“Bellinzona sarà più bella grazie al nuovo Pretorio”

“Bellinzona sarà più bella grazie al nuovo Pretorio”

“Un ulteriore importante tassello per la Giustizia cantonale e nazionale”

Sono iniziati a Bellinzona i lavori per la costruzione del nuovo Pretorio. Il progetto prevede di mantenere la vecchia e storica facciata che dà su viale Franscini, aggiungendovi un nuovo corpo. “Una volta ultimato, l’edificio accoglierà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale – la cui sede sarà dunque confermata a Bellinzona, seguendo altresì gli auspici del Parlamento – e la Polizia cantonale. La nuova importante realizzazione – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si inserisce nella strategia logistica generale promossa dal Governo, nell’ottica di assicurare pari dignità nelle varie regioni del Cantone alle sedi della Giustizia: dal Pretorio di Bellinzona, appunto, alla futura ristrutturazione del Pretorio di Locarno i cui lavori sono programmati a partire dal 2025 per giungere all’auspicato acquisto del nuovo Palazzo di giustizia di Lugano nello stabile Botta. Progetti che devono essere intesi quali investimenti, in una prospettiva lungimirante e di lungo periodo, tesi a rispondere, rispettando la storia del nostro Cantone a livello della presenza delle autorità sul territorio, alle esigenze della Giustizia e di chi vi opera: una Giustizia moderna che in futuro conoscerà la digitalizzazione dell’attività, ciò che richiede degli stabili adeguati e funzionali. L’investimento a Bellinzona per i lavori al nuovo Pretorio sarà di circa 50 milioni di franchi e la Capitale diventerà più bella grazie a questa realizzazione”, sottolinea Norman Gobbi.

Nelle principali città del Cantone tre sedi istituzionali che danno dignità logistica alla Giustizia. Però manca ancora un tassello, quello di Lugano. “Il messaggio che chiede un credito di circa 80 milioni di franchi per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo (oggi sede della EFG, ndr) è in discussione in commissione della Gestione da quasi 4 anni. Molte le osservazioni avanzate da alcuni deputati. Legittime. Abbiamo fornito tutte le precisazioni, accolto talune istanze, dimostrando che non si vuole concentrare tutta la Giustizia a Lugano. Teniamo presente che a partire dal 2025 partiranno, come detto, i lavori anche al Pretorio di Locarno, dopo quelli a Bellinzona. Auspico che alla ripresa dei lavori delle commissioni del Gran Consiglio vi sia un’accelerazione sul messaggio, per giungere finalmente in porto. Per la Città di Lugano poter dare un futuro sicuro e prestigioso all’edificio realizzato dall’architetto Mario Botta e mantenere in città importanti e qualificati posti di lavoro rappresenta un valore aggiunto a beneficio dei propri cittadini. Per la Giustizia cantonale sarebbe la soluzione ideale in una prospettiva di lungo corso” conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

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Tpf, in Ticino anche l’Appello: ‘A Berna c’erano dei dubbi’

Tpf, in Ticino anche l’Appello: ‘A Berna c’erano dei dubbi’

