Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Lotta alla violenza domestica: un’azione che continua

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato oggi il bilancio annuale del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica e presentato alcune misure attivate nel corso degli ultimi 12 mesi. Nello stesso tempo è stata l’occasione per lanciare la Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica che si terrà a Bellinzona sabato 25 novembre e la campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, che a partire dal 25 novembre, proporrà una serie di iniziative sino al 10 dicembre prossimo.

La lotta contro la violenza domestica rientra nel programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato (Asse strategico numero 3 “Qualità di vita”) e vede tre dipartimenti particolarmente coinvolti: il Dipartimento delle istituzioni, che attraverso la Divisione della giustizia ha assunto il compito di coordinatore istituzionale, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Durante la conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, dall’Aggiunta alla direttrice, Monica Bucci e dal Vice capo area medica dell’EOC, Mattia Lepori – ha sottolineato come il fenomeno della violenza domestica sia preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Ha quindi snocciolato alcune cifre che riguardano il 2022: in Svizzera sono stati 19’978 i reati commessi in ambito di violenza domestica; gli omicidi sono stati 25, ossia il 59,5% di tutti gli omicidi consumati (42); 61 i tentati omicidi, 123 i reati per lesioni gravi, 2’167 per lesioni semplici e 6’497 i reati per vie di fatto. Circa il 40% di tutti i reati di violenza registrati dalla Polizia è classificato come violenza domestica; nel 70.2% dei casi la vittima è una donna, contro il 29.8% che ha riguardato un uomo. In Ticino la situazione parla, sempre per il 2022, di 652 infrazioni in ambito familiare, in massima parte per lesioni semplici, minacce o ingiurie. La Polizia è intervenuta 983 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime.

Sia il Piano d’azione nazionale sia il Piano d’azione cantonale hanno lo scopo di eliminare la violenza domestica. Un obiettivo che si potrà raggiungere – ha affermato Norman Gobbi –attraverso la massima collaborazione tra tutte le autorità cantonali e comunali coinvolte (i vari uffici dei tre dipartimenti, la Polizia e i Comuni) e la società civile. A questo proposito il Consigliere Stato ha sottolineato che il bilancio che si può tracciare in questo 2023 è positivo.

La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si è dal canto suo soffermata sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica adottato nel 2021 e aggiornato nel 2022, ricordando che sono un’ottantina le misure previste nei quattro assi d’intervento: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate. Sul fronte del perseguimento, attinente al Dipartimento delle istituzioni, tra le misure attivate si segnalano la creazione del Centro di competenza “Violenze” presso la Polizia cantonale e la revisione totale della Legge sulla Polizia (il messaggio del Governo è del 29 marzo 2023 ed è attualmente all’esame del Parlamento). Questa seconda misura introduce la base legale per il processo di gestione delle minacce e proroga dagli attuali 10 ai futuri 30 i giorni l’allontanamento. Da menzionare anche le misure svolte o in fase di organizzazione nel campo della formazione (psicologi, operatori sociali, autorità di protezione e ordine degli avvocati, ecc.) grazie alla piena collaborazione delle associazioni di categoria, come ad esempio l’Ordine dei medici, l’Ordine dei farmacisti, l’Associazione Ticinese Assistenti di Farmacia, con le quali sono previste ulteriori azioni formative sul tema della violenza domestica.

L’Aggiunta alla direttrice della Divisione della giustizia, Monica Bucci, ha presentato le numerose attività previste, nell’ambito della sensibilizzazione, sia in occasione della Giornata cantonale per la lotta alla violenza domestica prevista sabato 25 novembre in Piazza Nosetto, nell’adiacente Palazzo Civico e a Palazzo delle Orsoline in Piazza Governo a Bellinzona, sia nel corso dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” (vedi flyer allegati). Infine il Dottor Mattia Lepori, vice capo area medica dell’EOC, ha presentato la modalità di gestione dei casi di violenza domestica nei servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero, ricordando come da gennaio a fine settembre i casi di violenza domestica registrati dagli operatori sanitari presso le sette strutture dell’EOC sono stati complessivamente 161. 

