Campagna di sostituzione licenza di condurre cartacea blu entro il 31 ottobre 2024

Campagna di sostituzione licenza di condurre cartacea blu entro il 31 ottobre 2024

Comunicato stampa

Lo scorso 15 luglio è entrata in vigore la decisione del Consiglio Federale che impone la sostituzione della licenza di condurre cartacea blu in quella formato carta di credito entro il 31 ottobre 2024.

A tal proposito si ricorda che anche il nostro Cantone ha aderito alla stampa centralizzata della licenza di condurre a livello nazionale, come già fatto in precedenza da tutti gli altri Cantoni. Ogni Cantone dispone di un contingente di stampe giornaliere, in base alla sua dimensione. Per questo motivo è importante che le circa 30’000 licenze blu ticinesi ancora in circolazione vengano sostituite gradualmente, iniziando con sufficiente anticipo. Le capacità di stampa centralizzata, infatti, non permetterebbero di ristampare contemporaneamente tutte le licenze.

Per garantire la miglior distribuzione delle richieste e ottimizzare il servizio all’utenza, a partire da dicembre 2023, la Sezione della Circolazione invierà in modo scaglionato agli interessati una comunicazione mirata, con indicati i passi da seguire e i documenti necessari da trasmettere. Per chi lo vorrà sarà anche possibile trasmettere la fotografia e la firma in maniera digitale.

Si invitano gli interessati a voler rispettare i termini indicati sulla comunicazione, alfine di evitare un cumulo di pratiche che sfocerebbe in un tempo di attesa più lungo per la ricezione della nuova licenza. Qualora un conducente volesse rinunciare definitivamente alla guida, deve trasmettere la sua licenza di condurre originale alla Sezione della Circolazione, allegando uno scritto in tal senso.  

Il costo della sostituzione è di fr. 60.-. A partire dal 01 novembre 2024, se si venisse fermati alla guida di un veicolo essendo ancora in possesso della licenza di condurre blu da parte della Polizia dovrà essere comminata una multa disciplinare.

La carica dei… 100!

La carica dei… 100!

Comuni: ne nasceranno 3 al posto di 9. Norman Gobbi guarda però avanti

Presto il Ticino sarà formato da 100 Comuni, dopo le tre votazioni consultive di domenica scorsa su tre progetti. Le cittadine e i cittadini di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, di Giornico e Bodio e di Quinto e Prato hanno detto “sì” in modo molto più convinto di quanto alcuni immaginavano ai 3 progetti aggregativi, che faranno nascere Lema, Giornico e Quinto.

“Cento è un bel numero – afferma soddisfatto il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. La mia soddisfazione è soprattutto rivolta alle autorità locali e alle cittadine e ai cittadini che si sono impegnati a sostenere i tre progetti. Le aggregazioni nascono dal basso e in molti casi rispondono a un bisogno riscontrato sul piano democratico, per mancanza di persone disposte a occupare una carica pubblica. Ma anche a causa di risorse finanziarie o territoriali insufficienti per rispondere autonomamente ai bisogni della propria popolazione. E questo comporta l’incapacità di dare servizi e prestazioni qualitative, efficaci e a un costo sostenibile. Nei tre nuovi Comuni vi saranno più capacità e questo farà bene alla cittadinanza. Per questo sono soddisfatto”.

Se 100 è un bel numero, vuol dire che ci fermiamo qui con le aggregazioni? “No, vi sono ancora regioni del Ticino che dovrebbero cogliere delle opportunità. Penso in particolare al Locarnese, al Basso Mendrisiotto e alla Rovana, ma non solo. Vedremo nel prossimo futuro come le autorità locali e la popolazione intenderanno muoversi. È vero però che non mi immagino più un Ticino con soli 27 Comuni, come definito dal Piano cantonale sulle aggregazioni. La visione cantonale è cambiata anche grazie a un ripensamento della missione comunale. Il Comune economico della fine degli anni Novanta, complice la globalizzazione, ha lasciato il posto al Comune residenziale, il cui compito è quello di sviluppare in maniera sostenibile la qualità di vita della cittadinanza e delle aziende che vi risiedono. La dimensione di un Comune assume una nuova importanza e va quindi valutata dal punto di vista della sostenibilità sociale. Parole forse difficili, per esprime però un concetto semplice: il Comune per offrire i migliori servizi deve essere il più unito possibile, con una popolazione attiva e democraticamente coinvolta”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 dicembre 2023 de Il Mattino della domenica

Aziende nel mirino degli hacker «Lugano punti sull’innovazione»

Aziende nel mirino degli hacker «Lugano punti sull’innovazione»

L’ultimo caso notevole, in ordine di tempo, riguarda BancaStato. Meglio: i malcapitati correntisti che, ingannati da pagine-trappola create appositamente dagli hacker, hanno regalato ai malintenzionati i propri codici di accesso. Scoperto il trucco, a metà ottobre, la banca è subito intervenuta. Ma il danno ammonterebbe ad alcuni milioni di franchi.

È la prova di come la minaccia digitale è dietro l’angolo, e pronta a colpire anche nel piccolo Ticino. La «rapina» digitale alla banca cantonale inciderà non poco sulla statistica di polizia di quest’anno: nel 2022 la sezione informatica della Polizia cantonale aveva condotto 31 inchieste, la modalità di truffa più diffusa – la violazione di email aziendali – aveva fruttato un bottino di 1.2 milioni di franchi.

