Il Ticino ha bisogno di voi!

Il Ticino ha bisogno di voi!

Votiamo Lega (Lista 1) e vinciamo le elezioni. Mancano sei giorni. Alle 12.00 di domenica prossima si con­cluderà il voto per l’elezione di Governo e Parlamento. Sette giorni in cui il Popolo ticinese può ancora scegliere i suoi rappresentanti. Verrebbe da dire “fi­nalmente”, data la lunga campagna degli ultimi mesi, fatta di troppe parole e pro­clami inconsistenti. Nonostante il periodo elettorale, ho voluto continuare nel lavoro di tutti i giorni, portando avanti progetti concreti e raccogliendo importanti risul­tati.

Per questo sono stato anche criticato da coloro che hanno confuso la mia laborio­sità con propaganda elettorale. A torto. Mesi fa avevo detto ai miei collaboratori che la campagna, per quanto fondamen­tale, non avrebbe dovuto bloccare né i progetti né le decisioni a favore dei Tici­nesi; così è stato e sarà ancora per una set­timana e per i successivi quattro anni se i Ticinesi riconfermeranno la loro fiducia nel sottoscritto e nella Lega. La Lega è nata per tutti i Ticinesi, nessuno escluso; in particolare quelli dimenticati dal vec­chio “tavolo di sasso” e che non si inte­ressavano più della politica. È proprio anche per questa ragione che ho scelto questo Movimento!

Negli anni abbiamo combattuto molte battaglie, ultima delle quali quella del 9 febbraio 2014, la cui applicazione è vitale per il futuro del Ticino. Nonostante ciò, sono consapevole dei problemi che an­cora attanagliano i cittadini, primo fra tutti quello del lavoro. So anche che la so­luzione non è facile e che lo sconforto nei confronti della politica può in certi casi prendere il sopravvento. Vorrei però dire una cosa a tutte le persone scontente e che magari non hanno voglia di votare, pen­sando che nulla cambierà: fate sentire la vostra voce!

Come rappresentante della Lega posso as­sicurarvi il mio impegno nel proseguire sulla strada intrapresa; una strada fatta di progetti concreti e di una politica libera da interessi personali e di partito. Un cammino indicatoci dal Nano 24 anni fa e la cui meta è una e una sola: essere vicino alla gente, a ogni singolo Ticinese!

NORMAN GOBBI

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Dal Mattino della domenica, 12.04.2015
Vuoi il permesso B o G? Prima mostra l’estratto del casellario giudiziale

Il consigliere nazionale leghista, autore già nel 2013 di una mozione al Consiglio federale per il ritorno ai controlli sistematici dei prece­denti penali dei cittadini UE che vogliono dimorare in Svizzera: “Finalmente si ha il coraggio di dare la priorità agli interessi dei ticinesi e non all’applicazione pedissequa di clausole balorde che siamo i soli a rispettare”

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha preso una decisione impor­tante. Da inizio aprile, per ottenere un permesso B (dimora) o G (frontaliere) il richiedente deve allegare un estratto del casellario giudiziale, datato di al massimo tre mesi. Niente estratto? Niente permesso.

Il tema non è nuovo in casa Lega. Nell’aprile 2013 il Consigliere nazio­nale leghista Lorenzo Quadri depo­sitò una mozione al Consiglio federale chiedendo per l’appunto il ritorno alla richiesta sistematica del casellario giu­diziale, decaduta a seguito della deva­stante libera circolazione delle persone.

Come valuta Quadri la decisione del Direttore del dipartimento delle Isti­tuzioni?

In modo molto positivo, ovviamente. E’ una decisione benvenuta e necessaria. Gobbi ha avuto il coraggio di infran­gere il muro del “sa po’mia”. Forse la novità introdotta non sarà del tutto in linea con i disposti della devastante li­bera circolazione delle persone. L’ap­posita direttiva UE prevede infatti che la richiesta di informazioni sui prece­denti penali dello straniero che chiede di dimorare in Svizzera non può essere sistematica. Ma poco importa. La si­curezza del Ticino è evidentemente prioritaria rispetto all’applicazione pedissequa di accordi che il popolo ti­cinese non ha mai approvato. Quindi, si cominci a richiedere sempre l’estratto del casellario giudiziale. Che non sarà una garanzia assoluta, visto che le modalità d’iscrizione ed i tempi di cancellazione variano da paese a paese; ma è comunque un bell’aiuto in più. Del resto, qualsiasi paese UE nella nostra posizione avrebbe fatto ciò che ha fatto Gobbi. Spero che, in generale, questo sia solo un primo passo. Basta con il garan­tismo autolesionista. Si abbia il coraggio di pren­dere delle decisioni nel­l’interesse del paese. Anche a costo di perdere qualche ricorso.