Trattative Svizzera-UE: “Molto vigili a non perdere la nostra sovranità”

Trattative Svizzera-UE: “Molto vigili a non perdere la nostra sovranità”

Norman Gobbi: “Occorre proteggere la Svizzera e il ruolo dei Cantoni”

Dopo aver interrotto nella primavera del 2021 la trattativa con l’UE per la sottoscrizione di un “accordo istituzionale”, il Consiglio federale ha deciso di elaborare un nuovo mandato negoziale con l’Unione europea. Prima però di avviare i lavori, il mandato sarà sottoposto al Parlamento e alla Conferenza dei Governi cantonali (CGC). “Vedremo quale sarà il contenuto di tale mandato – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – certo è che dalle prime informazioni avute sugli indirizzi del Consiglio federale le critiche non mancheranno. Come Governo cantonale faremo avere le nostre osservazioni per il tramite della CGC. Alcuni punti sono per noi irrinunciabili. E qui penso in particolare alla difesa dei posti di lavoro e quindi alle misure di accompagnamento che devono essere messe in campo per proteggere le lavoratrici e i lavoratori residenti in Ticino contro, soprattutto, il dumping salariale che ci affligge ormai dall’introduzione della libera circolazione. Lo stesso discorso vale per scongiurare quello che viene chiamato “il turismo dell’assistenza sociale”, legato all’arrivo di persone che non danno un valore aggiunto alla nostra economia o ai nostri servizi, ma che anzi pesano sui conti degli aiuti sociali”.

C’è però un altro aspetto che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni mette in evidenza. “Personalmente ritengo pure che dovremo essere fermi nei confronti dell’UE per quanto riguarda la salvaguardia della nostra sovranità nazionale. Non potremo quindi accettare una ripresa del diritto dell’UE. Oggi l’Unione europea vuole definire tutti gli aspetti che toccano per esempio il mondo dell’economia, come pure della socialità. Il rischio è quello di vedere decisioni prese al Parlamento federale e spesso anche dal popolo svizzero venire annullate perché l’UE ha deciso di fare altrimenti. La nostra democrazia diretta verrebbe pesantemente messa in discussione. Personalmente sarebbe un passo inaccettabile. Su questo fronte, qualora le trattative portassero agli stessi risultati visti nel precedente round negoziale – poi fortunatamente interrotto – non ci sono discussioni che tengano. Sarebbe un secco no”, sottolinea Norman Gobbi.

C’è almeno un aspetto positivo nella recente evoluzioni della politica estera del Consiglio federale. “I Cantoni vengono finalmente informati e consultati con regolarità. Ciò mi porta a ribadire l’importanza di dare ai Cantoni – in particolare a quelli di frontiera – maggiori compiti nelle trattative di tipo bilaterale con gli Stati o le regioni confinanti. In Ticino, per esempio, conosciamo bene sia le istituzioni italiane sia i temi prioritari da sviluppare con la controparte italiana. In questo contesto dobbiamo rafforzare le potenzialità dei Cantoni. Perché molte soluzioni concrete su diversi temi – penso alla sicurezza, al lavoro, all’approvvigionamento energetico per fare solo alcuni esempi – potrebbero trovare migliori riscontri in un rapporto in cui il Ticino può giocare le sue carte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

Hotspot Chiasso

Hotspot Chiasso

Chiasso TI ist wegen prügelnden Asylsuchenden in die Schlagzeilen geraten. Ist die Tessiner Stadt wirklich unbewohnbar geworden? Ausserdem: Klimaschützende wollen Privatjets stoppen. Und: der radikalisierte Kampf zwischen Israelis und Palästinensern im Westjordanland.

Hotspot Chiasso TI: Reportage von der Asylfront Der Migrations-Druck an der Südgrenze ist hoch. Die Gemeinde Chiasso TI fühlt sich mit der hohen Zahl der Asylsuchenden allein gelassen. Im Zentrum der Grenzstadt protestieren Ladenbesitzende: Das Leben in Chiasso TI sei unsicher geworden. Die «Rundschau» ist mit Polizisten, Migranten und Anwohnerinnen unterwegs. Was ist los in Chiasso TI, Herr Gobbi? Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) beantwortet die Fragen an der «Rundschau»-Theke.

https://www.srf.ch/play/tv/rundschau/video/hotspot-chiasso-klimasuende-privatjet-pulverfass-westbank?urn=urn:srf:video:9eb5d755-de8d-4760-8079-17ff11b2f5a7

Intervento durante la trasmissione Rundschau della SRF di mercoledì 15 novembre 2023.

Dal minuto 27.20 al 33.45

Smartphone e volante: una connessione pericolosa.

Smartphone e volante: una connessione pericolosa.

Renato Pizolli e la lotta alle distrazioni

Messaggiare mentre si guida? Uso criminale del telefonino
Le nuove tecnologie possono causare una guida scorretta. E non tutto si risolve con il vivavoce. Perché l’utilizzo del telefonino non si limita alle chiamate: su mille infrazioni legate a questa fattispecie, 165 sono state trattate con una procedura ordinaria negli ultimi anni. Ciò vuol dire che oltre al parlare al telefono c’era qualcosa di più, ossia la lettura di messaggi. O anche la manipolazione dell’apparecchio, che comporta il rischio più grande mentre si è al volante. E questo solo per leggere meglio o sentire più distintamente quanto ci viene detto. Ma attenzione, perché anche il vivavoce non mette al riparo dai rischi, essendo la conversazione comunque in grado di influire sulla concentrazione. L’ideale sarebbe commutare il telefonino sulla modalità aerea quando si sale sulla macchina, ma è altresì vero che se si trascorre più tempo alla guida che in ufficio, lo smartphone diventa indispensabile. Se il tragitto però è breve, meglio lasciarlo da parte e utilizzarlo una volta scesi dal proprio mezzo. Per avere una panoramica della situazione abbiamo parlato con Renato Pizolli,portavoce della Polizia Cantonale.

