti, il servizio durava fino a 40 anni, ora, invece, sono previsti 12 anni dal momento in cui viene conclusa l’istruzione di base (la scuola reclute per gli astretti al servizio di PCi)». Di fatto, quindi, significa una riduzione degli anni in cui presteranno servizio i militi sino al grado di sottoufficiale. «Fatti due conti, questo toglie il 40% degli effettivi. Una riduzione che sul Ticino peserebbe molto», evidenzia Pedevilla.

Il caso ticinese
Quando è entrata in vigore la nuova legge, nel gennaio del 2021, eravamo in piena pandemia ed era in corso la campagna di vaccinazione. «Il contributo della PCi, sia nel supporto delle strutture sanitarie sia nell’organizzazione del dispositivo per la vaccinazione, è stato fondamentale. Privarci del 40% degli effettivi in un momento così delicato avrebbe significato mettere in crisi le prestazioni a favore della popolazione ». Di qui, la mossa del Consiglio di Stato, che ha chiesto di far valere l’articolo 99 della Legge federale, che consente ai Cantoni di ottenere un periodo transitorio, fino al 31 dicembre del 2024. «Di conseguenza, nel nostro cantone rimarrà in vigore il ‘‘vecchio’’ regime ancora per due anni». Il vero problema, per il Ticino, si porrà quindi dal 2025. «Può sembrare parecchio tempo, sì, ma in ottica di una programmazione, il 2025 per noi è praticamente domani». Altri cantoni, invece, hanno deciso diversamente. «Alcuni perché non hanno dispiegato la PCi durante la pandemia, altri – come Zurigo – perché hanno un numero di militi sufficiente per far fronte alle attività delegate a questo importante partner della protezione della popolazione». Militi che, invece, il Ticino fatica a reclutare. «Da noi i militi della PCi sono circa 4.500 e le nuove leve sono attorno alle 200 unità». Troppo poche. «Per garantire continuità ne servirebbero almeno 300-350 all’anno». E proprio qui sta il nocciolo della questione: il numero di nuove leve è in costante calo. Perché? «Una delle possibili spiegazioni è che negli ultimi anni il reclutamento avviene in modo sempre più accurato e differenziato e questo permette l’incorporazione di un numero maggiore di militi a favore del servizio militare», risponde Pedevilla. In sostanza, un 10% degli effettivi che prima finiva nella PCi ora viene comunque reclutato nell’esercito. «In più, vi sono leggere oscillazioni negli anni sul numero di giovani dichiarati inabili dal profilo sanitario a prestare servizio anche in Protezione civile». In tutti i casi, specifica Pedevilla, «non è il servizio civile a ‘‘rubare’’ effettivi alla Protezione civile». I due settori, insomma, non sono affatto in concorrenza tra loro. «Infatti bisogna ricordare che viene impiegato in Protezione civile solo chi non è abile al servizio militare, mentre chi intende fare il servizio civile deve essere abile al servizio militare».

Una possibile soluzione
Ma cosa si può fare per invertire la rotta? Sul tavolo, spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, una proposta ci sarebbe. «Si vorrebbe permettere, ai Cantoni che hanno un concreto e comprovato bisogno, di attingere per la PCi dal bacino dei civilisti. Questo non significherebbe negare la possibilità di fare il servizio civile, semplicemente ai ragazzi verrebbe impartita un’istruzione di base di 17 giorni e dovrebbero garantire, parallelamente al servizio civile, un certo numero di giorni di servizio nella PCi». Lasciare libertà di scelta ai Cantoni, secondo Pedevilla, è fondamentale: «Formare un milite ha un costo, di conseguenza i Cantoni che non ne hanno bisogno potrebbero non doversi rivolgere al servizio civile. Per contro, i Cantoni che sono a corto di effettivi, come il Ticino, potrebbero garantirsi un rinforzo». Sul breve periodo, però, il problema rimane. E le strade non sono molte. «Potremmo aumentare i giorni di servizio per garantire i picchetti. D’altro canto, però, questo non permetterebbe di risolvere il problema, perché i militi terminerebbero i 245 giorni di servizio con largo anticipo. Oppure si dovrebbe far capo ai concordati intercantonali o richiedere puntualmente il supporto, senza la garanzia, tuttavia, di ricevere una risposta positiva. Oppure, e questa è l’estrema ratio, dovremo rassegnarci a ridurre le apprezzate attività che la Protezione civile svolge sul territorio a favore della popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 novembre 2022 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona ha ospitato venerdì 28 ottobre il tradizionale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Si è trattato di un momento di dialogo e di condivisione, nobilitato quest’anno dall’ambasciatore Stefano Pontecorvo, già “Senior Civilian Representative” per la NATO in Afghanistan  

