Servizio di (C) TeleTicino
Servizio di (C) TeleTicino
Riattivata in Ticino la ‘rete di intervento d’urgenza’ per le vittime di reati sessuali e maltrattamenti. Luce verde del governo a un progetto pilota. Collaborazione tra pubblico e privato: tra la Polizia cantonale e un’èquipe di specialisti.
Le vittime di abusi sessuali e maltrattamenti potranno nuovamente contare su un immediato aiuto psico-sociale garantito ventiquattro ore su ventiquattro da specialisti. E gli agenti di polizia che in seno alla Cantonale operano nella Sezione reati contro l’integrità delle persone (Rip) potranno tornare a fare, a tempo pieno, il loro lavoro: indagare e assicurare il o i colpevoli alla giustizia. Ciò grazie al «progetto pilota» proposto dal Dipartimento istituzioni e al quale ha dato luce verde la settimana scorsa il Consiglio di Stato. Concretamente, sarà Rete Operativa Sa (sede a Bellinzona) – organizzazione, come si legge nel suo sito internet, di professionisti nei campi psico-sociale e medico-psicologico – ad assicurare il necessario sostegno alle vittime prima, durante e dopo la loro audizione da parte degli inquirenti. Una collaborazione dunque tra pubblico e privato, che riattiva la «rete di intervento d’urgenza»: quella rete, ha ricordato ieri ai giornalisti il commissario e sostituto capo della Rip Marco Mombelli , venuta meno in Ticino nel 2010 in seguito alla revisione della Lav, la Legge federale concernente l’auto alle vittime di reati. La nuova normativa infatti non prevede più l’obbligo per i consultori (Lav) di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro, ovvero anche al di fuori degli orari d’ufficio. E così in questi anni gli investigatori della Rip hanno dovuto fungere pure da psicologi e assistenti sociali.
«Hanno assolto egregiamente e con grande umanità compiti che non erano loro», ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . «Gli otto agenti della Sezione reati contro l’integrità delle persone sono stati formati per fare i poliziotti, non gli assistenti sociali e ogni secondo passato a dare sostegno psicologico alla vittima di un reato è un secondo sottratto all’accertamento dei fatti e alla ricerca del colpevole». L’esigenza di trovare una soluzione era stata manifestata dalla stessa Sezione della Polizia giudiziaria. «Ho avuto diversi incontri con Mombelli e con la responsabile della Rip Michela Gulfi », ha aggiunto il ministro. «Dal 2010 molto, troppo, era stato delegato alla polizia: la Rip si è dovuta far carico di incombenze che non rientravano nelle sue mansioni, nelle sue competenze specifiche», ha affermato a sua volta il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi .
L’imminente collaborazione con gli specialisti di Rete Operativa Sa, diretta da Fabio Spinetti , costerà al Cantone circa 150mila franchi all’anno. Di un biennio la durata del test. «Ma già alla fine del primo anno – ha fatto sapere Gobbi – si valuteranno i risultati ottenuti, anche per decidere, se del caso, ulteriori misure». Il progetto pilota, ha tenuto a puntualizzare il consigliere di Stato, «è frutto della volontà di due dipartimenti: il mio e il Dipartimento sanità e socialità». La volontà «di offrire un servizio di supporto agli inquirenti della Sezione Rip». La quale solo nel 2014, ha indicato il commissario Mombelli, ha aperto trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli, quattordici per coazione sessuale, quindici per violenza carnale e trentadue per violazione del dovere di assistenza o educazione. Trentaquattro incarti per atti sessuali con minori: vale a dire le vittime più deboli, che più di altre abbisognano di un pronto e adeguato sostegno psicologico. E questo «prima, durante e dopo» la loro audizione da parte della polizia, ha sottolineato Mombelli.
L’esigenza di un picchetto era stata espressa anche dal Gran Consiglio. Era il… 2010 e la commissione della Legislazione si pronunciava sulla revisione, confezionata dal governo, della normativa cantonale di applicazione della riformata Lav, cioè della nuova legge federale che non contemplava più l’obbligo per i consultori di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro. Scriveva l’autrice del rapporto, la socialista Pelin Kandemir Bordoli : “La Commissione ritiene opportuno e indispensabile trovare delle soluzioni che consentano il mantenimento di un picchetto che possa garantire una presenza anche al di fuori degli orari usuali d’ufficio”.
