Servizio all’interno dell’edizione di martedì 12 gennaio 2021 de Il Quotidiano
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13746016
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In calo i contagi, ma alto il numero di ospedalizzazioni
Riguardo alla situazione epidemiologica in Ticino, il Consiglio di Stato ha sottolineato la diminuzione dei contagi del 19% rispetto a settimana scorsa. Una diminuzione dovuta molto probabilmente alle misure messe in vigore il 22 dicembre e al rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio. “Il periodo natalizio, che corrisponde a un rallentamento generale delle attività lavorative, ha consentito di ridurre il numero di contagi” evidenzia Gobbi, secondo cui questa settimana sarà importante capire “se si è trattato solo di un trend”. “Il dato di oggi (61 contagi) è il dato più basso da diverse settimane, ma preoccupa l’alto numero di ospedalizzati e persone in cure intense. Sono aspetti che vanno considerati”.
Il problema degli assembramenti sui mezzi pubblici
Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici. “È uno degli elementi più critici. Si cerca di incentivare il telelavoro, ma il problema rimangono gli orari di punta, ci vorrebbero delle misure di accompagnamento. È un tema che finora non ha trovato una soluzione pratica, ma è importante tematizzarlo”.
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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 gennaio 2021 de La Regione
‘A Berna chiediamo chiarezza e celerità’
Per Norman Gobbi sarebbe meglio se si dichiarasse la situazione straordinaria
«So che ci sono dei contatti tra l’autorità federale e la Conferenza dei direttori dell’educazione pubblica, ma il tema dell’eventuale chiusura delle scuole non era contemplato dalla consultazione di questo weekend», risponde Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato che ribadisce la richiesta di introdurre nuovamente, a livello federale, lo stato di situazione straordinaria. Oggi siamo a quella particolare. «Sarebbe meglio che le decisioni su chiusure e restrizioni in ambito Covid fossero prese a livello nazionale, lasciando ai Cantoni l’applicazione delle stesse con – come avvenuto la scorsa primavera – una cosiddetta finestra di crisi a seconda dell’evoluzione locale della pandemia», continua il presidente del governo ticinese. «La cittadinanza rischia di essere confusa», afferma Gobbi. «Non si capisce più se è già stata presa una decisione o no, aggiungendo incertezza in un momento già difficile di per sé». Mercoledì scorso il consiglio federale ha annunciato le proposte, due giorni dopo la bozza con le misure restrittive – fondamentalmente il prolungo delle chiusure di bar, ristoranti e attività culturale e del tempo libero – è arrivata sul tavolo dei rispettivi governi cantonali e due giorni dopo ancora le risposte locali all’indirizzo di Berna. «Sinceramente si creano problemi di comunicazione», commenta ancora Gobbi. Da qui la richiesta della situazione straordinaria. «L’obiettivo è proprio quello di accelerare i processi decisionali in un periodo in cui i cittadini sono disorientati e affaticati a ormai quasi undici mesi dallo scoppio della pandemia di coronavirus, mentre ora siamo entrati nel terzo mese della seconda ondata». Per quanto riguarda invece gli aspetti finanziari, il Canton Ticino farà la sua parte con la gestione dei cosiddetti casi di rigore. La Confederazione, spiega Gobbi, dovrà però aumentare le risorse a favore dei settori colpiti, coadiuvata dai Cantoni. «Bar, ristoranti e attività di tempo libero (cultura e sport) rimarranno chiusi fino al 28 febbraio, praticamente 72 giorni di seguito. Ci saranno singole attività aziendali, ma tanti posti di lavoro che magari alla riapertura non ci saranno più, perché non ce l’hanno fatta a sopravvivere a un periodo così lungo di chiusura». «Quello che chiediamo come governo a Berna sono misure finanziarie rafforzate rispetto alle attuali, oltre che celeri e mirate a questi o altri settori che potrebbero essere interessati in futuro da chiusure».
Chiusi fino a fine febbraio, ma con più aiuti Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.
Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato – si legge in una nota – “condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati a una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi”. In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene “eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi”. Per quanto riguarda il telelavoro, il governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.
Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Infine si chiede nuovamente “l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi”.
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Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 12 gennaio 2021 del Corriere del Ticino
«La situazione straordinaria per più chiarezza»
Il Governo condivide le misure proposte dal Consiglio federale ma deplora i toni e la tempistica. Il Consiglio di Stato ticinese chiede insomma venga fatta maggiore chiarezza. È così?
«Le modalità della consultazione hanno attirato le critiche anche da parte di altri Cantoni e non solo del Ticino, in particolare per i tempi ristretti che sono stati concessi per prendere posizione. Proprio per questo riteniamo che sarebbe preferibile se Berna decretasse la situazione straordinaria. Le misure verrebbero decise e attuate tramite i Cantoni, evitando una situazione di disorientamento per il cittadino, che non capisce se siano in vigore o meno. In un periodo di incertezza come questo è qualcosa di deleterio per la popolazione».
Dopo la ristorazione i riflettori sono puntati sui negozi. Come rispondete al malumore dei settori toccati dalla chiusura?
«Come avvenuto durante la prima ondata, sarà importante disporre di un pacchetto di accompagnamento. Se la Confederazione dovesse prolungare le misure fino a fine febbraio avremmo oltre settanta giorni di chiusure. In un simile scenario, senza misure celeri si rischia di perdere posti di lavoro. La discussione verrà affrontata in una consultazione parallela con i direttori cantonali dell’economia».
Il Cantone è pronto alla chiusura delle stazioni sciistiche. Non c’è il timore che la popolazione si senta esasperata senza «sfoghi» come le attività sportive e culturali?
«Riteniamo che nel momento in cui venisse decretata la chiusura dei negozi, per ragioni di coerenza, di sacrifici economici imposti e di scala di priorità nei bisogni della popolazione occorrerebbe parimenti interrogarsi sul mantenimento dell’apertura dei comprensori sciistici».
Restando in tema di aiuti, il settore dell’albergheria ha lamentato che verrebbero concessi solo alle strutture che si occupano di turismo degli affari. Sono previsti dei correttivi?
«Sono in corso dei chiarimenti tra Cantoni e Confederazione e si spera di arrivare al più presto a una soluzione».
Il Ticino torna a chiedere maggiori controlli al confine. Non è la prima volta che il Governo cantonale si rivolge a Berna dall’inizio della seconda ondata. Cosa non sta funzionando?
«L’Autorità federale non considera che dall’altra parte del confine ci sono meno libertà e che, di riflesso, molti lombardi vengono in Ticino proprio per godere di queste libertà. Da parte italiana ci sono pochissimi controlli e avere un confine molto permeabile fa passare il messaggio che da noi è tutto concesso. La mobilità transfrontaliera contribuisce in parte alla diffusione del virus e bisogna tenere alta la guardia».
Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Nuove-misure-e-altri-aiuti-13741657.html
Il Governo ticinese prende posizione sulle misure proposte dal Consiglio federale per frenare la pandemia, chiedendo anche la situazione straordinaria
Il Consiglio di Stato ticinese condivide in linea di principio le proposte del Consiglio federale sulle misure per contenere la pandemia di coronavirus, ma chiede che siano accompagnate da nuovi aiuti.
Il Governo chiede un programma di sostegno economico mirato ai settori colpiti dalle chiusure, in particolare ristorazione, cultura, tempo libero e fitness.
Il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo di indossare la mascherina per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro, così come un’introduzione di un obbligo del telelavoro.
Le autorità di Bellinzona tornano a chiedere delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera.
Infine il Governo ritiene che sia opportuno dichiarare lo stato di situazione straordinaria per avere una coerenza della gestione alla risposta sulla pandemia a livello nazionale e una maggiore rapidità delle decisioni.
