Il Canton Ticino aderisce alla Campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”  

Il Canton Ticino aderisce alla Campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”  

Comunicato stampa

Dal 25 novembre al 10 dicembre 2022 si terrà la Campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” cui anche il Canton Ticino aderisce, come previsto dal Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica presentato nel novembre 2021 dal Consiglio di Stato. Molti gli eventi e le iniziative che saranno organizzati sul territorio ticinese, nell’ottica di sensibilizzare la popolazione in merito a questo tema sensibile e sempre attuale.   

A partire dal 25 novembre, giorno in cui ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e sino al 10 dicembre 2022, prenderà avvio la Campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che si svolge annualmente, a cui anche il Canton Ticino aderisce per la prima volta, come già avviene in molti altri Cantoni. La partecipazione alla Campagna è una delle misure dal Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica presentato nel novembre 2021 dal Consiglio di Stato, che mira a rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta a questo fenomeno.
La Campagna mondiale, nota anche come “Orange the world”, ha nell’arancione – colore che simboleggia un futuro luminoso e ottimista, libero da questo tipo di violenza – il filo conduttore che lega le iniziative in questo periodo.  
Già a contare dal 19 novembre saranno proposti diversi eventi sul territorio, organizzati sia in ambito istituzionale, che da parte della società civile, il cui ruolo di sensibilizzazione è davvero prezioso. Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia competente per il coordinamento istituzionale sul tema della violenza domestica, ha raccolto in un flyer informativo le molte iniziative promuovendole al pubblico.  
I numerosi eventi in programma confermano come il Ticino sia un Cantone estremamente sensibile al tema del contrasto alla violenza domestica, dove le singole azioni possono risultare efficaci solo se compiute congiuntamente da Istituzioni e società civile. In tale ambito si ricorda l’obiettivo del Governo di migliorare ulteriormente la risposta a questa problematica sociale attraverso la strategia delineata nel Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, per il quale verrà a breve proposto un aggiornamento.  

Flyer 

Imposta di circolazione: ecco come verrà calcolata

Imposta di circolazione: ecco come verrà calcolata

Due formule distinte a dipendenza dell’etichetta energia del veicolo – Introdotto anche un coefficiente di moltiplicazione, non previsto dall’iniziativa

Il Consiglio di Stato ha reso noto oggi, mercoledì, le nuove basi di calcolo per l’imposta di circolazione, da applicare dal 1° gennaio 2023 dopo che l’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” è stata approvata in votazione popolare lo scorso ottobre.
Il calcolo è differenziato in base ai cicli di omologazione utilizzati. I veicoli più vecchi si basano sul cosiddetto NEDC mentre quelli più recenti sul WLTP, introdotto gradualmente a partire dal 2018, che è molto più aderente alla realtà. In entrambi i casi si applica una tassa base di 120 franchi, aggiungendo poi un importo calcolato in base a quanto inquina il veicolo.
Il Governo, con il suo decreto urgente, ha però preso anche una decisione politica: i risultati che scaturiscono dalle due formule – sia in base al NDEC sia in base al WLTP – devono essere moltiplicati per 1,127, questo – ha spiegato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – per garantire “parità di trattamento”. Un coefficiente che tuttavia non era previsto nell’iniziativa, ma introdotto dall’Esecutivo anche per evitare un crollo delle entrate. Con questo calcolo, infatti, il gettito fiscale diminuirà. Tuttavia, ha sostenuto ancora Gobbi, “l’obiettivo di una generale diminuzione dell’imposta di circolazione viene mantenuto”.
Applicando il coefficiente di moltiplicazione previsto dal Governo la tassa di circolazioni minima (quella per i veicoli meno inquinanti) ammonterà a 135.25 franchi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-ecco-come-verr%C3%A0-calcolata-15791530.html