L’anno scorso trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli.
di Andrea Manna, LaRegioneTicino, 06.02.2015
È stata una vera e propria battaglia, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Fu poco più di un anno fa che la SRIP – la sezione della Polizia cantonale che si occupa dei reati contro l’integrità delle persone fra cui figurano pure quelli di stampo pedofilo – mi mise al corrente della situazione nella quale era costretta ad operare. Oltre a svolgere i compiti di polizia, questa speciale sezione era pure chiamata a prendersi cura delle vittime. Ecco allora che il bambino vittima di un pedofilo, che la donna abusata dal marito, che la giovane ragazza violentata da uno sconosciuto dovevano essere seguiti dal profilo psicologico e sociale da un gruppo di agenti che, per quanto capaci, non erano certo le persone più indicate per occuparsene poiché formati per accertare i fatti e ricercare gli autori. Una situazione decisamente problematica che, oltre a non garantire un sostegno adeguato alle vittime, sottoponeva gli agenti a pressioni psicologiche inimmaginabili e ad orari di lavoro impossibili.
Vista la gravità della situazione è stata mia premura attivarmi immediatamente, col supporto del Comandante della Polizia cantonale, coinvolgendo tutti i servizi interessati.
Con grande soddisfazione, posso finalmente affermare che un rimedio a questa grave lacuna è stato trovato. Da quest’oggi le vittime di reato godono di un servizio all’altezza, in grado di accompagnarle di fronte a qualsiasi forma di disagio, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Ora il bambino vittima del pedofilo, la donna abusata e la giovane violentata potranno saranno immediatamente accolti, in qualsiasi momento del giorno e della notte, da professionisti specialmente formati, in grado di comprenderli e di sostenerli attivamente nel migliore di modi.
Desidero concludere questa mia riflessione con un semplice “Grazie!”, ovvero con la stessa unica parola scrittami a caratteri cubitali da Marco Mombelli, commissario della SRIP, l’indomani della concretizzazione del nuovo servizio di picchetto. Un “Grazie!” che vorrei reindirizzare a tutti i collaboratori che hanno permesso di giungere a un risultato tangibile. Infine rivolgo un ultimo pensiero alle vittime; bisogna essere realisti e ammettere che i reati contro l’integrità delle persone non potranno mai essere totalmente eliminati, questo non deve però indurre chi governa a restare con le mani in mano. Sulla scorta di questa considerazione, il mio Dipartimento ha proposto una misura concreta che colma una grave lacuna nell’ambito del sostegno alle vittime, bambini in particolare, e questo è il più bel traguardo che si potesse raggiungere.
Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore DI
Purtroppo non ho avuto il piacere di seguirla in diretta, ma diverse persone mi hanno riferito dell’intervista della signora Ferrara Micocci, candidata al Consiglio di Stato per il PLR, durante la trasmissione online di Ticinonews “A tu per tu”. Rispondendo a una domanda posta dal pubblico a casa, la candidata ha affermato che negli ultimi quattro anni il sottoscritto, e di riflesso il Dipartimento delle istituzioni, non ha fatto nulla di significativo. Nessun progetto, nessuna riforma. Ora, visto che la campagna elettorale in casa PLR è già iniziata da molto – troppo! – tempo, posso anche comprendere la tendenza a strumentalizzare la discussione, ma non posso tollerare che il lavoro svolto con grande impegno dal sottoscritto e dai collaboratori del mio Dipartimento venga denigrato in questo modo.
