Acquisizione del terreno dei Saleggi da parte del Cantone

Acquisizione del terreno dei Saleggi da parte del Cantone

Comunicato stampa

Si è tenuto oggi l’incontro che ha permesso di consolidare le basi per la futura compravendita dei terreni ai Saleggi di Bellinzona da parte del Cantone e la relativa permuta di terreni a Pollegio, attualmente di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA, in favore di armasuisse Immobili. L’odierna discussione ha inoltre permesso di determinare il futuro dell’Infocentro di Pollegio, scongiurandone l’abbattimento.  

Oggi al Palazzo delle Orsoline a Bellinzona si sono riunite tutte le parti interessate alla compravendita dei terreni ai Saleggi e ai relativi progetti annessi: rappresentanti dell’Autorità cantonale (Consiglieri di Stato Gobbi, De Rosa e Zali), del Comune di Bellinzona (il sindaco Branda e il municipale Gianini), del Comune di Pollegio (il sindaco Mercoli), di armasuisse Immobili, di AlpTransit San Gattardo SA, dell’Ente ospedaliero cantonale e del Consorzio correzione fiume Ticino.

Ricordiamo come il terreno ai Saleggi sia considerato d’importanza strategica per il Canton Ticino, in particolare per quanto riguarda la costruzione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e della sistemazione idraulica prevista nel progetto, di valenza federale, per la rinaturalizzazione del fiume Ticino.

Durante l’incontro sono state discusse le varie perizie – immobiliare e ambientale – che hanno permesso di definire il reale valore del comparto e i costi relativi alla bonifica del sedime dei Saleggi. Altro tema di discussione è stato il passaggio dei terreni di Pollegio di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA a favore di armasuisse Immobili, condizione sine qua non per la vendita dei Saleggi al Cantone, garantendo così lo spostamento delle attività militari a Pollegio, così come previsto dal Piano Settoriale Militare. Inoltre l’Infocentro potrà così essere acquistato dal Cantone per un utilizzo volto a scopi d’interesse pubblico cantonale.

Grazie alla mediazione condotta dal Dipartimento delle istituzioni e al lavoro svolto dai vari attori coinvolti a breve potrà essere formalizzato l’accordo definitivo tra le parti.

Sul piano temporale è stato fissato l’obiettivo di presentare il messaggio per la richiesta del credito d’acquisizione al Gran Consiglio nell’autunno 2020.  

Tutti a scuola! Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Tutti a scuola! Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Comunicato stampa

La ripresa delle attività sui banchi di scuola è da sempre uno degli appuntamenti importanti non solo per gli allievi ma pure per gli adulti. Il Dipartimento delle istituzioni con il progetto “Strade sicure”, la Polizia cantonale congiuntamente con le polizie comunali intendono rendere attenti coloro che accompagnano i bambini presso gli istituti scolastici e di adottare semplici regole di comportamento volte a percorrere in sicurezza il tragitto casa-scuola.

Per alcuni scolari il percorso che li separa dai banchi di scuola può essere breve, mentre per altri richiede più tempo. L’accompagnamento degli allievi da parte di genitori, famigliari o conoscenti che si mettono a disposizione deve essere svolto con la dovuta sicurezza, sia in auto sia a piedi.
L’anno scorso in Ticino gli incidenti sul tragitto casa-scuola sono stati 10, otto dei quali hanno portato al ferimento di persone. Su 56 incidenti avvenuti sulle strisce pedonali nel 2019 43 hanno provocato feriti. La causa maggiore di questi incidenti è la mancata precedenza all’attraversamento pedonale (25).
In occasione della ripresa delle scuole il 31 agosto prossimo, la Polizia cantonale e le polizie comunali del Ticino organizzeranno dei servizi di sensibilizzazione e controlli della velocità nei pressi degli istituti scolastici con la distribuzione di opuscoli a tema.
Si ricorda, a chi si reca a scuola a piedi, che l’attraversamento delle strade deve avvenire sempre in sicurezza e nel rispetto degli altri utenti, seguendo tre fasi distinte: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso. Anche il percorso sul marciapiede deve avvenire in maniera sicura e corretta, in particolare deve permettere agli accompagnatori di avere visibilità sugli altri utenti della strada.
Per chi usa l’auto invece, si rammenta di non parcheggiare su marciapiedi o vicino al perimetro scolastico, in quanto oltre a causare difficoltà al transito dei pedoni si crea loro un pericolo concreto. Un’attenzione particolare va inoltre posta durante le manovre in retromarcia. I bambini fino ai 12 anni che prendono posto in auto sottostanno all’obbligo del seggiolino o del rialzo.
A seguito dell’emergenza sanitaria si richiama l’attenzione alle disposizioni generali emanate dalle Autorità cantonali sulla protezione individuale dal virus (norme accresciute d’igiene) come pure le disposizioni sempre in vigore sul distanziamento fisico e sullo stazionamento nei piazzali scolastici.
Altre informazioni e consigli saranno rilasciati dagli agenti di polizia sul posto e sono pure consultabili nell’opuscolo che sarà distribuito.
Informazioni sull’inizio delle scuole si possono reperire sul sito di “Strade Sicure” al seguente link: www.stradesicure.ch

