Carceri svizzere sempre più affollate, non si vedeva dal 1988. E in Ticino?

Carceri svizzere sempre più affollate, non si vedeva dal 1988. E in Ticino?

Strutture penitenziarie. In Svizzera picco record di detenuti. Dati così non si vedevano dal 1988. Ma com’è la tendenza in Ticino? Ne abbiamo parlato con il direttore delle strutture ticinesi Stefano Laffranchini.

Carceri svizzere sempre più affollate, toccato un nuovo record. Le persone detenute nelle strutture penitenziare su territorio elvetico sono infatti 7’119. Un dato che non si vedeva dal 1988. Il tasso d’occupazione delle 90 carceri elvetiche è di 96,6%. A riferirlo è l’Ufficio federale di statistica. «Rapportato alla popolazione residente, la proporzione rimane inferiore a quella osservata 10 anni fa», aggiunge l’Ufficio. Una situazione a cui il Ticino è abituato, come ci dice il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini: «Il Ticino è confrontato da due anni con questa situazione. Considerate le peculiarità del nostro Cantone, una regione di frontiera che conosce il fenomeno della criminalità transfrontaliera ed un Cantone di transito che conosce il fenomeno dei corrieri di droga, è stato confrontato in anticipo con questa problematica. In questo senso abbiamo adottato delle misure per far sì che siamo più preparati degli altri cantoni della Svizzera».  

Le misure intraprese
Ticino dunque preparato sia dal profilo operativo che da quello del personale: «Abbiamo aumentato di 5 posti la capienza del carcere penale della Stampa e del carcere giudiziario della Farera», afferma Laffranchini. «In caso di emergenza abbiamo anche 10 posti ulteriori presso le strutture carcerarie. Dal profilo del personale, si sta conclude la scuola degli agenti di custodia e abbiamo appena concluso il concorso della nuova scuola degli agenti di custodia che conta be 170 candidature». Senza dimenticarsi poi dell’apporto politico: «Grazie all’impegno della politica, siamo riusciti ad ampliare la nostra flotta droni per sgravare il personale e farlo concentrare su attività in contatto con persone detenute».

Le cause del sovraffollamento
102% d’occupazione sia per la Farera che per la Stampa, ci dice Laffranchini. Un fenomeno pressoché solo maschile. Se in Svizzera la percentuale di donne in detenzione si attesta al 6,2%, in Ticino raggiunge quota 10%. Le cause, in Ticino, una recrudescenza dei reati contro la legge federale sugli stupefacenti e un acuirsi della delinquenza legata alle persone provenienti dal Maghreb. Una tendenza che non preoccupa Laffranchini: «Io incontro gente stanca, anche provata, ma assolutamente volonterosa di continuare la propria missione. Onestamente, quando si hanno al proprio fianco persone del genere, non si smette mai di lottare e la preoccupazione va in secondo piano». Al vaglio della politica ticinese, afferma sempre Laffranchini, un aumento dei posti polivalenti nelle carceri.

https://www.ticinonews.ch/ticino/carceri-svizzere-sempre-piu-affollate-non-si-vedeva-dal-1988-e-in-ticino-433320

I patriziati ticinesi guardano al futuro

I patriziati ticinesi guardano al futuro

All’assemblea annuale spazio a digitalizzazione, investimenti sul territorio e coinvolgimento delle nuove generazioni – Riconfermato il presidente Tiziano Zanetti

“Stiamo guardando avanti in modo concreto”. È con questo messaggio che l’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) ha voluto presentare sabato a Cevio la propria visione del futuro durante l’assemblea annuale, che ha riunito i rappresentanti dei 198 patriziati del cantone.
L’incontro è stato segnato dal rinnovo parziale del Consiglio direttivo, dalla riconferma per i prossimi quattro anni del presidente Tiziano Zanetti e dal lancio del nuovo sito internet dell’associazione. Al centro della giornata c’è quindi stato soprattutto il tema della modernizzazione dei patriziati.
“Dobbiamo cominciare a parlare adesso dei patriziati moderni”, ha dichiarato Zanetti a SEIDISERA, spiegando che molti enti stanno investendo sempre di più sul territorio e aggiornando i propri strumenti amministrativi.
Tra le novità presentate figura anche GEREPA (Gestione Registro Patriziali), un nuovo applicativo per la gestione del registro patriziale, pensato per semplificare l’amministrazione dei circa 90’000 patrizi ticinesi. Uno strumento “atteso da dieci anni” che, secondo Zanetti, renderà la gestione “molto immediata e fruibile”.
Il presidente dell’ALPA ha inoltre respinto l’idea di patriziati legati soltanto al passato. “C’è il legame al territorio, al passato, alle nostre origini, certamente, ma stiamo guardando avanti in modo concreto”, ha affermato, ricordando gli investimenti realizzati negli ultimi anni e le collaborazioni con enti regionali, organizzazioni turistiche e Comuni.
Uno degli obiettivi dichiarati resta anche quello di coinvolgere maggiormente i giovani. Negli ultimi quattro anni, ha spiegato Zanetti, otto membri del Consiglio direttivo sono stati sostituiti con persone “giovani” e “motivate”.
“Sono sempre ottimista”, ha concluso il presidente dell’ALPA, parlando dello stato di salute dei patriziati ticinesi. Ma “si può ancora migliorare”.

