«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

«La violenza domestica è inaccettabile, combatterla è una priorità»

L’aumento delle violenze domestiche e dei femminicidi richiede ulteriori misure, che producano effetti quanto prima.
Nuova strategia nazionale, nella primavera 2027, contro la violenza domestica, sessualizzata e di genere.

https://www.cdt.ch/news/svizzera/la-violenza-domestica-e-sessuale-e-inaccettabile-combatterla-e-una-priorita-426197

Simposio Cantone-Comuni su territorio e prevenzione

Simposio Cantone-Comuni su territorio e prevenzione

Il Ticino si organizza per affrontare le sfide. “Rimanere fermi non è un’opzione”

Uno snowboard, un ventaglio, un secchio e una pala. MeteoSvizzera si è presentata all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona con quattro oggetti che rappresentano simbolicamente gli effetti del cambiamento climatico. Il settimo Simposio Cantone – Comuni promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio ha infatti messo al centro una delle sfide attuali più decisive: l’adattamento ai mutamenti climatici. Non più solo mitigazione, ma capacità concreta di adattarsi a un contesto che cambia. A offrire una bussola aggiornata è stata appunto MeteoSvizzera, partner dell’evento, che ha presentato i nuovi scenari climatici nazionali « Clima CH2025 ». Uno strumento fondamentale per orientare le scelte politiche e pianificatorie, ma anche per comprendere meglio cosa ci aspetta e come possiamo prepararci.

Ognuno è chiamato a fare la sua parte
L’evento ha riunito più di 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda da vicino Comuni e territorio. Ad aprire i lavori è stato il Presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, che ha richiamato con forza l’urgenza della situazione, sottolineando come gli effetti dei cambiamenti climatici siano ormai evidenti anche in Ticino: « Abbiamo toccato con mano la forza e l’impatto di eventi estremi che hanno evidenziato la vulnerabilità del nostro territorio. Il cambiamento è già in atto e richiede un’azione coordinata, sia sul fronte della prevenzione sia su quello dell’adattamento; Confederazione, Cantoni e Comuni saranno sempre più chiamati a collaborare attivamente in questo senso ». Un richiamo chiaro alla necessità di fare sistema, che sposta il tema climatico dal piano teorico a quello operativo e istituzionale. « Le sfide che ci aspettano non potranno essere affrontate senza un coordinamento federale e cantonale, e non mi riferisco solo alle questioni finanziarie. La prevenzione è certamente il settore cardine, ed è proprio in questo ambito che vanno i nostri maggiori sforzi. Viviamo in un territorio montano, immersi nella natura, e sempre più spesso ci confrontiamo con i pericoli che ne derivano. Una gestione intelligente, curata e pianificata del nostro territorio è indispensabile e ci permette di gestire gli eventi. Ognuno è chiamato a fare la sua parte: la politica, ma soprattutto i cittadini, nel loro quotidiano. Ogni gesto conta, ed è anche per questo che, come Cantone, investiamo molto nell’informazione e nella sensibilizzazione della popolazione e dei nostri giovani ».

Come San Giorgio contro il drago
« Sconfiggere il drago ». Con questa immagine evocativa, ispirata alla leggenda di San Giorgio, Gobbi ha invitato i Comuni ad affrontare le sfide del futuro. Un monito che ben sintetizza lo spirito dell’intero simposio e che si intreccia con il messaggio emerso dagli scenari climatici presentati da MeteoSvizzera: ogni azione- anche la più piccola – può fare la differenza. Il simposio nasce proprio con questo spirito di collaborazione. Lo ha ricordato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, sottolineando come l’iniziativa sia pensata « come uno spazio di confronto che permetta di affrontare dei temi di interesse comune ». In un contesto sempre più complesso e accelerato, ha osservato, «garantire momenti di dialogo autentico tra i diversi livelli istituzionali non è un lusso, ma una necessità ». Gobbi ha inoltre richiamato il valore del federalismo come leva operativa, ricordando i passi concreti avviati negli ultimi mesi per rafforzare il dialogo istituzionale: « La collaborazione che celebriamo oggi non si esaurisce in questa giornata. Stiamo lavorando per tradurla in strumenti concreti: nuove piattaforme di dialogo, un approccio rinnovato agli incontri con i Comuni e iniziative pensate per accompagnare gli enti locali nelle trasformazioni in atto ». E ha ribadito un concetto chiave, anche in relazione alle sfide climatiche: « Rimanere fermi oggi non è un’opzione. Le istituzioni devono sapersi adattare, accompagnare il cambiamento e, quando necessario, guidarlo ».