Richiedenti l’asilo: “Fatto grave a Chiasso”

Richiedenti l’asilo: “Fatto grave a Chiasso”

Episodio increscioso avvenuto giovedì notte

Ha rubato un’auto; ha forzato due posti di blocco mettendo in pericolo la vita degli agenti, che hanno dovuto esplodere un colpo di pistola per fermare l’auto. È avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì a Chiasso. Autore? Un richiedente l’asilo libico ospitato nel Centro federale d’asilo di Chiasso. “È un fatto grave – sottolinea il consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi –  che conferma quanto sia delicata e difficile la gestione di quei richiedenti l’asilo che giungono in Svizzera con intenti non legati alla ricerca di un Paese ospitale per ricostruire la loro vita perché minacciati nella loro nazione. Persone – e non sono poche – che non avranno mai la possibilità di ottenere un permesso d’asilo, ma che la Svizzera deve ospitare per dar seguito alle loro domande d’asilo. Spesso sono tossicodipendenti. Da qui la necessità di accelerare le procedure, proprio per limitare gli effetti negativi e pericolosi che queste persone possono arrecare alla nostra comunità”.

Ma com’è la situazione a Chiasso? “Nelle ultime settimane la Polizia ha ricevuto parecchie segnalazioni di richiedenti l’asilo molesti, in particolare perché in preda ai fumi dell’alcol e della droga. È un problema che la SEM (Segretariato di Stato per la migrazione) assieme alle forze dell’ordine (Polizia e Guardie di confine) devono poter gestire al meglio. Ma non è assolutamente facile. Grazie all’attività all’interno e all’esterno delle agenzie private di sicurezza, che fanno direttamente riferimento alla SEM, si cerca di contenere il sorgere di problematiche più gravi, accompagnando e dissuadendo eventuali RA malintenzionati. Ma poi spesso queste persone quando escono – e non possono essere trattenute all’interno dei centri – commettono atti vandalici, furti e disturbo della quiete pubblica”.

Per la popolazione non deve essere facile… “È così, ma l’autorità comunale si impegna con la sua Polizia in collaborazione con gli agenti della cantonale e con gli agenti della sicurezza privata attiva all’esterno del centro a contenere i danni. Sarebbe bello se tutte le persone che giungono da noi per chiedere asilo si comportassero in modo corretto. Così però non è. Ci sono famiglie, ma anche adulti, che davvero hanno bisogno di poter ottenere un permesso per rimanere in Svizzera perché effettivamente minacciati negli Stati d’origine. Ma ci sono persone che abusano della politica d’asilo della Svizzera e nel periodo in cui rimangono da noi spesso rubano o spacciano droga. Lo sappiamo. L’autorità federale ne è cosciente. Si cerca di mettere cerotti. Da parte del Cantone non possiamo mai abbassare la guardia”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.   

“Le sanzioni non bastano”

“Le sanzioni non bastano”

Da www.rsi.ch/news – vedi servizio Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-sanzioni-non-bastano-13337841.html

Il Municipio di Chiasso ha scritto alla SEM su alcuni richiedenti l’asilo problematici e intende chiedere a Berna provvedimenti più incisivi

Il furto e la spericolata fuga in auto nel corso della notte a Chiasso e l’ultimo di una serie di disordini riconducibili a un gruppo di richiedenti l’asilo ospiti del centro federale. Un gruppo ristretto e conosciuto, contro il quale sono già stati presi dei provvedimenti, ma questi non sono sufficienti, secondo la capo Dicastero sicurezza del comune, Sonia Colombo Regazzoni.

Il Municipio ha scritto alla Segreteria di stato per la migrazione (SEM), che è a conoscenza del problema. Possono applicare, spiega la portavoce Emmanuelle Jaquet Von Sury, solo le sanzioni disciplinari previste dalla legge: proibire l’uscita per mezza giornata o un giorno intero e togliere la piccola somma che ricevono per le spese.

“Sono inezie. Se uno si comporta male oggi, domani non può uscire, ma dopodomani sarà di nuovo in giro” afferma Colombo Regazzoni. L’intenzione è quindi di sollecitare di nuovo Berna con una lettera per chiedere provvedimenti più incisivi.

