Milano: Maroni: «È una scelta personale»

Milano: Maroni: «È una scelta personale»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 9 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

La reazione di Norman Gobbi sulla decisione di Roberto Maroni di non ricandidarsi alla presidenza della Regione Lombardia.

«Grazie a lui rapporti più stabili»

Su molti temi transfrontalieri Roberto Maroni è stato un interlocutore diretto del Canton Ticino. «Sono sorpreso della sua decisione, dopo un solo mandato in veste di presidente della Regione Lombardia», osserva il consigliere di Stato Norman Gobbi. «Maroni ha contribuito alla stabilizzazione delle relazioni, anche attraverso la creazione di un assessorato ai rapporti con la Confederazione. E ha sempre avuto un occhio di riguardo per i rapporti lungo la frontiera, come dimostrano le diverse visite in Ticino e la partecipazione ad incontri istituzionali ed eventi». Da leghista Gobbi valuta positivamente la designazione di Attilio Fontana per la corsa alla successione: «L’ex sindaco di Varese è un conoscitore della realtà lombarda. Questo permette anche di guardare con ancora maggiore attenzione ai rapporti transfrontalieri».

Milano: Maroni: «È una scelta personale»

Il presidente della Lombardia spiega che la decisione di farsi da parte non c’entra con i contrasti interni Ora si apre un caso nella coalizione di centrodestra – Per la successione la Lega candida Attilio Fontana

La decisione di Roberto Maroni di non ricandidarsi alla presidenza della Regione Lombardia ha aperto un caso nella coalizione di centrodestra che si prepara alle elezioni politiche italiane del 4 marzo. L’ex ministro dell’Interno ha parlato di una «scelta personale», che nulla ha a che vedere con contrasti politici interni. Ma le sue ambizioni, emerse sulla stampa e mai veramente smentite, appaiono come una sfida al leader del suo partito, Matteo Salvini, che si presenta come candidato premier. E anche come un’imponderabile incognita sugli equilibri dell’alleanza suggellata proprio domenica scorsa in un vertice ad Arcore fra il padrone di casa, Silvio Berlusconi, lo stesso Salvini e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Maroni, che a marzo compirà 63 anni, si preparerebbe infatti a proporsi lui come capo del governo di mediazione fra le diverse anime del centrodestra, ma solo dopo il voto. Una sorta di grande riserva, nel caso sul nome di Salvini, 44 anni, venga posto un veto da parte delle componenti più moderate della coalizione. «Non ho nulla da chiedere alla politica», ha detto ieri Maroni in una conferenza stampa a Palazzo Lombardia, nella quale ha illustrato il bilancio di cinque anni di presidenza della più grande regione italiana, rivendicando il merito della trattativa in corso con il Governo per ottenere maggiore autonomia, dopo il referendum del 22 ottobre. «Con la politica – ha aggiunto Maroni – ho una storia d’amore iniziata un quarto di secolo fa insieme a Umberto Bossi. E, come tutte le vere storie d’amore, non finirà mai. Certo, non andrò in pensione, ma sono a disposizione, se me lo chiederanno. Io so che cosa significa avere responsabilità di Governo». È la carta dell’esperienza contro i leader mediatici di oggi, anche se il governatore lombardo non se l’è presa con Salvini ma con l’avversario del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio. «Che Di Maio possa assumere un incarico di governo – ha sostenuto Maroni – è la mia sola preoccupazione, proprio perché so che cosa vuol dire quella responsabilità».