Quanti incidenti o denunce ci sono stati ultimamente?
Gli incidenti con danni materiali l’anno scorso sono stati 3200, di cui il 21% sono avvenuti per distrazioni. Quest’anno sino ad oggi siamo a quota 2487, di cui il 22% dovuto a disattenzioni. E ancora: nel 2022 gli eventi con danni alla persona sono stati 731, di cui il 21% per distrazione, mentre nel 2023 abbiamo finora raggiunto i 502 casi, con il 20% per negligenza.

Quali sono i pericoli quando si mandano messaggi mentre si è al volante?
È un comportamento evidentemente illegale, ma che mette in serio pericolo la propria incolumità e quella degli altri. Occorre ricordare che se ci si scatta un selfie, si manda un messaggio o si dà un’occhiata ai profili social, i tempi di reazione vengono drasticamente allungati. Ad esempio se si guarda il telefonino per 4 secondi viaggiando a 50 km/h è come se percorressimo per 70 metri con gli occhi chiusi. E se questo accade nei centri abitati, magari vicino a dei passaggi pedonali o a delle scuole, il rischio aumenta parecchio.

La legge è abbastanza severa in questi casi?
Oltre al repressione, che va fatta puntualmente e con scopi anche dissuasivi, è necessario capire il senso delle leggi. Perciò bisogna mettere in atto azioni di prevenzione e dibattere su questo tema.

La Polizia svolge dei controlli mirati?
Il dato parziale da gennaio a settembre indica come siano state comminate 2852 multe disciplinari, delle infrazioni lievi, per l’impiego durante la guida di un telefonino senza l’uso di di un dispositivo mani libere. Le infrazioni più gravi , come la guida compromessa dalla manipolazione di un apparecchio elettronico o la lettura di un documento alla guida, sono state 685.

La tecnologia è sempre più presente nelle auto: come fare per non distrarsi?
Questa domanda ha una risposta semplice, che può essere tenuta presente pure come principio base per una guida sicura: si devono tenere gli occhi sulla strada. Ci si distrae solo con il veicolo fermo.

Quali consigli elargirebbe per guidare più coscientemente?
Anche se negli anni gli incidenti gravi sono costamentemente diminuiti, il rischio di conseguenze pesanti per la propria salute e quella degli altri mentre si guida è maggiore rispetto ad altre situazioni. Pertanto, qualunque sia il nostro ruolo, si deve essere concentrati e prudenti. È fondamentale assumere una guida e un atteggiamento preventivi.

Ci sono anche motociclisti che usano il telefonino alla guida…
Purtroppo quanto si fa in automobile si riproduce anche alla guida di una moto, di una bicicletta o di un monopattino. Con il rischio di incidenti con conseguenze fisiche gravi in forte aumento.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica 

“Più contributi dalla Confederazione per la sicurezza e per la polizia”

“Più contributi dalla Confederazione per la sicurezza e per la polizia”

Norman Gobbi: “Occorre intodurre un pattugliamento rafforzato ed efficace”

“In 12 anni di attività quale Consigliere di Stato la musica non è cambiata: la Confederazione arriva impreparata nelle soluzioni logistiche che abbiano la capacità di smaltire i flussi aumentati dai richiedenti l’asilo. Anche perché non si tratta ormai più di gestire un’emergenza, ma di dare una risposta alla crescita costante di persone che entrano in Svizzera”. Sono queste le considerazioni del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, all’indomani della visita della Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider a Chiasso. Una critica non tanto velata che Gobbi ha avuto modo di esprimere a più riprese nel corso degli ultimi anni verso l’autorità federale, ma che purtroppo è rimasta inascoltata. “È certo anche che la bocciatura da parte del Parlamento federale della proposta del Consiglio federale di realizzare nuovi alloggi in strutture prefabbricate è stata un grave errore. Avrebbe permesso di trovare accorgimenti permanenti all’attuale e alle future pressioni migratorie”, afferma il Consigliere di Stato.

Il Cantone ha fatto però anche altre proposte, in particolare sul fronte della sicurezza, quello che maggiormente interessa la nostra popolazione. “Come scritto su queste colonne la scorsa settimana, ho di recente inviato alle nostre Città e ai comuni di Ascona e Biasca una lettera con la quale ho chiesto una maggiore presenza e visibilità di agenti nelle piazze, nei luoghi di maggior ritrovo e nelle stazioni ferroviarie. Questo per dare una risposta concreta al senso di insicurezza percepito dai cittadini di fronte a un aumentato numero di episodi di microcriminalità e di disturbo dell’ordine pubblico compiuti damigranti, ma non solo”.