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Autorità cantonali e club a confronto in vista degli allentamenti per il pubblico
Norman Gobbi: «Chi seguirà una partita dovrà farlo con un’altra testa e seguendo nuove abitudini»
Nicola Mona: «Cruciale la responsabilità individuale» – Marco Werder: «Non vogliamo fare i poliziotti»

Autorità cantonali e club sportivi vogliono fare gioco di squadra. Dialogare, aiutarsi a vicenda e – nel concreto – vincere la sfida dei grandi eventi. Quelli, per intenderci, con anche più di 1.000 spettatori seduti fianco a fianco.
Le parti lo hanno chiarito apertamente al termine del vertice andato in scena ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. Consapevoli però che l’avversario del momento è uno di quelli fastidiosi. Un nemico, soprattutto, che fa dell’imprevedibilità la sua forza. «L’evoluzione dei contagi da COVID-19 in Svizzera è preoccupante, inutile nasconderlo», commenta in merito Norman Gobbi. «L’importante – aggiunge – è saper lavorare assieme per gestire la situazione. E ciò nell’ottica di un’apertura, e non una chiusura, nei confronti dello spettacolo sportivo». Di qui l’incontro voluto fortemente dal direttore del Dipartimento delle istituzioni e al quale – oltre alle società e ai rispettivi dirigenti – hanno partecipato anche capidicastero comunali, rappresentanti della polizia e il medico cantonale.

Sicurezza, via il contributo
La data cerchiata in rosso sul calendario, lo ricordiamo, è il 1. ottobre. Ma al più tardi entro il 2 settembre Confederazione e Cantoni dovranno elaborare una strategia comune per i diversi regimi autorizzativi. Già, quali saranno le condizioni insindacabili per permettere a Cornaredo di accogliere 3.000 spettatori o 3.600 alla Valascia? «Per quanto ci riguarda abbiamo fornito delle prime linee direttrici cantonali, come il divieto di accogliere tifosi ospiti, l’obbligo di posti seduti legato a doppio filo al sistema di tracciamento dei contatti o l’obbligo della mascherina», sottolinea sempre Gobbi. «Decisive – aggiunge – saranno però le condizioni quadro delineate dal Consiglio federale. Paletti, questi, che saranno chiari solo nei prossimi giorni».

Per Norman Gobbi è invece certo un altro aspetto: «Ottobre è dietro l’angolo ed entro quella data servirà un cambio d’atteggiamento e di mentalità da parte di chi è abituato a seguire dal vivo le partite delle squadre di lega nazionale. Sarà infatti necessario adattare le proprie abitudini al contesto particolare: penso anche solo allo spostamento verso gli stadi e le piste che giocoforza dovrà avvenire secondo tempistiche più ampie». All’interno delle strutture saranno invece i piani di protezione a fare la differenza: «Abbiamo dato la nostra disponibilità ai club e ai Comuni proprietari per supportarli nell’elaborazione di questi protocolli. L’intento deve essere uno soltanto: limitare il numero di persone da porre in quarantena qualora dovesse emergere un caso positivo tra gli spettatori». Della serie: il rischio zero non esiste, anzi. E qui un interrogativo s’impone: perché acconsentire a migliaia di spettatori negli stadi e al contrario bocciare i carnevali nel 2021? Sentite Gobbi: «Il carnevale è vicinanza, contatto stretto, divertimento in piedi. Chi va a una partita può invece svagarsi restando seduto. L’importante però, e mi ripeto, sarà farlo con un’altra testa. Perché a cambiare non saranno tanto le regole sul ghiaccio o in campo ma quelle da rispettare sulle tribune e fuori dagli impianti».

E a proposito di pubblico. Durante il vertice è altresì emersa la volontà dell’autorità cantonale di rinunciare al contributo per i costi di sicurezza a carico delle società e pari a un franco a spettatore. Va da sé alla luce dell’assenza di tifosi ospiti prevista dai piani di protezione.

Vigili anche fuori dalla pista
Sin qui la visione dell’autorità. E i club? Riemergono rinfrancati o dubbiosi dal faccia a faccia con il Cantone? «Restiamo ottimisti o, quantomeno, non intendiamo rassegnarci», afferma il direttore generale dell’Ambrì Piotta Nicola Mona. «La situazione è complessa, ma il concetto di protezione allestito con la Lega è serio e ragionato nei minimi dettagli. Poi è chiaro: le nostre buone intenzioni potrebbero essere influenzate da variabili che non conosciamo e sulle quali non possiamo avere il controllo». Tra queste c’è pure il comportamento dei tifosi nelle ore precedenti un match. «Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli, sicuri che sapranno fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi mesi. Detto delle misure di protezione all’interno della Valascia come HCAP – precisa Mona – forniremo comunque delle raccomandazioni circa ad esempio la condotta da adottare nel recarsi alla pista». L’obiettivo, rileva il dg biancoblù, «è fare in modo che la soglia del rischio resti a un livello accettabile e sostenibile».

