Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di inaugurazione della galleria ferroviaria del Monte Ceneri

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di inaugurazione della galleria ferroviaria del Monte Ceneri

– Fa stato il discorso orale –  

Festeggiamo l’apertura della galleria di base del Ceneri come ultimo tassello – per ora – della ferrovia di pianura AlpTransit.
Per il Ticino si tratta di un momento storico. Già nel 2016 abbiamo celebrato un’altra grande opera per la Svizzera e per tutta l’Europa. Allora si trattava dell’apertura della galleria di base del San Gottardo.
Il Ceneri servirà soprattutto per il traffico interno ticinese, per collegare in modo rapido e sostenibile i tre poli di Lugano, Locarno e Bellinzona. Anche le regioni più a sud e a nord del Cantone saranno meglio servite dall’offerta di trasporto pubblico. Penso in particolare a Mendrisio e Chiasso e anche alla Leventina, la mia terra d’origine e di residenza, che ha dovuto subire per quasi un ventennio i grossi cantieri di Bodio e Faido durante la costruzione del San Gottardo.
Grazie alla galleria del Ceneri il traffico sarà meno congestionato sulle nostre strade e anche l’ambiente ne risentirà favorevolmente. Raggiungere Bellinzona, Lugano e Locarno in una sola mezz’ora non sarà più un miraggio, ma realtà!
L’offerta che sarà disponibile dal 5 aprile 2021 nella sua completezza permetterà ai Ticinesi di muoversi in modo più agevole e veloce all’interno del nostro territorio.
Correva l’anno 1989 quando il Consiglio federale decise che il tunnel del Ceneri fosse il completamento naturale della linea di pianura.
Il Ticino ha però tremato non poco quando nel 2003 all’interno del Parlamento federale si prospettava un posticipo dell’investimento per motivi di risparmio. I miei colleghi di Governo di quei tempi si sono alquanto prodigati affinché a livello federale la costruzione della galleria del Ceneri non fosse percepita come un “capriccio ticinese, bensì come una tappa indispensabile della realizzazione di Alptransit” (citazione di M. Borradori).
Il Cantone ci ha sempre creduto e a tutti i livelli. E lo sta dimostrando anche oggi, investendo 100 milioni di franchi all’anno per il trasporto pubblico.
La galleria del Ceneri cambierà forse anche la nostra identità di Ticinesi. Grazie agli spostamenti rapidi all’interno del nostro Cantone, il Ticino diventerà una grande città con “quartieri” importanti nel Sopra- e Sottoceneri e fungerà da polo intermedio fra nord (la Zurich Greater Area) e sud (con l’area metropolitana lombarda).
Il Ticino dovrà quindi scoprire una sua nuova identità, fatta di orgoglio e volontà di crescita, ma anche di autodeterminazione a presentarsi come una zona forte, compatta e di alto interesse economico, culturale e formativo per il resto della Svizzera. Le collaborazioni in molti campi, anche a livello di Università e ricerca, sono già in atto.
Se a livello istituzionale e politico il trend di aggregare i comuni sono una realtà da anni, ora, anche grazie a questa infrastruttura tecnica, avremo la possibilità di sentirci tutti ancora più fortemente uniti e Ticinesi. Durante la pandemia di Covid-19 abbiamo avuto la possibilità di dimostrarlo.
Il Cantone – di fatto – è stato compatto e solidale come non mai in tempi recenti. Sfruttiamo questo spirito che ha contraddistinto il periodo di difficoltà quale chance per posizionarci nei confronti della Svizzera e mettiamoci in rete, offrendo il meglio che questo Cantone ha da offrire.
Rimbocchiamoci le maniche e saliamo in carrozza verso il futuro Ticino.    

Grandi eventi, le reazioni

Grandi eventi, le reazioni

Da www.rsi.ch/news
La decisione del Consiglio federale salutata con favore in Ticino dalla politica e dallo sport, restano dubbi per festival e concerti

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-le-reazioni-13375488.html

Dal primo di ottobre, a determinate condizioni, in Svizzera si potranno svolgere le manifestazioni con oltre mille persone. Lo ha deciso il Consiglio federale stando al quale per le partire di calcio e hockey saranno autorizzati unicamente posti a sedere, al massimo 2/3 di quelli disponibili, e sarà adottato l’obbligo dell’uso della mascherina.
“Queste decisioni vanno oltre quelle che erano le aspettative iniziali. Perché il testo messo in consultazione parlava del 50% per gli stadi al chiuso e del 2/3 per quelli all’aperto, ma non menzionava le manifestazioni all’aperto come le gare di sci o il ciclismo”, commenta il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi.
“Sicuramente è stato dato seguito anche a diverse indicazioni giunte dai cantoni. Anche se su alcuni aspetti, e penso alle prese di posizione dei colleghi della sanità, c’era ancora più prudenza rispetto alle posizioni comunicate oggi. E quindi penso che si sia dato una risposta positiva a favore dello sport e dei grandi eventi di carattere culturale”, conclude.
In Ticino si è già proceduto a creare un gruppo ad hoc che si occuperà di gestire le richieste di autorizzazione per i grandi eventi nel cantone.