Il rinnovato Pretorio accoglierà pure polizia e Pretura civile

Corte d’appello federale, servizi della Polizia cantonale e Pretura civile del distretto diBellinzona. Questi i contenuti che includerà lo stabile dell’ex Pretorio una volta ristrutturato attraverso un’operazione da oltre 50 milioni di franchi. Ieri mattina in cima a viale Franscini si è tenuto un momento simbolico per celebrare l’inizio dei lavori di costruzione dell’opera che dovrebbe essere inaugurata fra tre anni.
Fino a una decina di anni fa il progetto di ristrutturazione e ampliamento prevedeva il collocamento all’ex Pretorio anche del Tribunale penale cantonale, della Corte di appello e di revisione penale e della Pretura penale. Tuttavia le nuove esigenze della Confederazione hanno portato il Consiglio di Stato ticinese a cambiare rotta, optando per una loro centralizzazione a Lugano. A Bellinzona l’intervento andrà in particolare a garantire nuovi spazi per l’adiacente Tribunale penale federale (Tpf): nell’ex Pretorio sarà collocata la Corte d’appello federale, che lascerà l’adiacente sede del Tpf (che un tempo ospitava la Scuola cantonale di commercio) dove gli spazi non sono più sufficienti. La Polizia cantonale centralizzerà invece i suoi servizi regionali dei reparti Gendarmeria e Giudiziaria. Spazio anche per le celle per la carcerazione preventiva e altri servizi di polizia come l’assunzione di informazioni preliminari, analisi strategiche e contrasto a fenomeni gravi. Troverà posto anche la nuova sede della Pretura civile del distretto, attualmente collocata in piazza Governo. Lo stabile (realizzato con standard Minergie e allacciato alla rete di teleriscaldamento) sarà composto da sei piani, due interrati, tre sopraelevati più il pianterreno. Nei due livelli interrati saranno inseriti parcheggi, depositi, locali tecnici, spazi dedicati alla polizia. La Corte d’appello federale sarà insediata principalmente su due piani, mentre gli spazi al secondo e al terzo piano saranno dedicati alla Pretura civile e alla polizia.

Accumulato un po’ di ritardo
L’investimento complessivo ammonta a poco più di 50 milioni di franchi (3,8 milioni per la progettazione e 46,7 per la realizzazione, di cui 3 a carico della Confederazione). «A oggi – ha informato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta – sono già stati deliberati oltre 28 milioni di franchi a ditte ticinesi per lavori e appalti, proprio in un momento in cui il settore dell’edilizia reclama maggiori investimenti». Come indicato dal capo della Sezione della logistica Giovanni Realini, i lavori – cominciati nel 2021 con le opere preliminari seguite dalla demolizione di gran parte dell’edificio – hanno accumulato un po’ di ritardo a causa di due ricorsi che sono però nel frattempo stati respinti. Tuttavia la consegna dell’opera è ora prevista nell’autunno del 2026 (e non a fine 2025 come ipotizzato dal messaggio approvato dal Gran Consiglio nel 2021). Riferendosi all’arrivo a Bellinzona del Tpf nel 2004 e all’imminente ampliamento dei suoi servizi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi ha parlato di «una rivendicazione di questo cantone per far vivere il liberalismo e la parità di trattamento tra tutte le regioni linguistiche. Far capire che anche la giustizia federale fa parte della coesione nazionale – ha proseguito il consigliere di Stato – è stato sicuramente uno dei motivi che ha poi portato la Confederazione ad accogliere la richiesta del Ticino, che ricordo non era il solo e abbiamo quindi dovuto combattere. Non nego poi che qualche anno fa, qualcuno sotto la cupola di Palazzo federale si chiedeva perché mantenere in Ticino anche la Camera d’appello. Fortunatamente, grazie all’impegno di tutti e alla forte volontà del Cantone, si è riusciti a togliere dal tavolo queste velleità». Gobbi ha poi accennato al progetto per la nuova ‘Cittadella’ della giustizia a Lugano che prevede nuovi spazi con l’acquisto dello stabile dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di giustizia in via Bossi. Un annoso e controverso dossier che, come noto, è ancora pendente sul tavolo della Commissione della gestione. Vitta ha infine sottolineato come l’edificio del Pretorio e del Tpf siano «strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città di Bellinzona». Piace al Direttore del Dfe l’attenzione posta dalla Sezione della logistica alla flessibilità degli spazi e al mantenimento del carattere storico dell’edificio. I corpi di testa del Pretorio che si affacciano su viale Franscini non sono stati abbattuti e verranno integralmente conservati.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 2 settembre de La Regione

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«Un’opera strategica per il Ticino»
A Bellinzona è stata posata la prima pietra – L’edificio vedrà la luce nel 2026