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I temi più cari ai patriziati
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3727563

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‘Dai Patriziati valore aggiunto incalcolabile’
All’assemblea dell’Alleanza patriziale ticinese, il presidente Tiziano Zanetti rivendica il ruolo dei patrizi ticinesi – Norman Gobbi: «Lupo, fare di più: il rischio di alpeggi abbandonati è reale».

«Il valore aggiunto che i Patriziati portano al Ticino è incalcolabile: la difesa delle tradizioni e la cura dei luoghi di montagna non sono solo atti di conservazione, ma creano un indotto turistico ed economico vitale per l’intero equilibrio regionale». E, ancora di più, «la nostra missione per i prossimi anni sarà quella di continuare a promuovere la modernizzazione tecnologica, l’abituale salvaguardia del territorio e l’ulteriore consolidamento del ruolo dei Patriziati nella società moderna coinvolgendo sempre più i giovani, trasformando l’amore per la propria terra in un impegno civile concreto e consapevole». Tiziano Zanetti, presidente dell’Alleanza patriziale ticinese riunitasi in assemblea a Cevio sabato, ha le idee in chiaro: 198 enti, con quasi 100mila patrizi ticinesi, hanno un ruolo «fondamentale» sotto vari aspetti.

Innovazione tecnologica
Per espletarlo al meglio, non mancano progressi tecnologici come il nuovo software ‘Gerepa’, «ideato per la tenuta dei registri ma che non è solo un aggiornamento tecnico, bensì una vera  rivoluzione che snellirà la burocrazia e le procedure interne. Consentirà un approccio semplice ed efficace a tutti i dati». Questo perché, riprende Zanetti nel suo discorso, «l’attività patriziale nel nostro cantone è poliedrica. Se la manutenzione del paesaggio resta il cuore pulsante del nostro mandato, i Patriziati si distinguono oggi come motori di cultura, didattica e turismo».

I progetti continuano
Dal punto di vista operativo e finanziario, il presidente Alpa riferisce che «spiccano progetti di ampio respiro come il recupero degli alpeggi e la tutela delle aree boschive, che testimoniano una programmazione lungimirante. Molte di queste opere sono state possibili grazie al sostegno del Fondo per la gestione del territorio o del Fondo di aiuto patriziale, ma è altrettanto significativo notare come molte amministrazioni abbiano agito in totale autonomia economica, attingendo a fondi propri». Infine, tra i temi più complessi affrontati dal Consiglio direttivo, e per  salvaguardare
l’economia alpestre», ovviamente c’è il lupo: «Occorre al più presto trovare una soluzione per limitare e gestire efficacemente la sua presenza che diventa sempre più preoccupante e invasiva».

Gobbi: ‘Custodi del territorio’
Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi ricorda che i Patriziati sono «i custodi del territorio in un contesto sempre più complesso, segnato da eventi estremi e sfide che richiedono capacità di adattamento senza perdere il legame con le proprie radici». Dopo aver sottolineato l’importanza dell’ammodernamento con il software ‘Gerepa’, Gobbi annota anche come «nel 2025 l’attività di sostegno del Cantone attraverso il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo gestione territorio è ulteriormente cresciuta. Sono stati sostenuti 25 progetti tramite il Fap per un importo totale di oltre 1 milione di franchi, mentre l’Fgt ha finanziato 6 progetti per quasi 577mila franchi. Complessivamente, parliamo di sussidi per circa 1,6 milioni di franchi. Sono numeri che dimostrano due aspetti fondamentali: da una parte il dinamismo dei Patriziati, dall’altra la volontà concreta del Cantone di continuare a investire nella gestione e valorizzazione del territorio». Una combinazione che Gobbi definisce «efficace e proficua».

‘Per Blatten mobilitazione federale rapida, per la Vallemaggia no’
Perché «il nostro territorio negli ultimi anni è stato segnato da eventi estremi e il luogo dove ci troviamo (Cevio, ndr) ne è un esempio. L’alluvione ha scosso profondamente le comunità locali e causato ingenti danni anche a proprietà patriziali. Le tragedie hanno purtroppo mostrato anche un’altra realtà: non tutte le catastrofi sembrano ricevere la stessa attenzione da Berna». E Gobbi punta il dito, con assoluta determinazione: «In situazioni recenti come quella di Blatten la mobilitazione federale è stata rapida e immediata. Per la Vallemaggia e la Mesolcina, invece, la sensazione diffusa è stata quella di dover attendere più a lungo e lottare maggiormente per ottenere risposte». Ma in tutto questo, assicura, «il Cantone c’è e non farà mai mancare la propria presenza».