Scenario in evoluzione
Come si contrasta, dunque, la minaccia? Gli strumenti si evolvono continuamente e lo stesso vale per le strategie criminali, sottolinea Hildebrant. Per questo motivo, come emerso nel corso del simposio, «la soluzione non può essere riposta unicamente nell’acquisto di tecnologia, ma nell’inserimento di essa sinergicamente in un complesso sistemico fatto di persone, tecnologie e processi che olisticamente provvedono alla difesa continuativa dell’azienda e dei suoi asset».

Lugano guarda avanti
L’anello debole in tutto questo rischia di essere proprio il fattore umano. Di qui l’importanza della formazione del personale, per le aziende, e di un monitoraggio continuativo. In quest’ottica, sottolinea il presidente della Franklin, «le collaborazioni tra pubblico e privato sono e saranno sempre più importanti» in particolare coinvolgendo i centri di ricerca.
Ai lavori nel campus di Sorengo erano invitati inoltre il sindaco di Lugano Michele Foletti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, esperti di cyber-sicurezza provenienti da aziende presenti sul territorio come il Casinò di Lugano, In the Cyber Group, Volocon, AdFulcon eTether (coorganizzatore del Plan B di Lugano) ma anche dalla SUPSI e dalla Polizia cantonale di Ginevra. L’obiettivo era «raccogliere un’ampia gamma di prospettive attuali e raccomandazioni» in un contesto, quello luganese, in rapida crescita. Se Lugano punta ad accrescere il proprio ruolo di città- polo, sottolinea Hildebrant, deve puntare «sull’acquisizione di progetti di ricerca innovativi e sulla collaborazione pubblico-privato». Solo così gli investimenti aumenteranno e, auspica Hildebrant, con il tempo anche i risultati.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 dicembre 2023 de La Domenica

Festività e giornate corte, protetti con PREVENA

Festività e giornate corte, protetti con PREVENA

Comunicato stampa

Festività natalizie e giornate corte. Un connubio che purtroppo non è solo segnale di clima festivo e di regali ma pure di un incrementato rischio di furti con scasso in abitazioni e con destrezza durante gli acquisti. Per questo motivo la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), promuove anche quest’anno, dal 4 al 23 dicembre, l’operazione PREVENA. Da oltre 16 anni l’iniziativa di prevenzione ha quale obiettivo di aumentare la sicurezza della popolazione in questo particolare momento dell’anno, grazie alla presenza accresciuta e capillare di forze dell’ordine su tutto il territorio, nei luoghi di grande affluenza e in ambito di controlli della circolazione stradale.

Le festività natalizie rappresentano un periodo dell’anno da trascorrere con gli affetti più cari godendosi magari un corto o lungo periodo di ferie, anche lontani da casa, per ricaricare le batterie prima del nuovo anno. Purtroppo i ladri non vanno in vacanza, nemmeno a Natale. E soprattutto, come ogni anno, passeranno il periodo natalizio a ricercare gli obiettivi più propizi e semplici per commettere furti con scasso nelle abitazioni, favoriti anche dal precoce calar della notte, o con destrezza a danno delle persone che si accalcano nella folla dei negozi e dei mercatini per i regali. A questo bisogna aggiungere cene, cerimonie e altri momenti di festa in comune. Fattori che aumenteranno gli spostamenti delle persone e parallelamente le assenze dal proprio domicilio. Per non incorrere in brutte sorprese, la polizia vi invita nuovamente a mantenere alta l’attenzione, poiché i malviventi possono approfittare dell’affollamento, dell’imbrunire anticipato e delle abitazioni vuote per vacanza per compiere reati. Non solo in presenza ma pure a livello virtuale grazie a truffe sempre più sofisticate attraverso offerte di acquisti fraudolente fin troppo allettanti, in un momento contrassegnato da difficoltà economiche che toccano tutti noi.

Al fine di prevenire spiacevoli sorprese durante gli acquisti, i festeggiamenti o il ritorno a casa, si ricordano alcuni consigli principali:

Durante gli acquisti e gli spostamenti a piedi:
• Evitate, per quanto possibile, di portare con voi somme consistenti di denaro in contanti e utilizzate preferibilmente le carte di credito.
• Custodite il portafoglio nelle tasche anteriori dei pantaloni o nelle tasche interne della giacca.
• Portate sempre le borse a contatto con il corpo e preferibilmente davanti, chiuse accuratamente.
• Non conservate nello stesso luogo le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile, non scrivete i codici.
• Fate attenzione quando qualcuno vi urta nella folla; spesso, gli autori di furti e borseggi provocano collisioni per distrarre le vittime e rubare loro denaro e altri beni.

Per prevenire i furti con scasso nelle abitazioni:
• Chiudete accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare evidenti segni di assenza come biglietti sulla porta, luci spente in casa e indicazioni sui social media.
• Conservate gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassaforte presso la banca.
• Evitate di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi dei fiori o nella buca delle lettere.
• Simulate la presenza all’interno dell’abitazione.

