«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

Il direttore del DI Norman Gobbi spiega il motivo per cui Berna ha deciso di rafforzare il dispositivo nella regione meridionale – E sul rischio di arrivi a Chiasso da Lampedusa osserva: «Il timore maggiore è che il nuovo assetto europeo spinga i flussi sul nostro territorio»
 
Mentre il patto sulla migrazione europea (raggiunto a giugno dai 27) scricchiola sulla spinta dei nuovi sbarchi a Lampedusa, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) rafforza la frontiera sud inviando nuovi militi in Ticino. Una mossa anticipata dalla SonntagsZeitung e confermata dalla stessa autorità bernese con l’obiettivo dichiarato di dare manforte al personale della regione meridionale. Sul dispositivo messo in atto alla frontiera sud, la Confederazione («per motivi tattici») non ha fornito dettagli, limitandosi a specificare che «ulteriori collaboratori provenienti dalla Svizzera tedesca sono stati inviati a sud». Il sottotesto però è chiaro: occorre tenersi pronti: «Nelle ultime due settimane, due terzi di tutte le entrate illegali registrate in Svizzera sono avvenute in Ticino», rivela al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Solitamente la percentuale è attorno al 50%». Di qui, il potenziamento che «in realtà è in vigore già da un po’ di tempo».

«Nessun effetto Lampedusa»
Ma che cosa accadrebbe se la Svizzera, di punto in bianco, diventasse la destinazione preferita dei migranti sbarcati in Sicilia? «Al momento non è stato ravvisato alcun effetto Lampedusa», osserva il consigliere di Stato. Nonostante i numeri delle entrate illegali e delle richieste di asilo in Svizzera siano in aumento, a raggiungere la Svizzera attraverso la rotta balcanica attualmente sono soprattutto i migranti afghani. «La nostra frontiera tuttavia dal profilo geografico è un po’ più aperta rispetto al Brennero o a Ventimiglia». Di qui, appunto, la necessità di rafforzare il confine sud, «non solo su Chiasso, ma anche Gaggiolo e Gambarogno».

Cambiamenti in atto
Tradizionalmente i flussi provenienti dall’Africa si muovono verso altri Paesi, come la Germania e la Francia. Oggi, però, il contesto politico europeo è cambiato. Dopo aver firmato a giugno il nuovo patto sulla migrazione europea, la Francia (ma non solo) in questi giorni ha rafforzato i controlli al confine con l’Italia, rifiutandosi di accogliere i migranti provenienti da Lampedusa e procedendo a respingimenti quasi sistematici. Un’azione che ha già incassato la condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. I migranti irregolari, ha evidenziato la Corte UE, devono poter «beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza». Intanto, mentre si moltiplicano gli appelli alla solidarietà e alla coesione (a cominciare dalla presidente dell’UE Ursula von der Leyen seguita poi da Josep Borrell, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE: «Il dossier migranti rischia di dissolvere l’Unione europea»), anche il Governo tedesco ha ribadito che la Germania si sente oberata dagli arrivi. L’Austria dal canto suo ha intensificato i controlli alle frontiere. Il quadro insomma è mutato e rischia di mutare ancora: «Questo nuovo assetto con la chiusura di Ventimiglia e i maggiori controlli in Austria ci preoccupano», commenta Gobbi che aggiunge: «La Confederazione tuttavia ha risposto prontamente. Il nostro vantaggio è che buona parte delle entrate illegali viene respinta e i migranti irregolari vengono riammessi sul territorio italiano nel giro di 24 ore». Questa procedura per ora in Ticino funziona, aggiunge il direttore del DI. «Ma chiaramente quello che avviene a mille chilometri più a sud ci preoccupa per l’impatto che potrebbe avere nelle prossime settimane sulla frontiera di Como-Chiasso». Il nuovo assetto è stato condiviso con le autorità cantonali e in particolare con la polizia, fa notare Gobbi. «La collaborazione è stretta, anche perché il Cantone partecipa con le Guardie di confine nel processo di riammissione semplificata verso l’Italia». Ad ogni modo conclude Gobbi, «la maggior parte di chi arriva da noi non chiede asilo, ma desidera proseguire verso altre destinazioni, Francia, Germania, Regno Unito e Scandinavia».

Arrivano i soldi
Intanto negli scorsi giorni la Commissione europea ha annunciato di aver stanziato 127 milioni di euro a favore dell’attuazione del memorandum d’intesa con la Tunisia siglato a luglio con il presidente Kais Saied. Un primo pacchetto di aiuti che mira alla repressione delle reti di trafficanti illegali con l’obiettivo ultimo di mettere un freno alle partenze dalla costa tunisina, luogo di provenienza della quasi totalità dei barchini giunti in queste settimane a Lampedusa. L’accelerazione impressa dall’UE sul dossier pare dunque evidente, anche nel tentativo di ricucire gli strappi che il tema ha aperto a pochi mesi dell’appuntamento elettorale europeo. I soldi promessi a Tunisi, a cui l’UE ha appaltato una parte della gestione dei confini esterni, vanno proprio in questa direzione. Ridurre la pressione migratoria esternalizzando la gestione (anziché puntare su una corretta ridistribuzione interna come voleva il patto migratorio) rimane al momento la soluzione preferita da questa Europa.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Leghisti. Liberi e Svizzeri  