Occorre “mitigare”
Il Responsabile del settore Previsioni e Consulenze di MeteoSvizzera Marco Gaia ha sintetizzato con chiarezza il nodo centrale: « Gli aggiornati scenari climatici confermano che ogni decimo di grado conta. Ogni decimo di grado di riscaldamento in più richiede maggiori sforzi di adattamento, con relativi costi. È dunque nell’interesse di tutti mettere in atto non solo provvedimenti di adattamento, bensì anche provvedimenti di mitigazione. Bisogna procedere il più velocemente possibile nell’abbandonare i combustibili fossili come fonte principale dell’energia che usiamo nella nostra vita quotidiana. Mitigare è indispensabile per evitare che l’adattamento sia ancora più difficile da mettere in pratica ». Un principio valido a ogni livello: mitigare al centro come in periferia, nei sistemi Paese così come nelle piccole realtà locali.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Sul clima Cantone e Comuni uniscono gli sforzi

Sul clima Cantone e Comuni uniscono gli sforzi

In un simposio sul tema a Bellinzona si passa dagli scenari alle misure, con meno asfalto, più verde e interventi mirati nei punti critici del territorio regionale

In un contesto in cui i mutamenti climatici si manifestano con effetti sempre più concreti sul territorio ticinese, pur avendo origini e dinamiche di portata globale, Cantone e Comuni rafforzano l’impegno comune per affrontare questa sfida. Il settimo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, svoltosi giovedì presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona, segna un passo importante in questa direzione, ponendo le basi per una collaborazione più stretta, strutturata e orientata a soluzioni concrete.
L’incontro ha riunito oltre 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda in modo sempre più diretto il territorio. Promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera, il pomeriggio di studio ha voluto mettere al centro non solo l’analisi dei nuovi scenari climatici, ma soprattutto il modo in cui questi possono tradursi in scelte concrete a livello locale. Il senso della giornata è emerso con chiarezza fin dall’inizio. Di fronte a fenomeni complessi, che hanno cause ampie ma conseguenze molto vicine alla quotidianità delle persone, la collaborazione tra livelli istituzionali appare sempre meno come un’opzione e sempre più come una necessità.
A riassumere lo spirito dell’incontro è stato Marco Gaia, climatologo di MeteoSvizzera, che ha richiamato la necessità di un’assunzione di responsabilità collettiva. Il suo invito è stato quello di agire insieme, coinvolgendo cittadini, istituzioni e mondo economico, perché la risposta alla crisi climatica non può che essere condivisa.

Soluzioni vicine al territorio
Nel suo intervento Gaia ha anche ricordato quale sia la direzione generale da seguire. La priorità, ha spiegato, resta la decarbonizzazione della società e quindi l’abbandono dei combustibili fossili come fonte primaria dell’energia utilizzata nella vita quotidiana. È il capitolo della mitigazione, cioè della riduzione delle emissioni. Ma accanto a questo c’è anche un altro fronte, ormai inevitabile, che è quello dell’adattamento.
Su questo punto si è soffermato anche il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, secondo cui esiste ancora un margine per intervenire in modo utile, purché lo si faccia da subito e con una visione di lungo periodo. Il Cantone, ha ricordato, si è già mosso per favorire l’abbandono dei combustibili fossili, ma una parte decisiva del lavoro passa dagli interventi locali e diffusi, quindi dal ruolo dei Comuni.
Proprio sul livello comunale sono stati espressi esempi concreti. A Stabio, per esempio, il lavoro è partito dall’individuazione delle isole di calore. La vicesindaca Francesca Frigerio ha spiegato che uno studio ha permesso di identificare i punti più critici del Comune e che gli interventi procederanno gradualmente nel tempo. L’obiettivo è ridurre dove possibile le superfici asfaltate, introdurre terreni drenanti e aumentare le piantumazioni, puntando su alberi capaci di adattarsi al nuovo clima.
Una linea che si ritrova anche nelle considerazioni di Timothy Delcò, economista e docente SUPSI, che ha insistito sulla necessità di un approccio integrato. Prima occorre capire dove si trovano le zone più esposte, poi valutarne gli effetti sulla vita delle persone e infine intervenire sull’ambiente costruito. In quest’ottica, aumentare il verde è importante, ma conta anche farlo in modo mirato, così come ripensare facciate e superfici che tendono ad assorbire troppo calore.
Dal confronto di Bellinzona è emerso anche un messaggio politico piuttosto chiaro. Collaborare tra livelli istituzionali non significa aspettare che ogni impulso arrivi dall’alto. In questo ambito, anzi, i Comuni hanno già oggi margini significativi per muoversi in autonomia. A sottolinearlo è stato Marzio Della Santa, capo della Sezione enti locali, ricordando che su questi temi si può operare molto anche senza particolari vincoli o interventi diretti da parte del Cantone o della Confederazione.
Una parte importante della giornata è stata dedicata ai 14 laboratori tematici, che hanno dato al simposio un taglio particolarmente pratico. I partecipanti hanno potuto confrontarsi direttamente su strumenti operativi, buone pratiche e soluzioni immediatamente applicabili nei diversi contesti comunali. Dalla gestione delle ondate di calore alla risposta agli eventi naturali estremi, fino alle strategie per coinvolgere la popolazione, il lavoro si è concentrato su problemi reali e su possibili risposte concrete.
I laboratori hanno avuto anche un’altra funzione, forse meno visibile ma non meno importante, cioè quella di favorire contatti diretti tra persone e servizi.