Appunto: i ricorsi. E se ce ne fossero?

Si vedrà se ce ne saranno. Del resto, voglio proprio vedere chi adirà le vie le­gali per non presentare l’estratto richiesto. Solo chi ha qualcosa da na­scondere. Quindi, giusto che gli venga negato il permesso. Del resto sap­piamo bene che una volta concesso, il permesso B o G è assai difficile da riti­rare. Anche quando si scopre che i titolari hanno commesso gravi reati in patria. Si impone dunque estrema prudenza al mo­mento del rilascio.

Lei ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo il ri­torno alla richiesta sistematica del­l’estratto del casellario giudiziale prima del rilascio del permesso. A che punto è l’esame?

La mozione è del 17 aprile 2013. Il go­verno, “naturalmente”, ha espresso parere contrario. Il Consiglio nazio­nale non l’ha ancora esaminata. E non è detto che esprima una posizione di­versa rispetto a quella dell’esecutivo.

Il PLR accusa Gobbi di aver “copiato” una sua mozione…

Il PLR, abituato a fare po­litica con la Xerox (prima denigra le proposte “po­puliste e xenofobe” della Lega, poi le fotocopia) ha perso un’occasione per tacere. Allora io dico che il PLR ha copiato la mia mozione a Berna, visto che quella inoltrata dal­l’ex partitone in Gran Consiglio è del settembre 2013, mentre la mia è di 5 mesi prima.

Questo tanto per mettere i puntini sulle “i”. Comun­que, al di là dei diritti di primogenitura, l’impor­tante è che i controlli si facciano. Perché, ormai è ampiamente dimostrato, la libera circolazione delle persone ha mandato a ra­mengo non solo il nostro mercato del lavoro, ma anche la nostra sicurezza. Pretendere di far fede ad autocertificazioni in mate­ria di precedenti penali è una barzelletta. Ogni delinquente stra­niero che, grazie alla nuova prassi in­trodotta da Norman Gobbi, non otterrà di trasferirsi in Svizzera, sarà un suc­cesso.

Norman Gobbi chef a sorpresa all’Osteria del Ponte a Iragna

Da GastroTicino, 29.03.2015
Gradita sorpresa nel vedere un politico famoso ai fornelli di uno dei ristoranti più conosciuti della Riviera. Nelle scorse settimane, infatti, Mauro Sinigaglia, ha invitato il Consigliere di Stato Norman Gobbi a cucinare per una scelta platea di buongustai all’Osteria del Ponte a Iragna. All’aperitivo gli ospiti erano curiosi sull’esito della serata, ma una volta accomodatisi a tavola, le perplessità hanno lasciato il posto a una certezza: l’illustre politico aveva tutte le carte in regola non solo per riconfermare il proprio seggio in Governo, ma anche per stupire grazie alla sua competenza tra pentole e padelle. E agli scettici, possiamo dire che l’aiuto di Mauro è stato davvero limitato.

Per i più curiosi possiamo dire che la serata è iniziata gustando delle ottime lumache, seguite da un superbo tartare di manzo, da un filetto di maiale con gorgonzola e noci e da una crema di carote al curry. Ma è a questo punto che Norman Gobbi ha lasciato tutti a bocca aperta. Prima con un risotto ai lamponi e aceto balsamico di Angelo Delea, e poi con un filetto di manzo della Valle di Simmental cotto intero e tagliato al tavolo con eleganza. E per concludere in bellezza una mousse al cioccolato.

Ottimi i vini abbinati; dopo l’aperitivo con i profumi del Trentino grazie alle bollicine della Cantina Ferrari, ottimi i vini ticinesi della cantina di Angelo Delea come il Sauvignon, seguito da Carato Riserva e Saleggi Merlot di Losone; al dessert il Ben Ryé passito di Pantelleria di Donna Fugata. Una bella serata conclusasi nelle cantine dell’osteria dove i commenti sull’esperienza gastronomica si sono alternati a quelli politici. “Un’esperienza gradevole – spiega Mauro – che ripeterò mettendo ai fornelli altre personalità”.