La cerimonia per l’inizio dei lavori si è svolta di fronte a numerose autorità politiche e giudiziarie – La consegna dell’edificio che accoglierà anche la Corte d’Appello del Tribunale penale federale è prevista nel 2026 – «L’occasione per ribadire l’indirizzo cantonale in materia di polizia e giustizia»

Una bilancia, la Costituzione federale e una bandiera del Canton Ticino. Tre oggetti consegnati ai posteri attraverso una capsula del tempo collocata al centro del grande cantiere dove, a partire dall’autunno del 2026, sorgerà il nuovo Pretorio di Bellinzona. La cerimonia di posa della prima pietra si è svolta ieri alla presenza di numerose autorità politiche e giudiziarie cantonali, federali e comunali. Un momento «simbolico » con cui il Consiglio di Stato ticinese ha ufficialmente dato il via ai lavori di ristrutturazione, ribadendo nello stesso tempo l’indirizzo strategico che si intende dare a giustizia e polizia attraverso questo nuovo insediamento.

«Rivendicazione federalista»
Una volta ristrutturato e ampliato, lo stabile, situato in cima a viale Franscini, accoglierà la Corte d’Appello indipendente del Tribunale penale federale (TPF), oltre alla Pretura civile del distretto di Bellinzona e alla Polizia Cantonale (Gendarmeria, Polizia giudiziaria, celle e altri servizi). Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha ricordato il significato politico di quest’opera: «Vent’anni fa il Ticino rivendicava a Berna l’arrivo a Bellinzona del Tribunale penale federale. Oggi celebriamo l’ultimo tassello di questa rivendicazione con l’insediamento della Corte d’Appello indipendente». Una vittoria (contro quei Cantoni che negli anni si sono messi di traverso) conquistata all’insegna del federalismo e della parità di trattamento tra le regioni linguistiche.

Il direttore del Dipartimento delle finanze dell’economia (DFE), Christian Vitta, dal canto suo, ha ripercorso il lungo iter istituzionale che a portato all’inizio dei lavori con l’approvazione dal parte del Gran Consiglio del messaggio per il credito di ristrutturazione e ampliamento dello stabile. Un progetto da 50 milioni (43 finanziati dal Cantone) per il quale ne sono già stati deliberati più della metà a favore di ditte ticinesi, ha detto Vitta. «Un sostegno al settore dell’edilizia cantonale in un momento di rallentamento e di diminuzione degli ordini».

Ex Banca del Gottardo
Da ultimo Vitta ha sottolineato il valore strategico del progetto in ottica di una riorganizzazione cantonale in materia di giustizia e polizia. Un tema caro anche al consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale è tornato a ribadire l’importanza dell’acquisizione dello stabile dell’ex Banca del Gottardo a Lugano per insediarvi la cosiddetta cittadella della giustizia. Un polo dove concentrare tutte le autorità penali giudicanti, ovvero le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale. «Una soluzione definitiva e rappresentativa della giustizia ticinese che il Governo intende ribadire davanti al Parlamento », ha detto Gobbi. «Per questo progetto però, oltre al sostegno politico, occorre il convincimento delle autorità giudiziarie» (vedi box a lato).

Novità in Gestione
Pendente oramai da diverso tempo in Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, il dossier prossimamente potrebbe tuttavia conoscere nuovi sviluppi: « A metà settembre è prevista un’audizione con il Consiglio di Stato e i funzionari dei dipartimenti coinvolti», ha commentato da noi sollecitato a margine dell’evento il presidente della commissione Michele Guerra. «È previsto un aggiornamento sul tema. Pare vi siano importanti novità. Non sappiamo quali, ma possiamo immaginare che riguardino alcuni degli aspetti maggiormente divisivi, ossia il prezzo di compravendita e l’importo degli investimenti necessari per rendere lo stabile adeguato agli scopi previsti ».