‘Tutelare la biodiversità non sia sacrificio silenzioso di chi vive e lavora in montagna’
Sulla gestione del lupo, Gobbi afferma che «la tutela della biodiversità non può tradursi in un sacrificio silenzioso di chi vive e lavora in montagna. Comprendo bene l’apprensione dei Patriziati e lo sconforto degli allevatori. Il rischio di un progressivo abbandono degli alpeggi è reale e avrebbe conseguenze profonde sul territorio. Perché senza agricoltura e allevamento non perdiamo soltanto un’attività economica: perdiamo presidio del territorio, la valorizzazione del paesaggio, la cura dei pascoli e una parte importante dell’identità delle nostre valli». E l’auspicio è che arrivino «soluzioni per interventi più incisivi ed efficaci». Come noto, intanto, l’Ufficio caccia e pesca presenterà a breve una proposta che «prevede la creazione di un ristretto gruppo di cacciatori di fiducia, appositamente formati, che possano affiancare i guardiacaccia nell’esecuzione degli abbattimenti, senza essere vincolati ai periodi di caccia ordinari».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 maggio 2026 de La Regione

(Nella foto Tiziano Zanetti, Presidente ALPA)

La sfida dell’essere umano contro muri alti 7 metri

La sfida dell’essere umano contro muri alti 7 metri

Sgombero neve alla Novena: Norman Gobbi sul campo con le squadre operative

A 2’478 metri di altitudine, dove il paesaggio si fa essenziale e le condizioni cambiano rapidamente, il passo della Novena torna ogni anno a rappresentare una sfida tecnica e umana. La riapertura del valico alpino che collega la Val Bedretto con la Valle di Goms, nell’alto Vallese, segna molto più di un semplice cambio di stagione: è il ripristino di un collegamento vitale tra territori. Le operazioni di sgombero della neve sono affidate al Centro manutenzione alpino di Chiggiogna, che fa capo alla Divisione delle costruzioni, impegnato con sei uomini e quattro mezzi. La responsabilità per la riapertura del passo è affidata a Claudio Giudici, che nelle scorse settimane ha effettuato i sopralluoghi e coordinato la pianificazione degli interventi con i colleghi vallesani attivi sul versante opposto. Se le condizioni meteo si manterranno favorevoli, quest’anno le prime automobili potrebbero raggiungere la sommità della Novena già all’inizio di giugno. Molto dipenderà dall’evoluzione delle condizioni nelle prossime settimane.

“Solo” sette metri
I lavori di sgombero neve sul versante ticinese sono iniziati il 27 aprile da All’Acqua. Una settimana dopo, il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi ha voluto essere presente sul campo, raggiungendo la zona di Rosalba, considerata dagli esperti la più critica dell’intero tracciato. Sul percorso di 11 km, è infatti il punto dove la neve si accumula in quantità maggiore, creando immense pareti che richiedono interventi mirati. Quest’anno, paradossalmente, le condizioni sono state considerate favorevoli: “solo” sette metri di neve, contro i tredici che si registrano solitamente negli anni più impegnativi. « Essere qui permette di vedere quanto impegno e quanta professionalità vengono messe in campo per garantire l’apertura di queste strade» , ha sottolineato Gobbi. «È un lavoro complesso, che richiede grande competenza e prudenza. Mi ha fatto piacere vedere una squadra molto affiatata ».

Sgombero e messa in sicurezza
Le operazioni di sgombero avanzano grazie a un lavoro coordinato in più fasi. Una fresa cingolata apre il primo varco nei tratti più critici, dove gli accumuli di neve raggiungono altezze maggiori. Seguono due frese gommate che consentono di proseguire lungo il tracciato. Dove necessario, entra in azione anche un escavatore cingolato, indispensabile per rimuovere la neve che resta ancorata alle pareti rocciose. Se le condizioni lo permetteranno, già nel corso del prossimo fine settimana si potrebbe raggiungere la sommità del passo. Ma il traguardo operativo non coincide ancora con l’apertura al traffico. Seguirà infatti una fase altrettanto delicata: la messa in sicurezza del tracciato, con la posa della segnaletica verticale, la pulizia completa della carreggiata e, soprattutto, i brillamenti controllati per eliminare gli ultimi accumuli di neve instabile.

Una rete viaria di oltre 1’200 km
La presenza sul posto del Direttore Gobbi si inserisce in un approccio che, da settembre 2025, privilegia il contatto diretto con la parte più operativa della Divisione. Un modo per conoscere da vicino le sfide quotidiane del settore e valorizzare il lavoro di chi, spesso lontano dai riflettori, garantisce infrastrutture sicure e funzionali. « In questi mesi ho visitato numerosi cantieri per conoscere da vicino la realtà e la complessità operativa del settore. Le visite ai centri di manutenzione cantonali mi hanno inoltre permesso di interagire con collaboratrici e collaboratori che, con grande impegno, garantiscono quotidianamente la gestione di una rete complessa che si estende per oltre 1’200 chilometri: un patrimonio importante, da gestire con cura ». In Val Bedretto questo impegno prende forma concreta: ogni metro liberato dalla neve è un passo verso la riapertura, ma anche la testimonianza di un lavoro indispensabile per il territorio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 maggio 2026 de Il Mattino della domenica

 

Protezione civile: il libretto di servizio cartaceo diventa digitale

Protezione civile: il libretto di servizio cartaceo diventa digitale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa i militi di protezione civile che, a partire dal 1° giugno 2026, il libretto di servizio cartaceo sarà sostituito da un’apposita soluzione digitale sviluppata a livello federale. Il libretto non verrà più aggiornato né rilasciato. Un cambiamento che comporta importanti vantaggi sia per i militi, sia per la gestione dei processi amministrativi.