Club ticinesi soddisfatti
Le indicazioni arrivate da Berna sono state accolte con soddisfazione dai grandi club sportivi ticinesi. Secondo Michele Campana, direttore del Lugano calcio, si tratta di un buon compromesso e sarebbe stato difficile ottenere qualcosa in più. La lega hockey aveva chiesto di poter occupare tutti i posti a sedere, ma i due terzi sono comunque un passo nella giusta direzione secondo i club. Filippo Lombardi, presidente dell’Ambrì Piotta, conta che si possa trovare un accordo con il cantone per usare al massimo la capacità autorizzata. Per Marco Werder, CEO dell’HCL, si tratta di un buon inizio, ma bisognerà iniziare a trasformare le curve in posti a sedere per avere una disponibilità maggiore.

Incertezza su concerti e festival
Gli organizzatori di grandi eventi come concerti e festival hanno invece reagito in modo diverso. A Lugano è naufragata l’idea di un’edizione invernale di Estival Jazz. Il direttore artistico Jacky Marti sottolinea le incognite sugli spazi attorno a quello organizzato per la manifestazione. Blues to Bop non è stato cancellato, ma proposto in versione più contenuta e una variante ridotta non è da escludere per l’anno prossimo. In questo caso ci sono dubbi a livello di sponsor e artisti. Più fiduciosi i responsabili di Moon&Stars, che hanno già presentato il programma per il prossimo luglio. Per quando riguarda i grandi carnevali si aspetta la risposta definitiva del Consiglio di Stato.

Più spazio per i ristoranti
Le misure contro il coronavirus restano in vigore anche per la ristorazione. Per questo Gastroticino ha chiesto a comuni e cantone di avere la possibilità di avere a disposizione maggiori spazi pubblici, come durante l’estate. Per il presidente Massimo Suter non è solo una questione economica ma anche una questione di immagine per le città. I grandi eventi in piazza non ci saranno e quindi sarà compito degli esercenti animarle e renderle attrattive.

****

Da www.ticinonews.ch

“Paletti più larghi di quelli che ci aspettavamo”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sulle decisioni prese a Berna per i grandi eventi e lo sport: “Non ci si può comportare come prima all’interno dello stadio”

Dal primo di ottobre, a precise e severe condizioni, si potranno tenere manifestazioni con oltre mille persone in Svizzera. Per le partite di calcio e hockey dei professionisti saranno autorizzati unicamente posti a sedere – al massimo 2/3 di quelli disponibili – e vi sarà l’obbligo della mascherina. Per ogni appuntamento con oltre 1000 persone si dovranno presentare piani di protezione soggetti a severe prescrizioni che dovranno essere autorizzati dai Cantoni. Quest’ultimi avranno quindi la competenza per autorizzare manifestazioni sportive o di altra natura, e pure pronunciarsi eventualmente su regole più restrittive.
Per avere un parere sulle ultime decisioni prese dal Consiglio federale, i colleghi di Teleticino hanno intervistato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

“Le decisioni fanno finalmente chiarezza su come l’autorità federale permette agli organizzatori di grandi eventi di poterli svolgere” commenta Gobbi. “Da un lato c’è stato un aumento delle capacità degli stadi o dei luoghi chiusi, passando da un 50% ai due terzi per gli stadi aperti. Questo è favorevole ai club, ma richiederà comunque degli oneri non indifferenti agli organizzatori. Penso ad esempio ai nostri stadi di hockey nel commutare la zona spalti in zona tribune e di fare implementare dei piani di protezione sulla gestione dei flussi delle persone in accesso e uscita dagli stadi”.

In passato avete detto che potevano esserci molti rischi. Alla luce della decisione odierna si poteva essere più prudenti oppure questa riapertura è giustificata?
“La preoccupazione c’è sempre perché non vogliamo rivivere quanto vissuto all’inizio di quest’anno. Dall’altra parte però c’è anche una gran voglia della popolazione di tornare a questa nuova normalità proprio perché ci si recherà al teatro o allo stadio mettendo la mascherina e comportandoci in maniera più disciplinata. Questo richiede uno sforzo a tutti perché l’obiettivo è permettere lo svolgimento di questi grandi eventi. Il comportamento del singolo è decisivo per continuare su questa linea: un comportamento sbagliato potrebbe annullare tutti gli eventi”.