Se acquistate online:
• Diffidate di offerte troppo vantaggiose.
• Se i siti di acquisto non sono noti, verificate la loro qualità attraverso recensioni online di altri utenti o sui siti internet di verifica.
• Se un oggetto non è reperibile in negozio ma è disponibile online, prestate attenzione ai termini effettivi di consegna e alla loro garanzia.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quinta del 2023 e la 68. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i membri della Piattaforma si sono confrontati su una serie di richieste formulate all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono stati anzitutto forniti ai Comuni alcuni chiarimenti su una modifica alla Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, riguardo agli obblighi previsti per i datori di lavoro esterni affiliati alla cassa. Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi condiviso alcune informazioni in merito al preventivo 2024 del Cantone, confermando che la discussione parlamentare è prevista all’inizio del prossimo anno. Il Dipartimento della sanità e della socialità ha risposto ad alcune sollecitazioni sul tema delle cure a domicilio, in merito alla crescente diffusione di servizi Spitex privati e infermieri indipendenti in Ticino; è stato ricordato che il tema è di competenza federale e che il Cantone ha quindi un margine di manovra molto limitato.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in seguito aggiornato i presenti sul progetto «Per migliorare l’efficacia della gestione dei morosi LAMal». Le misure studiate dal gruppo di lavoro, ora in fase di attuazione, intendono in particolare rafforzare i Comuni nei confronti dei cittadini renitenti alle convocazioni.

I Comuni sono poi stati informati sui contenuti del rapporto elaborato, su mandato del Consiglio di Stato, dal gruppo di lavoro misto che ha approfondito il tema del soccorso di animali in Ticino. Il tema sarà affrontato nuovamente in un incontro con le associazioni dei Comuni.

La Piattaforma di dialogo si è poi confrontata sul tema della riforma istituzionale «Ticino 2020». Il Consiglio di Stato ha segnalato che la consultazione sull’ultima versione del progetto è stata prolungata fino al 15 dicembre. L’analisi delle risposte ricevute avverrà entro la fine del mese di gennaio 2024, ed entro la metà di marzo saranno approfondite le opzioni disponibili per migliorare la soluzione proposta; le conclusioni saranno presentate al Comitato strategico prima delle elezioni comunali 2024.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi presentato una modifica di legge che permetterebbe al Consiglio di Stato di chiudere procedure aggregative in corso, nel caso in cui vengano meno le premesse per giungere in tempi ragionevoli a una votazione consultiva. È stato infine comunicato che la 5. edizione del simposio Cantone-Comuni, intitolata «Conversazioni su LOC e dintorni», si svolgerà giovedì 1. febbraio 2024 a Bellinzona.

‘Non c’è una soluzione che farà felici tutti’

‘Non c’è una soluzione che farà felici tutti’

Della Santa (Sel) risponde alle critiche dei Municipi

«Non c’è una soluzione che farà felici tutti. Bisogna essere consapevoli che la soluzione proposta è lontana da quella auspicata inizialmente e le cause sono da ricercare in entrambi i campi». È chiara la risposta di Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali (Sel), alle critiche ricevute negli scorsi giorni da diversi Comuni sulla riforma ‘Ticino 2020’, il progetto con cui Cantone e comuni vogliono rivedere la suddivisione dei compiti e rivedere i flussi finanziari tra Cantone e Comuni. «Come Direzione di progetto, che ricordo essere paritetica, nutriamo la speranza che su entrambi i livelli politici si arrivi a una soluzione che possa essere il più possibile sostenuta», afferma Della Santa. A farsi avanti nelle scorse settimane erano stati i Municipi dei centri urbani – Chiasso, Mendrisio, Bellinzona, Locarno e Lugano – attraverso una lettera firmata dai rispettivi sindaci e segretari. Tre pagine fitte nelle quali non si usano mezze parole. «Siamo consapevoli, e lo eravamo dall’inizio, che ci sarebbero stati comuni che avrebbero condiviso il progetto e altri no. Ci sono oggettivamente delle criticità nella proposta che è stata messa sul tavolo – ammette il capo della Sel –, ci sono però anche dei punti di forza, in modo particolare sul fronte della perequazione. La lettura oggettiva di questi aspetti potrà avvenire solo una volta terminata la consultazione».

Termine che è stato posticipato all’inizio di dicembre. «Poi inizierà l’analisi delle prese di posizione, che sono anche molto variegate tra loro. La lettura oggettiva delle posizioni assunte dai 106 comuni ticinesi potrà avvenire solo una volta terminata la consultazione». Consultazione, ricorda Della Santa, «voluta proprio per raccogliere le opinioni e cercare di portare una serie di migliorie a quanto proposto». L’analisi delle prese di posizione terminerà verso gennaio, momento a partire dal quale si inizierà a valutare le varie opzioni utili per ottimizzare il sistema. «Una soluzione che possa avere maggiore sostegno verrà proposta tra maggio e aprile al comitato strategico, che poi dovrà decidere quale scenario adottare». In ogni caso, precisa Della Santa, «si dovrà anche tenere conto delle condizioni poste da Cantone e comuni, che non offrono molto margine di manovra».

Nella lettera dei Municipi dei centri urbani più grandi viene citato l’esempio – definito pratico e lampante – della gestione delle strutture per anziani. Secondo gli Esecutivi “non vi è alcun incentivo concreto e tangibile a compiere sforzi per mettere in rete le strutture in modo da ottimizzare la gestione e renderla maggiormente efficace ed efficiente”. E proprio dall’esempio della gestione degli anziani parte la risposta del capo della Sel: «Il tema della presa a carico sociosanitaria degli anziani è complesso e retto in primo luogo dalla Legge sull’assicurazione malattia, che ricordo essere una norma federale. Un ambito dove lo stesso Cantone fatica talvolta a proporre e adottare misure per contenere l’evoluzione dei costi. Ciò detto occorre riconoscere che l’attuale soluzione è effettivamente solo in parte incentivante per i comuni più virtuosi e quanto proposto e concordato con i comuni nei mesi passati rimedia in parte alla critica sollevata».