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrare annualmente gli Ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
Dopo il saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, che ha ripercorso le attività salienti del 2022 con un focus particolare sull’Esercitazione ODESCALCHI 22, ha preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto le sfide, attuali a future, che attendono la Svizzera, il Cantone Ticino e il Dipartimento il Dipartimento delle istituzioni, soffermandosi sul tema migratorio e su quello energetico.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha quindi risposto ad alcune domande poste dagli Ufficiali e sottufficiali, prima dell’intervento del Comandante della Scuola di stato maggiore generale – brigadiere Maurizio Dattrino –  che ha tenuto a ringraziare per l’organizzazione e per il costante supporto che il Dipartimento delle istituzioni dà all’Esercito.
Il testimone è poi passato all’ambasciatore Stefano Pontecorvo, già rappresentante italiano in Pakistan e vice capo missione presso le ambasciate italiane di Mosca e Londra, il quale ha presentato, con occhio critico, la missione NATO in Afghanistan, passando dalla complessità della nazione, agli ultimi giorni della missione, conclusa con l’evacuazione dall’aeroporto di Kabul. In quella circostanza Pontecorvo ha contribuito a coordinare il ponte aereo attraverso il quale sono stati evacuati più di 124.000 afghani che lavoravano con gli alleati della NATO e i Paesi partner. Il relatore ha chiuso il suo intervento ipotizzando possibili scenari futuri su quanto potrebbe avvenire in Afghanistan.

“Una buona notizia per il nuovo anno”

“Una buona notizia per il nuovo anno”

Imposta di circolazione e storica riforma delle ARP: la soddisfazione del direttore del DI Norman Gobbi 

È stata un’ottima giornata quella di domenica scorsa per il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Infatti la modifica costituzionale che dà il la all’introduzione delle nuove Preture di Protezione e dunque permetterà l’avvio dell’iter per riformare le Autorità regionali di protezione (ARP) è stata quasi plebiscitata in votazione popolare. “Una riforma storica – afferma Norman Gobbi – se appena si pensa che l’attuale modello è in vigore dal 1803, ossia dalla nascita della Repubblica e Cantone Ticino!”. Ma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è soddisfatto anche per l’approvazione dell’iniziativa popolare sull’imposta di circolazione. “Il 60% delle ticinesi e dei ticinesi che hanno votato hanno detto sì all’iniziativa del Centro, sostenuta dalla Lega e dall’UDC. Le imposte di circolazione saranno dunque calcolate in base alle emissioni di CO2, secondo il principio “più inquini, più paghi”, oltre a una tassa base di 120 franchi. Una scelta chiara, che ora vedrà impegnato il Governo, gli stessi iniziativisti e in ultima battuta il Gran Consiglio in un lavoro celere per permettere l’abbassamento dell’imposta di circolazione già a partire dal 2023, come era stato promesso alla vigilia del voto. Personalmente si tratta di un impegno prioritario e per il quale stiamo lavorando già da diverse settimane. D’altronde non possiamo permetterci di perdere tempo e confido nella collaborazione di tutti, affinché si giunga alla soluzione sperata, ossia la riduzione dell’imposta come voluto dall’iniziativa già a partire dal 2023, che è ormai alle porte! Ho constatato una volontà comune da parte delle forze politiche e anche la sinistra ha dimostrato di voler affrontare il tema con coerenza, nonostante il suo controprogetto non abbia fatto breccia tra i cittadini votanti. D’altra parte la volontà popolare è sacrosanta!”, sottolinea Norman Gobbi.

