Rave abusivi, ‘vigilare meglio per impedirne l’organizzazione’

Rave abusivi, ‘vigilare meglio per impedirne l’organizzazione’

Giro di vite in arrivo. Il consigliere di Stato Norman Gobbi fornisce alcune prime indicazioni in risposta alle critiche mosse dal Municipio di Blenio

Si preannuncia un giro di vite cantonale nei confronti dei rave party non autorizzati che con una certa frequenza vengono proposti alle nostre latitudini, specie dopo il decreto Meloni che in Italia dall’anno scorso ne vieta l’organizzazione prevedendo multe fino a 10’000 euro e la galera fino a sei anni. Ciò che ha portato i promotori a intravedere nella Svizzera italiana un bel terreno di conquista poiché abbastanza vicino al confine e caratterizzato da molte zone discoste. L’ultimo evento in ordine di tempo, come riportato ieri da Tio, si è svolto proprio questo weekend nell’alta Lavizzara, sulle sponde del lago del Naret a 2’300 metri di quota. Oltre cento i partecipanti e quasi tutte italiane le targhe delle auto presenti.

Il ‘casus belli’ che ha generato una riflessione politica approfondita nel vicino Canton Grigioni – con tanto di botta e risposta fra autorità locali e cantonali – è rappresentato dal decesso di una 19enne del Luganese dopo il rave non autorizzato tenutosi lo scorso novembre alla diga della Roggiasca, sopra Roveredo, nella bassa Mesolcina. Più recentemente scintille ci sono state dopo il rave abusivo portato il 3-4 giugno ai 2’000 metri di quota del Pian Geiret, in piena Val Camadra, riserva naturalistica nel Comune di Blenio. Il cui Municipio non le ha mandate a dire (con tanto di lettera di fuoco spedita in copia al direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi) criticando l’agire della Polizia cantonale di Biasca rea di non aver bloccato l’evento una volta giunta sul posto per verificare la situazione e identificare l’organizzatore.

‘Primo, allarmare la polizia’
A margine del nostro articolo dell’11 luglio, la redazione aveva subito sollecitato il consigliere di Stato, che oggi risponde brevemente per potersi poi esprimere più diffusamente in Gran Consiglio a seguito dell’interpellanza del deputato Tiziano Zanetti, presidente dell’Alleanza patriziale ticinese i cui membri sul territorio non sono affatto contenti di doversi confrontare con i rave, tanto dal chiederne il divieto. «Dopo il primo evento verificatosi in Valle Morobbia – premette Norman Gobbi –, questo fenomeno è ormai conosciuto dalle autorità. Feste di questo genere, i cui partecipanti sono soprattutto italiani, si sono svolte in alcune parti discoste del Ticino, toccando un po’ tutte le regioni. Allarmare e informare la centrale della Polizia cantonale ogniqualvolta si sospetta un evento del genere è la prima cosa da fare». Ed è in effetti quanto successo a inizio giugno nell’alta Val di Blenio.

Verso una modalità comune d’intervento
Sullo specifico caso avvenuto in territorio di Ghirone, prosegue il capo delle Istituzioni, la Polizia cantonale «fornirà tutte le informazioni all’autorità di Blenio nel corso di un incontro che è già stato agendato e sulla base di uno specifico rapporto. Un rapporto che servirà anche per definire una modalità comune di intervento e soprattutto per vigilare in maniera preventiva, là dove è possibile, per evitare o contenere l’organizzazione di queste manifestazioni, coinvolgendo i Comuni, i Patriziati e i privati. Un po’ sul modello che avevamo messo in campo a suo tempo quando diversi terreni venivano occupati da carovane di rom stranieri».