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione in merito alle modifiche dell’ordinanza federale COVID-19 e sulle proposte del Consiglio federale per rafforzare le misure di contenimento del numero di nuovi contagi in Svizzera.
Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.
Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati ad una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi.
In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi.
Per quanto riguarda il telelavoro, il Governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.
Il Consiglio di Stato ribadisce che qualora dovessero essere necessarie nuove misure di chiusura, come ad esempio di negozi e attività commerciali, queste dovranno essere accompagnate da aiuti mirati e celeri. Il Governo segnala inoltre il tema del turismo degli acquisti, invitando le autorità federali a verificare l’allineamento delle disposizioni fra i Cantoni e a monitorare con attenzione le regole in vigore oltre i confini nazionali.
Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Secondo il Governo ticinese andrebbero introdotte delle raccomandazioni mirate a queste fasce di popolazione come, ad esempio, orari dedicati in negozi e attività commerciali.
Infine, il Governo ticinese, considerata la particolare situazione territoriale, ha chiesto nuovamente l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi.
Da www.cdt.ch
La pressione sugli enti locali
Appunto, i Comuni sono chiamati a entrare in scena. Gobbi spiega: «Attraverso la Sezione degli enti locali (SEL), grazie al canale privilegiato della sua newsletter, abbiamo proceduto sin dall’inizio a informare in modo puntuale tutte le amministrazioni comunali. L’organizzazione prevede che proprio i Comuni si mettano a disposizione dei propri anziani per raccogliere le loro volontà di farsi vaccinare. Questo permetterà di organizzare servizi di vaccinazione di prossimità in favore delle fasce meno mobili della popolazione. L’apporto dei Comuni permetterà quindi alla campagna di vaccinazione di essere più capillare sul territorio e di essere d’aiuto alla cittadinanza risolvendo, per esempio, eventuali problemi di trasporto per gli anziani disabili, soli o particolarmente in difficoltà». E per i Comuni meno attrezzati? «Sono convinto che ogni Comune avrà la capacità di affrontare al meglio questo importante compito. Un intervento capillare che mette a contatto l’autorità e le amministrazioni con le cittadine e i cittadini del Ticino. Si conferma così un legame, un rapporto positivo e attivo che può solo far bene ai nostri Comuni, che già nella prima fase della pandemia hanno dimostrato la loro importanza. Siamo consapevoli della pressione che mettiamo anche sugli enti locali. Come nella gestione della pandemia, questo non è il momento di discutere, ma di agire in maniera coordinata e sono fiero di poter dire che i comuni si stanno generalmente preparando con impegno a questa nuova sfida. In Svizzera non vi è mai stata una simile azione di salute pubblica».
L’informazione
Insomma, è il momento della prossimità. «La prossimità è un valore. Lo è grazie al nostro sistema federalista, che mette al centro l’attività dei Comuni. E grazie alla conoscenza diretta e alla possibilità di chiedere, il cittadino può dunque informarsi. Come ho detto, in questa grande campagna vaccinale dal valore storico l’informazione e la trasparenza sono essenziali». L’informazione, la comunicazione. Norman Gobbi: «La campagna a livello federale è già partita e quella cantonale avrà un ruolo complementare. Occorrerà essere ben allineati e raggiungere in maniera capillare la popolazione. I media in questo senso avranno un ruolo essenziale per far comprendere l’importanza, in generale, di farsi vaccinare in particolare per quelle persone che appartengono alle cosiddette “categorie a rischio”. Ricordiamo infatti che il nuovo coronavirus colpisce chiunque, senza alcuna eccezione, ma che sono spesso le persone in età avanzata o con malattie pregresse a subirne le conseguenze più gravi. Il vaccino sarà un alleato prezioso in quanto permetterà di ridurre i decorsi gravi e i decessi soprattutto in queste fasce di popolazione».
Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-non-esclude-nuove-chiusure-13732939.html
Il Governo cantonale ha deciso oggi di rimandare di qualche giorno la scelta su eventuali nuove misure restrittive per contenere la pandemia.