“In particolare per Chiasso – che ha maggiormente bisogno di ritrovare tranquillità e sicurezza –, ma anche per i Comuni che si trovano sull’asse del San Gottardo almeno sino a Biasca, abbiamo chiesto alla Confederazione che gli attuali soldi spesi per sostenere le ronde di un’agenzia privata nelle vicinanze dei centri di registrazione e nelle piazze e strade di Chiasso vengano commutati in un mandato di prestazione a favore della Polizia cantonale, così da potenziare l’attività delle pattuglie sia della cantonale sia delle comunali. Non chiediamo di più, ma chiediamo che i soldi vengano spesi meglio, in una situazione che è peggiorata rispetto agli anni scorsi e dove la “sorveglianza” da parte di poliziotti aumenterebbe l’efficacia degli interventi. Infatti, la qualità di questi migranti è peggiorata ed è misurabile. Ad esempio, un decimo dei prevenuti in carcere alla Farera sono richiedenti l’asilo, una proporzione non sostenibile e che chiede maggior presidio da parte di tutte le autorità sul tema migrazione e sicurezza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica 

Il Consiglio di Stato incontra la delegazione ticinese ai Giochi estivi mondiali di Special Olympics

Il Consiglio di Stato incontra la delegazione ticinese ai Giochi estivi mondiali di Special Olympics

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione degli atleti ticinesi che hanno partecipato ai Giochi estivi mondiali di Special Olympics, organizzati nel giugno scorso a Berlino.

Il Consiglio di Stato ha espresso alle sportive e agli sportivi ticinesi – giunti a Palazzo delle Orsoline insieme al capo delegazione Aldo Doninelli e ai rispettivi allenatori e accompagnatori – le proprie felicitazioni, a nome di tutta la popolazione del nostro Cantone, per i risultati ottenuti ai Giochi mondiali estivi 2023 di Special Olympics.
Nella manifestazione, organizzata a Berlino dal 17 al 25 giugno, la delegazione svizzera di 70 atlete e atleti ha gareggiato per conquistare medaglie in 13 sport. Il Ticino, in particolare, ha potuto festeggiare le medaglie ottenute da Fabrizio Cardoso, Raffaele Delmenico e Alan Mogliazzi (bocce), Marie-Claire Courtin (golf), Yandel De Castro Sena e Susana Teeixeira Santos (nuoto) e Dario Madonna (vela).
L’incontro ha offerto l’occasione per condividere alcuni ricordi e impressioni del grande evento, che ha riunito oltre settemila atleti in rappresentanza di 190 Nazioni, dando vita a una decina di giorni di agonismo, convivialità e integrazione, all’insegna del fair play. Il Presidente Raffaele De Rosa ha infine rivolto alle sportive e agli sportivi i migliori auguri per il futuro, anche in vista dei prossimi Giochi mondiali invernali in programma nel 2025 a Torino. 

Asilo, “non ho mai visto una vera strategia logistica da parte di Berna”

Asilo, “non ho mai visto una vera strategia logistica da parte di Berna”

Il consigliere di Stato Norman Gobbi dopo la vista della consigliera federale Baume-Schneider a Chiasso: “La Confederazione non sostiene abbastanza i Cantoni con centri federali”