Da www.rsi.ch/news

****

Ecco la nuova imposta di circolazione

Il Consiglio di Stato, a seguito della votazione del 30 ottobre, ha approvato oggi i termini per l’introduzione del nuovo sistema di calcolo che poggia su due elementi: differenziare la formula in base al ciclo di omologazione del veicolo e applicarvi un coefficiente (non previsto nell’iniziativa)
Il 30 ottobre i ticinesi hanno detto sì alla nuova imposta di circolazione ideata dal Centro/PPD. L’ultimo passo di una lunga vicenda iniziata diversi anni fa. «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», aveva dichiarato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, commentando i risultati della votazione. Il Consiglio di Stato ha approvato oggi i termini per l’introduzione del nuovo sistema di calcolo dell’imposta di circolazione per l’anno 2023. Per presentare i contenuti della decisione, è stata indetta una conferenza stampa da Bellinzona.
«Il tema centrale che è sorto è di carattere tecnico», ha esordito oggi Gobbi. Il CO2 è l’elemento centrale di tutta la nuova politica sull’imposta di circolazione votata dal popolo. Esistono due cicli di omologazione. Uno ha mostrato delle criticità, il NECD, l’altro è il «nuovo» WLTP, valore di cui dispongono i veicoli di nuova immatricolazione dal 1. gennaio 2021, che è più moderno e più aderente alla realtà.
Nella formula approvata dal popolo lo scorso 30 ottobre, le emissioni di CO2 vengono prese in considerazione a partire da 96 g/km, i primi 95 vengono «condonati». La scelta è stata presa dal Gran Consiglio in base ai precedenti obiettivi climatici della Confederazione, poi aggiornati nel 2021. Il Consiglio di Stato ha quindi cercato una soluzione per evitare disparità di trattamento tra chi è in possesso di un veicolo più vecchio e chi invece guida un’auto nuova, scindendo le due misurazioni. Anche perché l’evoluzione del parco veicoli diventa sempre più moderna e il valore NEDC non è praticamente quasi più disponibile sui nuovi veicoli.
Il calcolo è quindi differenziato in base ai cicli di omologazione utilizzati. In entrambi i casi si applica una tassa base di 120 franchi, aggiungendo un importo legato a quanto inquina l’auto.
«Differenziando la formula in base al ciclo di omologazione della vettura, il gettito per il 2023 diminuirebbe di oltre 7 milioni di franchi», ha quindi spiegato il consigliere di Stato. Per questo motivo il Governo ha deciso di applicare questa differenziazione sull’ambito delle emissioni, ma con un impatto finanziariamente neutro. Ecco perché propone di applicare un coefficiente di moltiplicazione del gettito (pari a 1.127) a tutti i veicoli. In pratica, il risultato che scaturisce dal “120+…” (in base al NDEC o in base al WLTP) deve essere moltiplicato per 1,127.Un coefficiente che non era previsto nell’iniziativa votata il 30 ottobre dal popolo, ma che il Consiglio di Stato ha varato per evitare «un crollo delle entrate» e per garantire parità di trattamento.
La stima del gettito prevista per il 2023 con questa formula voluta dal Consiglio di Stato – scissione dei due parametri e differenziazione – prevede di incassare quasi 20 milioni in meno rispetto al 2022. Una volta che nel 2024 la moratoria per i veicoli più vecchi del 2019 non sarà più applicata, si raggiungerà la cifra prevista e indicata ai cittadini in vista della votazione.
Quello odierno è un decreto legislativo urgente che ha l’obiettivo di applicare già nel prossimo anno il nuovo metodo. L’auspicio – ha aggiunto Gobbi – è che il Gran Consiglio riprenda la proposta del Consiglio di Stato, «perché garantisce parità di trattamento e risponde in maniera chiara al principio di “chi meno inquina, meno paga”, ha un impatto finanziario neutro e viene mantenuto l’obiettivo generale della diminuzione di imposta». Nel 2023 sarà poi necessario modificare la legge in maniera definitiva per quanto riguarda la base di calcolo.
Ha quindi preso la parola Cristiano Canova, capo Sezione della circolazione: «C’è un grosso problema di tempistica, soprattutto per quanto riguarda le applicazioni informatiche. Non c’è solo il problema dell’emissione dell’imposta, ma dal 2 gennaio ci saranno le nuove immatricolazione che dovranno essere fatte in base alla nuova norma. Quindi la tempistica diventa vitale. Un secondo aspetto è che effettivamente siamo confrontati con uno spettacolare cambiamento a livello di parco veicoli. Quelli ibridi ed elettrici aumentano con grande regolarità. A oggi, come immatricolazioni annuali, nel 2022 siamo quasi al 46-47%. Un cambiamento che sul parco veicoli totale inciderà, non immediatamente ma è sicuramente “un processo in corso”».
Interrogato su quanto accadrà dopo il 2023, che richiede ovviamente una soluzione urgente, il direttore del DI ha aggiunto: «Potevamo intervenire sulla tassa base, in modo da colpire tutto il parco veicoli, o sul coefficiente di elevazione del CO2, oppure applicare il moltiplicatore. Nell’ambito dell’anno che arriverà, dovremo analizzare su quale fronte è meglio intervenire. Vogliamo garantire nel 2023 una risposta al voto popolare, applicando un moltiplicatore che corregga il miglioramento di una differenziazione, perché non sarebbe corretto penalizzare chi ha un’auto moderna con meno emissioni. D’altra parte il coefficiente è egualitario per tutti».