Di fronte all’aumento della cassa malati, alla crescita delle bollette per l’elettricità, all’aumento della benzina e di molti altri beni di consumo, generi alimentari in primis, la riduzione generalizzata dell’imposta di circolazione è una delle poche belle notizie. I ticinesi non si sono fatti scappare questa possibilità”, afferma il Consigliere di Stato, che, come detto, domenica scorsa “ha portato a casa” un altro importante risultato: la riforma delle ARP. “È stato un voto molto importante, oltre che storico, perché tocca persone – minorenni e adulti – bisognosi di protezione. Si tratta quindi di un passo per andare verso una società migliore, capace di proteggere chi si trova in un momento di bisogno. Il lavoro più difficile inizia però ora, con l’implementazione vera e propria della riforma delle ARP che passerà nuovamente davanti al Gran Consiglio. Un lavoro che coinvolgerà ancora in modo attivo i Comuni e tutti gli attori interessati a questo delicato tema”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Imposta di circolazione, il tempo stringe

Imposta di circolazione, il tempo stringe

Le modifiche entreranno in vigore dal primo gennaio, ma rimane da definire la formula esatta da adottare. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato

Si concretizza dunque quanto deciso dai ticinesi domenica sull’imposta di circolazione. Perché se è vero che è stato approvato il principio – quello delle emissioni – rimane da definire la formula esatta da adottare, visto che non tutte le auto hanno lo stesso sistema di calcolo del CO2. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato.
La formula che farà capire a quanto ammonterà dunque l’imposta di circolazione per il prossimo anno, non sarà per tutti gli automobilisti uguale, visto che negli anni è cambiata la procedura di prova per le emissioni di CO2. Insomma, per le auto immatricolate prima del 2017 si è utilizzato un sistema, per quelle immatricolate successivamente un altro, rendendo i valori non comparabili tra loro.
Così per le auto immatricolate prima del 2020 – si stima 120’000 – il coefficiente sarà 95. Per le circa 60’000 più recenti e con già il dato WLPT di 118.
Per le circa 40mila auto immatricolate prima del 2009, il 2023 sarà un anno di transizione, durante il quale, in sostanza, dovrebbero pagare la stessa imposta di quest’anno. La cosiddetta moratoria.
Dettagli che sono inseriti in un messaggio urgente e i cui dettagli verranno illustrati lunedì agli iniziativisti e presentati mercoledì al Consiglio di Stato. L’obiettivo è che il Gran Consiglio ne discuta nella sessione del 21 novembre. Anche perché se l’entrata in vigore della nuova imposta di circolazione è prevista il primo gennaio 2023, il tempo stringe.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-il-tempo-stringe-15761164.html

Da www.rsi.ch/news

Equipaggiati… e senza brividi con le gomme da neve!

Equipaggiati… e senza brividi con le gomme da neve!

Comunicato stampa

Dopo un mese di ottobre particolarmente mite dal punto di vista climatico, l’inverno è ormai alle porte: le temperature si abbassano e il fondo stradale diviene vieppiù insidioso se i veicoli non sono correttamente equipaggiati. Come da tradizione, anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale propongono l’abituale attività di sensibilizzazione rivolta ai conducenti.

Nel mese di novembre, da diversi anni, il progetto di prevenzione “Strade sicure” e la Polizia cantonale presentano un’azione di sensibilizzazione per conducenti sull’importanza di dotare i veicoli a motore del corretto equipaggiamento invernale. Soprattutto di notte in questo periodo le strade possono essere insidiose con rischi accresciuti per gli automobilisti.
Sebbene in Svizzera non esista un obbligo specifico di montare quattro pneumatici invernali, potrebbe comunque essere punito chi, per l’inadeguato equipaggiamento invernale, dovesse creare problemi alla circolazione stradale o causare incidenti. Problematiche che, con un veicolo adeguatamente preparato per fronteggiare condizioni stradali precarie, come gelo e neve, potrebbero essere evitate.
Infatti, con le gomme invernali le prestazioni dei veicoli migliorano in maniera significativa: l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del mezzo risulta più sicuro. Ad esempio, se lo spazio di frenata su una strada innevata, ad una velocità di 40 km/h, è di circa 30 metri con  gli pneumatici invernali, sale addirittura a circa 60 metri con quelli estivi.

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante il periodo invernale raccomandiamo di:

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura scende sotto i 7° C;
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo è inferiore a 4 mm. Il profilo minimo legale per le gomme da neve è fissato a 1.6 mm;
  • Sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre improvvise con i pedali o con lo sterzo;
  • Montare sempre quattro pneumatici dello stesso tipo.

