Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città: designazione del Pretore supplente

Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città: designazione del Pretore supplente

Comunicato stampa

Questa mattina l’avv. Luisa Delmué ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, assumendo, a contare dal 21 agosto 2019, la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Locarno-Città. L’avv. Luisa Delmué, attiva presso la Pretura di Locarno-Città in qualità di Segretaria assessore, sostituirà temporaneamente il Pretore titolare avv. Marco Agustoni, assente per infortunio. Alla cerimonia hanno partecipato il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Presidente del Consiglio della magistratura, Werner Walser.
Classe 1989, l’avv. Luisa Delmué ha conseguito nel 2013 il Master in diritto all’Università di Friborgo, ottenendo in seguito il certificato di capacità di avvocato in Ticino nel 2015. A partire dallo stesso anno ha svolto il ruolo di Segretaria assessore presso la Pretura di Locarno-Città, all’interno della quale ha potuto consolidare il proprio percorso di crescita segnatamente dal punto di vista professionale, rafforzando le proprie conoscenze e competenze tecnico-giuridiche.
Il Governo tiene a formulare i migliori auguri per una buona convalescenza al Pretore Marco Agustoni, ringraziando Luisa Delmué per la disponibilità ad assumere temporaneamente la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Locarno-Città.

Foto (da sin.): la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il neo pretore supplente, Luisa Delmué, l’usciere Sergio Thoma e il presidente del Consiglio della Magistratura, Werner Walser.

 

Legge fiduciari, le novità in consultazione

Legge fiduciari, le novità in consultazione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 agosto 2019 de La Regione

In consultazione l’adeguamento della normativa cantonale alle nuove disposizioni varate a Berna Il Dipartimento: ‘I finanziari saranno assoggettati alla vigilanza federale.
Per i commercialisti e gli immobiliari autorizzazioni invece da mantenere’.

Si propone di abolire il regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, visto che saranno assoggettati “alla vigilanza a livello federale”, ma di mantenerlo per i commercialisti e gli immobiliari. Inoltre, vengono suggerite alcune “puntuali” modifiche normative, ad esempio per quel che riguarda i requisiti per l’ottenimento del nullaosta a operare. L’annunciato progetto di revisione della LFid, la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario, è dall’8 agosto in consultazione. Elaborata dalla Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, in collaborazione con l’Autorità di vigilanza sui fiduciari, per adeguare il testo ticinese alle leggi federali sugli istituti finanziari (LIsFi) e sui servizi finanziari (LSerFi), la bozza di messaggio governativo è stata sottoposta – oltre che alla Ftaf, la Federazione delle associazioni fiduciarie, e alla stessa Autorità di vigilanza – al Ministero pubblico, al Tribunale d’appello, all’Ordine degli avvocati e a quello dei notai, all’Associazione bancaria, a quelle dei consumatori (Acsi) e degli inquilini (Asi), alla Camera di commercio, alla Camera dell’economia fondiaria (Catef) e ai sindacati. Alle cerchie interessate il capo del Dipartimento Norman Gobbi e la direttrice della Divisione Frida Andreotti hanno dato un mese – fino all’8 di settembre – per formulare eventuali osservazioni sui cambiamenti prospettati. Il tempo d’altronde stringe. Le due leggi federali dovrebbero infatti entrare in vigore il prossimo gennaio (il condizionale è d’obbligo). A inizio 2020 sarà quindi pronta anche la rivista normativa cantonale? Il Dipartimento istituzioni lo spera, consapevole comunque che molto dipenderà dal contenuto delle prese di posizione degli enti consultati e dall’iter della revisione legislativa in Gran Consiglio.