Da www.cdt.ch

****

Imposta di circolazione dopo il voto popolare, ecco la proposta del Governo
Norman Gobbi: “Garantisce parità di trattamento, ha un impatto finanziario neutro e mantiene l’obiettivo generale della diminuzione di imposta”

Il Consiglio di Stato ha approvato oggi i termini per l’introduzione del nuovo sistema di calcolo dell’imposta di circolazione 2023 dopo la votazione popolare sull’iniziativa del Centro (PPD). Quello odierno, ha detto in conferenza stampa il direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi, è un decreto legislativo urgente che ha l’obiettivo di applicare già nel prossimo anno il nuovo metodo.
“L’auspicio è che il Gran Consiglio riprenda la nostra proposta, perché garantisce parità di trattamento e risponde in maniera chiara al principio di “chi meno inquina, meno paga”, ha un impatto finanziario neutro e mantiene l’obiettivo generale della diminuzione di imposta”. Nel 2023 sarà poi necessario modificare la legge in maniera definitiva a livello di base di calcolo.
Gobbi ha spiegato che il tema centrale è di carattere tecnico: le emissioni di CO2 sono l’elemento centrale della nuova politica sull’imposta di circolazione votata dal popolo, ma ci sono due “cicli di omologazione” delle vetture. Uno ha mostrato delle criticità, il NECD, l’altro è il nuovo WLTP, un valore di cui dispongono i veicoli immatricolati dopo il primo gennaio 2021, che è più moderno e più aderente alla realtà.
Il Consiglio di Stato ha quindi cercato una soluzione per evitare disparità di trattamento tra i detentori di veicoli più vecchi e quelli che hanno auto nuove, anche perché, ha aggiunto il ministro, l’evoluzione del parco veicoli è sempre più moderna e il valore NEDC non è praticamente quasi più disponibile sui nuovi veicoli.
Differenziando il calcolo in base al ciclo di omologazione delle singole vetture, il gettito di imposta per il 2023 diminuirebbe di oltre 7 milioni. Perciò il Governo ha deciso di applicare questa differenziazione relativa alle emissioni, ma con un impatto finanziariamente neutro introducendo un coefficiente di moltiplicazione del gettito per tutti i veicoli.
La stima del gettito prevista per il 2023 con questa formula voluta dal Consiglio di Stato prevede di incassare quasi 20 milioni in meno rispetto al 2022, mentre l’anno successivo, quando la moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 non verrà più applicata, si raggiungerà indicata ai cittadini in vista della recente votazione.
“Potevamo intervenire sulla tassa base, in modo da colpire tutto il parco veicoli, o sul coefficiente di elevazione del CO2, oppure applicare il moltiplicatore. L’anno prossimo decideremo su quale fronte è meglio intervenire. Nel frattempo, intendiamo garantire una risposta al voto popolare, applicando un moltiplicatore che corregga il miglioramento di una differenziazione, evitando di penalizzare chi ha un’auto moderna con meno emissioni”.

Da www.liberatv.ch
 
****
Il Consiglio di Stato incontra il Presidente della Regione Lombardia

Il Consiglio di Stato incontra il Presidente della Regione Lombardia

Comunicato stampa

Una delegazione del Consiglio di Stato ticinese, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione istituzionale della Regione Lombardia, guidata dal Presidente Attilio Fontana. La riunione ha offerto l’occasione per discutere una serie di temi d’attualità e per verificare lo stato di avanzamento della «roadmap» sulle materie transfrontaliere di interesse comune, sottoscritta nel 2018.