Per chi fosse interessato, in tutti i posti di Polizia sono a disposizione i volantini informativi che richiamano questi utili consigli.

Avviata la procedura di aggregazione tra Bodio e Giornico

Avviata la procedura di aggregazione tra Bodio e Giornico

Comunicato stampa

Dando seguito alla volontà dei municipi di Bodio e Giornico, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio dello studio di aggregazione tra i due comuni della Bassa Leventina che nel febbraio scorso avevano largamente accolto il progetto che includeva anche Personico e Pollegio. Questi ultimi avevano espresso voto nettamente negativo all’aggregazione dei quattro comuni, che è stata pertanto abbandonata.

Lo scorso 13 febbraio 2022 la cittadinanza di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio si è espressa in votazione consultiva sulla proposta di unire i quattro comuni nel nuovo Comune di Sassi Grossi. In quell’occasione, il progetto è stato ampiamente accolto a Bodio e Giornico con oltre l’80% di consensi in entrambi i comuni, mentre è stato decisamente respinto a Personico e Pollegio, con 65% rispettivamente 82% di voti negativi.
Alla luce di questo esito, l’aggregazione dei quattro comuni è stata abbandonata, come proposto dal Consiglio di Stato in marzo e decretato dal Gran Consiglio lo scorso 21 giugno 2022.
Considerato il largo sostegno all’idea aggregativa registrato sia a Bodio che a Giornico, le rispettive autorità hanno fin da subito riflettuto sull’eventualità di rilanciare il tema limitatamente ai loro due comuni. Dopo aver svolto alcuni approfondimenti e verifiche, i municipi di Bodio e Giornico hanno recentemente comunicato al Consiglio di Stato la volontà di avviare una procedura di aggregazione tra i loro comuni.
Il Governo valuta con favore questo passo che permetterà alla cittadinanza dei due comuni di esprimersi sull’ipotesi di un’aggregazione bilaterale sulla base di una specifica proposta, per allestire la quale è stata nominata una Commissione di studio. La Commissione istituita dal Consiglio di Stato è composta da due rappresentanti per comune designati dai municipi:

  • per Bodio: Stefano Imelli, sindaco, e Franco Romerio, municipale,
  • per Giornico: Rosolino Bellotti, sindaco, e Tiziano Peduzzi, municipale.

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.bodio.ch)

Confini sicuri e mobilità «Italia e Svizzera più vicine»

Confini sicuri e mobilità «Italia e Svizzera più vicine»

Cosa cambia nei rapporti transfrontalieri a un anno di distanza dall’emergenza Covid (e con la guerra alle porte)
L’analisi del consigliere di Stato Norman Gobbi: «Sono stati fatti passi concreti, adesso tocca all’accordo fiscale»

In un anno il mondo sembra sottosopra, ribaltato. Non solo, tristemente, per la guerra. Ci riferiamo ad alcuni fenomeni tra il Ticino e l’Italia.

Partiamo dai passaggi tra i due Paesi, che sono ripresi ormai a pieno ritmo: qual è la situazione oggi? Anche dal punto di vista della sicurezza? Che cosa comporta questo ritorno alla normalità?
La mobilità transfrontaliera ha ripreso vigore, dopo le restrizioni imposte dalla pandemia nel 2020. Un ritorno alla normalità che ormai dura da più di un anno. Sul fronte della sicurezza ciò significa un rafforzamento dell’allerta da parte delle forze dell’ordine, sia da una parte che dall’altra del confine. Il 2021 ha segnato un aumento degli incidenti della circolazione stradale in Ticino. Un incremento in particolare dovuto al graduale ritorno a una situazione di traffico intenso post lockdown. Il traffico pendolare dei frontalieri comporta una pressione sulle strade e autostrade ticinesi, con conseguenze anche per quanto riguarda il numero di incidenti, che nel 2021 sono stati 3’656. Sul fronte della lotta ai reati patrimoniali, la progressione è stata costante nel corso del 2021 e gli ultimi mesi hanno segnato cifre di poco inferiori alla situazione precedente l’emergenza da coronavirus. Permangono numerosi i furti effettuati da bande di nomadi provenienti dall’Italia. Per quanto riguarda le truffe, anch’esse in aumento dopo un 2020 “tranquillo” potrei citare l’ultimo episodio avvenuto 2 settimane fa con l’arresto di un 38enne e di un 24enne, cittadini italiani residenti in Italia. Il fermo ha permesso di sventare una truffa di tipo “rip deal”.

