Simposio Leadership al femminile

Simposio Leadership al femminile

Invito

Otto donne con funzioni dirigenziali in mondi spesso riservati ai soli uomini raccontano le loro esperienze.
Una serata pubblica promossa dal Dipartimento delle istituzioni.

Mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00
Aula Magna Università della Svizzera italiana
Via Giuseppe Buffi 13
6900 Lugano

Iscrizione entro giovedì 28 febbraio 2019 all’indirizzo: di-comunicazione@ti.ch

www.ti.ch/eventidi

Flyer

 

 

 

La legislazione sulle armi: non serve il diktat dell’UE

La legislazione sulle armi: non serve il diktat dell’UE

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 9 febbraio 2019 del Corriere del Ticino

Le modifiche della Legge federale sulle armi approvate il 28 settembre scorso a Berna dal Parlamento rappresentano uno dei tentativi più evidenti di assecondare il volere di Bruxelles per ottenere ipotetici benefici a favore della Svizzera nei negoziati attualmente in corso. Purtroppo però in questo caso (sarei tentato di scrivere: anche in questo caso) il fine non giustifica i mezzi. Il cambiamento legislativo votato dal Nazionale e dagli Stati tocca in particolare anche la regolamentazione sull’utilizzo del fucile militare a favore di quei cittadini che, terminato il servizio, decidono di continuare a detenere l’arma per uso sportivo. Una pratica che è sempre avvenuta e che viene regolamentata da precise e già restrittive norme, contenute appunto nella Legge federale sulle armi (LArm) del 1999 e nelle relative ordinanze. Oggi si vorrebbe, con procedure che appesantirebbero gravemente la nostra burocrazia, quasi annullare tale possibilità. In nome di che cosa? In nome di una direttiva dell’UE in ottica antiterrorismo, notificata alla Svizzera nel 2017 nell’ambito dell’Accordo di Schengen.

Il referendum lanciato dalla Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) presieduta da Luca Filippini e sostenuto dall’UDC svizzera all’indomani del 28 settembre 2018 è riuscito e quindi saremo chiamati a recarci alle urne. Sarà un’ottima possibilità per affrontare il tema e per approfondire una questione importante: la nostra sicurezza. Senza qui voler anticipare talune argomentazioni, ritengo sia indispensabile subito ribadire come la nostra legislazione nel campo del possesso di armi sia – se non la migliore – tra le migliori in Europa. La legge consente all’autorità di sequestrare l’arma al possessore sprovvisto dei requisiti di legge, mediante l’emanazione di una decisione amministrativa subito esecutiva. Una persona perde i requisiti se dà motivo che possa esporre se stessa o gli altri a pericolo, oppure se è condannata per reati che denotano carattere violento o pericoloso, o per crimini o delitti commessi ripetutamente e iscritti nel casellario giudiziale. Non è necessario che i delitti siano in relazione alle Legge federale sulle armi: possono essere di qualsiasi natura. Tenuto conto che a eventuali ricorsi è tolto l’effetto sospensivo, la decisione di sequestro è immediatamente effettiva. Nella pratica succede che sono gli agenti di polizia a recarsi al domicilio della persona e a procedere al sequestro dell’arma. Le nuove norme servirebbero unicamente ad aumentare la burocrazia con il conseguente appesantimento del carico amministrativo per la nostra polizia, senza peraltro alcun riscontro effettivo dal punto di vista pratico della sicurezza.

Una posizione, quest’ultima, che il Governo ticinese aveva messo in evidenza rispondendo nel 2017 a una prima consultazione sull’approvazione e la trasposizione nel diritto elvetico delle direttive UE sulle armi. Il Consiglio di Stato proprio in questi giorni ha poi inviato a Berna il suo parere circa la revisione parziale dell’ordinanza sulle armi, conseguente alle modifiche legislative dell’autunno scorso. E anche in questo caso si ribadisce che «le misure aggiuntive volute dalla direttiva europea non apportano una plusvalenza concreta allo scopo che quest’ultima si è prefissata, ovvero quello di lottare contro il terrorismo e l’utilizzo abusivo delle armi (…). Le ulteriori e aggravanti misure proposte sono un semplice palliativo e non andranno a colpire i veri obiettivi, bensì le persone che oggigiorno agiscono nella legalità. Le armi da fuoco con le quali vengono perpetrati gli attacchi terroristici sono di regola armi acquisite illegalmente, mentre le restrizioni che si vogliono imporre andrebbero a penalizzare solamente i cittadini che detengono o desiderano detenere armi in modo legale».