Si parla di misure severe che i club dovranno adottare, cosa vuol dire?
“I piani di protezione sono importantissimi. Li abbiamo già discussi con i club durante l’estate, dando loro i paletti che già il Consiglio di Stato intendeva dare. Ora si tratterà di declinarli su ogni singola infrastruttura. Non ci si potrà comportare come prima all’interno dello stadio, non ci si potrà alzare e muoversi liberamente come prima, proprio perché ogni singolo contatto in più con chi ho vicino di posto rischia di aumentare il numero dei contatti in caso di positività. Il Consiglio federale ha posto al centro anche la capacità dei Cantoni di garantire il contact tracing, su questo siamo pronti ma l’obiettivo è di gestire assieme con organizzatori, autorità cantonali e comunali, frequentatori di eventi, in modo da poter permettere lo svolgimento corretto di queste manifestazioni”.

Da oggi la competenza decisionale passa ai Cantoni. Qualche settimane fa aveva detto che l’obiettivo era quello di trovare una linea comune con tutti gli altri Cantoni per non avere differenze sostanziali. È cambiato qualcosa?
“Sin dall’inizio della crisi i Cantoni sono chiamati ad applicare come organi esecutori le direttive federali e verificare che vengano rispettate da chi organizza o si comporta in maniera corretta sul territorio. L’aspetto di coordinamento sarà importante perché oggi ci sono alcuni paletti, ma mancano alcuni dettagli. Aspettiamo il rapporto esplicativo del Consiglio federale per capire se ci sono gli elementi per garantire già oggi un’uniformità d’applicazione di queste normative tra i Cantoni. L’obiettivo è evitare che a Lugano o a Davos vi sia differenza di applicazione. Questo anche per rispetto nei confronti degli organizzatori che devono essere trattati in modo uguale”.

Avete parlato molto con le società sportive. Quanto deciso oggi da Berna riesce a rispondere alle esigenze dei club sportivi?
“Sì, perché la paura era che con un 50% non si riuscisse a garantire quell’economicità del finanziamento dell’evento. Le infrastrutture oggi sono limitate, alcune più predisposte e altre meno, gli investimenti che dovranno essere fatti saranno comunque importanti. Commutare gli spalti in tribuna sono investimenti provvisori che richiedono sforzi. Tutto dipenderà da come gli spettatori e tifosi si comporteranno per garantire una riuscita corretta delle manifestazioni”.

Come dobbiamo aspettarci lo sport?
“Queste misure richiederanno maggior disciplina e minor libertà all’interno dello stadio. Non ci si potrà alzare liberamente. Magari verrà consegnata al posto la consumazione. Si dovrà portare sempre la mascherina, non ci si potrà alzare. Queste sono limitazioni che contrastano un po’ con la nostra concezione. Dall’altra parte è la necessità e il compromesso per poter svolgere questi grandi eventi che hanno bisogno di regole chiare, gestire il virus insieme significa anche limitare i nostri comportamenti”.

 

“Paletti più larghi delle aspettative”

“Paletti più larghi delle aspettative”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 settembre de La Regione

«Non siamo al 100% dell’occupazione inizialmente auspicata, ma con il 66% almeno abbiamo tolto quella discriminazione che sembrava esserci nei confronti di altre discipline sportive», dice invece da Lugano il Ceo Marco Werder. «Siamo tuttavia felici di sapere che grazie al nostro concetto di protezione i tifosi potranno andare allo stadio e seguire una partita in sicurezza».

Molti tifosi, ma non proprio tutti… «Diciamo che al momento attuale siamo ancora in zona verde, quindi riusciamo a garantire le partite ai nostri abbonati. Anche perché, è naturale, l’effetto Covid s’è fatto sentire: c’è quindi ancora un po’ di capacità, di cui vedremo cosa fare nelle prossime settimane. Certo, però, fa male sapere di avere uno stadio da 7’200 posti e dopo la trasformazione provvisoria delle curve (provvisoria, ripeto) che aumenterà i posti seduti a 5’000, potremo accogliere sole 3’300 persone».