Strategia in arrivo
Quanto all’interrogazione Zanetti, che invita il Cantone a inasprire le leggi, essa servirà a «mettere nero su bianco la strategia che il Cantone sta adottando e adotterà in questo specifico campo», conclude Norman Gobbi. Dal canto suo la polizia ha per ora inviato al Municipio di Blenio un primo rapporto di constatazione: “Il documento è da subito apparso scarno a dimostrazione di un intervento blando che si è limitato alla gestione del traffico all’altezza della barriera presso l’alpe di San Martino e nulla più”, lamenta l’autorità locale nella lettera alla polizia e al consigliere di Stato. Il rapporto “riporta le generalità dell’organizzatore e poche altre informazioni. In particolare non è stata eseguita un’indagine amministrativa completa che avrebbe messo a disposizione dell’ente pubblico le basi formali per intraprendere una procedura contravvenzionale”. Dal canto suo il sindaco di Lavizzara, Gabriele Dazio, commentando su Tio gli eventi del weekend ha sottolineato che «c’è un problema legato alla sicurezza stradale. Così come alle sostanze utilizzate. Ma non bisogna nemmeno dimenticare che quella del Naret è una zona turistica. I rifiuti purtroppo restano sul posto. Queste manifestazioni non fanno bene a nessuno». Infatti al Pian Geiret i partecipanti al rave avevano pensato bene di imbrattare la fermata del bus alpino e la cappella della Madonna della neve.

Da www.laregione.ch

“Difendiamo prima di tutto gli interessi degli svizzeri!”

“Difendiamo prima di tutto gli interessi degli svizzeri!”

Norman Gobbi a proposito di disoccupazione e aumento dell’immigrazione

I dati non mentono: nel 2022 il tasso di disoccupazione era più alto in Ticino che nelle provincie italiane a noi confinanti. “È l’ennesima conferma che ci fa dire come gli accordi di libera circolazione con l’UE siano per il Ticino del tutto negativi. Gli ormai 80 mila frontalieri che trovano lavoro qui non permettono a parte dei lavoratori residenti di inserirsi nel nostro mercato del lavoro”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Secondo i criteri dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) i disoccupati in Ticino sono il 6,5%, contro il 4,9% della Regione Lombardia. Da questa parte della frontiera stiamo soffrendo maggiormente rispetto alle zone con cui confiniamo. Queste cifre dovrebbero farci riflettere”.

Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni c’è un altro dato preoccupante: “In tutta la Svizzera entrano a lavorare 373 mila frontalieri (come detto in Ticino sono circa 80 mila, ndr). Le svizzere o gli svizzeri che invece vanno a lavorare nelle regioni a limitrofe (in Italia, Francia, Germania e Austria) sono solo 29 mila. Una disparità enorme in un mercato del lavoro totalmente sbilanciato. Una disoccupazione al 6,9% – secondo i criteri ILO – è preoccupante. Abbiamo però le mani legate da questo punto di vista, perché con gli accordi bilaterali in vigore è impossibile modificare questo stato di cose. Inoltre, dopo l’approvazione in votazione popolare dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa avvenuta nel 2014, il parlamento federale ha adottato un testo del tutto inefficace e conosciuto come “preferenza indigena light”. L’aumento dei frontalieri e l’aumento della popolazione in Svizzera dovuto all’immigrazione dimostrano come oggi la situazione stia andando fuori controllo. E la popolazione è preoccupata. Non solo in Ticino, visto che secondo un recente sondaggio ben il 62 per cento della popolazione svizzera si è detto favorevole a una limitazione dell’immigrazione. La prospettiva di arrivare ben presto a 10 milioni di abitanti spaventa a giusta ragione gli svizzeri. Occorre mettere un freno, non per chiuderci, ma per ritrovare una adeguata qualità di vita all’interno del nostro Paese e pure nei confronti dei paesi con cui confiniamo. Ritornare a dare priorità agli interessi delle cittadine e dei cittadini svizzeri deve essere una priorità per tutta a classe politica. In questo senso l’ennesima visita a Bruxelles del consigliere federale Ignazio Cassis per cercare di rafforzare l’Accordo quadro è un passo nella direzione sbagliata. Le elezioni federali si avvicinano. Spero che a tutti i livelli vengano premiate le personalità che portano avanti con convinzione gli interessi della Svizzera e degli svizzeri”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 luglio 2023 de Il Mattino

Sospensione dello statuto S: “È un tema su cui discutere”

Sospensione dello statuto S: “È un tema su cui discutere”