La misura si inserisce nel processo di digitalizzazione avviato dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), che prevede il passaggio a piattaforme centralizzate per la gestione dei dati amministrativi legati al servizio militare e alla protezione civile.
Per quanto riguarda i militi di protezione civile, in futuro tutte le informazioni finora contenute nel libretto confluiranno nella piattaforma digitale “Gestione dei servizi nella protezione civile”. Questo nuovo strumento permetterà di consultare in modo semplice e immediato i dati relativi alla propria carriera, ai servizi svolti e programmati, nonché ai propri dati personali. La nuova soluzione digitale contribuirà a semplificare i processi amministrativi e consentirà ai militi di accedere al sistema in ogni momento e da qualsiasi luogo. Anche dopo il 1° giugno 2026, il libretto di servizio cartaceo manterrà la sua validità come documento ufficiale per i dati registrati prima del passaggio al nuovo sistema digitale. Esso dovrà pertanto essere conservato fino al termine dell’obbligo di prestare servizio nella protezione civile.08
L’utilizzo della piattaforma digitale non è obbligatorio. L’introduzione del nuovo sistema avverrà in modo assistito e graduale, con il supporto delle Regioni di protezione civile, in occasione dei prossimi servizi.

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton San Gallo

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton San Gallo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto il Governo del Canton San Gallo, nell’ambito dei tradizionali incontri confederali. La visita di due giorni a sud delle Alpi ha offerto l’occasione per un confronto su svariati temi di interesse comune e per una serie di visite a realtà imprenditoriali e culturali del Locarnese.

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha accolto ieri pomeriggio alla stazione ferroviaria di Locarno il Governo sangallese, guidato dal Presidente Beat Tinner. Le due delegazioni hanno poi visitato l’azienda agricola Terreni alla Maggia di Ascona.  
Nella giornata di oggi, venerdì, il Governo ha accompagnato i colleghi e le colleghe sangallesi alla scoperta di alcune realtà culturali del Locarnese. In mattina è stato visitato il Museo Castello San Materno di Ascona, seguita da un incontro conviviale con il Municipio del Borgo. I due Governi si sono poi trasferiti sulle Isole di Brissago, per una visita del giardino botanico.

Audit indipendente sul clima di lavoro della Polizia cantonale

Audit indipendente sul clima di lavoro della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso, nella sua seduta settimanale, di affidare a un ente esterno un audit indipendente sul clima di lavoro all’interno della Polizia cantonale, con l’obiettivo di disporre di un’analisi approfondita e oggettiva della situazione.

La decisione è conseguente alle discussioni e ai successivi atti parlamentari presentati negli ultimi mesi concernenti le condizioni di lavoro e il funzionamento del Corpo, che hanno portato a concludere per l’opportunità di un esame strutturato e indipendente.
L’incarico è stato attribuito alla società Ecoplan AG di Berna, istituto indipendente di ricerca e consulenza con esperienza consolidata nell’analisi delle organizzazioni pubbliche e nel settore della sicurezza. Il mandato prevede un’analisi strutturata e multilivello basata su documenti e dati disponibili, nonché lo svolgimento di colloqui con collaboratori della Polizia cantonale a diversi livelli gerarchici, al fine di valutare il grado di soddisfazione, le condizioni di lavoro e la percezione della gestione interna.
L’audit si concluderà con una relazione contenente i principali risultati e, se del caso, raccomandazioni operative. La consegna del rapporto è prevista indicativamente entro la fine del 2026.
Con questo mandato, il Consiglio di Stato intende disporre di una base conoscitiva solida per orientare eventuali misure volte a rafforzare il buon funzionamento del Corpo e il benessere del personale, nell’ottica di garantire un servizio di sicurezza efficace e di qualità a favore della popolazione.

«Un sì per restare Svizzera»

«Un sì per restare Svizzera»

Territorio sotto pressione: il 14 giugno si vota per frenare la crescita dell’immigrazione

Che Svizzera vogliamo? È la domanda al centro del dibattito sull’iniziativa popolare al voto il 14 giugno. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi le cifre parlano chiaro: « In poco più di dieci anni la popolazione è esplosa. Siamo passati da circa 8 a oltre 9 milioni di abitanti. Non stiamo purtroppo parlando di un boom di nascite, ma di una crescita dovuta soprattutto all’immigrazione che il nostro Paese non è più in grado di assorbire ». Da queste cifre, secondo Gobbi, si apre una discussione più profonda, legata all’identità. «Insieme ai numeri sta cambiando anche ciò che tiene unito il nostro Paese, quel senso di appartenenza che viene meno. Lo dico non solo come Consigliere di Stato, ma come cittadino svizzero che sente la responsabilità di custodire e trasmettere la nostra storia e le nostre tradizioni ». Per Gobbi, insomma, si tratta di « decidere se preservare l’identità e i valori della Svizzera o sacrificarli sull’altare di una crescita incontrollata ».

