Servizio di (C) TeleTicino
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Impegno costante per raggiungere un obiettivo fondamentale. Alla festa della Lega dello scorso 25 gennaio, Daniele Caverzasio ha rimarcato giustamente che “l’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro”. Una frase che ben rappresenta anche il mio pensiero e che, osservando tutte le persone presenti nel capannone di Pregassona, mi ha confermato che uno dei nostri obiettivi principali deve continuare ad essere la difesa del lavoro dei ticinesi! Ecco anche perché è proprio questo, il primo punto del decalogo della Lega dei Ticinesi.
Negli ultimi quattro anni ho incontrato durante varie manifestazioni, in tutto il Ticino o semplicemente nel mio ufficio, molte persone in difficoltà; persone in cerca di un aiuto, di una speranza. Ho ascoltato i loro problemi, che sono quelli della maggior parte dei cittadini, cercando nel contempo di trovare una soluzione alle loro preoccupazioni. Nelle discussioni politiche vengono spesso riportati i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione. Cifre statistiche che riassumono questi fenomeni ma che non danno l’idea dell’angoscia nella quale sono costrette a vivere queste persone. Dobbiamo renderci conto che dietro a tutti questi numeri ci sono degli esseri umani, padri e madri di famiglia in particolare, persone che di frequente faticano ad arrivare alla fine del mese. Seguendo l’esempio del Nano, tutti noi leghisti siamo chiamati ad adoperarci in prima persona affinché queste persone possano avere un futuro migliore, affinché ogni Ticinese possa avere un lavoro!
Per questi motivi i tantissimi incontri avuti in questi anni hanno rappresentato per il sottoscritto uno stimolo ulteriore per favorire l’occupazione dei cittadini residenti. Nei miei ambiti di competenza, mi sono ad esempio impegnato per favorire un’occupazione a tanti giovani alle prese con una prima esperienza lavorativa dando loro la possibilità di effettuare degli stages, rispettivamente di cominciare un apprendistato.
Il mio Dipartimento ha poi accolto, come avviene da anni, tante persone che hanno partecipato ai programmi d’occupazione presso i vari uffici, dove alcuni di loro, dimostrato il loro valore, hanno poi trovato un’occupazione stabile. Per permettere l’accesso al mercato del lavoro ai meno giovani, ho tolto la discriminante dell’età anagrafica: è stato il caso del concorso scaduto pochi giorni fa per l’assunzione di nuovi aspiranti agenti di custodia che ha visto passare l’età massima per l’accesso alla scuola da 40 a 50 anni. Non da ultimo, le scuole di polizia organizzate regolarmente in questo quadriennio e con un numero maggiore di candidati, visto l’obiettivo che ho raggiunto di disporre di 50 agenti di polizia in più entro il 2017, hanno permesso e permetteranno ad alcuni giovani di intraprendere una professione importante per la nostra sicurezza, aumentando così le possibilità d’impiego a disposizione.
È mia intenzione proseguire su questa linea, sfruttando tra l’altro tutte le opportunità che mi si presenteranno per favorire ai ticinesi l’entrata o il ritorno nel mondo del lavoro. Perché dobbiamo rispondere a questa emergenza e far sì che ogni ticinese possa lavorare.
Norman Gobbi
Il capo dei servizi informativi svizzeri Markus Seiler parla di terrorismo e attentati «Da noi decine di spie agiscono sotto copertura – Ci mancano mezzi adeguati». Il terrorismo, i conflitti nel mondo e l’estremismo violento, ma anche lo spionaggio e il furto di dati personali. Sono queste le principali minacce dalle quali il Paese deve proteggersi secondo Markus Seiler, direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Durante la conferenza «Che cosa minaccia la Svizzera nel 2015?» – organizzata ieri sera a Bellinzona, nell’auditorio di BancaStato, dal Dipartimento delle istituzioni rappresentato dal direttore Norman Gobbi – il capo dei servizi segreti svizzeri ha illustrato le sfide del prossimo futuro.
La relazione ha orbitato intorno al radar di cui si avvale il SIC per monitorare le minacce incombenti. Sul fronte della politica e della difesa, per esempio, i principali timori provengono dalle zone di conflitto in Europa orientale, Africa e nel mondo arabo. E mentre i Paesi emergenti investono sempre più fondi nelle forze militari, il mondo occidentale limita le spese. Il risultato? «Nel giro di cinque anni – ha affermato Seiler – Turchia e Russia disporranno delle forze aeree belliche più efficaci in Europa».