Che una già Procuratrice pubblica, riduca l’importante progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale denominato “Giustizia 2018” a un semplice “spostamento di uffici” è un’affermazione errata. Essa denota l’assenza di conoscenza delle attività legate all’amministrazione della giustizia portate avanti dal Dipartimento delle istituzioni, oltre che ad una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi ex colleghi procuratori, giudici, avvocati e di tutti coloro che in questi anni hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito ad elaborare una serie di misure volte a migliorare l’efficienza e l’efficacia del potere giudiziario. Tanti professionisti che hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro energie con un unico scopo: concretizzare un apparato giudiziario moderno, a beneficio dei cittadini. “Giustizia 2018” è un progetto che ho fortemente voluto e a cui tengo molto. Anche nei mesi che precedono le elezioni, periodo durante il quale sarebbe facile e forse politicamente più pagante per il candidato in corsa se i dossier rimanessero chiusi nei cassetti, mi sto prodigando, assieme ai miei collaboratori, alfine di concretizzare le proposte formulate dai vari gruppi di lavoro; proposte tangibili, che possono anche dividere e a proposito delle quali si può naturalmente discutere, ma che perseguono sempre l’obiettivo di dare una giustizia migliore ai cittadini.
Per quanto concerne il rilascio dei permessi, altro argomento sul quale la signora Ferrara Micocci ha indicato la sua soluzione, vi è alla base un problema legato agli Accordi bilaterali, contro i quali la Lega dei ticinesi ha sempre combattuto a viso aperto. Questi accordi infatti non permettono – e questo la signora Ferrara Micocci in qualità di avvocato lo sa sicuramente molto bene – un controllo sistematico dei precedenti penali di tutte le persone che richiedono un permesso. In questi quattro anni, il Dipartimento delle istituzioni ha però dato priorità alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier, ottenendo risultati importanti. Ad esempio, negli scorsi quattro mesi, come riportato dai quotidiani settimana scorsa, ben prima dell’intervista “A tu per tu”, i controlli sui permessi B hanno consentito di rilevare una cinquantina di abusi, trenta dei quali hanno portato alla revoca del permesso; inoltre, è stato sviluppato un efficace sistema di collaborazione tra le autorità cantonali e quelle comunali, che favorisce un continuo scambio di informazioni. Quanto al fatto che i permessi in Ticino vengano concessi in tempi record, mi piacerebbe sapere quali siano le sue fonti, poiché gli attuali tempi di attesa si aggirano sui tre mesi.
Per non aprire poi il capitolo sulla sicurezza, dove sono state investite molte energie e risorse, e dove i risultati sono tangibili, e sui quali potremo esprimerci nelle prossime settimane. Nel frattempo vi rimando alla pagina specifica del mio sito in fondo a questo articolo.
“Soluzioni senza scorciatoie”, recita uno dei miei slogan. Questo poiché il Ticino sarà confrontato nell’avvenire a sfide complesse e per le quali non esistono soluzioni magiche. Occorrerà avere il coraggio di affrontare questo percorso difficile attraverso un lavoro costante, com’è stato fatto dal mio Dipartimento in questa legislatura, checché ne dica la signora Ferrara Micocci. Un lavoro svolto da tutti con grande impegno e sempre focalizzato su un unico obiettivo: accrescere la fiducia del Popolo ticinese nei confronti delle istituzioni del nostro Cantone e, soprattutto, portare un servizio di valore a tutti i cittadini!
Per ulteriori dettagli sulle misure intraprese su permessi e sicurezza, cliccate sui seguenti link:
http://www.vais.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/
http://www.vais.ch/sicurezza/
“Viva la Lega, viva la Lega!!!”. Risuonano ancora nella mie orecchie, così come in quella di tutti i partecipanti alla festa di domenica scorsa, le parole che abbiamo cantato insieme e con grande entusiasmo al termine della presentazione delle liste per il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato.
Un incontro, quello di domenica, che si è subito trasformato in una festa popolare, grazie alle quasi mille persone giunte a Pregassona. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti e per salutare calorosamente le amiche e gli amici che non hanno potuto essere presenti ma che, anche da lontano, non ci hanno fatto mancare il loro sostegno!
Personalmente sono stato felice di riassaporare ancora una volta le nostre radici, le radici della LEGA: un Movimento vicino ai cittadini ticinesi, “a la nòsa gent”, ai loro problemi e alle loro preoccupazioni. Sono questi i valori che vent’anni fa mi spinsero, come ha ricordato Marco Borradori presentandomi sul palco, ad abbracciare questo Movimento e ad impegnarmi con tutte le mie forze affinché il Ticino potesse avere un futuro migliore.