‘Giusto usare i dati del 2019’
A prendere posizione in maniera critica è stato anche il Municipio di Gambarogno “spaventato” dal fatto che il progetto di riforma sia basato su dati del 2019 “ormai desueti”. «Per arrivare a calcolare i costi e l’impatto sui singoli comuni bisogna avere dei dati corretti – spiega Della Santa –. Per alcune voci di spesa questi dati non sono di cassa, cioè pagati nell’anno di riferimento come riportato nei consuntivi comunali, ma di competenza, ossia realmente riconducibili alle prestazioni erogate nell’anno di riferimento. Per calcolare questi costi ci vogliono normalmente diversi mesi, ma la pandemia ha reso questo calcolo particolarmente difficile, senza contare i costi generati proprio dalla crisi sanitaria, che hanno gonfiato alcune voci di spesa negli anni 2020 e 2021. Non ci è sembrato giusto utilizzare i dati di quegli anni e se l’avessimo fatto, probabilmente, qualcuno si sarebbe lamentato».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 novembre 2023 de La Regione

Alle urne tre ‘sì’, futuro del Ticino a cento Comuni

Alle urne tre ‘sì’, futuro del Ticino a cento Comuni

Dalla popolazione via libera alle aggregazioni in Leventina e nel Malcantone

Doppio sì in Leventina ai progetti aggregativi Bodio-Giornico e Quinto-Prato Leventina. Chiamata ieri alle urne per la votazione consultiva, la popolazione dei quattro comuni ha nettamente approvato le relative proposte, dando così il proprio via libera alla costituzione dei due nuovi enti locali. La legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita dei nuovi Comuni. Cominciando dalla Bassa Leventina, a Bodio i ‘Sì’ si attestano al 68,47% con 152 voti favorevoli, mentre i ‘No’, 70, si fermano al 31,53%. Risultato ancora più schiacciante a Giornico, dove i favorevoli sono stati 254 (74,49%) e i contrari 87 (25,51%). Complessivamente il progetto è stato accolto nella misura del 72,11%, a fronte di 406 ‘Sì’ e 157 ‘No’. Partecipazione al voto del 65,27% a Giornico, mentre a Bodio solo del 51,47% (su 443 iscritti in catalogo hanno votato in 228). Ricordiamo che questo progetto aggregativo (che darebbe vita a un Comune di circa 1’700 abitanti) è nato dopo l’affossamento, nel febbraio del 2022, di quello denominato Sassi Grossi, che oltre ai due Comuni citati comprendeva anche Pollegio e Personico, la cui popolazione si era però detta contraria.
Risultato netto anche in Alta Leventina: 316 ‘Sì’ e 142 ‘No’ a Quinto, 145 ‘Sì’ e 64 ‘No’ a Prato Leventina. Tradotto: fusione accolta con il 69% nel primo comune e con il 69,38% nel secondo. In totale il progetto ha incassato 461 voti favorevoli (69,12%) e 206 contrari (30,88%). Partecipazione al voto più alta rispetto alla Bassa Leventina: 70,68% a Quinto e 76,34% a Prato Leventina.

Spaccatura in Consiglio comunale, non alle urne
In Bassa Leventina il Comune si chiamerà ‘Giornico’ (già definito prima della votazione odierna), mentre in alta valle la popolazione ha scelto ‘Quinto’ con 328 preferenze rispetto alle 290 per il nome Quinto-Prato.
A Quinto si osserva in particolare un massiccio sostegno alla fusione che non si allinea alla spaccatura politica all’interno del Consiglio comunale, dove il progetto aggregativo era stato accolto per un solo voto scontrandosi con la contrarietà dei consiglieri del Centro e di Quinto ’21 (favorevole invece il partito di maggioranza del Plr), dell’avviso che una fusione per dare vita a un nuovo Comune di 1’500 abitanti non sia una vera opportunità, da ricercare piuttosto nell’unione dell’intera Alta Leventina (con anche Dalpe, Bedretto e soprattutto Airolo). Scenario peraltro auspicato dal Dipartimento del territorio e inserito nel Piano cantonale delle aggregazioni. Un tentativo in questo senso era stato fatto dai Municipi di Prato e Quinto, che avevano deciso di andare avanti da soli dopo la risposta negativa degli esecutivi degli altri tre Comuni.

La soddisfazione dei quattro sindaci
Tra i sindaci dei quattro comuni regna ovviamente la soddisfazione, e anche un po’ di stupore per un risultato che va forse oltre le aspettative. «Eravamo fiduciosi ma non ci aspettavamo un risultato così netto – dice Stefano Imelli, sindaco di Bodio –. Il sentimento odierno è soprattutto di gratitudine nei confronti della popolazione per aver saputo guardare con coraggio al futuro, lasciando da parte il proprio campanile e ascoltando chi da tempo sottolineava la necessità di un’aggregazione». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Giornico Rosolino Bellotti. «Con oltre il 74% di ‘Sì’ il risultato è decisamente chiaro. D’altronde se si vuole guardare avanti non c’erano alternative. I contrari non hanno mai espresso un’alternativa valida. Ora bisognerà rimboccarsi le maniche per lavorare bene per preparare in maniera adeguata la nascita del nuovo Comune».