Se questa è davvero l’ambizione di Maroni, tornare a Roma per insediarsi a Palazzo Chigi, certo non lo può ammettere. Anzi, ieri ha garantito pubblicamente di sostenere la corsa del segretario del suo partito per la premiership. Ma nella Lega il suo attivismo è visto con grande sospetto. I fedelissimi di Salvini ritengono quella di Maroni una partita personale, una rivincita della vecchia guardia di cui fa parte anche il fondatore, Bossi. Magari in un gioco di sponda proprio con Berlusconi. Che ha accettato l’alleanza con la nuova Lega sovranista per la testardaggine dei numeri, che danno possibile una vittoria su PD e M5S con un centrodestra unito. Ma che è convinto che alla fine alla guida della coalizione rimarrà la sua Forza Italia, anche per la radicalità del messaggio di Salvini. Ecco perché la mossa di Maroni ha suscitato una serie di sospetti incrociati sulle reali intenzioni dei vari leader del centrodestra, che per ora hanno trovato un accordo ampio sulle priorità programmatiche: l’introduzione di una flat tax, la cancellazione della legge Fornero sulle pensioni, un controllo più stretto dell’immigrazione, ridiscussione dei principali trattati UE e una serie di riforme istituzionali, a partire da quella federalista e presidenzialista.

Ma come troveranno un accordo, Berlusconi, Salvini e Meloni, sui nomi e le candidature? Gli sherpa dei partiti sono al lavoro. Occorreranno altre due settimane per calibrare i candidati dei collegi uninominali (un terzo dei seggi di Camera e Senato), mentre ognuno farà per sé le liste del proporzionale (i due terzi). In Lombardia la Lega ha spuntato la continuità con Maroni: sarà uno dei suoi amministratori locali storici, l’ex sindaco di Varese, Attilio Fontana, a battersi per allungare i ventitré anni ininterrotti di governo regionale del centrodestra. Il centrosinistra, che candida l’ex spin doctor di Matteo Renzi, Giorgio Gori, che è sindaco di Bergamo, ha visto nella rinuncia di Maroni un possibile vantaggio elettorale. Quale sarà, però, il vero ruolo del governatore uscente è ancora difficile da dire. Lo si vedrà solo dal 5 marzo in avanti. Maroni, che debuttò in Parlamento nel 1992, è già stato vicepremier di Berlusconi, ministro del Lavoro e due volte ministro dell’Interno. Un ruolo da capo del Governo sarebbe la chiusura ideale della sua lunga carriera politica. Ma da qui alle elezioni potrebbe succedere di tutto. Anche che Salvini decida di scaricarlo, indispettito dal suo attivismo. E a quel punto, per Maroni, sarà davvero un cambio di vita.

Sicurezza: un portale contro il terrorismo

Sicurezza: un portale contro il terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 9 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Il Dipartimento delle istituzioni scende in campo con un progetto per contrastare la radicalizzazione Norman Gobbi: «Minaccia vigliacca che va affrontata su più fronti, dalla prevenzione alla repressione»

Prevenire la minaccia terroristica e contrastare la radicalizzazione. Questo l’obiettivo della Confederazione che, ad inizio dicembre, aveva presentato il piano d’azione nazionale sollecitando i Cantoni ad attivarsi per arginare il fenomeno. Una richiesta alla quale il Ticino subito ha risposto presente: oggi, sul tavolo del Consiglio di Stato approderà un progetto elaborato dal Dipartimento delle istituzioni per dare vita a un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Ma per combattere un fenomeno complesso come quello del proselitismo, è sufficiente rispondere con un sito internet? «Bisogna affrontare la minaccia terroristica su più fronti, dall’uso repressivo della forza, alla prevenzione e sensibilizzazione» spiega al Corriere del Ticino il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , che aggiunge: «Ci troviamo di fronte a una minaccia vigliacca. I terroristi agiscono colpendo le nostre comunità al cuore, laddove si svolge la vita di tutti i giorni. Anche se il nostro territorio attualmente non risulta essere tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche non possiamo rimanere con le mani in mano. L’esperienza ci insegna che il processo d’integrazione dei cittadini in arrivo da noi resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica».