Se a livello federale l’UDC ha sostenuto il referendum, anche PPD e PLR hanno ammesso che gli inasprimenti votati a Berna e così richiesti dall’UE non servono a nulla. Nessun attentato in Europa è stato commesso con un’arma acquistata legalmente (ambito in cui agisce la legge che si vuole modificare). Si finisce dunque per costruire un castello burocratico inutile, con il pericolo di togliere tempo ed energie agli agenti di polizia, chiamati invece ad assolvere compiti ben più impegnativi e mirati nella lotta al terrorismo. Insomma, il referendum sulla Legge federale sulle armi e la ripresa – automatica – del diritto europeo ci offre un ottimo test per dimostrare la nostra resilienza alle sirene europeiste.

Municipio di Cademario revocato

Municipio di Cademario revocato

 

Da www.rsi.ch/news

Con 158 sì e 110 no i cittadini hanno deciso di destituire l’attuale Esecutivo dopo le recenti polemiche sul sindaco. È la prima volta in Ticino

Il Municipio di Cademario è stato revocato. Lo hanno deciso domenica i cittadini del comune alto malcantonese in votazione popolare, con 158 voti a favore della revoca, 110 contrari, 16 schede bianche e 3 nulle.
Cademario è nella bufera ormai da tempo, almeno da quando lo scorso autunno è stata lanciata una raccolta firme che chiedeva appunto la revoca dell’Esecutivo, con l’appoggio di tutte le forze politiche. In dicembre la raccolta di firme era formalmente riuscita.

All’origine della richiesta vi era secondo i firmatari “una mancanza di fiducia, di comunicazione, di trasparenza e collegialità”.
Tra i primi firmatari figuravano quattro dei cinque municipali del comune e la causa del malcontento — anche se mai citata direttamente — sarebbe da ricondurre dal sindaco, Fabio De Bernardis.
Gli abitanti di Cademario saranno chiamati entro tre mesi ad eleggere un nuovo Municipio, verosimilmente in aprile.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Municipio-di-Cademario-revocato-11416431.html

In 350 per l’UDC al Conza

In 350 per l’UDC al Conza

Presenti anche i candidati al Governo: Claudio Zali, Norman Gobbi, Daniele Caverzasio, Roberta Soldati e Piero Marchesi

“L’auspicio, naturalmente, è che la lista congiunta per il Consiglio di Stato abbia il maggiore successo possibile. E che le rispettive liste al Gran Consiglio si possano rafforzare”.

Il ministro uscente Claudio Zali, candidato sulla lista Lega-UDC al Governo, ha salutato con queste parole le circa 350 persone presenti alla festa democentrista in vista delle elezioni cantonali del prossimo 7 di aprile che ha avuto luogo sabato al padiglione Conza a Lugano.

E dopo gli interventi dei cinque candidati all’esecutivo cantonale – oltre ai leghisti Zali, Norman Gobbi e Daniele Caverzasio i due UDC Roberta Soldati e Piero Marchesi – è seguito un pranzo offerto a base di risotto e luganighe, la musica dei corni delle Alpi e intrattenimento per i bambini.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/In-350-per-lUDC-al-Conza-11413728.html

 

“Pronti!”

“Pronti!”

Per caratterizzare in modo immediato e facilmente memorizzabile la mia campagna, ho scelto uno slogan almeno in apparenza molto semplice: “Pronti!”.

“Pronti!”: il punto esclamativo comunica immediatamente il mio entusiasmo, ma anche quello di chi, in un modo o nell’altro, mi appoggia nella corsa che potrebbe condurmi al terzo mandato in qualità di Consigliere di Stato (la mia famiglia, i miei collaboratori, il mio staff, chi mi gratificherà con il suo voto).

“Pronti!” è declinato al plurale non a caso: il concetto di squadra, di team, di gruppo è per me prioritario. Lo è nella vita professionale come in quella privata, lo è durante una riunione di lavoro come in una serata trascorsa con gli amici. Assieme si può andare lontano, con il sostegno degli altri si possono superare gli ostacoli più alti, attraverso il dialogo con chi ti sta attorno si possono risolvere problemi che sembravano a prima vista irrisolvibili.

“Pronti!” è anche un incitamento ad affrontare con il piglio giusto la battaglia politica, consapevoli che ci saranno anche momenti difficili in cui sarà necessario serrare le fila ed essere ancor più propositivi e solidali.