Molto soddisfatto anche il sindaco di Quinto, Aris
Tenconi . «Era difficile prevedere un risultato così netto. Significa che la popolazione ha capito la situazione in cui siamo e la necessità di unire le forze», afferma, felice per l’esito di una votazione che, rispetto alle divergenze di opinioni in Consiglio comunale, «rispecchia il parere positivo emerso in particolare durante la giornata di studio che ha coinvolto gli abitanti». Un po’ sorpreso anche il sindaco di Prato Leventina Davide Gendotti.
«Noto con piacere un voto razionale e responsabile. Ora c’è ancora tanto da lavorare e ci impegneremo affinché anche il 30% dei contrari possa ricredersi sulla necessità di questa fusione». Il Dipartimento delle istituzioni (Di) prende atto con soddisfazione dei risultati delle odierne votazioni consultive, che rappresentano un ulteriore passo verso l’attuazione delle due fusioni. Prossimamente, si legge ancora nella nota, il Di presenterà al Consiglio di Stato le proposte di messaggio per i due progetti aggregativi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 novembre 2023 de La Regione

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Benvenuti Lema, Giornico e Quinto «Ripagheremo la grande fiducia»
Approvati alle urne con percentuali oltremodo significative i progetti di unione in Malcantone e in bassa e alta Valle Leventina Soddisfatti i presidenti delle commissioni di studio – Pozzi: «Ora subito al lavoro» – Imelli: «Un segnale chiaro» – Tenconi: «È solo il primo passo»

Tre su tre. Ed il Ticino si ritrova con 100 Comuni. È stata una domenica da en plein quella di ieri. Una giornata perfetta che ha visto nascere i Comuni di «Lema», «Giornico» e «Quinto». Tutti e nove gli enti locali interessati dai matrimoni (cinque in Malcantone e quattro fra bassa ed alta Leventina) hanno accolto le entità territoriali che ufficialmente vedranno la luce con le prime storiche elezioni in agenda nella primavera 2025. L’attuale legislatura, infatti, verrà prorogata; ciò significa che il 14 aprile prossimo non si dovrà andare alle urne come nel resto del nostro Cantone. Nel complesso, i progetti aggregativi sono stati accolti con percentuali comprese tra il 69,12% di «Quinto» ed il 73,28% di «Lema ». Nel mezzo il 72,11% di «Giornico». Anche la partecipazione al voto è stata importante. Risultati significativi, che si commentano da soli, insomma. La popolazione aveva voglia di unione, dando seguito in questo modo alle scelte fatte dalle rispettive istituzioni che nelle nozze ci credevano eccome. E che sono state ripagate dai cittadini. Alla grande.

Gli ingredienti giusti
Dalle urne è uscito un verdetto chiaro: il nuovo Comune di «Lema» si farà. I cittadini di Astano, Novaggio, Curio, Bedigliora e Miglieglia si sono espressi a favore del matrimonio allargato con il 73,28% di schede favorevoli (exploit ad Astano e Miglieglia con un sonoro 90%), dando così fiducia alla Commissione di studio che aveva allestito e curato il progetto aggregativo.
Fin dall’inizio, le premesse per la fusione c’erano tutte: i cinque Esecutivi (la gerenza di Astano e i quattro Municipi, n.d.r.) hanno sempre ritenuto che unire le forze fosse un passo più che necessario e gli incontri informativi organizzati nei vari Comuni come avvicinamento al voto sono stati ben frequentati dalla popolazione. Anche il Consiglio di Stato aveva contribuito a sostenere il progetto con 7,2 milioni di franchi. E il risultato andato in scena ieri è l’unione di tutti questi ingredienti. «Siamo soddisfatti che il lavoro svolto sia stato capito e soprattutto che ci è stata data fiducia – raggiungiamo al telefono il sindaco di Novaggio Andrea Pozzi, mentre si trova a Bombinasco per festeggiare insieme ai membri della Commissione di studio -. Adesso dobbiamo lavorare per ripagare questa fiducia con un progetto ben articolato che diventi realtà nel 2025». Buona la seconda, quindi, per i Comuni del Medio Malcantone. La partecipazione al voto è stata del 61,28%.

L’exploit di Astano
Nel 2004, quindi quasi vent’anni fa, un progetto simile era stato affossato in votazione perché accolto solo da Bedigliora e Miglieglia. I tempi sono cambiati, così come le priorità e il consenso da parte degli abitanti e di alcuni Municipi. Ma torniamo per un momento alle percentuali, favorevoli e schiaccianti, di Astano (90,63%) e Miglieglia (90,28%). «Astano è un Comune in gerenza con seri problemi di rappresentanza politica – prosegue Pozzi -. Miglieglia, per contro, ha un sindaco che ha sempre portato avanti questa visione aggregativa. Anche le percentuali di Bedigliora, Curio e Novaggio sono buone. Quest’ultimo, che è il paese più popoloso e quello che offre di più a livello di immagine, aveva più possibilità di vedere cittadini con dubbi o perplessità. Alla fine, però, tutti hanno capito che è meglio essere uniti ». L’ultima parola, ora, spetta al Gran Consiglio, ma non dovrebbero esserci particolari sorprese (si veda l’articolo in basso).