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Cantoni e Comuni sui cambiamenti climatici
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3688896

Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche

Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche

Comunicato stampa

Dialogo, concretezza e collaborazione al centro del settimo Simposio

In un contesto in cui i mutamenti climatici si manifestano con effetti sempre più concreti sul territorio ticinese, pur avendo origini e dinamiche di portata globale, Cantone e Comuni rafforzano l’impegno comune per affrontare questa sfida. Il settimo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, svoltosi oggi a Bellinzona, segna un passo importante in questa direzione, ponendo le basi per una collaborazione più stretta, strutturata e orientata a soluzioni concrete.

Si è tenuta presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio la settima edizione dell’appuntamento annuale dedicato al dialogo istituzionale, quest’anno incentrato sul tema dell’adattamento ai mutamenti climatici. L’evento ha riunito più di 200 partecipanti tra rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico, chiamati a confrontarsi su una sfida che riguarda da vicino Comuni e territorio.
Promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera, il pomeriggio di studio ha offerto uno spazio di confronto concreto su un tema che richiede uno sguardo ampio e lungimirante, capace di superare i confini ticinesi. Proprio in questo senso, la presenza congiunta dei diversi attori coinvolti ha rappresentato un segnale chiaro: la collaborazione tra livelli istituzionali non è solo possibile, ma necessaria per affrontare fenomeni complessi che si riflettono in modo diretto sulla realtà locale.
Il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha richiamato con forza l’urgenza del tema, sottolineando come gli effetti dei cambiamenti climatici siano ormai evidenti anche in Ticino: «Abbiamo toccato con mano la forza e l’impatto di eventi estremi che hanno evidenziato la vulnerabilità del nostro territorio. Il cambiamento è già in atto e richiede un’azione coordinata, sia sul fronte della prevenzione sia su quello dell’adattamento».
Nel suo intervento, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha posto l’accento sulla necessità di un approccio pragmatico e condiviso: «Rimanere fermi oggi non è un’opzione. Dobbiamo lavorare insieme, con realismo e responsabilità, per costruire risposte concrete. Il federalismo è lo strumento che ci permette di farlo, anche di fronte a sfide che superano i confini del nostro Cantone».
Gobbi ha inoltre evidenziato come l’iniziativa si inserisca in un percorso più ampio volto a rafforzare il dialogo tra Cantone e Comuni, anche attraverso nuovi strumenti e modalità di collaborazione, con l’obiettivo di accompagnare gli enti locali nell’affrontare le trasformazioni in atto.
I lavori sono iniziati con la presentazione dei nuovi scenari climatici nazionali «Clima CH2025» da parte di MeteoSvizzera, seguita da un intervento dedicato alla distinzione tra mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a cura del Centro competenze cambiamento climatico e territorio della SUPSI.
Centrale della giornata sono stati i quattordici laboratori tematici, che hanno permesso alle partecipanti e ai partecipanti di confrontarsi direttamente su soluzioni pratiche e strumenti operativi. La formula dei laboratori, fortemente orientata all’interazione, ha favorito non solo la condivisione di conoscenze, ma anche la creazione di contatti diretti tra persone e servizi, permettendo di individuare interlocutrici e interlocutori di riferimento per i diversi ambiti. Dalla gestione delle ondate di calore alla risposta agli eventi naturali estremi, fino alle strategie per coinvolgere la popolazione: i laboratori hanno messo al centro problemi reali e strumenti immediatamente applicabili a livello comunale.
In parallelo ai laboratori, una sessione dedicata ha coinvolto gli ospiti di MeteoSvizzera, offrendo un importante contributo scientifico al dibattito. Durante il pomeriggio erano inoltre presenti alcuni stand informativi della SUPSI e dell’Istituto della formazione continua, dedicati all’offerta formativa rivolta a chi opera o è attivo politicamente negli enti locali. Accanto a questi, la Sezione del militare e della protezione della popolazione ha presentato il progetto pilota del Centro cantonale polivalente, volto a favorire l’integrazione delle persone nel settore dell’asilo attraverso attività di utilità pubblica sviluppate in collaborazione con gli enti del territorio.
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha riunito rappresentanti del Cantone, dei Comuni ed esperte ed esperti del settore, offrendo uno spazio di confronto sulle prospettive future della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Il dibattito ha confermato la volontà condivisa di rafforzare il coordinamento e di sviluppare risposte sempre più efficaci alle sfide poste dai mutamenti climatici.
Il messaggio emerso con chiarezza è che le sfide climatiche non possono essere affrontate in modo isolato, ma richiedono una visione comune, strumenti condivisi e una collaborazione continua tra tutti i livelli istituzionali. In questo senso, l’appuntamento odierno rappresenta non solo un momento di confronto, ma anche l’avvio concreto di un percorso che vedrà Cantone e Comuni sempre più impegnati, insieme, nel dare risposte alle trasformazioni in atto.