Leggi il PDF: ilca-_main_-2015-03-29-046

Gobbi: i 4 anni di concretezza del nostro 4 x 4 della politica

Gobbi: i 4 anni di concretezza del nostro 4 x 4 della politica

Dal Mattino della domenica, 05.04.2015 

Obiettivi 2015-2019

Sicurezza: garantire la protezione di beni e persone

· Rafforzamento ulteriormente della sicurezza sul nostro territorio

· Regionalizzazione della gendarmeria con servizi di polizia aperti 24h24

· Chiusura notturna dei valichi secondari

Lavoro: favorire le opportunità di impiego

· Tutelare la manodopera indigena, applicando l’iniziativa del 9 febbraio

· Favorire assunzione giovani e over 50

· Combattere gli abusi nel mondo del lavoro (task-force permanente presso la Polizia cantonale)

Stranieri: stringere i bulloni

· Continuare la lotta contro chi abusa della nostra ospitalità

· Espellere gli stranieri che delinquono

· Ridare al Cantone la gestione dell’immigrazione sul proprio territorio, applicando l’iniziativa del 9 febbraio

Relazioni Cantone – Comuni/Confederazione/Italia

· Alimentare costantemente i rapporti tra Cantone e Comuni

· Mantenere un contatto diretto con Berna per difendere gli interessi del Ticino

· Affrontare senza timore le difficili relazioni con l’Italia: il blocco ai ristorni è sempre attuale!

SICUREZZA

La sicurezza è al centro dell’attenzione, non da ultimo a causa della preoccupante situazione nelle vicine regioni italiane (in Lombardia, una casa svaligiata ogni 2 minuti!). Norman Gobbi è intervenuto con mano ferma: la Polizia cantonale è stata riorganizzata e potenziata a livello tecnologico e logistico. Grazie ai 50 agenti in più, anche in futuro si potrà continuare sulla via tracciata. Una via che nel solo 2014 ha permesso di ridurre tutti i reati del 12.7%. L’obbiettivo fissato lo scorso anno da Gobbi è stato raggiunto: aveva promesso meno reati, e così è stato. 

-25 % furti nelle case 

RAPPORTI CITTADINO-AMMINISTRAZIONE

Norman Gobbi ha avvicinato l’Amministrazione ai cittadini garantendo dei servizi più efficienti, per uno Stato più moderno e interattivo. Cambiamento drastico, se si pensa che fino a poco tempo fa sperare che in un ufficio cantonale si potesse rispondere al telefono dopo le 16.00 non era che una pia illusione. I cittadini hanno oggi più facilità di contatto telefonico con l’ufficio dello stato civile e quello della migrazione che sono stati dotati di un centralino telefonico unico. È anche stato attivata una linea telefonica preferenziale per i Comuni, che facilita tra l’altro le segnalazioni di abusi commesse da stranieri. Anche la Sezione della circolazione è stata dotata di un centralino unico per favorire l’utenza, che può ora far capo ai servizi 24/24 ore anche attraverso internet: è infatti possibile fissare appuntamenti per collaudi ed esami, richiedere targhe e permessi, ecc., senza muoversi da casa.

900 telefonate/giorno alla Circolazione 

STRANIERI

Gobbi ha stretto i bulloni! La priorità è stata data al controllo approfondito dei dossier degli stranieri che richiedono un permesso. In seno all’Ufficio della migrazione, è stato creato un gruppo specializzato che tratta i casi problematici. I risultati sono lì da vedere: solo sui permessi B sono stati rilevati oltre 50 abusi in soli quattro mesi poi revocati o non rinnovati. Tutto questo in attesa che la piena applicazione dei contingenti votati dal 68% dei Ticinesi consenta al Ticino di tornare a gestire direttamente l’immigrazione sul proprio territorio.

10 permessi revocati al mese

GIUSTIZIA

L’organizzazione giudiziaria ticinese ha cent’anni. Criminalità e leggi sono però cambiate e la vecchia organizzazione non risponde più efficacemente alle esigenze dei cittadini. Metterci le mani non è stato facile: interessi di partito e privilegi avevano finora impedito ogni intervento. Gobbi non ha avuto paura: lui – che nulla deve ad alcuna lobby – ha ascoltato i bisogni di tutti e ha iniziato a ridisegnare l’organizzazione della giustizia cantonale. Parte dei cambiamenti è già stata attuata e parte è ancora in divenire. Norman Gobbi sta rimediando a sprechi di risorse, fondando la nuova giustizia sull’efficacia e l’efficienza, ciò che consentirà pure di accorciare la durata dei procedimenti.

 4 anni di cambiamento

MILITARE

Nell’ambito dell’Ulteriore sviluppo dell’Esercito, Norman Gobbi è riuscito a mantenere in Ticino gli stazionamenti militari. Salvaguardando la presenza delle truppe, non solo si è potuto garantire più di 750 posti di lavoro per cittadini svizzeri, ma si sono potuti convogliare nel Cantone ben 200 milioni di franchi di investimenti della Confederazione. Il tutto per merito del lavoro portato avanti dal nostro Norman Gobbi a Berna, un partner affidabile per le questioni di sicurezza.