“La musica che sentiamo da anni e con varie crisi migratorie alle spalle non cambia, perché spesso la Confederazione arriva poco preparata dal punto di vista delle soluzioni logistiche ma anche per la flessibilità di un sistema che deve essere in grado di smaltire velocemente degli arrivi importanti. Chiasso, storicamente, è sempre stata la porta principale d’entrata dei flussi migratori: sia per quelli che chiedono asilo, sia per quelli che devono essere respinti alla dogana perché asilo non lo cercano”. Sono le parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, dopo che ieri (lunedì) la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha fatto visita nella cittadina ticinese di confine, sollecitata in questi ultimi mesi per il continuo arrivo di migranti e richiedenti asilo. La responsabile del Dipartimento giustizia e polizia, lo ricordiamo, ha spiegato alle autorità comunali che le misure di sicurezza e di prevenzione nel Centro federale d’asilo di Chiasso e nei suoi dintorni saranno potenziate.
E su questo punto, ai microfoni del Telegiornale, Gobbi ha spiegato che “il Cantone con le polizie comunali sta già lavorando per presidiare meglio gli spazi pubblici, per ovviare a una recrudescenza di piccoli o grandi reati che vengono commessi da migranti ma non solo. In parallelo, abbiamo chiesto (a Berna, ndr) di commutare i mandati che hanno con ditte esterne nel pattugliamento di Chiasso, con un mandato di prestazione alle polizie per garantire l’ordine pubblico e ripristinare la tranquillità di cui Chiasso ha bisogno”.
Il Cantone, tra l’altro, riceve fondi dalla Confederazione: sono sufficienti per le misure di sicurezza da mettere in atto? Il Cantone, risponde Gobbi, “riceve 700’000 franchi, di cui la metà viene girata al comune di Chiasso per i compiti di polizia comunale, quindi per l’ordine pubblico, ma questi soldi non sono più sufficienti perché i reati non vengono commessi solo a Chiasso ma anche altrove. Alcuni richiedenti asilo problematici hanno commesso piccoli o grandi reati anche a Lugano o Biasca”.
L’onere è cresciuto, sostiene il Consigliere di Stato, secondo cui “i Cantoni che hanno dei centri (federali d’asilo, ndr.) vengono premiati troppo poco dalla Confederazione per lo sforzo che fanno in più rispetto ad altri: questo è un tema che deve essere affrontato non solo dal Ticino ma da tutti quelli che hanno un centro federale d’asilo”.
La ridistribuzione dei richiedenti asilo, a livello cantonale o comunale, “è un tema che bisognerà di nuovo affrontare con la Confederazione, ma anche con gli altri Cantoni della regione Ticino e Svizzera centrale, proprio perché se storicamente Chiasso, il Mendrisiotto e il Ticino in generale sono la porta d’entrata, deve esserci una solidarietà funzionante tra Cantoni. Quello che potrà avvenire è che potrà succedere, è la chiusura di alcune strutture provvisorie (in Ticino, ndr.) che porteranno a una riduzione del numero di richiedenti. Questa riduzione è il nostro obiettivo principale, ma appunto: in 12 anni di Governo non ho mai visto una vera strategia della Confederazione dal punto di vista logistico – afferma Norman Gobbi ai microfoni della RSI – Inoltre, recentemente anche il Parlamento ha bocciato un credito per creare nuove strutture d’accoglienza. Non si tratta di un’emergenza: la migrazione è e resterà un tema che ci coinvolgerà per più anni. Saremo continuamente confrontati con questo fenomeno”.

La SEM: “Col personale che abbiamo gestiamo al meglio che possiamo le strutture”
Michela Crippa, responsabile in seno alla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) della regione Ticino e Svizzera centrale, ha per parte sua affermato, intervistata dal Telegiornale, che “questo è un momento molto, molto sensibile: ci accusano di malagestione dei Centri federali d’asilo, ma posso dire in tutta coscienza che non è così: è chiaro che i numeri sono aumentati e le nazionalità di chi arriva sono diverse rispetto ad alcuni anni fa. Noi con il personale che abbiamo gestiamo al meglio all’interno dei centri la vita quotidiano dei richiedenti asilo”.La consigliera federale Baume-Schneider ha parlato di condizioni modeste in questi centri. “Sono dichiarazioni corrette – fa eco Crippa – se pensiamo al centro di Chiasso questo è molto modesto; il nuovo Pasture aprirà i battenti l’anno prossimo, sarà sicuramente più adeguato dal punto di vista delle condizioni di accoglienza, mentre il centro Pasture attuale è sicuramente una struttura che ha i suoi anni ma che è stata concepita come provvisoria; al momento lo gestiamo come centro provvisorio, ma con tutto il rispetto che dobbiamo agli ospiti e grazie ai nostri collaboratori”.
Crippa ha inoltre aggiunto che la SEM ha chiesto una proroga per la gestione dei punti di affluenza PAF (centri di accoglienza temporanei) ma che si sta aspettando una risposta da parte dei comuni.

Gobbi: “La lentezza delle procedure è un problema”
Il problema di non aver abbastanza personale, spiega ancora Norman Gobbi, “fa rallentare l’evasione delle pratiche e quindi chi arriva in Ticino ma non ha bisogno di reale protezione approfitta ancora più del sistema: non essendo le loro pratiche valutate in tempi brevi, non possono essere allontanati dal nostro territorio”.“Il sovraccarico delle strutture federali è dato anche dalla lentezza delle procedure”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Asilo-%E2%80%9Cnon-ho-mai-visto-una-vera-strategia-logistica-da-parte-di-Berna%E2%80%9D–1982499.html

Da www.rsi.ch/info

Il confronto italo-svizzero a Varese 

Il confronto italo-svizzero a Varese 

Confronto a tutto campo tra il consigliere svizzero Norman Gobbi e il ministro dell’economia italiano Giancarlo Giorgetti: due modelli diversi di organizzazione pubblica chiamati ad affrontare gli stessi problemi, ognuno con i suoi punti di forza e di debolezza