Tempistiche e restauro
Tornando al cantiere del nuovo Pretorio, per un punto finale sullo stato dei lavori la parola è passata a Giovanni Realini, capo della Sezione della logistica del DFE. «I lavori di demolizione e scavo sono iniziati come da programma nell’agosto del 2022, per poi subire un’interruzione a causa di due ricorsi, nel frattempo respinti. A giugno sono ripresi e pertanto prevediamo di essere a tetto nell’autunno del 2026». I preventivi di spesa approvati dal Gran Consiglio, al momento, dopo aver deliberato circa il 60% dei lavori, sono interamente rispettati, ha precisato Realini. In conclusione, il consigliere di Stato Christian Vitta ha ricordato che il Pretorio di Bellinzona è strettamente legato alla storia cittadina e pertanto protetto come bene culturale d’importanza comunale. «Per questo, i volumi principali e la facciata dell’edificio saranno integralmente conservati».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 2 settembre 2023 del Corriere del Ticino

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Prima pietra per il Pretorio di Bellinzona
Ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la polizia cantonale

È stata posata venerdì mattina a Bellinzona la prima pietra del nuovo Pretorio di Bellinzona. Lo stabile, una volta ristrutturato e ampliato, ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la polizia cantonale. La cerimonia si è tenuta alla presenza dei consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, del presidente del TPF Alberto Fabbri, del presidente della Corte di appello del TPF Olivier Thormann e dei rappresentanti della magistratura ticinese.
Architettonicamente, verrà conservato il corpo di testa che si affaccia su Viale Stefano Franscini, mentre verrà ricostituito quello retrostante.
Il progetto era stato approvato dal Gran Consiglio nel settembre del 2021 e prevede un investimento di 50,25 milioni di franchi. Si inserisce in un quadro più ampio, che, come ha ricordato Gobbi, comprende la ritrutturazione del Pretorio di Locarno a partire dal 2025 e l’acquisto dello stabile Botta a Lugano per creare la “cittadella della giustizia”, ancora da sottoporre al Legislativo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Prima-pietra-per-il-Pretorio-di-Bellinzona-16511494.html

Da www.rsi.ch/news

Posata la prima pietra nel cantiere del nuovo Pretorio di Bellinzona

Posata la prima pietra nel cantiere del nuovo Pretorio di Bellinzona

Comunicato stampa

Si è tenuta questa mattina a Bellinzona la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Pretorio di Bellinzona. Una volta ristrutturato, lo stabile, che ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la Polizia cantonale, simboleggerà il federalismo, la dignità della Giustizia e la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni.

Questa mattina in Viale Franscini a Bellinzona, alla presenza dei Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, del presidente del Tribunale penale federale (TPF), Alberto Fabbri, del presidente della Corte di Appello del TPF, Olivier Thormann e dei rappresentanti della Magistratura ticinese si è tenuta la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Pretorio.  

Il progetto di ristrutturazione e ampliamento del nuovo Pretorio di Bellinzona, si ricorda, è stato approvato dal Gran Consiglio nel mese di settembre del 2021, con un investimento complessivo pari a 50 milioni e 250 mila franchi. Una volta ultimato, l’edificio accoglierà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale – la cui sede sarà dunque confermata a Bellinzona, seguendo altresì gli auspici del Parlamento – e la Polizia cantonale. La nuova importante realizzazione – ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si inserisce nella strategia logistica generale promossa dal Governo, nell’ottica di assicurare pari dignità nelle varie regioni del Cantone alle sedi della Giustizia: dal Pretorio di Bellinzona, appunto, alla futura ristrutturazione del Pretorio di Locarno i cui lavori sono programmati a partire dal 2025 per giungere all’auspicato acquisto del nuovo Palazzo di giustizia di Lugano nello stabile Botta. Progetti che devono essere intesi quali investimenti, in una prospettiva lungimirante e di lungo periodo, tesi a rispondere, rispettando la storia del nostro Cantone a livello della presenza delle autorità sul territorio, alle esigenze della Giustizia e di chi vi opera: una Giustizia moderna che in futuro conoscerà la digitalizzazione dell’attività, ciò che richiede degli stabili adeguati e funzionali.  