Mantenimento di 750 posti di lavoro in Ticino

I superpoteri di Norman Gobbi 

I superpoteri di Norman Gobbi 

Di Roberta Pantani-Tettamanti, Mattino della domenica 05.04.2015

Nelle scorse settimane, sull’Informatore (settimanale del Mendrisiotto) è apparso un trafiletto, firmato da un cittadino del Mendrisiotto, indignato perché sulla sponda sinistra del ponte di Castello, nel comune di Breggia, era stato apposto uno striscione che sosteneva la rielezione di Norman Gobbi in Consiglio di Stato. Ora, va detto che il sedime utilizzato normalmente per pubblicizzare feste campestri e appuntamenti della Valle di Muggio non è pubblico e che i sostenitori del Consigliere di Stato, ignari del fatto e assolutamente in buona fede, hanno pensato che lo spazio potesse essere utilizzato. Il comunicato esposto in questo momento, sul quale si chiede di non affiggere materiale legato alle lezioni, è comparso dopo la rimozione dello striscione in questione. Per dovere di cronaca va inoltre aggiunto che ai proprietari del sedime sono giustamente state porte le scuse di Gobbi. 

Lo scritto di questo signore mi dà l’occasione, come momò e responsabile del Dicastero Sicurezza pubblica di Chiasso, di evidenziare come il nostro distretto abbia beneficiato e beneficerà delle decisioni del Ministro Gobbi. 

È delle scorse settimane la conferenza, non a caso organizzata nel Mendrisiotto, nella quale si è presentata la nuova riorganizzazione della Polizia cantonale, che dal 1° luglio approfitterà della creazione di cinque reparti. Ciò significa per il Mendrisiotto, un ritorno di una sede della Polizia cantonale aperta 24 ore su 24. Dopo un primo periodo transitorio che lo vedrà operativo presso la gendarmeria di Chiasso, il reparto del Mendrisiotto e Basso Ceresio troverà la sua sede definitiva nel nuovo Centro di Pronto Intervento di Mendrisio, dove gli agenti della Cantonale lavoreranno a stretto contatto con quelli della Comunale del Magnifico Borgo. Quella della collaborazione fra Corpi di polizia non è una conseguenza dell’occupazione di locali attigui, bensì l’attuazione di una strategia messa in atto nell’ambito della sicurezza dal Cantone e dai Comuni, voluta e sostenuta in prima persona dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Essa ! è più ampia di quanto fin qui detto e coinvolge pure il Corpo federale delle guardie di confine. La collaborazione interforze significa poter moltiplicare le pattuglie che giorno e notte sorvegliano il confine e le strade del Mendrisiotto, significa ridurre i tempi di intervento, significa aumentare la reale possibilità di catturare i malintenzionati fino a renderla talmente alta dal farli desistere nei loro intenti. 

Vedere le auto delle pattuglie sulle nostre strade, indipendentemente dal corpo d’appartenenza, e sentire il drone volare sopra i tetti del Mendrisiotto, non instaura in me la sensazione di vivere in un luogo poco sicuro. Al contrario, mi dice che nelle nostre strade e nei nostri cieli sono messi in atto gli strumenti necessari a prevenire i crimini e a tutelare i cittadini. Mi sento quindi protetta. 

Nei prossimi mesi il Ticino, Mendrisiotto compreso, approfitterà dei benefici di un altro provvedimento voluto dal Ministro Gobbi: l’aumento degli effettivi della Polizia cantonale. La sicurezza è un investimento oneroso, ma tutti ne beneficiamo. 

Un esempio concreto del successo di questa collaborazione si è avuto con la brillante operazione di Polizia seguita alla rapina di lunedì scorso a Novazzano, conclusasi con il fermo (immediato) di 6 persone. Il dispositivo di chiusura dei valichi ha funzionato, così come la collaborazione messa in atto tra le forze di Polizia del distretto. Un plauso alla Cantonale e alla Comunale di Chiasso per l’ottimo risultato ottenuto. I fatti che parlano da soli sono questi. 

Sempre in questo trafiletto sull’Informatore, la persona ironizzava sulla caricatura de Il Mattino, che presenta Gobbi e gli altri candidati al Consiglio di Stato vestiti dei supereroi. Non so se si tratta di un superpotere, ma la capacità straordinaria del Consigliere di Stato Norman Gobbi è rappresentata dalla sua dedizione per il bene dei Ticinesi e dal suo lavoro indefesso per trovare le soluzioni adatte ai bisogni dei cittadini; di tutti i cittadini. Lui, che è originario e abita in Alta Leventina, ha sempre preso decisioni i cui benefici sono andati a favore di tutto il Cantone e quindi anche del nostro Mendrisiotto. Forse questo non fa di Norman Gobbi un supereroe, sono però sicura che ne fa un buon membro del nostro Governo.

