«Se sarà emergenza migranti, esercito alla frontiera con l’Italia»

Da TIO.CH l È il piano di Guy Parmelin e Ueli Maurer in caso aumentino gli arrivi. Fra i sostenitori anche Norman Gobbi.

Frontiere con l’Italia chiuse e presidiate dall’esercito in caso l’emergenza rifugiati esploda, è questa la soluzione che verrà proposta mercoledì all’esecutivo dai due consiglieri federali democentristi Ueli Maurer e Guy Parlmelin.

Previsto l’aumento del flusso dal Mediterraneo – Come mai una proposta del genere proprio ora? Secondo quanto riportato dal Le Matin Dimanche sarebbe legata al timore, con l’avvento della bella stagione, della ripresa dell’afflusso dal Mediterraneo all’Italia. Essendo la via dei balcani ormai difficilmente praticabile la soluzione alternativa vedrebbe il passaggio attraverso l’Adriatico fino al Bel Paese per poi tentare di raggiungere i paesi del nord (Germania, Gran Bretagna e Svezia) passando proprio per la Confederazione.

L’esercito dovrà aiutare i doganieri – Il dossier che verrà presentato al Consiglio federale, continua il domenicale, non indicherà nero su bianco un “tasso massimo” che farà scattare l’emergenza ma ribadirà le misure da applicare: la chiusura delle frontiere, il respingimento di ogni migrante verso l’Italia e l’impiego di militari come forze di supporto.

Gobbi: «La chiusura non sia un tabù» – Fra i sostenitori anche Norman Gobbi che, stando al giornale romando, avrebbe inviato diverse lettere non solo a Simonetta Sommaruga ma anche a Maurer e Parmelin riguardo alle problematiche legate alla frontiera italiana: «è necessario aumentare i controlli alle frontiere e, nel caso sia necessario, la chiusura non dev’essere un tabù», ha dichiarato il ticinese.

http://www.tio.ch/news/ticino/politica/1076475/-se-sara-emergenza-migranti-esercito-alla-frontiera-con-l-italia-

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Dal Mattino della domenica del 20 marzo 2016

Da 25 anni vicini ai Ticinesi, da sempre al servizio della nostra comunità

“La Lega è una realtà”, titolava il Mattino della domenica del 13 gennaio 1991, sancendo così ufficialmente la discesa in campo del Movimento della Lega dei Ticinesi. Al centro della prima pagina del giornale, una cartina del Cantone contenente i visi dei cittadini ticinesi, della “nòsa gent”, per la quale la Lega è nata ed ha combattuto – e vinto – negli anni numerose ed importanti battaglie. Questa è sempre stata la Lega: un Movimento vicino ai Ticinesi ed ai loro bisogni, pronto a difendere gli interessi del nostro Cantone e delle molte persone ormai escluse dal cerchio magico – il vecchio tavolo di sasso – della politica. Un Movimento che, dopo 25 anni, checché ne dica qualcuno, si basa sempre e comunque sui suoi valori originari: valori chiari, sinceri e genuini, così come sanno essere solo i cittadini ticinesi, i quali proprio per questo ci hanno sostenuto e ci hanno dato fiducia. Una Lega che, da “stato d’animo” come veniva definita dal nostro indimenticabile Flavio Maspoli, è divenuta la maggior forza politica del Canton Ticino.