In questi anni abbiamo affrontato insieme diverse sfide, sempre nell’interesse del Popolo ticinese e sempre contro il vecchio “tavolo di sasso”. Ultima in ordine di tempo è stata la votazione del 9 febbraio 2014, grazie alla quale, soprattutto per merito della LEGA, i Ticinesi hanno detto inequivocabilmente BASTA all’immigrazione di massa che attanaglia il nostro Paese e che ha degli effetti negativi sull’occupazione dei cittadini residenti, risultando determinanti per l’esito finale del voto. Quante persone in difficoltà ho incontrato in questi quattro anni! Persone che da un giorno all’altro sono rimaste senza un lavoro e con alle spalle una famiglia da mantenere. Per tutti questi motivi l’obiettivo della LEGA, che ha fortemente contraddistinto il mio operato in qualità di Consigliere di Stato, è sempre stato uno e uno solo: un lavoro dignitoso per ogni ticinese!
Per continuare a combattere in prima linea queste importanti battaglie ci attende una sfida fondamentale: riconfermare lo storico risultato ottenuto nel 2011, quando siamo riusciti a conquistare la maggioranza relativa all’interno del Governo. Una sfida difficile, come ci ha resi attenti il nostro Marco, per la quale abbiamo bisogno del supporto di tutti i cittadini, e che, se ci vedrà vittoriosi, consentirà al nostro Movimento di continuare a lottare a favore degli interessi del Ticino e dei Ticinesi. Sono convinto che tutti uniti potremo vincere anche questa battaglia: lo dobbiamo al Nano, a tutti quelli che in questi anni hanno combattuto in nome della LEGA e, soprattutto, lo dobbiamo al Popolo ticinese!
Grazie, Norman
(foto Ti-Press SA)
Immigrazione di massa : il tempo del le chiacchiere è finito . È passato un anno e ancora c’è chi mette in dubbio le scelte del Popolo! Nei 4 anni che ho passato in Consiglio di Stato ho imparato a districarmi fra i complessi meccanismi che regolano l’attività politica, ho imparato ad anticipare i sotterfugi e i giochi di potere, così da concretizzare pure proposte osteggiate da forze politiche o da lobby avverse.
Alcuni esempi sono l’aumento degli agenti di Polizia (investimento necessario per aumentare ulteriormente la sicurezza e combattere i furti con ancor più efficacia), la razionalizzazione della giustizia, l’aumento dei posti di lavoro nelle Valli e tanti altri temi che per un motivo o per l’altro erano combattuti da determinati gruppi d’interesse. Per quanto riguarda l’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, per la quale mi sono battuto con tutte le mie forze, sono però preoccupato. In questo caso, non siamo confrontati ai consueti subdoli stratagemmi per salvare “cadreghe”, ma a spudorati tentativi di rovesciare una decisione popolare e di far prevalere la volontà della minoranza rispetto a quella della maggioranza.
Davanti a un simile problema non si tratta più di anticipare il gioco sporco degli avversari, ma di difendere la supremazia assoluta della volontà popolare. È inammissibile che, a distanza di un anno, vi siano ancora politici che chiedono di rivotare, è inammissibile che a distanza di un anno vi siano ancora forze politiche che chiedono al Consiglio federale ad applicare una versione light dell’iniziativa, è inammissibile che la volontà popolare sia messa da parte!
Come Consigliere di Stato combatto costantemente contro quest’aberrazione della democrazia: l’ho fatto in passato, lo faccio ora e continuerò a farlo in futuro. Perché la supremazia popolare rimanga il principio base della nostra democrazia, bisogna però che vi sia una reazione compatta di tutti, anche del Popolo. Questo è un momento cruciale, in quanto il legislatore federale sta ultimando il quadro legislativo che tradurrà in pratica l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. È quindi adesso che il Ticino deve rimanere compatto e determinato, così da sostenere unanimemente e con vigore la volontà popolare e le proprie rivendicazioni.
Questo è importantissimo, perché l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa è indispensabile per tornare a gestire l’immigrazione secondo i nostri effettivi bisogni e per liberarci dai diktat dell’Unione europea, a causa dei quali i Cantoni non dispongono più di alcun margine di manovra. Dunque a chi dice “bisogna rivotare” dobbiamo rispondere tutti un chiaro “NO!” senza se e senza ma, perché ol Popolo ha già deciso!