Un Cantone che ha bisogno riforme

Un Cantone che ha bisogno riforme

Di Michele Foletti, Mattino della domenica 05.04.2015

Per anni questo Cantone non è stato capace di proporre nuovi modelli e nuove visioni a livello di amministrazione, di gestione e di sviluppo. Solo un Governo a maggioranza leghista potrà dare un futuro al Ticino.

L’ultimo quadriennio prima della rivoluzione del 2011 con il cambiamento della maggioranza relativa in Consiglio di Stato è risultato praticamente inutile. E’ stato un quadriennio di attesa e preparazione al pensionamento dei tre consiglieri uscenti. Tempo perso per cittadini e aziende, ma tempo guadagnato per i tre partiti storici che lo hanno utilizzato per consolidare il proprio potere nell’amministrazione in attesa del sorpasso leghista. 

E’ sufficiente ricordarsi di tante nomine e tante promozioni per capire che i partiti storici hanno solo cercato di piazzare le proprie pedine nei punti nevralgici dell’amministrazione in modo da evitare il peggio. 

L’attuale Consiglio di Stato – a maggioranza relativa leghista – con tre consiglieri nuovi su cinque, ha dovuto tentare di recuperare il tempo perso, praticamente in tutti gli ambiti: pianificazione ospedaliera, riforma Cantone-Comuni, nuova giustizia, riforma territoriale (PCA), riforma della scuola media, riforma della polizia, riforma del settore amministrativo (esecuzione fallimenti, ecc.), riforma della mobilità, riforma della logistica, riforma della gestione del personale, riforma dei sussidi e via dicendo. 

E questo non perché il nuovo Governo a maggioranza relativa leghista fosse impazzito di colpo e si fosse messo in testa che era tutto da cambiare; no, unicamente perché il tempo perso con l’ultimo governo a maggioranza liberale-radicale aveva portato il Canton Ticino in fondo a tutte le classifiche di competitività intercantonale: dagli studi PISA sulla scuola, ai dati sulla criminalità, dalla competitività insediativa, alla capacità di trattenere pazienti ospedalieri sul proprio territorio. E molto altro. 

Non lo dico io: lo dicono i dati, purtroppo. 

L’attuale Consiglio di Stato (a maggioranza relativa leghista) è stato capace a proporre le prime riforme in questa legislatura, mentre l’attuale Parlamento (a maggioranza dei partiti storici) le ha avversate sistematicamente. 

Noi cittadini non possiamo permetterci di tornare indietro di quattro anni o continuare come nella precedente legislatura: abbiamo bisogno di persone che guardano avanti e che pensano al futuro di questo Cantone. Abbiamo bisogno di Consiglieri di Stato coraggiosi e visionari e di parlamentari capaci di concordare le migliori soluzioni. Il Cantone deve cercare di essere competitivo e di essere autonomo nelle sue scelte. 

Se crediamo nel nostro futuro di ticinesi dobbiamo votare per un Consiglio di Stato a maggioranza leghista e per un Parlamento in grado di sostenere l’azione di governo. Ce lo insegna la storia recente degli ultimi otto anni. 

E scrivo queste cose con tutta l’umiltà possibile, di chi due anni fa si è assunto la responsabilità di riformare una Città che era sul baratro della bancarotta e che con tanto lavoro, senza promesse e senza avere il solo desiderio di compiacere i propri elettori, sta mettendo in ordine i conti, sta creando gli strumenti necessari per una sana gestione e contenere i debiti: tutto questo, allo scopo di dare un futuro ai nostri cittadini.

Apertura di procedimenti penali contro tre agenti di custodia

Apertura di procedimenti penali contro tre agenti di custodia

Nell’ambito dell’inchiesta a carico di un prevenuto per violenza contro funzionari, in relazione all’episodio che ha portato il 21 marzo scorso al ferimento di un agente di custodia presso il Penitenziario cantonale e alla successiva apertura di un procedimento penale per il reato di abuso di autorità con conseguente sospensione di un collaboratore del servizio di custodia, il Dipartimento delle istituzioni informa che il Ministero pubblico ha aperto dei procedimenti penali a carico di ulteriori tre agenti di custodia per titolo di abuso di autorità. Eventuali procedure disciplinari verranno comunicate in seguito dal Consiglio di Stato.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ribadisce la sua piena fiducia nel lavoro della Direzione delle Strutture carcerarie e nel personale che giornalmente lavora a contatto con i detenuti. Gli eventuali errori di pochi non possono e non devono mettere in cattiva luce il buon lavoro di tutti gli altri, i quali svolgono irreprensibilmente un compito estenuante, reso ancor più difficile dalle frequenti provocazioni dei detenuti e dall’alto tasso di occupazione delle Strutture carcerarie (vicino al 100%). I comportamenti oggetto dei procedimenti penali, se confermati dall’esito della procedura, sono comunque delle eccezioni che non possono essere giustificate e che, evidentemente, anche in futuro non saranno tollerate.

