“Troppo veloce il passaggio a 300 persone”

“Troppo veloce il passaggio a 300 persone”

Da www.ticinonews.ch

Il Consiglio di Stato ha espresso i suoi timori a Berna per le manifestazioni: “Controlli più difficili”. E sulle frontiere: “Non siamo noi i cattivoni”
Per il 6 giugno la Confederazione ha optato per un imponente allentamento. Le autorità ticinesi sembrano essere un po’ scettiche di fronte a questa prospettiva. Teleticino ne ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi per capire quali sono le prossime mosse. “Dovendo prendere decisioni per l’intero territorio nazionale, il Consiglio federale ha ponderato soprattutto gli interessi del resto del paese. La percezione della popolazione oltralpe è diversa rispetto a qui. Quello che ci lascia perplessi è il passaggio veloce da 5 a 30 persone per assembramenti spontanei e quello di 300 persone per le manifestazioni. Si poteva essere più graduali come lo si è stati in fase di chiusura”.
Timori che il Governo ha fatto presente a Berna, così come gli organi di polizia che sono chiamati a far rispettare le nuove disposizioni, spiega Gobbi. “Se il numero di 5 è facilmente controllabile, 30 o 300 diventa un po’ più complicato. La fattibilità dei controlli può essere messa in discussione. Inoltre si caricano molto di oneri gli organizzatori di eventi visto che devono garantire la tracciabilità”.
Per le autorità cantonali è comunque ancora possibile chiedere un margine di manovra, precisa Gobbi. “Possiamo ancora limitare quello che sono le tipologie di eventi. Elementi che dobbiamo ancora ponderare, confrontandoci con gli altri Cantoni”. Se il limite di 30 non crea grossi problemi, “gli assembramenti sopra i 50 cominciano già essere un po’ più complicati” aggiunge il ministro, ricordando che tutte le manifestazioni su suolo pubblico devono comunque essere autorizzate. “È un tema su cui stiamo riflettendo per gestire con efficacia anche i controlli”.

Riapertura con l’Italia? “Non siamo noi i cattivoni…”
Con Gobbi si è affrontato anche il tema caldo delle frontiere. Se la riapertura con l’Austria, la Germania e la Francia è prevista per il 15 di giugno, ancora nulla si sa di cosa succederà con l’Italia. La data del 3 giugno fissata da Roma è stata giudicata prematura dalle autorità federali. Colloqui in questo senso sono in corso, ha sottolineato Gobbi, togliendosi pure qualche sassolino dalla scarpa dopo che ieri, in conferenza stampa, sembrava che la decisione dipendesse dalle autorità ticinesi. “Quando si parla di controlli alla frontiera sono abbastanza severo” sottolinea il Consigliere di Stato. “Lo dimostra la situazione di queste settimane. La criminalità è scomparsa, così come la presenza indesiderata di padroncini o lavoratori in nero. Dall’altra parte abbiamo visto delle decisioni unilaterali che hanno attizzato grandi attese nelle persone che vogliono riabbracciare i propri cari dall’altra parte del confine. Ma attizzando queste attese si è creato malumore, cosa che è anche comprensibile. Quando il Governo italiano ha dichiarato la riapertura il 3 di giugno ha detto una data che non è stata concertata né con la Svizzera né con i partner europei. Ad oggi le limitazioni sono soprattutto dall’altra parte del confine e non in Svizzera. Un cittadino lombardo non può andare in Piemonte o Veneto, ma può spostarsi solo all’interno della sua regione. In Svizzera invece possiamo spostarci liberamente negli altri Cantoni. Quando si crede che siamo noi i cattivoni, varrebbe la pena guardare dall’altra parte del confine e vedere cosa è possibile fare”.

Accessi per l’Italia
Gobbi ha poi risposto a una serie di domande. In vista di una fantomatica riapertura dell’Italia il 3 giugno, un residente in Ticino può andare a trovare un parente o fidanzato in Italia o commette un reato? “In Svizzera non vige il divieto di uscita, quindi se l’Italia aprirà le proprie frontiere anche in maniera unilaterale, il cittadino svizzero può andare oltre confine” risponde Gobbi. Per quanto riguarda il rientro la quarantena non è ora prevista in Svizzera, precisa Gobbi, ma è una misura che le autorità federali stanno valutando. Per i proprietari di case secondarie che vogliono recarsi in Italia, bisogna seguire le raccomandazioni delle autorità della vicina Penisola, spiega ancora il ministro. “Se faccio il paragone su quello che è successo in maniera coordinata in Svizzera, Austria e Germania, questa libertà di movimento oggi è garantita per chi ha proprietà immobiliari nell’altro paese. Questo vale anche per il ricongiungimento famigliare, fondato su un legame diretto di figlianza, genitoriale o di marito e moglie”.
Il blocco delle frontiere elvetico riguarderebbe quindi i residenti in Italia che verrebbero in Svizzera per piacere. “Ma vale anche per il nord” aggiunge Gobbi”. Ci sono diversi cittadini svizzeri che, pensando che la frontiera fosse già aperta con la Germania, volevano andare a fare la spesa oltre confine. Oggi questo non è possibile con Svizzera, Austria e Francia. Il turismo degli acquisti dovrà essere ancora discusso con l’Italia”.