E se improvvisamente la situazione dovesse migliorare? «Se capitasse, oppure se dovesse arrivare sul mercato il vaccino, mi auguro che tale condizione venga rivalutata immediatamente. Nell’attesa cominciamo a organizzarci bene, con questi cinquemila posti a sedere che dobbiamo ancora trasformare, in una situazione ben lungi dall’essere risolta e che causerà costi e minori entrate».

A proposito di spese: l’aumento temporaneo dei seggiolini chi lo pagherà? «È un costo che verrà diviso tra noi e la Città di Lugano».

Intanto si può dire che la decisione odierna cancella i timori di chi, dopo le indiscrezioni del Tages Anzeiger, ipotizzava un ulteriore rinvio dell’inizio stagionale? «I paletti messi da Berna sono più larghi di quanto ci si aspettava». È cautamente soddisfatto il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dopo aver appreso delle condizioni imposte da Berna per poter autorizzare le manifestazioni con più di mille persone. Soddisfazione anche perché «le decisioni del Consiglio federale sono andate oltre quanto posto in consultazione. Attendiamo da Berna ulteriori indicazioni per garantire un’applicazione più uniforme delle misure, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione epidemiologica» aggiunge Gobbi da Lugano, dove si trovava in occasione della giornata del Presidente ticinese. Pur essendo doloroso per il mondo dello sport, questo «è il compromesso che serviva per riuscire a far partire i campionati». Che quest’anno «saranno un po’ alla nordamericana: tutti seduti e, verosimilmente, con qualcuno che passerà a distribuire bibite e cibo tra i seggiolini, anche se questa misura va ancora discussa con i club. I tifosi dovranno fare uno sforzo per adattarsi».

Punto fondamentale per autorizzare eventi con più di mille persone è la capacità di ogni Cantone di assicurare un ‘contact tracing’ efficace in caso di focolaio. Per riuscirci, il Ticino richiamerà in servizio la protezione civile e verrano formate ulteriori persone. Ma se un tifoso si scoprisse positivo, quanti poi andrebbero in quarantena?, chiediamo. «Dipenderà dalle valutazioni dell’Ufficio del medico cantonale», conclude Gobbi.

****

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 settembre 2020 del Corriere del Ticino

«Sarà un ambiente nordamericano»
Il presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi: «Oneri importanti per le società sportive»

«Che sport sarà? Un po’ alla nordamericana, con spettatori più calmi e forse meno passionali». Norman Gobbi lo sa bene: calcio e hockey, con tali restrizioni, non saranno gli stessi. «Gli obblighi di rimanere seduti e di indossare la mascherina limiteranno il tifoso, certo, ma queste misure erano il compromesso per far ripartire i campionati. Un compromesso che sarà doloroso per lo sport, fatto com’è di prestazioni ma anche e forse soprattutto di emozioni. I paletti posti dal Consiglio federale sono comunque più larghi di quelli che ci si aspettava. Un passo nella direzione dei club, anche se tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia. Tengo comunque a sottolineare che le società sportive avranno oneri importanti: penso alla gestione dei flussi in entrata e in uscita dagli impianti, così come al controllo degli spettatori durante le partite». Fondamentale sarà il sistema del contact tracing cantonale. Ancora il presidente del consiglio di Stato: «Abbiamo buona capacità di personale, penso in particolare ai militi della Protezione civile già formati. Fondamentale sarà comunque il rispetto minuzioso dei piani di protezione».

 

Giornata del Presidente del Consiglio di Stato

Giornata del Presidente del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Oggi, mercoledì 2 settembre si è svolta la Giornata del Presidente del Consiglio di Stato, organizzata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Il consueto appuntamento di fine estate si è tenuto quest’anno nel Luganese e nel Mendrisiotto, muovendosi sul Lago Ceresio per raggiungere e visitare il Museo doganale svizzero di Gandria e il Battistero paleocristiano di Riva San Vitale.

Nella prima parte della giornata, il Governo si è riunito per la seduta settimanale nella Sala del Municipio di Lugano a Palazzo civico dopo aver incontrato in modo informale una delegazione dell’esecutivo luganese.  