Come esposto in occasione della conferenza stampa del 10 febbraio 2015, le misure introdotte dal Direttore Stefano Laffranchini stanno già contribuendo a un miglioramento delle condizioni lavorative all’interno delle carceri. La Direzione del Dipartimento delle istituzioni è convinta che l’attuazione e il consolidamento di tutte le nuove misure volute dal Direttore delle Strutture carcerarie contribuiranno ulteriormente al miglioramento della qualità dell’ambiente professionale, con conseguenze positive anche sull’operato degli agenti di custodia. 

Per le Valli ci sono anche i fatti!

Per le Valli ci sono anche i fatti!

Regolarmente alla vigilia di ogni appuntamento elettorale diversi candidati propongono misure a sostegno delle zone periferiche. Per la prima volta nel corso degli ultimi decenni, in questo quadriennio il Governo su proposta del mio Dipartimento ha promosso serie e vere idee per una valorizzazione delle zone periferiche che passa dal rafforzamento dei centri valligiani.

Quale abitante del “profondo nord” di questo Cantone e con numerose relazioni personali con le valli ticinesi sono estremamente sensibile al mantenimento di servizi amministrativi nelle zone periferiche, poiché sono la base di sviluppo per posti di lavoro e opportunità economiche. In tal senso, come Consigliere di Stato ho operato per il mantenimento delle Preture (la giustizia di prossimità), dei servizi del mio Dipartimento (registri, esecuzione), puntando poi a possibili delocalizzazioni di servizi che grazie allo sviluppo dell’informatica possono spostarsi in zone non urbane, in quanto non necessitano di uno sportello come il futuro contact-center (servizio informazioni telefonico) del settore esecuzione.

Tutto ha avuto inizio con la decisione, discussa ma poi sfatata dai fatti, di delocalizzare l’ufficio cantonale del registro di commercio da Lugano a Biasca. Una proposta da me lanciata ancora da giovane deputato e mai concretizzata sino al mio arrivo in Consiglio di Stato. Una decisione che ha fatto sorgere dubbi, ma che alla luce dei fatti si è trasformato in un successo su più livelli. Da un lato l’efficienza dell’ufficio non ha subito flessioni, anzi: il nostro Cantone è ancora tra i più rapidi nell’evasione delle richieste sottoposte all’ufficio del registro di commercio. In secondo luogo ha permesso di occupare giovani residenti nella regione delle Tre Valli che hanno recuperato brillantemente le conoscenze tecniche del settore, mentre il personale precedentemente occupato a Lugano ha trovato altre soluzioni nell’amministrazione cantonale. Infine, lo spostamento ha sfatato il mito del “non è fattibile” in ambito di delocalizzazione dei servizi cantonali, ovviamente dopo aver valutato la fattibilità e la sensatezza della stessa dal punto di vista del servizio al cittadino e alle aziende, rispettivamente dei principi di efficacia e efficienza.

Questa positiva esperienza mi ha poi spinto ad avviare una riflessione generale su quali servizi cantonali possano essere delocalizzati nelle zone periferiche. Una riflessione condivisa dal Governo che ha trovato naturali resistenze nell’amministrazione, ma grazie ad un approccio tecnico nella valutazione della fattibilità e del servizio al cittadino ha potuto avanzare, con il supporto della SUPSI. Prossimamente il Governo dovrà decidere in merito e sono certo che l’esperienza positiva dell’Ufficio del registro di commercio potrà essere replicata senza diminuire il principio di prossimità e la qualità del servizio al cittadino; elementi quest’ultimi che devono sempre essere al centro dell’attenzione.

In questi quattro anni il Governo ha svolto su mia indicazione queste riflessioni e compiuto i primi passi per delle delocalizzazioni di servizi cantonali nelle valli. Il mio impegno è stato mantenuto e che – con la fiducia che il Popolo ticinese vorrà nuovamente concedermi – potrò continuare a concretizzare con misure vere e fatti concreti a sostegno delle zone periferiche e dell’occupazione della sua popolazione.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato

Il perché di una decisione coraggiosa

Chi non ricorda Raffaele Sollecito, che ha ottenuto un permesso B nel nostro Cantone, omettendo nell’autocertificazione dei precedenti penali di indicare la sua situazione aperta con la giustizia italiana? Oppure il caso dell’ex operaio frontaliere delle officine FFS di Bellinzona, sospettato di essere a capo di una cellula locale della Ndrangheta? O ancora, il giovane italo-dominicano che ha aggredito brutalmente un sessantenne di Gordola, un giovane criminale che era già stato condannato nel nostro Paese a un anno di reclusione, oltre che implicato in una lunga serie di reati gravi, ma malgrado ciò, sempre residente sul nostro territorio? Tutti questi sono esempi che ci dicono che il sistema di controllo dei permessi per stranieri non funzionava e che occorreva quindi intervenire con i necessari correttivi.