Stand sotto tiro in Ticino

Stand sotto tiro in Ticino

Da oltre cinquant’anni si attende il nuovo stand di tiro del Monte Ceneri – Intanto, tra promesse e rinvii, i cittadini continuano a convivere con il rumore.
Tutto è iniziato decenni fa. Da quando, in Ticino, si è capito che gli stand di tiro, un tempo lontani dai centri abitati, sono finiti sempre più vicini alle case. E con loro anche il rumore degli spari.

Il caso di Origlio
A Origlio, per esempio, c’è chi convive con questa realtà da una vita intera. Marisa ha 93 anni e da oltre trent’anni organizza le sue giornate in funzione del calendario di tiro. Un tempo usciva di casa. Oggi invece, data l’età, resta tra le mura domestiche cercando di sopportare. E come lei, tanti altri. Già negli anni Ottanta si raccolgono firme, si lanciano petizioni, si chiede alle autorità di intervenire. Ma le risposte sono poche, lente, spesso insufficienti. Nel tempo qualcosa cambia: meno giornate di tiro, qualche intervento per attutire il rumore. Ma il problema resta. E non riguarda solo Origlio.

La situazione luganese
Nel pieno sviluppo urbano del Luganese, lo stand dei Civici Carabinieri Lugano si trova oggi circondato da abitazioni. Chi vive attorno al poligono racconta di un rumore martellante, difficile da ignorare. C’è chi chiude tutto, chi alza la musica, chi semplicemente se ne va durante le esercitazioni. Le perizie parlano chiaro: i limiti di rumore vengono superati. In alcuni casi anche in modo significativo. Eppure gli spari continuano.
Com’è possibile?
Da una parte ci sono le società di tiro, che svolgono un’attività prevista dalla legge, tra tiro obbligatorio e facoltativo. Dall’altra ci sono i cittadini, che da anni denunciano un inquinamento fonico che incide sulla qualità di vita. In mezzo, una normativa federale che imponeva di risanare gli impianti entro il 2016.
Ma molti interventi non sono mai stati realizzati.
Il motivo? Sempre lo stesso: si aspetta il nuovo poligono del Monte Ceneri.
Un progetto di cui si parla dagli anni Settanta. Doveva essere la soluzione: concentrare le attività, chiudere gli impianti più problematici, ridurre il rumore nelle zone abitate. In concreto, con il nuovo poligono del Monte Ceneri dovrebbero essere trasferite le attività degli stand di tiro di: Origlio, Lugano, Bellinzona e Ponte Brolla, oltre al poligono militare del Ceneri.
Ma tra una proposta bocciata in votazione popolare, costi lievitati e continui rinvii, il poligono non è ancora stato costruito. E così, anno dopo anno, la situazione resta ferma.
Gli stand continuano a funzionare, spesso grazie a facilitazioni, ossia deroghe. I lavori di risanamento vengono rinviati, perché, prima o poi, tutto dovrebbe essere trasferito. E i cittadini continuano ad aspettare. Aspettare che qualcosa cambi davvero.
Nel frattempo, il paradosso è evidente: nessuno sembra avere torto. Le società di tiro applicano la legge. Le autorità gestiscono una situazione complessa. Ma la legge sull’inquinamento fonico, nei fatti, resta in sospeso.
E allora la domanda è inevitabile: quanto a lungo si può continuare così?
Dopo cinquant’anni di attese, promesse e rinvii, cerchiamo di capire l’inghippo di una situazione che sembra non trovare soluzione. 

Puntata Patti chiari
https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Stand-sotto-tiro-in-Ticino–3665294.html

 

Ora tutti lodano il Ticino per il casellario giudiziale

Ora tutti lodano il Ticino per il casellario giudiziale

Ai tempi la misura voluta da Gobbi fu definita “discriminatoria”. Ma il vento è cambiato

Improvvisamente tutta la Svizzera si è messa a guardare al Ticino con occhi pieni di ammirazione. È bastato l’arresto di quattro mafiosi residenti a Roveredo (GR) per stravolgere l’opinione dei nostri connazionali sulla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale agli stranieri che richiedono un permesso di dimora.

“Inammissibile” per Sommaruga
“ È inammissibile”, scrisse nel 2015 l’allora consigliera federale Simonetta Sommaruga in una missiva indirizzata al fautore della misura, il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi. “ Non è conforme agli accordi bilaterali”, aggiungeva la SEM, mentre da parte italiana veniva chiesto l’intervento della Commissione UE contro quella che era considerata a tutti gli effetti una “ discriminazione”.