Norman Gobbi
L’INIZIATIVA APPROVATA DAL POPOLO
Impedire all’Unione europea di gestire l’immigrazione nel nostro paese e reintrodurre il sistema per cui l’entrata di lavoratori stranieri nel nostro territorio sia concessa unica- mente quando è dimostrata un effettivo bisogno. Questo è — in sostanza — il principio votato dal Popolo il 9 febbraio 2014. Appena sarà in vigore si tornerà quindi ad applicare il sistema in vigore prima degli accordi bilaterali, quando i frontalieri erano la metà e quando la disoccupazione era nettamente più bassa.
COSA CAMBIERÀ
• Un lavoratore proveniente dall’estero potrà essere assunto solo se non ci sarà nessuno svizzero disponibile.
• Verranno introdotti dei contingenti, ovvero dei tetti massimi al numero di lavoratori stranieri.
• Il numero di frontalieri si abbasserà.
• La pressione sui salari calerà (meno dumping salariale!).
• Meno disoccupazione e meno traffico.
Dal 1° gennaio di quest’anno rinforzi temporanei per la Polizia giudiziaria. Per un anno con la Reati economico-finanziari e il Gruppo criminalità informatica. ‘Progetto pilota’, con tre ausiliari specialisti.
I rinforzi, ancorché temporanei, sono arrivati. Dal 1° gennaio – e per un anno – tre persone con la funzione di «ispettore specialista ausiliario» collaborano con la Polizia giudiziaria della Cantonale nel quadro delle indagini sui reati finanziari e informatici. Si tratta, specificano dal Dipartimento istituzioni, di una donna (classe 1965) e di due uomini: uno nato nel 1957, l’altro nel ’59. Lei è un ingegnere informatico, i due hanno una solida esperienza in ambito bancario. Erano finiti in disoccupazione o avevano il contratto in scadenza, ma senza prospettive di impiego a breve. Il loro reclutamento è stato deciso lo scorso novembre dal governo, dietro richiesta del Dipartimento. Questo «conformemente a una procedura di assunzione, che coinvolge gli Uffici regionali di collocamento, voluta a suo tempo dal Gran Consiglio».
Era stato il procuratore generale John Noseda a sollecitare, con una lettera inviata intorno alla metà del giugno 2014 al Consiglio di Stato, il momentaneo potenziamento del personale di supporto agli inquirenti, alle prese con un incremento delle inchieste, in particolare sugli illeciti in campo finanziario. Pochi giorni dopo la missiva del pg, il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi aveva incontrato lo stesso Noseda per approfondire tema e richiesta. In agosto una nuova lettera. Quella dei vertici del Dipartimento al procuratore generale. «Proponevamo – ricorda Gobbi alla ‘Regione’ – l’assunzione per tre anni, dal 1° gennaio 2015, di tre ausiliari nella funzione di segretario giudiziario aggiunto. Ciò per far fronte ai picchi straordinari di attività e per ridurre i costi derivanti da eventuali perizie esterne nel corso delle indagini su reati finanziari e informatici. Questa riduzione dei costi avrebbe infatti dovuto compensare gli oneri salariali, quantificati in circa 240mila franchi annui, legati all’assunzione degli ausiliari».
Che il Dipartimento prevedeva di assegnare al Ministero pubblico, in veste appunto di segretari giudiziari aggiunti. «Individuate, con la collaborazione degli Uffici di collocamento, del pg e della Polgiudiziaria, le tre persone ritenute in possesso dei necessari requisiti, il 18 novembre – spiega il ministro – il Consiglio di Stato ne ha formalizzato l’assunzione, attribuendole non alla Procura, bensì alla Polizia cantonale, segnatamente al suo settore investigativo». Ovvero «la Polizia giudiziaria, che coopera a stretto contatto con i magistrati del Ministero pubblico». Si è inoltre stabilito che opereranno «per un anno e non per tre». Una soluzione «che mi soddisfa», afferma Gobbi: «E che ha trovato l’approvazione del pg».