Al di là delle aspettative
Un risultato così chiaro non se l’aspettavano i presidenti delle commissioni di studio dei nuovi Comuni di «Giornico» e «Quinto», rispettivamente Stefano Imelli e Aris Tenconi. Se è pur vero che in questi mesi non si erano palesati pubblicamente dei cittadini contrari alle due aggregazioni, d’altro canto non era scontato che i progetti potessero essere approvati a larghissima maggioranza: con il 72,11% nel primo caso e con il 69,12% nel secondo. «A livello complessivo c’è grande soddisfazione. Certo, rispetto alla votazione del 13 febbraio 2022 su ‘Sassi Grossi’, che comprendeva anche Personico e Pollegio, il sostegno è un po’ calato (a Bodio e Giornico i sì raggiunsero infatti ben l’81% e l’84%; n.d.r.), tuttavia ritengo che sia normale, trattandosi appunto di un’unione a due e non più a quattro», esordisce il sindaco di Bodio e presidente della commissione Stefano Imelli, la cui popolazione ha dato luce verde al neonato paese con il 68,47% rispetto al 74,49% di Giornico.

«Non sarà una passeggiata»
Sono comunque percentuali significative, alla pari di quella riguardante la partecipazione (58,95%). Teme che le critiche che non ci sono state finora possano emergere nella fase di avvio del nuovo Comune che conterà circa 1.700 abitanti e beneficerà di un aiuto dal Cantone di 3 milioni? «Non credo. Non va però negato che il sentiero sarà in salita alla luce delle sfide che si profilano all’orizzonte. Ma è un percorso che potremo affrontare assieme, con più tranquillità e in modo migliore, essendo maggiormente attrezzati. Di questo sono pienamente convinto ». Il nostro interlocutore, che si è già detto pronto a candidarsi nella primavera 2025 alle prime elezioni (quale rappresentante de Il Centro, ovviamente, così come l’omologo di Giornico Rosolino Bellotti), chiude con un «ringraziamento di cuore ai cittadini di entrambi i paesi. Hanno guardato al futuro e alle opportunità, invece che al campanilismo. Questo è davvero uno splendido segnale. E mi lasci infine dire che mi fa piacere che si sia aggregata pure l’alta Leventina e non solo noi», conclude Imelli.

Lo stimolo a fare bene
Eccoci, allora. Ci spostiamo a nord, dove troviamo un raggiante Aris Tenconi, sindaco di Quinto e alla testa della Commissione di studio. «Quanto scaturito dalle urne va oltre le più rosee aspettative. Il risultato premia il lavoro svolto finora e dà una spinta ulteriore a chi sarà chiamato ad amministrare il nuovo Comune, che potrà agire con serenità», rileva il nostro interlocutore. A Quinto i sì sono stati pari al 69%, percentuale di poco superiore a Prato Leventina (69,38%); ha espresso complessivamente il proprio voto il 72,35% degli aventi diritto. Nel segreto dell’urna bisognava scegliere pure il nome del paese di 1.350 abitanti e che potrà contare sul contributo del Governo di 1,7 milioni, con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative particolarmente significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Per 328 a 290 l’ha spuntata «Quinto» su «Quinto-Prato». Come se la spiega questa differenza che non è così ampia come si poteva immaginare? «La popolazione di Quinto ha capito che bisogna tener conto di tutti. La mentalità già c’è, considerando che il nostro villaggio ha ben 15 frazioni e nessuna è mai stata dimenticata. Sarà così anche in prospettiva».

Le prospettive future
Secondo il Consiglio di Stato questo primo matrimonio dovrà essere seguito da altri, sulla falsariga di quanto fatto a Faido, Comune che si è unito in tre distinte tappe (2005, 2011 e 2015). Il riferimento è pertanto ad Airolo, Bedretto e Dalpe. «A mio avviso, a medio-lungo termine, in Leventina ci dovranno essere solo tre Comuni: in bassa, media ed alta valle. Musica di domani, però. Al momento mi godo questa giornata di festa. Oltretutto perfetta alla luce del sì all’aggregazione fra Bodio e Giornico », chiosa Aris Tenconi (PLR), il quale è pronto a rimettersi in gioco alle elezioni del 2025, alla pari del sindaco di Prato Davide Gendotti, pure lui PLR.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 novembre 2023 del Corriere del Ticino

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Il Ticino a 100 comuni che “non era immaginabile”
Le considerazioni del consigliere di Stato Norman Gobbi dopo l’approvazione, domenica, di tre progetti aggregativi

“Sicuramente il fatto di raggiungere un Ticino a 100 comuni non era immaginabile”. Sono le parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dopo che domenica i cittadini di nove comuni hanno approvato tre progetti aggregativi (due in Leventina, uno in Malcantone).
Tre progetti che porteranno il numero dei comuni da 106 a – come detto – 100. Un numero che è stato raggiunto soprattutto con un cambiamento della politica, sottolinea ancora Gobbi interpellato dalla RSI: “Si promuovono iniziative che arrivano dal basso: lo abbiamo visto con questa tornata, in cui i progetti sono nati dai comuni interessati e sono stati promossi a livello locale”.
Secondo Gobbi, è necessario far maturare “la consapevolezza che talvolta la dimensione può risolvere alcuni problemi: da un lato in alcuni territori è difficile reclutare persone che si mettano a disposizione di municipi e consigli comunali, dall’altro sul fronte dei servizi vi è la necessità di servire meglio la propria popolazione, il proprio territorio e le proprie aziende”.
Si contano comunque anche realtà – aggiunge ancora il consigliere di Stato – in cui i servizi funzionano. “Credo, quindi, che sia davvero il momento di fare una riflessione, passando dal desiderio alla consapevolezza della necessità o meno di fare questo passo”. Si tratta tuttavia “di un passo nell’interesse della cittadinanza che da parte dell’ente pubblico si attende servizi di qualità ma anche visioni politiche per lo sviluppo del proprio territorio” conclude.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-a-100-comuni-che-%E2%80%9Cnon-era-immaginabile%E2%80%9D–2001018.html