Gli operatori: 1’500 a fine 2018
In Ticino l’attività di fiduciario è disciplinata per legge dal 1985: da allora per svolgere le professioni di fiduciario finanziario (gestione patrimoniale…), di fiduciario commercialista o di fiduciario immobiliare occorre un’autorizzazione. Che dal 2012 viene rilasciata dall’Autorità di vigilanza, organo indipendente dall’Amministrazione cantonale. Le dimensioni (e l’importanza) del parabancario sono riassunte anche nei numeri menzionati nel documento in consultazione. Alla fine dello scorso anno in Ticino, annota la Divisione giustizia, “le persone autorizzate a esercitare iscritte nell’albo cantonale dei fiduciari erano 1’500 (tre in più rispetto al 2017), per un totale di 1’841 autorizzazioni: 1’184 fiduciari con una sola autorizzazione, 282 con due autorizzazioni e 34 con le tre autorizzazioni (finanziario, commercialista, immobiliare ndr)”.

Ora, la Legge federale sugli istituti finanziari e la Legge federale sui servizi finanziari, approvate dalle Camere poco piu di un anno fa per rafforzare la tutela dei clienti, rendono necessaria una revisione della ticinese LFid. In base alle disposizioni varate a Berna, anche i fiduciari finanziari saranno assoggettati alla vigilanza della Finma. Sarà quest’ultima, autorità federale che vigila sui mercati finanziari, ad autorizzare l’esercizio dell’attività, spiega il Dipartimento istituzioni. Il quale propone di sopprimere in Ticino il regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, essendo prossimamente sottoposti “alla vigilanza federale e non più a quella cantonale”. Chiede invece di conservare il citato regime per i commercialisti e gli immobiliari: anche in futuro la loro attività andrebbe autorizzata. Nel progetto di messaggio si suggerisce poi di apportare dei correttivi alla legge cantonale. Per esempio aggiungendo “un ulteriore requisito ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione”: il fiduciario che la sollecita, “oltre a non trovarsi in stato di insolvenza comprovata da un attestato di carenza beni o in stato di fallimento, non deve trovarsi in stato di sovraindebitamento certificato da un estratto dell’Ufficio esecuzione per debiti indipendenti da eventuali precetti relativi alla propria attività di fiduciario (ad esempio tasse o premi di cassa malati o assicurativi non pagati)”.

‘LFid efficace’
L’adattamento della normativa ticinese alle nuove direttive federali è stato per il Dipartimento istituzioni anche l’occasione per interrogarsi sull’“efficacia” della legge cantonale sui fiduciari. E al riguardo non ha dubbi: “La LFid deve essere mantenuta”. E questo “tenuto conto dell’importanza economica del settore, della credibilità e della necessità di mantenere un’immagine positiva e attrattiva della piazza economica ticinese, della volontà di proteggere i clienti sul mercato finanziario ticinese e svizzero, della buona fede delle attività commerciali, nell’ottica di garantire una stabilità in un settore oggetto di frequenti pressioni nel rispetto della concorrenza tra i professionisti attivi”. Ma la legge cantonale va conservata “anche per motivi economici e politici di ordine generale”: in Ticino, si osserva nella bozza di messaggio, “negli ultimi decenni il parabancario si è sviluppato in maniera importante, crescendo in quantità ma anche in qualità dei servizi offerti, una garanzia solida di continuità per il futuro e per il benessere del nostro cantone”.

Il Governo ticinese in gita

Il Governo ticinese in gita

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 20 agosto 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12094924

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Da www.rsi.ch/news

Le priorità del Governo

Tra i temi: la riforma fiscale, la pianificazione ospedaliera e la riforma Ticino 2020

La gita del Consiglio di Stato ticinese nel Sopraceneri è stata un piacevole momento conviviale, ma sicuramente anche un’occasione di discussione informale sulle sfide che attendono il Governo e i singoli dipartimenti da domani, mercoledì, quando è prevista la prima riunione a Palazzo delle Orsoline.

La RSI ha colto l’occasione per chiedere ai consiglieri di Stato le loro priorità per il nuovo anno politico:

Christian Vitta, direttore del Dipartimento Finanze ed Economia
“Sono molti i cantieri aperti, ci terrei su tutti. Due esempi: il tema del mercato del lavoro e la riforma fiscale”.

Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento Educazione, Cultura e Sport
Legandosi alla riforma fiscale , ha precisato che è uno dei primi dossier che il Governo tratterà con il rientro dopo la pausa estiva “l’abbiamo già un po’ esplicitata nell’accordo che abbiamo trovato a luglio, in cui presenteremo un messaggio che riguarda migliori condizioni di insegnamento e di apprendimento nella scuola dell’obbligo. Il messaggio è quasi pronto quindi spero che settimana prossima il Governo potrà accoglierlo”.

Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento Sanità e Socialità
“Priorità ce ne sono molte: la pianificazione ospedaliera da ricostruire, la pianificazione anziani 2030, il pacchetto sociale con delle misure sui sussidi di cassa malati rispettivamente gli assegni famigliari e gli assegni prima infanzia”

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni
“Sicuramente abbiamo molte priorità quella del piano cantonale delle aggregazioni, ma soprattutto Ticino 2020 è quello che più ci occuperà visto che si tratta della riforma interna del canton Ticino”.

Claudio Zali, direttore del Dipartimento del Territorio
“Per il quadriennio, non solo per quest’anno, l’obiettivo è quello di andare avanti con grandi progetti infrastrutturali e quindi non nell’ordine d’importanza, ma in ordine sparso: il collegamento veloce Bellinzona-Locarno, che è un po’ tema caldo di queste settimane, ma anche tram-treno e al circonvallazione Agno-Bioggio”.

Ci saranno alcuni dossier che non mancheranno di far discutere anche in Parlamento, ed eventualmente alle urne. In particolare, il pacchetto fiscale bis e quello sul salario minimo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-priorit%C3%A0-del-Governo-12094765.html

Servono riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali

Servono riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali

Intervista a Renzo Galfetti (avvocato) pubblicata nell’edizione di martedì 20 agosto 2019 del Corriere del Ticino

Agenti di polizia che «inciampano» nelle maglie della giustizia. Il penalista di lungo corso che c’è in lei li considera casi singoli o un male più profondo?
«Non c’è alcun male profondo, è fisiologico che qualcuno inciampi, non è proprio il caso di preoccuparsi. Si può certamente essere fieri e soddisfatti del lavoro delle nostre forze di polizia. Ciò non significa però che non ci siano correttivi anche importanti da apportare».

Accade nel corpo della cantonale e in quelli delle comunali. L’impressione è però che la gestione degli agenti presenta maggiore difficoltà a livello locale. Quale la sua lettura?
«Preciso il concetto dei correttivi importanti detti prima: una miriade di corpi di polizia in un Paese di 300.000 abitanti è anacronistico, fuori dal tempo. Bisogna avere il coraggio di dire (e rimediarvi) che le polizie locali vanno semplicemente “accorpate” nella Polizia cantonale».

Il Ticino da sempre è terra di divisioni e di particolarismi, tanto più quando in ballo c’è il sottile equilibrio tra politica e potere. Vede un problema tra gli organi Esecutivi come i Municipi e quelli preposti alla sicurezza come i corpi di Polizia?
«Nella sua domanda c’è già la risposta: politica e potere. Ora, come tutto il mondo certamente ricorda, io sono stato il Capo (maiuscola voluta) della Polizia. Negli anni Settanta ero infatti capodicastero polizia del Comune di Arzo, con un solo agente a tempo parziale. Ecco: quello che lei chiama sottile equilibrio è solo vanità di politicanti dilettanti, di milizia, che pur con tutta la buona volontà non possono competere con professionisti del ramo formati per fare fronte alle mutate esigenze di sicurezza pubblica».

L’opzione Polizia unica torna alla ribalta ciclicamente e una raccolta di firme a questo scopo è stata recentemente ventilata. Magari potrebbe essere questa la panacea di tutti i mali?
«No, sarebbe l’adeguamento indispensabile all’evoluzione dei tempi. Pochi decenni fa la Coop aveva un negozio in ogni paese ed ora? Se li avesse mantenuti sarebbe fallita da tempo».