Quali verifiche all’interno?
Proprio per chiarire i margini di tolleranza di chi sarà chiamato ad autorizzare o meno i grandi eventi, nella sala del Gran Consiglio ieri era presente anche il medico cantonale Giorgio Merlani. Il quale ha da un lato ascoltato le esigenze dei club e dall’altro sottolineato quelle che sono ritenute delle potenziali criticità. Un esempio? Il comportamento – appunto – degli spettatori all’esterno di stadi e piste prima e dopo le partite. Su questo punto il CEO dell’HC Lugano Marco Werder dosa soddisfazione e cautela: «Come società di hockey abbiamo avuto la certezza che il nostro piano di protezione funziona, regge. Centrale resta tuttavia la responsabilità individuale, di noi dirigenti e dei tifosi nel rispettare scrupolosamente le direttive in vigore da ottobre. Ma il buonsenso dovrà prevalere anche per quegli aspetti che probabilmente non sottostaranno a restrizioni vincolanti. Mi riferisco all’afflusso e al deflusso del pubblico alla pista». In questo quadro, indica Werder, «c’è comunque soddisfazione per la volontà del Governo di uniformare il più possibile le misure di protezione rivolte agli spettatori. Resta la preoccupazione legata allo sviluppo del coronavirus. Una volatilità che, sì, crea insicurezza. Ci è richiesta grande flessibilità e in questo senso sarà una grande prova collettiva».

Intanto, come detto, si va verso all’esenzione del contributo di un franco a spettatore a carico dei club. «Un indirizzo che sicuramente può permetterci di risparmiare in modo rilevante nell’ambito dell’ordine pubblico», conferma il CEO bianconero. Per poi comunque puntualizzare: «A fronte delle nuove disposizioni da osservare all’interno della Cornèr Arena dovremo comunque valutare a quale tipologia di sicurezza privata sarà necessario appoggiarsi. Il tutto a seconda del numero di tifosi che potranno accedere alla pista». Nei corridoi e sulle tribune, va da sé, il controllo ricadrà sulle spalle dell’HCL. «Anche se non è nostra intenzione fare i poliziotti. Ancora una volta: ci appelleremo alla buona volontà dei tifosi». Sì, perché senza gioco di squadra il castello dei grandi eventi – fragilissimo – potrebbe subito crollare.

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 agosto del Corriere del Ticino

Con la chiusura delle discoteche in Italia a causa della pandemia il Ticino rimane l’unica opzione Gobbi è preoccupato, i gestori dei locali molto meno: «Con il limite massimo delle cento persone c’è poco margine»
L’Italia ha spento la musica dance: dove andrà chi avrà voglia di scatenarsi sulla pista da ballo? Appresa la notizia del giro di vite sulla movida deciso a Roma – oltre alle discoteche chiuse c’è l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6 nei luoghi aperti dove non è possibile mantenere la distanza sociale – chi abita a ridosso del confine non avrà impiegato molto ad escogitare l’unico possibile piano B: andare in Svizzera. Potenzialmente parliamo di migliaia di persone che potrebbero varcare la frontiera per divertirsi nei locali ticinesi, in particolare quelli del Luganese e del Mendrisiotto, e il consigliere di Stato Norman Gobbi si è già detto preoccupato che l’esodo per la movida possa far crescere il numero dei contagi.

«Non è Milano Marittima»
Ci sono però diversi elementi che potrebbero attenuare l’impatto dell’eventuale ondata umana. Su tutti il limite massimo di persone che può accogliere ogni locale: cento. Una volta raggiunto il tetto, per poter entrare bisogna aspettare che esca qualcun altro. Non il massimo.«Considerando che la maggior parte della clientela è quella abituale, la situazione non mi sembra così grave», commenta Paolo Franzi, comproprietario e gestore dell’Underground di Lugano, rispondendo indirettamente ai timori espressi da Gobbi. «E poi non siamo Milano Marittima», aggiunge, nel senso che il Ticino non è una Mecca per il popolo della notte. Se però non ci sono altre possibilità – a meno di prendere un aereo per altri lidi, possibilmente esclusi dal listone delle zone a rischio – gli equilibri possono cambiare. Italiani o non italiani, la situazione delle discoteche ticinesi e in generale svizzere resta in bilico. Su di loro pende la spada di Damocle di restrizioni più severe ed è opinione diffusa – a torto o a ragione – che le piste da ballo siano uno dei luoghi più a rischio per la trasmissione del virus. «Ma sono tante le situazioni in cui non si può garantire la distanza», obietta Franzi. «A Ginevra i locali sono stati chiusi, ma non lo erano quando abbiamo dovuto fermarci noi, per due mesi e mezzo. Vivono la stessa situazione che vivevamo noi prima e che spero non tornerà. A livello di prevenzione, più di così non possiamo fare. Alcuni si chiedono perché la mascherina è obbligatoria sui bus e non da noi: perché tutti i nostri clienti sono tracciati, mentre quelli dei bus no».