 

 

 

Un weekend intenso per la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Un weekend intenso per la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Comunicato stampa

Le forti piogge del fine settimana hanno messo a dura prova territorio, abitati e strade ticinesi. In quest’ambito la Centrale comune d’allarme (CECAL) è stata sottoposta ad un’intensa attività per rispondere a oltre 4’000 richieste della popolazione, giunte al 117 e al 118, e per coordinare i numerosi interventi derivanti dal maltempo, che hanno visto all’opera Polizia, Pompieri e Protezione civile. Alle chiamate in entrata bisogna pure aggiungerne 789 in uscita. La CECAL ha saputo far fronte alla situazione anche perché, viste le previsioni, era già stato rinforzato il personale. Tutte le postazioni di lavoro erano infatti occupate da un operatore con la possibilità da parte del sistema di aiuto alla condotta di poter far fronte a 50 chiamate in simultanea. Un limite sistemico che, all’apice degli eventi meteorologici, è stato superato, non consentendo la risposta ad alcune chiamate degli utenti. Una ventina di chiamate sono state invece deviate oltre Gottardo per poi essere reindirizzate alla CECAL. Gli interventi segnalati alla Centrale sono stati 370 in totale, con casistica suddivisa in particolare in allarmi acqua, allarmi, eventi naturali ed inquinamenti. Ulteriori interventi sono stati inoltre richiesti dalla popolazione direttamente nei luoghi toccati. La situazione meteo straordinaria ha permesso di testare con successo l’integrazione del 118 presso la CECAL, implementata lo scorso mese di luglio. Come per ogni evento di carattere straordinario, il primo di questa portata dall’introduzione del nuovo sistema di condotta, nel corso di questa settimana verrà fatta una prima valutazione dettagliata, alfine di migliorare ulteriormente gli aspetti tecnici. 

 

 

“Gettate le basi per l’ospedale di Bellinzona e l’uso dell’Infocentro”

“Gettate le basi per l’ospedale di Bellinzona e l’uso dell’Infocentro”

“Un lavoro certosino, esempio di buona politica”

Due piccioni con una fava, si potrebbe dire, dopo l’incontro di questa settimana che ha permesso di consolidare le basi affinché il Cantone entri in possesso del terreno ai Saleggi su cui sorgerà il futuro ospedale Regionale di Bellinzona e dell’Infocentro di Pollegio che verrà messo a disposizione per scopi di interesse pubblico cantonale. “Addirittura i piccioni presi con una fava sono quattro – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi,- perché con questa operazione permettiamo pure la rinaturalizzazione di un tratto del fiume Ticino inserita in un progetto di valenza federale e la realizzazione a Pollegio di una piazza d’istruzione dell’esercito”.

Ci spieghi il passo compiuto nell’incontro di mercoledì scorso. “Si tratta di un’operazione che coinvolge molti attori con il duplice scopo principale di acquisire il terreno necessario per la realizzazione del futuro ospedale Regionale di Bellinzona e il salvataggio dell’Infocentro, la struttura di Pollegio realizzata da AlpTransit Gotthard nell’ambito della costruzione del tunnel di base del San Gottardo. Quale corollario si aggiungono i lavori di rinaturalizzazione del Ticino e la costruzione della piazza d’istruzione a Pollegio. Siamo riusciti, grazie all’ottimo lavoro dei miei funzionari attivi alla Sezione del militare e della protezione della popolazione e in particolare del capo Sezione Ryan Pedevilla, a mettere attorno allo stesso tavolo tre Dipartimenti (oltre al DI, anche il DT e il DSS), la Città di Bellinzona, il Comune di Pollegio, armasuisse, proprietaria dei terreni ai Saleggi, Alptransit Gotthard AG, proprietaria dell’Infocentro, l’EOC che dovrà realizzare l’ospedale e il consorzio correzione fiume Ticino”. Ma in pratica di cosa si tratta? “L’esercito, che ha alcune attività ai Saleggi ed è proprietario dei terreni, permuterà quell’area con un terreno di AlpTransit a Pollegio dove sorge l’Infocentro. Il Cantone acquisterà i terreni ai Saleggi e l’Infocentro, struttura che per come è realizzata non entra negli interessi di armasuisse. Ai Saleggi di Bellinzona potrà così sorgere, se tutto procederà come nelle intenzioni, il nuovo ospedale Regionale, mentre l’Infocentro sarà messo a disposizione per scopi di interesse pubblico cantonale, sotto la competenza del Dipartimento delle istituzioni”.