Il cittadino in prima linea
Una volta ottenuto il via libera dall’Esecutivo, il progetto pilota durerà due anni (2018-2019) durante i quali un gruppo di esperti – supportato dal Centro intercantonale d’informazione sulle credenze religiose di Ginevra – svilupperà il sito internet che sarà rivolto agli addetti ai lavori ma anche ai cittadini. Ai primi permetterà di «fare rete», confrontandosi e scambiando consigli per risolvere i casi. Mentre per la parte rivolta al pubblico – inteso non solo come singoli cittadini ma anche come ambiente scolastico ed autorità di protezione – il portale consentirà di trovare informazioni utili, ma anche di poter segnalare eventuali situazioni sospette. Avvisi questi che, per evitare una caccia alle streghe, verranno debitamente analizzati dalle autorità. «Dopo una serie di misure di polizia si tratta del primo tassello concreto e “demilitarizzato” portato avanti dall’autorità cantonale». Ancora in una fase iniziale, il progetto (al quale prenderanno parte anche il DSS e il DECS), rappresenta un ulteriore tassello nella lotta al radicalismo. Come ricorda il nostro interlocutore, «negli scorsi mesi il Consiglio di Stato rispondendo a una consultazione federale ha chiesto a Berna, su proposta del mio dipartimento, di valutare l’inasprimento delle pene per i reclutatori che cercano adepti da radicalizzare». Ma non solo. Se il 2017 è stato segnato, tra l’altro, dall’azione di sensibilizzazione rivolta ai Comuni per evitare la distribuzione del Corano nelle piazze, nel 2018 «i servizi del mio dipartimento valuteranno l’introduzione di una serie di misure per intensificare la collaborazione con i Comuni – penso in particolar modo alle Città del nostro cantone – con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il presidio del nostro territorio», precisa Gobbi. Per valutare l’efficacia del portale infine, è previsto che la direzione presenti al Governo un rapporto di attività annuale.

I servizi segreti svizzeri
Ma il tema delle infiltrazioni di stampo terroristico in Ticino e in Svizzera è stato ripreso anche dal quotidiano romando Le Temps. In particolare, negli scorsi giorni il sito del quotidiano riportava come, fino al 2001, il nostro cantone e la località di Campione d’Italia fossero serviti di base ai Fratelli musulmani. Tali informazioni sarebbero emerse da un’indagine che i Servizi segreti svizzeri stanno conducendo in merito a presunte reti islamiche presenti sul territorio nazionale. Ma allora, dobbiamo preoccuparci? «La certezza che attacchi di questa portata non possano toccare anche noi purtroppo non l’abbiamo – conclude Gobbi – non siamo immuni dagli attentati terroristici come non lo eravamo in passato: ripenso agli anni Settanta e Ottanta, quando l’Italia viveva quelli che sono ricordati come “gli anni di piombo” caratterizzati dal terrorismo di matrice politica. Quello che però non dobbiamo fare è cedere alla paura, come vorrebbero i movimenti radicalizzati che commettono questi atti vili e violenti».

Operazione PREVENA 17

Operazione PREVENA 17

L’operazione PREVENA 17, effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine, si è conclusa il 24 dicembre 2017. Sull’arco di 20 giorni una media di 28 agenti al giorno hanno prestato servizio nei punti prestabiliti per garantire una presenza accresciuta di pattuglie nel periodo natalizio in ambiti di grande affluenza, quali negozi e centri commerciali con l’obiettivo di evitare borseggi e taccheggi, e sul territorio cantonale con posti di controllo per evitare furti con scasso.

Le cifre riguardanti l’Operazione PREVENA 17 hanno visto la presenza sull’arco dei venti giorni di 535 agenti con 344 posti di controllo effettuati. Sono state controllate 1’247 persone e 777 veicoli. I fermi per inchiesta sono stati 12 e 3 le persone arrestate.

L’operazione PREVENA è strutturata sul concetto di tre livelli di sicurezza:

  • livello sicurezza cittadino: con lo scopo di garantire il sostegno alle necessità del cittadino durante la fascia attiva della giornata;
  • livello di sicurezza del territorio: alfine di prevenire i reati ed agire dinamicamente sul terreno con l’impiego mobile delle forze;
  • livello sicurezza dei fenomeni: eventi che con serialità vanno oltre l’attività ordinaria.

Grazie all’attività di prevenzione/informazione della polizia e grazie all’arresto di diversi autori o gruppi di autori di reato, la statistica sull’arco annuale vede una diminuzione generale dei furti in Ticino.