«Non sono extraterrestri»
La garanzia della tracciabilità è una misura obbligatoria, così come la sanificazione degli ambienti, la presenza dei disinfettanti e le mascherine per il personale. Al Montezuma di Novazzano viene misurata anche la febbre. Finora è stato fatto con un dispositivo portatile, ma presto sarà installato un termoscanner. «Con le disposizioni attuali la situazione in Ticino è gestibile – spiega il proprietario e gestore del locale Matteo Mogliazzi -. Sono abbastanza fiducioso che non vengano decise nuove misure, anche se un minimo di paura c’è». Non spaventa invece il probabile aumento della clientela da oltre confine. «Un riflesso in Ticino ci sarà, di sicuro. Soprattutto per noi, che siamo appena dopo la frontiera. Ma il limite delle cento persone ci dà una certa tranquillità. Vedremo quello che succederà il prossimo weekend». Mogliazzi in ogni caso non ci sta a trattare la clientela italiana come un problema che minaccia il Ticino: «Non dobbiamo vederli come extraterrestri. Da sempre frequentano i nostri locali e i ticinesi frequentano i loro». Soprattutto quelli nelle vicinanze di Como. «Noi abbiamo sempre avuto una clientela mista. Il tetto delle cento persone – conclude il titolare del Montezuma – avrebbero potuto introdurlo anche in Italia prima di arrivare a una misura così drastica come la chiusura. Che comunque avrà delle ripercussioni, perché la gente non starà a casa».

«Quasi sempre pieni»
Vedremo cosa succederà nei prossimi fine settimana. Secondo Francesco Rambelli, titolare dell’Auberge di Lugano, «non cambierà nulla». Almeno per quanto li riguarda: «Con il limite massimo di cento posti la vedo dura per la clientela estera da noi, anche perché finora in tutte le sere in cui siamo aperti arriviamo o sfioriamo la capienza massima e non c’è un particolare ricambio fra gli ospiti. Specie di venerdì e di sabato ci è già capitato di dover impedire l’ingresso ad alcuni avventori perché non c’era più spazio. Al momento a frequentare l’Auberge sono soprattutto i locali; di turisti non ne abbiamo visti molti». Quanto al futuro, nemmeno Rambelli nasconde un certo senso d’insicurezza: «Il timore di dover chiudere c’è, come sempre negli ultimi sei mesi. Ma se dovesse arrivare la decisione saremmo pronti ad adeguarci tranquillamente, come abbiamo già fatto. Chiuderemmo e aspetteremmo tempi migliori».

Niente carnevali l’anno prossimo

Niente carnevali l’anno prossimo

Foto: Rabadan/Massimo Pedrazzini

Da www.tio.ch

Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno informato il Consiglio di Stato. La situazione è troppo rischiosa.
Gobbi: «Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità».

Niente assembramenti in maschera. In Ticino salta anche il carnevale causa coronavirus. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di non prevedere la prossima edizione, come anticipato da la Regione.
La comunicazione ufficiale arriverà a inizio settembre, quando il Cantone si allineerà alle direttive di Berna sulle manifestazioni. Ma oggi i presidenti dei principali carnevali ticinesi hanno informato il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, sulla loro intenzione di annullare tutto.
«Allo stato attuale è molto difficile che si potrà fare – ha spiegato Flavio Petraglio, presidente della società Rabadan -, non ci aspettiamo che le misure ci permetteranno di organizzarlo come abbiamo sempre fatto. Pensiamoci bene, facciamo molta attenzione e ponderiamo bene i rischi». Per Chiasso «l’annullamento non è un problema». Nebiopoli «ha accumulato un fondo cassa» che dovrebbe permettergli di far fronte ai costi fissi, ha spiegato il suo presidente Alessandro Gazzani.
Se è vero che all’inizio dei carnevali manca ancora un po’ di tempo, l’organizzazione e la preparazione hanno luogo durante l’estate. «Bisogna essere realisti – sottolinea Livio Mazzuchelli, presidente del Or Penagin di Tesserete -. Sarebbe impossibile tenere le manifestazioni rispettando tutte le norme». Biasca intende evitare l’incubo vissuto nel 2020 e fermarsi ora. «Pensare di mettere in moto la macchina organizzativa e poi rischiare di vanificare tutto all’ultimo momento non sarebbe sostenibile per il secondo anno di fila», aggiunge il presidente di Naregna Gabriele Cirio.
E Roveredo seguirà (probabilmente) a ruota, dopo aver però discusso con il Governo grigionese e il Comune.
A Palazzo delle Orsoline lo stop ai carnevali è stato recepito come «un grande gesto di responsabilità». Gobbi si dice dispiaciuto «perché i carnevali sono parte della nostra cultura e della nostra identità», ma ritiene sia «una grande rinuncia» però «responsabile».

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Da www.ticinonews.ch

No ai grandi carnevali in Ticino nel 2021
Da Bellinzona a Tesserete la scelta sarebbe condivisa: le incertezze sono troppe, non sarà fattibile fare il carnevale.
La decisione definitiva arriverà a settembre. “Sarebbe irresponsabile”.

Il 2021 sarà un anno senza i grandi carnevali in Ticino. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di non prevedere la prossima edizione.
La causa? Le troppe incertezze legate al coronavirus. La decisione, ci hanno spiegato alcuni organizzatori da noi contattati, non è ancora totalmente confermata ma lo scenario più papabile sarebbe quello di annullare l’edizione del 2021. E questa sarebbe anche la direzione che vuole prendere il Consiglio di Stato.