Il Governo cantonale ha deciso di non decidere e di rimandare di qualche giorno la scelta su eventuali nuove misure restrittive per contenere la pandemia.
Una perdita di tempo prezioso? “Se guardo i dati sui nuovi infettati direi di no. C’è una stabilizzazione verso il ribasso e quindi una riduzione tendenziale dei nuovi casi positivi”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. “Il Governo oggi ha discusso delle possibili misure. Siamo però anche in attesa di quanto vorrà proporre la Confederazione. Ed i documenti annunciati ieri da Berset in conferenza stampa arriveranno solo domani pomeriggio. Era quindi difficile oggi prendere delle decisioni”, prosegue Gobbi. “Nei prossimi giorni vogliamo monitorare l’efficacia delle misure prese a fine dicembre. Poi prenderemo posizione sulle proposte federali. E se del caso adotteremo nuove misure cantonali”.
Articolo all’interno dell’edizione di giovedì 7 gennaio 2021 de La Regione
«Il Consiglio di Stato si chinerà già questa mattina sulla consultazione aperta dal Consiglio federale. All’ordine del giorno c’è la valutazione della situazione epidemiologica alla luce delle misure entrate in vigore prima di Natale e l’eventuale implementazione di ulteriori misure per cercare d’invertire la curva dei contagi». Norman Gobbi, presidente del governo, non nasconde la preoccupazione per il fatto che durante gli ultimi 14 giorni, nonostante la chiusura di bar e ristoranti, il numero di contagi sia rimasto tendenzialmente alto. Prenderete altri provvedimenti, magari in ambito scolastico? «Anche la chiusura delle scuole o l’introduzione dell’insegnamento a distanza nella forma ibrida è uno dei temi. Allo stato attuale l’obiettivo è però quello di non generare un’ulteriore crisi oltre a quella sanitaria ed economica. Mi riferisco a quella educativa. L’esperienza della scorsa primavera non è sempre stata per tutti gli allievi positiva. Occorre inoltre tener conto del problema legato all’accudimento dei figli che dovessero rimanere a casa e a quello del (maggior) tempo libero dei ragazzi più grandi. Per questo bisognerà ponderare bene una scelta del genere e soprattutto per quale tipo di scuola: obbligatoria o post-obbligatoria», aggiunge il presidente del governo. Il Consiglio federale ha anche fatto intravedere la possibilità d’introdurre il telelavoro, dove possibile, in modo obbligatorio. La scelta però sarebbe lasciata ai Cantoni. «Questo è uno dei temi – con il trasporto pubblico – che torna puntualmente», commenta Gobbi. «Potrebbe decretarlo il Consiglio federale, ma non lo fa perché probabilmente al suo interno non c’è una maggioranza. Per quanto riguarda l’amministrazione cantonale e anche per quelle comunali, il telelavoro è una modalità conosciuta e applicata a seconda delle possibilità e dell’organizzazione dei singoli uffici. Anche nell’economia privata, le aziende che possono lo attuano da mesi. Non credo però che debba essere introdotto obbligatoriamente».
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Articolo all’interno dell’edizione di giovedì 7 gennaio 2021 del Corriere del Ticino
Oggi tocca a Bellinzona tracciare la rotta
Il Consiglio di Stato si chinerà sulla situazione epidemiologica nel nostro cantone: scontato il prolungamento delle misure già in atto – Norman Gobbi: «Il momento è critico»
Il Consiglio di Stato si riunirà oggi per discutere eventuali ulteriori misure e per rispondere alle proposte messe in consultazione da Berna. Nel nostro cantone la situazione epidemiologica rimane infatti tesa, tanto che il settore sanitario nei giorni scorsi ha lanciato un nuovo allarme. «Il prolungamento delle misure attualmente in vigore a livello cantonale è abbastanza scontato» commenta Norman Gobbi, presidente del Governo. «Purtroppo gli auspicati effetti delle chiusure decise dalle autorità federali prima di Natale (ristorazione, n.d.r.) non si sono avvertiti sui contagi. Il numero delle nuove infezioni, nonostante scuole e molte attività economiche ferme per le festività, non è calato». Il virus, in barba alle misure prese dal Consiglio federale il 18 dicembre, ha continuato la sua corsa. «Blindare le persone in casa non rientra nella nostra cultura» ribadisce Gobbi. «La situazione attuale deve comunque far richiamare ancora una volta i cittadini al senso di responsabilità individuale. In generale, serve estrema prudenza da parte di tutti».