“In un momento che ci vede in difficoltà a causa del coronavirus e delle sue conseguenze – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ritengo quanto sin qui fatto in questo ambito davvero notevole. Abbiamo dimostrato che non manca la capacità di trovare soluzioni, ma pure la voglia di guardare a un arco temporale più lungo. Un esempio di buona politica. Gli scogli che si sono dovuti superare sono stati numerosi, ma gli obiettivi finali – costruzione del futuro ospedale e salvataggio dell’Infocentro, rinaturalizzazione del tratto lungo il fiume Ticino e nuova piazza d’istruzione dell’esercito – sono sempre stati al centro degli interessi di tutti. Ciò ha portato a una condivisione e a una collaborazione davvero molto buone. Anche se mancano ancora alcuni passi decisivi, in particolare legati alle decisioni politiche che dovranno venir prese dal Parlamento cantonale e dal legislativo della Città di Bellinzona, oggi abbiamo delineato una strada chiara e percorribile. Averlo fatto in questo particolare momento credo debba essere un esempio virtuoso da rimarcare”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Allerta idro-geologica

Allerta idro-geologica

Comunicato stampa

A causa delle piogge intense previste dal 28.08.2020 alle 20 fino al 30.08.2020 alle 18, in Vallemaggia, Bellinzonese, Valle di Blenio, Valle Leventina, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto, Riviera, Valle  Verzasca e Basso Moesano la Polizia Cantonale, su indicazione dei servizi del Dipartimento del territorio, invita la popolazione a:

  • utilizzare il veicolo privato solo se strettamente necessario;
  • non sostare su ponti o in prossimità di corsi d’acqua;
  • prestare attenzione ai sottopassi, a zone di possibile accumulo di acque e a ruscellamenti di acqua dai versanti;
  • tenere presente il pericolo di scoscendimenti e caduta alberi lungo le vie di comunicazione.

 

“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”

“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 28 agosto 2020 de La Regione

“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”: anche se il primo sondaggio condotto dall’istituto gfs di Berna sull’intenzione di voto delle cittadine e dei cittadini svizzeri ci dice che per ora la maggioranza sarebbe favorevole al credito di 6 miliardi di franchi per acquistare i nuovi aerei per il nostro Esercito (tema in votazione il 27 settembre prossimo) è bene sottolineare l’importanza di questo credito per l’efficacia globale dell’Esercito, come per l’intero concetto di sicurezza a favore della Svizzera e della sua popolazione.

In qualità di direttore del Dipartimento delle istituzioni, a cui è affidato il compito della sicurezza, ho chiaro il concetto che la sicurezza vada garantita e salvaguardata grazie all’attività di tutte le “agenzie” che operano in tale contesto. Penso alla Polizia cantonale e alle Comunali, penso al Corpo delle guardie di confine, ai Pompieri, al Servizio ambulanze, ma penso pure all’Esercito e alla Protezione civile, riserva strategica per Cantoni e Comuni, la cui funzione si è rivelata essenziale anche nei mesi di crisi del coronavirus. Una rete integrata grazie alla quale lo Stato è in grado – con alcuni compiti demandati al settore privato – di mantenere un elevato grado di sicurezza a beneficio di tutti.

Investiamo molto per dare i migliori mezzi a Polizia e Guardie di confine. I servizi di soccorso di Ambulanze e Pompieri sono all’avanguardia, grazie alle risorse che immettiamo in questi settori. La Protezione civile in Ticino ha recentemente aggiornato l’intero materiale d’impiego. Lo stesso discorso deve poter valere anche per l’Esercito, inserito pienamente nella rete che crea la protezione della popolazione. E le forze armate svizzere – per rispondere a questa sfida – devono poter contare anche su un parco velivoli in grado di adempiere alle missioni previste: dalla sorveglianza dello spazio aereo alla difesa. I caccia sono indispensabili per la sicurezza nella terza dimensione.

Il concetto “Air2030” del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport inquadra in modo coordinato le necessità per il futuro legati alla difesa della popolazione svizzera e dei suoi cieli. I bisogni più impellenti sono l’acquisto degli aerei da combattimento e il nuovo sistema di difesa terra-aria a lunga gittata.

È allora utile ricordare che le Forze aeree svizzere hanno il compito di proteggere e salvaguardare uno degli spazi aerei più complessi del mondo. Situato all’intersezione di due grandi rotte, est-ovest e nord-sud, il nostro spazio aereo è il più denso dell’intero continente europeo. In media, circa 3500 aerei sorvolano la Svizzera ogni giorno. Nel 2019 sono stati registrati circa 1,3 milioni di voli civili e militari. Se la Svizzera vuole garantire la sicurezza del suo spazio aereo e salvaguardare la sua sovranità, una sorveglianza efficace è indispensabile.

Prendo a prestito un’affermazione fatta recentemente da Boris Cuanoud, capo di Skyguide – il partner privato dell’Esercito che si occupa di sicurezza dei voli – in occasione dell’inaugurazione, lo scorso 21 agosto, della nuova torre di comando e del nuovo centro operativo dell’aeroporto militare di Payerne: “La sicurezza dello spazio aereo non è facoltativa”. Non possiamo farla o non farla. Dobbiamo garantirla nel migliore dei modi. I nuovi aerei da combattimento sono la risposta a questa necessità e al nostro bisogno di sicurezza.