Ucraina: Norman Gobbi presenta una consultazione lanciata da Berna

È passato un anno e mezzo dall’inizio della guerra in Ucraina, legata all’invasione delle truppe russe (24 febbraio 2022). Dopo solo tre settimane il Consiglio federale ha attivato lo statuto di protezione “S” per le persone provenienti dall’Ucraina (11 marzo 2022). Uno statuto che ha permesso a circa 70mila ucraini (dato attuale) di raggiungere la Svizzera, senza dover presentare una domanda d’asilo e ottenendo un aiuto e un’assistenza quasi totale. “ Oggi è giunto il momento di pensare anche a togliere questo statuto”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. In questo senso il Consiglio federale ha promosso una consultazione sul documento “Piano d’attuazione per la revoca dello statuto di protezione S”. I Cantoni dovranno rispondere a questa consultazione e il Ticino farà la sua parte. Quando potrà essere messo in pratica questo piano è ancora tutto da vedere. Questo dipende dalla durata della guerra e dallo sviluppo della situazione a livello interno e a livello internazionale. Per intanto ci si limita a definire le misure da introdurre per revocare lo statuto S attraverso un piano di intervento che toccherà direttamente i Cantoni, visto che la competenza operativa è sulle loro spalle”.

Lo statuto S, e i “privilegi” che tale permesso concede a chi ne beneficia, hanno suscitato parecchi malumori tra la gente. “ Anche a giusta ragione, ma si trattava a quel momento di dare una rispostaimmediata ai bisogni di una popolazione colpita da una guerra. È statala prima volta che la Svizzera ha applicato questo speciale permessod’entrata, voluto all’inizio del nuovo millennio sulla scorta delle esperienze maturate negli anni Novanta a causa dei flussi migratori provenienti dall’ex Jugoslavia. Mi auguro che al termine di questa esperienza con gli ucraini venga avviata una profonda analisi su quanto avvenuto così da apportare i necessari aggiustamenti; per correggere soprattutto alcune forme di aiuto che possono facilmente sfociare in abusi se non convenientemente monitorate. L’altro mio auspicio è che in Svizzera in modo autonomo – e quanto prima – si faccia una discussione sulla sospensione dello statuto S, senza aspettare le decisioni dell’Unione europea. La libertà per il Consiglio federale di prendere una decisione in piena autonomia, tenendo comunque presente tutti i fattori, deve far leva anche e soprattutto sulla convinzione che pochi Paesi al mondo hanno accolto cittadini ucraini con un sostegno dello Stato così elevato”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 16 luglio 2023 de Il Mattino della domenica

Gobbi scrive a Berna: «Servono soluzioni ferme»

Gobbi scrive a Berna: «Servono soluzioni ferme»

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni scrive alla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider e si fa portavoce delle preoccupazioni locali: «È urgente e indispensabile agire a livello federale»

«Mi rivolgo a Lei facendomi interprete delle preoccupazioni mie personali, delle autorità locali e della popolazione residente ». È con questo incipit che comincia la lettera inviata il 3 luglio scorso alla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. In calce, c’è la firma del direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. L’oggetto? I richiedenti l’asilo. Per essere più precisi: «Richiesta di misure urgenti sicurezza migranti recalcitranti ». Prima ancora della discesa in campo della Deputazione ticinese alle Camere federali – la quale si è confrontata con le autorità chiassesi e poi ha scritto alla consigliera federale chiedendo misure rapide e incisive (vedi CdT di ieri) – il consigliere di Stato aveva già preso carta e penna esternando, come riportato, preoccupazione.
Nella lettera, Gobbi evidenzia innanzitutto più episodi che hanno visto il coinvolgimento di richiedenti l’asilo. «La cronaca recente – si legge –, discussa anche con la segretaria di Stato Christine Schraner Burgener, ha evidenziato che i richiedenti l’asilo in provenienza dal Nord Africa sono autori ripetuti di furti, danneggiamenti, minacce e disturbo al funzionamento del Centro federale di procedura».
Di più: «I soggetti – scrive il consigliere di Stato – si sono spostati dai furti nelle auto a quelli nelle abitazioni, a seguito delle misure adottate dalla Polizia cantonale nel richiamare l’attenzione della popolazione ». Per il mittente della missiva, quanto appena descritto «evidenzia la natura criminogena dei soggetti, in quanto non si tratta di taccheggi ma bensì di veri e propri furti e tentativi di furti». Alla consigliera federale vengono in seguito fatti presenti alcuni comportamenti e atteggiamenti «violenti e minacciosi che – dentro e fuori il Centro – creano paura e disapprovazione». Nell’elenco viene inoltre segnalata la serie di interventi «a vuoto» effettuata dai pompieri. Un tema trattato dal Corriere del Ticino a fine aprile e che aveva portato alla luce come, dall’inizio dell’anno, i pompieri fossero stati chiamati al Centro di Pasture per oltre una settantina di volte: nella totalità dei casi per falsi allarme incendio, attivati dagli ospiti.