Dopo 25 anni dunque, siamo ancora qui: come prima, più di prima! Se nel 2011 il raddoppio del nostro Movimento nel Governo cantonale ad alcuni è potuto sembrare come “un incidente di percorso”, il risultato ottenuto dalla Lega, come Movimento, e dai sottoscritti, come persone, alle elezioni cantonali di aprile 2015 dimostra quanto il nostro lavoro ed il nostro impegno siano stati apprezzati dai cittadini. Un lavoro ed un impegno che, vi assicuriamo, continueranno nell’avvenire con sempre più forza ed energia alfine di rispondere concretamente alle esigenze della cittadinanza. Oggi, però, è il giorno della festa. Un giorno speciale dove la mente corre con un po’ di nostalgia ai tempi passati e alle persone che hanno fatto la storia del nostro Movimento. Una corsa che si traduce in molti grazie ai nostri amici che vorremmo fossero qui accanto a noi per festeggiare insieme. Nano, Flavio, Michele, Rodolfo, Giorgio e tutti gli altri guerrieri: grazie di cuore per quello che avete fatto per il Ticino! Sappiate che la vostra Lega c’è, più viva che mai, e continua a lottare per difendere gli interessi di questo Cantone e della sua splendida gente. Non molleremo!

Una voglia di lottare che ci guiderà anche in futuro. In quest’ottica, tra meno di un mese avremo subito un’altra grande sfida rappresentata dalle elezioni comunali, per la quale dovremo farci trovare tutti pronti, in modo da poter iniziare a lavorare per i cittadini già nelle Istituzioni a loro più vicine. Una sfida che, con la fiducia dei Ticinesi, riusciremo nuovamente a vincere, uniti dal profondo amore che ci lega al nostro territorio. Le schede elettorali sono già giunte nelle vostre case: è quindi giunto il momento di decidere chi amministrerà la “cosa pubblica” del vostro Comune. Care e cari Ticinesi, continuiamo a far sentire la nostra voce e a lottare per il nostro Cantone, votando ancora una volta la Lega dei Ticinesi. Da 25 vicina ai cittadini, da sempre al servizio della nostra comunità!

Cerimonia di promozione della scuola Cantonale di Polizia giudiziaria 2015

Cerimonia di promozione della scuola Cantonale di Polizia giudiziaria 2015

Oggi a Monte Carasso nel Salone dell’antico convento delle Agostiniane si è tenuta la cerimonia di promozione della Scuola cantonale di polizia giudiziaria 2015 con la consegna degli attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore di polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Ecco i neo ispettori:
Matthias Bernet, Stefano Borello, Simone Caimi, Marco Consoli, Elmin Ferati, Giovanni Frioni, Tiziano Gamboni, Matthias Giulietti, Marco Magnoni, David Mangiapane, Oliver Pietropoli, Silvia Polli, Alessandro Polo e Simone Zanini.
Hanno inoltre seguito integralmente la Scuola di Polizia giudiziaria anche gli ispettori in formazione:
Stephania Ern, Giovanni Leidi, Manuel Mauri Brusa ed Edoardo Sciaroni che hanno ricevuto l’attestato di frequenza. Essi devono quindi ancora concludere il loro ciclo di introduzione alla professione, della durata totale di 2 anni, prima di essere nominati ispettori di polizia giudiziaria.

I docenti si stanno isolando da soli

I docenti si stanno isolando da soli

Dal Corriere del Ticino del 18 marzo 2016

Il presidente del Governo difende Manuele Bertoli e critica il corpo insegnante
Norman Gobbi scende in campo in vista dello sciopero al contrario dei docenti del 23 marzo. Spezzando una lancia a favore del collega Manuele Bertoli e dei provvedimenti presi dal Governo, il presidente critica l’atteggiamento del corpo insegnante, a suo modo di vedere privilegiato in un mercato del lavoro incerto come quello ticinese. In questa intervista al Corriere del Ticino, il direttore del Dipartimento delle istituzioni si sofferma anche sulla manovra di rientro e sulla presidenza che ormai volge al termine.

In qualità di presidente del Governo la disturbano le affermazioni del collega Manuele Bertoli in merito all’intoccabilità della scuola dell’obbligo nell’ambito della manovra di rientro?
«Si tratta di scelte strategiche interne al DECS. Significa che i risparmi si faranno evidentemente in altri ambiti. In merito al confronto tra Bertoli e gli ambienti scolastici ho comunque una mia visione».