Una delegazione del Consiglio di Stato ticinese ha accolto oggi pomeriggio a Bellinzona il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, accompagnato da Massimo Sertori, assessore agli enti locali e montagna e Presidente della Regio Insubrica, e Claudia Terzi, assessore alla mobilità.  
Le due delegazioni si sono confrontate sullo stato di avanzamento della «roadmap» sulle materie transfrontaliere di interesse comune, firmata lo scorso 17 dicembre 2018. Il documento affronta questioni legate al mercato del lavoro transfrontaliero, alla fiscalità, alla cura del territorio e delle acque comuni, al trasporto pubblico e alla mobilità privata e getta le basi per una maggiore collaborazione.  
Il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana hanno espresso soddisfazione per lo stato delle relazioni bilaterali e rinnovato l’auspicio che sia possibile continuare ad aumentare la vicinanza e la comprensione reciproca fra i due territori.    

Oggi i funerali di Monsignor Ernesto Togni

Oggi i funerali di Monsignor Ernesto Togni

Ieri la veglia, oggi il funerale. Le esequie sono state presiedute dal Vescovo emerito Monsignor Pier Giacomo Grampa. Tra gli ospiti, persone del mondo episcopale e del mondo politico.

Le esequie di Monsignor Ernesto Togni si sono tenute oggi presso la cattedrale di San Lorenzo a Lugano e sono state presiedute dal Vescovo emerito Monsignor Pier Giacomo Grampa. Seguirà, in privato, la sepoltura nella Cripta della Basilica del Sacro Cuore a Lugano.

L’omelia
Nell’omelia, il Vescovo ha riassunto diversi episodi della vita del defunto, sottolineandone la dedizione alla fede, la vicinanza alle persone, il suo entusiasmo ma anche le sofferenze e incomprensioni a cui seppe far fronte dimostrando generosità e forza. La forza: una parola ricorrente per Monsignore Togni durante le sue predicazioni, ha sottolineato Grampa durante l’omelia. Essa rappresentava la messa in pratica delle predicazioni, la sensibilità missionaria, così come l’adesione al Concilio e poi al Sinodo. L’omelia si è terminata con le seguenti parole: “Grazie, Vescovo Ernesto, e perdona chi non ha saputo comprenderti”.

Ospiti di spicco
Tra i presenti sono spiccati personaggi della vita ecclesiastica, tali il Vescovo di Coira, Monsignor Joseph Bonnemain, l’Amministratore apostolico di Lugano, Monsignor Alain de Raemy, il Vescovo emerito di Lugano, Monsignor Valerio Lazzeri, il Vicario Generale della Diocesi di Como, Reverendo Ivan Salvadori e il Delegato dell’Amministratore apostolico di Lugano, Reverendo Nicola Zanini. Per quanto concerne la sfera politica, erano presenti al funerale il Presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali, il Vicepresidente del Consiglio di Stato, Raffaele de Rosa, il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato, Arnoldo Coduri e l’usciere cantonale, Sergio Thoma.

Mancano militi della PCi: “Una soluzione ci sarebbe”

Mancano militi della PCi: “Una soluzione ci sarebbe”

Chiesta la possibilità per i Cantoni di “arruolare” giovani del Servizio civile

Negli ultimi anni, diciamo dalla crisi innescata dal coronavirus, abbiamo compreso sempre meglio l’importanza dei militi della Protezione civile nell’assistere, sostenere e aiutare la popolazione. Basti pensare alla campagna di vaccinazione contro il COVID-19. “Il compito di proteggere la popolazione è il valore di fondo su cui si basa l’attività di questo importante ente, sussidiario all’attività dei Comuni”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Le varie organizzazioni regionali sono chiamate sempre di più a intervenire per dar man forte e per collaborare con gli altri attori che si occupano di sicurezza. Penso per esempio alla Polizia, ai Pompieri, al Servizio ambulanze. È per questo motivo che lo scenario che potrebbe avverarsi tra pochissimi anni – ossia una carenza del 40% degli effettivi attivi nella Protezione civile – ci preoccupa molto. Ne ho parlato recentemente – portando la voce dei Cantoni – alla consigliera federale Karin Keller-Sutter nell’ambito di un incontro della Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia svoltosi il 4 novembre scorso”.