Gobbi: meno perizie esterne
Dei tre rinforzi accordati alla Polizia cantonale quali ispettori specialisti ausiliari, la donna è attiva in seno al Gruppo criminalità informatica, mentre i due uomini nella Ref, la sezione Reati economico-finanziari. Sia la Ref che la squadra di investigatori impegnati nelle indagini sugli illeciti commessi utilizzando le nuove tecnologie fanno parte del Reparto giudiziario 1. «Nel decidere l’assunzione a tempo determinato di queste persone, il governo – riprende Gobbi – ha ribadito il principio della neutralità finanziaria dell’operazione. Si cercherà pertanto di contenere al massimo il ricorso a perizie esterne durante le inchieste: il risparmio a questa voce dovrebbe assorbire, neutralizzare, la maggiore uscita del Cantone per gli stipendi degli ispettori ausiliari».
Un risparmio «fattibile», secondo il direttore del Dipartimento, alla luce delle mansioni che i tre specialisti sono chiamati ad assolvere. «Le persone assegnate alla Ref devono occuparsi per esempio dell’analisi di documenti contabili e della redazione di rapporti finanziari – rileva il consigliere di Stato –. All’ispettrice che lavora nel Gruppo criminalità informatica spetta fra l’altro l’analisi di computer, cellulari, supporti di memoria e di altro materiale elettronico». Quello partito il 1° gennaio «è un progetto pilota: a fine anno si potrà verificare se sia una soluzione valida da un lato per fronteggiare adeguatamente i momenti di forte aumento dei casi trattati da inquirenti e investigatori, dall’altro per limitare i costi per perizie esterne».
di Andrea Manna, LaRegione Ticino 23.01.2015
Memoria è conoscere e confrontarsi con un evento che ha segnato indelebilmente e irreversibilmente la storia dell’uomo, e ha ipotecato la natura stessa della sua relazione col proprio simile. Per essere educativa deve essere inserita in un contesto presente per poter trasformare le idee e le immagini in maniera duratura e significativa.
La giornata della memoria ricorre quest’anno in un momento particolare. Se ci fosse stato ancora bisogno di ricordare e risvegliare le coscienze, ci hanno pensato i tristi accadimenti di Parigi.
Nel pur ampio panorama dei genocidi del XX secolo, la Shoah – la distruzione degli ebrei d’Europa – occupa un posto unico, per dimensioni, intensità, rapidità e perché è diventata il simbolo di una “rottura di civiltà” nel mondo occidentale.
La sua memoria non è un monumento al passato, ma è invece un allarme permanente su quanto è successo e dunque può di nuovo succedere.
Il Giorno della Memoria è un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo al cancello di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato. Per trasformare quei luoghi in strumenti di interrogazione sul presente per comprenderne la presenza ingombrante al centro del nostro secolo e della modernità. Ciò che la giornata della memoria ha da insegnare non è soltanto l’esito della Shoah, ma sono i processi politici, ideologici, psicologici, i conformismi e gli interessi che hanno prodotto le condizioni del suo realizzarsi.
Il grande scrittore e testimone Primo Levi ci aveva ammonito ad avere la consapevolezza che se l’orrore assoluto è accaduto, può ripetersi. Eliminare minacce e affronti all’umana dignità è ancora tragicamente necessario.
La memoria è un bisogno e un dovere dell’uomo: i casi in cui l’uomo eccelle in umanità oppure i casi in cui egli smarrisce la ragione perdendo quanto vi è di umano in lui, vanno ricordati per capire e per essere consapevoli del punto in cui un essere umano può arrivare.
Quello che è successo può essere un punto di partenza, quasi un nuovo inizio capace di ridare alla collettività il senso di quello che essa deve essere, un progetto storico che implichi una comunità di valori.
Capita agli individui di dimenticare, di rimuovere, capita alle società di cancellare dalla loro storia eventi ed episodi fondamentali per la comprensione del presente.
Ma un passato così non può essere dimenticato, anzi deve scuotere le coscienze e generare un senso di responsabilità che trascenda le generazioni.
Non bisognerà cancellare mai la memoria negativa e si dovrà sempre tenere viva la memoria positiva della lotta, come riscatto del lato buono dell’umanità. Continuare a testimoniare e raccontare senza retorica, come conquista di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia e solidarietà sociale. L’unico mezzo per poter rimanere attaccati alla vita è mettere ordine nel caos e nell’orrore con la forza della razionalità.