Cosa chiede l’iniziativa
L’iniziativa popolare federale “No a una Svizzera da 10 milioni!” propone di introdurre nella Costituzione un limite all’incremento della popolazione residente permanente in Svizzera: il tetto fissato è di 10 milioni di abitanti entro il 2050. Il testo prevede inoltre che, una volta superata la soglia dei 9,5 milioni, Confederazione e Parlamento debbano adottare misure correttive, in particolare nei settori dell’asilo e del ricongiungimento familiare.

I rapporti con l’UE non sono un tabù
Un passaggio chiave riguarda i rapporti con l’Unione europea e gli accordi internazionali. In caso di approvazione dell’iniziativa, il Consiglio federale sarebbe chiamato a rinegoziare o ad attivare le clausole di salvaguardia negli accordi. Se non fosse sufficiente, il testo prevede la possibilità di disdire l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. « Non possiamo trasformare i rapporti con l’UE in un tabù che impedisce qualsiasi correzione democratica – commenta Gobbi -. Gli accordi internazionali devono servire e far prosperare il Paese, non il contrario. Se un’intesa produce effetti che la popolazione giudica eccessivi su alloggi, territorio e servizi, è legittimo rinegoziarla o attivare clausole di salvaguardia ».

Valorizzare il potenziale interno
Un altro aspetto riguarda il ruolo della manodopera estera. « La nostra economia ha bisogno anche di questi lavoratori ma è altrettanto importante chiarire che non stiamo parlando di una chiusura totale. Ogni anno infatti potrebbero entrare ancora 40’000 lavoratori », puntualizza Gobbi. « Ma oggi siamo diventati troppo dipendenti da questo fattore. Bisogna valorizzare meglio il potenziale interno e investire sulle risorse già presenti nel Paese ».

Controllare la crescita
Per il Consigliere di Stato leghista la domanda di fondo è: « Dobbiamo chiederci in che Paese vogliamo vivere. Un aumento di un milione di abitanti in soli 10 anni è un cambiamento strutturale che incide sulla qualità di vita e sulla capacità del sistema di reggere nel tempo ». Le ricadute sono concrete soprattutto in un cantone come il Ticino che subisce le dinamiche di confine: « Quando la crescita accelera aumentano anche le pressioni su territorio, infrastrutture e servizi. È lì che si mette alla prova quell’equilibrio che da sempre definisce la Svizzera. Con l’iniziativa abbiamo la possibilità di decidere se vogliamo avere gli strumenti per controllare la crescita o continuare a subirla ». In questo senso, Gobbi vede nel voto popolare l’occasione di riportare la politica federale a un livello di responsabilità più concreto. «Per anni si è parlato di gestione dell’immigrazione senza riuscire a concretizzarla con scelte incisive» , afferma. «Fissare un quadro più chiaro e vincolante significa assumersi finalmente questa responsabilità ». Per il Consigliere di Stato leghista, il voto del 14 giugno è una scelta di fondo. « Dire sì significa restare Svizzera: un Paese che custodisce le proprie radici e che costruisce il futuro senza perdere i valori che lo tengono unito ».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 maggio  de Il Mattino della domenica

Pasture: SEM, Cantone e Comuni a confronto sulla sicurezza

Pasture: SEM, Cantone e Comuni a confronto sulla sicurezza

Incontro oggi a Chiasso, dopo il congelamento del progetto per il centro d’asilo, di un’area separata per richiedenti problematici