Leghisti. Liberi e Svizzeri  

Chi meglio della Lega dei Ticinesi può rappresentare il Ticino a Berna? Nessuno! A Berna i Ticinesi siamo noi.
Questo appuntamento con le elezioni federali è l’occasione per ribadirlo. Il nostro obiettivo è riconquistare il secondo seggio in Consiglio Nazionale perso 4 anni fa per una manciata di schede.
Un obiettivo che possiamo centrare, assieme alla riconferma per il Consiglio degli Stati del candidato di area Lega-Udc, l’uscente Marco Chiesa.
Perché i TICINÉS sono con noi e sostengono le nostre battaglie.
Lorenzo Quadri si è fatto in quattro per far sentire la nostra voce, la voce di tutte le ticinesi e di tutti i ticinesi. Lo dobbiamo ringraziare e lo dobbiamo premiare con una rielezione brillante al Nazionale.
Assieme a lui però dobbiamo avere una seconda o un secondo leghista in quel di Berna.
Lo vediamo bene a livello cantonale: molte nostre proposte si scontrano con le autorità federali.
Rimaniamo nei nostri ambiti di competenza:
Sicurezza: la gestione di tutti gli immigrati illegali è troppo carente; le infiltrazioni mafiose devono essere maggiormente combattute; la criminalità d’importazione deve essere contrastata senza se e senza ma. Il nostro esercito di milizia deve essere dotato di effettivi e di mezzi all’altezza dei compiti a cui è chiamato!
Mobilità e territorio: deve essere data più competenza ai Cantoni di gestire il territorio con una politica ambientale realistica e sensata. Deve essere abbandonata la fallimentare “Strategia energetica 2050”. No ai pedaggi e sì all’aumento della tassa sul traffico pesante da applicare ai TIR stranieri!
Ma i TICINÉS sono anche stufi dei continui aumenti dei premi di cassa malati: a Berna occorre trovare una soluzione! I TICINÉS vogliono anche investimenti per assumere disoccupati elvetici, non stranieri, con sgravi fiscali per le aziende che fanno lavorare svizzeri.
Già da domani inizieranno a giungere a casa le buste elettorali. Votare è un diritto. È un dovere per tutti noi sostenere chi a Berna può far sentire la nostra voce.

Leghisti. Liberi e Svizzeri  

Norman Gobbi, Consigliere di Stato                       Claudio Zali, Consigliere di Stato

Cantoni al lavoro a Bellinzona

Cantoni al lavoro a Bellinzona

Conferenza dei Governi cantonali, focus sull’imposta federale diretta e sui tagli ai trasporti regionali annunciati da Berna

La Conferenza dei governi cantonali (CdC), in occasione della sua riunione plenaria svoltasi a Bellinzona, ha respinto una riduzione della quota cantonale dell’Imposta federale diretta (IFD). Chiede inoltre alla Confederazione di astenersi dai previsti tagli al finanziamento del trasporto regionale di passeggeri.
Il Parlamento sta attualmente discutendo un’iniziativa parlamentare sull’assistenza integrativa all’infanzia per le famiglie, che costerà alla Confederazione circa 800 milioni di franchi all’anno a partire dal 2025. Il Consiglio federale respinge la proposta e chiede che i cantoni contribuiscano al finanziamento proponendo una riduzione della quota cantonale dell’imposta federale diretta di 0,7 punti percentuali al 20,5%.
Per i governi cantonali è fuori discussione che i risparmi previsti a livello federale siano realizzati unilateralmente a spese dei Cantoni. “Se la Confederazione vuole mantenere la sua richiesta di finanziamento aggiuntivo per gli asili nido e farne un compito federale, deve attingere autonomamente a nuove fonti di finanziamento”, si legge in un comunicato.
La CdC respinge anche i previsti tagli al finanziamento del trasporto regionale di passeggeri. Teme infatti che si traducano con un ulteriore onere per i cantoni dovuto alla mancanza di una compensazione federale o a una riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Un peggioramento dell’offerta sarebbe estremamente problematico per il raggiungimento degli obiettivi climatici e per l’aumento della quota di trasporto pubblico richiesto a livello politico, precisa.
In febbraio il Consiglio federale ha deciso di effettuare tagli lineari del 2% rispetto al piano finanziario dell’anno precedente che si applicheranno nel 2024, 2025 e 2026. “Sappiamo per esperienza che i Cantoni devono fornire un certo livello di servizi in molti settori. Una riduzione del budget della Confederazione aumenterebbe direttamente o indirettamente il loro onere finanziario. Pertanto, i trasferimenti diretti di costi che non lasciano ai Cantoni alcun margine di manovra dovrebbero essere respinti”, afferma.
L’Assemblea plenaria è l’organo decisionale supremo della CdC. Un membro di ciascuno dei 26 governi cantonali della Svizzera si riunisce quattro volte l’anno.