Tra costi e percezioni
L’autore della lettera tocca, in seguito, altri due temi in un certo qual modo sensibili. Quanto appena descritto «impatta da un lato sui costi della collettività come pure sulla percezione del settore asilo gestito dalla Confederazione, dando l’idea dell’impunità per gli autori di questi reati». L’idea di impunità a cui fa riferimento il direttore del Dipartimento delle Istituzioni si riferisce a ciò che avviene una volta identificato l’autore di un’azione penalmente rilevante: «Questi reati vengono sanzionati con multe e fermi di polizia di breve durata, facendo nascere l’idea nei richiedenti l’asilo recalcitranti che in Svizzera tutto è permesso».

Servono ulteriori basi legali
Rivolgendosi a Baume-Schneider, Gobbi ritiene «urgente e indispensabile» agire a livello federale. Come? Avendo, ad esempio, «basi legali per misure disciplinari amministrative per i soggetti che creano disturbo fuori i Centri federali ». Il consigliere di Stato, in tal senso, avanza alcune richieste: «Per coloro che vengono identificati come autori di furti o di tentati furti, chiedo che essi vengano subito bocciati nella richiesta d’asilo poiché i comportamenti criminogeni sicuramente sono poco compatibili con la politica d’asilo». Per le fattispecie meno rilevanti a livello penale, «vanno valutate altre misure di carattere amministrativo », come ad esempio «limitando l’uscita, multe disciplinari, lavori obbligatori ». Così facendo – annota Gobbi – «si dà la chiara indicazione che i comportamenti negativi non vengono tollerati, questo a beneficio del buon funzionamento dei Centri, dell’impatto verso l’esterno e soprattutto sulla popolazione residente vicino ai Centri».

A beneficio dell’intero settore
«Posso comprendere che queste proposte possano urtare – ammette il consigliere di Stato – ma per il bene del settore asilo vanno ricercate soluzioni ferme a problemi reali di comportamento, microcriminalità e impatto negativo sulla popolazione, gli altri richiedenti nei Centri e il personale ivi impiegato». L’autore sottolinea inoltre che «misure similari vengono applicate agli astretti al servizio militare e talune sono già oggi previste da altre leggi federali di carattere civile».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 15 luglio 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.ticinonews.ch/ticino/domande-dasilo-il-ticino-e-tra-i-cantoni-che-conta-piu-richiedenti-380284

Da www.ticinonews.ch

Primo agosto 2023 – Festa Lega a Faido

Primo agosto 2023 – Festa Lega a Faido

La Festa del 1 agosto quest’anno si terrà in Leventina, più precisamente nella Sala Castelletto a Faido.
L’inizio è previsto alle ore 11.00, mentre da mezzogiorno sarà offerto il pranzo: salametto, pom e pasta e formaggio dell’Alpe.

Alla manifestazione parteciperanno i nostri candidati alle prossime Elezioni federali: sarà quindi anche una bella occasione per conoscerli e scambiare qualche opinione.

Info e iscrizioni
079/ 247 49 88 – 079/ 457 23 61
patrizio.farei@helvetia.ch

In caso di brutto tempo l’evento avrà luogo alla Pista di ghiaccio.

Vi attendiamo numerosi!