Da Il Quotidiano:
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/9968077

 

Issato il nuovo vessillo

Issato il nuovo vessillo

Questa sera il Comandante della Polizia cantonale, colonnello Matteo Cocchi, presso la sede del Comando a Bellinzona ha provveduto alla sostituzione della bandiera ufficiale raffigurante lo stemma del corpo. Con un gesto simbolico, il Comandante ha ammainato la bandiera attuale con raffigurato il vecchio vessillo, posta all’entrata del sedime dove è ubicato il Comando, sostituendola con quella con il nuovo emblema.

Aprire un’azienda con un clic

Aprire un’azienda con un clic

Pensata per ridurre gli oneri amministrativi, la piattaforma federale «EasyGov» da alcune settimane di aprire un’azienda con pochi clic – Frida Andreotti, Divisione giustizia (TI): «Necessario un adeguamento organizzativo».

Costituire imprese (individuali, a società a garanzia, di società anonime, ecc.) e sbrigare una serie di procedure amministrative con pochi clic di mouse. No, non è fantascienza, ma è quanto offerto dal portale internet “EasyGov ” gestito e lanciato lo scorso novembre dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) per «sostenere le imprese svizzere, semplificando le procedure amministrative, rendendole veloci e altamente efficienti». “EasyGov ” nel concreto permette di costituire una nuova impresa e al tempo stesso di iscriverla al registro di commercio, alla cassa di compensazione AVS, all’ufficio IVA e alla compagnia d’assicurazione contro gli infortuni. Dal canto loro le imprese già avviate possono sbrigare formalità amministrative, come una richiesta di proroga per l’IVA o dei cambiamenti nel registro di commercio. Al momento della presentazione del portale, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, ha pronunciato queste parole: «Il fatto di dover richiedere autorizzazioni e compilare moduli presso diversi sportelli amministrativi rappresenta un enorme dispendio di tempo, costi e personale. Le aziende non dovrebbero investire energie e risorse nelle pratiche burocratiche, bensì nei loro prodotti e servizi». Ogni anno nel nostro Paese vengono create, lo ricordiamo, circa 40mila nuove aziende, mentre sono circa 4mila quelle che falliscono. Tutto bene, dunque? A giudicare dal numero di imprese, circa 2.200, che al 23 dicembre erano registrate su questo sportello, apparentemente sì. Tradotto: è possibile sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione, semplificando gli scambi tra imprese e autorità. Nel contempo, però ci chiediamo, si mantiene anche la coordinazione tra tutte le autorità di sorveglianza preposte contro eventuali abusi? Per contrastare il fenomeno delle cosiddette “società bucalettere” proprio recentemente i consiglieri di Stato Norman Gobbi per il Ticino e Christian Rathgeb per i Grigioni si sono detti concordi sull’esigenza d’inasprire leggi e controlli in materia. Anche perché all’Ufficio del registro di commercio ticinese pervengono quotidianamente numerose segnalazioni – sia da parte di cittadini che da Uffici amministrativi pubblici – relative a società iscritte che non possiedono un valido recapito oppure non sono più attive, tanto che si stima che queste siano in media un numero da 1.200 a 1.500 casi per anno. E nello stesso tempo c’è stato un fuggi fuggi di queste società dal Ticino ai Grigioni. Abbiamo girato la domanda alla direttrice della Divisione della giustizia del Canton Ticino, Frida Andreotti. «Il nuovo sportello online per le imprese EasyGov.swiss è un progetto strategico di e-government della Confederazione volto a ridurre l’onere amministrativo per le imprese – ci dice – In estrema sintesi, si tratta di una modalità adeguata alle nuove tecnologie con la quale, tramite singoli servizi elettronici – come ad esempio le iscrizioni a registro di commercio –, verranno agevolate le procedure amministrative. In quest’ottica, non è un progetto direttamente correlato alla lotta agli abusi in questo settore, visto che mira piuttosto a migliorare le condizioni quadro per le imprese n e l l’accesso al mercato del nostro Paese».