Dall’inizio del mio mandato quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile dell’autorità cantonale che si occupa della concessione dei permessi, ho sin da subito cercato dei correttivi a questo genere di situazioni che tanto fanno indignare i cittadini, creando incredulità e confusione.

Nel settembre 2013, per evitare il ripresentarsi di situazioni come quella di Raffaele Sollecito, Christian Vitta per il Gruppo PLR, aveva presentato una mozione volta al miglioramento della procedura per la concessione di permessi di dimora, postulando una serie di verifiche e provvedimenti. Poiché nel frattempo erano già in atto dei correttivi da parte del mio Dipartimento, alla medesima è stata data risposta il dicembre scorso, invitando il Parlamento a respingerla. Inoltre, alcune misure proposte, come quella della deroga al diritto dei cittadini europei di ottenere un permesso di dimora per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità, erano state ritenute improponibili, siccome non conformi all’Accordo sulla libera circolazione. Ottenere l’estratto del casellario giudiziale per motivi legati all’ordine e alla sicurezza pubblici deve difatti essere giustificato da fatti concreti.

Una risposta questa, corretta giuridicamente, ma difficilmente condivisibile quando accadono degli episodi criminali come quello di Novazzano. E questa risposta mi riporta all’inizio del mio mandato nel 2011, quando chiesi di sostituire l’inutile autocertificazione con la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale del Paese di provenienza del richiedente, così da poter valutare gli eventuali precedenti. La risposta da parte dei giuristi del Dipartimento fu chiara, non si poteva fare poiché occorreva attenersi a quanto disposto dall’Accordo sulla libera circolazione, che non permette la richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale. Questo “no”, ripetutomi tante volte come un mantra in questi quattro anni, non mi ha comunque dissuaso dall’intervenire per correggere la situazione.
E allora ho messo in atto una vera e propria strategia di controllo volta a contrastare efficacemente le situazioni di abuso: abbiamo incrementato i controlli ridefinendo le priorità operative dell’Ufficio della migrazione, abbiamo favorito lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali (in particolare: Polizia, Istituto delle assicurazioni sociali, Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, Ufficio delle prestazioni complementari, Cassa cantonale di compensazione per gli assegni AFI/API, Sezione del lavoro per il tramite degli Uffici di collocamento, ecc.), abbiamo altresì sensibilizzato i Comuni a segnalare casi dubbi, fornendo loro anche una linea telefonica preferenziale per farlo. Ho poi voluto che la richiesta di rinnovo o concessione dei permessi comprendesse della documentazione aggiuntiva, quale il contratto di lavoro, l’indicazione dello stipendio preciso, il contratto di affitto e la dichiarazione del proprietario dell’alloggio d’essere d’accordo che altre persone straniere, oltre al locatore, vivano nell’appartamento, tutta documentazione che Berna e Bruxelles ci hanno cortesemente invitato in più occasioni a non richiedere. Ho inoltre riorganizzato l’Ufficio della migrazione creando un servizio specifico che monitora i casi dubbi segnalati da varie autorità cantonali, ma anche dai tanti cittadini sensibili agli abusi. E questo nuovo servizio sta svolgendo con profitto il proprio importante compito: dall’inizio della propria attività il 1. ottobre 2014 a fine febbraio, in soli cinque mesi, il Settore giuridico ha esaminato 415 pratiche, che in 37 casi hanno portato alla revoca del permesso di soggiorno, mentre in 18 casi si è proceduto a non rinnovare oppure a non rilasciare un permesso. Le decisioni di ammonimento emesse, il primo passo verso una revoca o non rinnovo, sono inoltre state oltre 500.