Sono in realtà cambiati anche i motivi, pur in parte, degli spostamenti. Dall’arrivo degli italiani dal confine per il pieno al fenomeno a volte inverso. Anche sul fronte della spesa, sono mutate le abitudini di svizzeri italiani. Qual è la sua analisi da questo punto di vista?
L’impatto più importante sulla mobilità al confine non è dato dagli spostamenti per il pieno di carburante o per la spesa. Sono le entrate dei lavoratori e delle lavoratrici provenienti dalle province di confine che creano i maggiori problemi di viabilità. Il fenomeno dei ticinesi che si recano oggi in Italia a fare il pieno perché molto più conveniente esiste, ma è limitato.

Quali sono i dati in suo possesso?
Lo studio più recentemente pubblicato dal Dipartimento del territorio del Canton Ticino del rilevamento sulla mobilità transfrontaliera tra settembre e novembre 2021 ha registrato una media di 65’319 ingressi – il 50% dalla provincia di Como, il 35% da quella di Varese e il 5% da Verbania-Cusio-Ossola – dai valichi doganali ticinesi (tra le 5 alle 18), con una netta prevalenza nella fascia mattutina (40’574 transiti tra le 5 e le 9). Ben l’82% dei veicoli – per il 90% in auto, il 7% su motoveicoli e il 3% su furgoni o altro – è occupato da una persona sola! Questo è un dato sconfortante anche perché è in continuo peggioramento (nel 2018 per esempio il 78% dei veicoli era occupato da una persona sola). Le dogane più sollecitate sono quelle del Mendrisiotto con il 68% dei passaggi.

Secondo lei sono fenomeni che cambieranno ancora o destinati a durare nel tempo?
Se parliamo di criminalità transfrontaliera possiamo dire che è un fenomeno che – stando così le cose – durerà nel tempo. Con cambiamenti però sui modus operandi dei criminali. E con una crescente criminalità legata al mondo cyber. Dunque fenomeni non solo sovranazionali, ma anche sovra territoriali.

E se invece parliamo di trasporti e traffico veicolare?
L’accresciuto ricorso al telelavoro – introdotto sull’esperienza accumulata in periodo pandemico – sta avendo un’influenza anche sui trasporti, con lavoratori italiani che sono occupati per un’azienda ticinese, ma che si spostano meno verso il nostro territorio potendo lavorare da casa e quando lo fanno utilizzano anche il treno. I dati del 2021 ci dicono che i frontalieri hanno continuato ad aumentare, mentre il numero di passaggi dei veicoli ai valichi rispetto al passato ha subito una leggera diminuzione. Vedremo in futuro che tipo di evoluzione avranno questi fenomeni.

Che effetti ha lasciato il periodo di emergenza sanitaria sulla collaborazione transfrontaliera e può essere d’aiuto ad affrontare le nuove emergenze?
I contatti e le relazioni su diversi fronti sono stati più intensi. Anche di recente, nell’ambito della sottoscrizione del nuovo protocollo d’intesa tra Ticino e Provincia di Como in caso di catastrofi, è stato sottolineato questo aspetto. Ed è stato questo rinnovato spirito collaborativo su punti specifici che ha permesso di fare passi avanti concreti proprio nell’ambito del mutuo soccorso in caso di catastrofe sui due versanti del confine. Una concretezza che si è ritrovata anche all’interno della Regio Insubrica, oggi sempre più impegnata ad affrontare temi comuni delle due realtà istituzionali.

Infine, l’accordo fiscale frenato dalle nuove elezioni in Italia: è preoccupato sul ritardo che ciò comporterà?
L’accordo fiscale è un tassello importante per costruire un miglior equilibrio sul mercato del lavoro transfrontaliero a tutela anche degli stessi lavoratori transfrontalieri. Un eventuale ritardo della sua ratifica comporterebbe evidentemente un problema. Malgrado la procedura di ratifica da parte italiana debba riprendere da capo confidiamo sulle competenze ministeriali per sveltire le procedure in quanto il nuovo ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti era già membro del Governo Draghi in qualità di ministro dello sviluppo economico, mentre il nuovo ministro degli esteri Antonio Tajani è un politico di lungo corso con conoscenze approfondite. Cito questi due ministeri perché sono quelli che più incideranno sull’iter dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

Ciò inciderà sulle relazioni tra Italia e Svizzera, in particolare il Ticino?
È chiaro che la Svizzera e il Ticino vogliono che questo benedetto accordo venga sottoscritto, anche perché i suoi effetti non saranno immediati. Ci vorranno ancora anni affinché il Ticino posso avere dei benefici concreti dal nuovo accordo.