Sul fronte del terrorismo, la minaccia principale è data dallo jihadismo. Gli attacchi a Parigi dello scorso gennaio «non hanno innalzato il nostro livello di allarme perché questo era già molto elevato. A crescere sono invece le persone che dalla Svizzera si spostano all’estero con finalità terroristiche, per un totale di 64 casi registrati. A oggi non ci sono indizi concreti circa possibili attacchi su suolo elvetico, anche se non è possibile azzerare il pericolo di attentati».
Il capo dei servizi segreti ha poi parlato di estremismo violento e proliferazione di armi di distruzione di massa. Uno degli obiettivi del SIC è infatti prevenire che qualunque ente svizzero fornisca sostegno al programma nucleare iraniano, attraverso per esempio la fornitura di attrezzature da laboratorio.
Il capitolo spionaggio – una minaccia comunemente considerata meno pericolosa di altre – ha dato modo a Seiler di presentare alcuni aneddoti, curiosi e preoccupanti allo stesso tempo.
«In Svizzera sono presenti decine di spie che agiscono sotto copertura, spesso diplomatica. Una di queste la conosciamo tutti: Edward Snowden, un tempo attivo a Ginevra. Ma ci sono anche semplici uomini d’affari che possono trafugare informazioni sensibili senza dare nell’occhio». Talvolta in maniera banale e quasi ovvia, per di più. «Immaginate dieci persone che visitano un’azienda svizzera per la prima volta. Uno di loro finge di aver mal di stomaco e chiede del bagno, fa finta di perdersi e ne approfitta per scoprire quanto può sull’azienda. Oppure ipotizzate una conferenza come questa, in cui il relatore indice un’estrazione con premio. Vengono raccolti i biglietti da visita dei presenti, si tira a sorte e, all’uscita, i fortunati riceveranno una bottiglia di vino. Molti di voi si fiderebbero, eppure così facendo avrei raccolto all’istante indirizzi e-mail e telefoni cellulari di buona parte di voi».
La minaccia dello spionaggio riguarda infatti anche i privati, tra furti di dati su Internet e mancanza di privacy, in una costante ricerca di equilibrio tra libertà individuale e sicurezza. «Se adesso ognuno di voi spedisse un’e-mail a casa – ha ammonito Seiler – l’80 per cento di queste farebbe tappa a Londra e Washington per essere registrata e analizzata, prima di giungere a destinazione».
Il SIC non può fare molto di fronte a queste minacce. «Qualche settimana fa Berna ha dato il via libera all’assunzione di sei nuovi collaboratori al fine di fronteggiare la minaccia terroristica, mentre in Francia sono stati annunciati ben 2.860 posti aggiuntivi. Molto semplicemente, non disponiamo di sufficienti mezzi».
Eppure, qualcosa si può fare. «Appoggiare la Nuova legge sulle attività informative (LAIn), che ci fornirà una base legale moderna grazie alla quale potremo affiancare gli altri Stati europei nonché valutare e prevenire le minacce sempre più aggressive che caratterizzano il mondo di oggi» ha concluso Markus Seiler.
Corriere del Ticino, 12 febbraio 2015, di Mattia Bertoldi
Le notevoli conoscenze acquisite nel corso della sua esperienza da Markus Seiler, Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno reso la conferenza tenutasi ieri sera a Bellinzona presso l’auditorium di BancaStato un’occasione unica per riflettere su questioni di primaria importanza per la sicurezza del nostro Paese. Tengo in questa sede a ringraziare Markus Seiler per aver gentilmente accettato il mio invito e per aver permesso al pubblico in sala di “toccare con mano” le opinioni del più grande esperto in materia a livello svizzero.
Mediante il radar utilizzato dal SIC per illustrare le minacce che potrebbero interessare la Svizzera, l’oratore ha presentato i temi principali relativi alla sicurezza del nostro Paese. Come ha ricordato il capo dei nostri servizi segreti, “la Svizzera non è un’isola”. Nell’ambito degli attacchi terroristici, il livello di minaccia era già alto prima degli attentati di Parigi: la situazione dev’essere costantemente monitorata poiché, anche se al momento non vi sono indizi circa piani concreti, vi è sempre un rischio latente di emulazione o di persone che cercano di approfittare di questo “surriscaldamento”. Nell’epoca moderna, molte minacce derivano anche dalle nuove tecnologie. Markus Seiler ha rimarcato che “internet non è pensato come un luogo sicuro”, ma come uno spazio a rischio, dove si può accedere a un’enorme quantità di informazioni; e quando il capo dei servizi segreti indica che “l’80% delle nostre mail sono registrate e analizzate a Londra e Washington”, ci fa comprendere quanto questo tema riguardi tutti noi da vicino.