Per questo bisogna promuovere in ogni forma il rispetto dei diritti fondamentali, che sono la base di una società più giusta nei confronti di ciascuno. Progettare un percorso di questo tipo e destinarlo alle giovani generazioni significa preoccuparsi per il proprio futuro e scegliere di investire nel seme della democrazia. Essa, infatti, non deve essere concepita come un risultato raggiunto e dato per scontato; è, piuttosto, un ideale da continuare a perseguire con impegno per incentivare il dialogo e la riflessione soprattutto nella fascia più giovane della popolazione.
Il senso critico e l’indignazione sono atteggiamenti virtuosi, proprio perché rappresentano l’antitesi dell’accettazione passiva, dell’obbedienza cieca e dell’annichilimento, fattori che hanno indiscutibilmente contribuito a rendere il clima sociale terreno fertile per l’instaurazione di dittature e totalitarismi.
Un continuo viaggio che deve andare oltre la resistenza per sfociare nella resilienza, quella straordinaria capacità di ricrearsi e reinventarsi, di trasformare il dolore e il lutto in energia vitale.
Oltre a conservala, la memoria è importante viverla, farla propria. Farla entrare nella nostra coscienza. Il problema non è infatti solo ricordare, ma come ricordare: ossia come utilizzare per il presente gli strumenti che la memoria del genocidio ha elaborato nel corso della sua storia.
Albert Camus, a proposito dell’importanza del ricordo, scriveva «l’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia, né del tutto innocente perché la continua».
Norman Gobbi
Giornale del Popolo, 27.01.2015 – Giornata della Memoria
Erano le 5 del mattino di domenica, quando alcuni agenti della Polizia comunale di Lugano, allarmati dai cittadini, sono dovuti intervenire per sedare una rissa al Quartiere Maghetti. Chiamati a ristabilire l’ordine, questi sono però stati accolti da pesanti insulti e da minacce di morte. Nemmeno il tempo di dimenticare l’aggressione subita da un agente della Polizia comunale di Lugano lo scorso 21 dicembre in un locale della Città, che la storia si ripete. Questi fatti sono di gravità estrema e dimostrano come il rispetto nei confronti delle istituzioni non rappresenti più un valore imprescindibile della nostra società. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito a un aumento degli episodi di violenza, sia fisica che verbale, nei confronti degli agenti di polizia; una tendenza preoccupante e da deplorare, poiché sintomo di un mutamento dei valori nella nostra società oltre che di un degrado sociale non tollerabile in qualsiasi Stato democratico.
Durante l’ultima seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi lo scorso dicembre, è stata mia premura attirare l’attenzione sui segnali di questo degrado riscontrabili sul territorio ticinese, a cominciare dalle innumerevoli scritte ingiuriose nei confronti delle istituzioni, tra le quali spicca l’acronimo ACAB (“All cops are bastards”, in italiano, tutti i poliziotti sono bastardi). Tutti questi atti di violenza contro gli agenti costituiscono un fenomeno allarmante che le Autorità sono chiamate a combattere in maniera efficace, allo scopo di sanzionare dovutamente i responsabili.
Nel 2010, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ha presentato la petizione denominata “Stop alla violenza contro la polizia”, con l’obiettivo di rendere attenti l’opinione pubblica e gli organi politici a questa problematica. Nello specifico, la petizione mirava a ottenere pene più severe nei confronti di coloro che non rispettano le Autorità. Le Camere federali avevano dato seguito alla petizione, incaricando la propria Commissione degli affari giuridici di elaborare un’iniziativa o un intervento parlamentare. In tale contesto, il 14 gennaio 2014 il Canton Ticino aveva presentato una specifica iniziativa cantonale che è andata ad aggiungersi a quelle già inoltrate dai Cantoni di Vaud e Ginevra, la cui trattazione è stata rinviata dal Parlamento al corrente anno, ottenendo proprio la scorsa settimana l’appoggio dalla Commissione affari giuridici degli Stati.