Ora la si vuole copiare
Oggi invece in molti sembrano rendersi conto che forse il Ticino non aveva poi tutti i torti nel voler verificare i precedenti penali di chi si presenta alla porta. Nei Grigioni è il PLR Samuele Censi a proporre di imitare il Ticino e introdurre l’obbligo di allegare l’estratto del casellario giudiziale alla richiesta di un permesso di dimora. Da Zurigo invece è la liberale NZZ a rivolgere lo sguardo verso il Ticino e chiedersi se non sia il caso di generalizzare la prassi. “ Il Ticino richiede ai cittadini dell’UE un estratto del casellario giudiziario per il rilascio del permesso di soggiorno, sebbene ciò sia in contrasto con la libera circolazione delle persone – scrive il quotidiano zurighese -. L’arresto di presunti membri della ’ndrangheta e della Camorra getta una nuova luce su questa pratica”.

Sostegno anche a sinistra
Persino a sinistra c’è oggi chi giustifica la richiesta del casellario giudiziale, nella persona del consigliere nazionale socialista Bruno Storni, secondo cui “ bisogna fare qualcosa” per contrastare le attività illegali e il riciclaggio di denaro. Anche una socialista vodese, Brigitte Crottaz, ha sottoscritto un atto parlamentare dell’UDC che chiede di estendere la misura ticinese all’intera Confederazione. Tuttavia, interpellata dal Tages Anzeiger, la consigliera nazionale si distanzia dal contenuto della mozione. “ Ho sbagliato a firmarla”, dice Crottaz, secondo cui generalizzare l’obbligo sarebbe “ esagerato”.

954 casi in un anno
Ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Ad ogni modo i fatti dimostrano l’utilità della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale. Non solo nel caso dei mafiosi di Roveredo (GR), uno dei quali era stato respinto dalle autorità migratorie ticinesi proprio grazie a questa misura.
Stando alle statistiche contenute nel rendiconto 2025 del Consiglio di Stato, l’anno scorso il numero complessivo di decisioni negative, decisioni di revoca e ammonimenti ha fatto registrare un incremento di 110 unità. Non è dato sapere quante di queste decisioni siano legate alla presenza di precedenti penali nel casellario giudiziale, poiché il dato non viene estrapolato. Si sa però che le domande di rilascio o di rinnovo di un permesso B o C, rispettivamente i permessi revocati, sono stati in totale 954.

“Ci davano dei fuorilegge”
“ La richiesta del casellario giudiziale consente al nostro Cantone di approfondire e, laddove vi siano le condizioni legali, di impedire l’entrata di cittadini che hanno dei trascorsi criminali all’estero – sottolinea il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi -. Qualcuno per questa pratica ci ha dato dei fuorilegge. È un giudizio che respingo. Questa è una misura straordinaria proposta dal nostro Dipartimento e sostenuta dal Consiglio di Stato a tutela della sicurezza del territorio in attesa che sia disponibile una valida alternativa. Si pensi in particolare alla richiesta di adesione della Svizzera allo European Criminal Records Information System (ECRIS) tuttora pendente”. È proprio a causa della mancanza di alternative che, da ormai più di dieci anni, il Consiglio federale lascia che il Ticino richieda l’estratto del casellario giudiziale, nonostante si tratti di una misura non conforme agli accordi bilaterali con l’UE. Non conforme ma efficace. E ora non è detto che i recenti fatti di cronaca non riescano a convincere anche altri Cantoni, se non l’intera Confederazione, della bontà di questa misura.

“Più efficace se in tutti i Cantoni”
“ È uno strumento che ha anche un effetto deterrente, perché per ottenere un permesso è necessario presentare una documentazione che attesti l’assenza di precedenti rilevanti”, afferma ancora Gobbi, che nelle ultime settimane ha ricevuto parecchie sollecitazioni da Oltralpe. Tutti vogliono ottenere maggiori ragguagli sulla misura da lui promossa, tutti gli chiedono consigli. E il consigliere di Stato leghista ne ha in particolare uno da fornire: “ Questa soluzione sarebbe ancora più efficace se venisse adottata da tutti i Cantoni”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Il lavoro politico inizia con l’ABC

Il lavoro politico inizia con l’ABC

La politica più vicina ai cittadini, essere consiglieri comunali tra sfide e soddisfazioni