A livello cantonale il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha sempre fatto della serietà e della credibilità delle forze dell’ordine un suo punto di forza, formulando anche critiche. Questo basta oppure no?
«E no che non basta. Bisogna proporre e mettere in atto riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali».

Alla base di tutto c’è una parola magica: credibilità. Ecco, alla luce di questi fatti, più e meno recenti, la nostra Polizia è in perdita di credibilità?
«La nostra Polizia cantonale è assolutamente efficiente ed ha diversi corpi specializzati di notevole preparazione. Si pensi ad esempio alla Scientifica, riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale. Non credo affatto che la polizia sia in perdita di credibilità. Polizia non significa solo controlli della velocità lungo le nostre strade».

Al cittadino un po’ adirato che potrebbe affermate «questi poliziotti che mi multano perché non ho allacciato la cintura poi ne fanno di tutti i colori», lei cosa si sente di dire?
«Gli direi che i colori fanno parte dell’arcobaleno, che la perfezione non fa parte della natura umana, che i poliziotti possono sbagliare come sbagliano gli avvocati e pure i giudici, compresi quelli del Tribunale Federale, come si è visto recentemente».

Quando è l’agente a violare la legge

Quando è l’agente a violare la legge

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 agosto 2019 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi: non dimentichiamo i casi degli agenti poi prosciolti
Dimitri Bossalini: ad aumentare, semmai, è stata la violenza contro i funzionari
Paolo Bernasconi: la polizia è sana, ma è giusto che le persone restino vigili sul tema

Fanno discutere i poliziotti finiti al centro di inchieste penali e processi – L’autorità e gli interrogativi dei cittadini.
C’è il rischio che questi casi intacchino la fiducia verso le forze dell’ordine?
Gobbi: «Il Corpo è sano, non violento»