In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, il nostro Paese e i suoi servizi devono agire con capacità per salvaguardare la sicurezza della Svizzera e degli svizzeri. Un lavoro coordinato sull’insieme del nostro territorio, a cui anche i Cantoni sono chiamati a partecipare in prima persona. In questo senso, anche la nostra la Polizia cantonale collabora attivamente con i servizi d’informazione, in modo da poter difendere in maniera efficace noi cittadini dalle minacce che caratterizzano questo mondo sempre più complesso.
Norman Gobbi
Parola del capo degli 007 Markus Seiler, a Bellinzona per parlare di sicurezza. E sul terrorismo avverte: “39 persone partite dalla Svizzera per arruolarsi in Siria”.
“L’80% delle nostre mail, prima di giungere a destinazione, passano da Londra e da Washington dove vengono copiate”. Un’affermazione che sembra rubata da un copione di un film se non fosse di Markus Seiler, il capo degli 007 in Svizzera. Il direttore del Sic, il servizio delle attività informative della Confederazione era oggi, mercoledì 11 febbraio, a Bellinzona per una conferenza sulle sfide attuali e future dei servizi organizzata all’Auditorium di BancaStato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Un tema caldo soprattutto dopo le stragi avvenute il mese scorso a Parigi e che verrà presto affrontato dal Parlamento, chiamato a pronunciarsi sulla riforma del settore.
“Occorre dire che la minaccia nel nostro Paese era già alta prima dell’attacco armato orchestrato dai fratelli Kouachi all’interno della redazione di Charlie Hebdo” ha puntualizzato Seiler, mettendo l’accento sul fatto che oggi il diritto alla privacy vigente nel nostro Paese rende molto arduo il lavoro per la Sic. Seiler ha assicurato che non ci sono indizi concreti di piani jihadisti. “Tuttavia il pericolo zero non esiste: per una strage basta l’azione di un individuo isolato e il rischio emulazione dopo attentati come quello parigino è elevato”. Insomma, occorre sempre tenere alta la guardia: “Anche perché finora in Svizzera sono stati registrati 64 casi di persone partite all’estero per arruolarsi nelle compagini del terrore: 39 delle quali verso la Siria e l’Irak”. E prima o poi queste persone potrebbero tornare a casa.
Seiler ha poi proseguito facendo il punto della situazione sullo spionaggio nel nostro Paese: “La presenza di spie è massiccia soprattutto a Ginevra, divenuta una sorta di Eldorado”. E mentre il direttore della Sic pronunciava queste parole, la mente del numeroso pubblico giunto all’auditorium di Bancastato è andata al padre di tutte le spie: Edward Snowden, che nel 2007 lavorò sotto copertura diplomatica per conto della Cia proprio a Ginevra.
http://www.ticinonews.ch/ticino/228082/lrsquo80-delle-nostre-mail-spiate-da-londra-e-washington
La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta del 2015 – la trentunesima dalla sua costituzione – alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, dei Consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli, Norman Gobbi e Laura Sadis, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito di affrontare alcuni temi di particolare attualità.
Riforma «Ticino 2020»
La riunione ha anzitutto permesso di informare i rappresentanti dei Comuni sullo stato dei preparativi per il progetto di riforma dei rapporti fra il Cantone e i Comuni, che dovrebbe prendere avvio entro la metà del 2015, non appena il Gran Consiglio avrà dato il suo via libera allo stanziamento del credito-quadro cantonale da 3,2 milioni di franchi proposto nel messaggio del Consiglio di Stato. È stata in particolare condivisa la «Lettera d’intenti» che definisce le forme e gli obiettivi della collaborazione fra Cantone e Comuni nell’allestimento del progetto; il testo, con le modifiche concordate dalla Piattaforma, sarà prossimamente sottoposto a tutte le parti interessate.
Protezione del minore e dell’adulto
Il Dipartimento delle istituzioni ha fornito alcune indicazioni in vista dell’entrata in vigore della nuova organizzazione di tipo giudiziario, con l’ancoraggio alle Preture distrettuali, prevista per il 1. giugno 2018 in caso di voto favorevole del Gran Consiglio. È stato anticipato che una raccolta di dati – da organizzare nei prossimi mesi secondo modalità da concordare – permetterà di stabilire la ripartizione dei costi di funzionamento del nuovo sistema.