Le riaperture decise da Berna lasciano dubbi

Le riaperture decise da Berna lasciano dubbi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Gobbi: «Non tutte le scelte sono lineari»
De Rosa: «Preferivo cautela»
Nessuna chiarezza sui ricongiungimenti

All’indomani della notizia dei grandi allentamenti di inizio giugno decisi dal Consiglio federale, il governo ticinese ha voluto prendere posizione. La comunicazione è stata presa positivamente, sì, eppure non mancano alcune zone d’ombra. «Visti i dati sanitari siamo soddisfatti, dopo molti giorni bui questo raggio di sole scalda l’anima e ci permette di guardare con maggiore positività all’estate» il commento di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante l’infopoint a Bellinzona. «Dal 4 maggio siamo allineati alle disposizioni federali che stanno vivendo una rapida evoluzione, soprattutto per quanto riguarda le aperture. Ma non tutte le decisioni di Berna sono lineari». Le autorità mettono l’accento sugli assembramenti: l’asticella è stata alzata fino a un massimo di 30 persone, 300 per quanto riguarda le manifestazioni. Ancora Gobbi: «Cambia tutto a partire dal 30 maggio, ma le accortezze sono le solite. Il virus non è svanito, nella fase acuta della crisi i cittadini hanno dato prova di grande responsabilità e hanno dato fiducia alle autorità rispettando le normative. Ora in questa terza fase sono le autorità che devono dare fiducia ai cittadini affidandosi ai loro comportamento individuale e collettivo».

Misure di distanziamento sociale e di igiene devono dunque essere sempre al centro delle attenzioni dei cittadini. Intanto, nonostante la situazione a livello nazionale passerà da «straordinaria» a «particolare», il Consiglio di stato manterrà almeno fino al 30 giugno lo stato di necessità in Ticino. Poi, il nuovo slogan della fase 3: «Distanti ma vicini, proteggiamoci ancora». La parola è quindi passata al direttore del DSS Raffaele De Rosa. «I dati sui nuovi contagi continuano a rimanere incoraggianti anche a fronte delle nuove aperture, però dobbiamo essere molto prudenti. Il Consiglio federale mercoledì ha cambiato il registro della situazione, ma preferivo quando Berna si appellava alla modestia e alla cautela».

Per quanto riguarda il tema delle frontiere, ancora non ci sono chiarimenti circa i ricongiungimenti familiari in Italia. «La situazione non è chiara» dice Gobbi. «C’è una discussione interna all’Italia che non ha ancora ripristinato gli spostamenti tra Regioni. Dobbiamo attendere le decisioni sul lato italiano e le discussioni della prossima settimana». Ma dal 3 giugno, quando riaprirà l’Italia, i cittadini ticinesi potranno andare a Como o Milano? «Non c’è la base legale per vietare l’uscita dei nostri cittadini» chiarisce il presidente del governo. «Ma le condizioni di rientro potranno essere differenti in base alla situazione epidemiologica. Chi rientra potrebbe ad esempio dover fare la quarantena»

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 28 maggio 2020 de Il Quotidiano

Un’estate all’insegna dei controlli

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13082133 

“Potremo riabbracciare gli anziani”

“Potremo riabbracciare gli anziani”

Da www.rsi.ch/news

In preparazione una direttiva, in vigore dall’8 giugno – Numeri bassi, il sistema ospedaliero adatta le capacità – Sui confini molti punti da chiarire

Presto si potrà “con tutte le precauzioni” tornare ad abbracciare gli anziani nelle case di riposo ticinesi. Lo ha detto il consigliere di Stato Raffaele De Rosa nella conferenza stampa di oggi, giovedì, a Bellinzona. Una direttiva è in fase di finalizzazione e la data prevista è quella dell’8 giugno, ha spiegato poi il medico cantonale Giorgio Merlani. “I numeri sono bassi, è ora di pensare anche al contatto personale, fondamentale per le persone più fragili”, ha detto, e malgrado i timori che ci possono essere “se non apriamo adesso non lo faremo mai più”.

Dettagli in via di definizione, ci vorrà un piano di protezione e si comincerà con le attività socializzanti a piccoli gruppi, il rientro negli istituti dei professionisti esterni. Saranno possibili anche le visite in stanza per gli ospiti che non possono uscire, con adeguati accorgimenti come mascherine e camici. Si potrà tornare anche a uscire, evitando locali e trasporti pubblici, e saranno possibili anche “vacanze” per esempio a domicilio di parenti, anche se seguite poi da una quarantena.

I dati, come detto, sono incoraggianti: nelle ultime 24 ore sono stati segnalati solo due contagi anche se si continua a testare (positivo ormai solo l’1% dei contagi), ha ricordato Merlani. Le persone ricoverato sono ancora 41 in reparto, solo due in terapia intensiva. Il “contact tracing” di nuovo attivo dall’11 maggio ha portato all’isolamento di 45 persone e alla quarantena per altre 84.