«Con che coraggio lei multa i normali cittadini?». Questa domanda retorica – pronunciata settimana scorsa in aula dal procuratore pubblico Arturo Garzoni durante il processo nei confronti dell’ex agente della Comunale di Lugano accusato di favoreggiamento – ben riassume il sentimento di una parte dei cittadini di fronte alle notizie emerse in questi ultimi mesi riguardanti poliziotti al centro di inchieste penali. Un tema che ha tra l’altro recentemente spinto il granconsigliere Matteo Quadranti a presentare un’interrogazione in cui chiede al Governo di fornire una statistica dei reati commessi da agenti di polizia negli ultimi 15 anni. Una statistica che aiuterà a rispondere alla domanda che qualcuno in questi giorni si sta ponendo: c’è un problema in polizia (indipendente che sia la Cantonale o le Comunali, anche perché a ben guardare i casi sembrano essere equamente ripartiti)? Il caso dell’ex agente di Lugano – tra l’altro assunto per un breve periodo come vicecomandante a Collina d’Oro – è solo uno di quelli emersi nell’ultimo periodo. Trentottenne, non aveva segnalato il fatto di essere venuto a conoscenza che una minorenne (con cui aveva una relazione sentimentale) guidava l’auto senza patente. Il 14 agosto si è invece saputo che tre agenti della Cantonale sono stati raggiunti da un decreto d’accusa (sequestro di persona e abuso di autorità) per aver ammanettato nel 2017 un richiedente l’asilo a una doccia della Protezione civile di Camorino. Una settimana prima tre agenti della Comunale di Biasca erano stati condannati – non essendosi opposti al decreto – per abuso di autorità, favoreggiamento e violazione della Legge federale sulla caccia. Il 5 agosto un agente della Cantonale è stato sospeso – e messo sotto inchiesta – in quanto sospettato di aver sottratto alcune pistole oggetto di sequestro giudiziario. Casi a cui si può aggiungere la condanna (in Appello, risalente al 24 giugno) di un agente della Comunale di Lugano che prese a calci e pugni – nel 2016 – una persona sotto gli occhi delle telecamere della centrale di via Beltramina. E poi – in questo caso l’inchiesta ha portato il 16 luglio a due decreti d’accusa – ci sono i due poliziotti (uno della Malcantone Est e uno della Malcantone Ovest) che «graziarono» un collega della Cantonale durante un controllo alcolemico. In aprile un agente di Mendrisio è stato pizzicato mentre viaggiava a 151 all’ora (il limite era 80) nel Canton Uri. Senza dimenticare il caso – risalente alla fine del 2018 – della poliziotta della Cantonale indagata per alcune truffe a danno delle assicurazioni, o quello dell’agente che finì in una scarpata a Ronco Sopra Ascona e se ne andò senza avvisare. E c’è anche stato il caso dell’agente con simpatie naziste (poi promosso tra mille polemiche). Comprensibile, mettendo questi casi uno in fila all’altro, che ci si ponga delle domande, anche se una cosa va puntualizzata. È vero che sono notizie emerse (o riemerse) recentemente, ma non significa che i fatti siano accaduti in breve sequenza. Di fatto si parla di accuse risalenti in alcuni casi perfino al 2015. Abbiamo chiesto un parere al Consigliere di Stato Norman Gobbi. Il ministro non ha dubbi: il Corpo della polizia cantonale è sano. «Occorre dire – ci spiega – che oltre a questi episodi ce ne sono anche diversi in cui le accuse sono cadute attraverso un decreto d’abbandono o un proscioglimento. Non abbiamo una polizia violenta. Si rafforzerà comunque la sensibilizzazione sulla proporzionalità degli interventi. E parlando di proporzionalità mi viene in mente il caso di Brissago e penso a come il nostro gendarme abbia passato quell’anno e mezzo trascorso (a un certo punto era indagato per omicidio intenzionale per aver sparato ad un asilante che, armato di coltelli, era andato in escandescenza, n.d.r.) prima di vedersi completamente scagionato. Per evitare situazioni come quella prodottasi a Camorino, abbiamo recentemente introdotto la base legale per la custodia di polizia, ora però sub iudice al Tribunale federale». Gobbi poi ribadisce: «Il corpo è sano». Per il Consigliere di Stato bisogna comunque «tenere alta l’attenzione, anche per quanto riguarda il reclutamento». E il fatto che sia aumentata l’importanza degli esami psicologici è molto importante per evitare di arruolare aspiranti agenti che poi potrebbero creare problemi. «Lasciatemi sottolineare – continua Gobbi – che riceviamo anche molte email e lettere di ringraziamento da parte dell’utenza. Persone che ci ringraziano per la cortesia e l’attenzione che le nostre pattuglie dimostrano».

L’importanza della formazione
Simile anche il parere di Dimitri Bossalini, comandante della polizia di Locarno e presidente dell’Associazione delle polizie comunali. «Io ho avuto la fortuna – ci spiega – di lavorare in tre diversi Corpi (a Paradiso, con la polizia del Vedeggio e ora a Locarno) e non ho mai avuto casi di questo tipo. Quello che posso dire è che sia durante la Scuola di polizia che durante il reclutamento, grazie all’introduzione dello psicologo di polizia, il metro di giudizio è migliorato. Abbiamo dei filtri superiori. Ma ad essere aumentata è di certo la violenza verso i funzionari. Poi sui casi, tenendo conto che in Ticino ci sono circa 1.000 agenti, c’è purtroppo chi non si comporta come si deve. Non dovrebbe succedere, è vero, ma i Comandi sono i primi a segnalare queste situazioni. Non c’è alcuna volontà di non farli emergere».

La piramide del controllo
Abbiamo chiesto un parere anche all’avvocato (ed ex procuratore pubblico) Paolo Bernasconi. Anche secondo lui non c’è un problema in polizia («Soprattutto – ci spiega – paragonando situazioni che si vedono all’estero»). «È un mestiere difficile e spesso gli agenti devono intervenire in situazioni (e con persone) problematiche. Percentualmente i casi di mancanze sono pochi, anche se è giusto che le persone si pongano delle domande e pretendano l’assenza totale di errori». Per Bernasconi è importante tenere in considerazione «la piramide del controllo». «Una piramide che ha tre vertici: la Magistratura, lo Stato e dunque i cittadini, e i superiori diretti. La Magistratura deve garantire che non ci sarà impunità. Poi ci sono i cittadini che vedono, controllano e vigilano. Il terzo vertice è rappresentato dai superiori, che devono intervenire quando vedono comportamenti scorretti. Se non lo fanno si rendono corresponsabili».