«Buchi» nella formazione
Le proposte di Berna, messe in consultazione ai Cantoni, verranno come detto discusse già oggi dal Consiglio di Stato. «In questo modo avremo già un orientamento definito e potremo capire se adottare ulteriori nuove misure di carattere cantonale» spiega ancora il presidente del Governo. «La situazione che stiamo vivendo è molto critica, non possiamo sottovalutarla». I margini di manovra ticinesi sono comunque piuttosto limitati. Ad ogni modo, si potrebbe pensare a una chiusura dei commerci non essenziali, ad esempio. E la scuola? «Dobbiamo cercare di garantire il più possibile una corretta formazione ai nostri ragazzi» spiega ancora Gobbi. «Purtroppo qualche buco formativo, dopo la chiusura delle scuole della scorsa primavera, lo abbiamo constatato. In particolare nei soggetti più deboli. Viviamo già una crisi sanitaria ed economica: è importante quindi non creare anche una crisi formativa che poi peserà sul futuro delle nuove generazioni».
Aiuti immediati e concreti
Con buona probabilità, le proposte messe in consultazione ai Cantoni verranno approvate. Ristoranti, bar, strutture per lo sport e la cultura rimarranno chiusi fino a fine febbraio. Ma è in particolare la ristorazione che sta pagando e pagherà un prezzo elevatissimo. «Il nostro auspicio è che si possa trovare in tempi brevissimi una soluzione» dice Gobbi. «Nell’ambito degli aiuti ai casi di rigore ci sarà un adeguamento della perdita della cifra d’affari in modo da riuscire a coprire la maggior parte delle strutture della ristorazione e dell’albergheria. Capisco e condivido l’urgenza di ricevere aiuti immediati da parte di questi settori. Una chiusura di due mesi – da Natale a fine febbraio – pesa fortemente sia sulle aziende sia sui lavoratori, che non hanno la certezza di avere un posto di lavoro una volta che avverrà la riapertura». Il voto del Gran Consiglio sul messaggio da 75,6 milioni di franchi di aiuti per i casi di rigore dovrebbe cadere entro fine gennaio.
Ospedali sotto pressione
Da parte sua, anche Raffaele De Rosa abbraccia la strada del prolungamento delle misure. «In Svizzera e in Ticino la situazione epidemiologica rimane tesa» commenta. «In queste condizioni, e con le varianti più contagiose giunte anche in Svizzera, ben difficilmente potrebbe esserci un allentamento. D’altra parte non possiamo certo chiudere gli occhi di fronte ai settori più in difficoltà: per questo rinnoviamo la richiesta al Consiglio federale di potenziare gli aiuti. Aiuti che dovranno giungere rapidamente e senza troppa burocrazia. Le richieste del settore della ristorazione sono legittime e sono condivise dal Consiglio di Stato». De Rosa è poi tornato sulla situazione negli ospedali ticinesi, che si sono visti costretti ad aumentare i posti in terapia intensiva. «Già diverse settimane fa, tramite una risoluzione governativa, abbiamo previsto un dispositivo ospedaliero di prontezza» dice. «Visto il recente aumento delle ospedalizzazioni abbiamo dunque proceduto a un ulteriore rafforzamento del dispositivo sia a Moncucco sia alla Carità. Tuttavia questa situazione non può durare per troppo tempo. Non possiamo pensare di ridurre chissà per quanto le attività elettive e non urgenti».