Si è svolto a Chiasso nella mattinata di oggi, giovedì, un incontro fra rappresentanti della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), i consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Norman Gobbi e i sindaci di Balerna, Chiasso e Novazzano. Al centro dei colloqui, le questioni di sicurezza che si intrecciano col centro per richiedenti l’asilo di Pasture. Presenti anche rappresentanti delle polizie, delle guardie di confine e della magistratura dei minorenni.
Quali gli esiti? “È stato positivo, molto utile che ci potessimo parlare”, risponde ai microfoni di SEIDISERA Luca Pagani, evidenziando l’importanza di far “conoscere quello che noi viviamo sul territorio, perché siamo una sorta di antenna che recepisce un po’ i sentimenti della popolazione”. Ciò servirà “per un migliore coordinamento”, per la cooperazione fra tutte le autorità e “per fare anche della prevenzione, proprio per evitare che si arrivi a delle situazioni di tensione”, ha aggiunto il sindaco di Balerna.
L’incontro odierno era di routine ma, come d’altronde ci si aspettava, si è parlato anche nel progetto, nel frattempo sospeso, di creare a Pasture un’area separata sperimentale per richiedenti problematici: tale progetto, sull’onda delle critiche del Cantone e dei comuni, è stato congelato dalla SEM già lo scorso febbraio. Inoltre la scorsa settimana, su iniziativa dei consiglieri nazionali ticinesi Piero Marchesi, Giorgio Fonio e Simone Gianini, la commissione delle istituzioni politiche del Nazionale si è espressa affermando, in sostanza, che la SEM non potrà realizzare questa sezione speciale senza il consenso del Cantone e dei Comuni.
“È positivo”, commenta in proposito Pagani, che “la politica si renda conto delle problematiche che esistono sul territorio” ed è altresì positivo che anche la politica stia iniziando a muoversi “nella direzione che noi abbiamo auspicato. Per parte sua Norman Gobbi rileva che il progetto resta congelato, ma sottolinea “l’auspicio dei comuni” ticinesi e “anche, penso, degli altri Cantoni” di “avere comunque dei centri speciali per gestire” richiedenti problematici. “Lo prevede la legge federale sull’asilo”, ricorda Gobbi, aggiungendo che “il 95%” dei richiedenti “non crea problemi; è quel 5% che crea problemi”.
Ma è possibile che una struttura di questo tipo venga allestita in Mendrisiotto, a Pasture? “No”, risponde Luca Pagani, ricordando che Pasture è un centro ordinario. Era previsto di creare al suo interno un reparto securizzato: questo però avrebbe risolto “i problemi interni, ma non i problemi del territorio”. Quello che “noi abbiamo chiesto è di rispettare quello che la legge prevede e che c’è sempre stato assicurato fin dall’inizio”: ossia che chi non si comporta bene verrà trasferito altrove. Ma il punto è che oggi “di centri aperti per chi non si comporta bene non ce ne sono e questo evidentemente non ci soddisfa”. Sono quindi in esame “alcune possibilità che la SEM dovrà considerare, che speriamo” porti avanti “in tempi celeri: ed è quello che noi chiediamo”, conclude il sindaco di Balerna.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Pasture-SEM-Cantone-e-Comuni-a-confronto-sulla-sicurezza–3708261.html

 
Concorso per la nomina della Direttrice o del Direttore del Controllo cantonale delle finanze

Concorso per la nomina della Direttrice o del Direttore del Controllo cantonale delle finanze

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa che è stato pubblicato oggi il bando di concorso per la sostituzione del Direttore del Controllo cantonale delle finanze, Giovanni Cavallero, che passerà al beneficio della pensione a partire dal 1° aprile 2027.

Il Controllo cantonale delle finanze (CCF) è l’organo superiore del Cantone in materia di controllo finanziario, dotato di autonomia e indipendenza. Riconosciuto quale perito revisore a livello federale, verifica annualmente i conti e il bilancio dello Stato e svolge attività di revisione nell’Amministrazione cantonale e gli enti esterni designati dal Consiglio di Stato. Opera nel rispetto delle basi legali e degli standard professionali, fornendo inoltre supporto e consulenza al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio nell’ambito delle rispettive funzioni.  
La funzione di Direttore/Direttrice del Controllo cantonale delle finanze è un ruolo dirigenziale di primo piano e rappresenta una figura chiave per garantire il corretto funzionamento, la trasparenza e l’efficacia della gestione finanziaria dell’Amministrazione cantonale.  
Il Direttore/la Direttrice del Controllo cantonale delle finanze è responsabile della conduzione operativa e tecnica del Servizio, assicurandone la gestione amministrativa, finanziaria e delle risorse umane. Coordina le attività di revisione interna ed esterna nel rispetto delle normative e degli standard professionali, assicurando il raggiungimento degli obiettivi strategici. Collabora con il Gran Consiglio nell’ambito dell’alta vigilanza e fornisce consulenza qualificata al Consiglio di Stato, partecipando anche a gruppi di lavoro interni ed esterni all’Amministrazione cantonale.  
Per occupare questa posizione strategica sono richieste una pluriennale esperienza nella revisione contabile, o in alternativa nella gestione finanziaria. Sono inoltre indispensabili solide capacità decisionali e organizzative, così come un’elevata attitudine ad assumersi responsabilità e a operare con efficacia in contesti complessi.  
Tutti i dettagli su compiti e requisiti così come sulle modalità di candidatura sono disponibili sulla pagina web www.ti.ch/concorsi.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare, già sin d’ora, Giovanni Cavallero per l’impegno, la dedizione e la grande professionalità dimostrata in seno all’Amministrazione cantonale nell’arco di oltre trent’anni di attività e gli augura il meglio per il suo futuro.

Prevenire gli abusi domestici

Prevenire gli abusi domestici

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3697641

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«Ogni vittima di femminicidio è un fallimento dello Stato»

Berna e i Cantoni vogliono intensificare la lotta alla violenza domestica e sessuale – Jans: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini» – C’è «necessità assoluta» di ulteriori strumenti – Gobbi: «Sorveglianza elettronica dal 2027»

Solo nel 2025, i reati di violenza domestica in Svizzera hanno superato i 22 mila casi. Sono oltre sessanta ogni giorno. Un numero mai raggiunto prima e che suona come un campanello d’allarme. A che punto siamo con la lotta contro questo fenomeno? E su quale strada si deve proseguire? Domande che si è posto ieri il consigliere federale Beat Jans, illustrando il bilancio della «Roadmap contro la violenza domestica e sessuale» a cinque anni dall’avvio del progetto.
«Le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha sottolineato Jans, mettendo in chiaro un aspetto: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini ». La gran parte degli autori di reati è infatti di sesso maschile, così come la gran parte delle vittime è di sesso femminile. Di più. Il luogo più pericoloso è rappresentato dalle quattro mura domestiche. Un aspetto sottolineato a più riprese ieri.