L’evoluzione, ha spiegato inoltre De Rosa, comporterà anche un nuovo adeguamento della capacità ospedaliera: dal 18 giugno rimarranno una quindicina di posti in cure intense a La Carità e alla Clinica Moncucco, una cinquantina in reparto e qualche letto anche per la riabilitazione a Novaggio e alla Hildebrand di Brissago. Verrà mantenuta però anche una prontezza a reagire in caso di ripresa della pandemia. Dal 15 giugno il pronto soccorso tornerà agibile di giorno ad Acquarossa e Faido, dal 1° agosto anche di notte. Rientreranno a Locarno, il 1° luglio, e a Mendrisio il 1° agosto i mandati di neonatologia e ostetricia e su questo secondo punto De Rosa ha voluto fugare i timori diffusisi nel distretto.

Altro tema caldo, quello dei confini: Norman Gobbi ha definito “adeguata” la decisione della Confederazione di non riaprire i confini con l’Italia il 3 giugno e anche Roma, parole pronunciate mercoledì da Luigi Di Maio, sembra guardare ora al 15 giugno per la ripartenza del turismo a livello europeo. Le discussioni sono ancora in corso e i dettagli restano da definire, sulle date, sui ricongiungimenti per le coppie non sposate, sulle condizioni per il rientro di chi decidesse di passare il confine prima di un ritorno alla normalità.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Potremo-riabbracciare-gli-anziani-13080963.html

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/verso-la-riapertura-delle-case-per-anziani-KL2739950

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Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Non tutte le decisioni sono lineari”.
De Rosa: “Preferivo quando Berna…”. Merlani: “Si testa molto e si trova poco”
Il medico cantonale: “18 persone in isolamento e 28 in quarantena”.
De Rosa: “Nonni e nipoti, si può ma…”.
Gobbi: “Prudenza e rispetto per evitare la seconda chiusura”

Le autorità cantonali si sono riunite oggi a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona per aggiornare la popolazione circa l’emergenza coronavirus in Ticino. Una conferenza stampa molto attesa dopo gli ampi allentamenti decisi ieri (vedi articoli suggeriti) dal Consiglio Federale. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il ministro Raffaele De Rosa, il Medico cantonale Giorgio Merlani e il capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta Matteo Cocchi.

“Non tutte le decisioni sono lineari”
Gobbi: “Il Governo esprime soddisfazione per i dati registrati in Ticino. Finalmente si vede un raggio di sole nel cielo. I dati ci permettono di guardare con maggiore positività all’estate. Dal 4 maggio siamo allineati alla Confederazione. Sul dettaglio delle misure decise ieri dal Consiglio Federale interverrà Cocchi. Non tutte le decisioni sono lineari. Penso, per esempio, alla scelta di riaprire le discoteche mantenendo la chiusura alle 24:00. È la conseguenza di determinate richieste che arrivano. Da sabato saranno ammessi gli assembramenti fino a 30 persone. Il virus non è svanito. I cittadini, durante la fase acuta, hanno dato prova di grande generosità e fiducia alle autorità. Ora sono le autorità a dare fiducia ai cittadini. Al 6 giugno riapriranno in maniera anticipata anche i campeggi. Resta attivo fino al 30 giugno lo stato di necessità in Ticino. I dati epidemiologici confermano una diffusione minima del virus. Ma questo non vuol dire abbassare la guardia. Andiamo avanti con prudenza e responsabilità. Lo slogan della nuova fase sarà ‘distanti ma vicini. Proteggiamoci ancora'”.“Decisioni adeguate sulla riapertura delle dogane”
Gobbi: “Le decisioni del Consiglio Federale sull’apertura della frontiera con l’Italia le riteniamo adeguate. Le prossime tappe verranno coordinate, sempre che la situazione dell’epidemia lo permetta. I Cantoni, Ticino in particolare, saranno coinvolti. Sarà importante capire che tipo di controlli sanitari verranno effettuati alle frontiere. Ora ci aspetta la fase più critica. Chi va in montagna lo sa: dobbiamo avere prudenza”.