Nuove prescrizioni di protezione antincendio
Il Dipartimento del territorio ha presentato le modifiche alle prescrizioni di protezione antincendio entrate in vigore, a livello intercantonale, lo scorso 1. gennaio. È stato chiarito che la revisione normativa, elaborata dall’Associazione degli istituti cantonali di assicurazione antincendio, non provocherà alcun aggravio per i Comuni. Al contrario, l’istituzione di un Gruppo cantonale di specialisti fornirà alle Amministrazioni locali un nuovo supporto – nell’ambito della procedura edilizia – per il rilascio degli attestati di conformità progettuale antincendio.
Redistribuzione utili Banca Nazionale Svizzera
La Piattaforma ha ricevuto la risposta del Consiglio di Stato alla richiesta della Città di Lugano, che – con il sostegno dell’Associazione dei Comuni ticinesi – aveva sollecitato una discussione sulla possibilità che gli enti locali godano di un beneficio finanziario, considerata la quota di utili versata dalla Banca nazionale al Canton Ticino per il 2014. Il Consiglio di Stato – in una lettera inviata in data odierna al Municipio di Lugano – ha precisato che il versamento in questione, pari a 56,5 milioni di franchi, non può essere considerato come un’entrata straordinaria, poiché deriva da una convenzione tra la BNS e il Dipartimento federale delle finanze; di conseguenza, appare legittima la sua attribuzione integrale al Cantone, per finanziare le prestazioni pubbliche di sua competenza.
Riforma III dell’imposizione delle imprese
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha quindi fornito alcune indicazioni sui contenuti del progetto fiscale in discussione a livello federale. È stata presentata la posizione del Consiglio di Stato sui possibili interventi che potranno essere adottati, considerata la possibile abolizione degli statuti fiscali privilegiati.
La Piattaforma tornerà a riunirsi mercoledì 15 aprile.
Aggregazione dei Comuni del Bellinzonese – Il Consiglio di Stato incontra il Gruppo operativo. Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Gruppo operativo per l’aggregazione dei 17 Comuni del Bellinzonese, con l’obiettivo di stabilire i prossimi passi del progetto, che dovrebbe potere essere sottoposto a votazione consultiva entro il mese di ottobre del 2015.
Una delegazione del Governo – composta dal vicepresidente Norman Gobbi e dai consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli, e Laura Sadis, e accompagnata dal capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi e dal vice Cancelliere dello Stato Roberto Keller – ha incontrato oggi il Gruppo operativo per l’aggregazione dei 17 Comuni del Bellinzonese, rappresentato dai sindaci Andrea Bersani (Giubiasco), Mario Branda (Bellinzona), Riccardo Calastri (Sementina) e Ivan Guidotti (Monte Carasso), con la vicesegretaria di Giubiasco Alessandra Sartore, il segretario comunale di Sementina Reto Malandrini e il consulente Michele Passardi.
La riunione ha permesso al Consiglio di Stato di essere aggiornato sull’avanzamento dello studio aggregativo e di chiarire i prossimi passi, in particolare la data di consegna della studio e quella prevedibile per la votazione consultiva. Il Governo ha inoltre avuto modo di ribadire al Gruppo operativo la propria disponibilità a sostenere il progetto, che mira a rendere il Bellinzonese una regione più forte sul piano socio-economico, in grado di affrontare le sfide del futuro in modo propositivo e di ridurre la dipendenza dai contributi perequativi.
Per quanto riguarda l’ammontare del sostegno cantonale al progetto – in forma diretta e indiretta – le parti hanno potuto trovare un accordo di fondo, in attesa di determinare gli importi in base all’esito delle verifiche richieste dal Gruppo operativo. Entro la fine di febbraio il Consiglio di Stato formulerà la propria proposta definitiva.
I primi 100 giorni di attività del nuovo Direttore delle Strutture carcerarie sono l’occasione per scattare una fotografia attuale sullo stato delle Strutture carcerarie cantonali.