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La CDC festeggia 30 anni di attività
La Conferenza dei Governi cantonali è stata costituita nel 1993 e in questi anni, si legge nel comunicato del Consiglio di Stato, “ha assunto un ruolo di crescente importanza nelle dinamiche del federalismo svizzero, costituendosi come interlocutore di riferimento per la Confederazione e uno strumento per permettere ai Cantoni di allineare la propria posizione sui temi considerati di interesse strategico”.
In occasione del trentesimo anniversario, la Conferenza dei Governi cantonali ha deciso di organizzare le proprie assemblee plenarie in ognuna delle regioni linguistiche del Paese così come degli eventi per coinvolgere i giovani interessati alla politica e riflettere su temi legati a federalismo, partecipazione democratica e coesione sociale. 
Il programma della visita in Ticino dei delegati della Conferenza dei Governi cantonali è iniziato nella serata di giovedì 21 settembre con l’accoglienza degli ospiti, una visita al centro storico di Bellinzona e momenti conviviali, riferisce la nota. Il momento di confronto e approfondimento si è tenuto venerdì 22 settembre, sempre nell’Aula del Gran Consiglio

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1886923

 

Assemblea generale della Regio Insubrica 2023

Assemblea generale della Regio Insubrica 2023

Comunicato stampa (Comunità di lavoro Regio Insubrica)

L’Assessore di Regione Piemonte Matteo Marnati alla guida della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Si è svolta oggi presso il Palacongressi di Stresa l’Assemblea Generale della Regio Insubrica, durante la quale è stato sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Lombardia alla Regione Piemonte.
Dopo i saluti iniziali del Viceprefetto Vicario della Provincia del Verbano Cusio Ossola Giorgio Orrù, del Presidente della Provincia Alessandro Lana e del Sindaco di Stresa Marcella Severino, il Presidente uscente Massimo Sertori – Assessore di Regione Lombardia – ha introdotto i lavori dell’Assemblea.
“Oggi si conclude un anno di Presidenza della Regio Insubrica – dichiaraMassimo Sertori, – iniziato lo scorso settembre a Varese. Un anno caratterizzato da molteplici attività e iniziative volte a rafforzare e a migliorare la cooperazione territoriale nei nostri territori in diversi ambiti, anche difficili, come quello della mobilità, dell’ambiente, con una attenzione alla qualità delle acque e alla gestione idrica, tema particolarmente delicato e su cui ci siamo confrontati in maniera costante a fronte dell’emergenza idrica che ha colpito i nostri territori”.
“Oltre a ciò – continua Sertori – ci si è occupati del tema della navigazione dei laghi e del cabotaggio, ma anche di attività importanti nell’ambito del turismo e della cultura. Questo anno di presidenza ha visto inoltre anche la ratifica del nuovo Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2024”.
“Infine – sottolinea il Presidente uscente Sertori – come Comunità di Lavoro transfrontaliera, non possiamo non considerare la Programmazione Interreg 2021-2027 che si aprirà in queste settimane come elemento chiave e centrale per la concretizzazione di progetti strategici e di qualità”. 
“Sono certo – chiosa Sertori – che la collaborazione tra le nostre istituzioni attraverso i tavoli della Regio Insubrica, sia un elemento necessario per proseguire in modo positivo e propositivo anche nei prossimi mesi, dando un contributo importante alla cooperazione transfrontaliera e rispondendo alle principali sfide che caratterizzano i territori di confine. Auguro pertanto buon lavoro al collega assessore della Regione Piemonte, Matteo Marnati, che ricoprirà per l’anno 2023-2024 il ruolo di presidente della Regio Insubrica”, conclude Sertori.
Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, ha evidenziato la centralità della Regio Insubrica quale attore e punto di riferimento per il dialogo e la collaborazione transfrontaliera tra Svizzera e Italia, rilevando come la località di Stresa sul Lago Maggiore, sede dell’odierna Assemblea, faccia risaltare la centralità dei laghi come elemento di sintesi e di convergenza di interessi delle nostre popolazioni, sia che si tratti della promozione turistica, della gestione comune del livello dei laghi, di navigazione, ma anche in termini di sicurezza pensando alla recente crisi idrica e alla crescente collaborazione transfrontaliera nell’ambito della gestione delle catastrofi naturali.
«Innanzitutto, ho scelto che l’assemblea generale della Regio Insubrica si svolgesse a Stresa – ha esordito l’assessore all’Ambiente di Regione Piemonte, Matteo Marnati, che oggi ha assunto la presidenza della Comunità di Lavoro – perché negli ultimi anni abbiamo condiviso con il sindaco della città lacustre una tragedia che per noi è ancora una ferita aperta: quella della funivia del Mottarone. A questo proposito Regione Piemonte finanzierà la progettazione dell’impianto e a breve ci verrà sottoposta una proposta progettuale». Entrando poi nel merito di quanto è emerso nel corso dei lavori il neopresidente Marnati si è soffermato su alcuni aspetti fondamentali: dalla sicurezza del Lago Maggiore «un tema, quello della sicurezza, che per noi è prioritario a tutto campo: sia sulle acque del Lago, infatti abbiamo ottenuto insieme ai Comuni, il presidio permanente, quindi per 365 giorni all’anno, della Guardia Costiera, che sulle strade. Il nostro ruolo è quello di stimolare il Governo e gli amministratori», a quello della regolazione dei livelli del lago «ho interessato il ministro Pichetto che a breve convocherà un tavolo», passando per un tema molto importante, quello del turismo «quest’anno si è registrata un’ottima performance sia in termini di arrivi che di presenze con un aumento, di entrambe le voci, a due cifre, più del 20%. Il lago Maggiore è una risorsa straordinaria. Bisogna potenziare la mobilità sull’acqua e a breve metteremo a disposizione fondi per il revamping dei mezzi per renderli ecosostenibili. L’anno prossimo avremo poi il riconoscimento europeo di Città Europea del Vino del Consorzio Alto Piemonte che coinvolgerà le due province piemontesi della Regio, Novara e VCO, e, proprio in nome della continuità territoriale, vorremmo coinvolgere anche il Canton Ticino». «Per noi – ha concluso il neopresidente Marnati – è importante, anzi, fondamentale il rapporto tra enti e territorio per promuovere e favorire la coscienza dell’appartenenza al territorio stesso. Dobbiamo unire le forze e lavorare tutti insieme puntando sulla sicurezza, sull’ambiente declinato anche sull’aspetto sociale ed economico, e sul turismo d’accoglienza e di qualità»
Il Segretario Francesco Quattrini ha presentato il Rapporto sulle attività svolte dalla Regio Insubrica nel 2022, evidenziando le numerose iniziative politiche della Regio nei vari ambiti di interesse del territorio, quali la gestione del mercato del lavoro, del livello delle acque del lago Maggiore, della navigazione e del cabotaggio per i mezzi di trasporto pubblico transfrontalieri.
Un’importante finestra è stata dedicata agli “Stati Generali della Cultura e del Turismo della Regione Insubrica”, nell’ambito dei quali nel 2022 sono stati realizzati cinque atelier tematici nei rispettivi territori della Regio e l’Assemblea plenaria conclusiva a Novara il 17 novembre. Stefano Scagnolari, professore dell’Università della Svizzera italiana e membro del Tavolo Scientifico che ha curato il progetto, ha presentato sintesi e riflessioni sui risultati raggiunti; ha meritato inoltre una particolare attenzione l’apertura prossima della programmazione Interreg, su cui l’Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Italia-Svizzera Monica Muci ha aggiornato i presenti.
In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato il conto consuntivo 2022 e il preventivo 2023.