“La foga europeista di Berna”

“La foga europeista di Berna”

Norman Gobbi commenta la posizione del CF sulla libera circolazione

Tout va très bien Madame la Marquise! Per il Consiglio federale la libera circolazione delle persone è un successo. “Nel comunicato stampa diramato martedì, Berna sottolinea tutti gli aspetti positivi di cui la nostra economia avrebbe beneficiato a partire dal 2002, quando venne introdotto l’Accordo quadro con l’UE e quindi anche quello sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale dimentica bellamente la situazione del Ticino, che invece sta subendo questo accordo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Siamo alle solite: il Ticino è l’ultima ruota del carro per il Consiglio federale. Non si può in una comunicazione ufficiale non ricordare anche quanto avviene nel Cantone che rappresenta la “terza Svizzera”. Da noi la libera circolazione delle persone, ossia la possibilità per tutti i cittadini dell’UE di entrare a lavorare in Svizzera in modo molto agevolato, è la causa del grave problema di dumping salariale e della difficoltà per molti giovani e over50 di potersi reinserire nel mondo del lavoro. In molti settori i salari dei lavoratori non riescono più a garantire la possibilità di arrivare a fine mese per chi risiede in Ticino. Ecco quindi che solo i frontalieri possono accedere a certi posti. Ecco quindi che tante ticinesi e tanti ticinesi non possono nemmeno mandare le proprie candidature. È una catena che poi causa un generale abbassamento (o almeno un mancato aumento) dei salari. La media delle paghe in Ticino rimane costantemente al di sotto di quella del resto della Svizzera. Un dato che bisognerebbe sempre ricordare e che anche il Consiglio federale dovrebbe ricordare, prima di lanciare i suoi proclami a favore della libera circolazione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“L’obiettivo del Consiglio federale è quello di evidenziare sempre quanto sia bello e giusto aumentare i nostri rapporti istituzionali con l’Europa; con la sua comunicazione ha sostanzialmente iniziato la campagna promozionale per l’accordo quadro con l’UE.  Un turbo europeismo che nemmeno la scellerata situazione all’interno delle istanze europee riesce a scalfire. Incomprensibile per chi come noi abbiamo a cuore una Svizzera forte, un Ticino forte. E soprattutto abbiamo a cuore la nostra libertà, la nostra necessità di auto determinarci, senza dover sottostare a pressioni e a dettami altrui. La Svizzera deve rimanere forte, indipendente, neutrale e, appunto, libera. Se questi ideali fossero sempre nelle corde del Consiglio federale, le minoranze verrebbero sempre tenute in considerazione. Non come è stato fatto in questa circostanza, con un comunicato stampa che ha per l’ennesima volta mostrato il vero volto di chi siede a Berna nell’Esecutivo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 luglio 2023 de Il Mattino.

 

 

Perbacco che polemica, Gobbi: «Organizzato un incontro per discuterne»

Perbacco che polemica, Gobbi: «Organizzato un incontro per discuterne»

L’Interprofessione della vite e del vino contesta la decisione delle Assise criminali di vendere all’incanto le trentamila bottiglie di Barbera spacciato per prodotto di pregio: «Quel vino non vada all’asta»

No, l’Interprofessione della vite e del vino ticinese non ci sta. Quelle trentamila bottiglie di vino confiscate non devono essere vendute all’asta ma devono essere distrutte. Altrimenti si causerebbe un danno per l’intera categoria vitivinicola. Parliamo dei «rossi» finiti al centro di un’inchiesta per truffa a cavallo tra Ticino e Italia, approdata in aula a Lugano lo scorso mese e conclusasi con quattro condanne (e un’assoluzione). In totale ben settantamila bottiglie, è stato appurato dalla Corte delle assise criminali, spacciate per Tignanello, Sito Moresco o Amarone quando in realtà altro non erano che semplice Barbera. Buono, sì, ma «banale». E i trentamila vini confiscati in Ticino, ha stabilito il giudice Amos Pagnamenta lo scorso 23 giugno, vanno vendute all’incanto, ovviamente privi delle etichette falsificate oppure trasferiti in bottiglie generiche.