Undici campi d’azione
La Roadmap contiene undici campi d’azione: tra questi, figurano ad esempio la gestione delle minacce, la formazione continua di chi lavora in questo ambito, i mezzi tecnici (come la sorveglianza elettronica), la protezione dei minori esposti alla violenza domestica, nonché le misure che riguardano anche gli autori di atti di violenza domestica. E c’è poi una misura particolarmente attesa: il numero di telefono centrale per le vittime di reato. Ovvero il «142», che entrerà in funzione venerdì (vedi in basso).
Il rapporto sull’attuazione della Roadmap mostra che la strada intrapresa è quella giusta, ma c’è la «necessità assoluta di ulteriori strumenti ». «Il bilancio è positivo. Ma per chi è colpito da questo fenomeno, il bilancio non conta nulla», ha riassunto dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi, intervenuto a Berna in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP).

Una lotta di tutta la società
L’obiettivo, ora, è di fissare standard comuni tra tutti i Cantoni, « ad esempio nella gestione delle minacce », ci spiega Gobbi, aggiungendo che bisogna anche garantire una buona presa a carico di ogni vittima. Proprio per questo, l’attivazione del numero «142», da venerdì, è un altro segnale importante. «I progressi in questo ambito, però, non cadono dal cielo: servono volontà politica, risorse e coordinamento », ha sottolineato il ticinese. « Deve diventare una lotta di tutta la società».
« Dietro ogni caso, c’è una persona », hanno ribadito a più riprese Beat Jans, Norman Gobbi e anche Mathias Reynard, presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS). Il vallesano, dal canto suo, ha anche ricordato che le cifre (già elevate) sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno sistemico. L’accesso alle prestazioni per le vittime di violenza domestica e sessuale, oggi, varia enormemente da Cantone a Cantone, ha deplorato Reynard, aggiungendo che la roadmap ha dimostrato l’importanza di attuare misure complementari. Il numero «142», da solo, non è sufficiente. Il Canton Vallese, ad esempio, ha deciso che darà seguito a ogni chiamata al numero unico con «un approccio proattivo», sia nei confronti delle vittime, sia nei confronti degli autori di violenza.

Prima che l’autore passi all’atto
Ieri si è parlato tanto di prevenzione. In Ticino è attivo il Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della polizia. «È un’unità che ha già permesso di gestire, ma soprattutto di riconoscere, le situazioni di minaccia. L’importante è saper cogliere questi segnali premonitori di allarme, prima che il potenziale autore passi all’atto », riconosce Gobbi, che si è poi anche espresso sull’implementazione della sorveglianza elettronica. «Il Ticino è stato tra i Cantoni pilota su questo fronte. L’obiettivo è che dal 2027 i Cantoni possano ricorrere alla sorveglianza elettronica ». Per Beat Jans, questo Electronic Monitoring ha permesso di rafforzare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali (in particolare quello di Zurigo) è emersa l’importanza di questo strumento che sarà implementato a breve.

«Swiss-Eagle»
Nello specifico, il dispositivo si chiama «Swiss-Eagle». È un sistema « che permette una sorveglianza attiva e passiva » e si tratta di una soluzione pensata per tutti i Cantoni (24 su 26) che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM).
Quasi la metà dei Cantoni nei prossimi mesi condurrà una fase di test ( l’obiettivo è di avere una prassi coordinata a livello federale), ma si sta valutando anche la creazione di una centrale di sorveglianza comune per tutta la Svizzera. Affinché questo strumento sia efficace, «occorre un’attuazione coordinata a livello intercantonale, in particolare mediante una centrale di sorveglianza nazionale plurilingue e il coordinamento sovraregionale degli interventi di polizia», si legge nel rapporto.
«Tuttavia, non esiste una bacchetta magica contro la violenza», ha più volte ripetuto Vassilis Venizelos, consigliere di Stato vodese e presidente dell’associazione Electronic Monitoring. A suo avviso, lo Stato deve essere presente per prevenire, accompagnare e proteggere. «Perché ogni femminicidio e ogni tentativo è un fallimento per lo Stato».

In attesa della politica
Ci sono poi altre misure di rilievo che attendono di essere implementate. Il Consiglio federale ha infatti proposto lo scorso autunno delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati: l’obiettivo è di facilitare l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato. Oltre a ciò, la documentazione medico- legale (utilizzabile come prova) sarà gratuita e sarà possibile ottenerla anche senza dover sporgere denuncia immediata. È pure previsto che i cantoni potenzino l’offerta di alloggi di emergenza. Questa revisione sarà discussa a giugno dal Consiglio nazionale.