Ma facciamo un po’ di storia. Nel 2007, un rapporto specialistico rilevò la necessità di procedere a delle riorganizzazioni per rendere più efficiente, oltre che più sicuro, l’operato nelle carceri. La gestione del personale era la situazione che destava particolare preoccupazione. Elevato tasso d’assenteismo, cronica mancanza di motivazione e stress psicologico generalizzato derivante dal continuo contatto con delinquenti e criminali, sono solo alcuni sintomi del disagio che regnava fra gli agenti di custodia.
Immediatamente dopo il mio insediamento in Consiglio di Stato nel 2011, recependo le legittime lamentele del personale, proposi al Governo di realizzare una perizia esterna. Il verdetto non fu dei più clementi, anzi. Urgeva un intervento efficace da parte della Direzione in particolare nella gestione del personale. La scelta di dar fiducia nuovamente all’allora Direttore Fabrizio Comandini si rivelò col passare dei mesi inadeguata. Motivo per cui, con l’accordo del Consiglio di Stato, incaricai del gravoso compito, ad interim, Marco Zambetti. Quest’ultimo, in pochi mesi, improntò un nuovo tipo di conduzione delle Strutture carcerarie che portò a dei buoni risultati, in particolare considerando il clima di lavoro.
Dal 1. novembre scorso, la direzione delle Strutture carcerarie è stata assunta da Stefano Laffranchini. Dopo 100 giorni dalla sua entrata in servizio e ad un anno dal cambiamento delle modalità di condotta, posso affermare che i disagi che si sono manifestati negli anni tra gli agenti di custodia, sono solo un ricordo. Nonostante le difficoltà di questa importante e sensibile professione – che oltre a simboleggiare la dignità e la legalità dello Stato, ha un ruolo importantissimo per la nostra sicurezza – il tasso d’assenteismo (indicatore del livello delle condizioni di lavoro e della motivazione) è quasi dimezzato rispetto al 2008. In aggiunta, le esigenze degli agenti hanno guadagnato importanza, essendo divenute un elemento integrante del processo decisionale, ciò che ha restituito dignità alla professione. In questo senso, rappresentativa del nuovo assetto gestionale è l’introduzione del “management by wandering around”, principio secondo il quale le decisioni importanti vengono prese solo dopo aver operato al fronte in prima persona, così da considerare ogni singola problematica cui il personale è confrontato.
Felice del notevole miglioramento intervenuto nel settore carcerario per merito della dirigenza ad interim e della nuova dirigenza, tengo a rivolgere i miei più vivi ringraziamenti al Direttore Stefano Laffranchini, capace di concretizzare con successo tutti gli obiettivi che avevo fissato nei miei primi mesi in Consiglio di Stato.
Norman Gobbi
Ad un anno dal 9 febbraio. Sul tema immigrazione, la Lega è spesso attaccata. In sostanza, c’è chi le rinfaccia di non aver mantenuto le promesse, lasciando che l’aumento di lavoratori stranieri potesse continuare. Rispondere a tale accusa è molto semplice: non si è potuto bloccare la crescita dei frontalieri perché gli accordi con l’Unione europea, con il sostegno incondizionato di PLR, PS, Verdi e PPD, hanno bloccato ogni tentativo di porre rimedio al fenomeno (che poi parte di questi abbia cambiato idea e si sia allineata al pensiero della Lega poco importa, visto che ormai era già troppo tardi).
Ora il quadro è però radicalmente cambiato. Un anno fa, il Popolo svizzero, ha votato a favore del contingentamento degli stranieri. In particolare grazie al voto determinante dei Ticinesi, si è così realizzato un grande obiettivo: reintrodurre il principio di priorità a favore dei lavoratori svizzeri.
Settimana scorsa, scrivendo su questo tema, ho voluto mettere in guardia il Popolo sui mille stratagemmi che chi ha perso la votazione sta cercando di mettere in pratica per far prevalere la propria volontà.
Il Consigliere federale PLR Burkhalter, ha ad esempio ventilato l’ipotesi di applicare i contingenti, omettendo di dire a chi. In sostanza Burkhalter propone di mettere in pratica l’iniziativa… lasciando le cose come stanno, poiché a Berna si ipotizza di applicare i contingenti unicamente agli stranieri extra-UE come finora! Per il Ticino e il Popolo sarebbe una beffa…
Già in passato le necessità del Ticino sono state sacrificate sull’altare degli interessi economici del resto della Confederazione. Fu il caso nel 1974, quando la Svizzera comprò all’Italia la possibilità di mantenere il segreto bancario concedendo in cambio dei ristorni elevatissimi; ed è stato il caso, nel decennio scorso, quando si negoziarono gli accordi sulla libera circolazione, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ora la storia si ripete: gli interessi economici di certi cantoni, decisamente meno toccati dal fenomeno frontalieri, divergono dai nostri e c’è chi cerca in tutti i modi di ribaltare un verdetto popolare scomodo. In questo modo, per l’ennesima volta fineremmo noi Ticinesi a dover pagare per il benessere degli altri.