Al Cantone andranno Saleggina e Infocentro

Al Cantone andranno Saleggina e Infocentro

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 27 agosto 2020 de La Regione

Intesa tra governo, AlpTransit e Armasuisse

Si consolidano le basi per la futura compravendita da parte del Cantone dei terreni ai Saleggi di Bellinzona (di proprietà della Confederazione) e la relativa permuta di terreni a Pollegio, attualmente posseduti da AlpTransit, in favore di Armasuisse Immobili. L’incontro di ieri tenutosi a Palazzo delle Orsoline alla presenza dei rappresentanti di tutti gli autori coinvolti in questa sorta di Tetris sull’asse Bellinzonabassa Leventina-Berna, spiana la strada al previsto ospedale regionale e definisce il futuro dell’Infocentro di Pollegio. Quest’ultima struttura, inserita nella porzione di terreno che AlpTransit cederà ad Armasuisse, sarà poi in un secondo tempo acquisita dal Cantone per un utilizzo volto a scopi d’interesse pubblico cantonale.

Gobbi: ‘Obiettivo far vivere la struttura’
«L’edificio sarà inizialmente utilizzato a scopi di protezione della popolazione – afferma da noi contattato il direttore del Di, Norman Gobbi –. Un po’ sulla falsariga di quello che rappresenta oggi il Centro di istruzione di Rivera che può accogliere anche utenti esterni. Il tutto sarà gestito dal nostro Dipartimento tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Anche gli spazi espositivi e la cucina – continua Gobbi – potranno essere messi a disposizione, ma in maniera coordinata. Per il momento non possiamo ancora sbilanciarci, ma l’obiettivo è quello di far vivere l’Infocentro e non mantenerlo come un mausoleo».

Nuovo ospedale regionale più vicino
Ciò che lega la capitale ticinese alla bassa Leventina, ricordiamo, sono i due vasti terreni sui quali Cantone ed Esercito intendono realizzare rispettivamente il nuovo ospedale regionale di Bellinzona e valli, in zona Saleggina, e una nuova piazza d’esercitazione militare vicino all’Infocentro così come previsto dal Piano settoriale militare.
A Pollegio saranno dunque spostate le attività militari attualmente presenti nella capitale. Nell’iter che porterà alla realizzazione del nuovo ospedale regionale, nel comparto della Saleggina, la Città di Bellinzona dovrà procedere allo smantellamento dello stand di tiro e contribuire alla realizzazione del poligono d’impronta cantonale sul Ceneri. Il passaggio al Cantone del comparto dei Saleggi assume inoltre un’importanza strategica anche per la futura sistemazione idraulica prevista nel progetto per la rinaturazione del fiume Ticino. «C’è soddisfazione da parte di tutti i partner perché sono progetti che potevano anche essere divergenti dal punto di vista degli interessi. Siamo però riusciti a fare incastrare il tutto grazie a un lavoro minuzioso».

A breve accordo definitivo e richiesta di credito al Gran Consiglio
Grazie alla mediazione condotta dal Dipartimento delle istituzioni (Di) e al lavoro svolto dai vari attori coinvolti, a breve – si legge nel comunicato diffuso dal Di – potrà essere formalizzato l’accordo definitivo tra le parti. Sul piano temporale è stato fissato l’obiettivo di presentare il messaggio per la richiesta del credito d’acquisizione al Gran Consiglio nell’autunno 2020. «Per quanto riguarda i messaggi – rileva ancora Gobbi – la parte più importante riguarderà ovviamente la questione dell’acquisizione del comparto dei Saleggi perché il passaggio di proprietà dell’Infocentro potrà avvenire solo dopo il termine della procedura di pianificazione che permetterà di convertire a Bellinzona la parte di zona agricola che verrà a mancare a Pollegio». Presenti ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, oltre alle delegazioni di AlpTransit San Gottardo Sa, Armasuisse Immobili, Ente ospedaliero cantonale e Consorzio correzione fiume Ticino, i consiglieri di Stato Norman Gobbi, Christian Vitta e Claudio Zali in rappresentanza dell’Autorità cantonale, il sindaco Mario Branda e il municipale Simone Gianini per il Comune di Bellinzona e il sindaco John Mercoli per il Comune di Pollegio.

Polenta e funghi o…lo lasciamo decidere a voi!

Polenta e funghi o…lo lasciamo decidere a voi!