“Preferivo quando Berna….”
De Rosa: “I dati continuano a rimanere incoraggianti anche a fronte delle riaperture. La politica dei piccoli passi e della prudenza ha permesso di schiacciare la curva dei contagi. Il Consiglio federale ha cambiato il registro della comunicazione. Preferivo quando Berna si appellava alla modestia e alla cautela. È importante continuare a chiedere alla popolazione prudenza e attenzione e il rispetto delle misure igieniche. Il Consiglio Federale è consapevole che con questi allentamenti il rischio di percezione si abbassa. Sarà la responsabilità di ognuno a fare la differenza. Teniamo alta la guardia. Abbiamo l’occasione di costruire una nuova normalità imparando a convivere con il virus. Dal 18 giugno, se la situazione dovesse rimanere stabile, saranno mantenuti 15 posti in cure intense, una cinquantina in reparto e alcuni in riabilitazione. Per mantenere il grado di prontezza, vi sono alcune deroghe necessarie ai mandati di protezione. Dal 15 giugno, come comunicato ieri, i centri di primo soccorso ad Acquarossa e Faido saranno di nuovo agibili al cento per cento”.“Nonni e nipoti, si può… ma in tutta sicurezza”
De Rosa: “Il numero dei contagi in casa anziani è vicino allo zero. Ieri, il Consiglio Federale ha detto che i nonni possono tornare ad abbracciare i nipoti. Stiamo lavorando per tornare ad abbracciarsi. Nelle case anziani saranno di nuovo permesse le visite in camera in tutta sicurezza. In questi mesi, la tecnologia ha dato un colpo di mano. Ma è ora di tornare ai contatti protetti a tu per tu”.“Importante l’attività di prossimità”
Cocchi: “Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta si trova, ancora una volta, ad affrontare un cambiamento nel quadro generale. Tutte le misure decise ieri hanno una conseguenza a livello cantonale. Il nostro supporto alle autorità continua a rimanere invariato. Gli assembramenti salgono a 30 unità. Dal 6 giugno rimangono vietate le manifestazioni sopra le 300 persone e gli assembramenti spontanei sopra le 30. Quando la distanza sociale non può essere garantita devono essere usate le mascherine. E devo dire che, a Nord delle Alpi, la sensibilità non è così acuta. Continuiamo il nostro monitoraggio. Da sabato sarà importantissima l’attività di prossimità al cittadino e dovrà diventare un must anche per quanto riguarda l’estate. Solo in caso di casi particolari si arriverà a delle sanzioni. La responsabilità individuale è la base della ripartenza”.

“Si testa molto e si trova poco”
Merlani: “Ad oggi ci sono 3’310 casi confermati, due in più rispetto a ieri. Sono ricoverate 41 persone negli ospedali. Ci sono due persone in terapia intensiva. I decessi sono 348. È importante sottolineare che il virus c’è: nell’ultima settimana abbiamo fatto 294 test e la percentuale di positività è circa dell’1%. Si testa molto e si trova poco perché il virus circola poco. Non vuol dire che il virus non sta circolando. L’11 maggio ho espresso la mia preoccupazione sulle riaperture e, dopo due settimane e mezzo, posso dire che possiamo progressivamente allentare le misure”.

18 persone in isolamento e 28 in quarantena
Merlani: “974 persone hanno aderito allo studio sierologico. Ci sono 116 medici coinvolti. Sono stati fatti più di 450 test. L’obiettivo è quello di seguire l’evoluzione a tre/sei/dodici mesi. Quando avremo dati certi saranno comunicati. Il contact tracing si sta rivelando uno strumento efficace. A oggi sono in isolamento 18 persone e 28 si trovano in quarantena. Capisco la voglia di uscire, la condivido: ma dobbiamo ritrovare una normalità con la testa.

Merlani: “Il virus c’è”
Il virus non è sparito: c’è, tornerà e probabilmente farà anche una seconda ondata. Il virus non se ne andrà. Sta a noi convivere con lui e fare in modo che faccia meno danni possibili”.

“Rispetto per un virus destinato a rimanere con noi”
Gobbi: “Anche per gli anziani si sta alzando il sole all’orizzonte. Sono segnali positivi. Quando diciamo prudenza non significa avere paura, ma rispetto di un virus che è destinato a rimanere con noi. Riusciremo a gestirlo insieme senza scivolare verso una seconda chiusura delle attività economiche, individuali e sociali. Prudenza e rispetto sono l’antidoto per evitare la seconda chiusura”.

 
 
Italia da evitare fino a luglio

Italia da evitare fino a luglio

Da www.rsi.ch/news

La Confederazione sconsiglia i viaggi in Italia fino al 6 luglio. Possibili misure per chi si reca e torna dalla vicina Penisola dopo il 3 giugno

La Confederazione ha sconsigliato i viaggi in Italia finché i confini saranno chiusi, ovvero fino al 6 luglio. Lo ha dichiarato Karin Keller-Sutter, capa del Dipartimento federale di giustizia e polizia, durante la conferenza stampa di mercoledì a Berna. Sebbene l’Italia, come previsto, riaprirà le frontiere il 3 giugno, il Consiglio federale “osserverà la situazione”, ha aggiunto la ministra, precisando che potrebbero essere prese delle misure per chi si reca nella vicina Penisola, come riempire un formulario o esibire un certificato medico. Ma al momento non è stata presa una decisione.
La scelta si allinea così alle preoccupazioni già manifestate dalle autorità ticinesi negli scorsi giorni quando avevano definito “prematura” la riapertura delle frontiere il prossimo 3 giugno. Nelle prossime settimane il Ticino sarà coinvolto nelle discussioni e nella decisione finale.
“Questa road-map potrebbe essere ridiscussa nelle prossime settimane a seguito di un’evoluzione dell’epidemia sui territori nazionali”, ha detto il presidente del Governo Norman Gobbi ai microfoni della RSI. “Comunque deve essere organizzata e proporzionale, tutelando anche quegli aspetti che mi permetto di dire positivi di questa chiusura, per esempio il fatto che determinate attività non ammesse o non dichiarate nel nostro territorio da parte dei ‘padroncini’ italiani le abbiamo potute sconfiggere a tutela dell’economia ma anche della socialità locale”.
Il 3 giugno, sebbene non vi sia ancora libertà di movimento tra regione e regione, l’Italia abolirà unilateralmente i controlli ai confini. Un cittadino svizzero potrà quindi oltrepassare la frontiera? “A questo stadio non possiamo rispondere con compiutezza”, risponde Gobbi”, perché la situazione non è chiara. Evidentemente i ticinesi potranno andarci ma dovrà essere valutato l’aspetto del rischio una volta tornati sul nostro territorio. Abbiamo chiesto all’autorità federale di verificare quale tipo di controlli sanitari si potranno e vorranno fare effettivamente ai confini, visto che la legge sulle epidemie lo prevede”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-da-evitare-fino-a-luglio-13078788.html