Esito delle votazioni consultive sulle aggregazioni

Esito delle votazioni consultive sulle aggregazioni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione dei risultati delle odierne votazioni consultive riguardanti tre progetti di aggregazione.  
In Leventina le cittadine e i cittadini di Quinto e Prato così come quelli di Bodio e Giornico hanno accolto i rispettivi progetti aggregativi. Nell’insieme dei due comprensori l’aggregazione è stata sottoscritta in tutti i comuni, compiendo così un ulteriore passo verso l’attuazione.  
Nella regione del Medio Malcantone gli aventi diritto di voto dei comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio erano chiamati ad esprimersi sul progetto di costituzione di un Comune unico denominato Lema. Dallo scrutinio è emerso che tutti i comuni hanno aderito alla proposta di aggregazione.  
Sottolineamo che, su richiesta degli esecutivi, il Consiglio di Stato potrà differire le elezioni comunali previste il prossimo 14 aprile 2024, lasciando quindi in carica gli attuali organi in vista delle aggregazioni sulle quali dovrà pronunciarsi il Gran Consiglio. Riservati eventuali ricorsi, l’entrata in funzione dei tre nuovi comuni di Quinto, Giornico e Lema, con l’elezione dei rispettivi Municipi e Consigli comunali, potrebbe quindi avvenire entro la primavera del 2025.    
Il Dipartimento delle istituzioni presenterà prossimamente al Consiglio di Stato le proposte di messaggio per i tre progetti aggregativi.

 

 “Stop alla violenza domestica!”

 “Stop alla violenza domestica!”

Per Norman Gobbi positive le misure messe in campo 

La violenza domestica è un fenomeno preoccupante, strutturale e trasversale a tutta la società. Non può più essere confinato all’interno delle quattro mura domestiche, ma deve interrogarci tutti, per le conseguenze negative che ha sull’intera società”. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato molto chiaro nel suo intervento durante la presentazione del bilancio dell’attività interdipartimentale alla lotta contro la violenza domestica e per il lancio della Giornata cantonale contro la violenza domestica – svoltasi ieri a Bellinzona – e delle azioni che sono in programma sino al 10 dicembre nell’ambito della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza domestica. “Per il Consiglio di Stato si tratta di un tema prioritario e in tal senso ci siamo mossi, presentando il Piano d’azione cantonale nel 2021 e il suo aggiornamento nel ’22. Adesso è tempo di fare un bilancio su quanto messo in campo. Un bilancio sostanzialmente positivo, nella misura in cui tutte le iniziative oggi sono coordinate tra loro. Non si lavora più “a silos”, dove ognuno fa il suo, senza però creare una rete. La collaborazione su questo fronte, come su altri, è essenziale. E così Dipartimento delle istituzioni, DSS e DECS promuovono attività tra loro coordinate. Nello stesso tempo i Comuni (in particolare le città, ma non solo), le associazioni e vari enti, insomma quella che si definisce “la società civile”, fanno fiorire una serie di iniziative, attraverso le quali il fenomeno viene trattato sotto più aspetti”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Si è capito che se ognuno fa la sua parte nell’ambito di un Piano d’azione cantonale – che non limita le iniziative, ma anzi le promuove e le sollecita – i risultati ci sono. “In un mondo in cui l’uso della violenza è aumentato assistiamo in Ticino a una stabilizzazione degli atti di violenza domestica. Violenza che non viene esercitata sola dall’uomo verso la donna (spesso la compagna, l’amica o la moglie) come si è soliti pensare, ma nella misura del 25% anche dalla donna verso l’uomo. Un dato che ha sorpreso, ma non più di tanto se si seguono i comunicati della Polizia cantonale e le notizie sui giornali”, sottolinea Gobbi.

“L’obiettivo è quello di sconfiggere questo tipo di violenza. Ambizioso, lo riconosco. Per fare questo abbiamo bisogno di un profondo cambiamento culturale, grazie al quale non dovrebbe più esserci sopraffazione di genere, ma il riconoscimento di una pari dignità delle persone al di là del loro sesso. Un processo di cambiamento culturale che nasce all’interno della famiglia, nella scuola, in tutte le istituzioni. Più facile a dirsi che a farsi? No, se ognuno di noi fa la sua parte e prende coscienza che la violenza fisica e/o psicologica non è il rimedio per superare e risolvere un conflitto, di qualsiasi tipo esso sia. Anzi, la violenza genera ulteriore violenza! Riconosco che per alcune culture la strada sarà più dura, ma anche su questo ci dobbiamo lavorare”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

‘Sovraffollamento carceri, ora la situazione è molto critica’

‘Sovraffollamento carceri, ora la situazione è molto critica’

Il direttore Laffranchini: stiamo facendo salti mortali per trovare degli spazi. Andreotti, Divisione giustizia: detenuti collocati anche in altri cantoni

È di nuovo emergenza sovraffollamento nelle prigioni ticinesi. «Martedì per esempio – sostiene il direttore delle strutture detentive cantonali Stefano Laffranchini – non c’erano più posti disponibili né alla Farera né alla Stampa». Cioè nel Carcere giudiziario, riservato agli imputati in attesa di giudizio dei quali la Procura ha disposto la detenzione preventiva con l’avallo del giudice dei provvedimenti coercitivi, e nel Carcere penale dove vengono rinchiuse le persone condannate a una pena da scontare dietro le sbarre.