I lavoratori frontalieri, il centro federale del ghiaccio, l’esigenza di nuove forme di collaborazione transfrontaliera, le vocazioni territoriali. È stato un confronto a tutto campo su due modelli diversi di organizzazione pubblica ma chiamati ad affrontare i medesimi problemi, ognuno con i suoi punti di forza e di debolezza. Italia e Svizzera, il Ministro dell’Economia della Repubblica Italiana Giancarlo Giorgetti da un lato e il Consigliere di Stato della Repubblica del Canton Ticino Norman Gobbi dall’altro.
Hanno parlato alla giornata di lavori che vede schierati i più alti livelli dei rappresentanti istituzionali locali, dal ministro Giorgetti ai parlamentari e consiglieri regionali, sindaci e rappresentanti di Anci e della confederazione elvetica.
Un evento, promosso per il Comitato Europeo delle Regioni da Matteo Bianchi e da Varesenews nell’ambito di Festival Glocal, e patrocinato da ANCI Lombardia, si è svolto a palazzo Estense a Varese.
A moderare il direttore di Varesenews Marco Giovannelli e il punto di partenza non poteva che essere quello del frontalierato: «Ministro, il grande numero di cittadini della nostra provincia lavorano in Svizzera impone di partire da qui. Oggi il tema che tiene banco è quella della discussione di un prelievo fiscale ai frontalieri da destinare alla sanità, ci fa un quadro della situazione?».
Spiega Giorgetti: «Con la Svizzera abbiamo appena raggiunto un accordo fiscale storico frutto di un negoziato lunghissimo e mediazioni assai complesse. Un accordo che ha trovato un ragionevole punto di compromesso con la definizione di vecchio frontaliere e nuovo frontaliere. Il tema più caldo di cui si discute in questi giorni è il fatto che nella legge di bilancio c’è una proposta per chiedere un contributo ai frontalieri sul fronte sanitario. È una proposta che c’è già stata in passato. Io credo che la questione sia semplice: possiamo discutere delle modalità ma il principio è sacrosanto. Siamo di fronte ad un tema cruciale, c’è una seria questione di reperimento del personale sanitario sulle fasce di confine. Abbiamo la necessità di affrontare questa che è un’emergenza, il lavoro nelle zone di confine va reso più attrattivo per trattenere la forza lavoro. Io credo che questo principio sia giusto e circa l’entità e la modalità del prelievo fiscale ne dobbiamo discutere, verrà fatto in sede regionale che ne ha competenza».
Proprio il tema del frontalierato e della sanità ha stimolato la risposta di Norman Gobbi: «Io credo sempre è partendo dal basso che si risolvono i problemi. La risoluzione dell’accordo fiscale è stata chiusa così. Dobbiamo parlarci altrimenti i problemi non si risolvono. Oggi il tema del personale sanitario è un tema che ha superato tutti i confini. Non solo il Canton Ticino. Si attirano manodopera classificata da ovunque. Non accade solo nella regione insubrica ma è un tema internazionale, è un problema globale perché se non si trova personale vanno ridotti i servizi».
«Sentendo parlare Gobbi mi sono reso conto di quanto siano comuni le problematiche sui territori – ha proseguito il ministro Giorgetti -. Abbiamo parlato di sanità ma ci sono tante figure professionali che è diventato impossibile reperire. È una situazione molto difficile che parte anche dal bisogno di trovare nuove vocazioni. Il nostro territorio ha vissuto decenni di splendore industriale con una vocazione radicata nella provincia. Adesso la prima vocazione è lo sbocco sull’economia svizzera. Io credo che una vocazione non sia un atto che si definisce burocraticamente in un ufficio ma bisognosa di impegno e lavoro. Il tema della vocazione turistica legata allo sport è qualcosa su cui dobbiamo ragionare perché è un grande potenziale. È un tema che è stato coltivato da anni, pensiamo ad esempio al canottaggio e alle tante attività organizzate».

Il Centro federale del ghiaccio
Proprio il tema della vocazione sportiva territoriale ha portato nel dibattito la questione del centro federale del ghiaccio e la possibilità che possa essere costruito a Varese, «ministro la sua posizione è che la scelta debba essere quella di Varese?».
«Dirò questo – ha risposto Giorgetti -: se penso alla realtà di Como penso ad altre cose rispetto al centro federale del ghiaccio. Se penso alla concorrenza di Milano penso che abbia un aspetto concorrenziale serio perché la metropoli affascina.Però, se chi decide dove portare il ghiaccio vuole una madre e un padre lo trova qui a Varese. Se vuoi essere uno dei tanti vai da un’altra parte, se vuoi essere coccolato vieni qui a Varese dove il ghiaccio è tradizione e la vocazione sportiva territoriale affermata».