È possibile sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione e nel contempo mantenere la coordinazione tra tutte le autorità di sorveglianza preposte contro eventuali abusi? In termini generali, le nuove tecnologie offrono la possibilità di migliorare lo scambio di informazioni tra le istituzioni e gli attori interessati, in primo luogo i cittadini e le imprese, oltre che tra le autorità stesse. In questo senso, l’intro duzione di nuovi applicativi informatici persegue sempre l’obiettivo di accrescere la qualità del servizio fornito, così come l’efficienza e l’effi – cacia dell’attività svolta. Un obiettivo che deve essere comunque accompagnato da un adeguamento anche dal punto di vista organizzativo, in modo da adattare la struttura di un determinato ufficio alle nuove modalità e processi lavorativi. Un principio che è trasversale nei vari settori e che permette infine anche di rafforzare il coordinamento tra le diverse autorità.

Com’è valutata in generale dall’Ufficio del registro di commercio il nuovo sportello online per le imprese EasyGov.swiss? Come detto, in generale le nuove tecnologie concorrono a semplificare le procedure amministrative. Per quanto concerne il nuovo sportello online, quest’ultimo necessita ancora del tempo affinché si possa valutarne l’impatto, in particolare sull’attività dell’Ufficio del registro di commercio.

Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Collaborazione tra Polizie cantonale e comunali, stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese», norme su gradi e stipendi, utilizzo di bodycam da parte di agenti di polizia. Sono alcuni fra i temi discussi ieri pomeriggio a Bellinzona, durante il 14. incontro della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La 14. Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, ieri pomeriggio a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.

Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il bilancio della riorganizzazione è finora positivo, secondo tutti i partner coinvolti. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha in particolare ricordato ai presenti che nel corso del 2018, secondo quanto indica la legge, saranno in parte da aggiornare dalle Polizie dei Comuni-polo gli accordi di coordinamento con i Corpi strutturati delle rispettive regioni; sarà così possibile coordinare al meglio le attività di sicurezza sul rispettivo territorio.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito informato il Gruppo di lavoro sullo stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese». Una prima serie di risultati sarà sottoposta al Dipartimento delle istituzioni entro la fine del 2017; la discussione proseguirà poi in Consiglio di Stato, prima di venir estesa alla Conferenza consultiva cantonale.

I presenti sono stati infine orientati sullo studio che la Polizia della Città di Zurigo ha condotto sull’utilizzo di videocamere portatili (bodycam) da parte di agenti in servizio. Nel corso del 2018 un rapporto sarà sottoposto alla Conferenza dei Comandanti delle Polizie cantonali svizzere, insieme alla decisione finale delle autorità zurighesi in merito al consolidamento di questa nuova tecnologia.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 20 aprile 2018.

«Strade sicure» – Festeggiare in sicurezza grazie a Nez Rouge

«Strade sicure» – Festeggiare in sicurezza grazie a Nez Rouge

Anche durante le prossime festività natalizie, il Dipartimento delle istituzioni si impegnerà per sensibilizzare gli automobilisti ticinesi sulla pericolosità della guida in stato di ebrezza; si rinnoverà a questo proposito, per il quindicesimo anno, la collaborazione con l’associazione Nez Rouge, nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Come in passato, anche durante le prossime festività l’associazione Nez Rouge sarà molto presente sul territorio ticinese, con la consueta offerta dedicata a chi desidera festeggiare senza la preoccupazione di rimettersi al volante in condizioni non ottimali. Durante tutto il mese di dicembre, i volontari saranno in servizio ogni venerdì e sabato sera – dalle 22.00 alle 2.00 di notte – e domenica 31 dicembre, da mezzanotte alle 6.00. Le modalità di intervento sono quelle ormai conosciute: basterà chiamare il numero di telefono 0800.820.208 per mettersi in contatto con la centrale, che assegnerà un equipaggio incaricato di accompagnare a casa in tutta sicurezza l’utente e il suo veicolo, in assoluta discrezione e gratuitamente.