Tutti i dubbi
Un’eventualità che però, non è andata giù all’Interprofessione della vite e del vino ticinese – sodalizio che riunisce tutta la filiera vitivinicola – che si dice preoccupata principalmente per tre aspetti.
Primo: la qualità del vino che verrebbe messo in commercio. «Cosa si sa esattamente sulle pratiche enologiche praticate in cantina per la contraffazione del vino? È vero che Gesù ha trasformato l’acqua in vino, ma quello fu un miracolo di portata divina», si legge in una nota stampa firmata dal presidente Andrea Conconi. «Se come riportato dai media, vinificando della Barbera siano riusciti ad ottenere vini così diversi, è legittimo presumere che siano stati aggiunti aromi, glicerina, tannini e/o altri prodotti per imitare i prodotti originali».
Secondo: le conseguenze economiche per il settore. «La messa in commercio di trentamila bottiglie andrà sicuramente a colpire chi lavora in maniera corretta e che già soffre l’agguerrita concorrenza dei vini di importazione», prosegue la nota stampa. L’Interprofessione ritiene dunque «che in assenza di documenti veritieri che attestino la provenienza dei vini, questi debbano essere declassati alla terza categoria con la denominazione vino da tavola di origine Europea, senza annata, senza nome di fantasia e senza immagini che possano trarre in inganno il consumatore». Il valore di mercato di una simile bottiglia sullo scaffale «non può superare i 2-3 franchi».
Terzo: parità di trattamento con altri prodotti contraffatti. Per il sodalizio, le bottiglie vanno trattate alla stregua di altro materiale contraffatti, come ad esempio orologi di lusso, il quale viene di norma distrutto.
Riassumendo, queste trentamila bottiglie andrebbero distrutte, senza se e senza ma. E se proprio si decidesse di venderle comunque, almeno lo si faccia a prezzi contenuti.

La missiva a Bellinzona
Le preoccupazioni sono state messe anche nero su bianco in uno scritto indirizzato al direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi (e, in copia, anche al Laboratorio cantonale di Bellinzona, al Controllo svizzero del commercio dei vini a Dübendorf, all’Associazione svizzera commercio dei vini a Berna, all’Ufficio federale della sanità pubblica, all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria, all’Ufficio federale dell’agricoltura, all’Interprofessione della vite e del vino svizzeri a Berna e al presidente del Tribunale d’appello a Lugano). Da noi contattato, Gobbi afferma che «la lettera è giunta al mio Dipartimento. L’intenzione, che ho già discusso con la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, è quella di incontrare i responsabili dell’Interprofessione della vite e del vino per discutere questa situazione, con l’obiettivo di non arrecare danno né al settore vinicolo cantonale né allo Stato, che è creditore. Non posso quindi al momento anticipare il risultato della discussione che dobbiamo ancora fare e della decisione che prenderemo sull’opportunità o meno di mettere all’asta queste bottiglie».

“La giustizia è proprio il mio ambito”

“La giustizia è proprio il mio ambito”

Intervista alla prima ufficiale della polizia cantonale ticinese: la 44enne Bernadette Rüegsegger di Airolo

La parità tra i sessi di recente in Ticino ha fatto un ulteriore passo avanti. Il Consiglio di Stato la scorsa settimana ha nominato la prima donna ufficiale della polizia cantonale le cui radici vengono fatte risalire alla compagnia di linea istituita nel 1804, l’anno dopo la nascita del cantone. In 219 anni di storia il corpo non aveva mai avuto un graduato donna anche se dal 1987, quando entrarono in servizio le prime agenti femminili in divisa, il numero delle donne è in crescita.

L’onore di rompere il ghiaccio ed aprire una nuova via è toccato a Bernadette Rüegsegger. Classe 1979, nata e cresciuta ad Airolo, madre di due figli, è laureata in diritto all’università di Zurigo, ha conseguito il brevetto di avvocato e anche un master in advanced studies in Forensics alla Hochschule di Lucerna. Alla RSI non nasconde la sua emozione e sua gioia per essere stata scelta quale nuova responsabile dei servizi generali della polizia cantonale dopo essere stata per cinque anni funzionario dirigente a capo del Servizio giuridico. Assumerà la nuova funzione con il grado di capitano.