In Ticino le nuove leve della PCi sono circa 200 all’anno, dopo l’entrata in vigore della revisione della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC). Un numero troppo esiguo nel nostro Cantone per poter continuare a garantire le prestazioni oggi assicurate dalla PCi. “Le soluzioni da adottare per far fronte a questa carenza non sono molte. La più importante dovrebbe essere quella di permettere ai giovani che svolgono il Servizio civile di effettuare una parte dei loro giorni-lavoro proprio nella Protezione civile. Per assolvere il Servizio civile un giovane lavora 245 giorni (ossia gli stessi giorni di un soldato) più la metà di questi 245 giorni. All’interno della Protezione civile potrebbe prestare un totale massimo di 80 giorni-lavoro inclusa l’istruzione di base che in Ticino dura 17 giorni. Si tratta sicuramente di un impiego interessante, al servizio della collettività e che potrebbe da un lato risolvere il problema degli effettivi della PCi e dall’altro rendere la stessa PCi ancora più vicina alla comunità in cui è chiamata a operare. L’elemento centrale di questa proposta, che ho evidenziato nell’incontro del 4 novembre a Berna, è quello di lasciare libertà di scelta ai Cantoni. Mi spiego: la formazione di un milite della PCi ha un costo, per cui i Cantoni che non hanno e non avranno una carenza di effettivi nella PCi potrebbero non rivolgersi al Servizio civile. Vi potranno invece far ricorso quei Cantoni, come il Ticino, che conosceranno invece carenza nel reclutamento di nuovi militi della PCi. È un passo a mio giudizio auspicabile, pena il taglio di diversi servizi oggi offerti dalla PCi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

‘Il Piano d’azione ha stimolato a fare meglio e a fare di più’

‘Il Piano d’azione ha stimolato a fare meglio e a fare di più’

Andreotti: ‘Una legge cantonale ad hoc? Non è necessaria’

Un anno di applicazione del ‘Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica’. Con quali risultati? «In particolare ha stimolato i vari attori, pubblici e privati, impegnati sul territorio a contrastare il fenomeno, una vera e propria piaga, a fare meglio e a fare di più», dice dal Dipartimento istituzioni la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. Che per i dettagli rimanda a mercoledì 23 novembre, «quando consegneremo al Consiglio di Stato il bilancio di questo primo anno di attuazione del Piano in Ticino». Bilancio che «la Divisione giustizia sta allestendo d’intesa con la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Dipartimento sanità e socialità». E che il governo, aggiunge, «intende illustrare sempre il 23 nel corso di una conferenza stampa». Presentato alla stampa il 24 novembre 2021 dai consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Manuele Bertoli, direttori rispettivamente dei dipartimenti Istituzioni, Sanità e socialità ed Educazione cultura e sport, il Piano d’azione, era stato spiegato, recepisce principi e raccomandazioni del trattato del Consiglio d’Europa ‘sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica’, meglio conosciuta come Convenzione di Istanbul. Che per la Svizzera è entrata in vigore nell’aprile del 2018. Il Piano cantonale consta di centoventi pagine ed è stato confezionato dalla Divisione giustizia in collaborazione con quella dell’azione sociale e delle famiglie e con il Gruppo permanente di accompagnamento in materia di violenza domestica costituito dal Consiglio di Stato: alla messa a punto del documento hanno preso parte anche organizzazioni private. “La violenza domestica è un problema universale e trasversale, nessuna società e nessun segmento di ognuna di esse ne è immune”, si sottolinea nel Piano d’azione. “L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato nella lotta alla violenza domestica – prosegue il documento – è di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto al fenomeno, migliorando così la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere. Il suo conseguimento sarà possibile agendo principalmente sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul”. Ovvero: “Prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate e declinati nel contesto cantonale: l’informazione e la sensibilizzazione, la formazione dei professionisti, la gestione delle minacce – con un lavoro parallelo a tutela delle vittime e di gestione degli autori – e la cura particolare e globale della posizione dei minori nelle dinamiche di violenza domestica”. Il Piano cantonale, riprende Andreotti, «permette anzitutto di avere un quadro della situazione: il contesto legislativo, quanti e quali enti operano in Ticino nel campo della consulenza e della prevenzione in generale, quali misure e strategie sono già adottate, da adottare e auspicabili». Nel suo primo anno di applicazione, rileva la direttrice della Divisione giustizia, «sono nate diverse iniziative nel cantone volte a sensibilizzare al tema della violenza domestica. Penso ad esempio agli incontri e alle conferenze promosse in queste settimane dal Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Ripeto, le iniziative sono molte e anche spontanee. E sono state stimolate anche dal Piano d’azione cantonale, che consentirà inoltre un miglior coordinamento fra i diversi attori, istituzionali e non, dediti alla prevenzione e alla repressione del fenomeno». Sfuma intanto l’idea di proporre una legge cantonale ad hoc, una legge sulla violenza. «Considerate anche le disposizioni del Codice penale e di quello civile entrate in vigore nel 2020, che accrescono la protezione delle vittime di violenza, e l’esistenza di un Piano cantonale, reputiamo, come Divisione giustizia, che non sia più necessaria una legge ticinese. Suggeriamo – continua Andreotti – di inserire delle norme specifiche nella nuova legge cantonale sulla polizia, il cui progetto di riforma è stato messo in consultazione in luglio dal Consiglio di Stato».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 novembre 2022 de La Regione