Il progetto di ristrutturazione del Pretorio si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino. In questo senso, gli stabili del Tribunale penale federale e del Pretorio sono legati alla memoria storica della Città di Bellinzona e rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale: si relazionano infatti in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande, con il teatro sociale e con il nucleo.  

È per questa ragione che il corpo di testa a carattere rappresentativo che si affaccia su Viale Stefano Franscini, come già realizzato per il TPF, sarà integralmente conservato mentre il corpo retrostante sarà ricostituito secondo gli stessi criteri tipologici e architettonici che contraddistinguono la sostanza attuale. In questo senso, come sottolineato dal Consigliere di Stato Christian Vitta, i progettisti e la Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) hanno compiuto degli sforzi importanti, prestando attenzione alla flessibilità degli spazi e dei contenuti e al recupero della sostanza storica. Ciò s’inserisce perfettamente nella strategia legata ai beni storici. Una strategia che mira a rivalutare la sostanza esistente nell’ottica di una trasformazione che ne conservi il carattere urbano e storico, permettendo l’inserimento di nuovi contenuti con un linguaggio architettonico attuale.  

Il progetto è inoltre esemplare dal punto di vista della sostenibilità: si è infatti intervenuti applicando i concetti imposti dallo standard Minergie. Una volta ultimato, l’edificio potrà dunque raggiungere delle ottime prestazioni in termini di qualità dell’aria e di benessere termico, come pure mantenere il proprio valore. Inoltre l’approvvigionamento del calore avverrà attraverso il sistema di distribuzione del teleriscaldamento del Bellinzonese (TERIS), ciò che garantirà una fornitura di energia rinnovabile.  

La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio durerà circa tre anni e la consegna dell’edificio è prevista per l’autunno del 2026.        

I Capi delle Polizie delle Città Svizzere si sono riuniti per parlare di sfide future

I Capi delle Polizie delle Città Svizzere si sono riuniti per parlare di sfide future

Mercoledì 30 agosto 2023 si è svolta la 103esima Assemblea generale della Società dei Capi di Polizia delle Città Svizzere (SCPCS). Al centro di questo importante incontro, la rilevanza della Generazione Z come forza lavoro, le future opportunità di formazione per gli agenti e le agenti di polizia così come una gestione sicura di eventi e manifestazioni di polizia.

Si è svolta mercoledì 30 agosto presso il Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano la 103esima Assemblea generale della Società dei Capi di Polizia delle Città Svizzere (SCPCS), che ha visto la partecipazione di 50 membri. Lo comunica la SCPCS stessa, spiegando che fra i temi centrali dell’incontro ci sono state la rilevanza della Generazione Z come forza lavoro, le future opportunità di formazione per gli agenti e le agenti di polizia, così come una gestione sicura di eventi e manifestazioni di polizia.

L’evento
L’evento è stato caratterizzato da diverse presentazioni e discussioni sulle sfide attuali e future delle polizie comunali e cittadine. Tra le altre cose, è stato affrontato il tema della “Generazione Z”, con particolare attenzione ai fattori legati al reclutamento, all’atteggiamento e alle aspettative dei giovani collaboratori facenti parte di questa generazione. Si è parlato inoltre anche delle future opportunità di formazione per gli agenti e le agenti di polizia, della gestione in sicurezza di eventi di polizia sull’esempio dei disordini pasquali a San Gallo nel 2021 e delle misure di protezione contro i voli non autorizzati di droni, come ad esempio in occasione di grandi eventi. L’Assemblea generale è stata completata da vari interventi, tra cui quello dell’Onorevole Karin Valenzano Rossi, Municipale e Capo Dicastero Sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano, dell’Onorevole Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino e quello di Matteo Cocchi, Comandante della Polizia cantonale ticinese.
 