Era il 14 aprile 1996 quando Norman Gobbi muoveva i primi passi nella vita politica, entrando in Consiglio comunale a Quinto per la Lega dei Ticinesi. Appena diciannovenne aveva deciso di mettersi a disposizione della propria comunità, partendo dal livello più vicino ai cittadini, là dove la politica assume un volto concreto e quotidiano. « Ero rimasto colpito dalle idee del Nano », ricorda. « Ho visto nella Lega un movimento che lottava per la difesa degli interessi del Canton Ticino, con un forte desiderio di preservare l’identità del nostro territorio. Non è stato facile all’inizio, avevo appena raggiunto la maggiore età e mi sono trovato confrontato con colleghi navigati ». Un ingresso precoce, ma già l’anno successivo, nel 1997, Gobbi assume la presidenza del Consiglio comunale e nel 2008 viene eletto Municipale alla guida del Dicastero sicurezza ed economia pubblica. «Non era evidente fare il leghista nelle valli a quei tempi», osserva. « C’era un confronto diretto, talvolta troppo acceso, ma è stata una vera palestra politica ». Un cammino iniziato in un piccolo Comune di valle che richiama anche oggi il valore dell’impegno personale: mettersi a disposizione della propria comunità, con spirito di servizio e concretezza.

Segnali da cogliere
Impegnarsi in prima persona nella vita pubblica richiede tempo, dedizione e capacità di assumersi responsabilità. Chi lo fa mette in conto ore di preparazione, di discussione e inevitabilmente qualche mal di pancia. Emblematico quanto accaduto lo scorso dicembre in Consiglio comunale a Bellinzona. A seguito della dimissione di un consigliere comunale per motivi di salute, la lista dei subentranti è stata spulciata come non era mai successo prima. La prima subentrante ha detto no. Idem il secondo e il terzo. I motivi erano diversi, da questioni personali a professionali o di studio. La quarta papabile aveva invece nel frattempo cambiato domicilio. Anche a Chiasso la complicata sostituzione di una consigliera comunale ha riacceso i riflettori su un tema complesso: la difficoltà nel reperire candidati.

Una guida accessibile
Per sostenere chi decide di intraprendere questo cammino e fornire gli strumenti necessari fin dall’inizio, la Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni ha pubblicato la nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale. Si tratta di una guida chiara e accessibile che accompagna passo dopo passo nella comprensione dei meccanismi istituzionali e nel ruolo di chi si mette al servizio della collettività. La pubblicazione è disponibile online sul sito internet www.ti.ch/sel e offre una panoramica completa sul funzionamento dei Consigli comunali, sui diritti e doveri delle consigliere e dei consiglieri, e sugli strumenti di partecipazione politica. La nuova edizione introduce importanti novità: grazie a link e codici QR, è possibile accedere a mini corsi digitali, video e risorse didattiche attraverso una piattaforma formativa dedicata. Un passo deciso verso una formazione più accessibile, concreta e al passo con i tempi.

Mettersi a disposizione
« Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più moderna che risponde ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «È anche un modo per incentivare l’assunzione di cariche pubbliche e facilitare il compito a chi decide di intraprendere questo percorso». E tornando indietro cosa direbbe oggi il Consigliere di Stato al Norman Gobbi diciannovenne appena eletto in Consiglio comunale a Quinto? «Gli direi di essere coraggioso, lo preparerei a un viaggio sulle montagne russe. Gli direi che dev’essere fiero di impegnarsi per il suo Cantone e per il suo Comune e che dopo 30 anni avrà qualche capello bianco ma ancora lo spirito degli albori».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Ripristinare l’equità dell’obbligo di servizio, rafforzare la sicurezza

Ripristinare l’equità dell’obbligo di servizio, rafforzare la sicurezza

Sì alla revisione della Legge sul servizio civile  – Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

In un mondo sempre meno sicuro, la Svizzera ha più che mai bisogno di un esercito pronto all’impiego e di una protezione civile solida. Tuttavia, le fondamenta della politica di sicurezza si stanno erodendo: di fatto vi è la libertà di scelta e questo comporta che ogni anno migliaia di persone soggette all’obbligo di servizio scelgano di non prestare servizio nell’esercito o nella protezione civile. Gli effettivi si riducono sempre più. La revisione della Legge sul servizio civile corregge questa deriva, garantisce gli effettivi dei nostri organi di sicurezza e ristabilisce l’equità dell’obbligo di servizio. Per gli uomini con reali conflitti di coscienza, il servizio civile resta comunque un’opzione. Un comitato interpartitico ha presentato oggi la sua campagna per un sì alla revisione della Legge sul servizio civile il 14 giugno.

La Costituzione federale prevede l’obbligo di prestare servizio, ma la realtà è diversa: di fatto vi è la libertà di scelta che ha portato, nel solo 2025, oltre 7’200 persone a passare al servizio civile. Per garantire a lungo termine la capacità di difesa della Svizzera e la prontezza operativa della protezione civile, il Consiglio federale ha elaborato un pacchetto di misure per garantire gli effettivi dell’esercito e della protezione civile. Un elemento centrale è la revisione della Legge sul servizio civile. Consiglio federale e Parlamento hanno adottato sei misure mirate per rendere più difficile il passaggio dal servizio militare. 