Gobbi: “Ricordiamoci che non è curt bandida. Sull’Italia…”

Gobbi: “Ricordiamoci che non è curt bandida. Sull’Italia…”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo spiega come i cantoni confinanti con la vicina Penisola siano in contatto con le autorità federali.
“Come data vorremmo poter mettere il 15 giugno”

Per Norman Gobbi, è ancora troppo presto per valutare le misure comunicate oggi dal Consiglio Federale. “Ne parleremo domani in una conferenza stampa. Non è evidente passare all’improvviso da 5 a 30 persone negli assembramenti e a 300 persone nelle manifestazioni”.
Ricorda, usando un’espressione non nuova, che non è “curt bandida. Il sole è luminoso, ma non scordiamo tutto quanto imparato sinora. Noi porteremo avanti la filosofia della prudenza”.
Per quanto concerne l’Italia, il presidente del Governo è soddisfatto, e si augura che il 15 giugno si possano aprire anche le frontiere a sud. “La scelta del Consiglio Federale è stata adeguata. Vorremmo coordinare coi nostri vicini e con l’Italia lo stesso ordine temporale concordato con Germania, Francia e Austria. L’agenda parlava di un’apertura verso Italia e Spagna il 6 luglio, ma se si può si anticiperà. Serve comunque prudenza, ricordiamo che il Consiglio Federale si riserva di mettere misure particolari per chi viene da alcune zone particolarmente colpite”.
Fa notare come la prudenza tedesca sia fondamentale: “Noi, come l’Austria, siamo uno stato cuscinetto fra Germania e Italia e non si desidera che ci siano problemi a Nord”.
Il Ticino, assieme agli altri Cantoni confinanti con la vicina Penisola (ovvero Vallese e Grigioni), ha avuto contatti con le autorità federali. “Continueremo a sentirci. Abbiamo espresso le varie sensibilità. Ci sono persone italiane che hanno proprietà in Engadina e desiderano tornare a vederle, così come dei cittadini ticinesi hanno case in Italia. Deve prevalere la prudenza. Per quanto concerne i ricongiungimenti familiari, precisiamo che si parla di quelli tra coniugi o genitori e figli, non si includono quelli di chi ha un partner dall’altra parte della frontiera”.
Covid 19 in Ticino, il Governo al Gran Consiglio: “Così abbiamo gestito la crisi”

Covid 19 in Ticino, il Governo al Gran Consiglio: “Così abbiamo gestito la crisi”

Da www.liberatv.ch
Gobbi: “Riapertura con l’Italia? Non si sa niente”.

Vitta: “Determinanti le finestre di crisi”. Bertoli: “Berna non voleva la chiusura delle scuole”

A tre mesi esatti dal primo caso positivo di Covid19 in Ticino, il Gran Consiglio si è riunito oggi al Palazzo dei Congressi di Lugano. Una location scelta per mantenere le distanze sociali e le norme d’igiene dettate dalla nuova normalità targata Covid19. L’intera giornata odierna è stata dedicata all’emergenza Covid che ha investito il nostro Cantone negli ultimi mesi. Nella prima metà della seduta il Governo, insieme al medico cantonale Giorgio Merlani e al capo di Stato Maggiore Matteo Cocchi, hanno ripercorso le settimane precedenti.

Gobbi: “In momenti di crisi non ci si può permettere di fare partitica”
Al presidente Norman Gobbi il compito del riassunto generale: “Il Consiglio di Stato è stato informato per la prima volta in corpore il 12 febbraio dal medico cantonale Giorgio Merlani. Il 20 febbraio si è registrato primo caso accertato in Lombardia, cinque giorni dopo vi è stato il primo caso in Ticino e in Svizzera. Come Governo abbiamo agito secondo il modello: osserva, orientati, decidi e agisci. Il Consiglio di Stato ha fatto 34 riunioni che hanno portato a 146 risoluzioni governative”.
“Il Governo – ha proseguito Gobbi – ha agito in maniera coesa, dialogando, perché non mancavano le differenze di opinioni, ma alla fine decidendo in maniera compatta. In momenti di crisi non ci si può permettere di fare partitica. Chi deve governare un Paese deve superare le divergenze politiche. Il Covid ha impattato fortemente sulla vita di tutti noi. I risultati finora ottenuto sono frutto delle misure messe in atto e dell’azione responsabile dei cittadini. Da una fase acuta oggi stiamo andando verso una convivenza con il virus”.
“Il Ticino – ha aggiunto Gobbi – ha sempre dato il passo di marcia alla Svizzera per implementare le misure a tutela della salute pubblica. Il virus ha messo alla prova il federalismo. Il coinvolgimento va migliorato e va allenato costantemente. In caso di una seconda ondata sarà possibile avere delle risposte più regionali a livello nazionale, anche perché si è visto  come le restrizioni sono state mal digerite laddove il Covid ha colpito meno duramente. Occorreranno anche misure più mirate sugli eventi maggiormente a rischio contagio e sulle fasce della popolazione più a rischio. Il rischio 0 non esiste.
“Per ora – ha concluso il presidente del Governo – nulla è certo rispetto all’apertura della frontiera con l’Italia il 3 giugno, decisa unilateralmente dalla vicina repubblica. Attualmente transitano dalla frontiera circa 36’000 veicoli. Siamo quindi ben lontani dai 65’000/70’000 pre pandemia”. 

