Coronavirus – Il Cantone alza il livello di guardia

Coronavirus – Il Cantone alza il livello di guardia

Comunicato stampa

La situazione epidemiologica in Svizzera e in Ticino, da alcune settimane, è caratterizzata da un aumento dei contagi da coronavirus e delle ospedalizzazioni, con una tendenza in netto peggioramento negli ultimi giorni. Le autorità cantonali ritengono perciò necessario rafforzare la sensibilizzazione tornando a innalzare il livello di allerta, tramite la modifica dal blu all’arancione della campagna «Distanti ma vicini». Si invita pertanto la popolazione ad applicare scrupolosamente le misure di protezione personale utilizzando la mascherina, rispettando la distanza fisica, curando l’igiene delle mani, sottoponendosi al test al minimo sintomo e vaccinandosi. Alle persone con 65 o più anni, che hanno ricevuto la vaccinazione di base da più di 6 mesi, è fortemente raccomandato di annunciarsi per la dose di richiamo.

La presenza di una variante più contagiosa e letale del virus e l’arrivo dei mesi freddi, più favorevoli alla diffusione del virus, stanno nuovamente facendo crescere i contagi: dall’inizio del mese di novembre, in Svizzera i nuovi contagi giornalieri e le ospedalizzazioni raddoppiano ogni due settimane. Anche a livello internazionale la situazione è considerata critica, con diversi Paesi europei che hanno adottato severe misure di restrizione.

Benché la situazione epidemiologica in Ticino rimanga migliore rispetto a quella degli altri Cantoni, anche a sud delle Alpi la situazione tende a peggiorare. Per questo motivo, dopo cinque mesi caratterizzati dal colore blu, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna al colore arancione: questo indica una fase di allerta accresciuta, e intende richiamare l’attenzione della popolazione sulle misure di protezione personale (mascherina, igiene delle mani, rispetto della distanza nei luoghi affollati, test al minimo sintomo, anche per i vaccinati), e sull’importanza della scelta di vaccinarsi.

Proprio la vaccinazione si sta rilevando in questa fase della pandemia uno strumento particolarmente efficace, di fronte a una variante del virus più contagiosa e letale. Il tasso di somministrazioni in Cantone Ticino, più elevato rispetto al resto della Svizzera, ha finora contenuto la circolazione del virus, ma non è sufficiente per escludere un nuovo sovraccarico delle strutture ospedaliere durante i mesi invernali.

Alle persone con 65 o più anni che hanno ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi viene raccomandato di prenotarsi al più presto per ricevere il richiamo vaccinale («booster»). Questa dose permette di aumentare nuovamente il proprio grado di protezione, che in questa fascia di popolazione tende a diminuire più rapidamente con il passare del tempo. La prenotazione può avvenire tramite telefono (0800 128 128, tutti i giorni dalle 8:00 alle 17:30) e tramite la piattaforma online presente su www.ti.ch/vaccinazione.

Le autorità cantonali ricordano infine che la vaccinazione di base e il richiamo – insieme alle altre misure di protezione personali – sono essenziali per frenare la diffusione del coronavirus, e in questa fase della pandemia invitano a prestare la massima prudenza nei contatti con le persone più vulnerabili ed esposte al rischio di decorsi gravi della malattia.

‘La violenza domestica non è un fatto privato’

‘La violenza domestica non è un fatto privato’

Chi fa cosa e nuove misure: il Consiglio di Stato vara il Piano cantonale per meglio contrastare in Ticino il ‘preoccupante’ fenomeno. E per ribadire che serve l’impegno ‘di tutti’.

Una «fotografia» aggiornata «degli enti e dei servizi» che sul territorio ticinese si occupano a vario titolo del fenomeno: una fotografia che «permetterà» di consolidare le misure rivelatesi efficaci e di svilupparne altre, allo scopo di rendere «strutturali e coordinate» prevenzione e repressione della violenza domestica. È, nelle parole del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, il ‘Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica’, che recepisce principi e raccomandazioni del trattato del Consiglio d’Europa ‘sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica’, meglio nota come Convenzione di Istanbul, entrata in vigore per la Svizzera nell’aprile 2018. Approvato e presentato ieri dal Consiglio di Stato, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Piano – 120 pagine scaricabili all’indirizzo www.ti.ch/ violenza – è stato elaborato dalla Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni in collaborazione con la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Dss, Dipartimento sanità e socialità, e con il Gruppo permanente di accompagnamento in materia di violenza domestica designato dal governo. Ma alla confezione del corposo documento hanno partecipato anche organizzazioni private.

‘Non è un fatto privato’
I numeri sulle dimensioni in Ticino della «piaga», per citare le parole del titolare del Dss Raffaele De Rosa, parlano da soli. L’anno scorso gli interventi della polizia per violenza domestica sono stati 1’105: «Tre interventi al giorno», evidenzia il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Sempre nel 2020 le forze dell’ordine hanno disposto, in ottantadue casi, l’allontanamento delle persone autrici di violenza. E ancora: ventisette donne vittime e ventidue bambini sono stati ospitati dalla Casa delle donne e da Casa Armònia. Sono alcune cifre di un fenomeno «preoccupante» che, aggiunge il direttore del Dipartimento educazione cultura e sport, va affrontato «con un intervento ad ampio raggio». Un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti in Ticino e, limitandoci al nostro Paese, nel resto della Svizzera. A livello nazionale lo scorso anno i reati commessi in ambito domestico, ricorda il Consiglio di Stato, sono stati 20’123: nel “72 per cento” dei casi la vittima era una donna, nel 28 per cento un uomo. «In un anno oltre ventimila casi di violenza domestica in Svizzera, ma si ritiene che questa cifra rappresenti soltanto il 20/30 per cento della dimensione effettiva di questo triste fenomeno», sottolinea De Rosa. Avverte il responsabile del Dipartimento sanità e socialità: la violenza domestica – che, oltre che fisica, può essere verbale, psicologica o economica (la o il partner cui l’altro/a non passa i necessari mezzi finanziari) – «non è un fatto privato, è una ferita all’interno della società». Occorre quindi «un’assunzione di responsabilità da parte di tutti». Per arginare il fenomeno, rilancia Gobbi, non basta l’intervento delle istituzioni, serve pure l’impegno della «società civile». Un aspetto, questo, su cui si sofferma anche il Piano appena varato.

Le quattro P
Un Piano con il quale, si spiega nello stesso documento, il Consiglio di Stato “intende proporre obiettivi e misure di azione e di contrasto alla violenza domestica a breve e medio termine, valorizzando e strutturando in un quadro coerente le politiche intraprese, anche a livello cantonale, nel corso degli anni per lottare contro la violenza di genere e integrandovi gli elementi di novità sollecitati dall’evoluzione globale della società”. E ancora: “L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato nella lotta alla violenza domestica è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto al fenomeno, migliorando così la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere”. Il conseguimento di tale obiettivo “sarà possibile agendo” fondamentalmente “sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul, cioè Prevenzione, Protezione, Perseguimento e Politiche coordinate, e declinati nel contesto cantonale: l’informazione e la sensibilizzazione, la formazione dei professionisti, la gestione delle minacce – con un lavoro parallelo a tutela delle vittime e di gestione degli autori – e la cura particolare e globale della posizione dei minori nelle dinamiche di violenza domestica”. Il Piano, prosegue il documento, “evidenzia le possibili intersezioni e sinergie con strategie contigue e parallele, ad esempio con altri Piani cantonali in essere o in corso di elaborazione (Piano d’azione cantonale per l’uguaglianza tra uomo e donna, Programma cantonale di promozione dei diritti dei bambini, di prevenzione della violenza e di protezione di infanzia e gioventù, Programma integrazione stranieri ecc.)”.

Il Piano d’azione cantonale non nasce nel deserto. In questi anni il Cantone ha già attivato misure negli ambiti menzionati: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Come la formazione di base e continua degli agenti della Cantonale e delle polizie comunali, nonché degli operatori sociali. Come la consulenza ai genitori, ad associazioni ed enti. Come la promozione di campagne di sensibilizzazione, utili per richiamare anche numeri di telefono importanti: per esempio il gratuito 0800 866 866 del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Dipartimento sanità e socialità). Altre misure. Come la presa a carico degli autori e delle autrici di violenza da parte dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (Dipartimento istituzioni): nel 2020, indica il governo, sono state 118 le persone segnalate dalla Polizia cantonale delle quali si è occupato l’Ufficio. Una decina sinora, fa sapere la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, i casi per i quali il magistrato (procuratore pubblico) ha ordinato il trattamento terapeutico, sospendendo per tot mesi il procedimento penale. Casi anche questi seguiti dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Altre misure. Come la nomina da parte del Consiglio di Stato, nel novembre 2019, della coordinatrice istituzionale del dossier sulla violenza domestica: carica ricoperta da Chiara Orelli Vassere, operativa in seno alla Divisione giustizia. Il Piano cantonale dunque non nasce nel deserto, tuttavia bisogna fare di più, sostengono i tre consiglieri di Stato.

Braccialetto elettronico: messaggio varato
Nei giorni scorsi intanto il governo ha varato, all’attenzione del Gran Consiglio, il messaggio per conferire la base legale cantonale all’introduzione, dal prossimo 1° gennaio, della nuova disposizione del Codice civile sulla sorveglianza elettronica per tutelare maggiormente le vittime di violenza domestica e di stalking. Si tratta in pratica dell’applicazione – disposta da un giudice civile, che in Ticino sarà il pretore, su istanza della potenziale vittima – di un braccialetto elettronico/cavigliera elettronica alla persona potenzialmente violenta per verificare, ma a posteriori, se ha rispettato, come spiegato a suo tempo da Berna, il divieto di contatto o di accesso a una determinata area intimatole dal magistrato. È la sorveglianza cosiddetta passiva o differita. Sia a livello federale che a livello cantonale si pensa però già alla sorveglianza in tempo reale, possibile una volta affinata la tecnologia.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 novembre 2021 de La Regione

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Quattro assi contro la violenza domestica

Il Consiglio di Stato ticinese ha presentato il piano d’azione cantonale che si basa su prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate

Il Governo ticinese ha approvato il piano d’azione cantonale per combattere la violenza domestica. Un fenomeno definito “preoccupante” dal presidente dell’Esecutivo, Manuele Bertoli, che durante una conferenza stampa ha ricordato come il tema sia una delle priorità all’interno dell’agenda governativa, e che è stato inserito nel programma di legislatura 2019-2023.

Il piano fa parte dell’attuazione della Convenzione di Istanbul sulla protezione delle donne, che riguarda anche il livello nazionale. In Ticino, l’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato è quello di “rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta al fenomeno e favorendo di conseguenza il suo decrescere”.

Un obiettivo che il Governo intende perseguire agendo sui quattro assi d’intervento (prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate), attraverso le misure già concretizzate o avviate e le ulteriori misure che verranno identificate. La prevenzione, come ha spiegato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, riguarda sia la formazione di professionisti, sia la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne mirate.

Per quanto riguarda il perseguimento degli autori di violenza, l’obiettivo è mettere in atto una presa a carico che possa abbassare sempre di più la recidiva, come ha osservato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, anticipando che il Ticino prevede di rivalutare tutte le basi legali, pensando a una legge onnicomprensiva. Per comprendere meglio il fenomeno e quindi combatterlo, è prevista anche un’implementazione della raccolta dati.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Quattro-assi-contro-la-violenza-domestica-14889723.html

Da www.rsi.ch/news

Inaugurata la nuova Scuola d’infanzia di Rodi-Fiesso

Inaugurata la nuova Scuola d’infanzia di Rodi-Fiesso

La sezione diventa inclusiva e ospita bambini provenienti da tutta la media e alta Leventina

Nuova vita per il vecchio edificio della scuola dell’infanzia di Rodi-Fiesso (Comune di Prato Leventina) la cui ristrutturazione è stata recentemente inaugurata alla presenza della popolazione e delle autorità comunali e cantonali. L’intervento di risanamento e ampliamento garantirà una struttura consona ad assicurare anche in futuro un servizio di prossimità fondamentale per le famiglie locali. L’intero stabile è inoltre ora adeguato allo standard di risparmio energetico. Il progetto e la direzione lavori sono stati affidati all’architetto Paolo Rossetti di Ambrì, mentre l’investimento ha potuto beneficiare di contributi cantonali e federali come pure di contributi da parte di terzi e del Patronato svizzero per i Comuni di montagna (Patenschaft), i cui benefattori “hanno con molto entusiasmo sostenuto il progetto”, sottolinea il Municipio in un comunicato. Grazie alla consapevolezza dimostrata dalla Sezione cantonale delle scuole comunali è inoltre stato possibile trasformare la sezione in scuola dell’infanzia inclusiva, atta a ospitare bambini in età prescolare provenienti da tutta la media e alta Leventina, i quali in un ambiente moderno e con misure di accompagnamento possono meglio superare la fase d’inserimento scolastico. All’inaugurazione erano presenti il consigliere di Stato Norman Gobbi, il capo della Sezione scuole comunali Rezio Sisini, la direttrice dei Servizi dell’educazione precoce speciale Monica Maggiori e l’ispettore aggiunto dell’Ispettorato scolastico Bellinzonese e Tre Valli Ariano Belli e la popolazione.

Da www.laregione.ch

(Foto: La Regione)

Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato nella seduta odierna il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, che definisce la strategia di contrasto a questo fenomeno, mostrando per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica. Il Ticino è un Cantone attivo nella lotta alla violenza domestica e l’obiettivo del Governo è di migliorare ulteriormente la risposta a questa problematica sociale – che ha ormai assunto una dimensione pubblica, non limitandosi a un fatto privato – attraverso le misure già concretizzate o avviate e le misure che verranno identificate. Misure unite dalla convinzione che la violenza domestica può essere contrastata in modo efficace solo attraverso un’azione congiunta delle Istituzioni e della società civile.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore in Svizzera il 1° aprile 2018, mira a prevenire e combattere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica quali violazioni dei diritti umani. Un’ampia parte dei contenuti della Convenzione, la cui attuazione a livello federale è stata affidata all’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, è di competenze dei Cantoni. In tal senso, l’elaborazione di un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica è sancita nel Programma di legislatura del Consiglio di Stato 2019-2023, in cui il contrasto alla violenza domestica è assunto come compito prioritario da parte del Governo.

Il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica approvato dal Consiglio di Stato nella seduta odierna definisce quindi la strategia di contrasto del Governo a questo fenomeno. Un documento che mostra per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica, promuovendo la rete territoriale attiva nel Canton Ticino, che negli anni ha agito con impegno e professionalità per prevenire la violenza domestica e per proteggere le vittime.

L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta al fenomeno e favorendo di conseguenza il suo decrescere. Un obiettivo che il Governo intende perseguire agendo sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul (Prevenzione, Protezione, Perseguimento e Politiche coordinate), attraverso le misure già concretizzate o avviate e le ulteriori misure che verranno identificate.

Alla conferenza stampa odierna di presentazione del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi e il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa.

Violenza domestica, “bisogna fare di più”

Violenza domestica, “bisogna fare di più”

Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del DI: “Istituzioni impegnate a combattere questa piaga sociale. Emerge solo il 20-30% dei reati”

Il Consiglio di Stato ticinese presenta oggi (mercoledì) il piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Lo scopo è combattere una piaga sociale che fa registrare numeri ancora troppo alti. La RSI ne ha parlato con Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del Dipartimento delle Istituzioni:

Questo piano risponde effettivamente alle aspettative?
“Sì. Quello che fa (e per la prima volta) è esporre una fotografia di tutti gli attori nel settore della violenza domestica attivi nel Canton Ticino”.

In Svizzera ogni due settimane avviene un femminicidio, ogni settimana un tentato femminicidio. I reati denunciati ogni anno sono 20’000, e sono cifre in aumento. Per quanto riguarda il Ticino, la polizia registra ogni giorno, in media, tre interventi per violenza domestica. Sono numeri impressionanti e, tra l’altro, siamo di fronte alla punta dell’iceberg…
“Sì, i reati che emergono sono solo il 20/30%, non solo in Svizzera, ma anche in tanti Stati europei. Questa è la percentuale. E deve essere uno stimolo a fare di più. Proprio per questo è stato ideato il piano d’azione”.

In occasione della recente conferenza nazionale sulla violenza di Berna, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha detto che, con la sola legge, non si possono evitare i reati e la violenza. Servono miglioramenti nelle collaborazioni tra le autorità, nel riconoscimento tempestivo della minaccia e nella sua gestione. Come si riconosce la minaccia?
“La consigliera federale si riferiva al tema della gestione della minaccia, che è anche uno degli assi del Piano d’azione cantonale, è quello che è gestito dagli specialisti, anche la polizia cantonale del Ticino, tramite il gruppo di prevenzione ed educazione, si occupa di seguire i casi di persone pericolose, anche autori di violenza domestica”.

E se invece ci mettiamo nei panni di quelle donne che devono riconoscere la minaccia?
“Mi sento di dire alle donne che vivono il tema della violenza domestica, di non sottovalutare certi segnali, che vengono da parte della persona che hanno accanto. E dico loro anche che le istituzioni ci sono, sono presenti, per ascoltarle, per sostenerle e faremo in modo di farle conoscere ancora più di oggi, grazie anche al piano d’azione cantonale”.

Quanto accaduto recentemente a Solduno ha riaperto diversi interrogativi. La vittima, giovanissima (22 anni), aveva segnalato le minacce e aveva anche detto che era seguita dal suo aggressore. Era stato emesso un ordine restrittivo nei confronti dell’uomo. Dal primo gennaio le autorità potranno decidere di applicare un braccialetto elettronico agli autori di violenza domestica è stalking. Quali sono i limiti e le opportunità di un braccialetto elettronico di questo tipo?
“Allora va subito detto che ci troviamo in ambito civile e non penale. Significa che è una misura per controllare la posizione di una persona, non per evitare che succeda qualcosa. La vittima non è tutelata, perché il braccialetto ha una sorveglianza “non attiva”, la polizia non interviene nell’immediato. Quando suonerà un allarme non interverrà nessuno. Quindi in caso di pericolo questo braccialetto non verrà dato”.

Allora perché non pensare a una situazione attiva, in cui è la donna che aziona il braccialetto elettronico, come avviene in Spagna? Perché non si può introdurre anche da noi?
“Attualmente in Svizzera per legge è possibile solo la sorveglianza passiva. In futuro potrà essere aperta la sorveglianza attiva. A gennaio vi sarà una visita di una delegazione del Dipartimento per la giustizia in Spagna, proprio per valutare il loro sistema. Oggi non è possibile non solo perché non c’è una legge che lo permette, ma anche perché abbiamo sistemi elettronici per l’uso di questo tipo di braccialetto che non lo permettono. Questo non vuol dire che in futuro non si potrà cambiare”.

Secondo uno studio pubblicato un paio di settimane fa e realizzato dall’organizzazione mantello delle Case per donne maltrattate, la metà degli intervistati (circa 3’500) ha detto di non conoscere i consultori presenti sul proprio cantone e il servizio di aiuto alle vittime. Come istituzioni come leggete questo dato? Le strutture ci sono e la gente non le conosce. Manca la comunicazione?
“Dobbiamo fare di più. E con questo piano d’azione, che fa una fotografia di tutti i servizi e gli attori presenti a livello cantonale che lottano contro le violenza domestica, intendiamo procedere con la comunicazione, per fare in modo che le persone sappiano a chi rivolgersi in base alle necessità che hanno. Dobbiamo anche valorizzare tutte le persone che da anni si occupano del tema”.

Io ricordo volentieri che il numero di telefono per il servizio per l’aiuto alle vittime di reati è lo 0800 866 866. Da molto tempo però si chiede che venga istituito un numero a tre cifre, più veloce, immediato e magari che risponda H24. Perché non si fa?
“Si farà, per una decisione presa dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, unitamente ai direttori dell’ambito della sanità e socialità e giustizia e polizia. Non si sa ancora quando. Va però detto, a chi ha bisogno, che in ogni Cantone ci sono numeri ad hoc per le vittime che sono a disposizione durante la giornata e la sera, i consultori delle case delle donne, in Ticino “La casa delle donne” e “Casa Armònia”, che forniscono anche una consulenza telefonica, quindi ci sono tante persone a disposizione per ascoltare chi ha bisogno”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Violenza-domestica-bisogna-fare-di-pi%C3%B9-14888889.html 

Da www.rsi.ch/news

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita alla GF Casting Solutions Novazzano SA

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita alla GF Casting Solutions Novazzano SA

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha avviato negli scorsi giorni – con la visita all’azienda GF Casting Solutions Novazzano SA – una serie di incontri volti a conoscere da vicino le aziende presenti sul territorio ticinese attive nella filiera dell’industria della sicurezza, della difesa e dell’aeronautica, e ad approfondire le positive ricadute che il settore della pubblica sicurezza e della difesa hanno per il tessuto economico ticinese.

Il Consigliere di Stato, dopo essersi intrattenuto con il Sig. Amadeo Torrens, Managing Director BU Precision Casting, e alcuni membri della direzione, ha visitato gli impianti produttivi nei quali vengono realizzati, tra i tanti, componenti per le turbine aeronautiche.

L’azienda GF Casting Solutions Novazzano SA, facente parte del Gruppo GF presente in 34 paesi nel mondo con 137 aziende, impiega oltre 600 collaboratori ed è l’unica azienda svizzera a praticare la microfusione di precisione a cera persa. Negli oltre 16’000 metri quadrati di superficie produttiva ubicati in territorio di Novazzano, a fianco di turbine per il settore energetico, vengono in particolare realizzati componenti per turbine destinate all’aviazione sia civile che militare come pure elementi per il settore spaziale.

La visita del Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha potuto quindi testimoniare l’importanza e le positive ricadute che il settore della difesa genera, in maniera indiretta, anche per svariate aziende presenti sul territorio cantonale, come pure l’importanza che queste aziende con sede in Ticino rivestono nel contesto internazionale.   

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa

Mercoledì 17 novembre si è tenuto il semestrale pomeriggio del Dipartimento delle istituzioni, dedicato all’incontro tra il Direttore del Dipartimento, Norman Gobbi, e i suoi funzionari dirigenti. Due i temi approfonditi: la digitalizzazione all’interno del DI e la relazione con il cittadino.

La giornata dipartimentale, organizzata nella Gottardo Arena di Ambrì, si è aperta con una visita della nuova pista dell’HC Ambrì-Piotta, a cui sono seguiti l’intervento del Direttore generale HCAP SA Nicola Mona e quello del Direttore sportivo della squadra, Paolo Duca. Entrambi hanno posto l’accento sull’importanza dello spirito che contraddistingue la squadra ticinese, ricordando come l’amore e le emozioni legate alla vecchia Valascia continuino ad ardere negli animi dei giocatori e dei tifosi pure nella nuova pista.  

Successivamente, il Direttore Norman Gobbi ha presentato ai funzionari dirigenti la situazione finanziaria del Dipartimento, trattando anche argomenti concernenti le risorse umane. Si è poi soffermato sulle sfide che attendono il Dipartimento nel 2022 e, in questo contesto, ha posto l’accento sul tema della digitalizzazione e del servizio al cittadino.  

Con lo scopo di procedere con la digitalizzazione del Dipartimento, durante la giornata sono stati utilizzati diversi strumenti digitali che hanno facilitato l’interattività tra i presenti. Questa è stata un’opportunità per il Direttore di dimostrare ai funzionari dirigenti la propria volontà e disponibilità a evolvere in questo campo, mostrando nel contempo i vantaggi di una maggiore digitalizzazione del Dipartimento.  

Per quanto concerne invece il tema della relazione con il cittadino hanno preso la parola Monica Rivola, aggiunta al Segretario generale, e Silvia Gada, Caposezione della popolazione. Le relatrici hanno affrontato l’argomento presentando un progetto che prenderà piede nel 2022 e per il quale seguiranno ulteriori informazioni nelle prossime settimane.  

 

Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”

Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”

La proposta di Norman Gobbi contro la violenza negli stadi approvata dai suoi colleghi della KKJPD

Sono convinto che una delle misure più efficaci contro la violenza negli stadi sia l’introduzione del biglietto d’entrata nominativo”. Un’affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi contenuta in una recente intervista, che potrebbe diventare presto realtà. “In effetti venerdì a Mendrisio la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD) ha deciso all’unanimità dei presenti di chiedere alle autorità autorizzative dei Cantoni e delle Città di introdurre a partire dalla stagione 2022-2023 l’obbligo del biglietto d’entrata con il nominativo di chi lo acquista e si reca allo stadio. Avevo portato mesi fa all’attenzione della KKJPD questa soluzione e sono soddisfatto che i miei colleghi l’abbiano accolta positivamente. Inoltre avevo tematizzato questa problematica anche nel recente incontro del Governo ticinese con la Deputazione a Berna, svoltosi proprio mercoledì scorso”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il tema della violenza negli stadi si ripropone ciclicamente. Con il ritorno del pubblico, purtroppo sono ritornati anche episodi di violenza e di vandalismo. “Gli ultimi casi a cui abbiamo dovuto assistere si sono verificati in particolare nella città di Zurigo a seguito di una partita di calcio di Super League. Il vaso è colmo e assieme alle altre misure già introdotte adesso potrebbe essere la volta, finalmente, del biglietto nominativo. Un ticket che è conosciuto nei maggiori campionati europei e che ha dimostrato di portare benefici sotto l’aspetto dell’ordine pubblico. Spero che le autorità competenti dei Cantoni e delle Città si allineino a questa richiesta e che siano pronte, a partire dai campionati 2022-2023 di massima divisione di calcio e hockey, a introdurla”, ribadisce Norman Gobbi.

Come detto, la decisione è stata presa nel corso dell’Assemblea della KKJPD a Mendrisio. “Essere riusciti a portare in Ticino dopo 16 anni l’Assemblea plenaria della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia è stata un’ottima occasione, anche perché per la prima volta dopo diversi mesi abbiamo potuto farla in presenza. Inoltre ci ha dato l’opportunità di far giungere a Mendrisio due consiglieri federali, la signora Karin Keller-Sutter e il suo collega Ueli Maurer. I miei colleghi degli altri 25 Cantoni hanno apprezzato molto l’organizzazione e hanno potuto visitare, seppur in modo limitato, alcuni angoli del Mendrisiotto, toccando però anche con mano i problemi legati al traffico, soprattutto di carattere transfrontaliero”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Biglietto nominale accolto all’unanimità

Biglietto nominale accolto all’unanimità

I direttori cantonali di giustizia e polizia accolgono la proposta di Norman Gobbi. Il biglietto nominale potrebbe entrare in vigore già la prossima stagione
Presentarsi ai cancelli di stadi e piste di ghiaccio con un biglietto vergato dal proprio nome. Già dalla prossima stagione di calcio e hockey questo scenario potrebbe diventare realtà. I direttori cantonali di giustizia di e polizia hanno infatti accolto all’unanimità una proposta in tal senso presentata da Norman Gobbi.

Il tema era tornato di stretta attualità nelle ultime settimane, dopo gli scontri avvenuti a Lucerna e Zurigo a margine di due partite di Super League. Fra i direttori cantonali della giustizia si stava formando una maggioranza a sostegno dell’introduzione di un biglietto nominale per accedere agli stadi, proposta sostenuta anche dalla Consigliera federale Viola Amherd. Una misura notoriamente invisa dai club sportivi che hanno sempre lamentato e temuto un aggravio finanziario e logistico per metterla in pratica.

Poi è arrivata la pandemia
L’obbligo di presentare certificato covid e un documento d’identità insieme al biglietto per assistere ad una partita aveva però dimostrato come si potesse effettivamente introdurre qualcosa di simile ad un biglietto nominale. Ed oggi, durante la seconda giornata di lavoro dei direttori cantonali di giustizia e polizia riuniti a Mendrisio, è arrivata la conferma dell’ampio sostegno al provvedimento.

#sport #sicurezza
La notizia è stata data sui suoi profili social dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi che in un post corredato da un cuore ha scritto: “È tornato il pubblico, ma è tornata anche la violenza negli stadi di calcio. L’hooliganismo è un fenomeno difficile da estirpare in Svizzera. La nostra proposta di introdurre il biglietto nominativo per entrare negli stadi e nelle piste oggi è stata accolta all’unanimità a Mendrisio dai miei colleghi direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Il ticket nominativo dovrebbe entrare in vigore per la stagione 2022-2023 dei massimi campionati di calcio e hockey. È una soluzione molto efficace, come dimostrato dai principali campionati di calcio europei. Avanti a favore della sicurezza e dello sport”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/biglietto-nominale-accolto-all-unanimita-LX4880580

Da www.ticinonews.ch

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Il biglietto nominativo sarà realtà

Lo ha annunciato Norman Gobbi via social, specificando che la proposta è stata accolta all’unanimità dai direttori cantonali di giustizia e polizia

«È tornato il pubblico, ma è tornata anche la violenza negli stadi di calcio». Con queste parole, via social, il consigliere di Stato Norman Gobbi è tornato a parlare di sport e sicurezza. E lo ha fatto, soprattutto, annunciando l’entrata in vigore del biglietto nominale a partire dalla stagione 2022-23. E ancora: «L’hooliganismo è un fenomeno difficile da estirpare in Svizzera. La nostra proposta di introdurre il biglietto nominativo per entrare negli stadi e nelle piste oggi è stata accolta all’unanimità a Mendrisio dai miei colleghi direttori cantonali di giustizia e polizia». La misura, scrive ancora Gobbi, dovrebbe appunto entrare in vigore nella stagione 2022-23 e varrà per i massimi campionati di calcio e hockey. «È una soluzione molto efficace, come dimostrato dai principali campionati di calcio europei. Avanti a favore della sicurezza e dello sport».

Da www.cdt.ch

A breve un piano contro la violenza domestica

A breve un piano contro la violenza domestica

A Mendrisio è in corso la Conferenza cantonale dei direttori di Giustizia e polizia, in Ticino dopo 16 anni. Diversi i temi sul tavolo, tra cui i flussi migratori e la violenza negli stadi
 
Un piano cantonale contro la violenza domestica sarà presentato a breve dai Dipartimenti Istituzioni e Socialità con tutte le misure implementate negli anni per contrastare questa triste deriva della società. È quanto è emerso dalla Conferenza cantonale dei direttori di Giustizia e polizia, che si svolge in questi giorni in Ticino dopo 16 anni. Tanti i temi sul tavolo, dalla violenza domestica, ai flussi migratori, alla violenza negli stadi con un denominatore comune: più collaborazione, soprattutto per quanto riguarda lo scambio di dati.

Violenza domestica
Un tema, quello della violenza in senso ampio, tornato ancora sotto i riflettori dopo il recente dramma di Solduno e per fare il punto a livello svizzero, all’Hotel Coronado è arrivata anche la consigliera federale Karin Keller Sutter. “Abbiamo sottoscritto questa carta d’azione congiunta per trovare delle misure per ridurre questo fenomeno sociale che tocca tutte e tutti in maniera indifferenziata, anche i più piccoli”, ha detto ai microfoni di Ticinonews Norman Gobbi.

Braccialetti con tecnologia GpS
Dal primo gennaio il Ticino, in ambito civile, si doterà di cinque braccialetti elettronici con tecnologia GpS per gli autori di violenza domestica e stalking. Un dispositivo che, tuttavia, permette di controllare solo a posteriori eventuali infrazioni, come del resto sancito dal legislatore federale. Proprio con la consigliera federale Karin Keller Sutter si sta discutendo di un potenziale controllo 24h/24h. “È la grande sfida, come Conferenza andremo in Spagna per verificare il sistema spagnolo che parrebbe essere uno dei più efficaci”, sottolinea Gobbi. Il braccialetto spagnolo permetterebbe infatti alla potenziale vittima di allertare in tempo reale la polizia qualora si sentisse in pericolo. Ma questa è appunto musica del futuro.