Da sapere
I servizi sul territorio: dalle case protette alle unità della polizia

Riservatezza e anonimato
Il «142», a partire da venerdì, sarà il numero di riferimento (gratuito e anonimo) per chi è vittima di violenza. In caso di urgenze, però, si può contattare la polizia (117), l’ambulanza (144) o eventualmente anche il Telefono Amico (143). Oltre a ciò, tra i servizi presenti sul territorio del Canton Ticino ci sono anche Case protette per vittime di violenza domestica (donne con o senza figli): per il sopraceneri c’è Casa Armònia (0848 33 47 33) e nel sottoceneri l’Associazione Consultorio e Casa delle donne (078 624 90 70). Il numero unico «142» andrà a sostituire l’attuale numero del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati. Il Servizio LAV è distribuito su tre sedi regionali: Bellinzona e Valli, Locarno e Valli, Lugano e Mendrisio. Riservatezza e anonimato sono garantiti.

Anticipare il pericolo
Sul fronte degli interventi nei confronti dei possibili autori di reati, è attivo anche un servizio della polizia cantonale denominato Gruppo Prevenzione e Negoziazione (GPN), il cui compito è anche quello di anticipare il possibile passaggio all’atto violento. Ad esempio, attraverso il riconoscimento e la valutazione di specifici segnali premonitori, anche (ma non solo) nell’ambito della violenza domestica.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28.04.2026 del Corriere del Ticino

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Violenza domestica, siamo a metà del guado
Per Confederazione e Cantoni è positivo il bilancio della roadmap lanciata nel 2021. Annunciate ulteriori misure contro i femminicidi. Numero 142 operativo da venerdì

Lanciata cinque anni fa, la roadmap contro la violenza domestica e sessuale si è rivelata efficace. Lo ha affermato lunedì, tracciando un bilancio dei lavori, il consigliere federale Beat Jans. Tuttavia, ulteriori strumenti sono necessari per combattere in particolare il fenomeno dei femminicidi. L’attuazione di diverse misure a livello federale e cantonale ha permesso di compiere progressi notevoli, indica in un comunicato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp). «Ma l’impegno di Confederazione e Cantoni prosegue: le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa a Berna Jans.
Tra i passi avanti effettuati, ha evidenziato il basilese, la sorveglianza elettronica ha permesso di potenziare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali è emersa l’importanza di questo mezzo, che può variare a seconda della situazione. Inoltre, per la gestione delle minacce, i Cantoni hanno definito standard qualitativi uniformi, accolti con favore da tutti gli attori. Essi aiutano a individuare tempestivamente i rischi di violenza, valutarli e contenerli.
Il Consiglio federale ha invece agito proponendo delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati, che facilitano l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato e prevedono la gratuità della documentazione medico-legale, utilizzabile come prova. È pure previsto che i Cantoni amplino l’offerta di alloggi di emergenza. L’aumento dei casi di abusi fra le mura di casa e dei femminicidi richiede però altri provvedimenti, è stato fatto notare durante l’incontro con i media. Nel 2025 vi sono state 22’066 infrazioni legate alla violenza, ossia un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente, ha ricordato il presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (Cdos) Mathias Reynard.

Numero 142 operativo a giorni
«Non siamo ancora al traguardo», ha confermato il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, presente in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp). Secondo il leghista, «gli ultimi anni ci hanno mostrato che i progressi sono possibili, ma non cadono dal cielo. Ci vogliono volontà politica, risorse e coordinamento». «La violenza domestica non verrà tollerata, è una mia priorità, così come punire i colpevoli», ha promesso dal canto suo Jans. Tra le novità, a brevissimo termine (dal 1° maggio) sarà operativo il 142, il numero nazionale per le vittime, che offrirà un accesso rapido ai servizi di assistenza. «Dispenserà consigli 24 ore su 24», ha spiegato Reynard.

Più a lungo termine, il Parlamento sta attualmente discutendo l’eventuale necessità di una legge nazionale sulla protezione contro la violenza, con l’obiettivo di uniformare le norme in materia.
Il Consiglio degli Stati ha già approvato alcuni interventi parlamentari e anche il Consiglio federale è favorevole.

Rafforzata anche la prevenzione
Il Dfgp sottoporrà all’esecutivo, presumibilmente agli inizi del 2027, un pacchetto con misure volte a migliorare la tutela dalla violenza domestica nel diritto civile e nel diritto processuale civile, ha sottolineato Jans. L’idea è che le autorità verifichino con maggiore cura il rischio di soprusi all’interno delle famiglie, tenendone conto nell’attribuzione della custodia e dell’autorità parentale. Un altro scopo è tutelare le vittime nelle procedure civili, risparmiando loro il confronto diretto con l’aguzzino. Il Dfgp ha pure in programma una revisione del diritto sulle armi.
Stando a Jans, anche la prevenzione verrà rafforzata. Le Camere federali hanno infatti deciso di estendere la campagna sul tema – intitolata ‘L’uguaglianza previene la violenza’ – avviata nel novembre 2025. Inoltre, nella primavera dell’anno prossimo verrà probabilmente adottata una nuova strategia nazionale.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 aprile 2026 de La Regione