De Rosa: “Non sacrifichiamo sulla griglia di qualche costinata quanto abbiamo imparato in queste settimane”
Dopo Norman Gobbi ha preso la parola il ministro della sanità Raffaele De Rosa:  “A livello mondiale è senza dubbio la crisi più grave degli ultimi decenni. Una crisi che lascerà parecchi strascichi a livello economico e sociale. Abbiamo pagato un tributo molto alto in termini di vite umane. Sono state settimane intense, ed emotivamente forti. Sono fiero di quanto fatto dai ticinesi e sono fiero di essere rappresentante di questo popolo”.
“Nessuno – ha proseguito il direttore del DSS – si aspettava che il virus arrivasse tanto in fretta in Ticino, ma già in gennaio gli esperti ticinesi hanno cominciato a confrontarsi e ad occuparsene. Questa fase preparatoria si è rivelata di fondamentale importanza quando la crisi è esplosa a fine febbraio. La macchina era pronta quando sono arrivati i primi casi, anche se siamo stati confrontati con un virus sconosciuto. Tutti i malati Covid hanno ricevuto le cure di cui avevano bisogno”.
“Anche nelle case per anziani – ha puntualizzato il ministro del PPD – sono state fornite le cure migliori possibili agli ammalati. Purtroppo però stiamo parlando dei più fragili tra i fragili. Per questo circa il 45% dei decessi che abbiamo avuto in Ticino sono avvenuti in queste strutture. Il tasso di mortalità nelle case per anziani è simile in tutta Europa e più basso rispetto ad altri Cantoni. Non si tratta di dati che consolano, ma di fatti che definiscono le circostanze.
infine, un invito a non abbassare la guardia: “Non sacrifichiamo sulla griglia di qualche costinata quanto abbiamo imparato in queste settimane”.

Vitta: “Determinanti le finestre di crisi”
Particolarmente sentito l’intervento di Christian Vitta, colui che ha il Governo nelle ore più difficili:  “La settimana del 23 marzo è stata la più difficile. Il Consiglio Federale non voleva infatti riconoscere la particolarità della situazione ticinese. Poi il 27 marzo Berna ha modificato l’ordinanza, concedendoci le famose finestre di crisi. Queste finestre di crisi, secondo l’opinione degli esperti, sono state determinanti per superare la fase acuta della crisi. Le abbiamo ottenute grazie all’azione unita di Governo, Gran Consiglio, Deputazione ticinese alle Camere e cittadini. Abbiamo potuto presentare alla Confederazione le nostre richieste con forza e determinazione”.
L’emergenza Covid avrà delle conseguenze pesanti sulle nostre finanze cantonale. Ad oggi è difficile prevedere l’impatto che avrà sulla nostra economia.  Ora, dopo gli interventi urgenti, bisogna soprattutto lavorare a misure strutturali per far uscire in tempi rapidi il nostro Paese da questa crisi

Bertoli: “La vera sfida per le scuole è per settembre”
Infine, Manuele Bertoli, che ha esordito con un accenno alle recenti polemiche legate alla riapertura delle scuole: “Noi abbiamo un sistema formativo funzionante e operativo. E solo in caso di forza maggiore questo sistema si ferma. E quando la forza maggiore non sussiste più, si ricomincia. Questo è il principio dal quale bisogna partire”.
Il direttore del DECS ha ripercorso i giorni caldi che portarono alla chiusura delle scuole: “Noi la settimana del 9 marzo volevamo chiudere ma Berna non era d’accordo. La Svizzera aveva infatti concordato questa linea con i Paesi confinanti, tranne all’Italia. Ci si chiede quindi di sentire Daniele Koch. Discussione molto lunga in Governo che porta alla decisione di chiudere solo le scuole superiori. Poi Berset ci ha chiamato per dirci che la Francia e la Germania avevano cambiato idea e che avrebbero chiuso da lì a poco. Noi il giorno dopo decidiamo di chiudere”.
“Il sistema – ha concluso Bertoli – oggi è soddisfacente. Ma la vera sfida è su settembre. Per allora abbiamo tre possibilità: la scuola ordinaria, la scuola ibrida se ce ne sarà bisogno ed eventualmente una scuola a distanza che speriamo proprio di non dover riattivare. Ci stiamo lavorando già adesso. Spero che nei prossimi mesi si possa evitare questo confronto pubblico che alcuni hanno voluto cercare. Confido che questo avvenga”.