Quale?
«I docenti si stanno isolando dal resto dei funzionari statali. Dimenticano infatti che nell’Amministrazione si andrà a ridurre il personale, mentre nel mondo scolastico – a livello obbligatorio e post-obbligatorio – le unità non vengono diminuite. Inoltre, mi hanno molto stupito certe lettere scritte dagli insegnanti al Governo».

C’è un caso che l’ha colpita?
«Ho avuto modo di visionare il testo scritto dal collegio dei docenti del Centro professionale tecnico di Trevano, nel quale si parla di “azioni di lotta” e di “mobilitazione generale in piazza” delle associazioni sindacali e magistrali. Ecco, se queste sono le idee degli insegnanti a cui un giorno dovrò affidare i miei figli, qualche domanda me la pongo. E ribadisco: certi docenti non si rendono conto di come determinate azioni portino per forza di cose all’isolamento».

Intanto il PS, partito di Bertoli, è sceso in campo a favore dello sciopero al contrario del 23 marzo. La sorprende?
«Da un lato c’è un aspetto politico di difesa di questi lavoratori, dall’altro però è la riprova che anche il PS non riesce a interpretare la situazione globale. Parliamo in effetti di 5.000 docenti che hanno uno stipendio e un posto sicuro. Oltre che di un settore, quello della scuola, dove il precariato è stato praticamente eliminato. E tutto ciò non viene considerato? Mi pare che il corpo docente stia dimenticando quanto avviene nell’economia privata, dove assistiamo a un rallentamento congiunturale, con molte persone che restano senza lavoro. Il Cantone è chiamato a destinare sempre più risorse per rispondere alle esigenze di chi non è in grado di rientrare nel mondo del lavoro e per i casi d’assistenza. Mi chiedo quindi se questa lettura fortemente ideologica è quella che alcuni insegnanti trasmettono anche agli allievi».

Ritiene quindi che questo tipo di protesta non possa essere giustificato?
«Anch’io ho avuto funzionari dei miei settori poco contenti. Non è mai bello bloccare degli scatti salariali automatici. Quello che fa più male è che durante gli incontri con le associazioni del personale e i sindacati abbiamo subito chiarito che la nuova scala salariale dei dipendenti porterà a un miglioramento. E il fatto che questo non venga ripreso nelle riflessioni dei docenti può voler dire due cose: o i sindacati non parlano con i propri rappresentanti nella scuola, oppure volutamente si sottacciono le migliorie in arrivo per distogliere l’attenzione dagli obiettivi che non sono stati in grado di raggiungere in questi anni».

Come si spiega questi attriti tra base e direzione del DECS?
«I mal di pancia ci saranno sempre. A mio modo di vedere molto si gioca nel rapporto di lealtà che si riesce a creare in anticipo tra dirigenza e collaboratori. Non sempre il capo del Dipartimento porta buone notizie: io stesso ho tenuto delle serate alla fine dello scorso anno con le associazioni del personale di polizia durante le quali mi è stato impossibile garantire che nel 2016 sarebbe stato tutto rose e fiori».

Nell’intervista di ieri al Corriere del Ticino, Bertoli pare porre un aut aut al Governo. Prima di esprimersi sull’iniziativa in votazione il 5 giugno, attende di vedere se ci saranno le risorse per il progetto «La scuola che verrà». I soldi ci sono o no?
«Prima di tutto il progetto “La scuola che verrà” è in fase di definizione e quindi il relativo fabbisogno finanziario non è ancora noto. Sappiamo che è emersa una certa opposizione nel mondo della scuola e perciò siamo coscienti che una riforma di questo tipo potrebbe necessitare di tempi più lunghi. Come avviene per tutti i nuovi compiti, il Governo dovrà trovare una sua convergenza, oltre a elaborare misure volte a compensarli. D’altra parte lo ha fatto pure il sottoscritto quando ha rivisto gli effettivi della polizia o delle strutture carcerarie. Se il progetto sarà valido si troveranno i dovuti margini d’azione, ma lo stesso discorso sarà necessario per l’applicazione della Riforma III delle imprese, gli investimenti legati alla mobilità o ancora la socialità. Ogni Dipartimento, in effetti, sarà confrontato con nuovi compiti. Non è però corretto chi fa confronti interdipartimentali, e ciò alla luce delle importanti riforme che il Cantone è chiamato a portare avanti con delle risorse limitate».