‘Si vive praticamente alla giornata’
«È dall’inizio di quest’anno che registriamo un’occupazione elevata delle due strutture – riprende Laffranchini –. Se ci limitiamo alla Farera, che ha una capienza massima di ottantotto posti, parliamo di una media giornaliera di ottanta detenuti. Un numero tutto sommato ancora gestibile. È però da tre mesi, e soprattutto da qualche settimana, che stiamo facendo i salti mortali per individuare degli spazi sfruttabili. Insomma, si vive praticamente alla giornata, tra scarcerazioni, incarcerazioni e soluzioni per così dire volanti. È però anche successo che si sia dovuto tenere qualche imputato nelle celle di polizia di Mendrisio più del solito nell’attesa di riavere un posto a disposizione nel Carcere giudiziario». Gli agenti di custodia, tiene a puntualizzare il direttore delle Carceri cantonali, «stanno facendo il possibile e l’impossibile, con un impegno davvero encomiabile». Il sovraffollamento è da ricondurre, spiega Laffranchini, «alla concomitanza di grosse inchieste del Ministero pubblico che hanno comportato degli arresti e a un incremento dei fermi di richiedenti asilo, tra cui dei minorenni o sedicenti tali, per reati, ad esempio, contro il patrimonio».

‘Personale messo a dura prova’
La situazione riguardante l’occupazione delle prigioni “è molto critica e constatiamo che si sta protraendo nel tempo, mettendo a dura prova in particolare il personale delle strutture carcerarie nonché il Servizio medico carcerario e l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa”, ha scritto l’altro ieri la direttrice, in seno al Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia Frida Andreotti alle diverse autorità interessate, fra cui la magistratura penale e la commissione del Gran Consiglio preposta alla sorveglianza sulle condizioni detentive in Ticino. Ha pure fornito le cifre relative a mercoledì. Carcere giudiziario La Farera: “85 posti occupati su 88 (compresi 3 minori accertati e 3 presunti minori e 20 donne): disponibilità di 2 posti per uomini e 1 posto per donna”. Carcere penale La Stampa: “completo”. Carcere aperto Lo Stampino: “21 posti su 45 disponibili”. In questo periodo “il numero di minori (o presunti tali) incarcerati ha anche raggiunto ben 9 unità, con tutte le implicazioni del caso nel loro collocamento alla Farera”. Il direttore e tutto il personale, ha scritto ancora Andreotti, “si stanno adoperando per ricercare tutte le possibili soluzioni interne tra comparti, occupando ogni possibile spazio disponibile a fronte di una situazione logistica che ha già raggiunto i suoi limiti massimi, ritenendo altresì il numero degli agenti di custodia a disposizione, tarato su un’occupazione ben inferiore a quella attuale”.

‘Contatti anche con la magistratura e il Concordato latino’
La ‘Regione’ ha interpellato la responsabile della Divisione giustizia per sapere come il Dipartimento istituzioni stia affrontando questo nuovo sovraffollamento della Farera e del Carcere penale. «La Divisione – spiega Frida Andreotti – sta operando a fianco della Direzione delle strutture carcerarie per trovare delle misure puntuali. Sta inoltre interagendo con i partner del Concordato latino sulla detenzione penale per gli adulti per poter collocare altri detenuti fuori del Ticino, considerando tuttavia che anche altri Cantoni sono confrontati con un livello di occupazione elevato. A oggi, in seguito all’emergenza, quattro detenuti sono stati accolti in carceri del Concordato latino, e altri potrebbero seguire. La Divisione sta inoltre intensificando il dialogo con le autorità giudiziarie interessate, allo scopo – nel pieno rispetto delle rispettive competenze – di alleviare la pressione sulle Strutture carcerarie cantonali. Negli ultimi mesi abbiamo peraltro constatato un importante incremento dell’uso delle misure sostitutive all’arresto da parte del Ministero pubblico e il costante utilizzo della sorveglianza elettronica tramite braccialetto in caso di condanna a pene detentive di breve durata. In questo contesto che mette sotto pressione tutto il personale attivo nel settore esecuzione pene, tengo a rimarcare il grande impegno e professionalità di tutti per gestire nel migliore dei modi la situazione».

In una prospettiva a medio termine a quali soluzioni si sta lavorando per evitare il sovraffollamento? «Attualmente – annota la direttrice della Divisione giustizia – nel Carcere giudiziario La Farera sono collocate sia in regime di carcere preventivo che in anticipata esecuzione pena, rispettivamente esecuzione pena, 20 detenute di sesso femminile, e 12 richiedenti asilo, il che rappresenta un terzo dell’occupazione totale. Per quanto concerne le detenute, la prossima apertura di una sezione femminile alla Stampa permetterà – rileva Andreotti – di ridurre l’occupazione della Farera. Per i richiedenti asilo, il Dipartimento per il tramite del direttore Norman Gobbi ha tematizzato la questione con il Comitato dei direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia, allo scopo di suddividere meglio l’onere delle misure coercitive alternative, previste dal Codice di procedura penale, tra Confederazione e Cantoni».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 24 novembre 2023 de La Regione