Da www.ticinonews.ch
(Immagine: SCPCS)
“Abbiamo la struttura, ma il Ticino ha già dato”

“Abbiamo la struttura, ma il Ticino ha già dato”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi si esprime sulla richiesta federale di garantire 1800 posti supplementari in tutta la Svizzera: “Abbiamo chiesto ad altri Cantoni e alla Confederazione di assumersi le loro responsabilità”.
Per affrontare la pressione migratoria attesa per l’autunno, i Cantoni metteranno a disposizione 1’800 posti supplementari, di cui 600 utilizzabili da subito. È quanto è stato stabilito dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e dai diretti interessati. Anche il Ticino è chiamato a fare la sua parte. “Prima però spetta agli altri”, mette in chiaro il consigliere di Stato, Norman Gobbi, interpellato da Ticinonews. 

Un centro federale anche in Svizzera centrale
“Tutti i Cantoni dovrebbero essere implicati e il Canton Ticino lo è da sempre, visto che siamo uno dei pochi Cantoni che ha un Centro federale che è stato utilizzato ed in seguito sviluppato dal punto di vista della capacità”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Abbiamo chiesto ad altri Cantoni e alla Confederazione di assumersi le loro responsabilità”. Delle responsabilità che, secondo il consigliere di Stato, la Confederazione non si sarebbe presa: “Negli ultimi 12 anni, da quando sono capo del Dipartimento, non è la prima potenziale crisi che dobbiamo affrontare. Significa che la Confederazione non ha predisposto o allestito delle strutture che possano rispondere alla gestione dei picchi migratori”.

La risposta della Svizzera centrale
La risposta a queste richieste e alla domanda di predisporre nella Svizzera centrale un Centro federale ha però creato dei silenzi. “Questo purtroppo è la realtà che mi vede confrontato con i colleghi di oltre Gottardo. Ed è giunto il momento che escano un po’ dal loro buco e realizzino il centro, che sarebbe di sgravio anche al Ticino”.

La situazione di Chiasso
Per quanto riguarda invece la situazione creatasi a Chiasso, secondo Gobbi, la Confederazione starebbe “approfondendo dal punto di vista legale e giuridico quali possono essere le misure di carattere amministrativo che possono essere prese”. Il consigliere di Stato richiede però un intervento all’interno dei Centri federali “con misure di limitazione delle uscite per gestire quei richiedenti che non si comportano correttamente all’interno come all’esterno del Centro”.

“La vecchia Gotthardbahn diventi patrimonio UNESCO!”

“La vecchia Gotthardbahn diventi patrimonio UNESCO!”

Il deragliamento nell’AlpTransit dimostra ancor più il suo valore”

Il grave incidente ferroviario capitato nella galleria di base del San Gottardo, con l’importante intervento “di soccorso” della vecchia e gloriosa linea della Gotthardbahn per il transito dei passeggeri (e in un primo tempo parzialmente anche delle merci) dà valore alla richiesta ticinese di iscrivere la ferrovia del San Gottardo nel patrimoniomondiale dell’UNESCO. Lo sostiene con vigore il Consigliere di StatoNorman Gobbi, che afferma: “Dopo i Castelli di Bellinzona e il Monte San Giorgio questo gioiello dell’ingegneria ferroviaria e del genio del diciannovesimo secolo deve rientrare nel patrimonio dell’UNESCO. Questa linea è un simbolo per la Svizzera e ancora oggi – nell’anno 2023 – ha dimostrato tutta la sua validità, mantenendo il Ticino collegato al resto della Svizzera nonostante la chiusura di AlpTransit a causa del grave deragliamento. Mi permetto di fare questa proposta da leventinese e persona che ha vissuto nel 2009 in qualità di giovane deputato la rivendicazione del Ticino verso Berna per trasmettere la candidatura della vecchia Gotthardbahn alle istanze dell’UNESCO”.