È la Confederazione a dover ora dare precise garanzie sulla ferma applicazione della volontà del Popolo, poiché i segnali di fumo e i baci viscidi di Juncker a Sommaruga non fanno presagire nulla di buono. Stando ad un scellerato sondaggio, molti svizzeri sarebbero pronti a rinunciare ad applicare nel suo insieme l’iniziativa pur di mantenere la via bilaterale con l’Unione europea. Dopo la sua pubblicazione il Consigliere di Stato PS Emanuele Bertoli e la Consigliera federale PBD Eveline Widmer-Schlumpf hanno espresso questo stesso parere. Un parere – sottolineo – contrario alla volontà del Popolo.
Non lasciamoci ingannare, il nostro futuro si deciderà a breve. Prima dell’Accordo sulla libera circolazione c’erano solo 30’000 frontalieri e la nostra economia non era in nessun modo minacciata. Reintrodurre i contingenti significa semplicemente tornare ad applicare lo stesso sistema in vigore prima dell’accordo. Senza dimenticare, oltretutto, che il sistema garantisce una flessibilità sufficiente per ammettere i frontalieri laddove vi sia una reale esigenza dell’economia e quando i lavoratori residenti non risultano danneggiati. Qualcuno osa forse affermare che oggi stiamo meglio di quanto stavamo quando l’accordo non era in vigore? Io rispondo no!
È proprio per questo motivo che sia da Bellinzona, sia quando sono a Berna – dove proprio in veste di Consigliere di Stato mi reco frequentemente per rappresentare gli interessi del Ticino e dei Ticinesi – mi batto e continuerò a battermi strenuamente: il mio obiettivo è che le Autorità federali recepiscano i nostri bisogni e lavorino, finalmente, anche per difendere il Ticino e i Ticinesi e non solo quelli dei cantoni economicamente più forti. Non vogliamo uno statuto speciale, bensí un federalismo dinamico anche in materia di immigrazione, che risponda meglio alle difficoltà di un territorio esposto al fattore Italia come il nostro.
Norman Gobbi
Abusi sessuali su bambini, violenza carnale e altre gravi violenze contro l’integrità personale, provocano in Ticino decine di vittime ogni anno. Solo nel 2014 sono stati scoperti dalla SRIP – la sezione della Polizia cantonale che si occupa di questo genere di reati – ben 176 casi, cifra inquietante se si pensa alle dimensioni del nostro Cantone. La particolarità di questi casi è data dall’aspetto umano delle situazioni che si presentano agli agenti.
Oltre alle difficili indagini, è infatti necessario dare priorità pure all’accompagnamento della vittima immediatamente dopo la violenza. È chiaro: un bambino abusato non può essere interrogato e abbandonato a se stesso, o peggio ancora essere lasciato accanto al suo aguzzino nell’attesa che i servizi sociali intervengano il giorno successivo all’apertura degli uffici. Fino ad ora è stata la Polizia a prendersi cura delle vittime, con tutti i sacrifici che ne conseguono: tempo sottratto alle indagini, sostegno non ottimale per le vittime (bambini in particolare),…
Sostegno alle vittime di abusi: alla fine ci ha pensato Norman Gobbi, ancora una volta!
Superando gli steccati dipartimentali, è stato proprio il nostro Norman Gobbi a intervenire. Lui l’ha definita “una vera e propria battaglia” e v’è da crederci. Ancora oggi, non comprendiamo come mai sia dovuto essere il suo dipartimento a intervenire dove probabilmente avrebbero dovuto farlo altri già molto tempo fa.
Poco importa; ciò che conta è che Gobbi ha cercato Beltraminelli, e con la sua collaborazione (parola ormai dimenticata da molti quando si parla di Consiglio di Stato!) è riuscito a mettere in piedi un picchetto 24 ore su 24 in grado di mettere al sicuro e nelle mani di professionisti appositamente formati bambini, ragazzi, donne e uomini che loro malgrado si trovano inermi e in balia di eventi talvolta addirittura raccapriccianti.
Ben fatto Norman Gobbi!
MDD, 08.02.2015