Qualità di vita locale: le assemblee dei cittadini a Losone e Tresa

Qualità di vita locale: le assemblee dei cittadini a Losone e Tresa

Comunicato stampa

La Sezione degli enti locali comunica che sabato 23 settembre 2023 e 30 settembre 2023 si terranno rispettivamente a Losone e Tresa due mattinate di lavoro tra Autorità politiche locali e cittadini nell’ambito del progetto “Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale”.  

Si tratta di un’iniziativa del Dipartimento delle istituzioni, realizzata in collaborazione con SUPSI e ConsultaTI e promossa dall’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale della Confederazione. L’intento è quello di portare le realtà comunali di Losone e di Tresa a riflettere sulla qualità di vita locale e sulla relativa sostenibilità. Per farlo è fondamentale che le rispettive comunità siano partecipi. Dal loro coinvolgimento scaturirà una maggiore consapevolezza e responsabilità individuale nei confronti delle politiche promosse dagli organi comunali.  

I dettagli del “Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale”, parte integrante del più ampio progetto di “Buon Governo locale”, sono stati presentati nel corso della primavera ai cittadini dei due Comuni che in seguito sono stati invitati a rispondere a un sondaggio mirato per provare a tracciare il perimetro della qualità di vita residenziale. Nei prossimi due fine settimana le Autorità politiche locali e i cittadini discuteranno insieme alcuni risultati scaturiti dall’inchiesta e proveranno a formulare delle raccomandazioni utili a migliorare la qualità di vita e la relativa sostenibilità nelle due realtà comunali.   Il Dipartimento delle istituzioni invita i rappresentanti dei media a partecipare – integralmente o in parte – alle due mattinate per ricevere informazioni sul progetto direttamente dai protagonisti.   

L’appuntamento è per:

Sabato 23 settembre 2023
dalle ore 09:30 alle ore 13.00
a Losone
nella sede delle Scuole comunali  

e  

Sabato 30 settembre 2023
dalle ore 09:30 alle ore 13.00
a Croglio nella sede delle Scuole comunali  

 

Violenza domestica: terza serata pubblica a Mendrisio di un ciclo di quattro appuntamenti

Violenza domestica: terza serata pubblica a Mendrisio di un ciclo di quattro appuntamenti

Comunicato stampa

“Violenza domestica: proteggere chi la subisce … e i bambini?”: è questo il titolo della terza serata del ciclo di incontri che la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni organizza nell’ambito delle attività di sensibilizzazione previste dal Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. L’appuntamento, aperto al pubblico, è fissato per mercoledì 27 settembre 2023 alle ore 18.00 presso LaFilanda a Mendrisio.