Infatti nel 2009 il Ticino aveva già avanzato questa candidatura. “A capo del Dipartimento del Territorio vi era Marco Borradori, che aveva presentato la prima fase del progetto di candidatura per l’iscrizione della tratta ferroviaria del San Gottardo nell’elenco del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Sulla base di quel rapporto i governi di Ticino e Uri, con l’accordo delle FFS, hanno deciso di sottoporre alla Confederazione la richiesta ufficiale di candidatura. Purtroppo però il Consiglio federale ha tergiversato. A una seconda richiesta sottoposta a Berna nel 2014, lo stesso governo ha rinviato ogni decisione al 2025. Ebbene, siamo vicini a quella data e ci sono tutte le condizioni – compresa questa nuova riscoperta della gloriosa linea del San Gottardo – affinché non si pongano altri ostacoli alla candidatura! La vecchia linea – e non è solo il sottoscritto a sostenerlo – ha un valore inestimabile. Il tunnel inaugurato nel 1882 era già allora il più lungo al mondo e le vie d’accesso presentano sorprendenti gallerie elicoidali, audaci viadotti e due centrali elettriche. La ferrovia, come detto, è un simbolo per la Svizzera e mostra le grandi capacità ingegneristiche del nostro paese. Dopo il riconoscimento dato dall’UNESCO alle linee dell’Albula /Bernina della Ferrovia Retica nel 2008 oggi una seconda storica opera ferroviaria deve poter essere valorizzata dal riconoscimento mondiale dell’UNESCO”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Migranti, «non tocca al Ticino passare alla cassa»

Migranti, «non tocca al Ticino passare alla cassa»

Norman Gobbi commenta l’annuncio di Baume-Schneider sui posti aggiuntivi che i Cantoni metteranno a disposizione della Confederazione

Per fronteggiare un’eventuale emergenza sul fronte della migrazione, i Cantoni metteranno a disposizione circa 1.800 posti di alloggio aggiuntivi per i richiedenti asilo, 590 dei quali potranno essere utilizzati rapidamente dalla Confederazione. È quanto ha comunicato oggi la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) dopo l’incontro tra la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider con i rappresentanti dei Cantoni. Per quanto riguarda il Ticino, però, nella sostanza non cambierà nulla.

Il niet ticinese
Come confermatoci dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, presente all’incontro con Baume-Schneider, «il Ticino in questa fase non deve ‘passare alla cassa’». E questo perché «abbiamo già ampliato da tempo la nostra disponibilità di posti nel comparto di Chiasso e Balerna, passando da 350 a 600 posti disponibili». Detto altrimenti: «Il Cantone ha identificato una struttura di sua proprietà che potrebbe essere utilizzata, ma prima del Ticino dovranno passare alla cassa altri Cantoni. Penso in particolare a quelli della Svizzera centrale, che da tempo si stanno passando la palla riguardo al un centro federale per richiedenti l’asilo, previsto a livello di pianificazione, ma mai realizzato». Su questo aspetto, ribadisce Gobbi, «sarò molto fermo: si tratta di lealtà, solidarietà e di essere credibili. Il Ticino, vista la sua posizione è sempre stato confrontato con i flussi migratori. Ma gli altri cantoni non possono pensare che Ginevra, Basilea, San Gallo e Ticino portino la croce per tutti». Ecco perché, prima di dare la disponibilità alla Confederazione per utilizzare quella struttura, «dovranno essere rispettate due condizioni: dovremo trovarci in una reale situazione di crisi (non è il caso attualmente) e dovranno già essere passati alla cassa gli altri Cantoni che non hanno ancora fatto i compiti». Il problema di fondo, chiosa poi il direttore del DI, è che come già accaduto in passato le autorità federali (Governo e Parlamento) si sono dimostrate incapaci di far fronte con i propri mezzi a un tema, come quello dell’asilo, che è strettamente di competenza federale». È questa «mancata assunzione di responsabilità da parte della politica federale che crea problemi a Cantoni e Comuni». 