“Pronti!” perché siamo… pronti, ovvero preparati, affidabili e forgiati dall’esperienza maturata in questi 8 anni. Io e il mio team sappiamo di poter dare ancora molto al nostro meraviglioso Cantone, lavorando sempre nell’ottica di favorire il cittadino. Che è e resta il nostro interlocutore privilegiato.

“Pronti!” in quanto sicuri delle nostre capacità e consapevoli del nostro valore, certi di avere le carte in regola per maritarci il sostegno dei ticinesi. Questo senza essere però supponenti, poiché l’obiettivo dev’essere quello di migliorarsi costantemente.. Quanto abbiamo fatto è lì da vedere e i risultati ottenuti parlano a nostro favore.

“Pronti!” a rispondere alle sollecitazioni cui siamo sottoposti a ogni ora del giorno. Le risposte giuste arrivano però solo da persone preparate, credibili, che non nascondono scheletri negli armadi e che possono parlare guardando dritto negli occhi il loro interlocutore.

“Pronti!” anche nei confronti di chi non la pensa come noi e che ci fa un grande regalo: ci permette di mantenere sempre alta la guardia, senza dare nulla per scontato. L’avversario politico rappresenta uno stimolo vitale!

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Il penitenziario resta un esempio virtuoso nonostante le sollecitazioni

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.
“E’ proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”
Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.
Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie. “Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”
La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.
“Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”
Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “L’obiettivo – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.

Prosecuzione del progetto di aggregazione Tresa

Prosecuzione del progetto di aggregazione Tresa

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso che proporrà al Gran Consiglio l’aggregazione tra i Comuni di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, che in votazione consultiva avevano espresso parere favorevole al progetto aggregativo, lasciando per contro cadere l’inclusione di Sessa, dove avevano prevalso i voti negativi. I sostegni cantonali verranno adattati di conseguenza.

Come si ricorderà, lo scorso 25 novembre 2018 si è svolta la votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, accolto nei primi tre comuni e respinto a Sessa, con una maggioranza favorevole complessiva del 54% nel comprensorio. Scartato l’abbandono dell’intero progetto, le ipotesi per il proseguimento rimanevano quelle dell’aggregazione limitata ai soli comuni favorevoli oppure della realizzazione completa, con l’inclusione di Sessa in via coatta.

Per un primo bilancio della situazione, dopo il voto il Dipartimento delle istituzioni ha incontrato dapprima la Commissione di studio per l’aggregazione e poi il Municipio di Sessa. Inoltre, d’intesa con quest’ultimo e con i rappresentanti locali dei contrari all’aggregazione è stata organizzata una serata destinata alla popolazione di Sessa, per una valutazione delle prospettive del Comune alla luce della costituzione del comune di Tresa. Da questo incontro pubblico è in sostanza emerso che le posizioni favorevoli e contrarie in grandi linee si confermano, in particolare quella del fronte organizzato dei contrari.

In linea con la politica aggregativa cantonale precisata nel PCA, preso atto della volontà espressa dai cittadini di Sessa e ritenuto che per quest’ultimo l’aggregazione costituiva più un’opportunità che una necessità, il Governo ha deciso di orientare la propria proposta verso l’aggregazione limitata a Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, escludendo quindi Sessa.

Il Comune di Tresa con Croglio, Monteggio e Ponte Tresa risulta conforme alle condizioni poste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in quanto forma senza dubbio un’entità territoriale coerente ed è in grado di rispondere alle aspettative e di attuare le realizzazioni presentate alla popolazione prima della votazione. Inoltre, non risente di alcun pregiudizio finanziario dall’assenza di Sessa e potrebbe avviarsi in un clima disteso e verosimilmente meno laborioso che con un’inclusione forzata, auspicata da una parte ma che la maggioranza non sembra ritenere al momento interessante.