Il Governo certifica la tutela di Villa Argentina a Mendrisio

Il Governo certifica la tutela di Villa Argentina a Mendrisio

Da www.laregione.ch

Approvata l’estensione della protezione cantonale all’intero Parco, incluso il terreno privato per il quale sta trattando il Comune

Adesso è ufficiale per davvero, con tanto di pubblicazione sul Foglio ufficiale e agli albi. Il Parco di Villa Argentina a Mendrisio godrà, per intero, della protezione cantonale. Tutela che si estende, come l’oasi verde nel ‘cuore’ del Borgo, anche all’ultima porzione di terreno privato, a monte, che il Municipio intende acquisire, completando così il comparto. La decisione è stata formalizzata e vergata nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato per mano del presidente Norman Gobbi.

Il dossier che amplia il vincolo di salvaguardia, e con esso il perimetro di rispetto del complesso di Villa Argentina e del vecchio ospedale, è stato recapitato all’esecutivo della Città e ai proprietari interessati. Depositati gli atti in Cancelleria, contro la risoluzione cantonale si potrà ora presentare ricorso, appellandosi al Tribunale cantonale amministrativo. Ovvero quella stessa istanza che era già stata chiamata a pronunciarsi sulla variante di Piano particolareggiato, restituendole il sigillo definitivo. Variante pianificatoria con la quale il Comune, che nel 1989 ha acquistato Villa Argentina, ha dato sostanza alla vocazione del Parco, che dialoga con il campus universitario, a cui dà modo di allargarsi prevedendo al possibilità di realizzare un nuovo insediamento all’estremità superiore del grande giardino pubblico.

Adesso quale ultimo atto resta da chiudere la trattativa fra l’autorità locale e i proprietari dell’appezzamento collinare, a questo punto parte integrante del comparto e della tutela. A sciogliere i nodi della transizione, ma soprattutto a stabile la cifra del passaggio di mano di quei 18mila metri quadrati (per i quali si sono accantonati circa 8 milioni di franchi), sarà il Tribunale di espropriazione. Una sua parola risolutiva è attesa da tempo.

Il parlamento in cerca di normalità

Il parlamento in cerca di normalità

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 maggio 2020 de La Regione

Il parlamento in cerca di normalità. Il legislativo torna a riunirsi e traccia il bilancio dell’emergenza Covid-19

(…)
Il bilancio del Consiglio di Stato

Prima del dibattito, ogni consigliere di Stato ha aggiornato il Gran Consiglio su quanto fatto dal proprio dipartimento durante l’emergenza. «Ciò che finora abbiamo letto nei libri, visto nei film o osservato da lontano è successo qui, da noi» ha esordito il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Una «crisi nuova che ha imposto una nuova normalità che ha portato a 146 risoluzioni governative». E sullo stato di necessità, oggetto di un’iniziativa parlamentare dell’Udc che chiede come il suo rinnovo venga avallato dal parlamento, Gobbi ha affermato: «Non è un assegno in bianco. Ci ha permesso di fare molto e in breve tempo». E perché prolungarlo, usciti dalla fase acuta? «Per garantire libertà di manovra al governo in caso di repentini cambiamenti della situazione epidemiologica».

Netto è l’avvertimento giunto dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa: «Siamo in fase convivenza con il virus, una situazione ancora più difficile della prima fase. Si rischia di sacrificare sulla griglia di qualche costinata quanto fatto nella fase acuta». Dove «abbiamo imparato giorno dopo giorno a conoscere il virus, e dove tutti i malati hanno ricevuto le cure di cui avevano bisogno, con il rimodellamento dell’assetto ospedaliero con due strutture dedicate esclusivamente ai pazienti Covid-19». Settimane «intense e forti», che hanno mostrato qualche ombra come «l’eccessiva dipendenza dall’estero in alcuni settori strategici sanitari, paradossalmente nella patria dell’industria farmaceutica». E che hanno portato lutti. Tanti lutti. Da De Rosa «un pensiero di vicinanza a tutti coloro che hanno sofferto e soffrono».

Guarda indietro il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta, notando come «l’ottenimento dell’ultima finestra di crisi da Berna è stato fondamentale per permettere il superamento della fase acuta, permettendo ai nostri cittadini e aziende di beneficiare di aiuti federali tenendo conto della situazione nel nostro cantone». Ricette precise per il futuro ancora non ce ne sono. Ciò che è sicuro è che sarà un futuro a tinte nere, nerissime. «Le prime previsioni in Ticino parlano di un calo del Pil pari al 5,2% per il 2020». Protagonista del dibattito nelle scorse settimane è stato anche il Dipartimento educazione, cultura e sport il cui direttore Manuele Bertoli, sulla riapertura o meno delle scuole, si è tolto un sassolino dalla scarpa: «Il sistema, di base, è funzionante e operativo. Solo con cause di forza maggiore si ferma. Quando questa forza maggiore non sussiste più, si ricomincia». E la scuola «ha reagito bene, pur sapendo che gli allievi a casa vivono in contesti diversi. L’insegnamento a distanza ha mostrato buona capacità del corpo docente di adattarsi e di mettere in campo nuove idee». In vista di settembre gli scenari sono tre: scuola in presenza, una soluzione ibrida e il ritorno dell’insegnamento a distanza. Sul mondo culturale – settore toccato molto dalla pandemia – Bertoli afferma che «soffrirà anche in futuro in maniera importante, e avrà bisogno di politiche di accompagnamento particolari».