A cinque anni dall’entrata in vigore in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, è tempo di bilanci e di nuove prospettive. In tale contesto la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Municipio di Mendrisio, organizza il terzo dei quattro eventi previsti durante l’anno, focalizzati ognuno su uno dei quattro assi strategici delineati nel Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate.  
La terza serata – che segue quella del 21 marzo a Locarno sul perseguimento degli autori e quella del 6 giugno a Lugano dedicata alla prevenzione – si propone al pubblico per sensibilizzarlo sull’importanza di proteggere le persone coinvolte nel fenomeno della violenza domestica che, a causa di quanto vivono, possono avere importanti ripercussioni a livello fisico, psichico, professionale e sociale. L’accento verrà altresì messo sulle gravi conseguenze che i bambini coinvolti in dinamiche familiari di violenza fisica e psicologica riportano, in particolare sul loro benessere psico-fisico a breve e lungo termine e su quanto sia fondamentale garantire loro un’adeguata protezione.  
L’incontro dal titolo “Violenza domestica: proteggere chi la subisce … e i bambini?”, è previsto mercoledì 27 settembre 2023 a Mendrisio presso LaFilanda alle ore 18.00. Sarà introdotto dalla responsabile del Dicastero Politiche sociali e politiche di genere Françoise Gehring Amato. Seguirà un bilancio sull’implementazione della Convenzione di Istanbul a livello svizzero a cura di Martine Lachat Clerc, rappresentante della DAO (organizzazione mantello delle case protette per donne della Svizzera e del Liechtenstein) e di Raffaele De Rosa, Presidente del Governo e Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. Seguirà un dibattito, moderato dalla giornalista della RSI Sharon Bernardi, cui parteciperanno Cristiana Finzi, Delegata per l’aiuto alle vittime di reati, Giulia Bruzzone, Capoclinica del Servizio di Pronto Soccorso presso l’Ente ospedaliero cantonale, Siro Buzzi, Presidente di tre diverse sedi delle Autorità regionali di protezione e Domenico Didiano, Medico FMH in Psichiatra e Psicoterapia dell’infanzia e adolescenza.
Il ciclo di incontri promossi quest’anno dalla Divisione della giustizia in collaborazione con i comuni si concluderà nella giornata del 25 novembre a Bellinzona, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, con il lancio della Campagna dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. Anche questo, come altri eventi sul tema previsti nei prossimi mesi, è stato segnalato nell’ultimo numero della Newsletter sulla violenza domestica di recente pubblicazione, la cui iscrizione, da effettuare sul sito www.ti.ch/violenzadomestica, permette di ricevere regolarmente spunti e tematiche rilevanti sul tema, di aggiornarsi sulle novità legislative a livello cantonale e federale e di disporre di informazioni utili.
La lotta alla violenza domestica deve infatti rimanere un tema prioritario, non solo tra gli specialisti e la popolazione, ma anche nell’agenda politica. In questo ambito il Consiglio di Stato ha varato, nel novembre 2021, uno specifico “Piano d’azione cantonale”. Coerentemente con quest’ultimo il Governo, nell’ambito della procedura di consultazione relativa al progetto preliminare di Legge federale concernente il miglioramento della protezione penale contro gli aspetti persecutori (stalking), nella sua recente presa di posizione, ha salutato positivamente l’inserimento dello specifico reato di stalking nel Codice penale svizzero e nel Codice penale militare, ciò che andrà a costituire un’ulteriore misura efficace per migliorare la protezione di coloro che ne sono vittime, anche coerentemente con quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul.  

‘Berna ha ascoltato più gli avvocati dei magistrati…’

‘Berna ha ascoltato più gli avvocati dei magistrati…’

Il consigliere di Stato sulla revisione del Codice di procedura penale: maggiori costi per i Cantoni e inchieste che rischiano di subire rallentamenti

«Evidentemente a Berna conta di più la voce degli avvocati di quella dei magistrati inquirenti, del resto quest’ultimi non possono sedere in parlamento…», dice Norman Gobbi alla ‘Regione’. In vigore a breve, il 1° gennaio 2024, il ‘nuovo’ Codice di procedura penale svizzero, frutto della revisione varata dal parlamento federale nel giugno dello scorso anno, preoccupa non solo il consigliere di Stato ticinese titolare del Dipartimento istituzioni. Ma anche l’intero Comitato, di cui lo stesso Gobbi fa parte, della Cddgp, la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Ebbene, secondo il Comitato “le norme introdotte creano maggiori costi ai Cantoni e alle rispettive autorità giudiziarie penali, senza però permettere una maggiore efficienza nel perseguimento dei delitti e dei crimini”. Parole eloquenti, riportate nel comunicato stampa diffuso qualche giorno fa in cui il Dipartimento istituzioni riferiva della riunione, in Val di Blenio, dell’organo esecutivo della Cddgp.