Per attirare l’attenzione degli automobilisti di tutto il Cantone su questa preziosa offerta, grazie al programma di prevenzione «Strade sicure», a partire da quest’anno – durante tutto il periodo natalizio – anche i pannelli luminosi a segnaletica variabile dell’autostrada A2 forniranno un promemoria in merito alla possibilità di rivolgersi al servizio di Nez Rouge Ticino.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ricordare che all’incirca un quarto degli incidenti mortali registrati in Svizzera sono provocati da conducenti che guidano sotto l’effetto di alcool, e che questa percentuale supera il 50% durante le notti del fine settimana o in occasione delle festività. Per combattere il fenomeno, dal 1. ottobre 2016 è stato introdotto a livello federale un nuovo test di misurazione dell’alcolemia: il nuovo accertamento – che ha valore probatorio – misura la concentrazione di alcol nell’aria espirata, rendendo superflui i controlli del sangue. Si rende attenti che quest’ultimo cambiamento rappresenta unicamente una modifica a livello tecnico del sistema di misurazione mentre non cambia il rapporto tra il quantitativo di alcool che si può consumare e il limite consentito dalle norme.

Buone notizie per gli automobilisti ticinesi

Buone notizie per gli automobilisti ticinesi

Giornale del Popolo – Redazione.

L’anno prossimo gli automobilisti ticinesi pagheranno meno per l’imposta di circolazione. Il motivo? I correttivi introdotti a inizio 2017 nel meccanismo dell’imposta di circolazione, fa sapere il Governo, hanno portato a un saldo positivo bonus- malus superiore di circa un milione di franchi, rispetto a quanto preventivato. In base al principio della neutralità finanziaria del programma di ecoincentivi, questo importo sarà dunque ridistribuito agli automobilisti, riducendo le imposte di circolazione. A beneficiarne sarà soprattutto la categoria più penalizzata lo scorso anno (121-130 grammi di CO2/km). L’attuale sistema di calcolo per l’imposta di circolazione, ricorda nella propria nota il Consiglio di Stato, si basa sul principio degli ecoincentivi, premiando le automobili più efficienti. La crescita del numero di veicoli in circolazione nel nostro Cantone – ch e aveva portato con sé un aumento dei beneficiari degli “e cobonus” – aveva tuttavia reso sempre più difficile per il Cantone rispettare il principio della neutralità finanziaria del sistema di sovvenzioni. All’inizio di quest’anno si era reso necessario intervenire, adeguando i coefficienti che stabiliscono l’importo che ogni conducente è tenuto a pagare. Ciò aveva comportato un aumento dell’importo per alcune categorie di vetture. Ma, siccome nel 2018 il meccanismo dell’imposta si baserà ancora sul principio degli ecoincentivi, il Consiglio di Stato ha approvato mercoledì una modifica del Regolamento di applicazione della Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore. Una decisione che permetterà di azzerare il saldo positivo registrato dal sistema: le eccedenze accumulate nel 2017 saranno infatti redistribuite agli automobilisti del Cantone, garantendo la neutralità finanziaria prevista dalla legge. A beneficiare della compensazione finanziaria nel 2018 saranno come detto soprattutto i veicoli colpiti lo scorso anno da un forte aumento dell’imposta, ad esempio i veicoli con emissione di CO2 compresa fra 121 e 130 grammi al chilometro. In questo caso il coefficiente di moltiplicazione passa da 1 a 0,95. Leggera riduzione anche per i veicoli colpiti da malus (ossia un’e m i ssi one di CO2 superiore a 140 grammi), per cui il coefficiente di moltiplicazione viene ridotto dello 0,02. Confermata invece per il 2019 l’intenzione del Governo di rivedere la formula di calcolo. A questo proposito l’Esecutivo ha fatto sapere che entro la prossima estate sarà presentato il messaggio apposito, che dovrà «tradurre in realtà la proposta finale del Gruppo di lavoro che è stato incaricato di sviluppare il nuovo meccanismo, proposta che cercherà ovviamente di tener conto dell’esito della passata consultazione e delle iniziative popolari p endenti».