Incontro con Gobbi
Oggi il presidente del governo Norman Gobbi ha avuto un incontro con i grandi carnevali del Ticino tra cui Rabadan, Or Penagin, Naregna e Nebiopoli.
Per la decisione formale si dovrà attendere inizio settembre quando, dopo essersi consultato anche con Berna, il Cantone dovrà prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli. Il presidente del Consiglio di Stato ha commentato: “Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità”.

“Scelta irresponsabile”
Da Chiasso, Alessandro Gazzani, conferma: “La decisione definitiva arriverà a settembre. Fare il carnevale sarebbe una decisione irresponsabile sia dal punto di vista sanitario che economico. Non possiamo pensare di fare manifestazioni con migliaia di persone in questa situazione, inoltre continuare a programmare la prossima edizione del 2021 vorrebbe dire investire sempre più soldi”. E aggiunge: “Andare troppo avanti con i preparativi potrebbe voler dire la morte per le nostre associazioni”.

Rabadan? Niente da fare
Anche Flavio Petraglio ha confermato in diretta a Teleticino: “A oggi è presto per parlare di carnevale ma metà settembre è una data limite per permettere ai carnevali di prepararsi. Oggi come oggi parlare di carnevale diventa veramente difficile. Per pensarla come un’edizione normale dobbiamo avere la garanzia che non ci siano contagi e d’altra parte la decisione va presa. Questo sarebbe l’indirizzo ma attendiamo le indicazioni della Confederazione e poi andrà fatto un lavoro di coordinamento tra le varie autorità cantonali”. Per il costo – spiega Petraglio – “dipende quando si sceglie di annullare”. Per la soluzione alternativa: “Per noi è chiaro che è importante trovare una soluzione alternativa anche per gli anziani e per i bambini”.

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Da www.laregione.ch

Saltano i grandi carnevali in Ticino nel 2021
Rabadan, Or Penagin, Naregna, Nebiopoli hanno condiviso la decisione in un incontro col presidente del governo Norman Gobbi. Lingera pronto ad allinearsi.
Sarà un 2021 senza grandi carnevali in Ticino. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno infatti deciso di non prevedere la prossima edizione a causa delle incertezze dovute al coronavirus. Lo hanno comunicato oggi al presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi durante un incontro svoltasi a Bellinzona. Roveredo ha dichiarato di volersi allineare «in linea di massima», previo consulto con il governo grigionese e il comune. Formalmente, tuttavia, si attenderà inizio settembre, quando – viste le direttive sulle grandi manifestazioni in arrivo dalla Confederazione, il Cantone dovrebbe prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli.

Chiasso
«Per noi l’annullamento non è un problema – ci spiega il presidente di Nebiopoli Alessandro Gazzani, raggiunto al termine della riunione con Gobbi –. Abbiamo una serie di costi fissi a cui fare fronte, come l’affitto dei magazzini e la varie assicurazioni, faremo le nostre valutazioni ed elaboreremo una strategia per il futuro». Anche se, allo stato attuale, «è difficile parlare di futuro». La notizia positiva arriva dal fatto che, grazie al successo dell’edizione di quest’anno, Nebiopoli «ha accumulato un fondo cassa». Non è da escludere che, nel corso della prossima estate e sempre che le condizioni sanitarie lo permetteranno, Nebiopoli si faccia promotore di eventi a Chiasso.

Tesserete
«Sarebbe impossibile tenere le manifestazioni rispettando tutte le norme – rileva Livio Mazzucchelli, presidente del comitato del Carnevale Or Penagin di Tesserete –. Bisogna essere realisti. Inoltre, dovevamo informare i gruppi dei carri e delle bande per i cortei, perché fra poco avrebbero dovuto iniziare la preparazione. Non dimentichiamo che anche loro hanno dei costi, non solo noi. I tempi sembrano lunghi ma sono sempre stretti. Avevano iniziato a chiederci se si fa o no. È una decisione forte ma coscienziosa».
La decisione, aggiunge Mazzucchelli, è maturata a inizio luglio: «Ne abbiamo parlato con gli altri grandi Carnevali (Bellinzona, Chiasso, Biasca e Roveredo) e siamo tutti arrivati alla stessa conclusione. Oggi noi quattro ticinesi abbiamo ufficialmente comunicato la decisione di non fare le manifestazioni a Gobbi e Lingera si adeguerà».

Bellinzona
Secondo Flavio Petraglio, presidente della società Rabadan, si resta comunque «in attesa delle indicazioni a livello federale delle misure relative ai grandi eventi che dovrebbero arrivare a inizio settembre. Solo allora ci saranno gli elementi per capire cosa ha senso fare. Se come ci si aspetta le indicazioni sono molto restrittive, a quel punto verrà presa la decisione definitiva di non svolgere le manifestazioni. Allo stato attuale è molto difficile che si potrà fare, non ci aspettiamo che le misure ci permetteranno di organizzare il Rabadan come abbiamo sempre fatto. Come organizzatori l’obiettivo è di riuscire a organizzare la manifestazione ma poi subentra anche il senso di responsabilità. Pensiamoci bene e facciamo molta attenzione e ponderiamo bene i rischi».