Il procuratore generale Pagani: ‘A Ginevra altri cinque pp’
E le modifiche procedurali, all’insegna di un maggior formalismo e di garanzie accresciute, preoccupano anche il procuratore generale ticinese Andrea Pagani. “Se la politica cantonale non ci darà una mano, se non assegnerà al Ministero pubblico dei rinforzi e se non attribuirà competenze decisionali ai segretari giudiziari, stretti collaboratori dei procuratori, nei procedimenti contravvenzionali affinché anche loro possano firmare decreti d’accusa o di abbandono, mi domando come faremo a dar seguito, con la necessaria celerità, alle incombenze derivanti dalla revisione del Codice di procedura penale”, ha dichiarato Pagani in aprile intervistato da questo giornale. Nel frattempo il pg ha formalizzato al Consiglio di Stato, per il tramite della Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, una richiesta di potenziamento: un segretario giudiziario giurista in più e due funzionari amministrativi in più. Una proposta contenuta se si pensa che in qualche altro cantone, come Ginevra, «stando alle informazioni che ho ricevuto sono stati chiesti e ottenuti cinque procuratori in più e ulteriori tredici posti amministrativi proprio in previsione dell’impatto che questa revisione avrà sull’operatività delle autorità di perseguimento penale», indica Pagani. E rammenta: «Ginevra conta già oltre quaranta procuratori…».

Il capo del Di: ‘Valuteremo considerando anche l’intera catena penale’
La manovra di risparmio annunciata dal Consiglio di Stato per conseguire il pareggio dei conti del Cantone nel 2025 non facilita certo le cose. Tuttavia, come ricordava il pg nell’intervista pubblicata in aprile, “qui siamo davanti a nuove norme di rango superiore a quelle cantonali: il Codice di procedura penale è infatti una legge federale. Come magistrati siamo tenuti ad applicare pure le leggi federali, il che può comportare anche la necessità di disporre di personale”. La richiesta di potenziamento di Pagani è tuttora pendente. «Verrà valutata considerando anche l’intera catena penale – sostiene Gobbi –. È pendente fra l’altro la richiesta di attribuire alla Pretura penale un giudice in più, che potrebbe essere un pretore aggiunto».
Annunciando di recente l’entrata in vigore del ‘nuovo’ Codice per il prossimo 1° gennaio, il Consiglio federale ha richiamato alcune delle modifiche apportate al testo legislativo del 2011. “Nella procedura del decreto di accusa, ad esempio, il pubblico ministero dovrà sempre interrogare l’imputato se si profila una pena detentiva da scontare – scrive il governo –. Finora l’interrogatorio non era imposto per legge”. Non solo. “Viene esteso il diritto della vittima di essere informata: in futuro potrà ricevere gratuitamente la sentenza o il decreto d’accusa contro l’autore, anche laddove non partecipasse come parte al procedimento penale”. E ancora: “Nell’ambito del dissigillamento di carte, registrazioni od oggetti, il Codice di procedura penale disciplinerà in maggior dettaglio la procedura e impartirà dei termini allo scopo di accorciare i tempi e quindi”, a detta del Consiglio federale, “contribuire ad accelerare in particolare i procedimenti penali complessi”.

‘Questione finanziaria da discutere con la Confederazione’
Per Gobbi, questa revisione della procedura penale comporterà nel complesso «un verosimile rallentamento delle inchieste e costi aggiuntivi. Come direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia lo abbiamo fatto presente, anche in sede di consultazione. Lo ha fatto presente anche la Commissione di diritto penale, da me presieduta, organo consultivo in seno alla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (della citata commissione sono membri pure altri due ticinesi: il pg Pagani e il giudice Roy Garré, in rappresentanza del Tribunale penale federale, ndr). Ma niente da fare, il parlamento federale ha tirato dritto. Ripeto: si vede che la voce degli avvocati conta di più». Che fare? «Ritengo – evidenzia Gobbi – che i Cantoni debbano ora affrontare con la Confederazione la questione dei costi. Perché non è possibile che a sostenere finanziariamente questa revisione decisa a Berna siano solo i Cantoni».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 21 settembre 2023 de La Regione

“Al confine sud meno migranti, ma più problematici”

“Al confine sud meno migranti, ma più problematici”

Il direttore del DI ricorda che gli arrivi di migranti alla frontiera meridionale sono inferiori rispetto alla crisi del 2016. Tuttavia, vede una maggiore mancanza di rispetto delle leggi.
Il forte aumento degli arrivi di migranti alla frontiera Sud del nostro paese è stato al centro dell’ultima puntata di Matrioska, andata in onda ieri sera su Teleticino. Lamentele veementi si levano soprattutto dalla popolazione di Chiasso. Marco Bazzi ha chiesto al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi quanto ritenga sia grave la situazione nella cittadina di confine. Il consigliere di Stato ridimensiona l’ampiezza del fenomeno in termini di numeri a livello locale: “L’anno 2023 non è paragonabile a quanto vissuto nel 2016, dove c’erano accampamenti alla stazione di Como e una pressione doppia rispetto a oggi al confine Sud. Allo stato del 31 agosto, tenendo conto degli arrivi, il 2023 è catalogabile fra i primi tre o quattro anni dell’ultimo decennio, ma non rappresenta un record assoluto”.