Pp in più, fine consultazione

Pp in più, fine consultazione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 14 agosto 2019 de La Regione

Documento presto in governo, i tempi dipenderanno però anche dalle osservazioni

Lunedì prossimo si chiuderà la procedura di consultazione avviata intorno alla metà di luglio dal Dipartimento istituzioni sul progetto di messaggio governativo per il potenziamento del Ministero pubblico. Un rafforzamento dell’organico e dell’azione della magistratura inquirente, al quale il Consiglio di Stato ha già espresso un sì di principio, che si intende concretizzare con un procuratore ordinario in più, da destinare alla squadra di pp che indaga sui reati economico-finanziari. Ma anche con l’assegnazione ai segretari giudiziari, dietro autorizzazione del procuratore generale, di competenze decisionali nel penale ‘minore’, e meglio nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali (per esempio emanazione di decreti d’accusa o di non luogo). Queste le principali misure prospettate nel documento spedito in consultazione, in cui si stabilisce pure che la Procura “indirizza al Consiglio di Stato, entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio, un rapporto in merito alla riorganizzazione del Ministero pubblico, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse”. Il procuratore generale, il presidente del Consiglio della magistratura, i vertici del Tribunale d’appello, della Corte dei reclami penali, del Tribunale penale, della Corte di appello e revisione penale, dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e della Pretura penale, nonché il Magistrato dei minorenni, il comandante della Polizia cantonale e l’Ordine degli avvocati (Oati): sono i rappresentanti degli uffici giudiziari e gli enti (nel caso dell’Oati) cui il Dipartimento ha sottoposto il progetto di messaggio. Termine della consultazione, lunedì 19. Dopodiché «valuterò, con la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, le varie prese di posizione sulle misure proposte, alle quali, ricordo, il Consiglio di Stato ha avuto un approccio positivo – afferma il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi –. È mia intenzione portare già a settembre la bozza di messaggio in governo, per l’approvazione. I tempi chiaramente dipenderanno anche dal contenuto delle osservazioni che scaturiranno dalla consultazione». Varato dall’Esecutivo il messaggio definitivo, la parola andrà al Gran Consiglio, dato che per realizzare il potenziamento occorre modificare la Legge sull’organizzazione giudiziaria: prima di approdare al plenum, il documento sarà esaminato e discusso dalla commissione Giustizia e diritti. Se l’aumento del numero dei magistrati otterrà luce verde, i procuratori passeranno da 21 a 22, pg compreso. Nel Canton Ginevra, anch’esso sede di una piazza finanziaria, sono 44…

Violenza domestica, 53 candidature per il coordinatore

Violenza domestica, 53 candidature per il coordinatore

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 8 agosto 2019 de La Regione

Fra i compiti della nuova figura la gestione di campagne ed eventi finalizzati alla prevenzione.
Andreotti (Divisione giustizia): la nomina da parte del governo? Spero possa avvenire quest’autunno.

Pubblicato il 9 luglio, il concorso è scaduto il 23. E in un paio di settimane le candidature inoltrate sono state ben cinquantatré. È un posto ambito quello di coordinatore/trice per il dossier della violenza domestica in Ticino: una nuova figura dell’Amministrazione, che al Dipartimento istituzioni opererà in seno alla Divisione della giustizia. Con la responsabile di quest’ultima (Frida Andreotti), collaborerà fra l’altro nell’allestimento di un piano di azione cantonale. Un piano, come si spiegava nel bando, per concretizzare e monitorare, con i servizi interessati, i vari progetti volti alla messa in atto della “Convenzione di Istanbul” sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nonché delle leggi federali in materia, in particolare quella che mira a rafforzare la tutela delle vittime, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° luglio del prossimo anno. Ma avrà appunto anche altri compiti. Come la partecipazione a commissioni e gruppi di lavoro cantonali e intercantonali. Come la redazione di rapporti e la gestione di campagne di sensibilizzazione.