Mobilità e programmazione pubblica
«La svizzera ha un approccio decisionale che garantisce la capacità di una programmazione nettamente più efficiente rispetto all’Italia. Prova ne è la programmazione che riguarda la mobilità. Quando lavoro c’è ancora da fare?» ha chiesto direttore Giovannelli.
Norman Gobbi: «Anche noi abbiamo i nostri problemi e secondo me sono soprattutto problemi che riguardano una frattura tra i territori montani e gli ambiti urbani ma è evidente che riusciamo ad avere una programmazione diversa. Per raggiungere gli obiettivi anche in passato qui nel territorio italiano non abbiamo esitato ad investire, penso alla ferrovia Stabio-Arcisate o adesso nel territorio del Luinese. Lo facciamo perché il miglioramento della viabilità di persone e merci contribuisce a migliorare la vivibilità dei nostri territori. Il Canton Ticino ha una popolazione stabile ma dobbiamo tenere conto dell’insistenza dei lavoratori frontalieri e del crescente turismo, è evidente che ci sia molto lavoro ancora da fare e io credo che ci sia un forte bisogno di collaborazione transfrontaliera, soprattutto in virtù dell’opportunità che l’Italia sta avendo con il PNRR. Ne abbiamo parlato con Giancarlo Giorgetti e crediamo che se si riuscisse a potenziare il nodo sud si farebbe un servizio a tutto il nodo prealpino, tra Lugano e Milano».
Ha risposto Giorgetti: «Dal punto di vista della programmazione il nostro Paese sconta diversi tipi di difficoltà, a partire dall’aspetto finanziario di finanziamento delle opere. Apro una parentesi: se le regole che ci siamo messi a livello europeo penalizzano gli investimenti e li considerano una spesa da limitare, diventa molto difficile realizzare le opere ferroviarie e stradali e competere a livello globale laddove altri paesi possono usare risorse pubbliche e private per la realizzazioni. Quando si muove la Svizzera su questi fronti parte con l’avanzo del bilancio federale, noi partiamo da una montagna di debiti. Il secondo problema è l’instabilità politica. Ognuno che arriva dà la colpa a quelli che lo hanno preceduto. Il tema è che se non hai una struttura forte burocratica che mantenga un quadro programmatorio poi la tua capacità di realizzare opere si perde. Bisogna scegliere le cose su cui puntare e lavorare senza perdersi in mille rivoli. Io penso che questo è lo sforzo che il PNRR ha costretto a fare in una situazione eccezionale. Si è venuta a creare una disponibilità incredibile di risorse che prima non c’erano. Bisognava programmare e realizzare in pochi mesi».

Il ruolo delle comunità
«Oggi sempre più spesso manca un ruolo della comunità, talvolta non si trovano neanche i candidati negli enti locali – ha spiegato il ministro -i. Se manca la comunità manca l’energia. E questa energia viene dal basso. O siamo capaci di ricostruire questo tipo di spinta oppure diventa un grande problema. Così è nell’Unione Europea, io vedo in questo momento una pericolosissima involuzione burocratica. Siamo in una bolla che è incapace di dare risposta a problemi nuovi che si presentano continuamente. Se non riusciamo in qualche modo a ricreare quell’energia diventa difficile affrontare le nuove sfide. Penso a quella della denatalità e demografia. Quando tra vent’anni saremo una società vecchia chi è che ci curerà e assisterà? Chi fa fronte a questa emergenza? Già oggi i nostri enti sono sommersi dalla situazione di affidamento minori e anziani. Non trovano più la rete sociale. Queste problematiche si risolvono solo se ritroviamo uno spirito di comunità. Altrimenti non ci sono finanziamenti o interventi pubblici che tengano».

Il confronto italo-svizzero a Varese, Giorgetti rilancia il Centro federale del ghiaccio

Da www.varesenews.it

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Giorgetti rilancia il Centro Federale del ghiaccio: «Milano affascina, ma Varese è la città giusta»

VARESE – Magrini lancia la volata e torna a rivendicare la realizzazione del centro federale del ghiaccio a Varese, il ministro Giancarlo Giorgetti coglie l’invito e conferma che la partita non è chiusa, anche se Milano «deve comprendere i motivi per cui sia meglio qui piuttosto che nella grande città» e Attilio Fontana, che parla di Olimpiadi, sul tema specifico ascolta. Insomma, la questione della Coverciano del ghiaccio ai piedi delle Prealpi varesine è ancora tutta da giocare. Con una sola certezza: Como è ormai fuori dalla disputa.