Biasca
«Abbiamo deciso di evitare di contribuire ulteriormente alla propagazione del virus», sottolinea il presidente della società del Carnevale di Biasca Gabriele Cirio. Proprio nel borgo rivierasco l’edizione 2019 aveva subito una battuta d’arresto dopo la prima sera dei bagordi. «Era già stata dura l’anno scorso. Ora pensare di mettere in moto la macchina organizzativa e poi rischiare di vanificare tutto all’ultimo momento non sarebbe sostenibile per il secondo anno di fila», aggiunge. Al di là dell’aspetto finanziario, a prevalere è però quello preventivo. «La salute prima di tutto», aggiunge. Nella difficoltà del momento, la collaborazione tra i cinque carnevali più importanti della Svizzera italiana si è consolidata. «Vogliamo dare un bel segnale di compattezza», spiega Cirio. L’auspicio del presidente è che l’anno sabbatico sia solo quello del 2021 e Biasca possa tornare a festeggiare nel 2022 per la 120esima edizione.

Roveredo
«In linea di massima ci adatteremo alle decisioni dei carnevali e del Consiglio di Stato ticinesi. Ma prima vogliamo interpellare il governo grigionese, il Comune e indire una riunione di comitato per affrontare ufficialmente il tema», rileva il presidente del Carnevale Lingera di Roveredo Simone Giudicetti.

Gobbi: ‘Grande senso di responsabilità degli organizzatori’
«Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità», commenta da noi interpellato Norman Gobbi, aggiungendo che a pesare sono sì le incertezze legate al coronavirus e alle limitazioni che potrebbero essere ancora in vigore tra gennaio e febbraio, ma anche il rischio finanziario: avviare una macchina organizzativa, con i relativi costi e investimenti, per poi dover fermare tutto potrebbe portare gravi dissesti finanziari. «Inoltre attorno ai carnevali ruotano guggen, gruppi e carristi, anche loro con la necessità di doversi organizzare e che devono comunque sostenere dei costi».

Una decisione, aggiunge Gobbi, «che dispiace, perché i carnevali sono parte della nostra cultura e della nostra identità. È una grande rinuncia, ma responsabile».

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Da www.cdt.ch

La COVID-19 ferma i grandi carnevali ticinesi
Rabadan, Or Penagin, Naregna e Nebiopoli hanno deciso di rinunciare alla prossima edizione a causa delle incertezze legate al coronavirus – La situazione sarà però ridiscussa in settembre.

Qualcuno sarà dispiaciuto: il 2021 in Ticino sarà senza grandi carnevali. È l’esito dell’incontro avvenuto oggi tra i responsabili dei principali carnevali ticinesi e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Come anticipato da La Regione, Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di rinunciare alla prossima edizione a causa delle incertezze dovute al coronavirus.
Roveredo, dal canto suo, ha dichiarato di volersi allineare «in linea di massima», previo consulto con il governo grigionese e il comune. Formalmente, si attenderà l’inizio di settembre, per via delle direttive sulle grandi manifestazioni in arrivo dalla Confederazione, quando il Cantone dovrebbe prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli.
Flavio Petraglio, presidente del Rabadan di Bellinzona, da noi contattato osserva che «l’indirizzo oggi è chiaro: niente carnevali nel 2021.
La decisione, ripeto, è presa però alla luce della situazione sanitaria attuale. Non è ancora definitiva. E nel rispetto di carristi, guggen e gruppi che ovviamente nelle prossime settimane avrebbero dovuto prepararsi per partecipare ai bagordi. A inizio-metà settembre, sulla base delle nuove disposizioni del Consiglio federale sui grandi eventi, faremo di nuovo il punto della situazione. In noi organizzatori ora come ora prevale il senso di responsabilità. In questo senso è fondamentale che ci sia un coordinamento fra Cantone, Comuni e gli stessi organizzatori. La decisione, insomma, dovrà valere per tutti. Per evitare infatti che a livello di sicurezza ci possano essere dei problemi per i carnevali più piccoli, che si troverebbero a dover far fronte ad una probabile affluenza maggiore dovuta proprio all’annullamento dei grandi eventi come il Rabadan».
O tutti o nessuno, insomma. Tutto dipende in primo luogo dalla propagazione del coronavirus (la tanto temuta seconda ondata arriverà?) e dalle imposizioni delle preposte autorità federali e cantonali in materia di grandi manifestazioni. Se le restrizioni dovessero restare quelle attualmente in vigore, nel 2021 potremmo davvero lasciare maschere e coriandoli in cantina.
«Prima di tutto viene la salute: pur senza voler fare del terrorismo, non vogliamo assolutamente correre il rischio di favorire il contagio» spiega Gabriele Cirio, presidente di re Naregna, il carnevale biaschese che pure ha partecipato alla decisione odierna. «È una decisione che abbiamo preso tutti insieme e che da parte nostra va anche nella direzione di non voler fare un altro buco», aggiunge. Per il regno di Naregna quella del 2020 è infatti stata un’edizione zoppa o quasi nulla, dopo che il Consiglio di Stato, a inizio pandemia, ha annullato i carnevali proprio mentre quello biaschese stava esordendo. Una beffa per Gabriele Cirio, che era alla sua prima presidenza, e che dunque anche l’anno prossimo, quasi certamente, dovrà nuovamente rinunciare. Due anni dopo la nomina, la sua prima edizione potrebbe essere solo quella del 2022, un’annata speciale perché sarà il carnevale numero 120 per i biaschesi.