Insomma, vi sono o no dei settori da considerare come zona franca?
«Non parlerei di zone franche. Anche perché se guardiamo ad esempio i dati PISA c’è la necessità di rafforzare la formazione scolastica di base in Ticino. I nostri giovani devono confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più globale e il fatto che nel nostro Cantone vi siano 7.000 persone iscritte agli Uffici di collocamento e 6.700 circa in assistenza è da ricondurre a una componente sociale, ma anche di carattere formativo. E se per mantenere un certo livello di competitività tra la manodopera locale c’è bisogno di fondamenta più solide nella scuola dell’obbligo non posso che essere d’accordo».

Anche lei ha dei settori da dichiarare alla stregua di un terreno minato?
«L’importante è che ognuno presenti delle misure che raggiungano gli obiettivi finanziari prefissati. Poi ogni Dipartimento è libero di definire internamente le priorità d’intervento. Se invece qualcuno non dovesse fare i compiti in modo corretto, evidentemente interverrebbe il Governo. Per fortuna non sembra essere il caso».

Per quanto riguarda le Istituzioni può già indicare gli ambiti dove probabilmente si andrà a risparmiare?
«Nel mio ambito, un po’ come avviene per il DECS, il peso finanziario più importante è generato dai costi del personale. Le misure di risparmio andranno dunque in questa direzione, nell’ottica soprattutto di ottimizzare le diverse organizzazioni e l’utilizzo delle risorse a disposizione. E penso a quei settori dove, grazie alla tecnica che può essere di supporto al lavoro amministrativo, c’è un certo margine di manovra».

Il suo anno di presidenza volge al termine. Tra casellario, accordi fiscali contestati e corsa al Consiglio federale, qual è il suo bilancio?
«Visto che in questi giorni l’hockey è d’attualità, uso una metafora sportiva: pur essendo solo il primo della legislatura è stato un anno simile a una partita di playoff. Il gioco è stato intenso, ma soprattutto siamo riusciti a creare lo spirito di squadra che auspicavo, al di là di visioni differenti e di qualche inevitabile screzio all’interno del collegio governativo. Non è infatti possibile spegnere quel dibattito necessario sulle priorità d’intervento da fissare. Ad assorbirci maggiormente in questi mesi, senza tuttavia impedirci di fare politica e di essere progettuali, è stata inevitabilmente la manovra per riequilibrare le finanze. Sono convinto che questa unità d’intenti possa perdurare anche una volta presentate le diverse misure di risparmio: se penso ad esempio al rischio di strappo annunciato da Bertoli all’ultimo Congresso socialista, noto che al momento non si è affatto concretizzato. E poi con questa intervista in fondo mi espongo dalla parte di Manuele, a dimostrazione che il Governo è concorde nel difendere i provvedimenti collegiali e che nessun consigliere di Stato dev’essere lasciato solo se attaccato. Quanto avverrà in Parlamento, però, potrebbe essere un’altra storia».