Misure amministrative quale deterrente
Il direttore del DI afferma tuttavia che l’impatto di questi flussi sulla realtà locale è mutato. “Rispetto al 2016,  è cambiato il tipo di migrante. Chi arriva da noi, soprattutto maghrebini e anche alcuni afghani, è più problematico rispetto a chi nel 2016 cercava di attraversare la Svizzera”. Norman Gobbi dice quindi di aspettarsi maggiore fermezza da parte della Confederazione, in particolare nell’applicazione di sanzioni ai richiedenti l’asilo che commettono episodi di piccola criminalità. “Ho chiesto alla consigliera federale Baume-Schneider di prendere le misure che da tempo il Canton Ticino chiede”. Queste sono di ordine amministrativo, precisa il “ministro” leghista. “Le misure penali spesso si risolvono in piccole multe e in brevi detenzioni. Le misure amministrative che domandiamo sono delle conseguenze a dei comportamenti scorretti. Per queste persone è importante, alla luce delle loro origini culturali: non sono nati in paesi democratici come il nostro, ma in paesi dittatoriali in cui l’autorità e le regole sono ferree. Misure amministrative come non potere uscire dai centri potrebbero essere più incisive nella correzione di questi comportamenti”.
 
 
Da www.ticinonews.ch
E adesso ci si interroga sulla conduzione della Polizia

E adesso ci si interroga sulla conduzione della Polizia

Tresa reagisce alla comunicazione di Caslano, che ha detto di voler cedere il testimone: «Non è fattibile»
Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi: «I Comuni dovranno trovare una soluzione che risponda ai bisogni del comprensorio»

Sì, nella regione il tema «Polizia strutturata Malcantone Ovest» è diventato da mesi un vero e proprio caso politico. Le polemiche, come noto, erano sorte in primavera con la nomina del nuovo comandante da parte del Comune polo di Caslano. Una decisione che aveva suscitato il malumore dei Comuni convenzionati, i quali avevano preavvisato un altro candidato, e il malcontento, in questi mesi, non è rientrato. Anzi: si è aperta una discussione sulla conduzione del Corpo, con Caslano che ha apertamente invitato eventuali interessati a farsi avanti. «Il nostro Municipio è stato oggetto di numerose critiche, non solo in relazione alla vicenda della nomina del comandante», aveva dichiarato il sindaco Emilio Taiana ai microfoni di Teleticino. E di fronte alla richiesta di rivedere alcune competenze, Caslano ha manifestato il suo disaccordo «e siamo arrivati alla conclusione di dire: avanti un altro».

Caro Municipio ti scrivo
Tra Comuni, si è capito, c’è maretta. Un passo importante lo aveva fatto Magliaso lo scorso 7 aprile, rivolgendosi al vicino Corpo della Malcantone Est, con sede ad Agno, per sondare il terreno e capire se fosse possibile cambiare Polizia di riferimento. Negli scorsi mesi, invece, i Comuni convenzionati di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia, Novaggio, Tresa, Pura e, appunto, Magliaso si erano riuniti e in altrettante risoluzioni municipali avevano chiesto di rivedere la convenzione per assegnare più poteri alla Commissione consultiva. La reazione di Caslano non si era fatta attendere e il Municipio aveva comunicato di essere pronto a cedere il suo ruolo di Comune polo, invitando eventuali interessati a farsi avanti entro la fine di questo mese. Stando a nostre informazioni, nessun «erede» si è fatto avanti e una soluzione diplomatica appare ancora lontana. E nelle scorse settimane, Tresa ha preso carta e penna per rispondere ai «vicini». Nella missiva, spiega il sindaco Piero Marchesi, il Comune contesta la comunicazione di Caslano: «Pare ovvio che lo scopo sia farsi dire di no per giustificare lo status quo. Una verifica giuridica ha stabilito che questa richiesta non è accoglibile; equivale a una disdetta della convenzione ». «Inoltre, un simile passo significa modificare la convenzione stessa, ossia fare ciò che tutti gli altri Comuni hanno recentemente chiesto per diminuire l’eccessivo potere attribuito a Caslano e che quest’ultimo hainvece dichiarato di non voler fare», rileva ancora Marchesi. «Dopo anni di difficoltà e di situazioni critiche del Corpo dipolizia è ora di valutare tutte le possibilità, incluso quella di unafusione con altri corpi, oppure passare a un Corpo misto, Cantone e Comuni, sul modello di Biasca», prosegue Marchesi. «Noi non ci tiriamo indietro, ma prima di prendere una decisione bisogna essere sicuri di non reiterare i problemi cronici sinora riscontrati. L’obiettivo, che sono certo è anche quello degli altri Comuni, è quello di offrire il miglior servizio alla cittadinanza a un costo adeguato. Non è più tempo di pasticciare».
Una lettera analoga dovrebbe partire la prossima settimana anche da Magliaso. «Ne discuteremo lunedì in Municipio e probabilmente la invieremo il giorno seguente», afferma il capodicastero Ordine pubblico, sicurezza e difesa, Roberto Narduzzi. L’auspicio espresso dal municipale è che si arrivi a una soluzione, anche perché «gli agenti lavorano molto bene. Siamo soddisfatti del loro operato».