Sulle tensioni, ad esempio per i ristorni?
È ancora troppo presto per parlarne. Siamo abituati a prendere decisioni di fronte a fatti concreti.

Vuole esprimere un auspicio o affidare un messaggio?
La forte maggioranza che il popolo italiano ha accordato a Fratelli d’Italia dovrebbe poter proporre una compattezza e una capacità decisionale del Parlamento superiore rispetto ad altri momenti della storia anche recente dell’Italia. Il mio auspicio è che questo avvenga e che si possa riflettere pure positivamente sulle Regioni e sulle Provincie, con le quali i Ticino ha maggiori contatti, e far avanzare concretamente i numerosi incarti in sospeso tra Svizzera e Italia, tra i quali menziono la necessità di trovare delle soluzioni soddisfacenti di lungo termine sulla questione del lavoro da remoto dei frontalieri e l’accesso al mercato dei servizi finanziari transfrontalieri.

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 3 novembre 2022 della Frontiera/La Provincia di Como 

 

 

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

Comunicato stampa

Il passaggio all’ora solare e la progressiva diminuzione delle ore di luce in questo periodo dell’anno richiedono un’attenzione accresciuta al corretto utilizzo delle luci dei veicoli e la necessità di rendersi visibili. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della Commissione ricordano alcuni consigli per aumentare la sicurezza durante il periodo autunnale e invernale. Consigli rivolti a tutti gli utenti della strada, con particolare riguardo ai pedoni, che in questo ambito sono la categoria più vulnerabile.

In Svizzera da alcuni anni è obbligatorio circolare anche di giorno con le luci diurne accese e dal 1. aprile di quest’anno l’obbligo è stato esteso anche alle biciclette elettriche. Si tratta di un accorgimento adottato in funzione preventiva, che non ha primaria funzione di illuminazione ma, anche in condizioni di luce diurna, consente di rendersi più visibili e quindi di meglio segnalare la propria presenza agli altri utenti della strada.  

Il passaggio all’ora solare unito all’arrivo sempre più anticipato del buio in questo periodo dell’anno segna un aumento del rischio d’incidenti, in cui i momenti più delicati sono il crepuscolo (dopo il tramonto e prima dell’alba) e le ore notturne. Essere visti da una distanza maggiore è pertanto di fondamentale importanza, in quando concede un maggiore tempo di reazione. Per questo motivo Strade sicure, con la campagna di sensibilizzazione “Rifletti”, richiama l’attenzione all’importanza di rendersi visibili sulla strada. In particolare per chi si sposta a piedi, in bicicletta, con l’e-bike o con lo scooter, è imprescindibile optare per un abbigliamento chiaro e colori segnaletici o al neon. Inoltre, sia sulle due ruote sia a piedi, si consiglia di indossare elementi riflettenti per aumentare ulteriormente la propria visibilità.  

Si rammenta infine che anche lo stile di guida deve essere adattato, tenendo conto delle condizioni meteo, di luce e di visibilità. In caso di brutto tempo bisogna mantenere una distanza maggiore dal veicolo che ci precede, nonché prestare particolare attenzione verso i pedoni. Anche sulle due ruote è fondamentale mantenere sempre una distanza adeguata dagli altri veicoli.

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

Massiccio sì delle urne (77,5%) alle Preture di protezione. 