‘Piano d’emergenza’ alla Sem. Gobbi: Comuni già avvertiti

‘Piano d’emergenza’ alla Sem. Gobbi: Comuni già avvertiti

Da La Regione del 17 marzo 2016

LA STRATEGIA
Con i Paesi dei Balcani occidentali che “chiudono” le loro frontiere, molti s’affrettano a indicare nell’Albania il prossimo ventre molle dell’Europa: il punto dal quale migliaia di disperati potrebbero prima o poi transitare inaugurando una rotta albanese-adriatica che li condurrebbe in Italia, poi su su fino all’Europa centrale. Anche la Svizzera si sta preparando a quest’eventualità. Ufficialmente, la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) mantiene le sue previsioni: circa 40mila nuove richieste d’asilo nel 2016, come lo scorso anno. Dietro le quinte, però, altri numeri. Negli scorsi giorni la ‘Nzz am Sonntag’ ha rivelato che da mesi la Sem sta allestendo un “piano d’emergenza”. Prevede tre scenari, stando al domenicale. Nei due estremi (forte affluenza), la Confederazione potrebbe – deviando dall’abituale prassi – registrare i richiedenti con una procedura accelerata e ripartirli subito tra i Cantoni (che dovrebbero così arrangiarsi a trovare in breve tempo alloggi supplementari), senza farli passare dai centri federali. Un’altra opzione: la Confederazione metterebbe lei stessa a disposizione altre strutture per il primo alloggio in grado di accogliere 15mila richiedenti, il triplo di quelli previsti. La Conferenza dei governi cantonali starebbe valutando scenari che prevedono fino a 120mila nuove richieste d’asilo quest’anno. «Discutendo con la Confederazione avevamo chiesto come Cantone di rivedere verso l’alto le cifre, in modo da ragionare su una situazione straordinaria: per intenderci, 15mila arrivi al mese», ci dice il ‘ministro’ ticinese Norman Gobbi , il cui dipartimento (Istituzioni) è con quello della Sanità e socialità titolare a livello cantonale del dossier. «Per quanto ci riguarda – aggiunge – registreremo tutti i migranti che entreranno, respingendo quelli che potremo legalmente respingere». Questione Comuni. «Già nei mesi scorsi abbiamo contattato x Comuni, avvisandoli che i loro impianti di Protezione civile potevano, in caso di situazione straordinaria, entrare in considerazione, nella pianificazione cantonale, per alloggiare dei richiedenti l’asilo. Di questo gruppo abbiamo poi, con le Regioni di PCi, selezionato e informato y Comuni. Con un approccio sempre all’insegna del dialogo».

Berna è lontana. Per lavorarci

Berna è lontana. Per lavorarci

Da la Regione del 16 marzo 2016
La Svizzera romanda fa lobbying per il futuro direttore federale dell’Ufcl, e il Ticino?

Non è cosa per ticinesi, magari accasati con figli. C’è Mauro Dell’Ambrogio, segretario di Stato per la formazione, ricerca e innovazione del Dipartimento federale dell’economia, rappresentante più significativo a Berna di un Ticino poco avvezzo ai traslochi professionali. E c’è anche Nicoletta Mariolini, delegata federale al plurilinguismo. Poi poc’altro. Lavorare a Berna, per chi abita nella Svizzera italiana, non è scontato. Vuoi perché c’è poco spazio e vuoi perché già quel poco fatica ad essere occupato (per mancanza di profili professionali disponibili). «La questione si poneva già ai tempi in cui ero consigliere nazionale [nel 2010, ndr]» ci dice Norman Gobbi , presidente del Consiglio di Stato, da noi contattato per commentare la discesa in campo della ‘Conferenza dei governi della Svizzera occidentale’ che rivendica la poltrona della direzione dell’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (Ufcl). Un settore, quest’ultimo, che gestisce gli appalti pubblici federali e non sono proprio noccioline. Di più. In passato il Ticino aveva rivendicato l’uso della lingua italiana nella pubblicazione, appunto, dei mandati pubblici. Cosa che si è poi risolta. Resta il fatto che l’Ufficio federale in questione – oggi diretto da Gustave Marchand, d’origine tedesca contrariamente a quanto potrebbe indurre a credere il nome (osserva ‘Le Temps’, ieri in edicola) – nel solo 2014 ha distribuito qualcosa come 5,5 miliardi di franchi nel settore delle costruzioni e materiale militare. Marchand andrà in pensione a fine novembre, come scrive il quotidiano romando, e dunque l’occasione è ghiotta per le rivendicazioni dei Cantoni latini. Meglio, romandi.