Come a suo tempo anticipato, e come già è stato il caso in precedenza con Bellinzona, in caso di aggregazione ridotta i sostegni cantonali all’aggregazione vengono rivisti, adattandoli alla nuova situazione.
Riguardo gli aiuti all’aggregazione di Tresa limitatamente a Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, il Consiglio di Stato proporrà quanto segue:

1,4 milioni di franchi per aiuti alla riorganizzazione amministrativa e/o agli investimenti di sviluppo (per l’aggregazione completa erano previsti 0,7 mio per la riorganizzazione e 1,0 milioni per investimenti);

il riconoscimento dell’applicazione dei tassi massimi di sussidio, fino a concorrenza di un importo massimo di 1,0 milioni di franchi per la realizzazione di nuovi servizi o strutture a carattere sociale, ad esempio un asilo nido e/o un centro diurno per anziani (come per l’aggregazione completa);

sono confermati gli impegni riguardo la pista ciclabile pedonale della Valle della Tresa e la prospettata nuova struttura per la gestione del territorio;

a seguito dell’assenza di Sessa nell’aggregazione, il contributo di livellamento percepito dal nuovo Comune di Tresa risulta sostanzialmente equivalente a quello calcolato separatamente; viene quindi a cadere la necessità di mantenere il calcolo separato, come a suo tempo prospettato.

Il relativo messaggio governativo verrà licenziato nelle prossime settimane.

A «I conti in tasca» sarà protagonista la Legge sulla polizia

A «I conti in tasca» sarà protagonista la Legge sulla polizia

«Sbirri, maledetti eroi» è il titolo de «I conti in tasca» che andrà in onda questa sera alle 20.30 su TeleTicino.
Nella prima mezz’ora della trasmissione si discuterà del libro del presidente degli Amici delle forze di polizia Stefano Piazza e della giornalista Federica Bosco che ha per titolo quello della puntata. Oltre ai due autori al dibattito parteciperà anche il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Nella seconda parte della puntata si parlerà quindi della revisione della Legge sulla polizia approvata dal Gran Consiglio. Ne discuteranno Stefano Piazza, il vicepresidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Padlina e l’avvocato e deputata Sabrina Gendotti.
Sirene: è prova generale

Sirene: è prova generale

Da www.rsi.ch/news

Oggi la verifica annuale degli allarmi alla popolazione.
Ryan Pedevilla: “La novità è l’applicazione Alertswiss”

Oggi risuoneranno le sirene, ma niente paura: è la prova annuale dei dispositivi d’allarme alla popolazione. Sono coinvolte nel test tutte le sirene della protezione civile installate in Ticino, che diffonderanno l’allarme generale e quello dell’acqua.
Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione dell’allarme generale: alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto.
Alle 14.15 e 15.00, nelle zone a valle delle dighe, saranno in seguito attivate le sirene per l’allarme acqua, il cui suono continuo e grave è caratterizzato da una tonalità più cupa rispetto a quello dell’allarme generale. In questo caso saranno diffuse 12 sequenze di 20 secondi ciascuna intervallate da 10 secondi di pausa, per un totale di 6 minuti.

“La prova lo scorso anno in alcune zona della Svizzera non ha funzionato. Ma ci si è accorti immediatamente del problema e si è ripetuto il test, correggendo difetti e problematiche”, ricorda Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del DI. “La novità di quest’anno – aggiunge – sta nell’allerta tramite l’applicazione Alertswiss”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sirene-%C3%A8-prova-generale-11393244.html

Elezioni cantonali 2019: assegnazione dei numeri di lista

Elezioni cantonali 2019: assegnazione dei numeri di lista

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha tenuto oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, la seduta pubblica di sorteggio delle liste in vista delle elezioni cantonali 2019.
L’ordine di successione stabilito dalla sorte è il seguente:

Elezione del Consiglio di Stato
1 Più Donne
2 MPS – POP – Indipendenti
3 Movimento di MontagnaViva
4 Partito Socialista e Gioventù Socialista
5 Partito Liberale Radicale
6 Verdi liberali
7 Per un Cantone rispettoso dei (suoi) minori
8 Partito Popolare Democratico + Generazione Giovani
9 Partito Comunista (PC) – Indipendenti
10 Lega Verde
11 I Verdi del Ticino
12 Lega dei Ticinesi – Unione democratica di centro
13 Bello Sognare

Elezione del Gran Consiglio

1 Più Donne
2 MPS – POP – Indipendenti
3 Movimento di MontagnaViva
4 Partito Socialista e Gioventù Socialista
5 Partito Liberale Radicale
6 Verdi liberali
7 Per un Cantone rispettoso dei (suoi) minori
8 Partito Popolare Democratico + Generazione Giovani
9 Partito Comunista (PC) – Indipendenti
10 Lega Verde
11 I Verdi del Ticino
14 Lega dei Ticinesi
15 Movimento Il Torchio
16 Unione democratica di centro
17 Partito Evangelico
18 Spazio ai Giovani