Como è scivolata sul ghiaccio
Il tema del Centro Federale del ghiaccio è tornato d’attualità questa mattina, lunedì 6 novembre, a Palazzo Estense, dove Giorgetti e Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino sono interventi durante i lavori su “Il ruolo degli enti locali regionali nel futuro dell’Unione Europea”.
E dopo il saluto del sindaco Davide Galimberti, il quale ha premuto acceleratore sulla collaborazione tra enti, «come dimostrano i progetti che stiamo realizzando insieme a Regione Lombardia», a mettere sul tavolo il carico è stato il presidente della Provincia Marco Magrini, il quale ha detto di credere ancora alla realizzazione del Centro Federale. «Dove, in questo momento non è importante. La cosa fondamentale è portarlo qui, nella nostra provincia».
Un assist che il ministro Giorgetti non ha lasciato cadere. «Credo che realizzare il Centro Varese significa alimentare la vocazione di questo territorio. Se penso a Como penso ad altro e non agli sport del ghiaccio. La concorrenza di Milano è seria ed affascinante, però se gli sport del ghiaccio vogliono un padre e una madre li può trovare solo a Varese».

Fontana e la pista di bob
Fontana poi parlando di Olimpiadi ha ricordato il ruolo strategico di Lombardia e Veneto che, «a differenza del governo di quel tempo hanno credito nella candidatura. E dato le garanzie. Garanzie, e Giorgetti lo sa, che ora vanno estese anche al Governo». Fontana del Centro Federale non parla. Scegli di affrontare un altro tema caldo: la pista di bob, che sta creando qualche problema di diplomazia a tra Lombardia e Veneto. «Sono Olimpiadi sostenibili e che eviteranno di realizzare mega strutture che finite l’evento non serviranno più».

Giorgetti rilancia il Centro Federale del ghiaccio: «Milano affascina, ma Varese è la città giusta»

Da www.malpensa24.it

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Frontalieri e tassa sanità: «Principio giusto». Il problema è attirare i giovani

Frontalieri e tassa sanità: «Principio giusto». Il problema è attirare i giovani

VARESE – Italia e Svizzera a confronto a Palazzo Estense, con il tema dei frontalieri al centro del dibattito. Da un lato il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, che ha parlato di «principio giusto» per quella che è stata definita la “tassa sanità” per chi lavora oltre confine. Dall’altro la voce del Canton Ticino, con la difficoltà di reperire personale nel settore della sanità: c’è un problema giovani che emerge in modo prepotente (nel video qui sotto gli interventi).

Principio giusto
La tavola rotonda tra gli esponenti dei due paesi ha animato la discussione dell’incontro sulle prospettive di Varese tra Olimpiadi ed Europa, in corso oggi lunedì 6 novembre a Varese. Giorgetti ha affrontato subito il tema della legge di bilancio, con la proposta di chiedere un contributo ai lavoratori frontalieri che optano per il servizio sanitario nazionale italiano. Sul territorio sono state avanzate molte critiche all’idea, che Giorgetti difende. «È una cosa che in passato c’è stata – ha detto – poi le regioni si sono in qualche modo disinteressate. Il tema è molto semplice: si possono discutere le modalità, che saranno affrontate in sede regionale, ma il principio a mio giudizio è sacrosanto».

Attirare i giovani
L’obiettivo della proposta è quello di trattenere nel Varesotto i professionisti sanitari attirati dagli stipendi più alti offerti oltre confine. Un aspetto toccato anche da Norman Gobbi, consigliere di stato della Repubblica del Canton Ticino. «Il tema del personale sanitario ha superato tutti i confini – ha detto – non solo in Canton Ticino si cercano sanitari italiani: in Svizzera tedesca vengono pubblicati sui giornali annunci in italiano per il personale sanitario. Ma è un problema continentale quello della manodopera altamente qualificata». Un altro scoglio è rappresentato dalla difficoltà di bilanciare le diverse esigenze di domanda e offerta di lavoro. «Abbiamo a che fare con le giovani generazioni che il lavoro a turni non vogliono farlo e il sabato e la domenica non se ne parla, ma i servizi essenziali sono h24 e 7 su 7. Questo è un problema che riscontriamo anche come amministrazione pubblica e non solo nelle aziende». In Italia non va diversamente: «Diventa praticamente impossibile reclutare sul territorio figure amministrative», gli fa eco Giorgetti.

Riordinare i ruoli istituzionali
Il ministro laghee spazia poi su altri temi, con un focus sull’Europa e sui problemi dell’Italia. «Con il Pnrr si è venuta a creare una disponibilità incredibile di risorse ma bisognava programmare in pochi mesi e realizzare in pochi anni. Molti hanno tirato fuori i vecchi progetti che già c’erano nei cassetti, e quindi è mancata la capacità di visione strategica e di amministrazione, con tanti progetti meritori ma senza una visione complessiva del futuro del paese». Quindi la necessità di rivedere l’intero schema istituzionale. «Bisogna rimettere in ordine il ruolo di Europa, Stato, Regioni e Comuni ed è molto complicato. Se non riusciamo diventa difficile affrontare le sfide del futuro».

Frontalieri e tassa sanità: «Principio giusto». Il problema è attirare i giovani

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