«In queste circostanze noi ci muoviamo per conto nostro, anche perché la solidarietà latina spesso si ferma al francese…» commenta Gobbi a proposito di alleanze trasversali per occupare un posto là dove l’Amministrazione federale pesa. «In passato, come deputazione ticinese alle Camere, ci capitava d’incontrare sovente l’allora capa del personale federale e la presenza ticinese era un tema ricorrente. Poi va detto – aggiunge il presidente del governo – che in alcuni settori, vedi la cancelleria, siamo ben rappresentati, mentre in altri, come l’esercito, siamo sotto la media». Ai romandi resta il vantaggio della vicinanza geografica con Berna. Per chi abita a Friborgo o Neuchâtel, recarsi a lavorare nella capitale è cosa facile; tre quarti d’ora in treno. Non è complicato nemmeno da Zurigo o San Gallo. I mezzi pubblici sono veloci e puntuali. Altra cosa per i ticinesi, ostacoli linguistici a parte. Per quanto non si demorde, là dove è fattibile. Tornando alla questione degli appalti federali, un passo avanti è stato fatto con l’introduzione dell’italiano nei capitolati. Poi, è risaputo, coltivare le giuste ‘sensibilità’ per le minoranze linguistiche è un lavoro lungo e paziente. Una lobbying perpetua.

Visita di cortesia del Console generale di Svizzera a Milano

Visita di cortesia del Console generale di Svizzera a Milano

Da Ticinonews.ch del 16 marzo 2016
Il rappresentante a Milano della Confederazione ha incontrato il Governo ticinese

Oggi a Bellinzona il Consiglio di stato ticinese ha ricevuto la visita di cortesia da parte del Console generale di Svizzera a Milano.
Felix Baumann ha incontrato Gobbi e colleghi già durante la mattinata. L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti d’attualità.

Cantone e Comuni discutono sulla manovra finanziaria

Cantone e Comuni discutono sulla manovra finanziaria

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la seconda seduta del 2016 – la 38. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione ha consentito in particolare di proseguire la discussione sulla manovra finanziaria cantonale di rientro per il periodo 2017/2019.

La Piattaforma ha preso atto favorevolmente delle conclusioni del Gruppo tecnico misto, incaricato di studiare le possibili misure per compensare i benefici che la manovra cantonale indurrà sui conti dei Comuni, a partire dal 1. gennaio 2017. L’obiettivo di fondo è di garantire la neutralità finanziaria della manovra per l’insieme degli enti locali e di semplificare i flussi finanziari, secondo lo spirito della riforma istituzionale «Ticino 2020».

Le conclusioni del Gruppo di lavoro indicano che la combinazione delle diverse misure produce un impatto equilibrato ed equo sugli enti locali. Il Consiglio di Stato ha confermato che le misure dettagliate previste nell’ambito della manovra di risanamento 2017/2019 saranno presentate alla Piattaforma dopo le elezioni comunali.

La Piattaforma è stata informata anche sullo stato della revisione legislativa in materia di municipalizzazione dei servizi pubblici. La proposta scaturita dal Gruppo di lavoro tecnico prevede l’abolizione dell’attuale legge e l’incorporazione delle sue indicazioni in altre
normative di livello cantonale. La consultazione è aperta a Comuni e aziende interessate, e durerà fino al 15 settembre 2016.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per venerdì 15 aprile.

Norman Gobbi: “Il casellario anche per contrastare la Mafia!”

Norman Gobbi: “Il casellario anche per contrastare la Mafia!”