Il modello «sopracenerino»
Insomma, sembra proprio che si sia arrivati a uno strappo tra Comuni convenzionati. Ma che cosa ne pensa il Dipartimento delle istituzioni? La vicenda non rischia di nuocere all’operato e all’immagine della Polizia? Abbiamo girato le domande al direttore del DI, Norman Gobbi. «Si tratta di un problema che tocca la gestione, ossia principalmente l’organizzazione interna, e non l’operato del Corpo di Polizia intercomunale Malcantone Ovest», risponde. «Differenti vedute tra il Comune sede e i Comuni convenzionati. Gli agenti continuano a fare il loro lavoro e questo deve essere garantito per la sicurezza della cittadinanza. Trattandosi di comuni convenzionati, non è possibile una “rescissione” unilaterale da parte del Comune di Caslano. I comuni, dopo aver analizzato tutte le opzioni, dovranno trovare una soluzione che risponda ai bisogni del comprensorio». Ma il Dipartimento può intervenire? A Biasca è stato sperimentato un modello di gestione “misto” Cantone-Comune e in Malcantone c’è chi lo vedrebbe di buon occhio: sarebbe una soluzione fattibile? «Sono stato recentemente sollecitato da alcuni Comuni a presentare il progetto in atto nell’Alto Ticino», risponde Gobbi. «Un incontro in tal senso verrà organizzato a breve. Ritengo possa essere utile ai Comuni a questo stadio della situazione per poter valutare ogni opzione e che possa rispondere ai bisogni del proprio territorio. Con la sola finalità che i Comuni riescano a trovare la migliore soluzione per proseguire nell’importante lavoro di prossimità in ambito di sicurezza a favore della popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 20 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Tavola rotonda “Rompere il soffitto di cristallo …”

Tavola rotonda “Rompere il soffitto di cristallo …”

Comunicato stampa

Sabato 23 settembre 2023 alle ore 14.30 avrà luogo a Locarno una tavola rotonda dal titolo “Rompere il soffitto di cristallo: fattori di successo delle carriere di cittadine e cittadini con origini migratorie” promossa dal Servizio per l’integrazione degli stranieri (SIS) del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Città di Locarno. Parteciperanno il prof. Gianni D’Amato, Direttore del Forum svizzero per gli studi sulla migrazione e sulla popolazione dell’Università di Neuchâtel, Marguerite Ndiaye Broggini, consigliera comunale, Melark Jabro, giovane auto-imprenditore, e Michela Trisconi, Delegata cantonale all’integrazione degli stranieri. La discussione sarà moderata da Francesca Torrani, giornalista RSI.

Attraverso la Tavola rotonda, il Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni intende aprire uno spazio di dialogo e approfondimento sul tema della partecipazione alle sfere politiche ed economiche da parte di cittadine e cittadini con background migratorio. Partendo dai risultati di una ricerca nazionale, con un’appendice anche internazionale, presentati in anteprima dal prof. D’Amato, verranno affrontate le modalità e il livello di partecipazione degli immigrati nella vita sociale, economica e politica attraverso due testimoni, Marguerite Ndiaye Broggini e Jabro Melark, che porteranno la propria esperienza di successo nel nostro Cantone, contestualizzandola attraverso le misure di integrazione degli stranieri implementate nel Programma d’integrazione cantonale (PIC). La presenza di questi ospiti permetterà dunque di approfondire la tematica sia a livello teorico che pratico, passando dal contesto nazionale alla nostra realtà locale.  

Una tematica di interesse sociale e istituzionale
La partecipazione civica e politica di persone con varie esperienze e background è un elemento importante all’interno della nostra democrazia. Esplorare i fattori che favoriscono e quelli che ostacolano la partecipazione in varie sfere sociali ed economiche è d’interesse per la società tutta. La tavola rotonda permetterà dunque di riflettere alle misure di supporto sul piano strutturale ed istituzionale che bisognerebbe implementare per rafforzare il potenziale in ambito formativo e occupazionale di cittadine e cittadini di origine migratoria, così come per prevenire le discriminazioni, tutti elementi compresi all’interno del Programma d’integrazione cantonale (PIC) che il Servizio per l’integrazione degli stranieri è chiamato ad attuare.   La Tavola rotonda presso il Palazzo Marcacci, si inserisce nell’ambito della Festa dei Popoli che si svolgerà dalle ore 14.00 nella cornice di Piazza Grande a Locarno con il saluto delle autorità comunali, e da parte di Omar Gianora, presidente della Commissione cantonale per l’integrazione stranieri, e vedrà la partecipazione di enti, associazioni e comunità straniere attive a favore della diversità, dell’integrazione e della coesione sociale.  

Il progetto “Repchance-Svizzera” in breve
“Repchance-Svizzera è un progetto avviato nel 2023 dal Forum svizzero per gli studi sulla migrazione e la popolazione dell’Università di Neuchâtel in collaborazione con altre università europee. Mira ad identificare i fattori che influenzano i percorsi e le carriere politiche di successo di cittadine e cittadini svizzeri con background migratorio. L’analisi prende in considerazione persone con background migratorio che hanno ricoperto un mandato politico nel periodo tra il 2012 e il 2022 a livello federale, cantonale e comunale (in questi ultimi due casi per i cantoni di Zurigo, Vaud, Grigioni e Basilea Città). In un’ottica comparativa, la ricerca si concentra altresì su condizioni e fattori che permettono un accesso ad altri settori della società, attraverso lo svolgimento di interviste con persone di origini migratorie occupanti posizioni chiave nelle organizzazioni della società civile, nelle imprese e nell’amministrazione pubblica.  

Link
Progetto “Repchance-Svizzera”: https://www.unine.ch/sfm/fr/home/recherche/repchance.html