Comunicato stampa

È mattino presto, la luce del sole si insinua lentamente tra gli alberi del bosco,fruscio di foglie bagnate, la mano tesa per raccogliere l’agognato porcino e poi…
Il finale lo lasciamo decidere a voi: una tradizionale polenta e funghi in compagnia o un infortunio con conseguenze anche gravi con trasporto in elicottero verso l’ospedale? La stagione della raccolta di funghi è da poco iniziata e la campagna di prevenzione “Montagne Sicure” del Dipartimento delle Istituzioni torna a lanciare il suo messaggio di prevenzione, rivolto a tutti gli escursionisti ma in particolare ai “fungiatt”, affinché l’entusiasmo non vada a scapito della prudenza.

Nel 2019 vi sono state 5 morti in montagna mentre nel 2018 ve ne sono state 15. Gli interventi di soccorso sono stati effettuati dal Gruppo ricerche e costatazioni (GRC) della Polizia cantonale, all’opera nei casi più gravi e complicati, in collaborazione con i partner (SAS, REGA, 144…). Negli ultimi 5 anni questa attività ha permesso di soccorrere 136 persone, con un bilancio di 91 feriti e 45 morti. Sei persone decedute erano nei boschi per raccogliere funghi. Una passione coinvolgente quest’ultima che permette di assaporare al meglio la natura che ci circonda. Il bosco nasconde tanta bellezza, ma anche numerosi pericoli derivanti ad esempio dal terreno bagnato e dagli irti pendii. Il suolo impervio richiede al cercatore di funghi di confrontarsi con numerosi ostacoli di marcia, poiché spesso si abbandonano i sentieri per avventurarsi in zone discoste e maggiormente propizie alla raccolta. La caduta, come anche per gli escursionisti, è quindi la tipologia di infortunio maggiormente riscontrata.

Gli interventi di ricerca e soccorso si rivelano spesso complicati a causa delle difficoltà derivanti dalla conformazione della montagna e dall’individuazione precisa della zona in cui l’escursionista o il cercatore di funghi sono dispersi. In quest’ambito il maggiore pericolo, come detto, è costituito dalle cadute anche a seguito di malori generati da affaticamento eccessivo.

Seguire pochi ma importanti consigli può salvare la vita. Porre la dovuta attenzione all’equipaggiamento è basilare. In particolare bisogna calzare, anche su terreni all’apparenza poco impegnativi, gli scarponi da montagna, evitando l’uso di stivali di gomma; occorre dotarsi di bastoncini ed evitare i cestini, che tengono occupata una mano, preferendo uno zaino. Abitualmente i cercatori di funghi si muovono in solitaria, poiché vogliono mantenere gelosamente segreti i luoghi di raccolta. Una cattiva abitudine che andrebbe evitata poiché, in mancanza di compagni, gli infortuni possono risultare forieri di ulteriori difficoltà. Anche una piccola frattura a una caviglia può determinare l’immobilità e quindi l’impossibilità di ricercare soccorso. In questi frangenti un cellulare è sicuramente utile, ma spesso in montagna e nei boschi sono ancora presenti delle aree senza campo. Inderogabile diviene quindi la regola di comunicare a familiari o conoscenti il luogo e il percorso che s’intende seguire, non variarlo, e avvisare dell’avvenuto rientro. Solo così ci sarà qualcuno che potrà celermente dare l’allarme contattando la Centrale Comune di Allarme (CECAL) al 117.

Altre buone regole: valutare meticolosamente l’itinerario che si vuole affrontare, che deve essere confacente alla propria forma fisica, nonché informarsi sulle condizioni meteo per non dover fare i conti col maltempo, in particolare i temporali. Nel caso in cui ci si perdesse non bisogna mai farsi prendere dal panico. Il consiglio principale è sempre quello di tornare sui propri passi. In caso di necessità un piccolo zaino ben attrezzato sarà utile per far fronte agli imprevisti. Lo stesso dovrebbe contenere un kit di pronto soccorso (cerotti, disinfettante, garza sterile e benda elastica), un coltello multiuso, un maglione, una giacca impermeabile e antivento, un telo termico, una pila, cibo e soprattutto una borraccia d’acqua.

Con i pochi consigli e accorgimenti che sono stati elencati l’escursione e la raccolta di funghi potranno essere svolte in tranquillità e senza correre rischi eccessivi. In caso contrario rammentiamo che gli interventi di ricerca di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS) di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione a un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili, ma a spese di chi li richiede.

Ulteriori informazioni: https://www4.ti.ch/di/montagne-sicure/home/