“Una giornata da direttrice” alla Divisione della giustizia per 4 allieve delle Scuole medie di Bedigliora, Bellinzona e Losone  

“Una giornata da direttrice” alla Divisione della giustizia per 4 allieve delle Scuole medie di Bedigliora, Bellinzona e Losone  

Comunicato stampa

“Una giornata da direttrice”: è questo il compito scelto ed eseguito da quattro ragazze delle scuole medie di Bedigliora, Bellinzona e Losone nell’ambito del progetto “Nuovo Futuro”. Giovedì 10 novembre 2022 le quattro allieve hanno simulato di essere direttrici della Divisione della giustizia, accompagnate nella loro attività dalla direttrice Frida Andreotti. Durante la giornata si è tenuto anche un incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

“Nuovo Futuro” è un progetto che vuole promuovere la parità tra donne e uomini nella scelta del lavoro e dei progetti di vita. Molte professioni sono ancora oggi legate a ruoli di genere stereotipati e vengono considerate come tipicamente maschili o femminili. Un progetto supplementare per le ragazze è quello di scoprire la realtà delle donne che ricoprono ruoli dirigenziali presso aziende, organizzazioni ed enti pubblici. In questo senso la Divisione della Giustizia, grazie alla direttrice Frida Andreotti, si è messa a disposizione del progetto.

La giornata delle quattro “neo direttrici” della Divisione della giustizia si è sviluppata attraverso una serie di incontri, la stesura di alcune lettere e la creazione di una risposta ad un’interpellanza del Gran Consiglio sul tema del bullismo. Inoltre hanno avuto la possibilità di avere un colloquio con il Consigliere di Stato Norman Gobbi, prima di terminare il loro lavoro con una valutazione della loro esperienza assieme alla direttrice Frida Andreotti.

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

L’odierna riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, diretta dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e tenutasi a Bellinzona, ha permesso di aggiornare i capi Dicastero dei Comuni Polo sul progetto “Polizia Ticinese” e di affrontare alcune specifiche tematiche, alla presenza del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Per la prima volta alla Conferenza ha partecipato il nuovo capo Dicastero finanze e sicurezza di Locarno, Davide Giovannacci.