Lo stato di necessità «non è sinonimo di assegno in bianco»

Lo stato di necessità «non è sinonimo di assegno in bianco»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato in corpore, il comandante dello Stato maggiore di condotta e il medico cantonale hanno informato i deputati sulle decisioni prese in questi mesi

Dopo due sedute plenarie del Legislativo cantonale annullate, ieri l’Esecutivo era chiamato per la prima volta dall’inizio della crisi a rendere conto al Parlamento di quanto fatto e deciso negli ultimi mesi. E la questione forse più scottante ed attuale ha riguardato la decisione del Consiglio di Stato di prolungare lo stato di necessità fino alla fine del mese di giugno.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente del Governo Norman Gobbi, che a questo proposito ha rimarcato che lo stato di necessità ha permesso all’Esecutivo di attivarsi in tempi rapidi per «acquistare il materiale sanitario necessario al personale al fronte vista l’esiguità delle scorte; di mobilitare i militi della Protezione civile; di costruire strutture provvisorie a favore degli ospedali e delle case anziani e, infine, di organizzare e mettere in esercizio i checkpoint sanitari». Gobbi ha poi spiegato che lo stato di necessità è stato prolungato per «garantire libertà di manovra al Governo nel caso in cui la situazione epidemiologica dovesse cambiare, e anche per preservare le opere temporanee realizzate in questo periodo a favore delle strutture sanitarie». Tuttavia, ha voluto precisare, «non si tratta di un assegno in bianco al Governo». Riguardo ai mesi che verranno, Gobbi ha sottolineato l’importanza di «trasformare la crisi in opportunità» e che, in caso di una seconda ondata del virus, «le preziose lezioni apprese in questo periodo serviranno ad avere risposte più regionali, più mirate e più orientate alle fasce della popolazione più a rischio».

La responsabilità individuale
Il secondo consigliere di Stato a prendere la parola è stato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa, il quale, dopo aver lodato il lavoro di squadra fra le autorità e le istituzioni sanitarie, ha rinnovato l’appello a mantenere un comportamento responsabile «per non vanificare quanto fatto finora per qualche costinata in più». Il ministro ha pure affrontato un tema molto sensibile e discusso, ovvero quello dei decessi nelle case anziani. De Rosa ha assicurato che tutti i residenti hanno ricevuto cure adeguate nelle strutture. «Purtroppo, trattandosi dei più fragili dei fragili, il 45% dei decessi dovuti al coronavirus in tutto il cantone è avvenuto proprio tra questa categoria di persone». Il tasso di mortalità, ha sottolineato, non si discosta di molto da quello riscontrato in Europa e negli ospedali. «Arriverà il tempo delle valutazioni – ha concluso – Quello che questa pandemia ci ha già mostrato è l’eccessiva dipendenza dal materiale sanitario importato dall’estero e dal personale non residente».

Cifre rosse in vista
Dal canto suo, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta ha ricordato come il Ticino «è stato l’unico Cantone ad aver ottenuto sei finestre di crisi per attuare delle misure più restrittive che hanno permesso di contenere l’aumento dei contagi. Il tutto, però, ad un costo molto elevato. Sui conti pubblici incombe un profondo rosso che lo stesso Vitta ha ipotizzato superiore ai 300 milioni di franchi «al netto di previsioni positive prima dell’emergenza». A rendere ancora più fosco e incerto il quadro economico ci sono anche le previsioni negative per l’economia nazionale e cantonale. «La fase di rilancio sarà complessa e per risollevarci servirà spirito di squadra», ha ammonito il direttore del DFE.

Misure per l’apprendistato
L’ultimo intervento è stato quello del direttore del Dipartimento dell’Educazione, della cultura e dello sport (DECS) Manuele Bertoli. Il consigliere di Stato ha ripercorso le tappe – e le polemiche – che hanno portato alla chiusura delle scuole, dalla decisione iniziale di tenere gli istituti aperti, passando per i rifiuti di alcune sedi a farlo. Bertoli ha in seguito parlato di una «buona reazione» da parte del sistema scolastico e ha illustrato i tre possibili scenari per l’anno scolastico 2020/2021. A settembre, ha spiegato, si potrà tornare alla scuola ordinaria in presenza, a una scuola ibrida oppure a una scuola a distanza: «Ci auguriamo che lo scenario non sarà questo». Il ministro ha infine sottolineato l’importanza per l’apprendistato in Ticino. Queste settimane saranno cruciali e il direttore del DECS ha già preannunciato «un pacchetto di misure per giugno».