Oltre cinquanta gli/le aspiranti alla carica, d’età compresa tra i 22 e i 58 anni. Per quanto riguarda gli accademici, undici ad esempio hanno una formazione in campo giuridico, venti in quello economico e otto in ambito sociale. La maggioranza delle cinquantatré candidature sono femminili: trentatré. «Il sesso non costituirà un criterio di scelta preferenziale – tiene a precisare Frida Andreotti, interpellata dalla ‘Regione’ –. Nella selezione e nella scelta terremo conto di altri aspetti, fra cui l’interesse dei candidati per il tema, delicato e complesso, della violenza domestica e quindi i motivi per cui hanno concorso, la formazione e le competenze linguistiche, dato che la persona che verrà assunta dovrà anche tenere i contatti con enti di altri cantoni e con la Confederazione e presenziare a riunioni nella Svizzera interna». In seguito a una prima valutazione, basata sulla carta, la direttrice della Divisione giustizia ha individuato «una quindicina di profili che ritengo possano essere presi in considerazione per la funzione». Una quindicina di candidati «che prossimamente verranno convocati per un colloquio, dopodiché decideremo quali sottoporre agli assessment». La nomina da parte del Consiglio di Stato del collaboratore o della collaboratrice scientifico/a che fungerà da coordinatore/trice per il tema della violenza tra le mura di casa? «Spero possa avvenire a ottobre – risponde Andreotti –. Se così sarà, la nuova figura sarà operativa a gennaio o al più tardi a febbraio 2020, considerati gli eventuali termini di disdetta, qualora la scelta dovesse cadere su chi è già professionalmente attivo».

Una figura voluta soprattutto dalla responsabile della Divisione giustizia. «Fisica, verbale, psicologica: la violenza domestica assume diverse forme e le conseguenze possono essere devastanti – sottolinea Andreotti –. Il fenomeno è purtroppo diffuso anche in Ticino, come attestano i dati della polizia. Si agisce sia sul fronte della repressione, sia nel campo della prevenzione, che vede impegnati attori pubblici e privati. Ma, come ho già avuto modo di affermare, oggi non c’è una figura di riferimento istituzionale di coordinamento per questo tema. È una lacuna – continua la direttrice della Divisione – che il Dipartimento delle istituzioni si appresta a colmare con la designazione di una persona chiamata non a fornire consulenza alle vittime oppure agli autori o alle autrici di violenza, compito che viene già svolto da altri settori dello Stato, ma per esempio a promuovere i contatti fra le associazioni attive nella prevenzione e tra queste e gli uffici pubblici, a essere di supporto alla commissione consultiva del Consiglio di Stato per ciò che concerne la violenza domestica, a occuparsi di campagne ed eventi finalizzati alla prevenzione e a elaborare, sempre d’intesa con la sottoscritta, una strategia cantonale in materia».

Seehofers erweiterte Grenzkontrollen

Seehofers erweiterte Grenzkontrollen

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 agosto 2019 del Tages Anzeiger

Der deutsche Innenminister Horst Seehofer (CSU) will ein Konzept für einen wirksameren Schutz vor illegaler Migration.