Un’emozione personale, ma non solo, perché Bernadette Rüegsegger è cosciente che la sua nomina è stata straordinaria per la realtà ticinese. Il fatto che sia una donna ha suscitato scalpore. “Spero che anche le donne lo prendano un po’ da esempio e spero di essere un po’ di ispirazione perché con la competenza e con il lavoro si può arrivare”, afferma, consapevole che il suo nome resterà legato alla rottura di un altro soffitto di cristallo in seno alla PolTI. “Personalmente non ho mai trovato ostacoli, ma forse ho anche già cominciato come funzionaria dirigente, quindi ad un altro livello – spiega -. Ho trovato delle ottime collaborazioni, delle menti aperte. Posso immaginarmi che, magari nei livelli più bassi, sia più difficile e che ci sia ancora una cultura maschile, un po’ più chiusa. Però vorrei anche dire che c’è un’apertura che, man mano, si sta sviluppando. Come donne in polizia siamo al 13,5%. È un processo lento, però è un processo in atto”.

Il suo percorso professionale è stato quasi interamente legato all’attività inquirente. Ma non in polizia. Nel 2009 è entrata alle dipendenze del ministero pubblico di Zürich-Limmat in veste di segretaria giudiziaria e assistente procuratrice. Poi, nel 2011, è diventata procuratrice pubblica alla Procura di Winterthur. Nel 2014 è diventata procuratrice pubblica del canton Zurigo. “La mia passione è il diritto penale, il perseguimento penale – afferma senza tentennamenti -. La giustizia è proprio il mio ambito. L’ho sempre sentita mia fin dagli studi”.

La carriera in magistratura a Zurigo nel corso degli anni l’ha portata ad avere stretti contatti con la polizia dove è approdata dopo aver deciso di far rientro in Ticino. Un percorso quasi naturale, anche perché Oltralpe la vicinanza tra agenti e magistrati è maggiore e le carriere molto permeabili. “La collaborazione tra polizia e ministero è molto più stretta – spiega Bernadette Rüegsegger ripensando agli anni a Zurigo -. Tantissimi ufficiali di polizia e comandanti di polizia sono stati procuratori pubblici. C’è questa permeabilità di andare dalla polizia al ministero e indietro, come giuristi”.

Una formazione che ha portato Bernadette Rüegsegger ad essere procuratrice, capo del Servizio giuridico e poi la prima donna ufficiale della polizia del canton Ticino: la capitano Rüegsegger.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16374361

Da www.rsi.ch/news

Aggregazioni Bodio-Giornico e Prato Leventina-Quinto in votazione consultiva il 26 novembre 2023

Aggregazioni Bodio-Giornico e Prato Leventina-Quinto in votazione consultiva il 26 novembre 2023

Comunicato stampa

La cittadinanza di Bodio e Giornico, così come quella di Prato Leventina e Quinto si esprimerà in votazione consultiva domenica 26 novembre 2023 sui progetti di aggregazione che coinvolgono i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato i due studi allestiti dalle commissioni incaricate di formulare le proposte di aggregazione dei rispettivi comuni.

Nelle scorse settimane le commissioni di studio per l’aggregazione di Prato Leventina e Quinto e quella di Bodio e Giornico hanno consegnato al Consiglio di Stato le proprie proposte per la costituzione di due nuovi comuni, frutto dell’aggregazione delle rispettive collettività. Entrambe sono state accettate dal Governo che ha stabilito la data per le votazioni consultive nei due comprensori per il prossimo 26 novembre 2023, data già fissata per la consultazione sul progetto che coinvolge cinque comuni malcantonesi nell’aggregazione del nuovo Comune di Lema. A seconda dell’esito del voto, le elezioni comunali generali di aprile 2024 potranno essere prorogate dal Consiglio di Stato laddove il voto sarà positivo.  