Garantire gli effettivi in un sempre meno sicuro
La guerra in Europa e l’instabilità globale richiedono una Svizzera pronta a difendersi. In questi tempi incerti, però, il nostro esercito è fortemente indebolito dall’elevato numero di partenze. Stefan Holenstein, presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM), avverte delle conseguenze: «Ogni anno l’esercito perde la capacità equivalente a una brigata. Un’emorragia simile non è sostenibile per nessun sistema di milizia al mondo.»

Preservare il know-how dell’esercito
Particolarmente problematici sono i passaggi tardivi di quadri e specialisti già formati. «Quando professionisti, dopo anni di formazione, passano al servizio civile, l’esercito perde la sua spina dorsale, inoltre degli importanti investimenti di soldi pubblici vengono inutilmente sprecati», avverte Michele Moor, presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU). La revisione assicura che preziose competenze di condotta restino dove sono necessarie per la sicurezza nazionale.

Anche la protezione civile necessita di riforme
Anche la protezione civile – la nostra assicurazione sulla vita in caso di catastrofi e maltempo – è fortemente sottodotata. Entro il 2030, gli effettivi rischiano di scendere a 50’000 militi, ben al di sotto della soglia necessaria di 72’000. Per Isabelle Chappuis, consigliera nazionale del Centro e presidente della Federazione svizzera della protezione civile (FSPC), la revisione della Legge sul servizio civile è indispensabile come parte di una correzione approfondita: «Dobbiamo rafforzare ora la nostra capacità di protezione, affinché protezione civile ed esercito possano tutelare efficacemente la popolazione in caso di emergenza.»

L’obbligo di servizio non è un’opzione a piacere
Oltre all’aspetto della sicurezza, è in gioco anche l’integrità morale del sistema di milizia. Jonas Lüthy, presidente dei Giovani liberali radicali svizzeri, vede nello stato attuale il risultato di un fallimento politico: «Mentre migliaia di militari sopportano il peso del servizio, sempre più persone soggette all’obbligo si rifugiano nel più comodo servizio civile. La revisione pone fine a questo lasciapassare per opportunisti.» Anche il Consigliere nazionale UDC Michael Götte ribadisce: «Ripristiniamo l’equità dell’obbligo di servizio. L’obbligo non è un’opzione a piacere: servono condizioni uguali per tutti.»

Superare lo stallo delle riforme per una Svizzera resiliente
La revisione della Legge sul servizio civile comprende sei misure mirate per riportare il servizio civile al suo scopo originario. Il servizio civile, tuttavia, non viene smantellato: resta accessibile agli uomini che hanno un reale conflitto di coscienza. La revisione è la prima parte di un pacchetto complessivo urgente del Consiglio federale per garantire gli effettivi. Il referendum blocca questa stabilizzazione e mette a rischio la sicurezza del Paese. Reto Nause, consigliere nazionale del Centro e Presidente dell’Alleanza Sicurezza, riassume così: «Tutti vogliamo una Svizzera pronta ad affrontare le crisi. Un sì il 14 giugno è il passo decisivo verso una politica di sicurezza credibile.»

 

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Dando seguito all’istanza dei due Municipi, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio della procedura aggregativa tra Gordola e Lavertezzo istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare una proposta di aggregazione in un unico Comune.

Lo scorso 29 settembre 2025 i Municipi di Gordola e Lavertezzo hanno sottoscritto e trasmesso al Consiglio di Stato un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura di aggregazione tra i loro Comuni. Qualche mese prima, il 25 giugno 2025, il Governo aveva deciso la chiusura del progetto aggregativo tra il Comune di Lavertezzo e quello di Locarno, decisione contro la quale alcuni cittadini di Lavertezzo hanno presentato ricorso al Gran Consiglio. Quest’ultimo ha respinto il ricorso nella seduta del 23 febbraio 2026 e a fine marzo la decisione di chiusura della procedura aggregativa che coinvolgeva anche Lavertezzo è infine divenuta definitiva.
Il Governo si è quindi ora pronunciato sulla richiesta di Lavertezzo e Gordola, approvando l’istanza e nominando una Commissione di studio che ha il compito di preparare un progetto di Comune aggregato. Va ricordato che da tempo i due Comuni hanno comunque già intrapreso concreti passi per approfondire l’ipotesi di una loro unione.
Il progetto si inserisce in modo coerente nell’approccio promosso dal Cantone, che predilige le iniziative promosse dal livello locale, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge due Comuni confinanti appartenenti al medesimo comprensorio definito nel PCA ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La Commissione di studio, composta da tre membri per Comune designati dai rispettivi Municipi, è così composta:
– per Gordola: Damiano Vignuta, Sindaco, René Grossi, Vicesindaco e Nicola Domenighetti, Municipale
– per Lavertezzo: Andrea Berri, Sindaco, Mehmet Göksungur, Vicesindaco e Claudio Zanierato, Municipale  