Il nostro Cantone sostiene quindi tutte le richieste volte a contrastare efficacemente questo genere di situazioni che non possono essere tollerate. In sostanza, si tratta di dar prova di fermezza, in modo del tutto analogo a quanto fatto nel 2011 quando, assieme al Comandante della Polizia cantonale e al Procuratore generale, ribadii tolleranza zero verso gli episodi di abuso di potere compiuti dagli agenti di polizia. Nell’attesa quindi che si concretizzino i vari progetti legislativi a maggior protezione anche dei funzionari di polizia, quali ad esempio la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, le Autorità competenti devono operare nel contesto legislativo attuale. Nonostante quest’ultimo permetta già di tutelare l’Autorità e i suoi rappresentanti, è dovere delle istituzioni aggiornare costantemente il quadro legislativo ai mutamenti della nostra società.
Dinnanzi ad avvenimenti simili all’increscioso episodio del dicembre scorso avvenuto a Lugano, il mio sconcerto è ancor più profondo se penso a quanto la Polizia fa quotidianamente per tutti noi. Solo nel 2013, essa è intervenuta 1’124 volte per infrazioni al Codice penale, 3’110 volte per infrazioni alla Legge sugli stupefacenti e 1’348 volte per infrazioni alla Legge sugli stranieri, arrestando un totale di 1’202 persone. Insomma, una media giornaliera di più di 15 interventi e di più di 3 arresti. Ciò permette di comprendere quanto sia importante il lavoro svolto a favore della sicurezza dell’intera cittadinanza, spesso e volentieri oscurato dalle critiche avanzate contro i controlli della circolazione, i quali in realtà costituiscono un’infima parte (unicamente 684 appostamenti in un anno) dell’enorme lavoro svolto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno dalle nostre forze dell’ordine. In considerazione di tutto ciò, l’adeguamento del numero dei funzionari di polizia deciso dal Consiglio di Stato (tra l’altro unico aumento del personale all’interno del mio Dipartimento) si giustifica ancor di più.
Pur essendo crudi elementi statistici, le cifre concernenti gli interventi di polizia menzionate rivestono un’importanza assolutamente primaria per chi, come me, è chiamato a dirigere la politica cantonale in materia di sicurezza. Proprio basandomi su questi dati posso affermare con orgoglio che la Polizia ticinese svolge con umiltà un lavoro enorme. Lavoro che va ricambiato da ogni ticinese con rispetto e gratitudine verso l’intero Corpo, non certo con aggressioni fisiche o verbali, oppure con strumentalizzazioni politiche a cui troppi hanno l’abitudine di ricorrere.
Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Corriere del Ticino, 24.01.2015
Il movimento si è riunito per la presentazione della lista dei candidati per il Consiglio di Stato
La Lega dei ticinesi ha svelato tutti i suoi candidati in un’ affollata festa popolare che ha segnato l’avvio della sua campagna elettorale per le cantonali del 19 aprile. Alcune centinaia di persone si sono riunite domenica nel capannone di Pregassona per l’assemblea del movimento.
“Evitiamo di fare l’occhiolino ad altri partiti”, ha ammonito Marco Borradori, sindaco di Lugano, sottolineando che per respingere l’attacco del PLRT serve una squadra compatta e unita.
A prendere la parola in seguito i cinque candidati in corsa per il Consiglio di Stato. Amanda Rückert ha fatto notare come altre forze tentino di scimmiottare le posizioni storiche della Lega: “ci sono concetti che sono quelli del lavoro prima ai ticinesi, la limitazione della libera circolazione, la difesa delle nostre frontiere. La Lega su questi punti c’è sempre stata”.
Di emergenza lavoro hanno parlato anche Fabio Badasci, evidenziando “l’esclusione dei nostri lavoratori e in particolare dei nostri giovani” e la povertà dei salari di alcune professioni, e Daniele Caverzasio, che ha affermato: “quando parliamo di occupazione non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo motto del ‘non si può fare’, di Manuele Bertoli che dice rivotiamo il 9 febbraio”.
Claudio Zali nel suo discorso si è rivolto ai possibili delusi alla base del movimento: “dovete permetterci di impedire che la partitocrazia riprenda in mano con maggiore forza il suo potere”.
Infine, come capo del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi ha rivendicato il merito di una maggiore presenza e controllo del territorio a tutela della sicurezza pubblica, ed una maggior determinazione del Governo nei rapporti con Berna.
http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lega-%C3%A8-festa-popolare-3609751.html