«Ora abbiamo una sorta di mandato, un mandato popolare per continuare in questa direzione, approfondendo gli altri aspetti del grande e importante cantiere: mi riferisco agli aspetti organizzativi, procedurali e finanziari». Relatore con la leghista Sabrina Aldi, in seno alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, sulla riforma in Ticino, proposta dal Consiglio di Stato, riguardante le autorità chiamate ad applicare le misure di protezione per minori e adulti previste dal Codice civile (tutele, curatele, privazione dell’autorità parentale…), il deputato del Centro/Ppd Luca Paganicom – menta così il risultato di ieri delle urne.
Il passaggio dal vigente modello amministrativo – incentrato sulle sedici Arp, le Autorità regionali di protezione, facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con la creazione di Preture ad hoc, le Preture di protezione, e la conseguente ‘cantonalizzazione’ del sistema, è stato plebiscitato. Il 77,5 per cento dei e delle ticinesi che si sono espressi ha detto sì alla modifica della Costituzione ticinese, raccogliendo l’invito di governo e Gran Consiglio.
È stata quindi ancorata alla Carta una nuova figura di magistrato, ossia il Pretore di protezione: i Pretori di protezione, i loro aggiunti, e gli specialisti (in psicologia, pedagogia e lavoro sociale), che affiancheranno i magistrati nel decidere le misure di protezione da attuare, verranno eletti dal Gran Consiglio, che già oggi nomina tutti gli altri giudici e i procuratori pubblici.
Ok dunque al sistema giudiziario. Alle Preture di protezione. Il lavoro sul piano politico non è però concluso: bisogna tradurre in pratica il principio accolto dai cittadini, con una valanga di sì. «Il mandato popolare – riprende Pagani, contattato dalla ‘Regione’ – è molto chiaro, nitido. Sul principio, sull’adozione cioè del modello giudiziario, non c’è più discussione. Come granconsiglieri, vi è ancora più determinazione, alla luce del verdetto delle urne, nell’andare avanti per concretizzare la volontà popolare».
I tempi, tenuto pure conto che stiamo per entrare nell’anno elettorale? «La mia speranza è che sugli aspetti che ho citato prima il parlamento possa determinarsi ancora in questa legislatura, dunque entro metà marzo del 2023. Faremo il possibile. Adesso aspettiamo il messaggio aggiuntivo del governo sugli aspetti procedurali di questa riforma». Le relative norme, concernenti il funzionamento delle future Preture di protezione, saranno proposte dal Dipartimento istituzioni, il quale dovrebbe metterle in consultazione prima di Natale.

Gobbi: positivo l’ok di tutti Comuni
In Consiglio di Stato si prende intanto atto del forte consenso dei cittadini al sistema giudiziario. «Un dato estremamente positivo è che tutti i Comuni hanno votato a favore di questo modello – sottolinea man Gobbi.

Sulla validità della riforma, che a più riprese ha definito storica, il direttore del Dipartimento istituzioni non ha dubbi: «Ci sarà una maggiore professionalizzazione del settore e ci saranno uniformità di prassi e parità di trattamento sull’intero territorio cantonale, cose oggi non date per via della ‘frammentazione’ dell’apparato in sedici Autorità regionali di protezione». Senza dimenticare «la maggiore autorevolezza di cui gode in quest’ambito

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Promossa a pieni voti la riforma delle ARP
Via libera con il 77,5% di sì alla riorganizzazione delle Autorità di protezione – Norman Gobbi: «Un voto storico a vantaggio delle persone bisognose» Ora il Parlamento dovrà discutere le questioni finanziarie, organizzative e procedurali

Un risultato netto per una riforma più volte definita «storica ». Con il 77,5 % di sì, ieri, il popolo ticinese ha approvato la riforma delle ARP. Le Autorità regionali di protezione (ARP) andranno sostituite dalle Preture di protezione, una nuova Autorità giudiziaria sul modello delle Preture. «La riforma è stata approvata a larghissima maggioranza», ha commentato al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Ma soprattutto nessun Comune ticinese vi si è opposto». Un segnale importante, prosegue Gobbi, visto che la riforma, promossa dal DI, prevede di togliere alcune competenze che storicamente fanno capo ai Comuni per attribuirle a una nuova autorità giudiziaria. «In questo senso possiamo parlare di cambiamento storico. Dal 1803, ossia dall’inizio della Repubblica del Cantone Ticino, le misure di protezione – come le curatele e le tutele – sono di competenza comunale».