Gobbi teme il turismo della movida

Gobbi teme il turismo della movida

Da www.ticinonews.ch
La vicina penisola ha deciso di chiudere tutte le discoteche fino al 7 settembre.
Per il Presidente del Governo ticinese è un rischio da tenere sotto controllo: “Verificheremo per capire cosa fare dal 24 in avanti”

Nel weekend in Ticino si sono registrati 4 nuovi positivi, mentre non si sono registrati nuovi decessi ed ospedalizzazioni. Nelle strutture sanitarie del nostro cantone resta ricoverata solo una persona, che comunque non si trova in cure intense. Partendo dunque da quelli che sono – rispetto ai dati che arrivano da altre zone d’Europa – numeri comunque incoraggianti, Radio 3i ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Virus che si diffonde
“Bisogna continuare a gestire un virus che continua a diffondersi, fortunatamente senza avere troppe conseguenze sul sistema sanitario”, spiega Gobbi. E aggiunge: “Benché vi sia sempre un numero (anche se minimo di infettati) pochi di loro devono essere presi a carico dalle strutture sanitarie ospedaliere.

Preoccupano i casi di rientro
Il medico cantonale Giorgio Merlani si è detto preoccupato per i contagi di rientro. Una preoccupazione condivisa anche dal Consigliere di Stato. “Siamo tutti un po’ preoccupati. Il numero di coloro che rientrano e sono risultati positivi è elevato rispetto a chi è rimasto qui e si è infettato con il virus. C’è una componente importante di importazione dalle vacanze e dai viaggi all’estero, anche in zone non rosse. La Francia sta palesando dal punto di vista dei nuovi infettati una recrudescenza importante”.

La movida chiusa in Italia ora preoccupa Gobbi
La movida in Italia, è notizia di ieri, rimarrà “off-limits” fino al 7 settembre, senza alcuna deroga regionale. In Ticino le misure emanate dal Consiglio di Stato rimarranno in vigore fino al 24 agosto. E poi? “Si tratta di capire se la chiusura in Italia possa avere un effetto anche negativo sulla nostra movida visto che magari molti lombardi o piemontesi potrebbero venire in Canton Ticino, aumentando quello che potrebbe essere il rischio di infettarsi all’interno di club e discoteche”. In tal senso, conclude Gobbi, “dovremmo verificare questi elementi questa settimana e decidere cosa fare dal 24 in avanti”.

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Comunicato stampa

Il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua a sensibilizzare sul corretto comportamento da seguire in sella alle e-bike. A questo scopo, per la seconda parte della campagna è stata realizzata una serie di filmati che mira a rendere attenti alle diverse situazioni a cui ci si può confrontare quando ci si sposta su questi mezzi elettrici.

I nuovi filmati propongono scenari e situazioni diversi che possono verificarsi sia nel contesto urbano sia su sentieri e su strade di montagna. I contenuti pongono l’accento sul comportamento che ogni ciclista di e-bike deve adottare per garantire la propria incolumità e quella altrui e sull’assicurare una disciplinata convivenza di tutti gli utenti della strada, specialmente su ciclopiste e marciapiedi condivisi.

La pubblicazione di questi filmati avverrà tramite i social della Polizia cantonale in due momenti: i primi, che saranno diffusi a partire da oggi, si concentrano sulla circolazione stradale nel contesto urbano, nel quale troviamo prevalentemente situazioni di convivenza con automobilisti e pedoni. In questo senso, viene altresì ricordata la corretta interpretazione di segnali stradali e il comportamento da adottare per evitare di incorrere in contravvenzioni alla legge sulla circolazione stradale. Il secondo blocco di filmati si concentrerà invece sugli ambienti extra-urbani, segnatamente i sentieri di montagna o le strade forestali, luoghi in cui l’utilizzo delle e-mountain bike è prevalentemente a scopo di svago.

Maggiori informazioni sono consultabili alla pagina
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-lenta/mobilita-ciclabile/bike-e-bike-e-veicoli-di-tendenza.