Aggregazione Bodio-Giornico
Il progetto è nato dopo l’abbandono dell’ipotesi aggregativa che lo scorso anno ha coinvolto l’intera Bassa Leventina, ampiamente accolta a Bodio e Giornico ma nettamente respinta a Personico e Pollegio. Alla luce del risultato, i municipi di Bodio e Giornico hanno chiesto l’avvio di una procedura di aggregazione bilaterale tra i loro comuni, formalizzata nell’autunno 2022. Lo studio prevede che il nuovo Comune, che conta circa 1’700 abitanti, prenda il nome di “Giornico”, capoluogo dell’omonimo circolo e sia guidato da un municipio di cinque membri e da un legislativo composto da 25 persone, che potranno essere elette in base a due circondari elettorali corrispondenti agli attuali comuni. La proposta è stata preavvisata favorevolmente da entrambi i legislativi (Bodio: 11 sì, 2 contrari, 0 astenuti; Giornico: 18 sì, 1 contrario, 0 astenuti) e dai due municipi. Il Governo si è impegnato a sostenere l’aggregazione con un contributo complessivo di 3 milioni di franchi, di cui uno per consolidare la struttura di bilancio del futuro Comune. Il moltiplicatore iniziale prospettato è del 95%.  

Aggregazione Prato Leventina-Quinto
La procedura ha preso origine su stimolo del Consiglio comunale di Prato Leventina ed è stata avviata nel giugno 2022 dando seguito all’istanza dei due municipi. La proposta di Comune aggregato, nel quale risiedono circa 1’350 abitanti, prefigura un municipio di cinque membri e un consiglio comunale di 21 persone, con possibilità di istituire due circondari. Entrambi i consigli comunali (Prato: 12 sì, 0 contrari, 1 astenuto, mentre quello di Quinto di stretta misura: 9 favorevoli, 8 contrari, 0 astenuti) e i due municipi hanno dato preavviso favorevole al progetto. La denominazione del nuovo Comune proposta dalla Commissione, dopo aver esaminato diverse ipotesi, è “Quinto”. Ritenuto che nell’ambito dell’esame dello studio da parte dei legislativi, quello di Prato Leventina ha chiesto di sottoporre al voto anche il nome “Quinto-Prato”, richiesta cui i due municipi hanno in seguito aderito, il Governo ha deciso di far esprimere in via consultiva la cittadinanza anche sul nome del futuro Comune, scegliendo tra queste due alternative. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione di franchi per iniziative particolarmente significative dal profilo del progresso in ambito socio-economico e territoriale. Il moltiplicatore iniziale previsto è del 90%.  

Festa grande per la fine dei lavori all’Alpe Porcaresc

Festa grande per la fine dei lavori all’Alpe Porcaresc

Sabato 1° luglio il Patriziato Generale d’Onsernone ha ufficialmente inaugurato il nuovo Alpe Porcaresc, concludendo con una festa popolare il lungo iter di lavori sul più importante alpeggio onsernonese.
Per l’occasione erano presenti il consigliere di Stato Norman Gobbi, dei rappresentanti di fondazioni, enti e istituzioni che hanno contribuito all’opera e circa 300 amici di Porcaresc.
«Questa non è una giornata da dedicare ai ricordi, ma una giornata da ricordare, perché rivolta al futuro», ha detto il presidente del Patriziato Luca Speziali.
Dopo la benedizione dell’alpe e la dedica all’ex presidente del PGO Tarcisio Terribilini, scomparso prematuramente e vero e proprio motore dell’avvio del progetto di ristrutturazione, sono stati illustrati i principali interventi effettuati.
I lavori si sono svolti nell’arco di cinque stagioni, dal 2017 al 2022. Il progetto si è concentrato sulla ristrutturazione delle strutture esistenti, rispettando il paesaggio e le caratteristiche storico-architettoniche del sito.
Il progetto iniziale è stato modificato durante l’esecuzione, sempre guardando al futuro e allo sviluppo dell’attività alpestre. L’esempio migliore è quello legato al nuovo caseificio, una necessità emersa negli ultimi anni del progetto. L’impianto, uno dei più moderni in Ticino, permetterà all’Alpe di perpetrare la lunga e qualitativa tradizione casearia per i prossimi decenni. 

Da www.tio.ch

(Immagine: Patriziato generale di Onsernone)