Tutte misure queste, che stanno dando i loro frutti. Ma non basta. Non basta perché ancora la scorsa settimana è avvenuto quanto non deve accadere. Tra i presunti autori della rapina di Novazzano, vi erano degli stranieri beneficiari di un permesso B, oltretutto, uno dei quali con un permesso revocato e peraltro, condannato per un reato simile in passato. E allora, questo ennesimo caso mi ha portato ad andare oltre ai tanti “no, non si può fare” e a prendere una decisione coraggiosa, andando così oltre ai limiti restrittivi imposti dall’Accordo sulla libera circolazione, come ha saputo fare il Popolo svizzero, e il 68% dei Ticinesi, accettando l’iniziatica del 9 febbraio 2014. Da inizio aprile, i cittadini stranieri che chiedono il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di un permesso per frontalieri (G) devono dunque allegare alla domanda anche il certificato del casellario giudiziale del loro Paese di provenienza. Un provvedimento straordinario, che ho ordinato per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e dei Ticinesi, ben cosciente che questa limitazione dei diritti conferiti dall’Accordo sulla libera circolazione, giuridicamente, sia discutibile. Un provvedimento di polizia forse azzardato, motivato tuttavia dalla minaccia che costituiscono personaggi come quelli della rapina di Novazzano per la nostra sicurezza.
Alcuni casi accertati nelle ultime settimane, e, da ultimo, la rapina di Novazzano, hanno dimostrato come per tutelare i cittadini ticinesi e il nostro territorio, occorreva intervenire con ulteriori provvedimenti eccezionali e quindi con decisioni ferme. Il dicembre scorso, quando abbiamo presentato la risposta alla mozione Vitta, la situazione non era ancora giunta al punto da giustificare una misura del genere.

Leggo la fermezza con cui Christian Vitta è intervenuto nel dibattito in modo positivo. Non posso quindi che compiacermi, se Christian Vitta, il Gruppo PLR, così pure tutti gli altri esponenti politici, sapranno sostenermi anche di fronte a Berna, in questa mia decisione coraggiosa, benché scomoda, a tutela della sicurezza dei Ticinesi. Mi aspetto inoltre che in futuro, sia in Governo sia in Parlamento, i rappresentanti del PLR sosterranno le misure che dovranno essere introdotte a tutela della sicurezza del Ticino e Ticinesi senza troppe remore, anche se queste andranno a infastidire o a contrariare i sostenitori degli accordi bilaterali a ogni costo.

La forza delle Valli

La forza delle Valli

Un vallerano orgogliosamente al servizio del Ticino e dei Ticinesi.
La Lega è nata a Lugano, roccaforte liberale che abbiamo conquistato nel 2013 grazie ad uno storico risultato. Ben presto però, il Movimento ha raggiunto tutte le regioni del Ticino e i loro abitanti, compreso un giovane della Valle Leventina come me. Vivere nelle Valli è una scelta di vita, che ho però operato, insieme alla mia famiglia, in tutta serenità e con convinzione, viste le enormi possibilità che questi territori offrono. Territori che permettono, ad esempio, di svegliarti la mattina e far sentire ai tuoi figli il bramito del cervo: una cosa che non ha prezzo!

Personalmente, mi sono impegnato da sempre per difendere gli interessi anche di queste regioni. Un obiettivo non facile. La popolazione eterogenea e i bisogni specifici di ogni comunità possono infatti divergere e complicare il compito alla politica. Per questo, noi abitanti delle regioni di montagna, siamo chiamati a uno sforzo supplementare, ad una presa di responsabilità che ci impone – al fine di far sentire la nostra voce a tutti i livelli – di valorizzare gli interessi che ci accomunano e di difenderli in modo compatto e trasversale, curandoci più della bontà dei progetti che non dei colori partitici.

In questi quattro anni, con il mio Dipartimento ho portato avanti diversi progetti volti ad accrescere la forza delle Valli. Mi sono prodigato per confermare i servizi di base dell’amministrazione e per mantenere la presenza delle Preture nelle regioni periferiche, grazie alla riorganizzazione del settore del diritto di protezione del minore e dell’adulto. Nel contempo ho favorito, dove possibile, la delocalizzazione di servizi (vedi Registro di commercio a Biasca) e ho presentato in questi giorni al Consiglio di Stato un progetto per trasferire altri servizi cantonali nelle zone periferiche. L’importante lavoro svolto a Berna ha inoltre consentito di mantenere nelle Valli lo svolgimento delle Scuole reclute (Airolo e Isone) e dei corsi di ripetizione dell’Esercito, fondamentali per l’economia locale. Infine, ricordo che probabilmente nel 2016 inizieranno i lavori per la costruzione del Centro di controllo del traffico pesante a Giornico, che porterà 50 nuovi posti di lavoro.

Quando sono stato eletto in Governo, in molti mi chiedevano se fossi il nuovo Ministro delle Valli. Sono un semplice vallerano che ha a cuore queste regioni e che si batterà sempre, quale Ministro di questo Cantone, per far sì che quest’ultime possano avere un futuro dinamico e competitivo. In questo momento, è importante avere la fiducia di tutti i Ticinesi, affinché anche in futuro le nostre Valli possano essere rappresentate in Consiglio di Stato.

Norman Gobbi