Ricomincia la scuola: facciamo ancora più attenzione

Ricomincia la scuola: facciamo ancora più attenzione

Comunicato stampa

La ripresa delle attività sui banchi di scuola è da sempre un momento speciale per allievi e genitori. Il Dipartimento delle istituzioni con il progetto “Strade sicure” e la Polizia cantonale congiuntamente alle polizie comunali tornano quindi a sensibilizzare gli utenti della strada con consigli di prevenzione della circolazione stradale rivolti sia a coloro che accompagnano i bambini e le bambine presso gli istituti scolastici sia ai conducenti di veicoli, ai quali viene chiesta un’accresciuta attenzione in questo particolare periodo dell’anno.

In base alle più recenti statistiche, lo scorso anno 40 bambini e bambine si sono infortunati a seguito di incidenti sulle strade ticinesi (36 nel 2021). Di questi, 13 erano pedoni (15), con 5 bimbi/e (7) investiti sulle strisce pedonali. Nel 2022 si è riscontrata dunque una sostanziale stabilità della situazione.
Per questo motivo è necessario mantenere sempre alta la guardia, con l’obiettivo di diminuire gli incidenti con coinvolti i più giovani. Anche in questo ambito la prevenzione gioca un ruolo di primo piano per evitare tragedie derivanti dalla disattenzione e dai comportamenti sbagliati alla guida, ma anche per chi si sposta a piedi.

Rammentiamo quindi alcuni consigli di comportamento:

Nel tragitto casa-scuola a piedi
Per i bambini e le bambine che si spostano a piedi la regola d’oro è mai correre o giocare né in strada né sul marciapiede.  

Quando ci si sposta in gruppo
In fila indiana, per una maggiore visibilità e un migliore controllo, il bambino o la bambina più grande chiude la fila. Negli altri casi, si cammina a coppie con il/la più grande sul lato della strada dove vi è potenzialmente maggiore pericolo.

Quando si attraversa la strada
Prima di attraversare la strada e in presenza di traffico, assicurarsi sempre che il conducente ci abbia visto e verificare che il suo veicolo sia completamente fermo. Inoltre ricordarsi le fondamentali norme comportamentali da applicare in caso di attraversamento della strada sulle strisce pedonali: mi fermo e aspettoguardo e ascoltoattraverso.  

Nel tragitto casa-scuola in auto
Per genitori o conoscenti che accompagnano i bambini e le bambine a scuola in auto si ricorda di non fermarsi vicino al perimetro scolastico bensì nei parcheggi ufficiali. Maggiore prudenza va inoltre posta nel corso delle manovre in retromarcia, oltre che al rispetto della segnaletica stradale con particolare riferimento ai luoghi dove vige il divieto di fermata. Per evitare spiacevoli conseguenze, occorre prestare attenzione nell’assicurare correttamente bambini e bambine con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo.  

Questi e altri consigli sono consultabili sull’opuscolo “Tutti a scuola”, già distribuito nelle scuole ad allievi e allieve, e sul sito www.stradesicure.ch  

Protezione civile: in Ticino la riforma preoccupa

Protezione civile: in Ticino la riforma preoccupa

Dal 2026 gli organizzatori di eventi non potranno più contare sull’impiego sui militi del servizio – L’impatto sarà rilevante in termini di budget

In Ticino c’è una certa preoccupazione tra gli organizzatori di eventi che tra due anni non potranno più contare come prima sull’impiego della Protezione civile (PCI) per compiti di logistica, sicurezza e servizio d’ordine. A partire dal 2026 infatti non saranno più concesse deroghe all’applicazione della riforma “Plus” voluta dal Consiglio federale, in seguito alla quale si prevede una diminuzione fino al 40% dei militi.
Le ripercussioni di questa riforma le sentiranno soprattutto coloro che si occupano di organizzare manifestazioni: la PCI costa meno rispetto ai privati, ricorda Alan Facchini, comandante della protezione civile di Lugano, “dai 40 ai 100 franchi giornalieri per persona”. Sarà dunque più faticoso per gli organizzatori rispettare i propri bilanci.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Protezione-civile-in-Ticino-la-riforma-preoccupa-16468003.html

Da www.rsi.ch/news