Comunicato stampa
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che da oggi è attivo un nuovo concetto di sicurezza con controlli alle entrate del Palazzo di giustizia di Lugano affidati ai collaboratori del Servizio Gestione Detenuti (SGD) della Gendarmeria della Polizia cantonale. Si concretizza in questo modo l’obiettivo di poter garantire a chi lavora all’interno del PGL, misure di sicurezza e tempi celeri d’intervento in caso di situazioni critiche potenzialmente pericolose, come da richiesta del Tribunale di appello, del Consiglio della Magistratura e del Ministero pubblico.
Nel corso degli anni, il Palazzo di giustizia ha potuto beneficiare del supporto in ambito di sicurezza da parte della Polizia cantonale, chiamata a intervenire puntualmente per situazioni potenzialmente critiche e in caso di necessità immediata. Reputato tuttavia questo supporto puntuale non più adeguato alle mutate esigenze di sicurezza, il Consiglio della Magistratura, il Ministero pubblico nonché il Tribunale di appello hanno richiesto negli anni maggiore sicurezza. La gestione dello stabile nel corso del periodo pandemico della primavera 2020 è quindi stata l’occasione per predisporre un sistema accresciuto di controlli, in collaborazione con le Strutture carcerarie cantonali e successivamente con una società privata di sicurezza, che ha dato buona prova, attestando la necessità di un intervento in tal senso a tutela della sicurezza del personale attivo nell’edificio e degli utenti. In questo contesto, dopo incontri con i rappresentanti delle Autorità giudiziarie e dei servizi amministrativi presenti a Palazzo di giustizia (Tribunale di appello, ossia Tribunale penale cantonale e Camera di protezione in particolare, Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia cantonale, Ufficio esecuzione, Ufficio dei registri) e ritenendo i lavori di ristrutturazione previsti nello stabile, il Consiglio di Stato ha deciso lo scorso novembre la costituzione di un apposito Gruppo di lavoro interdipartimentale, coordinato dal Dipartimento delle istituzioni e per esso dalla Divisione della giustizia con la collaborazione della Polizia cantonale, delle Strutture carcerarie cantonali e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia con il compito di elaborare un concetto di sicurezza per il Palazzo di giustizia, da poi estendere a tutte le Autorità giudiziarie cantonali.
Il concetto di sicurezza elaborato dal Gruppo di lavoro in questa prima fase è stato assegnato per le sinergie sviluppate negli anni al Servizio Gestione Detenuti (SGD) della Gendarmeria della Polizia cantonale che nell’ambito dei propri compiti è spesso confrontato con l’utilizzo degli spazi del Palazzo di Giustizia. La sua missione principale è infatti quella di occuparsi del trasporto e della gestione degli arrestati e detenuti all’esterno delle Strutture Carcerarie Cantonali, attività che lo vede spesso occupato nel trasferimento delle persone private della libertà a favore delle autorità giudiziarie e della loro sorveglianza durante i processi.
Concretamente, come risulta dalle fotografie qui allegate (libere da diritti) le due entrate principali del Palazzo di giustizia, su via Pretorio e su via Bossi, saranno sempre presidiate negli orari di accesso al pubblico. A tal fine sono state create due postazioni provvisorie, raggiungibili tramite un apposito “corridoio di sicurezza”, dove chi è intenzionato a entrare nello stabile sarà identificato. Un apparato di controllo e sicurezza permanente che potrà inoltre essere sfruttato durante i numerosi processi che si svolgono nell’Aula penale maggiore del Palazzo di giustizia. Il nuovo concetto di sicurezza, vista l’attuale situazione sanitaria dovuta al COVID-19, garantirà infine la tracciabilità delle persone che accedono agli spazi del PGL.
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 31 dicembre 2020 de Il Quotidiano
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13719640
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Da www.ticinonews.ch
https://www.ticinonews.ch/ticino/il-lavoro-dietro-le-quinte-non-si-e-mai-fermato-YD3621010