Durante l’incontro – il 23.mo di questa Conferenza – sono stati toccati temi specifici dell’attività di sicurezza sul territorio cantonale. In particolare sono stati discussi i temi dei controlli di velocità sulle strade cantonali e comunali; i costi riguardanti la formazione alla Scuola cantonale di Polizia per ogni singolo agente e i risultati della selezione per la prossima Scuola.
Alle municipali e ai municipali delle Città Polo è poi stato presentato un aggiornamento dei lavori del Gruppo “Polizia ticinese”, il progetto attraverso il quale si vuole realizzare una visione comune che possa agevolare il lavoro delle varie forze di Polizia presenti sul territorio. In particolare il coordinatore del gruppo di lavoro, Luca Filippini, segretario generale del DI, ha informato sullo stato dei lavori che si sono concentrati sulle attività di prossimità. A breve il gruppo presenterà i risultati al Direttore del Dipartimento e all’Associazione dei Comuni Ticinesi.
Sempre in ambito di Polizia, ai capi Dicastero è stato presentato l’inter intrapreso nell’ambito della revisione della Legge sulla polizia. 

Sangue, “servono donatori regolari”

Sangue, “servono donatori regolari”

In Ticino si svolgono le giornate di promozione, con tendine anche in Gran Consiglio – La testimonianza: “Ho donato oltre 200 volte”

La donazione del sangue è un gesto importante, per mantenere riserve stabili. Lunedì, nell’ambito delle giornate di sensibilizzazione in Ticino, anche a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, dove è in corso una sessione del Gran Consiglio, sono state allestite alcune postazioni.
“È un appuntamento per noi molto importate – spiega alla RSI il dottor Mauro Borri, direttore operativo del Servizio trasfusionale della Svizzera italiana – Deputati e dipendenti del cantone si mettono a disposizione per donare il sangue, dando un buon esempio a tutti”.
Avere donatori regolari, confessa per parte sua Maruska Bossalini, caposervizio donatori, è diventato più difficile, anche se il centro conta sempre molto sui donatori fidelizzati: “Non importa se donano una o più volte all’anno, ma la donazione fa parte della loro vita”. Attualmente, aggiunge Borri, non ci sono particolari carenze, “ma bisogna far fronte alle richieste degli ospedali. Per noi è importante poter contare su donatori da convocare, quando servono determinati gruppi sanguinei”.

(…)

“Segno di fiducia nel Consiglio della magistratura”

“Segno di fiducia nel Consiglio della magistratura”

Il Gran Consiglio ha eletto lunedì gli ultimi membri non togati. Norman Gobbi: “Un buon segnale di rinnovamento”

Con l’elezione lunedì da parte del Parlamento ticinese degli ultimi quattro membri non togati, il Consiglio della magistratura è pronto per entrare in carica il prossimo primo gennaio. Dopo le nove dimissioni su dodici membri, a settembre si è proceduto a tappe forzate con il rinnovo: a metà ottobre l’assemblea dei magistrati ha scelto il giudice Damiano Stefani come presidente, assieme altri altri due membri togati, il pretore di Lugano Claudia Canonica Minesso e il procuratore generale sostituto Andrea Maria Balerna. A questi si aggiungono ora i membri “laici” Riccardo Crivelli, Beatrice Fasana, Simonetta Perucchi Borsa e Silvia Torricelli. La scelta per i membri supplenti è caduta invece su Gianluca Generali, Piergiuseppe Vescovi e Pietro Quanchi.
“Credo che questo sia un buon segnale di rinnovamento, visto che molte persone sono cambiate. Ma anche di rinnovata fiducia in un organo che magari ha avuto qualche problema di immagine più che di funzionamento” ha detto alla RSI il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Si volta dunque pagina anche sul caos e il disorientamento di un paio di anni fa quando cinque procuratori pubblici vennero confermati dal Gran Consiglio nonostante il preavviso negativo del Consiglio. E si riparte con un presidente-giudice, scenario che lo stesso Gobbi aveva auspicato non si ripetesse più: “Questa riflessione – ha osservato il direttore delle Istituzioni – va fatta in ottica futura. Per garantire ancora di più quell’indipendenza che un organo di vigilanza deve avere sulla magistratura tutta. Avere un giudice potrebbe talvolta creare dei problemi. L’abbiamo visto di recente quanto il Gran Consiglio ha dovuto creare un organo ad hoc per valutare il caso di una magistrata che aveva ricusato parte del Consiglio della magistratura”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Segno-di-fiducia-nel-Consiglio-della-magistratura-15769249.html

Da www.rsi.ch/news