Seit 2015 führt Deutschland an der Grenze zu Österreich verstärkte Kontrollen durch, die Jahr für Jahr verlängert werden. Plant der deutsche Innenminister Horst Seehofer Ähnliches nun an der Grenze zur Schweiz? Diese Frage stellt sich, weil Seehofer dem deutschen Nachrichtenmagazin «Spiegel» gestern sagte, Deutschland habe der illegalen Einwanderung entgegenzuwirken «durch eine erweiterte Schleierfahndung und anlassbezogene, zeitlich befristete Kontrollen auch unmittelbar an der Grenze – auch an der Grenze zur Schweiz». Gemäss dem «Spiegel» will Seehofer bis nächsten Monat ein Konzept vorlegen, wie er der illegalen Migration begegnen will. 2018 seien insgesamt 43000 unerlaubte Einreisen nach Deutschland registriert worden. Viele weitere Migranten seien eingereist, ohne kontrolliert zu werden.
Nach der Tötung eines Kindes im Frankfurter Bahnhof durch einen aus dem Kanton Zürich eingereisten Mann mit Migrationshintergrund wolle Seehofer wieder Kontrollen an der Grenze zwischen beiden Ländern einführen, hatten Medien zuvor berichtet. «Ich werde alles in die Wege leiten, um intelligente Kontrollen an der Grenze vorzunehmen», sagte er.

Keine stationäre Kontrolle
Freitagnachmittag sah sich das deutsche Innenministerium zur Präzisierung veranlasst. Seehofer plane keine stationären Kontrollen an der Grenze zur Schweiz, hiess es in einem Tweet. Er habe mehrfach darauf hingewiesen, dass die Schleierfahndung in keinem unmittelbaren Zusammenhang mit der Tat am Frankfurter Bahnhof stehe. Der Innenminister beabsichtige eine erweiterte Schleierfahndung an der Grenze – zeitlich befristet und wenn es die Sicherheitslage erfordert. Seehofers Aussagen sorgen hierzulande für Aufsehen. Der Präsident der Sicherheitspolitischen Kommission des Nationalrats, Werner Salzmann (SVP, BE), kann der Verknüpfung zwischen der Tat am Frankfurter Hauptbahnhof und verstärkten Grenzkontrollen Deutschlands keinen Sinn abgewinnen. Salzmann sagt auf Anfrage, die EU solle doch ihre Aussengrenze besser schützen, anstatt Kontrollen zur Schweiz zu verstärken. Der Täter von Frankfurt sei nicht im Schengener Informationssystem ausgeschrieben gewesen. Es entspreche gängiger Praxis, dass ein Flüchtiger aufgrund einer Anzeige wegen häuslicher Gewalt national zur Fahndung ausgeschrieben werde – und nicht international. Zudem hätten konkrete Auffälligkeiten die Polizei zu einer Kontrolle veranlassen müssen. Der Präsident der Sicherheitspolitischen Kommission des Ständerats, Josef Dittli (FDP, UR), sagt, es sei das Recht und die Pflicht jedes Landes, dafür zu sorgen, dass die Einwohner sicher zusammenleben könnten. «Ich würde es aber als diskriminierend empfinden, sollte Deutschland gegenüber der Schweiz spezielle Vorkehrungen treffen, die für die anderen Nachbarländer Deutschlands nicht gelten.» Davon gehe er allerdings nicht aus.

Keine Gesichtserkennung in der Schweiz
Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) fühlt sich an die Situation von 2015 und 2016 erinnert, als viele Migranten von Italien her die Südgrenze der Schweiz illegal überquerten.
In der Folge verschärfte die deutsche Polizei den Grenzschutz an der Landesgrenze zur Schweiz.
Für Gobbi ist klar, dass die Staaten den Übertritt von Migranten an der Grenze im Griff haben müssen. «Indem Migranten die illegale Einreise verwehrt wird, lassen sich viele Folgeprobleme verhindern», sagt Gobbi.
Eine strikte Migrationspolitik sei besser als eine Politik der offenen Tore.
Was aber meinte Seehofer, als er von «intelligenten Grenzkontrollen» sprach? Sicherheitspolitiker Salzmann hält es für möglich, dass der Deutsche den Ausbau technischer Massnahmen mit Videoüberwachung und Gesichtserkennung vorschlagen wird. Auch für Gobbi ist dies denkbar. Dasselbe habe man im Tessin auch schon diskutiert. In seinem Kanton gebe es stellenweise Videoüberwachung, auch entlang der grünen Grenze, aber keine Gesichtserkennung.