Nel concreto
Il compito di proteggere i minori e gli adulti in difficoltà passerà quindi di mano: da un’autorità amministrativa a un’autorità giudiziaria, nel segno di una maggiore competenza e al servizio di un ambito della società sempre più delicato: «La riforma vuole contribuire a migliorare l’intervento dello Stato nei confronti di persone, minori e adulti, bisognose di protezione», ha ricordato il consigliere di Stato. Le future Preture di protezione del minore e dell’adulto saranno infatti composte da specialisti con competenze interdisciplinari: persone formate in diritto, lavoro sociale, pedagogia e psicologia, come pure in ambito medico. «Nonostante il passaggio di competenze, i Comuni hanno comunque richiesto di essere parte attiva della futura organizzazione che prenderà la decisioni, ossia le Preture di protezione».

I prossimi passi
Per questo motivo, il Consiglio di Stato presenterà un nuovo messaggio nel quale verranno definite le procedure di intervento.«Nel concreto – spiega Gobbi – si tratta di definire una prassi unica per il funzionamento delle nuove Preture». Con il voto di ieri, infatti, è stata approvata unicamente la modifica costituzionale,ricorda il consigliere di Stato. Le questioni procedurali, finanziarie e organizzative verranno discusse in un secondotempo in Parlamento. L’auspicio del direttore del DI è che le nuove Preture di protezione subentrino definitivamente alle Autorità di protezione entro il 2025-2026.

«Maggiore uniformità»
«Grazie a questa norma costituzionale le attuali autorità di protezione amministrative potranno diventare vere e proprie corti civili», ha commentato il PS. «Questa riforma porterà un po’ più di certezza del diritto, nonché una maggior professionalizzazione ed un coordinamento che permetteranno migliori tempistiche di evasione dei casi». Soddisfatto per l’esito del voto anche l’UDC Ticino che «sosteneva la riforma, convinta della necessità di un passaggio delle attuali competenze comunali alle nuove preture di protezione a livello cantonale». Di fronte alle necessità e alle situazioni sempre più complesse, e anche per garantire la parità di trattamento, «la professionalizzazione e il coordinamento cantonale degli organi di protezione appaiono la soluzione più ragionevole », si legge nella nota stampa UDC. Una posizione condivisa anche dal sindacato VPOD, «che da anni riscontra problemi nel funzionamento delle attuali sedici ARP». Ogni anno prendono 11.000 decisioni, «non sempre seguendo la stessa linea e gli stessi metodi», osserva il sindacato, per il quale la riorganizzazione rappresenta quindi un grande passo avanti.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La svolta epocale delle ARP
Ampiamente promossa la riforma dell’organizzazione delle autorità di protezione, risalente al 1803 – Da organismi amministrativi ad autorità giudiziarie

La riforma delle ARP, le autorità di protezione, è stata ampiamente promossa ieri (domenica) nelle urne: il 77,5% dei votanti ticinesi ha infatti approvato la svolta che si può definire epocale.
Epocale perché il principio su cui si basa il sistema attuale risale addirittura al 1803, l’anno di nascita del Canton Ticino. L’iter che porterà alla forma definitiva delle nuove ARP non sarà brevissimo, con altre tappe previste in Parlamento. Domenica però il popolo ha sancito il passaggio dalle 16 autorità che fanno capo ai comuni alle Preture di protezione che, negli intenti delle autorità, saranno solo quattro.
In altre parole, si passerà da organismi puramente amministrativi a un’autorità giudiziaria a tutti gli effetti. Si tratterà di mettere in campo competenze specifiche che, fino ad ora, non sempre hanno funzionato, come sottolinea alla RSI il presidente dell’Associazione genitori affidatari Pietro Vanetti: “Il sistema era già cambiato nel 2001 con l’introduzione delle Commissioni tutorie regionali, ma è stata l’implementazione purtroppo che non è andata bene. Mancavano risorse umane e qualità, o il metodo di valutazione della situazione, variava in modo eccessivo e ingiustificato. Inoltre le nomine erano più politiche che di competenza…”.
La risposta arriva dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile del dossier: “Al centro devono esserci prima di tutto proprio le competenze, dal momento che interveniamo – nel limitare le libertà individuali – in maniera forse anche più importante rispetto al diritto penale. E in questo senso non dubito che il Parlamento cantonale riuscirà a porre al centro queste competenze, al di là delle diverse sfumature politiche.”

Da www.rsi.ch/news
 
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Un sì convinto alla riforma delle ARP
Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano