Nuove misure previste in Ticino

Nuove misure previste in Ticino

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 dicembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13660642

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Da www.liberatv.ch

Da domani nuove misure anche in Ticino, lo ha annunciato Gobbi
Il nostro Cantone raccoglie il monito di Berset: “Perché la situazione è preoccupante sia a livello nazionale che ticinese, anche se spaventare maggiormente Berna sono i cantoni della Svizzera tedesca”

Il Ticino fa parte del novero dei Cantoni rimproverati da Berset e Sommaruga di non fare abbastanza per combattere il Covid. “O fate qualcosa o interveniamo noi”, sarebbe stato il monito. E a Bellinzona sono pronti a muoversi, come svela Norman Gobbi alla RSI. “Il Ticino comunque non resta a guardare. Siamo pronti per prendere, da domani, nuove misure. Perché la situazione è preoccupante sia a livello nazionale che ticinese”, ha detto. Anche se ha sottolineato che le maggiori preoccupazioni di Berna sono per i Cantoni svizzero tedeschi dove i contagi salgono, mentre da noi si vive una fase di stallo.

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Da www.cdt.ch

In vista nuove misure per il Ticino?

Oggi si riunisce il Consiglio di Stato e non è un mistero che da questa riunione potrebbero scaturire ulteriori strette

Le parole di Gobbi
A questo proposito, oggi il Consiglio di Stato ticinese si riunirà in seduta a Bellinzona. Non è un mistero che – da questa riunione – potrebbero scaturire ulteriori strette alle misure già in atto in Ticino. Sabato, infatti, Norman Gobbi aveva dichiarato al nostro giornale che «come Consiglio di Stato manteniamo alta la guardia: la protezione del nostro sistema sanitario resta prioritaria». Il presidente del Governo aveva poi aggiunto: «Se a breve termine si dovesse assistere a una stagnazione dei contagi a livelli eccessivi siamo pronti ad agire con nuove misure. E ciò anche in vista di un Natale sì diverso ma che puntiamo a rendere il più normale possibile rispetto al quadro attuale. Non vogliamo ad ogni modo farci travolgere dagli eventi, preferendo analizzare giorno per giorno la situazione».

 
“Potenziato l’armamentario contro la pedocriminalità”

“Potenziato l’armamentario contro la pedocriminalità”

Accordo tra tutti i Cantoni per finanziare una rete di supporto digitale determinante in questa lotta

Il mese di novembre ha portato una novità molto importante per affinare e aumentare il contrasto alla criminalità informatica e alla pedocriminalità. “In effetti – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – dal 2021 entrerà in funzione una rete di supporto digitale alle indagini sulla criminalità informatica e di riflesso anche contro la pedocriminalità. Uno strumento che mette in rete tutti i Cantoni e che quindi concentrerà le risorse specializzate nella lotta ai crimini informatici. Tale rete è il frutto di un accordo che è stato raggiunto il 12 novembre scorso dalla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia. Tutti i Cantoni sosterranno finanziariamente questa rete sviluppata dalla Conferenza dei comandanti cantonali di Polizia”.

È una risposta anche alle critiche sollevate negli ultimi mesi, quando venne giudicato negativamente il passaggio della responsabilità di lottare contro i fenomeni criminali in rete dalla Confederazione ai Cantoni. “Le critiche andavano a colpire ingiustamente il nostro sistema federalista, che invece si è rivelato ancora una volta una carta vincente anche in questo contesto di contrasto al crimine. Infatti – sottolinea ancora il Consigliere di Stato Norman Gobbi – l’accordo tra tutti i Cantoni mette a disposizioni ancora maggiori risorse, una coordinazione più mirata, un’analisi più approfondita del fenomeno, senza dimenticare che la Confederazione dovrà fare ancora la sua parte. Ci stiamo impegnando tutti assieme per lottare contro questa criminalità, che diventa una delle nostre priorità”.

La pedocriminalità rappresenta certamente la manifestazione più odiosa e pericolosa della criminalità informatica. “È proprio per questo motivo che sarà una delle nostre priorità, come detto. A livello organizzativo la Polizia cantonale di Berna coordinerà a partire dal 1. gennaio 2021 la sorveglianza “peer-to-peer”, nonché le indagini segrete in assenza di sospetti condotte dai Cantoni nel campo digitale. Proprio perché questo genere di criminalità si muove senza confini territoriali tra Cantoni e anche tra nazioni, la Confederazione, attraverso la fedpol avrà il ruolo di coordinatrice a livello sovracantonale e transnazionale, in particolare con i partner Europol e Interpol. Inoltre la fedpol potrà indirizzare ai Cantoni le transazioni sospette in ambito di pedocriminalità che giungono dagli Stati Uniti. Ciò faciliterà, per esempio, anche la Magistratura ticinese a istruire i procedimenti penali non appena un sospetto viene confermato. È un buon passo avanti quello che stiamo facendo per arrivare sempre più a individuare personaggi senza scrupoli!”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

 

“Nuove misure se sarà necessario”

“Nuove misure se sarà necessario”

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi commenta l’invito di Alain Berset ai Cantoni a introdurre nuove misure
Alain Berset lo ha ripetuto molte volte in conferenza stampa: i cantoni che hanno numeri critici devono introdurre nuove misure e correggere la rotta, in caso contrario dovrà intervenire la Confederazione. Il Ticino attualmente è il Cantone con i numeri peggiori e per questo a sud delle Alpi ci si è sentiti chiamati in causa.

Lunedì si riunirà il Governo
Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino, ha però sottolineato come “nelle ultime settimane abbiamo riscontrato una diminuzione, prima marcata e ora più lieve dei contagi” e come le “il Ticino oggi abbia misure più restrittive rispetto ad altri Cantoni”. Un esempio è la Svizzera orientale, dove la mancanza di misure, se non quelle federali, ha portato a un aumento dei casi. Il Consiglio di Stato, ha però aggiunto Gobbi, ritiene la situazione sempre “preoccupante” e per questo si è riunito due volte questa settimana e lo farà ancora lunedì. “Siamo pronti a prendere nuove misure se fosse necessario, proprio per correggere questa curva e permettere a tutti di vivere un Natale diverso ma un po’ più normale”, ha spiegato il presidente, che però ha ripetuto: “Ma se sarà necessario”.

“Si rispettino i piani, o pagano tutti”
Parlando poi di stazioni sciistiche, Gobbi ha spiegato che a gestire le autorizzazioni sarà il Gruppo grandi eventi, che sarà chiamato a valutare i piani di protezione. Piani che, però, sarà importante soprattutto rispettare. Sugli impianti, sulle piste, ma anche nell’ambito della gastronomia. “Qui il richiamo che faccio, proprio perché abbiamo visto alcune disattenzioni anche nell’ambito di esercizi pubblici, è di fare attenzione”, ha sottolineato il consigliere di Stato. “Proprio perché il comportamento sbagliato di taluni, siano essi i gerenti oppure la clientela, poi magari potrebbe comportare strette sulle misure che non toccano solo quell’individuo o quel locale ma toccheranno tutta la collettività”.

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Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Evoluzione-dei-casi-da-monitorare-13656676.html

Evoluzione dei casi da monitorare
Norman Gobbi: le autorità ticinesi analizzeranno i dati e decideranno settimana prossima se imporre nuove restrizioni

Le autorità ticinesi terranno sott’occhio l’evoluzione dei contagi prima di prendere decisioni su nuove limitazioni per frenare la diffusione del coronavirus. Lo ha detto Norman Gobbi dopo le nuove misure e raccomandazioni annunciate da Berna, sottolineando come nel cantone sono già in vigore misure più restrittive di quelle imposte dalla Confederazione.
In caso di uno stallo o un aumento dei nuovi contagi sarà necessario prendere delle misure restrittive in modo da poter godere di un Natale diverso ma più vivibile, ha sottolineato il consigliere di Stato.
Gobbi ha poi rinnovato l’appello a rispettare le norme in vigore per frenare il numero dei casi, perché le nuove misure andrebbero a pesare su tutti.

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Da www.cdt.ch

Gobbi: «Se necessario pronti ad agire»

Il presidente del Consiglio di Stato commenta le esortazioni giunte da Berna: «Lunedì ci riaggiorneremo alla luce dei nuovi contagi, ma non vogliamo farci travolgere dagli eventi»
Alain Berset non ha fatto nomi. L’esortazione del consigliere federale, rivolta a quei Cantoni dove il numero dei contagi non vuole calare (e anzi cresce), sembra tuttavia chiamare in causa il Ticino. «Effettivamente siamo gli ultimi in classifica in termini di incidenza del coronavirus, ma viviamo comunque una fase di discesa» precisa il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Una discesa che è stata marcata nelle scorse settimane, mentre negli ultimi giorni si è assistito a uno stallo. Altri cantoni stanno invece conoscendo un aumento dei casi: penso alla Svizzera orientale e ad esempio a San Gallo, dove ci si è sempre adeguati alle direttive della Confederazione senza adottare restrizioni aggiuntive di competenza cantonale».
A livello ticinese, ricorda quindi Gobbi, l’approccio è stato diverso. «Con misure più severe sul piano degli incontri privati e degli eventi pubblici, per i quali ricordo valgono i limiti di 5 e 30 persone a fronte delle 10 e 50 fatte valere dal Consiglio federale».

«Quanto attivismo…»
La situazione, tuttavia, non lascia tranquilla né Berna né Bellinzona. «Perciò come Consiglio di Stato manteniamo alta la guardia: la protezione del nostro sistema sanitario resta prioritaria» ribadisce Gobbi. Per poi chiarire: «Se a breve termine si dovesse assistere a una stagnazione dei contagi a livelli eccessivi siamo pronti ad agire con nuove misure. E ciò anche in vista di un Natale sì diverso ma che puntiamo a rendere il più normale possibile rispetto al quadro attuale. Non vogliamo ad ogni modo farci travolgere dagli eventi, preferendo analizzare giorno per giorno la situazione. Per questa ragione lunedì ci riaggiorneremo e se del caso pianificheremo ulteriori interventi». Una considerazione, questa, che il presidente del Governo ticinese avanza al netto dell’«attivismo federale» palesato ieri e che – aggiunge Gobbi – «sarebbe stato altrettanto gradito nella prima fase della pandemia, la scorsa primavera».

«Vocazioni diverse»
E a proposito del pressing da parte del Consiglio federale. Nelle parole di Berset è parso di cogliere un plauso all’azione radicale intrapresa dai Grigioni, dove bar e ristoranti sono stati chiusi per due settimane. «Questo Cantone vuole salvare Natale e Capodanno, conscio della sua vocazione per il turismo invernale» indica Gobbi: «Un discorso che non vale per il Ticino, che in questo periodo – soprattutto nelle città – non fa così affidamento sul comparto in questione. Di qui la necessità di un approccio differenziato».

Stazioni di risalita sotto esame
Di impianti di risalita ne sono ad ogni modo presenti diversi anche a sud delle Alpi. Un po’ come successo a ottobre con i grandi eventi sportivi, spetterà ai Cantoni dare o meno il via libera a queste attività. Oggi, Norman Gobbi autorizzerebbe le stazioni ticinesi ad aprire? «Da un lato – spiega il nostro interlocutore – andranno valutati i piani di protezione delle singole realtà. Dall’altro farà stato l’evoluzione epidemiologica sul nostro territorio. Come sono rilasciate, queste autorizzazioni ad operare possono infatti essere revocate alla luce di dati negativi. Insomma, di scolpito nella pietra non c’è nulla, serviranno flessibilità e analisi puntuali. Sono però certo della professionalità degli operatori del settore».

La Lombardia e la zona gialla
In continuo divenire non è solamente la situazione entro i confini nazionali. Per dire: in Italia la Lombardia dovrebbe diventare presto zona gialla. Con tutte le conseguenze del caso per chi vi risiede e magari lavora in Ticino. «Con questo scenario oltre frontiera si godrà indubbiamente di una maggiore libertà» rileva Gobbi: «Questo potrebbe per certi versi essere fonte di preoccupazione. Allo stesso tempo però è risaputo che sotto Natale tornerà un regime alquanto restrittivo. Detto ciò, credo che l’obiettivo comune, nostro e della regione lombarda, sia di promuovere atteggiamenti prudenti sul piano degli spostamenti e nonostante il prospetto “liberi tutti” dall’11 al 21 dicembre».

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Da www.laregione.ch

Norman Gobbi: ‘Non sarà una carta bianca’
Il Gruppo grandi eventi si occuperà delle autorizzazioni per gli impianti di risalita.
Ma l’aspetto preponderante saranno i piani di protezione

«Il consiglio di Stato ha l’obiettivo strategico di permettere un Natale diverso sì, ma più normale rispetto alla situazione attuale. Quindi la prossima settimana agiremo in questa direzione anche perché occorre trovare delle soluzioni anche a situazioni particolari». Così il presidente del governo Norman Gobbi sulle direttive emanate del Consiglio federale sull’apertura degli impianti di risalita. «L’autorità federale ha richiamato l’attenzione dei cantoni sulle misure anti-Covid». «Misure – continua Gobbi – che in Ticino sono più restrittive. Pensiamo agli assembramenti pubblici e privati: 5 contro i 10 previsti dalla Confederazione o i 30 per gli eventi, contro i 50». Il consiglio di Stato, spiega ancora Gobbi, monitora regolarmente la situazione qualora questa situazione dovesse peggiorare. 
Per quanto riguarda invece gli impianti di risalita nei comprensori sciistici, «l’apertura fatta dalla Confederazione è un’apertura che va gestita in maniera corretta». Dovranno essere rilasciate delle autorizzazioni e l’organo che se ne occuperà sarà il Gruppo grandi eventi. «Questa autorizzazione non sarà una carta bianca. Per gli impianti di risalita, come in generale per qualsiasi attività economica, l’impegno principale è il rispetto dei piani di protezione. E vigileremo su questo», aggiunge Gobbi facendo intendere che non si tollereranno errori. «Insomma, il comportamento sbagliato di un gestore, di un esercente, ma anche di  singoli individui rischia di pesare su tutti», conclude Gobbi.
Prevena 2020

Prevena 2020

Comunicato stampa

Il Natale si avvicina e la corsa ai regali nei negozi è già iniziata. Anche quest’anno la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine, organizza, durante tutto il periodo dell’Avvento e fino al 24 dicembre, l’operazione PREVENA 2020. L’obiettivo è quello di garantire alla popolazione ancor più sicurezza grazie a un accresciuto presidio del territorio e dei luoghi di grande affluenza. Come sempre il consiglio è quello di evitare distrazioni e di mantenere alta l’attenzione, per non incorrere in spiacevoli sorprese, poiché i malviventi approfittano della disattenzione e dell’imbrunire per compiere furti e  borseggi. Oltre ai consigli di prevenzione legati ai furti, quest’anno rammentiamo pure di rispettare le disposizioni sanitarie ufficiali. Cogliamo l’occasione per fornire nuovamente alcuni utili consigli per prevenire i furti con scasso nelle abitazioni:

– chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, eccetera;
– depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca;
– evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere;
– simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

Inoltre per prevenire sgradite sorprese durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli:
– evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti e usare preferibilmente le carte di credito;
– custodire il portamonete nelle tasche anteriori dei pantaloni o in quelle interne della giacca;
– portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa);
– mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto;
– prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori);
– non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni sospette che possono sfociare in reati contro il patrimonio.

Modifiche dell’Ordinanza sull’ammissione alla circolazione di persone e veicoli (OAC) del 01.01.2021

Modifiche dell’Ordinanza sull’ammissione alla circolazione di persone e veicoli (OAC) del 01.01.2021

Comunicato stampa

Dal 1. gennaio 2021 entreranno in vigore in tutta la Svizzera alcune modifiche dell’Ordinanza sull’ammissione alla circolazione di persone e veicoli (OAC). Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Sezione della circolazione, riassume qui di seguito le novità che interessano in particolare motociclisti o futuri motociclisti e i giovani chiamati agli esami teorici e ai corsi di formazione.

I cambiamenti riguardano soprattutto le licenze di condurre della categoria A, della categoria A 35kW, della categoria A1, le licenze per allievo conducente (B e BE). Inoltre dal 1. gennaio vi sono novità anche per quanto riguarda gli esami teorici e i corsi di formazione.Nel dettaglio:

Categoria A (moto)
Sino a oggi è possibile ottenere direttamente la categoria A illimitata. Le modifiche introdotte dall’Ordinanza federale impongono invece di essere titolari da almeno 2 anni della categoria A 35kW senza aver commesso infrazioni alla circolazione stradale che comportano la revoca della licenza di condurre. Inoltre occorre richiedere la relativa licenza per allievo conducente e superare un esame pratico con un motoveicolo di potenza superiore a 35 kW.  

Categoria A 35kW (moto)
I titolari di una licenza per allievo conducente della categoria A 35kW, ottenuta entro e non oltre il 31 dicembre 2020, e che superano l’esame pratico entro il 30 giugno 2021, potranno richiedere lo stralcio di questa limitazione (senza ulteriore esame pratico) e quindi entrare in possesso della categoria A illimitata dopo 2 anni di pratica e senza aver subìto revoche della licenza di condurre. Per questi motociclisti, benché il cambiamento legislativo inizia dal 1. gennaio 2021, la situazione rimane dunque invariata a patto di superare l’esame entro il 30 giugno 2021.
I titolari di una licenza per allievo conducente della categoria A 35kW ottenuta a partire dal 1. gennaio 2021 potranno invece ottenere lo stralcio della limitazione dopo 2 anni di pratica, senza aver subìto revoche della licenza di condurre e – come detto nel paragrafo categoria A – superando un esame pratico per la categoria A illimitata (necessaria la licenza per allievo conducente).
Chi desidera ottenere una licenza per allievo conducente per la categoria A 35kW, e che è già titolare della licenza di condurre della sottocategoria A1 ottenuta sulla base del corso di formazione pratica di 8 ore concluso nel 2020 o prima, dovrà effettuare un ulteriore corso di formazione pratica di 4 ore prima di accedere all’esame pratico finale.  

Sottocategoria A1 (moto)
L’età minima richiesta per condurre motoleggere con cilindrata fino a 50 cm3 e con velocità massima di 45kmh è di 15 anni; l’inoltro della documentazione di ammissione e l’esame teorico possono essere effettuati un mese prima. Questa procedura sarà applicabile unicamente dal 1. gennaio 2021 (il conseguimento della sottocategoria A1 è determinato dal superamento dell’esame pratico).
A partire da 16 anni, i titolari di una licenza per allievo conducente o di una licenza di condurre della sottocategoria A1 possono condurre un motoveicolo con cilindrata fino a 125 cm3 e potenza massima di 11kW.

Categorie B e BE (auto)
Le licenze per allievo conducente potranno a partire dal 1. Gennaio 20201 essere rilasciate dai 17 anni. Fino a oggi l’età minima è di 18 anni. Inoltre se il candidato ha ottenuto la sua licenza per allievo conducente prima di aver compiuto 20 anni, dovrà essere in possesso della stessa da almeno 1 anno per poter accedere all’esame pratico.

Questa restrizione non concerne:
– I candidati che hanno ottenuto la licenza per allievo conducente prima del 1. gennaio 2021;
– I candidati nati nel 2003 e che ottengono la licenza per allievo conducente nel corso del 2021 e non oltre;

Esame teorico
Gli esami teorici di base superati a partire dal 1. gennaio 2021 hanno una validità illimitata con la sola eccezione nel caso dell’annullamento della licenza di condurre in prova.
Gli esami teorici complementari per l’ottenimento delle categorie professionali e superati a partire dal 1. gennaio 2021 hanno una validità illimitata.
Tutti gli esami teorici superati fino al 31 dicembre 2020 mantengono invece una validità massima di 2 anni.

Corsi di teoria sulla circolazione stradale (sensibilizzazione)
I corsi conclusi a partire dal 01.01.2021 hanno una validità illimitata.
I corsi conclusi fino al 31.12.2020 hanno una validità di 2 anni.

Corsi di formazione pratica per allievi motociclisti
La formazione pratica di base passa a 12 ore per tutte le categorie di motocicli e deve essere effettuata una sola volta.

Per approfondimenti:
– https://www.astra.admin.ch/astra/it/home/temi/licenza-di-condurre—formazione/revisione-prescrizioni-patente.html
– https://www.ti.ch/circolazione   

Visita di cortesia dell’Ambasciatore della Repubblica francese

Visita di cortesia dell’Ambasciatore della Repubblica francese

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Frédéric Journès, Ambasciatore della Repubblica francese per la Svizzera. L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti di attualità.

La visita di cortesia dell’Ambasciatore, accompagnato dalla Prima segretaria dell’Ambasciata Grenadine Révérand, ha offerto l’opportunità di discutere svariati temi di attualità in campo politico e sociale, con particolare attenzione alle dinamiche transfrontaliere.

Il Presidente del Consiglio di Stato ha inoltre condiviso alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il Ticino nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, e discusso i progetti attuali e le sfide che attendono il Cantone. È stata infine dedicata particolare attenzione alla situazione della pandemia da coronavirus, che sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari di tutta Europa e – anche in vista del periodo natalizio – pone diverse sfide alla cooperazione fra Paesi confinanti.

 

Ma come parla il Comandante?

Ma come parla il Comandante?

Opinione di Claudio Mésoniat pubblicato su ilfederalista.ch di mercoledì 2 dicembre 2020

Mi chiedo, e chiedo ai miei cari e bravi colleghi Roberto Antonini e Matteo Caratti, se fosse il caso di schierare l’artiglieria pesante per irridere e squalificare il Comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi, reo di comunicazione pubblica inadeguata. Ieri laRegione ha dedicato al fondamentale tema la bellezza di due fondi di prima pagina (con cerniera di rimando ammirato tra il secondo e il primo). Non bastasse, oggi la RSI ha rilanciato interrogativi e crucci sollevati dai due tenori (senza ironia) del nostro giornalismo: abbiamo autorità capaci di parlare in modo chiaro e convincente? Politici, sanitari, forze dell’ordine possiedono l’ABC della strategie comunicative in tempi di crisi? O non si stanno palesando piuttosto come sprovveduti e sgrammaticati dilettanti allo sbaraglio?

Questa campagna in nome del diritto del cittadino all’informazione (e in subordine del decoro linguistico), che era stata innescata dall’ATG (associazione ticinese dei giornalisti) dopo la conferenza stampa seguita al fatto di sangue del 24 novembre alla Manor di Lugano, mi prende francamente in contropiede. Incominciamo dai punti stampa covid.

Il fatto imbarazzante è che da marzo a novembre, attaccato allo schermo per lavoro durante i martellanti briefing politico-sanitari da Bellinzona, io ho ricavato un’ottima impressione. Quasi mi vergogno (ma l’ho già scritto e pure detto in tv) però a me i vari Vitta, Gobbi, Bertoli, De Rosa, Merlani e Cocchi sono apparsi quasi brillanti, certamente efficacissimi (con le inevitabili sbavature) nell’inventarsi da un giorno all’altro strumenti e modalità espressive per reggere questo flusso quasi continuo (e utile, e necessario) di comunicazione diretta ai cittadini, per giunta con noi giornalisti a incalzarli coram populo. Se poi gettiamo un occhio a quanto succede in questi mesi nella comunicazione istituzionale di Paesi come l’Italia o gli Stati Uniti ho l’impressione che dovremmo ritenerci dei privilegiati. Mi sbaglio?

A mio giudizio l’efficacia delle nostre autorità è dipesa anche da un fatto politico eccezionale, che purtroppo rimarrà un bel ricordo, temo, quando l’emergenza sanitaria svanirà (si spera presto): una capacità di dialogare e confrontarsi anche aspramente tra loro per parlare poi a una voce sola, capacità che possiamo mettere sotto il cappello di “servizio al bene comune” (troppo vistoso durante le fasi acute dell’epidemia per essere ignorato o strumentalizzato a fini di parte). È vero, ci hanno tolto per qualche mese la scena, ci hanno surrogati, ma solo in parte, nel nostro lavoro giornalistico. Non vorrei che avessero suscitato qualche gelosia professionale… Anche perché, d’altronde, chi tra noi del mestiere è senza peccato scagli la prima pietra. E vengo al punto dell’espressione.

Nel suo pezzo Caratti (“Così parlò il Comandante”) allude a problemi di grammatica e sintassi e Antonini (“Ma come parlano?”) ha sollevato un interrogativo curioso. Se la comunicazione è stata, a parer suo, così deficitaria, cosa ci sta a fare una Facoltà di scienze della comunicazione in Ticino? Non credo si tratti di far passare dai suoi banchi poliziotti e politici (e giornalisti) ma forse, è vero, qualche corso di strategie comunicative la Facoltà potrebbe –su richiesta- impartirlo anche a queste categorie così spesso inevitabilmente alle prese con i media. Giusto. Anche i corsi per giornalisti, gestiti dall’ATG, potrebbero avvalersene. E forse anche gli insegnanti in fase di abilitazione pedagogica, del resto, come accade in altri Cantoni universitari. Giusto?

Non entriamo nell’ambito strettamente linguistico, dove sappiamo che noi ticinesi abbiamo un nostro italiano regionale, con i suoi pregi e i suoi difetti. Sui primi ci ha aperto uno squarcio illuminante un sociolinguista come Alessio Petralli, con il suo indimenticabile “L’italiano in un Cantone”. Sui secondi, all’apparenza, dovrebbe essere piuttosto la nostra scuola ad interrogarsi: ma in realtà il semi analfabetismo dei nostri giovani che accedono (e che escono) dalle università è un fenomeno generazionale molto complesso. E anche se sto divagando, mi permetto di rilevare un divertente francesismo scappato l’altro giorno a quel comunicatore scafato che è il medico cantonale, con un creativo “frappante” (per “sorprendente”, “impressionante”).

La conferenza stampa “bislacca” sull’accoltellamento, e successiva intervista volante al Comandante. Che dire? Prima di tutto che ovunque nel mondo dopo un evento di sangue tinto di terrorismo, le autorità politiche e di polizia indicono tempestivamente dei punti informativi: si tratta di fornire un quadro di massima onde evitare che dai media e dai social si diffondano bufale di ogni sorta che possono solo disorientare l’opinione pubblica. E ovunque, durante queste conferenze stampa, si ripetono fino alla noia i “non sappiamo ancora”, i “non possiamo dire, le indagini sono in corso” e via menando il can per l’aia. Niente di nuovo sotto il sole del Ticino.

Quanto al Comandante “spaesato” occorre forse tener conto –come Gobbi ha puntualizzato il giorno appresso, scusandosi con il pubblico in tv- che al punto stampa era collegata da Berna la super poliziotta della fedpol, che ha depistato qualsiasi tentativo di rispondere a domande che una risposta l’avevano già, tant’è vero che la signora le ha poi trasmesse via Twitter qualche ora dopo. E infine lo confesso: quell’ “andate in letargo” di Cocchi, che ha suscitato infinite polemiche degne di miglior causa, a me (che mi sentivo per ragioni anagrafiche direttamente toccato) era parso semplicemente efficace nella sua immediatezza un po’ spiccia. Ma sono in buona compagnia se è vero, come ha documentato un piccolo sondaggio dell’Ufficio cantonale di statistica, che la stragrande maggioranza dei ticinesi ha apprezzato la semplicità e l’efficacia della comunicazione istituzionale durante la prima ondata pandemica.

Cdm e Ministero pubblico, la lettera del governo

Cdm e Ministero pubblico, la lettera del governo

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de La Regione

Procedura preavvisi del Consiglio della magistratura per le nomine e riforma della Procura

Procedura preavvisi, l’Esecutivo scrive al parlamento: propone ‘un’ampia riflessione’ sul Consiglio della magistratura. E chiede di essere coinvolto nella riforma della Procura.
“Quanto all’auspicio della Commissione giustizia e diritti circa la procedura di allestimento dei preavvisi del Consiglio della magistratura indicato nel rapporto 30 novembre 2020, il governo intende promuovere nel corso del mese di gennaio 2021 con il potere legislativo e il potere giudiziario una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura. Una riflessione che dovrà tra l’altro ritenere quale solido spunto di raffronto la specifica raccomandazione del Consiglio d’Europa sui giudici concernente l’indipendenza, l’efficacia e la responsabilità”. Si conclude così, con parole cariche di significato, la lettera del Consiglio di Stato all’indirizzo del Gran Consiglio dopo che la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ ha parzialmente sconfessato l’agire del Cdm, il Consiglio della magistratura, nella tormentatissima procedura di rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico.
La lettera è stata discussa e approvata ieri in governo alla luce dei due documenti usciti lunedì dalla riunione della ‘Giustizia e diritti’. Il primo è il rapporto con il quale la maggioranza della commissione propone al plenum del Gran Consiglio, in vista della sessione del 14, la nomina dei diciannove procuratori pubblici uscenti, inclusi quindi (ed è il motivo per cui il Plr non ha firmato) i cinque ‘bocciati’ dal Consiglio della magistratura, che sollecitano un ulteriore mandato decennale e degli otto aspiranti pp giudicati idonei dal gruppo di esperti, nonché la rielezione del procuratore generale in carica. Rapporto nel quale la ‘Giustizia e diritti’, presieduta dal popolare democratico Luca Pagani, spiega pure le ragioni del ripescaggio dei procuratori la cui rielezione è stata preavvisata negativamente dal Cdm con valutazioni, anche sul piano personale, dai toni insolitamente duri (la commissione parlamentare scrive di “non” aver riscontrato “elementi sufficientemente solidi a sostegno di una non rielezione, vista in particolare l’assenza di precedenti avvertimenti formali o sanzioni disciplinari, ritenuto altresì che i dati statistici forniti non appaiono particolarmente dirimenti”) e nel quale auspica che la procedura per l’allestimento dei preavvisi da parte del Consiglio della magistratura “sia regolamentata in modo più dettagliato”. Del resto le polemiche non sono mancate, come quelle innescate dalla decisione del Cdm di rifiutare ai cinque pp l’accesso agli atti su cui si sarebbero basati i preavvisi negativi (li ha trasmessi solo in seguito al parere giuridico dell’ex presidente del Tribunale federale Claude Rouiller, interpellato dalla ‘Giustizia e diritti’) o dalla non verbalizzazione delle audizioni davanti al Consiglio della magistratura. C’è di più. Nel medesimo rapporto la ‘Giustizia e diritti’ considera necessaria “l’introduzione di riforme a livello di Ministero pubblico, in particolare per un più efficace controllo interno”.
Da qui, e siamo al secondo documento varato l’altro ieri, la risoluzione elaborata dalla commissione e sottoposta all’approvazione del Gran Consiglio, nella quale la ‘Giustizia e diritti’ chiede di poter approfondire, con l’eventuale consulenza di uno o più periti ‘indipendenti’, la situazione e suggerire correttivi organizzativi e normativi.

‘Riorganizzazione del Ministero pubblico, ma con il coinvolgimento dei tre poteri’
Nella missiva al parlamento il Consiglio di Stato afferma di condividere la necessità di riorganizzare il Ministero pubblico. Ricorda così il messaggio che ha licenziato lo scorso settembre in cui propone fra l’altro di attribuire all’autorità giudiziaria un procuratore ordinario in più e competenze decisionali ai segretari giudiziari nei procedimenti contravvenzionali. Il messaggio è tuttora pendente in commissione ‘Giustizia e diritti’, dove a un certo punto i liberali radicali hanno suggerito, con un’iniziativa, l’assegnazione al Ministero pubblico di quattro sostituti pp.
Il governo esprime dunque “piena condivisione dell’obiettivo della proposta di risoluzione commissionale”: chiede tuttavia che “all’auspicata riforma del Ministero pubblico partecipino i tre poteri dello Stato”. Aggiunge: “Ritenendo la genesi del processo riorganizzativo, l’Esecutivo cantonale, per il tramite del preposto Dipartimento (quello delle Istituzioni, ndr.), è a disposizione per coordinare la riorganizzazione, che potrà certo essere avvalorata anche dalla consulenza di esperti”. Peraltro nel 2015 il gruppo di lavoro designato dal Consiglio di Stato per la riforma dell’intero sistema giudiziario ‘Giustizia 2018’, coordinato dall’allora procuratore generale John Noseda e composto fra gli altri dall’attuale direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti e dall’avvocato Renzo Galfetti, aveva prospettato alcune modifiche legislative per rafforzare la vigilanza del pg sull’attività dei procuratori.
Riguardo poi alla richiesta della commissione di una chiara regolamentazione della procedura di redazione dei preavvisi del Cdm, il governo, come scritto, intende promuovere con il coinvolgimento del Gran Consiglio e del potere giudiziario “una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura”.

Gobbi: necessario un lavoro di squadra per uscire dalle difficoltà
Il governo, insomma, non intende restare alla finestra. «Solo con un lavoro di squadra nell’interesse delle istituzioni, si può uscire dalle difficoltà, individuando gli opportuni rimedi sia in ambito organizzativo sia in quello normativo – dice alla ‘Regione’ il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –. Il potere giudiziario deve godere della massima credibilità e autorevolezza. Solo così può avere l’indispensabile fiducia delle cittadine e dei cittadini».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de Il Quotidiano
Magistrati, la lettera del Governo
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