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: gordola.ch)

Nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale

Nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale

Comunicato stampa

È disponibile l’edizione aggiornata al 2026 dell’ABC del Consigliere comunale. La pubblicazione in formato digitale, completamente rivista, integra importanti novità, tra cui contenuti multimediali e percorsi di autoformazione accessibili online. Il manuale – disponibile tramite il sito internet www.ti.ch/sel – è destinato alle consigliere e ai consiglieri comunali, ma rappresenta uno strumento utile anche per funzionarie, funzionari e cittadine e cittadini interessati al funzionamento delle istituzioni locali.

L’ABC del Consigliere comunale è da anni un punto di riferimento per chi opera all’interno dei legislativi comunali. La nuova edizione 2026 è completa e sostituisce integralmente la versione del 2012 e i successivi aggiornamenti, offrendo un testo adattato alle più recenti modifiche legislative, in particolare della Legge organica comunale (LOC), del relativo regolamento di applicazione (RALOC) e del Regolamento sulla gestione finanziaria e sulla contabilità dei Comuni (RGFCC), nonché di altre normative rilevanti.
La struttura della pubblicazione – da qualche anno disponibile unicamente online – rimane invariata e si articola in capitoli introduttivi accompagnati da schede di approfondimento. Essa fornisce le nozioni di base sul funzionamento del Consiglio comunale, sui diritti e sugli obblighi delle consigliere e dei consiglieri comunali e sugli strumenti di partecipazione a loro disposizione. Il manuale tratta inoltre temi quali regolamenti comunali, ordinanze municipali, convenzioni, referendum e iniziative comunali, nonché gli elementi essenziali della gestione finanziaria e della perequazione intercomunale.

Nuovi contenuti multimediali
Un’ulteriore novità della nuova edizione 2026 è rappresentata dall’integrazione di contenuti multimediali. Grazie a link e codici QR inseriti nel testo, è possibile accedere a minicorsi digitali, corredati da filmati e risorse didattiche, che illustrano in modo pratico e concreto alcuni aspetti del funzionamento dei consigli comunali. I contenuti sono disponibili accedendo al sito della Sezione degli enti locali alla piattaforma digitale www.formativa.org, sviluppata nell’ambito del progetto Interreg RigeneraTI-VA, volto a sperimentare nuove modalità di sviluppo delle competenze nel settore degli enti locali. L’accesso alla piattaforma è gratuito, ma è necessario registrarsi.
Questa evoluzione si inserisce nell’impegno del Dipartimento delle istituzioni volto a mettere a disposizione dei Comuni strumenti sempre più moderni, accessibili ed efficaci. In particolare, la Sezione degli enti locali è attivamente impegnata nel promuovere lo sviluppo delle competenze di chi opera nei Comuni e nei patriziati, anche attraverso l’utilizzo di canali digitali innovativi e percorsi di formazione continua. In questo contesto si inserisce anche il lavoro in corso per rafforzare gli strumenti del dialogo istituzionale tra Cantone e Comuni. In particolare, è stato avviato un gruppo di lavoro misto con l’obiettivo di migliorare la qualità, la tempestività e la circolazione delle informazioni, attraverso lo sviluppo di strumenti digitali moderni, facilmente accessibili e realmente utili nella gestione quotidiana delle attività amministrative.

Un supporto concreto per chi opera nei Comuni
«Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più accessibile, aggiornata e vicina ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «L’integrazione di contenuti multimediali e lo sviluppo di strumenti digitali rientrano in una visione più ampia: rafforzare le competenze, migliorare la circolazione delle informazioni e sostenere un dialogo istituzionale sempre più efficace tra Cantone e Comuni. Allo stesso tempo, vogliamo facilitare il compito di chi si avvicina alla vita pubblica, contribuendo a contrastare le difficoltà che oggi toccano le istituzioni e incentivando l’assunzione di cariche pubbliche».
Attraverso questa nuova edizione dell’ABC, il Dipartimento delle istituzioni intende facilitare l’accesso alle informazioni tecniche di base e sostenere le consigliere e i consiglieri comunali nell’esercizio consapevole del loro ruolo, contribuendo così a rafforzare la qualità dei processi decisionali a livello locale e a favorire un rinnovato coinvolgimento nella vita istituzionale.

La pubblicazione e i contenuti multimediali sono accessibili gratuitamente nella fase pilota sulla piattaforma indicata. Per accedere ai minicorsi è necessario creare un account personale. Le indicazioni per registrarsi alla piattaforma www.formativa.org sono disponibili sul sito della Sezione degli enti locali www.ti.ch/sel nella pagina «Sviluppo delle competenze» del menu «Comuni».