Dal Mattino della Domenica del 13 marzo 2016

Norman Gobbi ringrazia i Ticinesi che hanno votato a favore dell’iniziativa d’attuazione

Ricordiamo ancora tutti quando nell’agosto 2014 sono state fermate a Frauenfeld 18 persone accusate di appartenere ad una cosca della ’ndrangheta – la Mafia calabrese – che da addirittura 40 anni (!!!) operava nel Canton Turgovia. Una vicenda che ci ha fatto aprire gli occhi sul fatto che anche il nostro Paese non è immune da fenomeni mafiosi, i quali vanno combattuti con forza se non vogliamo ritrovarci nella stessa situazione di alcune zone della vicina Fallitalia, dove lo Stato è ormai assente e ha lasciato campo libero a queste cosche. È di questi giorni poi la notizia dell’arresto di altri 15 presunti membri della stessa cellula della ’ndrangheta, avvenuto su ordine dell’Ufficio federale di giustizia. Un episodio che rafforza la necessità di dover intervenire per contrastare queste organizzazioni criminali.

Visto che il tema tocca da vicino gli aspetti legati alla sicurezza e all’ordine pubblico del nostro Paese, ne abbiamo discusso con Norman Gobbi, Presidente del Governo e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “I recenti fatti ci insegnano che purtroppo anche la Svizzera non è estranea a questi fenomeni, alcuni dei quali hanno già avuto inizio negli anni ’70. In quest’ottica, continua il Ministro leghista, “dobbiamo tenere alta la guardia riguardo alle situazioni sospette”. Il problema risiede però anche a livello giuridico, poiché è ormai da molto tempo che si discute sull’opportunità di rendere le leggi svizzere più severe in questo ambito delicato e sensibile. “È vero”, sottolinea Norman Gobbi, “le leggi attuali non bastano più per contrastare efficacemente la Mafia; per questo motivo è importante inasprire le norme per combattere le organizzazioni criminali, in modo che le Autorità abbiano a disposizione tutti gli strumenti possibili per intervenire in maniera incisiva”. Un aspetto sul quale dovrà chinarsi presto la Confederazione.

E a livello cantonale? Cosa si può fare per combattere questi fenomeni? “Ripeto: dobbiamo tenere alta la guardia e presidiare al meglio il nostro territorio. Inoltre, si possono introdurre delle misure straordinarie per controllare in maniera maggiormente approfondita chi intende entrare nel nostro Paese, come è stato fatto nel recente passato”. Si riferisce all’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale introdotto lo scorso aprile? “Esatto! Una misura straordinaria e temporanea presa per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico sul territorio, introdotta a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone”. Una misura pienamente sostenuta dal Popolo ticinese, come hanno dimostrato le 12’192 firme raccolte grazie a una petizione lanciata dalla Lega dei Ticinesi a supporto della misura introdotta da Norman Gobbi. “Le Autorità federali devono capire che il Ticino, vista in particolare la sua posizione geografica, è maggiormente esposto a fenomeni criminali rispetto ad altre regioni della Svizzera; fenomeni che vanno combattuti con forza anche attraverso delle misure eccezionali!”. Un aspetto che Norman Gobbi ha sollevato di recente quando è stato ospite del programma Giacobbo&Mueller in onda sulla televisione svizzero tedesca riprendendo simpaticamente il pubblico in sala. Il nostro Norman continua quindi convinto e spedito sulla propria strada; una strada in cui al centro ha sempre messo la sicurezza del nostro Cantone a beneficio di tutti i Ticinesi.

MDD

Presidenti in grigioverde

Presidenti in grigioverde

Il ticinese Norman Gobbi ed il grigionese Christian Rathgeb ai corsi di ripetizione dell’esercito di milizia.

Una particolarità tutta svizzera. Due presidenti di Governo cantonali, il ticinese Norman Gobbi ed il grigionese Christian Rathgeb, si sono incontrati in grigioverde ai corsi di ripetizione dell’esercito di milizia.

Dall’incontro al selfie d’ordinanza con sorriso, il passo è stato breve. Ed il post della foto su Twitter è stato immediato. Hashtag: “Solo in #CH”.

joe.p.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Presidenti-in-grigioverde-7019537.html